L’accoglienza in Trentino

Dal Trentino non arriva ancora nessuna notizia sulla possibile apertura del Cie/Cpr. Comunque c’è stata un’audizione in Consiglio Regionale con l’assessore alle politiche sociali e gli enti del terzo settore in cui si è fatto il punto sulla questione dell’accoglienza.
La regione ospita 1600 richiedenti asilo, distribuiti in 59 comuni, ma in larghissima parte concentrati a Trento e Rovereto. La quota assegnata dal Governo al Trentino è di 1781 migranti, finora, pari allo 0,9% delle persone sbarcate sulle coste italiane.
Il resoconto dell’audizione è stato pubblicato da Trento Today.

Trentino, Agire contro tutti. Milano, domani #20maggiosenzamuri

I consiglieri regionali di Agire per il Trentino hanno diffuso un lungo comunicato in cui spiegano i motivi della loro delusione per il fatto che la loro mozione per l’apertura di un Cie in regione è stata bocciata dal consiglio.
Se la prendono con “una certa sinistra politica che demonizza i Cie e cerca di screditarli in ogni modo”. “Non è dato sapere sa da parte dell’opposizione vi sia stata una presa di distanza da tale proposta in quanto politicamente scomoda, oppure abbiano fatto breccia le varie motivazioni addotte dalla sinistra, come tra le più risibili la possibile formazione di una rete di contatti criminali all’interno delle strutture o l’arrivo di nuovi soggetti problematici”. Anche in carcere arrivano soggetti problematici da fuori regione. “E quindi che facciamo, chiudiamo il carcere per scongiurare il pericolo che si formino reti di rapporti criminali all’interno della struttura?”.
Apparentemente i consiglieri stanno lottando contro il nulla. Sul web non compaiono comunicati con le ragioni di chi ha votato contro. Non vengono riferiti neanche i nomi dei consiglieri, né un riassunto delle loro motivazioni. L’unico sito che ha raccontato quanto è successo è il Dolomiti. L’esito della votazione è stato 30 no, 6 sì, 7 astensioni. A complicare le cose il fatto che le sigle politiche presenti in Trentino hanno nomi che al di fuori della regione non vogliono dire niente.
L’apertura di un Cie per ogni regione era un cavallo di battaglia della Lega, quando Maroni era ministro. Ora che leghisti e destra sono all’opposizione, il leitmotiv è diventato che aprire Cie con una capacità complessiva di 1.100 posti è praticamente niente, a fronte di 180 mila migranti sbarcati l’anno scorso.
Il Pd, quando era all’opposizione, era contrario ai Cie. Ora che è al governo, appoggia il piano del ministro Minniti di aprirne uno in ogni regione. Con una avvertenza: che non si chiamino Cie, ma Cpr. Centri per i rimpatri anziché per le espulsioni. Come se il loro scopo fosse diverso. Il cambio di nome serve ad indicare un cambiamento nel loro funzionamento interno. Le procedure dovrebbero essere più rapide, e i diritti umani rispettati. Anche se finora non è poi così evidente in cosa consistono i cambiamenti. Gli amministratori locali del Pd, contrari ai Cie senza se e senza ma, sono favorevoli ai Cpr, e hanno presentato una lista di condizioni che devono essere soddisfatte.
Le indiscrezioni giornalistiche hanno già diffuso una lista di 11 centri che potrebbero aprire a breve. Altre 4 regioni non hanno ancora presentato la loro proposta. Il Trentino non è stato preso neanche in considerazione. Tuttavia solo Valle d’Aosta e Molise sarebbero escluse dal piano Minniti.
Indiscrezioni diffuse qualche tempo fa parlavano di Cpr che potrebbe aprire a Roverè della Luna, quasi a metà strada tra le città di Trento e Bolzano, ma negli articoli di questi giorni il nome non spunta. Forse si spera che al Ministero se ne dimentichino al più presto.
Intanto siamo alla vigilia della manifestazione di Milano #20maggiosenzamuri. Scrive il Manifesto che “la complicata macchina organizzativa della giornata” ha raggiunto “un accordo di massima sulla composizione della piazza”, frutto di una lunga trattativa su “un evento concepito con alcune ambiguità che hanno provocato le tradizionali risse a sinistra”.
Il problema è che gli organizzatori dell’iniziativa sono anche quelli che appoggiano l’istituzione dei nuovi Cpr. Sono favorevoli sia all’accoglienza di chi ne ha diritto, sia all’espulsione di chi, secondo loro, non ne ha diritto. Chi si oppone ai Cpr ha deciso di partecipare comunque al corteo, per evitare di lasciare la piazza agli altri. Il loro scopo è “dare dignità politica anche allo spezzone che intende coniugare il generico concetto di ‘accoglienza’ con una decisa critica della legge Minniti-Orlando”, riassume il Manifesto.

