European Migration Forum

La Commissione Europea e il Comitato Europeo Economico e Sociale stanno organizzato il quarto Forum Europeo delle migrazioni, che si svolgerà il 6 e 7 marzo 2018. Le iscrizioni sono aperte fino a lunedì prossimo. Nel forum si discuterà di integrazione di migranti nel mercato del lavoro.
La notizia compare sulla pagina web del dipartimento Migrazione e Affari Interni della Commissione Europea, in lingua inglese. Non è stato ripreso dai mass media italiani.
A proposito di istituzioni europee, il 27 novembre sorso a Roma c’è stato un dibattito sul tema della dignità umana e diritti dei rifugiati, nell’ambito del progetto europeo Eurosol (Cittadini europei per la solidarietà), cofinanziato dal programma l’Europa per i cittadini, dell’Unione Europea.
La notizia è stata riportata solo dal blog Fidest, con foto di Alberto Garcia, direttore della cattedra Unesco, che probabilmente la gran parte dell’opinione pubblica non sa chi sia e cosa faccia di preciso.
L’articolo è stato scritto prima che si svolgesse l’evento, e si limita ad elencare i numerosi ospiti internazionali che hanno partecipato.

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Cosenza, incontro sul decreto Minniti. Europa, nuovi fondi per l’Africa. Altro travel-ban di Trump. Sud Sudan ancora in guerra.

Nell'”aula studio liberata 18c” dell’Università della Calabria è stato organizzato un incontro sul tema del decreto Minniti (oggi alle 15).
Si tratta di un incontro tra gli studenti, non sono annunciati ospiti di rilievo.
Nel comunicato pubblicato da Cosenza Informa si dà un forte peso all’abolizione di un grado di giudizio nell’esame delle richieste d’asilo. Per di più si nota che ora il giudice non interroga più il richiedente asilo, ma si limita a vedere la registrazione del colloquio avuto da quest’ultimo davanti alla commissione territoriale.
Nel comunicato si dice che i Cie (Cpr) saranno 20, mentre dovrebbero essere 18: uno per regione con l’esclusione di Molise e Valle d’Aosta.
Il sito pubblica anche un dettaglio di un volantino su cui compare lo slogan: “Diminuiscono le vittime nel Mediterraneo, aumentano nel Sahara”. Il titolo dell’incontro è “Occhio non vede, cuore non duole”. Nel comunicato però non si parla di Sahara. Sulla pagina Facebook dell’aula liberata non compare nessun aggiornamento in proposito.
Intanto in queste ore si è diffusa (non troppo) la notizia dello stanziamento di 500 milioni da parte della Commissione Europea per “sostenere gli sforzi sul fronte dell’accoglienza” in 6 stati: Libia, Egitto, Niger, Sudan, Ciad ed Etiopia.
Nelle stesse ore si discute nel nuovo travel ban emanato da Trump. Nella lista compare il Ciad, paese alleato degli Stati Uniti, ma non compare il Sudan, che secondo Il Post è “una dittatura islamica che ha ospitato per anni Osama Bin Laden, il suo presidente è accusato di genocidio e ricercato dalla Corte Penale Internazionale, e il dipartimento di Stato americano considera ancora il Sudan ‘paese sponsor del terrorismo internazionale'”.
Il sito ipotizza che possa trattarsi di un banale errore, sulla base di quanto affermano alcuni esperti.
Da notare che il Sudan fa invece parte della lista dei paesi a cui l’Europa ha dato i 500 milioni. Già, la notizia sarebbe questa, la Commissione Europea starebbe finanziando una dittatura islamica. Ma questo ai giornalisti deve essere sfuggito.
Come pure è sfuggita la situazione del Sud Sudan (che non fa parte del Sudan ma è uno Stato a parte). La settimana scorsa è stata diffusa su internet una lettera di denuncia da parte dei vescovi locali, secondo i quali il conflitto in corso ha assunto una dimensione etnica.
Nella lettera si fa riferimento ad un massacro nel corso del quale la gente sarebbe stata ammassata nelle case alle quali poi è stato dato fuoco. Quando è successo? In che località? Quante persone erano? Tutte domande che nelle grandi redazioni non hanno tempo per porsi. Ma, anche sui siti alternativi, le risposte scarseggiano.

