Bari, l’offerta supera la soglia di anomalia

Il raggruppamento temporaneo di imprese Ladisa-Oer Medica Sud si è aggiudicata provvisoriamente la gara per la gestione del Centro Permanenza per i Rimpatri di Bari.
Lo scrive il Corriere del Mezzogiorno.
L’offerta è stata caratterizzata da un ribasso del 32,42 per cento. Dalla Prefettura hanno fatto sapere che dato che questo ribasso “supera la soglia di anomalia”, l’offerta verrà “sottoposta a verifiche”.
Il sito non fornisce la cifra offerta, né spiega quale era la soglia di anomalia.
L’informazione si trova in coda a un articolo sulla protesta dei lavoratori del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo. Visto che il Cara sarà ridimensionato (744 posti a fronte degli attuali 1300), molti di loro rischiano di perdere il posto. La protesta è appoggiata da Cgil, Cisl e Uil.
E si segnalano anche perplessità sullo “spacchettamento” previsto dalla nuova gara per il centro di accoglienza. Prima un unico raggruppamento si aggiudicava tutti i servizi. Adesso l’appalto è stato diviso in quattro: amministrazione e servizi sanitari, pasti, pulizie, forniture e magazzino.
Non sappiamo se è la prima volta che succede, e se le nuove direttive prevederanno la stessa cosa in tutti i Cara italiani.
All’inizio di quest’anno il Cie di Bari risultava temporaneamente chiuso per lavori. Così ha scritto la Commissione Diritti Umani del Senato (la commissione d’inchiesta Cie-Cara ha dimenticato di elencare nel suo rapporto quali sono i Cie aperti). In Puglia però era attivo il Cie di Brindisi, gestito dall’associazione Acuarinto, con una disponibilità di 48 posti. Visto che il piano Minniti prevede un Cie per ogni regione, con capienza di circa 100 posti l’uno, si suppone che quando aprirà il Cie di Bari potrebbe chiudere quello di Brindisi. Solo che non vengono forniti i tempi, e in effetti nessuno ha annunciato la chiusura del Cie brindisino. Per cui alcuni politici hanno protestato: perché la Puglia dovrà essere l’unica regione italiana con due Cie?

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15 giorni nel Cie di Bari

Scrive la Nuova Ferrara che Igor Vaclavic è stato 15 giorni nel Cie di Bari, prima di essere rilasciato con ordine di abbandonare l’Italia con mezzo propri.
Vaclavic in questi giorni è su tutte le prime pagine: dopo aver ucciso un tabaccaio nel corso di una rapina la settimana scorsa, ha assassinato una guardia ecologica volontaria, ferendo una guardia provinciale. E’ tuttora ricercato con ogni mezzo.
“Il Cie di Bari, come da acronimo, dovrebbe garantire identificazione ed espulsione, e per Igor non ha completato né l’una né l’altra”, dice il quotidiano ferrarese.
Il Resto del Carlino scrive che ora l’identità dello straniero sarebbe nota: non si tratterebbe di un russo, ma di un serbo di Subotica.
“Chissà chi è. Comunque non dovrebbe stare qui”, si legge in un commento sul sito della Nazione, che si scaglia genericamente contro il “garantismo d’acciaio” dell’Italia, senza suggerire alternative: se non si sa dove rimpatriare una persona come si fa a rimpatriarla? E se questa persona non ha ancora commesso reati gravi, perché la si dovrebbe rinchiudere?
“E’ surreale che l’alternativa all’espulsione non sia la galera ma la libertà di uccidere”, scrive il sito.
Vaclavic è stato condannato nel maggio del 2011 a 5 anni e 8 mesi di reclusione per una serie di rapine compiute nel ferrarese, scrive Repubblica.
E’ uscito dal carcere nel 2015. A quel punto sarebbe stato rinchiuso nel Cie (due anni fa) E poi rilasciato nel giro di due settimane.
Il Cie barese è inagibile da circa un anno.

