L’Ue stringe l’Italia in una morsa

Quotidiano di Sicilia ha pubblicato un editoriale sulla questione dei migranti, dopo il vertice dei ministri dell’Unione Europea svoltosi a Tallin. Considerato un fallimento, dal punto di vista italiano, visto che gli altri stati europei che si affacciano sul Mediterraneo settentrionale, ma anche Malta, non hanno aperto i loro porti ai migranti, lasciando “il cerino acceso nelle mani del nostro Paese”. La soluzione deve essere trovata dall’Europa, scrive l’editorialista. E propone di “interdire lo sbarco alle navi europee di Frontex e a quelle delle Ong”.
La Stampa scrive che la portavoce di Frontex, Ewa Moncure (polacca?), ha dichiarato che la missione Triton è italiana, e che è complicato coinvolgere gli altri stati e usare i porti stranieri.
Scrive il sito che oggi è prevista una imprecisata riunione a Varsavia nel corso della quale l’Italia chiederà di coinvolgere altri porti europei nelle operazioni di Triton. A quanto pare con poche speranze di riuscita. Vista l’opposizione soprattutto di Spagna e Francia, cioè le principali nazioni interessate.
Operazioni simili a Triton sono già attive in Spagna e Grecia, dice la portavoce di Frontex. Le procedure sono quelle stabilite nel 2014.
Scrive Quotidiano.net che la Spagna “ha detto” di avere già i suoi porti sotto pressione, e che Olanda, Belgio e Germania avrebbero ostacolato le proposte dell’Italia.
Anche il Commissario europeo all’immigrazione Dimitris Avramopoulos ha detto di non condividere l’eventuale modifica del mandato della missione Triton.
Il ministro degli interni spagnolo ha parlato di un aumento del 140% della pressione sui suoi porti, “che impone anche a noi un grosso sforzo per i salvataggi in mare”. Chiaramente si sa che si può arrivare in territorio spagnolo anche via terra, grazie a due enclave in Marocco circondate da recinzioni e dalle quali avvengono respingimenti immediati, ma sembra che il ministro non abbia toccato l’argomento, né qualcuno gli ha chiesto niente in proposito.
Al vertice di Tallin si è stabilito che bisogna elaborare un nuovo codice di condotta per le Ong che soccorrono i migranti. Un codice più restrittivo, che limita le aree nelle quali le navi delle organizzazioni non governative sono autorizzate ad operare. Di apertura di un canale umanitario vero e proprio non si è proprio parlato (sarebbe la possibilità per i migranti di presentare richiesta d’asilo alle autorità italiane senza bisogno di imbarcarsi prima clandestinamente).
Le proposte riguardanti le Ong, come riassunte da Huffington Post, prevedevano il divieto di entrare in acque libiche, il divieto di spegnere i transponder.
La riunione di Varsavia si svolgerà oggi alla sede centrale di Frontex. Parteciperanno rappresentanti dei governi che hanno aderito a Triton. Per l’Italia ci sarà il direttore centrale della Polizia delle Frontiere, il prefetto Giovanni Pinto.
Tra due giorni invece Minniti sarà a Tripoli, per coordinare il blocco dei migranti già in Libia. Prevista una riunione con i sindaci delle città meridionali della Libia, in particolare del Fezzan.
Come si contrasterà il fenomeno migratorio? Arruolando nelle guardie di frontiera i miliziani Tebou e Tuareg! I quali “si contendono il Fezzan”, scrive la Stampa, lasciando intendere che non siano troppo d’accordo tra di loro.
I sindaci del Fezzan chiederanno anche “strade, aeroporti, ospedali e infrastrutture”.
E Minniti ha spiegato che “è chiaro che bisogna offrire a quelle popolazioni un circuito economico alternativo”, se non si vuole che lavorino col traffico di esseri umani.
Un portavoce della Ong Concord Italia sul Corriere ricorda che l’imbuto verso l’Italia è nato dopo la decisione di chiudere la rotta balcanica. Concord è la succursale italiana di una confederazione europea che raccoglie oltre 1600 Ong e associazioni che si occupano di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario.
Huffington Post scrive che il 38% dei salvataggi in mare è svolto dalle Ong, il 28 dalla Guardia Costiera italiana, il 9 dalla (sconosciuta) missione Sophia, l’11 da Frontex e il 7 da singoli mercantili.
Francia e Germania, nel vertice a tre che si è svolto la domenica precedente all’incontro di Tallin, si sono dette “disponibili ad aumentare le relocation”.
Anche Huffington fa riferimento alla chiusura della rotta balcanica, che è una delle preoccupazioni del ministro Minniti. Il quale ha parlato di “sproporzione evidente tra quello che si è investito sulla rotta balcanica e quello che si sta investendo nel Mediterraneo centrale”.
Resta invariata l’indisponibilità ad accogliere migranti da parte dei paesi dell’est europeo.
Sophia è il nome della ex missione antiscafisti Eu Eunavfor. Ha preso il nuovo nome a ottobre del 2015, dedicata ad una bambina nata all’epoca su una delle navi impegnate nell’operazione.

