Monza e Brianza, due accompagnamenti ai Cpr

La questura di Monza e Brianza ha organizzato negli ultimi giorni due accompagnamenti ai Cpr di Milano e di Torino.
Un tunisino quarantenne è stato portato a Milano. L’uomo è giunto in Italia nel 2008. L’anno successivo viene incrimnato per lesioni aggravate ai danni di un connazionale. Nel 2012 presenta richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno simulando di essere dipendente di una ditta che di fatto non esisteva. Nel 2014 l’arresto in flagranza di reato per resistenza, violenza, minaccia a pubblico ufficiale, danneggiamento e porto di oggetti atti a offedere. Non si conoscono i dettagli dell’episodio, né quale pena è stata scontata in seguito. Fatto sta che cinque anni dopo c’è una nuova denuncia, per una rapina in un supermercato. Quest’anno è stato due mesi in carcere per tentato furto in concorso. Subito dopo la scarcerazione, è stato portato al Cpr.
Ad essere accompagnato a Torino invece è un quarantacinquenne gambiano, in Italia dal 1997 e poi coniugatosi con una cittadina comunitaria. Frequentemente arrestato e condannato per spaccio, dieci anni fa è stato arrestato per atti persecutori nei confronti della ex coniuge, scontando otto mesi di reclusione. In seguito, altre condanne per stupefacenti e un’evasione dai domiciliari. Quest’anno è stato arrestato per rapina aggravata: aveva spaccato una bottiglia in testa a un connazionale, minacciandolo poi con una mannaia per ottenere bicicletta, orologio e auricolari. Anche lui è stato scarcerato in questi giorni.
Gli attivisti che chiedono la chiusura dei Cpr continuano a dire che dentro ci sono persone che non hanno commesso reati. La verità è che ci sono anche persone che non hanno commesso reati. La questione se si debba cercare di rimpatriare gli stranieri che i reati li hanno commessi non sfiora minimamente gli schieramenti di sinistra.
La percentuale di rimpatri varia poi da Paese a Paese, a seconda degli accordi bilaterali firmati dai governi. Verso la Tunisia i rimpatri sono frequenti (si parla di circa due voli charter a settimana), mentre i numeri che riguardano il Gambia sono più piccoli, anche se comunque il trattenimento si conclude in gran parte dei casi in un successo. Nel corso del 2021, 96 gambiani sono transitati nei Cpr, di cui 59 rimpatriati (il 61%).
Questa settimana un altro gambiano è stato portato in un Cpr, stavolta quello di Bari. Aveva presentato ad Ancona richiesta di asilo politico nonostante numerose denunce per stupefacenti, furti, danneggiamenti.
I siti locali hanno titolato “Rispedito in Gambia”, ma è difficile che il rimpatrio sia già avvenuto. Il problema è che al momento dell’effettivo allontanamento dall’Italia (o del rilascio) le autorità non emettono nessun comunicato.
Secondo gli ultimi dati diffusi dal Garante dei detenuti, nell’ultimo anni la permanenza media nel Cpr di Bari è di 29 giorni, quella nel Cpr milanese di 35, mentre a Torino si arriva a 46 giorni. Il peggiore d’Italia, da questo punto di vista, sarebbe quello di Macomer, in Sardegna, con un tempo record di 73 giorni, ossia oltre due mesi. Nessuno ha provato a spiegare il motivo di queste differenze.

Spaccio di eroina, pakistano accompagnato a Torino

Un cittadino pakistano che ha scontato una pena di quattro anni per spaccio di eroina è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino dal personale della questura di Monza e Brianza.
L’uomo, nato nel 1985 aveva ottenuto nel 2011 la protezione sussidiaria da parte della Commissione Territoriale di Bari.
Secondo il sito Prima Monza il provvedimento sarebbe stato rinnovato “nel 2019”, ma c’è qualcosa che non quadra: nello stesso articolo si dice che l’arresto per possesso di eroina risale al 2016.
In effetti il sito MbNews scrive che la protezione era stata inizialmente rinnovata “fino al 2019”.
La sostanza sequestrata pesava 500 grammi. Altri due connazionali erano stati incriminati per lo stesso reato.
Inizialmente condannato agli arresti domiciliari, lo straniero era stato trovato più volte in possesso di altri stupefacenti, per cui era stato trasferito in carcere.
Secondo il rapporto diffuso di recente dal Garante delle persone private della libertà, in tutto il 2021 sono transitati attraverso i Cpr italiani 43 cittadini pakistani.
Di questi ne sono stati rimpatriati soltanto 9, ossia uno su cinque.
Non ci sono dati dettagliati sui motivi del mancato rimpatrio di tutti gli altri, né dati che riguardano il tipo di reati commessi. Comunque è possibile finire al Cpr anche senza avere commesso reati, e questo è uno dei motivi per cui gli attivisti chiedono la chiusura di queste strutture.
Intanto una decina di giorni fa l’Espresso ha dedicato un articolo al presunto razzismo delle forze dell’ordine italiane, che hanno fermato un famoso calciatore armi in pugno prima di lasciarlo andare. Sembra l’America, dice l’articolo, anche la polizia italiana effettua la profilazione razziale. In realtà c’era stato poco prima un episodio violento di cui l’articolo non entra nel merito. Si cercava un uomo di colore con una maglietta verde a bordo di un suv con un altro africano, esattamente la situazione che gli agenti si sono trovati di fronte. L’uomo è stato lasciato andare non perché è un calciatore, ma perché era evidente che non c’entrava col reato in questione.
L’articolo richiama alla memoria anche il caso dell’intervento dei carabinieri ad un McDonald milanese, nel giugno 2021, conclusosi in maniera relativamente violenta contro alcuni “afrodiscendenti”. In quel caso c’era stata una segnalazione di disturbo della quiete pubblica, a cui era seguita una resistenza attiva da parte del gruppo di persone segnalate.
Ovviamente il problema di base è reale: persone di colore hanno raccontato di avere il terrore di dimenticare a casa i documenti che dimostrano di essere in regola. I controlli sono frequenti, anche quando si esce a buttare la spazzatura. Basta una dimenticanza per finire nel meccanismo dei Cpr, con la paura che il chiarimento non arrivi in tempo.
Poi però ci sono anche le indagini sui reati. Se alla polizia viene segnalato un criminale di colore, come si fa a chiedere agli agenti di non tenere conto della descrizione fisica delle persone che incontrano?

