Torino, in fiamme bandiere del Pd e della Nato

Polemiche a Torino dopo che una delegazione radicale ha partecipato al corteo del 25 aprile portando le bandiere della Nato.
Alcuni partecipanti non hanno gradito e hanno invitato i radicali a uscire dal corteo.
I radicali hanno risposto che la Nato difende i valori occidentali contro l’imperialismo “sovietico”. “Le bandiere della Nato al corteo non sono una provocazione. A provocare è chi sta dalla parte di Putin dietro un finto neutralismo”, ha detto un consigliere comunale radicale.
Il Fronte della Gioventù Comunista ha simbolicamente bruciato una bandiera del Pd e una della Nato, per protestare contro l’escalation delle spese militari. “Vanno aumentati invece i fondi per la scuola, la salute e i servizi sociali”.
Dal Mediterraneo intanto arriva un bollettino drammatico: due naufragi, 21 corpi recuperati, ricerca di barconi alla deriva, nuovi sbarchi. Uno dei naufragi è avvenuto davanti alle coste della Tunisia, l’altro davanti alle coste libiche.
A Lampedusa sono sbarcati in 109.
TgCom24 ha mostrato un video di alcuni migranti che nuotano in mare verso una nave, ma non si capisce a quale episodio si riferisce.
Msn ci aggiunge una didascalia in cui per due volte confonde la Libia con il Libano.
Repubblica riporta in cronaca la notizia di “una maxi rissa con machete fra giovani: sei denunciati” a Carpi. Uno “scontro tra bande rivali”.
Solo nel secondo paragrafo viene specificato che i sei denunciati sono tutti stranieri, prevalentemente pakistani.
Salvini linka un articolo di 7Colli, che attinge da Dagospia, in base al quale una giornalista del Corriere della Sera è stata sospesa per tre giorni per essersi opposta a Saviano dopo un articolo riguardante la prostituzione.
La presa di posizione di Saviano non ha ottenuto molto risalto sui siti web di informazione.
Un articolo indignato è comparso sul sito Pro Vita E Famiglia.
A protestare sono state anche le femministe, che si oppongolo al “diritto maschile a disporre di carne femminile a pagamento, per un sesso di scarica o per dimenticare le frustrazioni o per esercitare il proprio dominio”.
Anche i 5 Stelle di recente si sono occupati di prostituzione, ma in direzione opposta a quella di Saviano.
Hanno presentato una proposta che chiede tolleranza zero nei confronti dei clienti abituali, con multe di migliaia di euro e mesi o anni di carcere.
Lo stesso modello sarebbe in vigore anche in Svezia o Francia.
In quell’occasione il Giornale aveva commentato che la linea abolizionista avrebbe soltanto reso le carceri più affollate: “Laddove la prostituzione è regolamentata, a trarne beneficio sono anzitutto le casse dello Stato e il tasso di criminalità si è notevolmente ridotto”.
Paradossale, diceva l’articolo, che mentre si sta per entrare nel vivo di una Terza Guerra Mondiale, si dia la priorità alla caccia ai “mignottari”.

