Siena, due stranieri accompagnati a Bari

Un senegalese e un tunisino sono stati accompagnati al Cpr di Bari dalla polizia di Siena. Lo scrive il sito Go News. Entrambi avevano precedenti penali per droga (non si sa di che tipo). Il primo è stato rintracciato mentre era a piede libero, il secondo è stato prelevato all’uscita dal carcere.
Entrambi avevano precedenti per danneggiamento: il primo aveva danneggiato la struttura nella quale era stato ospite, il secondo aveva causato un incendio in carcere, facendo violenza e minacciando un pubblico ufficiale.
Le notizie sulle espulsioni vengono trattate superficialmente dai siti web locali, e non finiscono in cronaca nazionale. Di solito c’è un breve comunicato quando uno straniero viene accompagnato al Cpr, ma non viene detto quando avviene effettivamente il rimpatrio. O il rilascio, perché nella metà dei casi circa la procedura non va a buon fine. Con la Tunisia l’Italia ha un accordo molto efficiente, ma col Senegal? Non viene specificato.
La cronaca nazionale invece è attirata da ben altre notizie. In questi giorni si parla di un altro senegalese che è stato eletto Mister Friuli ad un concorso di bellezza, provocando qualche messaggio ironico su internet.
La settimana scorsa a Viterbo ad un senegalese è stato notificato l’avviso di conclusione indagini. “Ricettazione”, titola il sito New Tuscia, ma poi a leggere l’articolo viene fuori che il problema è la contraffazione: l’uomo al momento di un controllo aveva in macchina 107 capi di abbigliamento con i marchi contraffatti di alcune griffe italiane e straniere. Per lui non si parla di espulsione, al momento, né di carcere. Ma dovrebbe essere solo questione di tempo.
Per il resto, i mass media non si occupano della situazione politica o economica del Senegal. Il Paese è una meta turistica rinomata. Un articolo del Messaggero parla delle attrazioni di Goree, l’isola da cui partirono più di 20 milioni di schiavi nel periodo della dominazione europea.
A Goree nel 2011 si è svolto il World Migrant Forum, nel corso del quale è stata messa a punto la carta mondiale per i diritti dei migranti.
Zanotelli ne scrisse per il Manifesto.
Il testo della carta è stato pubblicato in Italiano sul sito Per I Diritti Umani.
“Poiché appartiene alla Terra”, dice il documento, “qualsiasi persona ha il diritto di scegliere il luogo della sua residenza, di restare laddove vive o di andare ad installarsi liberamente e senza costrizioni in qualsiasi altra parte di questa Terra”.

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Toscana, sinistra contro il Cpr

Due consiglieri di Sì-Toscana a Sinistra hanno presentato una mozione per chiedere alla Regione di opporsi alla costruzione di un Cpr. Lo riporta il sito Pianano Notizie, che si limita a trascrivere stralci del comunicato senza dire quando sarà esaminato.
Intanto il Coordinatore Nazionale dell’Osservatorio sulla Repressione si è schierato dalla parte dei sindaci della zona di San Giuliano di Puglia, in Molise, che non vogliono il centro rimpatri sul loro territorio. In realtà all’inizio dell’anno s’era detto che non ci sarebbero stati Cpr in Molise, essendo una delle due regioni escluse dal Piano Minniti, insieme alla Valle d’Aosta. Ma adesso si sta parlando di allestire un centro migranti nel villaggio costruito per i terremotati di San Giuliano di Puglia. Si è parlato di un “centro di rimpatrio volontario assistito”, che nessuno ha mai sentito prima e che non si sa come sarà strutturato.
Comunque il Coordinatore dell’Osservatorio da un lato reagisce come se si stia parlando di un normale Cpr/Cie/Cpt. Dall’altro si chiede se saranno organizzati corsi di italiano e programmi di inserimento lavorativo. Per persone che stanno per essere rimpatriate.
Pochi giorni fa sono stati diffusi dal Sole 24 Ore alcuni dati forniti dal Ministero dell’Interno. La Puglia risulta al primo posto per numero di migranti rimpatriati (oltre 4 mila), seguita da Lombardia (oltre 3 mila) e Lazio (oltre 2 mila). La Toscana è undicesima, con meno di 300 rimpatri.
I Cpr attivi al momento sono solo 5: Roma (l’unico femminile), Torino, Caltanissetta e Brindisi, a cui si è aggiunto quello di Bari che ha riaperto da poco. Bandi per l’apertura di altri centri rimpatri sono già stati diffusi dalle Prefetture o sono in fase di messa a punto. Si era detto che sarebbero state strutture da 100 posti, e già nei primi bandi c’è scritto 150. Si era detto un Cpr per regione, e per ora in Puglia ce ne sono due.
Per quanto riguarda il numero di migranti ospitati, la Lombardia conduce, a quota 27 mila, seguita da Campania (17 mila) e Lazio (16 mila). La Toscana è al nono posto. Il totale dei migranti ospitati sul territorio nazionale è di oltre 190 mila. Questo almeno è il dato che viene trascritto dal sito Ok Siena, senza specificare se si sta parlando di Sprar, di Cara, o di entrambi i progetti. Il Sole 24 Ore sul sito web ha pubblicato l’articolo sui rimpatri, ma non le relative tabelle che stanno invece nell’edizione a pagamento.