Arrivano da Egitto e Bangladesh

Sul sito del Ministero dell’Interno si può trovare un pdf di 6 pagine che mostra i dati aggiornati sul numero degli sbarchi a partire dall’inizio dell’anno.
I nuovi arrivati nel 2022 sono 15.004. Il dato ha già superato quello risalente allo stesso periodo dell’anno scorso, 13.357, e quello del 2020, l’anno della pandemia, quando gli sbarcati erano stati solo 4.037.
A maggio dell’anno scorso gli arrivi erano stati oltre cinquemila. Lo stesso era avvenuto a giugno. In estate il dato era salito sopra questa soglia, per non abbassarsi più fino a dicembre. I picchi sono stati agosto, quando si sono superati i 10 mila migranti sbarcati; novembre, quando si è raggiunta quota 9 mila; luglio, quando si è arrivati a 8 mila.
Una delle tabelle fornite mostra le nazionalità dichiarate dai migranti al momento dello sbarco. Al primo posto quest’anno ci sono gli egiziani a quota 2.482. Al secondo posto coloro che arrivano dal Bangladesh, 2.327.
Superano quota mille tunisini e afghani.
Sotto troviamo afgani, siriani, ivoriani, eritrei, guineani, iraniani e sudanesi.
Egitto, Bangladesh, Tunisia e Afghanistan da soli forniscono oltre la metà dei migranti arrivati dall’inizio dell’anno.
Intanto sul fronte della cronaca si segnala l’accompagnamento al Cpr di Torino di un cittadino marocchino appena scarcerato, da parte della Questura di Monza e Brianza.
L’uomo era arrivato in Italia nel 2011, come minore non accompagnato. Aveva poi svolto lavori salturari, fino a quando, nel 2018, era stato fermato su un auto insieme ad altre persone con 35 grammi di cocaina.
A seguito di perquisizione domiciliare erano stati ritrovati altri 140 grammi di cocaina, 14 di hashish e 9 di marijuana, oltre a 1.500 euro in contanti. La condanna era stata a 4 anni e 4 mesi.
Mancano i dati sui rimpatri effettuati quest’anno. L’anno scorso nella stragrande maggioranza dei casi il trasferimento dei cittadini marocchini nei Cpr si concludeva con un nulla di fatto, evidentemente a causa della scarsa collaborazione da parte del Paese di provenienza.

Ex imam Lodi, condanna e revoca del permesso

L’ex imam di Lodi è stato condannato a due anni e tre mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia. L’uomo impediva alla moglie di vestire all’occidentale, di uscire con le amiche, di guardare la tv. La prendeva a schiaffi e spintoni. Oltre alla condanna, è arrivata anche la revoca del permesso di soggiorno in Italia, a cui seguirà l’espulsione. L’uomo è cittadino marocchino.
La notizia è riportata dal sito del Corriere, con foto di repertorio di musulmani qualsiasi che pregano con la fronte a terra.
Intanto i Paesi Bassi si sarebbero espressi a favore del piano proposto dal Marocco per risolvere la questione del Sahara Occidentale.
La notizia è comparsa su siti web secondari, vagamente e senza entrare nel merito della questione e delle possibili soluzioni.
Si parla alla lontana di “marocchinità” del Sahara e di lotta al terrorismo.
Di recente la Spagna ha improvvisamente deciso di appoggiare la linea del Marocco su questo fronte, provocando reazioni deluse tra i saharawi.
In Toscana c’è stato uno spettacolo teatrale dedicato ai saharawi di Algeria, ma gli articoli che ne hanno parlato si sono soffermati sull’aspetto folkloristico, non su quello politico.
Il mese scorso il ministro degli Esteri spagnolo ha detto che non abbandonerà i saharawi, ma ha ribadito che la linea è quella di sostenere il piano di autonomia marocchino del 2007, a cui si sono riferiti anche gli olandesi.
Non vengono riportate dichiarazioni di esponenti del Fronte Polisario. Il cui leader indipendentista si troverebbe in Algeria, ma è stato curato in Spagna, con grande disappunto da parte delle autorità marocchine.
I rapporti tra Algeria e Marocco non sono buoni. Secondo Green Report, se la Spagna riaprirà il gasdotto con il Marocco, l’Algeria è pronta a chiudere i rubinetti del gas.
Cioè: la Spagna riceve gas dall’Algeria, ma potrebbe inviarne una parte in Marocco; ma l’Algeria non vuole che il Marocco riceva il suo gas, per cui considererebbe questo scambio una violazione dei contratti. E manderebbe all’aria tutto.
Dice il sito che l’Algeria avrebbe “uno standard democratico più basso di quello di Putin”, ma sarebbe “generosa in forniture”. (In effetti anche la Russia, finora, è “generosa”, visto che sta continuando ad inviare gas nonostante l’Italia sostenga sanzioni durissime e invio di armi per uccidere i soldati russi).
L’indipendenza del Sahara Occidentale sarebbe stata riconosciuta da 87 Paesi membri dell’Onu.
Dal punto di vista algerino, scrive Green Report, “il Marocco ha invaso un altro Paese come ha fatto la Russia con l’Ucraina”, e “non solo non è mai stato sanzionato, ma riceve gli aiuti dovuti ai partner”.
Secondo il sito, le autorità spagnole sono molto accondiscendenti con quelle marocchine per via delle due enclave di Ceuta e Melilla, che senza la collaborazione delle autorità locali possono essere prese d’assalto dai migranti desiderosi di arrivare in Europa.
Le relazioni diplomatiche tra Algeria e Marocco si sono interrotte ad agosto scorso, quando era uscita la notizia che esponenti del governo algerino sarebbero stati spiati utilizzando il programma di spionaggio Pegasus.
Il gasdotto che portava dall’Algeria alla Spagna tramite il Marocco è chiuso da novembre.
Formiche scrive che il Marocco sta lavorando anche alla costruzione di un gasdotto che partirebbe dalla Nigeria.
Due giorni fa un blog ha scritto che un’attivista americana sarebbe in sciopero della fame contro presunte violazioni dei diritti umani da parte delle autorità marocchine contro i saharawi.
I siti italiani non ne hanno parlato, mentre il sito in inglese Middle East Eye ha dedicato un lungo articolo alle persecuzioni denunciate da un’attivista locale.
Sembrerebbe che esista una risoluzione Onu in base alla quale bisognerebbe riconoscere l’autodeterminazione dei saharawi, ma il presidente americano Trump ha riconosciuto il diritto del Marocco a governare sul Sahara Occidentale, per ottenere in cambio la normalizzazione delle relazioni con Israele.
Biden non sembra volere fare marcia indietro.
A proposito di Israele, nelle ultime ore c’è una forte polemica per la morte di una giornalista di Al Jazeera in Cisgiordania. La donna è stata uccisa da un proiettile, e l’episodio è al centro di accuse incrociate su chi sia stato a sparare.

