Europa, ci si prepara ad accogliere i profughi

Sono già 360 mila i migranti partiti dall’Ucraina per l’Europa, ma “dobbiamo essere pronti a milioni” di arrivi, ha detto la commissaria per gli Affari interni Johannson.
Per questo si sta lavorando a procedure agevolate in maniera di asilo, in particolare il meccanismo per il riconoscimento della protezione temporanea, previsto dalle regole comuni ma mai applicato prima.
Molti Stati sono favorevoli all’accoglienza, tra cui l’Italia. La ministra Lamorgese ha già fatto circolare dichiarazioni in proposito.
Norvegia e Svizzera invece, che non fanno parte dell’Unione Europea, sono disponibili a fornire aiuti umanitari ma non hanno ancora deciso niente in materia di accoglienza.
Scrive La Stampa che il fattore numerico “rischia di inceppare il tutto”. “Il ragionamento sulla protezione temporanea potrebbe scontrarsi con i timori di flussi molto numerosi” e con la difficoltà di stabilire “le quote di persone da proteggere da redistribuire tra i Ventisette”.
Trattative sono in corso per cercare di giungere ad un cessate il fuoco, ma le autorità europee sembrano fare di tutto per estendere il conflitto all’intero continente.
Stanno attaccando direttamente la Russia sul fronte economico, col rischio di darsi la zappa sui piedi e rimanere senza forniture petrolifere. Stanno rinunciando al pluralismo nell’informazione, bloccando i siti informativi russi, i quali dicono che lo scopo dell’operazione militare non è quello di attaccare la Nato o la Ue, ma solo di garantire una fascia demilitarizzata a ridosso dei propri confini. E stanno inviando armi da usare contro i russi, che rischiano di aumentare la durata del conflitto e i disagi per la popolazione che viene a trovarsi in mezzo ai combattimenti.
La fornitura di armi ha provocato la reazione di Salvini, che pure è allineato con il resto del mainstream su tutto il resto, compreso l’invio di truppe italiane negli stati Nato confinanti con le zone di conflitto, e che non sono minacciate dai russi.
“Non voglio che la risposta dell’Italia e dell’Europa, culla di civiltà, sia distribuire armi letali”, ha detto Salvini. “Sono contro l’invio di militari, contro l’invio di bombe e di missili. Bisogna costringere i due sogetti, uno che ha ragione e si sta difendendo eroicamente, e uno che ha torto e ha scatenato un conflitto di cui nessuno sentiva la mancanza, a sedersi attorno a un tavolo”.
Gli ha risposto Calenda: “Cosa dobbiamo inviare secondo Salvini, delle fionde? Dei fucili a coriandoli? Delle felpe?”, ha scritto sui social. Insomma, il centrosinistra non solo ha rinunciato, come il resto della classe politica, ad evitare il conflitto e a immaginare una soluzione alternativa, ma vuole anche trascinare l’Italia tra i belligeranti. “Già sono insopportabili i distinguo e le furbizie su Covid o politica economica. Ma su politica estera e di difesa in tempo di guerra sono inaccettabili. Se Salvini non riesce a staccarsi da Putin se ne vada all’opposizione. E si assuma per una volta le sue responsabilità”, dice Calenda.
Salvini gli ha risposto che lavora per la pace e che comunque ha piena fiducia nel governo Draghi.
L’unico schieramento che in teoria starebbe all’opposizione, Fratelli d’Italia, si è allineato quasi totalmente con la maggioranza sulla linea da seguire. Non sulla questione delle responsabilità: ieri Giorgia Meloni era in America, a parlare al Cpac, e si è scagliata contro “lo scandaloso ritiro delle truppe da Kabul”, senza il quale “non avremmo mai visto il tragico assedio di Kiev oggi. Perché in politica quando si tratta di difendere interessi strategici e valori fondamentali una dimostrazione di debolezza non è un’opzione”.
In linea con la mentalità americana, e che non lascia ben sperare per il futuro. Per come ragionano gli statunitensi, fare delle minime concessioni oggi alla Russia, significherebbe dovergliene fare di più grandi domani, e dopodomani e via di seguito, per cui non c’è alternativa alla guerra frontale subito.
Il Tempo ha titolato: “Giorgia Meloni punta il dito contro Joe Biden”, ossia colui che ha deciso il ritiro dall’Afghanistan. Quest’anno in America ci sono le elezioni di medio termine. La destra non è affatto indebolita, le leggi elettorali locali sono state modificate. C’è il rischio concreto che i democratici perdano la maggioranza. E Biden non vuole arrivare da sconfitto a quell’appuntamento. E se dovesse trovare un accordo alla pari con Putin, le opposizioni lo tratterebbero da sconfitto, perche per loro fare delle concessioni a un avversario per evitare il conflitto è un segno di debolezza.
La Meloni qualche giorno fa ne ha anche approfittato per dare una frecciatina a Letta, che “in un momento delicato come questo, pensa allo Ius Soli. Ma questa sinistra quando deciderà di atterrare sul pianeta terra?”.
Papa Francesco all’Angelus ha detto che ha “il cuore straziato”. Non è entrato nel merito delle responsabilità e delle possibili soluzioni, ma ha affrontato l’argomento in maniera generica, facendo appello affinché tacciano le armi e si aprano corridoi umanitari per coloro che fuggono dal conflitto.
Per cui Letta ha potuto usare l’intervento del pontefice a senso unico: “L’appello per la pace e l’iniziativa del papa per l’Ucraina libera è fondamentale. Aiuta a creare le condizioni affinché Putin, fallendo i suoi obiettivi, si convinca a evitare inutili spargimenti di sangue”.
In realtà il papa non ha detto esplicitamente che vuole l’Ucraina libera, né ha pregato per il fallimento di Putin. Ha chiesto solo la pace. Né ha detto esplicitamente che, in caso di ritiro dei russi, non bisognerebbe collocare nel paese armi nucleari della Nato.
Padre Zanotelli ha partecipato a un presidio a Napoli, da cui sono filtrati solo spezzoni di dichiarazioni sue e nient’altro. Una decina di giorni fa Peacelink aveva pubblicato un suo articolo, nel quale esprimeva i suoi timori di un “inverno nucleare” e osservava sgomento che “stiamo militarizzando il cielo e la terra”. L’articolo elencava tutti gli investimenti che sono stati fatti in questi anni nel settore militare, e che hanno portato alla situazione attuale di scontro, e che rischia di farci cadere “nel baratro”.
Intanto Avvenire racconta anche quello che succede al confine greco, dove i migranti che arrivano dal Medio Oriente e dall’Asia vengono spogliati dei loro beni e respinti in Turchia con metodi molto discutibili.

