Associazioni contro il Cpr di Palazzo San Gervasio

Alcune associazioni hanno scritto un comunicato di protesta contro la riapertura del Cie di Palazzo San Gervasio, provincia di Potenza.
La notizia compare su Repubblica, nelle pagine di Napoli, sotto il titolo “Riapre l’ex Centro di Identificazione ed Espulsione”.
In realtà il centro non è stato riaperto, ma si è soltanto svolta una riunione in Prefettura “per l’affidamento dei servi del nuovo centro”, dice il sommario dell’articolo, intendendo dire “i servizi”.
Minniti aveva parlato, all’inizio di quest’anno, di Cpr da 80-100 posti. Nel bando per l’affidamento della gestione del centro di Palazzo San Gervasio si parla di 150 posti.
Non è chiaro in che data il centro entrerà in funzione. Finora solo un Cpr è stato aperto da Minniti: quello di Bari. Che si aggiunge ai quattro che sono rimasti in funzione per tutto l’anno. Uno dei quali si trova a Brindisi, in Puglia. Quindi salta temporaneamente un altro paletto che era stato posto dal Ministro, un Cie per ogni regione: la Puglia al momento ha due Cpr attivi.
Scrive Repubblica che il Cie di Palazzo san Gervasio “fu progressivamente dismesso quando gli stessi governi decisero di diminuire il numero dei Cie pere il numero limitato di stranieri effettivamente rimpatriati a fronte degli elevati costi di gestione e soprattutto di condizioni di vita assolutamente degradanti.
Più che gli elevati costi di gestione si ricordano le inchieste di Raffaella Cosentino risalenti al giugno 2011, e pubblicate proprio dal sito di Repubblica/Espresso.
Il 10 il sito titolava “Da rivoluzionari a prigionieri nell’inferno dei centri di accoglienza” (riferito ai tunisini). Il 30 “Tunisini rimpatriati o trasferiti, ora la Guantanamo italiana diventa un lager”: gli stranieri erano stati rimpatriati o spostati in altre strutture senza nessuna informazione ai loro avvocati. Si preannunciavano rafforzamenti alle recinzioni.
La stessa giornalista segnava lavori in corso anche nel 2014, sempre su Repubblica.
Nel 2015 un esponente del Pd aveva annunciato che l’ex Cie sarebbe stato riconvertito in centro di accoglienza “plurimo”. Lo aveva riportato l’Ansa, senza spiegare che cosa si intendeva.
E Raffaella Cosentino che fine ha fatto? E’ da un po’ che non se ne sente più parlare. In realtà ha un account su Twitter, in cui dice di lavorare per la Rai in Sicilia. In gran parte dà visibilità ai tweet di altre persone, ogni tanto scrive qualcosa di suo.
A metà del mese scorso notava che il ministro Minniti non aveva risposto alle domande dei giornalisti sulla Libia dopo le accuse dell’Onu “sull’accordo disumano fatto dal nostro governo e il video della Cnn sui migranti venduti all’asta”.
L’avatar della Cosentino è un volantino di Amnesty che chiede verità per Giulio Regeni. La foto sulla testata della pagina invece raffigura un uomo che si aggira tra le sbarre di un Cie.
La pagina è in italiano, mentre la biografia, chissà perché è scritta in inglese (tra le vecchie collaborazioni della Cosentino c’è anche la Bbc).
La pagina ha quasi 1400 followers.
Su TerreLibere c’è ancora un vecchio comunicato che la giornalista aveva scritto nel 2012 con il quale annunciava le sue dimissioni dalla Commissione nazionale lavoro autonomo del Fnsi (il sindacato dei giornalisti), in polemica contro lo sfruttamento dei giornalisti freelance e precari che pure rischiano la vita.

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Palazzo San Gervasio, 50 posti più del previsto?

