Bloccata la Sea Watch 3. Fratelli d’Italia vince le elezioni

Alla vigilia delle elezioni, la nave Ong Sea Watch 3 è stata bloccata nel Porto di Reggio Calabria dopo un controllo di 13 ore.
Secondo gli attivisti il motivo del provvedimento è collegato col numero di migranti soccorsi. Sarebbero stati troppi, e questo avrebbe messo a rischio la sicurezza della nave.
Gli attivisti rispondono che ovviamente non possono lasciare in mare i migranti in difficoltà, o anche solo una parte. Semmai a mettere a rischio la sicurezza delle persone sono le autorità italiane, che oltre a non assicurare un servizio tempestivo di soccorso per i barconi in difficoltà, aspettano più di dieci giorni per assegnare un porto di sbarco alle navi Ong. Le quali non sono certo navi passeggeri: i migranti soccorsi sono costretti a dormire sul ponte, non in cabine separate.
Nel frattempo ci sono state le elezioni, che hanno visto un vero e proprio tracollo della sinistra. I dati parlano di 112 senatori di centro-destra contro 39 di centrosinistra, mentre alla Camera i deputati sono 235 contro 80.
A differenza delle elezioni precedenti, stavolta lo schieramento vincente non ha bisogno di cercare alleanze esterne per formare un nuovo governo: anche se il Pd si alleasse con pentastellati e centristi non supererebbe il 50%.
Il partito che ha preso più voti è Fratelli d’Italia col 26%. Il Pd segue a 19. La Lega è staccatissima, sotto il 9%, dietro anche al Movimento 5 Stelle che ha raggiunto il 15%.
Sembrerebbe che a Salvini non saranno assegnati ministeri chiave. Comunque c’è preoccupazione tra gli immigrati e le associazioni che se ne occupano. Mentre la retorica di Salvini puntava sul concetto dei “porti chiusi”, la Meloni ha sempre puntato sul concetto di “blocco navale”. Che sarebbe un’operazione di intercettazione dei migranti nel Mediterraneo, da svolgere in accordo con le autorità dei Paesi del nord Africa, per rimandare indietro i barconi. Anche la ministra Lamorgese aveva detto di voler fare qualcosa del genere, ma la sinistra ha sempre attaccato duramente la Meloni, interpretando alla lettera la definizione di “blocco navale”, come se la Meloni avesse proposto un atto di guerra nel quale si spara sui mercantili diretti verso il nord Africa.
La strategia di demonizzare oltremodo l’avversario si è rivelata fallimentare. Evidentemente la maggioranza degli italiani è rimasta delusa dal Partito Democratico e dai suoi alleati. Nel periodo berlusconiano il Pd si era battuto contro i centri di espulsione, come se fossero luoghi di violazione dei diritti umani. Quando lo schieramento è arrivato al governo però ha lanciato un piano di apertura di un Cpr per ogni regione, cambiando pochi dettagli ma lasciando inalterata la stessa linea portata avanti dallo schieramento avversario. Anche gli accordi con la Libia per impedire le partenze dei migranti sono stati appoggiati dal centrosinistra, con grave disappunto da parte degli attivisti che da anni segnalano le squallide condizioni dei centri di detenzione libici.
Attaccare duramente la destra su queste questioni e poi portare avanti delle politiche simili toglie credibilità a tutto lo schieramento.
Il presidente della Federazione delle Diaspore Africane in Italia si è appellato alla Meloni affinché sia più responsabile nei confronti degli immigrati di quanto ha fatto finora.
Tra l’altro ha ricordato un episodio risalente al 2019, quando la Meloni diffuse un tweet contro gli africani subito dopo l’omicidio di un carabiniere, quando ancora non si sapeva che gli stranieri che l’avevano ucciso erano bianchi statunitensi. “Che io sappia, per quest’episodio non ha mai chiesto scusa”, ha detto l’intervistato.
Il quale ha notato che anche la sinistra ha paura di pronunciare la parola immigrazione, col risultato che “domina un’immagine tutta al negativo”.
Si è spinto per ottenere lo Ius Scholae, certo, ma perché la gente dovrebbe essere favorevole, se gli unici immigrati di cui sente parlare sono quelli che delinquono?

