Trapani, nulla di nuovo. Governo, 4 mesi nei Cpr

Era circolata nei giorni scorsi la notizia che ieri si sarebbe dovuto svolgere un incontro “forse decisivo” tra Prefetto e sindacati sulla vertenza dei lavoratori del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trapani Milo, che da quattro mesi non ricevono gli stipendi e che ora rischiano di essere licenziati se verrà confermata la notizia della chiusura della struttura. Finora nessuno ha diffuso sul web notizie sull’esito dell’incontro.
Intanto il Governo sta finalmente mettendo mano ai decreti sicurezza. A quanto pare l’intenzione sarebbe quella di abbassare di nuovo il tempo di permanenza massimo nei Cpr, senza tornare ai livelli pre-Salvini: si parla di 4 mesi, mentre prima di Salvini era 3 (e con Salvini 6). Comunque, non si parla finora di regolarizzare chi viene rilasciato: cioè il rischio è che si continui a lasciare uscire le persone con ordine di allontanamento, senza nessun permesso di soggiorno che consenta di trovare un lavoro regolare, né un documento valido che permetta allo straniero di spostarsi all’estero. Insomma, si rischia di continuare a rilasciare le persone per spingerle nella clandestinità. Secondo statistiche diffuse in passato, il cinquanta per cento dei reclusi nei Cpr non viene rimpatriato.
La riforma dei decreti sicurezza interverrà anche sulla questione delle Ong (multe “solo” di 50 mila euro e niente sequestro automatico della nave) e sui reati di oltraggio e minacce a pubblico ufficiale (riconoscendo la tenuità del fatto).
Agenzia Nova riporta qualche vaga dichiarazione del deputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe Brescia, secondo cui “dovremo valutare anche l’utilità del prolungamento dei tempi di trattenimento nei centri di permanenza per il rimpatrio. La durata del trattenimento non ha nessun impatto sull’aumento dei rimpatri. Basta visitare un Cpr per capirlo e per vedere in che condizioni si vive in quei centri”.
C’è scritto “aumento”, ma il senso della frase dovrebbe essere che l’aumento deciso da Salvini non è servito a nulla quindi va eliminato. Il riferimento alla visita nei Cpr resta nel vago: come vicepresidente della commissione d’inchiesta Cie/Cara, Brescia ha visitato vari Cpr nella precedente legislatura. Mancano riferimenti nell’articolo alla situazione che si è venuta a creare in questi giorni. Ma le dichiarazioni sono state rilasciate ad un incontro sul monitoraggio dei rimpatri forzati promosso dal Garante dei detenuti, nel corso del quale è possibile che si sia detto anche qualcos’altro.
Brescia ha anche detto che bisogna aumentare le risorse per i rimpatri volontari assistiti che favoriscono un efficace reinserimento dei migranti nei loro paesi d’origine.
Infine, l’assessore lombardo De Corato ha nominato in un comunicato il Cpr di Milano, rallegrandosi per il fatto che il ministro dell’Interno ne ha confermato l’imminente apertura. Il rimpatrio degli stranieri che delinquono sarà più veloce, dice De Corato, agganciandosi alla notizia dell’arresto di un “extracomunitario” di nazionalità imprecisata accusato di molestie e spaccio. Al momento i siti web non hanno fatto nessuna stima su quale potrebbe essere la data di apertura. A quanto si sa, si è già conclusa la gara per la gestione, e sarebbe in corso la selezione del personale.

Straniero radicalizzato fermato mentre cercava di tornare in Italia. Libia, spari sui pescatori italiani. Francia, atto ostile secondo Salvini

