Trapani, turni di 18 ore per gli agenti

Il sindacato di polizia Coisp ha diffuso un comunicato per lamentare il fatto che gli agenti in servizio presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trapani Milo sono costretti a turni di 18 ore al giorno “senza acqua e senza nessuna tutela”.
Lo stesso avverrebbe negli altri hotspot siciliani a causa dell’aumento dei flussi migratori.
La notizia è riportata da Trapani Oggi, con foto di repertorio del Cpr.
A quanto è stato scritto altrove, il centro rimpatri trapanese sarebbe spesso usato in funzione di hotspot, ma nessuno ha mai approfondito la situazione.
Si è persa la memoria dell’ultima volta in cui i giornalisti sono potuti entrare nella struttura e assistere alle operazioni.
L’anno scorso il Garante delle persone private della libertà non ha visitato nessuno dei due Cpr siciliani. L’altro è quello di Caltanissetta, dove pure poco tempo fa ci sono state delle proteste presto dimenticate dai mass media.
Intanto da Lucca arriva la notizia dell’accompagnamento al Cpr di Ponte Galeria, Roma, di un tunisino pluripregiudicato per vari reati, tra cui spaccio e ricettazione, oltre che separato dalla moglie italiana a causa di maltrattamenti inflitti.
La Tunisia è il Paese verso il quale l’Italia riesce ad effettuare il maggior numero di rimpatri. Gli esiti del trattenimento finiscono sui mass media soltanto come dati aggregati a fine anno: se talvolta le autorità emettono un comunicato al momento dell’accompagnamento al Cpr, non fanno la stessa cosa al momento dell’effettivo rimpatrio o del rilascio.

Da Lampedusa al Cpr di Trapani

Scrive New Sicilia che 430 migranti provenienti da Lampedusa sono stati sbarcati a Mazara del Vallo per essere trasferiti al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trapani Milo. Il quale a quanto pare funge da centro di smistamento. In 60 avrebbero ricevuto la protezione internazionale, in 59 sarebbero stati riconosciuti come minorenni da trasferire in strutture idonee, 94 sono respingibili, 217 sono ancora da fotosegnalare.
Accanto all’articolo c’è la foto dei piedi di alcuni migranti, scattata chissà quando e chissà dove.
L’articolo è anonimo. Politici, giornalisti e garanti non hanno visitato il centro di recente, nonostante una segnalazione da parte dei sindacati di polizia sul fatto che l’organizzazione non sarebbe l’ideale, con gli immigrati che in passato si sono trovati accalcati all’ingresso a decine con un solo bagno a disposizone (che in un caso si intasato). Può anche darsi che il problema sia stato risolto, ma l’opinione pubblica non lo sa.
Il mese scorso Save The Children aveva diffuso un comunicato per attirare l’attenzione sulla situazione dei minori stranieri non accompagnati e dei bambini piccolissimi che si trovavano nell’hotspot di Lampedusa, in quei giorni sovraffollato. La notizia era stata riportata dal sito Politicamente Corretto, ma non era stata riportata la risposta da parte delle autorità. E’ vero che il Cpr di Lampedusa è super affollato, ma la situazione per ciascun migrante dura solo poche ore, visto lo sforzo continuo di trasferire i migranti in massa nel resto d’Italia, e di smistarli nelle varie strutture specifiche a seconda dei casi.
Comunque in gran parte l’informazione su questo fronte proviene da comunicati ufficiali, coi giornalisti che seguono le cose a distanza, senza parlare con nessuno. Accanto all’articolo, il sito ci mette l’immagine di un bambino che si copre la bocca, con tanto di watermark di Getty Images, scattata chissà quando e chissà dove, non necessariamente a Lampedusa.

