Comunicato Coisp Chieti

Il sindacato di polizia Coisp di Chieti ha emesso un comunicato in cui protesta contro la scelta di impiegare continuamente i poliziotti “in altre sedi di servizio al solo scopo di controllare e vigilare i migranti ospitati presso i centri di accoglienza (i c.d. Cara e Cie), principalmente allocati nel sud Italia (Sicilia, Calabria e Puglia), ovvero durante i numerosi e tragici sbarchi sulle nostre coste”.
“Questi continui spostamenti di poliziotti su e giù per l’Italia di certo stanno comportando un enorme dispendio di denari pubblici e un dirottamento della sicurezza dai centri urbani, dalle strade, dalle periferie ad altri luoghi, sconosciuti ai cittadini”.
Le spese extra sarebbero evitabili “Qualora si aumentasse l’organico delle Questure ove insistono i centri per i migranti e, contestualmente, si smettesse di attingere personale da altre sedi medio-piccole”.
Ai commissariati di Lanciano e Vasto “si ha difficoltà a far uscire l’unica volante per turno a causa del ridottissimo personale”, destinato ad assottigliarsi a causa di imminenti pensionamenti.
Il Cosip di Chieti aveva un blog, aggiornato l’ultima volta nel 2011, abbandonato senza link a siti o social che non siano quelli nazionali.
Sul sito nazionale del sindacato non ci sono riferimenti alla situazione di Chieti. Il comunicato ha attirato l’attenzione finora solo di qualche sito di clickbaiting locale, e non ha suscitato al momento nessun dibattito.

Salvini sui Cie: meglio tardi che mai

Nel corso della sua visita in Abruzzo Matteo Salvini ha risposto ad una domanda di un giornalista che gli chiedeva un commento sulla proposta di aprire un Cie in ogni regione, avanzata dal Ministro dell’Interno Minniti.
“Li avevamo aperti noi, li han chiusi loro, per cui meglio tardi che mai se lo fanno”.
Poco prima il segretario della Lega aveva raccontato di essere stato chiamato da commercianti e albergatori di Montesilvano, vicino Pescara: “Mi han fatto vedere dove c’erano alcune centinaia di richiedenti asilo tranquilli in albergo mentre a poca distanza c’era il disastro, c’era il gelo, ditemi voi se è normale”.
Per Salvini il problema è nazionale, la soluzione è quella di “chiudere i rubinetti” che fanno affluire gli immigrati in Italia.
Il segretario della Lega non ha detto altro in proposito, preferendo occuparsi dell’emergenza di queste ore, tra freddo, terremoto e presunti ritardi nei soccorsi. Senza contare che la situazione a l’Aquila dopo il terremoto di alcuni anni fa è ancora praticamente immutata.
Ci sono paesi che sono irraggiungibili da almeno tre giorni, ha detto Salvini, si tratta di un ritardo inconcepibile. Uomini e mezzi ci sarebbero, ha aggiunto, ma sono “mal utilizzati”, e “qualcuno ha delle responsabilità”.

Abruzzo ancora senza garante dei detenuti

Scrive News Town che l’Abruzzo è l’unica regione italiana a non avere ancora nominato il garante dei detenuti. La maggioranza insiste sul nome di Rita Bernardini, “leader radicale e tra le maggiori conoscitrici del mondo penitenziario italiano”. Il centrodestra si rifiuta di votarla per “mera contrapposizione politica”. Il Movimento 5 Stelle le contesta una condanna per azioni politiche legate alla legalizzazione delle droghe leggere.
Sono cinque anni che è stata istituita la figura del Garante. L’Abruzzo è ancora fermo sulla linea di partenza.
Nel corso della presentazione di un libro a Pescara due settimane fa il segretario dell’associazione radicale Amnistia Giustizia e Libertà ha sottolineato l’importanza della nomina del nuovo Garante. Servirebbero 21 voti in consiglio regionale, mentre quelli favorevoli alla Bernardini sono solo 17. Non si sbloccherà niente finché qualcuno non cambierà idea, o a favore della Bernardini, o a favore di un altro nome. Tuttavia, dice il segretario dell’associazione, “non vorrei che in quel posto andasse una persona qualsiasi. Non vogliamo un ventisettista ma uno che sa battagliare”.
“Ventisettista” è una parola che non compare sui vocabolari, ma che in gergo si riferisce a coloro che si preoccupano solo di portare a casa lo stipendio alla fine del mese senza preoccuparsi del bene della collettività.

