Terrorismo, arrestati due kosovari

Un ventenne kosovaro e sua moglie sono finiti agli arresti domiciliari a Trento nell’ambito di un’indagine su un possibile attentato terroristico.
Lui era incensurato, ma secondo l’accusa si era appropriato, nell’azienda in cui lavorava, di un quantitativo di sostanze che sarebbero potute servire a realizzare un ordigno esplosivo.
La moglie è parente di un imam che è già stato allontanato dall’Italia tre anni fa.
Il giovane si era documentato sul web su siti estremisti, e aveva espresso apprezzamenti per attentati in Europa.
Secondo gli inquirenti aveva anche progettato un viaggio per arrivare in Nigeria attraverso la Turchia e arruolarsi come combattente.
L’avvocato difensore minimizza: c’è solo qualche conversazione online e l’ipotesi di un viaggio senza nessun preparativo concreto. Ma apparentemente non dice nulla delle sostanze chimiche pericolose che lo straniero si era procurato.
L’Italia ha speso 1,8 milioni di euro per finanziare un progetto che dovrebbe stimolare il turismo sostenibile in Kosovo.
Ieri si è svolto l’evento di lancio del progetto, a Pristina.
L’Ansa ha dedicato un articolo ai discorsi che sono stati fatti nell’occasione, senza dare spazio a nessun motivo di preoccupazione.
Molto più cupo un articolo pubblicato dieci giorni fa da Avvenire: “Il Kosovo, focolaio di instabilità, al centro di troppe trame”, è il titolo, con la dicitura “Altre guerre”.
La Serbia ancora non riconosce l’indipendenza del Paese, e a complicare il tutto si aggiungono le tensioni internazionali tra Russia, Cina e Occidente.
L’articolo in realtà non dice un granché, limitandosi a ricostruire la storia della nascita dello Stato, proclamata nel 2008, quasi dieci anni dopo il conflitto in cui la Nato intervenne bombardando la Serbia.
In questi giorni ci sarebbe stato “l’ennesimo tentativo di dialogo” a Bruxelles, per il quale ci sono “poche speranze”, ma mancano i dettagli sui contenuti di cui si doveva discutere.
La foto è quella di un bambino in bicicletta nei pressi di due “mezzi militari italiani” in una piccola enclave serba in Kosovo.
Ad aprile i serbi kosovari avrebbero voluto votare per le elezioni serbe, ma le autorità locali glielo hanno impedito.

Merano, marocchino accompagnato al Cpr

Un quarantaseienne marocchino con precedenti per stupefacenti è stato fermato nel corso di controlli in alcuni appartamenti a Merano e trasferito al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino.
Lo scrive La Milano riportando il bilancio dell’operazione. Un gambiano e un nigeriano sono stati segnalati per detenzione di sostanza stupefacente, non si dice di che tipo e in che quantità.
Dai Cpr non arrivano statistiche relative ai rimpatri. Secondo indiscrezioni la percentuale di stranieri ricondotti nei loro Paesi d’origine sarebbe inferiore rispetto a quella dell’anno scorso. Al Cpr di Milano non ci sarebbero rimpatri addirittura da alcuni mesi.
Inoltre nessuno approfondisce la questione della nazionalità: mentre i rimpatri verso la Tunisia sono più frequenti, quelli verso il Marocco l’anno scorso sono stati quasi impossibili, e nella stragrande maggioranza dei casi il trattenimento si è concluso con un rilascio.
A dicembre scorso è circolata la notizia che il Marocco aveva quasi completamente chiuso le frontiere per paura della variante omicron. Il provvedimento sarebbe dovuto durare solo un paio di mesi.
I politici si muovono in ordine sparso. Se negli ultimi giorni il Cpr milanese è stato visitato da una delegazione composta dal senatore De Falco (ex M5s) e da una sua collega pentastellata, il Cpr di Torino è stato visitato dal segretario regionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, e da vari esponenti locali di Liberi Uguali Verdi e Sinistra Ecologista.
I Cpr del sud Italia invece sono completamente dimenticati dalle cronache.

Dal Gambia alle Dolomiti

Il Dolomiti ha dato spazio alla storia di un cittadino gambiano, arrivato in Italia con un barcone, che ora fa l’aiuto cuoco al rifugio Carducci nelle Dolomiti.
La storia è presentata in chiave positiva, senza riferimenti alla situazione nel Paese di origine.
Secondo il rapporto annuale della Freedom House il Gambia è da considerarsi parzialmente libero. Dopo le elezioni del 2016 si è posto fine ad un regime che durava dal 1994 e limitava i diritti politici e le libertà civili, ma si deve ancora migliorare.
Il Gambia è uno dei più piccoli Stati africani. Si sviluppa esclusivamente sulle due rive del fiume omonmo ed è interamente circondato dal Senegal, tranne alla foce del fiume, dove si affaccia sull’oceano.