Crimini contro l’umanità

Un’associazione radicale ha invitato i sindaci milanesi a informare i profughi ucraini sulle modalità per denunciare eventuali crimini di guerra a cui avessero assistito. Lo scrive il sito Mi-Lorenteggio, fornendo alcune informazioni, tra cui l’indirizzo web del sito della Corte Penale Internazionale, su cui ci sono due pagine in russo e in ucraino su questo argomento.
Intanto una decina di giorni fa il Corriere ha riportato la notizia che circola un video in cui si vedono alcuni militari che combattono in Ucraina contro i russi, forse appartenenti alla Legione Nazionale Georgiana, che uccidono militari russi feriti.
Un “modo disgustoso” di agire, secondo l’autore dell’articolo. “Non è la prima volta che emergono le prove di .”, si legge nel testo riportato, nella versione riportatata da Msn. “Episodi al cui confronto i maltrattamenti del G8 di Genova sembrano azioni controllate” (e in effetti non si trattava di una guerra, all’epoca, ma di scontri coi manifestanti).
“Un altro video mostra dei prigionieri russi, già inoffensivi, che vengono gambizzati a freddo, uno dopo l’altro, in mezzo a soldati ucraini. Senza che nessuno intervenga per fermare il responsabile”.
Le autorità hanno annunciato che indendono aprire un’inchiesta e punire i responsabili. Però non se ne è fatto nulla, finora. Almeno hanno condannato l’accaduto senza negarlo, sottolinea il giornalista.
L’elemosiniere del papa è stato in Ucraina prima di Pasqua, e ha visto una fossa comune a Bucha nella quale erano state seppellite circa ottanta persone.
Non si conosce il contesto in cui sono morti (bombardamenti o esecuzioni) e molti di loro non sono stati ancora identificati.
Il papa ha escluso per ora una sua visita sul posto ma ha voluto far sapere che condanna la guerra ed è vicino a tutti quelli che soffrono. Ha donato due ambulanze.
Il pontefice ha parlato di guerra nel messaggio urbi et orbi di Pasqua. Si è chiesto se si sarà capaci di mettere fine alla guerra o se si metterà fine al genere umano. Ha detto di smettere di mostrare i muscoli mentre la gente soffre.
E ha citato il manifesto per il disarmo nucleare promosso dal filosofo Bertrand Russel e dal fisico Albert Einstein nel 1955.
La Nato finora non ha neanche provato a rassicurare la Russia sul fatto che non collocherà armi nucleari in Ucraina o in altri stati confinanti. Anzi.
Secondo l’intelligence ucraina è improbabile che i russi usino armi nucleari nel corso di questa guerra.
Un portavoce del Cremlino invece ha detto che la Russia è pronta ad usarle in caso di minaccia concreta al suo territorio.
E perfino la Cia ha messo in guardia verso questo rischio: se messo alle strette, Putin potrebbe ricorrere alle armi nucleari.
Il problema è che a livello internazionale si sta facendo di tutto per metterlo alle strette.
Alcuni dicono che Biden sarebbe consapevole di questo rischio e starebbe cercando di evitare la terza guerra mondiale.
Però di recente l’America ha iniziato l’invio di armi agli ucraini, provocando l’ira di Mosca per parla di “conseguenze imprevedibili”.
“Negli ultimi giorni ci sono stati solo segnali di escalation. I negoziati sembrano dissolti”, ha detto il ministro degli esteri russo.
Il Pentagono avrebbe spedito artiglieria pesante, elicotteri e droni kamikaze.
Zelensky ha detto che vuole armi subito, e che non cederà il Donbass.
La Nato sta facendo un’esercitazione nell’Artico, a nord della Norvegia, e questo continua a innervosire i russi che hanno segnalato il rischio di “incidenti non intenzionali”.
Un docente universitario americano ha detto ai giornalisti che non crede che Putin farà esplodere una bomba nucleare, perché in quel caso si troverebbe davanti una reazione drastica dell’Occidente, che a rinuncerebbe alle forniture di gas e lancerebbe un pesante intervento militare diretto a sostegno di Zelensky.
Il guaio è che la reazione occidentale è già quasi drastica ora, si è già in fase di rinuncia al gas, e le forniture di armi e lo schieramento di militari per le cosiddette esercitazioni, più l’indisponibilità a trattare, non lasciano ben sperare.
Enrico Letta su Twitter mantiene ancora fissato il suo tweet in inglese del 3 aprile, nel quale dice che dopo quello che è successo a Bucha bisogna passare ad un embargo totale sul petrolio e sul gas russo.
Il mandato del segretario generale della Nato è in fase di scadenza. Ci sarebbe dovuto essere un avvicendamento, ma è stata decisa la proroga di un anno, nel corso del quale si spera di stabilizzare la situazione in Ucraina. L’Italia sta lavorando sotto traccia per far sì che venga nominato un italiano. I nomi che circolano sono quelli di Renzi, Draghi e Letta.
Tre giorni fa l’Espresso ha ricordato che da Renzi a Conte a Draghi, l’Italia non ha mai smesso di armare l’Arabia Saudita, nonostante l’indignazione seguita all’omicidio Kashoggi.
L’articolo nomina anche lo Yemen, nella cui guerra sono state usate anche bombe fornite su autorizzazione dei governi Renzi, Gentiloni e Conte, tra il 2016 e il 2018.
E nello Yemen la situazione non si è ancora stabilizzata. Le ultime notizie parlano di un’imboscata delle milizie locali nel corso della quale è morto un leader houti che nei giorni scorsi aveva preso d’assalto un centro di memorizzazione del Corano.
Comunque l’opinione pubblica italiana è quasi completamente all’oscuro su questo conflitto.