I programmi dei partiti

Il sito Immigrazione.it ha raccolto tutti i programmi di tutti i partiti, mettendo in evidenza i punti che riguardano la gestione dell’immigrazione.
Il Pd ne parla in terzultima pagina. Dice di voler istituire lo Ius Scholae, e lancia poi l’idea di un’agenzia di coordinamento delle politiche migratorie “che diventi il principale attore di riferimento per tutto ciò che riguarda il monitoraggio e la gestione dei flussi migratori, del rispetto dei criteri di accoglienza e dell’efficacia delle politiche di integrazione nella società e nel mondo del lavoro, attraverso il coinvolgimento delle istituzioni preposte, delle associazioni di categoria e del volontariato”.
La Bossi-Fini è da abolire e da sostituire con una legge che permetta l’ingresso legale per ragioni di lavoro.
Si parla poi di accoglienza diffusa e di corridoi umanitari, “promossi da Comunità di S.Egidio, Federazioni chiede evangeliche, Tavola Valdese e Caritas”.
Ci si esprime poi contro respingimenti, chiusura dei porti e blocchi navali: “Vale il sacrosanto principio per cui chi è in pericolo in mare va soccorso e salvato”.
Dagli italiani, non dai libici.
La Lega a pagina 6 ha un punto intitolato “Sicurezza e contrasto all’immigrazione illegale”.
Qui il dramma delle famiglie che fuggono dalla povertà, o dei giovani che cercano lavoro passa in secondo piano. Si parla di Decreti sicurezza, di adeguamento dell’organico e delle dotazioni delle forze dell’ordine “e dei vigili del fuoco”, operazione Strade Sicure, poliziotto di quartiere, contrasto al fenomeno delle baby gang, cyber sicurezza, riqualificazione dei quartieri in stato di degrado e illegalità diffusa, lotta alle mafie e al terrorismo, contrasto all’antisemitismo e all’integralismo islamico, lotta allo spaccio, piano carceri eccetera.
Il programma prevede il “contrasto all’immigrazione irregolare e la gestione ordinata dei flussi legali di immigrazione”, e aggiunge che bisogna “favorire l’inclusione socieale e lavorativa degli immigrati regolari”.
Chiede però la difesa dei confini nazionali ed europei come richiesto dalla Ue, e la creazione di hotspot “nei territori extra-europei, gestiti dall’Unione Europea, per valutare le richieste d’asilo”.
Gli stessi 16 punti si trovano anche nel programma di Fratelli d’Italia, che fa parte della stessa coalizione. L’unica differenza è che sono stati impaginati in maniera più ordinata.
Il Movimento 5 Stelle si dice a favore dello Ius Scholae, nella sezione Diritti, dove si parla anche di contrasto all’omotransfobia e di educazione sessuale nelle scuole. Nell’ultima pagina si parla dell’adozione di un meccanismo comunitario per definire la gestione dei flussi migratori e le operazioni di primo intervento, nonché la successiva accoglienza, ripartizione e distribuzione tra i paese membri dell’Unione Europea”, e di “lotta alla tratta di essere umani e rafforzamento delle politiche di inclusione e integrazione sociale e culturale”. Poco più sopra si parla sia di “solida collocazione dell’italia nell’Alleanza Atlantica” aggiungendo “no alla corsa al riarmo, sì al progetto di difesa comune europea per la pace e la sicurezza”.
Come si può stare solidamente in un’alleanza che vuole fare la guerra a Putin e contemporaneamente sostenere un’altra alleanza europea che vuole la pace? Bisogna avere “un atteggiamento proattivo e non fideistico, che renda l’Italia protagonista nell’ambito dei vari consessi”, dicono i 5 Stelle.
L’alleanza tra Verdi e Sinistra Italiana mette a pagina 21 un punto dedicato alle “Migrazioni”.
“Non esiste oggi nessuna emergenza migrazione e, nonostante il becero populismo della destra che alimenta razzismo e paure, non siamo di fronte a nessuna invasione, ma a percorsi migratori che rappresentano una risorsa demografica, economica e sociale fondamentale”.
Bisogna lottare contro la marginalizzazione, lavorare ad una politica dell’accoglienza e dell’integrazione. E anche “guardare alle cause profonde delle migrazioni, che sono spesso l’effetto diretto delle diseguaglianze, di guerre, ma anche delle devastazioni climatiche e delle politiche che nel corso degli anni hanno spossessato di risorse e impoverito le popolazioni del sud del mondo”.
Bisogna creare canali di migrazione legali e sicuri e abolire la Bossi-Fini, riformare a livello europeo il diritto d’asilo, contrastare la criminalizzazione dell’aiuto.
Segue una lista di punti in cui c’è la cancellazione dei Cpr, oltre alla proposta di rivedere gli accordi Italia-Libia, superare il regolamento di Dublino, facilitare le procedure su diritto d’asilo o permesso di soggiorno, eccetera.
Un paragrafo è dedicato anche agli italiani che sono migrati all’estero.
Nella pagina precedente si parla di Europa: “Bisogna lavorare affinché il processo democratico dell’Unione venga rafforzato nella sua dimensione sovranazionale, a partire da una centralità maggiore del Parlamento europeo e superando il meccanismo dei veti nazionali”.
Immigrazione.it fornisce i programmi di 17 schieramenti, nell’ordine scelto dal Ministero dell’Interno, che parte da Azione di Calenda, Lega e Gilet Arancioni e arriva fino a De Magistris, Italia Sovrana e Popolare, +Europa.

Giuseppe Brescia e l’immigrazione

A fine luglio l’onorevole Giuseppe Brescia del Movimento 5 Stelle ha tenuto un discorso alla Camera sul problema immigrazione. Ha poi caricato il filmato su Facebook, senza spiegare di preciso quale era il provvedimento in discussione. Brescia ha detto che né la destra né la sinistra hanno mai voluto affrontare direttamente il problema, e che bisognerebbe aprire dei corridoi per consentire ai lavoratori stagionali di entrare in Italia e rimanerci soltanto il tempo necessario. Bisognerebbe inoltre superare i decreti flussi per permettere l’ingresso legale di chi cerca lavoro.
Alcuni messaggi ricevuti sono di incoraggiamento, altri riguardano la mancata riforma della polizia locale, qualcuno chiede di togliere due stelle al simbolo per via delle privatizzazioni di acqua pubblica e trasporti. Alcuni segnalano il degrado delle piazze e delle periferie collegandolo con la questione dell’immigrazione: “Spaccio, violenza, arroganza, prepotenza, gang… Chiedi info più dettagliate a Brumotti”.
Brumotti è l’inviato di Striscia la Notizia, famoso perché va a provocare gli spacciatori stranieri facendoli poi arrestare. Tra l’altro, due giorni fa l’inviato della trasmissione satirica è finito di nuovo nelle cronache, essendo stato aggredito e rapinato a Los Angeles da persone di colore. Non stava lavorando, era in ferie con la fidanzata. “Sono un po’ abituato alle aggressioni, ma quello che è successo oggi è sicuramente il record di violenza che abbia mai subito”, ha detto.
Intano Alto Vicentino Online ha intervistato l’autore di un libro che racconta le storie di 32 immigrati. L’autore lavora per il Comune di Schio, e ne ha incontrati tanti negli ultimi 30 anni. Ogni testimonianza è frutto di un colloquio con una persona reale, che è stato registrato col suo consenso e trascritto cercando di alterarlo il meno possibile, inclusi gli errori di pronuncia e i tic. L’autore racconta che ha trovato grande disponibilità da parte degli stranieri a raccontare le loro storie. Non ha voluto vincolarli alla sua visione del problema con domande troppo limitate, li ha lasciati parlare, e a un certo punto ha anche dovuto interromperli per evitare che il resoconto diventasse molto più lungo rispetto allo spazio a disposizione. Quando possibile, ha cercato verifiche ai dettagli forniti nei racconti, trovando sempre conferme.