Un tunisino trentasettenne è stato fermato all’inizio del mese mentre su un barchino cercava di tornare in Italia dopo essere già stato rimpatriato a febbraio di quest’anno. L’uomo è stato poi trattenuto in un Cpr fino al nuovo rimpatrio, avvenuto dalla frontiere aerea di Palermo. La prima volta era stato arrestato per imprecisati reati comuni, ma in carcere aveva mostrato “chiari indicatori di radicalizzazione religiosa”, non si sa quali. L’Ansa ha riportato la notizia con foto di repertorio di un gommone carico di migranti.
Altri siti web hanno riportato i fatti in maniera confusa, mischiando le informazioni relative al primo arresto con quelle relative al tentativo di reingresso.
A intercettare l’uomo sull’imbarcazione è stata la Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo. In questi giorni da Mazara arrivano altre notizie, relative a tensioni tra i pescatori italiani e la guardia costiera libica. A quanto pare lo Stato nordafricano ha esteso le sue acque territoriali fino a 74 miglia dalla costa. Ne hanno fatto le spese vari pescherecci italiani, che sono stati fermati dalle motovedette a colpi di arma da fuoco, e costretti a consegnare la merce nel porto più vicino. Secondo la ricostruzione fatta dal programma tv Le Iene i pescatori si trovavano a 28 miglia dalla Libia nel momento in cui sono stati fermati. “Ci hanno sequestrato un mese di lavoro”, hanno detto i pescatori, contattati via radio dai giornalisti Mediaset. “E’ un atto ostile”, dice il senatore De Falco, ex comandante guardia costiera, distinguendolo dalla pirateria perché è riconducibile ad uno Stato. Le Iene ricordano che molte delle motovedette libiche sono state fornite dall’Italia. A differenza delle attività della gendarmeria francese al confine, questa situazione non ha attirato troppo l’attenzione di politici e giornalisti ad alti livelli.
Il ministro Salvini ha parlato invece di “atto ostile” commentando le attività della polizia francese, postando un paio di giorni fa il video di altri tre migranti che vengono lasciati in territorio italiano a Claviere. “Chi sono? Da dove vengono? Perché non siamo stati avvertiti?”, ha detto Salvini, che ha lamentato il fatto di non avere ancora ricevuto le generalità degli stranieri abbandonati nei boschi nei giorni precedenti. I francesi hanno risposto che la procedura di non ammissione alla frontiera è “del tutto conforme alla prassi concordata tra la polizia francese e la polizia italiana, nonché al diritto europeo”. Il commissariato di Bardonecchia sarebbe stato immediatamente informato. I migranti sarebbero stati rilasciati proprio sulla linea esatta di demarcazione della frontiera franco-italiana, dopo essere stati fermati 500 metri più avanti.
Sul fronte libico si segnalano alcune dichiarazioni del ministro degli Esteri Siala in visita a Vienna, secondo cui tutti gli Stati del nord Africa sono contrari all’idea delle “piattaforme regionali di sbarco” per gestire i migranti che cercano di raggiungere l’Europa. La notizia è stata riportata distrattamente qua e là, senza troppe spiegazioni.
Alla questione delle “piattaforme di sbarco” aveva accennato nei giorni scorsi anche la confederazione di Ong Concord, in una lettera pubblicata da Repubblica, dicendo che l’idea di scaricare fuori dai confini dell’area europea la gestione di un problema strutturale di lunga durata era solo un’illusione. Dall’altro lato, Concord notava che la necessaria riforma del regolamento di Dublino è stata ancora una volta messa da parte.

Mattarella firma il decreto immigrazione-sicurezza

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto legge su sicurezza e immigrazione, nonostante le richieste di non firmarlo che erano giunte da più parti. Ha anche inviato una lettera al Presidente del Consiglio Conte in cui ha sottolineato che restano fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato non espressamente richiamati nel testo normativo. In particolare ha fatto riferimento all’articolo 10, quello che stabilisce che “la condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali”, garantisce il diritto di asilo allo “straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche” e non ammette l’estradizione dello straniero per reati politici.
Ha scritto l’Agi che nelle ore precedenti c’è stato un incontro tra Salvini e Mattarella nel corso del quale sono state fatte delle “rifiniture” non meglio precisate al testo del provvedimento.
I mass media non hanno registrato reazioni di rilievo. Il segretario dem Martina in conferenza stampa ha detto di augurarsi che il governo legga con attenzione il messaggio che è stato inviato da Mattarella, e ha ribadito la “grandissima preoccupazione di un decreto che rischia di generare più insicurezza, più clandestinità, più irregolarità”. “Far saltare la gestione integrata con i comuni è un grandissimo errore”, ha aggiunto.
Sul fronte della cronaca si segnala uno sbarco di egiziani in provincia di Siracusa. Due erano già stati rimpatriati una volta, e sono stati arrestati. Gli altri cinque sono stati “accompagnati al Cpr di Trapani per le operazioni di rimpatrio”. In teoria quello di Trapani non sarebbe più un Cpr ma un hotspot, ma evidentemente la differenza è così sottile che nessuno la coglie.
La settimana scorsa c’è stato un tentativo di rimpatriare 45 tunisini proprio da Trapani. Dopo essere stati portati all’aeroporto di Palermo, in 40 sono stati riportati a Siracusa a causa di problemi con i documenti che dovevano arrivare da Tunisi. Gli altri cinque sono stati rilasciati con l’obbligo di allontanarsi dall’Italia entro sette giorni. La notizia è riportata sul sito Julie News, con foto di repertorio di migranti che apparentemente non sono tunisini, articolo anonimo, nessun approfondimento. Se non una nota sul fatto che un rimpatrio annullato c’era già stato la settimana prima, per sette migranti provenienti da Torino, a causa di un guasto all’aereo che doveva partire da Roma. Notizia di cui sul web finora non si trovava traccia.

