Video da San Ferdinando

A dicembre scorso alcuni magistrati calabresi di Magistratura Democratica hanno visitato la baraccopoli di San Ferdinando, Reggio Calabria. Quattro giorni fa è stato caricato su Youtube il filmato che ne è derivato, della durata di 20 minuti.
Il campo ospita ora 400 persone.
Nel video si spiega perché i migranti non denunciano lo sfruttamento, si ascolta la loro opinione in merito alle difficoltà, e c’è la testimonianza dei volontari che forniscono assistenza sanitaria e dei sindacalisti che si occupano della loro situazione.
Nel campo mancano l’elettricità e l’acqua calda.
Il filmato è stato presentato con una conferenza presso il Tribunale di Milano, cinque giorni fa.

Sbarchi in Calabria

Negli ultimi giorni sono stati segnalati molti sbarchi nei pressi di Roccella Ionica, sulle coste della Calabria. Si tratterebbe di migranti provenienti dalla rotta turca, tra cui molti afghani. I siti di informazione hanno titolato che Roccella è la nuova Lampedusa. Mancano le strutture di accoglienza. In queste ore si sta lavorando per allestire una tensostruttura sul posto, per far arrivare una nave-quarantena, non si sa quale, mentre si è deciso di ristrutturare un immobile per trasformarlo in centro di accoglienza.
La notizia di ieri è che una cinquantina di migranti, in prevalenza afghani, soccorsi al largo di Roccella sono stati condotti nel porto di Reggio Calabria. Le condizioni del mare erano proibitive, è stato necessario l’intervento prima della Guardia Costiera, poi di una nave passeggeri.
Il tema è finito anche in tv: se ne è discusso nel corso della trasmissione Quarta Repubblica, anche se poi il dibattito è degenerato con insinuazioni e attacchi personali. Comunque, la destra punta sul fatto che Francia e Germania si disinteressano dei migranti che arrivano sulle coste italiane e chiudono i loro confini mentre la sinistra, rappresentata in studio da Erasmo Palazzotto, mette sullo stesso piano la guardia costiera libica (che ferma i migranti per riportarli indietro) e gli scafisti (che prendono soldi per consentire ai migranti di imbarcarsi): sono la stessa cosa.
Molto defilato il Pd.
Firenze Post ha notato che negli Stati Uniti il numero di migranti arrestati al confine quest’anno è il più alto di sempre. Si tratta almeno per metà di persone provenienti dall’America centrale, soprattutto Honduras e Guatemala, in gran parte famiglie con bambini. “Il governo democratico … ha un atteggiamento molto più repressivo nei confronti dei migranti rispetto a Trump, ma nessuno ovviamente dice nulla, nella strategia del politicamente corretto delle sinistre”, scrive l’autore dell’articolo.
Dalla Grecia intanto arriva la notizia di un naufragio: quatto bambini sono annegati. Provenivano dalla Turchia, ma non ne è stata comunicata la loro nazionalità.

