Africano arrabbiato, la notizia sparisce

Ieri il sito La Voce del Trentino aveva raccontato che un africano arrestato nel corso di un blitz dei carabinieri a Trento aveva spaccato a calci il finestrino della macchina dell’Arma in cui era stato rinchiuso. Oggi l’articolo è scomparso dal sito senza lasciare traccia. La notizia era documentata da un video che si trova tutt’ora su Youtube, pubblicato il 21 luglio da Cierre Edizioni senza didascalia, intitolato “Trento”. In due giorni le visualizzazioni sono oltre mille.
Nessun altro sito web ha ripreso la notizia. Trentino, quotidiano del Gruppo Espresso, ha riportato il bilancio del blitz delle forze dell’ordine che ha visto impegnati oltre 100 tra carabinieri e poliziotti, per ottenere un bilancio di cinque accompagnamenti al Cie, sette allontanamenti dal territorio nazionale due fogli di via obbligatori e 2 ammonimenti orali. I 5 accompagnati al Cie sono marocchini e tunisini protagonisti delle risse di piazza Dante e del lancio di sampietrini contro un poliziotto. Evidentemente i fatti dei giorni scorsi hanno destato un certo scalpore a livello locale, tanto da provocare prima un corteo delle destre e poi il blitz delle forze dell’ordine. Solo che seguendo le notizie via internet risulta difficile capire cosa è successo e quando. Gli articoli sul blitz non fanno alcun riferimento al corteo delle destre. E gli episodi della rissa e del sampietrino non risultano documentati, o almeno non sono linkati.
Lo straniero che compare nel video non sembra, a prima vista, né tunisino né marocchino. Apparentemente il video non era stato diffuso in precedenza su Youtube. Così resta la domanda: che cosa documenta di preciso, quel video? I fatti sono avvenuti veramente a Trento in questi giorni? Se sì, perché la notizia è stata rimossa e nessuno l’ha confermata? Se no, quando e dove è stato girato?

