Umbria, nigeriano accompagnato a Palazzo San Gervasio

Un trentasettenne nigeriano con precedenti per stupefacenti, rapina e lesioni è stato fermato dalla polizia nel corso di un controlo in un locale a Perugia.
L’uomo è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Palazzo San Gervasio, Potenza.
Nel corso dei primi undici mesi del 2021 su 166 nigeriani che sono transitati nei Cpr italiani ne sono stati rimpatriati soltanto 21, appena il 12%.
Dati relativi all’anno in corso non sono disponibili.
Uno dei motivi per cui i Cpr vengono criticati è che nella metà dei casi il trattenimento non si conclude con il rimpatrio e quindi non ha nessuna utilità, a parte quella di tenere alcuni stranieri lontani dalle strade per tre mesi in più, oltre le eventuali pene da scontare in carcere.
Oggi in Sardegna è prevista una manifestazione per chiedere la chiusura del Cpr di Macomer. I manifestanti vogliono esprimere “il proprio sdegno nei confronti dell’ipocrisia europea che accoglie i rifugiati scappati dalla guerra ucraina ma dimentica tutti gli altri che provengono dai territori extra-europei, quelli che sono ancora dispersi nei boschi al confine tra la Polonia e la Bielorussia, quelli delle tendopoli intorno a Calais, quelli lasciati morire nel Mediterraeneo, e coloro che scappano da altri paesi dove permangono situazioni di guerra”.
Sono state raccolte schede telefoniche da consegnare ai reclusi, visto che evidentemente nel centro non vengono applicate le stesse regole in vigore altrove, dove almeno in certe fasce orarie i reclusi possono usare il proprio cellulare in una stanza appositamente allestita.
Ogni centro rimpatri è affidato a un gestore diverso, ha gli spazi strutturati in maniera diversa, ed applica un regolamento diverso a seconda delle esigenze.
Secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati al mondo ci sono 82 milioni di persone che sono state costrette a lasciare la propria casa.
Nella sede romana della comunità di Sant’Egidio i magistrati progressisti di Area democratica per la giustizia stanno approfondendo in questi giorni gli strumenti legislativi a disposizione dell’Unione Europea e dell’Italia per l’accoglienza di chi scappa dalle guerre.
Saranno ascoltate le testimonianze di chi è fuggito dalla Libia e di chi ha affrontato la rotta balcanica.
Radio Radicale seguirà almeno uno dei dibattiti.
In Nigeria ufficialmente i terroristi di Boko Haram hanno deposto le armi entro l’inizio di quest’anno, e sono stati reintegrati nella società. Ma secondo i sacerdoti presenti sul posto, attività terroristiche proseguono nelle aree rurali. Sono segnalati omicidi e requisizioni di animali.

Perugia, rumeno accompagnato al Cpr

Un cittadino rumeno con numerosi precendenti penali è stato fermato dalla polizia nei pressi della stazione di Perugia e trasferito al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari. Tra i vari crimini di cui è stato accusato in passato ci sono anche “reati di matrice sessuale a carico di minori”, come scrive Umbria Journal senza specificare meglio il contesto. Il titolo è “rimpatriato straniero per motivi di ordine pubblico”, anche se il rimpatrio non è ancora avvenuto.
La notizia è stata riportata anche dal Messaggero, senza approfondimenti, a pagamento, e con un’introduzione retorica che probabilmente piacerà ai politici di destra: “Se ne stava serenamente a Fontivegge, nonostante non avesse alcun diritto a starci dal momento che a Perugia non può starci perché è una persona pericolosa. E invece evidentemente la zona davanti alla stazione viene vissuta come una specie di zona franca in cui tutti possono fare quel che vogliono. Anzi, c’è di che innervosirsi se i poliziotti ti chiedono i documenti”,
Le notizie di questo tipo vengono seguite molto superficialmente dai siti di informazione. La settimana scorsa a Cesenatico è stato fermato un quarantenne albanese pluripregiudicato per stupefacenti. L’uomo era già stato rimpatriato due volte, nel 2018 e nel 2019, ma è sempre riuscito a tornare in Italia. Ora “il giudice ha convalidato l’arresto e presto il quarantenne sarà rimpatriato nuovamente per l’Albania”, ha scritto Il Resto del Carlino, come riporta Msn Notizie. Solo che non viene specificato con quale procedura: l’uomo si trova in carcere? Dovrà passare attraverso il Cpr? Quanto tempo avverrà prima del rimpatrio, se non è già avvenuto? L’opinione pubblica ne verrà informata, o la notizia finisce qui?
In questo periodo ricorre il trentennale dell’arrivo della nave Vlora, dall’Albania al porto di Bari. Vari siti web hanno ricordato l’evento, magari intervistando chi all’epoca era sull’imbarcazione. Today ha riportato il racconto di un famoso ballerino, ora naturalizzato italiano, che ricorda l’enorme delusione che ci fu quando i migranti “giovani, assetati di conoscenza e libertà, incoscienti e curiosi di sapere cosa c’era al di là del mare” vennero tutti rimpatriati.

