Caltanissetta, non ci sono mediatori

Una commissione istituita all’interno del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Caltanissetta per occuparsi dei diritti umani e dell’immigrazione ha chiesto l’intervento del Garante nazionale delle persone private della libertà, segnalando varie criticità nel Centro di Permanenza per i Rimpatri.
Da diverse settimane nel centro non sono più disponibili mediatori, per motivi non meglio precisati. Questo impedisce di assicurare il compimento delle attività essenziali previste dalla legge nei confronti dei trattenuti.
L’assenza di mediatori fa sì che alcune pratiche urgenti rimangano bloccate. Questo si aggiunge alle consuete difficoltà che gli avvocati si trovano di fronte cercando di svolgere il loro lavoro per conto dei migranti trattenuti. Spesso la documentazione riguardante i propri assistiti viene fornita con grande ritardo, quando questi ultimi sono già stati rimpatriati.
Oltre a difficoltà di ottenere assistenza legale ci sono difficoltà di accesso per i migranti ad una idonea assistenza medico sanitaria e le materiali condizioni dei trattenuti, non specificate nel dettaglio.
I contenuti della segnalazione degli avvocati sono stati riassunti in un lancio dell’Ansa, senza nomi ma con foto di una delle recinzioni del Cpr.
Alcuni siti web locali hanno riportato il lancio di agenzia, sempre con foto di repertorio.
Si è persa la memoria di quando è stata l’ultima volta che il Garante nazionale ha visitato il Cpr di Caltanissetta. Nel corso del 2021 apparenemente non è stato neanche nell’altro Cpr siciliano, quello di Trapani, dove pure sono state segnalate procedure strane per il trattenimento e l’identificazione dei migranti appena sbarcati.
Intanto non arrivano aggiornamenti da Palazzo San Gervasio, in Basilicata, dove pochi giorni fa si è parlato del fatto che i dipendenti del centro rimpatri ricevono lo stipendio con tre mesi di ritardo.
La notizia è rimasta confinata in cronaca locale, con foto di repertorio. Nessuno ha spiegato i motivi del ritardo. Lo stesso gestore avrebbe in carico anche il Cpr di Milano, ma lì nessuno ha segnalato problemi di questo genere.

Autolesionismo a Caltanissetta

E’ ancora molto tesa la situazione al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta, dopo le proteste dei giorni scorsi. Ora si parla di un cittadino tunisino che si è ferito alle braccia con una lametta che poi ha ingoiato. Gli altri reclusi dicono di avere dovuto insistere parecchio per sollecitare i soccorsi. Le forze dell’ordine si sono preparate a gestire una sommossa.
A provocare il gesto di disperazione potrebbe essere stato il rimpatrio automatico di alcuni cittadini di origine tunisina.
Il Garante nazionale delle persone private della libertà in questi giorni non ha detto nulla a proposito di Caltanissetta, ma nel suo rapporto annuale ha riconosciuto che i rimpatri improvvisi rappresentano una criticità nei Cpr. A pagina 64, nel capitolo intitolato “Orologi molli”, scrive: “Per molti di loro il primo rintocco dell’orologio accelerato del rimpatrio scocca senza nessun preavviso nelle primissime ore del mattino, quando gli operatori di scorta fanno ingresso nel settore detentivo del Cpr mentre ancora dormono e non sanno di avere pochi minuti per prepararsi a partire”. Magari si aspettano una risposta di qualche tipo da parte dell’avvocato, e invece si trovano ad essere imbarcati su un aereo senza poterlo far sapere al loro legale e senza potergli chiedere informazioni sugli esiti delle procedure in corso. Un meccanismo abbastanza traumatico dal punto di vista psicologico. Blog Sicilia, sulla base di quanto scrivono LasciateCIEntrare, Borderline Sicilia e la Rete Antirazzista Catanese, scrive che un giovane con problemi sanitari sarebbe svenuto in aeroporto e riportato al Cpr.
La foto è quella del centro visto da lontano.
Un resoconto delle proteste avvenute a fine giugno è stato pubblicato a suo tempo dal sito LasciateCIEntrare.
Una delle richieste dei reclusi era quella di incontrare i rappresentanti del consolato tunisino per spiegare la situazione. Come se non avessero chiesto niente: non solo le autorità non si sono espresse ufficialmente per rifiutare l’autorizzazione all’incontro, ma i siti di informazione non hanno neanche riportato che questa era una delle richieste.