Il Ministro Minniti, annunciando il piano di apertura dei Centri di Permanenza per i Rimpatri, aveva rassicurato l’opinione pubblica: non saranno centri grandi, ma avranno una capienza di 80-100 posti.
E’ uscito ora il Capitolato Tecnico per l’affidamento della gestione del Cpr di Palazzo San Gervasio. Dove è scritto nero su bianco (anzi, neretto su bianco), che la capienza complessiva del Cpr è “non superiore a 150 posti”.
Tutti i documenti che servono per poter partecipare all’appalto si trovano sul sito della Prefettura di Potenza.
La notizia è passata sotto silenzio su tutti i siti di informazione, con l’eccezione del blog RobexNews, che si è limitato a dare l’annuncio del bando.
La scadenza per presentare le domande è il 27 novembre: mancano meno di due settimane.
Non sappiamo a che punto siano le altre prefetture che devono affidare il servizio (nei prossimi mesi dovrà aprire un Cpr in quasi ogni regione italiana), né a che punto sono i vari lavori di adeguamento delle strutture già identificate (molte regioni ancora non hanno comunicato la località scelta).
Il gestore dovrà occuparsi di quattro settori: i servizi (amministrazione, mediazione linguistica, assistenza sociale, barbiere, lavanderia, trasporto, assistenza sanitaria), la fornitura dei pasti, la pulizia ambientale, la fornitura dei beni (lenzuola, vestiti, saponi ecc.)
Il pocket money per ogni straniero recluso sarà di 2.50 euro al giorno, fino a un massimo di 7.50 per nucleo familiare.
Al momento dell’uscita dal centro, i soldi spettanti non ancora erogati saranno corrisposti in contanti.
Lo straniero riceve anche una scheda telefonica dal 15 euro, una sola volta al momento dell’ingresso.
Il capitolato prevede una eventuale presenza di donne straniere, e quindi di personale femminile per occuparsi di loro, ma non fissa le proporzioni.
La base d’asta è più alta rispetto a quella che era stata fissata per i vecchi Cie: qui è di 37,81 euro al giorno pro capite.
Se per almeno 60 giorni le presenze all’interno del centro sono meno della metà, la Prefettura “ha la facoltà di chiedere la sospensione degli effetti del contratto, previa comunicazione agli aggiudicatari”.
Una clausola del capitolato prevede anche “imprevedibili esigenze” che possono rendere necessario “un aumento o una diminuzione delle prestazioni fino a concorrenza del quinto dell’importo del contratto”, per cui “l’Amministrazione può imporre all’aggiudicatario l’esecuzione delle stesse condizioni previste nel contratto originario”, senza che il gestore possa far valere il diritto alla risoluzione del contratto.
Tra i motivi per cui la Prefettura può rescindere il contratto, c’è la violazione dei diritti fondamentali degli stranieri accolti, o l’aver consentito l’ingresso nel centro di persone non autorizzate dalla Prefettura. O l’avere consentito o favorito l’allontanamento arbitrario degli stranieri dal centro.
In quel caso, la Prefettura prenderà contatto con gli altri partecipanti alla gara, secondo la relativa graduatoria, offrendo loro le medesime condizioni già proposte al primo aggiudicatario.
La Prefettura si riserva il diritto di recedere dal contratto “nel caso di mutamento della situazione di fatto non prevedibile al momento della stipula”.
Le specifiche tecniche prevedono anche nel dettaglio tutti i pasti della giornata. A colazione una bevanda calda (200cc di latte, caffe o tè a scelta), quattro fette biscottate, un panetto di burro e due confezioni monoporzione di marmellata o miele (o 80 grammi di biscotti, confezionati monoporzione).
A pranzo e cena, con alternanza dei menu previsti: un primo piatto (pasta, riso o cous-cous, 100/150 grammi a seconda del condimento, o 80 grammi di pasta e 100 di legumi, semola o riso. Ammessa anche la pizza), un secondo (150g di carne rossa, o 200 di carne bianca, 250 se cono osso, o 250 grammi di pesce, o due uova, o 100 grammi di formaggio), 300 grammi di verdura, frutta di stagione (150 grammi, oppure un frutto, banana, mela, pera arancia ecc, o yogurt o due volte a settimana dolce monoporzione), due panini, un litro di acqua minerale monoporzione.
Devono essere resi disponibili condimenti e aromi.
In caso di trasferimento di stranieri presso altri centri sono forniti cestini da viaggio.
Per quanto riguarda i beni, ogni straniero che entra nel centro riceve: un paio di scarpe da ginnastica, un paio di ciabatte (no infradito), due tute o due pantaloni a seconda della stagione, due magliette intime, due t-shirt, un maglione e un giaccone adatto alla stagione, due pigiami di cotone, quattro paia di slip, tre asciugamani, 4 paia di calze, spazzolino, pettine, borsone da viaggio.
Per le donne le specifiche prevedono la fornitura di 2 reggiseni, di una confezione di assorbenti, gonne lunghe al posto dei pantaloni.
C’è anche una tabella riguardante i bambini, con fornitura di “3 tutine neonati” al momento dell’ingresso, ma dovrebbe trattarsi di una tabella standard. O Minniti intende rimpatriare anche i lattanti?
E’ previsto cambio di lenzuola monouso ogni 3 giorni, fornitura mensile di sapone liquido e dentifricio, bimestrale di shampo, trimestrale di spazzolino, semestrale di scarpe, ciabatte, pigiama eccetera, annuale di asciugamani. (Anche queste dovrebbero essere tabelle standard, visto che la reclusione in un Cpr non dovrebbe superare i due o tre mesi).
Tra gli allegati, c’è anche la dotazione minima del personale. Siccome era troppo complicato fornire il documento originale scritto in orizzontale, la Prefettura ne ha scannerizzato delle fotocopie, un po’ storte, che ha inserito in un pdf col testo orientato in verticale a scendere. Un po’ scomodo da leggere sul monitor.

