Il Tavolo Asilo contro il decreto del Governo

La settimana scorsa il Tavolo Asilo ha espresso grande preoccupazione per il decreto sull’accoglienza approvato in via preliminare dal Governo.
I firmatari del comunicato di protesta sono Acli, Arci, Asgi, Caritas, Cir, Centro Astalli, Comunità Sant’Egidio, Save the Children ed altri.
A quanto pare il Governo ha approvato il decreto senza prima consultare il terzo settore, approvando proposte che hanno ben poco a che vedere con la realtà con cui le associazioni si confrontano quotidianamente.
A proposito dell’istituzione degli Hub, il Tavolo Asilo ritiene che c’è il rischio di ripetere “l’inefficace e segregante esperienza dei Cara” (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo). Sarebbe meglio, dicono i firmatari del comunicato, ricorrere a strutture diffuse di piccole e medie dimensioni da includere nell’ordinario sistema di accoglienza territoriale.
Per quanto riguarda i Cie, Centri di Identificazione ed Espulsione, a quanto pare il Governo ha proposto di allungare di nuovo a 12 mesi il tempo di reclusione massima, ma solo per quanti presentano un ricorso contro il diniego alla loro domanda di protezione.
Secondo il Tavolo Asilo bisognerebbe ricevere questi migranti nelle strutture ordinarie di accoglienza. Bisognerebbe escludere dal Cie le “situazioni vulnerabili”. Inoltre bisognerebbe limitare fortemente i tempi necessari a valutare le domande di protezione, che come si sa sono troppo lunghi.
Il Tavolo Asilo chiede anche di riformare le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione, “introducendo criteri che garantiscano competenza, stabilità ed efficienza”.

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Orlando firma il regolamento del garante nazionale dei detenuti

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha fimato il decreto che regola la struttura e composizione dell’ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.
Lo scrive Il Velino, riassumendo il contenuto di una nota emessa dal Ministero.
L’istituzione dell’ufficio del Garante nazionale era stata stabilita a dicembre 2013 con un decreto legge.
L’ufficio sarà composto da 25 persone, un presidente e due membri.
Il Garante dovrà coordinare i Garanti territoriali che hanno competenza per tutti i luoghi di privazione della libertà, compresi i Centri di Identificazione ed Espulsione. Dovrà individuare gli “aspetti sistemici di non funzionamento” e redarre raccomandazioni da inviare alle relative autorità nazionali o regionali.
La Corte europea dei diritti dell’uomo, nel 2013 aveva evidenziato delle criticità “circa la presenza di efficaci strumenti di tutela dei diritti delle persone private della libertà personale”.
In Italia erano presenti dei garanti dei detenuti solo a livello locale.
I più attivi sul fronte dei centri di espulsione in questi anni sono stati il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, e quella dell’Emilia Romagna, Desi Bruno (quando c’erano Cie nella regione).
Non sappiamo ora cosa prevede la tabella di marcia: quanto tempo ci vorrà prima che l’ufficio nazionale entri in funzione?
Una serie di osservazioni tecniche sulla nuova struttura e sui suoi limiti era stata pubblicata a febbraio dell’anno scorso sul sito Leggeweb.

Bari, coperta in fiamme

Nel Cie di Bari uno straniero ha dato fuoco ad una coperta per protestare contro il rinvio dell’udienza che avrebbe dovuto decidere il suo destino. Lo scrive Repubblica, nelle pagine locali. La settimana scorsa un altro straniero aveva compiuto un gesto simile. Repubblica riporta una dichiarazione del direttore del centro di espulsione, straniero anche lui, ed ex recluso in un Cpt: “Sono esasperati dalla detenzione, cercano la libertà”, ha detto.
Intanto a Bologna si segnala una interrogazione da parte di due consiglieri regionali di centrodestra. I due chiedono se non sia opportuno riaprire i Cie di Modena e Bologna “ai fini del controllo e dell’isolamento dell’epidemia [di Ebola]”. In Italia al momento non sono segnalati casi, ma c’è comunque uno stato di pre-allerta. Di recente la regione Emilia Romagna ha chiesto di non riaprire più il Cie bolognese, mentre per quello di Modena la decisione di non riaprirlo è già stata presa.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il virus di Ebola avrebbe causato la morte di 121 persone in Africa occidentale, tra Guinea, Liberia e Mali.
Da Roma, infine, arrivano indiscrezioni secondo le quali “nelle prossime settimane” dovrebbe arrivare in aula un provvedimento del Consiglio dei Ministri che riduce il tempo di permanenza massima all’interno dei centri di espulsione. Se ne parla da tempo, ma finora non c’è nulla nero su bianco. L’occasione dovrebbe essere un decreto con cui si stanziano nuove risorse per l’accoglienza dei nuovi arrivati. Dall’inizio dell’anno sono giunti in Italia oltre 20 mila profughi.