La strana discussione sul Cie in Trentino

Quattro consiglieri regionali di opposizione in Trentino hanno presentato una mozione in cui si chiedeva l’istituzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione.
Il consiglio gliel’ha bocciata: 30 no, 6 sì, 7 astensioni.
Ad essere contrari al centro di espulsione ci sono i leghisti, e il Pd.
La cosa strana è che a livello nazionale il Pd è favorevole ai Cie, purché si chiamino Cpr. Centri per il rimpatrio anziché per le espulsioni. E anche la Lega era favorevole ad aprire un Cie ad ogni regione, per lo meno quando Maroni era Ministro dell’Interno.
Cinque mesi fa l’attuale Ministro Minniti ha annunciato l’apertura di un centro per i rimpatri in ogni regione.
Nei giorni scorsi è stata diffusa una lista delle città che sono state segnalate dalle regioni come possibile sede di Cie. Il Trentino non è stato neanche preso in considerazione, insieme ad altre tre regioni. Di altre quattro si è detto che non hanno ancora comunicato la loro scelta. Ma nelle scorse settimane una indiscrezione è venuta fuori anche a proposito del Trentino: Roverè della Luna, una località che si trova a metà strada tra le province di Trento e Bolzano, dove c’è una struttura in disuso che potrebbe essere adattata a centro di espulsione. Visto che non sono emerse alternative finora, può anche essere che sarà quella la scelta definitiva.
La cosa strana è che nell’articolo che è stato pubblicato sul Dolomiti non si fa cenno a tutto questo: non si nomina Roverè, né Minniti, né la parola rimpatri. Come se in questi mesi non fosse successo niente.
Giusto un consigliere, “non certo di sinistra”, dice: “Io aspetterei che tutte le regioni si dotassero di un Cie, prima di aprirlo qui da noi”.
Nella mozione c’era scritto che il Cie sarebbe stato provvisorio. Chi ha votato contro l’ha fatto anche perché in Italia “le cose provvisorie diventano definitive”. E questo è più che prevedibile: il Cie avrebbe 100 posti, a fronte all’arrivo di quattromila immigrati al giorno, come riferisce un altro consigliere. “I Cie sono una piccolissima valvola di sfogo … Il problema è a monte: se non si risolve il modo e la gestione dell’immigrazione a livello internazionale non si risolverà il problema”.
Una consigliera di Fratelli d’Italia parla dei problemi che si vengono a creare con i Cie: prima di tutto “sono punti raccolti di soggetti problematici che vengono anche da fuori zona” e poi “perché all’interno dei Cie si creano fitte reti di rapporti con l’esterno con tutto quello che possiamo immaginare. Un indotto di criminalità che andrebbe a sommarsi a quello che già abbiamo”.
Che venga gente da fuori regione è vero ora, ma dovrebbe esserlo di meno in futuro. Oggi ci sono solo tre Cie in tutta Italia, per gli uomini, e uno per le donne. Normale che se uno straniero viene catturato in una regione senza Cie, poi venga portato in una regione col Cie. Ma quando ci sarà un centro di espulsione in ogni regione, questo fenomeno dovrebbe contare meno, ogni regione potrà essere autosufficiente. Anche se è vero che questo non sta scritto da nessuna parte, e gli spostamenti da una regione all’altra potrebbero essere inevitabili.
Per quanto riguarda i rapporti con l’esterno, forse si fa un po’ di confusione con i centri di accoglienza. Nei Cara gli stranieri sono liberi di uscire. Inoltre, richiamano coloro che dall’accoglienza sono esclusi, o che aspettano il pronunciamento della commissione per il riconoscimento dell’asilo (possono volerci due anni). I Cie sono centri di detenzione. Gli stranieri non possono uscire, tranne durante le evasioni. Oppure quando viene riconosciuto loro un motivo per rimanere in Italia (ovvero nel 50 per cento dei casi…)
E a proposito di centri di accoglienza: nella notte di ieri al Cara di Gradisca d’Isonzo c’è stata una maxi rissa, anzi, due grandi tafferugli secondo quanto riporta il Piccolo. Tensioni tra pakistani e afghani, a quanto si dice.
L’episodio capita proprio in concomitanza con il pressing che la presidente della Regione Serracchiani sta facendo al Ministero, dopo l’indiscrezione che il Cpr friulano sarà riaperto a Gradisca.
“Mai più un Cie in Friuli”, scrive il Messaggero Veneto, ma il Cpr va bene. Ad alcune condizioni. Una delle quali è la chiusura del Cara: “Per la comunità locale di Gradisca d’Isonzo la presenza del Cara ha comportato una forte incidenza della popolazione straniera su quella locale, creando concreti e rilevanti disagi”, ha spiegato la Presidente della Regione.