Mantova, ambulatorio accoglienza sanitaria profughi

Da giovedì scorso l’ambulatorio per l’accoglienza sanitaria dei profughi si è trasferito in una nuova sede. Lo comunica il sito Ats-Val Padana.
Di fronte alla palazzina sono allestite due tendostrutture con funzione di sala d’attesa.
Verranno effettuate visite mediche, tamponi e in caso di necessità vaccini.
Ats e Asst hanno messo a disposizione mediatori culturali.
Un volo che da Firenze ha portato aiuti umanitari in Polonia ha caricato 160 persone nel viaggio di ritorno.
Firenze è gemellata con Kiev dal 1967.
Altri 167 profughi verranno portati in Italia dalla carovana Stop The War, organizzata da numerose associazioni a livello nazionale. Gli attivisti sono partiti da Gorizia e sono riusciti ad arrivare fino a Leopoli, in Ucraina.
Un’azienda di Brembate ha messo a disposizione della carovana il suo pullman, normalmente utilizzato in occasione delle gare ciclistiche.
Al ritorno, domani, dovrebbe riportare indietro una ventina tra bambini e mamme.
Intanto Giorgia Meloni ha pubblicato un tweet con foto di Gad Lerner, contro “l’ultimo delirio della sinistra radical chic”. Il giornalista infatti ha proposto alla ministra Lamorgese di nominare consulente, consigliere o commissario per l’accoglienza diffusa dei profughi Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace in Calabria. L’amministratore è già stato condannato in primo grado con l’accusa di avere organizzato un sistema di accoglienza per arricchirsi, scrive la Meloni: “Non scherziamo!”
In realtà non è che prendesse soldi dai migranti: apparentemente forzava qualche procedura per aiutarli, consapevole che questo l’avrebbe messo in buona luce portandogli più voti.
Alcune dichiarazioni recenti di Lucano sono state riportate da Globalist. L’amministratore dice che non si può restare indifferenti di fronte a quello che succede, e che ogni sera sente il cibo più amaro: “Bisognerbbe finirla con la guerra e istintivamente, senza fare un ragionamento, stare dalla parte degli oppressi”.
Le frasi sono state dette nel corso di un’iniziativa organizzata da A Buon Diritto per il ventennale dalla fondazione.
Gia da alcune settimane è in corso una campagna per fare in modo di far cadere le accuse contro Lucano, con partecipazione di personaggi a livello internazionale.
Gad Lerner pochi giorni fa si è espresso sulla guerra in un talk show andato in onda su Nove, dove era ospite insieme a Marco Travaglio.
Travaglio è contrario all’invio degli armamenti e non condivide la strategia della Nato, che a suo dire non porta verso la pace: “Biden che ogni tanto confessa perché è un po’ rintronato ha detto: ‘Sono otto anni che noi e l’Inghilterra che armiamo l’Ucraina’. Quindi non c’è nessun bisogno di armare l’Ucraina, né di armarla ancora di più”. Le nostre armi arrivano su falsi convogli umanitari, dice il direttore del Fatto, vengono prese in consegna da paramilitari e mercenari, e talvolta vengono intercettate dai russi. Questa strategia ha messo a rischio la sicurezza dei veri convogli umanitari.
Lerner invece ha detto: “Non mi sento di mancare di rispetto alla scelta [dei cittadini ucraini] di resistere”, e si è rifiutato di ricondurre tutta la resistenza Ucraina a una questione di nazisti e mercenari. Una caduta di Mariupol avrebbe ripercussioni prima sul resto dell’Ucraina, poi su altri Paesi in cui si sono repubbliche indipendentiste autoproclamate.
Lerner però pensa che la Nato non sarà in grado di ricomporre un equilibrio europeo, e auspica la creazione di un corpo di difesa europeo autonomo, e il conseguente taglio delle spese militari.
Su Twitter invece ha detto qualcosa sul caso Orsini: nei suoi talk show lui non pagava gli ospiti, né si fa pagare quando partecipa. Ma visto che i suoi colleghi si regolano diversamente, almeno dovrebbero far comparire in sovrimpressione un bollino per permettere ai telespettatori di riconoscere gli ospiti retribuiti.

