Crema, festa di Rifondazione

Nell’ambito della festa di Rifondazione Comunista a Crema, provincia di Cremona, si è svolta una conferenza sul decreto Minniti. I nodi individuati sono quattro: l’abolizione del secondo grado di giudizio per i richiedenti asilo che hanno fatto ricorso contro un rifiuto, la soppressione dell’udienza, l’estensione della rete dei centri di detenzione per i migranti irregolari e l’introduzione del lavoro volontario. La conferenza è stata tenuta dall’ex candidata sindaco e da una consigliera comunale. A giudicare dalla foto pubblicata su Crema Online all’evento hanno assistito 9 persone in tutto.
Il ministro Minniti in questi giorni ha molto è molto occupato: scrive il Mattino che ieri era previsto a Tunisi un incontro del gruppo di contatto Europa-Africa: sette paesi europei e cinque africani dovevano organizzare iniziative di contrasto alle migrazioni. L’Europa deve fornire soldi e apparecchiature, oltre a formare il personale di sicurezza. Oggi invece c’è un incontro con le Ong per mettere a punto il nuovo codice di condotta, mentre a Parigi si incontrano le varie fazioni libiche, sperando di superare le divisioni che hanno impedito finora la concreta stabilizzazione del paese. Nei prossimi giorni invece sono previsti incontri a Bruxelles per il rinnovo della missione militare europea nel mediterraneo centrale, Sophia, che scade giovedì ma che potrebbe essere prorogata per un anno. L’Italia cercherà di fare in modo che le navi straniere impiegate nella missione non sbarchino i migranti in Italia.
Intanto Repubblica ha dedicato un articolo ai soldati francesi in Niger, i quali anziché arrestare gli africani in viaggio, li salutano mentre passano. A quanto pare in Niger i francesi hanno aperto nel 2014 “una potente base militare”. Che anziché occuparsi di contrastare i migranti pacifici, si occupa del contrasto al traffico di armi e della lotta contro i fondamentalisti. L’ipotesi del governo Gentiloni era quella di inviare proprio in quella base militari italiani per addestrare i soldati del niger. Il piano è saltato perché “Parigi non gradisce interferenze”.

Milano, stazione Centrale

Approfittando delle ultime notizie relative alle aggressioni nei pressi della stazione Centrale e dell’arrivo a Milano del premier Gentiloni in vista della candidatura a sede della agenzia europea del farmaco, il tg di La7 ha dedicato un servizio alla stazione e al problema della sicurezza. Dopo il vistoso blitz avvenuto ai primi di maggio, che ha suscitato polemiche, non ce ne sono stati altri e qualcuno se ne lamenta.
Nei mesi scorsi ci sono stati due fatti di cronaca che hanno destato scalpore: quando una pattuglia di militari è stata circondata da un gruppo di africani, e quando a maggio due militari e un poliziotto hanno dovuto bloccare un italo-tunisino armato di coltello. Lunedì scorso un guineano armato di coltello è stato fermato dalla polizia dopo una colluttazione. L’arresto è stato convalidato e lo straniero è stato rilasciato.
Nelle ultime ore altri due fattacci: un afghano che sfuggiva ad una rissa con i magrebini, e che ha avuto una colluttazione con il proprietario di un ristorante in cui si era rifugiato viene fermato da tre agenti della polizia locale. Per evitare l’arresto, lo straniero tira un fendente con una bottiglia rotta, mirando al volto di uno dei tre, che è una donna. Non è tentato omicidio, ma minaccia aggravata, dice la magistratura. Segue la scarcerazione.
L’ultimo episodio riguarda tre balordi italiani che hanno picchiato un clochard rumeno, poi hanno aggredito tre vicentini che hanno provato a difenderlo, infine hanno provato a rubare un cellulare a un gruppo di livornesi. I tre sono stati arrestati dai carabinieri.

