Forza Italia, no hotspot a Crotone

Il coordinamento provinciale di Forza Italia ha ribadito il suo secco no alla realizzazione di un hostpot a Crotone. Poche ore prima, rappresentanti nazionali e regionali dello stesso partito avevano tenuto una conferenza stampa a Lamezia, per annunciare una petizione popolare per impedire la realizzazione dei tre hotspot in Calabria annunciati dal Ministro dell’Interno Minniti. Tre le preoccupazioni di Forza Italia a Crotone: il problema sicurezza, la facilitazione dei flussi migratori sul territorio, e l’eventuale concomitanza con gli approdi crocieristici.
Reazioni all’annuncio di Minniti arrivano anche da Palermo, un’altra delle città indicate come sede di hotspot. Dopo che il sindaco si è detto contrario all’ipotesi dell’apertura del centro “incompatibile con la nostra storia prassi e cultura”, il consigliere del Movimento 5 Stelle Igor Gelarda gli ha fatto notare che “a Palermo un hotspot per l’identificazione dei migranti di fatto già esiste, e grava totalmente sulle forze della Questura e sul sacrificio dei poliziotti. Basta andare nell’atrio degli uffici della polizia scientifica a San Lorenzo per rendersene conto, con scene da terzo mondo”. Spiega Gelarda: “I migranti vengono ammassati per terra sotto gazebo inadeguati ad accoglierli, specialmente donne e bambini, al caldo in estate e al freddo in inverno. Le condizioni igieniche sono inaccettabili, senza possibilità di lavarsi né un presidio medico”.
Uno pensa: visto che il consigliere è così preoccupato per l’assenza di una struttura attrezzata allo scopo, è favorevole all’hotspot. E invece no. “Sarebbe una struttura inutile, se non dannosa, dove gli extracomunitari resterebbero confinati per chissà quanto tempo”.
Insomma, identificarli alla meno peggio in questura non si può, identificarli in una apposita struttura neanche. E quindi?
Cn24 riporta un comunicato del capogruppo forzista di Corigliano Calabro, un altro dei sei comuni interessati dall’apertura di hotspot. La decisione del Governo “non può lasciare inermi tutti coloro i quali hanno a cuore le sorti del territorio”, bisogna “mantenere alta la guarda”, dice l’esponente locale. E’ necessario “debellare ogni tentativo di concreta attuazione di tale scellerato disegno governativo”, mobilitando iscritti e liberi cittadini.

Forza Italia prevede barricate

La deputata di Forza Italia Jole Santelli ha diffuso una nota per commentare la notizia che su sei nuovi hotspot per migranti tre saranno aperti in Calabria (Corigliano, Crotone, Reggio). “I calabresi su questo punto faranno barricate”, dice l’onorevole. “Dovevamo aspettare che arrivasse un ministro reggino al Viminale per assistere a un progetto che è devastante per tutta la Calabria e sul quale si addensano nubi pericolose”.
La deputata pretende una presa di posizione dal governatore: “Non consentiremo a lui e ai suoi amici di svendere la nostra regione a una politica sull’immigrazione miope ed assurda”.
Gli hotspot non sono centri di accoglienza, ma centri di prima identificazione dei migranti appena sbarcati, per organizzarne lo smistamento nelle altre regioni o l’eventuale rimpatrio.
Intanto i giornali del sud notano che nella lista diffusa dal Viminale manca Messina, che inizialmente era stata data come sede di hotspot, ma la cui amministrazione comunale si era detta nettamente contraria (giugno dell’anno scorso).
C’è da notare che già un anno fa si parlava di aprire hotspot a Cagliari, Reggio Calabria e altre 4 località. In questi giorni l’annuncio di Minniti suona ancora come una novità.
Anche dalla Sardegna arriva una dura reazione di Forza Italia, tramite il coordinatore regionale Ugo Cappellacci: “E’ inaccettabile che mentre l’Europa chiude le frontiere alle nostre spalle si vada avanti con la realizzazione di opere funzionali a rendere la nostra isola un terminal dove deviare flussi di migranti diretti verso altre zone del continente”, ha detto.
Cappellacci ha esteso il suo no anche all’apertura di un centro per i rimpatri in qualsiasi parte dell’isola.
Infine ha chiesto una presa di posizione al presidente della Regione e al sindaco di Cagliari, affinché si oppongano “a un progetto folle, pericoloso e senza senso perché alimenta un’immigrazione senza criteri e senza controlli”.
Ovviamente si potrebbe notare una certa contraddizione nell’opporsi all’immigrazione senza criteri e controlli e poi contrastare l’apertura di centri che si occupano di schedare i migranti appena sbarcati e rimpatriare i non aventi diritto. Ma finora nessuno ci ha fatto mente locale, almeno in Forza Italia.
C’è da dire che al momento gli stranieri da accogliere vengono comunque inviati anche alla Sardegna, mentre quelli che la Sardegna vuole rinchiudere in attesa di espulsione vengono rilasciati se non c’è disponibilità di posti nei soli tre centri di espulsione presenti nel resto d’Italia.
E gli stranieri che arrivano clandestinamente in Sardegna devono comunque essere identificati per legge, anche in assenza di strutture attrezzate.

