Teramo, bulgaro accompagnato a Bari. Libia, le condizioni dei migranti. Usa: spaccature in politica interna

Un cittadino bulgaro trentottenne è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i rimpatri di Bari dopo essere stato rilasciato dal carcere di Teramo, in Abruzzo, dove ha scontato una pena imprecisata per violenza sessuale e lesioni personali.
La notizia è stata riportata sulla stampa locale, senza dettagli, magari con foto del carcere visto dall’esterno.
Il Cpr di Bari è uno di quelli da cui arrivano meno notizie in Italia, danto da dimenticarsi quasi della sua esistenza.
I motori di ricerca ricordano una rivolta di tre anni fa, che venne riportata in meno di dieci righe dai siti web regionali.
Secondo la propaganda no-cpr i centri vanno chiusi perché sono carceri per persone che non hanno commesso reati. La cronaca riporta spesso che nei centri ci finiscono anche persone che hanno commesso reati, dopo avere scontato la pena in caso di reati gravi, oppure come misura alternativa al carcere. Si stima che i migranti con precedenti penali siano la maggioranza dei reclusi, ma non vengono mai diffuse statistiche precise in proposito.
Intanto da Trapani arriva la notizia di un nuovo fermo amministrativo della nave Ocean Viking, di Sos Mediterranee e Croce Rossa, dopo 11 ore di ispezione.
Problemi burocratici relativi alla certificazione dei container installati per offrire un riparo ai migranti soccorsi.
E in Libia, sempre a inizio settimana scorsa, 600 persone che chiedevano di essere evacuate dal Paese sono state arrestate dalle autorità e rinchiuse nel centro di detenzione di Ain Zara. Medici Senza Frontiere le ha visitate, riscontrando segni di percosse e traumi.
I genitori sarebbero stati separati dai loro figli.
Globalist ha fatto pressione sul ministro degli Esteri Di Maio, che “gioca alle elezioni” mentre i migranti vengono brutalizzati.
La foto mostra degli africani che dormono su materassi stesi in terra uno a fianco all’altro, senza nessuno spazio di separazione, due persone per ogni materasso.
L’articolo attinge ad un rapporto del Carnegie Middle East Center, secondo cui il rischio di un nuovo conflitto nel Paese nordafricano starebbe crescendo anziché diminuire col tempo.
Le elezioni si sarebbero dovute svolgere la vigilia di Natale, ma sono state rimandate.
L’articolo entra nel dettaglio dei vari candidati, delle loro strategie e dei loro sponsor internazionali.
Inoltre contiene segnalazioni di altre Ong, tra cui Amnesty International, che dice che le milizie stanno mettendo a tacere il dissenso.
In America intanto cresce la spaccatura tra i vari schieramenti sul fronte della politica interna. LaPresse ha scritto che il governatore della California ha proposto di fornire copertura sanitaria ai migranti illegali nello Stato. Il lancio, di sole sei righe, non riporta le reazioni da parte dei repubblicani, prevedibilmente molto stizzite. “Perché [il governatore] pensa che tutti debbano pagare per le sue politiche? Basandosi sulla logica, questo significa che se ogni Stato adottasse le stesse politiche, non ci sarebbero abbastanza soldi. Ecco come vengono usati i soldi delle vostre tasse: [il governatore] chiede 110 milioni di dollari per aiuti ai migranti illegali”, ha scritto una giornalista americana su Twitter.
E negli articoli si parla di “incentivo all’immigrazione illegale” in California.
Comunque sembra che una notevole parte di questi fondi sarà utilizzata per vaccinazioni, test, isolamento e quarantena per i migranti illegali.
Russia Today ha dato visibilità alla notizia che l’amministrazione Biden ha perso le tracce di 48 mila migranti clandestini negli ultimi sei mesi, dopo averli rilasciati sul territorio.
Ovviamente i repubblicani stanno contestando il Presidente anche su questo.
Sui media di destra si continua a usare il termine “alieni” per indicare i migranti, anche se da aprile scorso, su richiesta di Biden, le fonti ufficiali hanno sostituito questa parola con “migrante” o “cittadino senza documenti”. Quella che prima veniva chiamata “assimilazione” è diventata “integrazione”.
In Pennsylvania il governatore repubblicano si muove in direzione opposta al suo omologo californiano: sta cercando di fare in modo di dirottare i migranti in arrivo nel suo Stato verso lo Stato di origine di Biden, il Delaware. Inoltre vuole impedire contratti con lo Stato ad aziende che assistono l’amministrazione Biden nei programmi di ricollocamento non graditi.