“Ius soli? No grazie”

Salvini ieri sera ha pubblicato una tabella col numero di cittadinanze concesse agli stranieri in alcuni Stati europei. L’Italia è il Paese che ne ha concesse di più, 131 mila, seguita da Spagna 126 mila, Germania 111 mila, Francia 86 mila. I dati si riferiscono al 2020.
“Con la legge attuale l’Italia è il Paese europeo che nel 2020 ha concesso più cittadinanze. Famiglie e imprese chiedono di risolvere i problemi di lavoro, tasse e bollette. Non vogliono sentir parlare di droga libera o di favori alle baby gang di immigrati”, scrive il leader della Lega.
Il tweet esce in risposta a quanto avvenuto alla Camera, dove “in una Roma deserta” per la festa dei Patroni “la sinistra di Governo (Pd, M5s e Leu) ha tentato “una doppia forzatura che provoca l’ennesima fibrillazione nel Governo Draghi”, secondo il resoconto che ne ha dato il Giornale.
Per i leghisti la proposta di ius scholae che è stata avanzata non è altro che uno “ius soli mascherato”. Inoltre a provocare malumore è anche una proposta di liberalizzazione delle droghe leggere. “Per noi sarebbe difficile spiegare ai cittadini che ci occupiamo di questo invece che dei rincari dei carburanti”, dicono i leghisti. Che aggiungono: “La risposta della sinistra è stata arrogante: noi abbiamo i numeri. A fronte di questo atteggiamento abbiamo aperto una riflessione politica nella Lega, perché così non si può andare avanti”.
Salvini ha sintetizzato: “La sinistra vuole far saltare il Governo”.
E in effetti Letta ha reagito in maniera totalitaria: “Se fanno barricate anche sullo ius scholae vuol dire che alla fine non vogliono nessuno che non abbia continuità con la razza italiana, qualcosa di inaccettabile”.
Solita strategia di demonizzazione del nemico: Salvini non ha detto che bisogna abolire la legge attuale che dà la cittadinanza a un numero di stranieri maggiore rispetto agli altri Paesi europei, sostiene soltanto che la legge è abbastanza aperta così com’è. Così come quando andava nelle piazze a dire che era favorevole ad accogliere chi fugge dalle guerre ma voleva rimpatriare i migranti economici, e i grandi giornalisti di sinistra andavano in tv a dire che Salvini voleva trucidare tutti i migranti (“Non voglio dire trucidati ma eliminati”, Eugenio Scalfari quattro anni fa).
Comunque le parole di Letta non si riferivano necessariamente a Salvini. Giorgia Meloni non ha fornito numeri, non ha detto nulla sulla legge attualmente in vigore, ma ha scritto che “La volontà della maggioranza Draghi di impegnare il Parlamento su questi temi è un’offesa agli italiani alle prese con una crisi economica senza precedenti, alle imprese in ginocchio, alle famiglie strette nella morsa del carovita”.
Insomma, un durissimo muro contro muro. Se una proposta di apertura verso ragazzi che già vivono e studiano in Italia viene presentata come un’offesa nei confronti di gente che già è arrabbiata per via delle difficoltà economiche, è chiaro che si sta fomentando lo scontro.
Certo è che il Governo al momento è abbastanza instabile. La Meloni è fuori ma la Lega no. E se la Lega minaccia di sfilarsi per protesta contro lo ius soli, la situazione potrebbe diventare preoccupante, tanto più che un’altra delle componenti del Governo, i 5 Stelle, è in subbuglio. Il ministro dell’Interno Di Maio è uscito dal Movimento per divergenze sull’invio di armi in Ucraina. Molti lo hanno seguito. Il Movimento continua ad appoggiare il Governo e ad essere diretto da Conte. Ma qualcuno ha messo in giro voci di una possibile rimozione di Conte da parte di Grillo. Insomma, una situazione apparentemente precaria.
Simbolicamente la discussione sullo ius scholae è stata rinviata alla settimana prossima, per dare la precedenza al decreto aiuti da 14 miliardi che evidentemente sta particolarmente a cuore ad alcuni elettori. Si spera così di svelenire il clima politico, concedere qualcosa sperando che il provvedimento possa passare lo stesso senza creare danni alla maggioranza.
Saviano su Twitter non ha ancora detto niente su due provvedimenti, ius scholae e droghe leggere, su cui comunque si sa come la pensa. Due settimane fa ha pubblicato sul Corriere una foto scattata in un centro di detenzione in Libia, forse quello di Ain Zara. Si vedono materassi appoggiati per terra, affiancati uno all’altro senza lasciare da nessun lato lo spazio per camminare.
Un’occasione per attaccare Salvini, sulla base di un ricordo secondario risalente al passato: “Erano gli anni in cui un Salvini sudaticcio bofonchiava qualcosa in risposta a chi fosse Al Baghdadi… ‘mio zio, mio cugino, un tifoso dell’inter’. Incredibile per uno che ha fatto del disprezzo per lo straniero, anche di quegli stranieri che scappavano e scappano dalle atrocità dell’Isis, la sua bandiera”, scrive Saviano.
Il riferimento è a un video del 2014 in cui un’inviata delle Iene faceva insistentemente domande ai politici su questioni che non c’entravano direttamente con l’attività legislativa del Parlamento. Nel caso di Salvini, si vede quest’ultimo che prova a rifiutare l’intervista, ma visto che in quei casi il rifiuto non è possibile, dava delle risposte completamente nonsense. Forse la meno assurda è che Al Baghdadi “mette il burqa alla sua donna, il che me lo rende meno simpatico”.
C’è da dire che Al Baghdadi era un terrorista iracheno, mentre il burqa viene imposto dai talebani in Afghanistan, a tremila chilometri di distanza. E che le Iene non sono mai andate a fare domande a bruciapelo a Saviano su chi abbia vinto l’ultimo premio Nobel o chi sia l’attuale presidente dell’Iraq, anche se se ne è parlato sui giornali. E che nel filmato delle Iene vennero inserite solo le risposte sbagliate, visto che la tesi da dimostrare era quella che i politici non sanno niente.
Del resto Salvini era sudaticcio nel filmato perché era stato intervistato a sorpresa sotto il sole e contro la sua volontà, mentre la giornalista si presume che si fosse truccata prima di realizzare il servizio, come avviene normalmente nel mondo dello spettacolo.
Per quanto riguarda la Libia e i terroristi islamici, sembrerebbe che i simpatizzanti dell’Isis abbiano preso piede solo dopo che gli americani hanno messo a ferro e fuoco il Paese favorendo l’assassinio di Gheddafi, ma questo nell’articolo del Corriere non c’è scritto.
Comunque, al momento quando si pensa alla Libia non si pensa agli islamici cattivi, ma ai russi cattivi. Proprio ieri il Corriere ha scritto: “Mai come in questo momento il caos interno libico risulta funzionale alla Russia di Vladimir Putin, oggi più di prima interessata a ricattare l’Italia e in generale l’Europa occidentale sulla questione energetica”.
Nel Paese sarebbero presenti 1.600 mercenari russi. E i governi in carica sarebbero due. Le trattative a Ginevra sono fallite nelle ultime ore. Manca un’intesa sulle prossime elezioni.
Il mandato dell’attuale rappresentante Onu per la Libia sta per scadere. Secondo il giornalista del Corriere la Russia boicotterà la nomina del successore per impedire ogni soluzione.
Per il Corriere i due personaggi che, in competizione tra loro, hanno trovato sostegno alla corte di Putin sono Khalifa Haftar e Saif Al Islam.
Il premier appoggiato dall’Onu invece è Al Sarraj, che ha proposto una conferenza per far ripartire il dialogo politico. Il punto di partenza, secondo l’Ansa, sarebbe l’esclusione del generale Haftar. E già questo è tutto un programma: con chi si dialoga se si esclude una delle parti in causa?
Comunque Saviano non dice nulla di tutto questo nel suo articolo (chissà come risponderebbe a domande a bruciapelo da parte delle Iene: Chi è Saif Al Islam? Cosa vuole Haftar?). Saviano racconta invece le storie di alcune persone comuni: un diciannovenne del Darfur che si è impiccato a Tripoli, e un quarantaduenne marocchino annegato nel tentativo di salvare due bambini a Castel Volturno.
In mezzo, ci sono delle conclusioni politiche: l’Europa e l’Italia ritengono la Libia un porto sicuro, e la finanziano per farla diventare un confine invalicabile tra Africa e Italia. “Quanti soldi dati a criminali, soldi che si sarebbero potuti investire per creare speranza e non disperazione”, dice lo scrittore.
L’articolo si conclude con un accenno a Papa Francesco, il quale si sarebbe rifiutato di partecipare ad un incontro a Firenze a causa della presenza dell’ex ministro dell’Interno Marco Minniti. “Il Papa è stato tra i primi ad esprimersi sui centri di detenzione in Libia, definendoli campi di concentramento e luoghi di tortura. Non se la sarebbe sentita di partecipare ad un consesso in cui era presente chi, dopo Berlusconi e Gheddafi, aveva ripristinato un orrore che ha causato sofferenze e non ha risolto il dramma dell’attraversameno del Mediterraneo, legittimando in Italia la destra sovranista più becera e cialtrona”.
Papa Francesco non ha detto niente contro Minniti. I resoconti si basano tutti su retroscena e indiscrezioni, talvolta con virgolettati non confermabili (non basati su trascrizioni ma sul resoconto fatto da fonti anonime).
Minniti non ha risposto a Saviano, né ha detto di recente qualcosa di significativo sui migranti, a parte la previsione di un aumento dei flussi in caso di interruzione dei rifornimenti alimentari all’Africa in conseguenza della guerra in Ucraina.
“L’Europa rischia di trovarsi in una tenaglia umanitaria: da una parte i profughi ucraini e dall’altra quelli del Mediterraneo centrale, chi scappa dalla guerra e chi dalla carestia”, ha detto su La7 all’inizio del mese scorso.
Minniti è molto preoccupato da una possibile crisi alimentare, per cui dice di voler puntare sul tentativo di spingere Putin verso un negoziato, che è una cosa “diversa dalla capitolazione”.
Minniti diceva anche che i Cpr erano una cosa diversa dai Cie. Comunque non dice a cosa l’Occidente dovrebbe rinunciare, sempre che negoziato significhi per lui fare qualche passo indietro su qualcosa per salvare la pace.
Ha anche parlato dell’esigenza di “circondare diplomaticamente Putin” usando anche il Mediterraneo.