LasciateCIEntrare al Villaggio Caldeo

Una delegazione di LasciateCIEntrare ha visitato il Centro di Accoglienza Straordinaria Villaggio Caldeo, di Castiglione Cosentino, provincia di Cosenza, in varie occasioni a partire da quest’inverno, prendendo contatti con alcuni dei rifugiati presenti.
Questi ultimi si sono lamentati per il freddo invernale, per la qualità del cibo, per certe dinamiche che si sono venute a creare a proposito di permessi di soggiorno e fogli in italiano che hanno dovuto firmare sentendosi sotto ricatto.
Gli attivisti sono rimasti perplessi da alcune idee del gestore del centro, e comunque guardano con diffidenza il fatto che abbia il suo tornaconto economico a seguito dell’attività che svolge.
Del resto il gestore si è convinto che fossero gli attivisti ad avere qualche problema psichico, a giudicare da come stavano vestiti.
L’intero resoconto è disponibile sul sito di LasciateCIEntrare.
Nessuna novità sul fronte Cpr, invece. Le indiscrezioni ne davano per certa l’apertura a Mormanno, nel parco nazionale del Pollino. Il mese scorso erano stati chiesti chiarimenti, poi non si è saputo più nulla.

Regione Calabria: no Cpr a Mormanno

Il delegato all’immigrazione della regione Calabria ha espresso parere negativo rispetto alla scelta del sito di Mormanno come sede del Centro Permanente per i Rimpatri nel corso di una riunione che si è tenuta in prefettura a Cosenza.
La riunione è stata sollecitata dal sindaco di Mormanno, dopo che indiscrezioni diffuse dalla stampa avevano inserito il suo comune tra le 11 località nelle quali verranno realizzati i primi Cpr voluti dal ministro Minniti.
Il delegato regionale ha affermato che la Regione non è stata ancora chiamata a dare il proprio parere sulla vicenda. Parere che sarà negativo, visto che il comune si trova nell’area protetta del Parco del Pollino, lontano da porti e aeroporti.
“Degli 11 Cpr proposti, ben 8 sono stati riconfermati nelle stesse sedi degli ex Cie”, ha affermato il delegato, notando che in Calabria esistono ben due vecchie sedi dei Cie sulle quali si potrebbe puntare: Lamezia Terme e Crotone.
In realtà la situazione è un po’ diversa da come viene descritta.
Dice l’esponente locale che i Cpr di Basilicata e Campania sarebbero gli unici completamente nuovi, mentre sappiamo che entrambe le località indicate vennero usate come centri temporanei nel corso dell’emergenza immigrazione del 2011 (finendo al centro di grosse polemiche).
Il carcere di Iglesias, in Sardegna, invece è un’assoluta novità, e la Caserma di Montichiari, in Lombardia, rappresenta una svolta. Il Cie lombardo si trovava a Milano, fino a quando non è stato chiuso e riconvertito in hotspot.
In sintesi, degli 11 centri proposti, 3 sono quelli attualmente in funzione, 3 sono vecchi Cie che verrebbero riattivati (Gradisca, Modena, Bari), 2 sono ex Cie temporanei (tendopoli allestite in fretta solo per poche settimane qualche anno fa), e 3 sarebbero novità assolute (Montichiari, Iglesias e, appunto, Mormanno).
