Gradisca, la Regione attenta ai lavoratori

L’assessore regionale al Lavoro del Friuli Venezia Giulia ha annunciato di avere convocato un incontro con le organizzazioni sindacali fissato al prossimo 11 ottobre, per discutere dei possibili contraccolpi occupazionali relativi all’atteso cambio di destinazione del Cara di Gradisca.
Attualmente la struttura ospita quasi 600 migranti. Con l’attuazione del piano Minniti ne dovrà ospitare massimo 100, negli spazi dell’ex Cie, mentre tutta la parte che è sempre stata adibita ai richiedenti asilo verrà dismessa.
Al momento non si conosce nessuna tabella di marcia che indica i tempi necessari a svolgere tutta la procedura, né si conosce quanti posti di lavoro saranno disponibili e come verranno assegnati.
Diario Del Web riporta una parte del comunicato diffuso dall’assessore, in cui si ricordano le “notevoli complessità occupazionali emerse nella gestione degli appalti relativi alla gestione del Cie/Cara” nel corso degli ultimi anni, con vari trattamenti di cassa integrazione tra il 2014 e il 2015.
L’attuale gestore del centro è la cooperativa Minerva.

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Riaprirà il Cie di Gradisca

Le indiscrezioni che erano circolate nei mesi scorsi sono state confermate dal viceprefetto di Gorizia. Il Friuli Venezia Giulia avrà di nuovo il suo Cie, nella stessa struttura di Gradisca d’Isonzo che ospitava il vecchio Cie, e che era stata riconvertita a centro di accoglienza.
I tempi però non sono ancora chiari. Infatti è necessario svolgere “importanti lavori di adeguamento”, perché la struttura, che era stata adattata a garantire l’accoglienza, dovrà essere riadattata per garantire la detenzione, impedire le fughe, scongiurare le rivolte.
Serve del tempo anche per smistare sul territorio i richiedenti asilo che si trovano al momento nei locali dell’ex Cie.
Insomma, c’è ancora da liberare le stanze, appaltare i lavori, svolgerli, e appaltare la gestione della nuova struttura. Non si tenta neanche di fare una stima su quando sarà completata la procedura.
Per far accettare l’apertura del nuovo Cie, è stato necessario concedere alle autorità locali la chiusura del Cara, che con quasi 600 migranti ospitati non era visto di buon occhio. Questo non significa che il Friuli chiuderà le porte ai richiedenti asilo, bensì che punterà sull’accoglienza diffusa: dividerà gli stranieri in piccoli gruppi, che verranno assegnati a tutti i comuni del territorio.
Da notare che il nome scelto da Minniti per mascherare la riapertura dei Cie ancora non è ancora entrato nell’uso comune. Il Piccolo non lo usa nel titolo, preferendo definirlo “mini Cie”. (La capienza massima sarà di 100 posti).
E nell’articolo sbaglia anche la denominazione: Cpr diventa “Centro Permanente per il Rimpatrio”, mentre per il decreto Minniti è “Centro di Permanenza per i Rimpatri”.
Da un lato il nuovo nome non è stato digerito, dall’altro c’è l’idea che il centro sia permanente e quindi non andrà più via, infine stona la contraddizione tra permanenza e rimpatrio che sono due concetti opposti. Insomma nel Cpr rimarranno solo le persone che non hanno diritto di… rimanere.

Coisp, più posti nei Cie.

