Con un ordigno nell’ufficio immigrazione

Scrive Torre Channel che un cittadino di nazionalità ucraina doveva essere rimpatriato ieri sera da Napoli. L’uomo era stato fermato all’interno di un ufficio immigrazione perché scattava fotografie. Gli agenti lo avevano trovato in possesso di una bomba da fucile anticarro, di produzione italiana ad uso militare, priva di cartuccia di lancio e carica esplosiva.
Il sito racconta che l’uomo, dopo qualche giorno di permanenza al Cpr di Torino “reso edotto dall’iter procedurale relativo alla richiesta d’asilo, rivalutava la sua richiesta, rinunciando alla protezione internazionale”.
Per cui, “trattandosi di un migrante potenzialmente pericoloso”, veniva deciso nei suoi confronti il provvedimento di rimpatrio.
Ma se l’ordigno non aveva carica, come faceva ad essere pericoloso? Dove se lo è procurato? Ed è vero che l’uomo ha ritirato la sua richiesta d’asilo? E se non lo avesse fatto che sarebbe successo? Sono in corso delle indagini? Non è che ai giornalisti interessi troppo approfondire notizie di questo tipo. In fondo non è mica successo niente.

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Dichiarazioni sullo stupro di Rimini, avvocatessa alla gogna

Un’avvocatessa del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello di Salerno è finita nei guai per avere pronunciato una frase controversa nel corso di un convegno.
La donna ha detto che non si può pretendere che un africano sappia che in Italia non si può violentare una donna sulla spiaggia.
Libero Quotidiano le ha dedicato un articolo con tanto di nome e foto, facendo pesante ironia sulla questione. Anche perché poi ci sarebbe un’altra frase raccolta da un giornalista di Affari Italiani, in cui forse si dice che gli africani sono bestie.
L’avvocatessa ha spiegato che per capire come la pensa bisogna sentire per intero il suo intervento, non soltanto una frase estrapolata. Ha detto pure che mentre parlava stava pensando a “quelle bestie che hanno fatto le violenze a Rimini”. Inoltre non voleva giustificare gli stupri, anzi, insiste sul fatto che gli stranieri che arrivano in Italia “vanno educati”.
Questo comunque non le ha evitato la gogna mediatica, anzi.
L’Ansa ha raccolto le dichiarazioni in proposito di Gasparri e Calderoli (noti sostenitori dei diritti degli africani…).
Il primo ha chiesto l’estromissione dell’avvocatessa dal comitato di cui fa parte, e addirittura la radiazione dall’ordine degli avvocati. Il secondo ipotizza che “tra poco a sinistra arriveranno a sdoganare il reato di stupro se commesso da immigrati”.
L’agenzia non ha raccolto dichiarazioni a sinistra. Calderoli si dice “allibito dal solito silenzio della Boschi, che al Governo avrebbe la delega delle Pari Opportunità, ma forse lo ignora”. Gasparri vuole andare personalmente a Salerno “per vigilare su questo episodio incredibile”.
L’unico maggiorenne del gruppo degli stupratori di Rimini è un congolese arrivato in Italia nel 2015, richiedente asilo con permesso di soggiorno fino al 2018.
Due dei minorenni, secondo quanto scrive Repubblica, erano “già noti nella zona come baby spacciatori e per una serie di piccoli furti”.
Il padre dei due ha dichiarato “Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna.” Per questo è stato lui a consigliare loro di costituirsi, cosa che i due hanno fatto, dopo che sono state diffuse le immagini che li ritraevano di spalle (e che, sembra, le forze dell’ordine avevano già iniziato ad intercettare uno dei loro cellulari).
Anche l’uomo è finito al centro di furibonde polemiche per delle dichiarazioni estrapolate. Stava spiegando ai giornalisti che “i miei figli non avranno più certe compagnie, avranno capito quello che è successo e si comporteranno bene”, “si potranno fare una famiglia e vivere tranquilli”, ma la frase finita al centro della bufera è: “I miei figli faranno due o tre anni di carcere, poi usciranno puliti”.
Il padre dei ragazzi, secondo Il Resto del Carlino, sarebbe agli arresti domiciliari (ma non si sa per quale motivo).
Il sindaco di Rimini ha commentato negativamente le quelle dichiarazioni, nelle quali “risalta una evidente incapacità” di capire le conseguenze degli atti compiuti e l’importanza delle leggi.
Il Comune ha annunciato che si costituirà parte civile al processo, per chiedere la pena massima e senza alcuna attenuante. (Ma la durata massima della pena al momento non è stata ancora quantificata).

