Ancora Chi ama brucia

I monologhi di Alice Conti in tema di centri di espulsione andranno in scena di nuovo per il Morenica Festival 2017, venerdì 3 novembre alle 21 allo Zac! di Ivrea. Lo riporta Torino Today. Lo spettacolo, dal titolo “Chi ama brucia – discorsi al limite della frontiera”, nasce nel 2012, a seguito di una ricerca antropologica fatta dall’autrice per la sua tesi di laurea.
Il blog Pane Acqua Culture ha intervistato Alice Conti nel 2014. L’atmosfera opprimente che si crea durante lo spettacolo è descritta così: “in scena c’è Croce, la giovane crocerossina in veste bianca che abita il suo ufficio d’accoglienza preparandosi all’arrivo degli ospiti in un agire operativo e alienante”. E veniva annunciato anche il secondo personaggio: “La garante dei diritti e delle libertà di tutte quelle persone private dei loro diritti. E’ una sorta di personaggio majorette. E’ una signorina buonasera con un vestito bianco gigantesco che dopo la rivolta mette la polvere sotto il vestito suonando il can can”.
A marzo di quest’anno alcuni malcapitati studenti sono stati portati ad assistere allo spettacolo a Caluso, vicino Torino. “La durata ridotta dello spettacolo avrebbe consentito un ampio spazio per un dibattito tra studenti professori e attrice”, si legge in un rudimentale articolo probabilmente scritto da uno degli studenti per un Progetto Giornalismo, e pubblicato poi dalla Sentinella del Canavese. “Tuttavia il numero degli interventi è stato ridotto”, si lamenta l’autore. Come mai gli studenti non hanno fatto di tutto pur di perdere tempo e non tornare a lezione? “La non alta partecipazione al dibattito da parte degli studenti è dovuta alla loro disinformazione su questo argomento: pochi avevano le idee chiare sulla cruda realtà di questi centri di smistamento di migranti. Tale disinformazione ha origine nel silenzio sull’argomento della carta stampata e dei social dove – a parte pochi siti – non vengono divulgati altro che commenti colmi di insulti e minacce prive di senso da parte dell’italiano medio”.
Il fatto che lo spettacolo possa non piacere a qualcuno per qualche motivo spiegabile non è stato neanche preso in considerazione. Del resto, al giovane aspirante giornalista non è stato corretto lo stile contorto, non è stato detto che doveva mettere il nome dell’attrice nell’articolo, né che doveva procurarsi una foto dello spettacolo: ci hanno schiaffato un’immagine di alcuni immigrati standard.
Sul web si trovano parecchi comunicati che annunciano lo spettacolo, ma praticamente nessun commento. Né particolarmente favorevole, né particolarmente contrario. Peggio ancora: il monologo è stato messo su Youtube, e si trova facilmente. Dura 18 minuti. Ha totalizzato ben 69 visualizzazioni in 8 mesi. Zero mi piace, zero non mi piace, zero commenti. Non solo gli utenti che lo hanno visto hanno preferito non commentare, ma non hanno neanche schiacciato un pulsante. Che diamine! Dov’è l’italiano medio, quando serve?
Per assistere dal vivo allo spettacolo, il costo del biglietto è di 10 euro. 7 euro ridotto.

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Nigeriana al Cie di Roma. Accordi per i rimpatri. La situazione in Africa

