Perugia, accompagnamento al Cie

Scrive Umbria Domani che un uomo, pregiudicato per reati legati allo spaccio di stupefacenti, è stato fermato dalla polizia a Perugia e “accompagnato ad un Cie”. Il sito non spiega quale. In Umbria il Cie (che ora si chiama Cpr) non c’è. Dovrebbe aprire, secondo il piano Minniti, ma solo in una seconda fase. Per il momento la regione non è stata presa in considerazione e non circolano neanche indiscrezioni su quale potrebbe essere la località prescelta.
Secondo il sito “negli ultimi giorni” sarebbero sette i pregiudicati stranieri “allontanati dalla città”. Ma chi erano gli altri non lo dice.
Accanto all’articolo, una foto risalente apparentemente a tre anni fa.
Un altro tunisino catturato a Perugia è stato espulso direttamente due giorni fa. E’ stato rimpatriato con una nave da Genova. Era sospettato di avere combattuto in Siria, secondo quanto scrive La Nazione senza aggiungere ulteriori informazioni in proposito. Il sito scrive che comunque sul suo cellulare c’era l’audio in cui un religioso egiziano incitava alla jihad. L’uomo, trentunenne, aveva anche precedenti per droga. “Con lo stesso provvedimento” sono stati espulsi anche due marocchini, scrive la Nazione. In che senso “con lo stesso provvedimento?”. Probabilmente il sito vuole dire che il fatto è accaduto nelle stesse ore, visto che non si parla di sospetti di terrorismo nei loro confronti di questi due. (E non parla neanche di rimpatrio avvenuto, per loro).
Negli ultimi giorni anche un marocchino di 37 anni è stato rimpatriato per sospetti di terrorismo. L’uomo, residente in provincia di Milano, aveva manifestato sui social network l’intenzione di unirsi allo stato islamico o in alternativa di accoltellare qualcuno in Italia. Aveva “apportato diverse restrizioni di privacy” ai suoi profili social per evitare di essere intercettato, ma la sua attività non è sfuggita alle autorità italiane.

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Assolto e licenziato, giovedì udienza al Consiglio di Stato

Giovedì è prevista l’udienza di fronte al Consiglio di Stato per esaminare il ricorso contro il licenziamento presentato da un ispettore capo della Polizia di Stato, assolto dall’accusa di violenza sessuale e nonostante questo licenziato dopo una indagine disciplinare.
La Provincia di Lecco riporta la posizione della difesa.
Sul sito non c’è la posizione dell’accusa. Possibile che il poliziotto, anche senza commettere violenza, abbia violato qualche regola disciplinare della polizia?
La vicenda è cominciata sette anni fa. Non si sa che fine hanno fatto gli accusatori, alcuni transessuali del Cie di Milano.
Il Giorno riporta la fotografia dell’ex ispettore, cinquantenne, mettendo in risalto che per vivere dipende dalla pensione dei suoi genitori: “Sono costretto a chiedere la paghetta ai genitori”, dice lui nell’articolo.
Spiega il sito che nel procedimento disciplinare contro l’ispettore sono stati considerati gli stessi reati per cui l’uomo era stato assolto penalmente.
La difesa fa notare l’assurdità di processare due volte un funzionario dello Stato per lo stesso reato, davanti ad autorità differenti, e con esiti opposti.
Dei suoi accusatori l’ex poliziotto dice: “Quei transessuali del Cie di Milano mi hanno infangato, diffamandomi, allo scopo di restare in Italia come testimoni di giustizia, e la cosa pazzesca è che sono stati ritenuti attendibili da pm e giudici, finché altri più attenti e scrupolosi togati hanno compreso l’infondatezza delle accuse assolvendomi con formula piena”.
Del caso si è occupato anche il quotidiano Repubblica, nelle pagine locali. La condanna c’è stata sul finire del 2010, con rito abbreviato: sette anni e due mesi. In appello è stata ridotta a cinque anni e quattro mesi. Nel 2012 la cassazione fa ripartire il processo da capo. I fatti non sussistono, dice la sentenza definitiva. Ma allora perché il Ministero ha approvato il licenziamento?

