Riapre il Cie di Bari. Due marocchini fermati a Viareggio. Cpr Torino in fiamme. Gricignano: coma farmacologico per il gambiano ferito, imprenditore in carcere

Due marocchini, di 20 e 27 anni, sono stati accompagnati al Cie di Bari dopo essere stati individuati dalla polizia a Viareggio. La notizia è riportata dal sito Lucca In Diretta, che non specifica se i due avevano o no precedenti penali.
A quanto ne sapevamo, il Cie di Bari era stato chiuso dopo la rivolta del febbraio 2016.
A metà ottobre il Corriere del Mezzogiorno aveva riportato la notizia che un raggruppamento temporaneo di imprese si era aggiudicato provvisoriamente la gara per la gestione, ma l’offerta era stata sottoposta a verifiche, perché il ribasso del 32,42 per cento superava la soglia di anomalia (che non si sa a quanto era stata fissata).
I principali mass media però non hanno dato la notizia che il centro era tornato a funzionare. Notizia che invece compare sul blog antagonista Hurriya (su Noblogs). E che risale a due giorni fa.
Scrive il sito che la capienza del centro è di 126 posti, e che la procedura d’urgenza da 750 mila euro è stata affidata in 10 giorni alla ditta Ladisa, che gestirà il Cpr fino a dicembre (solo due mesi?)
Secondo il Corriere del Mezzogiorno il raggruppamento temporaneo che avrebbe gestito il Cpr era formato, da Ladisa e da Oer Medica Sud.
Il blog antagonista racconta che area blu e area verde del Cpr torinese sono state date alla fiamme alcune notti fa. E’ intervenuta la celere con i lacrimogeni, ci sono stati dei feriti, dall’esterno della struttura qualcuno ha sparato fuochi d’artificio.
12 stranieri sarebbero finiti in isolamento.
La notizia compare anche su La Stampa che titola: “Rivolta al centro di permanenze” (inventando così una nuova definizione).
Secondo il sito, le stanze danneggiate sarebbero nove.
Intanto a Gricignano in provincia di Caserta la cronaca locale ha dato ampio spazio alla notizia del profugo a cui il gestore del centro di accoglienza ha sparato in bocca.
La prefettura avrebbe dato il via alla risoluzione del contratto: 150 immigrati sono stati trasferiti in altre strutture, anche per “consentire la verifica sul funzionamento degli impianti”.
C’è stata qualche polemica sul vicesindaco, che ha scritto su Facebook di essere dalla parte dell’uomo che ha sparato.
Come molti, sui social. C’è anche chi ha detto: “Ci vuole la mitraglietta”.
Il diciannovenne ferito era stato accusato di avere dato fuoco alla sua stanza. Circostanza negata dal suo avvocato difensore.
L’altro ieri si trovava in coma farmacologico. Si nutre solo grazie ai macchinari. I medici dovevano verificare se era possibile operare. Il proiettile, entrato dalla bocca, si è fermato a pochi millimetri dal midollo spinale. Rischia la paralisi.
Gli avvocati del collegio difensivo dello straniero raccontano che nel centro mancava un servizio di mediazione culturale. Dicono che sono in possesso di filmati in cui il diciannovenne piangeva, lamentava forti dolori, conseguenza forse di violenze subite nel corso del viaggio verso l’Italia. Chiedeva di essere accompagnato da qualche parte, chiedeva perfino di essere rimpatriato. Ma non ha ottenuto assistenza.
Uno dei migranti che hanno assistito alla scena ha detto che, affacciandosi dopo l’incendio, ha visto il gestore con l’arma in pugno che intimava agli stranieri di rientrare. Visto che il Gambiano non lo faceva, lo avrebbe prima percosso e poi avrebbe sparato quando era già a terra.
Leggo riporta anche la versione difensiva dell’arrestato, che dice di avere agito per legittima difesa dopo essere stato aggredito con una pietra da alcuni migranti. L’uomo dice anche di essersi pentito del suo gesto. Ora non si trova più agli arresti domiciliari, ma è stato trasferito in carcere.
L’imprenditore quarantatreenne ha diffuso le foto delle ferite riportate al volto. Comunque i carabinieri non lo hanno trovato sul luogo della sparatoria. Prima di costituirsi, l’uomo è andato “a casa per medicarsi, contattando anche la guardia medica”.