Ferrara, spacciatore accompagnato al Cpr

Un cittadino nigeriano fermato a Ferrara è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Bari a causa dei suoi precedenti penali per spaccio di stupefacenti. Lo scrive La Nuova Ferrara, senza specificare di che tipo di stupefacenti si trattava e in che quantità. Dall’inizio dell’anno è il sedicesimo “rimpatrio”, dice il sito. In realtà il numero di accompagnamenti al Cpr non coincide col numero dei rimpatri: negli anni scorsi il rimpatrio vero e proprio avveniva solo nel 50% dei casi; statistiche recenti non sono disponibili.
Al Cpr di Bari è stato portato in questi giorni anche almeno uno straniero fermato in provincia di Terni, ma non si sa di preciso chi. L’informazione è contenuta in un lancio dell’Ansa in cui si parla dell’accompagnamento di 4 stranieri in 3 diversi centri per i rimpatri: Bari, Potenza e Torino. Nell’articolo ci sono sommarie note biografiche di ciascuno. Un trentenne pakistano è stato portato al Cpr al momento della scarcerazione: ha scontato una pena imprecisata per sottrazione di minorenne e violenza sessuale su minorenni, ma non si hanno ulteriori dettagli. Un altro è uno spacciatore trovato in possesso di 1500 euro in contanti, involucri per confezionamento di stupefacente e un bilancino di precisione. Alla vista degli agenti ha prima tentato la fuga in bicicletta, poi ha scagliato la bicicletta contro di loro.
Gli altri due sono cittadini albanesi. Il primo ha scontato ai domiciliari una pena per il reato di evasione. Evasione da dove? Non si sa. Del secondo si dice solo che è irregolare dal 2012, ma non si parla di reati.
Dall’inizio dell’anno sono 19 gli stranieri accompagnati ai Cpr dalla locale questura.

Terni, due accompagnamenti ai Cpr

Due stranieri appena scarcerati a Terni sono stati accompagnati dalla polizia in due diversi Centri di Permanenza per i Rimpatri.
Uno di loro è tunisino, ritenuto particolarmente pericoloso tanto da rendere necessaria una scorta rafforzata di cinque agenti, è stato accompagnato al Cpr di Brindisi. I siti di informazione non forniscono dettagli più precisi, a parte il fatto che dovrà scontare 16 anni di reclusione al paese di origine per traffico di sostanze stupefacenti, non viene specificato di che tipo e in che quantità.
Un altro straniero che ha appena terminato di scontare una pena di oltre cinque anni per produzione e traffico di sostanze stupefacenti, anche qui non viene specificato di che tipo, è stato accompagnato invece al Cpr di Torino. L’uomo, in Italia dal 1994, si era sempre dichiarato iracheno, ma ora le autorità hanno stabilito che si tratta di un tunisino. Probabilmente il rimpatrio a questo punto sarà molto sbrigativo.
Si parla anche di altre due “espulsioni”, senza dettagli, e di 8 provvedimenti di rifiuto di rilascio o rinnovo di permessi di soggiorno a cittadini stranieri, a causa di pericolosità sociale o per condanne ostative al soggiorno, ma anche solo per mancanza di lavoro.
La notizia è stata pubblicata anche sul sito La Milano, con tag Abruzzo (Terni sta in Umbria).
Al momento l’Umbria non si è ancora dotata di un Centro di Permanenza per i Rimpatri (alcuni, a destra e sinistra, ne vorrebbero uno per ogni regione ma al momento i Cpr aperti sono solo 9, di cui due in Puglia). Pochi giorni fa il Consiglio comunale di Perugia ha approvato la proposta di chiedere al Governo un centro per i rimpatri in città. Hanno votato a favore le liste civiche, il centrodestra e Italia Viva. Il centrosinistra ha votato contro. I 5stelle si sono astenuti.