Secondo le indiscrezioni diffuse dalla stampa alcuni di questi centri potrebbero entrare in funzione già a partire da luglio. Ma la regione Calabria dice che finora non è ancora stata interpellata ufficialmente. Tra pareri, assegnazione della gestione, lavori di adeguamento, prima ancora appalto dei lavori di adeguamento, non è detto che i tempi saranno così rapidi.
Intanto oggi a Milano si svolgerà la marcia #20maggiosenzamuri. Tra le polemiche: la Lega e il centro-destra ne avevano chiesto l’annullamento, anche dopo che un uomo dal nome straniero ha aggredito con un coltello un poliziotto e due militari in stazione Centrale.
Il sindaco Sala ci ha tenuto a precisare che l’uomo in questione è di madre italiana, italiano a tutti gli effetti. La sua vicenda non può essere strumentalizzata contro i migranti, dice Sala, che ha confermato la sua presenza al corteo.

25 aprile a Reggio Calabria

Il centro sociale Angelina Cartella di Reggio Calabria sta organizzando i festeggiamenti per la giornata del 25 aprile, festa della Liberazione.
“Per noi ricorrenze di questo tipo non devono e non possono avere il carattere episodico e rituale dell’unica giornata di ricordo, svuotata ormai di tutti i significati intrinseci e indossata solo un giorno l’anno come un vestito buono della domenica”, scrivono gli organizzatori in un comunicato. “Per noi resistenza vuol dire lottare ogni giorno contro chi calpesta arrogantemente i nostri diritti così come i nostri territori, contro le ingiustizie sociali, i sessismi, i razzismi, le discriminazioni, contro chi avvelena la nostra vita così come la nostra terra”.
Un pensiero lo dedicano anche al tema dell’immigrazione, o meglio al “totale rifiuto del decreto Orlando-Minniti che istituisce tribunali speciali, punta a riaprire in ogni regione i Cie dove rinchiudere chi invece scappa da guerre e devastazioni di ogni tipo”.
Al centro sociale i fascisti non li hanno sentiti nominare solo sui libri di storia. A maggio del 2012, nottetempo, ignoti sono penetrati all’interno della struttura e hanno appiccato un incendio che lo ha devastato. Sui muri hanno lasciato svastiche e simboli delle Ss disegnati con le bombolette.
Della notizia si occupò anche il sito del Fatto Quotidiano, con interviste che cercavano di spiegare quali potevano essere state le ragioni politiche dietro il gesto.
Linkiesta si chiedeva: “La ndrangheta dietro l’incendio del centro sociale?” “Per me il movente dell’attentato è questo: chi si sente padrone del posto, vale a dire la ‘ndrangheta, vuole cacciarci”, diceva nel 2012 uno dei gestori. “La manovalanza, gli autori materiali saranno pure fascisti, ma la regia è di altri, di chi può perdere almeno in parte il suo consenso”.