Verso il 25 aprile

I collettivi studenteschi torinesi hanno già svolto alcune iniziative in preparazione alla festa della Liberazione, che cade domani, 25 aprile.
“Dobbiamo ribadire che non c’è spazio per il fascismo, per il razzismo, per il sessismo, per l’omofobia nelle nostre scuole”, hanno fatto sapere alcuni, notando che in questo periodo “gli attacchi e le aggressioni diventano più frequenti”. Ad esempio uno studente l’8 aprile è stato aggredito fisicamente “con una spinta, culmine di un atteggiamento provocatorio e intimidatorio” dopo avere cercato di rimuovere un adesivo che gli esponenti di un movimento giovanile “vicino a Fratelli d’Italia” avevano attaccato sul cancello di un istituto.
A Carmagnola il Comune ha ritirato l’autorizzazione all’Anpi a manifestare in piazza per la festa della Liberazione, ritenendo l’iniziativa “divisiva”. Ha invece proposto un’iniziativa di solidarietà a sostegno del popolo ucraino. “Non il 25 aprile, che è il giorno in cui si ricordano i partigiani, la lotta di resistenza e la liberazione del nazifascismo”, ha detto un rappresentante dell’Anpi.
Il vicepresidente del Consiglio regionale, esponente del Pd, ha attaccato Fratelli d’Italia, il cui consigliere delegato ha bloccato l’iniziativa in piazza, dicendo che è un partito “che esprime un assessore regionale che fino a poco tempo fa è stato il copresidente del Centro di rappresentanza della Repubblica popolare filorussa di Donetsk”.
Repubblica riporta la dichiarazione, ma non il nome dell’assessore in questione.
Da sinistra, il Pd è stato criticato negli ultimi tempi per essersi schierato senza se e senza ma dalla parte degli ucraini, evitando di fare dei distinguo per quanto riguarda le presunte tendenze neonaziste che si sarebbero sviluppate nel Paese in funzione anti-russa.
In questa occasione l’argomento però non viene affrontato. Come al solito da un lato c’è chi intende il 25 Aprile come un occasione per discutere della liberazione da qualunque sistema oppressivo tuttora presente al mondo, e chi invece lo intende come un’iniziativa folkloristica per rivivere all’infinito i fatti avvenuti negli anni Quaranta, a prescindere da quello che è successo dopo o che sta succedendo ora.
Il Presidente della Repubblica ha diffuso le solite frasi di circostanza, affermando che non bisogna arrendersi di fronte alla prepotenza, bisogna praticare il coraggio di una de-escalation della violenza, che bisogna ricostruire. La libertà costata sacrifici e sangue ai popoli europei non può essere né rimossa né cancellata, ha detto.
E ha fatto qualche parallelo tra il popolo in armi che nel secolo scorso ha combattuto per affermare il proprio diritto alla pace dopo la guerra voluta dal regime fascista e l’attuale situazione internazionale, nella quale c’è “chi manifesta disinteresse per le sorti e la libertà delle persone, accantonando valori comuni su cui si era faticosamente costruita, negli ultimi decenni, la convivenza pacifica tra i popoli”.
L’attacco russo all’Ucraina “non ha giustificazione”. “La pretesa di dominare un altro popolo, di invadere uno Stato indipendente, ci riporta alle pagine più buie dell’imperialismo e del colonialismo”. Questo “incendio” va fermato subito, prima che si propaghi fino a distruggere le regole della comunità internazionale.
Il Presidente ha parlato di solidarietà, nonché del fatto che questa comporterà dei sacrifici, comunque minori rispetto a quelli che si dovrebbero subire se non si fermasse subito questa aggressività bellica.
Le solite frasi retoriche senza contraddittorio. Gli italiani sono i buoni che si sono liberati dall’oppressore, non certo l’oppressore che ha attaccato altri popoli e ha schiacciato le sue stesse minoranze. Il 25 aprile è una festa pacifica, non certo la ricorrenza di un’insurrezione armata al grido di “arrendersi o perire”. L’invio di armi agli ucraini al fine di uccidere i russi e piazzare dei missili nucleari puntati su Mosca si chiama “solidarietà”. E così via.
Un professore, ex partigiano, 97 anni, ha detto a Repubblica che alimentare la guerra con le armi significa rischiare un conflitto mondiale, e che non è detto che la dipolomazia stia facendo tutto il possibile. E’ giusto che gli ucraini combattano contro l’invasore russo, ma la resistenza fu altra cosa. (Articolo solo per abbonati)
Il direttore dell’ufficio scolastico regionale delle Marche ha ricordato nel suo messaggio un dettaglio che di solito sfugge: la guerra di liberazione non è stata combattuta dagli italiani contro l’invasore, ma è stata anche una guerra fratricida tra chi sosteneva l’invasione angloamericana da sud e chi invece appoggiava i tedeschi a nord. La seconda guerra mondiale è stata “un immane conflitto che ha visto gli italiani fronteggiarsi, con le rispettive ragioni, giuste o sbagliate, per i rispettivi sogni, condivisibili o meno, ma di cui tutti si sentivano carichi, dando luogo a uno scontro che ha frantumato il popolo”.
Il messaggio si conclude con l’elogio della Costituzione e con l’esortazione a “superare antitesi e demonizzazioni reciproche, ammettendo la propria storia, senza confondere il bene col male, ma riconoscendo il supremo valore della pace”.
Il riferimento alle rispettive ragioni però non è piaciuto al Pd, il quale ha risposto che il 25 aprile è la festa di una Liberazione ben precisa: la liberazione dal nazifascismo, dall’occupazione nazista e dal regime fascista. Da ciò che oggi è crimine e che ieri ha determinato sterminio, morte, razzismo. E’ liberazione da ciò che la Costituzione vieta e rinnega” eccetera eccetera. “Non si tratta di rispettive ragioni, di rispettivi sogni. Non storie diverse né posizioni contrarie. Usi le parole giuste, direttore”.
Anche la Cgil è intervenuta per contrastare i “rigurgiti revisionisti”: l’Italia fu trascinata in guerra al fianco del nazismo dalla follia del fascismo. “Il fascismo cancellò diritti e libertà con la repressione, le leggi razziali, le deportazioni, la guerra”. Non si può “mettere sullo stesso piano chi lottava per la libertà e chi quella libertà l’aveva negata agli altri.”
Il sindacato suggerisce due libri da leggere: Il sentiero dei nidi di ragno, di Calvino, e la biografia di Pertini, partigiano e poi Presidente della Repubblica, che disse: “il fascismo non è un’opinione, è un crimine”.
I riferimenti ai nazisti sono comparsi spesso in queste settimane. Da un lato Putin ha detto che uno degli scopi dell’invasione è la “denazificazione” dell’Ucraina, termine su cui ci si è interrogati molto per capire che cosa intendeva il presidente russo con questo termine.
Dall’altro gli ucraini hanno paragonato i russi ai nazisti e hanno detto che quello che sta avvenendo è un genocidio (talvolta facendo storcere il naso anche agli israeliani).
Libero Quotidiano ha dedicato un articolo ironico al fatto che di recente qualunque avversario politico viene bollato come nazista, si tratti di un’autorità sanitaria che impone l’obbligo di vaccino per motivi di salute pubblica o di un lavoratore che vorrebbe sottrarsi all’obbligo per gli stessi motivi.
“Uno spettacolo grottesco che dimostra un’asfissiante mancanza di cultura storica e la cristallizzazione in stereotipi branditi ormai in modo cronicamente simmetrico, come vanghe per dare addosso all’avversario”, scrive il quotidiano.
“Poi nascono i paradossi per cui un battaglione di nazisti, che però vengono considerati nazisti buoni, combatte al servizio di un ebreo contro un esercito di nazisti cattivi al servizio di un ex-agente segreto sovietico”, si legge ancora nell’articolo.
“Capite bene che se tutti sono nazisti alla fine non lo è più nessuno. Se ad ogni avversario che non piace si associa il pacchetto standard comprendente forni crematori, giovane amante bionda, riti propiziatori esoterici, monomanie pazzoidi, crisi isteriche coi propri ufficiali, mobilitazione di vecchi e bambini, sindome da accerchiamento, deportazioni di massa, c’è il rischio di perdita di credibilità che può travalicare il presente ed estendersi anche ad aree ritenute intoccabili del passato”.
Impensabile che la Boldrini restasse fuori dal parapiglia. Ieri la parlamentare ha diffuso un tweet nel quale si chiede: “Può il direttore generale di un ufficio scolastico regionale continuare indisturbato ad alterare la storia con le sue idee nostalgiche e offendere la nostra Costituzione antifascista senza che vengano presi adeguati provvedimenti? Nelle Marche sembra proprio di sì”.
E ha incluso la foto di un breve articolo di Repubblica (15 righe) in cui ci si limita a riportare i fatti e ad accennare ad una interrogazione parlamentare da parte di Nicola Fratoianni (senza specificarne il partito).
Quest’ultimo ha pubblicato su Twitter la foto del contestato “puntuale messaggio revisionista”, commentando: “Sconcertante che il ministro Bianchi continui a lasciare [il direttore dell’Usr] in quel ruolo”.
Fratoianni è segretario di Sinistra Italiana ed anche uno dei pochi politici che si stanno battendo contro l’aumento delle spese militari.

