Badia Grande esclusa dalla gara per la gestione Cpr Trapani

La cooperativa Badia Grande è stata esclusa dalla gara di affidamento per la gestione del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trapani a causa dell’indagine per frode in pubbliche forniture, falsità ideologica in atti pubblici e truffa ai danni dello Stato che coinvolge il suo legale rappresentante.
Badia Grande sostiene che riuscirà a dimostrare in tribunale la regolarità di tutte le operazioni eseguite, e ritiene palesemente illegittimo il provvedimento deciso dalla Prefettura.
La notizia è stata riportata dal sito Trapani Si, con foto di repertorio della Prefettura.
Il sito non dice quando subentrerà il nuovo gestore del centro. Secondo il rapporto annuale del Garante nazionale delle persone private della libertà il Cpr di Trapani è stato gestito da Vivere con Soc. Coop. Onlus dall’ottobre 2019 al giugno 2022, “in regime di proroga”. Quindi in teoria da almeno un mese ci sarebbe dovuto essere il nuovo gestore.
Le vicende giudiziarie contestate all’ex gestore riguardano gli anni tra il 2017 e il 2019.
Trapani Oggi ha riportato anche il nome del legale rappresentante rinviato a giudizio, ma la foto è una panoramica del Cpr con le inconfondibili recinzioni gialle.
Il Cpr trapanese viene utilizzato anche come centro di smistamento per migranti appena sbarcati, con una procedura sulla quale qualcuno ha avuto da ridire.
Secondo Trapani Oggi nel centro sarebbero stati portati 447 migranti sbarcati a Lampedusa e poi trasferiti a Mazara. 220 riceveranno l’ordine di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni, gli altri verranno riconosciuti come richiedenti protezione e affronteranno un’altra trafila burocratica. L’informazione è tutta da verificare: il Cpr avrebbe una capienza di 205 posti, quindi non potrebbe ospitare agevolmente tutte queste persone.
Secondo i dati diffusi dal Garante, la capienza effettiva sarebbe di soli 30 posti, almeno nel settore rimpatri, ma nessuno ha approfondito questo dettaglio.
Una parlamentare ha visitato il centro rimpatri trapanese a marzo scorso, mentre fuori c’era un piccolo presidio indetto dagli antirazzisti. Le persone presenti in stato di trattenimento amministrativo erano 13, a fronte di 36 posti disponibili, ma sono stati visti entrare due pullman con migranti provenienti dalla nave quarantena Moby Dada.
Per gli antirazzisti la procedura è illegittima, perché prevede anche il sequestro di oggetti personali e telefono cellulare e la detenzione di persone contro cui non è ancora stato emesso un provvedimento di espulsione.
La parlamentare che ha visitato il centro è ora in Unione Popolare con De Magistris, e contesta la scelta di Sinistra Italiana e Verdi di “vendersi al Pd per un pugno di seggi”.
In Sinistra Italiana c’è anche Nicola Fratoianni, che spesso si è dimostrato sensibile nei confronti del tema Cpr. La sua ultima visita al centro rimpatri di Torino risale a poco più di due mesi fa.

Il Cpr di Trapani funziona da hotspot

Il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trapani non viene usato per ospitare i migranti colpiti da provvedimento amministrativo o giudiziario di espulsione, ma in funzione di hotspot per i migranti appena sbarcati. Lo dice il sindacato Italia Celere, secondo cui tale sistemazione contravviene alle disposizioni di legge.
La notizia è riportata dal Giornale, insieme alla foto esclusiva diffusa dal sindacato, che mostra un lago di urina fuoriuscita dall’unico servizio igienico presente per i migranti e rimasta lì sul pavimento.
Pochi giorni fa è uscito il rapporto annuale del Garante dei detenuti sulle strutture in cui si viene privati della libertà. In tutto il 2021 il Garante non è riuscito a visitare né il Cpr di Trapani, anche se si sapeva già di quest’uso improprio in funzione di hotspot, né quello di Caltanissetta, caduto nel dimenticatoio fino a ieri, quando pochi siti web hanno riportato la notizia di una protesta in corso.
Tra i dati allegati al rapporto del Garante risulta che il Cpr di Trapani, che in teoria dovrebbe avere 205 posti totali a disposizione, ha una capienza effettiva di soli 30 posti. Sarebbe gestito dalla cooperativa sociale Vivere Con, da ottobre 2019 fino a domani. Non si sa ancora chi gestirà la struttura a partire da luglio.
Come al solito mancano le reazioni politiche. La ministra dell’Interno Lamorgese resta sempre molto defilata su queste questioni, ed evita di rispondere ai frequenti attacchi che riceve da destra sulla gestione delle migrazioni.
Ieri a nominarla è stato un deputato della Lega, che ha lamentato il fatto che la Calabria è messa in ginocchio dall’allarme migranti, dopo l’arrivo di 2000 migranti in sei mesi nella sola Locride. Negli ultimi giorni sono approdati 75 afghani, più 74 stranieri a Crotone, più 108 migranti a Roccella Ionica.
“Ci chiediamo dove sia il ministro dell’interno Lamorgese e cosa intenda fare per questa emergenza di fronte la quale i calabresi non possono essere lasciati soli”, ha detto il deputato. Le sue dichiarazioni sono state pubblicate dal sito Lametino, con foto di repertorio delle gambe di stranieri che camminano a piedi scalzi e che ovviamente non sono stati interpellati.
Da Caltanissetta non arriva nessun aggiornamento, dopo il comunicato diffuso quattro giorni fa da LasciateCIEntrare.