Polemiche per il video da Lampedusa

Il filmato girato nel centro di accoglienza di Lampedusa ha destato un certo scalpore.
Nelle immagini si vedevano gli stranieri che venivano fatti spogliare di fronte a tutti per essere disinfettati contro la scabbia.
Il tutto avveniva anche in presenza di personale femminile.
Repubblica.it titola: “Gli immigrati del video shock: ‘urlavano di spogliarci e ci deridevano'”.
L’autore del filmato sarebbe poi stato lasciato senza cibo dagli operatori del centro, che lo avrebbero anche minacciato, temendo il licenziamento.
Il Presidente del Consiglio Letta ha annunciato un’indagine approfondita. Il Ministro dell’Interno Alfano ha detto: “Chi ha sbagliato pagherà”.
Uno dei profughi si chiede: “perché ci hanno trattato come macchine all’autolavaggio?”
Il getto d’acqua che gli veniva spruzzato addosso era molto forte, e faceva male. Le operazioni si svolgevano all’aperto, pur essendo in dicembre.
Viene naturale il paragone con gli ebrei nei campi di concentramento nazisti.
Sotto accusa finisce la cooperativa Lampedusa Accoglienza, che gestisce il centro.
Il filmato è arrivato al Tg2 tramite un certo Comitato 3 Ottobre, di cui i media non raccontano granché.
“Non abbiamo coperte, siamo ammassati uno sull’altro, i bagni non funzionano”, dice l’autore delle riprese, che si trova lì da 70 giorni, senza neanche avere avuto la possibilità di parlare col magistrato per il riconoscimento dello scafista.

Il parere del Comitato Nazionale per la Bioetica

Il rapporto “La salute dentro le mura”, preparato dal Comitato Nazionale per la Bioetica, è stato pubblicato sul sito ufficiale del Governo.
Nel testo si parla della situazione sanitaria nelle carceri, ma un paragrafo è dedicato ai Centri di Identificazione ed Espulsione, in cui vengono portati gli stranieri dopo che hanno scontato la pena o quelli che non hanno commesso reati.
“In questi centri, il diritto alla salute degli internati è soggetto a tali limitazioni da rendere dubbio l’uso del termine stesso di ‘diritto'”, scrive il Comitato, con una presa di posizione abbastanza netta.
“I centri sono ubicati in contenitori impropri, fortemente carenti dal punto di vista igienico”. Al loro interno possono finirci persone richiedenti lo status di rifugiato e le vittime di tratta. Queste ultime rischiano di trovarsi rinchiuse con i propri carnefici.
L’assistenza sanitaria è fornita dall’ente gestore, e non è a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Si tratta di una assistenza elementare, tarata sulla precedente normativa che permetteva il trattenimento non oltre i 30 giorni. La legge attuale parla invece di 18 mesi, un anno e mezzo. (In realtà nel documento del comitato si parla ancora di un periodo massimo di 6 mesi).
“Si registrano casi gravi di soggetti non curati a dovere”, scrive il Comitato, senza fare esempi.
“Ci sono grandi problemi per avere la documentazione clinica nel passaggio dal carcere al Cie”, dice ancora il rapporto.
Il Comitato conclude con quattro proposte, tra cui quella di permettere l’identificazione in carcere per gli stranieri che hanno commesso reati. Andrebbe inoltre garantita la protezione delle categorie vulnerabili, come le vittime di tratta; bisognerebbe accordarsi col SSN per garantire l’assistenza sanitaria adeguata, e bisognerebbe ricondurre i centri di espulsione alla loro funzione originaria di misura eccezionale.
Un’altra ipotesi avanzata dal Comitato è quella di chiuderli del tutto.