Morus Onlus organizza un rimpatrio assistito

L’associazione Morus Onlus ha organizzato il rientro in Gambia di un migrante con problemi di salute che voleva tornare a casa, non avendo la possibilità di regolarizzarsi in Italia.
La notizia è stata data su Facebook dall’associazione, e ne è derivato un articolo pubblicato da Repubblica nelle pagine torinesi.
“Un anno e nove mesi per tornare a casa. L’odissea di Sheik”, titola il quotidiano.
Prima è stata la burocrazia a bloccare le operazioni: anche se lo straniero aveva ricevuto un ordine di allontanamento dall’Italia, non poteva essere imbarcato su nessun aereo a causa dell’assenza di documenti. L’associazione si era interessata al caso, e aveva organizzato il rimpatrio ad aprile 2020. Ma la pandemia aveva bloccato le operazioni. Anche la nuova ondata di contagi ha complicato il tutto: sono stati annullati i voli dal Senegal al Gambia, per cui nell’ultimo tratto è stato necessario viaggiare in auto e traghetto, per tre giorni.
L’associazione ha raccolto fondi sia per finanziare il viaggio, sia per permettergli di ricominciare una nuova vita nel suo paese.
“E’ un lieto fine amaro, perché avremmo voluto risolvere in Italia i problemi di Sheik”, scrive l’associazione.
Sui siti di informazione italiani si parla di Gambia solo per via della coppa d’Africa di calcio che sta per cominciare.
Negli Stati Uniti in queste ore è andato a fuoco un palazzo in cui erano rifugiati numerosi immigrati africani, molti provenienti dal Gambia. Si segnalano 19 morti e più di 60 feriti.

Novara, accompagnamento al Cpr

Un cittadino tunisino con precedenti per stupefacenti, violenza domestica e ricettazione è stato fermato dalla polizia a Novara nel corso di un controllo, e accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Milano.
Lo scrive il Settimanale Della Diocesi Di Novara, in un articolo con il resoconto dettagliato dell’operazione svolta dalle forze dell’ordine, nel corso della quale sono stati identificate numerose persone e controllate varie attività commerciali.
La notizia del piccolo presidio che c’è stato nei giorni scorsi di fronte al Cpr milanese non ha lasciato traccia sui mass media. I manifestanti chiedevano che i giornalisti potessero accedere all’interno della struttura.
Anche se gli attivisti dicono che si finisce al Cpr senza avere commesso reati, solo una parte degli stranieri che vengono portati nella struttura non ha avuto problemi con la giustizia, ma statistiche precise non ne vengono diffuse.
Le autorità emettono comunicati al momento dell’ingresso al Cpr, ma non al momento del rimpatrio o del rilascio, quindi è difficile rendersi conto dell’esito e tempi necessari.
La settimana scorsa Il Giorno ha riportato la notizia di una sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito che se uno straniero è integrato, ossia ha un lavoro, un contratto d’affitto, dei figli che frequentino le scuole e partecipa ad attività associative, non può essere rimpatriato indipendentemente dalle condizioni oggettive e soggettive nel Paese di origine.
La decisione ha riguardato un pachistano residente a Milano, che aveva chiesto protezione internazionale parlando di aggressioni subite da parte dei sunniti a causa della sua scelta di frequentare una moschea sciita.
La sua versione era stata giudicata infondata, ma la Cassazione ha stabilito che comunque il suo rientro forzato in Pakistan gli causerebbe un trauma emozionale tale da esporlo a contesti di estrema vulnerabilità.
Intanto Salvini ha twittato un video di un episodio avvenuto a Milano: un africano distrugge il parabrezza di un autobus urbano: “Altra preziosa ‘risorsa’ mantenuta a spese degli italiani”, scrive Salvini. Il tweet al momento è fissato, e ha totalizzato quasi ottocento commenti.
Fanpage aveva pubblicato la notizia quattro giorni fa. Lo straniero era fuggito prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, e non era ancora stato identificato. Tanto che alcuni utenti del social contestano Salvini chiedendogli come fa a sapere che è straniero: solo dal colore della pelle? E se fosse stato italiano Salvini avrebbe messo in evidenza lo stesso il video?
Fatto sta che capita con una certa frequenza di leggere notizie relative agli stranieri che danneggiano qualcosa. Quotidiano.net ieri ha riportato la notizia di un tunisino che aveva infranto i vetri di un pulmino del Calcio Como e sfondato con un estintore la porta d’ingresso di una piscina. Il giovane è stato arrestato, anche con l’accusa di avere imbrattato dieci auto in precedenza, e si è scagliato contro gli agenti, ferendone due. E’ stato portato in carcere.
Una settimana fa il Corriere della Città invece ha diffuso un video attinto da Welcome to Favelas in cui si vede un uomo positivo al covid che sarebbe fuggito dall’ospedale di Tor Vergata dopo un tso e avrebbe danneggiato delle auto in sosta. La notizia non è stata confermata da altri siti web. Nell’articolo non c’era nessun riferimento alla nazionalità della persona, e il video ha ricevuto poche visualizzazioni e zero commenti su Youtube e Twitter. Su Instagram i commenti sono inaccessibili ai non iscritti.

