Cie in Niger e Ciad

Scrive il Manifesto che il ministro italiano Minniti vuole i Cie in Niger e Ciad. Domenica scorsa al Viminale il Ministro dell’Interno ha incontrato i suoi omologhi di Ciad, Libia e Niger, e ha firmato una dichiarazione congiunta per istituire una cabina di regia allo scopo di sigillare i confini a sud e evitare la partenza di migranti verso l’Europa. L’Italia si è impegnata a sostenere la costruzione e gestione, conformemente a standard umanitari internazionali, di centri di accoglienza per migranti irregolari in Niger e Ciad. “Chi controlla la rispondenza di questi centri ‘di accoglienza’ a standard di umanità internazionalmente riconosciuti non è chiaro, né chi li debba gestire e con quali fondi”, scrive il giornale. Che riporta anche che in queste ore l’Alto Commissario Onu per i Rifugiati Filippo Grandi ha visitato i centri di detenzione per migranti in Libia, definendosi “scioccato” per le condizioni in cui si trovano i reclusi, tra cui anche bambini.
Leggo pubblica una foto di Minniti sorridente che stringe la mano al ministro libico, e aggiunge che l’Italia “aiuterà la Libia a completare il sistema di controllo radar dei confini al sud del paese e metterà a disposizione della guardia costiera libica alcune motovedette per fermare i barconi in partenza. Non si tratta solo di allestire centri di detenzione, ma anche di rafforzare le guardie di frontiera, creando una rete tra le forze che controllano i vari confini. Si parla anche di promozione di una rete legale alternativa, che non si sa di preciso cos’è.
La settimana scorsa nel Fezzan c’è stato un truculento attacco ad una base aerea che ha portato alla morte di 141 persone, di cui 15 civili. Secondo la commissione diritti umani della Libia a seguito delle forze di Serraj, con cui l’Italia sta trattando, c’erano anche militanti di Al Qaeda. Le tribù libiche del Fezzan hanno siglato un patto per intensificare il controllo del territorio proprio al Viminale, lo scorso 2 aprile, secondo quanto scrive Ansamed.
Scrive il Messaggero che la cabina di regia opererà attraverso una consultazione periodica, con l’obiettivo di cooperare congiuntamente nel contrasto al terrorismo e al traffico di esseri umani. Il quotidiano nota anche che il passaggio sullo sviluppo di un’economia legale alternativa a quella dei traffici illeciti non è ancora definito. E proprio lì c’è “la vera contropartita per i paesi africani”.
Il sistema di controllo radar nel sud della Libia verrebbe realizzato da Selex, gruppo Leonardo-Finmeccanica, con una spesa di 150 milioni, a carico dell’Italia.
Minniti è stato contestato da tre persone al Salone del Libro di Torino.
La foto di gruppo dei quattro ministri a cui fa riferimento il Manifesto si può vedere dal sito di Rsi.

Saronno, università delle migrazioni. Del Grande, la detenzione può durare un anno

