Rissa tra lucciole

Alcune ragazze straniere si sono azzuffate nei pressi del mercato coperto di Montecatini, probabilmente per ragioni legate ad aree di competenza nell’esercizio della prostituzione.
La polizia è intervenuta, e ne ha fermate tre, tutte nigeriane. Una è minorenne, ed è stata portata in un centro accoglienza minori. L’altra è finita al centro di espulsione di Ponte Galeria, Roma (l’unico Cie femminile attivo in Italia). L’altra “dovrà regolarizzare il permesso di soggiorno”.
Già che c’erano, le forze dell’ordine hanno multato altre cinque prostitute (non si sa per quale cifra), e alcuni automobilisti per violazioni del codice della strada.
Anche se capita che le nigeriane siano costrette con la forza o con l’inganno a prostituirsi, l’atteggiamento da parte dello Stato non è quello di considerarle vittime, informandole e incoraggiandole a denunciare i loro sfruttatori.
Alcuni giorni fa un’esponente di un’associazione che si occupa di ascoltare queste donne nel centro di Ponte Galeria lamentava i numerosi passi indietro che sono stati fatti in questi anni su questo fronte.
Nonostante tutto, le forze dell’ordine non restano immobili: è di ieri la notizia di cinque arresti, tre donne e due uomini, a seguito di indagini dei carabinieri del Ros e del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce.
Il gruppo criminale minacciava di morte alcune ragazze, anche utilizzando la superstizione e i riti voodoo. Alle immigrate, alcune minorenni, venivano fornite delle finte storie da raccontare alle autorità italiane: “Dì che hanno ucciso tutta la tua famiglia”.
Scrive il Giornale che sono gli stessi aguzzini che vengono a prelevarle nei centri di accoglienza italiani.
Nomi e foto degli arrestati non sono state diffuse.
Nei giorni scorsi è stato presentato il libro scritto da una donna nigeriana che ha avuto il coraggio di denunciare. Sebbene la presentazione è avvenuta presso le strutture della Camera, con la partecipazione dell’ex ministro Livia Turco, i mass media se ne sono tenuti alla larga.

Pontedera, rissa alla stazione

La notizia risale al 16 maggio. Scoppia una rissa tra nordafricani alla stazione dei pullman di Pontedera, in Toscana, provincia di Pisa. Intervengono carabinieri e municipale. Quattro stranieri vengono portati in caserma. “Su di loro sono in corso accertamenti”, scriveva la Nazione.
Ieri viene diffuso un comunicato di Forza Italia. “L’amministrazione dichiara che alcuni dei responsabili dell’ultima rissa sono stati espulsi. Saranno veramente espulsi? Già troppe volte abbiamo sentito questa storiella”.
Il sito del Tirreno riporta il comunicato precisando che “gli stranieri allontanati dalla stazione erano stati muniti di provvedimento di espulsione”. Non rimpatriati quindi, ma apparentemente rilasciati con ordine di allontanarsi dall’Italia con mezzi propri.
Forza Italia accusa il Pd per il fatto che in Toscana non c’è un Cie. “E’ costoso e complicato trasferire gli stranieri a Catania, per cui spesso gli viene notificato il decreto di espulsione che loro useranno come carta straccia”.
Non si sa da dove arriva il nome Catania: l’unico Cie siciliano si trova a Caltanissetta.
Per quanto riguarda il Cie della Toscana, il Ministro Minniti sarebbe intenzionato ad aprirlo, ma le indiscrezioni diffuse nei giorni scorsi riferivano che la Regione “non ha ancora comunicato” la possibile sede in cui realizzare la struttura. E’ stata invece diffusa una lista di altre 11 regioni nelle quali i Cpr saranno operativi a breve, alcuni anche entro l’anno, si dice.
Il Tirreno ha scritto che la rissa è scoppiata perché due gang straniere si contendono il mercato della droga in città. La faida si trascina da alcuni mesi, il presidio delle forze dell’ordine era già stato rinforzato, per questo il loro intervento è stato immediato. Gli stranieri che hanno partecipato alla rissa sarebbero stati circa 15, anche se solo in 4 sono stati fermati.
E’ “difficile, se non addirittura impossibile, accettare che alcuni degli autori della rissa, prontamente arrestati, siano rimessi immediatamente in libertà”, ha scritto la Confcommercio in un comunicato. “O li arrestiamo e facciamo valere le ragioni dell’ordine e della legge, oppure anche il lavoro delle forze dell’ordine perde ogni possibile efficacia. Lo stato ne esce irrimediabilmente sconfitto e l’immagine delle istituzioni perde ogni credibilità al cospetto di imprenditori e cittadini”.