Manifestazioni il Primo Maggio

Scrive Il Saronno che un locale collettivo anarchico ha aderito alla manifestazione del primo maggio in programma a Milano. Quale manifestazione? Non si sa. Il sito la chiama “Spezzone libertario anticapitalista”, ma di solito gli spezzoni fanno parte di un corteo più ampio. Sugli altri siti di informazione non si parla di cortei previsti.
A Torino invece sindacati di base, partiti di sinistra e movimenti si ritroveranno in Piazza Castello. Gli organizzatori hanno diffuso un comunicato per protestare contro la decisione della questura di non permettere loro di manifestare in piazza San Carlo, dove invece saranno presenti Cgil, Cisl e Uil. “Qualcuno sta subendo la mano pesante di polizia e magistratura, con la criminalizzazione dei movimenti, delle lotte operaie e delle reti per il soccorso dei migranti”, hanno scritto.

Anche Vicenza manifesta per Floyd

Ieri ci sono state due manifestazioni a Vicenza sulla scia delle proteste che stanno avvenendo in America dopo la morte di George Floyd, soffocato da un poliziotto mentre veniva arrestato. Vicenza Più scrive che la mattina hanno manifestato gli studenti in piazza Castello e il pomeriggio i centri sociali in piazza Matteotti. Un migliaio di persone in tutto. Il sito accenna alla presenza di “diversi esponenti del Partito Democratico e del centrosinistra”, ma fa soltanto il nome di un esponente del Psi, allarmato dalle notizie di femminicidi, assalti a coppie omosessuali, riemergere della violenza fascista, e atteggiamenti discriminatori nei confronti degli stranieri fuggiti dai loro paesi. Insomma il problema non è solo in America, ma anche in Italia. Il sito riporta anche una dichiarazione proveniente dagli esponenti del centro sociale Bocciodromo, in cui si parla degli omicidi per mano razzista senza video nel Cpr di Gradisca, nelle campagne calabresi o per le strade di Firenze e Milano.
L’articolo non fornisce approfondimenti, ma il riferimento al centro rimpatri friulano riguarda la morte di un ventenne georgiano avvenuta a gennaio scorso. I testimoni avevano raccontato che il giovane era stato arrestato violentemente e trascinato via dalle forze dell’ordine intervenute a sedare una rissa.
In altre città italiane erano previsti eventi in memoria di George Floyd, tra cui Torino. Una pagina dedicata all’evento era stata creata su Facebook da due sigle, No Justice No Peace Torino e Rete 21 Marzo.
La prima è nuova: è su Facebook solo dalla settimana scorsa, e sulla sua pagina è stato caricato un video con la diretta degli interventi che dura quasi un’ora (oltre 1300 visualizzazioni).
La seconda è su Facebook già da cinque anni, e ha diffuso varie fotografie dei manifestanti in piazza, distanziati uno dall’altro nel rispetto delle precauzioni anti-coronavirus.
Anche piazza Maggiore e piazza Nettuno a Bologna si sono riempite di manifestanti. Il sito locale di Repubblica ha postato un servizio fotografico dedicato all’evento, e la lista parziale degli organizzatori: tra gli altri c’erano Arci Ritmo Lento, Amici di Piazza Grande, Link e Coalizione Civica.
I leader politici italiani hanno scelto di non esporsi su quanto sta avvenendo negli Stati Uniti. Il direttore di Repubblica ha scritto un editoriale (si può leggere solo a pagamento) che ha destato un po’ di malcontento sui social perché contiene anche la condanna delle devastazioni che ci sono state nel corso delle proteste americane.
Huffington Post ha pubblicato l’intervento di uno psichiatra che tende ad escludere che “tutta questa esplosione americana di violenza” possa riprodursi allo stesso modo in Europa e in Italia, nonostante le conflittualità economico sociali e la presenza di movimenti antidemocratici e culture respingenti e aggressive. Si tratta di contesti troppo diversi.
Intanto le cronache raccontano di tafferugli avvenuti ieri a Roma nel corso di una manifestazione dell’estrema destra (con l’obiettivo di allontanare i giornalisti dal corteo) e di un incendio scoppiato a Lampedusa tra i relitti delle imbarcazioni usate dai migranti (possibile la matrice xenofoba).