Annunci

Caserta, gestore spara al migrante

Un migrante originario del Gambia, dopo giorni di protesta nel centro di accoglienza di Gricingnano, provincia di Aversa, ha dato fuoco alla sua stanza.
Subito dopo ha avuto un'”accesa discussione” con uno dei soci del consorzio che gestisce la struttura, il quale gli ha sparato due colpi di pistola, ferendolo alla bocca.
Lo straniero è finito prima al pronto soccorso di Aversa, poi all’ospedale Cardarelli di Napoli.
La prognosi è riservata.
L’aggressore dopo qualche ora in cui era irreperibile si è costituito. A casa aveva altre armi, regolarmente detenute.
La notizia è riportata sul sito del Fatto Quotidiano.
Ha già raccolto una cinquantina di commenti.
Intanto i migranti ospitati nel centro hanno protestato, bloccando la strada con una barricata.
Il sito del Mattino mostra il filmato dei residenti che discutono con gli agenti della volante chiedendo di rimuovere il blocco. “Io pago le tasse”, dice un cittadino ai poliziotti. “Se io metto sotto uno de chisti m’arrestate pure?”
Non ci sono interviste agli stranieri che protestano. Il sito riassume solo i presunti motivi per cui il gambiano stava protestando: “reclamava migliori condizioni di vita, in particolare chiedeva di avere internet e un vitto diverso, e più soldi per le proprie esigenze quotidiane”.
Diverso come? Quanti soldi in più? Quanti ne riceve? Non lo raccontano, oggi.
Dalla Liguria arriva invece un’altra notizia: un altro cittadino del Gambia, richiedente asilo, è stato arrestato con l’accusa di spaccio di droga.
Si tratta di un ventunenne, che aveva “nella sua disponbilità” 12 grammi di una imprecisata “sostanza stupefacente”.
Il giovane aveva anche “numerosi e specifici precedenti di polizia”. Era stato arrestato per spaccio a Trieste, non si sa quando, non si sa per che tipo di droga.
Un altro “extracomunitario”, di nazionalità imprecisata, regolare, incensurato, che si trovava in compagnia dell’arrestato, è stato segnalato per detenzione di tre dosi di marijuana per uso personale.

Con un ordigno nell’ufficio immigrazione

Scrive Torre Channel che un cittadino di nazionalità ucraina doveva essere rimpatriato ieri sera da Napoli. L’uomo era stato fermato all’interno di un ufficio immigrazione perché scattava fotografie. Gli agenti lo avevano trovato in possesso di una bomba da fucile anticarro, di produzione italiana ad uso militare, priva di cartuccia di lancio e carica esplosiva.
Il sito racconta che l’uomo, dopo qualche giorno di permanenza al Cpr di Torino “reso edotto dall’iter procedurale relativo alla richiesta d’asilo, rivalutava la sua richiesta, rinunciando alla protezione internazionale”.
Per cui, “trattandosi di un migrante potenzialmente pericoloso”, veniva deciso nei suoi confronti il provvedimento di rimpatrio.
Ma se l’ordigno non aveva carica, come faceva ad essere pericoloso? Dove se lo è procurato? Ed è vero che l’uomo ha ritirato la sua richiesta d’asilo? E se non lo avesse fatto che sarebbe successo? Sono in corso delle indagini? Non è che ai giornalisti interessi troppo approfondire notizie di questo tipo. In fondo non è mica successo niente.

