Gradisca, chiesti due rinvii a giudizio

La procura di Gorizia ha chiesto due rinvii a giudizio in relazione alla morte di un cittadino georgiano trattenuto nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca d’Isonzo avvenuta a gennaio 2020.
Si tratta dell’operatore di turno al centralino e addirittura del direttore del centro.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura, i compagni di stanza dello straniero avrebbero segnalato che l’uomo aveva problemi respiratori fin dalle prime ore della notte. I soccorsi furono allertati soltanto alle dieci della mattina.
L’accusa è quindi quella di omicidio colposo, che secondo la definizione generica è l’atto di causare la morte di una persona senza intenzione ma per negligenza, imprudenza, imperizia o violazione di qualche norma.
I siti web riportano in breve la notizia, senza dare spazio alla linea difensiva e con foto di repertorio del muro esterno del Cpr.
Non ricostruiscono inoltre la catena di eventi che portarono alla morte dell’uomo, che venne portato via con la forza dopo una rissa, un tentativo di rivolta o di compiere atti di autolesionismo, e passò dal carcere prima di tornare al Cpr e morire infine in ospedale.
La causa ufficiale di morte comunque sarebbe edema polmonare e cerebrale.
I principali risultati dei motori di ricerca in relazione al nome dell’uomo ricostruiscono un quadro molto frammentario. All’epoca la storia aveva destato un certo scalpore, anche perché alcuni politici avevano tirato in ballo le responsabilità dello Stato in questo decesso. Tra questi, il parlamentare Riccardo Magi, radicale, di +Europa.
Anche il Garante nazionale delle persone private della libertà, Mauro Palma, si era interessato alla vicenda, visitando le varie strutture coinvolte (Cpr, carcere e ospedale) e ascoltando i testimoni, senza trarre nessuna conclusione che potesse influenzare o contrastare i risultati dell’inchiesta in corso. “Non essendo nello stile del Garante nazionale fornire anticipazioni rispetto a un esame ancora formalmente in corso, il non emergere, stando alle prime valutazioni dei periti, di elementi indicativi di un pestaggio come causa principale della morte di Vakhtang Enukidze non diminuisce l’assoluta volontà di fare piena luce su eventuali comportamenti lesivi della sua integrità fisica nel periodo in cui è stato privato della libertà dall’autorità pubblica”, scriveva in un comunicato a fine gennaio 2020.
Scrive Il Piccolo che il Garante ora risulta tra le “persone offese” nel processo, come pure nella stessa categoria risultano anche i parenti della vittima.
Il sito accenna vagamente anche all’uso di “sostanze stupefacenti” non meglio precisate.
Ora ci dovrà essere un’udienza preliminare davanti al Gup entro la fine dell’estate.

