Tempi: perché Hosni era libero?

Il sito del settimanale Tempi ha dedicato un articolo alla vicenda del ventenne che ha accoltellato due soldati e un agente durante un controllo alla stazione Centrale di Milano.
Il giovane è di padre straniero ma di madre italiana. Ha la cittadinanza italiana, cosa che è stata al centro del battibecco politico nei giorni scorsi.
L’autore dell’articolo sceglie di tralasciare questo aspetto e puntare invece su altro: l’aggressore era già stato arrestato per spaccio, ma rimesso in libertà quasi subito; ha collezionato 357 multe per violazione della ztl col furgone in cui viveva; era sotto effetto di cocaina al momento del controllo delle forze dell’ordine.
“Lasciare ai margini il contrasto della criminalità ordinaria non fa male solo al livello standard di sicurezza e alla percezione di quest’ultima”, dice nell’articolo. “Ha ricadute sulla credibilità del sistema e fa trascurare che il profilo dei terroristi che emerge più di recente è quello di soggetti che esordiscono col crimine che non viene perseguito (furti e piccolo spaccio di droga), e da quest’area di impunità vengono di fatto reclutati per il salto di qualità”.
Dieci giorni fa un articolo di TgCom24 riportava le informazioni sui precedenti di Hosni.
Qualche utente, nei commenti, accusava i mass media di trasformare “un disgraziato senzatetto in un fake militante isis”.

100 mila alla marcia per l’integrazione

In 100 mila hanno partecipato alla marcia per l’integrazione a Milano. La notizia è finita sulle prime pagine dei giornali nazionali. Repubblica nota che c’è stata una contestazione da parte dei centri sociali, mentre il Corriere si sofferma sul presunto “gelo” che ci sarebbe tra il sindaco Sala (presente) e il segretario del partito Renzi (assente a causa di altri impegni). Il Corriere mette la notizia in relazione all’accoltellamento che è avvenuto pochi giorni fa alla stazione Centrale (un uomo dal nome straniero ha ferito un poliziotto e due militari durante un controllo).
Ci sono state polemiche nei giorni scorsi (“L’aggressore è straniero”, “No, è da considerarsi italiano”), e le indagini stanno andando avanti. A dicembre il ventenne era stato arrestato per spaccio, sempre in stazione, insieme ad un ventiquattrenne libico il cui nome compare in una lista dei sospetti stilata dai servizi segreti. Ora la Digos indaga su una possibile “rete libica” che potrebbe essere attiva per reclutare fondamentalisti.
I due, dopo l’arresto di dicembre, per un po’ avevano avuto l’obbligo di firma. Poi il provvedimento è decaduto, e non sono stati ancora processati.
A proposito del corteo di ieri, Repubblica spiega i motivi delle contestazioni da parte dei centri sociali. Gli organizzatori dell’iniziativa fanno parte dello stesso schieramento del Governo che ha emanato il decreto Minniti, considerato ostile nei confronti degli immigrati. O che non si sono opposti al blitz che si è svolto in stazione all’inizio del mese, quando con un imponente schieramento delle forze dell’ordine sono stati fermati e identificati numerosi stranieri.
Un gruppo di richiedenti asilo in maglietta verde, ospitati nell’ex Cie di via Corelli, era in cordone a difesa del sindaco.
Il centrodestra e la Lega avevano chiesto l’annullamento dell’iniziativa, sia prima che dopo l’episodio dell’accoltellamento in stazione.
Repubblica nomina tra i contestatori il centro sociale Il Cantiere, mentre il Corriere resta nel vago: a contestare il sindaco è stato “un pezzo di sinistra arcobaleno”.