Europa, fine della supervisione sull’Italia per i trattenimenti in hotspot

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha ufficialmente chiuso la procedura di supervisione sull’attuazione della sentenza Khlaifia c. Italia della Corte Europea dei Diritti Umani.
La notizia è stata riportata dall’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, che insieme a A Buon Diritto e alla Coalizione Italiana per la Libertà e i Diritti civili ha contestato la decisione.
La supervisione era iniziata dopo una sentenza relativa ad un fatto avvenuto nel 2011, quando alcuni migranti erano stati trattenuti prima al centro di accoglienza di Lampedusa e poi a bordo di alcune navi senza la possibilità di presentare doglianze relative alle condizioni di trattenimento.
L’Italia non ha risolto il problema, visto anche il caso recente della morte di un migrante tunisino, trattenuto in hotspot in assenza di informativa legale e nell’impossibilità di presentare richiesta di protezione internazionale, poi trasferito su nave quarantena, poi nel Cpr di Ponte Galeria, infine nel reparto psichiatrico di un ospedale dove è morto dopo tre giorni di contenzione.
Eppure il Comitato dei Ministri ha deciso di tirarsi indietro. “Una decisione politica (il Comitato è espressione dei Governi degli Stati che compongono il Consiglio d’Europa e non un organo giurisdizionale), ma senza alcuna base giuridica”, scrive Asgi. “Lo stato italiano infatti continua a non prevedere diritti e garanzie nel sistema hotspot”.
“Quello che il comitato non dice ma sembra lasciare intendere è che su questo argomento ormai tutto è sostanzialmente lecito e non c’è alcuna volontà di interrompere questo processo di criminalizzazione e repulsione verso lo straniero. Le proposte contenute nel patto europeo su migrazione e asilo della commissione Ue ne sono un esempio lampante”, dice il comunicato dell’Asgi pubblicato sul sito dell’associazoone.
La quale fornisce anchee il link ad una lunga relazione in inglese pubblicata sul sito di Ecre, European Council on Refugees and Ethics, che analizzava il Patto europeo notando che, nonostante l’impegno ad un approccio più umano alla protezione e l’enfasi sul fatto che la migrazione è necessaria e positiva, questa retorica è scarsamente riflessa nelle proposte contenute nel documento.
C’è invece parecchio risalto su esternalizzazione, deterrenza, contenimento e ritorno.
Ad esempio, il Patto lasciava aperta la possibilità di accordi informali come quelli che sono già stati stipulati con Libia e Turchia, e che hanno portato ad abusi sui diritti umani, rinforzando governi repressivi e creando maggiore instabilità.
Ieri il Messaggero Veneto ha scritto che sei cittadini turchi sono stati fermati a Gorizia mentre cercavano di entrare in Italia. Un cittadino bulgaro è stato arrestato con l’accusa di essere il passeur. I migranti erano partiti dalla Croazia e volevano andare in Francia. Sono stati rifocillati e visitati secondo le disposizioni anti-pandemia, ma non è stato specificato finora che procedura li aspetta.
L’anno scorso su oltre 2 mila migranti rimpatriati a partire dai Cpr uno solo era di nazionalità turca.
Comunque la Turchia si trova su una delle rotte seguite dai migranti che a partire dai Paesi dell’Asia (tra cui Afghanistan, Pakistan, Siria…) si dirigono verso l’Europa.
Anche per quanto riguarda i rimpatri verso la Libia i dati riportano un solo caso di migrante rimpatriato a partire dai Cpr nei primi undici mesi dell’anno scorso. Ma la Libia è sulla rotta percorsa dai migranti provenienti dall’Africa subsahariana, e finisce spesso nelle cronache a causa dei frequentissimi interventi di soccorso nel Mediterraneo, in acque che la comunità internazionale ha assegnato alla guardia costiera del Paese. Il problema è che i migranti vengono riportati da questa in centri fatiscenti dove vengono violati i diritti umani, per cui la decisione europea di finanziare il Paese nordafricano per operazioni di questo tipo è contestata dagli attivisti.
Due giorni fa dalla Libia è arrivata la notizia del rimpatrio in Niger di 167 migranti, tra cui soprattutto donne e bambini. A differenza di quanto avviene per i rimpatri che partono dall’Italia, è disponibile un filmato pubblicato dal sito di Lapresse.
Il volo è stato organizzato dalle Nazioni Unite e ha riguardato solo quelle persone che desideravano tornare nel Paese di origine.
Il filmato mostra le operazioni di imbarco, ma evita di porre anche mezza domanda alle persone inquadrate: come al solito i migranti sono solo comparse silenziose, non c’è neanche una voce fuori campo a raccontare quello che succede.
Il Niger è uno Stato in cui l’Italia ha qualche interesse, tanto da decidere di installarci una base militare. Ieri l’Agi ha pubblicato un articolo intitolato: “L’ambasciatrice Gatto: il Niger è anche un’opportunità di business per l’Italia”.
Il Paese è definito “partner strategico dell’Italia”, è “politicamente stabile e ricco di risorse” ed “offre anche ottime opportunità di investimenti e di proficue partnership tra privati e pubblico, a patto di arrivare in tempo”.
L’obiettivo dell’Italia è quello di creare economie di sostituzione alternative a quelle che sono nate attorno alle migrazioni illegali, ai traffici criminali e alle guerre mercenarie.
L’Italia ha in dotazione 50 milioni di euro annui, da indirizzare nel settore umanitario, in quello delle emergenze, dell’assistenza, delle migrazioni, nello sviluppo agricolo e ora anche in quelli della sanità e dell’educazione.
I militari italiani nello Stato saliranno a quasi 300, con 160 mezzi terrestri e 5 mezzi aerei, per fornirre supporto ai militari locali nel contrasto dei traffici illegali e nella sorveglianza delle frontiere.
Il Niger è il quarto produttore di uranio al mondo e il sesto per riserve, e possiede miniere di oro e cobalto, e giacimenti di petrolio.
Oltre alla presenza dei francesi, anche aziende turche e cinesi stanno investendo in loco.
Le notizie di cronaca locale in Italia non ci arrivano. Stamattina un sito in lingua inglese ha scritto che i guerriglieri avrebbero ucciso due persone e ne avrebbero rapite un centinaio.
Si parla di banditi armati di ak-47 che hanno fatto irruzione in un paio di villaggi a bordo di una trentina di motociclette.
I criminali avrebbero chiesto un riscatto consistente, sembrerebbe che gli altri abitanti dei villaggi attaccati siano fuggiti altrove.
Mancherebbe però la conferma da parte delle fonti ufficiali, anche se molti siti africani hanno comunque riportato la notizia.

