Malaga, prigione in costruzione riadattata a Cie

Una prigione in costruzione nei pressi di Malaga è stata riconvertita temporaneamente per ospitare migranti che non si sapeva dove mettere. Lo scrive Euronews, secondo cui il numero degli arrivi via mare è raddoppiato rispetto all’anno scorso. Accanto all’articolo, una foto standard di migranti, forse scattata durante un trasbordo. Ma anche l’immagine a 360 gradi di Google Street View di fronte al carcere di Archidona (a nord di Malaga).
All’interno ci sarebbero finiti circa 500 algerini.
Una trentina di Ong hanno protestato contro la criminalizzazione dei migranti.
La sindaca della città ha detto che nel centro non c’è ancora l’acqua potabile (il carcere doveva essere inaugurato all’inizio dell’anno prossimo).
Il personale di sicurezza è composto di 52 “agenti volontari”, scrive il sito, senza spiegare di cosa si tratta.
La misura è stata definita temporanea, ma non è stata diffusa nessuna stima su quanto tempo potrà essere necessario per smistare altrove gli stranieri ospitati.
E mentre gli algerini scappano in Europa, il sito Primo Piano Molise titola “L’Algeria: approdo sicuro per le imprese italiane che non si arrendono”, con una sintesi di quanto è emerso all’ “Italia-Algeria Business Summit 2027” che si è svolto a Pescara fino all’altro ieri.

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15% di rimpatri in più

Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi dal Ministro dell’Interno Minniti, gli stranieri allontanati dall’inizio dell’anno sarebbero 17.405, con un aumento del 15,4% rispetto all’anno precedente.
Il numero di stranieri irregolari “rintracciati” in Italia nello stesso periodo è di 39.634. Anche qui si registra un aumento del 15% rispetto al 2016.
Si registra anche un calo del numero di stranieri sbarcati: -31,49%. Comunque sono riuscite ad arrivare oltre 115 mila persone.
I viaggi dalla Libia sono diventati sporadici.
Sono state 15 mila le riammissioni in Italia di stranieri provenienti da altri stati europei (probabilmente per via del trattato di Dublino, che però i mass media non nominano in questa occasione).
Perché c’è stato un aumento di rimpatri, se gli sbarchi sono diminuiti? Forse c’entrano gli accordi di riammissione con i paesi d’origne. Se si guardano i dati, viene fuori che i paesi col maggior numero di stranieri rimpatriati sono Albania (oltre 7 mila), Tunisia (oltre 1.600), Marocco (quasi mille) e Moldavia (meno di 700). Non compare nessuno dei paesi da cui proviene il maggior numero di persone (Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio, Senegal).
Con tutto che il Marocco compare nella classifica, si registrano oltre 6 mila marocchini non rimpatriati.
Il Sole 24 Ore mette in evidenza anche il dato relativo al Sudan: 18 rimpatri a fronte di 406 sudanesi rimasti in Italia. “Le cifre sono molto più basse perché prevale l’asilo politico”, spiega il sito.
Di Sudan in Italia praticamente non si parla. E’ stato nominato di sfuggita a proposito della Corea del Nord, visto che sembra abbia rinunciato all’acquisto di armi da quel paese. E il sito AgenParl ha pubblicato, in lingua inglese, la mozione per una risoluzione del Parlamento Europeo contenente 15 richieste al Paese, riguardanti tra l’altro la libertà di informazione e i diritti civili. In Darfur, anche se le operazioni militari sono diminuite, ci sono ancora milizie sostenute dal governo che operano in totale impunità, dice il documento.
Più tragica la situazione nel confinante stato del Sud Sudan, dove secondo Radio Vaticana ci sono stati intensi combattimenti alla fine della settimana scorsa che hanno costretto a fuggire in Uganda oltre 17 mila persone.
In un’intervista audio di due minuti una docente di storia riassume il dramma avvenuto in questi anni in Sud Sudan: un paese ricco di petrolio, nei confronti del quale la comunità internazionale era ben disposta dopo l’indipendenza conquistata nel 2011, e che invece è stato devastato da un conflitto tra le due etnie principali.
Il Papa ha pregato anche per la pace nella Repubblica Democratica del Congo. Da cui però non arrivano notizie, per cui siamo completamente all’oscuro di ciò che sta succedendo.
Il sito di Radio Cina Internazionale, parlando di un piano di 6 milioni di dollari che il governo cinese offrirà in aiuto umanitario, parla di una imprecisata “crisi umanitaria causata dai disordini”.

Al Cie di Bologna?