Scaricabarile sui migranti

Il Giornale ha scritto un paio di articoli contro la Ministra dell’Interno Lamorgese, che starebbe facendo “scaricabarile” in merito alle responsabilità sull’arrivo dei migranti.
Il fatto è che la ministra ha parlato al congresso della Cisl, dicendo che con il blocco del grano provocato dalla guerra in Ucraina c’è il rischio di una gravissima crisi umanitaria che andrà a incidere sui flussi migratori dal nord Africa.
Infatti ci sono alcuni Stati che dipendono per il 50% dalle importazioni di grano da Russia e Ucraina, e a breve si troveranno in enorme difficoltà.
Il Giornale invece riordina i dati degli ultimi anni mettendoli in relazione con i nomi dei ministri dell’Interno. E viene fuori che il trend ha toccato il punto più basso con il ministro Salvini, per poi riprendere a salire con la Lamorgese. Quindi secondo i giornalisti non è soltanto la guerra ad avere provocato l’inversione di tendenza, ma anche il rifiuto di una politica intransigente a proposito di chiusura porti e Ong.
I giornalisti hanno diffuso la vaga ipotesi che Salvini potrebbe andare a Mosca a cercare una mediazione.
In Parlamento si è anche espresso contro chi continua a parlare di armi e guerra. Cercare la pace significa anche fare l’interesse dell’Italia, ha detto.
Il professor Orsini ha scritto su Facebook che gli ucraini si stanno vantando per i soldati russi che sono riusciti ad uccidere grazie ai mortai forniti dall’Italia. Quindi non c’è da stupirsi che la telefonata Draghi-Putin si sia conclusa con un nulla di fatto, dice Orsini, entrando in polemica con il direttore di Repubblica, secondo cui il presidente del Consiglio italiano sta lavorando per la pace.
Intanto Salvini condivide la notizia che di un diciannovenne egiziano che ha violentato una diciottenne italiana nella stazione di Monza. O meglio, Salvini condivide il titolo del Giornale, ma non il link all’articolo, in cui c’è scritto che la ragazza è stata spinta contro il muro e palpeggiata, ma è riuscita a divincolarsi e a fuggire.
Lo straniero è stato poi individuato grazie alle immagini della videosorveglianza, e si trova ora in carcere.
Il problema è che risultava irregolare in Italia. Il ragionamento che si fa a destra è questo: se gli fosse stato impedito di entrare, o se fosse stato rimpatriato, non avrebbe potuto commettere il crimine.
Che dice la sinistra, intanto? Letta ieri ha retwittato messaggi riguardanti il ddl Zan, le elezioni locali a Sesto San Giovanni, gli incontri sulla riforma della scuola e le commemorazioni di alcuni politici scomparsi.

