Rimpatriati 30 richiedenti asilo?

Sul Manifesto di oggi c’è un articolo sulla posizione del sindaco di Bologna Virginio Merola, che si è detto favorevole alla riapertura del Cpr in città, parlando di “centro di rimpatrio dei delinquenti”.
Il giornale riporta le reazioni del presidente nazionale di Antigone, di un deputato di Liberi e Uguali, di una portavoce di LasciateCIEntrare, di un avvocato dell’Asgi, di uno dei fondatori dell’Osservatorio pugliese sulla detenzione amministrativa.
Il titolo è “Non solo Casini. A Bologna i dem sbandano a destra”. La sezione centrale dell’articolo è dedicata alla questione di Sergio Lo Giudice, senatore molto attivo per i diritti lgbt, a cui non è stato destinato un seggio blindato come a Casini, sostenitore del Family Day.
Tra le varie dichiarazioni ci scappa anche una notizia. La portavoce di LasciateCIEntrare dice: “una settimana fa abbiamo purtroppo assistito all’espulsione di 30 nigeriani che stavano ancora aspettando una risposta alla loro richiesta d’asilo”. Questo per dire che i Cpr “sono usati per rimpatri a volte illegittimi… in un Cie non si entra in quanto delinquenti ma in quanto persone che lo stato vuole espellere”.
Chi è che ha assistito a questo rimpatrio? Sui siti di informazione la notizia non compare. Il sito di LasciateCIEntrare è momentaneamente considerato una minaccia dal programma McAfee Web Advisor, che però non specifica che tipo di rischio ha rilevato.
I motori di ricerca non trovano nulla altrove. Né c’è scritto qualcosa sulla pagina Facebook della campagna.
Dove però si trova un comunicato di due righe, datato 12 gennaio, in cui si conferma la riapertura, il giorno prima, del Cpr di Palazzo San Gervasio, “nel silenzio generale”. Pochi giorni dopo Emma Bonino aveva accennato all'”inaugurazione” in un suo comunicato. Per il resto, la notizia non è mai comparsa nelle cronache. Che senso ha spendere soldi per aprire un centro, e poi evitare di dare visibilità alla cosa?

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Aperto il Cpr a Palazzo San Gervasio?

Emma Bonino e Riccardo Magi, in un comunicato pubblicato dal sito del Manifesto, affermano che il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Palazzo San Gervasio, in Basilicata, è stato inaugurato “pochi giorni fa”.
La notizia non compare su altri siti web, neanche locali.
La Bonino e Magi sono i promotori della lista +Europa che parteciperà in un modo o nell’altro alle prossime elezioni.
Nel comunicato criticano le derive xenofobe della destra, ma anche i toni trionfalistici dell’attuale Governo.
Denunciano violazioni dei diritti dei migranti al confine francese: “Difficile sostenere che vanno accolti quando hanno bisogno di protezione, se nessuno degli eventuali richiedenti ha la possibilità di esprimere quella volontà”.
Il comunicato fornisce anche due cifre: 1300 persone vulnerabili verranno evacuate dalla Libia entro gennaio a cura dell’Unhcr, 40 mila beneficiari entro la fine dell’anno saranno trasferiti dal Sahel e dal Corno d’Africa in Europa.
Nessun dato invece a proposito dei ricollocamenti effettuati all’interno dell’Europa. Articoli recenti del Manifesto (a pagamento) dicevano che il piano è ancora “al palo”.
Altri siti web non si interessano molto della questione. Formiche, facendo il punto sul vertice dei paesi mediterranei che si è svolto a Roma la settimana scorsa, riportava l’opinione di un esponente dell’Ispi, secondo cui “francesi e tedeschi hanno appoggiato il governo italiano sul lato dei ricollocamenti e delle domande di asilo, ma si sono tappati le orecchie per quanto riguarda i migranti economici, lasciando all’Italia la responsabilità dell’accoglienza”.
L’Ispi è l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, un centro studi italiano specializzato in analisi geopolitiche e tendenze politico economiche globali.
Racconta l’esponente dell’istituto che la riforma del trattato di Dublino, che pure è stata proposta, è rimasta arenata nel Consiglio Ue, e là rimarrà finché mancherà il consenso.
E sulla missione in Niger dice che se non si aiuteranno le minoranze Tuareg e Tebu a trovare alternative al traffico di migranti, in poco tempo si tornerà alla guerra civile.

