Commissione Cie/Cara: nessuna relazione finale

La Commissione d’inchiesta su Cie e Cara non pubblicherà una relazione finale sul lavoro svolto.
Lo scrive il Giornale, secondo cui il presidente Federico Gelli sarebbe soddisfatto di una relazione pubblicata il 20 dicembre scorso. In fondo, la commissione ha lavorato in questi anni, ha ascoltato molti addetti ai lavori, esistono le relazioni delle audizioni. E sei documenti pubblicati in questi anni, dopo la relazione diffusa nel 2016.
Diversa l’opinione del centrodestra, secondo cui il Partito Democratico sta cercando di insabbiare il tutto in vista delle elezioni: la “volontà politica” del Pd sarebbe quella di “evitare di accendere i riflettori sulle gravi criticità emerse sul fronte accoglienza e asilo” durante la campagna elettorale.
Vari deputati si sono mobilitati, tra cui Brunetta che ha chiesto l’intervento della Boldrini per evitare “una grave violazione della legge”.
La commissione è stata istituita alcuni anni fa, e inizialmente doveva avere la durata di un anno soltanto. Poco prima della scadenza, il Presidente della Commissione veniva chiamato a far parte del Governo (come sottosegretario). Veniva sostituito da Federico Gelli, responsabile sanità del Pd. Nel rapporto finale non c’era neanche l’elenco dei centri aperti, dei gestori, della capienza. Se non fosse stato per i rapporti pubblicati dalla Commissione Diritti Umani del Senato non avremmo conosciuto questi dati. Comunque, anziché sciogliere la commissione, ne veniva esteso il raggio d’azione, e veniva prolungata la durata fino al termine della legislatura, al costo di 90 mila euro l’anno.
Sul sito della Camera è possibile leggere il resoconto della seduta che si è svolta tre giorni fa. L’onorevole Fontana del Pdl chiedeva il documento conclusivo, un esponente di Lna si associava alla richiesta, “pur capendo l’imbarazzo della maggioranza nel discutere di un sistema di accoglienza palesemente criminogeno”.
Gelli rispondeva che “la Commissione ha agito nel pieno rispetto del dettato normativo. Per ragioni organizzative ha preferito articolare in una serie di relazioni il proprio operato, anziché attendere la fine della legislatura per approvare una relazione conclusiva”.
Il giorno prima aveva detto di ritenere “inaccettabile ogni accusa di inadempimento istituzionale del ruolo della Commissione”.
Per ben due volte (14 e 15 febbraio) la Commissione si è riunita per prendere una decisione di natura tecnica: bisognava valutare quali atti e documenti formati o acquisiti bisognasse rendere pubblici. Visto che non c’è stata collaborazione, in entrambi i casi la conclusione è stata un nulla di fatto. A questo punto, sembra che la prossima riunione ci sarà dopo le elezioni, “nel periodo che precede la formale conclusione della legislatura”.
E gli altri schieramenti che dicono? Nel verbale non ce n’è traccia. Ma neanche sui social network. Uno dei vicepresidenti è Giuseppe Brescia, del Movimento 5 Stelle. Uno dei segretari è Erasmo Palazzotto, candidato con Liberi e Uguali. Entrambi si stanno occupando principalmente di campagna elettorale. Finora sembra non abbiano preso nessuna posizione sulla questione della relazione finale.

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Presidi anonimi, lotta al terrorismo, campagna elettorale

Circola su internet un volantino anonimo che annuncia un presidio sotto il Cpr di Torino nei prossimi giorni. Visto che non è firmato, si presume che aderiranno poche persone, i soliti noti.
Il Viminale ha smentito che siano sbarcati in Italia i 50 sospetti combattenti dello Stato Islamico elencati in una lista diffusa dal britannico Guardian. Ha però ammesso che un numero imprecisato di cittadini tunisini, segnalati dalle autorità del loro paese, sono stati identificati dalle autorità al momento dello sbarco, e già rimpatriati. Il Messaggero ha riportato la notizia, raccogliendo un centinaio di commenti da parte degli utenti.
A Torino ieri è stato rimpatriato un cittadino egiziano che, arrestato per “reati comuni”, aveva minacciato di morte il personale di sorveglianza mentre si trovava in carcere.
Il leader del Carroccio Salvini è andato a farsi intervistare dalla redazione dell Stampa.
“Negli ultimi anni ci sono stati 15 mila rimpatri. Il mio obiettivo è triplicarli”. Come? Facendo accordi con i paesi d’origine. “Prendete la Tunisia. Abbiamo tolto il dazio sul loro olio. O collaborano sull’immigrazione o lo rimettiamo”.
La Tunisia, a quanto si sa, è uno dei paesi che collaborano. Ma l’obiettivo dell’intervista elettorale non era quello di approfondire un singolo tema, bensì di raccogliere slogan sui temi più disparati.