Trento, blitz nel centro storico

Circa cento tra poliziotti e carabinieri hanno partecipato ad una operazione in centro storico a Trento che ha portato alla cattura e al trasferimento al Cie di Torino di 5 stranieri, a 7 provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale, 2 fogli di via, due ammonimenti orali.
L’operazione era mirata a contrastare lo spaccio di stupefacenti e i reati predatori, dopo che negli ultimi giorni alcuni politici hanno sollevato l’allarme sul degrado nel quale starebbe sprofondando la città.
Uno degli stranieri arrestati, dando in escandescenza, dopo essere stato ammanettato e chiuso dentro l’auto dei carabinieri, ha cominciato a prendere violentemente a calci il finestrino, danneggiandolo*. Il video è stato diffuso su Youtube. Ha ricevuto quasi 450 visualizzazioni da ieri ad oggi, un mi piace e un commento: “Una scimmia arrabbiata”.
La notizia è stata ripresa dalla Voce del Trentino, che ripete più volte che si tratta di un “nordafricano”, anche se a prima vista sembrerebbe essere originario dell’Africa subsahariana. Ma il sito non fornisce nazionalità degli arrestati. Dice pure che il vetro “è andato in frantumi”, mentre nel video si vede che il vetro resiste ai calci, e pur fratturandosi rimane al suo posto.
Mercoledì scorso le destre sono scese in piazza a Trento per chiedere maggiore sicurezza nelle strade. Il Secolo Trentino ha pubblicato un comunicato di un’esponente di Agire per il Trentino, che ha ricordato che l’Italia versa 224 milioni di euro nelle casse del Governo Turco per la gestione dei rifugiati. “Quanti sono i rifugiati Siriani presenti sul territorio trentino? Probabilmente nessuno visto che paghiamo la Turchia per tenerli nelle tendopoli”, riassume il sito, tirando a indovinare.
Altri due esponenti di Agire hanno scritto un comunicato, anch’esso pubblicato sul Secolo, in cui attaccano gli assenti alla manifestazione, scagliandosi soprattutto contro il Movimento 5 Stelle, ma anche contro le destre nostalgiche e tutti quelli che non c’erano (“da buoni pusillanimi hanno disertato il corteo per la sicurezza”). Un comunicato molto politichese, in cui non si parla per niente di problemi concreti, né di richieste concrete in termini di sicurezza. “L’obiettivo è quello di governare, non staremo con le mani in mano nel momento in cui si porranno le basi per creare un’opposizione divisa, corruttibile, senza una minima strategia comune”, eccetera eccetera. Sui temi della sicurezza e dell’immigrazione “si giocherà la prossima partita elettorale”. Ecco la questione, altro che la situazione reale.
Il Secolo riporta anche la risposta da parte del Movimento 5 Stelle: “chi vuole capire capisce… tutto il resto noia… non abbiamo mai mancato di denunciare le mancanze di questa amministrazione… il vuoto spinto è difficile da giudicare…” eccetera eccetera. Politichese anche qui, nessun riferimento a quale è la situazione concreta, e quali le soluzioni suggerite. A parte mandare al potere noi anziché loro.
Lo stesso sito ricorda che la Lega Nord ha ovviamente aderito al corteo. “Trento è ormai ridotta a una centrale di spaccio di droga, in cui dilagano la prostituzione e il degrado”, dicono i leghisti.
Pochi giorni fa in Trentino Casapound ha affisso una cinquantina di striscioni con la scritta “Refugees not welcome” lungo l’autostrada per il Brennero, in provincia di Bolzano. “Le politiche italiane sull’accoglienza sono sempre state fuori controllo e tutta Europa sembra essersene resa conto tranne noi”, ha detto un consigliere comunale.
L’altroieri la Voce del Trentino ha riportato le dichiarazioni del presidente dell’Inps Tito Boeri (che è anche direttore scientifico del festival dell’economia di Trento), secondo cui gli immigrati versano ogni anno 8 miliardi in contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di 5 miliardi per le casse dell’Inps”. Il sito titolava “Migranti regolari regalano 5 miliardi all’Inps”, e riportava le dichiarazioni di Salvini e della Boldrini. Il primo ironizzava sul fatto che allora servono più immigrati (“Boeri vive su Marte”), la seconda elogiava Boeri per avere ricordato “il contributo positivo che [i rifugiati] danno in termini di saldi fiscali e contributivi”. Ovviamente si stanno mischiando vari discorsi diversi: uno straniero che lavora regolarmente in Italia non è necessariamente un rifugiato; e Boeri si riferiva solo alle spese pensionistiche, non alle spese di accoglienza.
Nessuno riporta dati aggiornati sul numero di siriani presenti in Trentino. A luglio dell’anno scorso, Cinformi (sito che si occupa di notizie che riguardano gli immigrati in Trentino) raccontava dell’arrivo di 29 profughi, e della loro gratitudine verso tutti coloro che sono coinvolti nelle operazioni di accoglienza.

* Nel giro di poche ore la notizia del danneggiamento è scomparsa dal sito senza spiegazioni. Nessun altro sito web ha confermato che l’episodio sia effettivamente avvenuto. In effetti, nessuno ha neanche smentito ufficialmente questa ricostruzione. Dopo due giorni il video era ancora su Youtube: mille visualizzazioni, nessuna didascalia.

Trento, corteo per la sicurezza

Lega, Forza Italia e Agire per il Trentino hanno organizzato per oggi alle 18 un corteo a Trento per chiedere maggiore sicurezza. Gli organizzatori auspicano di radunare un migliaio di partecipanti. L’iniziativa nasce “a seguito degli episodi gravissimi avvenuti nelle ultime settimane nelle vie centrali della città. Trento ormai è ridotta a una centrale di spaccio di droga, in cui dilagano la prostituzione e il degrado”, spiega il locale segretario della Lega Nord. E un consigliere di Agire ricorda: “Agire per il Trentino aveva proposto la creazione di un Cie ed è stato schernito”. Minniti ha previsto la creazione di un centro per i rimpatri in Trentino, ed è stata anche ufficiosamente individuata una località tra le provincie di Trento e Trieste, ma il nome non compare nella prima lista che è stata diffusa dal Ministero. Quindi la costruzione dei nuovi Cie partirà da altre regioni (che magari il Cie non lo vogliono), per poi spostarsi al Trentino (dove pure si prevedono polemiche).
La Voce del Trentino riporta le dichiarazioni degli organizzatori, senza spiegare quali sono i “gravissimi episodi” a cui questi fanno riferimento. Le ultime notizie sul fronte droga parlano solo di un trentenne fermato con un piccolo quantitativo i cocaina e hashish per uso personale.
Nulla di preciso da segnalare sul fronte della prostituzione.

