Tubercolosi a Civitavecchia

Nella caserma De Carolis c’è il rischio di epidemie. Lo ha scritto il quotidiano Terra alcuni giorni fa, su segnalazione di un agente che ha parlato anche di problemi di sicurezza. Alcuni casi di tubercolosi (quanti?) si sarebbero già verificati. Il titolo dell’articolo era “Situazione esplosiva nel Cie di Civitavecchia”. Sono anni che si parla di “situazione esplosiva” nei Cie italiani, e di solito quando la situazione esplode veramente, con ribellioni, fughe di massa, feriti, i giornali la relegano in trafiletti, i telegiornali neanche ne parlano. Soprattutto, tecnicamente la caserma De Carolis non è un Cie. Cos’è? Non è chiaro quale sia la leggittimità giuridica di questa ed altre strutture nate sul territorio italiano. Da un lato si parla ci Centri di Accoglienza per assistere i migranti in attesa di permesso di soggiorno temporaneo, dall’altro si riconosce che sono strutture basate sul modello detentivo, per cui i migranti sono reclusi, impossibilitati ad allontanarsi e a ricevere visite. Nei giorni scorsi alcune associazioni hanno protestato a Santa Maria Capua Vetere, dove c’è una tendopoli allestita in un’altra ex caserma, denunciando il fatto che secondo la Costituzione italiana la privazione della libertà personale andrebbe convalidata entro 48 ore dall’autorità giudiziaria, cosa che in questo caso non sembra sia avvenuta.
La Asl ha speso 5 mila euro per le medicine da fornire ai migranti nel Lazio.
L’allarme epidemia non è stato riportato o verificato dal resto della stampa locale, che ha preferito concentrarsi sulle polemiche che ci sono state a livello politico, tra chi diceva che fino al Primo Maggio non dovevano essere portati profughi, chi sosteneva che la capacità di accoglienza di Roma è al limite, e chi diceva che le autorità locali stanno mostrando il loro volto peggiore. La comunità di Sant’Egidio ha emesso un comunicato per esprimere il suo disappunto sia per le politiche di accoglienza dei migranti nordafricani, sia per le politiche di sgomberi e trasferimenti che sono state messe in atto verso le comunità Rom. Su quest’ultima questione, la Comunità di Sant’Egidio si era già espressa in passato molto duramente.
Nel corso di questa settimana dovrebbe essere continuata la concessione di permessi di soggiorno temporanei ai reclusi della De Carolis. Il piano prevedeva di liberare i migranti a scaglioni di cinque o sei, per un totale di una cinquantina al giorno. Non c’erano giornalisti all’uscita, questa è ordinaria amministrazione. Nella caserma c’erano circa 700 persone, in settimana il numero potrebbe essersi quasi dimezzato, ma non sono state diffuse notizie certe.

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Acqua calda a Civitavecchia

La Prefettura di Roma sta lavorando per il ripristino del depuratore interno alla caserma De Carolis di Civitavecchia. Nella struttura sono ospitati centinaia di migranti sbarcati a partire dall’inizio dell’anno sulle coste di Lampedusa. L’intervento è necessario per risolvere il problema della “carenza di acqua calda”.
Le autorità locali intanto hanno chiesto alla regione l’attivazione del Centro Operativo Intercomunale, che permetterebbe di razionalizzare le forze della Protezione Civile, e pianificare i prossimi eventi, tra cui l’accoglienza dei pellegrini che raggiungeranno Roma per seguire la beatificazione di Giovanni Paolo II il prossimo primo maggio.
All’interno della ex caserma è stato allestito un campo di calcio e cinque sale tv, collegate anche con canali arabi. Alcuni dei migranti hanno anche il cellulare. Comunque, tutti sono al corrente del fatto che il governo intende concedere permessi di soggiorno temporanei, e sono in attesa che il provvedimento inizi ad essere attuato.
Sembra che finora nessuno di loro sia ancora stato rilasciato. Nei giorni scorsi le forze dell’ordine sono intervenute per bloccare un tentativo di evasione. Il modello a cui ci si ispira è sempre quello del carcere. In un video datato 10 aprile si vedono i tunisini scandire il coro “liberté! liberté!” dietro una recinzione di filo spinato. Fuori c’erano alcuni attivisti che manifestavano, dentro un uomo che si preoccupava di tenere i reclusi lontani dalla barriera.
Il sindaco di Civitavecchia dopo aver visitato la struttura aveva parlato di una “grande tranquillità che si respira all’interno del centro”, nell’intento di smentire le voci su presunte tensioni che si erano create nella caserma. Ora arrivano le dichiarazioni dell’assessore Pierfederici, che ammette il fatto che ci sono stati alcuni problemi “complice l’arrivo di nuovi migranti”. “Sembra che alcuni fossero impazienti di avere il vestiario, e qualcuno ha cercato di prendere delle scarpe da un container, ma alla fine anche per l’intervento delle forze dell’ordine è tornata la calma”, ha detto l’assessore senza aggiungere ulteriori dettagli.
“La tensione rischia di salire in ogni momento”, scrive un sito web di Civitavecchia, “i migranti vivono il centro non più come un punto di accoglienza, ma quasi come una prigione”, dato che non possono uscire. I 77 trasferiti lì dal Cie di Ponte Galeria hanno raccontato di essere prigionieri da circa un mese, ponendo tutti quanti di fronte all’ipotesi di una reclusione molto lunga. Quando inizieranno ad arrivare i permessi promessi dal governo?