Trentino, Agire contro tutti. Milano, domani #20maggiosenzamuri

I consiglieri regionali di Agire per il Trentino hanno diffuso un lungo comunicato in cui spiegano i motivi della loro delusione per il fatto che la loro mozione per l’apertura di un Cie in regione è stata bocciata dal consiglio.
Se la prendono con “una certa sinistra politica che demonizza i Cie e cerca di screditarli in ogni modo”. “Non è dato sapere sa da parte dell’opposizione vi sia stata una presa di distanza da tale proposta in quanto politicamente scomoda, oppure abbiano fatto breccia le varie motivazioni addotte dalla sinistra, come tra le più risibili la possibile formazione di una rete di contatti criminali all’interno delle strutture o l’arrivo di nuovi soggetti problematici”. Anche in carcere arrivano soggetti problematici da fuori regione. “E quindi che facciamo, chiudiamo il carcere per scongiurare il pericolo che si formino reti di rapporti criminali all’interno della struttura?”.
Apparentemente i consiglieri stanno lottando contro il nulla. Sul web non compaiono comunicati con le ragioni di chi ha votato contro. Non vengono riferiti neanche i nomi dei consiglieri, né un riassunto delle loro motivazioni. L’unico sito che ha raccontato quanto è successo è il Dolomiti. L’esito della votazione è stato 30 no, 6 sì, 7 astensioni. A complicare le cose il fatto che le sigle politiche presenti in Trentino hanno nomi che al di fuori della regione non vogliono dire niente.
L’apertura di un Cie per ogni regione era un cavallo di battaglia della Lega, quando Maroni era ministro. Ora che leghisti e destra sono all’opposizione, il leitmotiv è diventato che aprire Cie con una capacità complessiva di 1.100 posti è praticamente niente, a fronte di 180 mila migranti sbarcati l’anno scorso.
Il Pd, quando era all’opposizione, era contrario ai Cie. Ora che è al governo, appoggia il piano del ministro Minniti di aprirne uno in ogni regione. Con una avvertenza: che non si chiamino Cie, ma Cpr. Centri per i rimpatri anziché per le espulsioni. Come se il loro scopo fosse diverso. Il cambio di nome serve ad indicare un cambiamento nel loro funzionamento interno. Le procedure dovrebbero essere più rapide, e i diritti umani rispettati. Anche se finora non è poi così evidente in cosa consistono i cambiamenti. Gli amministratori locali del Pd, contrari ai Cie senza se e senza ma, sono favorevoli ai Cpr, e hanno presentato una lista di condizioni che devono essere soddisfatte.
Le indiscrezioni giornalistiche hanno già diffuso una lista di 11 centri che potrebbero aprire a breve. Altre 4 regioni non hanno ancora presentato la loro proposta. Il Trentino non è stato preso neanche in considerazione. Tuttavia solo Valle d’Aosta e Molise sarebbero escluse dal piano Minniti.
Indiscrezioni diffuse qualche tempo fa parlavano di Cpr che potrebbe aprire a Roverè della Luna, quasi a metà strada tra le città di Trento e Bolzano, ma negli articoli di questi giorni il nome non spunta. Forse si spera che al Ministero se ne dimentichino al più presto.
Intanto siamo alla vigilia della manifestazione di Milano #20maggiosenzamuri. Scrive il Manifesto che “la complicata macchina organizzativa della giornata” ha raggiunto “un accordo di massima sulla composizione della piazza”, frutto di una lunga trattativa su “un evento concepito con alcune ambiguità che hanno provocato le tradizionali risse a sinistra”.
Il problema è che gli organizzatori dell’iniziativa sono anche quelli che appoggiano l’istituzione dei nuovi Cpr. Sono favorevoli sia all’accoglienza di chi ne ha diritto, sia all’espulsione di chi, secondo loro, non ne ha diritto. Chi si oppone ai Cpr ha deciso di partecipare comunque al corteo, per evitare di lasciare la piazza agli altri. Il loro scopo è “dare dignità politica anche allo spezzone che intende coniugare il generico concetto di ‘accoglienza’ con una decisa critica della legge Minniti-Orlando”, riassume il Manifesto.

