Rapporto del Garante dei detenuti su Cie e Hotspot

Il Garante dei detenuti ha diffuso il suo primo rapporto su Cie e hotspot. Il documento si trova sul suo sito ufficiale. E’ lungo 49 pagine. Nella prima parte contiene raccomandazioni di carattere generale, nella seconda parte i resoconti delle singole visite, e ulteriori raccomandazioni, centro per centro.
Il Garante ha visitato tutti e quattro i Cie aperti attualmente (Brindisi, Caltanissetta, Torino, Roma), e i quattro hotspot, più l’hub di Siculiana – Villa Sikania, che pur essendo tecnicamente un Cas viene talvolta utilizzato per lo smistamento dei migranti appena sbarcati a Porto Empedocle, diventando di fatto un hotspot.
Una delle prime preoccupazioni del Garante è la promiscuità all’interno delle strutture tra chi non ha i documenti in regola e chi invece proviene da un lungo periodo in carcere. “Tale stato di cose pone soggetti con un vissuto criminale a diretto contatto con persone che invece non provengono dal carcere, e può favorire la diffusione o la propagazione di contatti e traffici illeciti, considerando che non tutti gli ospiti dei Cie vengono effettivamente rimpatriati al termine della loro permanenza nella struttura”.
Il Garante raccomanda separazione tra gli ex detenuti e gli irregolari o richiedenti asilo.
“Le condizioni materiali e igieniche delle strutture visitate sono risultate nella maggior parte dei casi carenti e comunque bisognose di interventi urgenti di risanamento, ristrutturazione e manutenzione”, si legge ancora nel documento.
Mancano “attività ricreative” nei Cie, che pure sarebbero previste da un regolamento diffuso dal Ministero. Tra queste, anche stanze adibite a luoghi di culto.
Manca un registro degli atti di autolesionismo e tentati suicidi.
Alcuni cittadini stranieri sono apparsi completamente all’oscuro circa la propria condizione personale e giuridica.
Gli hotspot, che hanno un'”incerta disciplina giuridica”, in alcuni casi vengono utilizzati anche per accogliere stranieri rintracciati sul territorio e destinatari di provvedimenti di espulsione. “Tali prassi rischiano di creare zone d’ombra nella tutela dei diritti”.
L’hotspot di Lampedusa è di fatto un centro di detenzione, in assenza di una vera e propria cornice giuridica.
Il tempo necessario all’identificazione dovrebbe essere di 48 ore, mentre c’erano stranieri ospitati da almeno due settimane. Sembra anche minori non accompagnati.
Al Cie di Brindisi il Garante incontra un cittadino marocchino che dopo avere scontato quattro anni e mezzo di carcere è stato portato al Cie di Caltanissetta, dove è rimasto due mesi. Rilasciato con l’obbligo di lasciare il paese entro 7 giorni, è andato a Milano dalla sua compagna (tre giorni di viaggio), ma non ha avuto il tempo di organizzare il rimpatrio. La sera del settimo giorno è stato preso e portato al Cie di Brindisi. Lo straniero parla di accanimento nei suoi confronti e segnala il “rischio di un ergastolo fatto di tanti Cie”, una pena senza fine, non prevista nell’ordinamento italiano.
A Villa Sikania “i bagni sono privi di porte, molti di loro hanno lo scarico rotto. L’insieme dei locali bagno sono in condizioni degradate. Al momento della visita non c’era acqua calda”.
L’hotspot di Trapani talvolta viene usato come Cas, ovvero ospita migranti già segnalati, e che già hanno manifestato la volontà di richiedere asilo.
Un consigliere regionale veneto di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale ha diffuso un breve commento che prende spunto dal rapporto.
“Oltre a condizioni di vita indecorose e umanamente al limite quello che emerge è una promiscuità tra gli ospiti, tra i quali si registra un’alta presenza di soggetti con un passato di delinquenti, pronti a ripetere le azioni criminali nel nostro paese”, dice il consigliere. Secondo cui controlli e identificazioni non sono fatte in modo sistematico, e non risultano provvedimenti di espulsione con rimpatri sistematici di soggetti non aventi diritto all’accoglienza.
Su La Nuova Ferrara ieri è uscita un’intervista al questore di Ferrara, in cui si spiega come funziona il meccanismo delle espulsioni. Se lo straniero catturato dalla polizia non ha commesso reati gravi, non viene rinchiuso nei Cie per mancanza di posto, e deve essere lasciato a piede libero. Capita così che il il questore deve occuparsi sempre degli stessi stranieri, magari problematici, per i quali non si trova posto nel Cie. Anche quando si riesce ad accompagnarli fin lì (Torino o Caltanissetta), non è detto che avvenga in rimpatrio: spesso gli stranieri vengono rilasciati a causa della mancata identificazione nei tempi stabiliti da parte delle autorità dei paesi di appartenenza.
L’intervista nasce anche dal fatto che Norbert/Igor, straniero accusato di omicidio e tuttora ricercato, non è stato allontanato dall’Italia nonostante i suoi precedenti penali.