Il quadro completo dell’accoglienza a Messina

La Gazzetta del Sud ha dedicato un articolo a come è gestita l’accoglienza dei migranti a Messina.
Prima si puntava su Cie e Cara che accoglievano centinaia di migranti. Ora si punta sull’accoglienza diffusa, quindi ci sono piccoli centri, comunità, strutture religiose. Ognuno gestito da una società diversa. In più ci sono l’hotspot e il Cas. Il primo è stato appena aggiudicato da Badia Grande, cooperativa di Trapani, il secondo è gestito da Senis Hospes.
L’articolo arriva a pochi giorni da una protesta che c’è stata proprio nel quartiere Bisconte a seguito della notizia che stava per aprire l’hotspot. Una cinquantina di residenti ha rovesciato i cassonetti in strada per manifestare il proprio dissenso.
“I migranti sono ormai troppi e non c’è controllo nelle strade”, hanno detto, secondo quanto riporta La Sicilia. Inoltre la situazione di scarsa illuminazione potrebbe favorire i malviventi”.
Pochi giorni fa a Messina sono stati sbarcati 111 migranti dalla nave Aquarius di Sos Mediterranee.
Il sito della Ong italo-franco-tedesca spiega che la nave Aquarius è attiva da febbraio 2016. Da allora ha soccorso circa 17 mila persone.
La settimana scorsa la Ong ha portato a Palermo 606 immigrati, tra cui 241 minori (178 non accompagnati) e 11 donne incinte. “Cifre pazzesche”, ha titolato libero. Un utente ha commentato: “riprendono con vigore gli sbarchi programmati per la colonizzazione dell’Italia”.
I siti web riportano una dichiarazione che sarebbe stata rilasciata da due fratelli siriani ai soccorritori. “Per andare dal Sudan in Libia ci hanno caricato sul pickup”. Per andare dalla Siria all’Italia si passa dal Sudan?
Alcuni attribuiscono l’articolo all’agenzia Italpress. Il cui sito però non dice niente in poposito.
I principali mass media hanno a malapena riportato la notizia che il Sudan è appena uscito dalla lista dei paesi del travel ban di Trump. Qualcuno ha ipotizzato per errore.
Del Sud Sudan invece non si parla proprio, se non sui siti meno visitati. L’agenzia religiosa Fides riporta delle dichiarazioni di un arcivescovo sudanese. Tutte incentrate sui seminaristi. Si capisce solo che la situazione attuale è migliore di quella dell’anno scorso, quando ci sono stati i combattimenti a Juba. “Quest’anno sembrano sereni”, dice.
Italiani.net invece riporta un’intervista al comboniano Daniele Moschetti, che ha appena fatto uscire un libro dedicato al Sud Sudan, e ripercorre la storia che ha portato alla nascita dello stato. La guerra civile ha provocato 300 mila vittime e sei milioni di profughi, dice l’articolo. Che si aggiungono alle vittime delle guerre precedenti.

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Nigeriana al Cie di Roma. Accordi per i rimpatri. La situazione in Africa