Presidio a Trapani

Scrive Tp24 che oggi si terrà un presidio presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trapani Milo. L’iniziativa è stata promossa da LasciateCIentrare, Arci Porco Rosso, da altre tre associazioni e dal Partito della Rifondazione Comunista di Marsala.
Il sito non riporta nomi di persona, pubblica una foto delle inconfondibili recinzioni gialle, e include una sola dichiarazione: “Un presidio per denunciare ancora una volta la vergogna e la violenza di questi centri polifunzionali e per chiederne la definitiva chiusura”.
Si vuole rinunciare a tutti i tipi di rimpatri? Ci sono stati nuovi episodi di violenza? Che vuol dire che il centro è polifunzionale? L’articolo non lo dice.
La pagina Facebook ufficiale del partito non aggiunge assolutamente niente per quanto riguarda le motivazioni del presidio, soltanto contiene anche nome e cognome del segretario locale del partito.
Finora l’iniziativa interessa a 18 persone.
Rifondazione non ha nessuna visibilità a livello nazionale. Anche il segretario nazionale è pressoché sconosciuto ai più. Ad agosto del 2020 il partito diffuse un comunicato contro i centri rimpatri.
“Quanto accaduto, pressoché nel silenzio nei Cpr (ex Cie) negli scorsi giorni a Torino, Macomer e soprattutto a Roma (Ponte Galeria) e Gorizia (Gradisca d’isonzo), dimostra ancora una volta che i centri per il rimpatrio sono dannosi, incostituzionali, inutili e vanno chiusi”, si leggeva nel comunicato firmato dal segretario nazionale e dal responsabile immigrazione. Cosa era successo? Non si sa di preciso, ma “rivolte, tentativi di fuga e pestaggi, autolesionismo, proposte di renderli – è il caso di Gradisca – più impermeabili, sostituendo le sbarre di ferro alle barriere in plexiglas sono il frutto di politiche sellerate da cui non si vuole uscire”.
Rifondazione segnalava che nei Cpr c’erano anche stranieri che non avevano commesso reati, e che meno della metà dei trattenuti veniva infine rimpatriato. “Per gli altri detenzione inutile, violenza e ottimi affari per gli enti gestori che dovrebbero garantire una minima dignità”.
I centri rimpatri non sono “né riformabili né umanizzabili”. Gli stranieri vanno regolarizzati. Parlamentari, giornalisti e attivisti devono poter monitorare quanto vi avviene dentro. “Quando lo Stato ha qualcosa da nascondere perde qualsiasi credibilità”, era la conclusione del comunicato.
La notizia del presidio di oggi compare anche su altri siti web locali, con le stesse parole ma con diverse immagini di repertorio.
Due giorni fa Paolo Ferrero, ex segretario del partito, oggi vice presidente di Sinistra Europea, ha pubblicato sul suo blog sul Fatto Quotidiano un articolo in cui si oppone alla scelta dell’Europa di inviare armi all’Ucraina.
“Fino ad ora l’Unione Europea e i vari governi, a partire da quello italiano, hanno scartato l’ipotesi della trattativa, del compromesso, e hanno scelto la via delle forniture militari e delle sanzioni economiche. Per chiamare le cose con il loro nome, l’Europa ha scelto la via della guerra ipotizzando di poterla vincere, facendola subire e combattere al popolo ucraino. Considero questa scelta una scelta irresponsabile destinata ad allungare il conflitto e aumentare le sofferenze delle popolazioni coinvolte. Considero inoltre questa scelta suicida dell’Europa, che invece di svolgere il suo ruolo naturale di costruttore di pace e di dialogo si è arruolata come truppa di complemento dietro l’estremismo della Nato e del governo degli Stati Uniti. La scelta di armare per azioni di guerriglia l’esercito e le milizie ucraine non ha nulla a che vedere con la rapida fine delle ostilità ma è destinata a trasformare l’Ucraina in un Afghanistan europeo con rischi di terza guerra mondiale. Una follia senza senso che solo questo ceto dominante nichilista e privo della minima lungimiranza politica può praticare”.
Ferrero critica la posizione della Von Der Leyen e dei vari governanti, che non stanno tutelando gli interessi geopolitici dell’Unione Europea, che non coincidono con quelli degli Usa, e si scaglia anche contro “il muro di omertà dei media mainstream – tutti quanti con l’elmetto in testa – che producono una vergognosa propaganda guerrafondaia”. Auspica che il movimento pacifista riesca ad organizzarsi e a dare un seguito alla manifestazione di sabato scorso.
Anche il Partito Comunista di Marco Rizzo si è schierato contro l’invio di armi in Ucraina. Sul sito ufficiale si è limitato a pubblicare uno scarno comunicato di sei righe, di cui due sono occupate dall’articolo 11 della Costituzione. “Non si sostiene la pace inviando armi”, è il massimo dell’analisi politica che ne viene fuori.