Trentino, i capogiri della mente umana. Civitavecchia, sopralluogo al porto

Il sito La Voce del Trentino ha pubblicato un editoriale firmato da un esponente politico locale di centrodestra in cui si mettono sotto accusa “i rappresentanti delle sinistre”. I quali, a livello locale, si sarebbero schierati apertamente a favore della chiusura dei porti. C’è stata una lettera di uno di loro pubblicata su un giornale, perfettamente in linea con la presa di posizione di Renzi, “aiutiamoli a casa loro”, che ha fatto molto discutere.
“E’ in atto un cambio di strategia da parte della sinistra sul tema dei migranti”, scrive l’autore dell’articolo. “Quando c’è aria di elezioni i capogiri della mente umana raggiungono livelli esorbitanti, in questo caso dovuti al fatto che nel centro-sinistra, se non si sta capendo nulla di quello che si sta dicendo, si ha perlomeno capito che i temi scottanti alle prossime elezioni (nazionali e locali) saranno quelli dell’immigrazione e della sicurezza”. “Tuttavia, se la memoria può servire a qualcosa, sicuramente è a non farsi prendere in giro dai politicanti di professione: è ormai assodato che la sinistra italiana è stata una dei maggiori sponsor dell’immigrazione incontrollata, e il Patt ancora una volta ne è stato complice”, si legge ancora nell’articolo. (il Patt è il Partito Autonomista Trentino Tirolese, orientato a sinistra nell’ultimo decennio).
Anche nel Lazio, a livello locale, c’è una certa ostilità nei confronti dell’apertura dei porti. Nel centrodestra, ma anche in Mdp, dopo che c’è stato un sopralluogo alla banchina 28 del porto di Civitavecchia in vista dell’organizzazione di possibili sbarchi. Si parla dell’istituzione di un hotspot. Qui il Pd non si è esposto, Mdp accusa le parlamentari del territorio “Poco incisive nella loro azione istituzionale e conseguentemente poco avvezze al confronto e all’informazione della collettività che le ha elette, cosa che fa il paio con la trascuratezza politica e con la superficialità del momento in cui, di due almeno una, avrebbe potuto utilizzare un canale preferenziale con il ministro del suo stesso partito, nel tentativo di farlo desistere dal provvedimento”, si legge in un comunicato pubblicato con gli altri su Civonline, senza il nome della persona di cui si sta parlando. Una presa di posizione arriva anche dal Polo Democratico, alleato Pd, che da un lato dice che la città non si sarebbe tirata indietro comunque, dall’altro contesta il fatto che non ci sia stato un Consiglio Comunale che esaminasse la vicenda, ottenendo garanzie in ordine “alla sicurezza, alla sanità, all’ordine pubblico e alla pubblica igiene”.
Scrive il Messaggero che il sindaco di Civitavecchia ha espresso al Prefetto tutte le sue perplessità riguardo alla decisione: la sua città è il principale porto crocieristico del paese. Sia per questioni di attrattività dello scalo, sia per ragioni di sicurezza, la scelta è discutibile. Dalla Prefettura non sono arrivate risposte sulla questione del tempo in cui dovrà essere in uso lo scalo. Né la durata delle operazioni, né l’inizio. Al momento infatti non sono previsti sbarchi. Comunque si è escluso l’utilizzo della caserma De Carolis, che in passato è stata usata come centro di accoglienza dei migranti, nel corso di un’emergenza sbarchi di alcuni anni fa.

L’accoglienza in Trentino

Dal Trentino non arriva ancora nessuna notizia sulla possibile apertura del Cie/Cpr. Comunque c’è stata un’audizione in Consiglio Regionale con l’assessore alle politiche sociali e gli enti del terzo settore in cui si è fatto il punto sulla questione dell’accoglienza.
La regione ospita 1600 richiedenti asilo, distribuiti in 59 comuni, ma in larghissima parte concentrati a Trento e Rovereto. La quota assegnata dal Governo al Trentino è di 1781 migranti, finora, pari allo 0,9% delle persone sbarcate sulle coste italiane.
Il resoconto dell’audizione è stato pubblicato da Trento Today.

