Fiamme a Pian del Lago

C’è stata una rivolta nel centro per migranti di Pian del Lago, Caltanissetta.
La notizia resta in ambito locale, con i siti web che la danno con estrema prudenza. Scrive Giornale di Sicilia, ad esempio che un incendio “è divampato” nella tarda serata dell’altro ieri, e “sembra che a dare alle fiamme alcuni padiglioni della struttura … sarebbero stati dei migranti”.
Sarebbero? Più avanti si legge: “Sembra che alcuni operatori del centro intervenuti per domare le fiamme siano stati bersagliati dagli oggetti lanciati per impedire loro di arginare l’incendio”.
Insomma si è trattato di una rivolta, ma si cerca di non scrivere la parola rivolta.
Confusione c’è anche nel parlare di che cosa è bruciato. Giornale di Sicilia scrive che l’incendio è avvenuto “nel centro d’accoglienza” (evidenziato in arancione) e che la struttura “ospita quasi un centinaio di richiedenti asilo”.
Altri siti invece parlano di incendio al Cpr, Centro di Permanenza per i Rimpatri. C’è differenza tra accoglienza e rimpatrio? In teoria sì: il richiedente asilo è una persona che potrebbe avere diritto alla protezione da parte dello Stato italiano, mentre in un centro rimpatri ci finisce chi non ha diritto alla protezione e deve essere rimpatriato.
A Caltanissetta sono presenti entrambe le strutture, ma quale delle due è andata a fuoco? Gds dice anche che l’incendio “sarebbe stato appiccato come reazione alla decisione di rimpatriare alcuni ospiti della struttura”. Questo farebbe pensare al centro rimpatri. E lo stesso fa la foto, dove si vedono sbarre e fortificazioni alte parecchi metri. Ma allora perché si parla di accoglienza?
E’ arrivata qualche reazione politica. Diciamo pure una: quella della Lega.
Arialdo Giammusso, commissario provinciale di Noi Con Salvini, ha scritto una nota che è stata pubblicata integralmente da alcuni siti web locali.
“L’assoluto disprezzo nei confronti delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, del nostro credo religioso … trova il culmine in atti delinquenziali come quello verificatosi ieri a Caltanissetta … Nella stragrande maggioranza dei casi la nostra fasulla e prezzolata accoglienza viene ricambiata attraverso azioni illecite … Stupri, spaccio di droga, furti, bivacco incivile …. Fatti come questo dovrebbero fare riflettere i sostenitori del cosiddetto ius soli … Si rassegnino gli stranieri … nessuno li trattiene, le porte sono aperte, tornino a casa loro se da noi non si trovano bene”.
Il leghista gioca a porta vuota, perché dagli altri schieramenti non sono arrivate dichiarazioni di rilievo.
Sempre dalla Sicilia arriva un durissimo comunicato pubblicato dal sito Messina Magazine (scritto però da un avvocato di Roma, ex candidato sindaco), in cui si contesta in maniera fin troppo decisa il raduno antifascista organizzato dal Pd a Como.
Un pretesto per battere più volte sul chiodo dei “40.000 bambini sequestrati ai genitori e torturati nelle case dell’accoglienza”, “i 40.000 bambini rapiti ai genitori”, “la condanna al carcere per 40.000 figli di italiani”.
Scrive l’autore: “Trattassero almeno i nostri figli italiani come trattano i migranti nei centri di identificazione ed espulsione, prima denominati centri di permanenza temporanea”.

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Foggia, due accompagnamenti al Cpr e un rimpatrio immediato

Un ventisettenne tunisino è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta. Lo riporta il sito Immediato.net.
L’uomo, appena il 15 ottobre scorso, era stato bloccato dalla municipale dopo avere sottratto con violenza un telefono cellulare ad una dodicenne, mentre questa citofonava a casa per farsi aprire dai genitori.
Ora per lui è stato disposto il rimpatrio attraverso la frontiera aerea. Non si parla di pena da scontare in carcere.
Nelle stesse ore la questura di Foggia ha avuto a che fare con altri due stranieri da rimpatriare. Una è una rumena settantunenne che ha appena finito di scontare 7 anni di reclusione con le accuse di riduzione in schiavitù, prostituzione minorile e violenza sessuale aggravata in concorso ai danni di suo figlio. La donna è stata portata al Cpr di Ponte Galeria, l’unico centro ad avere ancora una sezione femminile, a quanto ne sappiamo.
Il terzo è un albanese cinquantaduenne che, essendo in possesso di passaporto, è stato rimpatriato immediatamente tramite l’aeroporto di Bari.
Nel comunicato si parla di “particolare pericolosità sociale” di tutti e tre i soggetti, ma non si fa riferimento ai reati commessi da quest’ultimo. Di cui si dice solo che a gennaio scorso aveva ricevuto un decreto di espulsione da parte della Questura di Piacenza.