Un rappresentante del sindacato di polizia Coisp ha concesso un’intervista a Venezia Tv, nella quale, tra le altre cose, ha parlato di immigrazione.
In Italia, ha detto, continua ad esserci quel circolo vizioso per cui quando non c’è disponibilità di posti nei centri di espulsione lo straniero che è stato fermato in condizione di irregolarità, anche quando ha precedenti penali, deve essere rilasciato e non può essere rimpatriato. Fino a quando non ci sarà una maggiore disponibilità di posti nei Cie continuerà ad esserci questo problema. Aumentando l’insicurezza dei cittadini, che continuano a vedere in circolazione persone che non avrebbero diritto di restare.
Il sindacalista ha parlato anche della distinzione tra chi fugge dalle guerre e i cosiddetti migranti economici. Se le persone che corrispondono al profilo di coloro che, non trovando lavoro, si mettono a delinquere, dovrebbero essere respinti subito, al momento del loro arrivo. Senza voler colpevolizzare intere etnie, ha comunque accennato alla situazione di coloro che arrivano dalla Tunisia.
Il video dell’intervista, 11 minuti, è stato pubblicato per intero sul sito dell’emittente, insieme ad un rudimentale tentativo di riassumerne per iscritto i contenuti.
Il sito continua a parlare di Cie, mentre il Governo ormai li chiama Cpr, Centri di Permanenza per i Rimpatri.
E’ di due giorni fa la notizia che un ventisettenne pachistano è stato accompagnato al Cpr di Torino, al fine di essere espulso per motivi di sicurezza. L’uomo, richiedente asilo, aveva inneggiato all’Isis e alla Jihad su Facebook.
Anche se aveva condiviso immagini che implicano una sua adesione ideologica al terrorismo, non sono emersi finora né piani di attentati, né legami con organizzazioni terroristiche ben precise.
Sul fronte dell’apertura dei nuovi Cpr non giungono novità. Il ministro Minniti ne vuole inaugurare uno in ogni regione. All’inizio di questo mese è stato in Friuli, dove intende rimettere in funzione l’ex Cie di Gradisca. “Il ministro ha rilanciato l’utilità del Cpr”, ha scritto il Messaggero Veneto (attingendo all’agenzia di informazioni regionale), senza fare però nessuna stima sui tempi necessari.

Pd: svuotare il Cara di Gradisca

Due consiglieri regionali del Pd, Franco Codega e Silvana Cremaschi, hanno visitato il Cara di Gradisca d’Isonzo, Gorizia, a distanza di due anni dall’ultima volta. Hanno rilevato l’eccessivo sovraffollamento del Cara: in stanze che dovrebbero ospitare quattro persone, ne sono stipate 11. Per svuotare il centro sarebbe necessario che tutti i comuni aderissero allo Sprar. Invece ne mancano all’appello 118, a fronte di 98 che sono entrati a far parte del progetto. I due consiglieri notano anche che i locali dell’ex Cie, attualmente adibiti ad ospitare i richiedenti asilo, sono ancora circondati da gabbie metalliche, che hanno sicuramente un impatto negativo.
Andrebbero smantellate? Il fatto è che le indiscrezioni che sono state diffuse nei mesi scorsi a proposito del piano Minniti (un Cpr in ogni regione) dicono che il centro per i rimpatri friulano verrà allestito proprio a Gradisca. Insomma, il Cie potrebbe tornare ad assumere la sua vecchia funzione, quindi le sbarre sarebbero necessarie. Ma la questione non viene affrontata nel dibattito pubblico, almeno in questi giorni.
Intanto nella vicina Gorizia desta qualche preoccupazione l’aumento dei migranti accampati alla meno peggio nel parco della Valletta del Corno. Si stanno studiando dei piani per ospitarli alla Caritas o in galleria Bombi, mentre il sindaco minaccia di far scattare l’ordinanza anti-bivacco, e multare chi fa i propri bisogni nei parchi e nei luoghi pubblici.

Gradisca, universitari tra i migranti

Tre attivisti del collettivo Spam dell’Università di Padova sono stati a Gradisca, tra i migranti che si accampano tra i boschi intorno alla città.
Hanno portato riso, farina, biancheria, vestiti, scarpe. Hanno passato un po’ di tempo con loro, facendosi raccontare cosa non va.
Il resoconto è stato pubblicato su Melting Pot.
Tra l’altro si racconta che gli stranieri ricevono pasta scondita a pranzo e cena, e non ne possono più. Molta ne viene buttata, ma il menu non cambia. Inoltre, essendo quasi tutti musulmani di Afghanistan e Pakistan, quando è ramadan possono bere e mangiare solo dopo le 21. Ma dalle 20 alle 9 non possono uscire dal centro, ed è severamente vietato portare cibo dall’esterno.