65 milioni di rifugiati al mondo

9 reti di organizzazioni della società civile hanno firmato un appello nel quale chiedono una nuova agenda europea e italiana sulla politica migratoria.
I nomi sono in gran parte sconosciuti all’opinione pubblica. Repubblica ha dato spazio alla notizia, corredando l’articolo con una foto di migranti qualsiasi in cammino.
Gli unici nomi di spicco sono quelli delle associazioni che fanno parte di una delle reti firmatarie: il Tavolo Asilo sarebbe composto da Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, A Buon Diritto, Medu, Oxfam… tutti i principali nomi di spicco in questo settore.
Comunque le parole Tavolo e Asilo sono state stampate su due righe diverse, come se fossero due organizzazioni diverse. Non sembra che il sito abbia fatto troppo mente locale su come è stato messo a punto il documento.
Il titolo dell’articolo sembra fatto apposta per indisporre l’estrema destra: “Migrazioni: dei 65,6 milioni di rifugiati nel mondo, l’Europa ne accoglie solo 3,5 milioni”. Soprattutto perché non si fissa il limite fino al quale la parola “solo” è giustificata. Fossero 3,6 uno direbbe “solo 3,6?” Fossero 4 uno direbbe “Solo 4?” Ma qual’è la cifra giusta che dovrebbe spettare all’Europa, secondo queste organizzazioni?
La lettera era indirizzata a Governo, Parlamento e Europarlamentari italiani. Due giorni fa era la giornata internazionale dei rifugiati. Ieri e oggi invece si sta svolgendo un consiglio Ue in cui si discuterà di migrazioni.
Le associazioni propongono una road map di 12 punti.
“I migranti non vengano considerati come detenuti in centri di accoglienza al solo fine di essere identificati”, “L’Ue e gli stati membri facciano ritornare le persone nei loro paesi d’origine solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani e mai a condizioni che li possano mettere in pericolo”, “L’Ue e gli Stati membri effettuino garantiscano alle persone che si trovano ai loro confini l’accesso a un equo ed effettivo diritto di richiedere asilo”, “Gli stati membri sviluppino canali sicuri e regolari per rifugiati e i migranti” sono alcune delle richieste contenute nel documento.
Al Consiglio Europeo ci sono altri temi in discussione. Tra questi, Repubblica mette in evidenza la difesa comune, su cui è stata trovata un’intesa, il problema dei cittadini Ue nel Regno Unito dopo la brexit, e il contrasto ai foreign fighters.
L’intesa sulla difesa comune forse genererà qualche discussione: si tratta di istituire battle goups europei, battaglioni misti con divisa verde e stemma blu dell’Unione, da dispiegare in teatri di crisi esterni all’Unione stessa.
Sul fronte di internet si segnala la richiesta all’industria di sviluppare tecnologie e strumenti necessari a rimuovere automaticamente contenuti che inneggiano al terrorismo, e per contrastare i sistemi di comunicazioni dei terroristi, come le chat del deep web.
Intanto le sanzioni alla Russia sono state estese di sei mesi.