Associazioni contro il Cpr di Palazzo San Gervasio

Alcune associazioni hanno scritto un comunicato di protesta contro la riapertura del Cie di Palazzo San Gervasio, provincia di Potenza.
La notizia compare su Repubblica, nelle pagine di Napoli, sotto il titolo “Riapre l’ex Centro di Identificazione ed Espulsione”.
In realtà il centro non è stato riaperto, ma si è soltanto svolta una riunione in Prefettura “per l’affidamento dei servi del nuovo centro”, dice il sommario dell’articolo, intendendo dire “i servizi”.
Minniti aveva parlato, all’inizio di quest’anno, di Cpr da 80-100 posti. Nel bando per l’affidamento della gestione del centro di Palazzo San Gervasio si parla di 150 posti.
Non è chiaro in che data il centro entrerà in funzione. Finora solo un Cpr è stato aperto da Minniti: quello di Bari. Che si aggiunge ai quattro che sono rimasti in funzione per tutto l’anno. Uno dei quali si trova a Brindisi, in Puglia. Quindi salta temporaneamente un altro paletto che era stato posto dal Ministro, un Cie per ogni regione: la Puglia al momento ha due Cpr attivi.
Scrive Repubblica che il Cie di Palazzo san Gervasio “fu progressivamente dismesso quando gli stessi governi decisero di diminuire il numero dei Cie pere il numero limitato di stranieri effettivamente rimpatriati a fronte degli elevati costi di gestione e soprattutto di condizioni di vita assolutamente degradanti.
Più che gli elevati costi di gestione si ricordano le inchieste di Raffaella Cosentino risalenti al giugno 2011, e pubblicate proprio dal sito di Repubblica/Espresso.
Il 10 il sito titolava “Da rivoluzionari a prigionieri nell’inferno dei centri di accoglienza” (riferito ai tunisini). Il 30 “Tunisini rimpatriati o trasferiti, ora la Guantanamo italiana diventa un lager”: gli stranieri erano stati rimpatriati o spostati in altre strutture senza nessuna informazione ai loro avvocati. Si preannunciavano rafforzamenti alle recinzioni.
La stessa giornalista segnava lavori in corso anche nel 2014, sempre su Repubblica.
Nel 2015 un esponente del Pd aveva annunciato che l’ex Cie sarebbe stato riconvertito in centro di accoglienza “plurimo”. Lo aveva riportato l’Ansa, senza spiegare che cosa si intendeva.
E Raffaella Cosentino che fine ha fatto? E’ da un po’ che non se ne sente più parlare. In realtà ha un account su Twitter, in cui dice di lavorare per la Rai in Sicilia. In gran parte dà visibilità ai tweet di altre persone, ogni tanto scrive qualcosa di suo.
A metà del mese scorso notava che il ministro Minniti non aveva risposto alle domande dei giornalisti sulla Libia dopo le accuse dell’Onu “sull’accordo disumano fatto dal nostro governo e il video della Cnn sui migranti venduti all’asta”.
L’avatar della Cosentino è un volantino di Amnesty che chiede verità per Giulio Regeni. La foto sulla testata della pagina invece raffigura un uomo che si aggira tra le sbarre di un Cie.
La pagina è in italiano, mentre la biografia, chissà perché è scritta in inglese (tra le vecchie collaborazioni della Cosentino c’è anche la Bbc).
La pagina ha quasi 1400 followers.
Su TerreLibere c’è ancora un vecchio comunicato che la giornalista aveva scritto nel 2012 con il quale annunciava le sue dimissioni dalla Commissione nazionale lavoro autonomo del Fnsi (il sindacato dei giornalisti), in polemica contro lo sfruttamento dei giornalisti freelance e precari che pure rischiano la vita.