Gradisca, 42 euro al giorno

La base d’asta per il nuovo appalto al Cpr di Gradisca d’Isonzo è di 42 euro al giorno per ciascun recluso. Lo scrive Il Piccolo, riferendo che è in corso anche la gara per aggiudicarsi la gestione del vicino centro di accoglienza, dove si parte da 22 euro giornalieri a testa.
Gratuitamente si può leggere solo un’anticipazione dell’articolo, in cui si dice che la cifra stabilita per il centro rimpatri è più alta di quella che è stata pagata finora, ma non si dice di quanto.
L’intera documentazione può essere letta, con un po’ di fortuna, sul sito della Prefettura di Gorizia. In realtà alcuni browser reindirizzano qualsiasi link alla home page. Altri segnalano che alcuni documenti non possono essere scaricati in modo sicuro. Qualche soggetto interessato ha segnalato vagamente alla Prefettura che i modelli word gli risultano non accessibili, ottenendo come risposta ufficiale che tutti i documenti si trovano sul sito.
La cifra stabilita nella disciplinare come base di gara è 42,67 euro al giorno a testa, per un totale stimato inizialmente in oltre 2 miliardi e mezzo all’anno (salvo poi pubblicare una precisazione a parte per correggere il numero a 2 miliardi e 300 milioni).
A questi vanno aggiunti 150 euro per il kit che viene fornito ad ogni migrante al momento dell’ingresso, per un totale di 67 mila euro, stimando un turnover di 3 mesi.
Inoltre ci sono 138 mila euro non soggetti a ribasso per la fornitura del pocket money di 2,50 euro al giorno, e della tessera telefonica da 5 euro, stimando un turnover di 2 mesi.
La capienza del centro è di 150 posti.
Non è chiaro quali garanzie sono previste per il gestore nel caso la struttura dovesse diventare inagibile in tutto o in parte.
Il Cpr di Gradisca è stato appena visitato da due parlamentari ex Movimento 5 Stelle, che hanno notato numerose criticità (tra cui l’assenza della mensa, l’assenza del medico al momento dell’ispezione, il fatto che il pocket money viene pagato in sigarette anziché in denaro) e hanno detto che “l’aggressività del gestore è enorme”.
Sul web questa dichiarazione è stata riportata, senza fare il nome del gestore e senza spiegare in cosa consiste la sua aggressività. (Su richiesta specifica da parte di un soggetto interessato al bando, la Prefettura ha specificato che si tratta di Ekene Onlus, con sede in provincia di Padova)
Non circola una tabella col costo dei vari Cpr presenti in Italia, che sono strutture di dimensioni diverse, ognuna affidata a un diverso gestore, e talvolta con regolamenti interni diversi, ad esempio per quanto riguarda la possibilità dei reclusi di usare il proprio telefono cellulare.
Il Garante nazionale dei detenuti a partire da stamattina (diretta sui canali parlamentari tv, radio e online) inizierà a presentare la sua relazione annuale in materia di privazione di libertà, in cui normalmente c’è una sezione dedicata ai centri per i rimpatri contenente anche un po’ di dati precisi.