Scarcerato lo straniero che ha accoltellato un poliziotto

Il trentunenne originario della Guinea che tre giorni fa ha aggredito un poliziotto nei pressi della stazione Centrale di Milano è stato rilasciato dopo 36 ore. Il gip ha convalidato l’arresto, ma disposto come misura cautelare, l’obbligo di firma anziché la custodia in carcere. Scrive Repubblica che l’uomo aveva solo precedenti dattiloscopici, ossia identificazioni, segnalazioni, denunce, e non precedenti penali con sentenza definitiva. Lo stesso sito ha scritto tre giorni fa che l’uomo aveva precedenti per lesioni e resistenza, ed era già stato colpito da ordine di espulsione all’inizio di questo mese.
La volante era intervenuta dopo che l’uomo aveva mostrato un coltello nel corso di una discussione agitata con il personale degli autobus, nei pressi del capolinea dei collegamenti tra Milano e Linate. Uno degli agenti sarebbe stato colpito con una pugnalata “alla schiena”, ma è stato salvato dal giubbotto antiproiettile, e se l’è cavata con una ferita lieve alla spalla. L’uomo avrebbe anche gridato “Voglio morire per Allah” mentre veniva portato in ospedale, ma la frase è stata interpretata come “un’espressione pronunciata da un esagitato”, e quindi non è scattata l’accusa di terrorismo. Un rimpatrio in tempi rapidi è stato auspicato anche dal sindaco, ma è alquanto improbabile visti “i problemi di comunicazione tra le autorità italiane e le autorità della Guinea”. Visto l’attuale dibattito in materia di immigrazione, la notizia del rilascio dello straniero ha attirato l’attenzione di parecchi siti di clickbaiting.
Spiega l’Adnkronos che il rilascio è stato deciso essendo caduta l’accusa di tentato omicidio. La coltellata non è stata data nel tentativo di uccidere l’agente, ma sarebbe stata un gesto involontario nel corso della colluttazione.
In caso di condanna rischia due anni di carcere.

Emergenza profughi a Milano

L’assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino ha scritto via Facebook ai suoi colleghi di partito, chiedendo di indirizzare al ministro Minniti la richiesta di fissare quote in città sull’immigrazione. E’ una pretesa “sacrosanta, visto tutto quello che Milano ha fatto e farà, mentre tanti comuni milanesi e lombardi sono ancora a zero”. A Milano ci sono 1600 senzatetto stranieri, secondo quanto scrive Leggo, persone a cui è stato negato lo status di rifugiato e che si rivolgono alle strutture gestite dal Comune, in via Saponaro e via Aldini. I posti approntati dal Comune per i profughi non bastano, “di questo passo si dovrà pensare a una tendopoli all’ex Cie di via Corelli”, scrive il sito.
L’assessore regionale all’immigrazione, Simona Bordonali, leghista, chiede misure drastiche: bisogna rimpatriare in massa tutti i clandestini, e attuare contestualmente un blocco navale per impedire altri sbarchi. Altri due deputati della Lega bocciano le proposte di nuove tendopoli, “una follia da respingere sul nascere”.
“Non accetteremo nessuna tendopoli in Lombardia”, dicono, “neppure nei punti più critici come la stazione Centrale di Milano o la stazione di Como”.
Il sito La Regione ieri titolava “allestita una tendopoli alla stazione di Varese”, ma pare si tratti solo dei bivacchi abusivi dei migranti. La foto accanto all’articolo non documenta niente, trattandosi di uno scatto di un anno fa, dei bivacchi alla stazione di Como.
Di “tendopoli”, ma tra virgolette, parla il Corriere della Sera, con foto di materassini buttati per terra nei pressi del binario morto della stazione di Varese. Il sito stima una presenza di una trentina di persone, alcune delle quali intervistate dal giornalista. Uno di loro, in attesa della risposta alla sua richiesta di asilo, dorme lì perché non c’è posto nei centri di accoglienza, saturi.