Al Cpr senza green pass

Il sindacato di polizia Italia Celere ha diffuso un comunicato nel quale si denuncia il fatto che nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trapani non sarebbero previsti controlli sui green pass di coloro che accedono alla struttura. Lo stesso vale per gli uffici che si occupano di stranieri. Quindi né il giudice di pace, né gli avvocati che partecipano alle udienze o a colloqui, né gli stranieri diretti agli uffici della commissione territoriale o agli uffici della sezione immigrazione sarebbero sottoposti a controllo.
Tutto il personale di polizia presente nel Cpr è vaccinato, e però chiede di essere comunque tutelato. Per i reclusi non è previsto l’obbligo di green pass, ma per coloro che chiedono protezione internazionale o devono rinnovare i permessi di soggiorno, il green pass dovrebbe essere richiesto secondo le disposizioni della Questura.
Il sindacato chiede di iniziare ad effettuare i controlli all’ingresso, o in alternativa impedire l’accesso al pubblico.
Il comunicato è stato pubblicato per intero dal Giornale di Pantelleria, senza commenti.
Solitamente i comunicati sindacali non ricevono risposta pubblica da parte delle istituzioni, né vengono commentati dagli altri sindacati.
La foto di repertorio mostra lo sportello dell’ufficio immigrazione, vuoto.
Il mese scorso lo stesso sindacato di polizia aveva segnalato l’impossibilità di rimpatriare gli stranieri non vaccinati a partire dai Cpr di Trapani e Caltanissetta, con l’eccezione di quelli provenienti da una manciata di nazioni con cui l’Italia ha accordi bilaterali (Tunisia, Egitto, Nigeria, Georgia).
Non solo non era possibile imbarcarli sui voli diretti al loro Paese, ma anche sui traghetti per smistarli nelle altre regioni.
Nel comunicato si faceva anche un piccolo accenno alla campagna LasciateCIEntrare, messa sotto accusa per l’assistenza fornita ai richiedenti asilo.
Sul sito della campagna pochi giorni fa è comparso un j’accuse contro le navi quarantena, su una delle quali nel 2020 è stato trattenuto un diciassettenne somalo morto poi per meningite. Uno dei problemi è che a bordo non c’era nessun mediatore in grado di parlare la sua lingua e rendersi conto del problema.
LasciateCIEntrare chiede che vengano dismesse subito tutte le navi-quarantena, “in questo caso strumento di morte”.
L’avvocato del diciassettenne morto ha chiesto l’imputazione dei medici di bordo. Il Manifesto parla anche del caso di un quindicenne, morto dopo lo sbarco nel 2020. Il caso potrebbe essere archiviato, e l’avvocato è pronto ad opporsi.
Il ragazzo proveniva dalla Costa d’Avorio.
Dalla Somalia arrivano notizie drammatiche: quasi un milione e mezzo di bambini potrebbero soffrire di malnutrizione acuta a causa della siccità in corso, secondo i dati Unicef.
I dati economici riguardanti l’Africa parlano di una forte inflazione in arrivo. Gli Stati che stanno peggio sono Etiopia e Sudan, “che si trovano nel mezzo di una crisi politica e di sicurezza”, scrive Italia Oggi.
Per far fronte all’aumento dei prezzi, i governi potrebbero ricorrere all’indebitamento. Le banche centrali dovranno forse ritoccare i tassi. 41 valute su 54 saranno deprezzate rispetto al dollaro entro la fine dell’anno.
In Etiopia dal mese scorso l’esercito sta usando i droni forniti da Turchia, Iran, Cina ed Emirati Arabi Uniti, recuperando terreno sui rivoltosi del Tigré, uccidendone a decine.
In Sudan in questi giorni ci sono stati cortei di protesta contro la giunta militare e scontri. Almeno due manifestanti hanno perso la vita. In Italia arrivano ben poche notizie in proposito.

