Francia, espulsione prima dell’appello

Il ministro dell’Interno del governo Macron ha presentato un progetto di legge in materia di immigrazione che rappresenta un vero e proprio giro di vite.
Tra le altre cose, prevede che “il ricorso contro una decisione negativa dell’amministrazione competente non sarà più sospensivo per tutti coloro che provengono da Paesi giudicati sicuri (la stragrande maggioranza)”, come riassume La Stampa.
Questo significa che lo straniero a cui è stato rifiutato l’asilo sarà rimpatriato prima di sapere quale decisione verrà presa in appello.
I tempi di permanenza massimi nei centri di detenzione per migranti raddoppiano: si passa da 45 giorni a 90, in alcuni casi a 135.
Viene introdotto un nuovo reato: il superamento illegale della frontiera. Prevede un anno di carcere, e quasi quattromila euro di multa. Si applicherà a chiunque proverà ad arrivare illegalmente in Francia dall’Italia.
Questo letteralmente dovrebbe significare che gli stranieri, invece di essere rispediti in Italia come succede ora, dovrebbero essere trattenuti nelle carceri francesi per dodici mesi. Ma non è detto che sia questo l’effetto voluto.
Comunque La Stampa scrive che i deputati macronisti non sono per niente soddisfatti della proposta, e potrebbero “riservare qualche sorpresa” (cioè opporsi).

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Archidona, interviene il fratello dell’algerino morto

“Mio fratello non è venuto in Europa a suicidarsi”. Lo ha detto il fratello del trentaseienne che è stato trovato impiccato nel centro di internamento per migranti di Archidona, in Spagna. “Mio fratello era uno sportivo, una persona molto vitale e allegra, non si sarebbe mai tolto la vita”.
Non crede all’ipotesi del suicidio l’uomo, residente a Parigi, arrivato a Malaga cinque giorni fa. Ha annunciato di volersi costituire parte civile al processo. Ha detto anche: “Abbiamo ascoltato testimonianze delle persone rinchiuse che parlano di pestaggi mattina e sera, dicono che il cibo è scarso, patiscono il freddo e sono fisicamente e moralmente castigate, anche se non sono criminali”.
L’autopsia ha escluso lesioni sul corpo dell’algerino morto, ma il fratello non ha avuto la possibilità di vedere il rapporto dell’autopsia, né le foto del cadavere.
In Spagna la questione è da giorni al centro delle polemiche, tenuto conto che gli attivisti contestano l’esistenza stessa del centro di detenzione, allestito provvisoriamente all’interno di un carcere in costruzione.
In Italia finora la notizia non era arrivata. Se n’è occupato ieri il sito di Ansamed.

Video dal Cie di Archidona

Una televisione algerina ha diffuso un video girato all’interno del Centro di Internamento per Stranieri di Archidona in Spagna nel quale si vede uno straniero a terra che riceve un calcio da uno degli agenti in tenuta anti-sommossa.
Secondo i giornalisti algerini, l’uomo sarebbe lo stesso che è stato dichiarato morto per impiccagione tre giorni fa.
I fatti di Archidona stanno destando un certo scalpore anche in Spagna. La struttura è un carcere in costruzione che è stato temporaneamente riconvertito in centro di detenzione per stranieri appena sbarcati. Le associazioni che si battono per i diritti umani denunciano che la stessa esistenza del centro è una violazione dei diritti dei migranti. La possibilità che l’uomo, un trentaseienne algerino, possa essere morto per cause diverse dall’impiccagione è stata esclusa dalle autorità locali. Secondo l’autopsia sul corpo non risultano segni di violenze.
Gli attivisti spagnoli hanno chiesto un blocco delle espulsioni a partire da quel centro, per evitare di allontanare anche testimoni importanti di quello che è successo.
Sembra che sia lo straniero morto che altri avessero già tentato il suicidio in precedenza, e che qualcuno dei reclusi abbia annunciato uno sciopero della fame.
I mass media italiani non hanno ancora riportato la notizia.

Spagna, algerino impiccato

Un algerino di 36 anni è stato trovato impiccato nel Centro di Internamento per Stranieri di Archidona, vicino Malaga, in Spagna. Sul caso è stata aperta una inchiesta. Il Centro di Archidona è un carcere in costruzione. Ci sono state varie polemiche a novembre quando è stato deciso di usarlo per la detenzione dei migranti appena sbarcati sulle coste spagnole. Associazioni e politici denunciano violazioni dei diritti umani. Finora nei Cie spagnoli non c’erano stati suicidi, né omicidi. Di tentativi di suicidio invece ne sono stati segnalati vari, a partire dal 2008 (un recluso tentò di suicidarsi, venne espulso e morì dopo poche settimane).
Giornali e siti web italiani non hanno riportato la notizia.

