Modena, manifestazione contro il Cpr

Sono stati in 150, in gran parte stranieri, a manifestare a Modena contro l’apertura del Cpr.
La Gazzetta di Modena liquida la notizia in quattro righe, ma pubblica un bel servizio fotografico di 20 immagini.
Molti manifestanti arrivavano da Bologna, dice il sito, c’erano anche esponenti dei centri sociali. “Massiccia la presenza delle forze dell’ordine. Non ci sono stati momenti di tensione”.
Anche il sito del Resto del Carlino riporta la notizia in breve, con cinque foto scattate a distanza. In più, c’è un filmato di pochi secondi in cui si sente scandire uno slogan col quale gli stranieri chiedono il permesso di soggiorno per tutti, e una sola frase di un uomo al microfono che denuncia: “Abbiamo visto che negli ultimi mesi ci sono stati dei crimini qua in Italia: è stato ammazzato un fratello senegalese, un fratello maliano…” Nient’altro.
L’omicidio del senegalese è probabilmente quello avvenuto a Corsico a metà del mese scorso, quando Assane Diallo, 54 anni, occupato nel settore della sicurezza, è stato assassinato con sei colpi al corpo e cinque alla testa.
La moglie ha denunciato che il giorno stesso c’era stato un alterco per motivi razziali con un uomo che l’aveva seguito fino a casa. “Volevamo andare via da questo paese razzista”, avrebbe detto lei, secondo quanto ha scritto Repubblica.
L’assassino si è poi andato a costituire, sostenendo che il motivo scatenante dell’omicidio è stata la richiesta continua di denaro da parte della vittima (si parla di cinque euro).
E’ un italiano, 47 anni, di origine calabrese.
“Si era già trovato nei guai nel 1998”, scrive il Giorno, “quando ha ammazzato a Milano Domenico Baratta con un colpo di fucile a canne mozze”. Era uscito dal carcere nel 2013.
Il delitto del ventinovenne maliano invece ha fatto molta più notizia, sui mass media nazionali. Bracciante agricolo, militante Usb, è stato preso a fucilate mentre portava via pezzi di alluminio da una fabbrica abbandonata a San Calogero, Vibo Valentia, Calabria.
Anche in quel caso ad essere fermato con l’accusa di omicidio è stato un italiano.

Annunci

Modena, riunione col Prefetto. Oggi magliette rosse. Mercoledì incontro con Germania e Austria. Potenziamento dei Cpr esistenti

