Ministero turco in visita a Bari

Funzionari del Ministero dell’Interno turco hanno visitato il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari Palese per studiare il modo in cui è gestito e il modo in cui sono tutelati i diritti delle persone recluse.
La notizia è riportata da Antenna Sud, con immagini riprese durante l’incontro coi gestori italiani, al quale hanno partecipato anche componenti della Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
Nel centro sarebbero attivi laboratori per l’insegnaento della lingua italiana e laboratori artistico ricreativi, dice il servizio, senza entrare nel dettaglio.
In effetti si era detto finora che queste attività erano state tagliate ai tempi in cui Salvini era ministro.
Sui 126 posti letto che dovrebbero essere disponibili nel centro, ne sono attivi 90 a causa di lavori di manutenzione. Sono suddivisi in 5 moduli abitativi da 18 posti.
“Noi vogliamo prendere le buone prassi che abbiamo visto qui a Bari come esempio per la Turchia” ha detto un funzionario all’Ansa.
La Turchia è sulla rotta migratoria che dall’Asia porta in Europa.
Due giorni fa sono arrivati sulle coste calabresi 60 migranti afghani e 2 uzbeki a bordo di una barca a vela partita dalle coste turche. Tra loro c’erano 10 donne e 9 minori.
Il report di una visita al Cpr di Bari relizzata quattro anni fa può essere letto sul sito Melting Pot. Della delegazione facevano parte l’europarlamentare Eleonora Forenza e Yasmine Accardo della campagna LasciateCIEntrare.
Raccontarono di difficoltà di accesso alla procedura di richiesta di protezione internazionale, difficoltà di colloqui tra reclusi e avvocati di fiducia e ritardi nelle nomine di questi ultimi.
Gli avvocati avevano detto di non ricevere comunicazioni relative alle date di proroga per cui non potevano essere presenti in udienza, elemento che ledeva il diritto alla difesa dei loro assistiti.
Difficoltà simili sono state raccontate pochi giorni fa da avvocati che hanno lavorato in altri centri per i rimpatri italiani.
Con la pandemia negli ultimi anni le poche possibilità che avevano giornalisti e società civile di entrare nei centri si sono ulteriormente ridotte.
Tre anni fa il Garante dei detenuti aveva visitato il Cpr Barese. Ne aveva parlato nel suo rapporto: la luce era temporizzata, e restava spenta di notte mentre nel corridoio e nei bagni restava sempre accesa; nel centro ci sono ampi spazi esterni, non sfruttati per motivi di sicurezza; erano stati trovati materassi privi della data di scadenza e senza lenzuola; i bagni erano in pessime condizioni, maleodoranti e con segni di danneggiamento; la sala mensa era funzionante; c’era una sala scuola e cineforum con capienza di cinque posti; non era presente una stanza adibita al culto; molte persone erano in terapia con metadone o insulina; i reclusi non erano sottoposti a visita medica approfondita dopo l’ingresso; c’erano stati molti tentativi di suicidio e atti di autolesionsimo, ma il trasferimento al pronto soccorso era difficile e non c’era personale delle forze dell’ordine per il piantonamento; l’uso di cellulari sprovvisti di telecamera era consentito; gli incendi non erano catalogati come eventi critici, per cui non lasciavano traccia nel registro; infine mancavano alcune pratiche nei fascicoli delle persone da rimpatriare.

