Gradisca, universitari tra i migranti

Tre attivisti del collettivo Spam dell’Università di Padova sono stati a Gradisca, tra i migranti che si accampano tra i boschi intorno alla città.
Hanno portato riso, farina, biancheria, vestiti, scarpe. Hanno passato un po’ di tempo con loro, facendosi raccontare cosa non va.
Il resoconto è stato pubblicato su Melting Pot.
Tra l’altro si racconta che gli stranieri ricevono pasta scondita a pranzo e cena, e non ne possono più. Molta ne viene buttata, ma il menu non cambia. Inoltre, essendo quasi tutti musulmani di Afghanistan e Pakistan, quando è ramadan possono bere e mangiare solo dopo le 21. Ma dalle 20 alle 9 non possono uscire dal centro, ed è severamente vietato portare cibo dall’esterno.

La strana discussione sul Cie in Trentino

Quattro consiglieri regionali di opposizione in Trentino hanno presentato una mozione in cui si chiedeva l’istituzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione.
Il consiglio gliel’ha bocciata: 30 no, 6 sì, 7 astensioni.
Ad essere contrari al centro di espulsione ci sono i leghisti, e il Pd.
La cosa strana è che a livello nazionale il Pd è favorevole ai Cie, purché si chiamino Cpr. Centri per il rimpatrio anziché per le espulsioni. E anche la Lega era favorevole ad aprire un Cie ad ogni regione, per lo meno quando Maroni era Ministro dell’Interno.
Cinque mesi fa l’attuale Ministro Minniti ha annunciato l’apertura di un centro per i rimpatri in ogni regione.
Nei giorni scorsi è stata diffusa una lista delle città che sono state segnalate dalle regioni come possibile sede di Cie. Il Trentino non è stato neanche preso in considerazione, insieme ad altre tre regioni. Di altre quattro si è detto che non hanno ancora comunicato la loro scelta. Ma nelle scorse settimane una indiscrezione è venuta fuori anche a proposito del Trentino: Roverè della Luna, una località che si trova a metà strada tra le province di Trento e Bolzano, dove c’è una struttura in disuso che potrebbe essere adattata a centro di espulsione. Visto che non sono emerse alternative finora, può anche essere che sarà quella la scelta definitiva.
La cosa strana è che nell’articolo che è stato pubblicato sul Dolomiti non si fa cenno a tutto questo: non si nomina Roverè, né Minniti, né la parola rimpatri. Come se in questi mesi non fosse successo niente.
Giusto un consigliere, “non certo di sinistra”, dice: “Io aspetterei che tutte le regioni si dotassero di un Cie, prima di aprirlo qui da noi”.
Nella mozione c’era scritto che il Cie sarebbe stato provvisorio. Chi ha votato contro l’ha fatto anche perché in Italia “le cose provvisorie diventano definitive”. E questo è più che prevedibile: il Cie avrebbe 100 posti, a fronte all’arrivo di quattromila immigrati al giorno, come riferisce un altro consigliere. “I Cie sono una piccolissima valvola di sfogo … Il problema è a monte: se non si risolve il modo e la gestione dell’immigrazione a livello internazionale non si risolverà il problema”.
Una consigliera di Fratelli d’Italia parla dei problemi che si vengono a creare con i Cie: prima di tutto “sono punti raccolti di soggetti problematici che vengono anche da fuori zona” e poi “perché all’interno dei Cie si creano fitte reti di rapporti con l’esterno con tutto quello che possiamo immaginare. Un indotto di criminalità che andrebbe a sommarsi a quello che già abbiamo”.
Che venga gente da fuori regione è vero ora, ma dovrebbe esserlo di meno in futuro. Oggi ci sono solo tre Cie in tutta Italia, per gli uomini, e uno per le donne. Normale che se uno straniero viene catturato in una regione senza Cie, poi venga portato in una regione col Cie. Ma quando ci sarà un centro di espulsione in ogni regione, questo fenomeno dovrebbe contare meno, ogni regione potrà essere autosufficiente. Anche se è vero che questo non sta scritto da nessuna parte, e gli spostamenti da una regione all’altra potrebbero essere inevitabili.
Per quanto riguarda i rapporti con l’esterno, forse si fa un po’ di confusione con i centri di accoglienza. Nei Cara gli stranieri sono liberi di uscire. Inoltre, richiamano coloro che dall’accoglienza sono esclusi, o che aspettano il pronunciamento della commissione per il riconoscimento dell’asilo (possono volerci due anni). I Cie sono centri di detenzione. Gli stranieri non possono uscire, tranne durante le evasioni. Oppure quando viene riconosciuto loro un motivo per rimanere in Italia (ovvero nel 50 per cento dei casi…)
E a proposito di centri di accoglienza: nella notte di ieri al Cara di Gradisca d’Isonzo c’è stata una maxi rissa, anzi, due grandi tafferugli secondo quanto riporta il Piccolo. Tensioni tra pakistani e afghani, a quanto si dice.
L’episodio capita proprio in concomitanza con il pressing che la presidente della Regione Serracchiani sta facendo al Ministero, dopo l’indiscrezione che il Cpr friulano sarà riaperto a Gradisca.
“Mai più un Cie in Friuli”, scrive il Messaggero Veneto, ma il Cpr va bene. Ad alcune condizioni. Una delle quali è la chiusura del Cara: “Per la comunità locale di Gradisca d’Isonzo la presenza del Cara ha comportato una forte incidenza della popolazione straniera su quella locale, creando concreti e rilevanti disagi”, ha spiegato la Presidente della Regione.

