Fico all’hotspot di Pozzallo. Malta, rilasciato su cauzione capitano Lifeline

Il presidente della Camera Roberto Fico ha visitato l’hotspot di Pozzallo, Ragusa, in Sicilia, e ha rilasciato dichiarazioni che hanno fatto notizia. Ha detto che i porti non li chiuderebbe, ha elogiato il lavoro delle Ong, ha detto che bisogna essere solidali con chi emigra. I vicepresidenti del Consiglio hanno sminuito, specie Salvini che ha detto che quello di Fico è solo un punto di vista personale. Il segretario del Pd Martina invece ha detto di aver apprezzato le giuste parole di Fico, e lo ha esortato a muoversi “sia verso la maggioranza di governo sia nel suo movimento, perché si rifletta con serietà sulla situazione e si fermino scelte sbagliate come quelle fatte finora nell’esecutivo”.
La settimana scorsa proprio a Pozzallo ha attraccato il cargo Alexander Maersk, con un carico di 110 migranti, di cui i mass media hanno parlato appena, essendo troppo presi dalle indiscrezioni sui centri migranti da allestire in Africa. Il Ministro dell’Interno ci sta lavorando, ma non si è ancora capito dove sorgeranno. A quanto pare la Libia non li vuole, quindi si cercherà di promuoverli negli stati confinanti.
C’era poi il caso della nave Lifeline che era tutto da definire. La nave è stata accusata di battere una bandiera falsa (quella olandese). Se la nave fosse arrivata in Italia sarebbe stata sequestrata.
L’aggiornamento giunto nelle ultime ore dice che il comandante dell’imbarcazione, arrestato poi dalle autorità maltesi, è stato rilasciato su cauzione di 11mila euro.
E’ sotto accusa per la questione della registrazione irregolare della nave, ma non per traffico di esseri umani.

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Gallarate e Augusta, accompagnamenti al Cpr

La polizia di Gallarate ha portato al Cpr di Torino un marocchino che aveva appena finito di scontare ai domiciliari una pena imprecisata per “reati in materia di stupefacenti”, non si sa di che tipo e in che quantità.
Un altro detenuto che scontava una pena per rapina nel carcere di Busto Arsizio è stato accompagnato all’aeroporto di Malpensa e da lì rimpatriato in Egitto. (Ma non si dice chi aveva rapinato e quando).
Nella stessa settimana sono stati emessi dalla Questura di Varese 15 ordini di lasciare il territorio dello Stato.
La notizia è riportata da Varese News.
Ad Augusta, in Sicilia, un ventiseienne albanese è stato fermato in un controllo e accompagnato al Cpr di Brindisi in quanto irregolare e con precedenti penali. A suo carico c’è un’accusa di “falsità materiale commessa dal privato”, scrive Augusta News, senza spiegare di che cosa si tratta.