Torino, tre storie

Pressenza ha pubblicato alcuni stralci delle dichiarazioni rilasciate dalla delegazione politica che ha visitato il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino.
I delegati hanno parlato con i migranti reclusi nella struttura, rimanendo colpiti da tre storie in particolare: quella di un ragazzo peruviano ventisettenne che parla con forte accento romano e che dice di non avere contatti nel suo paese d’origine; quella di un ragazzino arrivato in Italia il mese scorso che ha dichiarato di essere minorenne; e quella di un albanese che ha raccontato di avere tentato il suicidio ed essere stato riportato nel centro dopo essere stato medicato.
Il sito titola: “Cpr Torino: il consigliere regionale Grimaldi visita la struttura”, e mostra la foto del consigliere davanti all’ingresso del centro insieme alle altre due delegate, entrambe consigliere comunali di maggioranza.
Grimaldi è capogruppo di Luv, Liberi e Uguali Verdi.
La Stampa due giorni fa ha già riportato la notizia della visita, scrivendo che si trattava di una delegazione di Sinistra Ecologista composta genericamente di “consiglieri” (senza specificarne il livello) e elencandone solo i cognomi. La foto era quella del Cpr visto dal palazzo di fronte.
Il titolo era “Niente vaccino per i migranti del Cpr”, una questione che Pressenza neanche nomina. Il Cpr è “un luogo che non potrà mai essere reso abbastanza dignitoso perché la sua stessa esistenza è inaccettabile”, sono le parole di Grimaldi riportate da Pressenza.
L’articolo aggiunge le segnalazioni di altri minori che sono finiti in altri Cpr italiani (Roma e Milano), dove non sarebbero dovuti entrare.
Intanto dalla Sicilia arriva la notizia del rimpatrio in Francia di un cittadino francese di origini marocchine, individuato a Palermo mentre assisteva ad uno spettacolo teatrale.
Il ventinovenne è considerato dalle autorità francesi un soggetto pericoloso dopo essere stato arrestato in Francia a luglio per apologia di terrorismo e minaccia con arma bianca.
Il rimpatrio è avvenuto dopo un trattenimento al Cpr di Trapani, che a quanto pare è ancora in funzione. Di recente era circolata un’indiscrezione sul fatto che il centro era stato temporaneamente usato in funzione di hotspot, e aveva ospitato anche dei minori appena sbarcati.
Un sindacato di polizia ha chiesto che il centro sia riconvertito in hotspot in maniera permanente, come già successo in passato, visto che la città non è attrezzata a gestire gli sbarchi di migranti.
La notizia non è praticamente arrivata all’opinione pubblica nazionale, nonostante il senatore Gasparri abbia presentato un’interrogazione alla ministra dell’Interno, a cui apparentemente non è giunta risposta.
Due giorni fa il presidente del Consiglio Draghi ha attirato l’attenzione della destra per il fatto di avere usato la parola “risorsa” a proposito dei migranti. “Dobbiamo rafforzare i canali legali di migrazione, perché rappresentano una risorsa, non una minaccia per la nostra società”, è la frase detta da Draghi, secondo il Giornale. Che su agenzie, siti di informazione e Twitter è diventata: “Con un’accoglienza fatta bene i migranti diventano risorse”.
Il segretario del Partito Comunista Rizzo ha scritto sui social: “E’ una bugia politica che nasconde le tremende responsabilità della Ue, le forme di schiavitù per questi nuovi dannati della terra e l’ipocrisia di chi non vive nelle condizioni di difficoltà economica di larga parte del popolo italiano”.
Draghi ha parlato in Parlamento prima di una riunione del Consiglio europeo prenatalizio, fornendo i dati sugli sbarchi: 63 mila quest’anno, a fronte degli 11 mila del 2019 e ai 32 mila del 2020.
“In teoria dovrebbe suonare come un epitaffio per il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che continua a rimanere al suo posto”, ha scritto Il Giornale.
Il quotidiano non era ottimista sui risultati che il Governo avrebbe potuto ottenere: “Il presidente del Consiglio insisterà sulla ridistribuzione dei migranti, ma è difficile che trovi ascolto”. A complicare un accordo già difficile si sono aggiunte le recenti restrizioni pandemiche. “Le già sporadiche redistribuzioni tra Paesi europei dei migranti sbarcati in Italia si sono interrotte”.
Sui corridoi umanitari si procede in ordine sparso.
“Ci aspettiamo che il Consiglio Europeo si esprima in modo inequivocabile contro la strumentalizzazione dei migranti da parte del regime bielorusso. L’uso intenzionale dei migranti per scopi politici è inaccettabile”, ha detto Draghi.
I mass media in seguito non hanno più citato la questione migranti, quindi probabilmente non sono state prese decisioni significative.
Il Post ha messo in evidenza il fatto che il Consiglio avrebbe criticato l’Italia per le restrizioni sui viaggi. L’obbligo di un tampone negativo all’ingresso di fatto supera il green pass.
L’articolo linka il documento con le conclusioni del Consiglio esposte in maniera sintetica, in lingua inglese. I punti dal 15 al 20 riguardano gli “aspetti esterni della migrazione”.
Si parla di piani d’azione per i Paesi di origine e transito, da implementare e finanziare prima possibile per azioni relative alla migrazione su tutte le rotte, senza entrare nel dettaglio (il punto potrebbe includere anche l’aumento di controlli e muri alle frontiere).
Si parla di azioni che assicurino il ritorno dei migranti nei Paesi d’origine.
Al punto 18 “Il Consiglio Europeo ribadisce la sua condanna dei tentativi di Paesi terzi di strumentalizzare i migranti per scopi politici. Sottolinea il bisogno di sviluppare strumenti per affrontare la strumentalizzazione della migrazione. Sollecita il lavoro sulla proposta su misure contro coloro che facilitano o si impegnano nel traffico di persone o contrabbando di migranti in relazione all’ingresso illegale nel territorio dell’Unione Europea”.
Si parla poi di cooperazione tra Stati membri per il controllo delle frontiere esterne “incluso ciò che riguarda guardie di frontiera e sorveglianza aerea”.
Infine c’è un invito del Consiglio Europeo al Consiglio a monitorare la rapida ed effettiva implementazione della politica europea sulle migrazioni esterne.
I migranti vengono nominati anche nella sezione successiva, Relazioni Esterne, nei paragrafi dedicati esplicitamente alla Bielorussia: “Il Consiglio Europeo condanna con forza la strumentalizzazione dei migranti e rifugiati dal regime bielorusso e la crisi umanitaria che ha creato. L’Unione Europea continuerà a contrastare l’attacco ibrido lanciato dalla Bielorussia con una risposta determinata, affrontando tutte le dimensioni della crisi in linea con la legge europea e gli obblighi internazionali, inclusi i diritti fondamentali”. Si parla di protezione delle frontiere esterne, lotta al traffico di esseri umani, misure restrittive, ritorno dei migranti in Bielorussia e accesso senza limiti delle organizzazioni internazionali nel Paese al fine di assicurare supporto umanitario.
La rappresentante dell’Unhcr in Italia ha detto di essere preoccupata per la situazione della crisi tra Polonia e Bielorussia, nel corso di un’intervista a In Terris.
“L’Unhcr è consapevole delle molte sfide posti dai flussi misti di rifugiati e migranti ai sistemi d’asilo in Europa e nel mondo. Tuttavia queste sfide non giustificano la reazione che abbiamo visto in alcuni Paesi, con l’innalzamento di muri e filo spinato, respingimenti violenti e tentativi di evadere gli obblighi imposti dal diritto internazionale sull’asilo. Tutti gli Stati hanno il diritto di controllare le loro frontiere e gestire i movimenti irregolari, ma allo stesso tempo devono astenersi dall’uso di una forza eccessiva o sproporzionata e mantenere sistemi per gestire le richieste d’asilo in modo ordinato”, ha detto la rappresentante dell’organizzazione che si occupa di rifugiati.
“Incoraggiare pericolosi movimenti secondari di persone vulnerabili è inaccettabile”, ha aggiunto, proponendo l’iimmediato trasferimento delle persone attualmente bloccate al confine in luoghi di accoglienza sicuri e adeguati, dove possano ricevere assistenza e consulenza adeguate. Bisogna garantire il libero accesso delle organizzazioni competenti alla zona da entrambi i lati del confine, astenersi dall’uso della violenza e della forza. Avviare procedure d’asilo e identificare soluzioni umane in base alla situazione personale e ai bisogni di ciascuno.
Pochi giorni fa Pressenza aveva auspicato un maggiore coinvolgimento dell’Unhcr nel monitoraggio dei centri per i rimpatri presenti sul territorio italiano e una maggiore trasparenza sull’esito delle visite.