L’Aquila, spacciatore accompagnato al Cpr

Un ventenne albanese che spacciava cocaina e marijuana di fronte alla propria abitazione è stato arrestato dalla polizia a L’Aquila e trasferito in un non meglio precisato Centro di Permanenza per i Rimpatri. Lo scrive il sito La Notizia, che prende il comunicato direttamente dal sito della Polizia di Stato. Nell’ambito della stessa operazione è stato individuato un altro albanese irregolare, di cui non si riportano eventuali precedenti, che è stato accompagnato direttamente alla frontiera (non si dice quale; talvolta in questi casi si tratta di imbarco su un traghetto in un porto pugliese).
La settimana scorsa uno spacciatore albanese, appena scarcerato nelle Marche dopo avere scontato in carcere un residuo di pena a seguito di una condanna inflitta dal Tribunale, è stato rimpatriato con un traghetto partito da Bari. Un suo connazionale aveva ricevuto un ordine di allontanarsi dall’Italia e una denuncia per uso di atto falso: l’uomo si era presentato in questura con documenti falsi dai quali risultava che lui aveva i requisiti per emergere dall’irregolarità, visto che un presunto datore di lavoro si era impegnato ad assumerlo legalmente. Dopo le verifiche è risultato che il datore di lavoro era inesistente, e che le carte erano state manomesse. L’uomo aveva pagato 1500 euro per ottenerle, con l’obiettivo di evitare l’espulsione. Ora la questura si sta dando da fare per cercare di individuare la persona che ha falsificato i documenti in questione.

Lamorgese in Friuli

La ministra dell’Interno Lamorgese è stata in Friuli dove ha incontrato i vertici delle istituzioni regionali e una ventina di sindaci. Si è parlato anche di immigrazione, con il presidente della Regione nettamente contrario a qualsiasi forma di accoglienza diffusa: “i migranti irregolari non devono più presentarsi ai nostri confini”, ha detto Fedriga. La sindaca di Gradisca ha chiesto la chiusura del Centro di Permanenza per i Rimpatri, ma la sua richiesta è stata praticamente ignorata.
Intanto in Abruzzo è polemica dopo che cinque migranti sono risultati positivi al coronavirus in un centro di accoglienza in provincia di Chieti. Il gruppo era stato trasferito lì a partire da Lampedusa, dove tutti erano già stati sottoposti a tampone ed erano risultati negativi. Il Giornale parla di “tamponi farsa”.
Salvini prosegue il suo conto alla rovescia verso il processo che lo riguarda (manca meno di un mese). L’ultimo tweet sull’argomento contiene una foto dei componenti della delegazione leghista al parlamento europeo, ciascuno col cartello e la maglietta con scritto “Processate anche me!”. Il leader leghista è sotto accusa per sequestro di persona perché quando era ministro ha impedito per alcuni giorni lo sbarco di clandestini da una nave Ong.

Potenziale terrorista in libertà, Salvini protesta

Il ministro dell’interno Salvini ieri ha pubblicato un triplo tweet in polemica contro la decisione di un giudice di pace che non ha confermato il trattenimento al Cpr di un nigeriano per cui lui aveva già firmato l’espulsione dall’Italia. Lo straniero sarebbe da considerarsi pericoloso, essendo stato trovato in possesso di “materiale idoneo alla fabbricazione di esplosivi, con tanto di manuale di istruzioni”. C’è un ricorso pendente presso la corte europea dei diritti dell’uomo, sembra, con delle richieste di chiarimenti giunte al Governo italiano. A quanto pare la magistratura ha applicato la sospensione condizionale della pena escludendo l’aggravante del terrorismo. Se la magistratura esclude che quello sia un terrorista, in base a che cosa il Governo dice che lo è? Lo straniero sarebbe “esponente dell’area anarco-insurrezionalista di Bologna”, scrive il Resto del Carlino.
Non giungono notizie invece a proposito dello straniero segnalato per essersi radicalizzato in carcere che sarebbe evaso dal Cpr di Ponte Galeria a Roma. Da 12 giorni almeno sul web non si parla della notizia (insieme a lui sono evasi in 24, la metà catturati nel giro di poche ore). Nessun politico si è interessato di quanto avvenuto al Cpr romano, a differenza di quanto è successo a Torino, dove due parlamentari Pd hanno visitato il centro dopo la morte per cause naturali di uno dei reclusi.
Il Secolo d’Italia riporta la notizia della presa di posizione di Salvini, ma solo come pretesto per aggiungere  “che però [il ministro] dovrebbe interrogarsi sullo strapotere della mafia nigeriana in Italia”. Segue il riassunto di due notizie i cui protagonisti sono nigeriani arrestati a Modena mentre spacciavano “stupefacenti”, o “droga”, sempre senza specificare di che tipo e in che quantità; e la notizia dell’arresto di 5 nigeriani accusati di tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina a Teramo.

