E’ cambiato soltanto il nome

Un’esponente dell’Asgi in un’intervista a Radio Città del Capo ha detto che tra Cie e Cpr è cambiato soltanto il nome. Le categorie che ci finiscono dentro sono le stesse. Possono essere rinchiusi nel Cpr anche coloro che hanno perso il permesso di soggiorno dopo anni di lavoro regolare, i richiedenti asilo a cui è stato negato l’asilo politico, e anche i ragazzi nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, visto che la legge sullo ius soli non è stata approvata.
Anche coloro che hanno commesso crimini vengono portati al Cpr, ma secondo l’Asgi questi ultimi dovrebbero essere identificati in carcere, mentre stanno scontando la pena. E’ un problema che riguarda il ministero della Giustizia e quello dell’Interno.
La polemica è con il sindaco di Bologna Virginio Merola, che nei giorni scorsi ha esplicitamente richiesto al Ministero dell’Interno l’apertura di un centro per i rimpatri “dei delinquenti”. “Categoria opinabile dal punto di vista sociologico”, dice ancora l’Asgi.
La radio ha intervistato anche la consigliera comunale Amelia Frascaroli, che conta di far cambiare idea al sindaco.
Intanto in Sardegna il sito Sardinia Post annuncia in pompa magna “Al via i lavori per il Cpr a Macomer”. Nell’articolo si dice che “la struttura in queste settimane è al centro di un intervento di risanamento e entro pochi mesi sarà pienamente operativa”.
Il Centro di Permanenza per i Rimpatri nel testo viene chiamato Centro “Permanente” per i Rimpatri. Errore non grave, visto che è stato fatto anche da qualche Prefettura nei documenti ufficiali.

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Macomer, l’ex sindaco contro il Cpr

L’ex sindaco di Macomer Riccardo Uda ha rilasciato dichiarazioni a nome dei cinque consiglieri di minoranza a proposito dell’apertura del Centro di Permanenza per i Rimpatri, discussa nei giorni scorsi tra l’attuale sindaco e il Ministro dell’Interno Minniti in visita in Sardegna.
“Quella del Cpr non è accoglienza”, dice Uda secondo quanto riporta La Nuova Sardegna. “Si mettono in carcere persone che non hanno commesso nessun reato e la cui unica colpa è di non avere diritto alla protezione internazionale, chiuse in galera in attesa di rimpatrio ma senza che vi siano i relativi accordi internazionali”.
Si tratta di frasi fatte che vengono ripetute spesso, ma che sono vere solo in parte. Finora, essendo i posti nei Cie limitati, si tendeva a rilasciare con ordine di allontanamento gli incensurati, e a tenere rinchiusi gli stranieri pregiudicati. Gli accordi di rimpatrio non ci sono con alcuni paesi, ma con altri sì, e sono pure efficienti. Purtroppo i mass media non forniscono informazioni sulle percentuali. Non si sa quanti degli stranieri rinchiusi siano pregiudicati, non si sa verso quali paesi gli accordi sono più efficienti, non si sa quale è il tempo medio necessario al rimpatrio. Né viene detto, di volta in volta, se lo straniero viene rimpatriato o rilasciato: il comunicato viene emesso solo al momento dell’ingresso nel Cie, e non al momento dell’uscita.
Comunque la prima parte del ragionamento è propaganda di sinistra. La seconda parte invece è propaganda di destra. Infatti l’ex sindaco dice che i reclusi nel centro non sono carcerati (come invece afferma il sindaco attuale), ma solo trattenuti: se un ospite lascerà la struttura “andrebbe incontro a una sanzione pecuniaria, ma se stiamo parlando di migranti economici, è chiaro che la sanzione non ha alcun valore, perché se quell’ospite avesse del denaro non avrebbe mai lasciato il suo paese”.
Riferirsi a sanzioni pecuniarie significa ignorare le dinamiche che si sono create nei Cie in questi anni: i centri sono circondati da alte reti, sbarre, mura (quello di Macomer è un ex carcere). Uno straniero che prova ad allontanarsi si trova addosso le forze dell’ordine che sono autorizzate ad agire con la violenza. Sul web ci sono i filmati registrati a Palazzo San Gervasio, dove uno straniero è caduto mentre tentava di scavalcare, rompendosi una gamba, o a Trapani, dove le forze dell’ordine hanno usato il getto d’acqua degli idranti per buttare giù dalle recinzioni gli stranieri che vi si erano arrampicati. Le forze dell’ordine possono intervenire con i lacrimogeni in caso di rivolte di massa. In alcuni casi, anche per creare un diversivo, i reclusi incendiano i materassi, con rischio di intossicazione o, peggio, di morte.
Ma tutto questo in Sardegna non è arrivato, anche grazie all’ex sindaco, che già a ottobre scorso in un comunicato accusava l’attuale amministrazione di “disinformazione”, “disorientamento”, “strafalcione giuridico”, “superficialità” per avere fatto riferimento alla norma che prevedere la possibilità di “ripristino dello stato di detenzione” e “permanenza coatta nei Cpr”.
I migranti di Macomer non saranno detenuti, ma solo trattenuti, diceva lui. Il provvedimento “ha carattere di mero precetto, non accompagnato da alcuna sanzione”. “Per questo saranno liberi di allontanarsi dal centro, salvo poi essere riaccompagnati dalle forze dell’ordine”, scriveva a ottobre, senza riferimenti a reti, lacrimogeni, manganellate, incendi.
In effetti la campagna anti-Cie l’avrebbe dovuta portare avanti il centro-sinistra. Ma in questo caso è il centro-sinistra che sta portando avanti la campagna pro-Cie (anzi, pro-Cpr). Quindi non è rimasto nessuno a insistere sulla questione dei diritti umani.