Sequestro di persona, due nigeriani arrestati

Due nigeriani di 19 e 22 anni sono stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona. I due avevano rinchiuso una loro connazionale diciassettenne in una stanza al buio per due settimane a Casapesenna, in attesa che la famiglia pagasse un riscatto di 2.500 euro.
La parente che è stata contattata dai rapitori, che vive in Spagna, si è rivolta alla polizia.
La ragazza è stata liberata grazie all’intervento di altri nigeriani, che hanno minacciato i sequestratori. Le indagini della polizia sono proseguite anche dopo il rilascio e hanno permesso anche alle forze dell’ordine di individuare il covo e arrestare i malviventi. E ancora proseguono, per tentare di individuare l’eventuale rete criminale in cui i due erano inseriti, e magari individuare altre vittime.
La diciassettenne, che prima del rapimento era ospitata all’hub di Bologna, è stata portata in un centro per minori di Vicenza.

Salerno, ventenne albanese accompagnata al Cie

Una ragazza di 20 anni, albanese, sorpresa a prostituirsi nella zona industriale di Salerno, è stata accompagnata al Cie di Ponte Galeria, Roma. Lo riportano in breve alcuni siti web locali, che scrivono anche che altre donne sono state identificate e “allontanate”.
Sempre in provincia di Salerno, si segnala una protesta pacifica da parte di alcuni migranti a Sicignano degli Alburni, che hanno bloccato il traffico sulla Strada Statale 19, per protestare contro l’ubicazione periferica del loro centro di accoglienza.
E un ventiquattrenne somalo è stato arrestato a Firenze, a seguito di un mandato di cattura emesso dal Gip di Salerno. Il giovane è accusato di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina di cittadini somali, realizzata anche mediante l’impiego di trattamenti inumani e pericolosi per l’incolumità dei migranti.

Caserta, blitz anti-prostituzione

8 donne straniere sono state fermate da polizia e carabinieri nell’ambito di un’operazione di contrasto a prostituzione e immigrazione clandestina in provincia di Caserta. Sette di loro sono state portate al Cie di Ponte Galeria, l’unico Cie femminile presente in Italia. Erano provenienti dal nord Africa e dall’Europa dell’est. L’ottava, albanese, è stata invece arrestata: era già stata rimpatriata una volta, non si sa quando. Per quanto tempo resterà in carcere, adesso? Non si sa. I siti web si sono limitati a fare copia e incolla del comunicato stampa, senza porsi domande.
Pochi giorni fa Ernesto Galli Della Loggia ha scritto sul Corriere della Sera che la situazione in Italia “sta scappando di mano”, visti i casi di  insicurezza e degrado in cui ci si imbatte. La Gazzetta di Parma forniva la possibile soluzione: “Tutte le sere retate, controlli a tappeto, lampeggianti e divise sulle strade: non necessariamente per arrestare, ma anche solo per disturbare, intralciare, sabotare il malaffare, finché quelli non capiranno che è meglio cambiare aria”.