Saronno, università delle migrazioni. Del Grande, la detenzione può durare un anno

Si è svolta a Saronno la terza lezione dell’Università delle Migrazioni, una serie di cinque incontri voluti dalle organizzazioni saronnesi per conoscere il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
All’incontro ha partecipato Roberto Guaglianone, del consorzio Communitas. Le due precedenti lezioni sono state tenute da esponenti dell’università degli studi di Milano e dell’università di Milano Bicocca. I prossimi due incontri sono previsti per il 19 maggio e per il 9 giugno, e vedranno la partecipazione di esponenti dell’Università di Parma, di nuovo di quella di Milano e dell’Asgi, Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione.
Il resoconto della lezione è stato pubblicato su Il Saronno. Il video integrale è stato caricato su Youtube da Attac Saronno.
La seconda lezione, caricata a marzo, ha avuto una trentina di visualizzazioni.
Le associazioni che hanno aderito all’Università delle Migrazioni parteciperanno all’iniziativa dell’Anpi del 25 aprile.
All’inizio del suo intervento Guaglianone ha dedicato un pensiero a Gabriele del Grande, “illegalmente detenuto in Turchia da ormai troppi giorni”.
Scrive il Fatto Quotidiano che il reporter italiano potrebbe rimanere in detenzione amministrativa fino ad aprile dell’anno prossimo (sei mesi prolungabili per altri sei).
Le autorità turche non collaborano: non hanno fatto sapere in quale regime si trova (arresto, fermo…), non hanno fornito atti giudiziari sulla sua situazione e non hanno neanche detto chi è che decide: la polizia ufficiale, la polizia segreta, i servizi segreti, la sicurezza militare?
Del Grande ha sospeso lo sciopero della sete dopo che è stato concesso di parlare con una delegazione diplomatica italiana, ma continua lo sciopero della fame.
Il nome di Del Grande continua ad essere sulle home page dei principali siti di informazione. Il Corriere esprime preoccupazione per il fatto che la posizione del reporter italiano possa essere messa sul tavolo del negoziato con l’Unione Europea, visto che più volte, in questi giorni, il ministro degli esteri turco ha chiesto all’Unione di sbloccare i visti per i cittadini turchi minacciando altrimenti di non poter rispettare l’accordo con Bruxelles sui migranti.
Intanto una voce critica arriva da Contropiano, giornale comunista online, che titola “Libero subito, ma santo proprio no”. “La galera, specie se turca, non si augura a nessuno. Tantomeno a chi lavora nell’informazione, che poi è il nostro lavoro”, dice l’articolo. Che però pubblica il testo di un articolo di un sito svizzero, Sinistra.ch, dal titolo “Dalla Libia alla Siria, la strana storia di un giornalista free-lance finanziato da un miliardario”.
Il principale problema sarebbe che alcuni suoi progetti sono stati finanziati dalla Open Society Foundation, del miliardario George Soros, “ritenuto vicino ai movimenti eversivi filo imperialisti, protagonisti ad esempio del colpo di stato fascista in Ucraina e delle cosiddette primavere arabe che hanno destabilizzato la Libia e la Siria facendo esplodere il dramma dei profughi”.
Sotto la lente finiscono alcune dichiarazioni di Del Grande a proposito della repressione dell’islam politico da parte di Gheddafi, e del “grande ideale di solidarietà con la comunità musulmana sunnita siriana” che starebbe alla base della rivolta contro Assad.
Il sito pubblica una foto del blogger sorridente di fronte alla bandiera che viene utilizzata dai ribelli siriani (che poi è stata la bandiera ufficiale siriana tra il 1932 e il ’63).
Ma anche Erdogan si oppone al regime siriano. Per cui Contropiano scrive: “Non sappiamo perché il regime di Erdogan, membro storico della Nato, al pari dello stato italiano e dei datori di lavoro di Del Grande, abbia deciso di trattenere nelle proprie carceri un operatore dell’informazione a lungo ‘alleato’ nella guerra contro Assad … Un mondo di tripli giochi da capogiro, in cui l’amico di oggi è il problema di domani, e viceversa. Le ragioni della prigionia di Del Grande sono immerse fino all’incomprensibilità in quel magma”.

Aggiornamento: In realtà la situazione di Del Grande si era già risolta nel corso della notte precedente alla pubblicazione di questo post, anche se la notizia non era stata ancora diffusa. Alle 7 di mattina il documentarista italiano è salito su un aereo diretto a Bologna, dove è atterrato intorno alle 10. Ad aspettarlo c’era anche il Ministro Alfano. “La diplomazia implica il silenzio, che male si sposa con la pressione mediatica”, ha detto poi il Ministro.

