Caserta non concede gli atti

La Prefettura di Caserta non ha concesso gli atti relativi a come si sta svolgendo l’accoglienza dei migranti in provincia. La richiesta era partita dai deputati del Movimento 5 Stelle che fanno parte della Commissione d’inchiesta sui Cie-Cara, che si sono quindi appellati al presidente della Commissione per fare chiarezza sulla questione.
“Ci auguriamo che non ci sia nulla da nascondere o di increscioso nella gestione. Dispiace davvero che tra le istituzioni non ci sia maggiore collaborazione, invece di invocare il codice e la legge per ostacolare la lettura dei documenti”, scrive Vega Colonnese (M5s).
Il Movimento vorrebbe “impedire ogni abuso con gli appalti emergenziali che vengono dati a pioggia”, oltre a garantire solidarietà ai profughi.
I principali siti web hanno praticamente ignorato la notizia. Quelli secondari si sono limitati a riportare il comunicato scritto dalla deputata.
Intanto il Presidente della commissione ha ricevuto la richiesta di occuparsi di un’altra prefettura, quella di Potenza. A chiedere il suo intervento è stato il sindaco di Chiaromonte, che accusa la Prefettura di aver agito “senza la benché minima concertazione istituzionale e ancora peggio senza nessuna attività informativa”, creando una situazione “ben più grave di quella già sopportata”. Il problema sarebbe l’aumento del numero di profughi assegnati al comune rispetto a quanto era stato preventivato.
A destare qualche preoccupazione sono stati i fatti avvenuti all’inizio di questo mese, quando “il centro territoriale di Tito” è stato “chiuso dall’Asp per carenze igienico-sanitarie”. E’ stato necessario organizzare una serie di trasferimenti di migranti, che hanno provocato prima di tutto una protesta, e poi una rissa che ha portato all’arresto di quattro stranieri (uno dei quali ferito).
All’inizio della settimana scorsa il Prefetto di Potenza ha convocato tutti i sindaci per discutere di accoglienza dei migranti. Molti non si sono neanche presentati alla riunione, scelta che è stata interpretata come un netto rifiuto a partecipare all’equa distribuzione degli immigrati sul territorio. “Il Prefetto non ha nascosto la sua amarezza”, scrive la Nuova del Sud

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Potenza, minacce agli operatori del centro migranti (?)

Tre stranieri (un nigeriano e due gambiani) sarebbero stati rilasciati dopo che un paio di settimane fa avevano sequestrato e minacciato gli operatori del centro di accoglienza che li ospitava. La notizia è riportata dal sito del Giornale, ma non è confermata dagli altri siti di informazione. Secondo l’articolo gli immigrati avrebbero minacciato di tagliare la testa (o di scannare) gli operatori se non avessero ricevuto più soldi (oggi ricevono 4 euro), cibo “rispettoso delle nostre origini” e condizioni di vita più umane.
Sotto l’articolo, la consueta sequenza di commenti della serie: “fategli fare qualche anno di lavoro forzato alimentandoli con pane e acqua”, “mandateli in Siberia oppure nel Sahara”.
A settembre dell’anno scorso due persone erano state arrestate in provincia di Potenza con le accuse di danneggiamento, percosse e minacce. Si trattava di due nigeriani, marito e moglie, che non avevano ricevuto il pocket money a causa della mancata partecipazione al corso di italiano e avevano iniziato a dare in escandescenze, “danneggiando gli arredi del centro e aggredendo gli operatori”, fino all’arrivo dei carabinieri.

Basilicata, Fdi contro la “mega-baraccopoli”