Se non ci sono le Ong non è notizia

L’inviato di Avvenire è stato a Roccella Jonica, sulla costa meridionale della Calabria, e ha parlato con le persone che si occupano di accoglienza.
Nella città arrivano tantissimi migranti, ma si tratta sempre di sbarchi autonomi, quelli nei quali non intervengono le Ong, e che quindi non fanno notizia.
Arrivano in Calabria stranieri provenienti dal nord Africa ma anche dalla Turchia. Ci sono parecchi asiatici: iracheni, iraniani, siriani.
Non c’è nessun hotspot nelle vicinanze. Solo una parte dei soldi che il comune spende per l’accoglienza vengono rimborsati dalla prefettura.
Il sindaco fa molta attenzione a non criticare nessuno, anzi a sottolineare l’impegno di tutti nella soluzione del problema. Ma dice anche che non dovrebbe essere prevista una lunga procedura per il riconoscimento dell’asilo quando arriva una mamma con bimbo di quattro mesi.
L’idea che per scrivere un articolo sia importante mandare un inviato sul posto, o perlomeno intervistare qualcuno, è sempre più marginale nel giornalismo online di oggi. Spesso sul web si legge il riassunto di qualche comunicato stampa scritto da qualcuno che non sta sul posto, o peggio ancora qualche discorso retorico di chi sta seguendo il tutto distrattamente e a distanza.
Ieri sul Giornale i migranti venivano nominati in home page solo in relazione ad un articolo scritto dalla ex ministra del lavoro Elsa Fornero, famosa perché pianse in conferenza stampa, in cui si parte dal pianto dei calciatori italiani che hanno vinto l’europeo per evocare altri pianti, tra cui quello dei migranti “gettatisi da qualche barcone sul punto di affondare” e che dovrebbe commuoverci.
L’articolo non riporta nessuna reazione politica all’articolo della Fornero, ma mette in evidenza il fatto che l’ex ministra non ha citato il pianto degli italiani per il covid. “La solita minestra buonista sui migranti”, dice l’autore: “Dimenticare le sofferenze dell’ultimo anno e mezzo per riportare l’attenzione del lettore ancora (e unicamente) sul dramma dell’immigrazione clandestina è fuorviante e profondamente ideologico. Oltre che incomprensibile”.
Intanto nell’hotspot di Lampedusa da 250 posti ieri mattina c’erano ancora 750 persone, nonostante i trasferimenti sulle coste siciliane effettuati col traghetto di linea e l’imbarco di 173 persone su una nave-quarantena giunta sul posto (Sky non la nomina, ma dovrebbe trattarsi della Adriatico. Non si sa di preciso dove si trovano le altre).

Calabria, Cpr ad Oppido Mamertina

Il nome di Oppido Mamertina era già circolato anni fa come possibile sede di Centro di Permanenza per i Rimpatri in Calabria, ma poi non se ne era saputo più niente. Ora il presidente facente funzioni della Regione Calabria ne ha parlato ad un incontro con Prefetto e capo dipartimento Libertà civili e immigrazione del Ministero dell’interno. E ha detto che il Cpr è uno dei punti fermi e ha ricevuto parere favorevole dal presidente della Regione e dal sindaco di Oppido. E’ una risposta di difesa della popolazione. “Fare i buonisti è il peggiore dei peccati, che porta a commettere i peggiori tra i reati. Dobbiamo cominciare ad essere buoni, non buonisti: e i buoni sono quelli che rispettano le regole”, ha detto, secondo quanto riporta Cn24tv.
Comunque, il Metropolitano, attingendo all’agenzia Dire, titola: “Migranti. Ad Oppido Mamertina apre centro permanenza per rimpatrio”, come se fosse una notizia di attualità. In realtà non c’è nessuna stima riguardante i tempi di apertura, i lavori da svolgere, i costi, eccetera. Né viene messa in evidenza la scelta della località: Oppido Mamertina è un comune di quasi cinquemila abitanti che si trova a 342 metri sul livello del mare nell’entroterra calabrese. Ci si arriva tramite una stradina tutta curve che attraversa gli uliveti. La distanza dal capoluogo Reggio Calabria è di una settantina di chilometri, percorribili in circa un’ora.
Ovvio che uno dei problemi sarà la sorveglianza del centro: concentrare un centinaio di migranti nello stesso posto circondato da sbarre, quando molti di loro sono pure criminali provenienti dal carcere significa avere nelle vicinanze, pronti ad intervenire, numerosi poliziotti in tenuta anti-sommossa. Posizionati dove? Ciascun turno dovrà fare un’ora di viaggio all’andata e un’ora al ritorno ogni giorno per prendere servizio? O verranno sistemati in qualche modo nelle vicinanze?
Quando l’allora ministro dell’Interno Minniti ha lanciato il piano per aprire un Cpr in ogni regione ha stabilito che i centri per i rimpatri dovessero essere allestiti in strutture dismesse che fossero già di proprietà dello Stato, e che non si trovassero necessariamente nei pressi di porti e aeroporti, ma nelle vicinanze delle vie di comunicazione. Una definizione vaghissima, per cui apparentemente nessun comune sul territorio italiano può essere escluso. Tant’è vero che in Sardegna è stato scelto il comune di Macomer, a 40 minuti di viaggio dal capoluogo Nuoro, 1 ora e mezzo da Cagliari.
Il fatto è che spesso a livello locale ci sono forti resistenze all’apertura dei Cpr. A Torino, dove la struttura è costruita in mezzo ai palazzi, i residenti si sono spesso lamentati per via della confusione notturna che si genera in occasione delle rivolte, o per i problemi alla viabilità quando gli attivisti organizzano dei cortei nelle vicinanze. Per cui allestire i centri in località lontane dai principali centri abitati viene considerata una soluzione al problema.