Presidio antifascista a Saronno

Il centro sociale Telos ha tenuto un presidio antifascista in una piazzetta di Saronno, nell’ambito delle iniziative per commemorare il 25 aprile.
I manifestanti hanno esposto dei cartelloni realizzati tempo fa per una iniziativa contro i Cie.
Scrivevano a febbraio gli attivisti: “Opporsi alla riapertura dei Centri di Identificazione ed Espulsione non significa soltanto battersi per la libertà delle persone migranti, ma anche lottare per non rendere ancora più prigione tutto ciò che ci circonda”.
A Saronno ci sono già state polemiche a proposito dell’organizzazione degli eventi. L’Anpi, Associazione Nazionale Partigiani Italiani, ha organizzato una manifestazione per conto proprio, alla quale sembra abbia aderito anche il Telos, vista la scarsa collaborazione attribuita al Comune, in mano ai leghisti.
L’Amministrazione ha organizzato la deposizione delle corone d’alloro sui monumenti ai caduti, nella mattinata del 25 aprile, e ha criticato l’Anpi, accusandola di voler “agire per conto proprio”.
Il Saronno parla di contestazioni avvenute nelle scorse edizioni, che i politici locali vorrebbero evitare.
A scagliarsi contro il sindaco è un consigliere locale del Pd, che dopo avere spiegato l’importanza dell’evento per evitare che si ripetano i tristi fatti del passato, scrive: “Poi ci sono quelli per i quali il 25 aprile è un giorno di lutto, o che non sanno nemmeno cosa questo sia, e la civica amministrazione saronnese, sindaco leghista in testa, sembra la perfetta sintesi tra costoro. Un programma miserrimo, quasi a sottolineare un fastidio nella celebrazione, è quanto è stato partorito anche quest’anno, per l’ennesima volta, chi ha l’onore di guidare la città ancora una volta con totale disprezzo del proprio ruolo istituzionale”.
Gli rispondono alcuni lettori del Saronno, preoccupati dell’unione tra Anpi e Telos: “Certamente Saronno non merita che il 25 aprile ci siano gli anarchici dei Telos a sfilare per le vie della città e probabilmente anche a imbrattare e fare danni impunemente come è già successo, nonostante la presenza delle forze dell’ordine preposte a tutelare città e cittadini”, scrive un utente che si firma Saronnese D.O.C.
Ma il vero schiaffo gli arriva dalla lista civica “L’Italia che verrà” che scrive: “E tu pensi che col fascismo si stava peggio di oggi? Se questa è la libertà, ben venga la dittatura”. “Una liberazione vera va fatta oggi contro ci ci spara per strada, si fa saltare in aria nelle metro, negli aerei, e ci schiaccia coi camion, una liberazione contro chi deturpa i volti di povere bambine costrette a portare il velo, chi uccide povere ragazze solo perché vivono in occidente e vogliono vivere da occidentali, e contro chi distrugge le nostre strade con finte scusanti di proteste inutili contro un mondo di cui loro sono i primi schiavi”, scrive il numero uno della lista civica.

Pd Saronno: decreto Minniti pericoloso

L’ex presidente del Consiglio Comunale di Saronno Augusto Airoldi, Pd, ha pubblicato un comunicato nel quale dice che il decreto Minniti sui migranti crea “un precedente assai pericoloso”, perché abolisce un grado di giudizio per i migranti. “E domani? Chi o cosa ci garantisce che il medesimo trattamento non possa, in futuro, essere riservato a ciascuno di noi?” Quello che il decreto prevede per i richiedenti asilo, dice Airoldi, “lo Stato italiano non lo fece neppure con le Brigate Rosse negli anni di piombo”.
“Qualche distinguo in più me lo sarei aspettato dai parlamentari del mio partito, che mi sembrano, invece, per la gran parte, dormire sonni tranquilli di fronte a una legge che, alla fine, rischia di rivelarsi inefficace. E soprattutto pericolosa”.
Solo due parlamentari del Pd, a quanto ne sappiamo, non hanno votato a favore del decreto: uno è il Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Luigi Manconi.
Gli ex Pd confluiti nel movimento Mdp invece si sono detti contrari, provocando la reazione del capogruppo democratico Ettore Rosato, che ha definito la loro posizione “inaccettabile”: “Se vogliono destabilizzare la legislatura lo dicano apertamente”, ha detto Rosato, secondo quanto riporta il sito di Rainews, in una breve di cinque righe titolata male.
La posizione dell’Mpd è stata analizzata un po’ più nel dettaglio dal sito del Sole 24 Ore: prima il movimento si è spaccato, con gli ex Pd che hanno votato la fiducia al Governo, mentre gli ex Sel disertavano il voto, tranne due che votavano la sfiducia. Anche alla votazione finale si arrivava divisi, con gli ex Sel che disertavano di nuovo mentre gli ex Pd votavano no.
Una strategia abbastanza confusa, almeno dal punto di vista dei non addetti ai lavori.