Bolzano, ruba tabacco, portato al Cpr

Un ventiquattrenne originario del Mali è stato fermato dalla polizia a Bolzano, dopo che aveva rubato nove confezioni di tabacco in una tabaccheria. Lo straniero è stato portato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca d’Isonzo. Della notizia si è occupato il sito Salto, secondo cui non ci sono accordi che prevedono il rimpatrio verso il Mali, quindi è probabile che lo straniero rimanga rinchiuso per tre mesi per poi essere rilasciato di nuovo sul territorio italiano, ma senza essere regolarizzato, tornando di fatto in clandestinità. Secondo il sito, “lo Stato africano versa infatti da anni in una situazione di caos e violenza generalizzata tale da rendere i rimpatri pressoché impossibili e da spingere i tribunali di tutta la penisola a concedere sempre più frequentemente una qualche forma di protezione ai richiedenti asilo provenienti da quella zona”. L’articolo ricorda che negli ultimi anni alcuni stranieri hanno perso la vita nei Cpr italiani, alcuni di loro proprio in quello di Gradisca.
In questi giorni nel Cpr friulano è stato condotto anche un cittadino tunisino fermato nel corso dei controlli dei carabinieri nei pressi di Cervia, in Emilia Romagna. In questo caso si immagina che il rimpatrio potrà avvenire nel giro di poche settimane, vista la presenza di accordi col Paese d’origine che prevedono alcune decine di rimpatri settimanali.
Il Manifesto ha scritto che secondo gli Stati Uniti in Mali sarebbero presenti i paramilitari russi della compagnia Wagner. Gli americani sono preoccupati e stanno valutando cosa fare.
Alcune associazioni di migranti africani stanno chiedendo di sospendere le sanzioni ingiustamente inflitte alla repubblica del Mali, e hanno annunciato un sit in di protesta a Milano.
Nel Paese sarebbe presente un contingente francese di più di 5000 uomini, “così da controllare meglio le risorse minerarie”, scrive Pressenza. Secondo il sito, la nazione europea “si è alleata con i terroristi che avevano occupato il nord del Paese, e ha iniziato a formarli e finanziarli così da destabilizzare il Paese”. Almeno, questa è la versione raccontata dal Primo ministro maliano e da alcuni “capi tribù ribelli”.
L’alleanza tra Mali e Russia sarebbe finalizzata a riunificare il Paese e organizzare le elezioni nelle dovute forme, regolari ed inclusive, che si sarebbero dovute tenere alla fine di febbraio. Ma il governo sarebbe contrario a tenere delle elezioni in un Paese diviso, per cui la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale e l’Unione Economica e Monetaria dell’Africa dell’Ovest hanno imposto un embargo totale.