Torino, tre storie

Pressenza ha pubblicato alcuni stralci delle dichiarazioni rilasciate dalla delegazione politica che ha visitato il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino.
I delegati hanno parlato con i migranti reclusi nella struttura, rimanendo colpiti da tre storie in particolare: quella di un ragazzo peruviano ventisettenne che parla con forte accento romano e che dice di non avere contatti nel suo paese d’origine; quella di un ragazzino arrivato in Italia il mese scorso che ha dichiarato di essere minorenne; e quella di un albanese che ha raccontato di avere tentato il suicidio ed essere stato riportato nel centro dopo essere stato medicato.
Il sito titola: “Cpr Torino: il consigliere regionale Grimaldi visita la struttura”, e mostra la foto del consigliere davanti all’ingresso del centro insieme alle altre due delegate, entrambe consigliere comunali di maggioranza.
Grimaldi è capogruppo di Luv, Liberi e Uguali Verdi.
La Stampa due giorni fa ha già riportato la notizia della visita, scrivendo che si trattava di una delegazione di Sinistra Ecologista composta genericamente di “consiglieri” (senza specificarne il livello) e elencandone solo i cognomi. La foto era quella del Cpr visto dal palazzo di fronte.
Il titolo era “Niente vaccino per i migranti del Cpr”, una questione che Pressenza neanche nomina. Il Cpr è “un luogo che non potrà mai essere reso abbastanza dignitoso perché la sua stessa esistenza è inaccettabile”, sono le parole di Grimaldi riportate da Pressenza.
L’articolo aggiunge le segnalazioni di altri minori che sono finiti in altri Cpr italiani (Roma e Milano), dove non sarebbero dovuti entrare.
Intanto dalla Sicilia arriva la notizia del rimpatrio in Francia di un cittadino francese di origini marocchine, individuato a Palermo mentre assisteva ad uno spettacolo teatrale.
Il ventinovenne è considerato dalle autorità francesi un soggetto pericoloso dopo essere stato arrestato in Francia a luglio per apologia di terrorismo e minaccia con arma bianca.
Il rimpatrio è avvenuto dopo un trattenimento al Cpr di Trapani, che a quanto pare è ancora in funzione. Di recente era circolata un’indiscrezione sul fatto che il centro era stato temporaneamente usato in funzione di hotspot, e aveva ospitato anche dei minori appena sbarcati.
Un sindacato di polizia ha chiesto che il centro sia riconvertito in hotspot in maniera permanente, come già successo in passato, visto che la città non è attrezzata a gestire gli sbarchi di migranti.
La notizia non è praticamente arrivata all’opinione pubblica nazionale, nonostante il senatore Gasparri abbia presentato un’interrogazione alla ministra dell’Interno, a cui apparentemente non è giunta risposta.
Due giorni fa il presidente del Consiglio Draghi ha attirato l’attenzione della destra per il fatto di avere usato la parola “risorsa” a proposito dei migranti. “Dobbiamo rafforzare i canali legali di migrazione, perché rappresentano una risorsa, non una minaccia per la nostra società”, è la frase detta da Draghi, secondo il Giornale. Che su agenzie, siti di informazione e Twitter è diventata: “Con un’accoglienza fatta bene i migranti diventano risorse”.
Il segretario del Partito Comunista Rizzo ha scritto sui social: “E’ una bugia politica che nasconde le tremende responsabilità della Ue, le forme di schiavitù per questi nuovi dannati della terra e l’ipocrisia di chi non vive nelle condizioni di difficoltà economica di larga parte del popolo italiano”.
Draghi ha parlato in Parlamento prima di una riunione del Consiglio europeo prenatalizio, fornendo i dati sugli sbarchi: 63 mila quest’anno, a fronte degli 11 mila del 2019 e ai 32 mila del 2020.
“In teoria dovrebbe suonare come un epitaffio per il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, che continua a rimanere al suo posto”, ha scritto Il Giornale.
Il quotidiano non era ottimista sui risultati che il Governo avrebbe potuto ottenere: “Il presidente del Consiglio insisterà sulla ridistribuzione dei migranti, ma è difficile che trovi ascolto”. A complicare un accordo già difficile si sono aggiunte le recenti restrizioni pandemiche. “Le già sporadiche redistribuzioni tra Paesi europei dei migranti sbarcati in Italia si sono interrotte”.
Sui corridoi umanitari si procede in ordine sparso.
“Ci aspettiamo che il Consiglio Europeo si esprima in modo inequivocabile contro la strumentalizzazione dei migranti da parte del regime bielorusso. L’uso intenzionale dei migranti per scopi politici è inaccettabile”, ha detto Draghi.
I mass media in seguito non hanno più citato la questione migranti, quindi probabilmente non sono state prese decisioni significative.
Il Post ha messo in evidenza il fatto che il Consiglio avrebbe criticato l’Italia per le restrizioni sui viaggi. L’obbligo di un tampone negativo all’ingresso di fatto supera il green pass.
L’articolo linka il documento con le conclusioni del Consiglio esposte in maniera sintetica, in lingua inglese. I punti dal 15 al 20 riguardano gli “aspetti esterni della migrazione”.
Si parla di piani d’azione per i Paesi di origine e transito, da implementare e finanziare prima possibile per azioni relative alla migrazione su tutte le rotte, senza entrare nel dettaglio (il punto potrebbe includere anche l’aumento di controlli e muri alle frontiere).
Si parla di azioni che assicurino il ritorno dei migranti nei Paesi d’origine.
Al punto 18 “Il Consiglio Europeo ribadisce la sua condanna dei tentativi di Paesi terzi di strumentalizzare i migranti per scopi politici. Sottolinea il bisogno di sviluppare strumenti per affrontare la strumentalizzazione della migrazione. Sollecita il lavoro sulla proposta su misure contro coloro che facilitano o si impegnano nel traffico di persone o contrabbando di migranti in relazione all’ingresso illegale nel territorio dell’Unione Europea”.
Si parla poi di cooperazione tra Stati membri per il controllo delle frontiere esterne “incluso ciò che riguarda guardie di frontiera e sorveglianza aerea”.
Infine c’è un invito del Consiglio Europeo al Consiglio a monitorare la rapida ed effettiva implementazione della politica europea sulle migrazioni esterne.
I migranti vengono nominati anche nella sezione successiva, Relazioni Esterne, nei paragrafi dedicati esplicitamente alla Bielorussia: “Il Consiglio Europeo condanna con forza la strumentalizzazione dei migranti e rifugiati dal regime bielorusso e la crisi umanitaria che ha creato. L’Unione Europea continuerà a contrastare l’attacco ibrido lanciato dalla Bielorussia con una risposta determinata, affrontando tutte le dimensioni della crisi in linea con la legge europea e gli obblighi internazionali, inclusi i diritti fondamentali”. Si parla di protezione delle frontiere esterne, lotta al traffico di esseri umani, misure restrittive, ritorno dei migranti in Bielorussia e accesso senza limiti delle organizzazioni internazionali nel Paese al fine di assicurare supporto umanitario.
La rappresentante dell’Unhcr in Italia ha detto di essere preoccupata per la situazione della crisi tra Polonia e Bielorussia, nel corso di un’intervista a In Terris.
“L’Unhcr è consapevole delle molte sfide posti dai flussi misti di rifugiati e migranti ai sistemi d’asilo in Europa e nel mondo. Tuttavia queste sfide non giustificano la reazione che abbiamo visto in alcuni Paesi, con l’innalzamento di muri e filo spinato, respingimenti violenti e tentativi di evadere gli obblighi imposti dal diritto internazionale sull’asilo. Tutti gli Stati hanno il diritto di controllare le loro frontiere e gestire i movimenti irregolari, ma allo stesso tempo devono astenersi dall’uso di una forza eccessiva o sproporzionata e mantenere sistemi per gestire le richieste d’asilo in modo ordinato”, ha detto la rappresentante dell’organizzazione che si occupa di rifugiati.
“Incoraggiare pericolosi movimenti secondari di persone vulnerabili è inaccettabile”, ha aggiunto, proponendo l’iimmediato trasferimento delle persone attualmente bloccate al confine in luoghi di accoglienza sicuri e adeguati, dove possano ricevere assistenza e consulenza adeguate. Bisogna garantire il libero accesso delle organizzazioni competenti alla zona da entrambi i lati del confine, astenersi dall’uso della violenza e della forza. Avviare procedure d’asilo e identificare soluzioni umane in base alla situazione personale e ai bisogni di ciascuno.
Pochi giorni fa Pressenza aveva auspicato un maggiore coinvolgimento dell’Unhcr nel monitoraggio dei centri per i rimpatri presenti sul territorio italiano e una maggiore trasparenza sull’esito delle visite.