L’Ue stringe l’Italia in una morsa

Quotidiano di Sicilia ha pubblicato un editoriale sulla questione dei migranti, dopo il vertice dei ministri dell’Unione Europea svoltosi a Tallin. Considerato un fallimento, dal punto di vista italiano, visto che gli altri stati europei che si affacciano sul Mediterraneo settentrionale, ma anche Malta, non hanno aperto i loro porti ai migranti, lasciando “il cerino acceso nelle mani del nostro Paese”. La soluzione deve essere trovata dall’Europa, scrive l’editorialista. E propone di “interdire lo sbarco alle navi europee di Frontex e a quelle delle Ong”.
La Stampa scrive che la portavoce di Frontex, Ewa Moncure (polacca?), ha dichiarato che la missione Triton è italiana, e che è complicato coinvolgere gli altri stati e usare i porti stranieri.
Scrive il sito che oggi è prevista una imprecisata riunione a Varsavia nel corso della quale l’Italia chiederà di coinvolgere altri porti europei nelle operazioni di Triton. A quanto pare con poche speranze di riuscita. Vista l’opposizione soprattutto di Spagna e Francia, cioè le principali nazioni interessate.
Operazioni simili a Triton sono già attive in Spagna e Grecia, dice la portavoce di Frontex. Le procedure sono quelle stabilite nel 2014.
Scrive Quotidiano.net che la Spagna “ha detto” di avere già i suoi porti sotto pressione, e che Olanda, Belgio e Germania avrebbero ostacolato le proposte dell’Italia.
Anche il Commissario europeo all’immigrazione Dimitris Avramopoulos ha detto di non condividere l’eventuale modifica del mandato della missione Triton.
Il ministro degli interni spagnolo ha parlato di un aumento del 140% della pressione sui suoi porti, “che impone anche a noi un grosso sforzo per i salvataggi in mare”. Chiaramente si sa che si può arrivare in territorio spagnolo anche via terra, grazie a due enclave in Marocco circondate da recinzioni e dalle quali avvengono respingimenti immediati, ma sembra che il ministro non abbia toccato l’argomento, né qualcuno gli ha chiesto niente in proposito.
Al vertice di Tallin si è stabilito che bisogna elaborare un nuovo codice di condotta per le Ong che soccorrono i migranti. Un codice più restrittivo, che limita le aree nelle quali le navi delle organizzazioni non governative sono autorizzate ad operare. Di apertura di un canale umanitario vero e proprio non si è proprio parlato (sarebbe la possibilità per i migranti di presentare richiesta d’asilo alle autorità italiane senza bisogno di imbarcarsi prima clandestinamente).
Le proposte riguardanti le Ong, come riassunte da Huffington Post, prevedevano il divieto di entrare in acque libiche, il divieto di spegnere i transponder.
La riunione di Varsavia si svolgerà oggi alla sede centrale di Frontex. Parteciperanno rappresentanti dei governi che hanno aderito a Triton. Per l’Italia ci sarà il direttore centrale della Polizia delle Frontiere, il prefetto Giovanni Pinto.
Tra due giorni invece Minniti sarà a Tripoli, per coordinare il blocco dei migranti già in Libia. Prevista una riunione con i sindaci delle città meridionali della Libia, in particolare del Fezzan.
Come si contrasterà il fenomeno migratorio? Arruolando nelle guardie di frontiera i miliziani Tebou e Tuareg! I quali “si contendono il Fezzan”, scrive la Stampa, lasciando intendere che non siano troppo d’accordo tra di loro.
I sindaci del Fezzan chiederanno anche “strade, aeroporti, ospedali e infrastrutture”.
E Minniti ha spiegato che “è chiaro che bisogna offrire a quelle popolazioni un circuito economico alternativo”, se non si vuole che lavorino col traffico di esseri umani.
Un portavoce della Ong Concord Italia sul Corriere ricorda che l’imbuto verso l’Italia è nato dopo la decisione di chiudere la rotta balcanica. Concord è la succursale italiana di una confederazione europea che raccoglie oltre 1600 Ong e associazioni che si occupano di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario.
Huffington Post scrive che il 38% dei salvataggi in mare è svolto dalle Ong, il 28 dalla Guardia Costiera italiana, il 9 dalla (sconosciuta) missione Sophia, l’11 da Frontex e il 7 da singoli mercantili.
Francia e Germania, nel vertice a tre che si è svolto la domenica precedente all’incontro di Tallin, si sono dette “disponibili ad aumentare le relocation”.
Anche Huffington fa riferimento alla chiusura della rotta balcanica, che è una delle preoccupazioni del ministro Minniti. Il quale ha parlato di “sproporzione evidente tra quello che si è investito sulla rotta balcanica e quello che si sta investendo nel Mediterraneo centrale”.
Resta invariata l’indisponibilità ad accogliere migranti da parte dei paesi dell’est europeo.
Sophia è il nome della ex missione antiscafisti Eu Eunavfor. Ha preso il nuovo nome a ottobre del 2015, dedicata ad una bambina nata all’epoca su una delle navi impegnate nell’operazione.