Si è svolta a Saronno la terza lezione dell’Università delle Migrazioni, una serie di cinque incontri voluti dalle organizzazioni saronnesi per conoscere il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
All’incontro ha partecipato Roberto Guaglianone, del consorzio Communitas. Le due precedenti lezioni sono state tenute da esponenti dell’università degli studi di Milano e dell’università di Milano Bicocca. I prossimi due incontri sono previsti per il 19 maggio e per il 9 giugno, e vedranno la partecipazione di esponenti dell’Università di Parma, di nuovo di quella di Milano e dell’Asgi, Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione.
Il resoconto della lezione è stato pubblicato su Il Saronno. Il video integrale è stato caricato su Youtube da Attac Saronno.
La seconda lezione, caricata a marzo, ha avuto una trentina di visualizzazioni.
Le associazioni che hanno aderito all’Università delle Migrazioni parteciperanno all’iniziativa dell’Anpi del 25 aprile.
All’inizio del suo intervento Guaglianone ha dedicato un pensiero a Gabriele del Grande, “illegalmente detenuto in Turchia da ormai troppi giorni”.
Scrive il Fatto Quotidiano che il reporter italiano potrebbe rimanere in detenzione amministrativa fino ad aprile dell’anno prossimo (sei mesi prolungabili per altri sei).
Le autorità turche non collaborano: non hanno fatto sapere in quale regime si trova (arresto, fermo…), non hanno fornito atti giudiziari sulla sua situazione e non hanno neanche detto chi è che decide: la polizia ufficiale, la polizia segreta, i servizi segreti, la sicurezza militare?
Del Grande ha sospeso lo sciopero della sete dopo che è stato concesso di parlare con una delegazione diplomatica italiana, ma continua lo sciopero della fame.
Il nome di Del Grande continua ad essere sulle home page dei principali siti di informazione. Il Corriere esprime preoccupazione per il fatto che la posizione del reporter italiano possa essere messa sul tavolo del negoziato con l’Unione Europea, visto che più volte, in questi giorni, il ministro degli esteri turco ha chiesto all’Unione di sbloccare i visti per i cittadini turchi minacciando altrimenti di non poter rispettare l’accordo con Bruxelles sui migranti.
Intanto una voce critica arriva da Contropiano, giornale comunista online, che titola “Libero subito, ma santo proprio no”. “La galera, specie se turca, non si augura a nessuno. Tantomeno a chi lavora nell’informazione, che poi è il nostro lavoro”, dice l’articolo. Che però pubblica il testo di un articolo di un sito svizzero, Sinistra.ch, dal titolo “Dalla Libia alla Siria, la strana storia di un giornalista free-lance finanziato da un miliardario”.
Il principale problema sarebbe che alcuni suoi progetti sono stati finanziati dalla Open Society Foundation, del miliardario George Soros, “ritenuto vicino ai movimenti eversivi filo imperialisti, protagonisti ad esempio del colpo di stato fascista in Ucraina e delle cosiddette primavere arabe che hanno destabilizzato la Libia e la Siria facendo esplodere il dramma dei profughi”.
Sotto la lente finiscono alcune dichiarazioni di Del Grande a proposito della repressione dell’islam politico da parte di Gheddafi, e del “grande ideale di solidarietà con la comunità musulmana sunnita siriana” che starebbe alla base della rivolta contro Assad.
Il sito pubblica una foto del blogger sorridente di fronte alla bandiera che viene utilizzata dai ribelli siriani (che poi è stata la bandiera ufficiale siriana tra il 1932 e il ’63).
Ma anche Erdogan si oppone al regime siriano. Per cui Contropiano scrive: “Non sappiamo perché il regime di Erdogan, membro storico della Nato, al pari dello stato italiano e dei datori di lavoro di Del Grande, abbia deciso di trattenere nelle proprie carceri un operatore dell’informazione a lungo ‘alleato’ nella guerra contro Assad … Un mondo di tripli giochi da capogiro, in cui l’amico di oggi è il problema di domani, e viceversa. Le ragioni della prigionia di Del Grande sono immerse fino all’incomprensibilità in quel magma”.

Aggiornamento: In realtà la situazione di Del Grande si era già risolta nel corso della notte precedente alla pubblicazione di questo post, anche se la notizia non era stata ancora diffusa. Alle 7 di mattina il documentarista italiano è salito su un aereo diretto a Bologna, dove è atterrato intorno alle 10. Ad aspettarlo c’era anche il Ministro Alfano. “La diplomazia implica il silenzio, che male si sposa con la pressione mediatica”, ha detto poi il Ministro.