Ius Scholae

All’inizio di questo mese la Cgil ha chiesto di calendarizzare la discussione del testo sullo ius scholae nonostante l’ostruzionismo in commissione. Si può fare se le forze politiche che sostengono la riforma esprimono una volontà politica comune a sostegno di un aggiornamento della calendarizzazione.
Il provvedimento dovrebbe riguardare coloro che sono nati in Italia o che vi sono arrivati entro il dodicesimo anno di età.
Il sito Vita.it ha riportato l’opinione dei pedagogisti che appoggiano la riforma. La legge attuale sarebbe anacronistica, facendo riferimento a categorie ottocenteshe.
Al momento la cittadinanza può essere acquisita solo al diciottesimo anno di età. Fino a quel momento, i figli di genitori stranieri hanno qualche diritto in meno rispetto agli altri.
Nelle ultime settimane c’è stato un botta e risposta a distanza tra il segretario del Pd Letta e la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
Per Letta quello per l’approvazione di ius culturae e ius soli deve essere “lo sforzo principale che abbiamo davanti”. La Meloni gli fa notare che le priorità dovrebbero essere altre: bollette, prezzi, benzina, imprese, scarso controllo del territorio e emergenza immigrazione clandestina.
Più di recente, la Meloni ha respinto le accuse indirizzate contro di lei per quanto riguarda i migranti: “Riguardo una nostra campagna d’odio sull’immigrazione, mi dicano quali sono questi toni di campagna d’odio. Io le parole di odio non le ho mai usate. Quando parlo di migrazione non me la prendo con i migranti ma con chi li sfrutta”.
Gli scafisti, sicuramente. E le Ong?
Membri di Medici Senza Frontiere e Save The Children sono finiti sotto processo con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ieri è stato chiesto per loro il rinvio a giudizio in relazione alle attività della nave Iuventa, che è stata sequestrata nel 2017 e da allora è abbandonata nel porto di Trapani.
Tra le accuse anche quella di “collusione con i trafficanti”.
Le prossime udienze ci saranno il 7 e il 15 giugno.
Laura Boldrini all’inizio del mese è stata in tv a Piazza Pulita, su La7, per dire che la destra che esprime Giorgia Meloni presidente del Consiglio non è moderna, ma “reazionaria, retriva, oscurantista, non sufficientemente improntata all’europeismo, che non può guidare un paese fondatore dell’Unione Europea, che non sa prendere le distanze dall’estremismo, non è liberale…”
Da allora, sulla pagina Twitter della Meloni, è fissato in evidenza un video di quattro minuti con le dichiarazioni della Boldrini e la risposta della leader Fdi. La quale, prima di entrare nel merito, contesta la domanda del conduttore della trasmissione, che chiede ad un’esponente della sinistra “estrema” se un partito avversario che vincesse le elezioni avrebbe poi diritto a governare. E soprattutto contesta la risposta della Boldrini, “No”. A questo punto il Partito Democratico dovrebbe cambiare nome, ironizza la Meloni prima di rispondere brevemente su uno dei punti sollevati dalla ex presidente della Camera, quello della riforma del catasto.