Azzurra a Lampedusa, imbarcate 119 persone

119 stranieri ospitati finora all’hotspot di Lampedusa sono stati imbarcati sulla nave-quarantena Azzurra. 268 persone restano al momento nella struttura di accoglienza. Nelle ultime ore sono 46 i migranti arrivati sull’isola in tre micro-sbarchi. Tra loro anche 7 minori. Lo scrive in breve il sito SkyTg24.
Intano Il Giornale riporta la notizia che l’eurodeputata Fabienne Keller, appartenente allo stesso gruppo di cui fa parte Italia Viva, ha presentato una relazione sull’attuazione del regolamento di Dublino III che dovrà essere votata in sessione plenaria al Parlamento Europeo, nella quale vengono messe in risalto le lacune del sistema europeo comune di asilo che “per come è stato concepito o per la scorretta attuazione” attribuisce una responsabilità sproporzionata ad alcuni Stati membri e incoraggia flussi migratori incontrollati e irregolari.
L’iter amministrativo è troppo complesso, i molteplici attori coinvolti sono dispersi dal punto di vista geografico e spesso a causa della mancanza di disponibilità il trattamento delle domande viene ulteriormente rallentato. Tutto questo influisce sulla salute mentale dei migranti, già indebolita dai traumi subiti nel loro Paese o sulla rotta migratoria che hanno seguito.
Tutto questo viene riassunto dal sito col titolo “La Ue accusa l’Italia di stressare i clandestini”. La foto accanto all’articolo non è quella della Keller, ma di un gruppo di africani ammassati presumibilmente su un barcone. Migranti con cui la giornalista non ha mai parlato.
Comunque nessuno dei principali siti di informazione ha mai citato la Keller a proposito dei migranti, almeno di recente.
L’europarlamentare è francese, e scrive in francese su Twitter. Poche ore fa ha diffuso una presentazione animata in cui riassume 5 proposte d’azione per una politica europea d’asilo più umana ed efficace: 1) organizzare una migliore solidarietà tra Stati membri; 2) Assicurare il rispetto dei diritti umani durante il trattamento delle domande d’asilo; 3) semplificare le procedure e mettere fine ai numerosi ritardi; 4) permettere una migliore cooperazione tra gli Stati membri e una migliore condivisione dei dati; 5) rinforzare la governance e la convergenza tra gli Stati membri.