Del Grande in sciopero della fame

Avrebbero dovuto rimpatriarlo nel giro di 48 ore, invece dopo nove giorni è ancora recluso. Per questo Gabriele Del Grande, il giornalista italiano che è stato fermato dalla polizia turca, ha annunciato che inizierà lo sciopero della fame.
Inizialmente Del Grande era stato trattenuto ad Hatai, poi è stato trasferito a Mugla, dove si trova tuttora in isolamento.
Il telefono gli è stato sequestrato, ora finalmente ha avuto la possibilità di chiamare casa dal telefono del centro, controllato a vista da quattro poliziotti.
Lui dice di non essere stato ancora accusato di nessun reato. “La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta.”
La Farnesina ha annunciato che il Console d’Italia a Smirne ha presentato la richiesta di poter incontrare Del Grande, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963.
Secondo lo stato turco, Del Grande è stato fermato nelle vicinanze del confine con la Siria in quanto sprovvisto delle autorizzazioni necessarie a visitare una zona di guerra.
Stava raccogliendo materiale per il suo prossimo libro, in cui vuole raccontare la guerra in Siria e la nascita dell’Isis attraverso “l’epica della gente comune”.
Del Grande è noto per il suo blog Fortress Europe, aperto nel 20116, per alcuni libri scritti sull’argomento e per essere uno dei registi del film “Io sto con la sposa”, sempre sul tema delle migrazioni.
Su Facebook è stata annunciata una mobilitazione per chiedere la sua liberazione. I suoi sostenitori si raduneranno domani pomeriggio di fronte a Palazzo Marino, a Milano.
Scrive Articolo 21 che il 2 maggio a Roma si svolgerà una manifestazione per chiedere la liberazione degli oltre 164 giornalisti che sono in prigione in Turchia. Il giorno dopo è la Giornata Internazionale per la Libertà di Stampa. Tra gli organizzatori ci sono il sindacato dei giornalisti Fnsi e il sindacato dei giornalisti Rai Usigrai.
La Fnsi dedicherà a Del Grande e agli altri giornalisti arrestati in Turchia la sessione statutaria del Congresso che si svolgerà oggi.
Le Nazioni Unite, nell’annunciare la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa, non hanno fatto riferimento alla situazione in Turchia, ma hanno sottolineato l’importanza dell’evento, che vuole stimolare un’azione internazionale finalizzata a tutelare la libertà di espressione e la sicurezza di ogni giornalista, in ogni paese, spezzando il circolo vizioso dell’impunità. Il Segretario Generale dell’Onu e il Direttore dell’Unesco ricordano che oltre 600 giornalisti sono stati assassinati negli ultimi 10 anni. Nel 90% dei casi, il crimine resta impunito. E dedicano un pensiero anche a blogger, appassionati di giornalismo partecipativo e social media producer. Quello che fa Del Grande.
Scrive Huffington Post che anche il Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato, Luigi Manconi, si è interessato alla vicenda di Del Grande dalle prime ore dopo l’arresto.
Si legge nella biografia pubblicata da Infinito Edizioni che Del Grande non è iscritto all’albo dei giornalisti, ma ha comunque collaborato con numerose testate, tra cui Redattore Sociale, Peace Reporter, Narcomafie, L’Unità, Famiglia Cristiana, Rai.

