Terni, accompagnamento al Cie

Un cittadino dominicano è stato accompagnato al Cie di Bari dopo essere stato scarcerato. Aveva appena finito di scontare una imprecisata pena per traffico di stupefacenti, non si sa di che tipo. La notizia è stata riportata da UmbriaJournal, all’interno di un articolo col bilancio di tutte le attività della polizia negli ultimi giorni. Non si sa se gli accordi di rimpatrio con la Repubblica Dominicana siano efficienti, o se lo straniero verrà rilasciato nel giro di due o tre mesi.
Anche Umbria24 ha provato a riportare la notizia. Con la differenza che il cittadino dominicano è diventato un “cittadino domenica, scarcerato proprio venerdì”.
Un altro dominicano è stato condannato tre giorni fa a 18 anni di galera per avere assassinato a colpi di pistola un suo connazionale a Milano l’anno scorso. Inizialmente la richiesta era di 30 anni di galera, ma è stata abbassata a causa della collaborazione dell’imputato.
A La Spezia il Pubblico Ministero ha chiesto il rinvio a giudizio di un diciannovenne dominicano, che insieme ad un albanese era stato fermato a marzo dopo una serie di rapine col coltello. Due stranieri imprecisati sono tutt’ora ricercati. La polizia sa chi sono (ma i mass media non lo scrivono).
Per finire, una donna dominicana è stata denunciata ad Avezzano, in Abruzzo, per favoreggiamento alla prostituzione. L'”avvenente 46enne” aveva affittato un appartamento, mettendolo poi a disposizione di prostitute e transessuali, italiani e stranieri, “ricevendo un compenso di 40 euro da ciascuno di essi”. (Al giorno? A settimana? Al mese? Non viene specificato).
La donna riceveva i clienti di un italiano che “gestiva un’analoga attività” all’Aquila, e che essendo raggiunto da misure cautelari per i medesimi fatti, dirottava ad Avezzano la gente che prima si rivolgeva a lui.
Nei confronti della donna è stato “emesso un provvedimento divieto di dimora ad Avezzano”. E basta, per ora.

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Riapre il Cie di Bari. Due marocchini fermati a Viareggio. Cpr Torino in fiamme. Gricignano: coma farmacologico per il gambiano ferito, imprenditore in carcere

Due marocchini, di 20 e 27 anni, sono stati accompagnati al Cie di Bari dopo essere stati individuati dalla polizia a Viareggio. La notizia è riportata dal sito Lucca In Diretta, che non specifica se i due avevano o no precedenti penali.
A quanto ne sapevamo, il Cie di Bari era stato chiuso dopo la rivolta del febbraio 2016.
A metà ottobre il Corriere del Mezzogiorno aveva riportato la notizia che un raggruppamento temporaneo di imprese si era aggiudicato provvisoriamente la gara per la gestione, ma l’offerta era stata sottoposta a verifiche, perché il ribasso del 32,42 per cento superava la soglia di anomalia (che non si sa a quanto era stata fissata).
I principali mass media però non hanno dato la notizia che il centro era tornato a funzionare. Notizia che invece compare sul blog antagonista Hurriya (su Noblogs). E che risale a due giorni fa.
Scrive il sito che la capienza del centro è di 126 posti, e che la procedura d’urgenza da 750 mila euro è stata affidata in 10 giorni alla ditta Ladisa, che gestirà il Cpr fino a dicembre (solo due mesi?)
Secondo il Corriere del Mezzogiorno il raggruppamento temporaneo che avrebbe gestito il Cpr era formato, da Ladisa e da Oer Medica Sud.
Il blog antagonista racconta che area blu e area verde del Cpr torinese sono state date alla fiamme alcune notti fa. E’ intervenuta la celere con i lacrimogeni, ci sono stati dei feriti, dall’esterno della struttura qualcuno ha sparato fuochi d’artificio.
12 stranieri sarebbero finiti in isolamento.
La notizia compare anche su La Stampa che titola: “Rivolta al centro di permanenze” (inventando così una nuova definizione).
Secondo il sito, le stanze danneggiate sarebbero nove.
Intanto a Gricignano in provincia di Caserta la cronaca locale ha dato ampio spazio alla notizia del profugo a cui il gestore del centro di accoglienza ha sparato in bocca.
La prefettura avrebbe dato il via alla risoluzione del contratto: 150 immigrati sono stati trasferiti in altre strutture, anche per “consentire la verifica sul funzionamento degli impianti”.
C’è stata qualche polemica sul vicesindaco, che ha scritto su Facebook di essere dalla parte dell’uomo che ha sparato.
Come molti, sui social. C’è anche chi ha detto: “Ci vuole la mitraglietta”.
Il diciannovenne ferito era stato accusato di avere dato fuoco alla sua stanza. Circostanza negata dal suo avvocato difensore.
L’altro ieri si trovava in coma farmacologico. Si nutre solo grazie ai macchinari. I medici dovevano verificare se era possibile operare. Il proiettile, entrato dalla bocca, si è fermato a pochi millimetri dal midollo spinale. Rischia la paralisi.
Gli avvocati del collegio difensivo dello straniero raccontano che nel centro mancava un servizio di mediazione culturale. Dicono che sono in possesso di filmati in cui il diciannovenne piangeva, lamentava forti dolori, conseguenza forse di violenze subite nel corso del viaggio verso l’Italia. Chiedeva di essere accompagnato da qualche parte, chiedeva perfino di essere rimpatriato. Ma non ha ottenuto assistenza.
Uno dei migranti che hanno assistito alla scena ha detto che, affacciandosi dopo l’incendio, ha visto il gestore con l’arma in pugno che intimava agli stranieri di rientrare. Visto che il Gambiano non lo faceva, lo avrebbe prima percosso e poi avrebbe sparato quando era già a terra.
Leggo riporta anche la versione difensiva dell’arrestato, che dice di avere agito per legittima difesa dopo essere stato aggredito con una pietra da alcuni migranti. L’uomo dice anche di essersi pentito del suo gesto. Ora non si trova più agli arresti domiciliari, ma è stato trasferito in carcere.
L’imprenditore quarantatreenne ha diffuso le foto delle ferite riportate al volto. Comunque i carabinieri non lo hanno trovato sul luogo della sparatoria. Prima di costituirsi, l’uomo è andato “a casa per medicarsi, contattando anche la guardia medica”.

