Civitanova Marche, possesso di eroina, accompagnamento al Cie. Biella, probabili rapinatori individuati

Un tunisino trovato in possesso di alcune dosi di eroina a Civitanova Marche è stato accompagnato al Cpr di Bari. Lo scrive Il Cittadino di Recanati, che riporta il comunicato delle forze dell’ordine relativo a tutte le attività e i controlli svolti in provincia di Macerata. Dopo l’omicidio di Pamela e la sparatoria neo-fascista, il Questore ha deciso di impegnare le forze dell’ordine “in modo incessante 24 ore su 24 con l’obiettivo primario di debellare i fenomeni legati allo spaccio di sostanze stupefacenti”, scrive il sito.
Risultato: due africani fermati mentre chiedevano l’elemosina fuori dal supermercato. E un tunisino individuato dopo il suo rientro illegale in Italia, a seguito di un precedente rimpatrio.
Controlli nei “luoghi di abituale ritrovo di persone sospette”. Controlli veicolari. Sanzioni amministrative.
Da Biella invece arriva la notizia che la polizia ha sgominato una possibile banda di rapinatori. Li ha notati mentre si passavano telefonicamente informazioni preziose per commettere furti e rapine, scrive News Biella. Si trattava di tre latinoamericani, due uomini e una donna.
La donna è stata portata al Cpr di Roma. E i due uomini… hanno ricevuto l’ordine di lasciare il territorio italiano entro sette giorni. Uno è argentino, l’altro è un sessantaduenne colombiano.

Annunci

Senigallia, accompagnamento al Cie

Un trentenne iraniano sorpreso a rubare in un supermercato a Senigallia, nelle Marche, è stato accompagnato al Cie di Bari.
L’uomo aveva precedenti penali per reati contro il patrimonio.
A luglio scorso era stato destinatario di un provvedimento di espulsione emesso a Torino.

Incendio a Bari

Un incendio “si è sviluppato” nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari, nel quartiere San Paolo.
Le fiamme sono state domate in breve tempo, non ci sono feriti.
Lo riportano in poche righe i siti Bari Today e Borderline 24. Specificando che le cause dell’incendio sono “ancora da accertare”.
Le foto sono di repertorio. Entrambi i siti danno la possibilità agli utenti di commentare, ma nessuno lo ha fatto.
Borderline ricorda che “la struttura è stata ristrutturata e ammodernata e riaperta da qualche mese dal Ministero dell’Interno per arginare l’emergenza sbarchi”.
Prima di tutto il Cpr non è nato per ospitare i profughi appena sbarcati, ma i numerosi stranieri che già si trovano sul territorio italiano, commettono reati e normalmente non possono essere rimpatriati per mancanza di posti nei centri per i rimpatri.
In secondo luogo sarebbe importante approfondire le dinamiche che si sono create. In Italia c’erano 13 Centri di Identificazione ed Espulsione. Uno dopo l’altro sono stati chiusi, soprattutto a causa delle rivolte che facevano danni notevoli alle strutture. Poi è arrivato Minniti, che ha rilanciato il piano di Maroni di allestire un Cie in ogni regione. Senza intervenire, apparentemente, sulle cause degli incendi.
Il risultato è che negli ultimi mesi è stato dichiarato inagibile il Cpr di Caltanissetta, a causa di un incendio. Un altro ne è stato segnalato a Torino (danni non quantificati). Ora Bari, appena ristrutturato (anche qui, non si conosce l’entità dei danni).
In Italia le elezioni sono imminenti, la campagna elettorale è in corso. Quello dell’immigrazione è un tema centrale. Eppure non si sa di preciso come un eventuale successore di Minniti correggerebbe la rotta sul modo in cui vengono gestiti i centri di espulsione. A che serve aprirne di nuovi per vederseli distruggere uno dopo l’altro come è già successo in passato?
I giornalisti nel frattempo restano abbastanza fuori sincrono rispetto alla realtà.
Tre giorni fa il sito del Giornale scriveva che in Italia sono attivi solo i Cpr di “Brindisi, Caltanissetta, Roma e Torino, e quasi pronti quelli di Potenza e Bari”.
E’ da novembre che le cronache locali parlano di accompagnamenti al Cpr di Bari. Due mesi fa. A metà dicembre le cronache raccontavano che il Cie di Caltanissetta era stato completamente svuotato. Più di un mese fa.
E Potenza? Da lì non arrivano notizie di nessun genere. Però un comunicato di pochi giorni fa firmato da Emma Bonino dava per scontato che il Cpr fosse già in funzione.
Il Giornale si era già occupato dei Cpr in fase di apertura all’inizio di dicembre. La stessa giornalista aveva scritto: “Uno, quello di Potenza, sorgerà ‘nei prossimi giorni, comunque entro fine anno – assicura al Giornale il capo di Gabinetto del ministro, Marco Morcone – e anche quello di Bari è pronto'”.
Il capo di Gabinetto del ministro si chiama Mario, non Marco. A distanza di quasi due mesi, l’errore di stampa non è stato corretto.