Scrive Qui Brescia che un ghanese è stato “denunciato a piede libero”, non si sa per quale reato, e subito dopo accompagnato al Centro di Identificazione ed Espulsione di Bologna. Visto che il Cie bolognese non è più attivo da anni, uno si chiede di che cosa sta parlando il sito. Comunque la notizia non viene riportata da altri mezzi di informazione online.
Sul sito della Questura bresciana non c’è nessun comunicato in proposito.
A proposito di Ghana, ieri il Giornale ha pubblicato un articolo nel quale fornisce alcuni dati: solo un’abitazione su sette ha un bagno all’interno. Un ghanese su cinque deve defecare all’aperto (4,8 milioni di persone). Nonostante questo, il Ghana sarebbe solo al settimo posto nella classifica dei paesi più sporchi del mondo. Secondo l’Unicef per risolvere il problema potrebbero volerci 90 anni.
Non si sa chi ha stilato la classifica dei Paesi più sporchi al mondo e quali sarebbero gli Stati ai primi posti.
Un utente del sito propone una soluzione: “castrazione degli uomini in età fertile”: “non si possono mettere al mondo figli se poi non si sanno allevare, istruire, cibare e rendere persone e non bestie”. Da mezzogiorno di ieri, nessun moderatore del sito ha pensato di intervenire su questo commento.
Del resto anche il tono degli altri commenti è abbastanza ostile.
La notizia riguardante il defecare all’aperto era già stata pubblicata dall’Agi il giorno prima. Con una differenza: l’Agi specifica che l’informazione è stata attinta ad un report della World Bank (la Banca Mondiale?) che risale al 2012. Cinque anni fa. Perché la notizia viene fuori adesso? Perché all’inizio di questa settimana è partita la Campagna di Igiene Nazionale lanciata dall’Unicef.
Ovviamente anche accanto a questo articolo, invece di pubblicare la foto del responsabile della campagna, sono state pubblicate foto di africani che defecano all’aperto.
Dal testo non si capisce neanche se il rappresentante dell’Unicef che ha presentato la campagna sia un uomo o una donna. (Si tratta di una donna, cittadina della Namibia, Africa meridionale).

Barcellona, documento comunale per migranti irregolari

Il Comune di Barcellona ha annunciato che da dicembre gli stranieri irregolari potranno chiedere agli Sportelli di Attenzione alla Cittadinanza il rilascio di un documento comunale che attesta il radicamento nella città. Questo permetterà allo straniero che viene fermato dalla polizia di dimostrare la sua presenza nel paese, sperando che l’autorità giudiziaria ne tenga conto e non decida l’internamento nel centro di espulsione.
Da parecchio tempo Barcellona è in guerra contro il Cie. Scrive Ansamed che a marzo scorso l’amministrazione ha emesso un’ordinanza per il sequestro del centro di espulsione situato nella Zona Franca. L’ordinanza è stata ignorata dallo Stato, per cui è partito il ricorso, lo scorso 24 ottobre. Non si sa quanto tempo ci vorrà prima che il tribunale dell’Audiencia Nacional si pronunci nel merito

Il quadro completo dell’accoglienza a Messina

La Gazzetta del Sud ha dedicato un articolo a come è gestita l’accoglienza dei migranti a Messina.
Prima si puntava su Cie e Cara che accoglievano centinaia di migranti. Ora si punta sull’accoglienza diffusa, quindi ci sono piccoli centri, comunità, strutture religiose. Ognuno gestito da una società diversa. In più ci sono l’hotspot e il Cas. Il primo è stato appena aggiudicato da Badia Grande, cooperativa di Trapani, il secondo è gestito da Senis Hospes.
L’articolo arriva a pochi giorni da una protesta che c’è stata proprio nel quartiere Bisconte a seguito della notizia che stava per aprire l’hotspot. Una cinquantina di residenti ha rovesciato i cassonetti in strada per manifestare il proprio dissenso.
“I migranti sono ormai troppi e non c’è controllo nelle strade”, hanno detto, secondo quanto riporta La Sicilia. Inoltre la situazione di scarsa illuminazione potrebbe favorire i malviventi”.
Pochi giorni fa a Messina sono stati sbarcati 111 migranti dalla nave Aquarius di Sos Mediterranee.
Il sito della Ong italo-franco-tedesca spiega che la nave Aquarius è attiva da febbraio 2016. Da allora ha soccorso circa 17 mila persone.
La settimana scorsa la Ong ha portato a Palermo 606 immigrati, tra cui 241 minori (178 non accompagnati) e 11 donne incinte. “Cifre pazzesche”, ha titolato libero. Un utente ha commentato: “riprendono con vigore gli sbarchi programmati per la colonizzazione dell’Italia”.
I siti web riportano una dichiarazione che sarebbe stata rilasciata da due fratelli siriani ai soccorritori. “Per andare dal Sudan in Libia ci hanno caricato sul pickup”. Per andare dalla Siria all’Italia si passa dal Sudan?
Alcuni attribuiscono l’articolo all’agenzia Italpress. Il cui sito però non dice niente in poposito.
I principali mass media hanno a malapena riportato la notizia che il Sudan è appena uscito dalla lista dei paesi del travel ban di Trump. Qualcuno ha ipotizzato per errore.
Del Sud Sudan invece non si parla proprio, se non sui siti meno visitati. L’agenzia religiosa Fides riporta delle dichiarazioni di un arcivescovo sudanese. Tutte incentrate sui seminaristi. Si capisce solo che la situazione attuale è migliore di quella dell’anno scorso, quando ci sono stati i combattimenti a Juba. “Quest’anno sembrano sereni”, dice.
Italiani.net invece riporta un’intervista al comboniano Daniele Moschetti, che ha appena fatto uscire un libro dedicato al Sud Sudan, e ripercorre la storia che ha portato alla nascita dello stato. La guerra civile ha provocato 300 mila vittime e sei milioni di profughi, dice l’articolo. Che si aggiungono alle vittime delle guerre precedenti.