Malore al Cpr, un morto

Un ventiseienne tunisino sarebbe morto in ospedale dopo avere avuto un malore nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Ponte Galeria, Roma. I fatti risalgono al 28 novembre. La madre dello straniero ha avvisato un deputato tunisino, che ha comunicato la notizia a LasciateCIEntrare. La notizia è stata poi riportata da Melting Pot, con la foto del tunisino.
Anche Benvenuti Ovunque ha riportato lo brani dello stesso comunicato, aggiungendoci anche il ricordo di un tunisino morto a Ponte Galeria 22 anni fa.
Al momento manca qualsiasi tipo di informazione sul tipo di malore riscontrato, il tipo di soccorso ricevuto e non risultano dichiarazioni o comunicati da parte di gestori, ospedali, autorità di garanzia.
Intanto nel Cpr di Gradisca d’Isonzo è stato individuato uno straniero sospettato di appartenere ad una cellula dell’Isis attiva in Tunisia.
Era in attesa di essere rimpatriato, mentre ora i siti di informazione parlano di possibile estradizione.
I politici leghisti ne hanno approfittato per ribadire le loro richieste riguardanti l’immigrazione: aumento dei giorni di permanenza nei Cpr, ampliamento delle funzionalità, del numero dei posti, del personale operante e dell’organico dei Giudici di pace, e ripresa delle ammissioni in Slovenia.
Inoltre hanno ripetuto che “un’immigrazione incontrollata, la politica delle porte aperte e un’accoglienza indiscriminata non funzionano”.
Il Pd ha stigmatizzato l’atteggiamento degli esponenti della Lega, “sempre pronti a strumentalizzare vicende come questa”, facendo notare che i controlli ci sono, ed è proprio grazie agli accordi bilaterali col governo tunisino per il monitoraggio del fenomeno terroristico e migratorio che sono possibili “centinaia di rimpatri settimanali nonché operazioni di altissimo profilo come quella odierna”.
Anche Fratelli d’Italia ha emesso un comunicato a seguito della notizia, per dire che non è possibile che in Italia entrino anche pericolosi terroristi e che c’è bisogno di estremo rigore nel verificare le entrate ai confini anche per motivi sanitari, vista la pandemia. “E’ l’ennesimo episodio che mette in dubbio l’adeguatezza della minstra che a questo punto dovrebbe quantomeno fare una riflessione sul suo operato”.
Per il Movimento 5 Stelle invece quanto avvenuto è “un’ottima dimostrazione del fatto che i controlli per la sicurezza nazionale nel nostro Paese funzionano e sono efficienti. Non capiamo quindi le strumentalizzazioni della Lega sulla questione, che invece dovrebbe congratularsi con i nostri servizi di intelligence e le forze dell’ordine per il lavoro svolto con impegno e professionalità”.
Intanto dal sud Italia non arrivano aggiornamenti. La notizia di una presunta evasione dal Cpr di Trapani, diffusa da alcuni siti locali, non è stata confermata da nessun sito di informazione, e nemmeno dai canali social della fonte della notizia. Comunque sembra confermato che il centro rimpatri sia stato usato almeno in un’occasione come hotspot, all’inizio di novembre, nel corso di un’operazione che è stata contestata dal sindacato di polizia Italia Celere. A quanto riporta Trapani Sì i migranti appena sbarcati sarebbero stati messi a dormire per terra nei luoghi di transito per raggiungere i vari uffici presenti nella struttura. Al termine delle operazioni i luoghi “si presentavano con materiale potenzialmente infetto e liquami sui pavimenti fuoriusciti dai servizi igienici”. La sanificazione da parte dei Vigili del Fuoco sarebbe avvenuta solo dopo la riapertura al transito di quei locali.
Italia Celere chiede come mai un Cpr con capienza di 204 posti sia costretto ad operare a regime ridotto con soli 36 posti. I lavori sarebbero costati circa 5 milioni di euro e sarebbero conclusi da oltre 3 mesi, ma il centro non è stato ancora consegnato a un gestore.
Gli stranieri ospitati sarebbero stati messi a dormire nella mensa, nella sala avvocati e nela sala culto.
Visto che al porto mancano i container per l’accoglienza e si è scelto di fare di Trapani un luogo di sbarco, il sindacato propone di riconvertire il Cpr alle funzioni di hotspot, come è già successo in passato.
Sui mass media la notizia non è praticamente arrivata, ma almeno una reazione politica c’è stata: il senatore Gasparri ha presentato un’interrogazione alla ministra dell’Interno riguardante l’operazione di sbarco dalla Sea Eye 4 avvenuta all’inizio di novembre.
A quanto pare nel Cpr di Milo sarebbero stati portati anche minori non accompagnati.
