Fico all’hotspot di Pozzallo. Malta, rilasciato su cauzione capitano Lifeline

Il presidente della Camera Roberto Fico ha visitato l’hotspot di Pozzallo, Ragusa, in Sicilia, e ha rilasciato dichiarazioni che hanno fatto notizia. Ha detto che i porti non li chiuderebbe, ha elogiato il lavoro delle Ong, ha detto che bisogna essere solidali con chi emigra. I vicepresidenti del Consiglio hanno sminuito, specie Salvini che ha detto che quello di Fico è solo un punto di vista personale. Il segretario del Pd Martina invece ha detto di aver apprezzato le giuste parole di Fico, e lo ha esortato a muoversi “sia verso la maggioranza di governo sia nel suo movimento, perché si rifletta con serietà sulla situazione e si fermino scelte sbagliate come quelle fatte finora nell’esecutivo”.
La settimana scorsa proprio a Pozzallo ha attraccato il cargo Alexander Maersk, con un carico di 110 migranti, di cui i mass media hanno parlato appena, essendo troppo presi dalle indiscrezioni sui centri migranti da allestire in Africa. Il Ministro dell’Interno ci sta lavorando, ma non si è ancora capito dove sorgeranno. A quanto pare la Libia non li vuole, quindi si cercherà di promuoverli negli stati confinanti.
C’era poi il caso della nave Lifeline che era tutto da definire. La nave è stata accusata di battere una bandiera falsa (quella olandese). Se la nave fosse arrivata in Italia sarebbe stata sequestrata.
L’aggiornamento giunto nelle ultime ore dice che il comandante dell’imbarcazione, arrestato poi dalle autorità maltesi, è stato rilasciato su cauzione di 11mila euro.
E’ sotto accusa per la questione della registrazione irregolare della nave, ma non per traffico di esseri umani.

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Mieli: hotspot nordafricani? Fumo negli occhi

In un lungo e dettagliato editoriale l’ex direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli sconsiglia al premier Conte di puntare sul piano che prevede la creazione di hotspot in terra nordafricana.
La Libia è da escludere per assenza di un potere centrale, resterebbero Tunisia ed Egitto. Ma questi non sono attraversati da flussi provenienti dall’Africa subsahariana, quindi negli hotspot ci finirebbero gli stessi cittadini dei due paesi, sempre che non si immagini un trasferimento via terra dei migranti catturati in Libia, o un respingimento dall’Italia di stranieri che per quei due Paesi non erano mai passati. Comunque, ci sarebbe la reazione dell’opinione pubblica, che in quei due Stati può portare alla caduta del Governo.
Mieli è convinto che bisognerebbe proseguire con la linea di Minniti, che ha fatto sì che i campi di accoglienza in Libia non siano più lager, grazie all’intervento di Nazioni Unite e Ong, ha a sperimentare corrdioi umanitari, ha trasferito nei Paesi d’origine venticinquemila migranti tramite rimpatri volontari assistiti: gli stranieri hanno accettato di tornare in Gambia, Guinea, Nigeria, in cambio di una ‘dote’ con cui rifarsi la vita.
“Senza contare i centri accoglienza in Niger o sulla frontiera meridionale della Libia che hanno consentito di interrompere questi viaggi della speranza a metà tragitto”, dice Mieli.
Già. Perché fare degli hotspot in nordafrica, se i viaggi della speranza si sono interrotti aprendo dei campi di accoglienza in nordafrica? (Ma non è la stessa cosa?)
Non sappiamo da dove deriva la cifra di 25 mila migranti rimpatriati volontariamente. Si riferisce all’Italia o all’Europa? Ai fatti o alle intenzioni? C’è pure la possibilità che si sia fatto confusione con un altro dato. La Stampa infatti dice che gli stati Ue hanno messo a disposizione 25 mila posti per i reinsediamenti in Europa di chi ha diritto all’asilo (non in Africa). Ma dice pure che il piano Unhcr prevedeva 40 mila beneficiari.
La proposta di hotspot nordafricani non partirebbe dal Governo italiano, né dall’asse Macron-Merkel, secondo cui l’idea non è stata nemmeno discussa, ma da Donald Tusk. Che è un politico polacco, attuale Presidente del Consiglio Europeo, che ieri era a Roma per incontrare il premier Conte.
Nell’incontro si è parlato di prima accoglienza e seconda accoglienza, in vista del meeting che ci sarà domenica prossima tra 8 paesi europei.
Il sito del tg di La7 riporta la sintesi senza spiegare di che si tratta.
L’Opinionista prova a chiarire meglio il concetto: si parla di “primary movements” e “secondary movements”. I primi sarebbero gli spostamenti dall’Africa all’Italia, i secondi gli spostamenti di richiedenti asilo dall’Italia agli altri Paesi europei. E i relativi respingimenti, che avvengono per esempio quando le autorità francesi trovano uno straniero che ha già richiesto asilo in Italia, e lo riconsegnano alle autorità italiane. Ecco, sembra di capire che il Governo Conte non voglia più accettare questo sistema di respingimenti interni, fissato dal Regolamento di Dublino.
Il vertice di domenica è un incontro ristretto tra capi di Stato e di Governo di 8 paesi europei, in preparazione del Consiglio Europeo del 28 giugno. I paesi ostili all’accoglienza, cioè quelli del gruppo Visegrad, si riuniranno oggi a Budapest per un contro-summit, in cui metteranno a punto la loro posizione sull’argomento.
Un articolo molto dettagliato sulla questione si può leggere sul sito Huffington Post.