Nigeriana al Cie di Roma. Accordi per i rimpatri. La situazione in Africa

La polizia è intervenuta a Novara dopo la segnalazione di una lite tra “persone di colore”, come scrive il sito Il Venerdì Di Tribuna.
Una cittadina nigeriana è stata portata al Cie di Ponte Galeria, Roma.
Un’altra nigeriana “presumibilmente dedita alla prostituzione” è stata invece fermata in un albergo. Ha ricevuto il foglio di via obbligatorio dalla Provincia di Novara, in quanto risultava pendente una richiesta d’asilo.
Insieme con lei, a quanto sembra di capire dall’articolo, c’era un brasiliano, che “verrà rimpatriato nello stato di origine nella serata odierna” (ieri).
C’è un accordo che prevede il rimpatrio immediato di stranieri in Brasile? Nessuno ne parla. Un articolo di Repubblica dell’inizio dell’anno scorso parlava dei vari accordi bilaterali tra l’Italia e vari paesi, specie africani. “L’Italia ne ha che funzionano bene con Tunisia, Niger, Egitto e Marocco”, diceva l’articolo. Mancavano invece accordi con Senegal, Gambia e Costa d’Avorio.
Negli ultimi mesi il ministro Minniti è stato molto attivo per mettere a punto una linea comune con i paesi dell’Africa sul fronte delle migrazioni. Si è parlato di fondi per contrastare i flussi migratori, ma sul web non mi pare che qualcuno abbia sottolineato l’aspetto dei rimpatri.
Scriveva Il Giornale all’inizio del mese scorso che un accordo imprecisato col Marocco sarebbe potuto essere firmato già ad ottobre. Ma in questi giorni sui siti web non si trovano informazioni in proposito.
Il Giornale parlava anche di passi avanti significativi con l’Egitto, e di intese con Ciad e Niger su cui si è trattato a luglio.
In realtà già a maggio si è parlato di un accordo raggiunto tra Italia, Libia, Niger e Ciad, che prevedeva il potenziamento della guardia di frontiera e la creazione di “centri di accoglienza” in questi ultimi due paesi. Accoglienza o detenzione? Se uno si vuole allontanare può farlo o no?
Ad agosto l’accordo è stato trovato tra quattro paesi europei (Italia, Francia, Germania e Spagna) e tre paesi africani (Niger, Ciad e Libia). Uno dei punti prevedeva che le domande di asilo sarebbero state pre-valutate già nei paesi africani. “Ma molte cose non sono ancora chiare”, titolava Il Post.
“Un approccio simile”, scriveva il sito, commentando l’accordo appena raggiunto a Parigi, “era stato usato nel 2016 per chiudere la cosiddetta rotta balcanica … Questo sistema aveva funzionato, se si guardano i numeri, anche se era stato criticato da diversi esperti ed organizzazioni internazionali perché accusato di violare il diritto internazionale”.
Il sito non spiegava chi erano questi esperti ed organizzazioni.
L’Italia aveva raggiunto un accordo simile anche con la Libia. (E infatti si sta riaprendo in questi giorni la rotta tunisina).
Infoaut, sempre a proposito degli accordi parigini, riassumeva: “Le nuove politiche europee sui migranti: lager in Niger e Ciad, soldi alle mafie libiche”.
E’ di appena quattro giorni fa la denuncia di Oxfam: 335 mila persone sono senza cibo nella regione attorno al lago Ciad (che comprende anche Nigeria e Camerun, oltre agli stati di Niger e Ciad). “Una delle più gravi catastrofi umanitarie che il mondo stia affrontando oggi”.
E dal Sudan che si dice? Qualcuno si è accordo che il paese è sparito dalla lista nera degli Stati Uniti. E c’è stato anche chi ha pensato ad un errore.
E’ di poche ore fa la notizia che il confine tra Sudan e Ciad è stato temporaneamente chiuso a seguito di un attacco terroristico che ha ucciso 24 persone nel Darfur occidentale, ma la notizia non è praticamente arrivata sui mass media europei e americani.
Dei 24 morti, 8 erano cittadini sudanesi. Altri 13 civili sono rimasti feriti.
Nel paese sarebbe in vigore un cessate il fuoco valido almeno per i prossimi due mesi. Lo scrive il sito in italiano della radio cinese.
Per tornare alla legislazione europea in materia di rimpatri, sul sito Immigrazione.biz c’è un riassunto tecnico delle regole Ue contenute nella direttiva 115 del 2008.
“Le migrazioni internazionali sono una realtà che persisterà in particolare finché resisteranno i divari di ricchezza e di sviluppo tra le diverse regioni del mondo”, è un testo virgolettato inserito nell’articolo. “Possono rappresentare un’opportunità perché sono un fattore di scambi umani … bla bla … Possono contribuire in modo decisivo alla crescita economica dell’Unione europea … bla bla … Apportano risorse ai migranti e ai loro paesi d’origine, contribuendo in tal modo al loro sviluppo”.
Si tratterebbe della importante affermazione con cui si apre “il documento varato dal Consiglio d’Europa sui temi di immigrazione e asilo”.
Su Stranieri In Italia c’è il testo della direttiva rimpatri, ma queste frasi non ci sono. E allora dove sono state prese? C’è da qualche parte un testo completo?

