Legami sospetti: espulsi

Un tunisino residente a Latina è stato prima accompagnato al Cpr di Torino e poi rimpatriato perché “contiguo ad ambienti dell’estremismo islamico”.
Lo scrive il sito H24 Notizie, secondo cui l’uomo in passato era stato in contatto con gli autori degli attentati di Berlino del dicembre 2016 e Marsiglia, ottobre 2017.
L’uomo aveva piccoli precedenti di polizia, durante gli accertamenti avrebbe anche tentato la fuga.
Latina Today aggiunge che lo straniero aveva aperto tre profili Facebook. E qui ci si ferma, accuse precise non vengono spiegate.
Un altro tunisino espulso “è stato trovato in possesso di materiale che inneggia alla supremazia della religione islamica”. Si trovava nel carcere di Sanremo a scontare una pena per “reati comuni”, ma era stato inserito nel livello più alto nell’ambito dei monitoraggi carcerari.
Secondo Sanremo News, l’uomo è stato trovato in possesso del disegno di una scimitarra grondante sangue accanto a una bandiera dell’Isis.
A determinare la sua espulsione in teoria poteva bastare la lista dei suoi precedenti: resistenza, lesioni aggravate, sottrazione consensuale di minorenni, oltre a spaccio, uso di numerosi alias, inottemperanza all’ordine del questore di allontanarsi dall’Italia.
Scrive Latina Today che sono 59 le persone espulse dal territorio italiano dall’inizio dell’anno, 296 dal 2015 (si suppone che il dato si riferisca solo agli stranieri sospettati di terrorismo, ma il sito non lo dice).
In questo caso come in tanti altri, gli stranieri giudicati pericolosi vengono allontanati prima che abbiano commesso reati connessi col terrorismo. Solo sulla base delle presunte intenzioni, di qualche frase scritta sui social network o detta in una telefonata privata. Del resto gli attentati degli ultimi anni realizzati con automobili o coltelli hanno fatto sì che per prevenire un attentato non si può attendere che qualcuno si metta a cercare armi o esplosivi per arrestarlo. Si è perso il conto di quanti stranieri sono stati rimpatriati sulla base della motivazione “erano stati in contatto con Anis Amri”.
Intanto in queste ore sono finiti nei guai tre carabinieri, i quali invece avevano arrestato uno straniero accusandolo di custodire armi clandestinamente, forse a fini terroristici.
I tre sono stati accusati di avere fabbricato le prove solo al fine di ottenere un encomio.
I tre militari sono stati arrestati, espulsi dall’Arma, e accusati di falso ideologico, calunnia, detenzione e porto illegale di armi clandestine.
I fatti sono avvenuti a Giugliano, l’indagine è stata portata avanti dalla Guardia di Finanza di Aversa (Caserta), in Campania.
Anche in questo caso, i mass media riportano la notizia distrattamente, senza riferimento temporale (quando sarebbero avvenuti i fatti), senza specificare la nazionalità dello straniero coinvolto, e senza aggiornamenti (che ne è stato dell’uomo in questione?).
Qualcuno ha scritto che le “armi clandestine” di cui si parla sarebbe solo una pistola. Al momento non è chiaro dove gli accusati se la sarebbero procurata.

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