Anche a Pisa presidio contro il decreto Minniti

Ieri mattina c’è stato un presidio di fronte alla Prefettura di Pisa per manifestare contrarietà ai decreti Minniti-Orlando sui temi di immigrazione e sicurezza.
L’iniziativa è stata organizzata dalla Rete delle città in comune, hanno partecipato Rifondazione, Sinistra Italiana, Possibile ed altre sigle.
La notizia è riportata da Pisa Today. Un solo utente ha commentato: “Le persone che hanno organizzato questa manifestazione difendono il degrado, l’illegalità, e l’abusivismo e si dovrebbero solo vergognare”.
Due giorni fa Minniti è stato a Genova a parlare di immigrazione e sicurezza, e anche lì alcuni manifestanti si sono riuniti per contestarlo: il Comitato per gli immigrati contro ogni forma di discriminazione, l’Arci, Legambiente, un centro sociale.
In Liguria la vicepresidente della Regione, leghista, ha fatto sapere che non si opporrà all’apertura del nuovo Cie, ma lascerà al Ministero dell’Interno la scelta del luogo in cui realizzare la nuova struttura.
In Toscana si era sparsa la voce, a fine marzo, che il Cie poteva essere realizzato nelle vicinanze dell’aeroporto di Pisa. Il sindaco della città si era detto contrario.
Il presidente della regione Toscana non è contrario ai rimpatri degli stranieri che commettono reati. Tuttavia finora non ha avuto nessuna garanzia che i nuovi Cie non saranno come quelli vecchi, che ospitano anche stranieri incensurati che non hanno potuto rinnovare il permesso di soggiorno perché non riescono a trovare lavoro.
Pisa Today riporta le dichiarazioni rilasciate in proposito da parte degli esponenti dei vari schieramenti.
Un utente commenta: “Peccato che i soliti politicanti locali alla prova dei fatti, si oppongano dimostrando di essere dalla parte dell’illegalità e del degrado”. E’ lo stesso utente che ha commentato nello stesso modo l’altro articolo.

Firenze, il bullo di via Baracca

Un trentottenne rumeno soprannominato “il bullo di via Baracca” o “il bullo di Novoli” è stato sorpreso a danneggiare auto ed è stato trasferito al Cie di Torino.
Secondo La Nazione, l’uomo per mesi ha terrorizzato i residenti e i commercianti fiorentini con prepotenze e intemperanze.
Arrestato una prima volta sabato, aveva ferito un carabiniere durante l’arresto, ma era stato subito rilasciato, perché per l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale non è prevista la custodia cautelare in carcere.
Il sito riporta perfino una dichiarazione del sindaco in proposito: “Alla fine ha prevalso la determinazione di tutti noi a ristabilire la legalità per proteggere i nostri cittadini”, ha scritto Nardella su Facebook, ringraziando le forze dell’ordine “per il loro instancabile lavoro”.

Il balletto delle Regioni

Scrive il Sole 24 Ore che sul fronte dei nuovi Cie “si è attenuata” la rivolta di “alcuni” presidenti di Regione, dopo che sono stati diffusi i dettagli dell’operazione, con tanto di cambio di nome (da Cie a Cpr). Ciò non toglie che resta il nodo di dove aprire i nuovi centri di espulsione. “Il provvedimento prevede che la scelta sia fatta dall’Interno ‘sentito il presidente della regione'”, scrive il sito. E mentre alcune regioni sono decise a scegliere in prima persona il luogo, altre “alla fine opteranno per una decisione assunta dallo Stato”. Una delle meno entusiaste, secondo l’articolo è la Toscana.
In realtà proprio l’altro ieri un articolo del Corriere Fiorentino ha scompigliato le carte, titolando: “Nuovi Cie in Toscana, il governatore Rossi non dice più no”. “I Cie avranno senso nel momento in cui si capirà chi ci andrà, perché se devono andarci lavoratori irregolari a cui è semplicemente scaduto il permesso di soggiorno, sono i Cie di una volta”, ha detto Rossi, che non avrebbe nulla in contrario destinate al rimpatrio di “chi ha rotto il patto di solidarietà con lo Stato italiano”, ovvero di chi ha qualche precedente penale.
Il sito Go News ha pubblicato un comunicato stampa con le reazioni delle opposizioni in Consiglio Comunale. Movimento 5 Stelle: “Non si tratta di dove farli, ma di pianificare l’accoglienza in modo umano”. Fratelli d’Italia: “Bene i centri, bene l’identificazione, ma attenzione a come e dove fare il Cie. Non tutti i siti sono uguali.” Sinistra Italiana: “Si registra su questa materia un pericoloso smottamento a destra di tutto il panorama politico italiano, governato attraverso il decreto Minniti”.
Intanto il Corriere ha diffuso i dati di un nuovo sondaggio che misura il gradimento dei Ministri: Minniti è il più gradito, con un indice del 41 per cento. La sua posizione è salita a partire da gennaio, in concomitanza con la diffusione del suo piano in materia di immigrazione e sicurezza pubblica. Secondo è Padoan, poi vengono Delrio e Franceschini, ultimo il Ministro del Lavoro Poletti.