Non c’è traccia di risposte da parte della ministra Lamorgese.
Sul web risulta solo qualche brandello di dichiarazione secondo cui i migranti che arrivano in Italia non provengono da paesi a rischio e comunque al loro arrivo vengono vaccinati. Peccato che non vengano forniti dati su quanti migranti sono stati vaccinati finora, con quante dosi e come si procede se qualcuno volesse rifiutare il vaccino.
In questi giorni è il presidente del Consiglio Draghi a fare pressing sugli Stati europei e mediterranei per un maggiore coinvolgimento da parte loro in una gestione collettiva in cui ci sia “un equilibrio tra responsabilità e solidarietà”. Le sue dichiarazioni, rilasciate alla conferenza Rome Med – Mediterranean Dialogues, sono state riportate dalla stampa seguendo il consueto schema: non citare nessuna risposta da parte dei leader degli stati africani che si affacciano sul Mediterraneo, e non nominare gli altri partecipanti alla conferenza.
Draghi ha detto che vuole “rafforzare i flussi legali [di migranti] che sono una risorsa e non una minaccia per la nostra società”, ma non gli articoli non spiegano quanto e come.
Ha chiesto anche una soluzione a due stati in Israele, ha parlato della formazione del governo libanese, e del processo di pacificazione della Libia, con le elezioni che si terranno la vigilia di Natale e con l’esigenza di favorire il ritiro dei combattenti stranieri.
La Lamorgese si è occupata invece dell’accordo tra Italia e Francia che prevede anche attività congiunte di contrasto all’immigrazione irregolare. Che dovrebbe significare impedire di andare in Francia ai migranti che vogliono andare in Francia.
A proposito di Francia: è arrivata ieri la notizia dell’estradizione di un attivista italiano accusato di avere colpito un gendarme durante una manifestazione No Border.
Al presidio di solidarietà aveva partecipato anche Zerocalcare, secondo cui il mandato d’arresto era collegato ad “una cosa di cui tutti si riempiono la bocca, cioè la solidarietà con i migranti al confine”.
E Matteo Salvini che dice? Ieri era occupato a mettere alla berlina una diciottenne tunisina arrivata in Italia su un barcone. Perché? Perchè vuole diventare una star dei social. “Ecco a voi le preoccupazioni di una clandestina che sicuramente scappa dalla guerra”, faccina con risatella imbarazzata, “Siamo all’assurdo”.
Col tweet c’è un servizio di Diritto E Rovescio con tanto di montaggio subliminale: quando la ragazza dice “ho avuto paura, il viaggio è durato oltre 23 ore, senza mangiare, senz’acqua” viene inserito un filmato in cui la ragazza fa un video sul barcone, sorridendo verso l’inquadratura, con musica araba di sottofondo. “Hai avuto paura?”, chiede la giornalista. “Sì sì”, risponde lei. E viene inserito nel montaggio un altro video in cui lei prova a scherzare con gli altri ragazzi nel centro di accoglienza, e un altro in cui si vedono i migranti che festeggiano l’arrivo in Italia, “tra party improvvisati con assembramenti e poche mascherine”. Poi vengono usate anche inquadrature registrate dalla ragazza da sola in cabina, mentre accenna qualche balletto, sorride o posa con vestiti diversi.
Vorrebbe vivere all’occidentale, per questo ha lasciato la Tunisia. “Che lavoro vorresti fare?” “La star dei social media”, è la conclusione del video.
In sovrimpressione è aggiunta la dicitura, tutta in maiuscolo: “Scappa anche lei dalla guerra?”.
Commenti come al solito contrastanti. “Quale sarebbe il problema? Rifarsi una vita è diventata una colpa? O i sogni e le ambizioni devono rimanere in Africa?”, scrive uno. “Perché dovrei pagare le tasse per far diventare questa qui un’influencer? Da casa sua non poteva? Cos’è iliad non prendeva bene dalla sua camereetta?”, dice un altro.
Il segretario del Pd Letta non twitta niente sull’argomento. Sulla stampa circola qualche vaga dichiarazione sul fatto che “l’Europa sull’immigrazione è drammaticamente indietro. Bisogna abbandonare l’unanimità”, perché altrimenti “con Polonia e Ungheria non si farà nulla. E’ il momento di una cooperazione rafforzata sull’imigrazione”. Che tipo di cooperazione? Per fare cosa?
Ricollocamenti obbligatori?
Anche al di fuori del mondo politico si discute di come superare gli attuali problemi.
Intanto il Papa nel suo viaggio a Cipro ha incontrato alcuni migranti, rivolgendo loro parole di incoraggiamento. La notizia è stata riportata sul web col solito schema: solo le parole del papa, e non quelle dei migranti.