Il decreto immigrazione al Quirinale

Era atteso per ieri sera l’arrivo al Quirinale del decreto immigrazione e sicurezza. Lo scrive Metro News in un pezzo un po’ confuso in cui si parla di modifiche e dell’aggiunta di un passaggio di garanzia in più rispetto a quanto era stato detto il lunedì precedente subito dopo l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri.
Prova a scendere maggiormente nel dettaglio Huffington Post, secondo cui la garanzia in più sarebbe la tempestiva comunicazione da parte del Questore alla Commissione territoriale competente del fatto che un richiedente è stato sottoposto a procedimento penale o condannato con sentenza non definitiva, in maniera tale da provvedere nell’immediatezza all’audizione dell’interessato e ad adottare una contestuale decisione in merito all’obbligo di lasciare il territorio nazionale. Non è che sia l’ideale come spiegazione, ma almeno c’è qualche dettaglio in più.
Altre informazioni aggiuntive che sono state diffuse riguardano i lavori di costruzione, completamento, adeguamento e ristrutturazione dei Centri Permanenti per i Rimpatri. Il decreto prevede in merito il ricorso alla “procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara”. Elemento che potrebbe alimentare polemiche sulla scarsa trasparenza, che già si sono sollevate a proposito della gestione dei Cas, preferiti da Salvini rispetto al sistema Sprar, che invece forniva varie garanzie in più per quanto riguarda le procedure di assegnazione e gestione.
Intanto la questione dell’immigrazione sta prendendo peso nelle manifestazioni di piazza contro il Governo. A Milano i No-Cpr stanno organizzando un’assemblea regionale per sabato della settimana prossima, in vista della possibile riapertura del centro rimpatri di via Corelli. Intanto hanno aderito alla manifestazione dell’Anpi che si è svolta domenica in piazza Duomo e che aveva all’ordine del giorno numerosi temi, come lotta al razzismo, all’omofobia, al fascismo, al sessismo eccetera. Alcune interviste ad organizzatori e partecipanti sono state realizzate da Radio Onda d’Urto).
Contro il Governo è sceso in piazza anche il Pd, e tra le varie tematiche c’era quella dei migranti, anche se è rimasta un po’ in sordina. Anzi, qualsiasi tematica è rimasta in sordina, a giudicare da quello che scrive Avvenire che parla di “corsie per i mezzi di soccorso… dirigenti sul palco nonostante le diatribe… richiesta di unità… leader delle diverse correnti… si nota l’assenza… Renzi e Gentiloni si abbracciano a beneficio di telecamere… come se non ci fosse un congresso all’orizzonte… mettersi in gioco… noi non gufiamo contro lo spread… il balcone è una cosa da repubblica delle banane… onestà, onestà… le parole infuocate delle direzioni sospese per un giorno… sarebbe illogico litigare… chi aveva le bottiglie di champagne in frigorifero per festeggiare il fallimento del Pd le rimetta a posto… Born to run di Bruce Springsteen…” eccetera eccetera. A dire la verità, nell’articolo c’è scritto pure che in piazza c’era una “delegazione della Somalia” e che un “immigrato africano” ha parlato dal palco. Ma qualunque cosa abbia detto, al giornalista non è rimasta impressa.
Gli antirazzisti notano continuità tra questo governo e il precedente, ma l’ex ministro Minniti è contrario al decreto Salvini. Per due motivi: primo perché cancella i permessi umanitari, secondo perché depotenzia lo Sprar. Minniti vede il rischio di radicalizzazione tra gli stranieri in Italia, come ha spiegato in un’intervista a Radio Capital poi ripresa da Adnkronos, e nega che le espulsioni siano state rese più semplici, visto che non dipendono dalla legislazione italiana ma dagli accordi bilaterali.