Badia Grande esclusa dalla gara per la gestione Cpr Trapani

La cooperativa Badia Grande è stata esclusa dalla gara di affidamento per la gestione del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trapani a causa dell’indagine per frode in pubbliche forniture, falsità ideologica in atti pubblici e truffa ai danni dello Stato che coinvolge il suo legale rappresentante.
Badia Grande sostiene che riuscirà a dimostrare in tribunale la regolarità di tutte le operazioni eseguite, e ritiene palesemente illegittimo il provvedimento deciso dalla Prefettura.
La notizia è stata riportata dal sito Trapani Si, con foto di repertorio della Prefettura.
Il sito non dice quando subentrerà il nuovo gestore del centro. Secondo il rapporto annuale del Garante nazionale delle persone private della libertà il Cpr di Trapani è stato gestito da Vivere con Soc. Coop. Onlus dall’ottobre 2019 al giugno 2022, “in regime di proroga”. Quindi in teoria da almeno un mese ci sarebbe dovuto essere il nuovo gestore.
Le vicende giudiziarie contestate all’ex gestore riguardano gli anni tra il 2017 e il 2019.
Trapani Oggi ha riportato anche il nome del legale rappresentante rinviato a giudizio, ma la foto è una panoramica del Cpr con le inconfondibili recinzioni gialle.
Il Cpr trapanese viene utilizzato anche come centro di smistamento per migranti appena sbarcati, con una procedura sulla quale qualcuno ha avuto da ridire.
Secondo Trapani Oggi nel centro sarebbero stati portati 447 migranti sbarcati a Lampedusa e poi trasferiti a Mazara. 220 riceveranno l’ordine di lasciare il territorio nazionale entro sette giorni, gli altri verranno riconosciuti come richiedenti protezione e affronteranno un’altra trafila burocratica. L’informazione è tutta da verificare: il Cpr avrebbe una capienza di 205 posti, quindi non potrebbe ospitare agevolmente tutte queste persone.
Secondo i dati diffusi dal Garante, la capienza effettiva sarebbe di soli 30 posti, almeno nel settore rimpatri, ma nessuno ha approfondito questo dettaglio.
Una parlamentare ha visitato il centro rimpatri trapanese a marzo scorso, mentre fuori c’era un piccolo presidio indetto dagli antirazzisti. Le persone presenti in stato di trattenimento amministrativo erano 13, a fronte di 36 posti disponibili, ma sono stati visti entrare due pullman con migranti provenienti dalla nave quarantena Moby Dada.
Per gli antirazzisti la procedura è illegittima, perché prevede anche il sequestro di oggetti personali e telefono cellulare e la detenzione di persone contro cui non è ancora stato emesso un provvedimento di espulsione.
La parlamentare che ha visitato il centro è ora in Unione Popolare con De Magistris, e contesta la scelta di Sinistra Italiana e Verdi di “vendersi al Pd per un pugno di seggi”.
In Sinistra Italiana c’è anche Nicola Fratoianni, che spesso si è dimostrato sensibile nei confronti del tema Cpr. La sua ultima visita al centro rimpatri di Torino risale a poco più di due mesi fa.

Caltanissetta, non ci sono mediatori

Una commissione istituita all’interno del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Caltanissetta per occuparsi dei diritti umani e dell’immigrazione ha chiesto l’intervento del Garante nazionale delle persone private della libertà, segnalando varie criticità nel Centro di Permanenza per i Rimpatri.
Da diverse settimane nel centro non sono più disponibili mediatori, per motivi non meglio precisati. Questo impedisce di assicurare il compimento delle attività essenziali previste dalla legge nei confronti dei trattenuti.
L’assenza di mediatori fa sì che alcune pratiche urgenti rimangano bloccate. Questo si aggiunge alle consuete difficoltà che gli avvocati si trovano di fronte cercando di svolgere il loro lavoro per conto dei migranti trattenuti. Spesso la documentazione riguardante i propri assistiti viene fornita con grande ritardo, quando questi ultimi sono già stati rimpatriati.
Oltre a difficoltà di ottenere assistenza legale ci sono difficoltà di accesso per i migranti ad una idonea assistenza medico sanitaria e le materiali condizioni dei trattenuti, non specificate nel dettaglio.
I contenuti della segnalazione degli avvocati sono stati riassunti in un lancio dell’Ansa, senza nomi ma con foto di una delle recinzioni del Cpr.
Alcuni siti web locali hanno riportato il lancio di agenzia, sempre con foto di repertorio.
Si è persa la memoria di quando è stata l’ultima volta che il Garante nazionale ha visitato il Cpr di Caltanissetta. Nel corso del 2021 apparenemente non è stato neanche nell’altro Cpr siciliano, quello di Trapani, dove pure sono state segnalate procedure strane per il trattenimento e l’identificazione dei migranti appena sbarcati.
Intanto non arrivano aggiornamenti da Palazzo San Gervasio, in Basilicata, dove pochi giorni fa si è parlato del fatto che i dipendenti del centro rimpatri ricevono lo stipendio con tre mesi di ritardo.
La notizia è rimasta confinata in cronaca locale, con foto di repertorio. Nessuno ha spiegato i motivi del ritardo. Lo stesso gestore avrebbe in carico anche il Cpr di Milano, ma lì nessuno ha segnalato problemi di questo genere.