Chi chiede asilo deve lavorare

Scrive il Corriere della Sera che nel pacchetto di norme in materia di immigrazione che verrà presentato in Parlamento mercoledì prossimo dal Ministro dell’Interno Marco Minniti ce n’è anche una che prevede che chi chiede asilo in Italia dovrà svolgere lavori socialmente utili mentre attende la risposta.
Scrive il sito che “l’appuntamento è fissato davanti alla commissione Affari Costituzionali, nell’ambito di un progetto che coinvolge anche le regioni e i comuni”.
Inoltre l’articolo parla di una missione in Germania del Ministro Minniti, prevista in questi giorni, per discutere una linea comune europea sull’immigrazione.
Sul fronte Cie nessuna novità di rilievo: a Roma, Torino, Crotone e Caltanissetta “si è deciso di utilizzare i centri già operativi”; Valle d’Aosta e Molise sono escluse dal progetto; ne restano da aprire quattordici, uno per regione, per cui “si stanno individuando gli edifici adeguati”.
L’articolo non parla della situazione in Puglia, dove c’erano due centri di espulsione, a Bari e Brindisi, che in molti pensano siano stati chiusi, non si sa quando. Un lancio dell’Agi di due settimane fa in realtà dice che il Cie di Brindisi è aperto e operativo, ed ospita 48 stranieri. Il Cie di Bari invece è stato chiuso “dopo la rivolta del febbraio scorso”.

Accoltellamento a Malpensa

Un trentenne marocchino ha accoltellato un connazionale alla stazione del terminal 1 dell’aeroporto di Malpensa.
L’uomo, individuato ed arrestato grazie alle immagini della videosorveglianza, era già stato arrestato nel 2014 per una lite avuta con un cittadino del Bangladesh: entrambi procacciavano i carrelli ai passeggeri offrendo servizio di facchinaggio.
Era stato colpito da provvedimento di espulsione del questore di Varese, ed era stato accompagnato al Cie di Bari. “Da cui sarà rimpatriato nei prossimi giorni”, dicono sempre i comunicati stampa, senza poi riferire se il rimpatrio avviene o no.
In quel caso, il rimpatrio non è avvenuto: l’uomo ha presentato istanza di asilo politico, ed è stato rilasciato.
La risposta negativa alla sua domanda è arrivata soltanto “recentemente”, scrive Repubblica.
Lo straniero accoltellato martedì mattina è stato sottoposto a intervento chirurgico presso l’ospedale Sant’Antonio Abate di Gallarate. Ha subito una lesione ad un tendine.

Condanna per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Un iracheno è stato condannato dal gup di Bari a 3 anni e sei mesi di reclusione con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La notizia è stata riportata dall’Ansa e ripresa da vari siti web. Il fatto che sia stato il gup a prendere la decisione lascerebbe pensare che si tratti di rito abbreviato su richiesta dell’imputato, ma gli articoli non entrano nel dettaglio.
I siti di informazione scrivono che l’uomo è “indagato a piede libero” per un’inchiesta sul terrorismo internazionale di matrice islamica, e scrivono anche che si trova in un carcere di massima sicurezza, sembra da almeno 10 mesi. Quindi non è a piede libero.
Scrivono anche che la Dda barese ipotizza che le persone con cui l’uomo aveva ripreso i contatti, dopo essere stato scarcerato dopo 10 anni di carcere per “terrorismo”, si stavano riorganizzando per favorire l’ingresso in Europa di foreign fighters, ma sull’ipotesi sarebbero “ancora in corso accertamenti”.
I siti web non raccontano che cosa abbia fatto lo straniero per farsi condannare la prima volta a 10 anni di carcere. Scrivono solo che è stato scarcerato, forse nel 2014, e trasferito nel Cie di Bari, da cui si presumeva sarebbe stato rimpatriato a breve. Invece aveva presentato ricorso, e a gennaio 2015 era tornato in libertà. Per finire di nuovo in manette a dicembre dello stesso anno. Secondo l’accusa, tra marzo e settembre avrebbe procurato documenti falsi per fare entrare in Italia 11 “presunti jihadisti”. Dei quali non si sa nulla, se non che avrebbero raggiunto “varie destinazioni europee, in particolare Francia e Belgio”, come scriveva Reuters l’anno scorso.

