15 giorni nel Cie di Bari

Scrive la Nuova Ferrara che Igor Vaclavic è stato 15 giorni nel Cie di Bari, prima di essere rilasciato con ordine di abbandonare l’Italia con mezzo propri.
Vaclavic in questi giorni è su tutte le prime pagine: dopo aver ucciso un tabaccaio nel corso di una rapina la settimana scorsa, ha assassinato una guardia ecologica volontaria, ferendo una guardia provinciale. E’ tuttora ricercato con ogni mezzo.
“Il Cie di Bari, come da acronimo, dovrebbe garantire identificazione ed espulsione, e per Igor non ha completato né l’una né l’altra”, dice il quotidiano ferrarese.
Il Resto del Carlino scrive che ora l’identità dello straniero sarebbe nota: non si tratterebbe di un russo, ma di un serbo di Subotica.
“Chissà chi è. Comunque non dovrebbe stare qui”, si legge in un commento sul sito della Nazione, che si scaglia genericamente contro il “garantismo d’acciaio” dell’Italia, senza suggerire alternative: se non si sa dove rimpatriare una persona come si fa a rimpatriarla? E se questa persona non ha ancora commesso reati gravi, perché la si dovrebbe rinchiudere?
“E’ surreale che l’alternativa all’espulsione non sia la galera ma la libertà di uccidere”, scrive il sito.
Vaclavic è stato condannato nel maggio del 2011 a 5 anni e 8 mesi di reclusione per una serie di rapine compiute nel ferrarese, scrive Repubblica.
E’ uscito dal carcere nel 2015. A quel punto sarebbe stato rinchiuso nel Cie (due anni fa) E poi rilasciato nel giro di due settimane.
Il Cie barese è inagibile da circa un anno.

Chi chiede asilo deve lavorare

Scrive il Corriere della Sera che nel pacchetto di norme in materia di immigrazione che verrà presentato in Parlamento mercoledì prossimo dal Ministro dell’Interno Marco Minniti ce n’è anche una che prevede che chi chiede asilo in Italia dovrà svolgere lavori socialmente utili mentre attende la risposta.
Scrive il sito che “l’appuntamento è fissato davanti alla commissione Affari Costituzionali, nell’ambito di un progetto che coinvolge anche le regioni e i comuni”.
Inoltre l’articolo parla di una missione in Germania del Ministro Minniti, prevista in questi giorni, per discutere una linea comune europea sull’immigrazione.
Sul fronte Cie nessuna novità di rilievo: a Roma, Torino, Crotone e Caltanissetta “si è deciso di utilizzare i centri già operativi”; Valle d’Aosta e Molise sono escluse dal progetto; ne restano da aprire quattordici, uno per regione, per cui “si stanno individuando gli edifici adeguati”.
L’articolo non parla della situazione in Puglia, dove c’erano due centri di espulsione, a Bari e Brindisi, che in molti pensano siano stati chiusi, non si sa quando. Un lancio dell’Agi di due settimane fa in realtà dice che il Cie di Brindisi è aperto e operativo, ed ospita 48 stranieri. Il Cie di Bari invece è stato chiuso “dopo la rivolta del febbraio scorso”.

Accoltellamento a Malpensa

Un trentenne marocchino ha accoltellato un connazionale alla stazione del terminal 1 dell’aeroporto di Malpensa.
L’uomo, individuato ed arrestato grazie alle immagini della videosorveglianza, era già stato arrestato nel 2014 per una lite avuta con un cittadino del Bangladesh: entrambi procacciavano i carrelli ai passeggeri offrendo servizio di facchinaggio.
Era stato colpito da provvedimento di espulsione del questore di Varese, ed era stato accompagnato al Cie di Bari. “Da cui sarà rimpatriato nei prossimi giorni”, dicono sempre i comunicati stampa, senza poi riferire se il rimpatrio avviene o no.
In quel caso, il rimpatrio non è avvenuto: l’uomo ha presentato istanza di asilo politico, ed è stato rilasciato.
La risposta negativa alla sua domanda è arrivata soltanto “recentemente”, scrive Repubblica.
Lo straniero accoltellato martedì mattina è stato sottoposto a intervento chirurgico presso l’ospedale Sant’Antonio Abate di Gallarate. Ha subito una lesione ad un tendine.