Potere al Popolo manifesta a Massa: aprite i porti. Salvini avverte altre due Ong

Alcuni sostenitori di Potere al Popolo hanno manifestato a Massa, di fronte alla Prefettura, per chiedere al Governo di riaprire i porti italiani alle navi che soccorrono migranti.
In un comunicato, i manifestanti si schierano contro il Ministro dei Trasporti Toninelli, ma fanno il nome anche dell’ex Ministro dell’Interno Minniti: “Abbiamo manifestato contro il razzismo istituzionale e le retoriche ripugnanti che vogliono i migranti come capro espiatorio di tutti i problemi, quando il vero problema è una classe politica che negli ultimi anni, da Minniti a Salvini, Toninelli e Di Maio, non ha fatto che speculare sulla paura, sull’insicurezza, sulla povertà e la precarietà per raccogliere voti”.
Il fatto che davanti a un problema nazionale si risponda con una manifestazione locale dà l’impressione che il ruolo di Potere al Popolo sia molto secondario, al momento. Lo schieramento era candidato alle elezioni politiche, ma non è riuscito a superare la soglia di sbarramento. Con l’1% dei voti, non è riuscito ad ottenere seggi né alla Camera né al Senato.
L’articolo della Voce Apuana nomina Toninelli senza dire quale è il suo ruolo. La stessa cosa fa Libero Quotidiano, in un articolo di ieri nel quale prova a metterlo alla berlina. Titolo: “Danilo Toninelli, l’ennesima figuraccia: ‘L’Olanda faccia rientrare l’Ong’. Ma l’Olanda non c’entra niente”.
In un tweet il Ministro ha chiesto all’Olanda di far rientrare le navi delle Ong olandesi Lifeline e Seefuchs, la rappresentanza olandese nell’Unione Europea ha risposto che non si tratta di Ong olandesi, né di imbarcazioni registrate in Olanda. Toninelli non ha replicato, l’articolo di Libero finisce lì. Ma se non sono olandesi, di dove sono? Non bisognerebbe fare informazione, ogni tanto?
Canicattì Web scrive che le navi umanitarie appartengono ad associazioni tedesche, ma hanno bandiera olandese. Lifeline avrebbe risposto alla notizia di chiudere i porti dando del fascista al Ministro dell’Interno, ma il tweet sarebbe poi scomparso.
I cinquestelle sono sulla stessa posizione dei leghisti: le ong alimentano il traffico degli esseri umani, ha detto il sottosegretario Crimi.
Il procuratore nazionale antimafia Cafiero de Raho invece avrebbe dichiarato: “Quello che rende difficile il contrasto alle organizzazioni che gestiscono il traffico di migranti è il disordine negli interventi. Questo determina l’impossibilità di avere appartenenti alla polizia giudiziaria sulle navi che vanno a recuperare i migranti”. In pratica le Ong raccolgono i profughi, ma non farebbero nulla per tentare di identificare i trafficanti e fornire qualche traccia alle forze dell’ordine.
Scrive ancora Canicattì Web che la strategia di eliminare le navi umanitarie dal Canale di Sicilia sarebbe stata avviata lo scorso anno da Minniti “con il sostegno di alcune procure siciliane”: “Codice di condotta e sequestri giudiziari hanno portato a una drastica riduzione dei mezzi delle Ong”, passati da 12 navi di un anno fa alle attuali 3-4.
Due settimane fa la Seefuchs avrebbe sbarcato a Pozzallo, in Sicilia, 126 migranti. Secondo Rainews, la nave è gestita dalla Ong tedesca Sea Eye (ma batte comunque bandiera olandese). In quell’occasione il capitano si era rivolto alle autorità italiane per denunciare la mancata collaborazione di quelle maltesi. Malta si era rifiutata di accogliere la nave in porto, pur offrendo assistenza in mare.
Salvini aveva chiamato in causa “il buon Dio”, che aveva messo Malta più vicino all’Africa rispetto alla Sicilia, per cui “non è possibile che Malta risponda ‘no’ a qualsiasi richiesta di intervento”.
Il governo maltese ha dichiarato di “agire in conformità con le convenzioni internazionali applicabili”, che secondo il sito di Rainews sarebbe una “smentita” alla versione della Ong.
Intanto scrive Fanpage che la nave Aquarius, finita in questi giorni su tutte le prime pagine perché si è dovuta dirigere nel porto spagnolo di Valencia dopo essere stata respinta dall’Italia, tornerà nelle acque libiche per raccogliere un altro carico di migranti. Lo si deduce da un tweet di Medici Senza Frontiere (la nave in realtà fa capo a Sos Mediterranee).
I siti di informazione non scrivono dove si trovano ora le Seefuchs e Lifeline.
Toninelli nelle ultime ore ha ricordato che la Guardia Costiera italiana ha soccorso circa 500 migranti nel mare libico, in seguito alle richieste di soccorso di quattro diverse imbarcazioni. “Nessuno può dire che ci sottraiamo alle nostre responsabilità. Men che meno che siamo razzisti o xenofobi. L’Italia è sempre stata e rimane in prima linea quando si tratta di salvare vite umane”.
Però “non è possibile che su 23 Paesi che affacciano nel Mediterraneo l’Italia sia l’unica a farsi carico di questa emergenza”. In linea con quello che dice Salvini: l’Italia non può “essere il centro profughi di mezza Europa”.