Cpr chiarire le regole di funzionamento

Scrive il sito della Regione Friuli Venezia Giulia che la presidente Debora Serracchiani ha chiesto di conoscere “con assoluta chiarezza” le regole di funzionamento “all’interno e all’esterno” dei nuovi Centri Permanenti per il rimpatrio.
In vista della riapertura dell’ex Cie di Gradisca, la Regione sottolinea l’esigenza di “porre in essere misure e azioni concrete volte ad evitare che le manifestazioni di intolleranza da parte degli ospiti e le proteste da parte del territorio accadute in passato non abbiano a ripetersi in alcun modo”.
Volendo interpretare la frase in maniera benevola, possiamo immaginare che la Serracchiani stia parlando del rispetto dei diritti umani all’interno della struttura. Se dentro va tutto bene, fuori nessuno protesta. C’è da dire però che i Cpr servono per rimpatriare delle persone non consenzienti, e già questo è causa di forti tensioni.
I vecchi Cie non erano strutturati come carceri: la polizia restava al di fuori, ed entrava solo in caso di rivolte, rimpatri e perquisizioni. Per il resto, gli stranieri in attesa di rimpatrio non avevano nulla da fare per tutto il tempo, se non organizzare rivolte. Finora si è detto genericamente che i Cpr saranno diversi dai Cie, ma non si è entrati granché nel dettaglio. Così come si è detto che i Cpr vengono costruiti per i criminali, non certo per le badanti, ma finora non è stato messo niente nero su bianco che escluda che badanti e lavoratori irregolari ci finiscano dentro.
La Serracchiani vuole “le informazioni necessarie per valutare le caratteristiche che differenziano il Cpr rispetto al Cie, per garantire la sicurezza della comunità presso la quale è collocato e la tutela dei diritti delle persone accolte”.
Chiede inoltre la chiusura del centro di accoglienza, da sempre considerato un grosso peso per la città. Infine chiede che sia garantito che il numero di 100 posti previsto per la nuova struttura sia inteso come capienza massima in alcun modo derogabile.
E in quest’ultimo punto sarà sicuramente accontentata. I migranti non vengono inviati al Cie se non ci sono posti disponibili. E’ per questo che Minniti vuole aprirne di nuovi. Attualmente il numero di posti disponibili in tutta Italia supera di poco i 300. Quando le forze dell’ordine identificano un irregolare, se tutti i posti nei Cie sono al completo, lo devono rilasciare con ordine di tornare in patria con mezzi propri. Ordine che molto spesso non viene rispettato.
Le indiscrezioni riguardanti le località nelle quali verranno aperti nuovi centri di espulsione stanno generando conseguenze prevedibili in alcune delle città coinvolte.
A Santa Maria Capua Vetere, in Campania, all’inizio della prossima settimana si svolgerà la conferenza dei capigruppo al fine di concordare un ordine del giorno a tutela della città.
A Modena l’Uil esprime preoccupazione e sconcerto per l’apertura del Cpr.
“Ricordo che con molti paesi mancano gli accordi internazionali tali da favorire il rientro in patria e avendo tolto il giudizio di appello la permanenza coatta dell’immigrato in attesa di volo senza ritorno non favorisce certo convivenza civile e moderazione”, dice il locale segretario del sindacato.
Bisognerebbe puntare su rimpatri volontari e processi inclusivi, e bisognerebbe dotare il Cpr del “personale necessario e esperto per far fronte alla detenzione”.
La notizia della riapertura dei Cie sta attirando l’attenzione di dei siti di clickbaiting. Si trovano articoli di pessima qualità, inutili copia e incolla, pubblicità invasive, eccetera. Segno che ci si aspetta un dibattito animato da parte dell’opinione pubblica.
Intanto ieri Fanpage ha pubblicato l’audio di un’intervista telefonica alla trans brasiliana che aveva fatto notizia a marzo, quando era stata trasferita dal Cie di Brindisi a seguito delle minacce ricevute. La straniera si troverebbe ancora nel Cie di Caltanissetta, e anche qui sarebbe stata minacciata. E ancora rischia l’espulsione, a causa di precedenti penali non meglio precisati.
Tempo fa era stata erroneamente diffusa la notizia di un imminente rilascio. Poi la notizia è stata smentita, ma non da tutti i siti web che l’avevano diffusa. Oggi non giungono conferme alla storia raccontata da Fanpage. La straniera è finita nel Cie alla fine di gennaio. Quasi quattro mesi fa.