Palazzo San Gervasio, 50 posti più del previsto?

Il Ministro Minniti, annunciando il piano di apertura dei Centri di Permanenza per i Rimpatri, aveva rassicurato l’opinione pubblica: non saranno centri grandi, ma avranno una capienza di 80-100 posti.
E’ uscito ora il Capitolato Tecnico per l’affidamento della gestione del Cpr di Palazzo San Gervasio. Dove è scritto nero su bianco (anzi, neretto su bianco), che la capienza complessiva del Cpr è “non superiore a 150 posti”.
Tutti i documenti che servono per poter partecipare all’appalto si trovano sul sito della Prefettura di Potenza.
La notizia è passata sotto silenzio su tutti i siti di informazione, con l’eccezione del blog RobexNews, che si è limitato a dare l’annuncio del bando.
La scadenza per presentare le domande è il 27 novembre: mancano meno di due settimane.
Non sappiamo a che punto siano le altre prefetture che devono affidare il servizio (nei prossimi mesi dovrà aprire un Cpr in quasi ogni regione italiana), né a che punto sono i vari lavori di adeguamento delle strutture già identificate (molte regioni ancora non hanno comunicato la località scelta).
Il gestore dovrà occuparsi di quattro settori: i servizi (amministrazione, mediazione linguistica, assistenza sociale, barbiere, lavanderia, trasporto, assistenza sanitaria), la fornitura dei pasti, la pulizia ambientale, la fornitura dei beni (lenzuola, vestiti, saponi ecc.)
Il pocket money per ogni straniero recluso sarà di 2.50 euro al giorno, fino a un massimo di 7.50 per nucleo familiare.
Al momento dell’uscita dal centro, i soldi spettanti non ancora erogati saranno corrisposti in contanti.
Lo straniero riceve anche una scheda telefonica dal 15 euro, una sola volta al momento dell’ingresso.
Il capitolato prevede una eventuale presenza di donne straniere, e quindi di personale femminile per occuparsi di loro, ma non fissa le proporzioni.
La base d’asta è più alta rispetto a quella che era stata fissata per i vecchi Cie: qui è di 37,81 euro al giorno pro capite.
Se per almeno 60 giorni le presenze all’interno del centro sono meno della metà, la Prefettura “ha la facoltà di chiedere la sospensione degli effetti del contratto, previa comunicazione agli aggiudicatari”.
Una clausola del capitolato prevede anche “imprevedibili esigenze” che possono rendere necessario “un aumento o una diminuzione delle prestazioni fino a concorrenza del quinto dell’importo del contratto”, per cui “l’Amministrazione può imporre all’aggiudicatario l’esecuzione delle stesse condizioni previste nel contratto originario”, senza che il gestore possa far valere il diritto alla risoluzione del contratto.
Tra i motivi per cui la Prefettura può rescindere il contratto, c’è la violazione dei diritti fondamentali degli stranieri accolti, o l’aver consentito l’ingresso nel centro di persone non autorizzate dalla Prefettura. O l’avere consentito o favorito l’allontanamento arbitrario degli stranieri dal centro.
In quel caso, la Prefettura prenderà contatto con gli altri partecipanti alla gara, secondo la relativa graduatoria, offrendo loro le medesime condizioni già proposte al primo aggiudicatario.
La Prefettura si riserva il diritto di recedere dal contratto “nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento della stipula”.
Le specifiche tecniche prevedono anche nel dettaglio tutti i pasti della giornata. A colazione una bevanda calda (200cc di latte, caffe o tè a scelta), quattro fette biscottate, un panetto di burro e due confezioni monoporzione di marmellata o miele (o 80 grammi di biscotti, confezionati monoporzione).
A pranzo e cena, con alternanza dei menu previsti: un primo piatto (pasta, riso o cous-cous, 100/150 grammi a seconda del condimento, o 80 grammi di pasta e 100 di legumi, semola o riso. Ammessa anche la pizza), un secondo (150g di carne rossa, o 200 di carne bianca, 250 se cono osso, o 250 grammi di pesce, o due uova, o 100 grammi di formaggio), 300 grammi di verdura, frutta di stagione (150 grammi, oppure un frutto, banana, mela, pera arancia ecc, o yogurt o due volte a settimana dolce monoporzione), due panini, un litro di acqua minerale monoporzione.
Devono essere resi disponibili condimenti e aromi.
In caso di trasferimento di stranieri presso altri centri sono forniti cestini da viaggio.
Per quanto riguarda i beni, ogni straniero che entra nel centro riceve: un paio di scarpe da ginnastica, un paio di ciabatte (no infradito), due tute o due pantaloni a seconda della stagione, due magliette intime, due t-shirt, un maglione e un giaccone adatto alla stagione, due pigiami di cotone, quattro paia di slip, tre asciugamani, 4 paia di calze, spazzolino, pettine, borsone da viaggio.
Per le donne le specifiche prevedono la fornitura di 2 reggiseni, di una confezione di assorbenti, gonne lunghe al posto dei pantaloni.
C’è anche una tabella riguardante i bambini, con fornitura di “3 tutine neonati” al momento dell’ingresso, ma dovrebbe trattarsi di una tabella standard. O Minniti intende rimpatriare anche i lattanti?
E’ previsto cambio di lenzuola monouso ogni 3 giorni, fornitura mensile di sapone liquido e dentifricio, bimestrale di shampo, trimestrale di spazzolino, semestrale di scarpe, ciabatte, pigiama eccetera, annuale di asciugamani. (Anche queste dovrebbero essere tabelle standard, visto che la reclusione in un Cpr non dovrebbe superare i due o tre mesi).
Tra gli allegati, c’è anche la dotazione minima del personale. Siccome era troppo complicato fornire il documento originale scritto in orizzontale, la Prefettura ne ha scannerizzato delle fotocopie, un po’ storte, che ha inserito in un pdf col testo orientato in verticale a scendere. Un po’ scomodo da leggere sul monitor.