Milano, 70 campagne per la popolazione ucraina

Su GoFundMe sono presenti oltre 70 campagne a supporto della popolazione ucraina solo da Milano. Il totale di fondi raccolti finora è di 590 mila euro. Ne ha parlato Adnkronos, ripresa da Yahoo Notizie, che ha anche descritto alcuni dei progetti che sono stati resi possibili grazie alle donazioni.
La settimana scorsa la polizia ha messo in guardia a proposito delle donazioni online: verificare sempre sui siti ufficiali attendibili quali sono le coordinate bancarie di un’associazione affidabile, evitando di credere ciecamente a qualsiasi appello arrivi tramite le app di messaggistica.
Oltre che al denaro, i malintenzionati potrebbero essere interessati a collezionare dati personali di coloro che sono interessati ad accogliere i migranti, facendosi schermo del nome di qualche associazione realmente esistente, per usare i dati a scopo criminoso. Sul caso sta indagando la polizia.
Inoltre c’è il rischio di installare involontariamente software malevoli cliccando sui link o aprendo gli allegati che solo apparentemente riguardano l’accoglienza dei profughi. Ne aveva accennato qualche articolo alcuni giorni fa, ma apparentemente non sono stati segnalati nuovi casi.
All’inizio del mese era circolata la notizia di un attacco hacker contro chi si stava occupando della crisi umanitaria.
E nelle ultime ore in America si è parlato di un attacco informatico contro un impianto nucleare in Kansas.
Finora nello scontro tra Occidente e Russia sul web ci sono state soltanto scaramucce, con siti di informazione e social network bloccati da entrambe le parti, a norma di legge. Si teme però però che possa succedere qualcosa di più grave.
Il mese scorso gli hacker occidentali hanno iniziato a mobilitarsi per organizzare attacchi contro siti web riconducibili al governo russo.
Twitter ha lanciato la sua versione Tor, come altri siti web, per permettere di aggirare la censura russa.
Starlink ha attivato il servizio di connessione ad internet via satellite in Ucraina. A quanto scrive Start Magazine la rete è utilizzata per gestire droni con telecamere termiche che sono in dotazione all’esercito ucraino per individuare i veicoli militari russi.
Dal primo marzo ci sono state almeno quattro spedizioni di terminali Starlink nel Paese.
Le autorità russe hanno protestato per quest’applicazione di un sistema che sarebbe dovuto essere usato solo a scopi civili.
La Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti Civili ha scritto pochi giorni fa che gli smartphone possono essere usati per la cosiddetta Osint, ossia la Open Source Intelligence. I semplici cittadini possono fotografare i mezzi militari e diffonderne le coordinate sul web. Si comportano così come spie al servizio dell’esercito del loro Paese, che può quindi essere a conoscenza degli spostamenti del nemico e decidere dove bersagliarlo.
Uno dei motivi per cui il controllo della rete è considerato dall’esercito invasore una questione di vita o di morte.