Undici migranti fuggono dal Cpr di Trapani

Il sito Trapani Oggi riporta una segnalazione del sindacato di polizia Italia Celere, in base alla quale 11 stranieri sarebbero riusciti a fuggire dal Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trapani Milo.
Nel centro, ristrutturato ad un costo di 5 milioni di euro e rientrato in funzione tre mesi fa, sarebbero stati presenti soltanto 33 stranieri.
Secondo il sindacato, l’impianto di videosorveglianza non era monitorato, quindi nessuno si sarebbe accorto di quanto stava accadendo. Inoltre i container di varie organizzazioni internazionali sono stati posizionati a ridosso del muro di cinta, facilitando lo scavalcamento.
Il sindacato nota anche varie contraddizioni, come ad esempio il fatto che ci sia un doppio muro di cinta ma i cancelli vengano lasciati aperti.
“Parti di tali falle sono causate dal lassismo causato dal continuo utilizzo della struttura come Hot Spot in occasione degli sbarchi”, dice il comunicato.
Degli stranieri che si sarebbero allontanati non si sa assolutamente niente. Nei Cpr ci finiscono sia stranieri irregolari catturati sul territorio, alcuni con precedenti penali o appena scarcerati, sia migranti economici appena sbarcati, ad esempio tunisini che vengono rimpatriati in tempi molto brevi grazie agli accordi esistenti tra l’Italia e il loro Paese.
Il sito LaPresse ha scritto all’inizio del mese che il Cpr di Trapani Milo sarebbe stato utilizzato per ospitare per breve tempo 121 minori non accompagnati, mentre ne veniva organizzato lo smistamento tra gli appositi centri a Trapani, Ragusa e Salemi. L’indiscrezione non è stata confermata.
Intanto i siti locali di Lucca hanno riportato la notizia dell’accompagnamento al Cpr di Torino di un trentasettenne marocchino con una lunga sfilza di precedenti penali: rapina, lesioni, minaccia e resistenza a pubblico ufficiale e evasione. Evasione da dove? Avvenuta quando? Non si sa. Foto di repertorio di un poliziotto di spalle accanto ad una macchina.