La polizia è intervenuta a Novara dopo la segnalazione di una lite tra “persone di colore”, come scrive il sito Il Venerdì Di Tribuna.
Una cittadina nigeriana è stata portata al Cie di Ponte Galeria, Roma.
Un’altra nigeriana “presumibilmente dedita alla prostituzione” è stata invece fermata in un albergo. Ha ricevuto il foglio di via obbligatorio dalla Provincia di Novara, in quanto risultava pendente una richiesta d’asilo.
Insieme con lei, a quanto sembra di capire dall’articolo, c’era un brasiliano, che “verrà rimpatriato nello stato di origine nella serata odierna” (ieri).
C’è un accordo che prevede il rimpatrio immediato di stranieri in Brasile? Nessuno ne parla. Un articolo di Repubblica dell’inizio dell’anno scorso parlava dei vari accordi bilaterali tra l’Italia e vari paesi, specie africani. “L’Italia ne ha che funzionano bene con Tunisia, Niger, Egitto e Marocco”, diceva l’articolo. Mancavano invece accordi con Senegal, Gambia e Costa d’Avorio.
Negli ultimi mesi il ministro Minniti è stato molto attivo per mettere a punto una linea comune con i paesi dell’Africa sul fronte delle migrazioni. Si è parlato di fondi per contrastare i flussi migratori, ma sul web non mi pare che qualcuno abbia sottolineato l’aspetto dei rimpatri.
Scriveva Il Giornale all’inizio del mese scorso che un accordo imprecisato col Marocco sarebbe potuto essere firmato già ad ottobre. Ma in questi giorni sui siti web non si trovano informazioni in proposito.
Il Giornale parlava anche di passi avanti significativi con l’Egitto, e di intese con Ciad e Niger su cui si è trattato a luglio.
In realtà già a maggio si è parlato di un accordo raggiunto tra Italia, Libia, Niger e Ciad, che prevedeva il potenziamento della guardia di frontiera e la creazione di “centri di accoglienza” in questi ultimi due paesi. Accoglienza o detenzione? Se uno si vuole allontanare può farlo o no?
Ad agosto l’accordo è stato trovato tra quattro paesi europei (Italia, Francia, Germania e Spagna) e tre paesi africani (Niger, Ciad e Libia). Uno dei punti prevedeva che le domande di asilo sarebbero state pre-valutate già nei paesi africani. “Ma molte cose non sono ancora chiare”, titolava Il Post.
“Un approccio simile”, scriveva il sito, commentando l’accordo appena raggiunto a Parigi, “era stato usato nel 2016 per chiudere la cosiddetta rotta balcanica … Questo sistema aveva funzionato, se si guardano i numeri, anche se era stato criticato da diversi esperti ed organizzazioni internazionali perché accusato di violare il diritto internazionale”.
Il sito non spiegava chi erano questi esperti ed organizzazioni.
L’Italia aveva raggiunto un accordo simile anche con la Libia. (E infatti si sta riaprendo in questi giorni la rotta tunisina).
Infoaut, sempre a proposito degli accordi parigini, riassumeva: “Le nuove politiche europee sui migranti: lager in Niger e Ciad, soldi alle mafie libiche”.
E’ di appena quattro giorni fa la denuncia di Oxfam: 335 mila persone sono senza cibo nella regione attorno al lago Ciad (che comprende anche Nigeria e Camerun, oltre agli stati di Niger e Ciad). “Una delle più gravi catastrofi umanitarie che il mondo stia affrontando oggi”.
E dal Sudan che si dice? Qualcuno si è accordo che il paese è sparito dalla lista nera degli Stati Uniti. E c’è stato anche chi ha pensato ad un errore.
E’ di poche ore fa la notizia che il confine tra Sudan e Ciad è stato temporaneamente chiuso a seguito di un attacco terroristico che ha ucciso 24 persone nel Darfur occidentale, ma la notizia non è praticamente arrivata sui mass media europei e americani.
Dei 24 morti, 8 erano cittadini sudanesi. Altri 13 civili sono rimasti feriti.
Nel paese sarebbe in vigore un cessate il fuoco valido almeno per i prossimi due mesi. Lo scrive il sito in italiano della radio cinese.
Per tornare alla legislazione europea in materia di rimpatri, sul sito Immigrazione.biz c’è un riassunto tecnico delle regole Ue contenute nella direttiva 115 del 2008.
“Le migrazioni internazionali sono una realtà che persisterà in particolare finché resisteranno i divari di ricchezza e di sviluppo tra le diverse regioni del mondo”, è un testo virgolettato inserito nell’articolo. “Possono rappresentare un’opportunità perché sono un fattore di scambi umani … bla bla … Possono contribuire in modo decisivo alla crescita economica dell’Unione europea … bla bla … Apportano risorse ai migranti e ai loro paesi d’origine, contribuendo in tal modo al loro sviluppo”.
Si tratterebbe della importante affermazione con cui si apre “il documento varato dal Consiglio d’Europa sui temi di immigrazione e asilo”.
Su Stranieri In Italia c’è il testo della direttiva rimpatri, ma queste frasi non ci sono. E allora dove sono state prese? C’è da qualche parte un testo completo?