300 migranti a Palazzo San Gervasio

Saranno 300 i migranti che saranno ospitati nel Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Palazzo San Gervasio, al momento in allestimento nell’ex Centro di Identificazione ed Espulsione.
E’ quanto emerge a seguito di una riunione in Prefettura alla quale hanno partecipato anche il presidente della regione Basilicata, il coordinatore della task force migranti, e i responsabili delle varie forze dell’ordine.
La notizia è stata riportata da Matera Life.
La struttura potrà diventare un punto di riferimento anche per i lavoratori stagionali, scrive il sito. Tuttavia si stanno cercando altri immobili in regione per organizzare l’accoglienza degli stranieri.
Oltre all’allestimento di un centro di accoglienza grande, si sta lavorando anche sul modello Sprar, ovvero l’accoglienza diffusa: piccoli gruppi di rifugiati da smistare in diversi comuni e in maniera graduale.
Sono previste altre riunioni per mettere a punto i dettagli del progetto, con il coinvolgimento delle amministrazioni locali.
Non si sa ancora tra quanto tempo si prevede di far entrare in funzione la nuova struttura.
Il Cie di Palazzo San Gervasio venne allestito in tutta fretta nel corso dell’emergenza profughi del 2011, ma venne chiuso perché inadatto nel giro di poco tempo. Il Governo Monti aveva stanziato dei fondi per adattarlo alla sua funzione, e i lavori si sono già svolti. Non sappiamo che tipo di lavori sono necessari ora per trasformarlo ora in centro di accoglienza.