Nugnes e Sarli a Gradisca

Le parlamentari Paola Nugnes e Doriana Sarli, ex Movimento 5 Stelle, hanno visitato a sorpresa il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca d’Isonzo, Gorizia.
La notizia è stata riportata da Pressenza. In evidenza come al solito c’è la questione che nei Cpr ci sono persone che non hanno commesso nessun reato, quindi “questa struttura non dovrebbe esistere”. Le cronache riportano ogni settimana la notizia di migranti con una lunga lista di precedenti penali che vengono portati al Cpr, magari proprio all’atto della scarcerazione, ma statistiche precise non vengono mai diffuse. Politici e giornalisti di sinistra ci tengono a far credere che tutti i migranti siano innocenti e possono rimanere in Italia; a politici e giornalisti di destra fa comodo che si creda che sono tutti colpevoli e vanno rimpatriati. E a nessuno interessa sapere come stanno veramente le cose.
La visita ispettiva è stata a sorpresa nel senso che non si sapeva chi avrebbe visitato il centro. In realtà di recente era circolata l’indiscrezione che si attendeva una qualche delegazione nella struttura, tanto che ai migranti erano state fornite carte da gioco e un pallone, a quanto si dice a spese loro. Fatica sprecata: la delegazione non ha notato questo dettaglio.
Pressenza è soddisfatta almeno del fatto che “le visite ispettive da parte dei parlamentari ai Cpr sono sempre più frequenti”. In realtà non esistono dati sul numero di visite. E’ vero che di recente i politici sono entrati anche nel Cpr di Torino e in quello di Milano. C’è da notare che si tratta sempre di strutture presenti nel nord Italia. I centri per i rimpatri che si trovano a sud sono completamente dimenticati. Non soltanto i politici non li visitano, ma spesso i siti di informazione non riportano neanche i comunicati di accompagnamenti di stranieri in quelle strutture.
Inoltre c’è da dire che nessuno dei principali partiti si interessa a questo settore. A visitare i centri sono esponenti di partitini di sinistra abbastanza instabili oppure i fuoriusciti del Movimento 5 Stelle.
Il Cpr di Milano è stato visitato il mese scorso da Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana ma iscritto ad un gruppo che il sito ufficiale della Camera definisce Liberi E Uguali. A quanto si è detto uno schieramento con questa sigla non si presenterà alle prossime elezioni. Il gruppo parlamentare deriva dalla somma tra Sinistra Italiana, Sinistra Ecologia Libertà, Possibile e Liberi E Uguali.
Per quanto riguarda gli ex 5 Stelle, si tratta di un gruppo di parlamentari, soprattutto donne, confluite nel gruppo Misto ed eventualmente rifugiatesi sotto l’ombrello di simboli diversi. La Nugnes è stata nella componente Liberi E Uguali per sette mesi fino ad aprile dell’anno scorso. Poi il sito del Senato ne ha perso le tracce.
La Sarli è vicina alla nuova etichetta Manifesta, mai comparsa nelle elezioni. In realtà la componente del Gruppo Misto è stata fondata grazie alla confluenza di vari schieramenti: Manifesta, Potere al Popolo, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea. La Sarli ne fa parte dal febbraio scorso.
La delegazione che è stata nel Cpr di Gradisca ha notato che i reclusi non sono a conoscenza dei loro diritti; non hanno a disposizione assistenza sanitaria costante, tanto che al momento della visita il medico non era presente e non è stato possibile parlarci; non hanno a disposizione una mensa, non si dice per quale motivo; non hanno a disposizione i telefoni; ricevono il pocket money in sigarette anziché in denaro.
Il comunicato menziona la ministra dell’Interno Lamorgese, la quale come al solito resta defilata ed evita di discutere le criticità che le vengono segnalate di volta in volta.
A breve il Garante nazionale dei detenuti deve presentare la sua relazione annuale al Parlamento: domani mattina, in diretta su radio Gr Parlamento, sulla web tv e sul canale Youtube. Si tratta di un rapporto in cui confluiranno considerazioni su tutte le situazioni di privazione della libertà (carceri, navi-quarantena, camere di sicurezza, strutture psichiatriche…), di cui i mass media di solito danno un breve riassunto il giorno stesso in cui esce e poi non citano mai più fino all’anno successivo. Probabile che i siti di informazione mainstream si accorgeranno a malapena che esiste un problema Cpr.

Schio, accompagamento al Cpr

Un quarantaduenne tunisino è stato fermato a Schio da Guardia di Finanza e Polizia Locale e trasferito al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca d’Isonzo.
La notizia è riportata dal sito Alto Vicentino Online, col titolo “Con la scusa del tampone rifiutava l’espulsione, dovrà rimpatriare”, anche se all’interno dell’articolo il tampone non viene mai nominato. A quanto pare lo straniero è già riuscito ad eludere l’esecuzione dell’espulsione per due volte “avvalendosi di espedienti pretestuosi”.
L’uomo ha a suo carico numerosi precedenti penali, tra cui minaccia, danneggiamento, furto, lesioni personali, invasione di terreni o edifici, resistenza a pubblico ufficiale, possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli, porto di armi o oggetti atti ad offendere, spaccio di stupefacenti, ricettazione, rissa e ubriachezza.
Pochi giorni fa si era sparsa la voce che una imprecisata delegazione avrebbe a breve visitato il centro rimpatri di Gradisca, ma la notizia è poi caduta nel dimenticatoio. Il gestore del centro avrebbe da poco messo a disposizione dei reclusi un pallone da calcio, addebitandone a loro il costo, ma nessuno ha approfondito finora le modalità delle attività di svago in questo e in altri Cpr.
Fra pochi giorni il Garante nazionale dei detenuti presenterà la sua relazione annuale al Parlamento.
Pressenza ha notato l’altro ieri che le operazioni di rimpatrio volontario assistito in Italia sono ancora troppo limitate, anche a giudizio della Corte dei Conti. Mancano però dati aggiornati a livello europeo.