Garante detenuti, relazione al Parlamento 2018

Ieri mattina nella sala capitolare del chiostro di Santa Maria Sopra Minerva è stato presentata la Relazione al Parlamento 2018 da parte del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.
Il documento di 380 pagine non è ancora disponibile in download sul sito.
Una sintesi della parte che riguarda i migranti è riportata sul Fatto Quotidiano. A quanto dice il Garante, i Centri di Permanenza per i Rimpatri versano in “condizioni materiali igieniche e scadenti”, e nella loro gestione c’è “scarsa trasparenza”.
Il Viminale è accusato di non avere corretto nessuna delle criticità rilevate nella relazione dello scorso anno.
“Le rinnovate espressioni di impegno a favore dell’assoluto rispetto dei diritti fondamentali sono rimaste dichiarazioni di principio, cui non ha fatto seguito un effettivo miglioramento delle condizioni di vivibilità o una diversa impostazione organizzativa delle strutture”, afferma il documento.
L’articolo del Fatto elenca i centri attivi un anno fa, specificando che si tratta di un dato vecchio, ma non si sofferma sulla situazione attuale. Cosa che sarebbe necessaria, tenuto conto che in questi giorni sono state diffuse liste di Cpr aperti e da aprire non aggiornate o palesemente sbagliate.
Tra le criticità, oltre alle scadenti condizioni materiali e igieniche, anche l’assenza di attività e la mancata apertura dei centri alla società civile organizzata.
Manca un “sistema di registrazione degli eventi critici e delle loro modalità di gestione”, riassume il Fatto, senza spiegare di che si tratta. Non vengono considerate le differenti posizioni giuridiche delle persone trattenute e le esigenze e vulnerabilità intellettuali. Manca una procedura di reclamo per far valere violazioni dei diritti e rappresentare istanze.
Il Fatto non riporta statistiche su quanti siano gli stranieri pregiudicati presenti nei Cpr.
Per quanto riguarda i rimpatri, il Garante ha notato che vengono organizzati voli verso paesi come Egitto e Nigeria che non hanno istituito un meccanismo nazionale di prevenzione della tortura.
I rimpatri avvengono all’improvviso, senza consentire agli stranieri né una preparazione psicologica, né la possibilità di avvisare per tempo i familiari del loro ritorno in patria.
Gli stranieri si trovano con i polsi legati da fascette di velcro per molte ore, anche in assenza di comportamenti ribelli.
Gli hotspot restano “luoghi dalla natura giuridica incerta”.
La Nuova del Sud in questi giorni si sta occupando del caso di Karim, tunisino con moglie e due figli minori residenti in Italia, che ha compiuto atti di autolesionismo nel Cpr di Palazzo San Gervasio (di cui l’opinione pubblica non conosce praticamente l’esistenza) e che ora è stato rilasciato.
Del suo caso si è occupato Pietro Simonetti, dell Coordinamento Migranti.
Intanto Salvini parlando in Parlamento ha detto che solo l’11% delle domande di asilo hanno fondamento: quelle che riescono ad ottenere lo status di rifugiato (7% del totale) più quelle che riescono ad ottenere la protezione sussidiaria (4%). Le altre sarebbero tutte prive di fondamento, lascia intendere Salvini. Il problema è che in quest’ultima categoria ci finiscono non soltanto le domande che si concludono con un diniego (61%), ma anche quelle che si concludono con la concessione della protezione umanitaria (permesso di soggiorno temporaneo per due anni, 26%).
Le percentuali si riferiscono al mese di magglio. Parlando in numeri assoluti, sono 614 rifugiati, 358 concessioni di protezione sussidiaria, 5.595 dinieghi e 2.508 migranti con protezione umanitaria.
Una distrazione? Sembra di no. Tampinato in strada da un giornalista, il Ministro Salvini ha detto che la fattispecie della protezione umanitaria esiste quasi solo in Italia, e il governo ci sta lavorando. “Vuole abolirla?”, incalza il giornalista. Senza ottenere altro se non la conferma che il governo ci sta lavorando.
Salvini in aula si è pure scagliato contro “il business degli avvocati che fanno i milioni di euro sulla pelle di questi disgraziati ed occupano le aule dei tribunali”, avanzando ricorsi dopo i dinieghi. Si prospetta l’abolizione della possibilità di presentare ricorso dopo il diniego? Nonostante l’insistenza del giornalista, Salvini non ha confermato nulla, tranne il fatto che la questione verrà esaminata gradualmente dal Governo.
Comunque il Giornale si porta avanti col lavoro: “Via alla stretta sulla protezione umanitaria”, titola, “Chi l’ha ottenuta potrebbe non avere più diritto a restare sul suolo italiano”.
L’articolo accenna alla situazione di numerosi afghani e pakistani che avrebbero ottenuto il permesso di soggiorno umanitario in Friuli dopo essere stati respinti da Germania e Austria.
Apparentemente la giornalista non ha mai parlato con qualcuno di loro, né con qualche loro difensore.

