Un incendio non è accettabile ma…

Il sito Catania Oggi riporta una dichiarazione attribuita ad un senatore italiano vicino alla lista Tsipras, raccolta da Adnkronos, che commentava la rivolta che c’è stata l’altro giorno al Cpr di Caltanissetta.
“Un incendio non è mai accettabile, ma consideriamo le condizioni in cui versano i richiedenti asilo accolti in un Cie … Quando un essere umano non ha commesso nulla di male e ha investito tutto quello che ha per salvare la propria vita, sperando nelle opportunità che questa terra gli potrebbe dare e invece gli vengono negati tutti i diritti, ci stupiamo davvero se pensa di non aver nulla da perdere?”
La dichiarazione non compare sul sito dell’AdnKronos, né su altri siti di informazione, e neanche sulla pagina Facebook del senatore in questione.
Seguo News ha pubblicato un intervista al Questore di Caltanissetta dal titolo “La sicurezza ha funzionato”.
E’ vero che vari padiglioni sono stati distrutti parzialmente, ma i tentativi di evasione che ci sono stati non sono andati a buon fine.
Il centro non ha subito danni strutturali, ma i segni delle fiamme dovranno essere cancellati, e fino ad allora non sarà previsto l’arrivo di nuovi migranti.
Quelli che c’erano saranno in parte rimpatriati, come era già stato previsto. (Proprio per evitare il rimpatrio era scoppiata la rivolta).
Il Questore non risponde alla domanda sul fatto se ci siano indagati per quello che è successo.
Dopo le dichiarazioni di un’esponente locale della Lega, anche un deputato dello stesso partito ha commentato la notizia della rivolta, definendo i clandestini “risorse boldriniane” e “regali del Pd di Renzi e Gentiloni”.
Il sito de La Sicilia pubblica una foto di materassi carbonizzati e mura annerite, che non dovrebbe essere di repertorio.
“Forse una protesta, un moto di rabbia per fare emergere il loro rifiuto di essere espulsi”, tira a indovinare il sito.
I padiglioni danneggiati sono tre.
Ci sarebbero stati trasferimenti in altri centri di permanenza.
Un migrante avrebbe aggredito un operatore con lo stesso estintore che quest’ultimo aveva portato per domare l’incendio.
40 tunisini sarebbero già stati rimpatriati con un volo partito dall’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo, secondo quanto scrive il Giornale Nisseno.

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Fiamme a Pian del Lago

C’è stata una rivolta nel centro per migranti di Pian del Lago, Caltanissetta.
La notizia resta in ambito locale, con i siti web che la danno con estrema prudenza. Scrive Giornale di Sicilia, ad esempio che un incendio “è divampato” nella tarda serata dell’altro ieri, e “sembra che a dare alle fiamme alcuni padiglioni della struttura … sarebbero stati dei migranti”.
Sarebbero? Più avanti si legge: “Sembra che alcuni operatori del centro intervenuti per domare le fiamme siano stati bersagliati dagli oggetti lanciati per impedire loro di arginare l’incendio”.
Insomma si è trattato di una rivolta, ma si cerca di non scrivere la parola rivolta.
Confusione c’è anche nel parlare di che cosa è bruciato. Giornale di Sicilia scrive che l’incendio è avvenuto “nel centro d’accoglienza” (evidenziato in arancione) e che la struttura “ospita quasi un centinaio di richiedenti asilo”.
Altri siti invece parlano di incendio al Cpr, Centro di Permanenza per i Rimpatri. C’è differenza tra accoglienza e rimpatrio? In teoria sì: il richiedente asilo è una persona che potrebbe avere diritto alla protezione da parte dello Stato italiano, mentre in un centro rimpatri ci finisce chi non ha diritto alla protezione e deve essere rimpatriato.
A Caltanissetta sono presenti entrambe le strutture, ma quale delle due è andata a fuoco? Gds dice anche che l’incendio “sarebbe stato appiccato come reazione alla decisione di rimpatriare alcuni ospiti della struttura”. Questo farebbe pensare al centro rimpatri. E lo stesso fa la foto, dove si vedono sbarre e fortificazioni alte parecchi metri. Ma allora perché si parla di accoglienza?
E’ arrivata qualche reazione politica. Diciamo pure una: quella della Lega.
Arialdo Giammusso, commissario provinciale di Noi Con Salvini, ha scritto una nota che è stata pubblicata integralmente da alcuni siti web locali.
“L’assoluto disprezzo nei confronti delle nostre leggi, delle nostre tradizioni, del nostro credo religioso … trova il culmine in atti delinquenziali come quello verificatosi ieri a Caltanissetta … Nella stragrande maggioranza dei casi la nostra fasulla e prezzolata accoglienza viene ricambiata attraverso azioni illecite … Stupri, spaccio di droga, furti, bivacco incivile …. Fatti come questo dovrebbero fare riflettere i sostenitori del cosiddetto ius soli … Si rassegnino gli stranieri … nessuno li trattiene, le porte sono aperte, tornino a casa loro se da noi non si trovano bene”.
Il leghista gioca a porta vuota, perché dagli altri schieramenti non sono arrivate dichiarazioni di rilievo.
Sempre dalla Sicilia arriva un durissimo comunicato pubblicato dal sito Messina Magazine (scritto però da un avvocato di Roma, ex candidato sindaco), in cui si contesta in maniera fin troppo decisa il raduno antifascista organizzato dal Pd a Como.
Un pretesto per battere più volte sul chiodo dei “40.000 bambini sequestrati ai genitori e torturati nelle case dell’accoglienza”, “i 40.000 bambini rapiti ai genitori”, “la condanna al carcere per 40.000 figli di italiani”.
Scrive l’autore: “Trattassero almeno i nostri figli italiani come trattano i migranti nei centri di identificazione ed espulsione, prima denominati centri di permanenza temporanea”.