Mille adesioni allo sciopero della fame a staffetta

Scrive il Manifesto che le adesioni allo sciopero della fame a staffetta per chiedere la legge sulla cittadinanza che garantisca lo ius soli ha raggiunto quota mille adesioni, secondo i dati forniti dai radicali.
L’articolo non aggiunge niente di nuovo, limitandosi a riportare la posizione favorevole del ministro Minniti. Il quale ha anche parlato dei Cpr, dicendo che finora sono state individuate solo 11 località in cui realizzarli. E anche questo era risaputo.
Il Manifesto non pubblica la lista, che è questa: Torino (Piemonte), Montichiari (Lombardia), Gradisca (Friuli), Modena (Emilia Romagna), Ponte Galeria (Lazio), Santa Maria Capua Vetere (Campania), Bari (Puglia), Palazzo San Gervasio (Basilicata), Mormanno (Calabria), Caltanissetta (Sicilia), Iglesias (Sardegna).
Mancano Liguria, Trentino, Veneto, Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo. Sono escluse dal piano Valle d’Aosta e Molise.
Forza Nuova sta raccogliendo firme contro l’approvazione della legge sullo ius soli. Un centinaio solo a Castelmassa, provincia di Rovigo. “Siamo in grande crescita e sono sicuro che nelle prossime uscite sarà sempre di più la gente che si avvicinerà a noi”, ha detto il coordinatore per l’Altopolesine di Fn, secondo quanto riporta Rovigo Oggi.
Il Movimento 5 Stelle è abbastanza defilato sulla questione. Sembra contrario o astenuto, ma non ottiene granché spazio sui mass media, che hanno preferito focalizzarsi sulla scelta di una assessora 5 stelle torinese che ha postato una sua foto con coccarda tricolore per manifestare la sua adesione alla campagna per lo ius soli.
Sul blog di Beppe Grillo c’è un post del 2013 che fissa dei paletti: prima di tutto dovrebbe esserci un referendum popolare, perché “una decisione che può cambiare nel tempo la geografia del paese non può essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente”. E poi ci dovrebbe essere una discussione a livello europeo: “Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa”. E lo stesso post faceva notare che lo ius soli non è presente in Europa, “se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate”.

