Articoli superficiali. Il quadro della situazione secondo il Garante

Titola Maremma News “Espulso un cittadino albanese con numerosi precedenti di polizia”.
Nell’articolo invece si parla di un tunisino di 24 anni che è stato accompagnato al Cpr di Potenza. Apparentemente è stato fermato in un albergo della città, solo in seguito a segnalazione informatica della sua presenza. L’uomo avrebbe diversi alias e recedenti di polizia per spaccio di sostanze stupefacenti, ed era entrato clandestinamente in Italia dopo avere avuto un respingimento alla frontiera nel 2014.
Che tipo di droga? In che quantità? Quando? Ne questo sito né altri dicono nulla in proposito.
Intanto il Fatto Nisseno racconta che si è riunita la commissione diritti umani e dell’immigrazione dell’ordine degli avvocati.
Tante chiacchiere, collaborazione, proficuo dialogo, soluzioni concordate, spirito di collaborazione, bla bla bla… e tra l’altro leggiamo: “ulteriori tematiche affrontate sono state legate all’apertura del Cpr”. E’ stato aperto il Cpr? Aprirà il Cpr? Quando? Non si sa.
L’opinione pubblica locale ha saputo che il centro era stato svuotato sul finire dell’anno scorso a seguito di una rivolta. Ma giornali e siti web nazionali hanno passato la notizia completamente sotto silenzio.
La settimana scorsa Radio Radicale ha postato il filmato di una conferenza a cui ha partecipato il Garante Nazionale dei detenuti Mauro Palma. La didascalia spiega: “Sono stati discussi i seguenti argomenti: salone del libro”. Un po’ fuorviante. Il tema del dibattito era “Confini, sicurezza e diritti umani: quali garanzie nei centri di permanenza per il rimpatrio?”
Palma ricordava che l’anno scorso i posti disponibili nei Cie erano circa 300. L’Unione Europea (senza fare nomi) ne chiedeva almeno 2000. La procedura di infrazione che era stata avviata è stata chiusa dopo l’annuncio del piano Minniti.
Del Cpr di Torino Palma dice: “Se mi dovete trattenere portatemi in carcere, non al Cpr… soprattutto se sto male non vorrei finire in quello che viene chiamato l’ospedaletto, che è sotto qualunque standard minimo europeo”.
Del Cpr di Bari racconta quello che gli ha detto il Prefetto: “Io mi sono opposta alla riapertura di questo centro, perché è nelle stesse condizioni di quando è stato chiuso”.
Quello di Brindisi è “bruttino”. A Ponte Galeria ci sono ancora soltanto le donne. Nei bagni c’era una nuvola di zanzare sul muro. Il centro è in una zona paludosa, gli hanno detto. Il settore maschile è attualmente in fase di allestimento lì accanto.
Il Cpr di Caltanissetta “non funziona attualmente, è stato chiuso dopo disastri, incendi e cose varie”.
Quello di Potenza è “piccolino”.
Per il resto si vuole riaprire Gradisca di Isonzo, si vuole aprire il Cpr a Macomer, “comodissimo il posto” (nell’entroterra sardo, lontano dai porti, dagli aeroporti e dalle città).
Il principio che i Cpr dovessero essere diversi dai Cie e dal carcere “mi sembra che sia il primo principio tradito”, dice Palma.
Le dichiarazioni di Palma non hanno ottenuto nessun risalto sui mass media. In questi giorni Ansa e altri siti web si sono occupati invece delle sue dichiarazioni sulle carceri, rilasciate ad un convegno di Magistratura Indipendente a Napoli.

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Devastazione a Caltanissetta, scarcerati tre su cinque

Tre dei cinque tunisini arrestati a seguito dell’incendio del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta sono stati scarcerati dal tribunale del riesame.
Le motivazioni saranno depositate entro trenta giorni. La difesa aveva “mostrato le immagini della videosorveglianza e i fotogrammi estrapolati dagli agenti di polizia”, e aveva “chiesto l’inutilizzabilità dei mezzi di prova e censurato le modalità con le quali è stato effettuato il riconoscimento dei propri assistiti”, secondo quanto scrive Il Fatto Nisseno.
Quali sarebbero queste modalità? Questo non viene spiegato. Per i tre è stata disposta l’immediata scarcerazione. Ma per andare dove? Prima di finire in carcere infatti non stavano in libertà, ma nel Cie, in attesa di rimpatrio. Verranno riportati al Cie? E in quale, visto che quello di Caltanissetta dovrebbe essere tutt’ora fuori uso?
La notizia per ora rimane fuori dai principali mass media online.