65 milioni di rifugiati al mondo

9 reti di organizzazioni della società civile hanno firmato un appello nel quale chiedono una nuova agenda europea e italiana sulla politica migratoria.
I nomi sono in gran parte sconosciuti all’opinione pubblica. Repubblica ha dato spazio alla notizia, corredando l’articolo con una foto di migranti qualsiasi in cammino.
Gli unici nomi di spicco sono quelli delle associazioni che fanno parte di una delle reti firmatarie: il Tavolo Asilo sarebbe composto da Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, A Buon Diritto, Medu, Oxfam… tutti i principali nomi di spicco in questo settore.
Comunque le parole Tavolo e Asilo sono state stampate su due righe diverse, come se fossero due organizzazioni diverse. Non sembra che il sito abbia fatto troppo mente locale su come è stato messo a punto il documento.
Il titolo dell’articolo sembra fatto apposta per indisporre l’estrema destra: “Migrazioni: dei 65,6 milioni di rifugiati nel mondo, l’Europa ne accoglie solo 3,5 milioni”. Soprattutto perché non si fissa il limite fino al quale la parola “solo” è giustificata. Fossero 3,6 uno direbbe “solo 3,6?” Fossero 4 uno direbbe “Solo 4?” Ma qual’è la cifra giusta che dovrebbe spettare all’Europa, secondo queste organizzazioni?
La lettera era indirizzata a Governo, Parlamento e Europarlamentari italiani. Due giorni fa era la giornata internazionale dei rifugiati. Ieri e oggi invece si sta svolgendo un consiglio Ue in cui si discuterà di migrazioni.
Le associazioni propongono una road map di 12 punti.
“I migranti non vengano considerati come detenuti in centri di accoglienza al solo fine di essere identificati”, “L’Ue e gli stati membri facciano ritornare le persone nei loro paesi d’origine solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani e mai a condizioni che li possano mettere in pericolo”, “L’Ue e gli Stati membri effettuino garantiscano alle persone che si trovano ai loro confini l’accesso a un equo ed effettivo diritto di richiedere asilo”, “Gli stati membri sviluppino canali sicuri e regolari per rifugiati e i migranti” sono alcune delle richieste contenute nel documento.
Al Consiglio Europeo ci sono altri temi in discussione. Tra questi, Repubblica mette in evidenza la difesa comune, su cui è stata trovata un’intesa, il problema dei cittadini Ue nel Regno Unito dopo la brexit, e il contrasto ai foreign fighters.
L’intesa sulla difesa comune forse genererà qualche discussione: si tratta di istituire battle goups europei, battaglioni misti con divisa verde e stemma blu dell’Unione, da dispiegare in teatri di crisi esterni all’Unione stessa.
Sul fronte di internet si segnala la richiesta all’industria di sviluppare tecnologie e strumenti necessari a rimuovere automaticamente contenuti che inneggiano al terrorismo, e per contrastare i sistemi di comunicazioni dei terroristi, come le chat del deep web.
Intanto le sanzioni alla Russia sono state estese di sei mesi.