Torino, presidio anarchico

Un gruppo di anarchici ha tenuto un presidio di fronte al Palazzo di Giustizia di Torino in occasione di un’udienza del processo dell’operazione Scintilla, quello che portò allo sgombero dell’Asilo Occupato.
I manifestanti protestavano contro la decisione di mantenere una delle arrestate in regime di alta sicurezza nel carcere dell’Aquila. Questa condizione ha impedito alla donna di partecipare all’udienza che la riguardava, nella quale poteva comunque intervenire in videoconferenza. Occasione sfruttata per annunciare uno sciopero della fame da parte sua.
La notizia è stata riportata in breve da Rete8, che però non dice neanche che si è svolta l’udienza.
Più dettagli ci sono sui siti anarchici, che raccontano che cinque degli arrestati sarebbero stati scarcerati in questi mesi.
Lo sgombero dell’Asilo Occupato è avvenuto all’inizio di febbraio scorso.
L’indagine riguardava l’invio di pacchi esplosivi a ditte collegate con le operazioni di rimpatrio dei migranti clandestini, e la fornitura di inneschi ai reclusi nel Cpr di Torino prima delle rivolte.

Condotta radicale, due espulsi

Due marocchini, padre e figlio, sono stati rimpatriati a causa della loro pericolosità sociale. Entrambi avevano manifestato simpatie per l’ideologia jihadista. Il padre, cinquantunenne residente all’Aquila, è stato rimpatriato con volo diretto da Fiumicino. Il figlio è stato riportato in patria all’inizio di aprile, dopo un breve periodo trascorso nel Cpr di Brindisi.
Non è emerso nessun legame tra loro e gruppi terroristici. Solo si segnala una “copiosa quantità di indicatori di radicalizzazione religiosa in atto”. Entrambi erano stati allontanati dai centri culturali islamici di Avezzano e l’Aquila per la loro condotta estremamente radicale, sfociata in aggressioni fisiche.
Inoltre, entrambi avevano precedenti penali: il padre per diffamazione e possesso di stupefacenti, il figlio per falsificazione della documentazione fiscale presentata in occasione del rinnovo del permesso di soggiorno.
Tra gli elementi raccolti contro di loro, il possesso di un video complottista sull’11 settembre.

Abruzzo, chiudono due Cas

Sono iniziate le operazioni di trasferimento dei migranti che si trovavano nei due Centri di Accoglienza Straordinaria di Montesilvano, in Abruzzo.
Gli ospiti degli hotel Ariminum ed Excelsior saranno trasferiti in altri centri della regione, mentre l’amministrazione comunale sta attivando il progetto Sprar (Sistema di Protezione Rifugiati e Richiedenti asilo), cioè parteciperà al piano di accoglienza diffusa.
La notizia compare tra l’altro sul sito Pagine Abruzzo.
Mesi fa gli ospiti dei due centri erano 350, ultimamente si era scesi a circa 200.
I richiedenti asilo e rifugiati da accogliere saranno 161, e verranno utilizzati per svolgere lavori socialmente utili.
A luglio scorso il sindaco aveva scritto una lettera al Governo per attirare l’attenzione sulla questione dei migranti a Montesilvano. Anche il sito del Giornale ne aveva parlato, perché c’era stata negli stessi giorni una manifestazione di senegalesi che non riuscivano a trovare casa neanche pagando quanto pattuito, dopo essere stati sgomberati da alcuni appartamenti occupati abusivamente.
Numerosi commenti erano stati raccolti dal sito. Un utente si chiedeva “C’è una guerra in Senegal?”
Di recente la Stampa ha parlato del Great Green Wall, il grande muro verde che si sta cercando di realizzare per fermare l’avanzata del deserto in Africa Occidentale. 8 miliardi di dollari spesi, per ottenere “un mosaico di progetti sparpagliati, in modo apparentemente casuale”.
Il progetto è stato sostenuto dalle popolazioni locali per offrire una fonte di sostentamento alle nuove generazioni e scongiurare il fenomeno migratorio. Scrive il sito che l’effetto potrebbe essere quello opposto: con più soldi in tasca al momento di decidere la partenza, il viaggio verso l’Europa potrebbe essere accessibile a un numero maggiore di persone.
“Non partono perché non hanno nulla, ma perché cercano qualcosa di meglio”, ha detto un ministro senegalese.

