Modena, tre condizioni. Consiglio Ue, c’è l’accordo

Il senatore del Pd Edoardo Patriarca ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno Salvini per ricordargli le tre richieste avanzate dal territorio per l’apertura del Centro di Permanenza per i Rimpatri a Modena.
Prima di tutto servono rinforzi alle forze dell’ordine (nei giorni scorsi si è parlato anche di 120 unità in più) per evitare di lasciare sguarnito il resto della città. Poi bisogna garantire criteri di gestione trasparenti e rispetto della dignità delle persone “trattenute in via temporanea e non permanente”. Infine deve essere prevista la possibilità di visite periodiche interne alla struttura da parte dei rappresentanti dell’amministrazione comunale.
Per quanto riguarda il primo punto, Salvini finora ha parlato solo dell’arrivo di una ventina di militari in più, senza entusiasmare i sindacati di polizia secondo i quali i compiti dell’ufficio immigrazione e delle attività nel Cpr non sono adatti ai militari, che possono occuparsi al massimo di sorveglianza esterna.
Sulla questione del “trattenimento in via permanente”, diciamo che non se ne è proprio parlato. Il Cpr non è un luogo per far scontare l’ergastolo, ma per rimpatriare gli stranieri. Al momento attuale il tempo di trattenimento massimo è di tre mesi, ma alcune voci parlano di ripristinare il vecchio limite di 18 mesi che era in vigore tempo fa. Tre mesi di trattenimento significa che se entro quel periodo non è stato possibile identificarlo e organizzare il rimpatrio, lo straniero deve essere rilasciato. Senza comunque regolarizzare la sua posizione. Questo significa che, se fermato in un controllo successivo, la stessa persona può essere portata di nuovo al Cpr. Non esiste un limite massimo di volte in cui uno può essere rinchiuso, ma è anche vero che il meccanismo non è automatico. Tra tutti gli irregolari fermati, le autorità scelgono di volta in volta quelli da mandare al Cpr, sulla base della pericolosità sociale ma anche, delle probabilità di rimpatrio effettivo.
Intanto la nuova Presidenza di turno dell’Unione Europea si sta preparando a intervenire sul fronte immigrazione. Si parla di rafforzamento di Frontex, dello sviluppo di un sistema per vagliare le domande di asilo fuori dal territorio Ue, di protezione dei rifugiati nelle regioni vicine alle aree di crisi. E anche di “arresto dei migranti ai confini fino al termine delle procedure di registrazione”.
La Presidenza spetterà all’Austria a partire dal primo luglio. Il cancelliere, Sebastian Kurz, partito popolare, sta governando nel suo Paese insieme all’estrema destra.
Tra ieri e oggi si sta svolgendo una riunione del Consiglio Europeo a Bruxelles.
In questo momento la notizia di apertura sul Corriere è che è stato trovato un accordo nella notte dopo tredici ore e mezzo di trattative.
Il premier italiano Conte, che aveva ventilato anche l’ipotesi di porre il veto sulle conclusioni del vertice, si è detto alla fine soddisfatto. “Da questo Consiglio esce una Europa più responsabile e solidale. L’Italia non è più sola”, ha dichiarato.
Al vertice avrebbe partecipato anche il presidente del Parlamento Europeo Tajani.
Il quale in un’intervista a Radio Capital ha detto che è sbagliato appoggiarsi ai nazionalisti, perché l’interesse dei paesi di Visegrad è completamente diverso dall’interesse nazionale italiano: “Se tutti chiudono le porte, gli immigrati rimangono qua”.