Il rapporto della Agenzia Ue per i diritti fondamentali

Il Corriere ha dedicato un articolo al rapporto diffuso in questi giorni dalla Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali, con sede a Vienna.
Il documento è una semplice raccolta di dati mensile in materia di immigrazione accoglienza.
Nei primi 3 mesi del 2017 in Italia sono arrivati 24.500 migranti, al secondo posto c’è l’Austria con appena 2 mila arrivi. La Germania da sola accoglie il 60 % del totale delle richieste di asilo. I minori accompagnati giunti in Italia all’inizio dell’anno sono 5.500. A Calais sono accampate di nuovo 600 persone che vogliono arrivare in Gran Bretagna. Eccetera.
Scrive il Corriere che l’Italia viene criticata per domande eccessivamente invadenti ai richiedenti asilo sulle loro esperienze traumatiche e di violenza. (In realtà l’Agenzia si limita a linkare un articolo dell’Espresso).
L’Agenzia ha preso nota del rimpatrio di 40 nigeriani nell’aprile scorso. I centri Sprar italiani sono i meglio attrezzati, ma ospitano 24 mila migranti su 176 mila richiedenti asilo. L’Italia ha stanziato 4,3 milioni per migranti e richiedenti asilo, di cui il 70% sarà speso per accoglienza.
Scrive il Corriere: “L’Agenzia Ue per i diritti fondamentali avanza critiche al nostro Paese per avere detenuto nel Cie di Caltanissetta e poi rimpatriato un marocchino con difficoltà cognitive”.
In realtà l’Agenzia linkava un articolo di Melting Pot in cui si esprimeva preoccupazione per il rischio di un possibile rimpatrio in Marocco per lo studente universitario, che ricordiamo si trovava a Caltanissetta per avere generato il panico alla mensa universitaria di Palermo con frasi che erano state interpretate come minacce terroristiche.
Secondo quando hanno scritto i siti locali, ieri sarebbe dovuta avvenire la liberazione del giovane, che dovrà poi andare in una comunità di recupero del trapanese, dove seguirà un percorso riabilitativo.
Notizia che è sfuggita al Corriere (e ai siti di informazione nazionali) che dà per scontato l’avvenuto rimpatrio.
Il rapporto dell’Agenzia europea è disponibile sul sito ufficiale, in lingua inglese.

Delegazione europea visita l’hotspot di Trapani

Una delegazione europea ha visitato l’hotspot di Trapani. Il capo del gruppo, Simon Mordue, ha riconosciuto nel modello trapanese uno degli esempi migliori sia di gestione degli sbarchi, con un hotspot ben strutturato, sia di accoglienza dei migranti ed ha annunciato che nel prossimo mese di settembre la Commissione Europea ha in programma la pubblicazione di un dossier in cui tale modello sarà indicato come ‘best practice’, secondo quanto riporta il sito Trapani Oggi.
La provincia di Trapani accoglie in tutto oltre tremila migranti, tra rifugiati, minori non accompagnati e ospiti dei Centri di Accoglienza Straordinaria. Un numero che, rispetto alla popolazione residente, esprime un rapporto tra i più alti a livello nazionale, secondo quanto ha dichiarato il Prefetto.
Il capo della delegazione Mordue è vice direttore della Direzione generale Migrazione e Affari Interni, responsabile della rotta del Mediterraneo centrale. Con lui c’era il capo unità, Martin Shieffer, e il rappresentante in Italia della Commissione, Giovanni Cioffi. Alla visita ha partecipato il capo del Dipartimento delle Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno. Ad accoglierli c’erano il Prefetto, il Sindaco, e i rappresentanti delle forze dell’ordine e militari cittadine, oltre a varie istituzioni che concorrono a vario titolo nel dispositivo che opera al momento degli sbarchi: Croce Rossa, Protezione Civile, curia vescovile, Unhcr, Save the Cildren, Frontex, Medici Senza Frontiere, eccetera.
L’hotspot di Trapani, costruito per essere un centro di espulsione, è stato riconvertito in centro di smistamento per migranti appena sbarcati alla fine del 2015.
I principali siti web, anche quelli locali, non hanno riportato la notizia della visita.
Simon Mordue è quel funzionario britannico che ha concluso gli accordi sui rifugiati con la Turchia per conto della Commissione Europea.
Il Corriere della Sera ha parlato di lui tre mesi fa, quando era imminente una sua visita al Cairo, dove “su spinta della Germania, la missione europea esplorerà i margini di un accordo, se possibile sul modello tunisino”.
In quei giorni il sito scriveva che l’Italia era vicina ad un accordo con la Tunisia, con l’appoggio politico della Commissione, per inviare lì gli stranieri intercettati in acque extraterritoriali dopo essere partiti dalla Libia.
Per garantire il trattamento dignitoso dei migranti respinti era necessaria anche la disponibilità dell’Unhcr e dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni a co-gestire i campi in Tunisia.
E a proposito di quest’ultima organizzazione, l’Oim: ieri è stata contestata da “alcune decine di militanti del movimento neofascista Forza Nuova”, come li definisce l’Agi, che hanno manifestato nello spazio esterno della sede romana del Coordinamento per il Mediterraneo dell’agenzia europea.
L’iniziativa non era in realtà mirata a contestare le attività dell’Oim, ma è nata nella scia delle polemiche contro le organizzazioni non governative che soccorrono i migranti in mare.
Le posizioni dei manifestanti sono “frutto di un’analisi confusa e superficiale”, dice il direttore dell’ufficio, “purtroppo sempre più basata sui luoghi comuni che su una reale conoscenza del fenomeno”.
Comunque il direttore ha voluto ribadire la necessità di salvare vite, condannando con fermezza le accuse verso chi è impegnato in operazioni di ricerca e soccorso.