Grosseto, intesa questura-giudice di pace

Scrive il Tirreno che il Tribunale di grosseto e la Questura hanno raggiunto un’intesa per l’accelerazione delle pratiche di espulsione degli stranieri, in vigore dal primo gennaio scorso. “Nei primi mesi di quest’anno in provincia di Grosseto le espulsioni con accompagnamento alla frontiera dei cittadini stranieri risultati irregolari in Italia sono già quasi più di quelle di tutto il 2016: quattro”, scrive il sito, senza spiegare che vuol dire “quasi”.
L’intesa prevede che i giudici di pace grossetani garantiscono il servizio tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, anche in orario pomeridiano. Ora possono esaminare la richiesta di trattenimento o rimpatrio nel giro di 48 ore, e capita che la esaminino il giorno stesso.
Talvolta l’udienza avviene direttamente in carcere, prima del rilascio dello straniero.
E’ già avvenuta un’udienza per un algerino che sta scontato una pena imprecisata che si concluderà entro la fine del mese, per cui è necessario avviare l’iter con la rispettiva ambasciata per la sua identificazione e successivo rimpatrio.
Intanto sul Manifesto esce un articolo che critica il Pd, accusato di avere “il vizietto di inseguire la destra titillando gli umori del suo peggiore elettorato”.
“Il decreto invece di cancellare la vergogna dei Cie, la moltiplica, però cambiando il nome che fa tutto un altro effetto. Da Centri di identificazione ed espulsione a centri di Permanenza per il Rimpatrio. Da 6 a 20, uno per regione. Da una capienza complessiva di circa 700 detenuti, pardon rimpatriandi, a 2 mila”.
I numeri sono dati con una certa approssimazione. I centri attualmente aperti sul territorio sono forse 4 (nessun giornalista, a quanto ne sappiamo, ha cercato di verificare qual’è la situazione attuale aggiornata). Quelli previsti non sarebbero 20 ma 18: uno per regione con l’esclusione di Molise e Valle d’Aosta. La capienza attuale è forse la metà di quella indicata dal quotidiano, quella annunciata dal governo è 1.500 o 1.600 posti in tutto.

Piombino, due accompagnamenti al Cie e un espulsione

Due stranieri catturati a Piombino sarebbero stati accompagnati negli ultimi giorni ai Cie di Torino e Caltanissetta, mentre un terzo avrebbe ricevuto un’intimazione a lasciare il territorio nazionale entro sette giorni.
La notizia è contenuta in un articolo sgrammaticato pubblicato sul sito del Tirreno, intitolato inspiegabilmente: “Pediatri prosciolti per i vaccini guasti”. Strano, visto che nell’articolo non si parla né di pediatri né di vaccini.
L’attacco: “Dispiego di forze dell’ordine che alla fine nulla possono contro i clandestini irregolari. Anche solo negli ultimi giorni”. Nulla possono? Ma se ne hanno accompagnati due al Cie!
Uno dei tunisini avrebbe “33 abbu” (anni), il secondo sarebbe stato accompagnato a “Caltanisetta” (Caltanissetta), mentre il terzo “dai successivi accertament? 27 anni” (sic).
La notizia non viene confermata da nessun altro sito, non ha ricevuto né commenti né condivisioni. L’articolo non è firmato.
Sempre il Tirreno racconta che la settimana scorsa, nel corso di un’operazione antidroga a Livorno sarebbero stati individuati e “rimpatriati” tre stranieri: un albanese un romeno e un tunisino. Due napoletani sarebbero stati arrestati per droga, un pregiudicato per evasione, e un uomo imprecisato per stalking.