Gradisca, i migranti devono pagare per il pallone

Scrive Melting Pot che ai migranti reclusi nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca d’Isonzo sarebbe stato fornito un pallone da calcio. Una “grande conquista”, scrive il sito, secondo cui però ai migranti sono stati addebitati 8 euro e 90 centesimi per l’acquisto deciso dal gestore.
Ai reclusi sono state fornite anche delle carte da gioco. Si è sparsa la voce che sarebbe imminente l’ingresso di un’associazione per i diritti umani, ma al momento non c’è stata nessuna visita.
Melting Pot ha pubblicato un articolo sulla vicenda, aggiungendo anche un video realizzato all’interno del centro e diffuso da LasciateCIEntrare. Si vedono finestre senza vetri, solo con un’inferriata. In una camerata ci sono solo sei letti, quindi la situazione non sarebbe di sovraffollamento. Però ci sono due migranti in più che sono stati sistemati su materassi appoggiati per terra all’esterno della stanza. Nel settore ci sono dei bagni (sporchi e con un tubo rotto) e una rudimentale doccia.
Nel centro sarebbero presenti anche uomini sposati con cittadine italiane e con figli. Soprattutto tunisini, che a quanto pare vengono rimpatriati in maniera indistinta grazie agli accordi fra l’Italia e il loro Paese.
I reclusi lamentano il fatto di non potersi rivolgere ad un assistente sociale o a un operatore legale.
Si parla vagamente di tentativi di suicidio, atti di autolesionismo, materassi incendiati nel tentativo di attirare l’attenzione.
Se ingoi lamette e bevi candeggina non vieni portato in ospedale, ma nell’infermeria del centro dove ti danno “uno sciroppo”, dice l’articolo.
Il gestore del centro sarebbe Edeko/Ekene, che si occupa anche del Cpr di Macomer in Sardegna.
A giugno dovrebbe iniziare il nuovo periodo di gestione di 12 mesi, per l’importo di due milioni e mezzo di euro, ma nessuno ha raccontato come si è svolta la gara d’appalto che doveva concludersi a marzo.
Il video realizzato nel Cpr di Gradisca ha totalizzato solo 12 visualizzazioni su Youtube in due giorni. Al grosso dell’opinione pubblica questa tematica non interessa più.
Negli ultimi giorni due delegazioni hanno visitato Cpr italiani del nord: una di sinistra a Torino, l’altra di 5 Stelle / ex 5 Stelle a Milano. I Cpr del sud invece sono totalmente dimenticati. Non solo non vengono visitati, ma le cronache non riportano neanche le notizie di ordinaria amministrazione, come gli accompagnamenti di irregolari nel centro, i rimpatri o i rilasci.

Navi quarantena, dieci giorni ancora e poi?