La Voce, i numeri dell’accoglienza. Salvini a Pozzallo

Il sito del Giornale La Voce prova a fare il punto sulla situazione in materia di centri per migranti in Italia. Dimostrando ancora una volta quanto è superficiale l’informazione che viene fornita all’opinione pubblica.
La lista dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio comprende solo quattro strutture: Torino, Roma, Brindisi e Caltanissetta. Di quest’ultima si dice giustamente che viene utilizzata solo come Cara a causa dei danni provocati da un incendio. Della lista non fanno parte i centri di Bari e di Potenza, che sono attivi da parecchi mesi.
Per quanto riguarda gli hotspot, la lista elenca quattro strutture: Lampedusa (parzialmente disabilitato negli ultimi tempi), Pozzallo, Trapani e Taranto. A cui si aggiungono “strutture mobili” nei porti di Messina e di Palermo.
Quanto è accurata? Impossibile dirlo. Sono circolate liste diversissime tra di loro, indipendentemente l’una dall’altra. Cioè ogni sito web che ha diffuso una lista l’ha fatto come se fosse la prima volta, senza curarsi di smentire gli altri siti che avevano diffuso liste completamente differenti.
Anni fa c’era sul sito del Ministero dell’Interno una pagina dedicata ai “Centri dell’Immigrazione”. Con la lista di Cie, Cara e Cpsa e relative cartine nazionali. La pagina non veniva aggiornata man mano che i centri venivano aperti o chiusi, ma era comunque un punto di partenza ufficiale. Adesso non c’è neanche più quello.
In questi giorni si sta discutendo dell’allestimento di un hotspot a Palermo. Il sindaco ha detto di essere contrario, ma le opposizioni sospettano che tempo fa abbia inviato al Ministero un parere favorevole.
In un articolo su Blog Sicilia si parla di cinque “siti prescelti per la loro vicinanza agli sbarchi dei migranti”: Lampedusa, Trapani, Pozzallo, Taranto e Messina. Gli stessi nomi che abbiamo già visto, ma nessuna distinzione tra hotspot fissi e mobili. A Palermo l’hotspot fisso ancora non c’è. Ma c’è quello mobile?
In queste ore il nuovo Ministro dell’Interno Salvini è stato in visita a Pozzallo. “Stop Sicilia campo profughi d’Europa”, “Basta pacchia immigrazione”, sono i titoli di alcuni siti web che raccontano la notizia.
Salvini avrebbe detto che il governo si opporrà alla riforma del regolamento di Dublino, ma questo sembra strano, tenuto conto che è proprio il regolamento di Dublino che impedisce ai migranti di lasciare l’Italia per salire in Francia o Germania.
Salvini ha lamentato il fatto che gli stranieri escono dai centri di accoglienza la mattina per rientrare la sera, così nel corso della giornata “ne combinano di tutti i colori”. I giornalisti riassumono il suo progetto di riforma: “Tutti dovranno essere controllati e non si potrà uscire a piacimento”. In pratica i centri di accoglienza assomiglieranno sempre più a centri di detenzione.
Gli articoli riportano solo le frasi di Salvini. Non quelle degli abitanti del posto, né tantomeno quelle dei migranti.
Qualche contestazione Salvini l’ha subita a Catania, da parte di imprecisati centri sociali.
Per quanto riguarda i Cara, la lista fornita da La Voce comprende: Isola Capo Rizzuto, Gradisca d’Isonzo, Caltanissetta, Foggia, Brindisi, Bari, Mineo. A cui si aggiunge Monastir, vicino Cagliari, che funziona sia come centro per richiedenti asilo che come struttura di primo soccorso per gli sbarchi in Sardegna.
A ottobre 2016 c’era stata una manifestazione popolare contro l’apertura del centro.
La struttura oggi funziona normalmente. Due giorni fa 16 migranti in buona salute sbarcati a poca distanza sono stati trasferiti al centro di accoglienza di Monastir.

Duemila sbarchi in un weekend

Scrive il Manifesto che nel weekend sono sbarcati in Sicilia duemila migranti. La situazione è allarmante, ma i dati diffusi dal Viminale mostrano che nei primi cinque mesi dell’anno c’è stato un calo del 78% degli sbarchi: 13 mila a fronte dei 60 mila dello stesso periodo dell’anno scorso.
Sull’hotspot di Palermo, il quotidiano comunista dice che la situazione non è ancora decisa: il progetto è in standby, in attesa che si definisca la situazione del Governo nella capitale.
Scrive il Giornale di Sicilia che due giorni fa la nave spagnola Numancia ha sbarcato a Palermo 600 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia.
Sul sito c’è una video intervista al Prefetto di Palermo, con immagini delle operazioni si sbarco.
A Messina invece è arrivata la nave SeaWatch3, con 462 migranti, di cui quasi un quarto minorenni.
I siti web non spiegano dove è avvenuto il salvataggio e cosa ci facevano quelle navi in quelle acque. Sappiamo che SeaWatch è un’organizzazione no-profit che si occupa appunto di salvataggi in mare.
Nessuno degli stranieri sbarcati è stato avvicinato dai giornalisti. In questi casi gli stranieri vengono inquadrati da lontano, ma mai lasciati parlare.

Hotspot Palermo, il M5s attacca il sindaco

Secondo il Movimento 5 Stelle, è lo stesso sindaco di Palermo Orlando ad avere dato la disponibilità alla realizzazione di un hotspot da 150 posti nel quartiere zen.
I pentastellati giungono a questa conclusione sulla base di alcune dichiarazioni rese dalla capo dipartimento libertà civili e migrazione del Ministero dell’Interno a marzo 2017 di fronte alla commissione d’inchiesta Cie/Cara.
Il comunicato è riportato dal sito Mob Magazine.
“Non siamo disposti ad essere presi in giro da Orlando”, dicono i 5 Stelle nel comnicato “Non è possibile che chi è chiamato a rappresentare la città pubblicamente si riempia la bocca di belle parole per poi, in perfetto stile di vecchia politica, scoprire che la stessa persona avrebbe dato disponibilità a procedere con un’opera che nessuno vuole.
Il Consiglio Comunale si è espresso contro l’apertura dell’hotspot tre giorni fa, ma il parere non è vincolante perché l’allestimento del centro non dipende dal Comune.
Il sindaco ha dichiarato “Abbiamo fatto della cultura dell’accoglienza un segno distintivo di Palermo”: se la struttura deve essere utilizzata per l’accoglienza, bene, “ma ci opporremo politicamente alla sua trasformazione in un luogo diverso. Non vogliamo diventi un campo di sofferenze per un numero indefinito di persone che rimarrebbero lì per un tempo indefinito. Siamo contrari che questo centro sorga a Palermo, allo Zen come altrove … Siamo pronti anche a ricorrrere al Tar”.
Secondo Live Sicilia il centro sarebbe stato progettato per ospitare 400 migranti.