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Vertice europeo, divergenze

Si è svolto a Bruxelles il vertice informale tra 16 paesi europei in preparazione del summit del 28 e 29 giugno.
L’Italia ha presentato la sua proposta, che secondo fonti riservate coincide per l’85% con quella della Commissione.
Non si è parlato dei movimenti secondari, cioè quelli dei migranti che si vogliono spostare da uno stato europeo all’altro.
Si è parlato di coinvolgere l’Unhcr, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e l’Oim, Organizzazione internazionale delle Migrazioni, nella gestione dei centri per migranti che dovranno essere allestiti nei paesi di transito. Ma non si sa ancora dove verranno allestiti questi centri e come saranno strutturati. Non si ha neanche un’idea delle dimensioni che potrebbero avere.
I paesi del gruppo di Visegrad non erano presenti al vertice, al quale erano stati invitati. Si sono riuniti però pochi giorni fa a Budapest, per decidere la linea da portare avanti in vista dei prossimi incontri europei.
Il boicottaggio dell’incontro di ieri è stato deciso perché era prevista “solo la riedizione di vecchie proposte che noi abbiamo già rifiutato”, ha detto il premier ungherese Orban.
Il gruppo Visegrad respinge sia l’idea di ripartizione di migranti tra gli stati europei, sia la creazione di una forza comune europea per il controllo delle frontiere esterne dell’Unione.
Il controllo delle frontiere deve rimanere nell’ambito della sovranità nazionale, dicono.
A Bruxelles invece si dà per scontata l’esigenza del rafforzamento di Frontex e la creazione di una vera agenzia europea per l’asilo.

No alla riforma di Dublino

E’ andato tutto storto a Bruxelles, dove doveva essere approvata la riforma del trattato di Dublino in materia di spartizione delle quote di migranti tra gli stati europei. C’è stato il parere contrario dell’Italia, dei paesi del gruppo Visegrad, della Germania e anche della Spagna.
La Grecia non si è allineata con l’Italia, il fronte sud è spaccato, a quando si dice, ma dichiarazioni dei politici greci non vengono riportate.
La proposta su cui si è votato era quella avanzata dalla Bulgaria. Diario Del Web spiega nel dettaglio in cosa consiste: il meccanismo di redistribuzione scatterebbe su base volontaria quando un certo paese si sovraccarica del 160% rispetto all’anno precedente, ma diventerebbe obbligatorio solo quando si arriva al 180%. Percentuale che viene considerata troppo alta dai paesi mediterranei. La penale per il rifiuto di un richiedente da parte di uno Stato scenderebbe a 30 mila euro anziché 250 mila. In più c’è una responsabilità di 10 anni per il Paese in cui il migrante è entrato, che i paesi mediterranei hanno chiesto di abbassare a 2.
Secondo alcuni il progetto di riforma è definitivamente morto, secondo altri c’è margine per discuterne alla riunione che ci sarà alla fine del mese tra i leader europei (il primo appuntamento estero del premier Conte), o in un successivo incontro informale previsto a luglio.
Alcuni siti web hanno titolato a proposito di un’asse che si sarebbe creata tra l’Italia e i paesi del gruppo di Visegrad, ma la situazione è molto più complessa. Mentre all’Italia farebbero comodo meccanismi di redistribuzione automatica tra i vari paesi, il gruppo Visegrad non vuole sentirne parlare, almeno fino a quando non ci sarà la chiusura delle frontiere. Un esponente politico belga ha dichiarato che qualsiasi accordo potrà essere fatto solo quando le barche intercettate nel Mediterraneo saranno portate in Tunisia. Prima i respingimenti, poi le ripartizioni.
La posizione di Conte si trova in un articolo di Regioni.it: “L’Europa ha consentito chiusure egoistiche di molti Stati membri che hanno finito per scaricare sugli stati frontalieri, e in primo luogo sul nostro Paese, gli oneri e le difficoltà che invece avrebbero dovuto essere condivisi. Per questo chiederemo con forza il superamento del regolamento di Dublino, al fine di ottenere l’effettivo rispetto del principio di equa ripartizione delle responsabilità e di realizzare sistemi automatici di ricollocamento obbligatorio dei richiedenti asilo”.
Salvini, che non era presente a Bruxelles per via della votazione della fiducia al Governo al Senato italiano, si è comunque detto soddisfatto della spaccatura che si è creata in Europa.
Il presidente del Parlamento europeo Tajani è favorevole alla riforma del regolamento di Dublino, e a questa aggiunge “un piano Marshall per l’Africa” e un accordo con Libia e paesi di transito, sul modello di quello già stipulato con la Turchia.
La Germania vorrebbe la riforma del regolamento prima dell’inizio della presidenza austriaca, che sarebbe troppo restrittiva.
Il commissario europeo Avramopoulos è ancora ottimista: “se slittiamo di un paio di settimane non è la fine del mondo”, ha detto quando ancora l’incontro era in corso, secondo quanto scrive SkyTg24
Sul fronte politico locale, l’arrivo di Salvini al Ministero dell’interno ha creato un po’ di subbuglio, nell’ipotesi che il Ministro leghista voglia portare avanti il piano Minniti sull’apertura dei Cpr in ogni regione.
In Liguria si discute l’ipotesi Albenga, in Friuli di Gradisca d’Isonzo, ma anche della Cavarzerani di Udine. Nonchè della voce incontrollata di cinquemila persone da “rinchiudere” in tutta la regione.
Intanto la lista di Cpr che è circolata nei giorni scorsi è stata aggiornata. Siti molto autorevoli hanno detto che sono quattro. San Francesco Patrono d’Italia oggi ne elenca cinque: della lista fa parte anche il Cpr di Bari, riaperto da Minniti. C’è ancora quello di Caltanissetta, che è stato chiuso a fine dell’anno scorso dopo una rivolta (sempre che non sia stato riaperto poi all’insaputa di tutti). C’è ancora la stranissima definizione del Cpr di Torino che si troverebbe a Settimo Torinese (a una ventina di chilometri da dove effettivamente è). E soprattutto manca qualsiasi riferimento al Cpr di Potenza – Palazzo San Gervasio, entrato in funzione dall’inizio di quest’anno.
Un articolo di ieri sulla Nuova del Sud racconta la storia di un trentaduenne con seri problemi psichici che si trova attualmente nel Cpr della Basilicata. Nonostante questo, la stampa nazionale è ancora all’oscuro del fatto che il centro sia in funzione.