Perugia, il Consiglio Comunale chiede il Cpr

Dopo che alcuni giorni fa l’apposita commissione consiliare aveva votato a favore della richiesta di aprire un centro per i Rimpatri a Perugia, ora è stato il Consiglio Comunale ad approvare la proposta.
Ora spetta alla Giunta iniziare le trattative col Governo per stabilire i dettagli.
A votare a favore sono stati Fratelli d’Italia, Italia Viva e alcune liste civiche. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto. A votare contro è stato il Pd. Che in effetti sarebbe proprio il partito che, a livello nazionale, ha istituito i Cpr con questa definizione e rilanciato il piano per aprirne uno in ogni regione. Piano che è stato bloccato per via della pandemia, di difficoltà tecniche ma anche a causa del fatto che il partito non è compatto su questo fronte. Se quando Minniti era ministro il Pd aveva cominciato a sostenere che gli stranieri che delinquono devono essere espulsi, in seguito ha abbandonato completamente questa linea, senza peraltro sostenere che debbano essere regolarizzati.
Scrive Perugia Today: “Attualmente gli irregolari che delinquono in Umbria vengono portati nel Cpr di Trapani o in quelli più vicini, con costi enormi per il trasferimento e con poliziotti sottratti al pattugliamento delle strade”. In realtà i siti di informazione hanno scritto in passato che il Cpr di Trapani era stato chiuso per lavori, e non hanno mai dato la notizia della riapertura. Né di recente risultano accompagnamenti di migranti a Trapani. Però sul web è comparso un articolo secondo il quale il Cpr era rientrato in funzione, anche se non si sapeva chi era il gestore. Notizia alquanto sospetta: normalmente la gara per assegnare la gestione di un Cpr è pubblica, e viene fatta con un certo anticipo rispetto alla data di apertura.
Le notizie che arrivano da Trapani sono frammentarie. All’inizio del mese la Sea Watch 4 era entrata nel porto per sbarcare 457 migranti, tra cui 194 minori non accompagnati. Gli stranieri sarebbero dovuti essere smistati tra i vari centri, a seconda del diritto all’accoglienza o dell’obbligo di rimpatrio, ma nessuno ha riportato aggiornamenti su quanti sono quelli che sono stati effettivamente respinti, in pratica.
In un solo weekend di maggio sono sbarcati sulle coste italiane più migranti che nell’intero mese di maggio ai tempi in cui Salvini era ministro, come ha fatto notare quest’ultimo. Il sindaco di Lampedusa pure è molto allarmato per i numeri che si è trovato di fronte negli ultimi giorni, molto superiori alla capienza dell’hotspot presente sull’isola. E anche gli attivisti e le organizzazioni che si occupano di migranti sono preoccupati per una situazione che si prospetta drammatica.
Salvini in questi giorni è stato in Sicilia per via del processo che lo vedeva accusato di sequestro di persona, per avere ordinato il trattenimento per alcuni giorni di 131 migranti a bordo della nave Gregoretti, nell’estate del 2019, quando era ministro dell’Interno. Il leader leghista è stato prosciolto dall’accusa. Entro un mese verrano diffuse le motivazioni.