Malpensa, due rimpatri

Due stranieri che gravitavano attorno all’aeroporto di Malpensa sono stati rimpatriati dalla polizia.
Il primo è un senegalese, con precedenti per reati contro il patrimonio e intemperanza dovuta ad assunzione eccessiva di sostanze alcoliche. Secondo quanto scrive Varese News l’uomo sarebbe già stato rimpatriato dopo un periodo di permanenza in un Cie imprecisato.
La seconda è una donna argentina, di cui non si segnalano precedenti. E’ stata prima accompagnata a Fiumicino, poi rimpatriata.
Un altro provvedimento è stato preso nei confronti di un ventisettenne senegalese in possesso di regolare permesso di soggiorno di lungo periodo. A seguito di accertamenti sulle persone che lavorano nello scalo, è emerso che l’uomo doveva scontare 5 anni di carcerazione per una imprecisata vicenda di “ricettazione finalizzata all’invio all’estero di automezzi rubati sul territorio italiano”.
L’uomo è stato quindi arrestato.

Tempi: perché Hosni era libero?

Il sito del settimanale Tempi ha dedicato un articolo alla vicenda del ventenne che ha accoltellato due soldati e un agente durante un controllo alla stazione Centrale di Milano.
Il giovane è di padre straniero ma di madre italiana. Ha la cittadinanza italiana, cosa che è stata al centro del battibecco politico nei giorni scorsi.
L’autore dell’articolo sceglie di tralasciare questo aspetto e puntare invece su altro: l’aggressore era già stato arrestato per spaccio, ma rimesso in libertà quasi subito; ha collezionato 357 multe per violazione della ztl col furgone in cui viveva; era sotto effetto di cocaina al momento del controllo delle forze dell’ordine.
“Lasciare ai margini il contrasto della criminalità ordinaria non fa male solo al livello standard di sicurezza e alla percezione di quest’ultima”, dice nell’articolo. “Ha ricadute sulla credibilità del sistema e fa trascurare che il profilo dei terroristi che emerge più di recente è quello di soggetti che esordiscono col crimine che non viene perseguito (furti e piccolo spaccio di droga), e da quest’area di impunità vengono di fatto reclutati per il salto di qualità”.
Dieci giorni fa un articolo di TgCom24 riportava le informazioni sui precedenti di Hosni.
Qualche utente, nei commenti, accusava i mass media di trasformare “un disgraziato senzatetto in un fake militante isis”.

100 mila alla marcia per l’integrazione

In 100 mila hanno partecipato alla marcia per l’integrazione a Milano. La notizia è finita sulle prime pagine dei giornali nazionali. Repubblica nota che c’è stata una contestazione da parte dei centri sociali, mentre il Corriere si sofferma sul presunto “gelo” che ci sarebbe tra il sindaco Sala (presente) e il segretario del partito Renzi (assente a causa di altri impegni). Il Corriere mette la notizia in relazione all’accoltellamento che è avvenuto pochi giorni fa alla stazione Centrale (un uomo dal nome straniero ha ferito un poliziotto e due militari durante un controllo).
Ci sono state polemiche nei giorni scorsi (“L’aggressore è straniero”, “No, è da considerarsi italiano”), e le indagini stanno andando avanti. A dicembre il ventenne era stato arrestato per spaccio, sempre in stazione, insieme ad un ventiquattrenne libico il cui nome compare in una lista dei sospetti stilata dai servizi segreti. Ora la Digos indaga su una possibile “rete libica” che potrebbe essere attiva per reclutare fondamentalisti.
I due, dopo l’arresto di dicembre, per un po’ avevano avuto l’obbligo di firma. Poi il provvedimento è decaduto, e non sono stati ancora processati.
A proposito del corteo di ieri, Repubblica spiega i motivi delle contestazioni da parte dei centri sociali. Gli organizzatori dell’iniziativa fanno parte dello stesso schieramento del Governo che ha emanato il decreto Minniti, considerato ostile nei confronti degli immigrati. O che non si sono opposti al blitz che si è svolto in stazione all’inizio del mese, quando con un imponente schieramento delle forze dell’ordine sono stati fermati e identificati numerosi stranieri.
Un gruppo di richiedenti asilo in maglietta verde, ospitati nell’ex Cie di via Corelli, era in cordone a difesa del sindaco.
Il centrodestra e la Lega avevano chiesto l’annullamento dell’iniziativa, sia prima che dopo l’episodio dell’accoltellamento in stazione.
Repubblica nomina tra i contestatori il centro sociale Il Cantiere, mentre il Corriere resta nel vago: a contestare il sindaco è stato “un pezzo di sinistra arcobaleno”.