Presi i maghi della chiave bulgara

Scrive il sito 12 alle 12 che una banda di georgiani che svaligiava appartamenti è stata smantellata dai carabinieri a Chivasso (Torino). Ventotto persone in tutto, legate alla mafia georgiana, con tecniche riconducibili ai servizi segreti dell’ex Urss. Il gruppo usava una cosiddetta chiave bulgara, uno strumento che può aprire qualsiasi serratura* senza danneggiarla. Due dei componenti del gruppo sono stati arrestati in Germania, con la collaborazione dell’Interpol. Il capo, secondo il sito, si trovava già nel Cie in attesa di espulsione. E da lì “riusciva a gestire i traffici della banda”. Ora probabilmente è stato portato in carcere, e si presume dovrà scontare la pena in Italia prima di un nuovo tentativo di rimpatrio.

* Esperti su Youtube dicono che la chiave funziona solo su serrature blindate di vecchia concezione (“a doppia mappa”).

Vercelli, carabinieri sventano… matrimonio

I carabinieri di Casale Monferrato hanno sventato un matrimonio. Le forze dell’ordine sono state allertate dagli impiegati del comune che dovevano celebrare l’unione tra un uomo marocchino e una donna italiana. A seguito delle verifiche è emerso che l’uomo era già stato colpito da più decreti di espulsione, mai ottemperati. I siti di informazione non riportano notizie di eventuali precedenti penali. Comunque, lui è stato portato al Cie, mentre lei è stata denunciata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La notizia è riportata distrattamente dai siti web locali, che parlano di matrimonio finto, annunciano clamorosi sviluppi a prescindere, danno per scontato che ci sia stato un passaggio di denaro. Insomma, si sospetta che si tratti solo di un matrimonio di convenienza: lui avrebbe dato dei soldi a lei, disoccupata, per sposarla ed evitare l’espulsione. Solo che al momento i siti di informazione non forniscono cifre o elementi concreti a sostegno di questa tesi.
La notizia del matrimonio sventato fa venire in mente il caso di Vanessa e Said, avvenuto a Modena nel 2012. Anche in quel caso lo sposo venne catturato dalle forze dell’ordine prima del matrimonio e portato al Cie. Ma non si trattava di un matrimonio di interesse, bensì di una storia d’amore.
Vanessa, la sposa diciannovenne, si sedette per protesta sullo zerbino di fronte all’ingresso della Questura, in abito da sposa, sperando in un immediato rilascio di Said dopo gli accertamenti. La foto arrivò ai giornali e al web, e ne nacque una mobilitazione per chiedere il rilascio di Said. Il quale però venne trattenuto nel Cie per vari giorni, e rischiò di essere rimpatriato. Alle iniziative partecipò anche Cecile Kyenge, all’epoca non ancora ministro e sconosciuta a livello nazionale.
Quando Said venne poi rilasciato, c’erano le telecamere che riprendevano la sua uscita dal Cie ancora vestito da sposo.
Il matrimonio fu un evento per la città di Modena. Tutti i dettagli finirono sulle cronache dei quotidiani.