Sit-in a Torino per George Floyd

Il gruppo torinese No Justice No Peace ha organizzato un sit-in a Torino sulla scia delle proteste seguite alla morte di George Floyd a Minneapolis. L’evento si svolgerà domani pomeriggio in piazza Castello, a quanto scrive News Biella. Gli organizzatori non pensano soltanto alla situazione degli Stati Uniti ma anche a quella italiana. Al Governo italiano chiedono che “si impegni a rendere il nostro paese più inclusivo accogliente e solidale tramite l’abrogazione dei decreti sicurezza, l’eliminazione dei Cpr, il riconoscimento della cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia”.
Accanto all’articolo c’è il banner che pubblicizza la manifestazione, in cui c’è solo la foto di un pugno alzato. Il sito non riporta i nomi degli organizzatori, né viene indicato un sito web di riferimento.

Trapani, sono 4 i mesi senza stipendio

La notizia della vertenza al Cpr di Trapani si sta diffondendo anche su altri siti web locali. Blog Sicilia scrive che i lavoratori della cooperativa Badia Grande non vengono pagati da 4 mesi. La riunione in Prefettura è prevista venerdì prossimo. Il comunicato ripreso dal sito proviene dal sindacato Fisascat Cisl.
Anche su questo sito, il discorso sulle responsabilità rimane nel vago. Altrove si era detto che è la Prefettura a non fornire il denaro necessario alla cooperativa, così come pagamenti in ritardo ci sarebbero in molte altre aziende nel settore. La foto della sindacalista che ha rilasciato le dichiarazioni riportate non viene pubblicata accanto all’articolo; si rimedia con foto di stranieri qualsiasi visti di spalle mentre facevano una fila, chissà dove, chissà quando.
Il comunicato non si sofferma sull’altro aspetto della questione: se non ci sono i soldi per gli stipendi, ci sono almeno i soldi per fornire ai reclusi sapone, biancheria e ciò di cui hanno bisogno?
C’è invece un semplice accenno al “caso degli incendi della struttura”, senza entrare nel merito di cosa si tratta (dure proteste da parte dei migranti, con materassi e lenzuola date alle fiamme, non si dice perché).
Trapani Oggi pure ha dato visibilità al comunicato sindacale, senza foto dell’autrice e senza neanche la foto dei migranti qualsiasi: ha optato invece per una panoramica del Cpr siciliano, riconoscibile per via delle recinzioni colorate di giallo.
Nessun accenno al comunicato circolato nei giorni scorsi in cui si parlava di quattro sindacati che si stavano occupando della vicenda: Filcams Cgil, Uiltucs Uil, Confintesa e Ugl Trapani. Il sito non spiega perché la Fisascat è rimasta esclusa da quel comunicato. Tp24 ieri ha pubblicato invece il comunicato congiunto di questi quattro, senza fare nessun cenno alla Fisascat. Foto di repertorio: le recinzioni gialle del Cpr.
Inoltre, mentre la Fisascat dice che la vertenza riguarda anche il vicino Cas, nell’articolo riguardante gli altri quattro il Centro di Accoglienza Straordinaria non viene neanche nominato.
E mentre nelle scorse settimane le rivolte si susseguivano in quasi tutti i Cpr italiani, ci si era quasi dimenticati dell’esistenza del secondo Cpr pugliese, quello di Brindisi. Che invece compare oggi su un sito di clickbaiting, secondo cui un materasso sarebbe andato a fuoco e ci sarebbero tre intossicati.
L’articolo è sgrammaticato, non si sa fino a che punto la notizia è attendibile. Comincia dicendo “Da dettagliare le cause”, senza dare la notizia di cui parla nel titolo; dice che un solo materasso incendiato avrebbe reso inagibili due stanze; ci aggiunge un “Accaduto in serata”, senza verbo, e dice che alcuni dei migranti “sarznno” trasferiti altrove. La foto è di repertorio: il paraurti di un camion dei pompieri.
Non ci si può fidare di tutto quello che si legge sul web: nei giorni scorsi un sito caccia-bufale ha scoperto la notizia di una rivolta in un Cpr che veniva spacciata per nuova ma che risaliva a due anni fa. Comunque, di Brindisi ha parlato anche il sito Brindisi Report, secondo cui i fatti sarebbero avvenuti alle 20 di venerdì. Si parla di vari materassi dati alle fiamme da 13 persone. Ogni stanza aveva sette posti letto. “Si stanno ricostruendo le circostanze dell’incendio”. Foto in notturna delle mura del Cpr con due altoparlanti su cavalletti, forse scattata in occasione di un presidio, chissà quando.
Intanto la campagna per l’apertura di nuovi Cpr si è spostata in Toscana. Il sito Firenze Post parla di ben quattro gazebo piantati in città per raccogliere firme a favore dell’istituzione del Cpr. L’iniziativa è stata sponsorizzata da due parlamentari di Forza Italia, Gasparri e Mugnai. Il sindaco di Firenze, esponente del Pd, nei giorni scorsi si è detto favorevole all’idea di partecipare alla scelta della località in cui allestire la struttura, mentre il presidente della regione, anche lui di centrosinistra, sarebbe contrario (ma non circolano nuove prese di posizione da parte sua).
Il sito fornisce solo le informazioni di base su cosa sono i Cpr, senza fare nessun riferimento a quanto sta avvenendo in questi giorni in tutti i Cpr italiani. In coda all’articolo ci sono le statistiche sul numero dei migranti rimpatriati, aggiornate al primo semestre 2019. In realtà il secondo semestre del 2019 è già finito, ma evidentemente le statistiche non sono arrivate all’opinione pubblica e non si sa quando e se ci arriveranno. Quelle vecchie fornivano una percentuale di rimpatriati inferiore al 50%.
I Cpr operativi in Italia sono 7, dice l’articolo: della lista non fa parte il Cpr di Gradisca, in Friuli, inaugurato a dicembre e già teatro di un’evasione e della morte di uno dei reclusi; e quello di Macomer, in Sardegna, che sarebbe stato inaugurato nel silenzio ed è già stato lambito da un corteo di protesta, ma da cui non sono circolate notizie di accompagnamenti di migranti; dentro c’è probabilmente qualcuno, ma non si sa chi.
Da Vercelli giunge la notizia del presidio di alcuni “anarchici e appartenenti ai centri sociali” contro la società che si è aggiudicata la gestione del Cpr di Milano, di prossima apertura. La quale nei giorni scorsi aveva pubblicato un comunicato in cui metteva sullo stesso piano la sua attività nel campo dell’accoglienza e quella nel centro rimpatri che è considerato dagli attivisti una specie di campo di concentramento.
Nessun nome o dichiarazione dei manifestanti (i quali si tengono a distanza comunque dai giornalisti), ma almeno c’è la fotografia dello striscione esposto.