Cpr in Trentino e Veneto

Proseguono le reazioni alla diffusione della lista ufficiosa di 11 regioni nelle quali nei prossimi mesi verrano aperti i Centri Per i Rimpatri previsti dal decreto Minniti.
Nella lista non compaiono il Trentino e il Veneto. I giornalisti ne hanno chiesto il motivo alle autorità locali. Nel primo caso il presidente della regione Kompatscher ha detto che si sta ancora discutendo per individuare la sede in cui realizzare la struttura, sebbene l’unico nome che è trapelato, che è stato anche uno dei primi a livello nazionale, è quello di Roverè della Luna, località che si trova più o meno a metà strada tra le due province di Trento e Bolzano. La decisione potrebbe essere scontata, ma a quanto pare le due province hanno chiesto chiarimenti al Ministero sulle caratteristiche richieste. “Chiarito il quadro, invieremo le nostre proposte”, ha detto Kompatscher.
Diversa la situazione in Veneto, dove, a sorpresa (ma fino a un certo punto), le autorità leghiste sono contrarie al centro di espulsione.
E’ proprio l’assessore ai flussi migratori Manuela Lanzarin a dichiarare, secondo quanto riporta il Mattino di Padova: “Non forniremo alcuna indicazione, siamo fermamente contrari alla politica del Governo che non affronta il problema alla radice ma si limita a scaricane gli effetti sui territori”.
“Non si va da nessuna parte fino a che la Libia e gli altri paesi nordafricani non accetteranno, o verrà loro imposto, che la comunità internazionale istituisca centri di accoglienza o riconoscimento sui loro territori, per respingere i non aventi diritto e accudire e inviare gli altri in Europa”, dice l’assessore.
Il risultato sarà che gli stranieri da espellere dal Veneto dovranno essere inviati in altre regioni, come succede anche adesso.
Già Maroni, qualche anno fa, aveva inserito il Veneto nella lista delle regioni in cui era una priorità aprire un centro di espulsione. L’iniziativa si era impantanata a causa dell’opposizione delle autorità locali, anche quelle di destra. Le quali non erano contrarie al Cie per principio, soltanto che nessuna lo voleva sul proprio territorio.
Intanto ricompare nelle cronache la nave norvegese Siem Pilot, che avevamo lasciato a Cagliari a metà del mese scorso. Dopo essere ripartita dalla Sardegna, dove aveva sbarcato più di 800 migranti, l’imbarcazione è tornata nelle acque a sud di Malta, ha toccato le coste siciliane, ed è arrivata ora a Salerno con un carico di oltre 900 migranti (tra cui il cadavere di un bambino).
Gli stranieri sono stati smistati tra le varie regioni. 50 sono toccati al Trentino Alto Adige, 25 per ogni provincia.
La nave è già ripartita diretta a sud.

Centrodestra: un Cie in Trentino

Tre consiglieri di centrodestra hanno annunciato la presentazione di una mozione in Consiglio Provinciale di Trento per chiedere di accelerare le pratiche per l’istituzione di un centro di espulsione sul territorio.
I consiglieri hanno notato che il carcere ospita 360 detenuti a fronte di una capienza di 280 posti. 262 sono gli stranieri.
Il 38 per cento dei detenuti si trovano dentro per reati relativi alla droga.
Sul luogo in cui allestire il Cie i consiglieri non si sbilanciano: si limitano a dire “possibilmente non in zona residenziale”. In questi mesi è già circolata qualche indiscrezione sulla possibile località, a metà strada tra Trento e Bolzano, ma decisioni definitive non sono state ancora prese.
Secondo il Ministero il centro deve trovarsi nei pressi delle vie di comunicazione che conducono ad un aeroporto.
Ovviamente i consiglieri di centro destra specificano di non volere un campo di concentramento, ma un centro rispettoso dei diritti umani.