La barca degli scafisti presidio di legalità

La barca degli scafisti presidio di legalità

Quotidiano di Sicilia ha raccontato la storia di una barca a vela sequestrata “qualche anno fa” nel mare della Sicilia orientale con 45 migranti nascosti sottocoperta e due scafisti.
Ora l’imbarcazione viene utilizzata per progetti e attività sociali, ambientali e di sensibilizzazione alla legalità in un comune siciliano vicino Trapani.
Non si sa che fine abbiano fatto i migranti che erano a bordo, né gli scafisti.
Nessun migrante viene intervistato nella scrittura dell’articolo.
Di recente Tiscali ha pubblicato una mezza informazione isolata attinta dall’Ansa. “Chi sono gli scafisti bambini, processati come adulti”, è il titolo. Le poche righe sottostanti non danno nessuna risposta. Si dice che ci sono dei “ragazzi, quasi bambini” che sono accusati di “scafismo” e processati e incarcerati come adulti. La fonte è una volontaria del Centro Astalli di Catania, che ha provato a segnalare il fatto che “i veri trafficanti restano in Libia”.
Un’altra barca a vela è stata appena intercettata nei pressi di Crotone. A bordo c’erano 68 afghani tra cui 30 minori. Gli scafisti avrebbero tentato di fuggire col tender di bordo, abbandonando l’imbarcazione e i suoi occupanti a sé stessi. Si tratta di due persone di origine turca, che sono state fermate poi dalla Guardia di Finanza. Non si sa che pena rischiano.

Autolesionismo a Caltanissetta

E’ ancora molto tesa la situazione al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta, dopo le proteste dei giorni scorsi. Ora si parla di un cittadino tunisino che si è ferito alle braccia con una lametta che poi ha ingoiato. Gli altri reclusi dicono di avere dovuto insistere parecchio per sollecitare i soccorsi. Le forze dell’ordine si sono preparate a gestire una sommossa.
A provocare il gesto di disperazione potrebbe essere stato il rimpatrio automatico di alcuni cittadini di origine tunisina.
Il Garante nazionale delle persone private della libertà in questi giorni non ha detto nulla a proposito di Caltanissetta, ma nel suo rapporto annuale ha riconosciuto che i rimpatri improvvisi rappresentano una criticità nei Cpr. A pagina 64, nel capitolo intitolato “Orologi molli”, scrive: “Per molti di loro il primo rintocco dell’orologio accelerato del rimpatrio scocca senza nessun preavviso nelle primissime ore del mattino, quando gli operatori di scorta fanno ingresso nel settore detentivo del Cpr mentre ancora dormono e non sanno di avere pochi minuti per prepararsi a partire”. Magari si aspettano una risposta di qualche tipo da parte dell’avvocato, e invece si trovano ad essere imbarcati su un aereo senza poterlo far sapere al loro legale e senza potergli chiedere informazioni sugli esiti delle procedure in corso. Un meccanismo abbastanza traumatico dal punto di vista psicologico. Blog Sicilia, sulla base di quanto scrivono LasciateCIEntrare, Borderline Sicilia e la Rete Antirazzista Catanese, scrive che un giovane con problemi sanitari sarebbe svenuto in aeroporto e riportato al Cpr.
La foto è quella del centro visto da lontano.
Un resoconto delle proteste avvenute a fine giugno è stato pubblicato a suo tempo dal sito LasciateCIEntrare.
Una delle richieste dei reclusi era quella di incontrare i rappresentanti del consolato tunisino per spiegare la situazione. Come se non avessero chiesto niente: non solo le autorità non si sono espresse ufficialmente per rifiutare l’autorizzazione all’incontro, ma i siti di informazione non hanno neanche riportato che questa era una delle richieste.