La polizia è intervenuta a Novara dopo la segnalazione di una lite tra “persone di colore”, come scrive il sito Il Venerdì Di Tribuna.
Una cittadina nigeriana è stata portata al Cie di Ponte Galeria, Roma.
Un’altra nigeriana “presumibilmente dedita alla prostituzione” è stata invece fermata in un albergo. Ha ricevuto il foglio di via obbligatorio dalla Provincia di Novara, in quanto risultava pendente una richiesta d’asilo.
Insieme con lei, a quanto sembra di capire dall’articolo, c’era un brasiliano, che “verrà rimpatriato nello stato di origine nella serata odierna” (ieri).
C’è un accordo che prevede il rimpatrio immediato di stranieri in Brasile? Nessuno ne parla. Un articolo di Repubblica dell’inizio dell’anno scorso parlava dei vari accordi bilaterali tra l’Italia e vari paesi, specie africani. “L’Italia ne ha che funzionano bene con Tunisia, Niger, Egitto e Marocco”, diceva l’articolo. Mancavano invece accordi con Senegal, Gambia e Costa d’Avorio.
Negli ultimi mesi il ministro Minniti è stato molto attivo per mettere a punto una linea comune con i paesi dell’Africa sul fronte delle migrazioni. Si è parlato di fondi per contrastare i flussi migratori, ma sul web non mi pare che qualcuno abbia sottolineato l’aspetto dei rimpatri.
Scriveva Il Giornale all’inizio del mese scorso che un accordo imprecisato col Marocco sarebbe potuto essere firmato già ad ottobre. Ma in questi giorni sui siti web non si trovano informazioni in proposito.
Il Giornale parlava anche di passi avanti significativi con l’Egitto, e di intese con Ciad e Niger su cui si è trattato a luglio.
In realtà già a maggio si è parlato di un accordo raggiunto tra Italia, Libia, Niger e Ciad, che prevedeva il potenziamento della guardia di frontiera e la creazione di “centri di accoglienza” in questi ultimi due paesi. Accoglienza o detenzione? Se uno si vuole allontanare può farlo o no?
Ad agosto l’accordo è stato trovato tra quattro paesi europei (Italia, Francia, Germania e Spagna) e tre paesi africani (Niger, Ciad e Libia). Uno dei punti prevedeva che le domande di asilo sarebbero state pre-valutate già nei paesi africani. “Ma molte cose non sono ancora chiare”, titolava Il Post.
“Un approccio simile”, scriveva il sito, commentando l’accordo appena raggiunto a Parigi, “era stato usato nel 2016 per chiudere la cosiddetta rotta balcanica … Questo sistema aveva funzionato, se si guardano i numeri, anche se era stato criticato da diversi esperti ed organizzazioni internazionali perché accusato di violare il diritto internazionale”.
Il sito non spiegava chi erano questi esperti ed organizzazioni.
L’Italia aveva raggiunto un accordo simile anche con la Libia. (E infatti si sta riaprendo in questi giorni la rotta tunisina).
Infoaut, sempre a proposito degli accordi parigini, riassumeva: “Le nuove politiche europee sui migranti: lager in Niger e Ciad, soldi alle mafie libiche”.
E’ di appena quattro giorni fa la denuncia di Oxfam: 335 mila persone sono senza cibo nella regione attorno al lago Ciad (che comprende anche Nigeria e Camerun, oltre agli stati di Niger e Ciad). “Una delle più gravi catastrofi umanitarie che il mondo stia affrontando oggi”.
E dal Sudan che si dice? Qualcuno si è accordo che il paese è sparito dalla lista nera degli Stati Uniti. E c’è stato anche chi ha pensato ad un errore.
E’ di poche ore fa la notizia che il confine tra Sudan e Ciad è stato temporaneamente chiuso a seguito di un attacco terroristico che ha ucciso 24 persone nel Darfur occidentale, ma la notizia non è praticamente arrivata sui mass media europei e americani.
Dei 24 morti, 8 erano cittadini sudanesi. Altri 13 civili sono rimasti feriti.
Nel paese sarebbe in vigore un cessate il fuoco valido almeno per i prossimi due mesi. Lo scrive il sito in italiano della radio cinese.
Per tornare alla legislazione europea in materia di rimpatri, sul sito Immigrazione.biz c’è un riassunto tecnico delle regole Ue contenute nella direttiva 115 del 2008.
“Le migrazioni internazionali sono una realtà che persisterà in particolare finché resisteranno i divari di ricchezza e di sviluppo tra le diverse regioni del mondo”, è un testo virgolettato inserito nell’articolo. “Possono rappresentare un’opportunità perché sono un fattore di scambi umani … bla bla … Possono contribuire in modo decisivo alla crescita economica dell’Unione europea … bla bla … Apportano risorse ai migranti e ai loro paesi d’origine, contribuendo in tal modo al loro sviluppo”.
Si tratterebbe della importante affermazione con cui si apre “il documento varato dal Consiglio d’Europa sui temi di immigrazione e asilo”.
Su Stranieri In Italia c’è il testo della direttiva rimpatri, ma queste frasi non ci sono. E allora dove sono state prese? C’è da qualche parte un testo completo?