Ius soli, aderiscono Segre e Zanotelli

Continuano ad aumentare le adesioni allo sciopero della fame a staffetta per chiedere la legge sullo ius soli. Ieri sono quelle del padre comboniano Alex Zanotelli e del regista Andrea Segre, oltre che quelle del musicista Paolo Fresu e dell’architetto Renzo Piano.
Nei giorni scorsi hanno aderito anche vari politici, tra cui Luigi Manconi, Graziano Delrio, Benedetto Della Vedova.
Il ministro dell’Interno Minniti è favorevole all’approvazione della legge. “Sull’integrazione si gioca il futuro delle comunità nei prossimi 15 anni non solo in Italia ma nel mondo”, ha detto secondo quanto riporta Leggo. “Chi integra meglio costruirà paesi più sicuri”.
Lo stesso sito riporta la notizia dell’adesione dell’europarlamentare Cecile Kyenge, che ha detto a Radio Cusano Campus che digiunerà “ogni sabato”.
Accanto all’articolo, un video in cui si vede la Kyenge salire in macchina mentre una scalmanata (senza volto) la insulta pesantemente, insieme ad altri manifestanti.
Nei commenti la Kyenge viene derisa per il fatto di scioperare solo il sabato “perché è a casa e non la vede nessuno”. “Pensate invece a fare una legge per aiutare i poveri italiani”, scrive un altro lettore.
Un altro video mostra le dichiarazioni di Giorgia Meloni, che ironizza sulla “nuova trovata” dello sciopero a intermittenza: “lo sciopero della fame tra un pasto e l’altro. Lo faccio anche io di solito”. La legge sullo ius soli “è una legge stupida”. L’obiettivo è quello di avere 800 mila voti in più per il Pd. “Dicono che gli immigrati facciano i lavori che gli italiani non vogliono più fare. Uno di questi è votare il Pd”, dice la Meloni.
Veltroni, intervistato da Repubblica, dice che bisogna puntare su parlamentari del centrodestra sensibili al tema dei diritti. E su “tanti nel Movimento 5 Stelle che non riesco a immaginare sulle posizioni della Lega, almeno per come li conosco”.
L’ex leader del Pd dice anche qualcosa contro i referendum: “La politica deve collocarsi più avanti del sentimento comune. Se Roosvelt avesse chiesto un referendum agli americani per mandare i loro figli a morire per sconfiggere Hitler e Mussolini avrebbe visto prevalere i ‘no’. E se Kennedy avesse lanciato un referendum per chiedere se aprire ai ragazzi neri le università dei bianchi cosa gli avrebbero risposto? La grandezza della politica sta nel seguire un progetto, un’idea del mondo e delle relazioni tra le persone”.
La Meloni invece chiedeva al Pd di mettere la legge sullo ius soli al primo posto da quelle da approvare dopo le elezioni, e presentarsi agli elettori con quel programma lì.
E il Movimento 5 Stelle? Repubblica, nel suo consueto stile del divide et impera, mette in rilievo le posizioni critiche. L’assessora all’istruzione del Comune di Torino, insegnante, ha appoggiato la campagna pubblicando una sua foto con coccarda tricolore. “Come prof ho sempre considerato i miei alunni e le mie alunne italiani”, ha scritto sui social.
Di Battista invece ha risposto duramente all’invito di Veltroni. “Il Ddl non arriverà al Senato, ma se ci arrivasse ci asterremo … Perché Veltroni fa gli appelli a noi invece di farli al suo partito? Delrio se è contro una scelta del suo governo si dimetta e non faccia lo sciopero”.
Ma c’è un contrasto tra Delrio e il Governo? Apparentemente no.
In un’intervista all’Avvenire, il Ministro Minniti ha detto che si debba fare “di tutto” per approvare la legge, “anche così com’è, in questa legislatura. Più difficile sarebbe correggerla”.

Ero straniero

Sinistra Italiana di Sesto Fiorentino ha aderito alla campagna “Ero straniero”, che promuove una legge di iniziativa popolare in materia di immigrazione.
L’iniziativa è appoggiata da numerose associazioni, tra cui Radicali, Acli, Arci, Asgi, A Buon Diritto, eccetera.
Tra gli obiettivi ci sono l’eliminazione dei Cie, incentivi all’accoglienza diffusa, inclusione al posto dell’espulsione.
Nel corso della festa di Si a Sesto sarà possibile firmare per appoggiare la campagna.
Un dettaglio degli obiettivi della legge di iniziativa popolare è pubblicato sul sito ufficiale, allestito da Casa della Carità. Tra le richieste c’è anche la famosa abolizione del reato di clandestinità (art 10bis dl 26 luglio 1998, n. 286.) che il Parlamento ha già approvato delegandola al Governo. Il Governo finora è rimasto fermo, bloccando la procedura.
Casa della Carità è la fondazione istituita a Milano dall’arcivescovo Carlo Maria Martini nel 2002. Si occupa di dare ospitalità gratuita a persone in difficoltà e aiutarle a riconquistare l’autonomia. “Ci prendiamo cura dei loro bisogni e li assistiamo sul piano sanitario e della tutela dei diritti. Li aiutiamo a trovare un lavoro e una casa”. L’ospitalità offerta, in gran parte, non è convenzionata con gli enti pubblici.