Mattiello visita il Cie di Torino. Africa: epidemie e pulizia etnica

Il deputato del Pd Davide Mattiello ha visitato il Cie di Torino. Insieme con lui c’era un giornalista della Stampa, che ha scritto un resoconto della visita.
Il centro ospita 116 persone su 140 posti disponibili. Tutti uomini. Una trentina sarebbero richiedenti asilo, 16 arrivano direttamente dal carcere. Due aree sono inagibili a causa delle rivolte, l’ultima delle quali risale a un anno fa.
Nell’articolo si legge che la capienza del centro, con il decreto Minniti, dovrebbe arrivare a 150 posti. Minniti invece ha detto che tutti i centri non supereranno gli 80-100 posti. Si legge anche che “negli altri 5 Cie attivi nel territorio nazionale” solo la metà dei trattenuti viene effettivamente rimpatriata. Ma secondo la Commissione Diritti Umani del Senato i Cie attivi in Italia sono 4 in tutto. Per la Stampa i più grandi sarebbero quelli di Roma e Crotone. Per la Commissione il Cie di Roma è attivo solo in una parte del settore femminile: 58 ospiti su 128 posti effettivi teorici, a fronte di una capienza iniziale prevista di 250 posti. Il Cie di Crotone, che ha una capienza teorica di ben… 30 posti, secondo il rapporto della Commissione reso pubblico a gennaio scorso, è chiuso da… marzo 2016!
“L’appalto è stato vinto dalla Gepsca”, scrive la Stampa. In realtà si tratta di Gepsa, società francese che si occupa di servizi nelle carceri.
Una sola dichiarazione dell’onorevole Mattiello viene riportata: “C’è il rischio che si stringano accordi di rimpatrio con Paesi terzi non sicuri”. E il giornalista aggiunge: “il pensiero va all’agosto scorso: in 48 rimpatriati, con volo charter partito da Torino, in Sudan. Lì dove, per l’Onu, è in corso la peggiore crisi umanitaria in 70 anni”.
Non è detto che il Sudan sia da considerarsi paese terzo. Terzo rispetto a che? La definizione farebbe pensare più ai siriani che vengono bloccati in Turchia, o ai nigeriani bloccati in Libia.
Comunque, proprio ieri il sito di Repubblica ha scritto che il Comitato Diritti Umani dell’Onu ha appena diffuso un report con osservazioni sull’Italia, in cui invita ad “astenersi dall’effettuare rimpatri collettivi in violazione del diritto internazionale, il che implica anche la necessità di rivedere gli accordi bilaterali in materia di immigrazione, partendo proprio dall’intesa con il Sudan, visto che il comitato dedica specifica attenzione al caso del rimpatrio forzato di 48 sudanesi da Ventimiglia”, come riassume l’articolo del sito di informazione. La notizia nella presa di posizione del comitato è praticamente invisibile sugli altri siti web.
Sempre ieri, il sito dell’Agenzia Fides titolava “Sudan – non si ferma l’epidemia di colera”, parlando di 50 persone contagiate nella parte orientale del paese. Il Ministero della Sanità sudanese “continuerà ad ignorare la malattia”, scrive il sito: “Il Ministero ha continuato a definire i casi riscontrati di ‘diarrea acquosa acuta’ piuttosto che colera”.
Ovviamente non bisogna confondere la situazione del Sudan con quella dello stato confinante del Sud Sudan, che è notevolmente peggiore. Scriveva Onu Italia giovedì scorso che migliaia di sudsudanesi stanno fuggendo nella vicina Uganda per sfuggire alla guerra e alla carestia.
Secondo secondo le Nazioni Unite nel paese sarebbe in corso “un processo di pulizia etnica aggravata dalla carestia”.