Crotone, notizie di una fuga dal Cara

Si è diffusa ieri la notizia di una fuga dal Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Crotone. Visto che si era creato un certo allarme, la Questura ha diffuso un comunicato in cui specifica che l’episodio risale al 10 settembre. “Vari” cittadini tunisini si erano allontanati dal centro in cui stavano scontando un periodo di quarantena e “quasi tutti” sono stati rintracciati, destinati ad un Cpr e rimpatriati. Il comunicato della Questura è pubblicato su Calabria News. Si dice che la notizia era stata diffusa da “una testata giornalistica nazionale e ripresa da altre agenzie”, senza specificare quale.
Soprattutto, la Questura esclude che i fuggitivi fossero positivi al coronavirus. Alcuni siti locali hanno arrotondato: anziché dire che “quasi tutti” sono stati rintracciati hanno scritto “tutti”.
Lacnews24 è entrato nel merito della notizia: la testata che l’ha riportata è il Giornale. Il motivo per cui il fatto ha destato grande scalpore è che è documentato da un video nel quale si vedono i migranti uscire in massa dal portone del centro di accoglienza, gettando a terra l’unico poliziotto di guardia. Il segretario nazionale di uno dei sindacati di polizia ha detto che il filmato “è l’emblema di uno Stato che si è arreso nella gestione dei migranti”.
Al momento il filmato è ancora in home page sul sito del Giornale, ma senza approfondimenti.
Intanto sulla rotta balcanica si parla di 76 migranti di nazionalità imprecisata fermati dalla polizia nei pressi di Trieste. Tra loro famiglie con bambini.
Qualche sbarco c’è stato negli ultimi giorni a Lampedusa, ma l’attenzione mediatica è un po’ calata. Blogsicilia ha scritto due giorni fa che sul posto c’era la nave Snav Adriatica e che la Azzurra stava per arrivare, per evitare l’eventuale sovraffollamento del locale hotspot.