Che novità: l’hotspot di Lampedusa è al collasso

A Lampedusa è di nuovo emergenza. Nel locale hotspot sono presenti 1.878 stranieri appena sbarcati, a fronte di una capienza di 350 posti (alcuni dicono meno di 200).
Ansamed descrive la situazione: materassi sporchi in ogni angolo dell’hotspt. Montagne di spazzatura, insetti, bagni intasati, odore nauseabondo. Gli amministratori locali hanno protestato, e ci sono state reazioni a livello politico. La Lega vede questa situazione come una calamità per un’isola che vive di turismo. Il democratico Erasmo Palazzotto invece dice che “non si tratta di un’emergenza sbarchi ma di un’emergenza legata all’incapacità gestionale. Non si comprende come un Paese come l’Italia non sia in grado di svuotare il centro con regolare tempestività”.
Nella struttura sono presenti quattro donne incinte e diversi bambini. Contemporaneamente, ci sono persone positive al covid e casi di tubercolosi.
La ministra Lamorgese viene citata, ma non si riporta nessuna sua dichiarazione in proposito.
Per Palazzotto vanno cercate le responsabilità su questa situazione, per non legittimare il sospetto che dietro di essa “si nasconda una precisa strategia finalizzata ancora una volta a favorire una speculazione politica ed economica”.
Libero ha pubblicato alcune foto che documentano le condizioni nell’hotspot: si vedono file di materassi di spugna senza fodera né cuscino, stesi a terra praticamente uno attaccato all’altro. Quando viene lasciato un passaggio tra una fila e l’altra, è ingombro di rifiuti.
Nel titolo ci si chiede: “Lamorgese dov’è?”, echeggiando una dichiarazione di Salvini, il quale deve ancora affrontare un processo in cui rischia fino 15 anni di carcere “per aver bloccato gli sbarchi”. “Il sistema fa acqua da tutte le parti”, dice l’articolo. Il leader leghista parla di “fallito modello di accoglienza della sinistra che non fa bene a nessuno, anzi condanna chi sbarca a condizioni disumane”.
Un altro articolo sullo stesso quotidiano prova ad inserire il fatto all’interno del contesto internazionale, tirando in ballo gli interessi della Turchia, ma anche della Russia e della Francia, nella Libia.
Erasmo Palazzotto ha pubblicato un breve video in cui si vede una quantità di spazzatura nei bagni che supera di gran lunga la capienza dei contenitori che erano stati posizionati sul posto. In alcuni punti non si può camminare perché il pavimento è ingombro di rifiuti.
Il numero di ospiti dell’hotspot avrebbe superato le 2.100 unità.
Le dichiarazioni del parlamentare sono state riportate da vari siti web.
Nessun migrante è stato interpellato sull’argomento.

Proteste a Pian del Lago, tre feriti

Non si è ancora risolta la situazione di tensione al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta.
Giornale Nisseno riferisce, sulla base di un comunicato delle associazioni LasciateCIEntrare e Borderline Sicilia che mercoledì c’è stata una protesta. Tre migranti sarebbero rimasti feriti, una persona sarebbe salita sul tetto. Si tratterebbe di un pakistano portato al Cpr dopo essere stato aggredito al Caltanissetta mentre mangiava un kebab.
Radio Cl 1 ha riportato lo stesso breve resoconto in data 7 luglio, con la stessa foto di un presidio che si è svolto alcuni giorni fa davanti al centro.
La prima protesta sul tetto c’è stata sabato 25 giugno.
Una delle richieste dei migranti all’epoca era quella di poter incontrare rappresentanti del consolato tunisino per poter raccontare loro la situazione che stanno vivendo. La loro richiesta apparentemente non è stata presa in considerazione, e non compare nei resoconti successivi.
Il Garante nazionale delle persone private della libertà al momento non si è espresso sull’argomento. A quanto risulta, nel corso del 2021 non avrebbe visitato il Cpr di Caltanissetta, e neanche l’altro Cpr siciliano, quello di Trapani.
Il garante locale non si sarebbe mai espresso sulla questione.