Si discute di immigrazione

Mercoledì 28 giugno si svolgerà a Torino un convegno organizzato dal Garante Regionale dei Detenuti. Il tema del convegno sono le novità introdotte dal decreto Minniti sui centri di identificazione ed espulsione. La notizia è riportata dal sito Torino Oggi.
Parteciperà, tra gli altri, un esponente dell’Asgi, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione.
L’Asgi in questi giorni sta sostenendo la campagna per la raccolta di firme a favore di una legge di iniziativa popolare per l’introduzione di canali diversificati di ingresso per lavoro, forme di regolarizzazione su base individuale per stranieri già radicati sul territorio, misure per l’inclusione lavorativa di richiedenti asilo e rifugiati, partecipazione al voto amministrativo e abolizione del reato di clandestinità.
Finora le firme raccolte sono 11 mila.
In questi giorni la questione dell’immigrazione è sulle prime pagine dei giornali per via del tentativo da parte del centrosinistra di approvare una legge sullo ius soli.
Forza Italia e Lega non escludono un referendum sulla questione, Fratelli d’Italia “raccoglie già le firme”.
Il Movimento 5 Stelle è molto restio ad appoggiare la legge sullo ius soli, dopo che Beppe Grillo l’ha definita un “pastrocchio invotabile”.
Un deputato campano del Movimento ha chiesto di interpellare la base sull’argomento tramite la piattaforma Russeau.
Il Gazzettino segnala una presa di posizione di Aldo Giannuli, che consiglia al Movimento di “non inseguire correnti destrorse” perché su quel fronte la Lega è più credibile. Si rischia di perdere voti a sinistra per non conquistarli a destra.
“Minniti sta facendo bene con la sua politica del daspo per migranti e rom” avrebbe detto Giannuli, secondo il Gazzettino. Allora perché non “farsene seguaci”?
In realtà Giannuli ha detto: “Sarebbe auspicabile che fosse superato il nomadismo, e irrinunciabile che i bambini vadano a scuola e non usati per l’elemosina (e su questo non trovo eccessiva la misura della decadenza della patria potestà), ma sono questioni su cui si debba andare avanti con i guanti di velluto cercando di conquistare il consenso. Oppure diciamo che Minniti sta facendo bene con la sua politica del Daspo per migranti e rom (che peraltro sono spesso cittadini italiani). Ve la sentite di farvi seguaci di Minniti?”
Insomma, sembra che Giannuli contrapponga Minniti ai guanti di velluto, e non sia affatto favorevole, diversamente a come appare dall’articolo pubblicato dai giornali del gruppo Caltagirone.
Il vicepresidente della Camera Di Maio, esponente di spicco del Movimento, ha detto che si rischia di “scatenare un pull factor”, cioè fare una legge per la cittadinanza che attragga ancora più migranti verso l’Italia con l’Europa che se ne frega altamente.
Per lui la legge è solo propaganda elettorale. “Per questo noi ci asterremo, le priorità del paese sono ben altre”.
Sulla questione dei rom, Giannuli solleva la solita questione: “va bene, togliamo di mezzo gli accampamenti, ma dopo dove li mettiamo?”
Oggi è la giornata internazionale del rifugiato. Iniziative sono previste in tutta Italia, annunciate solo dai siti web locali, mentre quelli nazionali stanno snobbando l’evento.
Il sito Onu Italia riporta la notizia della partenza da Brindisi di un volo contenente beni di soccorso e generi di prima necessità destinati all’Uganda. L’annuncio sarebbe stato dato dallo stesso Ministro degli Esteri. Il costo è di circa 300 mila euro, incluso il trasporto.
Il 22 e 23 giugno si svolgerà il vertice di Kampala per i rifugiati sud-sudanesi, per fronteggiare la gravissima crisi umanitaria in corso in Sud Sudan.
In quell’occasione l’Italia dovrebbe annunciare un finanziamento di 5 milioni di euro di aiuti di emergenza.