Migranti per risolvere carenza di manodopera

Il commissario Ue per gli Affari Interni, Dimitris Avramopoulos, rispondendo a un’interrogazione presentata dal leghista Lorenzo Fontana, ha detto che “la migrazione lavorativa ben gestita può contribuire a risolvere il problema della carenza di manodopera qualificata che non può essere colmata totalmente ricorrendo alla manodopera nazionale o migliorandone le competenze”.
Dal punto di vista di Fontana questo significa che l’Ue “vuole utilizzare l’immigrazione per abbassare il costo della manodopera e colmare il gap demografico. Invece di investire sulla formazione dei nostri giovani e creare per loro opportunità nel nostro paese, si preferisce alla scorciatoia dell’immigrazione”. Un progetto “che risponde agli unici interessi delle multinazionali e che sta desertificando il mercato del lavoro ed erodendo i diritti”.
Intanto a livello nazionale le agenzie danno per scontato che la legislatura sia finita e che di qui a breve il presidente della Repubblica Mattarella scioglierà le camere.
Ieri Askanews aveva messo in evidenza un appello che era stato fatto dalla rete “Italiani senza cittadinanza” che chiedeva al Presidente di rinviare lo scioglimento per permettere l’approvazione della legge sullo ius soli. Ma se non c’è la volontà politica, Mattarella può fare ben poco.
L’eurodeputata italiana Cecile Kyenge ha puntato il dito contro tutti quelli che hanno contribuito a far mancare il numero legale in aula sulla legge in questione: M5s, Gal, Ala, Lega e Forza Italia. Più 3 Mdp e ben 29 senatori del Partito Democratico (di cui lei fa parte). “Il gruppo Pd, anche se la presenza dei suoi senatori non avrebbe influito sul risultato finale, aveva l’opportunità di mostrare un’immagine compatta al fianco di chi si è speso per anni a favore di questa battaglia, una battaglia di valore, europea e globale. Un’occasione mancata”, ha detto la Kyenge.

European Migration Forum

La Commissione Europea e il Comitato Europeo Economico e Sociale stanno organizzato il quarto Forum Europeo delle migrazioni, che si svolgerà il 6 e 7 marzo 2018. Le iscrizioni sono aperte fino a lunedì prossimo. Nel forum si discuterà di integrazione di migranti nel mercato del lavoro.
La notizia compare sulla pagina web del dipartimento Migrazione e Affari Interni della Commissione Europea, in lingua inglese. Non è stato ripreso dai mass media italiani.
A proposito di istituzioni europee, il 27 novembre sorso a Roma c’è stato un dibattito sul tema della dignità umana e diritti dei rifugiati, nell’ambito del progetto europeo Eurosol (Cittadini europei per la solidarietà), cofinanziato dal programma l’Europa per i cittadini, dell’Unione Europea.
La notizia è stata riportata solo dal blog Fidest, con foto di Alberto Garcia, direttore della cattedra Unesco, che probabilmente la gran parte dell’opinione pubblica non sa chi sia e cosa faccia di preciso.
L’articolo è stato scritto prima che si svolgesse l’evento, e si limita ad elencare i numerosi ospiti internazionali che hanno partecipato.