ManifestA al Cpr di Caltanissetta

Dopo le proteste dei migranti nei giorni scorsi al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta, la deputata Simona Suriano ha visitato la struttura insieme ad un avvocato e forse a qualche rappresentante di LasciateCIEntrare. Ha poi diffuso un comunicato che è stato pubblicato da Pressenza.
Secondo la parlamentare nel centro ci sono “decine di ospiti ammassati in una struttura palesemente inadeguata ad accogliere così tante persone, senza refrigerio né aria condizionata”.
La dichiarazione resta nel vago: a differenza delle carceri, nei Cpr non viene ammesso un numero di persone superiore rispetto ai posti disponibili. Ma in questo caso non si dice né quanti sono i migranti presenti né quanti sono i posti disponibili.
Di solito nei Cpr del meridione vengono ospitati in gran parte migranti tunisini appena sbarcati anziché stranieri con precedenti penali catturati sul territorio, ma di nuovo mancano statistiche precise in proposito.
Uno straniero che era rimasto ferito durante le proteste era stato trasferito in ospedale; era fuggito dall’ambulanza e inseguito dai poliziotti che la scortavano. Non sono arrivati aggiornamenti sulla sua situazione.
Si segnalano atti di autolesionismo e presunti ritardi nell’assistenza medica. “Stiamo parlando di persone che vengono lasciate ammassate senza supporto e senza alcuna attività di integrazione”, dice la parlamentare. Che attività di integrazione bisognerebbe organizzare per stranieri che in teoria saranno rimpatriati nel giro di pochi giorni?
Quando Minniti ha istituito i Cpr ha detto che sarebbero stati luoghi diversi rispetto ai Cie, in quanto il Garante dei detenuti avrebbe vigilato sul rispetto dei diritti umani.
Il Garante nazionale dei detenuti ha diffuso il suo rapporto annuale sui Cpr da pochi giorni. In tutto il 2021 non ha mai visitato né il Cpr di Caltanissetta, né l’altro centro rimpatri siciliano, quello di Trapani. Il quale sembra sia utilizzato in funzione di hotspot per i migranti appena sbarcati. C’è qualche dichiarazione di un sindacato di polizia, di pochi giorni fa, secondo cui una settantina di migranti è rimasta nella hall per ore, con un solo bagno disponibile. Dal quale l’urina è traboccata, formando un lago sul pavimento, come documenta una foto diffusa alla stampa, che non ha provocato reazioni di sorta.
Il Garante nazionale non ha annunciato visite a Caltanissetta, dopo quello che è successo, né giunge notizia di reazioni da parte del Garante regionale, di cui i più ignorano l’esistenza.
Del resto i migranti non hanno chiesto l’intervento del garante o della stampa, ma di poter incontrare i rappresentanti del consolato tunisino. Che non si sa chi siano, né si è detto se la prefettura intende autorizzare un’ipotetica visita da parte loro.
Il gruppo politico Manifesta è uno dei pochi che si interessa della questione Cpr in Italia. E’ composto principalmente da parlamentari donne elette nelle file del Movimento 5 Stelle.
E’ associato con Potere Al Popolo e Rifondazione Comunista / Sinistra Europea.
Due giorni fa alcuni attivisti hanno tenuto un presidio di fronte al Cpr di Caltanissetta. La stampa non ne ha riportato nessun resoconto.
Dell’evento circola solo una foto sgranata pubblicata dal sito di uno degli organizzatori, l’associazione Borderline Sicilia: si vedono 12 persone in tutto.
Nel comunicato si parla di richieste da parte dei reclusi per avere assistenza sanitaria, in particolare per un cittadino tunisino con importanti problemi renali. Il quale sarebbe stato anche picchiato dalle forze dell’ordine nel corso delle proteste.