Riapre il Cie di Bari. Due marocchini fermati a Viareggio. Cpr Torino in fiamme. Gricignano: coma farmacologico per il gambiano ferito, imprenditore in carcere

Due marocchini, di 20 e 27 anni, sono stati accompagnati al Cie di Bari dopo essere stati individuati dalla polizia a Viareggio. La notizia è riportata dal sito Lucca In Diretta, che non specifica se i due avevano o no precedenti penali.
A quanto ne sapevamo, il Cie di Bari era stato chiuso dopo la rivolta del febbraio 2016.
A metà ottobre il Corriere del Mezzogiorno aveva riportato la notizia che un raggruppamento temporaneo di imprese si era aggiudicato provvisoriamente la gara per la gestione, ma l’offerta era stata sottoposta a verifiche, perché il ribasso del 32,42 per cento superava la soglia di anomalia (che non si sa a quanto era stata fissata).
I principali mass media però non hanno dato la notizia che il centro era tornato a funzionare. Notizia che invece compare sul blog antagonista Hurriya (su Noblogs). E che risale a due giorni fa.
Scrive il sito che la capienza del centro è di 126 posti, e che la procedura d’urgenza da 750 mila euro è stata affidata in 10 giorni alla ditta Ladisa, che gestirà il Cpr fino a dicembre (solo due mesi?)
Secondo il Corriere del Mezzogiorno il raggruppamento temporaneo che avrebbe gestito il Cpr era formato, da Ladisa e da Oer Medica Sud.
Il blog antagonista racconta che area blu e area verde del Cpr torinese sono state date alla fiamme alcune notti fa. E’ intervenuta la celere con i lacrimogeni, ci sono stati dei feriti, dall’esterno della struttura qualcuno ha sparato fuochi d’artificio.
12 stranieri sarebbero finiti in isolamento.
La notizia compare anche su La Stampa che titola: “Rivolta al centro di permanenze” (inventando così una nuova definizione).
Secondo il sito, le stanze danneggiate sarebbero nove.
Intanto a Gricignano in provincia di Caserta la cronaca locale ha dato ampio spazio alla notizia del profugo a cui il gestore del centro di accoglienza ha sparato in bocca.
La prefettura avrebbe dato il via alla risoluzione del contratto: 150 immigrati sono stati trasferiti in altre strutture, anche per “consentire la verifica sul funzionamento degli impianti”.
C’è stata qualche polemica sul vicesindaco, che ha scritto su Facebook di essere dalla parte dell’uomo che ha sparato.
Come molti, sui social. C’è anche chi ha detto: “Ci vuole la mitraglietta”.
Il diciannovenne ferito era stato accusato di avere dato fuoco alla sua stanza. Circostanza negata dal suo avvocato difensore.
L’altro ieri si trovava in coma farmacologico. Si nutre solo grazie ai macchinari. I medici dovevano verificare se era possibile operare. Il proiettile, entrato dalla bocca, si è fermato a pochi millimetri dal midollo spinale. Rischia la paralisi.
Gli avvocati del collegio difensivo dello straniero raccontano che nel centro mancava un servizio di mediazione culturale. Dicono che sono in possesso di filmati in cui il diciannovenne piangeva, lamentava forti dolori, conseguenza forse di violenze subite nel corso del viaggio verso l’Italia. Chiedeva di essere accompagnato da qualche parte, chiedeva perfino di essere rimpatriato. Ma non ha ottenuto assistenza.
Uno dei migranti che hanno assistito alla scena ha detto che, affacciandosi dopo l’incendio, ha visto il gestore con l’arma in pugno che intimava agli stranieri di rientrare. Visto che il Gambiano non lo faceva, lo avrebbe prima percosso e poi avrebbe sparato quando era già a terra.
Leggo riporta anche la versione difensiva dell’arrestato, che dice di avere agito per legittima difesa dopo essere stato aggredito con una pietra da alcuni migranti. L’uomo dice anche di essersi pentito del suo gesto. Ora non si trova più agli arresti domiciliari, ma è stato trasferito in carcere.
L’imprenditore quarantatreenne ha diffuso le foto delle ferite riportate al volto. Comunque i carabinieri non lo hanno trovato sul luogo della sparatoria. Prima di costituirsi, l’uomo è andato “a casa per medicarsi, contattando anche la guardia medica”.