Apologia di terrorismo, rimpatriato algerino

Un quarantottenne algerino è stato rimpatriato a causa della pericolosità sociale. L’uomo aveva minacciato poliziotti, avvocati, operatori, aveva manifestato comportamenti violenti ed era stato segnalato anche per discriminazione razziale.
Scrivono i siti web che l’uomo era entrato due volte in Italia passando da Cagliari, la prima dieci anni fa, la seconda l’anno scorso.
Raccontano anche che “era stato espulso, andando in Svizzera”, non si sa in base a quale procedura. Dalla Svizzera lo avevano rimandato in Italia in base alla convenzione di Dublino.
A ottobre era stato inserito nel sistema Sprar a Catania, mentre ora si trovava al Cie di Caltanissetta. Il volo di rimpatrio è partito da Roma.
La notizia ha attirato l’attenzione dei siti di clickbaiting a causa della frase “taglierò le teste ai bambini”, che l’uomo avrebbe detto ai poliziotti nel corso del suo trasferimento al centro di espulsione.

#Slibero

Sarà liberato stamattina S., il ventiseienne marocchino che era in attesa di espulsione al Cie di Caltanissetta dopo aver procurato il panico alla mensa universitaria di Palermo gridando frasi sconnesse interpretate dagli altri studenti come minacce terroristiche.
Il giovane ha problemi psichici, andrà in una comunità terapeutica del trapanese dove seguirà un percorso riabilitativo.
Nei giorni scorsi era stato visitato dal senatore Francesco Campanella, che aveva detto: “Lì dentro mi era sembrato il più gracile e , forse anche per questo, il più impaurito. Era evidente che il Cpr di Caltanissetta non fosse idoneo per lui”.
Per chiedere la liberazione del giovane erano stati fatti dei sit-in di protesta ed era nato un gruppo Facebook, S Libero per il diritto alla Salute, ha ha totalizzato poco più di 800 like.
Un esponente di Human Right Watch Organization ha commentato “Gioiamo per S, ma a denti stretti. Non ci sentiamo di stappare bottiglie … Rimaniamo rammaricati per quanti sono ancora nel Cpr, senza supporto né visibilità”.
Non si sa niente invece della trans Adriana, che pure si troverebbe al Cie di Caltanissetta, secondo quanto ha scritto Fanpage pochi giorni fa. La notizia è stata ripresa dal Giornale, senza nessuna verifica né conferme da parte degli altri mass media.
La notizia non ha provocato nessun dibattito, sul sito. Appena 3 commenti in tutto.
Scrive un utente “Luxuria dia un aiuto, lei che può”.
Ma a Vladimir Luxuria questa storia non è mai arrivata.
Del resto pure Fanpage dopo aver riportato la notizia una decina di giorni fa non se n’è più occupato.
A proposito della visita del senatore Campanella a Caltanissetta, alcuni siti web locali hanno riportato le dichiarazioni del politico, ma a quanto pare sul web non esistono fotografie o filmati che documentino il fatto. Per giunta, i siti web evitano di fare riferimento all’appartenenza politica dell’onorevole. Il quale è stato eletto col Movimento 5 Stelle, da cui è uscito a febbraio 2014, e si trova ora in Sinistra Italiana – Sel.