Caltanissetta, bilancio di fine anno

Anche a Caltanissetta si è svolta la conferenza stampa di fine anno della Questura.
Sono stati diffusi numeri su numeri, e il questore ha concesso una videointervista a Tcs, che si può vedere sul sito Giornale Nisseno.
Tra l’altro, si è parlato anche di immigrazione. Un terzo dei servizi di ordine pubblico svolti dalla Questura riguardavano le esigenze del Centro per i Rimpatri di Pian del Lago. I rimpatri sono stati 1500, e per il 90%, dice il Questore, hanno riguardato stranieri che si erano distinti per comportamenti antisociali.
Il momento più difficile dell’anno è stato proprio l’incendio del Cpr, nel corso del quale, dice ancora il Questore, le forze dell’ordine presenti hanno agito con equilibrio.
Il centro è andato in fiamme la sera del 9 dicembre scorso. La videosorveglianza ha ripreso alcuni stranieri che si spostavano da una stanza all’altra per incendiare i materassi. Il filmato è stato diffuso, 5 uomini, tutti tunisini, sono stati fermati con l’accusa di devastazione e saccheggio, una decina di giorni fa.
E’ di due giorni fa invece un comunicato polemico di un deputato leghista di Caltanissetta, che si rammarica per il fatto che il Ministro Minniti non abbia annunciato “rimpatri di massa”. “Con la Lega di Salvini invertiremo la rotta”, ha scritto. “Porte chiuse, espulsioni e rimpatri di massa, e aiuti a casa loro”.

Caltanissetta, immagini dal Cie devastato

Una delegazione di avvocati e giornalisti ha visitato il Cpr di Caltanissetta a seguito del senatore Campanella.
Alcune riprese effettuate nel corso della visita sono state pubblicate su Meridionews.
Secondo il sito, il centro rimpatri è completamente vuoto, “e si aspetta che vengano stanziati fondi per ripristinarlo”.
Meridionews riporta alcune dichiarazioni del senatore: “Alcune cose che ho visto non mi tornano. Dei fatti risultano strani in questa vicenda. Su questa riflessione, su alcune tempistiche e su alcuni fatti che non appaiono chiari presenterò un’interrogazione”.
I fatti sono così poco chiari che non si sa neanche che fatti sono, visto che il sito non spiega da che derivano le perplessità del senatore. Forse anche perché il senatore stesso non lo ha spiegato. Sul suo sito ufficiale l’ultimo post che riguarda questa vicenda risale all’indomani dell’incendio, quando il politico scriveva che c’era bisogno di “più umanità e rispetto” da parte dello Stato.
Sul sito compare la scritta “seguimi su Twitter”, ma non è cliccabile.
Su Twitter esiste un account che apparentemente è gestito dal senatore, ma non c’è nessun aggiornamento su questa vicenda, dopo il primo comunicato (c’è invece un banner che sostiene che “l’arancina è fimmina! per questo è buona!”).
Si legge su Wikipedia che Campanella è entrato al Senato col Movimento 5 Stelle. Poi ha peregrinato nel Gruppo Misto, in Italia Lavori in Corso, nell’Altra Europa con Tsipras, in Sinistra Italiana – Sinistra Ecologia Libertà, infine, da maggio di quest’anno, in Articolo 1 – Movimento Democratico e Progressista.
Che a sua volta appoggerà la lista Liberi E Uguali di Pietro Grasso alle prossime elezioni.

Cinque tunisini fermati per l’incendio al Cie

Cinque tunisini tra i 20 e i 40 anni sono stati portati al carcere Malaspina di Caltanissetta con l’accusa di devastazione e saccheggio, per avere dato fuoco al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Pian del Lago.
Lo scrive il sito Nuovo Sud, che non spiega quale è la pena che rischiano in caso di condanna.
I tre padiglioni sarebbero completamente distrutti dalle fiamme e quindi inutilizzabili.
Accanto all’articolo, foto di repertorio di un generico arresto effettuato dalla polizia. La stessa che sta sul Fatto Nisseno, forse risalente all’anno scorso.
Su quest’ultimo sito però ci sono anche i filmati diffusi dalla polizia in cui si vedono gli stranieri che accatastano i materassi da dare alla fiamme, e propagano l’incendio da una stanza all’altra.
I siti d’informazione riportano i nomi di tutti gli arrestati.
L’incendio ha messo a rischio l’incolumità degli ospiti del centro: sembra che uno straniero non riuscisse ad uscire, ed è stato soccorso dai vigili del fuoco mentre presentava respirazione affannosa dovuta all’inalazione dei fumi.
E’ stato anche individuato l’uomo che ha cercato di ostacolare lo spegnimento dell’incendio lanciando oggetti contro uno degli operatori della struttura.

