Presi i maghi della chiave bulgara

Scrive il sito 12 alle 12 che una banda di georgiani che svaligiava appartamenti è stata smantellata dai carabinieri a Chivasso (Torino). Ventotto persone in tutto, legate alla mafia georgiana, con tecniche riconducibili ai servizi segreti dell’ex Urss. Il gruppo usava una cosiddetta chiave bulgara, uno strumento che può aprire qualsiasi serratura* senza danneggiarla. Due dei componenti del gruppo sono stati arrestati in Germania, con la collaborazione dell’Interpol. Il capo, secondo il sito, si trovava già nel Cie in attesa di espulsione. E da lì “riusciva a gestire i traffici della banda”. Ora probabilmente è stato portato in carcere, e si presume dovrà scontare la pena in Italia prima di un nuovo tentativo di rimpatrio.

* Esperti su Youtube dicono che la chiave funziona solo su serrature blindate di vecchia concezione (“a doppia mappa”).

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Vercelli, carabinieri sventano… matrimonio

I carabinieri di Casale Monferrato hanno sventato un matrimonio. Le forze dell’ordine sono state allertate dagli impiegati del comune che dovevano celebrare l’unione tra un uomo marocchino e una donna italiana. A seguito delle verifiche è emerso che l’uomo era già stato colpito da più decreti di espulsione, mai ottemperati. I siti di informazione non riportano notizie di eventuali precedenti penali. Comunque, lui è stato portato al Cie, mentre lei è stata denunciata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La notizia è riportata distrattamente dai siti web locali, che parlano di matrimonio finto, annunciano clamorosi sviluppi a prescindere, danno per scontato che ci sia stato un passaggio di denaro. Insomma, si sospetta che si tratti solo di un matrimonio di convenienza: lui avrebbe dato dei soldi a lei, disoccupata, per sposarla ed evitare l’espulsione. Solo che al momento i siti di informazione non forniscono cifre o elementi concreti a sostegno di questa tesi.
La notizia del matrimonio sventato fa venire in mente il caso di Vanessa e Said, avvenuto a Modena nel 2012. Anche in quel caso lo sposo venne catturato dalle forze dell’ordine prima del matrimonio e portato al Cie. Ma non si trattava di un matrimonio di interesse, bensì di una storia d’amore.
Vanessa, la sposa diciannovenne, si sedette per protesta sullo zerbino di fronte all’ingresso della Questura, in abito da sposa, sperando in un immediato rilascio di Said dopo gli accertamenti. La foto arrivò ai giornali e al web, e ne nacque una mobilitazione per chiedere il rilascio di Said. Il quale però venne trattenuto nel Cie per vari giorni, e rischiò di essere rimpatriato. Alle iniziative partecipò anche Cecile Kyenge, all’epoca non ancora ministro e sconosciuta a livello nazionale.
Quando Said venne poi rilasciato, c’erano le telecamere che riprendevano la sua uscita dal Cie ancora vestito da sposo.
Il matrimonio fu un evento per la città di Modena. Tutti i dettagli finirono sulle cronache dei quotidiani.

“Chi ama brucia” a scuola

Scrive La Sentinella del Canavese che al liceo Martinetti di Caluso (Piemonte) è andato in scena “Chi ama brucia”, spettacolo “breve ma inesorabilmente drammatico, per denunciare il triste contesto dei Cie”.
L’articolo è apparentemente scritto da un ragazzo della classe quarta, nell’ambito di un “Progetto giornalismo” che è stato appena inaugurato, e che prevede la collaborazione tra gli studenti del liceo e la testata giornalistica locale.
“La durata ridotta dello spettacolo avrebbe consentito un ampio spazio per un dibattito tra studenti, professori e attrice”, scrive l’autore. “Tuttavia il numero degli interventi è stato ridotto … La non alta partecipazione al dibattito da parte degli studenti è dovuta alla loro disinformazione su questo argomento: pochi avevano le idee ben chiare sulla cruda realtà di questi centri di smistamento di migranti. Tale disinformazione ha origine nel silenzio sull’argomento della carta stampata e dei social, dove, a parte pochi siti, non vengono divulgati altro che commenti colmi di insulti e minacce prive di senso da parte dell’italiano medio”.
Venti minuti di spettacolo sono stati pubblicati il mese scorso su Youtube da Tuttoteatro, manifestazione in cui è stato scelto come semifinalista.
Nel filmato si vede l’attrice, su un palco in cui non succede niente, che si dimena e parla da sola per venti minuti, in un’atmosfera allucinata.
Non stupisce che i malcapitati studenti se ne sono andati prima possibile. “Breve ma inesorabilmente drammatico”, hanno scritto poi. Già…