Il Prefetto di Modena ha riunito il tavolo istituzionale con rappresentanti dei comuni, Unioni e gestori dei centri di accoglienza per immigrati.
A margine ha anche rilasciato qualche vaga dichiarazione a proposito della prossima riapertura del Centro di Permanenza per i Rimpatri.
“Stiamo lavorando molto intensamente per le procedure amministrative”, ha detto, secondo quanto riporta il Resto del Carlino. “Si tratta di ristrutturare un immobile disabitato dal 2013. Dobbiamo fare lavori, bandire le gare per assicurare la gestione. E ci stiamo lavorando con tutti i soggetti interessati nella massima trasparenza”.
Manca qualsiasi riferimento ai tempi. Quando cominceranno i lavori? Quando verrà indetta la gara per la gestione? Entro quanto si conta di rimettere in funzione la struttura?
Negli ultimi giorni il sindaco ha risposto ad un’interrogazione sulla questione del Cpr, ribadendo i suoi punti fermi: le istituzioni locali devono essere coinvolte, non dovranno esserci violazioni dei diritti umani, c’è bisogno di notevoli rinforzi nel contingente cittadino delle forze dell’ordine.
In città è prevista per oggi una manifestazione contro Cpr e razzismo di governo indetta da Asahi Modena.
Scrive Stranieri In Italia che a Modena molti richiedenti asilo hanno ricevuto un diniego o sono in attesa della commissione da più di un anno, se non due. Cresce il numero di richiedenti asilo che abbandonano l’accoglienza perché vedono negata la possibilità di muoversi autonomamente e la libertà di costruire una vita migliore.
Sempre per oggi Libera ha annunciato la mobilitazione delle magliette rosse, in solidarietà con i migranti morti in mare, specialmente bambini.
Iniziative sono previste in varie parti d’Italia. Hanno aderito tra gli altri Fiorello, Vasco Rossi e Saviano, scrive Repubblica. Ci sono esponenti politici come Piero Grasso, gente di spettacolo come Fiorella Mannoia, i sindacati confederali, associazioni come Amnesty e Msf.
Intanto il Governo prosegue sulla sua strada. Il Ministro Salvini ha inviato ai Prefetti una circolare in cui chiede una stretta verifica dei requisiti per accedere alla protezione umanitaria.
Non si tratterebbe di una innovazione rispetto a procedure che non possono essere modificate perché fissate per legge, dicono dal Viminale, ma di un provvedimento che mira ad una “interpretazione uniforme sul territorio nazionale, a fronte di un quadro legislativo non chiaro”, nelle parole di un articolo che compare sul sito di Rainews.
Salvini incontrerà i suoi omologhi austriaco e tedesco mercoledì prossimo a Innsbruck. Prevedibile che si parlerà di immigrazione, e di “misure per chiudere la rotta del Mediterraneo”, dopo gli ultimi sviluppi della situazione in Germania, che hanno allarmato anche l’Austria, che a sua volta ha minacciato di chiudere il Brennero.
L’accordo sull’immigrazione sul quale il governo tedesco ha traballato è stato trovato, e annunciato nella maniera più rassicurante possibile. Si è detto che le procedure di asilo saranno “più veloci”, e si è detto che non ci saranno “campi di massa, fili spinati e cose simili” (che in Germania portano brutti ricordi), ma “centri-trasferimento” che si troveranno nelle stazioni di polizia già esistenti, scrive il Corriere riportando le parole del ministro Seehofer.
A incrinare i rapporti con l’Austria era stato il progetto di istituire “respingimenti alla frontiera”. Il provvedimento non è stato inserito nell’accordo finale.
Per quanto riguarda l’Italia, il Ministro dell’Interno ha anche annunciato lo spostamento di 42 milioni di euro dall’accoglienza ai rimpatri.
Repubblica ha titolato in pompa magna “La Ue blocca il progetto del Viminale di rimpatrio dei migranti utilizzando 42 milioni di fondi comunitari”, ma poi leggendo nell’articolo viene fuori che un portavoce anonimo della Commissione ha dichiarato: “Non abbiamo informazioni se si tratti di fondi Ue o no”. Nel caso i 42 milioni facciano parte del bilancio nazionale “non ci riguarda”.
Nel frattempo, il Gazzettino pubblica la lista aggiornata dei Cpr aperti in Italia, ed è la prima volta che la leggiamo dopo che per mesi e mesi abbiamo letto liste non aggiornate o errate. I Cpr attivi in Italia sarebbero 5, per un totale di circa 600 posti. Si parla di Torino, Roma, Potenza (Palazzo San Gervasio), Bari e Brindisi. Il Cpr di Caltanissetta è ancora inagibile dopo l’incendio che lo ha devastato. E’ previsto un piano di potenziamento del Cpr di Torino per passare da 118 posti a… 180!
Ricordiamo che Minniti aveva annunciato che i centri rimpatri sarebbero stati strutture da 80-100 posti, tanto che la stampa li aveva ribattezzati mini-Cie. Difficile che in questo potenziamento ci sia già lo zampino di Salvini.
Idem per quanto riguarda Roma-Ponte Galeria, attualmente attivo solo nel settore femminile. I 125 posti dedicati alle donne verranno incrementati con altri 125 per gli uomini, scrive il Gazzettino. 250 posti totali. Mini-cie?

Modena, in Consiglio Comunale si parla di Cpr, ma nessuna novità. Germania, deportazioni di massa verso l’Afghanistan.

Un consigliere comunale del Pd ha presentato un’interrogazione al sindaco di Modena in merito alla prossima riapertura del Centro di Permanenza per i Rimpatri. Il primo cittadino ha ripetuto il solito elenco delle richieste avanzate al ministero: bisogna confrontarsi con le istituzioni locali, il Cpr non deve diventare un carcere, servono rinforzi di polizia, eccetera eccetera.
Lo scrive il sito La Pressa, che pubblica anche delle foto scattate alla struttura dell’ex Cie, che si trova tuttora in stato di abbandono, tra ruggine ed erba alta.
La decisione di riaprire l’ex centro di espulsione è stata presa dall’ex ministro Minniti. Maroni è favorevole, ma non ha ancora avuto modo di prendere decisioni in proposito (a parte annunciare l’arrivo di una ventina di militari, a fronte di 120 agenti di rinforzo chiesti dai sindacati di polizia).
Non si sa nulla a proposito di tempi. Servono lavori di adeguamento? Quando ci sarà la gara d’appalto? Quanto tempo ci vorrà prima che il centro entri in funzione?
A livello internazionale intanto i segnali non sono buoni. Euronews annuncia la ripresa di “deportazioni a larga scala di migranti in Afghanistan” a partire dalla Germania, dove non c’è uno dei governi “populisti” che vengono tanto demonizzati in questo periodo.
I primi 69 afgani sono stati rimpatriati con un volo charter partito dall’aeroporto di Monaco.
Accanto all’articolo, la foto di alcuni manifestanti che hanno mostrato all’aeroporto striscioni di protesta.
L’emittente ha anche intervistato un richiedente asilo che si è visto respingere la sua richiesta. Ha paura di tornare nel suo paese, perché lì i taliban gli hanno fatto forti pressioni per unirsi a loro.
Il portavoce di un’organizzazione no profit accusa il governo della Baviera di “copiare e incollare le regole di Viktor Orban in Ungheria”.