Niente tensioni a Civitavecchia

Il sindaco di Civitavecchia Gianni Moscherini ha fatto visita alla caserma de Carolis, che ospita più di 700 migranti sbarcati a Lampedusa dall’inizio dell’anno. “Voglio confermare ai cittadini la grande tranquillità che si respira all’interno del Centro”, ha detto il sindaco. “Credo innanzitutto che possiamo serenamente smentire le voci secondo le quali ci sarebbero tensioni all’interno della struttura”, un’altra frase annotata dai cronisti. I quali non scrivono quanto è durata la visita, né se il sindaco ha parlato con i migranti reclusi. Di sicuro il primo cittadino è costantemente in contatto con gli uomini della prefettura e con l’assessore Pierfederici. Nelle frasi riportate, il sindaco fa riferimento soprattutto a Prefettura, Regione, Comune, Asl.
Nella caserma al momento sono presenti 773 stranieri. 648 sono arrivati con la nave Clodia, 60 con la nave Flaminia, 77 sono stati trasferiti dal Cie di Ponte Galeria dove erano stati smistati in un primo momento. 12 sono stati identificati come minori e sono stati portati in non meglio precisate “strutture più adeguate”.
Non si sa chi è che a messo in giro le voci smentite dal sindaco, né sulla base di che cosa.

Da Ponte Galeria a Civitavecchia

77 tunisini che erano stati ospitati nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, nei pressi di Roma, sono stati trasferiti alla caserma De Carolis di Civitavecchia.
La decisione è stata presa dopo che il governo ha ideato un piano per concedere permessi di soggiorno temporanei agli stranieri arrivati dal Nordafrica fino ai primi giorni di aprile.
Nella caserma si trovavano già 648 stranieri (o 680?) sbarcati dalla nave Clodia che li aveva prelevati a Lampedusa.
A questo punto ci si attende che le autorità inizino a rilasciare i permessi di soggiorno temporaneo agli stranieri, per poi liberarli sul territorio nazionale. Ma ci sono ancora delle incertezze a livello politico internazionale. Nelle intenzioni delle autorità italiane, i permessi dovevano avere validità su tutto il territorio europeo. Non sono dello stesso avviso i governi degli altri paesi, che si sono detti pronti a respingere chi non soddisfa determinati requisiti, anche economici (pressoché tutti). Dall’Unione Europea è arrivato il diniego all’attivazione della direttiva 55 del 2001 sulla protezione temporanea, in quanto non sussistono le condizioni. Pertanto il permesso di soggiorno concesso dall’Italia non permetterà automaticamente la libera circolazione nell’area Shengen.
Sembra che più della metà delle persone sbarcate a Lampedusa intenda raggiungere parenti, amici e conoscenti in un altro paese europeo (Francia soprattutto) e non abbia interesse a restare in Italia.
I siti web seguono la storia principalmente tramite comunicati ufficiali. Difficile capire come sono, al momento, le condizioni all’interno della caserma De Carolis.