#Slibero

Sarà liberato stamattina S., il ventiseienne marocchino che era in attesa di espulsione al Cie di Caltanissetta dopo aver procurato il panico alla mensa universitaria di Palermo gridando frasi sconnesse interpretate dagli altri studenti come minacce terroristiche.
Il giovane ha problemi psichici, andrà in una comunità terapeutica del trapanese dove seguirà un percorso riabilitativo.
Nei giorni scorsi era stato visitato dal senatore Francesco Campanella, che aveva detto: “Lì dentro mi era sembrato il più gracile e , forse anche per questo, il più impaurito. Era evidente che il Cpr di Caltanissetta non fosse idoneo per lui”.
Per chiedere la liberazione del giovane erano stati fatti dei sit-in di protesta ed era nato un gruppo Facebook, S Libero per il diritto alla Salute, ha ha totalizzato poco più di 800 like.
Un esponente di Human Right Watch Organization ha commentato “Gioiamo per S, ma a denti stretti. Non ci sentiamo di stappare bottiglie … Rimaniamo rammaricati per quanti sono ancora nel Cpr, senza supporto né visibilità”.
Non si sa niente invece della trans Adriana, che pure si troverebbe al Cie di Caltanissetta, secondo quanto ha scritto Fanpage pochi giorni fa. La notizia è stata ripresa dal Giornale, senza nessuna verifica né conferme da parte degli altri mass media.
La notizia non ha provocato nessun dibattito, sul sito. Appena 3 commenti in tutto.
Scrive un utente “Luxuria dia un aiuto, lei che può”.
Ma a Vladimir Luxuria questa storia non è mai arrivata.
Del resto pure Fanpage dopo aver riportato la notizia una decina di giorni fa non se n’è più occupato.
A proposito della visita del senatore Campanella a Caltanissetta, alcuni siti web locali hanno riportato le dichiarazioni del politico, ma a quanto pare sul web non esistono fotografie o filmati che documentino il fatto. Per giunta, i siti web evitano di fare riferimento all’appartenenza politica dell’onorevole. Il quale è stato eletto col Movimento 5 Stelle, da cui è uscito a febbraio 2014, e si trova ora in Sinistra Italiana – Sel.

Slibero, nuova crisi davanti al giudice. Modena, Cgil contro il Cie

S., il giovane marocchino con problemi psichici rinchiuso nel Cie di Caltanissetta dopo aver generato il panico alla mensa universitaria di Palermo per aver gridato frasi deliranti interpretate come minacce terroristiche, ha avuto una nuova crisi. Stavolta è successo proprio nel corso dell’udienza di fronte alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale. Lo straniero ha cominciato a delirare di fronte al giudice, ha avuto una forte reazione e ha cominciato a tremare. Da giorni gli attivisti chiedono che gli venga concesso il diritto a curarsi in Italia. Il giudice ha chiesto che venga fatta una verifica entro 15 giorni per accertarsi se le sue condizioni di salute siano compatibili col Cie. I suoi avvocati da un lato notano segnali positivi nel modo in cui è gestita la questione, prevedendo un possibile rilascio. Dall’altro coninuano ad essere preoccupati: sembra infatti che pochi giorni fa un ragazzo nelle stesse condizioni di S. è stato rimpatriato comunque, nel silenzio generale.
La pagina Facebook che è stata creata a sostegno del giovane, “SLibero, per il diritto alla salute”, è ferma a quota 774 Likes (+8 adesioni dall’inizio di questa settimana).
Il sito Palermo Today riporta una frase della responsabile dell’ufficio migranti della Cgil Palermo, secondo cui S. “deve essere portato in una clinica, in un centro adatto per le cure psichiatriche”.
E sempre la Cgil compare sui siti locali dell’Emilia Romagna con una netta presa di posizione contro la riapertura del Cie di Modena, preannunciata da alcune indiscrezioni diffuse dalla stampa. “Al di là dei nomi che si daranno alle strutture e delle dichiarazioni di facciata, il ritorno ai luoghi di contenimento coatto rappresenta una strada impraticabile, oltre che inutile al contrasto dell’immigrazione irregolare, estremamente e inutilmente costosa, e che troppo spesso e in tante situazioni ha foraggiato illegalità e ruberie da parte di chi lo gestiva … La riproposizione di ricette vecchie e fallimentari non risponde alla legittima domanda di sicurezza della popolazione, rischia di fomentare odio e intolleranza sociale e dimostra l’incapacità di riuscire a trovare soluzioni che sappiano salvaguardare un modello di convivenza che ambisca all’integrazione e alla convivenza pacifica di tutti gli individui”, scrive la locale Cgil in un comunicato stampa.