Norme e normalità a Torino. Quadro politico nazionale

Il rapporto “Norme e normalità. Standard per la privazione della libertà delle persone migranti. Raccolta delle raccomandazioni 2016-2018” è stato presentato a Torino dal Garante regionale Bruno Mellano e dal funzionario dell’Ufficio del Garante nazionale Massimiliano Bagaglini.
Un articolo in proposito è stato pubblicato dal sito Voce Pinerolese. In cui si dice che i Cpr in Italia sono sette, ma si nominano solo i quattro che sarebbero stati aperti in base ad un decreto legge del febbraio 2017: Bari, Potenza, Trapani e Roma. In realtà quello di Roma è sempre stato aperto, almeno nel settore femminile, mentre quello maschile è rientrato in funzione da circa due mesi. L’articolo non nomina gli altri tre: Torino, Caltanissetta e Brindisi.
Non si fanno i nomi di esponenti o partiti politici, ma ci si limita ad elencare le raccomandazioni su come potrebbe essere migliorato il sistema, e le osservazioni raccolte dall’ufficio del garante nel corso di questi anni: dalla situazione che si era venuta a creare a bordo della nave Diciotti (dove i migranti soccorsi in mare erano costretti a rimanere a causa del divieto di sbarco) alle operazioni di rimpatrio forzato in paesi gravemente instabili come la Somalia.
A livello politico la situazione dei Cpr non è in discussione in primo piano, visto che l’aspra battaglia sul fronte migranti si sta combattendo sulla questione delle Ong. All’inizio di questa settimana il Senato ha approvato il decreto sicurezza bis, che si occupa principalmente delle navi che effettuano soccorsi in mare, prevedendo maggiori poteri al Viminale, maximulte, arresto del capitano, sequestro della nave. Il decreto si occupa anche di inasprire le pene per i manifestanti che usino “qualunque mezzo che rende difficoltoso il riconoscimento della persona” (due anni e duemila euro per una maschera). Quattro anni per chi lancia razzi, bengala, fuochi d’artificio, usa petardi o fumogeni o bastoni o oggetti contundenti di qualunque tipo. Anche la resistenza a pubblico ufficiale diventa un reato più grave se commessa nel corso di manifestazioni in luogo pubblico.
Arrivati a questo punto, in che condizioni stanno i vari schieramenti politici tra cui gli italiani possono scegliere?
Il sito locale irpino Ortica Lab dedica una riflessione generale alla situazione attuale del Pd: “Il punto è che il Partito Democratico ha fallito la sua missione storica, ha perso la guerra sul terreno culturale prima ancora che politico, ha smarrito la propria collocazione nella società italiana, ritirandosi, come qualcuno ha argutamente osservato, nelle ovattate zone a traffico limitato delle nostre città”.
Secondo il sito, anche se il Pd continua a fornire la gran parte dei sindaci e dei rappresentanti a livello locale, non potrà mai essere una credibile alternativa di governo a livello nazionale. “Il Pd ha perso il suo popolo, tutt’al più, dove resiste, ha conservato i suoi clienti”.
E se Ortica Lab titola “In morte del Pd”, Linkiesta titola “Ecco perché con il tav il Movimento Cinque Stelle di Bette Grillo è morto per sempre”.
Il sito mette sotto accusa il Movimento per le troppe volte che ha fatto marcia indietro su alcuni princìpi che sono stati alla base del suo successo, e consiglia dimissioni ed elezioni anticipate, visto quello che è avvenuto in Parlamento sulla questione del treno ad alta velocità della linea Torino-Lione.
Il rischo è concreto, almeno a quello che si legge sul resto della stampa, che riporta indiscrezioni in base alle quali Salvini sarebbe pronto a far saltare ora il governo per presentarsi al voto a ottobre.
Secondo il Sussidiario, Salvini sarebbe con le “spalle al muro”: “elezioni, o perde la lega e i voti”, dice in un titolo.
Il governo italiano sarebbe un non-morto, “uno zombie mostruoso in attesa solo di un’anima misericordiosa che lo liberi dalla sua tortura”.
L’articolo si sofferma sia sulla spaccatura interna al Movimento 5 Stelle, con forti contrasti, resistenze al far saltare tutto, umiliazione per essere finito un paio di volta in minoranza, sia sulla politica internazionale: “Salvini ha rivendicato la strategia di volere riportare la Russia in un’alleanza con l’Occidente per non lasciarla alla Cina. Cioè ha suggerito che l’Italia deve prendere posizione nella guerra fredda che si delinea all’orizzonte tra Usa e Cina, tirando la Russia contro la Cina, come pensano di fare alcuni in America”.
Nell’analisi del Sussidiario, il M5s è “fratturato oltre ogni speranza di redenzione, FI si è sciolta e non si sa se rinascerà; il Pd a conduzione mista, diviso tra gerarchi vecchi e nuovi, tutti che pensano di essere il capo; Fratelli d’Italia vive degli scarti di estremismo della Lega, sognando di farle da stampella di destra”.
La Lega è “l’unica formazione che ha una struttura e una forma chiara, che piaccia o meno”. “Ogni giorno che passa di fatto la lega aumenta i suoi voti, perché in mezzo al caos circostante, la scacchiera deserta, Salvini appare come l’ancora di stabilità”.