Bologna striscione contro Salvini. Critiche e appelli contro il decreto

A Bologna un collettivo universitario ha affisso un lungo striscione con la scritta “Salvini, Bologna ti odia! No al razzismo”.
La notizia è stata riportata dal Corriere della Sera, con tanto di foto.
Nell’articolo si descrive anche un manifesto con la faccia di Salvini puntata da un mirino e la scritta “Assassino / Prendilo di mira”.
Che potrebbe essere interpretato come un appello a qualche killer, ma che il Ministro ha interpretato diversamente, rispondendo su Facebook: “A Bologna i soliti figli di papà dei centri a-sociali mi mettono un mirino addosso con la scritta Assassino. Che pena”. Segue la sua proposta: “Credo che qualche mese di servizio civile o militare gli farebbe proprio bene. Che ne pensate?”
Ma al servizio militare non è dove insegnano alla gente a sparare? Sarebbe sconsigliato, in questo caso.
Una foto del manifesto è visibile sul sito ufficiale del collettivo, dove al momento ha totalizzato sette “mi piace”.
Nel comunicato del collettivo c’è scritto “da sempre ci siamo opposti, e continueremo a farlo, all’ondata di odio e xenofobia che Salvini vuole infrangere sulla società italiana”.
Insomma, si scrive “Bologna ti odia” per contrastare un’ondata di odio.
La contraddizione la nota il sindaco della città, Virginio Merola, che dice “Io certo non condivido la politica di Salvini, ma non ho bisogno di usare parole d’odio”. E ancora: “Bologna non odia e non minaccia nessuno. Chi lo fa è contro Bologna”.
Nel comunicato del collettivo si annuncia: “Siamo pronti a scendere in campo contro la riapertura del Cpr di Modena”.
Nei mesi scorsi, quando sembrava che le procedure per aprire la struttura modenese fossero bloccate, l’amministrazione comunale aveva proposto di aprire il centro a Bologna. Guadagnandosi le critiche degli antirazzisti, anche alla luce del fatto che il locale Cpr era stato chiuso anche grazie alle proteste dell’attuale sindaco. Ma ora che il ministro non è più Minniti ma Salvini, i politici locali stanno facendo un nuovo ripensamento, anche a proposito delle strutture attualmente operanti. Che col governo leghista rischiano di mutare la loro funzione da quella di accoglienza a quella di selezione ai fini del rimpatrio.
Il decreto approvato dal Governo (ma forse non ancora firmato da Mattarella) è stato duramente criticato proprio da Merola: il provvedimento, a suo dire “determinerà gli effetti opposti agli obiettivi dichiarati e si dimostrerà inefficace, producendo più clandestini. La combinazione dell’abolizione della protezione umanitaria con lo snaturamento del sistema Sprar” porteranno a “ripercussioni sulla sicurezza delle città, perché la clandestinità comporta il rischio di un aumento dei reati”.
Col ridimensionamento dello Sprar c’è la possibilità che a Bologna possa essere chiesto di ospitare un centro di grandi dimensioni che farebbe aumentare le tensioni sociali. Almeno, questo è ciò che teme l’attuale amministrazione.
Le obiezioni contro il decreto immigrazione-sicurezza di Salvini sono analizzate nel dettaglio in un articolo di Internazionale, che raccoglie tra l’altro l’opinione di Mario Morcone, ex capo gabinetto del Ministero dell’Interno ai tempi di Minniti, oggi presidente del Consiglio Italiano Rifugiati.
Uno dei nodi sottolineati dall’articolo è quello dei Centri di Accoglienza Straordinaria (Cas). Ridimensionando lo Sprar, gli stranieri andrebbero a finire nei Cas, che sono strutture d’emergenza, con standard inferiori rispetto a quelli previsti dalla normativa europea.
Il presidente del Consorzio Italiano Solidarietà – Ufficio Rifugiati Gianfranco Schiavone spiega a Internazionale: “Di solito questi Cas sono gestiti da organizzazioni che preferiscono logiche speculative legate ai grandi numeri, e in passato sono stati anche protagonisti di inchieste giudiziarie che hanno ravvisato legami con la criminalità organizzata”. Non esiste un sistema efficiente di controllo della spesa dei centri straordinari, e questo favorisce l’interferenza delle mafie.
Poche ore fa, l’organizzazione internazionale EveryOne ha inviato una lettera aperta al Presidente della Repubblica per chiedergli di non firmare il decreto di Salvini, avendone rilevato “alcuni aspetti incostituzionali e lesivi dei diritti umani dei migranti, richiedenti asilo e profughi”.
Un comunicato è stato pubblicato sul sito di Articolo 21, con la parte finale dell’appello e una foto standard di una bambina africana, scattata chissà dove, chissà quando, non necessariamente in Italia.
In realtà la situazione dei minori non accompagnati non cambia: continueranno ad essere ospitati nell’ambito del sistema Sprar, hanno spiegato i siti d’informazione in questi giorni. Che però non fanno nessun riferimento alla situazione dei minori accompagnati.