Rimpatriato marocchino anti-cristiano. En marche: linea italiana su Aquarius “vomitevole”

Un marocchino di 29 anni è stato rimpatriato con un volo charter a partire da Torino. Secondo quanto scrive Croncaca Qui l’uomo avrebbe bruciato crocifissi e immagini sacre della religione cattolica nel centro rimpatri in cui si trovava recluso “da tempo”. Si tratta del cinquantaquattresimo rimpatrio effettuato di persone vicine all’estremismo islamico dall’inizio dell’anno (il 291mo dal 2015). Il venticinquesimo da Torino.
Possibile che sia stato affittato un volo charter solo per lui? C’erano altri stranieri che sono stati rimpatriati nella stessa occasione? Non si sa. Maggiori dettagli nel giornale in edicola.
Secondo La Sicilia, che riprende presumibilmente un lancio d’agenzia, i rimpatri a partire dal Cpr di Torino sono aumentati del 40% rispetto all’anno scorso. Il dato è stato diffuso dal Questore in conferenza stampa. E’ lievemente diminuito invece il numero di migranti portati in questura per controlli.
Nei primi mesi di quest’anno sono stati 703 i migranti trattenuti al Cpr (tra cui anche 19 comunitari), rispetto ai 400 di un anno fa. I trattenimenti sarebbero quandi aumentati dell’80 per cento.
Secondo Casteddu Online Salvini, parlando dei centri per il rimpatrio, avrebbe detto “Si deve subito partire con l’identificazione dei luoghi, altrimenti il foglio di via fa la fine della raccolta differenziata”. Nei giorni scorsi l’ex ministro Minniti ha detto che una lista di dieci località in cui aprire i Cpr c’è già. Solo che lui non l’ha diffusa, e i giornali non l’hanno pubblicata. E il fatto che l’attuale ministro parli ancora di “identificazione dei luoghi” in cui aprire i centri rimpatri non depone troppo a favore di Minniti.
Intanto il Corriere prospetta l’apocalisse. All’indomani del dirottamento in Spagna della nave Aquarius, il titolo della seconda notizia in homepage è “Libia, 50 mila migranti in attesa di salpare. Riparte la trattativa di diplomatici e 007”.
Sembra che le milizie abbiano interrotto o vogliano interrompere i controlli sulla costa, lasciando le organizzazioni criminali libere di ricominciare a far partire i migranti.
Nei titoli dei quotidiani è finita anche la dichiarazione del portavoce del partito di Macron, En Marche, che ha definito “vomitevole” la linea del governo italiano in materia di migranti.
Gli ha risposto la capogruppo leghista al Parlamento Europeo: “Giusto per rinfrescare la memoria al ciarlatano francese: loro fanno quotidianamente respingimenti alla frontiera, nei mesi scorsi hanno persino invaso il territorio italiano per perquisire degli immigrati in aperta violazione delle leggi e della sovranità italiana. A marzo hanno respinto alla frontiera una giovane immigrata incinta e malata di tumore che è morta pochi giorni dopo il parto in Italia”.
Anche Di Maio ha fatto ironia, chiedendo ai francesi di aprire i loro porti.
Conte dovrebbe essere a Parigi venerdì prossimo, ma il clima di “irritazione” potrebbe causare l’annullamento dell’incontro.

