Spacciatori accompagnati al Cie. Sempre gli stessi

La polizia ha fermato due spacciatori tunisini a Perugia e li ha accompagnati ad un Cie (non si sa quale).
Secondo quanto scrive Umbria 24 i due erano già stati rimpatriati due volte ciascuno.
L’ultima volta ad agosto scorso, uno, e due anni fa, l’altro.
Insieme a loro c’era un ragazzo di 17 anni che è stato affidato ai servizi sociali del Comune.
I tre sono stati indagati “in stato di libertà” con l’accusa di resistenza all’arresto.
Non sono stati diffusi nomi e fotografie.

Perugia, rimpatriati ritornano

Due stranieri che erano stati rimpatriati sono stati trovati di nuovo a Perugia dalle forze dell’ordine.
Una donna bielorussa trentasettenne espulsa nel 2014 con divieto di reingresso per cinque anni è stata individuata in un albergo, probabilmente con uno dei suoi molti nomi falsi. E’ stata giudicata per direttissima e accompagnata “in un Cie fuori regione”, come scrive Umbria 24. Si tratta probabilmente di quello di Roma, l’unico con una sezione femminile ancora in funzione, a quanto si sa.
L’altro straniero individuato è un albanese nato nel ’75, pregiudicato per imprecisati “reati in materia di stupefacenti”, che era stato rimpatriato all’inizio di quest’anno come “misura alternativa alla reclusione”.
Anche lui è finito davanti al giudice che ha stabilito che debba “scontare la pena residua ai domiciliari”. I mass media non scrivono quale è la pena residua.
A proposito di domiciliari: nell’ambito degli stessi controlli un dominicano che doveva trovarsi ai domiciliari è stato trovato al bar. Fine della notizia. Cosa gli succederà? Non si sa.
Da segnalare anche un diciassettenne tunisino che si era allontanato dalla comunità a cui era affidato. E’ stato riaffidato alla stessa comunità. Un ventunenne marocchino che è stato “espulso” dopo essere entrato clandestinamente in Italia (probabilmente con ordine di allontanarsi dal territorio nazionale con mezzi propri). E un trentaquattrenne pluripregiudicato per reati imprecisati, che si era “accampato in uno stabile” ed è stato quindi “denunciato per invasione di immobile”. A piede libero, probabilmente.

De Corato: 100 migranti da Gorizia trasferiti in Lombardia. Umbria rimpatri e espulsioni

L’ex vicesindaco di Milano Riccardo De Corato ha commentato negativamente l’arrivo di un centinaio di migranti, che a suo dire sarebbero stati trasferiti ieri da Gorizia alla Lombardia. “Il Governo decide di alleggerire la Serracchiani e scaricare sulla Lombardia la responsabilità dell’accoglienza, nonostante già ospitiamo il 14 per cento del totale nazionale”.
E ha tirato in ballo il Ministro dell’Interno, che non ha ancora realizzato i Cie che aveva promesso. (Il decreto è appena uscito, ci vuole tempo per realizzare 12 Cie. E poi i Cie si userebbero solo per le espulsioni, non per l’accoglienza).
De Corato segnala inoltre che un albanese ventitreenne che è stato rimpatriato si trova ancora a Pioltello.
“Solo a Milano ci sono da rimpatriare tremila persone, 96 mila in Lombardia. Minniti e il Governo predicano bene e razzolano male”, dice l’esponente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale.
Il deputato della Lega Nord Paolo Grimoldi ha protestato più o meno con gli stessi argomenti: “Al Viminale hanno deciso che la Lombardia deve diventare l’hotspot del Friuli?”
Questa dichiarazione è stata riportata solo dal Nord Quotidiano col titolo “Africani Friuli in Lombardia”. In realtà nell’articolo non si parla mai di “africani”, anzi, il fatto che arrivino dal Friuli farebbe supporre che si possa trattare di migranti provenienti dall’est.
Il comunicato di De Corato è stato forse pubblicato su alcuni social network, ma è inaccessibile ai non iscritti.
Tutti gli altri mass media hanno ignorato la notizia, non solo della dichiarazione, ma anche del trasferimento dei migranti.
Per quanto riguarda l’albanese fermato a Pioltello, qualche informazione si trova solo su Milano Post. L’uomo si trovava a bordo di una vettura rubata, bloccata dai carabinieri.
Secondo il sito il ventireenne sarebbe stato “espulso dal territorio nazionale nel febbraio dello scorso anno” e sarebbe spoi “rientrato in Italia dopo l’espulsione”.
La parola “espulso” alcune volte viene usata dai mass media come sinonimo di “rimpatriato”, mentre altre volte si riferisce soltanto a chi ha ricevuto un ordine di allontanarsi dal territorio nazionale.
Come è successo ieri in Umbria, dove Tuttoggi titola: “Blitz in via del Macello, 7 espulsioni”.
Poi nell’articolo si legge che i rimpatri sono stati soltanto due: un peruviano che “esercitava la prostituzione” e un albanese, fermato “lo scorso marzo” con 8 grammi di cocaina e 800 euro in tasca. Entrambi sono stati riportati al loro paese con voli partiti da Fiumicino.
In altri due casi c’è stato un accompagnamento al Cie: si tratta di due donne nigeriane, entrambe incensurate. Quelle che il senatore Manconi considererebbe automaticamente potenziali vittime di tratta, che quindi non dovrebbero essere rinchiuse.
Gli altri tre invece sono a piede libero e dovranno lasciare il territorio con mezzi propri. Uno è un altro peruviano, incensurato. Il secondo è un tunisino con numerosi precedenti penali, tra cui evasione (ma non si sa da dove). Il terzo è un moldavo incensurato, che finora era regolare, ma per cui “sono venuti a mancare i presupposti per il soggiorno regolare in Italia”.
Ha 30 giorni di tempo per allontanarsi con mezzi propri.