Minniti, corridoi alimentari per l’Africa

L’ex ministro dell’Interno Marco Minniti ha chiesto di aprire corridoi alimentari verso l’Africa, per evitare una drammatica crisi alimentare che può provocare drammatiche tensioni sociali.
Alcuni Paesi africani dipendono per il 96% dal grano russo e ucraino.
Minniti l’anno scorso si è dimesso dalla carica di deputato e dirige ora una fondazione chiamata Med-Or, che ha lo scopo di “promuovere le relazioni con il Mediterraneo, l’area subsahariana, il Medio e l’Estremo Oriente, in particolare con programmi strutturali nell’ambito dell’aerospazio, della difesa e della sicurezza (cyber e non)”, a quanto scrive Wikipedia.
La fondazione è promossa dall’azienda Leonardo, che si occupa di difesa, aerospazio e sicurezza, il cui maggiore azionista è il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Le sue dichiarazioni sono state riportate da Adnkronos senza approfondimenti. Da dove si può prendere un intero raccolto in più per sfamare l’Africa “oggi, non tra tre mesi”?
Minniti, intervenuto ad un convegno a Sorrento, si è chiesto “come reggerà l’Europa” se dovesse trovarsi “stretta in una tenaglia umanitaria” tra profughi ucraini e profughi africani.
Due giorni fa Globalist aveva ironizzato su dichiarazioni rilasciate dal segretario della Lega (anche lui ex ministro dell’Interno): “Salvini riesce a parlare di migranti anche riguardo la guerra: ‘Pace subito o in Italia arriveranno milioni di africani'”, era il titolo di un articolo.
Per Salvini almeno 20 milioni di persone saranno ridotte alla fame in Africa e saranno pronte a partire.
Il sito nota che qualche anno fa il leader leghista si faceva fotografare ai raduni dei produttori di armi, mentre ora “ha messo il saio di San Francesco e straparla di pace e disarmo”.
“Se qualcuno stanzia 40 miliardi per mandare le armi il discorso si complica. Io preferirei stanziare soldi per aiutare le persone a mangiare”, ha detto Salvini.
Se salta la semina adesso, tra qualche mese ci sarà un’enorme carestia, dice il segretario leghista.
Il sito si limita a puntare il dito su di lui e sghignazzare sul fatto che “straparla”, ma l’articolo non fornisce nessun argomento contrario.
E’ vero che Salvini si faceva fotografare ai raduni di produttori di armi, ma in quel caso era per sostenere le leggi sulla legittima difesa individuale, non per provocare una guerra mondiale con conseguente carestia.
Salvini è ancora sotto processo per il caso Open Arms. Ieri i mass media hanno raccontato di qualche tensione al processo durante una deposizione riguardante il ruolo delle Ong nel Mediterraneo.
Minniti è stato in tv, su La7, a commentare la scelta improvvisa di Finlandia e Svezia di abbandonare la tradizionale neutralità per aderire alla Nato. L’Alleanza “non può che rispondere positivamente”, dice l’ex ministro. Questo è “il frutto avvelenato dell’invasione”, secondo Minniti. Le popolazioni dei due Paesi ora sono favorevoli all’ingresso nella Nato. Volendo tenere la Nato lontana dai suoi confini, la Russia ha ottenuto esattamente l’effetto opposto, nota l’ex ministro (che sorvola sul fatto che stava ottenendo lo stesso effetto anche rimanendo ferma, visto che la Nato si stava già estendendo a ridosso dei confini russi).
Minniti dice anche che sarebbe meglio che questa guerra non andasse per le lunghe; più continua la guerra e più morti ci sono. A suo dire il piano dei russi era quello di arrivare a Kiev e deporre Zelensky. Il piano sarebbe fallito (In realtà i russi hanno detto dall’inizio che la loro era solo un’operazione militare limitata per ottenere il riconoscimento dell’annessione della Crimea e dell’indipendenza del Donbass, su cui né l’Occidente né soprattutto Zelensky hanno fatto il minimo passo avanti).
Per Minniti bisogna aprire una fase negoziale; l’obiettivo non è sconfiggere la Russia, non è deporre Putin; bisogna invece fornirgli una via d’uscita. E anche a breve termine.
Dopodiché ha dettato la linea sulle questioni del grano e dell’assedio alla Azovstal.
Chiaramente tutte queste sono questioni secondarie: se la Russia è in guerra contro l’espansione della Nato e in Occidente ci si rifiuta di parlare dell’argomento o se ne parla soltanto a favore è chiaro che qualunque trattativa è fallita in partenza.
Per far aderire Finlandia e Svezia dovrebbe essere necessario il consenso degli Stati membri dell’Alleanza. E la Turchia sembra si stia mettendo di traverso, apparentemente solo per il presunto appoggio dei due Paesi alla causa curda.
In Italia gli ex grilini di Alternativa stanno cercando di opporsi all’allargamento della Nato. Il loro peso politico al momento è molto scarso.
Il Giornale ironizza anche sui “personaggi della variopinta fauna delle talking heads filo-russe”, che competono con “l’ossigenato” Orsini e che considerano l'”intempestiva annessione della Finlandia alla Nato” come un’atto di guerra “al buon vecchio Putin”.
L’esponente dei 5 Stelle Conte da un lato si batte contro l’invio di armi in Ucraina (senza tenere conto del fatto che ha già votato a favore in Parlamento) dall’altro evita di esprimersi sull’estensione dell’Alleanza, mentre i commentatori prevedono che alla fine voterà a favore.
Letta pochi giorni fa ha twittato per complimentarsi con Draghi per il “chiaro e forte” messaggio che ha dato a Biden: “Priorità dell’Italia e dell’Europa è far cessare i massacri e arrivare alla pace”.
Ma senza una spiegazione della strategia sull’espansionismo Nato, è soltanto uno slogan.
Del resto sui mass media il segretario Pd non viene citato granché, a parte le dichiarazioni generiche rivolte a Conte per pesare le parole e “dimostrare capacità di discernimento” per “non sciupare la grande opportunità che abbiamo oggi”, cioè “un governo con una maggioranza larga che ha sulle spalle la tenuta del Paese in questo momento di unica difficoltà”.
Un governo che potrebbe ritrovarsi a gestire un terremoto economico se si dovessero interrompere i rifornimenti energetici dalla Russia. La questione al momento è tenuta in secondo piano dai mass media. Che si limitano a tirare un sospiro di sollievo solo per una lettera di Gazprom che ha rassicurato sul fatto che il prezzo del gas non sarà influenzato da eventuali rivalutazioni del rublo. “Si intuisce una disponibilità al compromesso”, scrivono i giornalisti.
E mentre lo scrivono, l’Austria, che si è rifiutata di pagare in rubli è rimasta a secco. “Austria minaccia di confiscare l’impianto a Gazprom”, titolano i giornali. La struttura di Salisburgo, rimasta vuota, verrebbe consegnata ad “altri fornitori”, che al momento non si sa chi possano essere.

