Trump e i migranti

L’ex presidente degli Stati Uniti alcuni giorni fa ha tenuto un discorso in Ohio per sostenere un candidato alle elezioni di mid-term che si terranno tra poche settimane.
Ha descritto un’America che non difende i confini e che si lascia invadere da milioni di migranti illegali, con un’economia in caduta e sparatorie e stupri in aumento.
I siti web italiani hanno riportato le dichiarazioni senza approfondirle. Non si sa come hanno risposto Biden e i democratici. In questi giorni negli Usa al centro delle cronache c’è la decisione dei governatori di alcuni Stati del sud di trasferire i migranti a Washington o nelle località in cui i vip democratici hanno la seconda casa, per mettere in evidenza il fatto che molti di questi ultimi sono pronti a chiamare la polizia e chiedere il controllo delle frontiere del loro Stato, mentre ignorano le lamentele delle popolazioni che si trovano al confine, e che sono costrette ad affrontare situazioni del genere quotidianamente da anni.
Negli Stati Uniti arriva un flusso continuo di migranti dall’America meridionale e centrale attraverso il confine col Messico. Trump ottenne la sua prima elezione a presidente proprio puntando sul progetto di costruire un muro lungo tutta la frontiera tra i due Paesi, per scoraggiare i migranti a partire, togliendo loro la speranza di essere accolti negli Usa.
Il problema è globale. In Europa la Brexit è stata causata anche da divergenze sulle questioni migratorie. La Ue è spaccata al suo interno tra Stati di primo ingresso, che vorrebbero ricollocare parte dei migranti in arrivo altrove, e gli altri Stati, che invece vorrebbero impedire gli spostamenti interni e gli arrivi dei migranti.
Nel corso degli anni si è constatata una continuità in questa direzione da parte dei vari schieramenti. Nella campagna elettorale che si è conclusa con le elezioni di ieri la Lega ha portato avanti l’idea che bisogna chiudere i porti italiani ai migranti in arrivo. Fratelli d’Italia, che ha ottenuto più voti di tutti, chiedeva un “blocco navale” per contrastare le migrazioni nel Mediterraneo e rimandare i migranti negli Stati del nord Africa. Il Pd è su posizioni moderate, ma negli ultimi anni ha sostenuto sia il piano per aprire un centro rimpatri in ciascuna regione italiana, sia l’esigenza di fare accordi con la Libia per impedire le partenze.

Carestia in Somalia

Il direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale è stato in Somalia e ha descritto una situazione drammatica.
Nel Paese non piove da anni, la popolazione ha bisogno di un aiuto alimentare salvavita. “Il mondo deve agire ora”, ha detto.
La notizia è stata diffusa dall’Ansa, riportata dal Metropolitano. Nessuno ha commentato. Nessuno ha riportato neanche una foto del personaggio in questione. L’Ansa ha messo accanto all’articolo una foto di una fontana in mezzo alla campagna con del bestiame morto intorno, il Metropolitano una cartina del Corno d’Africa presa da Google e la foto di un bambino africano qualsiasi.
Nanopress pure ha dedicato un articolo alla carestia, mettendoci la foto di un campo di grano con una bandiera ucraina. Infatti, “la guerra tra russia e Ucraina ha avuto ripercussioni drammatiche. Con l’aggravarsi delle ostilità tonnellate di grano sono state bloccate nei porti ucraini e le catene di produzione e distribuzione sono state danneggiate”.
Il 90% del grano utilizzato nella regione veniva proprio dai Paesi coinvolti nel conflitto. Da marzo scorso il prezzo del cibo è aumentato vertiginosamente. L’accordo che è stato trovato in seguito potrebbe alleviare la situazione.
L’articolo accenna anche alla recrudescenza dei conflitti armati, senza entrare nel merito.
Nanopress dice che bisogna ripensare il modello di occoperazione internazionale, che al momento ha “un approccio colonialista, con scarsa inclusione di prospettive locali, di genere o minoritarie nella pianificazione, esecuzione e valutazione dei suoi programmi”.