Il decreto immigrazione-sicurezza è costituzionale?

Scrive il sito Tpi che i dubbi riguardanti la costituzionalità del decreto appena approvato dal Governo in materia di immigrazione e sicurezza sono tre: il primo riguarda il criterio di necessità e urgenza, il secondo la revoca del diritto d’asilo, il terzo la revoca della cittadinanza.
Secondo alcuni, forse anche secondo la Presidenza della Repubblica, sarebbe inopportuno regolare questa materia delicata con un decreto governativo. Dovrebbe essere il Parlamento a farlo, dopo approfondita discussione. Vero è che molto spesso si tende a far passare lo stesso i decreti anche quando c’è urgenza.
La revoca del diritto di asilo viene contestata perché scatterebbe dopo la sentenza di primo grado. Secondo la Costituzione italiana ogni persona è da considerarsi innocente fino alla condanna definitiva.
Per quanto riguarda la revoca della cittadinanza, questa non è proprio prevista dalla Costituzione, secondo cui la cittadinanza è un diritto inviolabile.
Gli avversari di Salvini sperano che Mattarella non firmi il decreto. Chiaramente un gesto del genere non sarebbe interpretato come una normale prerogativa del Capo dello Stato, ma si inizierebbe a parlare di duro scontro istituzionale.
Secondo quanto riporta il Gazzettino, Radio Radio ha chiesto a Salvini se pensa che Mattarella si metterà di traverso sul percorso di questo decreto. “Non penso proprio”, ha detto Salvini, che ha aggiunto di avere ascoltato e coinvolto tutti, dalle associazioni ai giuristi.
Negativo ovviamente il parere di Cecile Kyenge, che se la prende con il Movimento 5 Stelle che ha appoggiato Salvini. “Questa scelta fa del M5s un partito politico orientato a destra che sui temi della migrazione ha scelto di seguire la strategia strumentale della Lega. Ne sono molto delusa”.
Ci sarebbe da dire che il Movimento aveva proposto inizialmente un governo proprio col Pd, ma è stato il rifiuto di quest’ultimo a spingerlo tra le braccia della Lega. Ma questo si tende a non dirlo.
Negativo è anche il parere del sindaco di Bologna Virginio Merola, secondo quanto scrive Askanews. Che riporta che il Comune intende riconsiderare “gli aspetti legati alla possibilità che l’hub di via Mattei possa essere trasformato in un Centro per il rimpatrio. Infatti secondo l’attuale stesura [del decreto] l’obiettivo originario dei Cpr viene meno”.
Ci sarebbe da chiedere: chi lo dice che viene meno? Se c’è meno accoglienza ci saranno più rimpatri, o no? Ma forse quello che vuole dire il Comune è che se un Cpr viene usato per rimpatriare i criminali va bene, mentre se viene utilizzato per rimpatriare anche gli stranieri che non hanno i requisiti per l’accoglienza non va più bene.
Il fatto è che non è detto che la questione dell’apertura del Cpr sia ancora all’ordine del giorno del Governo. Se il piano è ancora quello di Maroni-Minniti, un Cpr in ogni regione, sembra che il Cpr dell’Emilia Romagna sarà aperto a Modena. Bologna si era fatta avanti solo quando sembrava che le procedure a Modena fossero bloccate.
A luglio c’è stato un corteo a Modena contro il Cpr. 150 persone, secondo il Resto del Carlino, che non è riuscito a trovare neanche un nome di un personaggio di rilievo che abbia aderito alla protesta.
Sul fronte anarchico, si segnala un comunicato di solidarietà alle donne e agli uomini in cammino, messo a punto nel corso di un convegno a Trieste. Si parla di “inceppare concretamente espulsioni e respingimenti”, portando “solidarietà concreta ai migranti in viaggio” e di “formare reti di lotta per impedire la costruzione dei nuovi lager”.