Torino, autolesionismo? Decreto Minniti al Senato. Gli accordi col nord Africa

Scrive il sito Osservatore d’Italia che a Torino un tunisino si sarebbe inflitto gravi ferite per evitare di essere espulso. La notizia proverrebbe dall’ufficio stampa del Coordinamento affari sociali di Noi con Salvini nel Lazio. Come ci è arrivata la notizia nel Lazio, tenuto conto che i siti web piemontesi non ne parlano? Non si sa. Per giunta, sulla pagina Facebook dell’esponente politico citato nell’articolo, non c’è un comunicato originale, ma solo un link all’articolo stesso.
Accanto all’articolo viene postata la foto di una persona che viene medicata, con uno squarcio sul braccio e il sangue che scorre. Un’immagine forte, non sappiamo se si riferisce al caso in questione o sia di repertorio.
L’esponente di Noi con Salvini è preoccupato per i “continui fatti di intolleranza” che “mettono a repentaglio l’incolumtà di tutti e in particolare degli operatori che operano [nel centro]. La prevista moltiplicazione dei Cie in Italia potenzialmente innescherà delle vere e proprie bombe ad orologeria che potranno esplodere in qualsiasi momento”.
L’articolo si conclude con un appello ad un “immediato intervento da parte del Ministero competente”, senza precisare che tipo di intervento si richiede.
Ieri il Fogliettone scriveva de il decreto Minniti doveva finire di essere esaminato dalle commissioni del Senato e doveva approdare in aula. Ulteriori aggiornamenti non sono stati forniti dai mass media online.
Il sito del Senato riporta che l’esame del provvedimento comincerà oggi pomeriggio alle 16,30.
Non si sa come si è concluso l’esame delle commissioni. Il Fogliettone non escludeva la necessità di porre in aula la questione di fiducia, visto che il decreto deve essere approvato anche dalla Camera entro la metà del mese prossimo.
Il sito Mainfatti riporta dichiarazioni della responsabile dell’ufficio politiche dell’immigrazione della Fiom, secondo cui il decreto Minniti rappresenta “un passo indietro sul piano dei diritti e della civiltà giuridica del nostro Paese”.
Minniti, intervistato dalla Stampa, esprime soddisfazione per l’accordo raggiunto lunedì con la Germania, che si è impegnata ad accogliere 500 migranti al mese. Si prevedono passi avanti anche nelle trattative con Austria e Svizzera.
A Roma lunedì erano presenti rappresentanti degli Stati europei e del nord Africa. Scrive Lapresse: “200 milioni di euro per la gestione dei flussi migratori. A dirlo il commissario europeo agli affari interni, Dimitris Avramopoulos”. Servirebbero o sono stati stanziati? Il sito non lo specifica.
Più preciso il sito di Ansamed, che dice che sono stati assegnati 200 milioni di euro di sostegno finanziario alla stabilizzazione del Mediterraneo centrale, di cui 90 alla Libia, a cui si aggiungono altri 12,2 milioni di euro per la Guardia Costiera libica.
Il sito però non riporta quello che sta scritto sul Corriere della Sera, e cioè che le autorità libiche chiedevano ben 800 milioni di euro, il quadruplo di quello che è stato concesso al nord Africa, quasi nove volte in più di quello che hanno ricevuto. La cifra stanziata da Bruxelles “non può bastare”, e quindi “si dovrà attingere al fondo per l’Africa”.
In gran parte, non si sta parlando di sviluppo dei paesi africani, ma di fornitura di navi, motovedette, elicotteri, forse anche apparecchiature radar. Insomma, attrezzature che servono per andare a bloccare o recuperare le persone che vogliono arrivare in Europa. Per portarle dove? Per offrire loro quali prospettive?

Canicattì, nigeriana rimpatriata. Italia, 30 milioni per gli aiuti umanitari. Europa, un milione di stranieri da espellere