Cuneo, arrestati due passeur

Un cinquantenne senegalese e un quarantenne originario della Guinea sono stati arrestati dai carabinieri in provincia di Cuneo con l’accusa di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. Rischiano dai cinque ai quindici anni di carcere.
I due, a bordo di due furgoni presi a noleggio, stavano tentando di accompagnare in Francia 34 immigrati di varie nazionalità. Il viaggio sarebbe costato circa 100 euro a testa.
In 14 erano privi di documenti, gli altri 20 invece erano o erano stati richiedenti asilo: per alcuni di loro la domanda era già stata respinta. I due passeur invece risultano residenti in Francia. Si trovano ora nel carcere di Cuneo.
Scrive Repubblica che del “carico di esseri umani” facevano parte anche due bambine ivoriane di 3 e 9 anni. Al momento gli stranieri che non sono stati arrestati sono stati tutti portati in una struttura gestita dalla Croce Rossa, per essere rifocillati e ospitati, in attesa della decisione di un eventuale rimpatrio.
La notte di Natale, nella stessa zona, era stato fermato un ivoriano che cercava di portare in Francia 15 africani.
La settimana scorsa invece a Udine è stato arrestato, con la stessa accusa, un pakistano di ventisei anni. Nel suo caso però il tragitto era opposto: stava accompagnando in Italia quattro stranieri, tra cui un afghano quindicenne, provenienti dall’Austria.
Alla vigilia di Capodanno è stata diffusa la notizia di un prete-passeur che avrebbe patteggiato due anni di reclusione dopo essere stato fermato nei pressi del Monte Bianco con a bordo alcuni nigeriani irregolari respinti dalle autorità francesi. Ovviamente la notizia non è ripresa dai principali mass media, trattandosi di un prete straniero: un nigeriano trentaquattrenne “che ha detto di essere un pastore della Chiesa cristiana pentecostale del casertano”.

Alessandria, colletta per il senegalese

La Stampa dedica un articolo alla storia di un “vu cumprà” senegalese che vive a Genova ma lavora ad Alessandria, a cui è appena morta la moglie. I commercianti hanno organizzato una colletta per permettergli di pagare il volo per tornare in patria e pagare il funerale. In mezza giornata hanno raccolto tra i clienti oltre 600 euro. L’africano, 52 anni, non ha ancora i documenti in regola. Vorrebbe riuscire ad ottenerli prima di lasciare l’Italia. Conta poi di tornare con uno dei suoi figli: ne ha 11, il più grande ha 25 anni.

Anche a Novara si chiede un Cie

Scrive il sito Ok Novara cha la coordinatrice della locale sezione di Giovane Italia, Francesca Riga, ha chiesto l’istituzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione.
“Gli stranieri giunti in modo irregolare a Novara, che non faranno richiesta di protezione internazionale o non ne hanno i requisiti devono essere trattenuti negli istituti Cie al fine di eludere la dispersione su Novara e provincia e consentire l’esecuzione del provvedimento da parte delle forze dell’ordine”.
“Il governo spende per mantenere elevate quantità di immigrati 40 euro al giorno”, si legge nel comunicato.
Più avanti si parla di un tempo di permanenza di 18 mesi, come previsto da una legge del 2011, senza tenere conto che il termine è stato di gran lunga accorciato dal parlamento pochi mesi fa.
Giovane Italia è stata l’organizzazione giovanile del Pdl fino al 2013, e di Forza Italia fino al 2014. Ora il nome ufficiale dovrebbe essere Forza Italia Giovani.
In questi giorni in varie parti d’Italia alcuni politici hanno avanzato pubblicamente la proposta di istituire un centro di espulsione: esponenti della giunta regionale ligure, ad esempio, o della provincia di Padova. Il governo non sembra intenzionato a dar loro retta. Là dove invece sono stati svolti dei lavori sospetti in una ex caserma (Albenga), subito i politici locali hanno emesso comunicati per opporsi all’istituzione di un Cie sul loro territorio. Insomma, va bene un centro di espulsione, purché sia allestito altrove.
A quanto si dice, il Governo avrebbe un piano per istituire degli hotspot nei quali trattenere anche i profughi in attesa di identificazione. Ogni informazione in proposito però rimane in ambito locale o specialistico.

Tendopoli a Settimo Torinese

La Croce Rossa Italiana ha fatto sapere che nel centro che gestisce a Settimo Torinese verrà allestita una tendopoli in grado di ospitare 150 migranti, per un tempo di dieci-quindici giorni, in attesa che si trovi loro una sistemazione altrove.
La notizia è stata riportata dal sito Torino Today, secondo cui al momento il Piemonte ospita 5.174 migranti, ma si stanno cercando posti per arrivare a quota 6.500 entro i prossimi mesi.
L’assessore regionale Monica Cerutti aveva chiesto la possibilità di usare le caserme in disuso e i locali del centro di espulsione di Corso Brunelleschi, ma la Prefettura e i comuni hanno respinto la richiesta.
Il Cie di Torino è uno dei cinque ancora in funzione a livello nazionale. E’ stato visitato nei giorni scorsi dal consigliere regionale di Sel Marco Grimaldi. Ospita 81 stranieri in attesa di espulsione, a fronte di una capienza di 89 posti.
L’articolo ha ricevuto tre commenti, dei quali due fanno riferimento al fatto che a furia di ospitare stranieri prima o poi gli italiani saranno costretti ad andarsene, mentre il terzo si lamenta considerando troppo pesante la quota di profughi assegnata al Piemonte.
LaPresse scrive che nella notte tra martedì e mercoledì nel centro sono arrivati 150 migranti, tutti uomini, sbarcati in Italia l’11 luglio, provenienti da Nigeria, Gambia, Libia e Bangladesh.
Secondo Ignazio Shintu entro la fine di questa settimana è previsto l’arrivo di un totale di 1.300 persone. Il Piemonte ha in carico il 7% dei migranti arrivati in Italia. Da febbraio 2004 sarebbero 15mila i migranti transitati nella regione.
Dice Schintu che la situazione è drammatica, i costi sono molto alti, il tempo di attesa è di un anno, servirebbe un aumento delle commissioni in grado di valutare le richieste di asilo a livello nazionale.
Adesso continua a capitare che uno straniero, dopo essere rimasto per mesi in un centro di accoglienza e avere studiato la lingua italiana, si vede respingere la richiesta d’asilo e viene rimpatriato.