L’Abruzzo ancora senza garante

L’Abruzzo è l’unica regione in Italia ad essere rimasta senza garante dei detenuti. Lo scrive News-Town, descrivendo “il protrarsi infinito del gioco delle parti della politica regionale sulla pelle dei detenuti abruzzesi e in barba alle tutele nei confronti di questi ultimi”. A quanto pare la maggioranza avrebbe proposto la nomina di Rita Bernardini, esperta di carceri e figura di spicco del partito radicale, ma le opposizioni hanno bloccato la nomina. Il centrodestra per motivi di procedura, il Movimento 5 Stelle perché la Bernardini è una persona condannata. Ha infatti commesso un atto di disobbedienza civile per chiedere la legalizzazione delle droghe leggere. Una persona condannata non può essere garante dei detenuti? La questione delle droghe leggere non è una di quelle che stanno alla base del sovraffollamento delle carceri? Il Movimento 5 Stelle non è favorevole alla legalizzazione?
Sul sito regionale del Movimento non c’è al momento nessun riferimento recente alla Bernardini e a quello che sta succedendo in questi giorni. C’è un minipost datato 28 luglio nel quale si chiede con decisione di anticipare il punto all’ordine del giorno dell’elezione del garante, decisione che era stata bocciata dal consiglio. “Ormai è chiaro a tutti che questa maggioranza non ha intenzione di procedere con questa nomina”, scrivevano all’epoca i 5 stelle.
Un articolo del Tempo datato 10 gennaio parlava già della questione. “Le condanne riportate dalla Bernardini la rendono ineleggibile in un’ottica di legalità a cui questo paese dovrebbe costantemente ambire”, avevano scritto i pentastellati. Il ruolo di garante “è anche finalizzato e ispirato alla rieducazione dei detenuti e ciò sembra inconciliabile con il presupposto di aver ignorato una legge vigente”. Nonostante tutto definivano “condivisibili” le battaglie portate avanti dalla Bernardini. Il Tempo, citando l’Agenzia Radicale, tirava fuori poi i processi in cui era rimasto coinvolto un consigliere locale del Movimento, e una replica di un deputato dello stesso schieramento.
Abruzzo Web si sofferma sullo spiraglio che si è aperto a proposito di un accordo col centrodestra. Quest’ultimo schieramento sarebbe disposto a votare la Bernardini, ma soltanto a condizione che quest’ultima ritiri la sua candidatura, e che questa sia poi riproposta dal consiglio regionale. In settimana sono previsti incontri che potrebbero essere risolutivi.
Un articolo su un blog del Fatto Quotidiano datato gennaio 2014 riassumeva le posizioni in materia di legalizzazione avanzate da Pd e M5s. Secondo l’autore del post, i democratici erano confusi: volevano superare la Fini-Giovanardi, ma non era chiaro con cosa la volevano sostituire. Il Movimento 5 Stelle era più concreto: si parlava di istituire una tassa di concessione governativa, un numero massimo di piante di marijuana per la concessione domestica, e un quantitativo minimo di per uso personale. Non si parlava di esercizi commerciali come ce ne sono in Spagna o in America.
Il sito dell’Aduc (un’associazione che difende i diritti dei consumatori) a giugno 2008 riportava la notizia della condanna della Bernardini. La pena (4 mesi di reclusione e 1.500 euro di multa) era estinta per indulto. Il reato commesso era avvenuto a giugno 2002, in Piazza del Campo a Siena, nell’ambito di un’azione di disobbedienza civile a favore dell’accesso a farmaci a base di marijuana. “Chi fa disobbedienza civile alla radicale e usando non violenza è pronto a subire una condanna perché è responsabile e consapevole del suo gesto”, aveva detto la deputata, eletta nelle file del Pd.

Teramo e Ragusa, accompagnamenti al Cie

Due siti web locali riportano notizie di accompagnamenti al Cie di alcuni stranieri.
Riviera Oggi pubblica un comunicato dal quale sembra di capire che tre persone sono state accompagnate dalla polizia al Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, Roma, dopo essere state trovate in alcuni appartamenti a Martinsicuro, provincia di Teramo. Due stranieri regolari invece sarebbero stati denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’articolo sembra essere un semplice copia e incolla di un comunicato emesso dalle forze dell’ordine in “legalese”: si parla di “servizi specifici” svolti nella “decorsa mattinata”, di “adempienti di competenza”, e si forniscono le iniziali e l’età di tutti gli stranieri nei cui confronti è stato deciso qualche provvedimento: 5, sui 20 identificati, di nazionalità africana e cinese.
A Ragusa invece è stato deciso l’accompagnamento al Cie di Caltanissetta di un ventiquattrenne tunisino, accusato di essere lo scafista in uno sbarco avvenuto il 5 dicembre scorso a Pozzallo. A quanto pare, finora era rimasto in carcere per “esigenze cautelari”, che ora sono “venute meno”.
Scrive il sito Corriere Quotidiano che dall’inizio dell’anno sono 57 gli “extracomunitari allontanati dal territorio dello stato, tra espulsioni con accompagnamento alla frontiera e ordine di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni”. Il sito non specifica quanti fanno parte della prima categoria e quanti della seconda. Chi riceva un ordine di lasciare il territorio italiano infatti non è “allontanato dal territorio”. In molti casi rimane sul posto, diventando semplicemente un clandestino.