L’esercito a Pozzallo

A quanto si sa, a partire da lunedì l’esercito verrà schierato all’hotspot di Pozzallo per evitare ulteriori fughe.
L’associazione Ragusa In Movimento è soddisfatta del provvedimento, e afferma che “E’ necessario lavorare sul contenimento fino all’auspicato azzeramento degli sbarchi”.
“Ma occorrono relazioni di politica estera che sinceramente questo Governo non sembra in grado di poter imbastire”, aggiunge.
Il sindaco di Modica ha invece detto che l’invio dell’esercito a Pozzallo “è solo un palliativo che non risolve certo il problema e non risponde alle richieste dei cittadini iblei”.
“Il problema di fondo è l’inadeguatezza della struttura. Inutile mandarci i soldati a presidiare un colabrodo quale è il Centro di Prima accoglienza di Pozzallo. Così si getta fumo negli occhi della gente e si mettono a rischio anche gli stessi militari che si trovano a fronteggiare un problema che ha radici più profonde” dice il primo cittadino.
Una delle preoccupazioni è che i migranti possano far perdere le proprie tracce in un secondo momento, una volta trasferiti negli Sprar.
In questi centri “l’umanità e il senso di accoglienza sembrano ormai passati in secondo piano e sempre più spesso somigliano a vere imprese economiche dove la logica del guadagno ha preso il posto della cooperazione, della solidarietà e dell’altruismo”.
Ognuno di loro avrebbe bisogno dell’esercito, dice il sindaco, “ma sappiamo che questo è irrealizzabile”.
L’auspicio è che vengano allestiti “centri all’avanguardia”, magari in una caserma dismessa.
I migranti trovati positivi nell’hotspot di Pozzallo sono finora 73.
I militari che dovranno vigilare sul centro saranno 90.
Il sindaco di Pozzallo invece ha ringraziato il Prefetto quando quest’ultimo gli ha comunicato la decisione di schierare i soldati.
La notizia d’apertura sul sito del Giornale stamattina riguarda la decisione del Tribunale di Napoli che avrebbe concesso ad uno straniero di restare in Italia con la motivazione che nel suo paese, il Pakistan, c’è l’epidemia di coronavirus per la quale non potrebbe ricevere le cure adeguate. A causa delle privatizzazioni i servizi sanitari per i poveri sono diventati scarsi, sarebbe il dato di fatto riconosciuto, secondo quanto il sito attinge al Sole 24 Ore. La preoccupazione è che molti altri stranieri potrebbero far valere lo stesso principio, tanto che il titolo del Giornale è “Le toghe spalancano le porte. Permessi per il rischio Covid”.
Intanto si è sparsa la voce che la seconda nave quarantena in funzione, che si chiama Aurelia, verrà ormeggiata a Corigliano-Rossano anziché a Gioia Tauro, decisione che ha suscitato prevedibili polemiche a livello locale.
Secondo il sindaco della città il porto non è attrezzato a portare a termine il compito nel migliore dei modi. Per giunta la notizia gli è arrivata a mezzo stampa prima che tramite i canali ufficiali.
L’amministrazione “impedirà con ogni mezzo a propria disposizione che si realizzi tale ipotesi, che è raffazzonata, inutile e rischiosa”, ha detto.
Tre parlamentari del Movimento 5 Stelle sono insorti alla notizia della destinazione della nave: a loro dire il porto di Gioia Tauro si presta meglio a svolgere questo compito. Decisioni come queste non possono essere calate dall’alto, dicono.
Anche un altro deputato del Movimento si è schierato sulle stesse posizioni.
Salvini, partecipando ad una trasmissione tv, ha accennato al “noleggio di navi da crociera per garantire brillante soggiorno a chi sbarca: la situazione può solo peggiorare”. “Chiaro è che invece direi dei ‘no’; bloccare gli sbarchi e svegliare l’Europa”, è un tweet che sintetizza alcuni concetti espressi dal leader leghista nel corso della trasmissione.
Da parte del Pd, nel frattempo, nulla di nuovo.