Usa, respingimenti interni dei migranti

Negli Stati Uniti il centro dello scontro politico è tornato sui migranti. Il governatore della Florida ha respinto una cinquantina di stranieri, facendoli sbarcare su una delle coste più esclusive del mondo, sulle coste del Massacusetts. Qualcosa di simile ha fatto il governatore del Texas, che ha mandato due pullman di migranti a Washington, scaricandoli nei pressi della casa della vicepresidente degli Stati Uniti. I tg nazionali hanno subito mandato reporter sul posto, la stampa di destra ha scritto che ora i vip chiedono il controllo delle frontiere.
Biden ha accusato i governatori di fare politica con gli esseri umani. Hillary Clinton ha fatto appello ad aiutare coloro che cercano aiuto.
In Italia si seguono queste notizie molto distrattamente. Tutti i riflettori sono puntati sui funerali della regina d’Inghilterra, che si svolgeranno oggi.
I migranti respinti dalla Florida erano in gran parte di nazionalità venezuelana.
Lo Stato sudamericano è sotto embargo fino a quando non verrà eletto qualcuno non sgradito agli Usa. Di recente si è parlato di un allentamento delle sanzioni in cambio del petrolio, nell’ambito della strategia economica di indebolimento della Russia e di ricerca di fonti energetiche alternative a quelle provenienti dall’Asia.
I rapporti tra i due stati restano tesi. Ieri le autorità venezuelane hanno respinto le conclusioni del rapporto statunitense che le accusa di non fare abbastanza contro il narcotraffico, mettendo in luce il fatto che gli Usa non riescono a fermare la circolazione delle droghe sul loro stesso territorio, dove vengono segnalate oltre centomila vittime l’anno.
Nel mondo politico italiano si parla di Venezuela, e poco, solo a proposito dei presunti finanziamenti illeciti che sarebbero stati fatti arrivare al Movimento 5 Stelle. Nella vicenda, secondo Davide Casaleggio, figlio del fondatore, sarebbero coinvolti anche il Governo e i servizi segreti italiani.
Secondo Il Giornale, Casaleggio avrebbe chiamato in causa l’ex presidente del consiglio Conte, che non avrebbe fatto nulla per bloccare l’operazione di disinformazione. Gli apparati italiani sarebbero stati a conoscenza del dossier da un anno.
Conte non replica, e i suoi avrebbero fatto solo allusione a secondi fini e possibili scissioni nel Movimento.

Altri sei morti nel Mediterraneo

Dopo le notizie di tre bambini e tre adulti morti di sete nei giorni scorsi nel Mediterraneo arriva la notizia di altri sei morti, di cui cinque erano bambini, segnalati dalle autorità Turche.
I migranti si trovavano su un’imbarcazione partita dal Libano.
Il Manifesto ha scritto un articolo che li riguarda, che può essere letto solo da chi ha un account gratuito.
A diffondere la notizia è stato il ministro dell’interno turco, che non viene citato da altri siti web italiani.
L’Ansa riporta in breve la notizia dell’episodio, mettendo in risalto il fatto che sarebbe avvenuto dopo un respingimento da parte delle autorità greche.
I 73 superstiti sono stati soccorsi dalle autorità turche, ma mancherebbero all’appello ancora cinque persone.

Grecia, bambina di quattro anni muore di sete su un barcone

Una bambina siriana di quattro anni è morta di sete su un barcone che da dieci giorni vagava nel Mediterraneo senza che nessuno si degnasse di soccorrerlo.
La notizia è stata riportata a Repubblica, con foto della vittima, in un articolo solo per abbonati. Il peschereccio su cui si trovava era partito dalle coste del Libano.
Alarm Phone aveva cercato di attirare l’attenzione sull’imbarcazione in difficoltà, ma senza successo.
La foto è stata diffusa da un’attivista siriano in Sicilia. Msn ha riportato un articolo del Messaggero sull’argomento, ma la foto della bambina è pixelata, in base a una procedura mirata a tutelare la privacy dei minori coinvolti in notizie di cronaca.
Ci sarebbero due adulti ancora dispersi perché caduti in acqua durante le operazioni di soccorso.
Una sorellina più piccola sarebbe in gravi condizioni, perché avrebbe bevuto acqua di mare nel tentativo di idratarsi.
Ad occuparsi dei migranti soccorsi sarebbero le autorità greche, ma non si sa di preciso in quale città.