Dichiarazioni sullo stupro di Rimini, avvocatessa alla gogna

Un’avvocatessa del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello di Salerno è finita nei guai per avere pronunciato una frase controversa nel corso di un convegno.
La donna ha detto che non si può pretendere che un africano sappia che in Italia non si può violentare una donna sulla spiaggia.
Libero Quotidiano le ha dedicato un articolo con tanto di nome e foto, facendo pesante ironia sulla questione. Anche perché poi ci sarebbe un’altra frase raccolta da un giornalista di Affari Italiani, in cui forse si dice che gli africani sono bestie.
L’avvocatessa ha spiegato che per capire come la pensa bisogna sentire per intero il suo intervento, non soltanto una frase estrapolata. Ha detto pure che mentre parlava stava pensando a “quelle bestie che hanno fatto le violenze a Rimini”. Inoltre non voleva giustificare gli stupri, anzi, insiste sul fatto che gli stranieri che arrivano in Italia “vanno educati”.
Questo comunque non le ha evitato la gogna mediatica, anzi.
L’Ansa ha raccolto le dichiarazioni in proposito di Gasparri e Calderoli (noti sostenitori dei diritti degli africani…).
Il primo ha chiesto l’estromissione dell’avvocatessa dal comitato di cui fa parte, e addirittura la radiazione dall’ordine degli avvocati. Il secondo ipotizza che “tra poco a sinistra arriveranno a sdoganare il reato di stupro se commesso da immigrati”.
L’agenzia non ha raccolto dichiarazioni a sinistra. Calderoli si dice “allibito dal solito silenzio della Boschi, che al Governo avrebbe la delega delle Pari Opportunità, ma forse lo ignora”. Gasparri vuole andare personalmente a Salerno “per vigilare su questo episodio incredibile”.
L’unico maggiorenne del gruppo degli stupratori di Rimini è un congolese arrivato in Italia nel 2015, richiedente asilo con permesso di soggiorno fino al 2018.
Due dei minorenni, secondo quanto scrive Repubblica, erano “già noti nella zona come baby spacciatori e per una serie di piccoli furti”.
Il padre dei due ha dichiarato “Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna.” Per questo è stato lui a consigliare loro di costituirsi, cosa che i due hanno fatto, dopo che sono state diffuse le immagini che li ritraevano di spalle (e che, sembra, le forze dell’ordine avevano già iniziato ad intercettare uno dei loro cellulari).
Anche l’uomo è finito al centro di furibonde polemiche per delle dichiarazioni estrapolate. Stava spiegando ai giornalisti che “i miei figli non avranno più certe compagnie, avranno capito quello che è successo e si comporteranno bene”, “si potranno fare una famiglia e vivere tranquilli”, ma la frase finita al centro della bufera è: “I miei figli faranno due o tre anni di carcere, poi usciranno puliti”.
Il padre dei ragazzi, secondo Il Resto del Carlino, sarebbe agli arresti domiciliari (ma non si sa per quale motivo).
Il sindaco di Rimini ha commentato negativamente le quelle dichiarazioni, nelle quali “risalta una evidente incapacità” di capire le conseguenze degli atti compiuti e l’importanza delle leggi.
Il Comune ha annunciato che si costituirà parte civile al processo, per chiedere la pena massima e senza alcuna attenuante. (Ma la durata massima della pena al momento non è stata ancora quantificata).

Sequestro di persona, due nigeriani arrestati

Due nigeriani di 19 e 22 anni sono stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona. I due avevano rinchiuso una loro connazionale diciassettenne in una stanza al buio per due settimane a Casapesenna, in attesa che la famiglia pagasse un riscatto di 2.500 euro.
La parente che è stata contattata dai rapitori, che vive in Spagna, si è rivolta alla polizia.
La ragazza è stata liberata grazie all’intervento di altri nigeriani, che hanno minacciato i sequestratori. Le indagini della polizia sono proseguite anche dopo il rilascio e hanno permesso anche alle forze dell’ordine di individuare il covo e arrestare i malviventi. E ancora proseguono, per tentare di individuare l’eventuale rete criminale in cui i due erano inseriti, e magari individuare altre vittime.
La diciassettenne, che prima del rapimento era ospitata all’hub di Bologna, è stata portata in un centro per minori di Vicenza.

Salerno, ventenne albanese accompagnata al Cie

Una ragazza di 20 anni, albanese, sorpresa a prostituirsi nella zona industriale di Salerno, è stata accompagnata al Cie di Ponte Galeria, Roma. Lo riportano in breve alcuni siti web locali, che scrivono anche che altre donne sono state identificate e “allontanate”.
Sempre in provincia di Salerno, si segnala una protesta pacifica da parte di alcuni migranti a Sicignano degli Alburni, che hanno bloccato il traffico sulla Strada Statale 19, per protestare contro l’ubicazione periferica del loro centro di accoglienza.
E un ventiquattrenne somalo è stato arrestato a Firenze, a seguito di un mandato di cattura emesso dal Gip di Salerno. Il giovane è accusato di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina di cittadini somali, realizzata anche mediante l’impiego di trattamenti inumani e pericolosi per l’incolumità dei migranti.

Caserta, blitz anti-prostituzione

8 donne straniere sono state fermate da polizia e carabinieri nell’ambito di un’operazione di contrasto a prostituzione e immigrazione clandestina in provincia di Caserta. Sette di loro sono state portate al Cie di Ponte Galeria, l’unico Cie femminile presente in Italia. Erano provenienti dal nord Africa e dall’Europa dell’est. L’ottava, albanese, è stata invece arrestata: era già stata rimpatriata una volta, non si sa quando. Per quanto tempo resterà in carcere, adesso? Non si sa. I siti web si sono limitati a fare copia e incolla del comunicato stampa, senza porsi domande.
Pochi giorni fa Ernesto Galli Della Loggia ha scritto sul Corriere della Sera che la situazione in Italia “sta scappando di mano”, visti i casi di  insicurezza e degrado in cui ci si imbatte. La Gazzetta di Parma forniva la possibile soluzione: “Tutte le sere retate, controlli a tappeto, lampeggianti e divise sulle strade: non necessariamente per arrestare, ma anche solo per disturbare, intralciare, sabotare il malaffare, finché quelli non capiranno che è meglio cambiare aria”.