Proteste a Pian del Lago, tre feriti

Non si è ancora risolta la situazione di tensione al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta.
Giornale Nisseno riferisce, sulla base di un comunicato delle associazioni LasciateCIEntrare e Borderline Sicilia che mercoledì c’è stata una protesta. Tre migranti sarebbero rimasti feriti, una persona sarebbe salita sul tetto. Si tratterebbe di un pakistano portato al Cpr dopo essere stato aggredito al Caltanissetta mentre mangiava un kebab.
Radio Cl 1 ha riportato lo stesso breve resoconto in data 7 luglio, con la stessa foto di un presidio che si è svolto alcuni giorni fa davanti al centro.
La prima protesta sul tetto c’è stata sabato 25 giugno.
Una delle richieste dei migranti all’epoca era quella di poter incontrare rappresentanti del consolato tunisino per poter raccontare loro la situazione che stanno vivendo. La loro richiesta apparentemente non è stata presa in considerazione, e non compare nei resoconti successivi.
Il Garante nazionale delle persone private della libertà al momento non si è espresso sull’argomento. A quanto risulta, nel corso del 2021 non avrebbe visitato il Cpr di Caltanissetta, e neanche l’altro Cpr siciliano, quello di Trapani.
Il garante locale non si sarebbe mai espresso sulla questione.

ManifestA al Cpr di Caltanissetta

Dopo le proteste dei migranti nei giorni scorsi al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta, la deputata Simona Suriano ha visitato la struttura insieme ad un avvocato e forse a qualche rappresentante di LasciateCIEntrare. Ha poi diffuso un comunicato che è stato pubblicato da Pressenza.
Secondo la parlamentare nel centro ci sono “decine di ospiti ammassati in una struttura palesemente inadeguata ad accogliere così tante persone, senza refrigerio né aria condizionata”.
La dichiarazione resta nel vago: a differenza delle carceri, nei Cpr non viene ammesso un numero di persone superiore rispetto ai posti disponibili. Ma in questo caso non si dice né quanti sono i migranti presenti né quanti sono i posti disponibili.
Di solito nei Cpr del meridione vengono ospitati in gran parte migranti tunisini appena sbarcati anziché stranieri con precedenti penali catturati sul territorio, ma di nuovo mancano statistiche precise in proposito.
Uno straniero che era rimasto ferito durante le proteste era stato trasferito in ospedale; era fuggito dall’ambulanza e inseguito dai poliziotti che la scortavano. Non sono arrivati aggiornamenti sulla sua situazione.
Si segnalano atti di autolesionismo e presunti ritardi nell’assistenza medica. “Stiamo parlando di persone che vengono lasciate ammassate senza supporto e senza alcuna attività di integrazione”, dice la parlamentare. Che attività di integrazione bisognerebbe organizzare per stranieri che in teoria saranno rimpatriati nel giro di pochi giorni?
Quando Minniti ha istituito i Cpr ha detto che sarebbero stati luoghi diversi rispetto ai Cie, in quanto il Garante dei detenuti avrebbe vigilato sul rispetto dei diritti umani.
Il Garante nazionale dei detenuti ha diffuso il suo rapporto annuale sui Cpr da pochi giorni. In tutto il 2021 non ha mai visitato né il Cpr di Caltanissetta, né l’altro centro rimpatri siciliano, quello di Trapani. Il quale sembra sia utilizzato in funzione di hotspot per i migranti appena sbarcati. C’è qualche dichiarazione di un sindacato di polizia, di pochi giorni fa, secondo cui una settantina di migranti è rimasta nella hall per ore, con un solo bagno disponibile. Dal quale l’urina è traboccata, formando un lago sul pavimento, come documenta una foto diffusa alla stampa, che non ha provocato reazioni di sorta.
Il Garante nazionale non ha annunciato visite a Caltanissetta, dopo quello che è successo, né giunge notizia di reazioni da parte del Garante regionale, di cui i più ignorano l’esistenza.
Del resto i migranti non hanno chiesto l’intervento del garante o della stampa, ma di poter incontrare i rappresentanti del consolato tunisino. Che non si sa chi siano, né si è detto se la prefettura intende autorizzare un’ipotetica visita da parte loro.
Il gruppo politico Manifesta è uno dei pochi che si interessa della questione Cpr in Italia. E’ composto principalmente da parlamentari donne elette nelle file del Movimento 5 Stelle.
E’ associato con Potere Al Popolo e Rifondazione Comunista / Sinistra Europea.
Due giorni fa alcuni attivisti hanno tenuto un presidio di fronte al Cpr di Caltanissetta. La stampa non ne ha riportato nessun resoconto.
Dell’evento circola solo una foto sgranata pubblicata dal sito di uno degli organizzatori, l’associazione Borderline Sicilia: si vedono 12 persone in tutto.
Nel comunicato si parla di richieste da parte dei reclusi per avere assistenza sanitaria, in particolare per un cittadino tunisino con importanti problemi renali. Il quale sarebbe stato anche picchiato dalle forze dell’ordine nel corso delle proteste.