La Cancellieri visiterà i Cie

Il ministro dell’Interno Cancellieri visiterà i Cie italiani, per verificare la loro funzione e la vivibilità del loro ambiente. La accompagnerà il ministro dell’Integrazione Riccardi, che è uno dei fondatori della comunità di Sant’Egidio, che dagli anni sessanta si occupa di assistenza agli emarginati. La Cancellieri ha preso il posto del leghista Maroni, che ha messo a punto l’attuale sistema di detenzione dei migranti. Finora dal nuovo Ministro non sono arrivate proposte di riforma.
Spiegando al Senato le linee guida dell’azione del governo sulle politiche migratorie il ministro Riccardi ha annunciato novità in vista a proposito di Lampedusa. Il centro di accoglienza presente sull’isola era stato svuotato dopo una rivolta dal precedente governo, che intendeva lasciarlo inutilizzato. Riccardi ha raccontato di essersi incontrato con il commissario Ue Malmstrom, e di aver concordato l’idea di affiancare la presenza europea a quella italiana sull’isola. I siti web non spiegano nel dettaglio le modalità di intervento dell’Unione Europea nella faccenda.
Altra novità riguarda le tasse sul rinnovo del permesso di soggiorno, introdotte dal precedente governo ma entrate in vigore ora. Il nuovo governo ha deciso di non abolirle né ridurle, ma di raddoppiare la durata del permesso di soggiorno a parità di prezzo. Gli 80 euro che lo straniero deve pagare per un permesso di durata massima di un anno, gli permetteranno di ottenere un permesso di durata di due anni. Sul momento non ci sarebbe un calo nelle entrate previste dal governo, ma nel lungo periodo per gli stranieri ci sarebbe un risparmio.
Riccardi ha parlato di eliminare norme vessatorie, ritardi inspiegabili e lentezze burocratiche che rendono umiliante per la richiesta di permessi, certificati e documenti. “Il problema dell’immigrazione – ha spiegato il ministro – non deve diventare emergenza, ma deve essere affrontata nella logica della stabilità di queste presenze, della compatibilità e dell’integrazione”.
Il Giornale ha riportato tutte queste informazioni, ma non è che la destra sia molto convinta dell’utilità dei provvedimenti. Si capisce dal titolo che hanno scelto per l’articolo: “I clandestini sono tanti? Il governo raddoppia la durata dei permessi”. Nella prima versione, al posto di “tanti” c’era scritto “troppi”.

Sequestro di persona

L’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e l’Arci hanno denunciato il Ministero dell’Interno per sequestro di persona. Lo scrive il sito web AgrigentoNotizie.
La denuncia riguarda le detenzioni disposte a Lampedusa all’epoca dell’emergenza sbarchi, quando Maroni era Ministro dell’Interno.
I responsabili delle due associazioni sostengono che gli stranieri sono stati rinchiusi senza convalida da parte dell’autorità giudiziaria nei termini previsti dalla legge.
L’avvocato dell’associazione, Luca Masera, ha raccolto varie testimonianze da parte degli immigrati, che dimostrerebbero la sua tesi.
La notizia al momento non compare sul sito ufficiale dell’associazione.
Agrigento Notizie, non avendo una foto di Luca Masera o dei firmatari della denuncia (che non ha intervistato), ha scelto di pubblicare accanto all’articolo una foto standard di Maroni (il quale al momento non ha ancora replicato).
Non è chiaro quando e se arriverà una risposta da parte della procura.
Il Centro di Prima Accoglienza di Lampedusa è chiuso da settembre scorso, dopo che un incendio lo ha devastato.
C’era una trattativa in corso per i dipendenti della cooperativa Lampedusa Accoglienza, in cassa integrazione fino alla fine del 2011, ma Nessuno si degna di farci sapere come è andata a finire.
C’erano stati anche atti di vandalismo verso i mezzi della cooperativa, ma presumibilmente le indagini non sono approdate a nulla.
L’Asgi si era interessata anche di come i profughi erano stati portati via da Lampedusa, a bordo di navi traghetto trasformate provvisoriamente in centri di espulsione galleggianti. Anche questa storia però è stata lasciata cadere nel vuoto da parte dei mass media.