300 migranti a Palazzo San Gervasio

Saranno 300 i migranti che saranno ospitati nel Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Palazzo San Gervasio, al momento in allestimento nell’ex Centro di Identificazione ed Espulsione.
E’ quanto emerge a seguito di una riunione in Prefettura alla quale hanno partecipato anche il presidente della regione Basilicata, il coordinatore della task force migranti, e i responsabili delle varie forze dell’ordine.
La notizia è stata riportata da Matera Life.
La struttura potrà diventare un punto di riferimento anche per i lavoratori stagionali, scrive il sito. Tuttavia si stanno cercando altri immobili in regione per organizzare l’accoglienza degli stranieri.
Oltre all’allestimento di un centro di accoglienza grande, si sta lavorando anche sul modello Sprar, ovvero l’accoglienza diffusa: piccoli gruppi di rifugiati da smistare in diversi comuni e in maniera graduale.
Sono previste altre riunioni per mettere a punto i dettagli del progetto, con il coinvolgimento delle amministrazioni locali.
Non si sa ancora tra quanto tempo si prevede di far entrare in funzione la nuova struttura.
Il Cie di Palazzo San Gervasio venne allestito in tutta fretta nel corso dell’emergenza profughi del 2011, ma venne chiuso perché inadatto nel giro di poco tempo. Il Governo Monti aveva stanziato dei fondi per adattarlo alla sua funzione, e i lavori si sono già svolti. Non sappiamo che tipo di lavori sono necessari ora per trasformarlo ora in centro di accoglienza.

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Sel protesta contro il Cie

Il capogruppo di Sinistra Ecologia e Libertà in consiglio regionale della Basilicata, Giannino Romaniello, ha commentato in maniera negativa la notizia che sono stati stanziati i fondi per riattivare il Centro di Identificazione ed Espulsione di Palazzo San Gervasio, oltre a quello di Santa Maria Capua Vetere in Campania.
Dice Romaniello che la decisione “non tiene in alcun modo conto della netta contrarietà espressa in più occasioni dal Consiglio Regionale oltre che dagli altri enti locali”.
Romaniello ha chiesto al presidente De Filippo di “esprimere al prefetto Gabrielli tutta l’indignazione della regione”, che ancora ricorda le condizioni nelle quali erano trattenuti i migranti nel breve periodo in cui a Palazzo San Gervasio fu allestito un centro di espulsione temporaneo, ai tempi dell’emergenza sbarchi del 2011.
Il capogruppo di Sel spiega che intende contrastare la strategia del Governo, perché sta dando “continuità alle azioni del precedente Governo Berlusconi, e nello specifico adottate dall’allora ministro leghista Maroni per rinchiudere i migranti e respingerli nei paesi d’origine”.
Romaniello ha presentato una proposta per un altro utilizzo della struttura di Palazzo San Gervasio. Secondo lui, fovrebbe essere destinata a fini sociali, “da decidere nello specifico con la comunità di Palazzo”, e dovrebbe essere intitolata a Placido Rizzotto, “sindacalista socialista ucciso dalla mafia corleonese per aver difeso le ragioni dei contadini di fronte al grande latifondo”.
Questa è la prima reazione politica giunta dopo la notizia dello sblocco dei 13 milioni stanziati dal Governo per la costruzione dei due centri di espulsione.
Le dichiarazioni di Romaniello, diffuse dal sito del Consiglio Regionale della Basilicata, sono state riprese anche dal sito BasilicataNet.

Sbloccati i fondi per due nuovi Cie

Il Governo ha sbloccato i fondi per la costruzione di due nuovi Centri di Identificazione ed Espulsione in Italia.
La notizia è contenuta in un’ordinanza del capo della Protezione Civile, pubblicata di recente sulla Gazzetta Ufficiale.
Lo stanziamento è di 13 milioni, di cui 10 milioni destinati al Cie di Santa Maria Capua Vetere e 3 a quello di Palazzo San Gervasio.
Entrambe le strutture erano nate come tendopoli ai tempi dell’emergenza profughi del 2011. Erano state di colpo trasformate in Ciet, centri di espulsione temporanei, ma avevano avuto vita breve. A Santa Maria Capua Vetere, nel corso di una rivolta era scoppiato un incendio che aveva distrutto gran parte delle tende. A Palazzo San Gervasio c’erano state polemiche su come venivano trattati i reclusi.
Il governo Monti aveva già comunicato di voler trasformare queste due strutture in Cie permanenti (a febbraio 2012), ma a quanto pare finora non aveva trovato i fondi per i lavori necessari, che dovrebbero durare meno di un anno.
La notizia dello stanziamento è stata riportata da Interno 18 e dalla Gazzetta del Mezzogiorno, edizione della Basilicata.
Al momento non sono arrivate reazioni politiche, che sono comunque attese visto che le amministrazioni locali normalmente non vedono di buon occhio la costruzione di centri di espulsione sul loro territorio, e lo hanno già spiegato in passato.
Il Fatto Quotidiano aveva realizzato un video reportage di quattro minuti sul Cie di Santa Maria Capua Vetere (maggio 2011).
Invece Repubblica aveva realizzato un’inchiesta sul Cie di Palazzo San Gervasio, definendolo “lager”, e scrivendo che gli stranieri erano “chiusi come in un pollaio”, “come animali in gabbia”.