Mancano dieci giorni alla fine del mese e ancora non è stato dato nessun annuncio a proposito delle navi-quarantena. In teoria dovrebbero restare in funzione fino alla fine di maggio. Le misure anti-covid sono state allentate ovunque; ora chi arriva dall’estero in aereo o chi fugge dall’Ucraina non deve scontare nessuna quarantena. Ma per alcuni di quelli che arrivano via mare è ancora in vigore un periodo di cinque giorni di isolamento.
Le navi rimaste attive sono solo due: a quanto pare le altre hanno già cessato di svolgere la loro funzione, chissà quando.
Nei giorni scorsi Fanpage si è occupato della faccenda. Ora ne accenna anche Melting Pot in un articolo nel quale parla anche della situazione di alcuni stranieri con problemi nei Cpr di Ponte Galeria e di Gradisca d’Isonzo. Vulnerabilità psichiatriche e atti di autolesionismo.
Ovviamente sulla stampa non compare niente di tutto questo. Ultimamente i Cpr vengono citati nelle cronache meno del solito, e sempre in maniera superficiale. Il mese scorso un ventisettenne nigeriano è stato accompagnato al Cpr di Gorizia: aveva a suo carico una condanna per “tratta e commercio di schiavi”, secondo l’Eco Vicentino. Quali schiavi? Chissà. Nessuno si è posto domande, la notizia è stata lasciata cadere.
Ad accompagnarlo al Cpr sono state le forze dell’ordine di Vicenza, che negli stessi giorni hanno trasferito a Ponte Galeria un trentatreenne tunisino con precedenti per ricettazione. Ricettazione di cosa? Non si sa.
Le autorità a volte emettono comunicati al momento dell’accompagnamento al Cpr, ma quasi mai riferiscono dell’esito dell’operazione. Non si sa quindi dopo quanto tempo avviene il rimpatrio, né se lo straniero viene poi rilasciato per qualche motivo.
Secondo le statistiche relative ai primi dieci mesi e mezzo dell’anno scorso i tunisini sono stati rimpatriati nel 65% dei casi mentre i nigeriani solo nel 12%. Questo vuol dire che nell’88% dei casi i nigeriani che sono stati portati al Cpr sono stati poi rilasciati.
Ma l’anno scorso erano ancora in vigore limitazioni covid a livello internazionale. Servirebbero dati più aggiornati, che a quanto pare non vengono forniti con continuità.
Il Ministero dell’Interno fornisce giorno per giorno i dati aggiornati relativi al totale degli sbarchi, il cosiddetto Cruscotto Statistico Giornaliero.
I numeri dicono che i cittadini di Egitto e Bangladesh rappresentano il 30% degli stranieri sbarcati e identificati quest’anno. Quelli di Tunisia, Afghanistan e Siria costituiscono un altro 26%. I dati sono aggiornati a ieri.
Insomma, cinque nazionalità da sole costituiscono oltre la metà del totale degli stranieri sbarcati.
Il pdf fornito dal ministero contiene anche un grafico a torta, che però dà un’impressione erronea del peso dei diversi gruppi e delle relative percentuali, perché contiene solo le dieci nazionalità più rappresentate, escludendo quindi un quarto degli sbarcati.
Poco male: quei dati non li guarda quasi nessuno.
Nei primi dieci mesi e mezzo dell’anno scorso i rimpatri verso il Bangladesh a partire dai Cpr italiani sono stati solo 4, a fronte di 27 transitati nei Cpr.
Quest’anno dal Bangladesh sono già arrivate 2.394 persone. In media 17 al giorno.

A Gradisca in isolamento

Un trentaduenne tunisino scarcerato di recente a Lucca per reati non meglio precisati in materia di stupefacenti è stato portato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca d’Isonzo, dove è stato posto in isolamento essendosi rifiutato di sottoporsi a tampone per coronavirus.
La notizia è riportata da Lucca In Diretta, con foto di repertorio di un posto di blocco.
Non in tutti i centri rimpatri è consentito porre in isolamento i reclusi, a quanto si sa. A Torino le celle che erano state allestite per questo scopo, in un settore chiamato ospedaletto, sono state chiuse in via precauzionale, dopo il suicidio di uno dei reclusi e la conseguente inchiesta giudiziaria sui gestori del centro e su alcuni esponenti delle forze dell’ordine.
I giornalisti non possono entrare nei centri per i rimpatri. Non circolano foto di come siano fatte le celle di isolamento a Gradisca, o di quali precauzioni siano state prese per evitare tentativi di suicidio e atti di autolesionismo.
I sindacati di polizia in passato si sono lamentati per il fatto che in alcune parti del centro erano state installate barriere in plexiglas anziché sbarre. Il problema era che le barriere potevano essere frantumate, e le schegge venivano usate per compiere atti di autolesionismo o aggressioni verso altri reclusi o verso le forze dell’ordine.
Non sono circolate foto di queste barriere, né si è detto se il problema è stato poi risolto.
Le barriere di plexiglas c’entrano qualcosa con la morte del migrante morto nel centro all’inizio del 2020: l’uomo, alcuni giorni prima del decesso, era stato trascinato via dalle forze dell’ordine proprio a seguito di una rissa nel corso della quale erano state divelti alcuni dei pannelli.
Apparentemente non esistono immagini della videosorveglianza che abbiano documentato l’episodio.
Nel Cpr di Gradisca alcuni giorni fa è stato portato anche un marocchino con precedenti penali imprecisati, fermato a Vicenza.
Dovrebbe trovarsi ancora lì: le operazioni di rimpatrio dei cittadini del Marocco procedono molto a rilento. Nei primi 11 mesi del 2021 su oltre 300 marocchini reclusi ne sarebbero stati rimpatriati solo 3, ossia l’1%. La stampa non ha approfondito la questione, il Ministero apparentemente non ha preso provvedimenti.
Le autorità non emettono comunicati al momento del rimpatrio o del rilascio, quindi l’opinione pubblica non si rende conto dell’esito dell’operazione e dei tempi necessari.