Bosnia, due rimpatri in Pakistan

Due cittadini pakistani sono stati rimpatriati a partire dalla Bosnia.
Di loro è stato detto poco e niente, ma il filmato del rimpatrio è stato diffuso dalle istituzioni. Si tratta della prima operazione di questo genere, nata grazie ad un accordo di riammissione firmato nel 2020 e entrato in vigore dall’anno scorso.
E’ l’Unione Europea che richiede l’impegno da parte del Paese sul fronte dell’immigrazione, scrive Altreconomia.
La Bosnia ha già firmato accordi con vari Stati, e ne sta mettendo a punto altri, tra cui quelli con Afghanistan, Marocco ed Egitto.
L’Ansa ha raccontato pochi giorni fa che nel Paese ci sono ancora parecchie mine inesplose, che rischiano di fare vittime tra i migranti che attraversano aree remote e abbandonate.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha fatto degli sforzi per informare gli stranieri del pericolo.
L’Oim viene citata nell’articolo di Altreconomia come “il braccio operativo delle istituzioni europee” in Bosnia. E’ lei che assume personale nel campo di Lipa.
L’apertura di questo campo ha destato qualche perplessità. Il flusso di migranti è scarso rispetto all’anno scorso. Gli attivisti temono che possa essere utilizzato per sistematizzare le espulsioni.
Pochi giorni fa sul sito della Comunità di Sant’Egidio è stato pubblicato un articolo scritto dopo un viaggio a Bihac, dove ci sono i due campi di Lipa e Borici. Gli attivisti hanno dato i loro contatti ai migranti, per quando questi arriveranno in Italia.
Alcuni dei migranti in transito nel Paese provengono dall’Afghanistan. Sono scappati per paura di ritorsioni da parte dei Talebani al potere, anche a causa della loro collaborazione con le istituzioni occidentali.
Per loro sono in vigore regole diverse rispetto a chi fugge dall’Ucraina.

Canarie, bimba muore durante la traversata

Una bimba di quattro anni e una donna sono state trovate morte su un’imbarcazione che cercava di raggiungere le isole Canarie, in Spagna. Lo scrive Ansamed in breve, riportando anche che un centinaio di persone di nazionalità imprecisata sono state fatte sbarcare in queste ore dopo operazioni di salvataggio.
Di recente la Spagna è stata criticata per la durezza con cui ha cercato di impedire il transito di migranti al confine di Melilla, dove sono stati contati 37 morti e 76 feriti. In molti casi i danni fisici sono stati subiti nella calca, ma si segnala anche l’intervento violento da parte delle forze dell’ordine. Del resto anche decine di agenti hanno subito lesioni nel corso del tentativo da parte degli stranieri di penetrare all’interno dell’enclave spagnola.
I politici fanno notare che il superamento illegale della frontiera è il solo modo che gli stranieri hanno a disposizione per chiedere asilo e protezione alle autorità spagnole. Hanno segnalato anche la disparità di trattamento tra i bianchi che fuggono dall’Ucraina e i neri che fuggono dalle guerre africane. Da destra invece si critica l’Europa per il motivo opposto: sarebbero proprio le politiche di accoglienza a spingere masse di stranieri a tentare di arrivare sul continente con ogni mezzo.
Il sito Linkiesta si sofferma anche sulla situazione in Grecia, altro stato di confine accusato di respingere i migranti verso la Turchia in maniera discutibile.
L’articolo non ne parla, ma quanto avviene nel Paese ha qualcosa a che vedere con le recenti dimissioni del direttore dell’agenzia Frontex, che sono state pressoché dimenticate dai mass media italiani.
I dati più recenti forniti dall’agenzia dicono che gli ingressi irregolari in Unione Europea sono aumentati dell’84% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
In particolare l’aumento si concentra sulla rotta balcanica.
Nel Mediterraneo centrale l’aumento è solo del 26%.
Sulla frontiera terrestre orientale il flusso è molto basso, meno di 2.500 persone, ma comunque è più che raddoppiato rispetto all’anno scorso. Le persone in fuga dall’Ucraina (7 milioni) non rientrano in questo conteggio.
Il nuovo direttore di Frontex è la lettone Aija Kalnaja. L’Ansa ha riportato la notizia della sua conferma da parte del Consiglio di amministrazione senza mostrare una foto della diretta interessata e senza dichiarazioni. L’unica immagine che la redazione aveva a disposizione mostra il logo dell’agenzia, presumibilmente all’ingresso di una delle sedi, non viene specificato dove.