Presidio a Caltanissetta

Stamattina si terrà un presidio di fronte al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Caltanissetta. L’iniziativa è stata presa da Arci Sicilia, Borderline Sicilia, Rete Antirazzista Catanese e LasciateCIEntrare. La notizia è stata riportata da Melting Pot.
Gli attivisti intervengono a seguito delle tensioni che ci sono state in questi giorni nel Cpr. I migranti hanno protestato, le forze dell’ordine sono intervenute in maniera violenta. Tra i vari episodi segnalati, anche quello di un migrante che sarebbe rimasto ferito all’interno del centro, e poi sarebbe fuggito dall’ambulanza mentre veniva condotto in ospedale. L’ambulanza era scortata dalla polizia, l’uomo si sarebbe lanciato da un viadotto e sarebbe ricoverato ora in gravi condizioni in un ospedale siciliano.
LasciateCIEntrare ha inviato una segnalazione al Garante nazionale delle persone private della libertà. “E’ la nostra procedura, nessuno può dire di non sapere quello che succede”, ha detto la referente della campagna.
L’ultimo rapporto annuale del Garante è uscito pochi giorni fa, ed è stato presentato alla presenza del Presidente della Repubblica in persona. Può essere scaricato gratuitamente dal sito ufficiale, è un pdf di oltre 400 pagine, più un allegato contenente un centinaio di pagine di grafici e tabelle. Purtroppo è scritto in uno stile tutt’altro che giornalistico e le informazioni sono diluite in maniera tale che ben pochi riescono a leggerlo, tant’è vero che sui mass media non ne ha parlato quasi nessuno.
Ad esempio il paragrafo dedicato alle migrazioni si intitola “Orologi molli” e dice che “Spazio e tempo sono un tutt’uno che si deforma e si dilata nei vari punti dell’Universo; il tempo scorre in maniera diversa a seconda di dove ci si trovi e verso quale direzione si sta andando … Impossibile rilevare nelle due contrapposte dimensioni uno scorrere uniforme e regolare del tempo. Difficile tracciarne la misura se non affidandosi agli orologi molli di Dalì che nel dipinto La Persistenza Della Memoria segnano ore diverse nel loro stato di liquefazione, vinti, piegati dall’inafferrabilità di una grandezza fisica che è anche esperienza soggettiva e dall’impossibilità di restituirne un valore assoluto e universale”.
Il paragrafo deditato ai Cpr invece si intitola “Quanto dura per sempre: a volte un attimo”, ed è incentrato sulla storia di Moussa Balde, suicidatosi a maggio dell’anno scorso nel centro rimpatri di Torino.
Una sezione dettagliata del rapporto riguarda il monitoraggio delle operazioni di rimpatrio forzato di cittadini stranieri. A partire da pagina 241, c’è una tabella che mette in relazione le raccomandazioni fatte dal Garante e i relativi esiti, ossia le risposte ricevute da parte delle autorità. Le raccomandazioni che riguardano il Cpr sono accodate subito dopo, attaccate alla prima tabella, nello stesso colore e dimensione e senza un titolo vero e proprio che attiri l’attenzione di un lettore distratto.
In tutto il 2021 il Garante nazionale non ha mai visitato nessun Cpr siciliano (né nessuna altra struttura presente in Sicilia, carcere o altro).
Il rapporto contiene anche la lista dei garanti locali, da cui scopriamo che il garante regionale siciliano si chiama Giovanni Fiandaca. Di cui sul web non risulta traccia che abbia mai visitato il Cpr di Caltanissetta, né che abbia mai detto qualcosa di significativo in proposito.
I migranti in protesta a Caltanissetta hanno chiesto di incontrare i rappresentanti del Consolato tunisino. Non si dice chi dovrebbbe autorizzare questa visita né se intende farlo. Comunque questi rappresentanti non hanno nome e non sono stati intervistati per sapere che idea si sono fatti finora.
A quanto si dice, molti dei migranti che vengono portati nei Cpr siciliani proverrebbero direttamente dagli hotspot e sarebbero principalmente tunisini. Gli accordi con la Tunisia infatti prevederebbero due (o quattro) voli di rimpatrio da quaranta posti ogni settimana. Il problema è che nessuno ha mai diffuso statistiche precise in proposito.
Addirittura in questi giorni un sindacato di polizia ha segnalato che il Cpr di Trapani di fatto sarebbe usato in funzione di hotspot, secondo una procedura che non sarebbe del tutto regolare. Nessuno ha reagito a questa segnalazione. In effetti non si tratta di una novità. Già in passato era circolata un’indiscrezione del genere. Nel rapporto del Garante non se ne trova traccia.
Il sindacato ha segnalato ai giornalisti la fuoriuscita di urina dall’unico bagno a disposizione dei migranti durante le procedure burocratiche nella hall. I migranti dovevano essere 71, trasferiti a partire da Pantelleria, secondo quanto scrive Il Giornale.