Il sito della Regione Basilicata pubblica una prese di posizione da parte della responsabile regionale dipartimento immigrazione di Fdi-An, secondo la quale “solo pochi giorni fa il Presidente [della Regione] ha presentato il suo progetto per una mega-‘baraccopoli’ nel cuore della Lucania, per ospitare – così sembra – praticamente tutti gli immigrati che nessuno vuole più”.
Nessun sito web, per quanto ne sappiamo, conferma la notizia della “mega-baraccopoli”. Su internet si trovano solo articoli risalenti al giugno dell’anno scorso, in cui il Presidente parlava della “creazione di un hub regionale per la prima accoglienza, che si caratterizzi per un coinvolgimento degli enti locali su base volontaria, che sia basato su soglie di accoglienza proporzionale alla demografia dei nostri centri urbani, che consideri la possibilità di riconvertire strutture in corso di realizzazione quali l’ex Cie di Palazzo San Gervasio, che preveda il più ampio coinvolgimento delle realtà associative qualificate”.
Il sito della regione Basilicata in realtà pubblica una versione soft del comunicato dell’esponente di Fdi, ripulito dei toni più aspri e polemici. La versione integrale è stata pubblicata dal sito Sassilive.
Una delle polemiche riguarda il sindaco di Lauria, in quale si sarebbe “andato a prendere direttamente in aeroporto gli immigrati da portare al suo paese Ma questa volta non si tratta di immigrati qualunque, no. Pare che il sindaco abbia scelto un particolare tipo di immigrati: quelli Siriani. Non è una discriminazione questa? … Mentre la Lucania viene letteralmente saturata di immigrati dell’Africa subsahariana, assolutamente non gestibili in termini di immigrazione … alle zone elettorali della banda Pittella spettano invece gli immigrati di lusso, quelli col titolo di studio e una storia veramente drammatica da raccontare … quelli che non vivono chiedendo l’elemosina, non spacciano e non fanno prostituire le loro donne”.
La Nuova del Sud riporta alcune dichiarazioni rilasciate tre giorni fa dal sindaco in questione: “Sono orgoglioso di accogliere queste famiglie, e con gioia e speranza confido nella grande solidarietà che da sempre contraddistingue la comunità lauriota … E’ una sfida che abbiamo deciso di accettare, e non di subire, e voglio che questo nostro agire diventi uno sprono per l’intera comunità che io rappresento”.
Il comune, quasi 13 mila abitanti, in provincia di Potenza, ospiterà le tre famiglie siriane provenienti da Homs, nell’ambito del “progetto Arci Sprar”.

Basilicata, l’opposizione: ascoltare gli enti locali

Il consigliere regionale della Basilicata Aurelio Pace ha chiesto al presidente Marcello Pittella di ascoltare gli enti locali prima di fornire numeri sulle possibilità di accoglienza degli immigrati.
Il presidente Pittella aveva parlato di raddoppiare il numero di migranti accolti nella regione, passando da mille a duemila.
Il consigliere Pace fa parte di Popolari per l’Italia, schieramento nato dalla scissione da Scelta Civica.
“Oggi dare dei numeri rispetto al tema immigrazione è un atto di grande irresponsabilità”, ha detto Pace. “Abbiamo ascoltato i sindaci e le prefetture sul flusso che ci possiamo aspettare? Sappiamo quanto il Ministero degli interni ha stabilito in relazione ai nuovi arrivi? Tutta questa operazione preliminare non è stata fatta, per cui chi parla a nome delle istituzioni deve farlo dopo avere fatto una verifica precisa delle circostanze e dellle situazioni”.
La notizia è stata riportata dal sito della Gazzetta del Mezzogiorno.
Nello stesso articolo sono contenute anche delle dichiarazioni del presidente Pittella, in cui si afferma che in realtà un contatto con le istituzioni locali c’è già stato. “C’è stata un’interlocuzione ufficiale con la Prefettura di Potenza, con l’Anci e gli enti locali. Abbiamo registrato un’adesione spontanea di 20 comuni, che si vanno ad aggiungere a quelli che da tempo ospitano i migranti”, ha detto Pittella.
Ad aprile scorso le autorità locali avevano annunciato la possibilità di accogliere almeno 300 migranti all’interno dell’ex centro di espulsione di Palazzo San Gervasio. Non è chiaro entro quanto tempo la struttura sarà pronta.

300 migranti a Palazzo San Gervasio

Saranno 300 i migranti che saranno ospitati nel Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Palazzo San Gervasio, al momento in allestimento nell’ex Centro di Identificazione ed Espulsione.
E’ quanto emerge a seguito di una riunione in Prefettura alla quale hanno partecipato anche il presidente della regione Basilicata, il coordinatore della task force migranti, e i responsabili delle varie forze dell’ordine.
La notizia è stata riportata da Matera Life.
La struttura potrà diventare un punto di riferimento anche per i lavoratori stagionali, scrive il sito. Tuttavia si stanno cercando altri immobili in regione per organizzare l’accoglienza degli stranieri.
Oltre all’allestimento di un centro di accoglienza grande, si sta lavorando anche sul modello Sprar, ovvero l’accoglienza diffusa: piccoli gruppi di rifugiati da smistare in diversi comuni e in maniera graduale.
Sono previste altre riunioni per mettere a punto i dettagli del progetto, con il coinvolgimento delle amministrazioni locali.
Non si sa ancora tra quanto tempo si prevede di far entrare in funzione la nuova struttura.
Il Cie di Palazzo San Gervasio venne allestito in tutta fretta nel corso dell’emergenza profughi del 2011, ma venne chiuso perché inadatto nel giro di poco tempo. Il Governo Monti aveva stanziato dei fondi per adattarlo alla sua funzione, e i lavori si sono già svolti. Non sappiamo che tipo di lavori sono necessari ora per trasformarlo ora in centro di accoglienza.