Si parla (vagamente) dei Cie

Scrive Wesud che il candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico Michele Emiliano ha incontrato una delegazione di giovani del Pd crotonese.
“Durante il colloquio sono stati affrontati diversi temi, in particolare quelli di cui il Presidente Emiliano si è fatto promotore negli ultimi anni, tra cui la gestione dei flussi di immigrazione e in particolare del Cie di Crotone”, scrive il sito.
In realtà non sappiamo quale sia la posizione di Emiliano, né sul Cie di Crotone, né sui Cie in generale, né sulla proposta di Minniti di aprire un centro di espulsione in ogni regione.
A gennaio il Ministro dell’Interno ha incontrato i governatori delle regioni per illustrare il suo piano ed ascoltare le loro proposte. Il sito di Trm Network riassume che “il presidente pugliese Emiliano giudica positiva l’iniziativa del ministro”, ma la dichiarazione che viene riportata riguarda soltanto la richiesta di sostegno contro le organizzazioni criminali che creano il racket del lavoro in agricoltura.
A livello nazionale, non si sa neanche se il Cie crotonese è ancora aperto. Quando a gennaio il Ministero ha riservato una novantina di posti ai migranti nigeriani da rimpatriare, ha informato per conoscenza solo quattro questure sede di centri di espulsione: Roma, Torino, Brindisi e Caltanissetta.
Mancano dall’elenco i Cie di Bari e Crotone, che a gennaio del 2016 erano ancora funzionanti. Il primo ospitava 71 migranti, il secondo 30 (su una capienza teorica di 124).
I siti di informazione mainstream non hanno mai affrontato apertamente la questione, mentre i siti antagonisti raccontano che i due Cie sarebbero stati devastati dalle rivolte tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo dell’anno scorso.
E sarebbero ancora chiusi, tant’è vero che un egiziano irregolare catturato due settimane fa a Bari è stato condotto al Cie di Brindisi.
Certo, se così fosse, si poteva anche scriverlo nel comunicato pubblicato ieri: si è parlato con il presidente Emiliano del Cie di Crotone, chiuso da un anno…

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Una donna francese di origini tunisine è stata arrestata a Reggio Calabria con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Era in compagnia di due tunisini irregolari, che sono poi stati accompagnati al Cie di Caltanissetta, da cui dovranno essere rimpatriati.
La notizia rimane in ambito locale, senza approfondimenti.
Ha fatto invece scalpore una decina di giorni fa la sentenza nei confronti di Cedric Herrou, il contadino francese accusato di essere un passeur a causa dell’aiuto dato ai migranti diretti in Francia.
L’uomo è stato multato per tremila euro per “aiuto all’ingresso e al soggiorno” per i migranti che è andato a prendere in territorio italiano, mentre gli è stata riconosciuta l’immunità penale per l’aiuto dato ai migranti che ha incrociato lungo la strada o che lo sono andati a cercare a casa.
Il contadino è stato anche prosciolto dall’accusa di avere ospitato 57 migranti, tra cui 29 minori, in un centro vacanze in disuso. Il tribunale ha riconosciuto lo stato di necessità delle persone a cui Herrou e l’associazione Roya Citoyenne hanno dato rifugio.
In occasione di un’udienza al tribunale all’inizio di gennaio Herrou aveva dichiarato ai giornalisti: “Se dobbiamo infrangere la legge per difendere le persone lo faremo. Il nostro compito è aiutare le persone a superare il pericolo, e la frontiera è un pericolo”.
Scrive Internazionale che Google ha dovuto togliere il suo indirizzo dalle ricerche, perché l’uomo riceve anche insulti e minacce.
Anche un altro cittadino francese è stato assolto dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, a novembre scorso. Il tribunale ha stabilito che l’aiuto ai migranti per assicurargli condizioni di vita degne e decorose non è perseguibile penalmente.
A dicembre una ex-professoressa settantatreenne francese è stata multata per 1.500 euro per avere dato un passaggio a due ragazzi eritrei.
Ovviamente gli attivisti si stanno mobilitando contro la criminalizzazione dei cittadini che aiutano i migranti.