Pisa, accompagnamento al Cpr

Un ventisettenne gambiano con 3 ordini di espulsione a suo carico è stato fermato dalla polizia a Pisa ed è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari. La notizia è riportata dal sito GoNews. Lo straniero aveva precedenti penali per spaccio, anche se non si dice di che tipo di stupefacenti era stato trovato in possesso e in che quantità.
Tre giorni fa a Bari è stato condotto anche uno straniero di nazionalità imprecisata fermato dalla polizia a Lecco, mentre infastidiva i passanti. Lo stesso soggetto in passato “aveva creato parecchie turbative all’ordine e alla sicurezza pubblica, rendendosi protagonista di episodi di violenza che a suo tempo avevano particolarmente scalfito la percezione di sicurezza dei cittadini”. Quali episodi? I siti web non lo spiegano.
Le autorità diffondono comunicati al momento dell’accompagnamento al Cpr, ma non al momento dell’effettivo rimpatrio o del rilascio. Nel corso dei primi undici mesi del 2021 sono stati 23 i gambiani transitati nel Cpr e poi rimpatriati, secondo i dati diffusi dal Garante dei detenuti. Erano tutti uomini.
I siti web italiani di recente hanno nominato il Gambia solo a proposito della Coppa d’Africa di calcio. In realtà il Paese si trova in una parte dell’Africa molto instabile, anche a causa della presenza di gruppi ribelli attivi anche in Senegal. Proprio in Senegal a fine gennaio ci sono stati scontri che hanno portato alla morte di quattro soldati, mentre nella Guinea Bissau c’è stato un tentativo di colpo di Stato nel corso del quale sono morte 11 persone, tra cui quattro civili.
Il Senegal è stato nominato di recente dai giornali italiani, ma non in relazione alla situazione sul posto. Quando la squadra nazionale ha vinto la Coppa d’Africa battendo l’Egitto, gli immigrati presenti in Italia sono scesi in piazza a festeggiare, mettendo in fuga un’auto della polizia incontrata per strada. La scena è stata ripresa con un cellulare dai residenti, ed è finita così in cronaca nazionale. Un altro frammento mostra alcuni migranti che festeggiano intorno ad una macchina dei carabinieri, non si sa dove, ed è stato inserito dai siti di destra in un contesto più inquietante: “Anche i carabinieri ‘ostaggio’ della festa per il Senegal”, titola il Giornale. “L’assalto e il caos: le bande di immigrati costringono gli agenti alla fuga”. “Bottiglie rotte, schiamazzi e cassonetti rovesciati hanno messo in allarme i cittadini, che hanno chiamato le forze dell’ordine. Il resto è storia”, scrive il sito raccontando l’episodio di Torino. Gli stranieri incappucciati “hanno reagito con estrema aggressività mettendo in fuga la polizia dopo aver sferrato qualche colpo alla macchina”.
L’articolo descrive scene di esultanza anche nel resto d’Italia: “macchine che sfrecciavano a tutta velocità per le strade con persone sul cofano, sgommate e repentini cambi di direzione in mezzo al traffico”.
E conclude: “Le periferie italiane sono sempre più simili alle banlieue francesi, luoghi in cui le forze dell’ordine non entrano, e se lo fanno è a loro rischio e pericolo, dove la criminalità è da tempo un’emergenza nazionale”.
A fine gennaio Repubblica ha scritto che una delegazione della Comunità di Sant’Egidio si è recata in Gambia nel tentativo di evitare un’escalation dopo quanto avvenuto in Senegal.
Sette soldati della Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale sono stati fatti prigionieri da parte dei ribelli del Movimento delle Forze Democratiche della Casamance. Si è trattato anche sulla restituzione dei corpi dei militari uccisi.
In Guinea Bissau alcune persone armate hanno attaccato ieri una emittente radiofonica privata affiliata con Voice Of America, danneggiandone le attrezzature (trasmettitore, console e computer). L’episodio è avvenuto una settimana dopo il tentativo fallito di colpo di Stato, su cui sarà aperta un’inchiesta.
Attorno alla Coppa d’Africa ci sono state tensioni anche per quanto riguarda la guerra d’Ambazonia, in Camerun, paese organizzatore. All’inizio di gennaio da parte dei ribelli erano arrivate delle minacce, di cui poi non si è saputo più niente.
Articoli in lingua inglese accusano il governo di essere corrotto in maniera estensiva, con l’appoggio del Regno Unito.
Per quanto riguarda la situazione in Ucraina, che desta preoccupazione in Europa perché un eventuale conflitto potrebbe generare milioni di profughi, le trattative continuano: ieri Macron è stato a Mosca, oggi sarà a Kiev.

Teramo, bulgaro accompagnato a Bari. Libia, le condizioni dei migranti. Usa: spaccature in politica interna