Torino, rivolta al Cpr

Ieri pomeriggio c’è stato un tentativo di rivolta al Cpr di Torino. Alcuni dei reclusi hanno provocato un incendio che ha reso inagibili 35 posti. Si sta cercando una sistemazione per tutti coloro che erano ospitati in quel settore. Alcuni stranieri sono stati portati in infermeria per sospetta intossicazione.
La notizia è stata riportata in poche righe dal sito del Corriere, con consueta foto di repertorio del centro visto dall’alto.
Nelle ultime ore era stata diffusa la notizia della chiusura del cosiddetto Ospedaletto, ossia il settore nel quale venivano messi in isolamento per motivi sanitari o di sicurezza alcuni dei reclusi.
A chiedere la chiusura del settore era stato il Garante nazionale delle persone private di libertà.
Nell’ospedaletto erano morti due stranieri, negli ultimi anni: uno per malore, l’altro per suicidio.
Tra pochi giorni dovrebbe svolgersi una iniziativa organizzata dalla campagna LasciateCIEntrare, nel corso della quale alcuni giornalisti potranno visitare i Cpr, grazie alla collaborazione di alcuni parlamentari disposti a farli accreditare come loro collaboratori al momento dell’ingresso.
Finora sono stati diffusi i nomi di quattro onorevoli che hanno aderito all’iniziativa, ma non la lista dei centri che verranno visitati (in tutta Italia ce ne sono una decina).
Msn ha riportato un lancio dell’Ansa secondo il quale l’incendio è avvenuto nella cosiddetta Area Rossa del Cpr torinese, che ha subito gravi danni. La colonna di fumo nero sarebbe stata avvistata da vari punti della città. La foto accanto all’articolo mostra materiale accatastato in un cortile, ma apparentemente si tratta di un’immagine relativa ad un episodio precedente.
Negli ultimi giorni LasciateCIEntrare ha diffuso due comunicati sul suo sito, uno per opporsi all’apertura di un Cpr in Trentino Alto Adige, dove non è ancora stata individuata la località in cui allestire la struttura, l’altro per la raccolta di schede telefoniche per i reclusi del Cpr di Macomer, dove il regolamento prevede ancora il sequestro dei telefoni personali al momento dell’ingresso. Gli stranieri possono comunicare coi loro avvocati e coi loro familiari solo utilizzando telefoni pubblici con schede telefoniche a pagamento.
Il divieto di usare il proprio telefono all’interno dei Cpr non è stato stabilito per legge, ma deriva dal regolamento delle singole strutture.
L’uso di cabine telefoniche pubbliche costituisce una grossa limitazione per i reclusi, visti i costi delle comunicazioni internazionali, l’assenza di internet, messenger, e-mail, sms e perfino l’assenza di una rubrica digitale dei contatti. La sentenza di un tribunale aveva stabilito che sarebbe stato meglio consentire ai reclusi di utilizzare il proprio telefono cellulare, magari in un contesto sorvegliato per evitare abusi (una stanza ben precisa, in un orario consentito, ad esempio). Ma queste richieste hanno avuto ben poca visibilità sui mass media.
La stampa viene tenuta fuori dai Cpr, e si limita a riportare brevi comunicati ufficiali in caso di rivolte, accompagnamenti nei centri e iniziative di protesta.
Gli attivisti insistono a dire che si finisce nei centri rimpatri senza avere commesso reati, la cronaca riporta di accompagnamenti di persone che hanno commesso reati, e non esistono statistiche su quanti degli stranieri reclusi sono pregiudicati e quanti no.
Gli schieramenti politici in linea di massima sarebbero favorevoli a portare avanti il piano Minniti (Partito Democratico), già ipotizzato dal suo predecessore Maroni (Lega) nel decennio precedente, di aprire un Cpr in ogni regione. All’appello ne mancano ancora parecchie: Trentino Alto Adige, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo, Campania, Calabria, Marche, Veneto.

Bolzano, due tunisini accompagnati al Cpr

Due tunisini con precedenti per spaccio di cocaina sono stati fermati a Bolzano nel corso di un’operazione di controllo del territorio e accompagnati al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca d’Isonzo.
Uno dei due aveva precedenti anche per un’aggressione nei confronti dei poliziotti avvenuta il mese scorso, e per lesioni personali a una donna, non si sa in quale contesto.
Due settimane fa un’ottantina di persone avevano manifestato in piazza a Gradisca per protestare contro l’esistenza dei centri per i rimpatri, “lager di Stato e strumenti di repressione”. I mass media avevano riportato la notizia superficialmente, senza fare nomi e senza chiedere ai manifestanti se il rimpatrio di stranieri considerati pericolosi sia contemplato nella loro visione, in qualche modo, o se sia escluso a prescindere.
Lo stesso giorno (era la vigilia del 25 aprile) manifestazioni analoghe erano avvenute in altre città italiane dove ci sono Cpr e a Catania, sede dell’agenzia Frontex.
Frontex si occupa del controllo delle frontiere europee. Un suo elicottero è stato segnalato nelle ultime ore nelle acque che circondano la Sardegna, dove ha intercettato tre barchini poi soccorsi dalla Guardia di Finanza. A bordo delle imbarcazioni sedici migranti, tra cui una donna, che si aggiungono ad altri sette approdati sulle coste sarde nelle stesse ore. Tutti di nazionalità imprecisata. La Sardegna è la costa italiana più vicina all’Algeria. Anche la Tunisia è alla stessa distanza, ma spesso chi proviene da quest’ultimo Paese preferisce puntare verso le coste lampedusane e siciliane, molto più vicine.