Perugia vuole il Cpr

Scrive il Messaggero in un articolo a pagamento che una imprecisata commissione consiliare di Perugia ha approvato un ordine del giorno nel quale chiede l’apertura di un Centro di Permanenza per i Rimpatri in città e propone l’apertura di sedi consolari dei Paesi da cui proviene la maggior parte dei clandestini presenti.
Il provvedimento è passato con i 9 voti a favore della maggioranza, mentre i 4 consiglieri di opposizione hanno votato contro e la consigliera del Movimento 5 Stelle si è astenuta.
A sostenere l’iniziativa è stato un esponente di una lista civica che è anche sindacalista del sindacato di polizia Siulp. Fratelli d’Italia ha appoggiato la proposta.
“Tali Cpr sono strumenti indispensabili per trattenere i migranti irregolari che si macchiano di reati gravi in attesa della loro identificazione ed espulsione”, riassume il quotidiano, senza fare mente locale sul fatto che anche chi non si è macchiato di reati viene portato al Cpr, come pure gli stranieri appena sbarcati, se provengono da un Paese con il quale ci sono accordi bilaterali che prevedono rimpatri rapidi.
Il centrosinistra si è opposto dicendo che il Comune non ha alcuna competenza in materia, visto che la decisione spetta al ministero dell’Interno. Inoltre l’apertura del Cpr “potrebbe determinare disordine sociale e forti proteste da parte della popolazione”, sintetizza il quotidiano. La proposta di aprire una sede consolare sarebbe impraticabile, secondo l’opposizione.
Al momento gli altri siti web non riportano la notizia, e i diretti interessati apparentemente non hanno pagine social in cui condividere i comunicati sull’argomento.
Già ad agosto scorso i promotori dell’ordine del giorno si erano espressi sull’argomento: il Cpr servirebbe a ridurre i costi enormi che comporta il trasferimento di uno straniero irregolare in altre città e a non sottrarre le forze dell’ordine al controllo del territorio.
In realtà ogni Cpr ha bisogno di vigilanza costante, senza contare che in caso di rivolte le forze dell’ordine devono intervenire in maniera consistente, coi reparti mobili, se sono disponibili, altrimenti dirottando sul posto le pattuglie volanti o addirittura la polizia stradale. Quindi anche nelle città nelle quali è presente un Cpr ci si è lamentati per il fatto che si distolgono le forze dell’ordine dal controllo del territorio, specie quando l’apertura del centro non comporta anche un aumento del personale che se ne deve occupare.
Sul fronte della cronaca i siti locali seguono le faccende relative all’immigrazione molto distrattamente. Il mese scorso un cittadino tunisino era stato accompagnato al Cpr di Palazzo San Gervasio, Potenza, ma non si sa con quali mezzi, con quanto personale, a quale costo. Comunque l’uomo aveva finto di avere ingoiato dei bulloni per farsi portare in ospedale. Da lì era fuggito, e il personale di una volante lo aveva riconosciuto mentre si aggirava di nuovo nelle strade di Terni.
Non vengono normalmente diffuse statistiche sugli allontanamenti dai Cpr. Anche in caso di evasioni spettacolari, la notizia viene lasciata cadere, e nessuno sa dopo quanto tempo gli evasi vengono acciuffati di nuovo.
Sempre a partire dall’Umbria il mese scorso un cittadino cinese è stato portato al Cpr di Milano appena finito di scontare la pena per l’omicidio di un suo connazionale. I siti locali non hanno raccontato i dettagli relativi al reato in questione, né hanno detto quanto tempo l’uomo è rimasto in carcere.
Intanto al sud continuano a susseguirsi gli sbarchi. I 457 migranti soccorsi in mare a bordo della Sea Watch 4 sono stati sbarcati a Trapani. Tra di loro ci sono 194 minori non accompagnati e 10 donne in stato di gravidanza.

