Foto dai Cie

Sul sito di Repubblica c’è un reportage di 27 fotografie realizzate dal fotografo Mario Badagliacca nel corso degli ultimi tre anni nei Centri di Identificazione ed Espulsione di Roma e Bari.
Il lavoro ha vinto un premio, e sarà in mostra in Scozia nei prossimi giorni.
Badagliacca è stato anche invitato a St. Andrews, a nord di Edimburgo, a tenere un seminario di presentazione del suo lavoro.
Pochi giorni fa una delegazione di cui facevano parte anche alcuni giornalisti ha avuto accesso al Cie di Bari. Alla stampa è stato vietato fotografare gli ambienti e filmare le interviste. La notizia è stata riportata sempre su Repubblica, nelle pagine locali.
Gli scatti di Badagliacca sono tutti in bianco e nero, a sottolineare il senso di oppressione che si prova all’interno di una struttura interamente circondata da sbarre, dove i panni vengono tesi ad asciugare sulle finestre o nei corridoi, su fili attaccati ai cardini delle porte.
Sono in bianco e nero anche le foto dei disegni che i bambini hanno inviato all’interno del centro. In uno si legge: “Papà, mi manchi un mondo. Torna a casa. La notte non riesco a dormire”.
Al fotografo è stata anche mostrata una scacchiera fatta a mano dai reclusi, con cartoncino e tappi di due colori diversi a rappresentare le pedine. Nei centri di espulsione gran parte del tempo scorre senza nessuna attività organizzata da svolgere. Fino a poco tempo fa il tempo massimo di permanenza era di 18 mesi, senza nessun legame con reati commessi, ma solo con le lentezze burocratiche nelle procedure di identificazione da parte dei paesi di appartenenza.
Di recente il limite è stato abbassato a tre mesi, ed entrerà in vigore nei prossimi giorni. Molti stranieri dovranno essere rilasciati, ma nessuno ha diffuso stime in proposito.
Nel commentare il divieto che era stato imposto ai giornalisti di scattare foto nel Cie di Bari, due deputati di Sinistra Ecologia e Libertà hanno dichiarato: “Uno stato civile non ha paura di far vedere i propri luoghi di detenzione. L’unico pericolo delle immagini è per chi ha la responsabilità di mantenere in condizioni di dignità umana in questi luoghi”.
Ad ottobre uno dei reclusi nel Cie barese si era cucito la bocca per protesta. I siti di informazione hanno riportato distrattamente la notizia, e poi l’hanno lasciata cadere senza riportare ulteriori sviluppi. Nello stesso centro in questi giorni ci sono alcuni reclusi che si sono martoriati le gambe per protesta, procurandosi decine di tagli con le lamette. Sul loro conto non sono stati diffusi ulteriori dettagli.

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