Tenta furto al ristorante, accompagnato al Cpr

Un tunisino di 45 anni con precedenti per furto è stato bloccato dalla polizia mentre con una spranga stava tentando di forzare la porta di un ristorante a Bolzano. L’uomo è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca per essere espulso. Lo scrive l’Ansa in un breve lancio, nel quale riferisce anche che 5 persone sono state denunciate nei giorni scorsi per violazione delle norme sull’immigrazione o dell’obbligo di dimora. “Alcuni” detentori di sostanze stupefacenti sono stati identificati. La foto nella pagina mostra degli involucri contenenti una droga non meglio precisata.
Sul sito L’Adigetto è stato pubblicato l’intero resoconto della questura, con tanto di nomi dei cani antidroga utilizzati, quantitativi delle sostanze sequestrate e dettagli di ciascuno dei reati che sono stati scoperti. Nell’articolo c’è anche il nome del ristorante nel quale è stato tentato il furto. La porta non era ancora stata aperta al momento dell’arrivo della pattuglia, ma è stata danneggiata e risulta piegata nella parte centrale.

Trentino, morta la pastora etiope simbolo di integrazione

Agitu Gudeta, pastora etiope di 42 anni, è stata trovata morta nella sua casa in Trentino, dove aveva avviato una azienda agricola. Sul suo corpo sono state trovate delle lesioni, si indaga per omicidio. La notizia è riportata sulla Gazzetta di Parma con una foto della donna scattata nel corso di una conferenza al fianco di Emma Bonino. Ad esprimere “dolore e sconcerto” per la sua morte è stato anche il parlamentare di Leu Erasmo Palazzotto, che le ha dedicato un tweet. All’inizio dell’anno un uomo era stato condannato per lesioni ma non per stalking finalizzato alla discriminazione razziale come chiedeva l’accusa.
A quanto scrive Repubblica la causa della morte sarebbe stata un colpo alla testa sferrato forse con un martello. Le prime indagini si concentrano su un dipendente dell’azienda che avrebbe avuto dissidi con lei per motivi economici.
Nel suo paese Gudeta era stata minacciata a causa del suo impegno contro l’accaparramento delle terre da parte di alcune multinazionali. In Trentino aveva avuto problemi con i vicini che a causa del razzismo non tolleravano la sua presenza.
Sul sito di Repubblica si può vedere un video di un’intervista rilasciata dalla donna a margine della conferenza con Emma Bonino, nella quale spiegava appunto la situazione del suo Paese: lei era arrivata in Italia a 18 anni, aveva studiato all’università, aveva poi deciso di ritornare in Etiopia per lavorare a progetti di agricoltura sostenibile, ma poi era stata costretta a scappare a causa dell’ostilità delle multinazionali e del Governo.

Bolzano, due accompagnamenti a Brindisi

Un marocchino ventiquattrenne e un tunisino trentottenne sono stati accompagnati al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Brindisi dal personale della questura di Bolzano. Il primo ha scontato alcuni mesi in carcere dopo che a gennaio aveva rapinato un giovane. Aveva precedenti anche per episodi violenti nei confronti della compagna. Il secondo invece è stato fermato sul territorio: ha dei precedenti per spaccio e per accoltellamento di un connazionale.
Evidentemente in questi giorni stanno riprendendo gli accompagnamenti al Cpr dopo la sospensione che era stata decisa nel corso dell’emergenza coronavirus: visto che le frontiere erano bloccate e che il rischio contagio era alto, molti dei centri erano stati in gran parte svuotati. I mass media comunque non hanno ancora fatto il punto sulla situazione rimpatri: sono ricominciati anche i voli per riportare gli stranieri al loro paese, o nel giro di pochi giorni le strutture torneranno ad essere sature?
Intanto da Trapani si segnala il tentativo di evasione da parte di stranieri in quarantena dal Cas Villa Sant’Andrea di Valderice. Gli stranieri hanno cercato di scavare il muro in cui è fissata una grata di protezione per guadagnare la possibilità di calarsi all’esterno dell’immobile. La notizia è riportata da Trapani Si, che ne approfitta per ricordare che il centro rimpatri trapanese di contrada Milo è tuttora inagibile causa ristrutturazione.