Due nuovi Cie

I Cie temporanei di Palazzo San Gervasio e Santa Maria Capua Vetere diventeranno strutture definitive. Lo scrive Repubblica citando una direttiva firmata dal ministro Cancellieri il 12 marzo scorso. La scelta è stata fatta sulla base delle informative dei servizi segreti, che prevedono una nuova ondata di sbarchi al persistere della crisi in nordafrica.
I due centri erano nati come tendopoli per l’accoglienza dei profughi nel corso dell’emergenza sbarchi dell’anno scorso. All’improvviso erano stati trasformati in Centri di Identificazione ed Espulsione Temporanei. Nel giro di pochi mesi entrambi erano stati chiusi, perché palesemente inadatti. Uno in seguito ad una rivolta che aveva portato all’incendio delle tende, l’altro dopo le polemiche seguite alla diffusione di un video che mostrava le tensioni che erano nate al suo interno. Il governo Monti aveva stanziato dei fondi per mantenerli aperti fino alla fine del 2012. Ora l’ipotesi è che i due centri non saranno chiusi in quella data.
Attualmente i Centri attivi in Italia sono 13, con la riattivazione di quelli di Caltanissetta e di Crotone. Con questi due diventeranno 15, a cui probabilmente si aggiungerà il sedicesimo, se e quando sarà attivato quello di Lampedusa, ancora chiuso dopo l’incendio che aveva portato al trasferimento di tutti gli immigrati presenti sull’isola.
La capienza prevista è di 200 posti per il Cie casertano, 100 per quello vicino Potenza, 96 a Caltanissetta, 124 a Crotone. Il Viminale prevede un’incremento della capacità ricettiva di 200 posti quest’anno, e altri 200 l’anno prossimo.
Al momento i mass media non hanno dato spazio alle reazioni politiche. Le amministrazioni locali, alla notizia della riattivazione dei Cie, avevano protestato, chiedendo casomai benefici economici in cambio del consenso all’opera. Ieri si era accennato ad una proposta del Partito Democratico che doveva portare al superamento dei Cie. A quanto pare l’agenda a breve termine del governo prevede ben altro.

Quanti milioni?

Tmnews ripesca alcune immagini di repertorio sul Cie di Santa Maria Capua Vetere, per dare visibilità alla notizia che Monti ha stanziato dei fondi per mantenerlo aperto fino alla fine del 2012. Però scrive che lo stanziamento da parte del Governo è di 13 milioni di euro, per adeguamento e manutenzione di due centri di espulsione temporanei: questo, in provincia di Caserta, e quello di Palazzo San Gervasio, in Basilicata. Gli altri siti web finora hanno fornito la cifra di 17 milioni e 700 mila euro. Come mai Tmnews l’ha ritoccata al ribasso?
Il servizio non è firmato da nessun giornalista. E’ probabile che si tratti di un errore di distrazione, ma comunque si tratterebbe di un errore fondamentale, perché quella cifra è una delle poche certezze che erano state diffuse in questi giorni. Infatti nessuno dei siti web in cui ci siamo imbattuti si è degnato di spiegare in cosa consistono questi lavori di adeguamento, e per quale motivo sarebbe necessario riaprire una struttura nata solo per gestire l’emergenza sbarchi, visto che al momento non c’è nessuna emergenza sbarchi.
Dice Tmnews che ci vollero tre giorni per allestire la tendopoli, messa su il 4 aprile 2011 dalla Protezione Civile. Il campo era composto da cento tende da sei e otto posti. Nato come campo di accoglienza, venne trasformato in Cie temporaneo, ovvero in un centro di espulsione. La consapevolezza per i reclusi di non avere diritto al permesso di soggiorno, e le condizioni in cui erano costretti a vivere, provocarono una rivolta, al termine della quale gran parte delle tende finirono distrutte in un incendio. La magistratura aprì un’inchiesta, di cui nessuno ci racconta l’esito.
Il servizio non fa alcun riferimento alla presa di posizione del sindaco della città, il quale ha chiesto fondi per l’ospedale, e si è lamentato per non essere stato consultato in merito alla scelta fatta dal nuovo governo, né alla parlamentare del Pd che ha presentato una interrogazione per chiedere il motivo di questa riapertura.
Sono due i Cie temporanei che beneficieranno dei fondi governativi per l’adeguamento. Ma mentre per quanto riguarda quello campano la notizia è stata ripresa da parecchi siti web, dalla Basilicata non giungono notizie, né in favore né contro. Più si va verso sud, e più l’informazione si dirada.