Bari, l’offerta supera la soglia di anomalia

Il raggruppamento temporaneo di imprese Ladisa-Oer Medica Sud si è aggiudicata provvisoriamente la gara per la gestione del Centro Permanenza per i Rimpatri di Bari.
Lo scrive il Corriere del Mezzogiorno.
L’offerta è stata caratterizzata da un ribasso del 32,42 per cento. Dalla Prefettura hanno fatto sapere che dato che questo ribasso “supera la soglia di anomalia”, l’offerta verrà “sottoposta a verifiche”.
Il sito non fornisce la cifra offerta, né spiega quale era la soglia di anomalia.
L’informazione si trova in coda a un articolo sulla protesta dei lavoratori del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo. Visto che il Cara sarà ridimensionato (744 posti a fronte degli attuali 1300), molti di loro rischiano di perdere il posto. La protesta è appoggiata da Cgil, Cisl e Uil.
E si segnalano anche perplessità sullo “spacchettamento” previsto dalla nuova gara per il centro di accoglienza. Prima un unico raggruppamento si aggiudicava tutti i servizi. Adesso l’appalto è stato diviso in quattro: amministrazione e servizi sanitari, pasti, pulizie, forniture e magazzino.
Non sappiamo se è la prima volta che succede, e se le nuove direttive prevederanno la stessa cosa in tutti i Cara italiani.
All’inizio di quest’anno il Cie di Bari risultava temporaneamente chiuso per lavori. Così ha scritto la Commissione Diritti Umani del Senato (la commissione d’inchiesta Cie-Cara ha dimenticato di elencare nel suo rapporto quali sono i Cie aperti). In Puglia però era attivo il Cie di Brindisi, gestito dall’associazione Acuarinto, con una disponibilità di 48 posti. Visto che il piano Minniti prevede un Cie per ogni regione, con capienza di circa 100 posti l’uno, si suppone che quando aprirà il Cie di Bari potrebbe chiudere quello di Brindisi. Solo che non vengono forniti i tempi, e in effetti nessuno ha annunciato la chiusura del Cie brindisino. Per cui alcuni politici hanno protestato: perché la Puglia dovrà essere l’unica regione italiana con due Cie?

15 giorni nel Cie di Bari

Scrive la Nuova Ferrara che Igor Vaclavic è stato 15 giorni nel Cie di Bari, prima di essere rilasciato con ordine di abbandonare l’Italia con mezzo propri.
Vaclavic in questi giorni è su tutte le prime pagine: dopo aver ucciso un tabaccaio nel corso di una rapina la settimana scorsa, ha assassinato una guardia ecologica volontaria, ferendo una guardia provinciale. E’ tuttora ricercato con ogni mezzo.
“Il Cie di Bari, come da acronimo, dovrebbe garantire identificazione ed espulsione, e per Igor non ha completato né l’una né l’altra”, dice il quotidiano ferrarese.
Il Resto del Carlino scrive che ora l’identità dello straniero sarebbe nota: non si tratterebbe di un russo, ma di un serbo di Subotica.
“Chissà chi è. Comunque non dovrebbe stare qui”, si legge in un commento sul sito della Nazione, che si scaglia genericamente contro il “garantismo d’acciaio” dell’Italia, senza suggerire alternative: se non si sa dove rimpatriare una persona come si fa a rimpatriarla? E se questa persona non ha ancora commesso reati gravi, perché la si dovrebbe rinchiudere?
“E’ surreale che l’alternativa all’espulsione non sia la galera ma la libertà di uccidere”, scrive il sito.
Vaclavic è stato condannato nel maggio del 2011 a 5 anni e 8 mesi di reclusione per una serie di rapine compiute nel ferrarese, scrive Repubblica.
E’ uscito dal carcere nel 2015. A quel punto sarebbe stato rinchiuso nel Cie (due anni fa) E poi rilasciato nel giro di due settimane.
Il Cie barese è inagibile da circa un anno.