Magrebino con la mannaia esce dal carcere e viene portato al Cpr

Un magrebino trentasettenne che nel 2014 aveva aggredito con la mannaia un tunisino nella stazione di Milano Centrale è stato rilasciato dal carcere di Capanne in Umbria. L’uomo sarebbe dovuto rimanere dentro fino al febbraio 2022, ma è uscito prima grazie ai benefici ottenuti. La Questura comunque era in contatto con l’amministrazione del carcere, per cui è riuscita a predisporre il trasferimento dell’uomo al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca d’Isonzo, al fine di predisporre il riaccompagnamento dello straniero nel suo paese d’origine.
Alcune fasi dell’aggressione e dell’intervento della polizia erano state riprese dagli impianti di videosorveglianza, e le immagini erano state diffuse alla stampa dalle forze dell’ordine. All’epoca si era detto che l’uomo era di nazionalità algerina.
Intanto dal sud arriva la notizia che entrambe le navi-quarantena sono state collocate di fronte alle coste di Trapani, nonostante fosse stato detto inizialmente che una delle due si sarebbe posizionata in Calabria. A quanto si racconta sul web, il sindaco della città, esponente Pd, avrebbe vietato lo sbarco di migranti e personale anche dopo la fine della quarantena. Sulla notizia si sono precipitati i siti web di destra.
Sembra di capire che il primo cittadino non voglia che i migranti siano lasciati sbarcare in un porto usato anche dai turisti e abbia proposto invece di utilizzare gli approdi militari.
I vertici nazionali del Pd non vengono neanche nominati. Su Twitter, Orfini ha retwittato un messaggio di Cecilia Strada in cui si parla di una nuova strage nel Mediterraneo, con 45 morti tra cui 5 bambini. I sopravvissuti si trovano in un centro di detenzione libico. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha criticato i ritardi nei soccorsi da parte degli Stati.
Le dichiarazioni di Orfini rilasciate il mese scorso in un’intervista a Tpi continuano a girare sui siti di informazione, come sintomo dei dissidi interni al Partito Democratico. Orfini contesta lo schieramento di cui fa parte per il fatto di seguire una linea che ormai lo stesso Minniti considera inapplicabile. Allo stesso tempo rifiuta l’etichetta di buonista: “Che vada rimpatriato chi non ha diritto mi pare un’evidenza”, dice, ma aggiunge che comunque non si può rinunciare a salvare chi arriva via mare.
Orfini chiede una battaglia interna al Pd e una mobilitazione nel Paese. Bisogna abrogare i decreti sicurezza (se ne parla il mese prossimo) abrogare la Bossi Fini e ricostruire da un punto di vista complessivo le norme che gestiscono i flussi migratori e che aprono canali legali. Inoltre propone di ripristinare l’operazione Mare Nostrum, nella quale erano Marina e Guardia Costiera a coordinare i salvataggi. Bisogna infine sospendere i respingimenti illegali.
Salvini continua a contare i giorni che lo separano dal processo in cui è accusato di sequestro di persona per avere bloccato uno sbarco ai tempi in cui era ministro dell’Interno.
Giorgia Meloni condivide un titolo del quotidiano La Verità che parla di emergenza contagi tra i poliziotti mandati tra i migranti, e contesta “un governo che permette a chiunque di entrare illegalmente in Italia” e che impedisce alle forze dell’ordine di svolgere il proprio lavoro.

Terni, due accompagnamenti al Cpr

Due stranieri, un uomo e una donna, sono stati accompagniati al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Ponte Galeria (Roma) dopo essere stati fermati dalla polizia dalle parti di Terni nel corso di un’operazione di controllo del territorio. Lo racconta il Messaggero in un articolo contenente il bilancio dell’operazione, con tutti i provvedimenti emessi nei confronti di un gran numero di persone.
L’uomo è un tunisino con precedenti per violenza sessuale (non si sa in quale contesto e quando). La donna è marocchina, ventisettenne, con a suo carico varie denunce per “droga” (non si sa di che tipo e in che quantità).
Altri stranieri sono stati individuati in condizione di irregolarità (in un caso anche in stato di ubriachezza molesta), ma non sono stati rimpatriati o accompagnati al Cpr: hanno ricevuto l’ordine di allontanamento dall’Italia, o almeno dal territorio del Comune.

