“Chiudiamoli tutti”

Il sito web Il Pane e le Rose ha pubblicato un articolo tratto da Umanità Nova in cui si commenta favorevolmente la chiusura del Cie di Lamezia Terme.
L’autrice dell’articolo dice di essere una mediatrice linguistica, e racconta alcuni episodi di cui è venuta a conoscenza grazie alla sua attività.
Si tratta di storie drammatiche, come quella di uno straniero rimasto paralizzato alle braccia e alle gambe nel centro di espulsione, di un altro che si è lanciato dalla finestra dell’ospedale in cui era stato portato dopo un malore al Cie, e di un altro che ha ingerito una lametta, e dopo ore i suoi compagni di stanza non erano ancora riusciti ad ottenere che venisse soccorso.
Nell’articolo si parla di letti senza reti e senza lenzuola, finestre senza vetri e uso di tranquillanti.
L’autrice manifesta moltissima diffidenza nei confronti dell’ente gestore, e ricorda che l’associazione Medici Senza Frontiere aveva parlato del Cie di Lamezia come di uno dei peggiori d’Italia.
Si legge nell’articolo che la chiusura del centro è “passata quasi sotto silenzio all’interno dei media locali”.
In realtà la situazione è molto più delicata e complicata, a quanto pare. La notizia è stata data da Repubblica, secondo cui il centro è stato chiuso per mancanza di un ente gestore, dopo il fallimento di una gara d’appalto tenutasi a giugno.
Il gestore però, la cooperativa Malgrado Tutto, ha scritto un comunicato in cui smentisce la notizia, e annuncia che sta valutando di procedere per le vie legali contro il quotidiano e contro la giornalista, Raffaella Cosentino. La quale ha chiesto conferma al Ministero dell’Interno, il quale ha comunicato che nel centro sono rimasti solo 5 stranieri, e, superati gli adempimenti necessari, la struttura sarà chiusa.
L’ultimo articolo di Repubblica risale al 25 ottobre.
Il comunicato della cooperativa si concludeva dicendo che, se verrà confermato il taglio del rimborso statale per l’ente gestore da 46 a 28 euro giornalieri per ogni recluso, la stessa cooperativa “rifiuterà di proseguire con tale tipo di aggiudicazione di appalto”, considerando la cifra non sufficiente a garantire un servizio all’altezza.

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Chiude il Cie di Lamezia Terme

Oggi il Cie di Lamezia Terme chiude. Lo scrive Repubblica, dopo avere ricevuto la conferma dalla prefettura di Catanzaro. Il motivo è il fallimento della gara d’appalto. L’unica cooperativa che si era presentata, l’attuale gestore Malgrado Tutto, aveva dei problemi con la concessione edilizia che rendevano irregolare la documentazione presentata. Al momento non è stata indetta una nuova gara. Da giugno ad oggi il Cie ha funzionato senza appalto. I migranti che non sono stati rimpatriati sono stati trasferiti al Cie di Crotone.

La notizia è stata ripresa dai siti web locali, con alcune foto standard di repertorio. Repubblica, accanto all’articolo ci ha messo l’immagine della gabbia per radersi, fotografata a Lamezia dall’associazione Medici per i Diritti Umani, che aveva destato scalpore nelle scorse settimane. Medu ha anche diffuso un comunicato in cui esprime soddisfazione per la chiusura del centro, augurandosi che diventi definitiva. Il comunicato però non è stato pubblicato sul sito dell’associazione.

Intanto a Modena si stanno avviando delle mobilitazioni a proposito della vicenda del malato psichiatrico rinchiuso nel Cie. La Garante dei detenuti ha sollecitato il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari, mentre la Rete Primo Marzo ha organizzato una visita di parlamentari per il pomeriggio di oggi, e un sit in davanti al Cie lunedì mattina. Modena Today scrive che comunque lo straniero, nel pomeriggio di ieri, è stato trasferito in ospedale.