Chi chiede asilo deve lavorare

Scrive il Corriere della Sera che nel pacchetto di norme in materia di immigrazione che verrà presentato in Parlamento mercoledì prossimo dal Ministro dell’Interno Marco Minniti ce n’è anche una che prevede che chi chiede asilo in Italia dovrà svolgere lavori socialmente utili mentre attende la risposta.
Scrive il sito che “l’appuntamento è fissato davanti alla commissione Affari Costituzionali, nell’ambito di un progetto che coinvolge anche le regioni e i comuni”.
Inoltre l’articolo parla di una missione in Germania del Ministro Minniti, prevista in questi giorni, per discutere una linea comune europea sull’immigrazione.
Sul fronte Cie nessuna novità di rilievo: a Roma, Torino, Crotone e Caltanissetta “si è deciso di utilizzare i centri già operativi”; Valle d’Aosta e Molise sono escluse dal progetto; ne restano da aprire quattordici, uno per regione, per cui “si stanno individuando gli edifici adeguati”.
L’articolo non parla della situazione in Puglia, dove c’erano due centri di espulsione, a Bari e Brindisi, che in molti pensano siano stati chiusi, non si sa quando. Un lancio dell’Agi di due settimane fa in realtà dice che il Cie di Brindisi è aperto e operativo, ed ospita 48 stranieri. Il Cie di Bari invece è stato chiuso “dopo la rivolta del febbraio scorso”.

Accoltellamento a Malpensa

Un trentenne marocchino ha accoltellato un connazionale alla stazione del terminal 1 dell’aeroporto di Malpensa.
L’uomo, individuato ed arrestato grazie alle immagini della videosorveglianza, era già stato arrestato nel 2014 per una lite avuta con un cittadino del Bangladesh: entrambi procacciavano i carrelli ai passeggeri offrendo servizio di facchinaggio.
Era stato colpito da provvedimento di espulsione del questore di Varese, ed era stato accompagnato al Cie di Bari. “Da cui sarà rimpatriato nei prossimi giorni”, dicono sempre i comunicati stampa, senza poi riferire se il rimpatrio avviene o no.
In quel caso, il rimpatrio non è avvenuto: l’uomo ha presentato istanza di asilo politico, ed è stato rilasciato.
La risposta negativa alla sua domanda è arrivata soltanto “recentemente”, scrive Repubblica.
Lo straniero accoltellato martedì mattina è stato sottoposto a intervento chirurgico presso l’ospedale Sant’Antonio Abate di Gallarate. Ha subito una lesione ad un tendine.

Condanna per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Un iracheno è stato condannato dal gup di Bari a 3 anni e sei mesi di reclusione con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La notizia è stata riportata dall’Ansa e ripresa da vari siti web. Il fatto che sia stato il gup a prendere la decisione lascerebbe pensare che si tratti di rito abbreviato su richiesta dell’imputato, ma gli articoli non entrano nel dettaglio.
I siti di informazione scrivono che l’uomo è “indagato a piede libero” per un’inchiesta sul terrorismo internazionale di matrice islamica, e scrivono anche che si trova in un carcere di massima sicurezza, sembra da almeno 10 mesi. Quindi non è a piede libero.
Scrivono anche che la Dda barese ipotizza che le persone con cui l’uomo aveva ripreso i contatti, dopo essere stato scarcerato dopo 10 anni di carcere per “terrorismo”, si stavano riorganizzando per favorire l’ingresso in Europa di foreign fighters, ma sull’ipotesi sarebbero “ancora in corso accertamenti”.
I siti web non raccontano che cosa abbia fatto lo straniero per farsi condannare la prima volta a 10 anni di carcere. Scrivono solo che è stato scarcerato, forse nel 2014, e trasferito nel Cie di Bari, da cui si presumeva sarebbe stato rimpatriato a breve. Invece aveva presentato ricorso, e a gennaio 2015 era tornato in libertà. Per finire di nuovo in manette a dicembre dello stesso anno. Secondo l’accusa, tra marzo e settembre avrebbe procurato documenti falsi per fare entrare in Italia 11 “presunti jihadisti”. Dei quali non si sa nulla, se non che avrebbero raggiunto “varie destinazioni europee, in particolare Francia e Belgio”, come scriveva Reuters l’anno scorso.