Terni, arrestato spacciatore

Un cittadino albanese è stato arrestato dalla polizia a Terni con l’accusa di essere uno spacciatore di cocaina. La vendeva “in grandi quantità ad alcuni imprenditori e professionisti della Terni bene”, scrive Tuttoggi. Nel suo motorino è stato trovato mezzo chilo di cocaina pura al 92%, che avrebbe potuto fruttare 140 mila euro. L’uomo era già stato accompagnato ad un Cie una volta (a Bari), nel 2015, dopo che gli era stato rifiutato il permesso di soggiorno. Lì però aveva presentato richiesta d’asilo, ed era stato rilasciato con un permesso di soggiorno temporaneo.
Le indagini sono partite dopo una serie di casi di overdose che si sono verificati nei mesi scorsi a Terni.

Breve da Bari

Scrive il sito di Repubblica che un incendio ha reso inagibile un modulo che ospita i migranti nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Bari, quartiere San Paolo.
Non si segnalano feriti o intossicati. L’ultimo incendio risale appena a mercoledì scorso.
Nonostante tutto, il sito affronta l’argomento con molta prudenza: “Per cause da accertare hanno preso fuoco alcuni materassi”, da cui le fiamme “si sono propagate ad alcuni mobili”.
Cause ancora da accertare, dunque.
In queste ore i mass media locali hanno riferito che otto sindacati di polizia hanno firmato una lettera in cui si segnala al capo dalla polizia Pansa “la gravissima situazione in cui versa la provincia di Bari sotto il profilo della criminalità”.
Si parla di rapine ai portavalori, furti di rame, reati predatori, ma anche della presenza di Cie e Cara. I quali “rappresentano un ulteriore impegno quotidiano per le forze di polizia, che trascende dalla mera attività di vigilanza attesi il rischio di infiltrazioni terroristiche e il costante pericolo rappresentato dalle frequenti rivolte che hanno richiesto un massicio intervento di operatori per essere sedate, come capitato solo qualche giorno addietro”.
Quindi secondo i sindacati di polizia, “solo qualche giorno addietro” ci sarebbe stata una rivolta che ha richiesto un “massiccio intervento di operatori per essere sedata”.
Titolava l’Ansa mercoledì: “A fuoco materassi Cie Bari, nessun ferito. Cause da accertare, migranti trasferiti in altri moduli della struttura”.
Nel testo si accennava al fatto che “pattuglie delle Volanti della polizia hanno riportato ordine tra gli ospiti della struttura”, ma poteva benissimo essere che era l’incendio ad aver creato disordine: nell’articolo non si parla mai di rivolta; del resto le cause dell’incendio erano ancora da accertare…
Comunque, nessuno sul web ha ancora fatto il punto della situazione: tra i fatti della settimana scorsa e quelli di questa settimana, quanti posti agibili ci sono rimasti a Bari? E quanti migranti ci sono in tutto?
Comunque, tanto per inquadrare meglio il contesto, riportiamo anche un lancio di agenzia di venerdì scorso, in cui si dice che “Un tentativo di rivolta di migranti ospiti al Centro di Identificazione ed Espulsione di Restinco di Brindisi è stato sedato ieri dalla polizia e dai carabinieri”. Il lancio è dell’Agi. A Brindisi c’è l’altro centro di espulsione pugliese.
A quanto pare, due uomini si erano barricati dietro una porta d’acciaio divelta, usandone i pioli come oggetti contundenti.
Entrambi sono stati arrestati, grazie all’intervento di: “Carabinieri del XI Battaglione ‘Puglia’ di Bari, insieme al personale della Questura di Brindisi e delle pattuglie della Compagnia di Brindisi, nonché i militari dell’operazione Strade Sicure”. (Sembra che i carabinieri di Bari devono occuparsi anche del Cie di Brindisi).
Questo potrebbe sembrare un “massiccio intervento di operatori” per sedare una rivolta. Ma per fortuna, secondo la stampa, si trattava solo di un “tentativo” di rivolta. Di due stranieri soltanto.