Caserta non concede gli atti

La Prefettura di Caserta non ha concesso gli atti relativi a come si sta svolgendo l’accoglienza dei migranti in provincia. La richiesta era partita dai deputati del Movimento 5 Stelle che fanno parte della Commissione d’inchiesta sui Cie-Cara, che si sono quindi appellati al presidente della Commissione per fare chiarezza sulla questione.
“Ci auguriamo che non ci sia nulla da nascondere o di increscioso nella gestione. Dispiace davvero che tra le istituzioni non ci sia maggiore collaborazione, invece di invocare il codice e la legge per ostacolare la lettura dei documenti”, scrive Vega Colonnese (M5s).
Il Movimento vorrebbe “impedire ogni abuso con gli appalti emergenziali che vengono dati a pioggia”, oltre a garantire solidarietà ai profughi.
I principali siti web hanno praticamente ignorato la notizia. Quelli secondari si sono limitati a riportare il comunicato scritto dalla deputata.
Intanto il Presidente della commissione ha ricevuto la richiesta di occuparsi di un’altra prefettura, quella di Potenza. A chiedere il suo intervento è stato il sindaco di Chiaromonte, che accusa la Prefettura di aver agito “senza la benché minima concertazione istituzionale e ancora peggio senza nessuna attività informativa”, creando una situazione “ben più grave di quella già sopportata”. Il problema sarebbe l’aumento del numero di profughi assegnati al comune rispetto a quanto era stato preventivato.
A destare qualche preoccupazione sono stati i fatti avvenuti all’inizio di questo mese, quando “il centro territoriale di Tito” è stato “chiuso dall’Asp per carenze igienico-sanitarie”. E’ stato necessario organizzare una serie di trasferimenti di migranti, che hanno provocato prima di tutto una protesta, e poi una rissa che ha portato all’arresto di quattro stranieri (uno dei quali ferito).
All’inizio della settimana scorsa il Prefetto di Potenza ha convocato tutti i sindaci per discutere di accoglienza dei migranti. Molti non si sono neanche presentati alla riunione, scelta che è stata interpretata come un netto rifiuto a partecipare all’equa distribuzione degli immigrati sul territorio. “Il Prefetto non ha nascosto la sua amarezza”, scrive la Nuova del Sud

Potenza, minacce agli operatori del centro migranti (?)

Tre stranieri (un nigeriano e due gambiani) sarebbero stati rilasciati dopo che un paio di settimane fa avevano sequestrato e minacciato gli operatori del centro di accoglienza che li ospitava. La notizia è riportata dal sito del Giornale, ma non è confermata dagli altri siti di informazione. Secondo l’articolo gli immigrati avrebbero minacciato di tagliare la testa (o di scannare) gli operatori se non avessero ricevuto più soldi (oggi ricevono 4 euro), cibo “rispettoso delle nostre origini” e condizioni di vita più umane.
Sotto l’articolo, la consueta sequenza di commenti della serie: “fategli fare qualche anno di lavoro forzato alimentandoli con pane e acqua”, “mandateli in Siberia oppure nel Sahara”.
A settembre dell’anno scorso due persone erano state arrestate in provincia di Potenza con le accuse di danneggiamento, percosse e minacce. Si trattava di due nigeriani, marito e moglie, che non avevano ricevuto il pocket money a causa della mancata partecipazione al corso di italiano e avevano iniziato a dare in escandescenze, “danneggiando gli arredi del centro e aggredendo gli operatori”, fino all’arrivo dei carabinieri.

Basilicata, Fdi contro la “mega-baraccopoli”