Oggi proteste Siproimi

Scrive Corriere Salentino che oggi sono previsti in varie città italiane presidi sotto le Prefetture organizzati dal coordinamento Enti Gestori Siproimi. L’obiettivo, secondo il sito, sarebbe l’abrogazione del decreto sicurezza e il ripristino del sistema di accoglienza ordinario. Segue un virgolettato senza firma in cui si parla di un governo che “cerca di sfuggire alla responsabilità che si è assunto mettendo in strada migliaia di persone vulnerabili” e che ricorre a “circolari tranquillizzanti” che comunque lasciano insoddisfatti. Si chiede quindi il ripristino del sistema Sprar, diritto all’ingresso per richiedenti asilo, chiusura di Cas e Cpr.
Il sito Cn24 scrive che l’Arci, il centro sociale Nuvola Rossa e il Comitato Solidarietà Migranti hanno deciso di organizzare un presidio a Reggio Calabria, ma non dice quando e dove.
Alla base di tutto ci sarebbero due circolari del Viminale che nei giorni scorsi hanno fatto piombare nell’incertezza migliaia di titolari di protezione umanitaria e richiedenti asilo attualmente ospiti nei progetti Siproimi (ex Sprar), mettendo in discussione la loro permanenza all’interno dei progetti che si apprestano a concludere l’ultimo triennio il 31 dicembre.
Sarebbero poi giunte rassicurazioni: “Un parziale risultato positivo ottenuto a seguito delle pressioni e delle proteste di questi giorni”, scrive il sito.
Segue un virgolettato, evidentemente un estratto del comunicato, che si conclude con la richiesta del ritiro delle due circolari del Viminale e l’abolizione dei due decreti sicurezza.
Il 23 dicembre FanPage titolava: “Migranti con permesso umanitario resteranno negli ex Sprar. Asgi: ‘Governo ammetta l’errore'”.
Secondo il sito la situazione si è sbloccata “grazie ai fondi Ue”. L’Asgi dice però che non si può sostituire un diritto di accesso con un generico rinvio a progetti che non copriranno tutto il territorio nazionale.
Secondo l’Arci in molte province i bandi per la gestione dei Cas sono andati deserti, quindi il trasferimento dai progetti di accoglienza locali ai Cas implicava spesso un trasferimento di parecchi chilometri, con allontanamento improvviso degli stranieri dalle realtà nelle quali erano riusciti ad inserirsi faticosamente.
Un comunicato stampa sulle pagine locali di Repubblica racconta che oggi c’è un presidio anche a Parma. Secondo il sito la prima nota centrale del servizio centrale Siproimi “ha imposto la cessazione delle misure di accoglienza dei titolari di protezione umanitaria a fine anno. Il giorno successivo un decreto urgente del Ministero dell’Interno obbliga l’esclusione a partire dal primo gennaio 2020 dei richiedenti asilo ancora presenti nei progetti Siproimi dai servizi di integrazione”.
Segue dichiarazione di un imprecisato “Ciac di Parma”, e l’elenco delle rivendicazioni, in cui non si parla esplicitamente né di ritiro dei decreti sicurezza, né di chiusura di Cas e Cpr (Si chiede il ritiro della circolare e del decreto, il ripristino del sistema Sprar come sistema unico per richiedenti asilo e titolari di protezione pubblico e nazionale, il superamento della volontarietà nell’accesso degli enti locali al bando, il ripristino di un piano di ripartizione nazionale e una equa distribuzione di responsabilità e risorse).
Un annuncio delle manifestazioni di oggi è stato pubblicato sul sito Comune-Info, con elenco delle sigle firmatarie.
Firenze Post invece scrive: “Il Viminale si precipita in soccorso degli ospiti del sistema Siproimi e dei gestori che vogliono proseguire nei loro affari. Si temono le sferzate di papa Francesco”. E c’è qualche dettaglio in più a proposito dei fondi europei Fami, che riguardano trentanove progetti in due diversi bandi, e un nuovo bando è atteso a breve. “Il Ministero dell’Interno è molto attento, in questa delicata fase, alle condizioni di vita di tutti i soggetti coinvolti e alle esigenze dei Comuni italiani che li ospitano e delle organizzazioni che gestiscono i relativi progetti”, ha scritto l’autore dell’articolo (che è un ex prefetto) il 21 dicembre, senza fare riferimento a nessuna polemica.
Poche ore prima un altro articolo sullo stesso sito parlava di “Rivolta dei centri di accoglienza” contro le decisioni del Ministero. “Anche se non c’è più Salvini al Viminale, i gestori dei centri, che vedono diminuire i loro introiti hanno protestato, e per tutti il bookmagazine Vita cita la reazione del Ciac, Centro Immigrazione Asilo Cooperazione onluns di Parma”.
Seguono estratti delle dichiarazioni rilasciate dal Ciac, a cui il sito aggiunge la seguente conclusione: “In Italia la politica dell’immigrazione non la fa il Governo, né quello giallorosso né quello gialloverde, ma prevalgono, a forza, le Ong, le Onlus e la magistratura schierata, naturalmente in una direzione univoca. Con la benedizione di Papa Francesco”.
Il comunicato non parlava di papa Francesco, ma di una “ingiustizia che interrompe percorsi di vita, cura, studio, lavoro, relazione”: “per i titolari di protezione umanitaria, tra cui donne, bambini, nuclei familiari, possibili vittime di tratta, persone con disagio mentale non è prevista alcuna altra possibilità di accoglienza. Uscendo dallo Sprar, per una norma palesemente ingiusta e insensata, sono messi in strada, in pieno inverno, interrompendo tutela, cura, lavoro e formazione”, diceva il Ciac di Parma.