Vicenza, un accompagnamento al Cpr

Un cittadino marocchino con numerosi precedenti penali non meglio precisati è stato fermato dalla polizia a Vicenza e trasferito al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca d’Isonzo. Lo scrive Vipiù, all’interno di un articolo che riassume il bilancio delle recenti operazioni di controllo del territorio. Tra i vari provvedimenti presi, risultano anche 10 ordini di allontanamento dal territorio nazionale nei confronti di alcuni stranieri (anche se poi il sito ne elenca solo nove: 3 ghanesi, un tunisino, un bosniaco, un albanese, un pakistano, un marocchino e un serbo).
Da Padova invece si segnalano ben tre accompagnamenti, sempre al Cpr di Gradisca. Uno riguarda un tunisino su cui pendeva una condanna per reati contro la persona non meglio precisati. Degli altri due non si sa nulla, se non che sono suoi connazionali.
Per quanto riguarda il Marocco, arriva la notizia che la Spagna ha messo da parte la sua neutralità sulla vicenda del popolo Saharawi: ora è favorevole alla concessione di un’autonomia limitata alla regione, escludendo il referendum per l’autodeterminazione.
Scrive Avvenire che forze di sicurezza marocchine e Fronte Polisario hanno ripreso a combattere dal novembre 2020.
Il Fronte Polisario parla di “tradimento storico”.
Nell’ultimo anno le relazioni tra i due Paesi sono state influenzate dal notevole flusso di migranti (10 mila persone sono arrivate solo nell’enclave di Ceuta) e dalle polemiche per l’ospitalità data dalla Spagna al leader del Fronte Polisario che era stato colpito dal covid.
Podemos e Pp non sono molto convinti della decisione presa dal Governo spagnolo.
Nel 2020 Trump ha riconosciuto la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione dei rapporti con Israele.
Avvenire nota che Algeri è il principale fornitore di gas della Spagna, per cui la mossa potrebbe essere stata decisa nell’ambito della strategia economica volta a danneggiare la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina.
In Friuli il Governo ha promesso che manderà l’esercito per gestire l’emergenza profughi. La Regione lo chiedeva da tempo, per arginare i flussi di migranti clandestini, ma ora l’esercito avrà ufficialmente il ruolo di dare una mano nell’accoglienza dei profughi provenienti dall’Ucraina. Non è stato specificato quale atteggiamento avranno i soldati nei confronti dei migranti di altre nazionalità. Comunque non si sa ancora di preciso quanti ne saranno impiegati e a partire da quando.
Melting Pot ha pubblicato un reportage scritto da un attivista che ha portato degli aiuti al confine slovacco-ucraino. La situazione sul posto è sbalorditiva, dice l’articolo: c’è una grande quantità di volontari e di aiuti già confluiti sul posto.
“Situazioni altrettanto drammatiche esistono non solo lungo i confini ucraini. Purtroppo altri Paesi, meno vicini geograficamente a noi, hanno subito e subiscono condizioni precarie di vita che costringono le persone a migrare alla ricerca di una condizione di vita migliore. Dobbiamo prendere atto che nei confronti di situazioni analoghe non ci siamo comportati allo stesso modo, anzi, in certi casi abbiamo avuto, in particolare a livello istituzionale, atteggiamenti totalmente opposti”, dice l’articolo.
“Perché per esempio le persone incontrate lungo la Rotta Balcanica, nonostante siano esseri umani esattamente uguali a tutti noi, vengono brutalmente respinte e lasciate morire ai margini della Fortezza Europa? Perché altri che scappano da guerre e distruzioni non hanno diritto di essere accolti e aiutati?”