Comunicato Coisp Chieti

Il sindacato di polizia Coisp di Chieti ha emesso un comunicato in cui protesta contro la scelta di impiegare continuamente i poliziotti “in altre sedi di servizio al solo scopo di controllare e vigilare i migranti ospitati presso i centri di accoglienza (i c.d. Cara e Cie), principalmente allocati nel sud Italia (Sicilia, Calabria e Puglia), ovvero durante i numerosi e tragici sbarchi sulle nostre coste”.
“Questi continui spostamenti di poliziotti su e giù per l’Italia di certo stanno comportando un enorme dispendio di denari pubblici e un dirottamento della sicurezza dai centri urbani, dalle strade, dalle periferie ad altri luoghi, sconosciuti ai cittadini”.
Le spese extra sarebbero evitabili “Qualora si aumentasse l’organico delle Questure ove insistono i centri per i migranti e, contestualmente, si smettesse di attingere personale da altre sedi medio-piccole”.
Ai commissariati di Lanciano e Vasto “si ha difficoltà a far uscire l’unica volante per turno a causa del ridottissimo personale”, destinato ad assottigliarsi a causa di imminenti pensionamenti.
Il Cosip di Chieti aveva un blog, aggiornato l’ultima volta nel 2011, abbandonato senza link a siti o social che non siano quelli nazionali.
Sul sito nazionale del sindacato non ci sono riferimenti alla situazione di Chieti. Il comunicato ha attirato l’attenzione finora solo di qualche sito di clickbaiting locale, e non ha suscitato al momento nessun dibattito.

Salvini sui Cie: meglio tardi che mai

Nel corso della sua visita in Abruzzo Matteo Salvini ha risposto ad una domanda di un giornalista che gli chiedeva un commento sulla proposta di aprire un Cie in ogni regione, avanzata dal Ministro dell’Interno Minniti.
“Li avevamo aperti noi, li han chiusi loro, per cui meglio tardi che mai se lo fanno”.
Poco prima il segretario della Lega aveva raccontato di essere stato chiamato da commercianti e albergatori di Montesilvano, vicino Pescara: “Mi han fatto vedere dove c’erano alcune centinaia di richiedenti asilo tranquilli in albergo mentre a poca distanza c’era il disastro, c’era il gelo, ditemi voi se è normale”.
Per Salvini il problema è nazionale, la soluzione è quella di “chiudere i rubinetti” che fanno affluire gli immigrati in Italia.
Il segretario della Lega non ha detto altro in proposito, preferendo occuparsi dell’emergenza di queste ore, tra freddo, terremoto e presunti ritardi nei soccorsi. Senza contare che la situazione a l’Aquila dopo il terremoto di alcuni anni fa è ancora praticamente immutata.
Ci sono paesi che sono irraggiungibili da almeno tre giorni, ha detto Salvini, si tratta di un ritardo inconcepibile. Uomini e mezzi ci sarebbero, ha aggiunto, ma sono “mal utilizzati”, e “qualcuno ha delle responsabilità”.

Abruzzo ancora senza garante dei detenuti

Scrive News Town che l’Abruzzo è l’unica regione italiana a non avere ancora nominato il garante dei detenuti. La maggioranza insiste sul nome di Rita Bernardini, “leader radicale e tra le maggiori conoscitrici del mondo penitenziario italiano”. Il centrodestra si rifiuta di votarla per “mera contrapposizione politica”. Il Movimento 5 Stelle le contesta una condanna per azioni politiche legate alla legalizzazione delle droghe leggere.
Sono cinque anni che è stata istituita la figura del Garante. L’Abruzzo è ancora fermo sulla linea di partenza.
Nel corso della presentazione di un libro a Pescara due settimane fa il segretario dell’associazione radicale Amnistia Giustizia e Libertà ha sottolineato l’importanza della nomina del nuovo Garante. Servirebbero 21 voti in consiglio regionale, mentre quelli favorevoli alla Bernardini sono solo 17. Non si sbloccherà niente finché qualcuno non cambierà idea, o a favore della Bernardini, o a favore di un altro nome. Tuttavia, dice il segretario dell’associazione, “non vorrei che in quel posto andasse una persona qualsiasi. Non vogliamo un ventisettista ma uno che sa battagliare”.
“Ventisettista” è una parola che non compare sui vocabolari, ma che in gergo si riferisce a coloro che si preoccupano solo di portare a casa lo stipendio alla fine del mese senza preoccuparsi del bene della collettività.