Modena, tre condizioni. Consiglio Ue, c’è l’accordo

Il senatore del Pd Edoardo Patriarca ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno Salvini per ricordargli le tre richieste avanzate dal territorio per l’apertura del Centro di Permanenza per i Rimpatri a Modena.
Prima di tutto servono rinforzi alle forze dell’ordine (nei giorni scorsi si è parlato anche di 120 unità in più) per evitare di lasciare sguarnito il resto della città. Poi bisogna garantire criteri di gestione trasparenti e rispetto della dignità delle persone “trattenute in via temporanea e non permanente”. Infine deve essere prevista la possibilità di visite periodiche interne alla struttura da parte dei rappresentanti dell’amministrazione comunale.
Per quanto riguarda il primo punto, Salvini finora ha parlato solo dell’arrivo di una ventina di militari in più, senza entusiasmare i sindacati di polizia secondo i quali i compiti dell’ufficio immigrazione e delle attività nel Cpr non sono adatti ai militari, che possono occuparsi al massimo di sorveglianza esterna.
Sulla questione del “trattenimento in via permanente”, diciamo che non se ne è proprio parlato. Il Cpr non è un luogo per far scontare l’ergastolo, ma per rimpatriare gli stranieri. Al momento attuale il tempo di trattenimento massimo è di tre mesi, ma alcune voci parlano di ripristinare il vecchio limite di 18 mesi che era in vigore tempo fa. Tre mesi di trattenimento significa che se entro quel periodo non è stato possibile identificarlo e organizzare il rimpatrio, lo straniero deve essere rilasciato. Senza comunque regolarizzare la sua posizione. Questo significa che, se fermato in un controllo successivo, la stessa persona può essere portata di nuovo al Cpr. Non esiste un limite massimo di volte in cui uno può essere rinchiuso, ma è anche vero che il meccanismo non è automatico. Tra tutti gli irregolari fermati, le autorità scelgono di volta in volta quelli da mandare al Cpr, sulla base della pericolosità sociale ma anche, delle probabilità di rimpatrio effettivo.
Intanto la nuova Presidenza di turno dell’Unione Europea si sta preparando a intervenire sul fronte immigrazione. Si parla di rafforzamento di Frontex, dello sviluppo di un sistema per vagliare le domande di asilo fuori dal territorio Ue, di protezione dei rifugiati nelle regioni vicine alle aree di crisi. E anche di “arresto dei migranti ai confini fino al termine delle procedure di registrazione”.
La Presidenza spetterà all’Austria a partire dal primo luglio. Il cancelliere, Sebastian Kurz, partito popolare, sta governando nel suo Paese insieme all’estrema destra.
Tra ieri e oggi si sta svolgendo una riunione del Consiglio Europeo a Bruxelles.
In questo momento la notizia di apertura sul Corriere è che è stato trovato un accordo nella notte dopo tredici ore e mezzo di trattative.
Il premier italiano Conte, che aveva ventilato anche l’ipotesi di porre il veto sulle conclusioni del vertice, si è detto alla fine soddisfatto. “Da questo Consiglio esce una Europa più responsabile e solidale. L’Italia non è più sola”, ha dichiarato.
Al vertice avrebbe partecipato anche il presidente del Parlamento Europeo Tajani.
Il quale in un’intervista a Radio Capital ha detto che è sbagliato appoggiarsi ai nazionalisti, perché l’interesse dei paesi di Visegrad è completamente diverso dall’interesse nazionale italiano: “Se tutti chiudono le porte, gli immigrati rimangono qua”.