Un cittadino bulgaro trentottenne è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i rimpatri di Bari dopo essere stato rilasciato dal carcere di Teramo, in Abruzzo, dove ha scontato una pena imprecisata per violenza sessuale e lesioni personali.
La notizia è stata riportata sulla stampa locale, senza dettagli, magari con foto del carcere visto dall’esterno.
Il Cpr di Bari è uno di quelli da cui arrivano meno notizie in Italia, danto da dimenticarsi quasi della sua esistenza.
I motori di ricerca ricordano una rivolta di tre anni fa, che venne riportata in meno di dieci righe dai siti web regionali.
Secondo la propaganda no-cpr i centri vanno chiusi perché sono carceri per persone che non hanno commesso reati. La cronaca riporta spesso che nei centri ci finiscono anche persone che hanno commesso reati, dopo avere scontato la pena in caso di reati gravi, oppure come misura alternativa al carcere. Si stima che i migranti con precedenti penali siano la maggioranza dei reclusi, ma non vengono mai diffuse statistiche precise in proposito.
Intanto da Trapani arriva la notizia di un nuovo fermo amministrativo della nave Ocean Viking, di Sos Mediterranee e Croce Rossa, dopo 11 ore di ispezione.
Problemi burocratici relativi alla certificazione dei container installati per offrire un riparo ai migranti soccorsi.
E in Libia, sempre a inizio settimana scorsa, 600 persone che chiedevano di essere evacuate dal Paese sono state arrestate dalle autorità e rinchiuse nel centro di detenzione di Ain Zara. Medici Senza Frontiere le ha visitate, riscontrando segni di percosse e traumi.
I genitori sarebbero stati separati dai loro figli.
Globalist ha fatto pressione sul ministro degli Esteri Di Maio, che “gioca alle elezioni” mentre i migranti vengono brutalizzati.
La foto mostra degli africani che dormono su materassi stesi in terra uno a fianco all’altro, senza nessuno spazio di separazione, due persone per ogni materasso.
L’articolo attinge ad un rapporto del Carnegie Middle East Center, secondo cui il rischio di un nuovo conflitto nel Paese nordafricano starebbe crescendo anziché diminuire col tempo.
Le elezioni si sarebbero dovute svolgere la vigilia di Natale, ma sono state rimandate.
L’articolo entra nel dettaglio dei vari candidati, delle loro strategie e dei loro sponsor internazionali.
Inoltre contiene segnalazioni di altre Ong, tra cui Amnesty International, che dice che le milizie stanno mettendo a tacere il dissenso.
In America intanto cresce la spaccatura tra i vari schieramenti sul fronte della politica interna. LaPresse ha scritto che il governatore della California ha proposto di fornire copertura sanitaria ai migranti illegali nello Stato. Il lancio, di sole sei righe, non riporta le reazioni da parte dei repubblicani, prevedibilmente molto stizzite. “Perché [il governatore] pensa che tutti debbano pagare per le sue politiche? Basandosi sulla logica, questo significa che se ogni Stato adottasse le stesse politiche, non ci sarebbero abbastanza soldi. Ecco come vengono usati i soldi delle vostre tasse: [il governatore] chiede 110 milioni di dollari per aiuti ai migranti illegali”, ha scritto una giornalista americana su Twitter.
E negli articoli si parla di “incentivo all’immigrazione illegale” in California.
Comunque sembra che una notevole parte di questi fondi sarà utilizzata per vaccinazioni, test, isolamento e quarantena per i migranti illegali.
Russia Today ha dato visibilità alla notizia che l’amministrazione Biden ha perso le tracce di 48 mila migranti clandestini negli ultimi sei mesi, dopo averli rilasciati sul territorio.
Ovviamente i repubblicani stanno contestando il Presidente anche su questo.
Sui media di destra si continua a usare il termine “alieni” per indicare i migranti, anche se da aprile scorso, su richiesta di Biden, le fonti ufficiali hanno sostituito questa parola con “migrante” o “cittadino senza documenti”. Quella che prima veniva chiamata “assimilazione” è diventata “integrazione”.
In Pennsylvania il governatore repubblicano si muove in direzione opposta al suo omologo californiano: sta cercando di fare in modo di dirottare i migranti in arrivo nel suo Stato verso lo Stato di origine di Biden, il Delaware. Inoltre vuole impedire contratti con lo Stato ad aziende che assistono l’amministrazione Biden nei programmi di ricollocamento non graditi.

Torino, la chiusura dell’Ospedaletto è definitiva?