Pian del Lago, tre padiglioni chiusi

Scrive il sito Giornale di Sicilia che al “centro permanente per i rimpatri” di Pian Del Lago (in realtà Centro di Permanenza per i Rimpatri) sarebbero tre i padiglioni momentaneamente chiusi a seguito della rivolta che c’è stata pochi giorni fa. Secondo indiscrezioni raccolte dal sito sarebbero cinque i lavoratori che rischiano di perdere il posto a causa della ridotta capienza della struttura.
I danni non sono stati quantificati, né sono state diffuse ipotesi sui possibili tempi di riapertura. Né il sito specifica quanti sono in tutto i padiglioni, e quante persone si trovano ancora nel centro, dopo i quaranta rimpatri e forse qualche trasferimento non confermato in altre strutture.
La rivolta c’è stata sabato notte. Finora sono arrivate poche reazioni politiche: un paio da parte della Lega (“Se i migranti non si trovano bene, se ne tornino a casa”), e una da sinistra (“Quando un essere umano non ha commesso nulla di male e gli vengono negati tutti i diritti ci stupiamo davvero se pensa di non avere nulla da perdere?”).
Di recente c’è stato un altro incendio nel Cpr di Torino, che è stato riportato dai giornalisti sul momento ma non ha lasciato nessuna memoria: nessuno ne ha più parlato da quel giorno in poi.
L’impressione è che la situazione sotto Minniti è tale e quale a quella sotto i precedenti governi, nonostante il cambio di nome da Cie a Cpr. Il Ministro conta di aprirne uno in ogni regione, e ha cominciato a farlo. Ma non è intervenuto sui meccanismi che portano alle rivolte e alle devastazioni. Per una struttura nuova che ha aperto finora, ce ne sono due che sono state danneggiate solo nelle ultime settimane.
La stampa non diffonde dati sulle spese aggiuntive che vengono sostenute dopo le rivolte. Né tiene aggiornato il conto sulla disponibilità di posti. I dati precisi vengono diffusi raramente.
A gennaio dell’anno scorso, secondo la commissione Diritti Umani del Senato, il 20% dei posti a livello nazionale era indisponibile: le presenze erano 288 in tutto, a fronte di una capienza effettiva di 359 posti.
D’altronde, la capienza effettiva comunque era solo il 25% dei posti previsti in origine nei centri di espulsione, che all’epoca era 1.393.
Insomma, più dei tre quarti dei posti allestiti dal Governo erano finiti fuori uso a causa anche delle rivolte. Che, a quanto pare, stanno continuando a fare danno.

Fiamme a Pian del Lago

C’è stata una rivolta nel centro per migranti di Pian del Lago, Caltanissetta.
La notizia resta in ambito locale, con i siti web che la danno con estrema prudenza. Scrive Giornale di Sicilia, ad esempio che un incendio “è divampato” nella tarda serata dell’altro ieri, e “sembra che a dare alle fiamme alcuni padiglioni della struttura … sarebbero stati dei migranti”.
Sarebbero? Più avanti si legge: “Sembra che alcuni operatori del centro intervenuti per domare le fiamme siano stati bersagliati dagli oggetti lanciati per impedire loro di arginare l’incendio”.
Insomma si è trattato di una rivolta, ma si cerca di non scrivere la parola rivolta.
Confusione c’è anche nel parlare di che cosa è bruciato. Giornale di Sicilia scrive che l’incendio è avvenuto “nel centro d’accoglienza” (evidenziato in arancione) e che la struttura “ospita quasi un centinaio di richiedenti asilo”.
Altri siti invece parlano di incendio al Cpr, Centro di Permanenza per i Rimpatri. C’è differenza tra accoglienza e rimpatrio? In teoria sì: il richiedente asilo è una persona che potrebbe avere diritto alla protezione da parte dello Stato italiano, mentre in un centro rimpatri ci finisce chi non ha diritto alla protezione e deve essere rimpatriato.
A Caltanissetta sono presenti entrambe le strutture, ma quale delle due è andata a fuoco? Gds dice anche che l’incendio “sarebbe stato appiccato come reazione alla decisione di rimpatriare alcuni ospiti della struttura”. Questo farebbe pensare al centro rimpatri. E lo stesso fa la foto, dove si vedono sbarre e fortificazioni alte parecchi metri. Ma allora perché si parla di accoglienza?
E’ arrivata qualche reazione politica. Diciamo pure una: quella della Lega.
Arialdo Giammusso, commissario provinciale di Noi Con Salvini, ha scritto una nota che è stata pubblicata integralmente da alcuni siti web locali.
“L’assoluto disprezzo nei confronti delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, del nostro credo religioso … trova il culmine in atti delinquenziali come quello verificatosi ieri a Caltanissetta … Nella stragrande maggioranza dei casi la nostra fasulla e prezzolata accoglienza viene ricambiata attraverso azioni illecite … Stupri, spaccio di droga, furti, bivacco incivile …. Fatti come questo dovrebbero fare riflettere i sostenitori del cosiddetto ius soli … Si rassegnino gli stranieri … nessuno li trattiene, le porte sono aperte, tornino a casa loro se da noi non si trovano bene”.
Il leghista gioca a porta vuota, perché dagli altri schieramenti non sono arrivate dichiarazioni di rilievo.
Sempre dalla Sicilia arriva un durissimo comunicato pubblicato dal sito Messina Magazine (scritto però da un avvocato di Roma, ex candidato sindaco), in cui si contesta in maniera fin troppo decisa il raduno antifascista organizzato dal Pd a Como.
Un pretesto per battere più volte sul chiodo dei “40.000 bambini sequestrati ai genitori e torturati nelle case dell’accoglienza”, “i 40.000 bambini rapiti ai genitori”, “la condanna al carcere per 40.000 figli di italiani”.
Scrive l’autore: “Trattassero almeno i nostri figli italiani come trattano i migranti nei centri di identificazione ed espulsione, prima denominati centri di permanenza temporanea”.