Il rapporto della Agenzia Ue per i diritti fondamentali

Il Corriere ha dedicato un articolo al rapporto diffuso in questi giorni dalla Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali, con sede a Vienna.
Il documento è una semplice raccolta di dati mensile in materia di immigrazione accoglienza.
Nei primi 3 mesi del 2017 in Italia sono arrivati 24.500 migranti, al secondo posto c’è l’Austria con appena 2 mila arrivi. La Germania da sola accoglie il 60 % del totale delle richieste di asilo. I minori accompagnati giunti in Italia all’inizio dell’anno sono 5.500. A Calais sono accampate di nuovo 600 persone che vogliono arrivare in Gran Bretagna. Eccetera.
Scrive il Corriere che l’Italia viene criticata per domande eccessivamente invadenti ai richiedenti asilo sulle loro esperienze traumatiche e di violenza. (In realtà l’Agenzia si limita a linkare un articolo dell’Espresso).
L’Agenzia ha preso nota del rimpatrio di 40 nigeriani nell’aprile scorso. I centri Sprar italiani sono i meglio attrezzati, ma ospitano 24 mila migranti su 176 mila richiedenti asilo. L’Italia ha stanziato 4,3 milioni per migranti e richiedenti asilo, di cui il 70% sarà speso per accoglienza.
Scrive il Corriere: “L’Agenzia Ue per i diritti fondamentali avanza critiche al nostro Paese per avere detenuto nel Cie di Caltanissetta e poi rimpatriato un marocchino con difficoltà cognitive”.
In realtà l’Agenzia linkava un articolo di Melting Pot in cui si esprimeva preoccupazione per il rischio di un possibile rimpatrio in Marocco per lo studente universitario, che ricordiamo si trovava a Caltanissetta per avere generato il panico alla mensa universitaria di Palermo con frasi che erano state interpretate come minacce terroristiche.
Secondo quando hanno scritto i siti locali, ieri sarebbe dovuta avvenire la liberazione del giovane, che dovrà poi andare in una comunità di recupero del trapanese, dove seguirà un percorso riabilitativo.
Notizia che è sfuggita al Corriere (e ai siti di informazione nazionali) che dà per scontato l’avvenuto rimpatrio.
Il rapporto dell’Agenzia europea è disponibile sul sito ufficiale, in lingua inglese.

Delegazione europea visita l’hotspot di Trapani

Una delegazione europea ha visitato l’hotspot di Trapani. Il capo del gruppo, Simon Mordue, ha riconosciuto nel modello trapanese uno degli esempi migliori sia di gestione degli sbarchi, con un hotspot ben strutturato, sia di accoglienza dei migranti ed ha annunciato che nel prossimo mese di settembre la Commissione Europea ha in programma la pubblicazione di un dossier in cui tale modello sarà indicato come ‘best practice’, secondo quanto riporta il sito Trapani Oggi.
La provincia di Trapani accoglie in tutto oltre tremila migranti, tra rifugiati, minori non accompagnati e ospiti dei Centri di Accoglienza Straordinaria. Un numero che, rispetto alla popolazione residente, esprime un rapporto tra i più alti a livello nazionale, secondo quanto ha dichiarato il Prefetto.
Il capo della delegazione Mordue è vice direttore della Direzione generale Migrazione e Affari Interni, responsabile della rotta del Mediterraneo centrale. Con lui c’era il capo unità, Martin Shieffer, e il rappresentante in Italia della Commissione, Giovanni Cioffi. Alla visita ha partecipato il capo del Dipartimento delle Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno. Ad accoglierli c’erano il Prefetto, il Sindaco, e i rappresentanti delle forze dell’ordine e militari cittadine, oltre a varie istituzioni che concorrono a vario titolo nel dispositivo che opera al momento degli sbarchi: Croce Rossa, Protezione Civile, curia vescovile, Unhcr, Save the Cildren, Frontex, Medici Senza Frontiere, eccetera.
L’hotspot di Trapani, costruito per essere un centro di espulsione, è stato riconvertito in centro di smistamento per migranti appena sbarcati alla fine del 2015.
I principali siti web, anche quelli locali, non hanno riportato la notizia della visita.
Simon Mordue è quel funzionario britannico che ha concluso gli accordi sui rifugiati con la Turchia per conto della Commissione Europea.
Il Corriere della Sera ha parlato di lui tre mesi fa, quando era imminente una sua visita al Cairo, dove “su spinta della Germania, la missione europea esplorerà i margini di un accordo, se possibile sul modello tunisino”.
In quei giorni il sito scriveva che l’Italia era vicina ad un accordo con la Tunisia, con l’appoggio politico della Commissione, per inviare lì gli stranieri intercettati in acque extraterritoriali dopo essere partiti dalla Libia.
Per garantire il trattamento dignitoso dei migranti respinti era necessaria anche la disponibilità dell’Unhcr e dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni a co-gestire i campi in Tunisia.
E a proposito di quest’ultima organizzazione, l’Oim: ieri è stata contestata da “alcune decine di militanti del movimento neofascista Forza Nuova”, come li definisce l’Agi, che hanno manifestato nello spazio esterno della sede romana del Coordinamento per il Mediterraneo dell’agenzia europea.
L’iniziativa non era in realtà mirata a contestare le attività dell’Oim, ma è nata nella scia delle polemiche contro le organizzazioni non governative che soccorrono i migranti in mare.
Le posizioni dei manifestanti sono “frutto di un’analisi confusa e superficiale”, dice il direttore dell’ufficio, “purtroppo sempre più basata sui luoghi comuni che su una reale conoscenza del fenomeno”.
Comunque il direttore ha voluto ribadire la necessità di salvare vite, condannando con fermezza le accuse verso chi è impegnato in operazioni di ricerca e soccorso.