I ragazzi di Samos

Presso il Caffè Letterario di Lecce da oggi fino al 30 novembre sarà possibile vedere una mostra di fotografie realizzate dai ragazzi tra i 12 e i 17 anni che frequentano la scuola del campo profughi dell’isola di Samos, in Grecia. La mostra è stata organizzata da Actionaid Lecce in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. La notizia è riportata da Lecce News 24. Nelle immagini si vedono cumuli di spazzatura, container allagati dalle piogge, bagni comuni, cibo di scarsa qualità, lunghe code per ritirarlo, donne che attendono una visita medica per 14 ore.
La Ong italo-greca Still I Rise era riuscita a convincere l’europarlamentare Pietro Bartolo a presentare un’interrogazione alla Commissione Europea per far luce sulla drammatica situazione che si è venuta a creare nell’hotspot dell’isola. Pochi giorni fa è arrivata la risposta del commissario Avramopoulos, che si limita ad elencare ciò che è stato fatto e quali sono i compiti della commissione in questo ambito. Bartolo non si è detto soddisfatto, un esponente della Ong ha detto che non si lascia scoraggiare da questa indifferenza. La notizia è stata riportata da Globalist, senza la foto del politico che ha presentato l’interrogazione, né dell’esponente italiano della Ong, né del commissario europeo (la foto mostra tre cartelli scritti a mano in inglese, sostenuti da anonimi migranti senza volto). Non si dice nemmeno di quale schieramento fa parte l’eurodeputato.
Il quale è un esponente del Partito Democratico, famoso per essere stato dal 1992 al 2019 il responsabile delle visite mediche ai migranti appena sbarcati a Lampedusa.
Il politico viene nominato spesso dal sito, e sotto l’articolo ci sono numerosi link ad altre notizie che lo riguardano. All’inizio del mese ha dichiarato che gli accordi con la Libia “vanno stracciati, è inconcepibile che si parli ancora di rinnovi e modifiche”, perché i rappresentanti istituzionali libici “sono dei criminali”. Gli aveva risposto la capogruppo del suo stesso partito, che aveva detto: “Stracciare il memorandum, come qualcuno propone, vuol dire restare a guardare da lontano le atrocità commesse in Libia. Per fare un piano di evacuazione straordinaria e chiudere i campi serve il memorandum. Strappandolo ci si lava la coscienza ma la situazione resta com’è.
Il mese scorso si è detto rammaricato per l’astensione dei parlamentari del Movimento 5 Stelle, “un vero colpo basso nei confronti di quelle persone che rischiano tutto pur di cercare una vita dignitosa”. Il sito ha riportato la sua dichiarazione, senza spiegare di cosa si stava parlando. L’astensione su che? Dove?
Il sito Tpi spiega che in quel caso si trattava della risoluzione sulle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo che era stata discussa nel Parlamento Europeo. Il Movimento si era astenuto perché un loro emendamento era stato bocciato. Secondo Bartolo non è un buon motivo per non votare a favore, visto che al suo posto era stato approvato un emendamento dei Verdi. L’astensione del Movimento è stata determinante: la risoluzione è stata bocciata.
Repubblica racconta che per due soli voti il provvedimento non è passato. Nell’articolo c’è anche la versione del Movimento 5 Stelle, secondo cui il voto contrario è stato motivato dal fatto che non è stato inserito del testo un riferimento al rispetto delle leggi internazionali e di “altre leggi applicabili”.
Huffington Post aveva parlato di “emendamento anti-Carola”. Secondo la giornalista la formula scelta dal Movimento era troppo vaga, perché parlando di “tutte le norme applicabili” includeva anche le leggi sicurezza di Salvini. Il sito chiarisce anche la posizione dei Verdi, riportando le dichiarazioni di un’esponente tedesca dello schieramento, secondo cui bisogna fare riferimento solo alle convenzioni internazionali, e non alle leggi di Salvini. Anche il democratico Majorino era sulle stesse posizioni: “E’ questa l’interpretazione corretta: nel rispetto delle convenzioni internazionali e basta”. Comunque, la foto accanto all’articolo è quella della Rackete.
E’ ancora Tpi a fare più luce sulla questione, con una lunga intervista alla europarlamentare più in vista del Movimento 5 Stelle su questo fronte (con tanto di foto), la quale spiega che non si trattava di un emendamento anti-Carola. Il riferimento a tutte le leggi applicabili è una formula che si trova “in moltissime risoluzioni” e serve ad evitare che vengano escluse altre norme, diverse dagli accordi internazionali, come i regolamenti europei, gli accordi bilaterali o le leggi nazionali. Per giunta, nel paragrafo precedente si diceva che le norme nazionali dovessero essere sottoposte ad una verifica sul rispetto di quanto previsto dalla carta dei diritti fondamentali, dalle convenzioni internazionali e dalle leggi sul diritto di asilo. L’eurodeputata risponde anche alle accuse rivolte al Movimento da uno dei capogruppi Pd al Parlamento italiano, che ha detto che il Movimento 5 Stelle ha una posizione troppo simile a quella di Salvini. L’esponente pentastellata fa notare che anche il Partito Democratico aveva firmato l’emendamento in questione, salvo poi cambiare idea e non sostenerlo più durante la votazione in aula.