Rimpatri? Ok, ma basta con l’accoglienza

Dopo che è stata diffusa la lista ufficiosa delle città che potranno ospitare i nuovi Centri di Permanenza per i Rimpatri previsti dal decreto Minniti, sono iniziate ad arrivare le reazioni da parte degli amministratori locali coinvolti. Reazioni che non sono per niente entusiaste.
Scrive Modena Today che il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli (Partito Democratico), accetterebbe la realizzazione del nuovo centro solo a certe condizioni, una delle quali è il “blocco degli arrivi” dei profughi in città: “Qualora dovessimo decidere per il centro, non possiamo farci carico in una dinamica regionale di avere anche altre pressioni”. Insomma, vanno bene le espulsioni, ma solo se si rinuncia all’ulteriore accoglienza.
A Gorizia il sindaco forzista Ettore Romoli lancia l’allarme: “Siamo alla follia”, dice. Le indiscrezioni prevedono l’apertura del Cpr nella vicina Gradisca d’Isonzo, dove ora ci sono circa 500 richiedenti asilo. Il primo cittadino prevede che per fare spazio agli stranieri da espellere, ci sarà la fuoriuscita dal Cara di almeno 400 persone, delle quali si dovrebbero far carico i comuni dell’isontino. “L’esperienza ci induce a ritenere che non ci sarà disponibilità da parte di quei comuni che fino a oggi non si sono resi disponibili ad accogliere immigrati”, dice Romoli. In questi anni “non si è mai avuto il coraggio di imporre ai comuni amici del centrosinistra quella solidarietà tanto sbandierata a parole”, dice il sindaco, che prevede che gran parte degli stranieri arriverà a Gorizia.
Per quanto ne sappiamo, il Cara e l’ex Cie di Gorizia sono strutture diverse. Da quando il centro di espulsione è stato chiuso, gli edifici sono utilizzati per accogliere i richiedenti asilo. La riconversione in Cpr non intaccherebbe il funzionamento dell’adiacente Cara. Il numero dei migranti da trasferire sarebbe molto minore di quello prospettato dal sindaco di Gorizia.
Un articolo del Piccolo fornisce qualche cifra. Si parla di un “alleggerimento” del Cara di soli 50 posti, da effettuare a breve, e di una ulteriore diminuzione, da ottenersi però solo dopo che saranno stati trovati i posti nel sistema di accoglienza diffusa. Non il “tutti fuori e andate a Gorizia” che è stato prospettato.
Per quanto riguarda i posti da allestire nel Cpr, l’amministrazione regionale parla di 80 posti. Al Ministero hanno stabilito che ogni centro dovrà avere una capienza di 80-100 posti. E questo provoca qualche scintilla con i sindacati di polizia a Modena. Il Silp Cgil, prima di tutto, che sostiene che la capienza del locale Cpr deve rimanere quella del vecchio Cie: 60 posti. A condizione di rafforzare l’organico della polizia di 70 unità, anche in previsione di contestazioni frequenti da parte dei gruppi antagonisti.
Ieri tra le notizie nazionali spiccava quella dell’esplosione di un ordigno a Roma. Nessun ferito, ma danni alle vetture delle Poste Italiane. I telegiornali hanno parlato vagamente di “pista anarchica”, i giornali entrano più nel dettaglio. Potrebbe essere un gesto collegato con la gestione dei fenomeni migratori, visto che la compagnia aerea di proprietà delle Poste, la Mistral Air, viene talvolta utilizzata per i voli di rimpatrio. Spesso gli uffici postali presenti sul territorio vengono presi di mira in relazione a questa attività.
