Modena, riunione col Prefetto. Oggi magliette rosse. Mercoledì incontro con Germania e Austria. Potenziamento dei Cpr esistenti

Il Prefetto di Modena ha riunito il tavolo istituzionale con rappresentanti dei comuni, Unioni e gestori dei centri di accoglienza per immigrati.
A margine ha anche rilasciato qualche vaga dichiarazione a proposito della prossima riapertura del Centro di Permanenza per i Rimpatri.
“Stiamo lavorando molto intensamente per le procedure amministrative”, ha detto, secondo quanto riporta il Resto del Carlino. “Si tratta di ristrutturare un immobile disabitato dal 2013. Dobbiamo fare lavori, bandire le gare per assicurare la gestione. E ci stiamo lavorando con tutti i soggetti interessati nella massima trasparenza”.
Manca qualsiasi riferimento ai tempi. Quando cominceranno i lavori? Quando verrà indetta la gara per la gestione? Entro quanto si conta di rimettere in funzione la struttura?
Negli ultimi giorni il sindaco ha risposto ad un’interrogazione sulla questione del Cpr, ribadendo i suoi punti fermi: le istituzioni locali devono essere coinvolte, non dovranno esserci violazioni dei diritti umani, c’è bisogno di notevoli rinforzi nel contingente cittadino delle forze dell’ordine.
In città è prevista per oggi una manifestazione contro Cpr e razzismo di governo indetta da Asahi Modena.
Scrive Stranieri In Italia che a Modena molti richiedenti asilo hanno ricevuto un diniego o sono in attesa della commissione da più di un anno, se non due. Cresce il numero di richiedenti asilo che abbandonano l’accoglienza perché vedono negata la possibilità di muoversi autonomamente e la libertà di costruire una vita migliore.
Sempre per oggi Libera ha annunciato la mobilitazione delle magliette rosse, in solidarietà con i migranti morti in mare, specialmente bambini.
Iniziative sono previste in varie parti d’Italia. Hanno aderito tra gli altri Fiorello, Vasco Rossi e Saviano, scrive Repubblica. Ci sono esponenti politici come Piero Grasso, gente di spettacolo come Fiorella Mannoia, i sindacati confederali, associazioni come Amnesty e Msf.
Intanto il Governo prosegue sulla sua strada. Il Ministro Salvini ha inviato ai Prefetti una circolare in cui chiede una stretta verifica dei requisiti per accedere alla protezione umanitaria.
Non si tratterebbe di una innovazione rispetto a procedure che non possono essere modificate perché fissate per legge, dicono dal Viminale, ma di un provvedimento che mira ad una “interpretazione uniforme sul territorio nazionale, a fronte di un quadro legislativo non chiaro”, nelle parole di un articolo che compare sul sito di Rainews.
Salvini incontrerà i suoi omologhi austriaco e tedesco mercoledì prossimo a Innsbruck. Prevedibile che si parlerà di immigrazione, e di “misure per chiudere la rotta del Mediterraneo”, dopo gli ultimi sviluppi della situazione in Germania, che hanno allarmato anche l’Austria, che a sua volta ha minacciato di chiudere il Brennero.
L’accordo sull’immigrazione sul quale il governo tedesco ha traballato è stato trovato, e annunciato nella maniera più rassicurante possibile. Si è detto che le procedure di asilo saranno “più veloci”, e si è detto che non ci saranno “campi di massa, fili spinati e cose simili” (che in Germania portano brutti ricordi), ma “centri-trasferimento” che si troveranno nelle stazioni di polizia già esistenti, scrive il Corriere riportando le parole del ministro Seehofer.
A incrinare i rapporti con l’Austria era stato il progetto di istituire “respingimenti alla frontiera”. Il provvedimento non è stato inserito nell’accordo finale.
Per quanto riguarda l’Italia, il Ministro dell’Interno ha anche annunciato lo spostamento di 42 milioni di euro dall’accoglienza ai rimpatri.
Repubblica ha titolato in pompa magna “La Ue blocca il progetto del Viminale di rimpatrio dei migranti utilizzando 42 milioni di fondi comunitari”, ma poi leggendo nell’articolo viene fuori che un portavoce anonimo della Commissione ha dichiarato: “Non abbiamo informazioni se si tratti di fondi Ue o no”. Nel caso i 42 milioni facciano parte del bilancio nazionale “non ci riguarda”.
Nel frattempo, il Gazzettino pubblica la lista aggiornata dei Cpr aperti in Italia, ed è la prima volta che la leggiamo dopo che per mesi e mesi abbiamo letto liste non aggiornate o errate. I Cpr attivi in Italia sarebbero 5, per un totale di circa 600 posti. Si parla di Torino, Roma, Potenza (Palazzo San Gervasio), Bari e Brindisi. Il Cpr di Caltanissetta è ancora inagibile dopo l’incendio che lo ha devastato. E’ previsto un piano di potenziamento del Cpr di Torino per passare da 118 posti a… 180!
Ricordiamo che Minniti aveva annunciato che i centri rimpatri sarebbero stati strutture da 80-100 posti, tanto che la stampa li aveva ribattezzati mini-Cie. Difficile che in questo potenziamento ci sia già lo zampino di Salvini.
Idem per quanto riguarda Roma-Ponte Galeria, attualmente attivo solo nel settore femminile. I 125 posti dedicati alle donne verranno incrementati con altri 125 per gli uomini, scrive il Gazzettino. 250 posti totali. Mini-cie?