Cosenza, incontro sul decreto Minniti. Europa, nuovi fondi per l’Africa. Altro travel-ban di Trump. Sud Sudan ancora in guerra.

Nell'”aula studio liberata 18c” dell’Università della Calabria è stato organizzato un incontro sul tema del decreto Minniti (oggi alle 15).
Si tratta di un incontro tra gli studenti, non sono annunciati ospiti di rilievo.
Nel comunicato pubblicato da Cosenza Informa si dà un forte peso all’abolizione di un grado di giudizio nell’esame delle richieste d’asilo. Per di più si nota che ora il giudice non interroga più il richiedente asilo, ma si limita a vedere la registrazione del colloquio avuto da quest’ultimo davanti alla commissione territoriale.
Nel comunicato si dice che i Cie (Cpr) saranno 20, mentre dovrebbero essere 18: uno per regione con l’esclusione di Molise e Valle d’Aosta.
Il sito pubblica anche un dettaglio di un volantino su cui compare lo slogan: “Diminuiscono le vittime nel Mediterraneo, aumentano nel Sahara”. Il titolo dell’incontro è “Occhio non vede, cuore non duole”. Nel comunicato però non si parla di Sahara. Sulla pagina Facebook dell’aula liberata non compare nessun aggiornamento in proposito.
Intanto in queste ore si è diffusa (non troppo) la notizia dello stanziamento di 500 milioni da parte della Commissione Europea per “sostenere gli sforzi sul fronte dell’accoglienza” in 6 stati: Libia, Egitto, Niger, Sudan, Ciad ed Etiopia.
Nelle stesse ore si discute nel nuovo travel ban emanato da Trump. Nella lista compare il Ciad, paese alleato degli Stati Uniti, ma non compare il Sudan, che secondo Il Post è “una dittatura islamica che ha ospitato per anni Osama Bin Laden, il suo presidente è accusato di genocidio e ricercato dalla Corte Penale Internazionale, e il dipartimento di Stato americano considera ancora il Sudan ‘paese sponsor del terrorismo internazionale'”.
Il sito ipotizza che possa trattarsi di un banale errore, sulla base di quanto affermano alcuni esperti.
Da notare che il Sudan fa invece parte della lista dei paesi a cui l’Europa ha dato i 500 milioni. Già, la notizia sarebbe questa, la Commissione Europea starebbe finanziando una dittatura islamica. Ma questo ai giornalisti deve essere sfuggito.
Come pure è sfuggita la situazione del Sud Sudan (che non fa parte del Sudan ma è uno Stato a parte). La settimana scorsa è stata diffusa su internet una lettera di denuncia da parte dei vescovi locali, secondo i quali il conflitto in corso ha assunto una dimensione etnica.
Nella lettera si fa riferimento ad un massacro nel corso del quale la gente sarebbe stata ammassata nelle case alle quali poi è stato dato fuoco. Quando è successo? In che località? Quante persone erano? Tutte domande che nelle grandi redazioni non hanno tempo per porsi. Ma, anche sui siti alternativi, le risposte scarseggiano.