Presidio a Caltanissetta

Stamattina si terrà un presidio di fronte al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta. L’iniziativa è stata presa da Arci Sicilia, Borderline Sicilia, Rete Antirazzista Catanese e LasciateCIEntrare. La notizia è stata riportata da Melting Pot.
Gli attivisti intervengono a seguito delle tensioni che ci sono state in questi giorni nel Cpr. I migranti hanno protestato, le forze dell’ordine sono intervenute in maniera violenta. Tra i vari episodi segnalati, anche quello di un migrante che sarebbe rimasto ferito all’interno del centro, e poi sarebbe fuggito dall’ambulanza mentre veniva condotto in ospedale. L’ambulanza era scortata dalla polizia, l’uomo si sarebbe lanciato da un viadotto e sarebbe ricoverato ora in gravi condizioni in un ospedale siciliano.
LasciateCIEntrare ha inviato una segnalazione al Garante nazionale delle persone private della libertà. “E’ la nostra procedura, nessuno può dire di non sapere quello che succede”, ha detto la referente della campagna.
L’ultimo rapporto annuale del Garante è uscito pochi giorni fa, ed è stato presentato alla presenza del Presidente della Repubblica in persona. Può essere scaricato gratuitamente dal sito ufficiale, è un pdf di oltre 400 pagine, più un allegato contenente un centinaio di pagine di grafici e tabelle. Purtroppo è scritto in uno stile tutt’altro che giornalistico e le informazioni sono diluite in maniera tale che ben pochi riescono a leggerlo, tant’è vero che sui mass media non ne ha parlato quasi nessuno.
Ad esempio il paragrafo dedicato alle migrazioni si intitola “Orologi molli” e dice che “Spazio e tempo sono un tutt’uno che si deforma e si dilata nei vari punti dell’Universo; il tempo scorre in maniera diversa a seconda di dove ci si trovi e verso quale direzione si sta andando … Impossibile rilevare nelle due contrapposte dimensioni uno scorrere uniforme e regolare del tempo. Difficile tracciarne la misura se non affidandosi agli orologi molli di Dalì che nel dipinto La Persistenza Della Memoria segnano ore diverse nel loro stato di liquefazione, vinti, piegati dall’inafferrabilità di una grandezza fisica che è anche esperienza soggettiva e dall’impossibilità di restituirne un valore assoluto e universale”.
Il paragrafo deditato ai Cpr invece si intitola “Quanto dura per sempre: a volte un attimo”, ed è incentrato sulla storia di Moussa Balde, suicidatosi a maggio dell’anno scorso nel centro rimpatri di Torino.
Una sezione dettagliata del rapporto riguarda il monitoraggio delle operazioni di rimpatrio forzato di cittadini stranieri. A partire da pagina 241, c’è una tabella che mette in relazione le raccomandazioni fatte dal Garante e i relativi esiti, ossia le risposte ricevute da parte delle autorità. Le raccomandazioni che riguardano il Cpr sono accodate subito dopo, attaccate alla prima tabella, nello stesso colore e dimensione e senza un titolo vero e proprio che attiri l’attenzione di un lettore distratto.
In tutto il 2021 il Garante nazionale non ha mai visitato nessun Cpr siciliano (né nessuna altra struttura presente in Sicilia, carcere o altro).
Il rapporto contiene anche la lista dei garanti locali, da cui scopriamo che il garante regionale siciliano si chiama Giovanni Fiandaca. Di cui sul web non risulta traccia che abbia mai visitato il Cpr di Caltanissetta, né che abbia mai detto qualcosa di significativo in proposito.
I migranti in protesta a Caltanissetta hanno chiesto di incontrare i rappresentanti del Consolato tunisino. Non si dice chi dovrebbbe autorizzare questa visita né se intende farlo. Comunque questi rappresentanti non hanno nome e non sono stati intervistati per sapere che idea si sono fatti finora.
A quanto si dice, molti dei migranti che vengono portati nei Cpr siciliani proverrebbero direttamente dagli hotspot e sarebbero principalmente tunisini. Gli accordi con la Tunisia infatti prevederebbero due (o quattro) voli di rimpatrio da quaranta posti ogni settimana. Il problema è che nessuno ha mai diffuso statistiche precise in proposito.
Addirittura in questi giorni un sindacato di polizia ha segnalato che il Cpr di Trapani di fatto sarebbe usato in funzione di hotspot, secondo una procedura che non sarebbe del tutto regolare. Nessuno ha reagito a questa segnalazione. In effetti non si tratta di una novità. Già in passato era circolata un’indiscrezione del genere. Nel rapporto del Garante non se ne trova traccia.
Il sindacato ha segnalato ai giornalisti la fuoriuscita di urina dall’unico bagno a disposizione dei migranti durante le procedure burocratiche nella hall. I migranti dovevano essere 71, trasferiti a partire da Pantelleria, secondo quanto scrive Il Giornale.