Trentino, se ne riparlerà prima dell’estate

Il governatore del Trentino Alto Adige ha commentato in breve la proposta del ministro Minniti di aprire un Cie in ogni regione italiana. “Tutte le decisioni in merito alla realizzazione dei Centri verranno prese insieme”, ha detto. “Abbiamo chiesto un coinvolgimento totale allo Stato e siamo certi che sarà così. I tempi non saranno brevi. E’ necessario individuare una struttura che sia adatta e poi discutere di tutti i dettagli tecnici. Se ne riparlerà prima dell’estate”.
Insomma, il Cie si farà, ma i dettagli sono ancora tutti da decidere. Nei giorni scorsi alcune indiscrezioni hanno fatto emergere il nome di Roverè della Luna, una località nei pressi del confine tra le due province di Trento e Bolzano, in cui c’è un ex poligono militare che sarebbe adatto allo scopo. Due settimane fa due consiglieri provinciali del Pd di Trento hanno presentato un’interrogazione a risposta immediata all’assessore competente, manifestando i dubbi sulla natura giuridica dei Cie e le perplessità viste le precedenti esperienze fallimentari. L’assessore ha risposto che non si tratterà di un Cie, ma di una struttura che trattenga per breve tempo i migranti che abbiano ricevuto diniego come profughi e abbiano mostrato pericolosità sociale. “Non ci sono però, ha concluso Zeni, concrete indicazioni sulla creazione di simili centri in Trentino se non quella generica che ne verrà creato uno in ogni regione”, scriveva La Voce del Trentino a fine gennaio.
In un articolo sul sito del Pd Trentino viene riportata l’opinione del capogruppo del Partito Democratico in consiglio regionale: “[Siamo] pronti a fare la nostra parte, ma non ad aprire in Trentino centri come sono stati i Cie. Ci auguriamo di non essere di fronte a un semplice cambio di nome”. E ancora: “Credo [che il Trentino] possa e debba pretendere che sul suo territorio non sorgano centro incompatibili con il valore della solidarietà su cui poggia la nostra intera Autonomia”, fermo restando che non ci si può chiamare fuori dalla questione dei flussi migratori, che interessano tutto il paese e tutta Europa.
L’articolo contiene anche l’opinione del presidente dell’Ordine degli Avvocati del Trentino, che rileva l’inadeguatezza del reato di clandestinità, l’incompatibilità dei Cie con la Costituzione, e promette che “l’avvocatura vigilerà perché non vengano adottati provvedimenti che mettono in discussione i principi costituzionali”.

Trentino, spazio per 300 migranti in più

Scrive L’Adige che nel 2017 il Trentino dovrà dare ospitalità a 1.781 migranti. L’anno scorso la cifra era 1.475. L’aumento supera di poco le trecento unità. Il numero è stato calcolato in percentuale rispetto al totale nazionale: lo 0,89% dei posti garantiti a livello nazionale dovrà essere assegnato a ciascuna delle due province di Trento e Bolzano.
Se però il numero di migranti ospitati in Italia dovesse essere più alto, anche la quota assegnata al Trentino dovrebbe aumentare.
Non si sa nulla ancora a proposito del nuovo Cie che dovrebbe essere aperto in regione. Nei giorni scorsi era trapelato il nome di Roverè della Luna, località sul confine tra le due province, che potrebbe essere adatta allo scopo, ma al momento si tratta solo di un’indiscrezione.
A fine gennaio due consiglieri del Partito Democratico hanno presentato un’interrogazione all’assessore regionale competente in materia. Il quale, secondo quanto riporta la Voce del Trentino, avrebbe risposto che in Trentino non ci sarà un Cie, perché queste strutture non hanno funzionato, e che si punta su qualcosa di diverso; si prevedono strutture che per breve tempo trattengano migranti che hanno ricevuto diniego come profughi e abbiano mostrato una pericolosità sociale.
Si sarebbe anche potuto aggiungere che i rimpatri non avverranno più utilizzando un aereo, bensì un velivolo dotato di ali che, sospinto da uno o più motori, è in grado di decollare e atterrare su piste e volare nell’atmosfera terrestre sotto il controllo di uno o più piloti.
Comunque gli stessi consiglieri Pd hanno replicato di non essere per niente convinti, in particolare a proposito della natura giuridica di questi centri.
Il Manifesto oggi commenta: “La rivoluzione, per ora è solo nel nome”. I nuovi Cie saranno infatti chiamati Cpr, Centri Per il Rimpatrio. Oggi pomeriggio il Ministro dell’Interno parlerà alle commissioni riunite Affari Costituzionali di Camera e Senato, nei prossimi giorni dovrebbe essere pubblicato un apposito decreto, e allora si saprà qualcosa di più preciso.