Melilla, migranti morti mentre cercano di entrare in territorio spagnolo

Diciotto persone sono morte in una spaventosa calca nei pressi di Melilla, enclave spagnola in territorio marocchino.
Altre 76 sono rimaste ferite.
In 130 sono riuscite a entrare in territorio europeo.
Le vittime sono morte per soffocamento o schiacciamento, e forse alcune sono precipitate nel tentativo di scavalcare le recinzioni.
I resoconti parlano anche di una cinquantina di agenti spagnoli feriti.
La polizia sapeva che ci sarebbe stato un tentativo di massa di superare il confine, e aveva schierato 1.500 agenti.
A marzo c’era stato un altro tentativo da parte di 2.500 persone, 900 delle quali erano arrivate in territorio spagnolo. Non si sa di preciso che fine abbiano fatto.
La notizia è stata riportata dal Corriere della Sera, e al momento è in evidenza su Msn Notizie.
Il Corriere mostra una foto, scattata di giorno, in cui si vedono i migranti che si accalcano sotto una rete presidiata dagli agenti di polizia.
Molti degli stranieri potrebbero essere di nazionalità sudanese.
Il sito scrive che la frontiera tra Spagna e Marocco è stata “riaperta” a maggio, ma non aggiunge dettagli in proposito.
Il sito di TgCom24 riassume la notizia in sei righe, aggiungendoci una foto di alcuni veicoli di soccorso visti a distanza.
Sul Fatto Quotidiano è uscito un articolo scritto quando il conteggio dei morti era fermo a 5.
Sul sito di LaPresse solo 4 righe, per dire che gli agenti feriti sarebbero 140.
Per Euronews sono 500 i migranti che sono riusciti a superare il confine.
Il sito mostra una foto a distanza della doppia recinzione che circonda la città spagnola, con fumo che si alza, probabilmente di lacrimogeni.
Al momento non circolano dichiarazioni politiche su quanto accaduto, sui siti di informazione.
Sui social circolano filmati girati dai residenti e dagli automobilisti che mostrano i migranti invadere le strade della città. “Ovviamente vengono in pace muniti di bastoni”, scrive un’utente, anche se tra decine di persone si vede un solo bastone.
Un deputato spagnolo di Vox scrive: “Giovani maschi in età militare in perfetto stato di salute entrano a Melilla con la forza. Non sono rifugiati che fuggono dalla guerra con le loro famiglie. E’ un’invasione in piena regola, consentita e fomentata dalla sinistra criminale che ci governa”.
Gli antirazzisti invece, commentando il dato di 18 morti, scrivono “Facciamo veramente schifo”.

