Sopralluogo a Roggiano Gravina

Il sito Qui Cosenza ha pubblicato il resoconto di un sopralluogo effettuato da alcuni attivisti della campagna LasciateCIEntrare al Centro di Accoglienza Straordinaria di Roggiano Gravina (Cs).
A quanto si legge nel comunicato, ai migranti non sarebbe fornito un ricambio di abiti e di lenzuola, e non c’è quindi possibilità di lavarli. Il cibo, a detta degli stranieri ospitati, sarebbe insufficiente e di bassa qualità. L’atteggiamento del gestore, dicono, sarebbe minaccioso e prepotente. In caso di proteste ci sarebbero state aggressioni verbali per mettere tutto quanto a tacere.
Un altro Cas gestito dalla stessa cooperativa, quello di Altomonte, sarebbe nelle stesse condizioni. Mancherebbe inoltre l’acqua calda, e il pocket money non verrebbe erogato da due mesi. Il 23 ottobre scorso, dice il comunicato, c’è stata una protesta da parte degli ospiti della struttura.
Il problema, secondo gli attivisti, è l’affidamento diretto da parte della prefettura a cooperative che non hanno nessuna esperienza in materia. Si lucra sui “prigionieri della non-accoglienza” scrivono, “aggravando di fatto la vulnerabilità delle persone”.
Accanto all’articolo la foto di un piede con delle cicatrici, scattata chissà quando, chissà dove, chissà a chi.
Il comunicato non compare sul sito ufficiale della campagna LasciateCIEntrare. L’ultimo aggiornamento, pubblicato giovedì scorso, è un comunicato di solidarietà a 14 persone (7 donne e 7 uomini) che sono in sciopero della fame a Atene per chiedere il ricongiungimento familiare coi loro parenti che sono già in Germania.
Domani ci sarà un’iniziativa simultanea ad Atene e Berlino. Altre iniziative erano previste localmente in Grecia nei giorni scorsi.
Intanto si sta preparando una manifestazione nazionale per il 16 dicembre prossimo, in Italia, contro la ghettizzazione dei migranti/profughi e per chiedere uguali diritti.
Nel comunicato c’è la lista dei punti della piattaforma di cui si sarebbe discusso domenica scorsa in una riunione a Roma. Tra l’altro, si chiede l’abolizione delle leggi repressive Bossi-Fini, Minniti-Orlando e dell’accordo di Dublino III, nonché la fine degli “accordi di deportazione”.

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65 milioni di rifugiati al mondo

9 reti di organizzazioni della società civile hanno firmato un appello nel quale chiedono una nuova agenda europea e italiana sulla politica migratoria.
I nomi sono in gran parte sconosciuti all’opinione pubblica. Repubblica ha dato spazio alla notizia, corredando l’articolo con una foto di migranti qualsiasi in cammino.
Gli unici nomi di spicco sono quelli delle associazioni che fanno parte di una delle reti firmatarie: il Tavolo Asilo sarebbe composto da Acli, Arci, Asgi, Centro Astalli, A Buon Diritto, Medu, Oxfam… tutti i principali nomi di spicco in questo settore.
Comunque le parole Tavolo e Asilo sono state stampate su due righe diverse, come se fossero due organizzazioni diverse. Non sembra che il sito abbia fatto troppo mente locale su come è stato messo a punto il documento.
Il titolo dell’articolo sembra fatto apposta per indisporre l’estrema destra: “Migrazioni: dei 65,6 milioni di rifugiati nel mondo, l’Europa ne accoglie solo 3,5 milioni”. Soprattutto perché non si fissa il limite fino al quale la parola “solo” è giustificata. Fossero 3,6 uno direbbe “solo 3,6?” Fossero 4 uno direbbe “Solo 4?” Ma qual’è la cifra giusta che dovrebbe spettare all’Europa, secondo queste organizzazioni?
La lettera era indirizzata a Governo, Parlamento e Europarlamentari italiani. Due giorni fa era la giornata internazionale dei rifugiati. Ieri e oggi invece si sta svolgendo un consiglio Ue in cui si discuterà di migrazioni.
Le associazioni propongono una road map di 12 punti.
“I migranti non vengano considerati come detenuti in centri di accoglienza al solo fine di essere identificati”, “L’Ue e gli stati membri facciano ritornare le persone nei loro paesi d’origine solo attraverso procedure fondate sul rispetto dei diritti umani e mai a condizioni che li possano mettere in pericolo”, “L’Ue e gli Stati membri effettuino garantiscano alle persone che si trovano ai loro confini l’accesso a un equo ed effettivo diritto di richiedere asilo”, “Gli stati membri sviluppino canali sicuri e regolari per rifugiati e i migranti” sono alcune delle richieste contenute nel documento.
Al Consiglio Europeo ci sono altri temi in discussione. Tra questi, Repubblica mette in evidenza la difesa comune, su cui è stata trovata un’intesa, il problema dei cittadini Ue nel Regno Unito dopo la brexit, e il contrasto ai foreign fighters.
L’intesa sulla difesa comune forse genererà qualche discussione: si tratta di istituire battle goups europei, battaglioni misti con divisa verde e stemma blu dell’Unione, da dispiegare in teatri di crisi esterni all’Unione stessa.
Sul fronte di internet si segnala la richiesta all’industria di sviluppare tecnologie e strumenti necessari a rimuovere automaticamente contenuti che inneggiano al terrorismo, e per contrastare i sistemi di comunicazioni dei terroristi, come le chat del deep web.
Intanto le sanzioni alla Russia sono state estese di sei mesi.