Scrive Pressenza che non si sa se la chiusura del reparto di isolamento del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino, il cosiddetto Ospedaletto, sia definitiva.
Una mail inviata il 16 settembre scorso all’ufficio stampa del Viminale sarebbe rimasta tuttora senza risposta.
L’ospedaletto è il reparto in cui si è suicidato uno straniero a maggio scorso. Picchiato da tre italiani a Ventimiglia, era stato portato al Cpr torinese dopo essere stato medicato, aveva avuto scarsa assistenza psicologica, era stato isolato dagli altri reclusi a causa di una sospetta malattia della pelle che in realtà non aveva.
“Stupisce che la Procura torinese non abbia ordinato il sequestro [dell’ospedaletto], a meno che la decisione di chiuderlo non sia stata presa proprio perché un sequestro fosse nell’aria”, scrive Pressenza. “Se questa ipotesi fosse vera sarebbe lecito pensare che il decisore fosse ben consapevole della situazione di violazione (peraltro largamente denunciata dal Garante e dai Giuristi)”.
E il Garante “non è un romantico capellone peace & love che viaggia su un furgone Volkswagen dipinto a fiori: è la massima autorità di garanzia dei detenuti”, scrive l’autore dell’articolo.
Il sito accenna anche a una indiscrezione giunta “da fonte riservata che riteniamo attendibile”, in base alla quale il rilascio di una persona migrante sarebbe stato bloccato su richiesta di un funzionario della Questura a causa del sospetto che lo straniero potesse commettere reati. Quale straniero? Quale reato? Sulla base di quali precedenti? Chissà.
Gli attivisti no-cpr tendono a ripetere che si finisce nei Cpr senza avere commesso reati. Nelle cronache continuano a comparire notizie di stranieri accompagnati ai Cpr a causa dei loro precedenti penali. Spesso i siti di informazione si limitano a riassumere distrattamente i comunicati delle Questure, senza entrare nel merito. Liguria Notizie racconta ad esempio che due senegalesi fermati a La Spezia sono stati condotti ai Cpr di Torino e Bari. Avevano precedenti per “stupefacenti”, non si sa di che tipo e in che quantità. Inoltre erano “soliti a delinquere nell’ambito di note bande giovanili che operano sul territorio della provincia spezzina”. Delinquere come? Non si sa.
Tra l’altro il titolo del sito dice che i due “pluripregiudicati” sono stati condotti ai “Car” di Torino e Bari. Forse la “a” sta per “accoglienza”, mescolando insieme la definizione di Cpr e quella di Cas (Centri di Accoglienza Straordinaria).
Segno che comunque una parte dell’opinone pubblica non ha un quadro chiaro della situazione. Del resto i concetti di “permanenza” e “rimpatrio” insiti nel nome Cpr sono concetti opposti, e rischiano di confondere le idee.
Di solito quando viene aperto un nuovo Cpr in una città che non l’ha mai ospitato, i politici (specie quelli di destra) devono insistere parecchio per rassicurare i cittadini sul fatto che si tratta di centri di detenzione dai quali i migranti non hanno la possibilità di uscire liberamente, come invece avviene per i centri di accoglienza.

Vive con la nonna, non può essere rimpatriato

Il giudice di pace di Bari non ha convalidato il trattenimento di un ventunenne albanese presso il locale Centro di Permanenza per i Rimpatri, perché lo straniero vive stabilmente in Italia, frequenta scuole italiane ed è ospitato dalla nonna, di origini albanesi ma cittadina italiana.
Lo scrive il sito Termoli Online, riportando un comunicato nel quale si accenna vagamente ad una scarcerazione recente a seguito di un reato non meglio precisato.
Il sito Primo Numero aveva riportato la notizia dell’accompagnamento al Cpr, specificando che il 25 settembre lo straniero era stato arrestato perché doveva scontare una pena per porto di armi o oggetti atti a offendere commesso nel 2017, quando era ancora minorenne. La pena era di quattro mesi. Gli era stato concesso l’affidamento ai servizi sociali, che però ha più volte violato.
Intanto da Bari non sono arrivati aggiornamenti dopo la notizia della conclusione di un’indagine a carico dei gestori del Cpr, diffusa all’inizio del mese. L’ipotesi di cui si sono occupati gli inquirenti riguardava la mancata visita dei migranti al momento di primo ingresso. Il medico sarebbe stato presente nella struttura per tutte le ore previste dal contratto, ma concentrandole in giorni adiacenti, restando poi irreperibile per il resto della settimana, senza quindi occuparsi dei nuovi ingressi o di eventuali esigenze mediche. Quattro persone hanno ricevuto avvisi di garanzia. Non si sa quando si svolgeranno le udienze.
Il Corriere del Mezzogiorno ha riportato anche tre righe con la versione del gestore: “Il capitolato d’appalto è stato rispettato in ogni suo punto e la cooperativa è in grado di darne dimostrazione documentale all’autorità giudiziaria titolare delle indagini”.
Secondo gli investigatori, la precarietà dei servizi essenziali erogati dalla cooperativa avrebbe contribuito a creare le condizioni di esasperazione da cui sono scaturiti proteste e incendi all’interno della struttura verso la fine del 2019.