La strana discussione sul Cie in Trentino

Quattro consiglieri regionali di opposizione in Trentino hanno presentato una mozione in cui si chiedeva l’istituzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione.
Il consiglio gliel’ha bocciata: 30 no, 6 sì, 7 astensioni.
Ad essere contrari al centro di espulsione ci sono i leghisti, e il Pd.
La cosa strana è che a livello nazionale il Pd è favorevole ai Cie, purché si chiamino Cpr. Centri per il rimpatrio anziché per le espulsioni. E anche la Lega era favorevole ad aprire un Cie ad ogni regione, per lo meno quando Maroni era Ministro dell’Interno.
Cinque mesi fa l’attuale Ministro Minniti ha annunciato l’apertura di un centro per i rimpatri in ogni regione.
Nei giorni scorsi è stata diffusa una lista delle città che sono state segnalate dalle regioni come possibile sede di Cie. Il Trentino non è stato neanche preso in considerazione, insieme ad altre tre regioni. Di altre quattro si è detto che non hanno ancora comunicato la loro scelta. Ma nelle scorse settimane una indiscrezione è venuta fuori anche a proposito del Trentino: Roverè della Luna, una località che si trova a metà strada tra le province di Trento e Bolzano, dove c’è una struttura in disuso che potrebbe essere adattata a centro di espulsione. Visto che non sono emerse alternative finora, può anche essere che sarà quella la scelta definitiva.
La cosa strana è che nell’articolo che è stato pubblicato sul Dolomiti non si fa cenno a tutto questo: non si nomina Roverè, né Minniti, né la parola rimpatri. Come se in questi mesi non fosse successo niente.
Giusto un consigliere, “non certo di sinistra”, dice: “Io aspetterei che tutte le regioni si dotassero di un Cie, prima di aprirlo qui da noi”.
Nella mozione c’era scritto che il Cie sarebbe stato provvisorio. Chi ha votato contro l’ha fatto anche perché in Italia “le cose provvisorie diventano definitive”. E questo è più che prevedibile: il Cie avrebbe 100 posti, a fronte all’arrivo di quattromila immigrati al giorno, come riferisce un altro consigliere. “I Cie sono una piccolissima valvola di sfogo … Il problema è a monte: se non si risolve il modo e la gestione dell’immigrazione a livello internazionale non si risolverà il problema”.
Una consigliera di Fratelli d’Italia parla dei problemi che si vengono a creare con i Cie: prima di tutto “sono punti raccolti di soggetti problematici che vengono anche da fuori zona” e poi “perché all’interno dei Cie si creano fitte reti di rapporti con l’esterno con tutto quello che possiamo immaginare. Un indotto di criminalità che andrebbe a sommarsi a quello che già abbiamo”.
Che venga gente da fuori regione è vero ora, ma dovrebbe esserlo di meno in futuro. Oggi ci sono solo tre Cie in tutta Italia, per gli uomini, e uno per le donne. Normale che se uno straniero viene catturato in una regione senza Cie, poi venga portato in una regione col Cie. Ma quando ci sarà un centro di espulsione in ogni regione, questo fenomeno dovrebbe contare meno, ogni regione potrà essere autosufficiente. Anche se è vero che questo non sta scritto da nessuna parte, e gli spostamenti da una regione all’altra potrebbero essere inevitabili.
Per quanto riguarda i rapporti con l’esterno, forse si fa un po’ di confusione con i centri di accoglienza. Nei Cara gli stranieri sono liberi di uscire. Inoltre, richiamano coloro che dall’accoglienza sono esclusi, o che aspettano il pronunciamento della commissione per il riconoscimento dell’asilo (possono volerci due anni). I Cie sono centri di detenzione. Gli stranieri non possono uscire, tranne durante le evasioni. Oppure quando viene riconosciuto loro un motivo per rimanere in Italia (ovvero nel 50 per cento dei casi…)
E a proposito di centri di accoglienza: nella notte di ieri al Cara di Gradisca d’Isonzo c’è stata una maxi rissa, anzi, due grandi tafferugli secondo quanto riporta il Piccolo. Tensioni tra pakistani e afghani, a quanto si dice.
L’episodio capita proprio in concomitanza con il pressing che la presidente della Regione Serracchiani sta facendo al Ministero, dopo l’indiscrezione che il Cpr friulano sarà riaperto a Gradisca.
“Mai più un Cie in Friuli”, scrive il Messaggero Veneto, ma il Cpr va bene. Ad alcune condizioni. Una delle quali è la chiusura del Cara: “Per la comunità locale di Gradisca d’Isonzo la presenza del Cara ha comportato una forte incidenza della popolazione straniera su quella locale, creando concreti e rilevanti disagi”, ha spiegato la Presidente della Regione.