Sardegna, sbarchi +146%. Macomer: 200 posti?

Sono aumentati del 146% gli sbarchi in Sardegna nell’ultimo anno. Lo scrive il Sole 24 Ore (senza fornire la percentuale) sulla base dei dati forniti dall’Unhcr. Nel 2016 gli arrivi erano stati 602, nel 2017 1486.
Dopodiché il sito, nello stesso articolo, riporta le dichiarazioni del presidente della regione che avrebbe segnalato una riduzione degli arrivi dall’Algeria. “L’anno scorso con gli sbarchi eravamo al 3,4% rispetto alla popolazione, ora siamo scesi al 2,9%”. Forse sta parlando dello smistamento dei profughi dopo la prima accoglienza. Resta il fatto che un articolo intitolato “Più migranti giunti in Sardegna dall’Algeria”, che ha una sezione intitolata “Pigliaru: sbarchi in calo” in cui si afferma il contrario di quello che è scritto nelle righe precedenti è di dubbia utilità.
Intanto, dopo la visita di Minniti sull’isola, arrivano le reazioni da parte dei politici locali. In particolare si segnala la presa di posizione del Movimento Cristiano, uno di quelli che si accaniscono di più contro l’istituzione del Cpr a Macomer. In un comunicato scrivono che gli ospiti del Cpr saranno “200, o comunque la cifra sarà stabilita a seconda della disponibilità degli spazi dopo la ristrutturazione”.
Il problema è che sugli altri mass media non c’è nessun cenno alla capienza precisa, quindi non sappiamo fino a che punto la cifra sia attendibile. Certo è che altrove, nonostante gli intenti dichiarati del Governo erano quelli di costruire dei mini-Cie da 80-100 posti, sono stati emanati bandi da 150 posti.
Il sindaco di Macomer è stato rassicurato sul fatto che il Cpr “sarà un carcere vero e proprio da cui non si potrà uscire liberamente”. Questo perché si era diffusa la notizia falsa che la struttura sarebbe stata come un centro di accoglienza.
Secondo le indiscrezioni il Cpr dovrebbe essere inaugurato entro marzo.

Minniti in Sardegna

Ieri il ministro dell’Interno Minniti è stato in Sardegna a parlare con gli amministratori locali di varie questioni, soprattutto di immigrazione.
Si è parlato di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine, ad esempio riaprendo la caserma della Guardia di Finanza a Macomer.
In cambio, ovviamente, il territorio dovrà accettare la presenza del Cpr, il centro in cui verranno detenuti i migranti provenienti dall’Algeria intercettati nei pressi dell’isola.
“Il nostro compito non è bloccare il flusso migratorio, ma governarlo”, ha detto il presidente della Regione, aggiungendo “per vivere in sicurezza dobbiamo integrare”.
La notizia è riportata dal sito dell’Unione Sarda, che ha raccolto un bel po’ di commenti degli utenti ostili verso il Pd e favorevoli alla Lega.
Peccato che molti abbiano nomi trolleschi come user 220191, user234155, user233906, 223rem. Il nome di Salvini ricorre più volte (“Salvini premier”, “Salvini for president”, “Voterò Salvini”), mentre non compaiono commenti favorevoli ad altre forze politiche.

Oggi Minniti in Sardegna

Oggi il Ministro dell’Interno Marco Minniti sarà in Sardegna a discutere di varie questioni con gli amministratori locali.
Tra gli altri, incontrerà anche il sindaco di Macomer, il comune in cui è in fase di allestimento il Centro di Permanenza per i Rimpatri che dovrà essere un deterrente per i flussi migratori provenienti dall’Algeria.
I flussi migratori non programmati saranno al centro di incontri con altri amministratori locali.
Minniti dovrà discutere anche delle recenti minacce di morte ricevute dal sindaco di Iglesias da parte di un non meglio precisato Movimento Armato Sardo per motivi che non sono stati resi noti.