Bari 70 vaccinazioni previste al Cpr

Scrive il sito Santeramo Live che ieri erano in agenda 70 vaccinazioni per gli stranieri trattenuti nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari.
L’informazione è contenuta in un articolo con le statistiche sul numero di vaccini somministrati finora in tutta la provincia.
Non si sa se qualcuno abbia rifiutato il vaccino, né arrivano notizie dall’altro Cpr pugliese, quello di Brindisi.
In passato si era detto che alcuni migranti avevano rifiutato il tampone per non essere imbarcati sui voli di rimpatrio. Non si sa se i migranti vaccinati potranno essere imbarcati senza bisogno di tampone.
Il Cpr barese è finito nelle cronache all’inizio di questo mese, perché quattro persone (il presidente dell’ente gestore, la direttrice, un medico e il referente dell’associazione che fornisce assistenza medica) hanno ricevuto un avviso di garanzia per presunta frode nell’esecuzione delle prestazioni di assistenza e sorveglianza sanitaria degli immigrati. I siti di informazione parlano di mancata esecuzione delle visite mediche di primo ingresso, con il connesso rischio della diffusione di malattie infettive. Le indagini sono partite nel 2019. Secondo l’accusa il centro restava senza assistenza medica per cinque giorni alla settimana, né venivano forniti medicinali e medicamenti.
La base di tutto sarebbe un cavillo: l’appalto prevedeva 48 ore di assistenza sanitaria settimanale, suddivisa in teoria in cinque o sei giornate lavorative, con obbligo di reperibilità per il medico nel resto della giornata. Invece i turni erano stati organizzati in maniera tale da esaurire queste 48 ore in due o tre giorni, lasciando il centro senza presidio sanitario per il resto della settimana. Il medico se ne tornava nella sua casa in Sicilia, senza garantire la propria reperibilità immediata nel Cpr pugliese, dice l’accusa.
I siti di informazione non riportano la versione della difesa. La notizia è stata diffusa il giorno stesso, con foto di repertorio di un migrante anonimo tra le sbarre, e poi subito abbandonata.

Il Cpr di Bari sotto indagine

La direttrice del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari, il medico responsabile, il rappresentante dell’ente gestore e il referente di un’associazione che doveva fornire assistenza sanitaria hanno ricevuto un avviso di garanzia a conclusione delle indagini svolte dalla polizia sul presunto inadempimento del contratto di appalto.
L’accusa riguarda la frode nell’esecuzione del contratto di affidamento e in particolare dell’assistenza sanitaria, e la violazione delle misure di sicurezza delle visite mediche di primo ingresso, con il connesso rischio della diffusione di malattie infettive.
La notizia è riportata dal sito SulPezzo, senza citare la fonte. L’articolo si trova tale e quale su Msn, attribuito all’Ansa. TgCom24 ne ha pubblicato una sintesi.
Nel pezzo forniscono due date: si dice che è indagata la direttrice fino a febbraio 2021 e il medico fino a dicembre 2019. Che è una data precedente all’inizio della pandemia. Le indagini sono partite appunto nel ’19.
Non vengono riportati i nomi degli indagati, ma solo quelli delle società che si occupano della struttura. Le fotografie sono tutte di repertorio: un poliziotto di spalle, due panchine vuote nel Cpr, una imprecisata tensostruttura distrutta dalle fiamme.
A quanto hanno detto gli inquirenti, la precarietà dei servizi essenziali erogati ha contribuito a creare le condizioni da cui sono scaturiti proteste e incendi.
Non si sa qual’è la linea difensiva degli indagati. Finora nessuno ha commentato.

Pisa, due stranieri portati al Cpr

Due stranieri con precedenti per stupefacenti sarebbero stati accompagnati ai Centri di Permanenza per i Rimpatri dopo essere stati fermati nel corso di un controllo a Pisa.
Lo scrive il sito Il Cuoio In Diretta.
Nel primo caso si tratterebbe di un trentottenne tunisino, trovato in possesso di due biciclette rubate e di un involucro contenente eroina.
In precedenza era stato denunciato per due furti.
Il sito si limita a dire che l’uomo sarà imbarcato nei prossimi giorni sul primo charter in partenza per Tunisi, ma non specifica dove si trova in questo momento.
Nel secondo caso si tratta di un altro tunisino, ventiseienne, arrestato giovedì scorso “per stupefacenti”. Il sito non specifica di quale droga si trattava, ma dice che l’uomo è stato accompagnato al Cpr di Bari.
Dall’inizio dell’anno sono 33 gli accompagnamenti ai centri rimpatri a partire dalla provincia, a cui si aggiungono 3 accompagnamenti alla frontiera aerea e 43 intimazioni ad allontanarsi dall’Italia entro sette giorni.
All’inizio del mese il sito Stranieri In Italia ha scritto che la Asl di Bari era “già al lavoro” per coinvolgere gli ospiti del Centro di Permanenza per i Rimpatri barese nel programma di vaccinazione anti-covid, dopo avere iniziato a vaccinare coloro che si trovavano nel centro di accoglienza. Non si sa da allora quanti hanno aderito all’iniziativa, né quanti sono stati i rimpatri effettivi e verso dove.