De Falco: mitigare i toni

Il senatore Gregorio De Falco ha scritto quattro giorni fa che “gli Stati Uniti devono mitigare i toni aggressivi e abbandonare quell’obiettivo proclamato pochi giorni fa di voler (far) portare la guerra in territorio russo per infiacchire l’aggressività militare dei russi”.
Il politico era ottimista: l’apertura ucraina ad una trattativa di pace senza accordo preliminare per la riconsegna della Crimea faceva pensare che “la pace sia meno lontana di quanto non fosse poco tempo fa”, e dava l’opportunità a Putin di mostrarsi per quello che è: o un pervicace aggressore o una persona disposta a trattare.
Peccato che gli Stati Uniti non stiano affatto rallentando: Biden ha appena firmato un provvedimento che serve ad accelerare l’inoltro di armi alle forze ucraine e che ricorda una legge simile approvata nel 1941, alle soglie dell’ingresso degli Usa nella seconda guerra mondiale.
Solo dieci parlamentari hanno votato contro.
In Italia il presidente del Consiglio Draghi è completamente appiattito sulla posizione americana, anche sulla questione delle armi, tanto da provocare qualche borbottio anche all’interno della maggioranza.
Secondo Il Tempo il segretario Pd Letta ha detto che l’Europa è adulta, non deve farsi guidare dagli Usa e deve riuscire a fermare la guerra. “Sono fuori luogo le uscite di Boris Johnson, quando dice che la guerra va portata sul territorio russo”, ha detto Letta.
Sulle armi inviate dall’Italia agli ucraini vige la massima segretezza. Draghi si è rifiutato di riferire in Parlamento, come gli aveva chiesto Conte.
“Anche Matteo Salvini pensa che stiamo alimentando l’escalation del conflitto attraverso l’invio incondizionato di armi”, scrive Il Tempo.
Per il segretario leghista la voglia di dialogare da parte di Zelensky c’è: “L’importante è che non ci sia qualcuno altrove che voglia alimentare questa guerra”.
Il quadro generale è alterato da una narrazione che ha un po’ forzato quello che si è detto in questi giorni. Valigia Blu ha dedicato un lungo articolo alle esatte parole che sono state dette da Zelensky e Stoltenberg, interpretate in maniera semplicistica nei titoli dei quotidiani.
Comunque la posizione intransigente della Nato c’è: “I membri della Nato non accetteranno mai l’annessione illegale della Crimea”, ha detto Stoltenberg, pur aggiungendo che la decisione su come disegnare la pace “spetta al governo e al popolo sovrano dell’Ucraina”.
Zelensky ha detto che è “stato eletto dai cittadini per essere il presidente dell’Ucraina e non di una mini-Ucraina”. Quindi se da un lato ha chiesto ai russi di tornare alle posizioni precedenti al 23 febbraio (quando i soldati di Putin occupavano la Crimea ma non il Donbass) non ha detto che è disposto a rinunciare alla Crimea. E non ha neanche detto che smetterà di armare il suo Paese e integrarlo nella Nato dopo il ritiro dei russi.
Johnson la settimana scorsa ha detto che “non intendiamo provocare alcun cambiamento geopolitico a Mosca”.
Comunque la tv russa sta presentando i vari scenari possibili in caso di escalation. Esistono missili che potrebbero raggiungere le capitali europee in pochi minuti, e anche un ordigno in grado di provocare uno tsunami sulle coste britanniche, emettendo anche radiazioni.
Secondo il sito Ares Difesa tra le armi fornite dagli Usa all’Ucraina ci sarebbero anche delle mine, “utilizzabili in modalità di detonazione a comando secondo il trattato sulla messa al bando delle mine del 1997”.
Il sito non approfondisce, altre testate non hanno ripreso la notizia.
Si parla di mine anche per quanto riguarda le forniture tedesche agli ucraini: in quel caso si tratterebbe di mine anticarro.
Zelensky intanto ha premiato un cagnolino che nelle ultime settimane è stato impiegato nelle operazioni di sminamento.

Meloni: “Lamorgese detta Caronte”

“E’ intollerabile che grazie all’incapacità del nostro ministro degli Interni Luciana Lamorgese detta Caronte, continuino a sbarcare sulle nostre coste migliaia di immigrati clandestini quando noi ci dobbiamo occupare di profughi veri”. Lo ha detto Giorgia Meloni nel corso della conferenza programmatica del suo partito, ripetendo che l’unica cosa da fare in questo caso è istituire un blocco navale. “La sinistra immigrazionista non lo capirà mai”, twitta la Meloni, condividendo il filmato con la scritta in sovrimpressione: “Le politiche migratorie della sinistra hanno fallito”.
Un centinaio i commenti ricevuti, molti dei quali negativi.
Comunque, secondo gli ultimi sondaggi, Fratelli d’Italia sarebbe il primo partito in Italia, seguito dal Pd.
Un blogger di Huffington Post ha scritto un articolo in cui chiede alla destra seria di organizzarsi contro le “fascisterie” di Fratelli d’Italia. Contenuto riservato agli abbonati.
La Lamorgese non è stata toccata più di tanto dal nuovo attacco della Meloni.
Ieri, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa ha rilasciato varie dichiarazioni sull’argomento, senza citare il fatto che l’Europa impedisce di lavorare ai giornalisti collegati col governo russo non sulla base di reati stabiliti dal codice penale, ma sulla base di una decisione di censura politica.
Una decina di giorni fa la ministra è stata pungolata anche dalle Ong, che l’hanno accusata di non avere mantenuto gli impegni in materia di soccorso in mare. Anche in questo caso non si è degnata di rispondere.
La frase della Meloni sulla Lamorgese “Caronte” (il traghettatore dell’Inferno di Dante) è stata ripresa da alcuni siti web, tra cui quello dell’Agi, nel resoconto della giornata conclusiva della conferenza programmatica del partito.
In America Biden ha deciso il mese scorso la sospensione a partire dal prossimo 23 maggio del Title 42 istituito da Trump per limitare l’arrivo di stranieri durante la pandemia. La destra ha reagito male, ma anche a sinistra c’è qualche dubbio, tenuto conto delle elezioni di medio termine che si svolgeranno a novembre, e che potrebbero punire lo schieramento in caso di nuova ondata migratoria.
Money.it ha titolato: “Confini addio: Biden incoraggia i clandestini a venire negli Usa”.
Il sito scrive che un giudice federale ha fatto slittare la data di entrata in vigore del provvedimento. Una nuova data non è stata ancora comunicata, ma sarà “simbolica della Caporetto 2022 di Biden nella campagna contro gli ingressi illegali”, scrive il sito. “Abolire il Titolo 42 sarà come gettare benzina sul fuoco”. Il numero degli arrestati potrebbe salire ad una media di 18 mila al giorno, oltre il doppio degli 8 mila registrati finora, che sono comunque tanti rispetto ad una capacità ricettiva di 5 mila.
Parlamentari democratici chiedono di posticipare la cancellazione del Titolo 42 a dopo le elezioni di novembre (in cui contano di essere eletti).
Un senatore del Pd italiano ha partecipato ad una conferenza sul futuro dell’Europa a Strasburgo. Ha annunciato che avrebbe presentato richieste in tema di migranti e rifugiati: uniformità nell’applicazione di regole comuni in tutti gli Stati membri, e maggiore coinvolgimento della Ue nella gestione dei flussi migratori ispirandosi al principio della solidarietà e della equa condivisione delle responsabilità.
Ricollocamenti obbligatori? Apparentemente no. “Tutti i migranti e i rifugiati devono avere medesimi diritti e doveri”, ha fatto sapere il senatore. “A prescindere se arrivano in Polonia o in Ungheria oppure in Italia o in Grecia, deve essere chiaro che migranti e rifugiati mettono piede in Europa, non in un singolo Stato membro, e dunque si applicano regole comuni europee”.
La proposta di ricollocamenti obbligatori non piace a Stati come l’Ungheria, che si troverebbero a dover ospitare (con la forza) migranti diretti in Francia. Ma la proposta di un permesso di soggiorno europeo con libertà di circolazione non piace a Stati come la Francia, che si troverebbero a dover sopportare un flusso di migranti maggiore rispetto a Stati come l’Ungheria.
Nessuna decisione sarebbe imminente. Sono anni che ogni tanto si accenna alla riforma del regolamento di Dublino, ma mettere d’accordo tutti è complicato.
Il segretario Pd Letta ha fissato un tweet in cui approva l’Assegno Energia per compensare i costi della “guerra di Putin”. L’assegno servirebbe a qualcosa se si riuscisse a mantenere sul mercato la stessa quantità di gas e petrolio. Peccato che se verranno tagliati i rifornimenti, per forza di cose qualcuno rimarrà senza, per quanti soldi possa ricevere dallo Stato.
I politici non hanno ancora capito come regolarsi con le richieste di pagamento in rubli. Il Governo italiano ha chiesto chiarimenti alla Commissione Europea.
I giornalisti hanno notato qualche incertezza nel corso dell’ultima conferenza stampa, tra presidente Draghi e ministro Cingolani.
I prossimi versamenti sono previsti alla fine di maggio. L’Eni sarebbe disposta ad aprire un conto presso Gazprombank, dove i pagamenti avverrebbero in euro ma sarebbero convertiti in rubli, come deciso dai russi per aggirare le sanzioni senza violare i contratti.
Nonostante il blocco di tutte le attività economiche, finanziarie e commerciali, nonché l’invio di armi da usarsi contro i russi, la Russia sarebbe ancora disposta a rifornire l’Italia di gas e petrolio. La decisione su questa modalità di pagamento spetterebbe al Governo, che però attende ordini dalla Commissione Europea.