Due nigeriani accompagnati al Cie

Due cittadini nigeriani sono stati accompagnati al Cpr/Cie di Torino dopo essere stati trovati dai carabinieri in un appartamento a Montale, vicino Pistoia.
Non si sa se avessero precedenti penali, ma entrambi erano inosservanti all’ordine di lasciare il territorio nazionale (rispettivamente da due e cinque mesi).
Con loro erano presenti altri quattro connazionali, di cui i mass media non chiariscono la posizione.
L’appartamento in cui si trovavano era stato affittato illegalmente dal proprietario settantunenne, un imprenditore edile denunciato anche per favoreggiamento alla permanenza sul territorio nazionale di clandestini, oltre che per affitto irregolare.
Il Tirreno ha riportato la notizia, ottenendo finora un solo commento: un utente propone di “confiscare immediatamente la casa a chi affitta così”.
Non si sa quanto tempo gli stranieri dovranno restare al Cie prima di essere rimpatriati. Normalmente viene emesso un comunicato solo al momento del loro ingresso nel centro, e non al momento del rimpatrio. O del rilascio. Perché se non è possibile identificarli nel giro di due o tre mesi massimo, o se emergono motivi per cui il rimpatrio è impossibile, gli stranieri devono essere rilasciati, anche se talvolta continuano ad essere considerati irregolari.
A proposito di Nigeria, ieri ricorreva il ventiduesimo anniversario della morte di Ken Saro-Wiwa, scrittore nigeriano impiccato nel 1995. Era stato l’organizzatore, due anni prima, di una manifestazione contro le devastazioni ambientali e la cacciata di contadini e pescatori dalle zone dove erano concentrate le estrazioni di petrolio della compagnia anglo-olandese Shell.
Ieri è stato ricordato da un articolo di Repubblica.

Toscana, il Ministero non ha ancora chiesto il Cpr

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha dichiarato alla stampa che dal Ministero dell’Interno non è ancora arrivata una richiesta ufficiale su dove aprire il Centro di Permanenza per i rimpatri.
Secondo il decreto Minniti, art. 19 comma 3, la decisione deve essere presa solo dopo avere sentito il presidente della regione interessata.
Come si regolerà Rossi quando arriverà la richiesta? Sembra di capire che darà parere favorevole solo “se il sindaco del Comune interessato si sarà dichiarato disponibile ad accogliere l’istituzione di un nuovo Cie/Cpr sul proprio territorio.”
Lui, personalmente, continua ad essere contrario all’idea di puntare sui Cpr. “Non possiamo riproporre ciò che non ha mai funzionato. Si legga in proposito il rapporto del Senato della Repubblica del febbraio 2016, e l’ultimo aggiornamento del gennaio 2017, per rendersi conto delle criticità di questi centri”, ha detto, riferendosi ai rapporti stilati dalla Commissione Diritti Umani del Senato presieduta da Luigi Manconi.
Uno dei problemi è che accanto agli ex detenuti possono essere rinchiusi anche stranieri che hanno perso il posto di lavoro e quindi non possono rinnovare il permesso di soggiorno regolare che avevano.
Secondo le indiscrezioni circolate in questi mesi, la scelta sarebbe tra Pisa e Firenze. Ma Pisa non viene più nominata, e nessuno ha chiesto al sindaco cosa ne pensa. Il sindaco di Firenze Nardella invece sembra molto favorevole: pochi giorni fa ha detto che i Cpr sono indispensabili secondo la “stragrande maggioranza dei cittadini”.
Quindi non sembrerebbe esserci nessun ostacolo alla realizzazione del centro a Firenze.
In che parte di Firenze, però, nessuno lo dice. Secondo il decreto Minniti deve trattarsi di un sito esterno al centro urbano che risulti facilmente raggiungibile e nel quale sia presente una struttura di proprietà pubblica che possa essere, anche mediante interventi di adeguamento o ristrutturazione, resa idonea allo scopo.
Nardella ha detto di non voler aprire una polemica col presidente Rossi. Rossi non ha neanche fatto riferimento alla posizione di Nardella.