Arrestato Igor il russo

Otto mesi dopo l’omicidio del barista di Budrio, è stato finalmente arrestato Igor il russo, ovvero il serbo Norbert Feher.
L’uomo è stato preso in Spagna, dopo avere ammazzato due agenti di polizia e un allevatore.
Al momento dell’arresto, avvenuto in seguito a un incidente stradale, il killer indossava un’uniforme rubata ad uno dei due agenti uccisi. E’ stato quindi spogliato, e la foto segnaletica di lui in mutande è stata diffusa ai mass media.
La notizia dell’omicidio di Budrio (Emilia Romagna) aveva destato scalpore, ad aprile scorso, a livello nazionale. Era stata organizzata una maxi caccia all’uomo, che non aveva dato esito. Anzi, in quei giorni Igor aveva ucciso anche una guardia volontaria in cui si era imbattuto nelle campagne.
In Italia, Igor era stato per quindici giorni nel Cie di Bari. C’erano due ipotesi all’epoca, che fosse russo e che fosse uzbeko. Entrambi i paesi non lo avevano riconosciuto come proprio cittadino (è serbo, infatti, nato a Subotica), e quindi le autorità italiane non avevano potuto fare altro che rilasciarlo.
I siti web riportano le opinioni cariche di odio nei suoi confronti da parte dei familiari del barista ucciso.
Al momento non è sicuro che ci sarà l’estradizione. E’ probabile che le autorità spagnole vogliano prima processarlo per gli omicidi che ha compiuto dalle parti di Saragozza.

Malaga, prigione in costruzione riadattata a Cie

Una prigione in costruzione nei pressi di Malaga è stata riconvertita temporaneamente per ospitare migranti che non si sapeva dove mettere. Lo scrive Euronews, secondo cui il numero degli arrivi via mare è raddoppiato rispetto all’anno scorso. Accanto all’articolo, una foto standard di migranti, forse scattata durante un trasbordo. Ma anche l’immagine a 360 gradi di Google Street View di fronte al carcere di Archidona (a nord di Malaga).
All’interno ci sarebbero finiti circa 500 algerini.
Una trentina di Ong hanno protestato contro la criminalizzazione dei migranti.
La sindaca della città ha detto che nel centro non c’è ancora l’acqua potabile (il carcere doveva essere inaugurato all’inizio dell’anno prossimo).
Il personale di sicurezza è composto di 52 “agenti volontari”, scrive il sito, senza spiegare di cosa si tratta.
La misura è stata definita temporanea, ma non è stata diffusa nessuna stima su quanto tempo potrà essere necessario per smistare altrove gli stranieri ospitati.
E mentre gli algerini scappano in Europa, il sito Primo Piano Molise titola “L’Algeria: approdo sicuro per le imprese italiane che non si arrendono”, con una sintesi di quanto è emerso all’ “Italia-Algeria Business Summit 2027” che si è svolto a Pescara fino all’altro ieri.

15% di rimpatri in più

Secondo i dati diffusi nei giorni scorsi dal Ministro dell’Interno Minniti, gli stranieri allontanati dall’inizio dell’anno sarebbero 17.405, con un aumento del 15,4% rispetto all’anno precedente.
Il numero di stranieri irregolari “rintracciati” in Italia nello stesso periodo è di 39.634. Anche qui si registra un aumento del 15% rispetto al 2016.
Si registra anche un calo del numero di stranieri sbarcati: -31,49%. Comunque sono riuscite ad arrivare oltre 115 mila persone.
I viaggi dalla Libia sono diventati sporadici.
Sono state 15 mila le riammissioni in Italia di stranieri provenienti da altri stati europei (probabilmente per via del trattato di Dublino, che però i mass media non nominano in questa occasione).
Perché c’è stato un aumento di rimpatri, se gli sbarchi sono diminuiti? Forse c’entrano gli accordi di riammissione con i paesi d’origne. Se si guardano i dati, viene fuori che i paesi col maggior numero di stranieri rimpatriati sono Albania (oltre 7 mila), Tunisia (oltre 1.600), Marocco (quasi mille) e Moldavia (meno di 700). Non compare nessuno dei paesi da cui proviene il maggior numero di persone (Nigeria, Guinea, Costa d’Avorio, Senegal).
Con tutto che il Marocco compare nella classifica, si registrano oltre 6 mila marocchini non rimpatriati.
Il Sole 24 Ore mette in evidenza anche il dato relativo al Sudan: 18 rimpatri a fronte di 406 sudanesi rimasti in Italia. “Le cifre sono molto più basse perché prevale l’asilo politico”, spiega il sito.
Di Sudan in Italia praticamente non si parla. E’ stato nominato di sfuggita a proposito della Corea del Nord, visto che sembra abbia rinunciato all’acquisto di armi da quel paese. E il sito AgenParl ha pubblicato, in lingua inglese, la mozione per una risoluzione del Parlamento Europeo contenente 15 richieste al Paese, riguardanti tra l’altro la libertà di informazione e i diritti civili. In Darfur, anche se le operazioni militari sono diminuite, ci sono ancora milizie sostenute dal governo che operano in totale impunità, dice il documento.
Più tragica la situazione nel confinante stato del Sud Sudan, dove secondo Radio Vaticana ci sono stati intensi combattimenti alla fine della settimana scorsa che hanno costretto a fuggire in Uganda oltre 17 mila persone.
In un’intervista audio di due minuti una docente di storia riassume il dramma avvenuto in questi anni in Sud Sudan: un paese ricco di petrolio, nei confronti del quale la comunità internazionale era ben disposta dopo l’indipendenza conquistata nel 2011, e che invece è stato devastato da un conflitto tra le due etnie principali.
Il Papa ha pregato anche per la pace nella Repubblica Democratica del Congo. Da cui però non arrivano notizie, per cui siamo completamente all’oscuro di ciò che sta succedendo.
Il sito di Radio Cina Internazionale, parlando di un piano di 6 milioni di dollari che il governo cinese offrirà in aiuto umanitario, parla di una imprecisata “crisi umanitaria causata dai disordini”.