Visita al Cie di Trapani

Il professor Fulvio Vassallo Paleologo ha visitato il Cie trapanese di Milo, che dovrebbe essere il più moderno ed efficiente in Italia. In realtà ha constatato i segni delle rivolte, mentre la tensione continua a restare molto alta, a giudicare dai reparti antisommossa fatti arrivare in città da chissà dove, ed alloggiati in albergo a spese dello Stato. La delegazione ha potuto constatare la presenza di persone recluse da più di sei mesi, in un caso addirittura da dieci mesi. Siamo al disotto dei tempi previsti dalla legge (18 mesi), si tratta comunque di detenzione amministrativa al di fuori dei casi previsti dall’articolo 13 della Costituzione italiana. Inoltre la direttiva europea sui rimpatri stabilisce che il trattenimento deve cessare quando sia evidente che “non esiste più alcuna prospettiva ragionevole di allontanamento per motivi di ordine giuridico o per altri motivi o che non sussistono più le condizioni di cui al paragrafo 1”. Quindi, secondo Paleologo, in questi casi “la detenzione amministrativa degli stranieri irregolari rimane dunque priva di fondamento legale”.
L’articolo è stato pubblicato su Melting Pot
Intanto prosegue il dibattito sul Cie di Lamezia Terme, dopo che nei giorni scorsi sono state diffuse le fotografie della gabbia gialla costruita per evitare atti di autolesionismo dettati dalla disperazione. Ora, a prendere posizione è il sindaco di Lamezia, Gianni Speranza, che ha scritto al Ministro dell’Interno Cancellieri per chiedere la trasformazione del Cie lametino in un centro di accoglienza. Non sembra che le politiche riguardanti l’immigrazione siano considerate una priorità dall’attuale Ministro.
La richiesta fatta dal sindaco è stata ripresa da Repubblica, e da Libero-Adnkronos.
Invece la notizia riguardante la richiesta dell’Asgi di revocare trattenimenti ed espulsioni di quegli stranieri che potrebbero ottenere la regolarizzazione sulla base del decreto legislativo 109/2012 resta in ambito di siti specializzati. E’ stata ripresa da Stranieri In Italia, con foto di repertorio. Secondo l’associazione, il decreto sospende i procedimenti espulsivi già in corso relativi alla violazione di norme in materia di ingresso e soggiorno. Quindi, venendo meno il provvedimento di espulsione, anche il trattenimento diventerebbe illeggittimo.