Terni, accompagnamento al Cie

Un ventiduenne tunisino è stato portato al Cpr di Bari dopo essere stato fermato dalla polizia a Terni, a seguito della segnalazione di una rissa.
Il giovane era già stato “sottoposto alla misura del respingimento da parte della Questura di Agrigento”.
Insieme a lui c’erano altri tre stranieri: uno già sottoposto a obbligo di firma, non si sa perché, un altro richiedente asilo, e l’ultimo sottoposto a misura alternativa alla detenzione perché condannato quando era minorenne per rapina aggravata in concorso (ora ha 18 anni, ma è comunque tornato nella struttura a cui era affidato).
La notizia compare su Umbria 24, in coda ad un articolo in cui si parla dell’arresto di due giovani, provenienti da Gambia e Guinea, che hanno tentato di rubare due giubbotti in un negozio di abbigliamento.

Arrestato Igor il russo

Otto mesi dopo l’omicidio del barista di Budrio, è stato finalmente arrestato Igor il russo, ovvero il serbo Norbert Feher.
L’uomo è stato preso in Spagna, dopo avere ammazzato due agenti di polizia e un allevatore.
Al momento dell’arresto, avvenuto in seguito a un incidente stradale, il killer indossava un’uniforme rubata ad uno dei due agenti uccisi. E’ stato quindi spogliato, e la foto segnaletica di lui in mutande è stata diffusa ai mass media.
La notizia dell’omicidio di Budrio (Emilia Romagna) aveva destato scalpore, ad aprile scorso, a livello nazionale. Era stata organizzata una maxi caccia all’uomo, che non aveva dato esito. Anzi, in quei giorni Igor aveva ucciso anche una guardia volontaria in cui si era imbattuto nelle campagne.
In Italia, Igor era stato per quindici giorni nel Cie di Bari. C’erano due ipotesi all’epoca, che fosse russo e che fosse uzbeko. Entrambi i paesi non lo avevano riconosciuto come proprio cittadino (è serbo, infatti, nato a Subotica), e quindi le autorità italiane non avevano potuto fare altro che rilasciarlo.
I siti web riportano le opinioni cariche di odio nei suoi confronti da parte dei familiari del barista ucciso.
Al momento non è sicuro che ci sarà l’estradizione. E’ probabile che le autorità spagnole vogliano prima processarlo per gli omicidi che ha compiuto dalle parti di Saragozza.

Terni, accompagnamento al Cie

Un cittadino dominicano è stato accompagnato al Cie di Bari dopo essere stato scarcerato. Aveva appena finito di scontare una imprecisata pena per traffico di stupefacenti, non si sa di che tipo. La notizia è stata riportata da UmbriaJournal, all’interno di un articolo col bilancio di tutte le attività della polizia negli ultimi giorni. Non si sa se gli accordi di rimpatrio con la Repubblica Dominicana siano efficienti, o se lo straniero verrà rilasciato nel giro di due o tre mesi.
Anche Umbria24 ha provato a riportare la notizia. Con la differenza che il cittadino dominicano è diventato un “cittadino domenica, scarcerato proprio venerdì”.
Un altro dominicano è stato condannato tre giorni fa a 18 anni di galera per avere assassinato a colpi di pistola un suo connazionale a Milano l’anno scorso. Inizialmente la richiesta era di 30 anni di galera, ma è stata abbassata a causa della collaborazione dell’imputato.
A La Spezia il Pubblico Ministero ha chiesto il rinvio a giudizio di un diciannovenne dominicano, che insieme ad un albanese era stato fermato a marzo dopo una serie di rapine col coltello. Due stranieri imprecisati sono tutt’ora ricercati. La polizia sa chi sono (ma i mass media non lo scrivono).
Per finire, una donna dominicana è stata denunciata ad Avezzano, in Abruzzo, per favoreggiamento alla prostituzione. L'”avvenente 46enne” aveva affittato un appartamento, mettendolo poi a disposizione di prostitute e transessuali, italiani e stranieri, “ricevendo un compenso di 40 euro da ciascuno di essi”. (Al giorno? A settimana? Al mese? Non viene specificato).
La donna riceveva i clienti di un italiano che “gestiva un’analoga attività” all’Aquila, e che essendo raggiunto da misure cautelari per i medesimi fatti, dirottava ad Avezzano la gente che prima si rivolgeva a lui.
Nei confronti della donna è stato “emesso un provvedimento divieto di dimora ad Avezzano”. E basta, per ora.