A sinistra del Pd il sito non vede nulla che sia degno di essere nominato.
In un altro articolo sempre il Sussidiario scrive: “L’inconsistenza, l’inadeguatezza politica, l’anacronismo surreale della sinistra attuale è diventata un’evidenza sconfortante anche per chi è vissuto attivamente nel comunismo”. Accanto all’articolo, una foto scattata prima di una conferenza stampa del Pd, quando i microfoni della stampa sono già pronti ma nessun esponente politico è arrivato sul posto.
“Sul palco non c’è il governo, ma neppure l’opposizione. Si elidono a vicenda nel vuoto pneumatico del nulla”.
Ma il succo dell’articolo fa riferimento alla situazione di cento anni fa, quando la sinistra commise degli errori che fecero salire al potere il fascismo.
Per tornare al decreto sicurezza, il sito Linkiesta riassume così le possibili conseguenze: “Tribunali ingolfati, incertezza nel diritto e soccorso criminalizzato”.
“Il più grave vulnus allo stato di diritto è la presunzione di colpevolezza: il soccorso a naufraghi senza permesso di soggiorno è considerato come favorire l’ingresso illegale in Italia”.
La tesi dell’articolo è che chiunque si imbatta in una barca di naufraghi stranieri che necessitano si assistenza “sa già preventivamente che, se adempirà al dovere di soccorso, andrà incontro a tutto questo [multa, sequestro, possibile arresto, ecc.]: la deterrenza dei salvataggi che le sanzioni particolarmente gravose mirano a esercitare costituisce un vero e proprio paradosso”.
Al di fuori dell’articolo, la realtà è più complessa. Il governo ha dichiarato guerra alle Ong politicizzate, non al soccorso in mare. Cioè, quando le navi hanno soccorso i migranti in mare non sono state sanzionate per averlo fatto, ma per essersi dirette verso l’Italia anziché verso il porto più vicino.
Il fatto è che i porti più vicini erano quelli libici o tunisini, che non sono considerati sicuri (in Libia per via degli abusi da parte di alcune delle forze di sicurezza nazionali, in Tunisia per mancanza di accordi internazionali).
Ma chi è che deve stabilire se un porto è sicuro o no? Per il Governo i porti libici sono sicuri, per le Ong no. Una nave commerciale che dovesse soccorrere dei migranti in mare in teoria non dovrebbe avere problemi legali a scaricarli nel porto indicato dal governo (sempre che i migranti a bordo glielo lascino fare). Ma sarebbe morale?
L’articolo de Linkiesta la Libia non la nomina neanche, né fa riferimento ai suoi problemi sul fronte dei diritti umani, né alle possibili soluzioni (Il fatto che ci siano state violazioni in passato non significa che devono esserci per forza anche in futuro. L’ex ministro Minniti, scomparso dalla scena nazionale, credeva appunto che bisognasse coinvolgere l’Onu nella gestione dei centri di detenzione libici per portarli allo stesso livello di quelli italiani. Che vengono contestati comunque. Anche in Italia ci sono state violazioni, dicono gli attivisti. L’Italia è un paese sicuro?).
AgoraVox titola: “Avanti con i finti decreti sicurezza”. L’articolo accenna alle dichiarazioni dell’ex 5Stelle De Falco che parla di violazioni delle norme del diritto internazionale, a quelle del Capo della polizia Gabrielli che dice di essere sotto organico di 18 mila uomini; dice che il Governo non sta lavorando ad un regolamento europeo che sostituisca quello di Dublino; parla dell’assenza di accordi internazionali per i rimpatri. E nonostante tutto, il 60% degli italiani sarebbe felice di come stanno andando le cose.
Il titolo di apertura di Dinamo Press questa mattina è abbastanza allibito: “Decreto sicurezza bis: Salvini ringrazia la Beata Vergine Maria”.
Ma nell’articolo la Madonna non viene neanche nominata. Ci si sofferma invece su tutto quello che non va nel decreto, sia sul fronte migranti, sia sul fronte della repressione del dissenso.
Una degli aspetti che preoccupano Dinamo Press è la presunzione di colpevolezza, per cui chi è stato denunciato per episodi di violenza (non condannato o processato, solo denunciato) viene colpito da Daspo; come pure chi “sulla base di elementi di fatto” risulta avere tenuto una condotta evidentemente finalizzata a episodi di violenza, minaccia o intimidazione (anche qui non si parla di condanne. “Elementi di fatto” è una “definizione quanto mai aleatoria”, dice il sito).
Anche se l’articolo non nomina Maria Vergine, il titolo è un chiaro riferimento al tweet diffuso da Salvini il 5 agosto: “Il Decreto Sicurezza, più poteri alle Forze dell’Ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è Legge. Ringrazio Voi, gli italiani e la Beata Vergine Maria. #decretosicurezzabis”.
Più tardi, sempre lo stesso giorno, il ministro dell’Interno ha postato, sempre su Twitter, un ritratto della Madonna all’interno di un rosario a forma di cuore, con la scritta “5 agosto, è il giorno in cui è nata Maria Santissima”. “Serena notte”, scriveva lui.
Altri siti dopo l’approvazione del decreto hanno scritto “buongiorno notte”, ma in tutt’altro senso.