Milano, controlli alla stazione?

Il sito IlDenaro.it ha riportato la notizia di un blitz in stazione centrale, attingendo, dice, a un lancio di AdnKronos. L’articolo, sgrammaticato, dice che “dei 52 cittadini sgranieri accompagnati ieri in questura… risultano ancora trattenuti 26 stranieri”. Alcuni di loro sarebbero in attesa di essere collocati in un “Centro permanente di rimpatrio”, che poi sarebbe un Centro di Permanenza per i rimpatri.
Durante i controlli sarebbero stati arrestati un sudanese, un nigeriano e un tunisino, accusati di spaccio. Avevano 10 grammi di marijuana in tutto (in media tre grammi a testa).
Comunque la notizia non compare al di fuori di questo sito.
L’archivio dei comunicati della Questura è fermo al 24 ottobre.
Siti più attendibili invece si limitano a riportare la notizia di 4 giorni fa, di un ventitreenne del Mali arrestato con 60 ovuli di cocaina, di cui 23 nell’intestino, appena arrivato dalla Francia.
Il giovane aveva un regolare permesso di soggiorno, eppure è apparso nervoso durante il controllo. Gli agenti gli hanno trovato i 37 involucri contenenti cocaina che aveva nascosto negli slip.
La notizia compare pure sul sito di AskaNews, che titola: “Corriere droga preso in Centrale a Milano con 97 ovuli di coca”.
Come ci si arriva a 97? 60+37. Sembrerebbe che l’agenzia abbia sommato gli ovuli trovati negli slip al totale. Se non fosse che accanto all’articolo c’è la foto del materiale sequestrato. Dove si vedono sei buste da dieci più 37 ovuli sfusi. Insomma, in corpo ne avrebbe avuti 60, non 23 come scritto da Repubblica.

Brescia, marcia per l’accoglienza

Si sarebbe svolta ieri a Brescia la marcia per l’accoglienza, organizzata da Comitato Articolo 10, Campagna Accoglienza, Forum del Terzo Settore, Adl Zavidovice e Consulta per la Pace, con la cooperazione del Comune di Brescia.
All’evento avrebbero partecipato migliaia di persone. Uso il condizionale perché l’iniziativa non ha ottenuto nessun risalto mediatico, ne trovo traccia solo sul sito di Radio Onda d’Urto, visto che anche la rete NoCpr/No Minniti-Orlando ha partecipato, senza però “aderire alla piattaforma ufficiale”.
Il Cpr previsto da Minniti per la Lombardia verrà allestito proprio nei pressi di Brescia, quindi il tema è molto sentito. Chiaramente le realtà di movimento hanno manifestato contro tutti i Cpr, non solo quello bresciano, e hanno chiesto che venga rimessa in discussione anche la Bossi-Fini.
Le cronache locali invece hanno dato un certo risalto alla notizia che un imprenditore bresciano è stato arrestato per truffa ai danni dello Stato, per una somma che si aggira sui 900 mila euro. Secondo l’accusa, metteva a disposizione dei migranti strutture inesistenti o stipava le persone in spazi inadeguati.
I siti web locali hanno riportato il nome dell’imprenditore, ma non la sua foto, e soprattutto non la sua linea difensiva.