Oppido Mamertina

Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha annunciato l’inizio delle attività di realizzazione di un Centro di Permanenza per i Rimpatri a Oppido Mamertina.
La notizia è riportata da Agenzia Nova e da Yahoo Notizie (fonte Askanews), che non dicono dove si trova il comune in questione (che fa parte della città metropolitana di Reggio Calabria).
La dichiarazione è stata rilasciata nel corso dell’audizione della ministra di fronte alla commissione Affari costituzionali della Camera.
In realtà il nome di Oppido Mamertina era già circolato a giugno, a quanto sembra leggendo un articolo pubblicato sul sito della Camera, ma praticamente i mass media non avevano dato nessun risalto alla notizia (e anche ora in gran parte sembra che non se ne siano accorti. I motori di ricerca non restituiscono nessuna dichiarazione da parte degli amministratori locali).
Non si fa una stima sui tempi di apertura, e anche le stime sui centri già in fase avanzata di realizzazione sono molto vaghe. Secondo gli articoli, i centri apriranno “quanto prima”. A Milano la gara per la gestione dei servizi è in fase di aggiudicazione. A Macomer, Sardegna, la procedura è ancora in via di definizione. A Gradisca d’Isonzo i lavori sono terminati, la gara è stata aggiudicata, ma è stata impugnata davanti al Tar. A Modena “sono in corso trattative per la locazione dell’immobile” (nei giorni scorsi è circolata la notizia che il proprietario chiede un prezzo considerato troppo alto dalla Prefettura).
Secondo quanto scriveva a giugno il sito della Camera, i centri di Macomer, Gradisca, Milano e Modena sarebbero dovuti entrare in funzione tra gennaio e giugno di quest’anno. Ora invece si stima che in alcuni casi si riuscirà a farli funzionare entro i primi mesi dell’anno prossimo.
Anche su Twitter nessuna reazione: “Oppido Mamertina” è stato nominato solo 4 volte nei primi 20 giorni del mese, mai in relazione ai rimpatri.

Caltanissetta, dal Cpr al carcere. Notizie sparse. Minacce a Carola e Salvini. Battaglia sulla libertà nei social