Rogo Mirandola, polemiche

Fioccano le dichiarazioni politiche dopo che un marocchino ha dato fuoco alla sede della polizia municipale di Mirandola, provincia di Modena, causando la morte di due persone. Alcuni puntano il dito verso il Governo, che è stato incapace di espellere l’uomo nonostante fosse irregolare; altri puntano il dito contro il Pd, le cui politiche hanno favorito l’afflusso di clandestini in Italia. A Modena si vota domenica per le elezioni amministrative. Uno dei candidati chiede di accelerare le procedure per l’apertura in città del Centro di Permanenza per i Rimpatri. Una sintesi delle varie posizioni è stata pubblicata sul sito La Pressa. La notizia del rogo ha ottenuto enorme visibilità a livello nazionale.
Anche il Movimento 5 Stelle contribuisce a mettere a disagio Salvini, con un post sul Blog Delle Stelle in cui si esclama: “Chi deve rispondere se un delinquente è libero di circolare in Italia compiendo delle stragi? Il ministro dell’interno e nessun altro!”. “Visto che il Viminale si diverte tanto a fare campagna su questo caso, ci spieghi ora perché non avevano espulso quel criminale!”, di nuovo col punto esclamativo.
TgCom24 riporta vagamente che il giovane non poteva essere allontanato dall’Italia perchè aveva presentato una richiesta d’asilo.
Il comunicato dei 5 Stelle, non firmato, contiene anche un ragionamento che farebbe invidia al Pd: “Dal Viminale abbiamo sentito dire sempre la stessa cosa: porti chiusi. Bene, peccato che la persona in questione di origini nordafricane, era già in Italia”. Come era entrato? Questo il Movimento non se lo chiede.
A morire nell’incendio sono state due donne, una ottantenne e la sua badante di 74 anni. Sono stati contati 20 feriti, tra cui il marito della vittima e altre tre persone rimaste intossicate in maniera grave.
I mass media hanno diffuso la fotografia del ragazzo che è stato fermato nei pressi dell’incendio. A quanto si dice gli è stato trovato addosso un berretto della municipale rubato dalla sede data alle fiamme. Non hanno diffuso il nome, visto che lo straniero ne ha dati vari, probabilmente falsi, nel corso dei diversi controlli a cui è stato sottoposto in passato. Anche l’età e sconosciuta, ma è verosimile che sia diciottenne. Era stato in varie case famiglia a Roma, ma era scappato per andare a Modena, non si sa perché. Trovato in stato di ipotermia alla stazione di San Felice sul Panaro la sera prima, era stato portato in ospedale. Qui si era strappato la flebo ed era fuggito. Per essere ritrovato poi sul luogo dell’incendio. Gli inquirenti tendono ad escludere che si tratti di un attentato terroristico, e a catalogarlo come il gesto disperato di uno squilibrato.
Secondo Il Resto del Carlino lo straniero aveva già danneggiato una caserma dei carabinieri a Roma.
La vicenda è stata accomunata a quello di un altro straniero che ha creato problemi in queste ore, un ventitreenne nigeriano che, portato negli uffici della polizia di Torino per il fotosegnalamento, ha morso il dito ad un poliziotto, staccandogli il polpastrello dell’anulare.
Anche in questo caso non si parla tanto di carcere, ma di rimpatrio accelerato grazie al decreto sicurezza.
Costernati i vari sindacati di polizia, che hanno diffuso comunicati su quanto avvenuto.
“Siamo stanchi di arrestare dei personaggi che poi saranno scarcerati immediatamente”, si legge in uno di questi.
Il nigeriano aveva precedenti penali, probabilmente per traffico di droga (i mass media non si soffermano molto sul dettaglio).
“Anche questa ‘risorsa importante’ tornerà a casa sul primo aereo utile”, ha detto Salvini, facendo il verso alla sinistra, secondo cui gli immigrati sono una risorsa per il Paese.
Intanto sul decreto sicurezza bis si prosegue. Il Viminale ammette che sono stati “limati” gli articoli 1 e 2 dopo il niet imposto dal Movimento 5 Stelle che ha impedito l’approvazione del provvedimento lunedì sera. Si tratta di dettagli che non cambiano la sostanza del testo, fanno sapere dal Viminale, smentendo che si tratti di uno svuotamento. Ora si conta di approvarlo in settimana, alla prima occasione utile.