“Chi ama brucia” a scuola

Scrive La Sentinella del Canavese che al liceo Martinetti di Caluso (Piemonte) è andato in scena “Chi ama brucia”, spettacolo “breve ma inesorabilmente drammatico, per denunciare il triste contesto dei Cie”.
L’articolo è apparentemente scritto da un ragazzo della classe quarta, nell’ambito di un “Progetto giornalismo” che è stato appena inaugurato, e che prevede la collaborazione tra gli studenti del liceo e la testata giornalistica locale.
“La durata ridotta dello spettacolo avrebbe consentito un ampio spazio per un dibattito tra studenti, professori e attrice”, scrive l’autore. “Tuttavia il numero degli interventi è stato ridotto … La non alta partecipazione al dibattito da parte degli studenti è dovuta alla loro disinformazione su questo argomento: pochi avevano le idee ben chiare sulla cruda realtà di questi centri di smistamento di migranti. Tale disinformazione ha origine nel silenzio sull’argomento della carta stampata e dei social, dove, a parte pochi siti, non vengono divulgati altro che commenti colmi di insulti e minacce prive di senso da parte dell’italiano medio”.
Venti minuti di spettacolo sono stati pubblicati il mese scorso su Youtube da Tuttoteatro, manifestazione in cui è stato scelto come semifinalista.
Nel filmato si vede l’attrice, su un palco in cui non succede niente, che si dimena e parla da sola per venti minuti, in un’atmosfera allucinata.
Non stupisce che i malcapitati studenti se ne sono andati prima possibile. “Breve ma inesorabilmente drammatico”, hanno scritto poi. Già…

Cuneo, arrestati due passeur

Un cinquantenne senegalese e un quarantenne originario della Guinea sono stati arrestati dai carabinieri in provincia di Cuneo con l’accusa di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. Rischiano dai cinque ai quindici anni di carcere.
I due, a bordo di due furgoni presi a noleggio, stavano tentando di accompagnare in Francia 34 immigrati di varie nazionalità. Il viaggio sarebbe costato circa 100 euro a testa.
In 14 erano privi di documenti, gli altri 20 invece erano o erano stati richiedenti asilo: per alcuni di loro la domanda era già stata respinta. I due passeur invece risultano residenti in Francia. Si trovano ora nel carcere di Cuneo.
Scrive Repubblica che del “carico di esseri umani” facevano parte anche due bambine ivoriane di 3 e 9 anni. Al momento gli stranieri che non sono stati arrestati sono stati tutti portati in una struttura gestita dalla Croce Rossa, per essere rifocillati e ospitati, in attesa della decisione di un eventuale rimpatrio.
La notte di Natale, nella stessa zona, era stato fermato un ivoriano che cercava di portare in Francia 15 africani.
La settimana scorsa invece a Udine è stato arrestato, con la stessa accusa, un pakistano di ventisei anni. Nel suo caso però il tragitto era opposto: stava accompagnando in Italia quattro stranieri, tra cui un afghano quindicenne, provenienti dall’Austria.
Alla vigilia di Capodanno è stata diffusa la notizia di un prete-passeur che avrebbe patteggiato due anni di reclusione dopo essere stato fermato nei pressi del Monte Bianco con a bordo alcuni nigeriani irregolari respinti dalle autorità francesi. Ovviamente la notizia non è ripresa dai principali mass media, trattandosi di un prete straniero: un nigeriano trentaquattrenne “che ha detto di essere un pastore della Chiesa cristiana pentecostale del casertano”.

Alessandria, colletta per il senegalese

La Stampa dedica un articolo alla storia di un “vu cumprà” senegalese che vive a Genova ma lavora ad Alessandria, a cui è appena morta la moglie. I commercianti hanno organizzato una colletta per permettergli di pagare il volo per tornare in patria e pagare il funerale. In mezza giornata hanno raccolto tra i clienti oltre 600 euro. L’africano, 52 anni, non ha ancora i documenti in regola. Vorrebbe riuscire ad ottenerli prima di lasciare l’Italia. Conta poi di tornare con uno dei suoi figli: ne ha 11, il più grande ha 25 anni.