Monza, pluripregiudicato accompagnato a Gradisca

Un cittadino algerino che ha appena terminato di scontare una pena di due anni per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca al momento del rilascio. La notizia è riportata dal sito ufficiale della polizia, che aggiunge anche qualche dettaglio sugli altri precedenti penali a carico dell’uomo, che è in Italia dal 1997. Tra questi si segnala l’omicidio colposo, ma non si dice di chi e come, e la violenza sessuale, visto che nove anni fa ha cercato di violentare una donna tossicodipendente.
Il comunicato è stato ripreso anche da siti web locali, tra cui Il Cittadino, che canta vittoria in netto anticipo: “Mai espulso perché aveva decine di alias, la Questura di Monza ce la fa”, è il titolo. In realtà il rimpatrio non è ancora avvenuto. Le autorità hanno tre mesi di tempo per organizzarlo. Se non ci riuscissero l’uomo potrebbe essere di nuovo rilasciato, come avviene nella metà dei casi. Solitamente le autorità emettono comunicati al momento dell’ingresso nel Cpr ma non al momento dell’uscita, quindi l’opinione pubblica non viene a sapere qual’è l’esito e quanto tempo ci vuole.
La situazione politica in Algeria non è affatto tranquilla. Una quarantina di detenuti politici sono in sciopero della fame da diversi giorni. Protestano parlando di false accuse nei loro confronti e contestano il prolungamento della loro detenzione provvisoria che considerano abusivo.
Nel Paese “chiunque operi o inciti attraverso qualunque mezzo ad accedere al potere o a cambiare il sistema di governance con mezzi non costituzionali” è accusato di terrorismo, anche se non ha aggredito nessuno.
Questa definizione di terrorismo è stata criticata anche da alcuni relatori speciali dell’Onu, in quanto la legge “mina i diritti di riunione pacifica e la libertà di espressione, e impone sanzioni sproporzionate su atti che non dovrebbero essere disciplinati dalla legislazione antiterrorismo”, riassume Mediterranews.
“La maggior parte di questi detenuti è perseguita per avere espresso un’opinione, in particolare attraverso pubblicazioni sui social network”, dice ancora l’articolo.