Nardella favorevole al Cie

Il sindaco di Firenze Dario Nardella si è detto favorevole alla realizzazione di un Centro di Permanenza per i Rimpatri in Toscana.
Sulla località in cui questo verrà allestito non si è ancora pronunciato: “La struttura va trovata vicino alle reti di grande comunicazione e questo fa sì che vi siano più province potenzialmente coinvolte nell’individuazione della collocazione”. In pratica, secondo le indiscrezioni circolate finora, si tratta di scegliere tra Firenze e Pisa.
Il Cie è necessario perché permetterà di espellere gli immigrati che delinquono, che oggi vengono lasciati in libertà per mancanza di posti nei centri di espulsione, e elevati costi di trasferimento.
Il centro “non determinerà alcun problema per il comune o il territorio dove verrà posto, perché si tratta di strutture protette e vigilate che non hanno nulla a che vedere con i vecchi Cie, perché non sono pensati per accogliere centinaia di persone, bensì non più di cento”.
Il presidente della Regione Enrico Rossi era e resta contrario. Nardella ha detto di non voler aprire nessuna polemica con lui, rispettando comunque la sua posizione.
Le dichiarazioni di Nardella arrivano all’indomani dell’incontro che c’è stato Palazzo Vecchio tra lui e il ministro dell’Interno Minniti, in cui si è discusso di sicurezza urbana.

Cpr Toscana, ancora nessun nome

Il ministro Minniti e il sindaco di Firenze Nardella si sono incontrati e hanno discusso di sicurezza. Hanno parlato anche della prossima costruzione del Centro Permanente per i Rimpatri in Toscana, ma senza concludere niente. La decisione non deve essere calata dall’alto, sono sindaci e prefetti a dover individuare la struttura adatta.
Prevede il decreto Minniti che “la dislocazione dei centri di nuova istituzione avviene, sentito il presidente della regione interessata, privilegiando i siti e le aree esterne ai centri urbani che risultino più facilmente raggiungibili e nei quali siano presenti strutture di proprietà pubblica che possano essere, anche mediante interventi di adeguamento o ristrutturazione, resi idonei allo scopo”.
Apparentemente non è stata fissata nessuna scadenza.
Finora sono circolate due indiscrezioni per la Toscana: Campi Bisenzio, vicino Firenze, oppure Pisa.
I nomi erano già venuti fuori a marzo scorso, ma negli ultimi sette mesi non è stato fatto nessun passo avanti.
Il mese scorso la commissione Pari Opportunità, Diritti Umani e Immigrazione del Comune di Firenze ha approvato una mozione sul Centro per i Rimpatri in Toscana. La mozione era stata presentata da Forza Italia, ma è passata con i voti del Pd. Suscitando varie polemiche a sinistra.
“Pensare di concentrare insieme a presunti delinquenti in luoghi spesso sovraffollati persone che hanno come unico torto l’aver richiesto asilo, ammassati in una zona militarizzata, che crea solo disagi nella zona circostante, costituisce un ritorno al passato che non ci piace”, ha detto Mdp.
“A Nardella, alla sua maggioranza con il Pd in testa, basta il riferimento che esclude di ospitare chi è in condizioni di vulnerabilità per definire il centro solo destinato ai delinquenti”, ha detto invece il gruppo Firenze Riparte a Sinistra.
La vice capogruppo del Pd ha risposto che “i centri sono destinati solo a chi non gli è stata riconosciuta la protezione umanitaria da parte del diritto internazionale”. Quindi anche i migranti economici che non hanno commesso reati.