Non sono razzista ma…

Ieri a Trapani era in programma l’iniziativa “non sono razzista ma…”, organizzata per sensibilizzare le persone sul fenomeno migratorio e per informarle sui dettagli della normativa su Ius Soli e Ius Culture.
L’organizzatore è Natale Salvo, blogger e responsabile dell’associazione A Misura d’Uomo.
Era annunciata la partecipazione di un’esponente dell’opposizione togolese, e del senatore Fabrizio Bocchino, di Sinistra Italiana (ex Movimento 5 Stelle, ora sostenitore di Fava e di Grasso).
Il quale ha vari account sui social network su cui però non ha mai parlato di questa iniziativa.
Tp24 una decina di giorni fa illustrava il tentativo che stava facendo Natale Salvo, quello di costruire un quarto polo politico, e in particolare un partito unitario di sinistra, con un programma dettagliato: eliminare la riforma Fornero, ripristinare l’articolo 18, introdurre le 35 ore settimanali a parità di retribuzione eccetera.
I mass media non hanno riportato notizie a proposito dell’iniziativa in questione.
La frase “non sono razzista ma…” è ricorrente, ed è talvolta usata dai razzisti per esprimere le loro idee, talvolta usata per accusare di razzismo chi sta solo esprimendo opinioni critiche sul modo in cui è gestita l’immigrazione in Italia e non solo.
Una decina di giorni fa Il Giornale titolava: “Cannavaro: ‘Non sono razzista, ma ci sono troppi stranieri in Serie A'”.
Il virgolettato attribuito all’ex giocatore in realtà è un adattamento fatto dai giornalisti: Cannavaro, commentando la debacle della nazionale, diceva “C’è troppa esterofilia [nel campionato italiano] … Ci mancano i Totti, i Del Piero, i Baggio … Si è smesso di curare i vivai … Ben vengano gli stranieri che fanno la differenza, ma a pari qualità preferiamo l’italiano. Non è razzismo.”
A fine novembre, un prete era stato preso a bersaglio per le sue parole di critica verso il comportamento di alcuni mendicanti: “Non so voi ma io ho provato grande disagio in questi giorni della novena delle grazie ad entrare in chiesa dovendo passare attraverso un cordone di questuanti. [Gli zingari che hanno devastato il campo di accoglienza di Pratosardo] erano lì, davanti alla chiesa delle Grazie, a pietire e strattonare anziani e malati arrivati per la giornata mondiale dei poveri”.
“Non sono razzista, ma provo rabbia per l’anziana che va alle poste e si trova davanti all’uscio un giovanottone che chiede soldi, pretende, insiste”.
Il sacerdote è attualmente parroco a Nuoro, è stato per anni direttore di una radio.
Titola Today: “Frasi shock del prete”. E riporta le reazioni del mondo politico. “La più disgraziata propaganda xenofoba e il più volgare qualunquismo…” eccetera, da parte di un deputato di un deputato di Articolo 1. “Fa piacere che un importante sacerdote evidenzi le pericolose ricadute in ambito sociale…” eccetera, da parte del portavoce di Fratelli d’Italia.
“Non sono razzista, ma” è anche il titolo di un libro scritto da Luigi Manconi e Federica Resta. Sottotitolo: “La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura”.
Manconi ha presentato il suo libro pochi giorni fa al Salone dell’Editoria Sociale a Roma. Un resoconto della sua presentazione è stato pubblicato da Unimondo.
Sul fronte della cronaca invece alcune notizie arrivano dalla Marche. Scrive l’Indiscreto che un quarantaduenne nigeriano è stato fermato dai carabinieri e portato all’ospedale di Civitanova per avere minacciato le persone che incontrava con due coltelli. L’uomo era regolare sul territorio nazionale.
Un tunisino con 15 alias, considerato pericoloso per reati non meglio precisati è stato accompagnato al Cpr di Torino. Due pachistani fermati dai carabinieri sono stati “espulsi” (probabilmente hanno solo ricevuto un ordine di allontanarsi dal territorio nazionale).