L’Ue stringe l’Italia in una morsa

Quotidiano di Sicilia ha pubblicato un editoriale sulla questione dei migranti, dopo il vertice dei ministri dell’Unione Europea svoltosi a Tallin. Considerato un fallimento, dal punto di vista italiano, visto che gli altri stati europei che si affacciano sul Mediterraneo settentrionale, ma anche Malta, non hanno aperto i loro porti ai migranti, lasciando “il cerino acceso nelle mani del nostro Paese”. La soluzione deve essere trovata dall’Europa, scrive l’editorialista. E propone di “interdire lo sbarco alle navi europee di Frontex e a quelle delle Ong”.
La Stampa scrive che la portavoce di Frontex, Ewa Moncure (polacca?), ha dichiarato che la missione Triton è italiana, e che è complicato coinvolgere gli altri stati e usare i porti stranieri.
Scrive il sito che oggi è prevista una imprecisata riunione a Varsavia nel corso della quale l’Italia chiederà di coinvolgere altri porti europei nelle operazioni di Triton. A quanto pare con poche speranze di riuscita. Vista l’opposizione soprattutto di Spagna e Francia, cioè le principali nazioni interessate.
Operazioni simili a Triton sono già attive in Spagna e Grecia, dice la portavoce di Frontex. Le procedure sono quelle stabilite nel 2014.
Scrive Quotidiano.net che la Spagna “ha detto” di avere già i suoi porti sotto pressione, e che Olanda, Belgio e Germania avrebbero ostacolato le proposte dell’Italia.
Anche il Commissario europeo all’immigrazione Dimitris Avramopoulos ha detto di non condividere l’eventuale modifica del mandato della missione Triton.
Il ministro degli interni spagnolo ha parlato di un aumento del 140% della pressione sui suoi porti, “che impone anche a noi un grosso sforzo per i salvataggi in mare”. Chiaramente si sa che si può arrivare in territorio spagnolo anche via terra, grazie a due enclave in Marocco circondate da recinzioni e dalle quali avvengono respingimenti immediati, ma sembra che il ministro non abbia toccato l’argomento, né qualcuno gli ha chiesto niente in proposito.
Al vertice di Tallin si è stabilito che bisogna elaborare un nuovo codice di condotta per le Ong che soccorrono i migranti. Un codice più restrittivo, che limita le aree nelle quali le navi delle organizzazioni non governative sono autorizzate ad operare. Di apertura di un canale umanitario vero e proprio non si è proprio parlato (sarebbe la possibilità per i migranti di presentare richiesta d’asilo alle autorità italiane senza bisogno di imbarcarsi prima clandestinamente).
Le proposte riguardanti le Ong, come riassunte da Huffington Post, prevedevano il divieto di entrare in acque libiche, il divieto di spegnere i transponder.
La riunione di Varsavia si svolgerà oggi alla sede centrale di Frontex. Parteciperanno rappresentanti dei governi che hanno aderito a Triton. Per l’Italia ci sarà il direttore centrale della Polizia delle Frontiere, il prefetto Giovanni Pinto.
Tra due giorni invece Minniti sarà a Tripoli, per coordinare il blocco dei migranti già in Libia. Prevista una riunione con i sindaci delle città meridionali della Libia, in particolare del Fezzan.
Come si contrasterà il fenomeno migratorio? Arruolando nelle guardie di frontiera i miliziani Tebou e Tuareg! I quali “si contendono il Fezzan”, scrive la Stampa, lasciando intendere che non siano troppo d’accordo tra di loro.
I sindaci del Fezzan chiederanno anche “strade, aeroporti, ospedali e infrastrutture”.
E Minniti ha spiegato che “è chiaro che bisogna offrire a quelle popolazioni un circuito economico alternativo”, se non si vuole che lavorino col traffico di esseri umani.
Un portavoce della Ong Concord Italia sul Corriere ricorda che l’imbuto verso l’Italia è nato dopo la decisione di chiudere la rotta balcanica. Concord è la succursale italiana di una confederazione europea che raccoglie oltre 1600 Ong e associazioni che si occupano di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario.
Huffington Post scrive che il 38% dei salvataggi in mare è svolto dalle Ong, il 28 dalla Guardia Costiera italiana, il 9 dalla (sconosciuta) missione Sophia, l’11 da Frontex e il 7 da singoli mercantili.
Francia e Germania, nel vertice a tre che si è svolto la domenica precedente all’incontro di Tallin, si sono dette “disponibili ad aumentare le relocation”.
Anche Huffington fa riferimento alla chiusura della rotta balcanica, che è una delle preoccupazioni del ministro Minniti. Il quale ha parlato di “sproporzione evidente tra quello che si è investito sulla rotta balcanica e quello che si sta investendo nel Mediterraneo centrale”.
Resta invariata l’indisponibilità ad accogliere migranti da parte dei paesi dell’est europeo.
Sophia è il nome della ex missione antiscafisti Eu Eunavfor. Ha preso il nuovo nome a ottobre del 2015, dedicata ad una bambina nata all’epoca su una delle navi impegnate nell’operazione.