Palermo, consiglio comunale contro l’hotspot

Il Consiglio Comunale di Palermo ha espresso parere negativo alla realizzazione dell’hotspot per migranti nei pressi del quartiere Zen. Visto che però il progetto non è di competenza del Comune, ma del Ministero dell’Interno, è possibile che il centro sarà realizzato lo stesso.
In aula si è detto che si tratta di una specie di lager, con muri alti e poco verde, ma anche che è troppo distante dal porto e in un quartiere dove ci sono resti archeologici di epoca araba, che andrebbe tutelato. “Aggiungeremmo degrado a degrado”, ha detto il capoarea infrastrutture, riconoscendo che al momento “la zona è già precaria di suo”.
Il Giornale di Sicilia dedica un lungo articolo alla spaccatura che si è venuta a creare nel Movimento 5 Stelle su questa questione. Mentre alcuni hanno fatto dichiarazioni in difesa dei diritti umani, un portavoce locale ha difeso strenuamente il contratto nazionale firmato da Movimento e Lega, che invece sembra privilegiare lo stop all’immigrazione con ogni mezzo. “E’ chiara la volontà del governo che si sta per costituire di dare una stretta al fenomeno migratorio, con una vera politica di rimpatri e una valutazione delle domande di protezione direttamente nei paesi di origine o di transito”, ha detto il politico, che ha annunciato che segnalerà ai vertici nazionali i consiglieri che non sono d’accordo. “Non intendo più tollerare, all’interno del gruppo consiliare del Movimento, cose che siano in contrasto, anche se minimamente, con l’attività che ci viene richiesta da pentastellati”.

Gli hotspot sono diversi dai Cie

Il Roma riporta alcune righe di un lancio Adnkronos in cui si mette in risalto una dichiarazione di un deputato M5s in materia di hotspot. I giornalisti gli avevano chiesto come conciliava l’opposizione dei pentastellati all’apertura di un hotspot a Palermo e il programma condiviso con la Lega nel quale si parla dell’apertura di un Cie in ogni regione (Cpr, in realtà). Il deputato ha detto che si tratta di due cose diverse. Fine. Un po’ troppo ovvio, un po’ troppo vago per farci un lancio di agenzia.
Il capogruppo del Movimento in Comune a Palermo ha dichiarato “La tutela dei diritti umani per noi viene prima di tutto. Per questo non crediamo che l’hotspot che vogliono costruire a Palermo, struttura chiusa, caratterizzata da un forte controllo di polizia e con divieto assoluto di ingresso sia lo strumento adatto per accogliere i migranti”.
C’è pure il vincolo paesaggistico della zona dove dovrebbe sorgere, per presenza di verde pubblico e necropoli.
Un altro consigliere del M5s ha detto: “E’ chiara la volontà del Governo che si sta per costituire di dare una stretta al fenomeno migratorio”. Nel senso: se si bloccano le migrazioni, non c’è bisogno di allestire un centro migranti. Ciò che non spiega è come fare a bloccare le migrazioni senza allestire centri per trattenere i migranti soccorsi in prossimità delle coste in attesa del rimpatrio. E come separare i richiedenti asilo da tutti gli altri.
Tra le altre dichiarazioni di rilievo, il Giornale di Sicilia nota quelle di Claudio Fava, del sindaco della città Leoluca Orlando (che solitamente è schierato a favore dell’accoglienza, quindi anche stavolta si oppone all’hotspot) e del capogruppo dello schieramento Sinistra Comune.
L’hotspot di Palermo era uno dei sei annunciati da Repubblica a luglio scorso che Minniti avrebbe voluto aprire. Non si sa se gli altri siano entrati in funzione. Non c’è una lista nazionale di hotspot aperti. Anzi ce ne sono fin troppe, tutte contraddittorie tra di loro.