Intervista dal Cpr di Calatanissetta

La gran parte dei mezzi di informazione non ha riportato la notizia delle proteste nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta. Radio Onda d’Urto però è riuscita ad intervistare telefonicamente uno dei reclusi per farsi dare qualche dettaglio in più.
Le rivendicazioni riguardano la mancanza di assistenza sanitaria, la cattiva qualità del cibo, le cattive condizioni dei bagni, il tipo di materassi e lenzuola. Spesso molti problemi vengono risolti dai medici dell’ente gestore fornendo tranquillanti.
Nel centro sarebbe presente anche un disabile che ha bisogno di assistenza anche per andare al bagno.
La Sicilia ha raccontato la storia di un migrante tunisino che nel tentativo di evadere dalla struttura era caduto da una recinzione procurandosi gravi fratture al volto. Durante il trasferimento all’ospedale di Catania avrebbe tentato di nuovo la fuga, stavolta dall’ambulanza, lanciandosi dal viadotto. L’ambulanza era scortata da agenti di polizia che sono subito intervenuti. E’ stato necessario l’intervento dell’elisoccorso. L’uomo si trova all’ospedale Cannizzaro a Catania.
Oltre al migrante, la radio ha intervistato anche un esponente di un centro sociale catanese che si sta interessando alla vicenda.

Proteste al centro rimpatri di Caltanissetta

I migranti reclusi nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta hanno chiamato gli attivisti di LasciateCIEntrare per segnalare che era in corso una protesta per mancanza di assistenza sanitaria in situazioni considerate gravi.
Più tardi hanno segnalato il pestaggio ai danni di un tunisino da parte delle forze dell’ordine.
Hanno ripetutamente chiesto l’intervento del 118, che è stato ritardato dalle forze dell’ordine con la motivazione che i casi segnalati potevano essere tranquillamente gestiti dal medico interno alla struttura.
Alle 18.30 però un intervento dell’ambulanza è stato autorizzato: un migrante sarebbe caduto sbattendo violentemente la testa.
Un gruppo di tunisini è salito sul tetto, chiedendo che rappresentanti del consolato tunisino entrino nel centro per verificare la situazione che si è venuta a creare.
La notizia è stata diffusa dal sito LasciateCIEntrare e riportata da Pressenza, ma non se ne trova traccia altrove.
Pochi giorni fa è stato diffuso online il rapporto annuale del Garante dei detenuti: tra maggio 2021 e maggio 2022 il Garante non ha visitato né il Cpr di Caltanissetta, né l’altro Cpr siciliano, quello di Trapani, né qualche carcere che si trova in Sicilia, né una qualsiasi struttura di privazione di libertà che si trovi sull’isola (mappa pagina 139 e successiva tabella).
A differenza dei Cpr del nord Italia, quelli del sud sono completamente dimenticati dalle cronache. Non soltanto non vengono visitati dalle delegazioni politiche, ma la stampa locale non racconta neanche le notizie di accompagnamenti o rilasci di stranieri.
Il Cpr di Caltanissetta è quello che ha il tempo di permanenza medio minore a livello nazionale. Questo avviene forse perché nella struttura sarebbero portati migranti tunisini appena sbarcati, che poi verrebbero rimpatriati in massa in breve tempo grazie agli accordi bilaterali col loro Paese d’origine.
I dati sulla nazionalità degli stranieri trattenuti sono stati forniti dal Garante soltanto aggregati a livello nazionale, e non suddivisi per centri.