Perugia, rumeno accompagnato al Cpr

Un cittadino rumeno con numerosi precendenti penali è stato fermato dalla polizia nei pressi della stazione di Perugia e trasferito al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari. Tra i vari crimini di cui è stato accusato in passato ci sono anche “reati di matrice sessuale a carico di minori”, come scrive Umbria Journal senza specificare meglio il contesto. Il titolo è “rimpatriato straniero per motivi di ordine pubblico”, anche se il rimpatrio non è ancora avvenuto.
La notizia è stata riportata anche dal Messaggero, senza approfondimenti, a pagamento, e con un’introduzione retorica che probabilmente piacerà ai politici di destra: “Se ne stava serenamente a Fontivegge, nonostante non avesse alcun diritto a starci dal momento che a Perugia non può starci perché è una persona pericolosa. E invece evidentemente la zona davanti alla stazione viene vissuta come una specie di zona franca in cui tutti possono fare quel che vogliono. Anzi, c’è di che innervosirsi se i poliziotti ti chiedono i documenti”,
Le notizie di questo tipo vengono seguite molto superficialmente dai siti di informazione. La settimana scorsa a Cesenatico è stato fermato un quarantenne albanese pluripregiudicato per stupefacenti. L’uomo era già stato rimpatriato due volte, nel 2018 e nel 2019, ma è sempre riuscito a tornare in Italia. Ora “il giudice ha convalidato l’arresto e presto il quarantenne sarà rimpatriato nuovamente per l’Albania”, ha scritto Il Resto del Carlino, come riporta Msn Notizie. Solo che non viene specificato con quale procedura: l’uomo si trova in carcere? Dovrà passare attraverso il Cpr? Quanto tempo avverrà prima del rimpatrio, se non è già avvenuto? L’opinione pubblica ne verrà informata, o la notizia finisce qui?
In questo periodo ricorre il trentennale dell’arrivo della nave Vlora, dall’Albania al porto di Bari. Vari siti web hanno ricordato l’evento, magari intervistando chi all’epoca era sull’imbarcazione. Today ha riportato il racconto di un famoso ballerino, ora naturalizzato italiano, che ricorda l’enorme delusione che ci fu quando i migranti “giovani, assetati di conoscenza e libertà, incoscienti e curiosi di sapere cosa c’era al di là del mare” vennero tutti rimpatriati.

Ancona, tre stranieri con precedenti accompagnati ai Cpr

Tre stranieri con precedenti penali sono stati accompagnati ai Centri di Permanenza per i Rimpatri di Brindisi e Bari dopo essere stati fermati dalla polizia ad Ancona. Lo scrive il Resto del Carlino, senza specificare età, nazionalità e tipo di precedenti. L’articolo contiene una sintesi di tutti i provvedimenti presi in settimana sul fronte immigrazione. Tra le altre cose si parla del trasferimento in Germania di due richiedenti asilo, un pachistano e un somalo, e dell’accompagnamento alla frontiera di un albanese con numerosi precedenti. Non si dice quali precedenti, e non si dice neanche quale frontiera (un porto pugliese?).
Allo stesso comunicato hanno attinti altri siti locali, senza aggiungere niente.
Intanto a livello nazionale si torna a parlare di naufragi nel Mediterraneo. Un barcone con 127 migranti è affondato di fronte alle coste tunisine. 84 sono stati salvati, ma 43 sono dispersi. 14 cadaveri sono stati rinvenuti su una spiaggia libica. A Lampedusa l’hotspot da 250 posti ospita 370 persone (di solito la permanenza è di poche ore, prima del trasferimento sulle coste siciliane). Ed è polemica sul ruolo della Guardia Costiera Libica, dopo il filmato diffuso nei giorni scorsi in cui si vede una delle motovedette libiche alle prese con un barcone di migranti (si parla di spari e tentativi di speronamento). L’Italia dovrebbe contribuire con 500 mila euro l’anno al finanziamento delle loro attività, le Ong chiedono di sospendere la collaborazione.