Canicattì, nigeriana rimpatriata. Italia, 30 milioni per gli aiuti umanitari. Europa, un milione di stranieri da espellere

Vari siti locali riportano un comunicato sgrammaticato secondo il quale una ventunenne nigeriana sorpresa in un centro Sprar a Racalmuto sarebbe stata prima accompagnata al Cie di Roma e poi rimpatriata.
L’operazione, condotta dai carabinieri, nasce come conseguenza del famoso telegramma emanato dal Ministero dell’Interno che annunciava la liberazione di 95 posti nei Cie italiani, di cui 50 nel settore femminile, in vista dell’organizzazione di un volo di rimpatrio verso la Nigeria.
Le varie questure presenti sul territorio italiano avrebbero dovuto organizzare controlli mirati a rintracciare i cittadini nigeriani indesiderati e condurli al Cie in vista di un rimpatrio.
Alcune associazioni avevano protestato contro l’accanimento verso gli stranieri di una singola nazionalità, i mass media avevano dato, sul momento, un certo risalto alla notizia, ma poi il volo charter, se è partito, lo ha fatto a telecamere spente. I mass media nazionali non ne hanno parlato, a quanto ne sappiamo.
Così come non fanno riferimenti dettagliati a come è la situazione sul posto. Bisogna andare sul sito Green Report per leggere qualcosa in proposito: “Carestia in Camerun, Ciad, Niger e Nigeria: 7,1 milioni di persone soffrono la fame. Cresce la violenza legata al gruppo armato Boko Haram, milioni di persone in fuga”, titola il sito. Si tratta in realtà di un copia e incolla di un comunicato pubblicato la settimana scorsa dalla Fao, che in quei giorni stava partecipando ad un vertice ad Oslo per ottenere finanziamenti internazionali destinati alla regione colpita dalla crisi.
Alla conferenza ha partecipato anche il vice ministro degli Esteri italiano Mario Giro, che in un’intervista a Vita ha raccontato che l’Italia si è impegnata a mettere sul tavolo 30 milioni di euro nei prossimi tre anni solo per far fronte alla crisi umanitaria nei quattro paesi che si affacciano sul lago Ciad.
La settimana scorsa il Camerun ha rimpatriato forzatamente più di 500 nigeriani fuggiti da Boko Haram, tra cui oltre 300 richiedenti asilo.
L’Unhcr ha protestato, la notizia compare su numerosi siti esteri, mentre in Italia non è stata ripresa dai principali mass media.
Intanto la Commissione Europea ha fatto sapere che in Europa ci sono almeno un milione di migranti da rimpatriare, e ha confermato il termine massimo di 18 mesi di reclusione per chi è in attesa di espulsione: in pratica se è impossibile organizzare un rimpatrio, uno straniero deve rimanere dietro le sbarre per un anno e mezzo prima di essere… rilasciato con l’ordine di allontanarsi dal territorio dello Stato con mezzi propri.
Amnesty International ha protestato per il fatto che anche i bambini sono inclusi nel regime di detenzione.