Trentino, Agire contro tutti. Milano, domani #20maggiosenzamuri

I consiglieri regionali di Agire per il Trentino hanno diffuso un lungo comunicato in cui spiegano i motivi della loro delusione per il fatto che la loro mozione per l’apertura di un Cie in regione è stata bocciata dal consiglio.
Se la prendono con “una certa sinistra politica che demonizza i Cie e cerca di screditarli in ogni modo”. “Non è dato sapere sa da parte dell’opposizione vi sia stata una presa di distanza da tale proposta in quanto politicamente scomoda, oppure abbiano fatto breccia le varie motivazioni addotte dalla sinistra, come tra le più risibili la possibile formazione di una rete di contatti criminali all’interno delle strutture o l’arrivo di nuovi soggetti problematici”. Anche in carcere arrivano soggetti problematici da fuori regione. “E quindi che facciamo, chiudiamo il carcere per scongiurare il pericolo che si formino reti di rapporti criminali all’interno della struttura?”.
Apparentemente i consiglieri stanno lottando contro il nulla. Sul web non compaiono comunicati con le ragioni di chi ha votato contro. Non vengono riferiti neanche i nomi dei consiglieri, né un riassunto delle loro motivazioni. L’unico sito che ha raccontato quanto è successo è il Dolomiti. L’esito della votazione è stato 30 no, 6 sì, 7 astensioni. A complicare le cose il fatto che le sigle politiche presenti in Trentino hanno nomi che al di fuori della regione non vogliono dire niente.
L’apertura di un Cie per ogni regione era un cavallo di battaglia della Lega, quando Maroni era ministro. Ora che leghisti e destra sono all’opposizione, il leitmotiv è diventato che aprire Cie con una capacità complessiva di 1.100 posti è praticamente niente, a fronte di 180 mila migranti sbarcati l’anno scorso.
Il Pd, quando era all’opposizione, era contrario ai Cie. Ora che è al governo, appoggia il piano del ministro Minniti di aprirne uno in ogni regione. Con una avvertenza: che non si chiamino Cie, ma Cpr. Centri per i rimpatri anziché per le espulsioni. Come se il loro scopo fosse diverso. Il cambio di nome serve ad indicare un cambiamento nel loro funzionamento interno. Le procedure dovrebbero essere più rapide, e i diritti umani rispettati. Anche se finora non è poi così evidente in cosa consistono i cambiamenti. Gli amministratori locali del Pd, contrari ai Cie senza se e senza ma, sono favorevoli ai Cpr, e hanno presentato una lista di condizioni che devono essere soddisfatte.
Le indiscrezioni giornalistiche hanno già diffuso una lista di 11 centri che potrebbero aprire a breve. Altre 4 regioni non hanno ancora presentato la loro proposta. Il Trentino non è stato preso neanche in considerazione. Tuttavia solo Valle d’Aosta e Molise sarebbero escluse dal piano Minniti.
Indiscrezioni diffuse qualche tempo fa parlavano di Cpr che potrebbe aprire a Roverè della Luna, quasi a metà strada tra le città di Trento e Bolzano, ma negli articoli di questi giorni il nome non spunta. Forse si spera che al Ministero se ne dimentichino al più presto.
Intanto siamo alla vigilia della manifestazione di Milano #20maggiosenzamuri. Scrive il Manifesto che “la complicata macchina organizzativa della giornata” ha raggiunto “un accordo di massima sulla composizione della piazza”, frutto di una lunga trattativa su “un evento concepito con alcune ambiguità che hanno provocato le tradizionali risse a sinistra”.
Il problema è che gli organizzatori dell’iniziativa sono anche quelli che appoggiano l’istituzione dei nuovi Cpr. Sono favorevoli sia all’accoglienza di chi ne ha diritto, sia all’espulsione di chi, secondo loro, non ne ha diritto. Chi si oppone ai Cpr ha deciso di partecipare comunque al corteo, per evitare di lasciare la piazza agli altri. Il loro scopo è “dare dignità politica anche allo spezzone che intende coniugare il generico concetto di ‘accoglienza’ con una decisa critica della legge Minniti-Orlando”, riassume il Manifesto.