Umbria, oggi rimpatrio di uno spacciatore tunisino. Il Consiglio Ue ha discusso l’accordo di Malta

Un cittadino tunisino con precedenti per spaccio è stato rintracciato dalla polizia in un appartamento di Perugia. L’uomo è stato trattenuto negli uffici della questura e questa mattina dovrebbe essere rimpatriato attraverso un volo charter. Il comunicato della Questura è stato riportato da vari siti web locali: uno al momento ha il server difettoso, mentre l’altro è riuscito a sbagliare il titolo: lo straniero era “nasconto” in un’abitazione (anziché “nascosto”).
E’ previsto a breve anche il rimpatrio di una ventiseienne nigeriana che ha appena finito di scontare due anni di carcere, sempre per reati inerenti gli stupefacenti.
Dall’inizio dell’anno la questura di Perugia ha rimpatriato o collocato presso i Cpr 84 stranieri irregolari.
Intanto i mass media nazionali hanno dato spazio al Consiglio degli affari interni dell’Unione Europea, che si è riunito per trasformare in realtà quello che era stato stabilito in teoria dall’accordo di Malta. Scrive il Fatto Quotidiano che 10 paesi sono già pronti a fare parte di meccanismi di redistribuzione, e che la ministra dell’Interno italiana auspica la partenza del progetto entro dicembre.
L’intesa di Malta era stata firmata da Italia, Francia, Germania e dal Paese ospitante. Riguardava ricollocamenti entro quattro settimane e l’affidamento del compito di identificare i migranti non al paese di primo ingresso, ma al paese in cui lo straniero è stato ricollocato.
Non c’è la lista dei paesi che sono d’accordo (“circa” dieci), ma si parla di Lussemburgo, Irlanda, Finlandia e Spagna.
La Turchia avrebbe chiesto un miliardo di euro per il 2020 per continuare a tener fede all’accordo del 2016. Turchia che è sulle prime pagine dei giornali in queste ore viste le operazioni militari che ha avviato in Siria, che fanno temere un peggioramento della situazione umanitaria nella regione e una possibilità di escalation.
Soprattutto la Grecia è preoccupata per l’aumento del flusso di arrivi dalla Turchia, ma al tema sono sensibili anche Cipro e Bulgaria.
I mass media tedeschi discutono la possibilità del loro Paese di abbandonare l’accordo nel caso diventasse troppo oneroso (se ci fossero migliaia di arrivi).
La Stampa titola: “Migranti, già zoppo l’accordo di Malta. Ora l’Ue teme la crisi sulla costa orientale”. “Solo tre paesi disposti a entrare nel meccanismo di redistribuzione”. (articolo a pagamento).
Anche Adnkronos parla di soli 3 o 4 paesi che hanno detto sì all’accordo.
Comunque non c’è stata nessuna firma: ora i ministri torneranno nei rispettivi Paesi e valuteranno con i propri tecnici.
Il ministro Lamorgese ha detto che non si è parlato della possibilità per i paesi del gruppo Visegrad di contribuire con denaro pur di non accogliere migranti.
Comunque, il pre-accordo di ricollocamento riguarda tutti i richiedenti asilo, non chi già ha avuto la protezione.
Huffington Post titola “Migranti, la solidarietà Ue non arriva. Il pre-accordo di Malta non diventa accordo”.
La possibilità di introdurre vantaggi economici per chi accoglie non è stata ancora concretizzata.
Il Giornale titola: “Il patto di Malta ora è un flop. Solo 3 Stati accettano migranti”. “La Lamorgese deve fare i conti con il fallimento del pre-accordo in Lussemburgo”. “L’accordo di Malta si avvia verso un binario morto”.
Salvini ha twittato “Tutte palle!”, condividendo un video-editoriale amatoriale di un giornalista (solo nei commenti c’è scritto che si tratta di Nicola Porro), il quale si infervora e “fa a pezzi” in un minuto il presunto accordo sulla redistribuzione: i titoloni di Malta sono diventati titolini oggi, “non c’è nessun accordo europeo, il problema è diventata la Grecia perché c’è il casino con la Turchia, e tutti i barchini che troviamo in Italia ce li teniamo. Lamorgese! Ce li teniamo!”, grida l’autore del video.
Salvini aggiunge: “Ma al governo pensano forse che gli italiani siamo tutti scemi?”

Il Giornale, reportage da Samos, Grecia

Il sito del Giornale ha pubblicato un video-reportage di oltre due minuti registrato nel campo profughi di Samos, in Grecia. I giornalisti si concentrano sulla situazione delle donne, più vulnerabili, ma il problema riguarda anche gli uomini: una notevole parte dei migranti vive in condizioni estreme, in piccole tende da campeggio attorno al campo, senza acqua corrente e senza elettricità.
I posti disponibili nella struttura costruita con finanziamenti Ue ci sarebbero solo 648, ma le persone presenti sarebbero oltre 5 mila.
I bagni sono nel campo ufficiale, lontano dalla tendopoli. Di notte le donne non possono andare in giro per non subire molestie.
Le docce sono una ogni 200 persone.
I medici sarebbero 2: uno ogni 2.500 persone. Si deve aspettare almeno un mese per una visita.
Una onlus italo-greca ha denunciato alle autorità greche e a quelle italiane chi amministra il campo, in riferimento alla situazione dei minori. Che sono circa 1.500, di cui 300 non accompagnati. Molti stanno nella tendopoli, dove gli adulti organizzano traffici di ogni genere, mentre quelli che stanno nei container si affollano in 20 dove dovrebbero esserci solo 12 posti.
L’amministrazione del campo ha presentato una contro-denuncia per diffamazione.
A occuparsene è sempre il Giornale, che ha riportato le dichiarazioni del fondatore della onlus, Nicolò Govoni (ma senza foto accanto all’articolo).
Il vice presidente della commissione Libe, l’italiano Pietro Bartolo, ha presentato interrogazione al Parlamento Europeo parlando di crimini contro l’umanità.
E una interrogazione alla Commissione Europea è stata presentata pochi giorni fa da un imprecisato “gruppo non iscritti” di parlamentari europei.
Ansamed pochi giorni fa ha parlato di “sovraffollamento inumano” nei campi profughi in Grecia.
La notizia nasce da dichiarazioni di Liz Throssel, portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (senza foto accanto all’articolo).
La settimana scorsa una donna è morta a Lesbo nell’incendio di un container. Ci sarebbe poi stata una rivolta di richiedenti asilo, con scontri con la polizia.
Il commissario europeo Avramopoulos e i ministri dell’interno francese e tedesco erano attesi in Grecia giovedì e venerdì scorso. Dovevano valutare proprio la situazione dei migranti.
Prima di andare in Grecia, la delegazione è stata in Turchia. Lo ha riportato sempre Ansamed, con foto del commissario uscente.
Secondo la Turchia il numero di migranti fermati mentre erano in transito nel paese nei primi mesi del 2019 ha già superato il totale dell’intero 2018: 315 mila in 9 mesi, a fronte dei 268 mila dei 12 mesi precedenti.
E nonostante questo, anche le autorità Greche parlano di aumento degli arrivi.
A fine settembre il sito Firenze Post prendeva spunto da alcune dichiarazioni di Avramopulos per smorzare gli entusiasmi sull’accordo di Malta. Secondo il commissario uscente per l’Immigrazione, nell’accordo non ci sarebbe nessun accordo preciso, ma solo un “paper” su cui si dovrà trovare un’intesa al prossimo Consiglio Europeo in Lussemburgo.
Uno dei punti ancora da chiarire è se il meccanismo di redistribuzione riguarderà solo i richiedenti asilo o anche i migranti economici.
Sul fronte della revisione del Regolamento di Dublino “siamo ancora molto lontani”, ha detto Avramopoulos. Accanto all’articolo, una foto della ministra italiana Lamorgese.
Sui siti di informazione non si alimenta l’attesa per il Consiglio Europeo, ma è proprio Firenze Post a riportare la data: “l’8 ottobre prossimo”, scriveva all’inizio del mese. E’ domani.