Palermo, rilasciate le quattro rom. Veneto, condanna per Senad. Kyenge in Sudafrica. Europa: regolamento frontiere. Danimarca – Europol

Le quattro nomadi portate nei giorni scorsi al Cie di Roma dopo essere state fermate nel corso di un blitz in un campo rom palermitano sono state rilasciate su decisione del giudice di pace.
Lo riporta il sito Quotidiano di Sicilia. In favore delle donne si era mobilitato anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.
Due di loro si trovano in Italia dai tempi della guerra in Jugoslavia. Le altre due sono nate in territorio italiano nel 1993 e 1995.
Secondo il sito la decisione del giudice farebbe riferimento all’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”. “L’unico [articolo] a cui ispirarsi per l’azione dello Stato in ogni sua articolazione e per l’agire di ciascuno di noi”, è il commento riportato.
Il sindaco aveva detto: “Quanto avvenuto al campo rom di Palermo dimostra l’inadeguatezza della normativa italiana che di fatto autorizza, anzi incentiva, la deportazione di cittadini che non hanno compiuto alcun reato, ma sono soltanto colpevoli di non avere diritti di cittadinanza”.
Intanto da Verona arriva la notizia della condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione per Senad, uno dei due fratelli di origine bosniache nati in Italia per i quali c’era stata una mobilitazione nel 2012 a cui aveva partecipato anche Cecile Kyenge, non ancora ministro. I due, nonostante fossero nati in Italia, erano stati rinchiusi nel Cie di Modena.
Senad è stato arrestato a novembre dopo un inseguimento con una gazzella dei carabinieri, in Veneto. Da allora si trovava in carcere. Delle quattro persone a bordo dell’auto in fuga, è l’unico ad essere stato arrestato.
A novembre, Libero pubblicò un articolo durissimo contro la Kyenge, senza intervistarla e senza neanche avvisarla, dopo l’arresto di Senad. “Cecile Kyenge anche da ferma riesce a far danni”, scriveva il quotidiano.
In questi giorni la Kyenge è stata in Sudafrica, per conto dell’Unione Europea. Su Facebook e Twitter ha postato vari aggiornamenti sulle conferenze a cui a partecipato e sui posti che ha visitato. La cosa è passata totalmente inosservata sui mass media.
L’ultimo post su Facebook commenta le parole pronunciate di recente da Salvini a proposito della “pulizia di massa, via per via, quartiere per quartiere”. Frasi che attingono ad un “abisso umano” che non possiamo far finta di non conoscere. “Salvini, da cultore della Storia quale è, non può non sapere cosa evocano queste parole nell’immaginario collettivo …. Vogliamo continuare a sottovalutarlo?”, scrive la Kyenge, aggiungendoci l’hashtag #mentreilPDsiaccapiglia, inaugurato da lei e ripreso da altre due persone nelle ultime ore.
Prima di partire per il Sudafrica in un un altro post su Facebook l’europarlamentare italiana ha spiegato la “misura importantissima” alla quale ha lavorato nella sua commissione, per proteggere le frontiere esterne europee e costituire un più forte scudo a tutela dei cittadini contro il terrorismo.
Il regolamento messo a punto dopo aver osservato “i vuoti” che sono emersi in occasione degli attentati di Parigi, Bruxelles e Berlino, prevede controllo dell’identità e dei documenti di tutti i cittadini in entrata e in uscita dalle frontiere esterne europee, ovviamente nel rispetto dei loro diritti.
Il video col discorso della Kyenge dura appena un minuto.
Scrive Il Giornale che il testo del regolamento è stato approvato con 498 voti a favore, 114 contrari e 29 astenuti.
Spiega il quotidiano: “Tutti i cittadini dell’UE e di Paesi terzi che entrano o escono dall’Europa, saranno sistematicamente controllati tramite la consultazione di banche dati, ad esempio quella sui documenti persi oppure rubati”. Inoltre, “la nuova direttiva aggiornerà le attuali norme quadro Ue sui reati di terrorismo e amplierà il loro raggio d’azione, coprendo così anche le minacce emergenti. Le fattispecie incluse nella legislazione saranno ora punite con almeno 15 anni di reclusione, nei casi in cui venga imposto il massimo possibile della pena, in tutta l’Ue”.
Quali sarebbero le fattispecie incluse? I media italiani non lo spiegano nel dettaglio. A quanto pare si tratta di colpire tutte le persone coinvolte in crimini collegati col terrorismo: coloro che viaggiano per compiere un attentato, o per andare ad addestrarsi o che tornano o provengono da zone di guerra, o anche quelli che finanziano il terrorismo.
Tutte questioni abbastanza serie, per cui sarebbe interessante sapere come mai un eurodeputato su sei ha votato contro il provvedimento. Addirittura Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca hanno deciso di tagliarsi fuori: le prime due non saranno vincolate, la terza non sarà proprio coperta.
I motivi non vengono spiegati. Possiamo provare a immaginarli: la Gran Bretagna è in fase di Brexit, mentre l’Irlanda non ha con la Gran Bretagna un confine vero e proprio. La Danimarca, invece, ha qualche problema con l’Europol, anche se nessuno, in Italia ne è al corrente.
A quanto pare due anni fa c’è stato un referendum nel corso del quale il 53 per cento dei danesi ha respinto l’adozione della legislazione europea sulla giustizia e gli affari interni. Questo implicava anche che la Danimarca non avrebbe più fatto parte dell’Europol. Gli addetti ai lavori si erano lamentati, prevedendo una minore efficienza nella soluzione ai crimini riguardanti le frontiere. A dicembre la Commissione Europea ha proposto un accordo per proseguire la collaborazione anche dopo maggio di quest’anno. Una decina di giorni fa la Bbc scriveva che i parlamentari europei sarebbero stati consultati per esprimere il loro parere su un accordo che permetterebbe la condivisione di alcuni dati con polizia danese anche dopo l’uscita dall’organizzazione. In effetti la Danimarca potrebbe resterebbe comunque all’interno di Europol, come stato ‘osservatore’ anziché ‘membro’.