Il sito della Regione Basilicata pubblica una prese di posizione da parte della responsabile regionale dipartimento immigrazione di Fdi-An, secondo la quale “solo pochi giorni fa il Presidente [della Regione] ha presentato il suo progetto per una mega-‘baraccopoli’ nel cuore della Lucania, per ospitare – così sembra – praticamente tutti gli immigrati che nessuno vuole più”.
Nessun sito web, per quanto ne sappiamo, conferma la notizia della “mega-baraccopoli”. Su internet si trovano solo articoli risalenti al giugno dell’anno scorso, in cui il Presidente parlava della “creazione di un hub regionale per la prima accoglienza, che si caratterizzi per un coinvolgimento degli enti locali su base volontaria, che sia basato su soglie di accoglienza proporzionale alla demografia dei nostri centri urbani, che consideri la possibilità di riconvertire strutture in corso di realizzazione quali l’ex Cie di Palazzo San Gervasio, che preveda il più ampio coinvolgimento delle realtà associative qualificate”.
Il sito della regione Basilicata in realtà pubblica una versione soft del comunicato dell’esponente di Fdi, ripulito dei toni più aspri e polemici. La versione integrale è stata pubblicata dal sito Sassilive.
Una delle polemiche riguarda il sindaco di Lauria, in quale si sarebbe “andato a prendere direttamente in aeroporto gli immigrati da portare al suo paese Ma questa volta non si tratta di immigrati qualunque, no. Pare che il sindaco abbia scelto un particolare tipo di immigrati: quelli Siriani. Non è una discriminazione questa? … Mentre la Lucania viene letteralmente saturata di immigrati dell’Africa subsahariana, assolutamente non gestibili in termini di immigrazione … alle zone elettorali della banda Pittella spettano invece gli immigrati di lusso, quelli col titolo di studio e una storia veramente drammatica da raccontare … quelli che non vivono chiedendo l’elemosina, non spacciano e non fanno prostituire le loro donne”.
La Nuova del Sud riporta alcune dichiarazioni rilasciate tre giorni fa dal sindaco in questione: “Sono orgoglioso di accogliere queste famiglie, e con gioia e speranza confido nella grande solidarietà che da sempre contraddistingue la comunità lauriota … E’ una sfida che abbiamo deciso di accettare, e non di subire, e voglio che questo nostro agire diventi uno sprono per l’intera comunità che io rappresento”.
Il comune, quasi 13 mila abitanti, in provincia di Potenza, ospiterà le tre famiglie siriane provenienti da Homs, nell’ambito del “progetto Arci Sprar”.

Basilicata, l’opposizione: ascoltare gli enti locali

Il consigliere regionale della Basilicata Aurelio Pace ha chiesto al presidente Marcello Pittella di ascoltare gli enti locali prima di fornire numeri sulle possibilità di accoglienza degli immigrati.
Il presidente Pittella aveva parlato di raddoppiare il numero di migranti accolti nella regione, passando da mille a duemila.
Il consigliere Pace fa parte di Popolari per l’Italia, schieramento nato dalla scissione da Scelta Civica.
“Oggi dare dei numeri rispetto al tema immigrazione è un atto di grande irresponsabilità”, ha detto Pace. “Abbiamo ascoltato i sindaci e le prefetture sul flusso che ci possiamo aspettare? Sappiamo quanto il Ministero degli interni ha stabilito in relazione ai nuovi arrivi? Tutta questa operazione preliminare non è stata fatta, per cui chi parla a nome delle istituzioni deve farlo dopo avere fatto una verifica precisa delle circostanze e dellle situazioni”.
La notizia è stata riportata dal sito della Gazzetta del Mezzogiorno.
Nello stesso articolo sono contenute anche delle dichiarazioni del presidente Pittella, in cui si afferma che in realtà un contatto con le istituzioni locali c’è già stato. “C’è stata un’interlocuzione ufficiale con la Prefettura di Potenza, con l’Anci e gli enti locali. Abbiamo registrato un’adesione spontanea di 20 comuni, che si vanno ad aggiungere a quelli che da tempo ospitano i migranti”, ha detto Pittella.
Ad aprile scorso le autorità locali avevano annunciato la possibilità di accogliere almeno 300 migranti all’interno dell’ex centro di espulsione di Palazzo San Gervasio. Non è chiaro entro quanto tempo la struttura sarà pronta.

300 migranti a Palazzo San Gervasio

Saranno 300 i migranti che saranno ospitati nel Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Palazzo San Gervasio, al momento in allestimento nell’ex Centro di Identificazione ed Espulsione.
E’ quanto emerge a seguito di una riunione in Prefettura alla quale hanno partecipato anche il presidente della regione Basilicata, il coordinatore della task force migranti, e i responsabili delle varie forze dell’ordine.
La notizia è stata riportata da Matera Life.
La struttura potrà diventare un punto di riferimento anche per i lavoratori stagionali, scrive il sito. Tuttavia si stanno cercando altri immobili in regione per organizzare l’accoglienza degli stranieri.
Oltre all’allestimento di un centro di accoglienza grande, si sta lavorando anche sul modello Sprar, ovvero l’accoglienza diffusa: piccoli gruppi di rifugiati da smistare in diversi comuni e in maniera graduale.
Sono previste altre riunioni per mettere a punto i dettagli del progetto, con il coinvolgimento delle amministrazioni locali.
Non si sa ancora tra quanto tempo si prevede di far entrare in funzione la nuova struttura.
Il Cie di Palazzo San Gervasio venne allestito in tutta fretta nel corso dell’emergenza profughi del 2011, ma venne chiuso perché inadatto nel giro di poco tempo. Il Governo Monti aveva stanziato dei fondi per adattarlo alla sua funzione, e i lavori si sono già svolti. Non sappiamo che tipo di lavori sono necessari ora per trasformarlo ora in centro di accoglienza.