Hotspot per i profughi ucraini a Lonato

A Lonato del Garda è stato allestito un hotspot per accogliere le persone in fuga dall’Ucraina. Un servizio filmato è stato realizzato da Teletutto e si può vedere sul sito del Giornale di Brescia. Si tratta del secondo hotspot aperto nella stessa provincia. A breve ne dovrebbe essere allestito un terzo, a quanto si è detto nei giorni scorsi.
Anche in Umbria stanno arrivando i profughi. La Nazione ha intervistato un responsabile della Caritas locale. La gente che è scappata aveva un lavoro normale, anche qualificato. Ora, con un corso di italiano, sperano di inserirsi nella società italiana per guadagnarsi da vivere in qualche modo. Qualche azienda ha già dato la sua disponiblità ad assumere alcuni di loro in base alle loro competenze.
I profughi “sperano di poter tornare presto in Patria per recuperare la loro vita. Ma non sarà semplice”, ha detto l’intervistato.
E i segnali diplomatici non lasciano ben sperare. L’intenzione del Governo russo era quella di svolgere un’operazione militare contenuta, come quelle che altri Stati (tipo gli Usa) hanno compiuto in questi anni. Ma la reazione occidentale è stata spropositata, e sta colpendo tutti i fronti sui quali non ci si aspetta una ritorsione nucleare. Il direttore del Dipartimento europeo del ministero degli Esteri russo ha detto che l’Italia potrebbe subire conseguenze irreversibili con la dichiarazione di una guerra finanziaria ed economica totale. E l’Italia non sembra volere fare marcia indietro, e procede in linea con gli altri membri dell’Alleanza.
Lo stesso personaggio ha descritto lo stupore dei russi nei confronti dell’Italia, che fino a poco fa si comportava come partner strategico della Russia e ora non è disposta a concedere nulla: “E’ deprimente che ora, sullo sfondo dell’isteria anti-russa, le autorità si siano dimenticate da un giorno all’altro di tutto – dei trattati e degli accordi bilaterali esistenti, della natura speciale dei nostri legami – e si siano unite alla frenetica campagna russofoba”.
Dal Governo hanno minimizzato, rispondendo senza entrare nel merito: il ministro della Difesa ha esortato a non dare peso alla propaganda, il presidente del Consiglio gli ha espresso solidarietà e ha definito “odioso e inaccettabile” il riferimento alle collaborazioni passate. La Farnesina ha “respinto con fermezza le dichiarazioni minacciose di Mosca”.
Non poteva mancare Laura Boldrini, coinvolta in almeno due polemiche.
La prima riguarda l’invio della armi agli ucraini. La deputata ha spiegato per filo e per segno perché non condivide la scelta di mandare strumenti letali in zona di guerra, tra l’altro distribuendole ai cittadini comuni, col rischio di perderne poi le tracce. Tuttavia, quando si è trattato di votare l’emendamento si è astenuta, anziché votare contro. E quando l’emendamento è stato incluso lo stesso nel provvedimento, ha votato a favore. Prevedibile che la destra abbia ironizzato sui suoi “contorsionismi”.
A votare contro invece è stato Fratoianni di Leu, oltre a due 5 stelle e a un esponente di Forza Italia.
L’altra polemica riguarda invece Salvini, che in questi giorni ha recitato la parte di Carola Rackete nei confronti degli ucraini, rimediando anche una figuraccia al confine per il fatto di non tentare neanche di spiegare i motivi del suo passato sostegno a Putin. Poi però ha poi commentato i dati relativi ai migranti africani e asiatici arrivati in Italia attraverso il Mediterraneo: “33 mila clandestini in un anno”, come scrive Il Giornale, che ha titolato “Sbarchi fuori controllo”.
“Accogliere chi scappa davvero dalla guerra è un dovere morale, porte e cuori aperti a donne e bimbi dall’Ucraina. Ma far sbarcare decine di migliaia di clandestini, che spesso piuttosto la guerra ce la portano in Italia, è indegno per un Paese e per un ministro”, ha twittato il leader della Lega.
La Boldrini gli ha risposto: “Nel mondo ci sono molti regimi dittatoriali e molti conflitti che generano milioni di rifugiati. Chi nega tutto questo altera la realtà, compie una discriminazione tra persone bisognose di protezione e finisce per dimostrare solo razzismo. Altra pessima uscita di Salvini”.
Anche Fratoianni ci è andato giù pesante: “Indegno, questa è la parola giusta. Dopo la figuraccia internazionale in Polonia, Salvini torna al suo solito e (per lui) rassicurante copione intriso di razzismo contro i migranti. Come se ci fossero profughi di serie A e profughi di serie B. Indegno quindi. Indegno il suo modo di fare propaganda. Indegno che sia al governo del nostro Paese”.
Salvini ha risposto con poche frasi di circostanza agli attacchi di Boldrini, Fratoianni, Lepore. A suo dire è stato attaccato solo perché ha detto “cuore e porte aperte per bimbi e mamme ucraini”, e la sinistra non fa altro che insultarlo tutti i giorni.
Non ha detto se al mondo ci sono altre guerre, dittature, carestie. Ha solo precisato che chi fugge dall’Ucraina fugge da una “guerra vera” e ha ribadito la richiesta di “maggiore attenzione a chi scende da barchini e barconi ma la guerra ce la sta portando in Italia”.
Apparentemente non ha fatto nessun riferimento al fatto che tutte le iniziative anti-russe del Governo potrebbero portare in Italia una guerra di ben altro tipo.
Comunque, Fratoianni ne ha approfittato per una nuova bordata: “Per 10 anni lui e la Lega sono stati i migliori alleati di Putin in Italia … E quindi oggi non si offenda se non è affatto credible come paladino della pace. Salvini e la Lega hanno sempre rappresentato l’Italia più feroce e xenofoba verso i migranti, indicandoli come il male assoluto, esponendoli a pericoli e violenze. Ora pensa di far dimenticare tutto, cercando di apparire come il buon samaritano? E pretendendo inoltre di distinguere tra chi meriti o meno di essere accolto in Europa? Per piacere! I politici devono essere innanzitutto coerenti. E la coerenza, senatore Salvini, è proprio quello che le manca”.
A proposito di Carola Rackete: cinque giorni fa è uscita la notizia che Salvini andrà a processo con l’accusa di diffamazione nei confronti della ex comandante della Sea Watch, per averla definita “criminale tedesca”, “ricca fuorilegge”, “ricca e viziata comunista”, a quanto scrive Il Fatto Quotidiano.
L’accusa più grave contro l’attivista tedesca, quella di avere tentato di speronare una nave da guerra, è già stata archiviata a maggio scorso: secondo la Procura, al di là della manovra maldestra, il suo dovere era quello di condurre i migranti soccorsi in un porto sicuro.
“Si può speronare la Gdf in mare”, aveva titolato polemicamente il Giornale.
Più tardi sono cadute anche le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (a dicembre).
Circola sul web un breve filmato (40 secondi) in cui Carola Rackete invita a partecipare alla manifestazione di oggi in Piazza San Giovanni a Roma e chiede di porre fine all’importazione di carburanti fossili dalla Russia (l’attivista è attiva sul fronte dell’ecologismo).
Pochi giorni fa sul Tempo è comparso un articolo ironico firmato Francesco Storace: “Ideona: sul Mar Nero ci vogliamo mandare donna Carola Rackete? Magari per difendere il popolo ucraino ci può pensare lei, speronando un po’ di quei battelli russi che vorrebbero azzannare la costa della nazione invasa?”.
L’articolo è conseguenza di una conversazione con un deputato leghista, e accenna ai nomi di due degli esponenti Pd che salirono sulla nave dei profughi condotta dalla Rackete. La conlusione è arbitraria (visto che i personaggi in questione non sono stati intervistati in proposito): i parlamentari di sinistra sono “sempre pronti a offrire solidarietà a chi si schiera dalla parte sbagliata rispetto al sentire comune del popolo italiano. Quando tocca all’Ucraina, ecco invece la cartellonistica anti-Nato più che anti-russa, che sarebbe necessaria visto chi è l’aggressore e chi è l’aggredito”.
In realtà il Pd ha fatto tutto tranne che contestare la Nato. La Rackete l’alleanza non l’ha neanche nominata.
Nella manifestazione di piazza organizzata a Firenze, voluta dal sindaco Nardella (Pd), è intervenuto in collegamento il presidente ucraino Zelensky, che ne ha approfittato per chiedere la no-fly zone in Ucraina. Che significherebbe sparare sugli eventuali aerei russi, che potrebbero rispondere al fuoco causando il rischio di un’estensione incontrollata del conflitto.
Qualcuno chiede alla Finlandia di entrare nella Nato. E’ lo stesso presidente finlandesee che ha dovuto far notare che questo creerebbe un rischio di escalation. Sarebbe meglio che il Paese entrasse nell’Unione Europea ma non nell’Alleanza, ha detto. Lo ha scritto il Financial Times, ma sui siti italiani è passato abbastanza sotto silenzio.
Invece Affari Italiani ha scritto all’inizio del mese che al vertice della Nato potrebbe finirci un italiano. Letta o Guerini, ad esempio. Nei giorni scorsi si è parlato di prorogare il mandato a Stoltenberg, per evitare tentennamenti in tempo di guerra.
Secondo il sito, se Letta andasse alla Nato bisognerebbe nominare un nuovo segretario del partito e gli equilibri interni alla maggioranza cambierebbero. Si perderebbero pezzi al centro, e l’asse si sposterebbe a sinistra fino a… Fratoianni, scrive l’autore dell’articolo.
Sull’account Twitter di Enrico Letta ieri è comparso un retweet di un dialogo in inglese tra due giornaliste ucraine. La prima scrive: “Non posso credere quello che ho dovuto spiegare in una trasmissione televisiva italiana. Un’attivista politico ha detto ‘è sbagliato fornire armi all’Ucraina’, ‘sappiamo che lì ci sono i nazisti’, ‘e allora il diritto di autodeterminazione?’. Ma che mondo è questo? Questa non è libertà di espressione…”. L’altra le ha risposto. “Questa è la ragione per cui non sto intervenendo più sulla televisione italiana. I produttori mi mi bombardano di messaggi invitandomi in studio e assicurandomi che non fanno propaganda. Sono contenta di avere rifiutato. Non voglio legittimare questa merda con la mia presenza”.
Apparentemente Letta non si è espresso pubblicamente su questioni come estensione della Nato, riconoscimento della Crimea, autonomia del Donbass, utilità nella fornitura di armi, scopi della guerra, giudizio sul comportamento della stampa italiana. Però si intuisce cosa ne pensa.
Le sue dichiarazioni di ieri sono state riportate da Askanews: “Io penso che Putin perderà perché non si rende conto che la rivoluzione tecnologica ha cambiato le coordinate della geografia, dello spazio, del tempo delle nostre esistenze, lo abbiamo capito durante la pandemia, abbiamo resistito stando a casa, lavorando da casa”.
Il segretario Pd ha parlato di autodeterminazione dei popoli, riferendosi alla maggioranza degli ucraini, non alla minoranza presente in Donbass e Crimea, a cui non ha neanche accennato.
“Putin sta facendo purtroppo in negativo la storia del nostro tempo. L’immagine di ieri è l’immagine di debolezza di un regime che sta cercando disperatamente quel consenso popolare che evidentemente è uno dei temi di questa vicenda”, ha detto ancora, riferendosi alla manifestazione allo stadio a cui ha partecipato il presidente russo.
Martedì Zelensky sarà ascoltato dal Parlamento. La settimana scorsa “eravamo tutti in piazza a Firenze … per chiedere pace, perché si fermi l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia”.