Trapani, due arresti al Cpr

Trapani Oggi ha riportato uno strano comunicato, secondo il quale due stranieri sarebbero stati arrestati nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di contrada Milo, dove erano stati portati dopo essere sbarcati clandestinamente sull’isola di Favignana. Entrambi sarebbero tunisini. Uno dei due deve scontare una pena di oltre un anno di reclusione per reati in materia di stupefacenti e rapina, commessi a Trento tra il 2010 e il 2016. L’altro invece “era destinatario di un decreto di espulsione, emesso dalla questura di Trento nel gennaio del 2019, provvedimento al quale l’uomo non aveva mai ottemperato per cui è stato dichiarato in arresto e messo a disposizione della competente autorità giudiziaria per le determinazioni del caso”. Se non aveva mai ottemperato, come mai è sbarcato a Favignana? Era già stato rimpatriato una volta? Manca una parte della storia?
Altri siti locali riportano lo stesso comunicato senza chiarire i dubbi.
Non si sa quanti altri migranti sono arrivati sull’isola in questi giorni, né che fine abbiano fatto. Il sito Tp24 racconta che un migrante è rimasto ferito durante uno sbarco, rimanendo bloccato in una zona impervia tra gli scogli. Per recuperarlo è stato necessario l’intervento di un elicottero del soccorso alpino, che lo ha issato a bordo col verricello.
In estate un migrante tunisino è morto annegato mentre cercava di approdare nella vicina isola di Levanzo.

Trapani, arrestato presunto trafficante

Un trentatreenne tunisino è stato arrestato a Trapani in quanto ritenunto uno dei componenti di un’organizzazione dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’uomo era ricercato dal gennaio 2019 ed è stato individuato tra i passeggeri di un barcone intercettato al largo delle coste di Marsala e poi trasferiti al centro rimpatri di Trapani Milo.
La notizia è riportata da Trapani Sì, con foto di repertorio di due auto di polizia e carabinieri.
Il mese scorso due stranieri che erano stati portati nello stesso centro sono stati arrestati, uno perché doveva scontare una pena per reati in materia di stupefacenti, l’altro per resistenza a pubblico ufficiale, reati contro il patrimonio e evasione (non si sa da dove).
Il centro rimpatri trapanese è stato chiuso per molto tempo, e non ne è mai stata annunciata la data di riapertura. Ancora a luglio scorso si parlava genericamente di una “prossima attivazione”, in vista della quale era stato firmato un protocollo d’intesa tra prefettura e azienda sanitaria provinciale.
Il centro era fuori uso da febbraio 2020, quando era stato danneggiato nel corso dell’ennesima rivolta.

Prossima la riapertura del Cpr di Trapani

Qualcuno, tempo fa, aveva dato per scontato che il Centro di Permanenza di Trapani era rientrato in funzione dopo un lungo periodo di chiusura nel quale sono stati svolti lavori di ristrutturazione. Ora invece Trapani Sì, racconta che l’apertura del centro è imminente, ed è appena stata firmata la convenzione tra la prefettura e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani. L’accordo prevede, tra l’altro, controlli anti-covid dei migranti, con tamponi molecolari o test antigenici al momento dell’ingresso o dell’uscita del centro.
Alla firma erano presenti rappresentanti del ministero dell’interno, il sindaco, un esponente dell’Asp, un colonnello dell’aeronautica e un rappresentante del comune, mentre non si fa nessun cenno all’ente gestore: non si sa se l’appalto è già stato assegnato o no, e non si dice quando il centro entrerà in funzione.
Negli ultimi giorni ci sono state polemiche a Milano e Torino proprio a causa dell’assenza di convenzioni con il servizio sanitario nazionale per quanto riguarda l’assistenza medica. In quei casi non si parlava della questione dei tamponi, ma delle visite specialistiche all’interno dei centri, della tutela della salute dei migranti e della trasparenza dei dati riguardanti la situazione. E’ recente la notizia del suicidio di uno straniero a Torino: l’uomo era stato rinchiuso dopo essere stato picchiato in strada da tre italiani ed era particolarmente depresso, ma a quanto pare i gestori non se n’erano accorti (direttore e medico sono finiti sotto indagine); inoltre era stato messo in isolamento, senza compagni e telecamere di sorveglianza o modi per chiedere aiuto, a causa del sospetto di una malattia contagiosa della pelle che in realtà non aveva.
L’accordo raggiunto a Trapani garantisce anche l’accesso a prestazioni sanitarie e specialistiche nei presidi ospedalieri distrettuali. Quello che è stato pubblicato da Trapani Sì non è altro che il lancio che si trova sul sito dell’Ansa, a cui è stata aggiunta una firma e sostituita la foto: invece della foto di gruppo dei partecipanti alla riunione, c’è una panoramica del centro, con le sue inconfondibili recinzioni gialle. Non si sa a quando risale la foto. Negli ultimi casi di apertura dei Cpr, ai giornalisti non è stato consentito di visitare le strutture neanche prima che venissero riempite di ospiti, tanto per constatare come sono stati spesi i soldi stanziati (che oggi nessuno sa quanti sono).