Intanto, sul fronte antirazzista, prosegue la preparazione della manifestazione di sabato prossimo a Milano. Lo slogan è #20maggiosenzamuri. Ci sono già state le consuete diatribe interne tra i partecipanti, dovute al fatto che tra i promotori dell’iniziativa c’è l’assessore Pierfrancesco Majorino, che si trova nello stesso Pd che appoggia Minniti e che gli antirazzisti contestano.
Ne consegue che alcuni gruppi non hanno firmato l’appello, ma hanno deciso di partecipare lo stesso all’iniziativa: “Vogliamo occupare quello spazio per evitare che quel palcoscenico sia relegato a chi si riempie la bocca di accoglienza e poi, nei fatti, promuove leggi razziste e rastrellamenti etnici”, scrivono varie sigle, tra cui Melting Pot e LasciateCIEntrare.

Friuli, Serracchiani favorevole al Cpr

Come previsto, l’amministrazione di Debora Serracchiani si è schierata a favore dell’apertura del nuovo Centro per i Rimpatri a Gradisca. “Abbiamo dato la nostra adesione al piano del ministro Minniti in quanto con grande senso di responsabilità siamo consapevoli che ognuno deve fare la propria parte”, ha detto la presidente della Regione.
E l’Assessore alla solidarietà Gianni Torrenti ha spiegato che il Cpr sono radicalmente diversi rispetto ai Cie, per il numero ridotto di persone ospitate e per la fluidità nelle operazioni di rimpatrio garantita dagli accordi con i paesi d’origine.
Il Cie di Gradisca d’Isonzo era stato costruito per ospitare 248 stranieri da rimpatriare. Il nuovo Cpr avrà una capienza che non supererà i 100 posti.
Secondo Torrenti la dinamica, prima, con i Cie, “rischiava di diventare una sorta di detenzione, con tutti i risvolti negativi sul piano umanitario e della sicurezza che l’organizzazione dei Cpr andrà ad evitare”.
Anche i Cpr sono comunque centri di reclusione, progettati per rinchiudere gli stranieri socialmente pericolosi che bisogna rimpatriare. Non le badanti, hanno precisato dal Governo.  A voce. Solo che finora non c’è nessun documento scritto che garantisca che in queste strutture non ci finiranno stranieri incensurati, migranti economici e stranieri che pur avendo commesso reati in passato si sono poi reintegrati nella società.
L’amministrazione Serracchiani pone alcune condizioni. Una è quella di chiudere il Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo, che attualmente ospita 480 immigrati. Tutti concentrati in un unico posto, e liberi di girare per la città. Un’altra condizione è quella di usare per la vigilanza del centro forze dell’ordine che non siano già impegnate nella sicurezza del territorio. Infine, il personale operante nella struttura dovrà fornire garanzie professionali e le competenze che la situazione richiede.
Un’altra città che vedrà riaprire il suo centro di espulsione, col nuovo nome, sarà Modena. Anche qui il sindaco Pd chiede le stesse garanzie.
Comunicazioni ufficiali non ne sono ancora giunte. I mass media hanno diffuso una lista di 11 centri, alcuni dei quali potrebbero aprire entro l’estate. Ma ci sono ancora i lavori di ristrutturazione da fare, e devono essere diffusi i bandi di gara per la gestione. E’ probabile che i tempi saranno più lunghi.