Raddoppio del tempo massimo di permanenza al Cpr

Ieri il Governo ha dato il via libera all’unanimità a un decreto riguardante immigrazione e sicurezza. Tra le altre cose, si prevede il raddoppio da tre a sei mesi del tempo massimo di permanenza degli stranieri nel Cpr.
Il sito Il Sussidiario ha chiesto l’opinione ad un avvocato penalista, secondo il quale il decreto è positivo, anche se esiste qualche aspetto controverso che potrebbe farlo dichiarare incostituzionale. Prima di tutto il decreto non tiene conto della presunzione di innocenza, in secondo luogo prevederebbe la revoca della cittadinanza agli stranieri che si rendano responsabili di reati di terrorismo.
Sul fronte dello Sprar c’è un ridimensionamento in vista: solo i minori non accompagnati e coloro a cui è già stato riconosciuto il diritto alla protezione internazionale potranno accedervi.
Il decreto non è retroattivo, nel senso che chi si trova ora nelle strutture Sprar non perderà alcun diritto.
I nuovi richiedenti asilo invece, che rappresentano metà di coloro che fino ad oggi venivano accolti col sistema Sprar, da ora in poi finiranno nei Cas, Centri di Accoglienza Straordinaria.
Mentre lo Sprar è un sistema pubblico dove ogni euro è rendicontato, i Cas sono strutture private “permeabili alla corruzione”, scrive il Fatto Quotidiano.
Gli addetti ai lavori prevedono un aumento dei “costi sociali” a seguito di questo decreto: aumenterà la marginalità sociale dei richiedenti asilo, e ci saranno problemi di sicurezza per i cittadini.
Da segnalare Repubblica che ha affidato un pezzo di satira a Luca Bottura. Il quale non fa altro che inventare impunemente dei dettagli con l’intento di mettere in cattiva luce le forze che sostengono l’attuale governo, in barba a qualsiasi etica giornalistica e criterio di accuratezza. Ad esempio nel paragrafo intitolato “Permanenza Sprar” si legge: “L’attuale decreto prevede il raddoppio dei tempi di trattenimento nei centri di permanenza per il rimpatrio: da 90 a 180 giorni”. Peccato che i Cpr non hanno nulla a che vedere con lo Sprar. La versione fake diffusa da Bottura era che “la dizione originale” del decreto era: “Buttiamo i negri in una stanza buia finché non ci chiedono di tornarsene a casa a nuoto”.
Sia sul quotidiano cartaceo che sul sito web non c’è nessuna dicitura che qualifichi l’articolo come satira. Neanche un tag. Anzi, l’indirizzo è del tipo politica/data-di-oggi/news. Cioè notizie.
C’è la possibilità di lasciare commenti, ma finora nessuno ha commentato.