Commenti inutili

Vari altri siti web hanno riportato la notizia della ricercatrice libica assolta in appello dopo essere stata condannata in primo grado per istigazione al terrorismo. Ma, in assenza delle motivazioni, non spiegano nulla.
Tra questi c’è il sito del Fatto Quotidiano, che almeno dà la possibilità di commentare l’articolo. Ha ricevuto 12 commenti finora. Non solo gli utenti non hanno capito perché la ricercatrice è stata assolta (l’articolo non prova neanche ad esaminare le prove e fare qualche ipotesi in proposito), ma non hanno capito neanche la dinamica per cui dopo la condanna a un anno e otto mesi, dopo una sentenza che la considerava “soggetto pericoloso e simpatizzante del fenomeno jihadistico”, la donna era stata “rimessa in libertà”.
Perché in libertà, se era pericolosa?
Per giunta, la donna non era veramente tornata in libertà: era stata portata al Cie di Ponte Galeria, Roma, in stato di detenzione.
Solo in un secondo momento aveva ottenuto lo status di rifugiata. Revocato su richiesta del Ministro Minniti. La donna era tornata al Cie, dove secondo alcuni siti sarebbe rimasta fino a una settimana fa, quando sarebbe stata fatta uscire per motivi di salute.
Il suo avvocato ha già annunciato richiesta di risarcimento al Ministero dell’Interno per l’ingiusta detenzione subita dalla sua cliente.
I siti di informazione comunque non ricordano quale è stato il tempo totale di permanenza nel Cie.

Accusata di istigazione al terrorismo, assolta

La ricercatrice della facoltà di economia e commercio dell’università di Palermo che era stata condannata a un anno e otto mesi per istigazione al terrorismo è stata assolta dalla corte d’assise d’appello perché il fatto non sussiste.
La donna era stata arrestata a dicembre di due anni fa.
Aveva condiviso alcuni contenuti di propaganda provenienti da gruppi integralisti islamici, e aveva cercato di fare ottenere un visto a suo nipote, ricercato dall’esercito regolare perché accusato di far parte di una formazione jihadista salafita.
La notizia è riportata da vari siti web, tra cui Overnews Magazine, Il Giornale, Il Messaggero.
Le motivazioni non sono state ancora diffuse, quindi non si sa quale è il motivo dell’assoluzione.
Il legale della donna ha detto che “questa sentenza fa finalmente chiarezza su cosa sia l’apologia di terrorismo”. In realtà all’opinione pubblica non è stato spiegato niente, finora.
L’avvocato ha già annunciato che farà partire la richiesta di risarcimento danni contro il Ministero dell’Interno per l’ingiusta carcerazione subita dalla sua cliente.