La Cedu blocca il primo volo britannico per il Ruanda

Aveva destato scalpore poco tempo fa la notizia che la Gran Bretagna aveva raggiunto un accordo col Ruanda per trasferire nel Paese africano i migranti che non avevano diritto di rimanere sul proprio territorio. Ora sarebbe dovuto partire il primo volo di trasferimento per i primi sette irregolari, ma è intervenuta la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo che lo ha bloccato. Inoltre ci sono state manifestazioni da parte degli attivisti contro un piano che è considerato disumano. La ministra dell’Interno britannica Priti Pratel ha espresso il suo disappunto, e ha detto che continuerà a fare di tutto per controllare i confini della nazione. “L’accesso al sistema di asilo del Regno Unito deve essere basato sulla necessità, non sulla capacità di pagare i trafficanti di persone”, ha dichiarato.
I mass media non hanno messo in evidenza nessun dato sulla nazionalità dei migranti che dovevano essere trasferiti in Africa centrale, ma tra di loro doveva esserci anche un cittadino iracheno, il cui ricorso ha spinto la Corte a prendere una decisione.
La Corte ha preso in considerazione sia il fatto che i tempi del trasferimento sono stati troppo rapidi, sia il fatto che il Ruanda è fuori dalla Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo, e per giunta manca qualsiasi meccanismo che preveda il ritorno dei migranti nel Regno Unito in caso di un successivo riconoscimento da parte dei tribunali del loro diritto a rimanere in Gran Bretagna.
Scrive Avvenire che la partenza è soltanto rinviata, ma non specifica a quando.
Inizialmente i migranti che si sarebbero dovuti trasferire dovevano essere 130. Si era scesi a soli “sette od otto” con una serie di decisioni da parte delle Corti d’appello britanniche e della Corte di Strasburgo.
I mass media britannici si sono concentrati sul fatto che l’intera operazione non si sta dimostrando conveniente dal punto di vista economico.
La destra e alcuni degli addetti ai lavori sono preoccupati: se il Governo non è in grado di espellere gli irregolari, significa che si sta perdendo il controllo delle frontiere. E questo sta accadendo non soltanto in Gran Bretagna, ma anche nell’Unione Europea e negli Stati Uniti.
Intanto dalla Francia arriva la notizia che la polizia ha aperto i fuoco su un furgoncino carico di migranti provenienti dall’Italia, ferendone uno.
L’uomo è un trentacinquenne egiziano che si trova ricoverato nel sud della Francia in condizioni gravissime.
Secondo la versione fornita dalla polizia, il furgone avrebbe accelerato in direzione degli agenti, uno dei quali ha reagito sparando due colpi.
L’agente è sotto inchiesta, come pure il conducente del furgone, accusato di aver consentito la circolazione di stranieri irregolari e di non essersi fermato all’alt.

Gli ucraini stanno tornando al loro Paese

Nell’ultima settimana di maggio il numero di ucraini che è tornato in patria ha superato quello di chi è fuggito verso l’Europa.
Lo scrive l’Ansa secondo cui sono stati 260 mila gli ucraini che hanno lasciato l’Ue tra il 25 e il 31 maggio, sulla base dei dati Frontex. L’articolo non dice quanti ne sono arrivati nello stesso periodo.
Dall’inizio della guerra gli ucraini tornati al loro Paese sono stati 2,3 milioni, mentre quelli che si erano rifugiati nell’Ue a febbraio era di 5,3 milioni.
L’agenzia si limita a riportare alcuni dati frammentari, con foto di ucraini che manifestano in strada, scattata chissà dove e chissà quando.
Non dice nulla di preciso su quali siano le attività di Frontex sul confine orientale.
Un mese fa il direttore di Frontex è stato spinto alle dimissioni a seguito di inchieste sul suo operato.
L’agenzia è ora diretta da quella che finora è stata la vice-direttrice.
La stampa italiana ha dato ben pochi approfondimenti e non sta seguendo gli ulteriori sviluppi.
In questi giorni l’agenzia europea ha tenuto un incontro a Varsavia tra rappresentanti degli stati membri sul tema della guardia costiera.
I media italiani non hanno seguito l’evento.
Intanto una motovedetta sarda che negli ultimi tre mesi ha svolto attività di salvataggio nel canale di Sicilia ha concluso la sua missione ed è tornata a Cagliari.
Lo ha raccontato la Tgr Sardegna, senza specificare se è stata sostituita da un’altra unità, né quante motovedette sono attualmente utilizzate nel Mediterraneo con funzioni di salvataggio.
In 3 mesi la motovedetta sarda avrebbe portato in salvo “572 migranti: 516 uomini, 358 donne e 18 bambini”, dice il sito, in spregio alla matematica. Ipotizzando che siano corretti il dato totale, quello degli uomini e quello dei bambini, ne verrebbe fuori che le donne sarebbero solo 38, pari al 6% del totale.
Altri siti web riportano le stesse cifre sbagliate.