Gradisca, atti di autolesionismo

Due tunisini si sono praticati dei tagli alle braccia utilizzando il plexiglas divelto dalle proprie camerate nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca. A quanto scrive il Piccolo la notizia è stata diffusa dai compagni di cella, che hanno documentato l’accaduto. Tempo fa i sindacati di polizia avevano segnalato che la presenza del plexiglas in una struttura detentiva costituiva un rischio: i reclusi possono farlo a pezzi e usarlo per ferirsi, per ferire qualcun altro nelle risse o per aggredire le forze dell’ordine. I giornalisti non vengono fatti entrare nei centri per i rimpatri, quindi non circolano foto di come sono fatte queste barriere.
Delle persone coinvolte non si sa assolutamente niente, a parte la nazionalità. Da dove arrivano? Da quanto tempo stanno nel centro? Hanno precedenti penali? Questa settimana un tunisino è stato portato a Gradisca dopo essere stato fermato a Cervia, in Emilia Romagna. Anche in questo caso, i mass media si sono limitati a riportare le informazioni generiche contenute nei comunicati ufficiali, senza approfondire.
Il video che documenta gli atti di autolesionismo è stato diffuso da una pagina Facebook di tunisini, inaccessibile a chi non è iscritto al social. Il link è fornito da No Cpr Fvg, secondo cui i soccorsi sarebbero arrivati dopo un’ora, in base alle informazioni non confermate circolate finora.
Un deputato tunisino ha chiesto al Garante dei detenuti di interessarsi al caso. Non si sa se gli ha risposto. Il deputato ha provato a contattare anche “dei funzionari del ministero della Giustizia al fine di aprire un’indagine su quanto successo ieri a Gradisca”. In realtà il ministero della Giustizia è competente sulle carceri, mentre i Cpr fanno capo al ministero dell’Interno. La cui responsabile evita di commentare le notizie di cronaca che arrivano da queste strutture.
La destra continua a pungolare la ministra Lamorgese, senza successo. Il Giornale, riportando la notizia di stranieri non vaccinati che se ne vanno in giro per l’Italia nonostante l’emergenza pandemia, ha scritto: “Mentre i cittadini sono costretti ad esibire un certificato anche solo per prendere un caffè, gli sbarchi illegali proseguono senza sosta, tutto sotto gli occhi del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, richiamata ancora una volta all’ordine da Lega e Fratelli d’Italia”. L’articolo non fa i nomi di chi ha contestato la ministra.
Intanto il Garante dei detenuti ha diffuso i dati sui rimpatri avvenuti nel 2021 aggiornati alla fine del mese scorso. Il Garante ha raccontato anche che riceve i telegrammi operativi del Ministero dell’Interno, che lo informano delle varie operazioni di rimpatrio, precisando le tipologie, i dispositivi di scorta predisposti, le misure di coercizione previste e le misure sanitarie di prevenzione dell’epidemia di covid.
Nel corso del 2021 sono stati rimpatriate 1872 tunisini, pari al 73% del totale, un dato notevolmente superiore a tutti gli altri. In media, 35 persone a settimana.
Al secondo posto ci sono gli egiziani, 231, seguiti dagli albanesi, 140. Poi ci sono i nigeriani a quota 55.
Il 30% dei rimpatriati ha tra i 25 e i 30 anni. Superano il 20% anche coloro che hanno tra i 21 e i 24 anni (23,5%) e tra i 31 e i 40 (24,9%).
Il rapporto pubblica anche l’elenco delle operazioni monitorate, ma non la descrizione di ciò che si è visto. Mentre la stampa raccoglie anche immagini o fotografie, il Garante si limita a raccogliere informazioni che poi saranno utili, in un secondo momento, nella relazione che presenterà al Parlamento. Peccato che l’opinione pubblica non sa di preciso in quale mese è prevista la relazione, quindi non se l’aspetta, e i mass media evitano di citare i dati e le raccomandazioni in essa contenuti, quando si trovano a riportare notizie di cronaca.
Per quanto riguarda il deputato tunisino Karbai, il mese scorso è stato intervistato da Formiche a proposito della visita di Di Maio nel Paese nordafricano. “Spero che si sia parlato anche della questione dei diritti in Tunisia, che sono in pericolo dopo l’impedimento di manifestare e i processi civili davanti a corte marziale. E della libertà di stampa, visto che è venuta meno con tutto il resto dal 25 di luglio, ossia da quando il presidente ha violato la costituzione e ha preso tutto il potere”, ha detto Karbai in quell’occasione.
Il deputato aveva fatto pressione su Di Maio anche a proposito della questione dei rifiuti italiani esportati illegalmente in Tunisia, una parte dei quali ha poi preso fuoco.
Sempre a dicembre Karbai è stato intervistato telefonicamente da Radio Icaro in occasione della ricorrenza delle primavere arabe.
Tutto l’ottimismo che c’è stato in passato si è spento dopo il colpo di stato di luglio, ha detto il politico (che parla italiano avendo studiato a Roma).
Infine, sul fronte della cronaca è arrivata la notizia di un naufragio al largo delle coste tunisine. Una ventina di persone si sono salvate, sette sono dispere, e 4 cadaveri sono stati recuperati, tra cui quello di una bambina di 10 anni. Il barcone era diretto in Italia.