Mobilitazione per Del Grande

In varie città italiane ci sono state manifestazioni per chiedere la liberazione di Gabriele Del Grande, il reporter italiano che da più di dieci giorni è detenuto in Turchia per motivi di sicurezza nazionale.
Il Messaggero scrive che ci sono state iniziative a Torino, Milano, Pisa e Lucca.
Repubblica.it posta un servizio di 30 foto scattate al presidio milanese. Su Imperiapost immagini e filmati raccolti al presidio di Imperia.
Secondo il presidente della Commissione Diritti Umani del Senato Luigi Manconi i tempi del rilascio potrebbero non essere brevi, visto che ci sono di mezzo questioni di “sicurezza nazionale” in Turchia. Per questo è indispensabile la mobilitazione, ha detto il senatore.
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’europarlamento Antonio Tajani, che ha detto che la Turchia deve rispettare la libertà di stampa se vuole fare parte dell’Unione Europea. “Non è solo un fatto italiano”, ha detto Tajani, ricordando che in Turchia ci sono oltre 200 giornalisti in carcere, anche stranieri. E ha fatto riferimento al “caso del giornalista di Die Welt”.
Si tratta di un giornalista con doppio passaporto, turco e tedesco, in carcere da febbraio, che rischia una condanna a 10 anni di carcere per incitamento all’odio e favoreggiamento della propaganda.
Una decina di giorni fa l’uomo si è sposato in carcere con una producer televisiva. Le autorità hanno vietato di scattare foto e girare video nel corso della cerimonia.
Finora Del Grande non ha potuto nominare un avvocato, né gli è stato concesso di incontrare le autorità consolari.
Anche il ministro Alfano è preoccupato per la mancanza di assistenza legale e diplomatica al reporter italiano e ha ribadito la richiesta di rilascio immediato.
Del Grande si trova in un centro di detenzione a Mugla, nel sud ovest della Turchia.
Non c’è preoccupazione invece per le sue condizioni di salute. Nell’unica telefonata che gli è stata concessa ha detto di non avere subito maltrattamenti.
Anche a Palermo, nel corso della manifestazione contro l’hotspot e la messa in crisi delle politiche dell’accoglienza, si è chiesta la liberazione del documentarista italiano. “Il 50 per cento dei giornalisti detenuti del mondo è recluso in Turchia”, ha detto l’attivista Luca Casarini, secondo quanto riporta il sito Meridionews. “Il problema è che si tratta di un partner politico ed economico del nostro Paese e della Nato, ed è utilizzato dalla Comunità Europea per bloccare i migranti siriani”.

Protesta contro il decreto Minniti

Oggi pomeriggio di fronte a Montecitorio ci sarà una protesta contro il decreto Minniti in materia di immigrazione e sicurezza.
Hanno aderito numerose associazioni, tra cui A Buon Diritto, Acli, Antigone, Arci, Asgi, Centro Astalli, S.Egidio, Migrantes, Lunaria, Medu. Tra i partiti, si segnalano Rifondazione Comunista e Sinistra Italiana. Hanno aderito anche i tre sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil.
Il sito GreenReport ha pubblicato per intero il loro appello.
Il presidente della Regione Toscana Rossi ha scritto su Huffington Post che la protesta è giusta e bisogna ascoltarla.
A suo dire, il decreto Minniti “rappresenta un cedimento alla cultura della destra senza riuscire a risolvere i problemi”.
Il decreto è stato già approvato dal Senato, e nei prossimi giorni ci si aspetta l’approvazione definitiva da parte della Camera.