80 per cento in meno di sbarchi. L’Aquarius andrà in Spagna

Secondo il Viminale i migranti sbarcati in Italia dall’inizio dell’anno sono 13.808. Nello stesso periodo del 2017 erano 61.285.
In pratica c’è stata una diminuzione del 77%. Il Giornale analizza il dato degli stranieri provenienti dalla Libia: 58 mila, l’anno scorso, 9 mila quest’anno, con un calo di oltre l’84%.
Non si indaga sui motivi di questo calo. Il dato viene messo in evidenza proprio ora che Salvini è diventato ministro dell’Interno. Nel giorno in cui la notizia principale riguarda il caso della nave Aquarius, di Sos Mediterranee, con a bordo 629 persone, respinta dall’Italia e accolta dalla Spagna.
“Evidentemente alzare garbatamente la voce paga, cosa che il governo italiano non faceva da tempo immemore”, ha esultato Salvini dopo l’annuncio delle autorità spagnole che la nave avrebbe potuto attraccare a Valencia. Il Ministro ha usato l’hashtag #chiudiamoiporti.
Anche il Presidente della Camera Fico ha espresso soddisfazione per questo esempio di solidarietà (altrui).
La chiesa invece è contraria: Monsignor Ravasi, del Pontificio Consiglio della Cultura, ha citato il vangelo per dire che respingendo i migranti si respinge Gesù.
Il Fatto Quotidiano ha raccolto tutti gli aggiornamenti sul caso di Aquarius minuto per minuto.
Sulla homepage del Giornale al momento il titolo di apertura è “L’Aquarius non vuol spostarsi. ‘Sbarco in Spagna? Idea folle'”. Il fatto è che per arrivare in Spagna bisogna viaggiare dai 3 ai 5 giorni, e le condizioni meteo sono in peggioramento. Comunque il via libera delle autorità spagnole è già arrivato, la Marina italiana scorterà l’imbarcazione fino alle coste spagnole.
La marina militare maltese ha portato sulla Aquarius 950 bottiglie d’acqua e un carico di pasta e snack.
Il problema rischia ora di riproporsi per tutte le altre Ong che operano nel Mediterraneo.