Condanna per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina

Un iracheno è stato condannato dal gup di Bari a 3 anni e sei mesi di reclusione con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La notizia è stata riportata dall’Ansa e ripresa da vari siti web. Il fatto che sia stato il gup a prendere la decisione lascerebbe pensare che si tratti di rito abbreviato su richiesta dell’imputato, ma gli articoli non entrano nel dettaglio.
I siti di informazione scrivono che l’uomo è “indagato a piede libero” per un’inchiesta sul terrorismo internazionale di matrice islamica, e scrivono anche che si trova in un carcere di massima sicurezza, sembra da almeno 10 mesi. Quindi non è a piede libero.
Scrivono anche che la Dda barese ipotizza che le persone con cui l’uomo aveva ripreso i contatti, dopo essere stato scarcerato dopo 10 anni di carcere per “terrorismo”, si stavano riorganizzando per favorire l’ingresso in Europa di foreign fighters, ma sull’ipotesi sarebbero “ancora in corso accertamenti”.
I siti web non raccontano che cosa abbia fatto lo straniero per farsi condannare la prima volta a 10 anni di carcere. Scrivono solo che è stato scarcerato, forse nel 2014, e trasferito nel Cie di Bari, da cui si presumeva sarebbe stato rimpatriato a breve. Invece aveva presentato ricorso, e a gennaio 2015 era tornato in libertà. Per finire di nuovo in manette a dicembre dello stesso anno. Secondo l’accusa, tra marzo e settembre avrebbe procurato documenti falsi per fare entrare in Italia 11 “presunti jihadisti”. Dei quali non si sa nulla, se non che avrebbero raggiunto “varie destinazioni europee, in particolare Francia e Belgio”, come scriveva Reuters l’anno scorso.

Terni, arrestato spacciatore

Un cittadino albanese è stato arrestato dalla polizia a Terni con l’accusa di essere uno spacciatore di cocaina. La vendeva “in grandi quantità ad alcuni imprenditori e professionisti della Terni bene”, scrive Tuttoggi. Nel suo motorino è stato trovato mezzo chilo di cocaina pura al 92%, che avrebbe potuto fruttare 140 mila euro. L’uomo era già stato accompagnato ad un Cie una volta (a Bari), nel 2015, dopo che gli era stato rifiutato il permesso di soggiorno. Lì però aveva presentato richiesta d’asilo, ed era stato rilasciato con un permesso di soggiorno temporaneo.
Le indagini sono partite dopo una serie di casi di overdose che si sono verificati nei mesi scorsi a Terni.

Breve da Bari

Scrive il sito di Repubblica che un incendio ha reso inagibile un modulo che ospita i migranti nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Bari, quartiere San Paolo.
Non si segnalano feriti o intossicati. L’ultimo incendio risale appena a mercoledì scorso.
Nonostante tutto, il sito affronta l’argomento con molta prudenza: “Per cause da accertare hanno preso fuoco alcuni materassi”, da cui le fiamme “si sono propagate ad alcuni mobili”.
Cause ancora da accertare, dunque.
In queste ore i mass media locali hanno riferito che otto sindacati di polizia hanno firmato una lettera in cui si segnala al capo dalla polizia Pansa “la gravissima situazione in cui versa la provincia di Bari sotto il profilo della criminalità”.
Si parla di rapine ai portavalori, furti di rame, reati predatori, ma anche della presenza di Cie e Cara. I quali “rappresentano un ulteriore impegno quotidiano per le forze di polizia, che trascende dalla mera attività di vigilanza attesi il rischio di infiltrazioni terroristiche e il costante pericolo rappresentato dalle frequenti rivolte che hanno richiesto un massicio intervento di operatori per essere sedate, come capitato solo qualche giorno addietro”.
Quindi secondo i sindacati di polizia, “solo qualche giorno addietro” ci sarebbe stata una rivolta che ha richiesto un “massiccio intervento di operatori per essere sedata”.
Titolava l’Ansa mercoledì: “A fuoco materassi Cie Bari, nessun ferito. Cause da accertare, migranti trasferiti in altri moduli della struttura”.
Nel testo si accennava al fatto che “pattuglie delle Volanti della polizia hanno riportato ordine tra gli ospiti della struttura”, ma poteva benissimo essere che era l’incendio ad aver creato disordine: nell’articolo non si parla mai di rivolta; del resto le cause dell’incendio erano ancora da accertare…
Comunque, nessuno sul web ha ancora fatto il punto della situazione: tra i fatti della settimana scorsa e quelli di questa settimana, quanti posti agibili ci sono rimasti a Bari? E quanti migranti ci sono in tutto?
Comunque, tanto per inquadrare meglio il contesto, riportiamo anche un lancio di agenzia di venerdì scorso, in cui si dice che “Un tentativo di rivolta di migranti ospiti al Centro di Identificazione ed Espulsione di Restinco di Brindisi è stato sedato ieri dalla polizia e dai carabinieri”. Il lancio è dell’Agi. A Brindisi c’è l’altro centro di espulsione pugliese.
A quanto pare, due uomini si erano barricati dietro una porta d’acciaio divelta, usandone i pioli come oggetti contundenti.
Entrambi sono stati arrestati, grazie all’intervento di: “Carabinieri del XI Battaglione ‘Puglia’ di Bari, insieme al personale della Questura di Brindisi e delle pattuglie della Compagnia di Brindisi, nonché i militari dell’operazione Strade Sicure”. (Sembra che i carabinieri di Bari devono occuparsi anche del Cie di Brindisi).
Questo potrebbe sembrare un “massiccio intervento di operatori” per sedare una rivolta. Ma per fortuna, secondo la stampa, si trattava solo di un “tentativo” di rivolta. Di due stranieri soltanto.