Il Primo Marzo e Cecile Kyenge

Si è svolto ieri a Napoli un corteo di migranti. Il Mattino riporta le richieste dei manifestanti: abolizione della Bossi-Fini, riduzione delle spese militari, abolizione del pacchetto sicurezza di Minniti, rilascio immediato di oltre 10 mila permessi di soggiorno bloccati presso la Questura di Napoli. Sul sito c’è anche un video con varie inquadrature alla rinfusa riprese nel corso del corteo.
Stampa Toscana invece racconta di una iniziativa che si è svolta a Firenze, organizzata da Usb e Asia, con varie adesioni da parte di gruppi locali. Un esponente dell’Unione Sindacale di Base spiega il senso dell’iniziativa.
Anche a Caserta si è svolto un corteo. Una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dal Questore e dal Vicario del Prefetto, consegnando un documento con le richieste specifiche.
Tutto qui. Gli anni scorsi esisteva una Rete Primo Marzo che cercava di coordinare le iniziative nelle varie città italiane. Non solo la Rete è scomparsa, ma se ne è persa anche la memoria. Nessun riferimento al passato, nessun riferimento al significato della data del primo marzo. Soltanto Campania Notizie accenna ad un imprecisato “sciopero transnazionale dei migranti”. Sul resto dei mass media la giornata è passata completamente inosservata.
L’unica a ricordarsi ancora del Primo Marzo, e a parlare della Rete come se ancora fosse una realtà visibile, è la sua ex portavoce nazionale, oggi europarlamentare, Cecile Kyenge. Come l’anno scorso, l’onorevole ha realizzato un video di quasi sei minuti che ha ha postato su Youtube e condiviso su Twitter (ma non su Facebook). Il discorso celebrativo della Kyenge ha ottenuto ben… 39 visualizzazioni in un giorno! E uno dei visitatori ha anche cliccato su “like”…

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Una donna francese di origini tunisine è stata arrestata a Reggio Calabria con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Era in compagnia di due tunisini irregolari, che sono poi stati accompagnati al Cie di Caltanissetta, da cui dovranno essere rimpatriati.
La notizia rimane in ambito locale, senza approfondimenti.
Ha fatto invece scalpore una decina di giorni fa la sentenza nei confronti di Cedric Herrou, il contadino francese accusato di essere un passeur a causa dell’aiuto dato ai migranti diretti in Francia.
L’uomo è stato multato per tremila euro per “aiuto all’ingresso e al soggiorno” per i migranti che è andato a prendere in territorio italiano, mentre gli è stata riconosciuta l’immunità penale per l’aiuto dato ai migranti che ha incrociato lungo la strada o che lo sono andati a cercare a casa.
Il contadino è stato anche prosciolto dall’accusa di avere ospitato 57 migranti, tra cui 29 minori, in un centro vacanze in disuso. Il tribunale ha riconosciuto lo stato di necessità delle persone a cui Herrou e l’associazione Roya Citoyenne hanno dato rifugio.
In occasione di un’udienza al tribunale all’inizio di gennaio Herrou aveva dichiarato ai giornalisti: “Se dobbiamo infrangere la legge per difendere le persone lo faremo. Il nostro compito è aiutare le persone a superare il pericolo, e la frontiera è un pericolo”.
Scrive Internazionale che Google ha dovuto togliere il suo indirizzo dalle ricerche, perché l’uomo riceve anche insulti e minacce.
Anche un altro cittadino francese è stato assolto dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, a novembre scorso. Il tribunale ha stabilito che l’aiuto ai migranti per assicurargli condizioni di vita degne e decorose non è perseguibile penalmente.
A dicembre una ex-professoressa settantatreenne francese è stata multata per 1.500 euro per avere dato un passaggio a due ragazzi eritrei.
Ovviamente gli attivisti si stanno mobilitando contro la criminalizzazione dei cittadini che aiutano i migranti.

Roma, storie dal Cie

Sabato 10 maggio presso lo studio legale Antartide di Roma si è svolto un evento per sensibilizzare le persone sulla tematica dei Cie.
Gli organizzatori erano l’associazione Liscia, il collettivo fotografico Porco Rosso Avant Garde, e l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi).
Il sito L’Altra Pagina ha pubblicato un articolo in cui si riassumono alcune delle storie narrate del corso dell’evento. “E’ il tentativo di uscire per una volta dai tribunali, dalle montagne di fascicoli e dai cumuli di scartoffie per raccontare cosa c’è dietro ogni singolo caso”, scrive il sito.
Si tratterebbe del “primo di una serie di eventi” organizzati nello studio legale romano che si occupa di problematiche relative ai Cie. Al momento ulteriori date non sono state rese note.
Il 13 maggio l’Asgi ha presentato un’esposto alla magistratura, dopo la morte di uno straniero a causa delle conseguenza dal tetto del Cie di Gradisca.
L’Asgi si oppone all’esistenza dei centri di espulsione e alle procedure che li regolano al momento. Sotto accusa, tra le altre cose, il fatto che la decisione sulla libertà degli stranieri venga presa da un giudice di pace, un giudice non professionale, che non ha autorità per decidere la detenzione di un italiano, ma ne ha abbastanza per decidere la detenzione di uno straniero.
Scrive l’Altra Pagina che l’udienza in cui si decide della vita della persona dura pochi minuti. Secondo il sito, il giudice viene pagato “a cottimo”. Cioè più udienze svolge a parità di tempo, più soldi incassa.