I famosi Cpr di Milano e Palermo

Scrive Formiche che oggi i Cpr sono 5: Milano, Torino Bari, Palermo e Caltanissetta. Non si sa dove hanno preso questa lista. Vi compaiono due Cpr fantasma: Milano e Palermo. Il centro rimpatri a Milano non c’è più da quando è stato chiuso il Cie, anni fa. A Palermo al massimo si discute di aprire un hotspot. Mancano nella lista le strutture di Brindisi e Roma. Quest’ultimo è l’unico Cpr femminile aperto in Italia. Non si dice che il Cpr di Caltanissetta è stato sgomberato dopo i danni subiti nel corso di una rivolta.
Secondo il sito, l’ex Ministro Minniti aveva previsto centri da 200 posti. Minniti aveva parlato di 80-100 posti, per poi emanare bandi da 150.
Nel contratto di Governo tra Lega e Movimento 5 Stelle il piano Minniti viene adottato in pieno: si prevede “l’individuazione di sedi di permanenza temporanea finalizzate al rimpatrio, con almeno una sede per ogni regione, previo accordo con la regione medesima, e con una capienza sufficiente per tutti gli immigrati irregolari presenti e rintracciati sul territorio nazionale, garantendo la tutela dei diritti umani”.
Proprio quello che dice il decreto emanato dall’ex ministro: “Al fine di assicurare la più efficace esecuzione dei provvedimenti di espulsione dello straniero, il Ministro dell’Interno … adotta le iniziative per garantire l’ampliamento della rete dei centri… in modo da assicurare la distrubuzione delle strutture sull’intero territorio nazionale … sentito il presidente della regione interessata… strutture idonee a garantire condizioni di trattenimento che assicurino l’assoluto rispetto della dignità della persona”.
Solo che nel documento scritto da grillini e leghisti, dopo avere parlato di “capienza sufficiente per tutti gli immigrati irregolari presenti sul territorio nazionale”, c’è un’altra frase che dice: “Ad oggi, sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro territorio”.
500 mila, divisi tra 20 regioni, vengono 25 mila a regione.
Escludendo a prescindere l’allestimento di centri da 25 mila posti, resterebbe da quantificare quale sarebbe la “capienza sufficiente per tutti”.
Salvini ha ventilato l’ipotesi di impedire l’uscita dei richiedenti asilo dai centri di accoglienza. Ma non è ancora chiaro che cosa intende. Se sta parlando di trasformare in strutture dententive tutti i centri di accoglienza italiani (contrariamente a quanto prevedono le leggi, non solo italiane), o se invece sta pensando di organizzare attività, lavori, corsi per richiedenti asilo onde evitare che escano alle 8 di mattina per rientrare alle 10 di sera, “combinandone di tutti i colori” durante il giorno.
Il fatto che abbia detto di voler ridurre drasticamente i fondi destinati all’accoglienza non lascia ben sperare.