Sei milioni per Macomer e dintorni

Il Ministero dell’Interno ha stanziato oltre sei milioni di euro per il prossimo triennio per le esigenze di Macomer (Sardegna) e dintorni in materia di migranti.
Tre sarebbero destinati alle operazioni di adattamento a Centro di Permanenza per i Rimpatri dell’ex carcere, in cui i lavori sono già in corso.
I restanti tre milioni riguardano il progetto Sprar a cui hanno aderito sette comuni del territorio.
I quali dovranno ospitare un massimo di 81 migranti, tre ogni mille abitanti.
Tra le notizie confuse che erano circolate nei mesi scorsi in Sardegna era sembrato di capire che i comuni avessero accettato il Cpr in cambio della rinuncia all’accoglienza. Ora invece sembra di capire che l’accordo prevedeva consistenti aiuti economici per garantire anche l’accoglienza, oltre alle espulsioni.
La notizia degli stanziamenti è riportata dal sito dell’Unione Sarda. Subito sono arrivate dichiarazioni scandalizzate, tra le quali spicca quella di un esponente del Movimento Cristiano: “Uno scandalo e una vergogna senza precedenti. Non riesco a trovare altre parole per commentare la notizia”, ha detto. “In un territorio dove l’economia affonda, dove lo stato ha escluso il territorio dalle aree di crisi complesse per mancanza di volontà politica di governo e giunta regionale viene sprecato questo denaro per il sistema di accoglienza? Senza tralasciare le conseguenze che tale infausta scelta avrà per Macomer e per il territorio circostante in termini di insicurezza per i cittadini e di degrado”.
“E’ uno schiaffo senza precedenti in faccia ai disoccupati, alle famiglie, alle imprese sarde”.
Ci sarebbe da dire che la ristrutturazione del centro ha dato lavoro a qualcuno, la gestione del centro darà lavoro a qualcuno, le forniture per il centro daranno lavoro a qualcuno. Ma questo le opposizioni non lo dicono.
Pochi giorni fa lo stesso esponente aveva definito “gravi, inaudite, indecenti” le dichiarazioni di un assessore secondo cui “per invertire la tendenza al drammatico calo delle nascite bisogna favorire l’immigrazione… l’unica risposta al problema della natalità sull’isola è investire per la formazione e l’integrazione dei migranti in modo da farne una risorsa produttiva”.
Queste parole, secondo il consigliere, sarebbero “La conferma della strategia folle che la giunta ha perseguito in questi anni sul fronte dell’accoglienza dando priorità ai migranti e dimenticando i sardi”. E ricorda il riordino della rete ospedaliera deciso dallo stesso assessore (“tagli ai servizi essenziali peri i cittadini”) e il tasso di disoccupazione giovanile da record in Sardegna.
Ad aprile dell’anno scorso la Sardegna era una delle cinque regioni italiane in cui la disoccupazione era maggiore del doppio rispetto alla media europea. Ed era quella che stava messa meglio: in Calabria, Sicilia, Campania e Puglia (tutte del sud) il dato era superiore.
Sul sito del Sole 24 Ore è disponibile anche l’infografica. Tutta l’Italia è colorata in blu (disoccupazione alta), con l’eccezione del nordest. C’è chi sta in una situazione peggiore, all’estero: la Spagna, la Grecia e parti della Turchia. In Francia non ci sono regioni particolarmente critiche, ma comunque gran parte del territorio è colorato in blu. Macchie blu anche in Irlanda, Finlandia, ex Jugoslavia.
Tutte in arancione la Germania, la Gran Bretagna, l’Islanda, ma anche Repubblica Ceca (Praga), Ungheria e… gran parte della Romania.

Macomer, il Cpr sarà un deterrente

L’assessore agli affari generali della Sardegna ha dichiarato all’Ansa: “Confidiamo sul Cpr di prossima apertura a Macomer, che riteniamo possa rappresentare, pur nel rispetto dei diritti e della dignità delle persone che saranno inserite nella struttura, un forte deterrente per gli sbarchi dei migranti in arrivo dal paese nordafricano [l’Algeria]”.
La dichiarazione arriva nel corso di una iniziativa di sensibilizzazione intitolata “Sardos e Migrantes”, a Cagliari.
Da Macomer intanto, dopo il tentativo di far nascere una coalizione di centrodestra che ostacoli l’apertura del Cpr, non arrivano ulteriori notizie.
Non è ancora stata fatta una stima sui tempi necessari all’inaugurazione della struttura.
Così come non si sa niente di preciso da Palazzo San Gervasio, in Basilicata, dove pure la procedura di apertura del centro dovrebbe essere ad uno stadio avanzato.
Da quando Minniti ha annunciato l’apertura di un Cie in ogni regione, ne è stato aperto solo uno, quello di Bari. La stampa nazionale tuttavia non se ne è accorta, e continua a dare per scontato che i Cie funzionanti siano ancora 4.