Slibero, il ragazzo minaccia di suicidarsi

Secondo la Human Right Youth Organization il ragazzo accusato di avere scatenato il panico alla mensa universitaria di Palermo minaccia seriamente di suicidarsi.
Il giovane, affetto da problemi psichici, si trova nel Cie di Caltanissetta da tre settimane, e teme di essere rimpatriato in Marocco da un momento all’altro.
Dopo l’episodio che l’ha visto coinvolto, il giovane aveva accettato di riprendere le cure, ma all’interno del centro è impossibile. Alterna momenti di profondo sconforto a momenti di ingiustificata euforia.
Nell’ultima settimana il gruppo Facebook che chiede la liberazione del ragazzo (conosciuto solo con l’iniziale S., da cui l’hashtag #SLibero) ha guadagnato un’altra cinquantina di Mi Piace, raggiungendo quota 766.
Secondo il sito MeridioNews nei prossimi giorni sarà fissata l’udienza presso la Commissione Territoriale che dovrà decidere se concedere la protezione internazionale per permettergli di curarsi.
Però pochi giorni fa il giudice di pace ha rigettato il ricorso contro la sua espulsione. Quindi lo sforzo degli avvocati è tutto teso a “rallentare la possibilità di espatrio”, ma devono ammettere che “non è legalmente facile” neanche garantirgli la ripresa delle cure.
Diplomato all’industriale in Italia, il giovane studiava Economia all’università, grazie ad una borsa di studio che gli è stata ritirata subito dopo il fattaccio.
Lo straniero è stato fermato dalla polizia per avere gridato frasi sconnesse nelle mensa universitaria, frasi che erano state interpretate come minacce terroristiche e avevano provocato il fuggi fuggi di alcuni studenti.
Chi lo difende afferma che il ragazzo non è pericoloso, che le sue frasi sono state fraintese, e che bisognerebbe curarlo adeguatamente in Italia. Da cui il nome della pagina Facebook “S Libero. Per il diritto alla salute”.

Slibero, il marocchino resta al Cie

Il giudice di pace ha rigettato la richiesta di annullamento del provvedimento di espulsione nei confronti di S., il marocchino che il 9 aprile ha scatenato il panico alla mensa universitaria di Palermo gridando frasi che sono state interpretate come minacce terroristiche.
Il giudice ha riconosciuto che il giovane è affetto da disturbi psichici, e ha indicato la possibilità di ottenere un perrmesso di soggiorno per motivi di salute. L’avvocato difensore ha già presentato la richiesta. Non è scontato che venga accolta. Il giudice potrebbe ritenere le cure non urgenti, o comunque pensare che lo straniero possa essere curato adeguatamente anche nel paese di origine.
A sostegno del ragazzo si sono mobilitate numerose associazioni, e sono state presentate interrogazioni da parte dei parlamentari.
E’ stata aperta una pagina Facebook, che al momento ha totalizzato 707 likes, che pubblica foto di persone che reggono un cartello con scritto “# S libero”.
In pochi hanno usato l’hashtag #SLibero su Twitter, tra cui il sindacato studentesco Udu Palermo, e la Human Rights Youth Organization.
Il marocchino resta recluso nel Cie di Caltanissetta – Pian del Lago. Non si sa quanto tempo ci vorrà prima che la sua nuova richiesta di permesso di soggiorno venga esaminata.

Slibero, forse domani il responso. 20 giugno, giornata del rifugiato

Scrivono gli attivisti sulla pagina Facebook SLibero che forse il responso del giudice di pace arriverà domani. L’udienza si è già svolta, tra venerdì e sabato. Intanto continuano ad arrivare adesioni alla campagna che chiede la liberazione del ragazzo marocchino con problemi psichici che qualche settimana fa ha creato il panico alla mensa universitaria di Palermo, pronunciando frasi che erano state interpretate come minacce terroristiche da alcuni studenti.
Lo straniero si trova tutt’ora al Cie di Caltanissetta.
Il sito Meridionews ha dedicato un articolo alla campagna che si sta svolgendo sul web.
Una decina di giorni fa Arci e Cgil migranti erano andati in prefettura a chiedere che al ragazzo sia garantito il diritto alla salute e alle cure necessarie.
Anche la pagina Facebook di LasciateCIEntrare ha segnalato la vicenda, usando l’hashtag #sofianlibero anziché quello con la sola iniziale #slibero (come hanno fatto tutti gli altri).
Intanto prosegue anche la campagna LasciateCIEntrare: si sta organizzando una mobilitazione per il 20 giugno, in concomitanza con la Giornata Mondiale del Rifugiato indetta dall’Unhcr. Varie delegazioni presenti sul territorio cercheranno di visitare i centri per migranti, raccogliendo informazioni sul loro funzionamento, sulle criticità, o almeno su quali prefetture non autorizzano l’accesso e con quali motivazioni.
Gli esponenti della campagna non sono ancora riusciti ad entrare nei centri di smistamento per i migranti appena sbarcati, i cosiddetti hotspot, “centri ancora offlimits per la stampa e la società civile”.
Alla campagna aderiscono anche l’Ordine dei Giornalisti, la Fnsi e l’Usigrai.
L’anno scorso l’Unhcr aveva organizzato un grosso concerto gratuito il 20 giugno a Firenze, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla situazione dei rifugiati.
La pagina Facebook dell’Unhcr in italiano è aggiornata costantemente, anche più di una volta al giorno.