Quattro mesi al Cie

Un trentaquattrenne marocchino è stato rimpatriato dopo quattro mesi di permanenza al Cie di Torino. Lo scrive il sito Torino Today.
L’uomo era stato fermato a Milano il 19 giugno, a seguito di attività investigativa svolta dalla sezione antiterrorismo della Digos di Catania.
Il suo reato? Messaggi su Facebook, nei quali avrebbe aderito alle persecuzioni contro comunità cristiane in Medio Oriente da parte di formazioni jihadiste.
L’uomo è stato accusato anche di altri reati, tra cui resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti all’arredo urbano, e incendio all’interno del Cie.
A quanto pare è entrato in Italia a gennaio 2016, passando da Lampedusa.
C’è stato un incendio nel Cie di Torino negli ultimi mesi? Se c’è stato, la notizia non è praticamente giunta ai mass media. L’ultimo articolo di Torino Today che parla di incendi al Cie torinese risale al novembre del 2015. Di recente non si è più sentito parlare di episodi del genere. Perché non ci sono più, o perché si è deciso di non informare l’opinione pubblica?
Altra questione dubbia è quella del tempo di permanenza nei Cie. Si era detto che era stato abbassato a due mesi, massimo tre. Qui si parla di quattro mesi. E’ regolare?
Il sito Penale Contemporaneo raccontava che ad ottobre 2013 la Camera aveva approvato in via definitiva che introduceva un “termine improrogabile di 3 mesi, o addirittura di soli 30 giorni quando l’espellendo abbia già trascorso almeno 3 mesi in carcere”. “In ogni caso il periodo massimo di trattenimento dello straniero all’interno del centro di identificazione ed espulsione non può essere superiore a novanta giorni”, si era detto.
Nell’articolo di oggi si parla di 4 mesi di permanenza al Cie. O in questo periodo lo straniero è stato portato prima in carcere e poi al Cie (e la stampa non se n’è accorta), oppure ci è sfuggito qualcosa.
Ad aprile scorso la Stampa aveva pubblicato la notizia di una possibile protesta che stava avvenendo nel centro di espulsione torinese.
Secondo il quotidiano ogni mese ci sono due o tre atti di autolesionismo.
Il 22 per cento dei reclusi assumeva psicofarmaci.

Perugia, due rimpatri

Scrive il sito Umbria Domani che due tunisini sono stati rimpatriati in queste ore dopo essere stati fermati dalla polizia a Perugia.
Il primo è stato fermato mentre maneggiava una macchina fotografica vicino alla sede della polizia stradale. Sembra che non avesse cattive intenzioni. Stava semplicemente… provando la refurtiva appena sottratta a due turisti. Su uno scenario a caso.
L’uomo è stato accompagnato in un imprecisato Cie, e da lì sarebbe stato rimpatriato. Così almeno racconta l’articolo anonimo sul sito. Sul sito ufficiale della Questura non c’è alcun comunicato in proposito.
L’altro straniero invece sarebbe stato rimpatriato direttamente. Di nuovo: due anni fa era già stato rimpatriato a causa della sua pericolosità sociale. A suo carico ci sono denunce e condanne per violenze nei confronti della moglie e tentato omicidio del cognato.
I mass media non forniscono statistiche su quanti sono gli stranieri rimpatriati più di una volta, specie verso i paesi più vicini all’Italia.

Ventimiglia, ordinanza anti-alcolici

Il sindaco di Ventimiglia ha emesso un’ordinanza che vieta la vendita di alcolici dopo le 19 e 30, e il loro consumo nei luoghi pubblici.
“L’ordinanza è stata resa necessaria per via di personaggi poco raccomandabili, un’ondata di tunisini i quali dopo il fermo di polizia non vengono trasferiti nel Cie di Taranto ma direttamente rimpatriati in Tunisia”, ha scritto il sindaco in un comunicato per rispondere alle polemiche sollevate dalle opposizioni.
I commercianti sarebbero favorevoli all’ordinanza, come emerso da una riunione precedente.
Da notare che a Taranto non c’è nessun Cie, bensì un hotspot. Visto che viene utilizzato per le espulsioni, nessuno nota la differenza.
Inoltre il comunicato non spiega niente: se gli stranieri vengono rimpatriati direttamente, a che serve l’ordinanza?
Una consigliera del Movimento 5 Stelle ha protestato: Invece di colpire gli ubriachi molesti, l’ordinanza colpisce la gente tranquilla, coloro che vogliono solo una birra per cena, o che fanno la spesa di sera. Sarebbe più sensato, dice la consigliera, vendere birra solo a chi esibisce il tesserino sanitario, come succede con i distributori automatici.
Un lettore di Sanremo News ha disegnato una vignetta. Un poliziotto ferma un immigrato con una bottiglia in mano. “Lei ha violato l’ordinanza sull’acquisto di alcolici”, gli dice. “Ma io non li ho acquistati, li ho rubati”, risponde l’immigrato.
Ventimiglia è luogo di passaggio dei migranti diretti in Francia. Pochi giorni fa Matteo Salvini ha condiviso su Facebook un filmato in cui si vede la polizia italiana sorprendere due africani nascosti nel quadro elettrico di un treno diretto in Francia.