Canicattì, nigeriana rimpatriata. Italia, 30 milioni per gli aiuti umanitari. Europa, un milione di stranieri da espellere

Vari siti locali riportano un comunicato sgrammaticato secondo il quale una ventunenne nigeriana sorpresa in un centro Sprar a Racalmuto sarebbe stata prima accompagnata al Cie di Roma e poi rimpatriata.
L’operazione, condotta dai carabinieri, nasce come conseguenza del famoso telegramma emanato dal Ministero dell’Interno che annunciava la liberazione di 95 posti nei Cie italiani, di cui 50 nel settore femminile, in vista dell’organizzazione di un volo di rimpatrio verso la Nigeria.
Le varie questure presenti sul territorio italiano avrebbero dovuto organizzare controlli mirati a rintracciare i cittadini nigeriani indesiderati e condurli al Cie in vista di un rimpatrio.
Alcune associazioni avevano protestato contro l’accanimento verso gli stranieri di una singola nazionalità, i mass media avevano dato, sul momento, un certo risalto alla notizia, ma poi il volo charter, se è partito, lo ha fatto a telecamere spente. I mass media nazionali non ne hanno parlato, a quanto ne sappiamo.
Così come non fanno riferimenti dettagliati a come è la situazione sul posto. Bisogna andare sul sito Green Report per leggere qualcosa in proposito: “Carestia in Camerun, Ciad, Niger e Nigeria: 7,1 milioni di persone soffrono la fame. Cresce la violenza legata al gruppo armato Boko Haram, milioni di persone in fuga”, titola il sito. Si tratta in realtà di un copia e incolla di un comunicato pubblicato la settimana scorsa dalla Fao, che in quei giorni stava partecipando ad un vertice ad Oslo per ottenere finanziamenti internazionali destinati alla regione colpita dalla crisi.
Alla conferenza ha partecipato anche il vice ministro degli Esteri italiano Mario Giro, che in un’intervista a Vita ha raccontato che l’Italia si è impegnata a mettere sul tavolo 30 milioni di euro nei prossimi tre anni solo per far fronte alla crisi umanitaria nei quattro paesi che si affacciano sul lago Ciad.
La settimana scorsa il Camerun ha rimpatriato forzatamente più di 500 nigeriani fuggiti da Boko Haram, tra cui oltre 300 richiedenti asilo.
L’Unhcr ha protestato, la notizia compare su numerosi siti esteri, mentre in Italia non è stata ripresa dai principali mass media.
Intanto la Commissione Europea ha fatto sapere che in Europa ci sono almeno un milione di migranti da rimpatriare, e ha confermato il termine massimo di 18 mesi di reclusione per chi è in attesa di espulsione: in pratica se è impossibile organizzare un rimpatrio, uno straniero deve rimanere dietro le sbarre per un anno e mezzo prima di essere… rilasciato con l’ordine di allontanarsi dal territorio dello Stato con mezzi propri.
Amnesty International ha protestato per il fatto che anche i bambini sono inclusi nel regime di detenzione.