L’articolo di Formiche prosegue parlando della possibilità di accordi internazionali, e della guerra alle Ong.
Da quando Salvini è diventato ministro, tutti gli articoli in cui ci siamo imbattuti fornivano informazioni non aggiornate sul numero dei Cpr aperti in Italia. Se non erano arbitrarie, come in questo caso, fotografavano la situazione com’era un anno fa. E questo significa che l’attività di Minniti, almeno sul fronte dell’informazione, è stata insufficiente.
L’ex Ministro ha puntato sull’inaugurazione di centri per i rimpatri, sugli accordi con i paesi d’origine, sul respingimento in paesi terzi, per placare la destra. Ma allo stesso tempo non ha potuto dire che stava calcando la mano, per evitare di scontentare la sinistra. Col risultato di perdere consensi su entrambi i lati: a destra lo hanno considerato troppo buono, a sinistra troppo cattivo nei confronti dei migranti.
Il Fatto Quotidiano, in un articolo di mercoledì scorso, ha pubblicato una lista di Cpr formalmente corretta: Torino, Roma, Bari, Brindisi, Caltanissetta e Potenza. Certo, senza specificare se il Cpr di Caltanissetta ha ripreso le sue attività e quando (la parte dedicata ai richiedenti asilo non ha mai smesso di funzionare, ma la parte relativa ai rimpatri ci avevano detto che era fuori uso). Ma quando si parla delle strutture individuate, la lista ne comprende soltanto tre: Iglesias, Bologna e Santa Maria Capua Vetere. Il guaio è che per quanto ne sappiamo il progetto di Iglesias è stato abbandonato da tempo. Il Cpr sardo dovrebbe nascere nell’ex carcere di Macomer, al centro dell’isola, lontano da porti e aeroporti. Minniti ha già preso accordi con le autorità locali, le opposizioni hanno chiesto inutilmente un referendum, contestato il sindaco… Ma la stampa nazionale tutto questo non lo sa.
Per giunta, Minniti, in un’intervista rilasciata in questi giorni, ha detto che le strutture che lui ha individuato sono già dieci. Ma non ha detto quali. Chi ce l’ha l’elenco completo? Il Fatto ne pubblica tre (diciamo). Ne mancano soltanto sette. Per alcune, il nome della località è pressoché certo (Gradisca, Brescia…), mentre per altre l’opinione pubblica brancola nel buio.
“Un’ipotesi è che l’obiettivo del nuovo ministro possa essere aprire le restanti 14 strutture”, scrive il Fatto. Ragionando per sottrazione: sei sono aperti, venti sono le regioni, 20-6=… Però, i Cpr di Minniti non dovevano essere 20, ma 18. Si era detto che Valle d’Aosta e Molise erano escluse dal piano. In più non si tiene conto del fatto che Bari e Brindisi, tuttora in funzione, si trovano entrambi in Puglia. Uno dei due deve chiudere, ma nessuno lo chiede. Insomma, le strutture ancora da aprire sarebbero 13, di cui Minniti dice di averne individuate già 10. Solo che non ha detto a nessuno quali sarebbero…