Bari, l’offerta supera la soglia di anomalia

Il raggruppamento temporaneo di imprese Ladisa-Oer Medica Sud si è aggiudicata provvisoriamente la gara per la gestione del Centro Permanenza per i Rimpatri di Bari.
Lo scrive il Corriere del Mezzogiorno.
L’offerta è stata caratterizzata da un ribasso del 32,42 per cento. Dalla Prefettura hanno fatto sapere che dato che questo ribasso “supera la soglia di anomalia”, l’offerta verrà “sottoposta a verifiche”.
Il sito non fornisce la cifra offerta, né spiega quale era la soglia di anomalia.
L’informazione si trova in coda a un articolo sulla protesta dei lavoratori del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo. Visto che il Cara sarà ridimensionato (744 posti a fronte degli attuali 1300), molti di loro rischiano di perdere il posto. La protesta è appoggiata da Cgil, Cisl e Uil.
E si segnalano anche perplessità sullo “spacchettamento” previsto dalla nuova gara per il centro di accoglienza. Prima un unico raggruppamento si aggiudicava tutti i servizi. Adesso l’appalto è stato diviso in quattro: amministrazione e servizi sanitari, pasti, pulizie, forniture e magazzino.
Non sappiamo se è la prima volta che succede, e se le nuove direttive prevederanno la stessa cosa in tutti i Cara italiani.
All’inizio di quest’anno il Cie di Bari risultava temporaneamente chiuso per lavori. Così ha scritto la Commissione Diritti Umani del Senato (la commissione d’inchiesta Cie-Cara ha dimenticato di elencare nel suo rapporto quali sono i Cie aperti). In Puglia però era attivo il Cie di Brindisi, gestito dall’associazione Acuarinto, con una disponibilità di 48 posti. Visto che il piano Minniti prevede un Cie per ogni regione, con capienza di circa 100 posti l’uno, si suppone che quando aprirà il Cie di Bari potrebbe chiudere quello di Brindisi. Solo che non vengono forniti i tempi, e in effetti nessuno ha annunciato la chiusura del Cie brindisino. Per cui alcuni politici hanno protestato: perché la Puglia dovrà essere l’unica regione italiana con due Cie?

Orlando vuole denunciare l’Ue

Askanews ha pubblicato sul suo sito metà articolo nel quale sembra che il sindaco di Palermo Leoluca Orlando vuole denunciare l’Unione Europea per qualcosa che ha a che fare con un “genocidio”, col “business” dei migranti e col loro intreccio perverso. Il sindaco nomina anche “i russi, gli ucraini con gli yacht e le barche a vela” e il finanziamento di dittatori “ieri in Turchia e oggi in Libia”. Da quelle poche righe pubblicate dall’agenzia non è che si capisce di preciso di cosa stia parlando.
Soprattutto il sito non chiarisce il contesto. Orlando ha parlato in un’intervista di 4 minuti a Sky Tg 24, dal porto di Palermo. Il filmato è disponibile gratuitamente sul sito. La giornalista racconta dell’arrivo di una barca a vela nel siracusano, una barca a vela americana con uno scafista russo e uno ucraino con a bordo decine di pakistani, afghani e… indiani.
Orlando parla dell’apertura di un canale umanitario: se i siriani hanno diritto di asilo in Europa, perché non possono presentare richiesta già nel loro paese, ed essere poi trasportati in condizioni di sicurezza? Perché l’unico modo che hanno per arrivare in Europa è quello di pagare gli scafisti e rischiare poi la vita?, si chiede il sindaco. Che contesta ala distinzione tra chi fugge dalle guerre e i migranti economici. E afferma senza mezzi termini che la denuncia la presenterà sicuramente, ma poi sarà la Procura della Repubblica di Palermo a decidere quale è l’organo giudiziario competente a decidere in materia.
Orlando propone di abolire il permesso di soggiorno. L’Europa è abbastanza grande e ricca da poter accogliere tutti i migranti.
Scrive TgCom24 che lo yacht arrivato a Siracusa si chiama Elleni II ed è partito da Istanbul. Dopo avere scaricato i migranti, 61, tra cui 9 minorenni, sarebbe dovuto tornare indietro ma è rimasto incagliato tra gli scogli. Gli scafisti non sarebbero due, ma uno solo, russo o ucraino. Il quale è tutt’ora irreperibile.
Accanto all’articolo, una foto di profughi africani qualsiasi. Repubblica invece ha le foto dello yacht arenato, da cui si vede che non è affatto una barca a vela, come ha detto la giornalista di Sky.