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Modena, in Consiglio Comunale si parla di Cpr, ma nessuna novità. Germania, deportazioni di massa verso l’Afghanistan.

Un consigliere comunale del Pd ha presentato un’interrogazione al sindaco di Modena in merito alla prossima riapertura del Centro di Permanenza per i Rimpatri. Il primo cittadino ha ripetuto il solito elenco delle richieste avanzate al ministero: bisogna confrontarsi con le istituzioni locali, il Cpr non deve diventare un carcere, servono rinforzi di polizia, eccetera eccetera.
Lo scrive il sito La Pressa, che pubblica anche delle foto scattate alla struttura dell’ex Cie, che si trova tuttora in stato di abbandono, tra ruggine ed erba alta.
La decisione di riaprire l’ex centro di espulsione è stata presa dall’ex ministro Minniti. Maroni è favorevole, ma non ha ancora avuto modo di prendere decisioni in proposito (a parte annunciare l’arrivo di una ventina di militari, a fronte di 120 agenti di rinforzo chiesti dai sindacati di polizia).
Non si sa nulla a proposito di tempi. Servono lavori di adeguamento? Quando ci sarà la gara d’appalto? Quanto tempo ci vorrà prima che il centro entri in funzione?
A livello internazionale intanto i segnali non sono buoni. Euronews annuncia la ripresa di “deportazioni a larga scala di migranti in Afghanistan” a partire dalla Germania, dove non c’è uno dei governi “populisti” che vengono tanto demonizzati in questo periodo.
I primi 69 afgani sono stati rimpatriati con un volo charter partito dall’aeroporto di Monaco.
Accanto all’articolo, la foto di alcuni manifestanti che hanno mostrato all’aeroporto striscioni di protesta.
L’emittente ha anche intervistato un richiedente asilo che si è visto respingere la sua richiesta. Ha paura di tornare nel suo paese, perché lì i taliban gli hanno fatto forti pressioni per unirsi a loro.
Il portavoce di un’organizzazione no profit accusa il governo della Baviera di “copiare e incollare le regole di Viktor Orban in Ungheria”.

Nigeriano al “Centro Permanenza Rifugiati”. Libia, braccio di ferro Italia-Francia