Vari siti locali riportano un comunicato sgrammaticato secondo il quale una ventunenne nigeriana sorpresa in un centro Sprar a Racalmuto sarebbe stata prima accompagnata al Cie di Roma e poi rimpatriata.
L’operazione, condotta dai carabinieri, nasce come conseguenza del famoso telegramma emanato dal Ministero dell’Interno che annunciava la liberazione di 95 posti nei Cie italiani, di cui 50 nel settore femminile, in vista dell’organizzazione di un volo di rimpatrio verso la Nigeria.
Le varie questure presenti sul territorio italiano avrebbero dovuto organizzare controlli mirati a rintracciare i cittadini nigeriani indesiderati e condurli al Cie in vista di un rimpatrio.
Alcune associazioni avevano protestato contro l’accanimento verso gli stranieri di una singola nazionalità, i mass media avevano dato, sul momento, un certo risalto alla notizia, ma poi il volo charter, se è partito, lo ha fatto a telecamere spente. I mass media nazionali non ne hanno parlato, a quanto ne sappiamo.
Così come non fanno riferimenti dettagliati a come è la situazione sul posto. Bisogna andare sul sito Green Report per leggere qualcosa in proposito: “Carestia in Camerun, Ciad, Niger e Nigeria: 7,1 milioni di persone soffrono la fame. Cresce la violenza legata al gruppo armato Boko Haram, milioni di persone in fuga”, titola il sito. Si tratta in realtà di un copia e incolla di un comunicato pubblicato la settimana scorsa dalla Fao, che in quei giorni stava partecipando ad un vertice ad Oslo per ottenere finanziamenti internazionali destinati alla regione colpita dalla crisi.
Alla conferenza ha partecipato anche il vice ministro degli Esteri italiano Mario Giro, che in un’intervista a Vita ha raccontato che l’Italia si è impegnata a mettere sul tavolo 30 milioni di euro nei prossimi tre anni solo per far fronte alla crisi umanitaria nei quattro paesi che si affacciano sul lago Ciad.
La settimana scorsa il Camerun ha rimpatriato forzatamente più di 500 nigeriani fuggiti da Boko Haram, tra cui oltre 300 richiedenti asilo.
L’Unhcr ha protestato, la notizia compare su numerosi siti esteri, mentre in Italia non è stata ripresa dai principali mass media.
Intanto la Commissione Europea ha fatto sapere che in Europa ci sono almeno un milione di migranti da rimpatriare, e ha confermato il termine massimo di 18 mesi di reclusione per chi è in attesa di espulsione: in pratica se è impossibile organizzare un rimpatrio, uno straniero deve rimanere dietro le sbarre per un anno e mezzo prima di essere… rilasciato con l’ordine di allontanarsi dal territorio dello Stato con mezzi propri.
Amnesty International ha protestato per il fatto che anche i bambini sono inclusi nel regime di detenzione.

Schengen sospesa per altri tre mesi

Venerdì scorso il Consiglio dell’Unione Europea, su raccomandazione della Commissione, ha prorogato per altri tre mesi i controlli in corso lungo le frontiere interne di cinque paesi: Austria, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia.
Il presidente del Consiglio (il ministro dell’interno slovacco Kalinak) ha detto che l’obiettivo è quello di ripristinare Schengen il prima possibile “Non siamo ancora pronti, ma la situazione sta migliorando”, dice.
Ad una conferenza a Bruxelles sul tema della radicalizzazione, Kalinak ha detto che l’Europa dovrebbe accettare i migranti solo in numeri che può effettivamente assorbire. In caso contrario si corre il rischio che emerga frustrazione tra gli immigrati anche di seconda generazione, che potrebbero schierarsi con lo Stato Islamico. Già si stimano in circa 4.000 i cittadini dell’Ue che sono andati a combattere in Iraq e Siria nelle file degli integralisti.
Racconta Kalinak che il Portogallo si è offerto di ospitare 10 mila migranti, ma nessuno vuole andare lì: gli stranieri preferiscono restare in paesi dove ci sono già comunità formate da loro connazionali. Anziché puntare sulle quote obbligatorie, bisognerebbe affrontare la questione affidandosi al concetto di “solidarietà efficace”.
Questa proposta è sostenuta dal cosiddetto Gruppo di Visengard, un’alleanza di quattro paesi di cui fanno parte, oltre alla Slovacchia (l’unico ad aver adottato l’Euro), Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria.
Intanto sulle frontiere esterne gli stati europei stanno cominciando a collaborare tra di loro, in vista della creazione di una guardia di frontiera comune. In questi giorni un contingente di poliziotti slovacchi è partito per la Bulgaria, per aiutare i colleghi a vigilare sul confine con la Turchia.
Nei mesi scorsi l’Unione Europea ha raggiunto un accordo col paese di Erdogan per bloccare i migranti. Ma l’accordo traballa in continuazione, c’è sempre chi propone di rivederlo. E dalla Turchia si lascia trasparire la minaccia di lasciare i cancelli aperti ai tre milioni di rifugiati attualmente ospitati nel paese. Se tutti partissero per l’Europa, come verrebbe gestito questo flusso?