Sel protesta contro il Cie

Il capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà in consiglio regionale della Basilicata, Giannino Romaniello, ha commentato in maniera negativa la notizia che sono stati stanziati i fondi per riattivare il Centro di Identificazione ed Espulsione di Palazzo San Gervasio, oltre a quello di Santa Maria Capua Vetere in Campania.
Dice Romaniello che la decisione “non tiene in alcun modo conto della netta contrarietà espressa in più occasioni dal Consiglio Regionale oltre che dagli altri enti locali”.
Romaniello ha chiesto al presidente De Filippo di “esprimere al prefetto Gabrielli tutta l’indignazione della regione”, che ancora ricorda le condizioni nelle quali erano trattenuti i migranti nel breve periodo in cui a Palazzo San Gervasio fu allestito un centro di espulsione temporaneo, ai tempi dell’emergenza sbarchi del 2011.
Il capogruppo di Sel spiega che intende contrastare la strategia del Governo, perché sta dando “continuità alle azioni del precedente Governo Berlusconi, e nello specifico adottate dall’allora ministro leghista Maroni per rinchiudere i migranti e respingerli nei paesi d’origine”.
Romaniello ha presentato una proposta per un altro utilizzo della struttura di Palazzo San Gervasio. Secondo lui, fovrebbe essere destinata a fini sociali, “da decidere nello specifico con la comunità di Palazzo”, e dovrebbe essere intitolata a Placido Rizzotto, “sindacalista socialista ucciso dalla mafia corleonese per aver difeso le ragioni dei contadini di fronte al grande latifondo”.
Questa è la prima reazione politica giunta dopo la notizia dello sblocco dei 13 milioni stanziati dal Governo per la costruzione dei due centri di espulsione.
Le dichiarazioni di Romaniello, diffuse dal sito del Consiglio Regionale della Basilicata, sono state riprese anche dal sito BasilicataNet.

Sbloccati i fondi per due nuovi Cie

Il Governo ha sbloccato i fondi per la costruzione di due nuovi Centri di Identificazione ed Espulsione in Italia.
La notizia è contenuta in un’ordinanza del capo della Protezione Civile, pubblicata di recente sulla Gazzetta Ufficiale.
Lo stanziamento è di 13 milioni, di cui 10 milioni destinati al Cie di Santa Maria Capua Vetere e 3 a quello di Palazzo San Gervasio.
Entrambe le strutture erano nate come tendopoli ai tempi dell’emergenza profughi del 2011. Erano state di colpo trasformate in Ciet, centri di espulsione temporanei, ma avevano avuto vita breve. A Santa Maria Capua Vetere, nel corso di una rivolta era scoppiato un incendio che aveva distrutto gran parte delle tende. A Palazzo San Gervasio c’erano state polemiche su come venivano trattati i reclusi.
Il governo Monti aveva già comunicato di voler trasformare queste due strutture in Cie permanenti (a febbraio 2012), ma a quanto pare finora non aveva trovato i fondi per i lavori necessari, che dovrebbero durare meno di un anno.
La notizia dello stanziamento è stata riportata da Interno 18 e dalla Gazzetta del Mezzogiorno, edizione della Basilicata.
Al momento non sono arrivate reazioni politiche, che sono comunque attese visto che le amministrazioni locali normalmente non vedono di buon occhio la costruzione di centri di espulsione sul loro territorio, e lo hanno già spiegato in passato.
Il Fatto Quotidiano aveva realizzato un video reportage di quattro minuti sul Cie di Santa Maria Capua Vetere (maggio 2011).
Invece Repubblica aveva realizzato un’inchiesta sul Cie di Palazzo San Gervasio, definendolo “lager”, e scrivendo che gli stranieri erano “chiusi come in un pollaio”, “come animali in gabbia”.