Santa Maria Capua Vetere: la decisione non è definitiva

L’onorevole Camilla Sgambato del Pd ha presentato una interpellanza al Governo per chiedere conferma della probabile apertura di un Centro Permanente per i Rimpatri nella caserma Andolfato di Santa Maria Capua Vetere.
Le ha risposto il sottosegretario Manzione, secondo il quale la scelta non è definitiva, il Ministero sta ancora valutando le varie proposte, la decisione verrà presa in accordo con la Regione.
L’onorevole Sgambato si è detta soddisfatta della risposta, che ha “fatto chiarezza”. La parlamentare è ottimista, perché ha chiesto al presidente della regione De Luca di esprimere parere contrario all’apertura del centro nella caserma, che è “inserita nel centro abitato”, quindi inadatta.
“Continueremo a seguire l’evolversi della situazione e a vigilare…” eccetera eccetera, ha dichiarato poi l’onorevole in un comunicato.
Il fatto è che il Ministro dell’Interno Minniti è intenzionato ad aprire un Cie in ogni regione. Anche in Campania. Se si scarta l’Andolfato, dove si realizzerà il Cie? Finora né la Regione, né l’onorevole Sgambato, né nessun altro ha fatto il nome di una località alternativa a Santa Maria Capua Vetere per l’apertura del centro.
All’inizio del mese il socialista Luigi Bosco ha presentato un’interrogazione scritta in consiglio regionale sulla questione dell’Andolfato.
I siti locali hanno pubblicato un comunicato ancora più stringato, in proposito.
De Luca non si è ancora espresso pubblicamente.
Repubblica scrive che oggi, in occasione della giornata mondiale del rifugiato, è stata organizzata una imprecisata manifestazione antirazzista a Caserta.
I giornali nazionali non stanno dando alcuno spazio alla ricorrenza, ma sui siti web locali si annunciano numerose iniziative.
Lunedì a Roma è previsto un incontro con Emma Bonino, organizzato da un comitato promotore della legge popolare per il superamento della Bossi Fini.
Secondo Wikipedia in realtà la giornata del rifugiato è martedì, il 20 giugno.
E’ stata celebrata per la prima volta nel 2001, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’approvazione della convenzione relativa allo status dei rifugiati da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel lontano 1951.
Il testo della convenzione è stato pubblicato in italiano da un sito… svizzero.

Campania, preoccupazione per il Cpr. Terrorismo, 42mo espulso

Le indiscrezioni relative all’imminente apertura dei nuovi centri di espulsione, i Cpr, stanno generando preoccupazioni tra le amministrazioni locali delle città presenti sulla lista diffusa dai giornali.
A Santa Maria Capua Vetere è stata convocata una conferenza dei capigruppo al fine di concordare un’ordine del giorno a tutela della città.
La struttura che sarebbe stata individuata è la ex caserma Andolfato, che già nel 2011 era stata riconvertita al volo in un Cie temporaneo, finendo al centro di durissime polemiche per le condizioni nelle quali erano stati costretti a vivere i migranti reclusi al suo interno. Il progetto era fallito in poco tempo.
Il sindaco nota che il centro si troverebbe “nell’immediatezza del centro abitato … a pochi passi dai principali attrattori turistici e soprattutto in un territorio che già sconta un grave vulnus in termini di sicurezza derivante dalla mancanza di risorse umane sia per quanto riguarda i carabinieri che il locale commissariato di polizia”.
Anche in altre regioni locali gli amministratori hanno chiesto un rafforzamento delle forze dell’ordine in caso di apertura del Cpr.
Intanto numerosi siti di clickbaiting hanno riportato la notizia del 42mo espulso dall’Italia per motivi di sicurezza dall’inizio dell’anno. Si tratta di un trentaseienne tunisino, che forse stava cercando di raggiungere la Francia e che sarebbe stato rimpatriato all’inizio del mese.
Scrive Repubblica che l’uomo “aveva fornito una scheda telefonica a lui intestata ad Amri Anis, l’attentatore di Berlino”. Non scrive che con un’accusa simile era stato già rimpatriato un egiziano alla fine di aprile. Il trentanovesimo espulso dall’inizio dell’anno, era l’intestatario di uno dei telefoni utilizzati da Amri, almeno secondo quanto ha riportato Latina24Ore due settimane fa.
Meridionews inserisce i due nomi nello stesso articolo, dicendo che i due erano “conoscenti indiretti”, qualunque cosa voglia dire.
I siti non riportano nessuna informazione a proposito di eventuali reati commessi dall’uomo. Era in contatto col terrorista di Berlino, era in contatto con un altro tunisino con precedenti per droga nella cui abitazione sono stati trovati versi estrapolati dal Corano.
Nemmeno si dice che abbia fatto propaganda integralista: manteneva una condotta riservata. Però utilizzava diverse applicazioni di messaggistica con traffico dati per eludere eventuali attività investigative delle forze dell’ordine.
Intanto il Fatto Quotidiano riporta in un articolo a pagamento le preoccupazioni dei servizi segreti in materia di attentati anarchici. “Il decreto Minniti sui Cpr rischia di essere la miccia per altre campagne della Federazione Anarchica Informale”. La notizia dell’ordigno contro una vettura delle Poste Italiane scoppiato l’altro ieri è finita nei titoli dei telegiornali, a differenza di episodi simili che sono rimasti in cronaca locale. Il fatto è che questo episodio è avvenuto in pieno giorno, e nella Capitale.