Un ventitreenne gambiano che si trovava nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta in attesa di essere rimpatriato è stato invece portato in carcere dopo la condanna a oltre un anno per spaccio di stupefacenti.
La notizia compare sui siti web siciliani, che non specificano di che tipo di droga si trattava e in che quantità. La condanna è stata emessa dal tribunale di Milano. Accanto all’articolo, foto di repertorio di una qualsiasi volante della polizia.
Il sito Voci Globali pubblica una traduzione in italiano di un articolo in inglese in cui si riferisce di una polemica che c’è stata di recente in Gambia a proposito di un’azienda cinese di lavorazione del pesce accusata di inquinare il mare con i suoi scarichi.
La Stampa dedica un articolo a pagamento alle molestie che decine di donne avrebbero subito da parte dell’ex dittatore nel suo palazzo.
Il Messaggero invece riporta un articolo di cronaca romana: due italiani di 45 e 50 anni, vicini ad ambienti di estrema destra, sono stati arrestati con l’accusa di avere aggredito a giugno un gambiano nel quartiere di San Lorenzo.
In Algeria un esponente di uno dei partiti che si ispirano ai Fratelli Musulmani è stato nominato presidente dell’Assemblea nazionale, destando qualche preoccupazione all’estero: il Sussidiario parla di “nuovo regime in arrivo”.
Il Giornale titola: “Lucano e la casa a Beppe Fiorello pagata coi soldi per i migranti”, lasciando supporre a prima vista che a finire sotto inchiesta sia stata la casa dell’attore, mentre in realtà si tratta di un’edificio che ospitò la troupe per un periodo limitato ai tempi in cui si stava girando il film sul sindaco di Riace, che poi non è neanche andato in onda. Comunque si tratterebbe di un illecito, secondo gli investigatori.
Salvini su Twitter si preoccupa di fare polemica contro la “viziatella” Carola Rackete, che dovrebbe essere premiata dal Comune di Parigi per aver salvato migranti in mare e invitata all’Europarlamento in un’audizione sulle libertà civili.
E inoltre lancia un banner in cui dice che “la viziatella tedesca vuole tappare la bocca agli italiani”. Infatti la capitana della Sea Watch 3 ha depositato una denuncia per diffamazione e istigazione a delinquere in cui chiede il sequestro preventivo degli account social del ministro dell’Interno. Il suo legale ha detto che “non è sequestrabile un quotidiano online con direttore responsabile che gode delle garanzie dell’articolo 21, ma sono sequestrabili blog e pagine Facebook che fanno discorsi diffamatori che costituiscono reato … Si sequestra ciò che è usato in modo incontinente, aggressivo, quindi delittuoso. Nessuno vuole limitare la sua libertà di espressione politica, può fare anche critiche feroci, ma si vuole impedire che possa usare questi strumenti facendo dei reati. Lo si fa a lui come lo si farebbe a qualsiasi altro cittadino. O pensa di avere un privilegio, che lui possa delinquere e gli altri no?”. “Chiunque istiga a delinquere in quel modo non ha il controllo poi del comportamento di coloro che vengono istigati”, riporta ancora Repubblica.
In effetti la capitana è giustamente preoccupata dopo avere ricevuto minacce di morte da parte dei neonazisti, che la paragonano al politico tedesco assassinato di recente.
Il fatto di considerare legittimo il sequestro dei social però è un’arma a doppio taglio. Perché anche Salvini ha ricevuto minacce: 150, dice lui. E se le usasse come pretesto per chiedere la chiusura degli account di tutti quelli che gli danno del fascista?
L’articolo 21 della Costituzione risale agli anni Quaranta, e ovviamente non fa nessuna distinzione tra siti di testate registrate e social network. Dice semplicemente che “tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Aggiunge che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, e forse è questa frase che l’avvocato interpreta come riferita solo a testate giornalistiche (giornali, tv, radio, agenzie e loro siti web) mentre un account social non sarebbe da considerarsi “stampa”. E stabilisce infine che “si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’attività giudiziaria nel caso di delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili”.
Due giorni fa il ministro dell’Interno ha ricevuto una busta con un proiettile. Ha detto: “Evidentemente le parole di odio di certa sinistra convincono certe menti malate”. Riferendo quanto avvenuto, ha ricevuto un applauso di solidarietà al Senato.
Uno dei blog del Giornale (testata giornalistica registrata) titola “Carola contro Salvini: chiudetegli ‘il becco’”, con le parole “il becco” virgolettate, ma che in realtà sono state pronunciate dall’autore del post, non dalla capitana. “Attenzione, la paladina della democrazia gioca a fare la fascista” è l’incipit, “Noi siamo democratici, lei forse un po’ meno” è la conclusione.