Il Corriere della Sera racconta che un nigeriano fermato dalla polizia a Bergamo è stato accompagnato al Centro permanenza rifugiati di Torino. Il provvedimento è stato convalidato, il rimpatrio dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.
Ovviamente si sta parlando del Centro di Permanenza per i Rimpatri, il cui scopo nelle intenzioni dell’ex ministro Minniti è quello di rimpatriare gli stranieri che hanno commesso reati o che sono considerati pericolosi, mentre per rifugiati si intendono persone che hanno diritto all’asilo per sfuggire da guerre e minacce di vario genere. Ma la propaganda di destra tende a sovrappore stranieri pericolosi e persone che hanno diritto all’asilo, e la superficialità dei giornalisti fa il resto. In questi anni è capitato spesso che i centri di espulsione venissero chiamati centri di accoglienza, e che i Cara venissero confusi con i Cie.
L’uomo in questione, 29 anni, conosciuto col nome di Jonathan, è accusato di avere messo in atto comportamenti violenti e molesti nei confronti dei vicini di casa e negozianti a Bergamo. Dopo essere stato ammonito dal Questore, si era reso responsabile di un caso di “lesioni personali aggravate in concorso”, oltre che di resistenza a pubblico ufficiale. In concorso con chi? In che occasione? Quando è successo?
L’uomo aveva il permesso di soggiorno, non si sa con quale motivazione, e alla scadenza non gli è stato rinnovato.
Intanto a livello nazionale si discute dei risultati del vertice europeo in cui l’Italia ha portato scompiglio, minacciando di non andare, minacciando di porre il veto, e infine vantando risultati che da più parti sono stati messi in dubbio.
Travaglio ha detto che non è stato un grande successo, ma neanche un grande fallimento, perché qualche risultato comunque è stato portato a casa. Scalfari invece vede il demonio, dicendo che l’Italia o l’Europa di marca Salvini “è quanto di peggio un paese come il nostro possa esprimere”.
Dopo l’accordo, il governo potrà offrire il rimpatrio volontario assistito ai migranti economici. Un nigeriano che ha speso 5 mila dollari per arrivare in Libia ne avrà 7-8 mila per tornare in Nigeria su aerei pagati dall’Ue. Per avere un aiuto, bisogna prima rischiare la vita con la traversata del deserto. Per quanto riguarda la traversata del Mediterraneo, questa verrà scoraggiata in tutti i modi. E’ previsto l’acquisto di nuove motovedette per la guardia costiera libica, l’invio di un piccolo contingente per addestrare il personale locale, il contrasto alle Ong, e il dialogo diretto col governo libico senza interferenze di Macron, il quale invece appoggerebbe il generale Haftar “che regna su Bengasi”.
Scrive La Stampa che il governo di Tripoli riconosciuto a livello internazionale si sta indebolendo rispetto a quello di Haftar. Il quale ha appena preso possesso di alcuni impianti petroliferi, consegnandoli ad un’autorità petrolifera libica rivale a quella ufficiale.
In Libia sono previste elezioni a dicembre, con una legge elettorale che dovrebbe essere pronta soltanto a settembre.
Mentre la Francia appoggia questo piano, l’Italia è più cauta, e teme che si inneschino ulteriori violenze.
La faida tra Sarraj e Haftar è iniziata proprio quando i risultati di un’elezione, quella del 2014, sono stati contestati.
“L’accelerazione militare di Haftar rafforza i sospetti che abbia interpretato gli accordi di Parigi come una sorta di via libera alla resa dei conti con Sarraj”, scrive l’editorialista della Stampa.
Haftar non vuole i campi per migranti nel sud del Paese che farebbero comodo all’Italia. E Macron non vuole aprire il suo confine ai migranti diretti in Francia. Il giornale parla di un vero e proprio “braccio di ferro tra Parigi e Roma” nel Maghreb, prosecuzione di quello iniziato ai tempi del governo Gentiloni, ma più ampio.
Gli americani finora sono restati abbastanza defilati. Si suppone però che il premier Conte cerchi di coinvolgerli, tirandoli dalla parte dell’Italia, nell’incontro con Trump previsto alla fine di questo mese negli Usa.

Aquarius a Valencia. Ora possibile detenzione e deportazione

Alcune associazioni di difesa dei diritti umani di Valencia si sono riunite per discutere l’arrivo della nave Aquarius in città, dopo che questa è stata respinta dalle autorità maltesi e italiane. Chiaramente hanno elogiato l’accoglienza decisa dal governo spagnolo, ma hanno espresso preoccupazione per la possibile detenzione nei Cie dei migranti in arrivo, e per la loro possibile deportazione (=rimpatrio).
Le associazioni hanno chiesto al governo la chiusura dei Centri di Internamento per Stranieri (Cie) e la fine delle deportazioni.
Il Governo italiano viene duramente criticato per la chiusura dei porti e l’ostilità nei confronti delle Ong. “Il lavoro fatto dalle Organizzazioni Non Governative dovrebbe essere svolto dai governi europei. Per questo esigiamo che tutti gli Stati membri dell’Unione Europea aprano i loro porti e stabiliscano vie legali e sicure di accesso per le persone in fuga dalla persecuzione, la guerra e l’estrema miseria causate dalle politiche internazionali, che danno la priorità a propri interessi economici, commerciali e geopolitici, e depredano, sfruttano e producono disuguaglianze nei paesi del sud”.
L’intero testo del comunicato è stato tradotto in italiano dall’agenzia Pressenza.
La nave Aquarius è arrivata a Valencia. Dice Askanews che la metà dei seicento migranti a bordo vorrebbero chiedere asilo in Francia. Macron si sarebbe offerto di accogliere una parte delle persone soccorse.
Al momento gli stranieri hanno ricevuto un permesso di restare in Spagna per 45 giorni. Nel corso dei quali potranno presentare richiesta di diritto di asilo, che verrà valutata caso per caso.
150 migranti sono finiti in ospedale, gli altri soprattutto nel complesso socio-educativo di Cheste. I minori sono stati portati ad Alicante.
Algerini e marocchini rischiano un rimpatrio immediato.
In Italia un’associazione di laici della diocesi di Molfetta ha scritto un comunicato in cui si dice “Siamo convinti che l’episodio della nave Aquariusi sia una negazione del Vangelo e una sconfitta per l’umanità … Sentiamo di esprimere vicinanza e solidarietà a ogni profugo che fugge da condizioni di povertà, guerra e miseria perché riteniamo ogni uomo nostro fratello, avente diritto a un’esistenza degna di essere vissuta attraverso la giusta integrazione, per realizzare sogni e aspettative di vita per sé e per i propri congiunti”.
A differenza delle associazioni spagnole, qui il riferimento alle politiche di sfruttamento dei paesi del sud è più sfumato. Traspare forse soltanto in una citazione di don Tonino Bello, che osservava “che in questo esodo biblico non si riesca ancora a scorgere l’inquietante malessere di un mondo oppresso dall’ingiustizia e dalla miseria” (Don Tonino Bello è stato vescovo di Molfetta. E’ morto nel 1993. I suoi scritti sono molto citati nel mondo cattolico. E’ stato avviato il processo per la sua beatificazione).