Fermato imam algerino

Un imam algerino è stato arrestato dal nucleo investigativo centrale della Polizia Penitenziaria nel carcere di Nuoro con l’accusa di istigazione alla guerra santa e al martirio durante le orazioni del venerdì.
La notizia è riportata dall’Ansa sotto il titolo “Fermato imam algerino, incitave al jihad”, con quella ‘e’ che tra le sette di ieri sera e stamattina ancora non è stata corretta.
L’agenzia non riporta quale era il reato per cui era stato arrestato. Né specifica adesso a quale pena verrà condannato. Si farà un altro po’ di carcere, e poi?
Il sito riporta anche l’opinione del sindacato di polizia penitenziaria, che chiede un piano di formazione e aggiornamento professionale compreso l’apprendimento di lingue straniere, oltre all’assunzione di un adeguato numero di nuovi agenti di polizia penitenziaria (adeguato quanto?).
L’articolo si conclude con una dichiarazione politica, da parte del segretario dell’Upc. (Ma non specifica di cosa si tratta. Potrebbe essere l’Unione Popolare Cristiana, partito che non è arrivato neanche ad ottenere una pagina dedicata su Wikipedia).
Il politico dice “L’islam è una religione di pace, e noi siamo contenti di dialogare con chi la pensa in questo modo”. E non specifica con quali islamici abbia dialogato, e a proposito di che cosa.
Il consigliere regionale di un imprecisato partito dell’opposizione invece scrive “Non può che destare forte preoccupazione quanto a caduto a Nuoro” (il fatto che sia stato arrestato un estremista?). “E’ una notizia sconcertante e un segnale inquietante anche in vista del nuovo Cpr di Macomer”.
In che senso? Il Cpr nasce proprio per espellere dall’Italia gli stranieri che possono creare dei problemi. Questo consigliere è favorevole o contrario al Cpr? Cosa propone?
L’articolo dell’Ansa si ferma lì, senza porsi domande.
A ottobre il sito Il Marghine pubblicava una dichiarazione di questo consigliere, esponente del Movimento Cristiano Forza Popolare, in cui si esprimeva un netto No alla trasformazione della “vivace e ricca cittadina” di Macomer nel “ghetto per migranti dell’intera Sardegna”.
Al politico non veniva attribuita nessuna soluzione alternativa al problema.
Comunque non arrivava al livello di un deputato di Unidos, che aveva bollato il progetto come una follia: nel Cpr finiranno i più pericolosi algerini sbarcati in Sardegna, i quali, “non essendo detenuti, non avranno nessun obbligo di permanenza dentro la struttura”.
Il Cpr è un centro di detenzione, ad ogni tentativo di evasione intervengono in forze le volanti e i plotoni anti-sommossa, ma il parlamentare sostiene che qualsiasi affermazione contraria a quello che dice lui “è destituita di ogni fondamento”.
Le ultime notizie da Macomer risalgono a tre giorni fa, e parlano della nascita di una coalizione No Cpr.
Il Consiglio Comunale ha da poco bocciato la proposta di un referendum popolare sull’adattamento dell’ex carcere a centro rimpatri.
La nuova coalizione sarebbe schierata a destra, visto che il Pd appoggia la proposta partita dal Ministro Minniti.
La notizia è stata riportata dal sito dell’Unione Sarda, senza i nomi di nessuno dei partecipanti all’incontro pubblico che si è svolto.
Erano presenti “gli esponenti della destra”, scrive il sito, e “i rappresentanti del Comitato No Cpr”.

Mestre, due accompagnamenti al Cie

Due tunisini sono stati accompagnati al Cpr di Torino dopo essere stati fermati dalla polizia a Mestre.
“Con ogni probabilità non erano intenti ad una passeggiata di salute”, scrive Venezia Today. In realtà erano le quattro del pomeriggio, e i due non sono stati incriminati per nessun nuovo reato.
Con loro c’era anche un diciannovenne, che non è stato portato al Cpr, ma ha ricevuto un ordine di allontanamento.
Tutti e tre avevano precedenti penali: uno per ricettazione e invasione di terreno, l’altro per spaccio e violazione di domicilio, l’ultimo per ricettazione, tentato furto, spaccio, falsa attestazione dell’identità personale.
Il sito riporta i precedenti di ciascuno con le iniziali di nome e cognome, ma poi li mischia al momento di dire chi è finito al Cpr.
Sembrerebbe che il diciannovenne, che è rimasto a piede libero, è quello accusato di tentato furto – spaccio – falsa attestazione eccetera. Ma furto di che? Spaccio di droga di che tipo? In che quantità? Qua come al solito si resta vaghi.
Sabato scorso ben sette tunisini sono stati arrestati per spaccio di droga. Due sono stati bloccati dai carabinieri in borghese a cui hanno proposto di acquistare la cocaina (o che si sono proposti per acquistare cocaina). Gli altri cinque invece sono stati presi dalla polizia in un appartamento a Chiesanuova: avevano un’etto e mezzo di cocaina, insieme a un’ingente quantità di refurtiva “con cui veniva barattata la droga”. Cosa ha fatto scattare il blitz? I siti web non lo scrivono.