Slibero, nuova crisi davanti al giudice. Modena, Cgil contro il Cie

S., il giovane marocchino con problemi psichici rinchiuso nel Cie di Caltanissetta dopo aver generato il panico alla mensa universitaria di Palermo per aver gridato frasi deliranti interpretate come minacce terroristiche, ha avuto una nuova crisi. Stavolta è successo proprio nel corso dell’udienza di fronte alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. Lo straniero ha cominciato a delirare di fronte al giudice, ha avuto una forte reazione e ha cominciato a tremare. Da giorni gli attivisti chiedono che gli venga concesso il diritto a curarsi in Italia. Il giudice ha chiesto che venga fatta una verifica entro 15 giorni per accertarsi se le sue condizioni di salute siano compatibili col Cie. I suoi avvocati da un lato notano segnali positivi nel modo in cui è gestita la questione, prevedendo un possibile rilascio. Dall’altro coninuano ad essere preoccupati: sembra infatti che pochi giorni fa un ragazzo nelle stesse condizioni di S. è stato rimpatriato comunque, nel silenzio generale.
La pagina Facebook che è stata creata a sostegno del giovane, “SLibero, per il diritto alla salute”, è ferma a quota 774 Likes (+8 adesioni dall’inizio di questa settimana).
Il sito Palermo Today riporta una frase della responsabile dell’ufficio migranti della Cgil Palermo, secondo cui S. “deve essere portato in una clinica, in un centro adatto per le cure psichiatriche”.
E sempre la Cgil compare sui siti locali dell’Emilia Romagna con una netta presa di posizione contro la riapertura del Cie di Modena, preannunciata da alcune indiscrezioni diffuse dalla stampa. “Al di là dei nomi che si daranno alle strutture e delle dichiarazioni di facciata, il ritorno ai luoghi di contenimento coatto rappresenta una strada impraticabile, oltre che inutile al contrasto dell’immigrazione irregolare, estremamente e inutilmente costosa, e che troppo spesso e in tante situazioni ha foraggiato illegalità e ruberie da parte di chi lo gestiva … La riproposizione di ricette vecchie e fallimentari non risponde alla legittima domanda di sicurezza della popolazione, rischia di fomentare odio e intolleranza sociale e dimostra l’incapacità di riuscire a trovare soluzioni che sappiano salvaguardare un modello di convivenza che ambisca all’integrazione e alla convivenza pacifica di tutti gli individui”, scrive la locale Cgil in un comunicato stampa.

Slibero, il ragazzo minaccia di suicidarsi

Secondo la Human Right Youth Organization il ragazzo accusato di avere scatenato il panico alla mensa universitaria di Palermo minaccia seriamente di suicidarsi.
Il giovane, affetto da problemi psichici, si trova nel Cie di Caltanissetta da tre settimane, e teme di essere rimpatriato in Marocco da un momento all’altro.
Dopo l’episodio che l’ha visto coinvolto, il giovane aveva accettato di riprendere le cure, ma all’interno del centro è impossibile. Alterna momenti di profondo sconforto a momenti di ingiustificata euforia.
Nell’ultima settimana il gruppo Facebook che chiede la liberazione del ragazzo (conosciuto solo con l’iniziale S., da cui l’hashtag #SLibero) ha guadagnato un’altra cinquantina di Mi Piace, raggiungendo quota 766.
Secondo il sito MeridioNews nei prossimi giorni sarà fissata l’udienza presso la Commissione Territoriale che dovrà decidere se concedere la protezione internazionale per permettergli di curarsi.
Però pochi giorni fa il giudice di pace ha rigettato il ricorso contro la sua espulsione. Quindi lo sforzo degli avvocati è tutto teso a “rallentare la possibilità di espatrio”, ma devono ammettere che “non è legalmente facile” neanche garantirgli la ripresa delle cure.
Diplomato all’industriale in Italia, il giovane studiava Economia all’università, grazie ad una borsa di studio che gli è stata ritirata subito dopo il fattaccio.
Lo straniero è stato fermato dalla polizia per avere gridato frasi sconnesse nelle mensa universitaria, frasi che erano state interpretate come minacce terroristiche e avevano provocato il fuggi fuggi di alcuni studenti.
Chi lo difende afferma che il ragazzo non è pericoloso, che le sue frasi sono state fraintese, e che bisognerebbe curarlo adeguatamente in Italia. Da cui il nome della pagina Facebook “S Libero. Per il diritto alla salute”.

Slibero, il marocchino resta al Cie

Il giudice di pace ha rigettato la richiesta di annullamento del provvedimento di espulsione nei confronti di S., il marocchino che il 9 aprile ha scatenato il panico alla mensa universitaria di Palermo gridando frasi che sono state interpretate come minacce terroristiche.
Il giudice ha riconosciuto che il giovane è affetto da disturbi psichici, e ha indicato la possibilità di ottenere un perrmesso di soggiorno per motivi di salute. L’avvocato difensore ha già presentato la richiesta. Non è scontato che venga accolta. Il giudice potrebbe ritenere le cure non urgenti, o comunque pensare che lo straniero possa essere curato adeguatamente anche nel paese di origine.
A sostegno del ragazzo si sono mobilitate numerose associazioni, e sono state presentate interrogazioni da parte dei parlamentari.
E’ stata aperta una pagina Facebook, che al momento ha totalizzato 707 likes, che pubblica foto di persone che reggono un cartello con scritto “# S libero”.
In pochi hanno usato l’hashtag #SLibero su Twitter, tra cui il sindacato studentesco Udu Palermo, e la Human Rights Youth Organization.
Il marocchino resta recluso nel Cie di Caltanissetta – Pian del Lago. Non si sa quanto tempo ci vorrà prima che la sua nuova richiesta di permesso di soggiorno venga esaminata.