Ocean Viking, evacuata donna al nono mese di gravidanza

Una donna al nono mese di gravidanza e suo marito sono stati evacuati dalla nave Ocean Viking che li ha soccorsi nel Mediterraneo e sono stati portati a Malta. A bordo restano 82 persone. Medici Senza Frontiere ha chiesto che venga indicato un porto di sbarco. Le autorità europee hanno indicato la Libia, ma quest’ultima non è considerata Paese sicuro dalle Ong.
Qualcuno ha proposto di sbarcare i migranti e poi trasferirli in Germania, visto che il Paese avrebbe le risorse per occuparsene. Zingaretti ha proposto lo sbarco in Italia, ed è comunque sotto il pressing delle ong, che dicono che siccome il Pd sta nel Governo, dovrebbe intervenire immediatamente (indipendentemente dalle leggi vigenti?).
Intanto i riflettori si sono spenti sulla Alan Kurdi, imbarcazione su cui erano rimasti solo cinque migranti, dopo che gli altri erano stati evacuati un po’ alla volta. Le ultime notizie dicevano che Malta aveva autorizzato lo sbarco di queste persone e fissato il trasferimento in due paesi europei che non sono stati ancora specificati.
Sul fronte politico, il presidente del Consiglio Conte ha incontrato la presidente della commissione europea von der Leyen e ha rilasciato dichiarazioni che mostrano la particolare volontà del nuovo governo di modificare le norme europee su fronte migrazioni. “Dobbiamo uscire dai casi emergenziali affidati alla sola Italia”, ha detto Conte, auspicando un accordo temporaneo urgente da modificare in seguito. “L’Italia vuole che anche in questo meccanismo temporaneo ci sia sostanziale condivisione. In prospettiva, quando lo perfezioneremo, avremo probabilmente Paesi che saranno riluttanti. C’è consapevolezza però che chi non parteciperà ne risentirà sul piano finanziario in modo consistente. Se siamo in Europa, tutti devono partecipare a meccanismi di redistribuzione, quindi un meccanismo di solidarietà non può essere disatteso, se non a grave prezzo”.
Secondo il Sussidiario, ci sono tre ostacoli al progetto di Conte. Prima di tutto i trattati costituenti non prevedono competenza diretta della Ue in materia di immigrazione. Poi c’è la distinzione da fare tra migranti che richiedono protezione internazionale e i migranti economici (dove questi ultimi potrebbero essere considerati non aventi diritto, e le operazioni di accertamento ed eventuale rimpatrio potrebbero comunque essere svolte nel paese di primo ingresso). Infine il sito segnala la mancanza di un’analisi dettagliata della natura dei flussi migratori verso l’Italia, sostituita da un acritico tifo per due linee prefabbricate e contrapposte: da un lato chi vuole i porti totalmente chiusi, dall’altro chi li vuole totalmente aperti.

La Cedu respinge il ricorso dei migranti di Sea Watch

Alcuni migranti presenti a bordo della Sea Watch 3 avevano presentato un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La quale ha posto alcune domande per rendersi conto della situazione e dopo avere ricevuto le risposte ha preso la decisione di respingere la richiesta. A quanto pare non ci sono le condizioni per adottare misure provvisorie per motivi eccezionali, visto che i migranti non sono in immediato pericolo di vita a bordo.
Salvini ha esultato. Adesso però c’è il rischio che la capitana dell’imbarcazione decida di entrare comunque in porto a Lampedusa, andando così incontro al sequestro del mezzo e ad una multa di 50 mila euro.
La Ong ha diffuso un altro video in cui uno degli uomini presenti a bordo fa un nuovo appello all’umanità per chiedere accoglienza.
Il Sussidiario pubblica un’intervista al direttore del Cenass (senza spiegare cosa sia. Il centro non ha neanche una pagina su Wikipedia. Dovrebbe trattarsi di un’associazione che si occupa di studi strategici) ed “esperto di immigrazione”. Il quale è soddisfatto della decisione della Cedu, che dimostra che “non esiste un diritto di accesso alle acque territoriali di uno Stato in violazione delle sue norme”, ad eccezione dei casi di emergenza, dove lo Stato italiano è comunque intervenuto. “La nave che ha effettuato il salvataggio è essa stessa un posto sicuro in cui i diritti fondamentali non sono in pericolo”.
“Lo scontro con il governo italiano è una scelta di natura politica che deve far comodo a qualcuno”, dice l’intervistato.
E ancora: “Il search and rescue va fatto nel Sahel, con assetti elicotteristici, droni e altre tecnologie”; “La vera emergenza umanitaria è lì, lì avvengono i peggiori abusi, le connessioni con il crimine e probabilmente anche con movimenti jihadisti. Lì ci sono le morti nel deserto, lo schiavismo, le torture. Se l’Unione Europea sente così forte questo imperativo umanitario deve rimboccarsi le maniche e impedire che i migranti entrino in Libia dalle frontiere meridionali”.