Pd Basilicata: sì a centro di accoglienza a Palazzo San Gervasio

Il segretario regionale del Partito Democratico in Basilicata Antonio Luongo si è detto favorevole alla proposta di trasformare l’ex centro di espulsione di Palazzo San Gervasio in un centro di accoglienza per i migranti.
La notizia è riportata sul sito della Gazzetta del Mezzogiorno.
“Non possiamo più continuare ad esprimere una solidarietà generica e inconcludente, ma abbiamo tutti il dovere, nell’ambito delle rispettive disponibilità, di fare qualcosa di concreto”, ha detto Luongo commentando la notizia del naufragio di centinaia di migranti nelle acque del Mediterraneo.
Luongo si è detto anche favorevole alla proposta di raddoppiare il numero di migranti ospitati in Basilicata (al momento sono mille).
Nelle prossime ore è prevista la messa a punto di un accordo tra la Regione e il Ministero dell’Interno.
Le proposte di estendere il numero di posti disponibili e di trasformare l’ex Cie erano stati annunciati dal Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella, anche lui del Partito Democratico.
Intanto il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ha annunciato di avere chiesto al Partito Socialista Europeo di farsi promotore di un vertice in Sicilia per discutere dei temi dell’immigrazione e dei richiedenti asilo.
“Occorre dare la possibilità a chi vuole venire di richiedere asilo dei rispettivi paesi”, è la frase riportata da AdnKronos. E’ probabile che Crocetta abbia detto “dai rispettivi paesi”, riferendosi alla proposta di permettere agli stranieri di richiedere la protezione internazionale e l’asilo in uno stato europeo a sua scelta, senza prima dover affrontare un viaggio rischiosissimo. E senza rimanere per forza bloccato in Italia come prevedono i trattati internazionali (secondo i quali l’ospitalità spetta al primo paese europeo in cui lo straniero viene identificato).
In una videointervista a Sky, Crocetta è entrato anche, senza fare nomi, in una polemica a distanza con le regioni leghiste che nei giorni scorsi hanno annunciato porte chiuse ai nuovi arrivati: “trovo ridicolo che regioni ricche, rispetto al fatto di dover accogliere qualche centinaio di persone, si comportino in modo così capriccioso, a volte ideologico, pensando di cavalcare gli istinti più negativi della gente”.

A Palazzo San Gervasio un centro di accoglienza?

Il sito Resto Al Sud ha pubblicato un editoriale firmato da Marcello Pittella nel quale si accenna alla possibilità di trasformare la struttura dell’ex centro di espulsione di Palazzo San Gervasio in un centro di accoglienza da non meno di 180 posti letto.
Questo permetterebbe di ospitare “quasi il doppio di quei 100 migranti che, secondo il piano del Governo, dovrebbero a breve giungere in Basilicata”.
Pittella ne parla come di una proposta della quale discutere “attorno ad un tavolo”. Non si fa riferimento ai tempi che sarebbero necessari per portare a termine il progetto. Non sappiamo quale è la reazione delle altre forze politiche coinvolte.
Scrive Wikipedia che Pittella è presidente della regione Basilicata dal novembre del 2013. Nella lunga biografia dell’autore che compare in coda all’articolo di Resto Al Sud questo dettaglio deve essere sfuggito. Forse perché, apparentemente, nessuno l’ha aggiornata dal settembre dello stesso anno.
Il Cie di Palazzo San Gervasio venne allestito in fretta e furia dal Governo nel corso dell’emergenza profughi del 2011, quando il Ministro dell’Interno era Roberto Maroni.
Il sito di Repubblica aveva realizzato un’inchiesta sulla struttura, raccogliendo anche filmati esclusivi realizzati dai reclusi nel corso di un tentativo di evasione da reti che ricordavano quelle di un pollaio.
Il centro venne chiuso poco dopo. A settembre scorso, un articolo di Raffaella Cosentino, sempre su Repubblica, raccontava che erano in corso lavori di adeguamento con i soldi stanziati dal Governo Monti. Non sembra però che finora la struttura abbia mai ripreso a funzionare in qualche modo.
In un comunicato scritto a febbraio dall’Osservatorio Migranti Basilicata si legge che i lavori “sembrano essere in corso d’opera”.
L’osservatorio faceva un appello per un sit-in di fronte alla struttura il Primo Marzo, giornata dei migranti. Non sappiamo se l’iniziativa si sia svolta e se vi abbia partecipato qualcuno.