Oggi si decide il caso dello studente della mensa di Palermo

Scrive Repubblica che stamattina il giudice di pace di Caltanissetta esaminerà il caso dello studente che è stato chiuso nel Cie dopo avere procurato allarme alla mensa universitaria di Palermo.
Si tratta di un venitseienne marocchino affetto da disturbi mentali, che aveva gridato frasi sconnesse creando il panico tra gli studenti, e per questo gli è stata sospesa la borsa di studio ed è stato rinchiuso nel centro di espulsione per essere rimpatriato.
Repubblica riporta le dichiarazioni di un testimone oculare, uno degli studenti presenti, secondo cui l’accusato non ha mai avuto un tono minaccioso, né è salito sul tavolo come è stato scritto dai mass media. Parlava a voce alta, e probabilmente il suo intento era quello di convincere i presenti di non essere pericoloso in quanto musulmano.
Repubblica scrive che i senatori del Movimento 5 Stelle Cotti, Giarrusso e Serra hanno presentato una interrogazione che è in attesa di risposta.
Palermo Mania riferisce dell’interrogazione di un altro senatore, Francesco Campanella, di Sinistra Italiana.
Su Facebook è stata aperta una pagina chiamata Slibero (dall’iniziale del migrante, di cui non è stato diffuso il nome) e relativo hashtag. La pagina ha totalizzato finora 623 likes.
Su Twitter nessuno ha usato l’hashtag, tranne un account dei No Muos.
Ad essere in discussione è il fatto se lo studente sia effettivamente pericoloso, o sia solo bisognoso di cure.
Un’esponente dell’associazione Arte Migrante lo descrive come una persona sempre disponibile, che si mette in gioco volentieri, canta canzoni marocchine e coinvolge altri ragazzi, “nonostante i momenti di disagio causati dalla malattia”.

Il 28 udienza per lo studente della mensa di Palermo

Il caso dello studente marocchino che ha creato il panico alla mensa universitaria di Palermo verrà esaminato dalla Cassazione* venerdì prossimo, 28 aprile.
Da giorni i siti locali se ne occupano. In difesa dello studente si sono schierati semplici cittadini, associazioni e il sindaco di Palermo.
Il giovane rischia il rimpatrio per essere salito su un tavolino della mensa gridando frasi farneticanti. Tipo “Chi è satanista e vuole morire rimanga qui, chi è cattolico, musulmano, ebreo vada fuori”.
Sul posto erano giunte varie volanti, pensando ad un atto terroristico, mentre gli altri studenti erano fuggiti terrorizzati. Si era poi scoperto che il ragazzo era stato in cura psichiatrica, ma aveva interrotto il trattamento a causa degli effetti collaterali causati dai farmaci. “In pratica ha dei periodi di calo durante i quali diventa paranoico e visionario”, ha spiegato il presidente dell’organizzazione Human Rights Youth Organization, che si è subito mobilitato per convincerlo a riprendere il suo percorso sanitario. “E’ stato trattato dalla polizia come un normodotato, che quindi non ha attivato l’iter sanitario più adatto a lui”, spiega ancora l’organizzazione, secondo quanto riporta il sito Meridionews. Secondo cui il giovane aveva “spesso” contattato le forze dell’ordine, dicendo che qualcuno lo stava inseguendo o picchiando. “Nessuno però lo ha mai trattato come uno psicotico”, riassume il sito.
Visto che l’iniziale del ragazzo è S., è stata lanciata su Facebook la campagna #Slibero, con tanto di hashtag e pagina dedicata.
La borsa di studio che aveva gli sarebbe già stata sospesa.
L’avvocato difensore del marocchino punta sul pericolo di vita in cui si troverebbe in caso di rimpatrio: “Le cure di cui necessita sono indubbiamente essenziali per la vita, e l’immediata esecuzione del provvedimento finirebbe per aggravare notevolmente la sua patologia, con grave pregiudizio per la sua salute e per la sua stessa vita”, dice, secondo quanto riporta Meridionews.
Il caso è già approdato in Parlamento, ad opera del senatore Francesco Campanella, di Sinistra Italiana, che ha presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Giustizia.
“Vorremmo sapere se dopo l’episodio in questione sia stato fatto intervenire o meno personale sanitario, e se dopo il trasferimento al Cie di Caltanissetta lo studente sia stato oggetto di visita sanitaria”, scrive il senatore, secondo quanto riporta BlogSicilia.
A quanto scrive MeridioNews l’interrogazione è stata firmata anche da Fabrizio Bocchino, anche lui Sinistra Italiana, ex 5 Stelle.

*Aggiornamento: l’udienza è davanti al giudice di pace, non davanti alla Cassazione come annunciato in un primo momento.