Altri uomini accompagnati a Ponte Galeria

Eh, sì. Il settore maschile del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Ponte Galeria è rientrato in funzione, anche se i giornalisti non se ne sono resi conto. Riportando distrattamente i comunicati delle questure, i siti d’informazione, in gran parte locali, stanno riferendo in queste ore di nuovi accompagnamenti di uomini al Cpr romano, che in questi anni ha funzionato solo nel settore femminile.
Il comunicato settimanale diffuso dalla Questura di Brescia parla dell’accompagnamento a Roma di un un quarantasettenne nigeriano con precedenti per violenza e minaccia a pubblico ufficiale e una denuncia per furto.
Latina Oggi e numerosi altri siti parlano dell’accompagnamento a Ponte Galeria di un tunisino “affiliato alla cellula di Anis Amri”, che sarebbe già stato rimpatriato con volo per Tunisi. Non si sa quanti giorni è rimasto al Cpr. Al momento della notifica del provvedimento è anche rimasto coinvolto in una colluttazione con un poliziotto che poi ha dovuto fare ricorso a cure mediche.
Lo straniero era stato intercettato a telefono mentre, in un contesto informale, parlava di omicidi da compiersi con le tecniche prescritte dall’Isis. Il suo interlocutore era un palestinese che pochi giorni fa è stato condannato a 4 anni per avere cercato sul web informazioni sulla modalità di acquisto di armi da fuoco e lanciarazzi con cui avrebbe potuto arrecare grave danno al paese.
Gli articoli non parlano di contatti precisi tra il tunisino e Amri, ma solo del fatto che era “contiguo alla cellula che aveva sostenuto Anis Amri nel periodo del soggiorno tra Roma e Latina”. Amri è il terrorista che nel dicembre 2016 travolse con un camion un mercatino di Natale a Berlino, rimanendo ucciso alcuni giorni dopo in un conflitto a fuoco con la polizia a Milano.
Da Brescia si segnalano altri tre accompagnamenti al Cpr: uno spacciatore con precedenti per rapina, porto abusivo di armi e rischio di radicalizzazione islamica è stato portato a Torino; un tunisino con numerose condanne per stupefacenti, furto, porto d’armi atte ad offendere, possesso di grimaldelli e ricettazione è stato trasferito a Caltanissetta; infine un senegalese, parcheggiatore abusivo è stato portato a Trapani. Contro di lui anche un’accusa singolare: condanne inerenti la violazione della proprietà intellettuale.
Come fa un parcheggiatore abusivo a violare la proprietà intellettuale? Possiamo immaginare che avesse addosso qualche cd contraffatto, ma sarebbe meglio se i siti di informazione fornissero qualche dettaglio in più.
Altri quattro stranieri fermati in settimana in provincia di Brescia sono stati invece rimpatriati diettamente, con voli da Malpensa e da Bergamo verso Marocco, Ghana, Albania e Moldavia (in quest’ultimo paese c’è una crisi politica in atto, in questi giorni, con due presidenti che non si riconoscono tra di loro. Il presidente della confinante Romania ha chiesto l’intervento dell’Unione Europea: “una simile crisi nell’immediata prossimità dell’Ue rappresenta una posta in gioco per la stabilità e la sicurezza regionale che l’Ue e gli stati vicini non possono trascurare”).
La Voce di Mantova intanto racconta che due stranieri sono stati rimpatriati coattivamente, spiegando poi che si tratta solo di accompagnamenti al Cpr e che il rimpatrio non è ancora avvenuto. Si tratta di uno scippatore marocchino portato a Torino, e di un suo connazionale con condanne già scontate per spaccio, furto, ricettazione e simulazione di reato (non si dice quale) che è stato portato a Brindisi.
Tutte queste notizie ovviamente non finiscono in cronaca nazionale. Sulla home page del giornale ci sono in questo momento la notizia del richiedente asilo guineano accusato di avere palpeggiato una tredicenne a Cosenza (già in stato di fermo), quella dei due maghrebini che hanno aggredito senza motivo una guardia giurata a Milano (ancora ricercati), e quella del nordafricano che perseguitava la sua ex in provincia di Reggio Emilia (finito in carcere). Quest’ultima notizia è corredata da un filmato con musica monotona e foto di repertorio che scorrono dietro il racconto scritto delle fasi principali di questa storia.