Sea Watch, appello alla Cedu

“Singoli individui” a bordo della Sea Watch 3 hanno lanciato un appello alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, segnalando che quello subito a bordo è un trattamento inumano e degradante. La Corte dovrebbe quindi indicare all’Italia misure che possano ridurre la sofferenza delle persone a bordo. La notizia è pubblicata sul sito dell’Unione Sarda, con un inutile filmato di 20 secondi con immagini di repertorio. La Corte, di cui non si nomina neanche uno dei componenti, avrebbe già posto delle domande alle parti, che avrebbero dovuto rispondere entro il pomeriggio di ieri.
Secondo quanto scrive Pressenza sulla base di informazioni fornite dalla Ong, alcuni migranti cominciano a minacciare di buttarsi in mare. “Procedere a sbarchi parziali è estenuante, difficile anche spiegarlo a chi rimane a bordo”.
L’arcivescovo di Torino ha annunciato la disponibilità della sua diocesi ad accogliere i migranti della Sea Watch senza oneri per lo Stato. Anche “la Commissione Europea” avrebbe lanciato un appello agli Stati membri per trovare una soluzione, scrive il sito, senza fare nomi. Accanto all’articolo foto di un migrante sdraiato a terra, si presume sulla Sea Watch 3.
Salvini sta cercando di scaricare sull’Olanda la responsabilità di quello che sta succedendo, visto che la nave batte bandiera olandese (la Ong invece è tedesca). Il ministro dell’Interno ha scritto una lettera al Segretario di Stato per la Sicurezza e la Giustizia olandese chiedendo un intervento. I mass media non segnalano nessun tipo di risposta. Scrive il Giornale che “i Paesi Bassi avevano dato il via libera lo scorso anno alla nave dei talebani dell’accoglienza sequestrata a Malta, ma febbraio il governo ha imposto un giorno di vite“. Il ministro competente ha portato in Parlamento una serie di norme sulla sicurezza del soccorso in mare da applicare anche alle organizzazioni con obiettivi ideali. In pratica, dice il Giornale, Sea Watch 3 non avrebbe potuto riprendere il mare prima di adeguarsi ai nuovi regolamenti, ma ha presentato ricorso. I giudici hanno concesso tempo fino al 15 agosto per adeguarsi.
Alcuni comuni tedeschi sarebbero disponibili ad ospitare i migranti, ma il Governo centrale è contrario.
Intanto il motore di ricerca Bing continua a pompare notizie di cronaca nera prese dal sito del Giornale. Oggi è il turno di una rissa tra stranieri avvenuta a Trento, forse per motivi legati allo spaccio. Nessun arresto. Il sito attinge le notizie dal web, poi prepara una presentazione di diapositive con le stesse immagini tutti i giorni (la volante, le ombre sul pavimento, le manette…), con musica monotona di sottofondo, e pubblica l’articolo ottenendo i soliti commenti. E Bing piazza il risultato ai primi posti, chissà perché.
Altre notizie restano in secondo piano: un parlamentare del Movimento 5 Stelle ha visitato l’hotspot di Lampedusa, trovandolo in buone condizioni. Poche dichiarazioni standard sui siti web locali, nessuna domanda, nessun commento.
E il Partito Democratico? Apparentemente procede in ordine sparso.
I siti di informazione segnalano una presa di posizione ironica da parte di Orfini: “Per carità, interessante la discussione nel Pd sulla segreteria, nuovi partiti e amenità varie. Ma se invece chiedessimo tutti insieme di aprire i porti?” ha detto, secondo quanto riporta Fanpage.
Agenzia Nova riporta un tweet del deputato dem Delrio: “Salvini faccia sbarcare immediatamente i naufraghi della Sea Watch. Disumano tenere 43 persone in ostaggio in mezzo al mare”.
E sempre Fanpage ha realizzato un video di quattro minuti, in cui incalza gli esponenti dem Orlando, Martina e Miccoli, spingendoli a superare la posizione “timida” del partito. Gli intervistati sembrano propensi a consentire lo sbarco e ad aprire i porti.
Nel partito è anche aperta una discussione sugli accordi con la Libia, firmati all’epoca da Minniti, che potrebbero essere rivisti e che qualcuno considera un errore.
Zingaretti sembra essere completamente assente.
Eppure il segretario del Pd qualcosa ha detto. Msn ha pubblicato poche ore fa un video di una conferenza stampa realizzato dall’agenzia Vista. Un minuto, in cui Zingaretti dice: “Sulla Sea Watch purtroppo assistiamo a un’ennesima danza macabra sulla pelle di alcuni poveri che vivono sulla propria pelle le contraddizioni di questi nostri paesi europei e di questa nostra Italia. Io credo che devono essere fatti sbarcare e denuncio che nelle ultime 7 riunioni dei ministri degli Interni dell’Unione Europea, in 6 su 7 il nostro Paese non è stato rappresentato”.
Zingaretti accusa il governo sia di tentare di spettacolarizzare le tragedie umane, sia di non avere politiche sull’immigrazione. Poi prende i fogli, si alza e se ne va, e Msn fa partire un video sulle etichette dei prodotti nei supermercati senza dare l’opportunità agli utenti del sito di riflettere un secondo (nessun conto alla rovescia come invece avviene altrove, su Youtube per esempio).