Meloni, rimpatriare chi non ha diritto di stare in Europa

Giorgia Meloni ha tenuto un discorso di settanta minuti alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia che si è tenuta a Milano. Tra le altre cose ha parlato anche di migranti: “Non accetteremo che questa crisi umanitaria venga utilizzata dagli schiavisti di sempre per fare altri soldi e altro business. Oggi più di sempre chi è in Europa e non ha diritto a starci deve essere rimpatriato”.
Ha parlato anche di Ucraina: “Non è sorprendente che chi si batte contro il giogo comunista, chi ama la sua patria sia disposto a combattere per quella patria … Se l’Ucraina capitolasse il vero vincitore non sarebbe Putin ma la Cina liberal-comunista di Xi Jin Ping”.
L’Occidente ha rinunciato alla sua anima, ha detto ancora la Meloni. Che ha giustificato le sue critiche all’Unione Europea dicendo che le politiche messe in atto di recente “hanno umiliato la storia europea, l’hanno ridotta al lumicino”. E ha avuto qualcosa da dire anche a Biden: “Non saremo i muli da soma dell’Occidente: non pagheremo un prezzo superiore alla crisi, serve un fondo di compensazione”.
Intanto Enrico Letta ha retwittato un breve messaggiod del segretario dell’Onu Guterres, che ha detto di essere stato commosso dalla resilienza e dal coraggio della popolazione ucraina che non si arrende. “Le Nazioni Unite raddoppieranno gli sforzi per salvare vite e ridurre la sofferenza umana. In questa guerra, come in tutte le guerre, i civili pagano il prezzo più alto”.
Ovviamente non si dice nulla dell’espansionismo della Nato, che è uno dei pretesti che hanno portato il conflitto in corso.
Col messaggio ci sono quattro foto in cui si vedono alcuni edifici distrutti dalle fiamme.
I mass media hanno riportato la notizia che missili russi sono caduti su Kiev anche mentre era in corso la visita di Guterres. Sul sito di Mediaset sono state pubblicate le immagini grezze col fumo delle esplosioni, con qualche didascalia in sovraimpressione e nessun commento di nessun tipo. Al massimo c’è la foto del segretario con espressione pensierosa.
Su qual’è la visione di Guterres l’opinione pubblica italiana sa ben poco. A malapena si sa come si scrive il nome: un editoriale di Huffington Post incentrato sul fatto che Bersani è molto lungimirante e che la sinistra non po’ farsi guidare da “Sleepy Joe e BoJo” (i nomignoli di Biden e Boris Johnson) si fa solo un accenno a “Gutierrez”.
L’articolo dice anche che se continua così Letta lascerà per strada i voti di “una buona fetta di sinistra, che [fa parte di quella] stragrande maggioranza di italiani contrari all’invio di armi all’Ucraina”. Per non parlare dei cattolici che seguono le parole di papa Francesco, e dei centristi alla Calenda, contrari a chiudere i rubinetti del gas russo dall’oggi al domani.
Johnson non è ben visto a sinistra sia per via dell'”escalation in armi” di cui parla Huffington Post, sia per via dei recenti provvedimenti presi sul fronte migranti. Che sono stati criticati dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (che è italiano) e dal quotidiano Avvenire. Tra gli aspetti che più hanno attirato l’attenzione c’è la possibilità di deportare in Ruanda i richiedenti asilo.
Negli ambienti politici circola qualche diceria sul nuovo segretario della Nato, che dovrà essere nominato nei prossimi mesi. Sembrerebbe che gli Stati Uniti siano d’accordo a scegliere un italiano, ma al momento hanno scelto il nome. Era circolato anche quello di Letta, il quale rispondendo al professor Orsini ha escluso di essersi candidato. Ma ci sono altri nomi in lizza, e le scelte politiche del Pd potrebbero essere fatte anche tenendo conto di queste manovre internazionali. C’è anche una parte del Pd che contesta le posizioni troppo atlantiste. Ma fino a che punto?