Rapporto del Garante dei detenuti su Cie e Hotspot

Il Garante dei detenuti ha diffuso il suo primo rapporto su Cie e hotspot. Il documento si trova sul suo sito ufficiale. E’ lungo 49 pagine. Nella prima parte contiene raccomandazioni di carattere generale, nella seconda parte i resoconti delle singole visite, e ulteriori raccomandazioni, centro per centro.
Il Garante ha visitato tutti e quattro i Cie aperti attualmente (Brindisi, Caltanissetta, Torino, Roma), e i quattro hotspot, più l’hub di Siculiana – Villa Sikania, che pur essendo tecnicamente un Cas viene talvolta utilizzato per lo smistamento dei migranti appena sbarcati a Porto Empedocle, diventando di fatto un hotspot.
Una delle prime preoccupazioni del Garante è la promiscuità all’interno delle strutture tra chi non ha i documenti in regola e chi invece proviene da un lungo periodo in carcere. “Tale stato di cose pone soggetti con un vissuto criminale a diretto contatto con persone che invece non provengono dal carcere, e può favorire la diffusione o la propagazione di contatti e traffici illeciti, considerando che non tutti gli ospiti dei Cie vengono effettivamente rimpatriati al termine della loro permanenza nella struttura”.
Il Garante raccomanda separazione tra gli ex detenuti e gli irregolari o richiedenti asilo.
“Le condizioni materiali e igieniche delle strutture visitate sono risultate nella maggior parte dei casi carenti e comunque bisognose di interventi urgenti di risanamento, ristrutturazione e manutenzione”, si legge ancora nel documento.
Mancano “attività ricreative” nei Cie, che pure sarebbero previste da un regolamento diffuso dal Ministero. Tra queste, anche stanze adibite a luoghi di culto.
Manca un registro degli atti di autolesionismo e tentati suicidi.
Alcuni cittadini stranieri sono apparsi completamente all’oscuro circa la propria condizione personale e giuridica.
Gli hotspot, che hanno un'”incerta disciplina giuridica”, in alcuni casi vengono utilizzati anche per accogliere stranieri rintracciati sul territorio e destinatari di provvedimenti di espulsione. “Tali prassi rischiano di creare zone d’ombra nella tutela dei diritti”.
L’hotspot di Lampedusa è di fatto un centro di detenzione, in assenza di una vera e propria cornice giuridica.
Il tempo necessario all’identificazione dovrebbe essere di 48 ore, mentre c’erano stranieri ospitati da almeno due settimane. Sembra anche minori non accompagnati.
Al Cie di Brindisi il Garante incontra un cittadino marocchino che dopo avere scontato quattro anni e mezzo di carcere è stato portato al Cie di Caltanissetta, dove è rimasto due mesi. Rilasciato con l’obbligo di lasciare il paese entro 7 giorni, è andato a Milano dalla sua compagna (tre giorni di viaggio), ma non ha avuto il tempo di organizzare il rimpatrio. La sera del settimo giorno è stato preso e portato al Cie di Brindisi. Lo straniero parla di accanimento nei suoi confronti e segnala il “rischio di un ergastolo fatto di tanti Cie”, una pena senza fine, non prevista nell’ordinamento italiano.
A Villa Sikania “i bagni sono privi di porte, molti di loro hanno lo scarico rotto. L’insieme dei locali bagno sono in condizioni degradate. Al momento della visita non c’era acqua calda”.
L’hotspot di Trapani talvolta viene usato come Cas, ovvero ospita migranti già segnalati, e che già hanno manifestato la volontà di richiedere asilo.
Un consigliere regionale veneto di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale ha diffuso un breve commento che prende spunto dal rapporto.
“Oltre a condizioni di vita indecorose e umanamente al limite quello che emerge è una promiscuità tra gli ospiti, tra i quali si registra un’alta presenza di soggetti con un passato di delinquenti, pronti a ripetere le azioni criminali nel nostro paese”, dice il consigliere. Secondo cui controlli e identificazioni non sono fatte in modo sistematico, e non risultano provvedimenti di espulsione con rimpatri sistematici di soggetti non aventi diritto all’accoglienza.
Su La Nuova Ferrara ieri è uscita un’intervista al questore di Ferrara, in cui si spiega come funziona il meccanismo delle espulsioni. Se lo straniero catturato dalla polizia non ha commesso reati gravi, non viene rinchiuso nei Cie per mancanza di posto, e deve essere lasciato a piede libero. Capita così che il il questore deve occuparsi sempre degli stessi stranieri, magari problematici, per i quali non si trova posto nel Cie. Anche quando si riesce ad accompagnarli fin lì (Torino o Caltanissetta), non è detto che avvenga in rimpatrio: spesso gli stranieri vengono rilasciati a causa della mancata identificazione nei tempi stabiliti da parte delle autorità dei paesi di appartenenza.
L’intervista nasce anche dal fatto che Norbert/Igor, straniero accusato di omicidio e tuttora ricercato, non è stato allontanato dall’Italia nonostante i suoi precedenti penali.