Caltanissetta, tentativo di evasione

Una trentina di migranti avrebbero tentato la fuga dal Centro di Permanenza per i Rimpatri di Pian del Lago a Caltanissetta. Due di loro sono rimasti feriti cadendo da una recinzione, un agente è stato medicato alla mano, ma non risultano allontanamenti. La notizia è stata riportata dal sito di SkyTg24, senza foto né filmati. “Alla base della protesta il rifiuto di sottoporsi alla quarantena e di attendere le procedure di identificazione che, nel caso di tunisini ed egiziani, si concludono quasi sempre con l’espulsione”, scrive il sito.
Il riferimento alla quarantena è un po’ vago: i Cpr sono centri di reclusione in cui già prima della pandemia i migranti erano confinati in stato di detenzione amministrativa nell’attesa del rimpatrio.
Le procedure rapide di rimpatrio verso l’Egitto vengono contestate dagli attivisti: i casi Regeni e Zaki lascerebbero supporre che nel Paese possano esserci violazioni dei diritti umani anche nei confronti dei migranti rimpatriati.
I siti locali non aggiungono nulla di nuovo allo scarno resoconto ufficiale.
Nei giorni scorsi un blogger ha diffuso la notizia che che negli ultimi mesi tra i 180 e i 350 egiziani sarebbero stati rimpatriati. Dai documenti però risulterebbe che alcuni dei voli charter che li dovevano riaccompagnare al loro Paese si sarebbero diretti verso la Tunisia. Non è chiaro il motivo: lo stesso blogger non sa che pensare, fino a ipotizzare un refuso nei documenti diffusi dalle autorità. La notizia è caduta nel vuoto, e non è stata ripresa e approfondita da altri siti web. E’ citata però in un’interrogazione presentata da alcune deputate del Gruppo Misto alla ministra dell’Interno, che apparentemente non ha ancora ricevuto risposta, e non si sa quando potrebbe riceverla.
In questi giorni la ministra Lamorgese ha partecipato ad un incontro a Malaga con i rappresentanti di Spagna, Grecia, Malta e Cipro, ossia quelli più esposti al flusso migratorio (il cosiddetto Gruppo Med 5). Il Tempo ha titolato: “Alla fine Luciana Lamorgese alza la voce sui migranti: dalla Ue proposta inaccettabile”. I siti di informazione si limitano a riportare le dichiarazioni, senza entrare nel merito di qual’è la proposta Ue e perché sarebbe inaccettabile.
Sulla pagina Twitter della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni il tweet in evidenza è ancora quello del 17 settembre, che chiede di firmare la richiesta di mozione di sfiducia contro la ministra dell’Interno: “Hotspot pieni, sbarchi a raffica, rave illegali. Ora basta! Firma anche tu. Sfiduciamo Lamorgese”, dice l’immagine, mentre nel tweet c’è scritto: “Frontiere spalancate all’immigrazione clandestina, rave parti illegale nel viterbese, hotspot stracolmi, agenti che operano in condizioni vergognose”, e c’è il link alla pagina col modulo per inserire i propri dati, sul sito ufficiale del partito.