Niente di nuovo da Potenza

Il Quaderno.it ha riportato la notizia che la Croce Rossa ha riaccompagnato a casa una donna che aveva effettuato la terapia di dialisi presso l’ospedale di Benevento, utilizzando “un mezzo di soccorso in emergenza messo a disposizione dal Cie di Potenza”. Molto probabilmente la sigla Cie non si riferisce ad un Centro di Identificazione ed Espulsione, ma ad un Centro Interventi di Emergenza della Croce Rossa. Molti siti web, purtroppo, sono abituati a riportare i comunicati che ricevono, senza spiegarli (e magari senza capirli).
Il fatto è che nei pressi di Potenza (a Palazzo San Gervasio) c’è anche un Centro di Identificazione ed Espulsione per immigrati clandestini. O meglio, c’era. La struttura era stata svuotata dopo che l’opinione pubblica aveva visto un video girato al suo interno durante attimi di tensione tra reclusi e forze dell’ordine, ed aveva iniziato a soprannominarlo “la Guantanamo italiana”. Alla fine del mese scorso però il Presidente del Consiglio Monti ha autorizzato una spesa di 17,7 milioni di euro per l’adeguamento, manutenzione e gestione di questa struttura e di un altro Cie temporaneo, quello di Santa Maria Capua Vetere, vicino Caserta. Quest’ultimo era stato svuotato dopo che le tende in cui erano stati chiusi i migranti erano andate a fuoco nel corso di una rivolta, dimostrando che non era gestibile a lungo termine. In entrambi i casi si trattava di Cie temporanei, e tali restano anche per Monti, secondo il quale dovranno operare “fino a cessate esigenze” e comunque non oltre il 31 dicembre 2012 (Agi). Ci saremmo aspettati che qualcuno ponesse qualche domanda a proposito di cosa c’è adesso nelle due strutture, e cosa è previsto farci nel corso dell’anno, ma i mass media online hanno preferito riportare il comunicato senza approfondimenti e poi abbandonare la notizia (come al solito).
Il Cie di Palazzo San Gervasio è stato svuotato a giugno 2011. Secondo Repubblica, la Procura di Melfi aveva aperto un’inchiesta per stabilire cos’era successo, ma difficilmente l’opinione pubblica saprà come è andata a finire. Anche perché a quel punto gran parte dei testimoni erano stati rimpatriati, mentre gli altri erano stati trasferiti ad un altro Cie. Gli onorevoli che avevano visitato il campo (vuoto), avevano parlato di lavori già effettuati sulla recinzione e sul piazzale, e del progetto di sostituire le tende con i container. Non sappiamo se l’intervento è già stato effettuato, o se i soldi stanziati da Monti servano anche a questo.

Governo: 17,7 milioni di euro per gli ex Ciet. Torino: censura e tensione

Il governo Monti ha autorizzato una spese di 17,7 milioni di euro per il funzionamento nel 2012 di due ex tendopoli adibite a Cie.
Si tratta delle strutture di Santa Maria Capua Vetere, in Campania, e quella di Palazzo San Gervasio, in Basilicata.
La prima era stata chiusa dopo che una rivolta era terminata con l’incendio della tendopoli. La magistratura aveva aperto un’inchiesta, che non si sa come è andata a finire. La seconda era stata chiusa dopo che un video ripreso dai reclusi e fatto arrivare ai giornalisti aveva mostrato a tutti i momenti di tensione che si venivano a creare tra detenuti e forze dell’ordine. Una terza tendopoli adibita a Cie temporaneo in Sicilia era stata chiusa nel momento in cui era stato chiaro a tutti, forze dell’ordine in primis, che usare come luogo di detenzione un campo di tende provocava solo scontri, rivolte, tentativi di evasione.
Repubblica non specifica come saranno utilizzati nel corso di quest’anno gli ex Ciet.
Le ombre sulla gestione dei Centri di Identificazione ed Espulsione continuano ad essere presenti, nonostante l’abolizione della circolare di Maroni che vietava ai giornalisti di entrare all’interno delle strutture.
Ora che il nuovo ministro Cancellieri ha concesso alla stampa di entrare nei Cie, qualcuno ha denunciato che si tratta solo di una messinscena. Alcune giornaliste che hanno ricevuto l’autorizzazione ad entrare nel Cie di Torino, non hanno potuto fare altro che parlare con i gestori del centro, e dare uno sguardo dall’alto alle gabbie, senza la possibilità di intervistare qualcuno dei reclusi.
La consigliera regionale di Sinistra Ecologia e Libertà Monica Cerutti, anche lei presente alla visita, ha dichiarato: “rispetto alla nostra precedente visita dell’autunno scorso ci è stato comunque segnalato che le condizioni interne sono molto più tese. Per noi questo è motivo di grande preoccupazione”.