Il Tavolo Asilo contro il decreto del Governo

La settimana scorsa il Tavolo Asilo ha espresso grande preoccupazione per il decreto sull’accoglienza approvato in via preliminare dal Governo.
I firmatari del comunicato di protesta sono Acli, Arci, Asgi, Caritas, Cir, Centro Astalli, Comunità Sant’Egidio, Save the Children ed altri.
A quanto pare il Governo ha approvato il decreto senza prima consultare il terzo settore, approvando proposte che hanno ben poco a che vedere con la realtà con cui le associazioni si confrontano quotidianamente.
A proposito dell’istituzione degli Hub, il Tavolo Asilo ritiene che c’è il rischio di ripetere “l’inefficace e segregante esperienza dei Cara” (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo). Sarebbe meglio, dicono i firmatari del comunicato, ricorrere a strutture diffuse di piccole e medie dimensioni da includere nell’ordinario sistema di accoglienza territoriale.
Per quanto riguarda i Cie, Centri di Identificazione ed Espulsione, a quanto pare il Governo ha proposto di allungare di nuovo a 12 mesi il tempo di reclusione massima, ma solo per quanti presentano un ricorso contro il diniego alla loro domanda di protezione.
Secondo il Tavolo Asilo bisognerebbe ricevere questi migranti nelle strutture ordinarie di accoglienza. Bisognerebbe escludere dal Cie le “situazioni vulnerabili”. Inoltre bisognerebbe limitare fortemente i tempi necessari a valutare le domande di protezione, che come si sa sono troppo lunghi.
Il Tavolo Asilo chiede anche di riformare le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione, “introducendo criteri che garantiscano competenza, stabilità ed efficienza”.

Orlando firma il regolamento del garante nazionale dei detenuti

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha fimato il decreto che regola la struttura e composizione dell’ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.
Lo scrive Il Velino, riassumendo il contenuto di una nota emessa dal Ministero.
L’istituzione dell’ufficio del Garante nazionale era stata stabilita a dicembre 2013 con un decreto legge.
L’ufficio sarà composto da 25 persone, un presidente e due membri.
Il Garante dovrà coordinare i Garanti territoriali che hanno competenza per tutti i luoghi di privazione della libertà, compresi i Centri di Identificazione ed Espulsione. Dovrà individuare gli “aspetti sistemici di non funzionamento” e redarre raccomandazioni da inviare alle relative autorità nazionali o regionali.
La Corte europea dei diritti dell’uomo, nel 2013 aveva evidenziato delle criticità “circa la presenza di efficaci strumenti di tutela dei diritti delle persone private della libertà personale”.
In Italia erano presenti dei garanti dei detenuti solo a livello locale.
I più attivi sul fronte dei centri di espulsione in questi anni sono stati il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, e quella dell’Emilia Romagna, Desi Bruno (quando c’erano Cie nella regione).
Non sappiamo ora cosa prevede la tabella di marcia: quanto tempo ci vorrà prima che l’ufficio nazionale entri in funzione?
Una serie di osservazioni tecniche sulla nuova struttura e sui suoi limiti era stata pubblicata a febbraio dell’anno scorso sul sito Leggeweb.

Bari, coperta in fiamme

Nel Cie di Bari uno straniero ha dato fuoco ad una coperta per protestare contro il rinvio dell’udienza che avrebbe dovuto decidere il suo destino. Lo scrive Repubblica, nelle pagine locali. La settimana scorsa un altro straniero aveva compiuto un gesto simile. Repubblica riporta una dichiarazione del direttore del centro di espulsione, straniero anche lui, ed ex recluso in un Cpt: “Sono esasperati dalla detenzione, cercano la libertà”, ha detto.
Intanto a Bologna si segnala una interrogazione da parte di due consiglieri regionali di centrodestra. I due chiedono se non sia opportuno riaprire i Cie di Modena e Bologna “ai fini del controllo e dell’isolamento dell’epidemia [di Ebola]”. In Italia al momento non sono segnalati casi, ma c’è comunque uno stato di pre-allerta. Di recente la regione Emilia Romagna ha chiesto di non riaprire più il Cie bolognese, mentre per quello di Modena la decisione di non riaprirlo è già stata presa.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il virus di Ebola avrebbe causato la morte di 121 persone in Africa occidentale, tra Guinea, Liberia e Mali.
Da Roma, infine, arrivano indiscrezioni secondo le quali “nelle prossime settimane” dovrebbe arrivare in aula un provvedimento del Consiglio dei Ministri che riduce il tempo di permanenza massima all’interno dei centri di espulsione. Se ne parla da tempo, ma finora non c’è nulla nero su bianco. L’occasione dovrebbe essere un decreto con cui si stanziano nuove risorse per l’accoglienza dei nuovi arrivati. Dall’inizio dell’anno sono giunti in Italia oltre 20 mila profughi.