Brescia, arrivano i profughi

Teletutto ha realizzato un servizio filmato dedicato all’hotspot che è stato messo a punto a Brescia per fornire assistenza sanitaria ai profughi in arrivo dall’Ucraina. Una dipendente dell’azienda sanitaria, di origini ucraine, sta facendo da interprete con i nuovi arrivati. Le storie che ha raccolto sono drammatiche: le famiglie sono rimaste per dieci giorni rifugiate in cantina, poi, quando non si è trovato più niente da mangiare hanno deciso di partire, venendo bloccate per un paio di giorni in dogana, coi bambini, con una temperatura all’esterno di dieci gradi sotto zero.
Una missione di volontari friulani è partita per allestire un campo di accoglienza in Slovacchia, nei pressi del confine. La struttura sarà in grado di ospitare 250 persone.
Secondo il Mattino in Italia sono già arrivati 50 mila ucraini, e ne potrebbero arrivare altrettanti, se non di più.
La Repubblica Ceca ne ha accolti 270 mila, e dice di essere al limite delle possibilità.
Il numero di abitanti fuggiti dal Paese in guerra dovrebbe avere raggiunto già i 3 milioni.
In Belgio la famiglia reale ha annunciato che ospiterà tre famiglie, mettendo a disposizione due abitazioni.
La regina Elisabetta di Inghilterra ha inviato una cospicua donazione.
Intanto i combattimenti proseguono, anche se l’avanzata si sarebbe arrestata. Gli Stati occidentali stanno facendo il possibile per ostacolare la Russia, cercando di non superare la linea che porterebbe all’estensione di un conflitto che potrebbe implicare anche l’uso di armi nucleari o chimiche.
Nessun politico di spicco, in Occidente, ha messo in discussione il modo in cui si è comportata la Nato nel periodo che ha preceduto il conflitto. Anzi, si parla di confermare Stoltenberg (politico norvegese ed ex governatore della banca centrale del suo Paese) al vertice dell’Alleanza per evitare tentennamenti in periodo di guerra.
Il presidente sudafricano Ramaphosa invece ha detto che “la guerra si sarebbe potuta evitare se la Nato avesse ascoltato gli avvertimenti dei suoi leader e ufficiali nel corso degli anni, in base ai quali l’espansione verso est avrebbe condotto a una maggiore, e non minore, instabilità della regione”.
La notizia è stata riportata in lingua inglese dalla Reuters. Solo un paio di siti italiani l’hanno ripresa, uno traducendo in automatico da Fox News, incluse le didascalie di servizio del sito americano, l’altro fornendo una traduzione approssimativa dello stesso lancio (“C’è chi insiste sul fatto che dovremmo assumere una posizione molto contraddittoria nei confronti della Russia”, avrebbe detto il politico africano, mentre in realtà ha usato la parola “adversarial” che altrove è stata tradotta con “ostile”).