La strana discussione sul Cie in Trentino

Quattro consiglieri regionali di opposizione in Trentino hanno presentato una mozione in cui si chiedeva l’istituzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione.
Il consiglio gliel’ha bocciata: 30 no, 6 sì, 7 astensioni.
Ad essere contrari al centro di espulsione ci sono i leghisti, e il Pd.
La cosa strana è che a livello nazionale il Pd è favorevole ai Cie, purché si chiamino Cpr. Centri per il rimpatrio anziché per le espulsioni. E anche la Lega era favorevole ad aprire un Cie ad ogni regione, per lo meno quando Maroni era Ministro dell’Interno.
Cinque mesi fa l’attuale Ministro Minniti ha annunciato l’apertura di un centro per i rimpatri in ogni regione.
Nei giorni scorsi è stata diffusa una lista delle città che sono state segnalate dalle regioni come possibile sede di Cie. Il Trentino non è stato neanche preso in considerazione, insieme ad altre tre regioni. Di altre quattro si è detto che non hanno ancora comunicato la loro scelta. Ma nelle scorse settimane una indiscrezione è venuta fuori anche a proposito del Trentino: Roverè della Luna, una località che si trova a metà strada tra le province di Trento e Bolzano, dove c’è una struttura in disuso che potrebbe essere adattata a centro di espulsione. Visto che non sono emerse alternative finora, può anche essere che sarà quella la scelta definitiva.
La cosa strana è che nell’articolo che è stato pubblicato sul Dolomiti non si fa cenno a tutto questo: non si nomina Roverè, né Minniti, né la parola rimpatri. Come se in questi mesi non fosse successo niente.
Giusto un consigliere, “non certo di sinistra”, dice: “Io aspetterei che tutte le regioni si dotassero di un Cie, prima di aprirlo qui da noi”.
Nella mozione c’era scritto che il Cie sarebbe stato provvisorio. Chi ha votato contro l’ha fatto anche perché in Italia “le cose provvisorie diventano definitive”. E questo è più che prevedibile: il Cie avrebbe 100 posti, a fronte all’arrivo di quattromila immigrati al giorno, come riferisce un altro consigliere. “I Cie sono una piccolissima valvola di sfogo … Il problema è a monte: se non si risolve il modo e la gestione dell’immigrazione a livello internazionale non si risolverà il problema”.
Una consigliera di Fratelli d’Italia parla dei problemi che si vengono a creare con i Cie: prima di tutto “sono punti raccolti di soggetti problematici che vengono anche da fuori zona” e poi “perché all’interno dei Cie si creano fitte reti di rapporti con l’esterno con tutto quello che possiamo immaginare. Un indotto di criminalità che andrebbe a sommarsi a quello che già abbiamo”.
Che venga gente da fuori regione è vero ora, ma dovrebbe esserlo di meno in futuro. Oggi ci sono solo tre Cie in tutta Italia, per gli uomini, e uno per le donne. Normale che se uno straniero viene catturato in una regione senza Cie, poi venga portato in una regione col Cie. Ma quando ci sarà un centro di espulsione in ogni regione, questo fenomeno dovrebbe contare meno, ogni regione potrà essere autosufficiente. Anche se è vero che questo non sta scritto da nessuna parte, e gli spostamenti da una regione all’altra potrebbero essere inevitabili.
Per quanto riguarda i rapporti con l’esterno, forse si fa un po’ di confusione con i centri di accoglienza. Nei Cara gli stranieri sono liberi di uscire. Inoltre, richiamano coloro che dall’accoglienza sono esclusi, o che aspettano il pronunciamento della commissione per il riconoscimento dell’asilo (possono volerci due anni). I Cie sono centri di detenzione. Gli stranieri non possono uscire, tranne durante le evasioni. Oppure quando viene riconosciuto loro un motivo per rimanere in Italia (ovvero nel 50 per cento dei casi…)
E a proposito di centri di accoglienza: nella notte di ieri al Cara di Gradisca d’Isonzo c’è stata una maxi rissa, anzi, due grandi tafferugli secondo quanto riporta il Piccolo. Tensioni tra pakistani e afghani, a quanto si dice.
L’episodio capita proprio in concomitanza con il pressing che la presidente della Regione Serracchiani sta facendo al Ministero, dopo l’indiscrezione che il Cpr friulano sarà riaperto a Gradisca.
“Mai più un Cie in Friuli”, scrive il Messaggero Veneto, ma il Cpr va bene. Ad alcune condizioni. Una delle quali è la chiusura del Cara: “Per la comunità locale di Gradisca d’Isonzo la presenza del Cara ha comportato una forte incidenza della popolazione straniera su quella locale, creando concreti e rilevanti disagi”, ha spiegato la Presidente della Regione.