Mini-Cie a Gradisca?

Scrive il Gazzettino che secondo l’assessore regionale friulano Gianni Torrenti Gradisca resta la sede più probabile per l’apertura del nuovo mini-Cie. “Tuttavia per la popolazione locale non sarà affatto un cattivo affare”, dice Torrenti.
La settimana scorsa il sindaco di Gradisca aveva dichiarato che “l’ipotesi di una riapertura del Cie è impraticabile”, ottenendo un apparente incoraggiamento da parte della presidente della regione Debora Serracchiani: “Ho più volte espresso la posizione negativa della Regione sulla riapertura del Cie, che è chiarissima ed è stata ribadita anche dal Consiglio regionale”, aveva detto la Serracchiani, secondo quanto ha riportato il sito Il Friuli.

Treviso, il sindaco favorevole ai Cie

Il sindaco di Treviso, esponente del Pd, si è espresso favorevolmente nei confronti dei decreti approvati da Minniti questa settimana in materia di sicurezza e migranti. “Le nuove norme rafforzano il potere dei sindaci, e grazie al nuovo decreto potremo contare su strumenti più efficaci e veloci”, ha detto il primo cittadino, secondo quanto riporta la Tribuna di Treviso. “Fondamentale anche l’arrivo dei Cie, perché ospiteranno quanti dovranno essere rimandati nei loro paesi d’origine perché non hanno diritto all’asilo”. A quanto pare l’amministrazione comunale di Treviso sta mettendo a punto delle operazioni con vigili in borghese per contrastare l’accattonaggio nel centro storico e vicino ai supermercati.
Nei giorni scorsi, racconta il sito, un ventottenne nigeriano richiedente asilo è stato multato per accattonaggio e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Addosso aveva anche delle ricevute della Snai: si era giocato 14 euro alle scommesse.
Il sindaco di Gradisca invece si è espresso contro la riapertura del Cie sul suo territorio: soprattutto perché a Gradisca c’è già un grosso Cara, Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo, che si trova in una zona residenziale e che per giunta è dimensionato per un numero di ospiti molto inferiore a quello attuale, “cosicché lo stesso personale non è in grado di far fronte in modo adeguato alle esigenze di una civile accoglienza”, come riferisce Il Friuli.
“L’ipotesi di una riapertura del Cie è impraticabile”, ha detto il sindaco alla presidente della Regione Debora Serracchiani, la quale avrebbe risposto, secondo quanto riporta lo stesso sito: “Ho più volte espresso la posizione negativa della regione sulla riapertura del Cie, che è chiarissima e è stata ribadita anche dal Consiglio Regionale”.
Ora che il Ministero dell’Interno è intenzionato ad aprire un Cie in ogni regione, si andrà allo scontro? E’ pure vero che i nuovi Cie si chiamano Cpr, per cui quello che si è detto a proposito dei Cie non vale necessariamente anche per i Cpr…
Intanto ieri pomeriggio s Saronno, in Lombardia, il centro sociale Telos ha organizzato un presidio contro la riapertura dei Cie. Provocando le solite polemiche standard dopo l’apparizione di qualche scritta sui muri.
Scritte che fanno riferimento al fuoco e alle rivolte. Quasi tutti i Cie presenti sul territorio italiano sono stati chiusi dopo essere stati devastati nel corso di rivolte. Che provvedimenti intende prendere il nuovo governo per evitare che anche i nuovi Cie facciano la stessa fine?