Gelli, la commissione Cie-Cara, l’Unione Europea

Il Presidente della Commissione d’Inchiesta Cie-Cara Federico Gelli sarà oggi a Pontedera, in provincia di Pisa, per partecipare ad un seminario dal titolo “Azioni e strumenti locali per la cooperazione internazionale e le migrazioni”.
Lo scrive il Tirreno, che riporta quanto è stato detto nel corso della conferenza stampa di presentazione del seminario.
Il Presidente della Commissione d’Inchiesta sui centri per migranti finora non si è espresso a proposito dei nuovi Centri Permanenti per il Rimpatrio che il Ministro dell’Interno Minniti ha annunciato di voler istituire.
L’ultima volta che Gelli ha fatto notizia per questioni legate all’immigrazione è stata a fine gennaio, quando ha visitato il centro di accoglienza di Cona, quello in cui c’era stata una rivolta dei migranti a seguito della morte di una venticinquenne ivoriana. Si era parlato di ritardi nei soccorsi e del fatto che comunque il posto non era salubre. Secondo quanto hanno riportato i mass media, Gelli sarebbe rimasto indignato da come è gestito il posto. “In questo campo non vi sono le condizioni minime per garantire l’accoglienza. Non vi sono strutture adeguate: le tensostrutture realizzate in loco non sono neppure sufficienti affinché gli ospiti possano difendersi dal freddo. Ci sono problemi di allacciamento alla rete idrica e agli scarichi fognari, vi è l’impossibilità di avere un riscaldamento degno di questo nome”, avrebbe detto Gelli, secondo quanto riporta il sito del Gazzettino.
In un comunicato pubblicato sul suo sito ufficiale, Gelli aveva proposto di “ridurre drasticamente il numero di migranti ospitati, e di accorciare il tempo medio di permanenza che ora è di un anno”.
A fine gennaio la Commissione Cie-Cara ha ascoltato il Responsabile della Commissione Nazionale per il Diritto d’Asilo, il quale ha detto che il tempo medio necessario per esaminare le richieste d’asilo per protezione internazionale è diminuito del 40% rispetto alla media degli ultimi tre anni. Nel 2016 la durata media dell’iter è stata di 163 giorni (oltre 5 mesi), mentre nel triennio 2014-2016 era di 261 giorni (oltre otto mesi).
Sempre a fine gennaio, la Commissione ha ascoltato anche un delegato dell’Anci per sapere la sua opinione a proposito dell’accoglienza diffusa. Il delegato ha chiesto di rispettare i numeri massimi di accoglienza accordati con i Comuni, e di premiare i Comuni virtuosi che oltre ad accogliere i migranti mettono appunto progetti per favorire la loro integrazione.
Il mese scorso il segretario della Commissione, Erasmo Palazzotto, di Sinistra Italiana, ha criticato duramente la Commissione stessa: “Non è indipendente dal governo. Blocca documenti imbarazzanti per esponenti dell’esecutivo”. Per esempio “insabbiando la relazione sul Cara di Mineo, che coinvolge il sottosegretario all’Agricoltura del Nuovo Centro Destra”.
Per fortuna i mass media hanno dato ben poco spazio alla relazione di minoranza presentata da Palazzotto. A luglio 2013 Gelli è stato intervistato da Repubblica Tv a proposito delle condizioni in un cui versa il Cara di Mineo. Gelli ha parlato di una “situazione problematica”, che poteva diventare ancora peggiore in caso di aumento del numero dei migranti ospitati, che già era eccessivo. Gelli chiedeva una chiusura graduale del centro, e si definiva preoccupato per una eventuale apertura di un hotspot nello stesso contesto”.
Il video ha ricevuto 36 visualizzazioni su Youtube, in quasi sette mesi, e oltre 700 sul sito di Repubblica.