Espulsioni tunisini, Asgi ricorre alla Cedu. Modena: servono 120 agenti

L’Associazione Studi Giuridici sull’Immmigrazione ha tenuto una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati per annunciare il ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo sulla questione delle espulsioni di cittadini tunisini.
Visto che l’accordo con la Tunisia è uno dei più efficienti in materia di rimpatri, i tunisini vengono trattenuti per giorni negli hotspot, senza basi giuridiche, e respinti di fatto sulla base della nazionalità, senza analisi del singolo caso.
Questo andrebbe contro le norme internazionali, che vietano le espulsioni collettive.
Un articolo sull’evento è stato pubblicato dal Manifesto.
Intanto a Modena il sindaco ha incontrato rappresentanti dei sindacati di polizia per discutere della prossima apertura del centro rimpatri. Ne è venuta fuori la richiesta condivisa di 120 agenti in più per vigilare sulla struttura e gestire le pratiche e le procedure relative ai rimpatri.
Mancava per motivi non meglio precisati il Sap, che nei giorni scorsi aveva fatto notizia chiedendo un centinaio di agenti in più.
Finora il Ministro dell’Interno ha garantito soltanto l’arrivo di una trentina di militari. Misura che non solo è considerata insufficiente, ma è stata anche apertamente criticata, visto che i militari non hanno addestramento per occuparsi di situazioni di questo tipo, mentre gli agenti di polizia sì.
In realtà la settimana scorsa era stato diffuso un comunicato congiunto di Sap, Silp e Siulp in cui c’era un numero diverso: si chiedeva l’invio di “almeno 60 uomini”, la metà della richiesta attuale.

Modena, servono cento agenti

Un esponente del sindacato di polizia Sap di Modena ha dichiarato: “Abbiamo bisogno, come ha ribadito di recente anche il Questore, di almeno un centinaio di operatori di polizia per coprire le esigenze del nuovo centro” di permanenza temporanea, di cui Salvini ha confermato l’apertura.
Il Ministro ha annunciato l’arrivo di trenta militari di rinforzo per sorvegliare la struttura. “Diamo il benvenuto ai colleghi militari”, ha detto il sindacalista, “ma ci sono incarichi interni all’ex Cie che non possono fare, non essendo formati. In particolare, gli operatori del Cpr ci chiederanno di essere accompagnati all’interno della struttura. Inoltre serve personale per la sala operativa e a gestire l’ufficio immigrazione”.
I militari “fanno la sola vigilanza esterna, dove servono anche una cinquantina di agenti della Mobile per i vari turni”, cinque nel corso della giornata.
La Mobile? Probabilmente ci si riferiva ai Reparti Mobili, l’ex reparto celere, da non confondere con la Squadra Mobile, che è quella che si occupa solo di indagini giudiziarie.
Salvini a breve sarà in visita in città. Il sindaco Muzzarelli ha dichiarato: “Non si trasformi il Cpr in un carcere, tantomeno militare. Servono invece risorse di polizia”.

La Lombardia favorevole ai Cpr. Modena, 30 militari in più

Si è riunita la Commissione Speciale Immigrazione della Conferenza delle Regioni, e l’assessore alla sicurezza lombardo, Riccardo De Corato, ex vicesindaco di Milano, ha detto che gli stranieri devono essere identificati immediatamente e, qualora fossero sprovvisti di documenti, inviati nei Cpr. Askanews titola: “Conferenza Stato-Regioni, assessore Lombardia chiede i Cpr”. Però non entra nel dettaglio: quanti ne chiede e dove? In teoria il piano messo a punto da Minniti prevede non più di un Cpr per regione, con massimo 150 posti. Il Cpr lombardo nascerebbe a Montichiari, Brescia. Ma di questo oggi non si parla.
De Corato invece ha bocciato la proposta di aprire centri di raccolta e smistamento sovraregionali, che sarebbe stata avanzata dal presidente della provincia di Bolzano.
Intanto da Modena giunge la notizia dell’arrivo di 30 militari di rinforzo in vista dell’apertura del locale Cpr. In più si prevede una visita di Salvini in città.
Salvini “accoglie in tempi celeri le richieste avanzate già a Marco Minniti dal sindaco Muzzarelli”, riassume Trc.
Quindi Muzzarelli è contento? Sembra di no. Modena Today titola: “Muzzarelli: ‘Il Cpr non può essere un carcere, tantomeno militare'”. A quanto pare il primo cittadino attende ancora “che arrivino a Modena le risorse di polizia che abbiamo letto essere previste nei Piani Nazionali per la Sicurezza”.