De Corato: 100 migranti da Gorizia trasferiti in Lombardia. Umbria rimpatri e espulsioni

L’ex vicesindaco di Milano Riccardo De Corato ha commentato negativamente l’arrivo di un centinaio di migranti, che a suo dire sarebbero stati trasferiti ieri da Gorizia alla Lombardia. “Il Governo decide di alleggerire la Serracchiani e scaricare sulla Lombardia la responsabilità dell’accoglienza, nonostante già ospitiamo il 14 per cento del totale nazionale”.
E ha tirato in ballo il Ministro dell’Interno, che non ha ancora realizzato i Cie che aveva promesso. (Il decreto è appena uscito, ci vuole tempo per realizzare 12 Cie. E poi i Cie si userebbero solo per le espulsioni, non per l’accoglienza).
De Corato segnala inoltre che un albanese ventitreenne che è stato rimpatriato si trova ancora a Pioltello.
“Solo a Milano ci sono da rimpatriare tremila persone, 96 mila in Lombardia. Minniti e il Governo predicano bene e razzolano male”, dice l’esponente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.
Il deputato della Lega Nord Paolo Grimoldi ha protestato più o meno con gli stessi argomenti: “Al Viminale hanno deciso che la Lombardia deve diventare l’hotspot del Friuli?”
Questa dichiarazione è stata riportata solo dal Nord Quotidiano col titolo “Africani Friuli in Lombardia”. In realtà nell’articolo non si parla mai di “africani”, anzi, il fatto che arrivino dal Friuli farebbe supporre che si possa trattare di migranti provenienti dall’est.
Il comunicato di De Corato è stato forse pubblicato su alcuni social network, ma è inaccessibile ai non iscritti.
Tutti gli altri mass media hanno ignorato la notizia, non solo della dichiarazione, ma anche del trasferimento dei migranti.
Per quanto riguarda l’albanese fermato a Pioltello, qualche informazione si trova solo su Milano Post. L’uomo si trovava a bordo di una vettura rubata, bloccata dai carabinieri.
Secondo il sito il ventireenne sarebbe stato “espulso dal territorio nazionale nel febbraio dello scorso anno” e sarebbe spoi “rientrato in Italia dopo l’espulsione”.
La parola “espulso” alcune volte viene usata dai mass media come sinonimo di “rimpatriato”, mentre altre volte si riferisce soltanto a chi ha ricevuto un ordine di allontanarsi dal territorio nazionale.
Come è successo ieri in Umbria, dove Tuttoggi titola: “Blitz in via del Macello, 7 espulsioni”.
Poi nell’articolo si legge che i rimpatri sono stati soltanto due: un peruviano che “esercitava la prostituzione” e un albanese, fermato “lo scorso marzo” con 8 grammi di cocaina e 800 euro in tasca. Entrambi sono stati riportati al loro paese con voli partiti da Fiumicino.
In altri due casi c’è stato un accompagnamento al Cie: si tratta di due donne nigeriane, entrambe incensurate. Quelle che il senatore Manconi considererebbe automaticamente potenziali vittime di tratta, che quindi non dovrebbero essere rinchiuse.
Gli altri tre invece sono a piede libero e dovranno lasciare il territorio con mezzi propri. Uno è un altro peruviano, incensurato. Il secondo è un tunisino con numerosi precedenti penali, tra cui evasione (ma non si sa da dove). Il terzo è un moldavo incensurato, che finora era regolare, ma per cui “sono venuti a mancare i presupposti per il soggiorno regolare in Italia”.
Ha 30 giorni di tempo per allontanarsi con mezzi propri.