Sea Watch, appello alla Cedu

“Singoli individui” a bordo della Sea Watch 3 hanno lanciato un appello alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, segnalando che quello subito a bordo è un trattamento inumano e degradante. La Corte dovrebbe quindi indicare all’Italia misure che possano ridurre la sofferenza delle persone a bordo. La notizia è pubblicata sul sito dell’Unione Sarda, con un inutile filmato di 20 secondi con immagini di repertorio. La Corte, di cui non si nomina neanche uno dei componenti, avrebbe già posto delle domande alle parti, che avrebbero dovuto rispondere entro il pomeriggio di ieri.
Secondo quanto scrive Pressenza sulla base di informazioni fornite dalla Ong, alcuni migranti cominciano a minacciare di buttarsi in mare. “Procedere a sbarchi parziali è estenuante, difficile anche spiegarlo a chi rimane a bordo”.
L’arcivescovo di Torino ha annunciato la disponibilità della sua diocesi ad accogliere i migranti della Sea Watch senza oneri per lo Stato. Anche “la Commissione Europea” avrebbe lanciato un appello agli Stati membri per trovare una soluzione, scrive il sito, senza fare nomi. Accanto all’articolo foto di un migrante sdraiato a terra, si presume sulla Sea Watch 3.
Salvini sta cercando di scaricare sull’Olanda la responsabilità di quello che sta succedendo, visto che la nave batte bandiera olandese (la Ong invece è tedesca). Il ministro dell’Interno ha scritto una lettera al Segretario di Stato per la Sicurezza e la Giustizia olandese chiedendo un intervento. I mass media non segnalano nessun tipo di risposta. Scrive il Giornale che “i Paesi Bassi avevano dato il via libera lo scorso anno alla nave dei talebani dell’accoglienza sequestrata a Malta, ma febbraio il governo ha imposto un giorno di vite“. Il ministro competente ha portato in Parlamento una serie di norme sulla sicurezza del soccorso in mare da applicare anche alle organizzazioni con obiettivi ideali. In pratica, dice il Giornale, Sea Watch 3 non avrebbe potuto riprendere il mare prima di adeguarsi ai nuovi regolamenti, ma ha presentato ricorso. I giudici hanno concesso tempo fino al 15 agosto per adeguarsi.
Alcuni comuni tedeschi sarebbero disponibili ad ospitare i migranti, ma il Governo centrale è contrario.
Intanto il motore di ricerca Bing continua a pompare notizie di cronaca nera prese dal sito del Giornale. Oggi è il turno di una rissa tra stranieri avvenuta a Trento, forse per motivi legati allo spaccio. Nessun arresto. Il sito attinge le notizie dal web, poi prepara una presentazione di diapositive con le stesse immagini tutti i giorni (la volante, le ombre sul pavimento, le manette…), con musica monotona di sottofondo, e pubblica l’articolo ottenendo i soliti commenti. E Bing piazza il risultato ai primi posti, chissà perché.
Altre notizie restano in secondo piano: un parlamentare del Movimento 5 Stelle ha visitato l’hotspot di Lampedusa, trovandolo in buone condizioni. Poche dichiarazioni standard sui siti web locali, nessuna domanda, nessun commento.
E il Partito Democratico? Apparentemente procede in ordine sparso.
I siti di informazione segnalano una presa di posizione ironica da parte di Orfini: “Per carità, interessante la discussione nel Pd sulla segreteria, nuovi partiti e amenità varie. Ma se invece chiedessimo tutti insieme di aprire i porti?” ha detto, secondo quanto riporta Fanpage.
Agenzia Nova riporta un tweet del deputato dem Delrio: “Salvini faccia sbarcare immediatamente i naufraghi della Sea Watch. Disumano tenere 43 persone in ostaggio in mezzo al mare”.
E sempre Fanpage ha realizzato un video di quattro minuti, in cui incalza gli esponenti dem Orlando, Martina e Miccoli, spingendoli a superare la posizione “timida” del partito. Gli intervistati sembrano propensi a consentire lo sbarco e ad aprire i porti.
Nel partito è anche aperta una discussione sugli accordi con la Libia, firmati all’epoca da Minniti, che potrebbero essere rivisti e che qualcuno considera un errore.
Zingaretti sembra essere completamente assente.
Eppure il segretario del Pd qualcosa ha detto. Msn ha pubblicato poche ore fa un video di una conferenza stampa realizzato dall’agenzia Vista. Un minuto, in cui Zingaretti dice: “Sulla Sea Watch purtroppo assistiamo a un’ennesima danza macabra sulla pelle di alcuni poveri che vivono sulla propria pelle le contraddizioni di questi nostri paesi europei e di questa nostra Italia. Io credo che devono essere fatti sbarcare e denuncio che nelle ultime 7 riunioni dei ministri degli Interni dell’Unione Europea, in 6 su 7 il nostro Paese non è stato rappresentato”.
Zingaretti accusa il governo sia di tentare di spettacolarizzare le tragedie umane, sia di non avere politiche sull’immigrazione. Poi prende i fogli, si alza e se ne va, e Msn fa partire un video sulle etichette dei prodotti nei supermercati senza dare l’opportunità agli utenti del sito di riflettere un secondo (nessun conto alla rovescia come invece avviene altrove, su Youtube per esempio).