Commissione Cie: Gelli presidente. E ora?

Il responsabile sanità del Partito Democratico, Federico Gelli, è stato nominato presidente della Commissione d’inchiesta sui centri per migranti.
Il suo nome circolava già da una settimana, e aveva suscitato proteste da parte del Movimento 5 Stelle, che aveva annunciato barricate, e poi anche da parte di Sel.
Nessuno finora ha commentato la nomina, e i pochi siti web che hanno riportato la notizia non ci hanno messo nessun riferimento a quanto si è detto nei giorni scorsi. Lunedì il deputato del Movimento 5 Stelle Giuseppe Brescia (uno dei tre del suo schieramento presenti in commissione), aveva scritto su Facebook: “Il Pd ha scelto una persona completamente estranea ai lavori della Commissione, nonostante vi fossero altre competenze che potevano essere valorizzate: si tratta di una logica partitocratica che non accettiamo. E siamo disposti anche ad abbandonare i lavori a San Macuto se si decidesse di proseguire su questa strada”.
Erasmo Palazzotto, esponente di Sinistra Ecologia e Libertà, nonché segretario della Commissione, aveva dichiarato: “Nulla di personale nei confronti di Gelli. Ma la logica non può essere quella di occupare posti e di piazzare alla prima occasione utile quelli che non è stato possibile premiare nell’ultima girandola degli incarichi: in questo modo si subordinano i lavori della commissione alle dinamiche interne del Pd e ai rapporti tra i partiti di maggioranza”.
Presidente e vicepresidenti fanno parte della maggioranza. Cosa che le opposizioni contestano, visto che la Commissione deve indagare “su cose che riguardano questo governo”: “la maggioranza di governo non può pretendere di essere controllore e controllato”, dice Palazzotto. “Daremo battaglia perché tutti gli aspetti emersi in questi mesi entrino nella relazione finale, a partire dai fenomeni corruttivi già emersi dalle inchieste sul Cara di Mineo e Mafia Capitale”.
Sul sito del Fatto un commento ricorrente da parte dei lettori è stato: “Gelli, un nome una garanzia”.
Qualcuno ha ironizzato sul fatto che il nome di Gelli compare in un vecchio articolo, di quasi tre anni fa, pubblicato dal sito del Sole 24 Ore, nel quale si raccontava che sette deputati del Pd avevano scritto una lettera all’ambasciatore degli Stati Uniti per protestare contro la nuova versione del gioco da tavolo Monopoli che, a loro dire, inneggiava alla finanza irresponsabile, non avendo, tra l’altro,  la casella della prigione.
Lui comunque ha annunciato che porterà avanti “l’ottimo lavoro finora svolto dal mio predecessore e dai colleghi per garantire il massimo impegno nei confronti di chi arriva nel nostro paese in cerca di un aiuto. […] Farò il massimo per onorare la fiducia concessa dai membri della commissione”.
Il suo predecessore è Gennaro Migliore, che ha da poco abbandonato l’incarico per diventare Sottosegretario alla Giustizia.
Gelli ha anche fatto riferimento alle parole di Gianfranco Rosi, vincitore pochi giorni fa dell’Orso d’Oro a Berlino con il docufilm Fuocoammare.
Intanto, sul fronte della cronaca, il sito di un’emittente pugliese riferisce di “materassi in fiamme al Centro di Identificazione migranti di Bari”. L’incendio sarebbe scoppiato “per cause da accertare”, un certo numero di migranti sarebbe stato trasferito “nei moduli non intaccati dalle fiamme”.