Umbria, un accompagnamento al Cie e un rimpatrio

Un tunisino è stato fermato dalla polizia a Perugia nell’ambito di un’operazione di contrasto all’immigrazione clandestina. Un marocchino invece è stato preso in consegna dagli agenti al termine di una pena scontata in carcere.
Il primo, un ventinovenne, era a spasso con la sua fidanzata . Aveva precedenti penali per reati “in materia di stupefacenti e contro il patrimonio”, nonché violazione della normativa sull’immigrazione. E’ stato accompagnato a “al Cie della Sicilia” (Caltanissetta).
Il secondo invece è stato prelevato all’uscita dal carcere, dove ha scontato quattro anni per spaccio, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e violenza sessuale. E’ stato accompagnato in un imprecisato aeroporto, e imbarcato sul volo per Casablanca. Sette anni fa aveva anche partecipato alle rivolte scoppiate nel Cie di Milano. Insomma, era già stato in un centro di espulsione, senza essere rimpatriato. Sarebbe interessante sapere se la violenza sessuale sia avvenuta prima o dopo il suo soggiorno al Cie, ma di questo sul web non si parla.
Il Giornale riporta in un articolo la notizia di recenti accompagnamenti al Cie, e ci aggiunge qualche dichiarazione di un rappresentante dei sindacati di polizia. Che si lamenta per il fatto che gli stranieri che vengono portati nei Cie, dopo un po’ tornano a circolare: “Non è così facile fuggire, anche se non sono delle prigioni. A liberarli sono le ambasciate dei paesi d’origine che non fanno il proprio lavoro. Una volta scaduto il tempo della burocrazia per i rimpatri, vengono rimessi in libertà”.
Sui tempi di realizzazione dei nuovi Cie promessi da Minniti non ci si sbilancia, visto che sono ancora tutti da costruire.
Dalle statistiche risulta che meno della metà delle persone portate al Cie vengono poi rimpatriate. Il Ministro dell’Interno Minniti ha lavorato e sta lavorando ad accordi bilaterali con i paesi d’origine proprio per aumentare la percentuale di rimpatri.

Perugia, pugno di ferro

“Pugno di ferro della questura: altri quattro criminali cacciati dalla città”, titola Perugia Today. “Ieri sono stati rimpatriati uno spacciatore nigeriano, da anni radicato sul territorio… e un salvadoregno, scarcerato dopo una lunga detenzione”. Rimpatriati? No, perché più avanti si legge “Per entrambi un lungo viaggio per un Cie dove attenderanno il rimpatrio”. Quindi si trovano ancora in Italia, ma dove non si sa. Gli altri due stranieri ad essere allontanati della città sono tunisini. “Uno era una vecchia conoscenza, con numerosi precedenti di polizia” relativi allo spaccio di stupefacenti. E il secondo? “Un perfetto sconosciuto sia ai poliziotti di Perugia che alla banca dati: vuol dire che è arrivato in città di recente, violando i controlli di frontiera”. Insomma, non risulta che abbia commesso reati, a parte arrivare in Italia senza documenti. Quindi la stampa è autorizzata a definirlo “criminale” come gli altri tre. Anche questi due “rimpatriati” sono stati “consegnati ad un Cie per il prossimo rimpatrio”.

Terni, arrestato spacciatore

Un cittadino albanese è stato arrestato dalla polizia a Terni con l’accusa di essere uno spacciatore di cocaina. La vendeva “in grandi quantità ad alcuni imprenditori e professionisti della Terni bene”, scrive Tuttoggi. Nel suo motorino è stato trovato mezzo chilo di cocaina pura al 92%, che avrebbe potuto fruttare 140 mila euro. L’uomo era già stato accompagnato ad un Cie una volta (a Bari), nel 2015, dopo che gli era stato rifiutato il permesso di soggiorno. Lì però aveva presentato richiesta d’asilo, ed era stato rilasciato con un permesso di soggiorno temporaneo.
Le indagini sono partite dopo una serie di casi di overdose che si sono verificati nei mesi scorsi a Terni.

Perugia, un accompagnamento al Cie

Un pregiudicato tunisino è stato accompagnato ad un Cie imprecisato “da dove verrà rimpatriato”.
Lo scrivono i siti web locali, specificando che l’uomo è stato trovato dalla polizia in un appartamento a Perugia insieme a due connazionali, anche loro con precedenti penali. Uno si era allontanato dagli arresti domiciliari: è stato quindi arrestato per evasione. L’altro era destinatario di una misura di divieto di dimora in Umbria: è stato segnalato “per una misura più afflittiva”.