Il vicepresidente della Commissione, Giuseppe Brescia, Movimento 5 Stelle, ha parlato della situazione dell’Italia in un intervento di fronte al Commissario Europeo per le Migrazioni Dimitris Avramopoulos, a fine gennaio. L’Italia è stata lasciata sola dall’Europa, ha detto il deputato, a fronte di 4 miliardi spesi dal governo secondo il Def, l’Europa ha fornito solo 112 milioni. Se a questo ci si aggiunge il fatto che i ricollocamenti non funzionano, si conclude che è tutta “una grande presa in giro da parte dell’Unione Europea”.
“Lei si complimenta con l’Italia. Io vorrei capire di che cosa si sta complimentando perché, guardando il sistema italiano le posso dire che il sistema di accoglienza italiano fa acqua da tutte le parti ed è fucina di illegalità”, ha detto Brescia ad Avramopoulos. E dopo avere contestato la politica dei muri, l’assenza di corridoi umanitari, il disinteresse verso le cause che portano alla nascita del fenomeno migratorio e gli accordi di dubbia validità con le autorità libiche, il parlamentare concludeva: “Le politiche messe in atto finora sono la firma del fallimento dell’Unione Europea”.
Un articolo del Sole 24 Ore riassume quanto dichiarato da Avramoupolos in quell’occasione, e le promesse che ha fatto: “L’obiettivo a cui stiamo lavorando è di ricollocare dall’Italia [verso altri stati europei] almeno 1000 [migranti] al mese, per poi raggiungere quota 1.500 a partire da aprile”.
Era stata annunciata nei giorni scorsi la visita di Avramopoulos negli Stati Uniti, dove avrebbe dovuto incontrare il segretario alla sicurezza interna Kelly, ma poi non se ne è saputo più niente.
Anche l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri Federica Mogherini aveva in programma incontri negli Stati Uniti con rappresentanti della nuova amministrazione Trump.
In questi giorni la Mogherini ha partecipato al vertice informale di Malta, insieme ad altri rappresentanti europei, nel corso del quale si è discusso anche di migrazioni.
La Mogherini, secondo quanto riporta l’Ansa, è sembrata molto soddisfatta dei risultati derivanti dal Piano d’azione del summit Ue-Africa del 2015, che prevede progetti di partnership e cooperazione con gli stati africani: l’Europa li aiuta a gestire i loro territori, a sviluppare opportunità economiche e a gestire la loro sicurezza e le loro frontiere, e in cambio loro aiutano l’Europa a gestire il fenomeno delle migrazioni.
Ma proprio quel piano è al centro di polemiche (secondarie secondo i mass media), specie per quanto riguarda il capitolo “sicurezza e frontiere”. Nei giorni scorsi esponenti del Movimento 5 Stelle hanno contestato Alfano “autore di una pessima giravolta” per via di una bozza presentata in occasione del vertice di Malta. “La sua bozza fa ritenere che le finalità del Fondo per l’Africa siano il contenimento dei flussi dei migranti alle frontiere attraverso il sostegno all’impiego di forze di polizia come sbarramento per le genti in fuga da conflitti, violenze, persecuzioni e condizioni di povertà estrema e in cerca di protezione internazionale. L’esatto contrario rispetto all’impegno vero della cooperazione internazionale cui erano in origine destinate”. “Non è possibile finanziare paesi, presidenti e dittatori che non rispettano le convenzioni internazionali ed europee dei diritti umani”, protestano i pentastellati.
Anche Sinistra Italiana è sulla stessa posizione. I deputati Marcon e Palazzotto hanno annunciato un’interrogazione sui 200 milioni tolti alla cooperazione e trasferiti al respingimento dei migranti. “Inaccettabile”, tuona l’onorevole Marcon su Twitter. Raccogliendo ben 11 Likes e 21 retweet.