Riapre il Cie di Bari. Due marocchini fermati a Viareggio. Cpr Torino in fiamme. Gricignano: coma farmacologico per il gambiano ferito, imprenditore in carcere

Due marocchini, di 20 e 27 anni, sono stati accompagnati al Cie di Bari dopo essere stati individuati dalla polizia a Viareggio. La notizia è riportata dal sito Lucca In Diretta, che non specifica se i due avevano o no precedenti penali.
A quanto ne sapevamo, il Cie di Bari era stato chiuso dopo la rivolta del febbraio 2016.
A metà ottobre il Corriere del Mezzogiorno aveva riportato la notizia che un raggruppamento temporaneo di imprese si era aggiudicato provvisoriamente la gara per la gestione, ma l’offerta era stata sottoposta a verifiche, perché il ribasso del 32,42 per cento superava la soglia di anomalia (che non si sa a quanto era stata fissata).
I principali mass media però non hanno dato la notizia che il centro era tornato a funzionare. Notizia che invece compare sul blog antagonista Hurriya (su Noblogs). E che risale a due giorni fa.
Scrive il sito che la capienza del centro è di 126 posti, e che la procedura d’urgenza da 750 mila euro è stata affidata in 10 giorni alla ditta Ladisa, che gestirà il Cpr fino a dicembre (solo due mesi?)
Secondo il Corriere del Mezzogiorno il raggruppamento temporaneo che avrebbe gestito il Cpr era formato, da Ladisa e da Oer Medica Sud.
Il blog antagonista racconta che area blu e area verde del Cpr torinese sono state date alla fiamme alcune notti fa. E’ intervenuta la celere con i lacrimogeni, ci sono stati dei feriti, dall’esterno della struttura qualcuno ha sparato fuochi d’artificio.
12 stranieri sarebbero finiti in isolamento.
La notizia compare anche su La Stampa che titola: “Rivolta al centro di permanenze” (inventando così una nuova definizione).
Secondo il sito, le stanze danneggiate sarebbero nove.
Intanto a Gricignano in provincia di Caserta la cronaca locale ha dato ampio spazio alla notizia del profugo a cui il gestore del centro di accoglienza ha sparato in bocca.
La prefettura avrebbe dato il via alla risoluzione del contratto: 150 immigrati sono stati trasferiti in altre strutture, anche per “consentire la verifica sul funzionamento degli impianti”.
C’è stata qualche polemica sul vicesindaco, che ha scritto su Facebook di essere dalla parte dell’uomo che ha sparato.
Come molti, sui social. C’è anche chi ha detto: “Ci vuole la mitraglietta”.
Il diciannovenne ferito era stato accusato di avere dato fuoco alla sua stanza. Circostanza negata dal suo avvocato difensore.
L’altro ieri si trovava in coma farmacologico. Si nutre solo grazie ai macchinari. I medici dovevano verificare se era possibile operare. Il proiettile, entrato dalla bocca, si è fermato a pochi millimetri dal midollo spinale. Rischia la paralisi.
Gli avvocati del collegio difensivo dello straniero raccontano che nel centro mancava un servizio di mediazione culturale. Dicono che sono in possesso di filmati in cui il diciannovenne piangeva, lamentava forti dolori, conseguenza forse di violenze subite nel corso del viaggio verso l’Italia. Chiedeva di essere accompagnato da qualche parte, chiedeva perfino di essere rimpatriato. Ma non ha ottenuto assistenza.
Uno dei migranti che hanno assistito alla scena ha detto che, affacciandosi dopo l’incendio, ha visto il gestore con l’arma in pugno che intimava agli stranieri di rientrare. Visto che il Gambiano non lo faceva, lo avrebbe prima percosso e poi avrebbe sparato quando era già a terra.
Leggo riporta anche la versione difensiva dell’arrestato, che dice di avere agito per legittima difesa dopo essere stato aggredito con una pietra da alcuni migranti. L’uomo dice anche di essersi pentito del suo gesto. Ora non si trova più agli arresti domiciliari, ma è stato trasferito in carcere.
L’imprenditore quarantatreenne ha diffuso le foto delle ferite riportate al volto. Comunque i carabinieri non lo hanno trovato sul luogo della sparatoria. Prima di costituirsi, l’uomo è andato “a casa per medicarsi, contattando anche la guardia medica”.