Brescia, hotspot sanitario per i profughi

In provincia di Brescia sono già arrivati 1541 profughi ucraini. Per l’espletamento degli aspetti sanitari (tamponi, vaccini, tessera sanitaria) è stato allestito un hotspot apposito nel pressi dell’attuale hub vaccinale. Per le pratiche di registrazione dei nuovi arrivi invece gli stranieri dovranno rivolgersi come al solito in questura.
Altri due centri del genere verranno attivati nei prossimi giorni nelle altre aree gestite dalla stessa Ats Agenzia per la Tutela della Salute).
Alcune associazioni religiose lombarde, insieme ad alcuni comuni, hanno organizzato una seconda missione umanitaria che porterà aiuti al popolo ucraino. La colonna è composta da 11 mezzi e porterà medicinali, generi di prima necessità, prodotti destinati a bimbi e donne, prodotti alimentari a lunga scadenza.
Alcuni mezzi entreranno in territorio ucraino, altri si fermeranno in territorio rumeno. E’ già in fase di preparazione una terza spedizione.
Mentre una parte di coloro che sono fuggiti dalla distruzione del loro Paese sono rimasti in Polonia, altri si sono diretti in Spagna, Svezia e Italia, scrive il Corriere. Del resto era impossibile che Varsavia da sola potesse trovare una sistemazione a quattrocentomila persone transitate in due settimane.
Per giunta c’è anche il rischio di un’estensione del conflitto: “I polacchi sanno che un missile può finire fuori rotta per errore, o che se Putin decidesse di allargare anche minimamente il conflitto, non foss’altro che per avere più carte da scambiare nei negoziati, toccherebbe a loro”, dice l’articolo del Corriere, senza fare nessun cenno alla questione del possibile appoggio militare anti-russo che i Paesi confinanti potrebbero fornire.
Sui media c’è parecchia confusione in merito agli aerei di seconda mano che la Polonia potrebbe offrire all’Ucraina. Nei giorni scorsi era circolata la voce secondo cui gli americani si sarebbero detti disposti a dare nuovi aerei al Paese europeo, se questo gli avesse messo a disposizione i suoi vecchi Mig da trasferire poi all’Ucraina. Il risultato è stato che i russi hanno bombardato gli aeroporti ucraini, e probabilmente hanno anche chiarito che avrebbero interpretato l’azione come un attacco diretto da parte di un Paese dell’Alleanza atlantica. L’ultima versione che circola è che quella di offrire i Mig sia un’idea dei polacchi, a cui gli americani avrebbero risposto che “non è attuabile”. “La prospettiva di jet che partono da una base statunitense in Germania per volare nello spazio aereo conteso tra Russia e Ucraina solleva serie preoccupazioni per l’intera alleanza Nato”, ha spiegato un portavoce statunitense.
E in Italia c’è preoccupazione per una circolare dell’Esercito che fa pensare che ci si sta preparando ad un intervento diretto con uomini e mezzi.
Ufficialmente i generali hanno sminuito il significato della circolare, così come i militari russi sminuivano le loro esercitazioni alla vigilia dell’invasione.
Sta di fatto che la Nato sta svolgendo la più grande esercitazione dagli anni ’80 in Norvegia. Ben sapendo che i russi vedono le esercitazioni di questo tipo come delle provocazioni. Putin ha messo in guardia Svezia e Finlandia in caso di adesione alla Nato. Pochi giorni fa un esperto prevedeva un’estensione al conflitto i Georgia, visto che anche lì la Nato effettua le sue esercitazioni. Anche da quelle parti ci sono territori contesi.
“Una delle concause dell’attuale guerra in Ucraina può essere individuata nell’esercitazione Nato di fine luglio 2021 fatta in Georgia, ha scritto Il Sussidiario tre giorni fa.
In mezzo all’articolo oggi parte in automatico, anche senza cliccarci, il video che è stato messo a punto per influenzare il congresso americano: una successione frenetica di immagini di esplosioni, fiamme, bambini che piangono, feriti gravi, cadaveri che vengono gettati nelle fosse. Immagini traumatizzanti, che mai erano stati mandate in onda negli altri conflitti. Fotografi che hanno lavorato nelle zone civili bombardate da israeliani o americani si sono spesso visti rifiutare le foto che avevano scattato perché troppo sanguinose.
Domenica scorsa il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti è intervenuto a proposito di una foto di una bambina ucraina che imbraccia il fucile mentre succhia un lecca lecca, che a quanto pare è stata usata in maniera massiccia dai media italiani. “Questa scelta, prima ancora di violare la Carta di Treviso sulla protezione dei minori, pone serissimi problemi etici ai direttori che hanno deciso di utilizzarla senza valutare gli effetti della pubblicazione di una foto del genere”.
“Che senso ha raccogliere dai social, che sono fonte in quantità industriale di fake news e disinformazione, immagini costruite come in un set fotografico? Oltretutto senza pensare alle conseguenze che la divulgazione di immagini che coinvolgono i minori possono ingenerare”.
La sua dichiarazione è stata riportata da Firenze Post, che ha scelto di non pubblicare la foto in questione.
La quale è comparsa in prima pagina sulla Stampa. Sarebbe stata scattata dal padre della bambina due giorni prima dell’inizio dell’invasione.
Il sito Open ne ha ricostruito la storia.
L’intento del padre, che è appassionato di fotografia artistica, era quello di attirare l’attenzione sulla situazione ucraina, in vista di una possibile guerra che veniva annunciata come imminente.
Il fucile non era carico, e la bambina, che ha solo nove anni, comunque non è in grado di sparare.
Finora l’idea che si potessero armare i bambini per combattere le guerre era considerato un crimine. I discorsi sui bambini soldato facevano pensare ai Paesi più arretrati del mondo.
Ieri sera Mediterranews ha pubblicato un articolo a proposito della Giornata del bambino soldato che viene organizzata nei campi dei Saharawi in Algeria.
Anni fa si parlava dell’indottrinamento dei bambini in Palestina. “L’assurda speranza di una morte da martiri non potrà mai portare a null’altro che altra morte e nuovo odio”, concludeva un articolo in proposito pubblicato dal Messaggero.