Cosenza, incontro sul decreto Minniti. Europa, nuovi fondi per l’Africa. Altro travel-ban di Trump. Sud Sudan ancora in guerra.

Nell'”aula studio liberata 18c” dell’Università della Calabria è stato organizzato un incontro sul tema del decreto Minniti (oggi alle 15).
Si tratta di un incontro tra gli studenti, non sono annunciati ospiti di rilievo.
Nel comunicato pubblicato da Cosenza Informa si dà un forte peso all’abolizione di un grado di giudizio nell’esame delle richieste d’asilo. Per di più si nota che ora il giudice non interroga più il richiedente asilo, ma si limita a vedere la registrazione del colloquio avuto da quest’ultimo davanti alla commissione territoriale.
Nel comunicato si dice che i Cie (Cpr) saranno 20, mentre dovrebbero essere 18: uno per regione con l’esclusione di Molise e Valle d’Aosta.
Il sito pubblica anche un dettaglio di un volantino su cui compare lo slogan: “Diminuiscono le vittime nel Mediterraneo, aumentano nel Sahara”. Il titolo dell’incontro è “Occhio non vede, cuore non duole”. Nel comunicato però non si parla di Sahara. Sulla pagina Facebook dell’aula liberata non compare nessun aggiornamento in proposito.
Intanto in queste ore si è diffusa (non troppo) la notizia dello stanziamento di 500 milioni da parte della Commissione Europea per “sostenere gli sforzi sul fronte dell’accoglienza” in 6 stati: Libia, Egitto, Niger, Sudan, Ciad ed Etiopia.
Nelle stesse ore si discute nel nuovo travel ban emanato da Trump. Nella lista compare il Ciad, paese alleato degli Stati Uniti, ma non compare il Sudan, che secondo Il Post è “una dittatura islamica che ha ospitato per anni Osama Bin Laden, il suo presidente è accusato di genocidio e ricercato dalla Corte Penale Internazionale, e il dipartimento di Stato americano considera ancora il Sudan ‘paese sponsor del terrorismo internazionale'”.
Il sito ipotizza che possa trattarsi di un banale errore, sulla base di quanto affermano alcuni esperti.
Da notare che il Sudan fa invece parte della lista dei paesi a cui l’Europa ha dato i 500 milioni. Già, la notizia sarebbe questa, la Commissione Europea starebbe finanziando una dittatura islamica. Ma questo ai giornalisti deve essere sfuggito.
Come pure è sfuggita la situazione del Sud Sudan (che non fa parte del Sudan ma è uno Stato a parte). La settimana scorsa è stata diffusa su internet una lettera di denuncia da parte dei vescovi locali, secondo i quali il conflitto in corso ha assunto una dimensione etnica.
Nella lettera si fa riferimento ad un massacro nel corso del quale la gente sarebbe stata ammassata nelle case alle quali poi è stato dato fuoco. Quando è successo? In che località? Quante persone erano? Tutte domande che nelle grandi redazioni non hanno tempo per porsi. Ma, anche sui siti alternativi, le risposte scarseggiano.