Umbria, oggi rimpatrio di uno spacciatore tunisino. Il Consiglio Ue ha discusso l’accordo di Malta

Un cittadino tunisino con precedenti per spaccio è stato rintracciato dalla polizia in un appartamento di Perugia. L’uomo è stato trattenuto negli uffici della questura e questa mattina dovrebbe essere rimpatriato attraverso un volo charter. Il comunicato della Questura è stato riportato da vari siti web locali: uno al momento ha il server difettoso, mentre l’altro è riuscito a sbagliare il titolo: lo straniero era “nasconto” in un’abitazione (anziché “nascosto”).
E’ previsto a breve anche il rimpatrio di una ventiseienne nigeriana che ha appena finito di scontare due anni di carcere, sempre per reati inerenti gli stupefacenti.
Dall’inizio dell’anno la questura di Perugia ha rimpatriato o collocato presso i Cpr 84 stranieri irregolari.
Intanto i mass media nazionali hanno dato spazio al Consiglio degli affari interni dell’Unione Europea, che si è riunito per trasformare in realtà quello che era stato stabilito in teoria dall’accordo di Malta. Scrive il Fatto Quotidiano che 10 paesi sono già pronti a fare parte di meccanismi di redistribuzione, e che la ministra dell’Interno italiana auspica la partenza del progetto entro dicembre.
L’intesa di Malta era stata firmata da Italia, Francia, Germania e dal Paese ospitante. Riguardava ricollocamenti entro quattro settimane e l’affidamento del compito di identificare i migranti non al paese di primo ingresso, ma al paese in cui lo straniero è stato ricollocato.
Non c’è la lista dei paesi che sono d’accordo (“circa” dieci), ma si parla di Lussemburgo, Irlanda, Finlandia e Spagna.
La Turchia avrebbe chiesto un miliardo di euro per il 2020 per continuare a tener fede all’accordo del 2016. Turchia che è sulle prime pagine dei giornali in queste ore viste le operazioni militari che ha avviato in Siria, che fanno temere un peggioramento della situazione umanitaria nella regione e una possibilità di escalation.
Soprattutto la Grecia è preoccupata per l’aumento del flusso di arrivi dalla Turchia, ma al tema sono sensibili anche Cipro e Bulgaria.
I mass media tedeschi discutono la possibilità del loro Paese di abbandonare l’accordo nel caso diventasse troppo oneroso (se ci fossero migliaia di arrivi).
La Stampa titola: “Migranti, già zoppo l’accordo di Malta. Ora l’Ue teme la crisi sulla costa orientale”. “Solo tre paesi disposti a entrare nel meccanismo di redistribuzione”. (articolo a pagamento).
Anche Adnkronos parla di soli 3 o 4 paesi che hanno detto sì all’accordo.
Comunque non c’è stata nessuna firma: ora i ministri torneranno nei rispettivi Paesi e valuteranno con i propri tecnici.
Il ministro Lamorgese ha detto che non si è parlato della possibilità per i paesi del gruppo Visegrad di contribuire con denaro pur di non accogliere migranti.
Comunque, il pre-accordo di ricollocamento riguarda tutti i richiedenti asilo, non chi già ha avuto la protezione.
Huffington Post titola “Migranti, la solidarietà Ue non arriva. Il pre-accordo di Malta non diventa accordo”.
La possibilità di introdurre vantaggi economici per chi accoglie non è stata ancora concretizzata.
Il Giornale titola: “Il patto di Malta ora è un flop. Solo 3 Stati accettano migranti”. “La Lamorgese deve fare i conti con il fallimento del pre-accordo in Lussemburgo”. “L’accordo di Malta si avvia verso un binario morto”.
Salvini ha twittato “Tutte palle!”, condividendo un video-editoriale amatoriale di un giornalista (solo nei commenti c’è scritto che si tratta di Nicola Porro), il quale si infervora e “fa a pezzi” in un minuto il presunto accordo sulla redistribuzione: i titoloni di Malta sono diventati titolini oggi, “non c’è nessun accordo europeo, il problema è diventata la Grecia perché c’è il casino con la Turchia, e tutti i barchini che troviamo in Italia ce li teniamo. Lamorgese! Ce li teniamo!”, grida l’autore del video.
Salvini aggiunge: “Ma al governo pensano forse che gli italiani siamo tutti scemi?”