Francia, espulsione prima dell’appello

Il ministro dell’Interno del governo Macron ha presentato un progetto di legge in materia di immigrazione che rappresenta un vero e proprio giro di vite.
Tra le altre cose, prevede che “il ricorso contro una decisione negativa dell’amministrazione competente non sarà più sospensivo per tutti coloro che provengono da Paesi giudicati sicuri (la stragrande maggioranza)”, come riassume La Stampa.
Questo significa che lo straniero a cui è stato rifiutato l’asilo sarà rimpatriato prima di sapere quale decisione verrà presa in appello.
I tempi di permanenza massimi nei centri di detenzione per migranti raddoppiano: si passa da 45 giorni a 90, in alcuni casi a 135.
Viene introdotto un nuovo reato: il superamento illegale della frontiera. Prevede un anno di carcere, e quasi quattromila euro di multa. Si applicherà a chiunque proverà ad arrivare illegalmente in Francia dall’Italia.
Questo letteralmente dovrebbe significare che gli stranieri, invece di essere rispediti in Italia come succede ora, dovrebbero essere trattenuti nelle carceri francesi per dodici mesi. Ma non è detto che sia questo l’effetto voluto.
Comunque La Stampa scrive che i deputati macronisti non sono per niente soddisfatti della proposta, e potrebbero “riservare qualche sorpresa” (cioè opporsi).

Archidona, interviene il fratello dell’algerino morto

“Mio fratello non è venuto in Europa a suicidarsi”. Lo ha detto il fratello del trentaseienne che è stato trovato impiccato nel centro di internamento per migranti di Archidona, in Spagna. “Mio fratello era uno sportivo, una persona molto vitale e allegra, non si sarebbe mai tolto la vita”.
Non crede all’ipotesi del suicidio l’uomo, residente a Parigi, arrivato a Malaga cinque giorni fa. Ha annunciato di volersi costituire parte civile al processo. Ha detto anche: “Abbiamo ascoltato testimonianze delle persone rinchiuse che parlano di pestaggi mattina e sera, dicono che il cibo è scarso, patiscono il freddo e sono fisicamente e moralmente castigate, anche se non sono criminali”.
L’autopsia ha escluso lesioni sul corpo dell’algerino morto, ma il fratello non ha avuto la possibilità di vedere il rapporto dell’autopsia, né le foto del cadavere.
In Spagna la questione è da giorni al centro delle polemiche, tenuto conto che gli attivisti contestano l’esistenza stessa del centro di detenzione, allestito provvisoriamente all’interno di un carcere in costruzione.
In Italia finora la notizia non era arrivata. Se n’è occupato ieri il sito di Ansamed.

Video dal Cie di Archidona

Una televisione algerina ha diffuso un video girato all’interno del Centro di Internamento per Stranieri di Archidona in Spagna nel quale si vede uno straniero a terra che riceve un calcio da uno degli agenti in tenuta anti-sommossa.
Secondo i giornalisti algerini, l’uomo sarebbe lo stesso che è stato dichiarato morto per impiccagione tre giorni fa.
I fatti di Archidona stanno destando un certo scalpore anche in Spagna. La struttura è un carcere in costruzione che è stato temporaneamente riconvertito in centro di detenzione per stranieri appena sbarcati. Le associazioni che si battono per i diritti umani denunciano che la stessa esistenza del centro è una violazione dei diritti dei migranti. La possibilità che l’uomo, un trentaseienne algerino, possa essere morto per cause diverse dall’impiccagione è stata esclusa dalle autorità locali. Secondo l’autopsia sul corpo non risultano segni di violenze.
Gli attivisti spagnoli hanno chiesto un blocco delle espulsioni a partire da quel centro, per evitare di allontanare anche testimoni importanti di quello che è successo.
Sembra che sia lo straniero morto che altri avessero già tentato il suicidio in precedenza, e che qualcuno dei reclusi abbia annunciato uno sciopero della fame.
I mass media italiani non hanno ancora riportato la notizia.