Caltanissetta, oltre cento migranti si allontanano dal centro

Oltre cento migranti si sono allontanati dal centro di accoglienza / centro rimpatri di Caltanissetta. Facevano parte di un gruppo di persone trasferite da poco da Lampedusa, tutte negative al coronavirus ma comunque in periodo di quarantena obbligatoria. Nel centro erano ospitate oltre trecento persone.
La struttura sarebbe divisa in due parti: centro di accoglienza e centro rimpatri. Ma siccome al momento anche ai migranti appena arrivati viene impedito di uscire come se fossero in una struttura detentiva, la differenza tra le due sezioni sfugge completamente all’opinione pubblica, e i due termini vengono usati in maniera intercambiabile.
Il sindaco della città ha annunciato che chiederà al Governo di non inviare più migranti nel centro. Una decina di fuggitivi sarebbero già stati intercettati dalle forze dell’ordine e ricondotti nella struttura.
Il sindacato Cisl segnala che i dipendenti del centro sarebbero sprovvisti di dispositivi di protezione individuale idonei per prevenire il contagio da coronavirus.
Alcuni sindaci sono preoccupati per la frequenza degli sbarchi e per i successivi trasferimenti di migranti sui loro territori.
Salvini sta continuando la sua decisa campagna sull’argomento: in evidenza sul suo account twitter c’è un video nel quale afferma che gli italiani “ne hanno le palle piene” di veder sbarcare “migliaia di nullafacenti se va bene, delinquenti se va male, delinquenti infetti in troppi casi”.
Salvini è entrato in polemica col sindaco di Lampedusa definendolo “un poveretto”. Quest’ultimo ha risposto definendo l’ex ministro un “mentitore seriale”: con lui al Governo gli sbarchi a Lampedusa non si erano affatto azzerati, come ha affermato.
Il leader leghista ha diffuso dati che dimostrerebbero un aumento degli sbarchi rispetto agli anni passati, ai quali comunque non sono stati contrapposti dati diversi.
I dirigenti del Partito Democratico restano defilati sull’argomento.
Nelle ultime ore Tpi ha messo in evidenza alcune dichiarazioni rilasciate dall’ex ministro dell’Interno democratico Marco Minniti, secondo il quale “c’è una evidente correlazione tra immigrazione e covid”.
Come prevedibile Minniti è stato duramente attaccato da altri esponenti del suo stesso partito. Pietro Bartolo, eurodeputato ed ex medico di Lampedusa, ha definito le sue dichiarazioni “fantasiose opinioni personali”: Minniti, “sulla base di non si capisce quali riscontri scientifici, ci racconta di una presunta correlazione tra il Covid e la migrazione delle persone che scappano da quelle terre depredate dal civilissimo occidente”.
Bartolo ha provato inutilmente a coinvolgere l’ignaro Zingaretti nella questione. Il segretario del partito continua ad essere impegnato su Twitter nella propaganda relativa a questioni locali della regione che amministra, o generiche iniziative a favore dei giovani proposte dal suo schieramento.
“Non posso fare a meno di chiedermi quale sia realmente la posizione del Partito Democratico sui migranti”, ha detto Bartolo.
Il ragionamento che aveva fatto Minniti era questo: “Nel momento in cui tutte le popolazioni del mondo stanno discutendo di lockdown, di mascherine, di distanziamento sociale e insomma di come governare i contatti fisici tra le persone, è semplicemente irragionevole ritenere che tutto questo non abbia alcun rapporto con i flussi migratori”; “se ci pensiamo bene, i flussi migratori sono proprio spostamenti e contatti tra le persone”.
Bartolo sta negando questo? No. Presumibilmente l’europarlamentare vuole dire che i contagi si diffondono anche grazie ai contagi dei viaggiatori in genere, dei turisti, per non parlare dei contatti interpersonali tra persone comuni, per cui non è il caso di demonizzare una sola categoria già svantaggiata.
Del resto oltreoceano sono finite sotto accusa anche le proteste di Black Lives Matter: secondo alcuni avrebbero provocato nuovi focolai, mentre alcuni ricercatori hanno affermato che nel corso degli eventi è stato mantenuto il distanziamento sociale, per cui anche se c’è stato qualche contagio comunque non ne è seguita nessuna emergenza particolare, anche tenuto conto del fatto che negli Stati Uniti la situazione è comunque fuori controllo.
E’ vero che in alcuni casi la curva dei contagi impenna un po’ nel periodo successivo alle proteste, ma in alcune città la curva rimane stabile o addirittura curva al ribasso.
Semmai ad aumentare i casi di coronavirus può essere stata anche la movida senza distanziamento sociale, quindi è inutile demonizzare per forza un movimento politico, tanto più che anche lo schieramento opposto ha organizzato dei raduni, per di più senza insistere sul distanziamento. Eppure è stato lo stesso Trump a tirare in ballo le manifestazioni anti-razziste.
Trump ha certo ricordato il fatto che i giovani si riuniscono in bar e altri luoghi, o che ci sono state molte riunioni familiari durante il Memorial Day, ma ha anche fatto riferimento alla situazione del Messico, dove i contagi starebbero aumentando in modo molto brusco, per cui è “di grande aiuto” il fatto che ci siano 413 km di muro lungo la frontiera per impedire l’accesso incontrollato delle persone.