Cpr chiarire le regole di funzionamento

Scrive il sito della Regione Friuli Venezia Giulia che la presidente Debora Serracchiani ha chiesto di conoscere “con assoluta chiarezza” le regole di funzionamento “all’interno e all’esterno” dei nuovi Centri Permanenti per il rimpatrio.
In vista della riapertura dell’ex Cie di Gradisca, la Regione sottolinea l’esigenza di “porre in essere misure e azioni concrete volte ad evitare che le manifestazioni di intolleranza da parte degli ospiti e le proteste da parte del territorio accadute in passato non abbiano a ripetersi in alcun modo”.
Volendo interpretare la frase in maniera benevola, possiamo immaginare che la Serracchiani stia parlando del rispetto dei diritti umani all’interno della struttura. Se dentro va tutto bene, fuori nessuno protesta. C’è da dire però che i Cpr servono per rimpatriare delle persone non consenzienti, e già questo è causa di forti tensioni.
I vecchi Cie non erano strutturati come carceri: la polizia restava al di fuori, ed entrava solo in caso di rivolte, rimpatri e perquisizioni. Per il resto, gli stranieri in attesa di rimpatrio non avevano nulla da fare per tutto il tempo, se non organizzare rivolte. Finora si è detto genericamente che i Cpr saranno diversi dai Cie, ma non si è entrati granché nel dettaglio. Così come si è detto che i Cpr vengono costruiti per i criminali, non certo per le badanti, ma finora non è stato messo niente nero su bianco che escluda che badanti e lavoratori irregolari ci finiscano dentro.
La Serracchiani vuole “le informazioni necessarie per valutare le caratteristiche che differenziano il Cpr rispetto al Cie, per garantire la sicurezza della comunità presso la quale è collocato e la tutela dei diritti delle persone accolte”.
Chiede inoltre la chiusura del centro di accoglienza, da sempre considerato un grosso peso per la città. Infine chiede che sia garantito che il numero di 100 posti previsto per la nuova struttura sia inteso come capienza massima in alcun modo derogabile.
E in quest’ultimo punto sarà sicuramente accontentata. I migranti non vengono inviati al Cie se non ci sono posti disponibili. E’ per questo che Minniti vuole aprirne di nuovi. Attualmente il numero di posti disponibili in tutta Italia supera di poco i 300. Quando le forze dell’ordine identificano un irregolare, se tutti i posti nei Cie sono al completo, lo devono rilasciare con ordine di tornare in patria con mezzi propri. Ordine che molto spesso non viene rispettato.
Le indiscrezioni riguardanti le località nelle quali verranno aperti nuovi centri di espulsione stanno generando conseguenze prevedibili in alcune delle città coinvolte.
A Santa Maria Capua Vetere, in Campania, all’inizio della prossima settimana si svolgerà la conferenza dei capigruppo al fine di concordare un ordine del giorno a tutela della città.
A Modena l’Uil esprime preoccupazione e sconcerto per l’apertura del Cpr.
“Ricordo che con molti paesi mancano gli accordi internazionali tali da favorire il rientro in patria e avendo tolto il giudizio di appello la permanenza coatta dell’immigrato in attesa di volo senza ritorno non favorisce certo convivenza civile e moderazione”, dice il locale segretario del sindacato.
Bisognerebbe puntare su rimpatri volontari e processi inclusivi, e bisognerebbe dotare il Cpr del “personale necessario e esperto per far fronte alla detenzione”.
La notizia della riapertura dei Cie sta attirando l’attenzione di dei siti di clickbaiting. Si trovano articoli di pessima qualità, inutili copia e incolla, pubblicità invasive, eccetera. Segno che ci si aspetta un dibattito animato da parte dell’opinione pubblica.
Intanto ieri Fanpage ha pubblicato l’audio di un’intervista telefonica alla trans brasiliana che aveva fatto notizia a marzo, quando era stata trasferita dal Cie di Brindisi a seguito delle minacce ricevute. La straniera si troverebbe ancora nel Cie di Caltanissetta, e anche qui sarebbe stata minacciata. E ancora rischia l’espulsione, a causa di precedenti penali non meglio precisati.
Tempo fa era stata erroneamente diffusa la notizia di un imminente rilascio. Poi la notizia è stata smentita, ma non da tutti i siti web che l’avevano diffusa. Oggi non giungono conferme alla storia raccontata da Fanpage. La straniera è finita nel Cie alla fine di gennaio. Quasi quattro mesi fa.