Brescia, festa senza frontiere

Domani a Brescia ci sarà una festa organizzata da rete NoCpr e associazione Diritti per Tutti. Ci saranno musica, intrattenimento per bambini, cucina etnica, socialità e sport.
L’obiettivo è quello di sensibilizzare le persone sul problema delle politiche migratorie messe in atto dal governo Gentiloni-Minniti. Il quale sta finanziando l’apertura di carceri-lager in Africa, e sta lavorando alla riapertura dei vecchi Cie, seppure col nuovo nome Cpr.
Ne sono previsti uno in ogni regione (escluse le due più piccole). Il Cie lombardo non dovrebbe riaprire a Milano, dov’era prima (via Corelli), bensì a Montichiari, a 25 km da Brescia, appunto.
La notizia è riportata da Radio Onda d’Urto, senza link e senza dettagli sul programma.
Pochi giorni fa il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato una mozione in cui si esprime contrarietà all’allestimento del centro per migranti nella caserma di Montichiari. La cosa strana è che la mozione è stata presentata dal leghista bresciano Fabio Rolfi, che quando era vicesindaco era favorevole al Cie. Anzi, nel 2011 era uno dei promotori della scelta di Montichiari.
Il Pd al momento del voto è uscito dall’aula.
Il Movimento 5 Stelle invece ha appoggiato la mozione leghista.
Secondo un consigliere regionale del Pd quella di Rolfi è solo “furbizia politica“: “Sono colpito da tanta incoerenza e tanto cinismo”, ha detto. “La Lega non ha altro che dire di no a qualsiasi politica riguardante i migranti per pura speculazione politica e per trarre vantaggio dalle situazioni di incertezza. Più immigrati sono in strada, più la Lega trova terreno fertile per la sua propaganda”.
Scrive il Corriere della Sera che il Cpr aprirà solo nella seconda metà del 2018.
Lo stesso sito riporta, in coda all’articolo, qualche dichiarazione di Rolfi. Secondo cui il Cpr a Montichiari è un “progetto calato dall’alto”, che rappresenterebbe un ostacolo per lo sviluppo del vicino aeroporto. “Senza contare l’aspetto non secondario che riguarda la netta contrarietà espressa dai cittadini”.
A quanto pare non è stata proposta nessuna scelta alternativa.
E il Movimento 5 Stelle, perché si oppone al Cpr?
Sul sito regionale non c’è nessun comunicato in proposito. Non si è proprio mai affrontato l’argomento. E i siti di informazione non riportano neanche uno stralcio di dichiarazione di voto.

Tre donne accompagnate al Cie

Tre clandestine sono state accompagnate al Cie di Roma. Lo scrive un In Montichiari News, in un articolo in cui si parla di un blitz effettuato dai carabinieri in un capannone in provincia di Brescia in cui lavoravano 15 operai in condizioni di pieno sfruttamento.
I turni erano di 18 ore al giorno, la paga di 20 euro, e per dormire erano state allestite piccole unità abitative, sulle quali sono in corso accertamenti in materia di abusi edilizi. Si indaga anche sull’aspetto sanitario di vitto e alloggio.
La titolare, trentenne, cinese, è agli arresti domiciliari. Il socio non era presente al momento del blitz ed è stato denunciato a piede libero.
Dei 13 lavoratori in nero, 9 erano clandestini. Solo le tre donne sono state accompagnate al centro di espulsione. Agli uomini, se non è stato trovato posto in un Cie, sarà stato dato un ordine di allontanarsi dal territorio italiano con mezzi propri.
La notizia non è riportata da altri siti web.
Nella foto accanto all’articolo c’è una qualsiasi macchina dei carabinieri che si aggira tra le campagne.
Nello stablimento si produceva biancheria intima. La merce sequestrata ha un valore quantificato in circa 2 milioni di euro.

Brianza, documenti falsi

Nell’ambito di normali controlli tra persone soggette a rischio radicalizzazione la polizia ha individuato a Milano un quarantacinquenne marocchino che aveva numerose fototessere con nomi e cognomi segnati dietro. Visto che l’uomo aveva dei precedenti, gli agenti hanno ipotizzato che stesse falsificando dei documenti. Hanno perquisito la sua abitazione a Limbiate, trovando tessere bianche, programmi informatici, e tre timbri: uno di Malpensa, adatto a stampigliare i passaporti, uno intestato alla questura di Brescia, e l’altro dell’ufficio immigrazione di Roma.
L’uomo è stato arrestato, deve essere processato per contraffazione di sigilli dello Stato e possesso di documenti falsi, ma subito dopo non sarà portato in carcere, secondo quanto scrive il Giorno, ma direttamente al Cie per essere rimpatriato.
Sui reati di questo tipo l’attenzione da parte delle forze dell’ordine è massima, visto che i terroristi potrebbero approfittare del possesso di documenti falsi per eludere i controlli. Comunque la polizia ha precisato che finora non sono emersi legami tra l’uomo e gli ambienti del radicalismo islamico.