Riformista: nel 2019 è aumentato il numero di trattenuti nei Cpr

Il Riformista ha pubblicato un articolo sulla relazione annuale che il Garante dei detenuti ha presentato al Parlamento. Tra le altre cose, si parla anche di Centri di Permanenza per i Rimpatri: nel corso del 2019 il numero di persone trattenute sarebbe aumentato di 2080 unità rispetto all’anno precedente, dice l’articolo, che comunque non fornisce l’aumento percentuale né prova a spiegare il motivo di questo aumento. Né dice se è aumentato anche il numero dei rimpatri.
Con tutta probabilità l’anno prossimo il dato tornerà a scendere, visto che in questi mesi di emergenza coronavirus in molti dei centri è rimasta solo una manciata di reclusi (bisognava evitare i contagi e comunque a livello internazionale le operazioni di rimpatrio erano del tutto bloccate).
L’articolo dice anche che è cresciuto “significativamente” il tempo di permanenza media delle persone all’interno dei Cpr (senza specificare se si sta parlando di settimane o di mesi) in tutte le strutture tranne quelle di Trapani e Ponte Galeria.
L’articolo non dice se il Cpr di Trapani è aperto (è stato detto di no, ma qualche sito web pensa ancora che la struttura sia in funzione).
La relazione del garante è lunga 408 pagine. Si può scaricare gratuitamente dal sito ufficiale, suddivisa in due pdf di circa 200 pagine ciascuno. Quello che riguarda la situazione dei migranti è il primo.
A pagina 195 è disponibile una tabella con i dati relativi agli otto centri per i rimpatri che erano in funzione all’inizio dell’anno. Per ciascuno era indicata la capienza regolamentare (tutti tra i 100 e i 250 posti escluso quello di Brindisi che ne dichiarava 48 e Caltanissetta 96), la capienza effettiva (talvolta anche molto inferiore: Bari 18 posti su 126; Trapani 60 su 205), il nome dell’ente gestore (tutti diversi) e la durata del contratto (tre sono scaduti a febbraio: Trapani e Brindisi e Caltanissetta).
Poco prima c’è la tabella con i tempi di permanenza media: si va dai 23 ai 59 giorni, nonostante il tempo di permanenza massima sia di sei mesi.
La stessa tabella fornisce il numero effettivo di rimpatri nel 2019: al primo posto c’è Trapani con 826 persone rimpatriate, segue Caltanissetta a 746, staccato Torino a 431.
Nella stessa pagina c’è una tabella colorata con i motivi di uscita dai Cpr suddivisi per nazionalità. Colpisce il dato degli “allontanatisi arbitrariamente”. In 91 casi si trattava di tunisini, in 22 di Marocchini, seguono egiziani (9) nigeriani (4), albanesi e gambiani (3). Quando e come sono avvenuti questi allontanamenti arbitrari? Chissà.
Più avanti, la stessa tabella sul funzionamento dei vari Cpr è ripetuta, ma con i dati relativi ai primi tre mesi e mezzo del 2020.
Qui leggiamo, in piccolo, che il Cpr di Trapani non è più operativo a partire da febbraio. Non risulta nulla invece sugli altri centri che sono attualmente chiusi per ristrutturazione.
Visto che il periodo è quello dell’emergenza coronavirus, i dati sono molto più esigui. La capienza è spesso inferiore a quella regolamentare (Bari 18 posti su 126, Gradisca 66 posti su 150…), le persone transitate variano dalle 23 nel Cpr di Macomer (aperto a gennaio) alle 402 del Cpr di Roma.
Il dato sulle persone effettivamente rimpatriate nel periodo varia tra le 13 di Macomer e le 80 di Ponte Galeria. Numeri che colgono un po’ di sorpresa, in un certo senso, perché i mass media avevano raccontato di una situazione completamente bloccata a causa della pandemia. Quanti di questi rimpatri sono avvenuti prima, quanti durante, e quanti dopo la fase dell’emergenza? Questo l’opinione pubblica non lo sa.