Afghani sospettati di terrorismo

Due afghani sospettati di avere simpatie per i terroristi sono stati portati al Cie di Brindisi. I due si erano presentati mercoledì scorso negli uffici della questura de L’Aquila per presentare una richiesta di asilo politico. Risultava però che nei giorni precedenti entrambi sarebbero stati in Francia e Belgio, almeno secondo quanto scrive il Corriere Salentino. I due avrebbero anche detto di non conoscersi tra di loro, mentre ci sarebbero dei contatti telefonici che li smentiscono. E poi, sui loro cellulari c’erano video inneggianti alla Jihad. Questo avrebbe spinto le forze dell’ordine a procedere con prudenza: i due sono stati rinchiusi in centro di espulsione, mentre si approfondisce la loro situazione.
Nelle stesse ore al Cie di Brindisi è arrivato anche un pregiudicato catturato dalla polizia a Terni. L’uomo, arrestato in passato per il tentato omicidio di un connazionale, per il quale era stato anche ferito gravemente per mano dei parenti dell’uomo che aveva tentato di uccidere, è stato riconosciuto dagli agenti di una volante di fronte a un bar, nella notte di giovedì.
Lo straniero, di nazionalità albanese, risiede a Terni da 20 anni, e sarebbe sposato da 13 anni con una cittadina italiana, secondo quanto scrive il sito Umbria 24.
Intanto ieri mattina Brindisi è stata teatro di un corteo da parte di qualche decina di “extracomunitari” ospiti del dormitorio di via Provinciale per San Vito. Gli stranieri sono arrivati nella piazza di fronte al comune. Protestano contro gli orari di apertura del centro: il rientro nella struttura è permesso solo fino alle 21. Per cui quelli che finiscono a lavorare a tarda ora non sanno dove andare per passare la notte.
Per ora non ci sono soluzioni in vista.

Abruzzo, italiani chiedono asilo politico

La settimana scorsa il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha lanciato un’iniziativa provocatoria, invitando gli italiani a chiedere asilo politico per ottenere “gli stessi diritti degli immigrati irregolari sbarcati sulle nostre coste”.
“Avremo 400 gazebo in Lombardia, 200 nel Veneto”, annunciava Salvini che nel weekend ha visitato entrambe le regioni, più la Liguria.
La sua campagna però ha mobilitato gente anche altrove, per esempio in Abruzzo.
A Vasto il consigliere comunale Davide D’Alessandro è stato in piazza per due giorni, raccogliendo a suo dire circa trecento firme.
“Abbiamo ascoltato la rabbia di tanti cittadini impotenti che non si sentono più sicuri nella loro casa”, ha dichiarato il consigliere, secondo quanto riportato dal quotidiano di Pescara il Centro.
D’Alessandro ha aderito “con la mente e con il cuore” alla campagna, ma non è stato mai iscritto alla Lega.
Oltre alle adesioni, l’iniziativa ha avuto come conseguenza anche polemiche molto decise. Il Centro riporta le proteste contenute in un comunicato congiunto di Sinistra Ecologia e Libertà, Rifondazione Comunista e Arci contro gli “improvvisati seguaci locali” di Salvini in una città “che ha sempre fatto dell’accoglienza uno stile di vita”.
Altri siti web riportano resoconti della bagarre scoppiata in consiglio comunale, quando D’Alessandro è stato interrotto da due consiglieri della maggioranza, che sono stati invitati ad allontanarsi. E’ così venuto a mancare il numero legale, e di conseguenza non si è potuto discutere del “Piano sicurezza” che stava tanto a cuore all’opposizione.
Il sito VastoWeb ha riportato il comunicato diffuso da D’Alessandro dopo il consiglio comunale, tanto per rendersi conto di qual’è il tono della discussione. “La gente perbene ritene molto pericolose le frange flaccide, non quelle estreme”, scrive il consigliere contro chi ha detto che bisogna isolare gli estremisti.
Il sito Zona Locale dà spazio ad un “duro affondo” dell’attivista per i diritti umani Nicholas Tomeo, che si scaglia contro la raccolta firme organizzata dai sostenitori della Lega, definendola una “vera e propria provocazione di stampo razzista e xenofobo”.
Tomeo spiega in lungo e in largo quale è la situazione reale dei migranti in Italia, ben diversa da come viene descritta dalla propaganda di Salvini.
Un altro articolo di critica è stato pubblicato sul sito Peacelink.