Tre evasi a Trapani

Tre stranieri sarebbero riusciti ad evadere dal Cie di Trapani Milo, il centro di espulsione più moderno d’Italia. Lo riporta in breve il Giornale di Sicilia, riferendo che un carabiniere sarebbe rimasto ferito. Il sito parla di ottanta rivoltosi e di “lunghi tempi di attesa per ottenere i permessi di soggiorno” (in realtà il Cie è un centro di espulsione, non di accoglienza) La foto è quella di un dettaglio di una qualsiasi vettura dei carabinieri.
Intanto il senatore dell’Idv Felice Belisario ha annunciato un’interrogazione al governo in merito alla situazione segnalata da Medu al Cie di Lamezia, e ripresa ieri da Raffaella Cosentino su Repubblica. Nel centro di espulsione calabrese esiste una gabbia, poco più grande di una cabina telefonica, nella quale i reclusi devono farsi la barba sotto gli occhi di tutti. “Ennesime, scandalose violazioni dei diritti e della dignità umana”, le ha definite Belisario, secondo il quale il Governo “dovrà assumersi la responsabilità di questa scandalosa gestione dei flussi migratori”.
Belisario chiede anche di coinvolgere le associazioni di volontariato nelle politiche sull’immigrazione (ma non spiega come) e di aprire un tavolo di dialogo con l’Unione Europea per definire regole condivise di accoglienza. Il suo comunicato è stato ripreso dall’agenzia Asca.
Anche la responsabile delle politiche per l’immigrazione del Pd, Livia Turco, ha preso spunto da questa nuova rivelazione per scrivere una nota sul problema (ripresa da AgenParl). “Continueremo a sollecitare il Governo perche si valuti seriamente come porre rimedio ad una situazione che fa davvero vergognare l’intero paese”, ha scritto. E sui Cie ha precisato: “Non è più prorogabile una decisione che ponga fine alla loro esistenza o che perlomeno individui una modalità più civile per ospitare temporaneamente gli immigrati non identificati o in attesa di espulsione”. I centri di detenzione per migranti sono stati creati in Italia nel 1999 proprio con un provvedimento di Livia Turco (insieme a Giorgio Napolitano). All’epoca però la reclusione durava un massimo di due mesi, mentre ora la durata massima è stata allungata fino ad un anno e mezzo.
La foto e alcune delle informazioni diffuse ieri da Repubblica sono state riprese dal sito Lettera 43, e da LameziaTerme.net.
SuperAbile invece si concentra su un altro dettaglio reso noto da Medu. Uno dei reclusi di Lamezia aspetta da 4 mesi che qualcuno inizi ad occuparsi di lui, operato ad un’anca e bisognoso di fisioterapia. Il medico del Cie non è ancora riuscito ad entrare in possesso della sua cartella clinica. Nel frattempo lo straniero fa fisioterapia da solo, legandosi alla gamba una bottiglia piena d’acqua.

Cie fantasma

Mentre dai Cie del nord Italia arrivano parecchie notizie, a causa delle rivolte e delle mobilitazioni antirazziste, dalle strutture presenti nel sud il flusso di informazioni è molto minore. In particolare dal Cie di Lamezia non giungono notizie di sorta. L’ultima volta che è stato nominato è il 16 settembre, di sfuggita, in un articolo sul Manifesto in cui si parlava dei vari Hotel Africa che sono sorti in Calabria. Ovvero, per alleggerire la pressione su Cie e Cara, il Governo, in deroga a qualsiasi normativa, ha creato nuove strutture per ospitare i migranti, senza informare prima le autorità locali.
In una intervista in lingua spagnola al sito Rebelion, Gabriele Del Grande ha denunciato la presenza di “Cie illegali”, ovvero strutture che non sono ufficialmente Centri di Identificazione ed Espulsione, ma nei quali comunque i migranti sono tenuti in condizioni di detenzione. Lampedusa, Porto Empedocle e Pozzallo, in Sicilia, Cagliari in Sardegna. Più le navi delle compagnie Moby e Gnv. I Cie ufficialmente aperti sono 12. Crotone risulta ancora chiuso, Torino e Gradisca sono inagibili in parte, a causa di rivolte avvenute in precedenza.
Dice Del Grande che il flusso di immigrazione dal nord Africa sta diminuendo. Se, con le continue espulsioni dovessero liberarsi parecchi posti nei Cie, potrebbero aumentare le retate contro quei migranti che sono già sul territorio italiano senza documenti regolari.
Al momento in Italia vige ancora il divieto per i giornalisti di visitare i Cie. Il divieto è stato istituito con una circolare del ministero dell’Interno all’inizio di aprile. La stampa non ha reagito in maniera abbastanza decisa, visto che comunque erano in pochi a chiedere di visitare le strutture.
Del resto molti giornalisti non sono interessati ad approfondire la questione. Il primo risultato della ricerca con Google sul Cie di Lamezia porta a questa pagina del sito di informazione calabrese Cn24. Quattro righe in cui si dice che il centro di Lamezia, che ha una capienza di 80 posti, di cui 55 occupati, è pronto ad ospitare 100 tunisini. L’articolo risale a marzo scorso. Chi l’ha scritto non ha ritenuto opportuno aggiungere alcuni chiarimenti.