Ventimiglia, poliziotti e carabinieri feriti

Due poliziotti e due carabinieri hanno subito ferite non meglio precisate nel corso di una colluttazione con alcuni stranieri nel commissariato di Ventimiglia. Gli stranieri, sette, soprattutto sudanesi erano stati catturati in Francia e riportati in Italia. Da Ventimiglia sarebbero stati caricati su un pullman e portati all’hotspot di Taranto. Da dove avrebbero forse tentato nuovamente l’impresa (non è escluso che non l’abbiano già fatto in passato, di loro non si sa niente). Se non che, per evitare il trasferimento, hanno cercato di evadere, probabilmente, accanendosi contro la finestra antisfondamento e la porta blindata del commissariato. Tutti e sette sono stati arrestati. In cinque sono stati accompagnati al Cie di Torino. Gli altri due forse lo saranno non appena saranno disponibili ulteriori posti.
Il Secolo Xix riporta anche una dichiarazione del governatore della Regione Toti, il quale si scaglia contro gli errori del governo. Quali errori? Che dovrebbe fare il governo? Il sito non lo scrive.
Lo stesso sito invece dà spazio ad un’altra dichiarazione di Toti, che attacca il Governo sull’impugnativa della legge regionale di riforma dei principi di assegnazione delle case popolari, che prevede dieci anni di permanenza sul territorio italiano per gli stranieri. “Il Governo spende oltre 4 miliardi per l’accoglienza degli immigrati, ma non vuole le case per liguri e italiani”, dice Toti. Secondo le direttive europee, dovrebbe bastare un permesso di soggiorno di cinque anni per essere equiparati ai cittadini nazionali. Per cui la legge regionale approvata sarebbe incostituzionale, per violazione degli obblighi comunitari.

Mestre, dopo la rissa, controlli serrati

Racconta la Nuova di Venezia che la polizia di Mestre ha effettuato una serie di controlli tra gli immigrati, approfittando dello scalpore generato da una rissa avvenuta alcuni giorni fa nei pressi di un bar. Secondo la ricostruzione che è stata diffusa, un tunisino ubriaco era venuto alle mani col titolare cinese del locale, rifiutandosi di allontanarsi dalle slot machine all’ora di chiusura. Il bar è stato chiuso per 7 giorni per motivi di ordine e sicurezza. Scrive il sito che era già stato chiuso in passato, non si sa per quale motivo. Nel corso dei controlli che si sono svolti nel resto della città, tre stranieri, forse quattro, sono stati portati al Cpr di Torino. Altri hanno ricevuto l’ordine di allontanarsi dall’Italia entro sette giorni.

Vercelli, carabinieri sventano… matrimonio

I carabinieri di Casale Monferrato hanno sventato un matrimonio. Le forze dell’ordine sono state allertate dagli impiegati del comune che dovevano celebrare l’unione tra un uomo marocchino e una donna italiana. A seguito delle verifiche è emerso che l’uomo era già stato colpito da più decreti di espulsione, mai ottemperati. I siti di informazione non riportano notizie di eventuali precedenti penali. Comunque, lui è stato portato al Cie, mentre lei è stata denunciata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
La notizia è riportata distrattamente dai siti web locali, che parlano di matrimonio finto, annunciano clamorosi sviluppi a prescindere, danno per scontato che ci sia stato un passaggio di denaro. Insomma, si sospetta che si tratti solo di un matrimonio di convenienza: lui avrebbe dato dei soldi a lei, disoccupata, per sposarla ed evitare l’espulsione. Solo che al momento i siti di informazione non forniscono cifre o elementi concreti a sostegno di questa tesi.
La notizia del matrimonio sventato fa venire in mente il caso di Vanessa e Said, avvenuto a Modena nel 2012. Anche in quel caso lo sposo venne catturato dalle forze dell’ordine prima del matrimonio e portato al Cie. Ma non si trattava di un matrimonio di interesse, bensì di una storia d’amore.
Vanessa, la sposa diciannovenne, si sedette per protesta sullo zerbino di fronte all’ingresso della Questura, in abito da sposa, sperando in un immediato rilascio di Said dopo gli accertamenti. La foto arrivò ai giornali e al web, e ne nacque una mobilitazione per chiedere il rilascio di Said. Il quale però venne trattenuto nel Cie per vari giorni, e rischiò di essere rimpatriato. Alle iniziative partecipò anche Cecile Kyenge, all’epoca non ancora ministro e sconosciuta a livello nazionale.
Quando Said venne poi rilasciato, c’erano le telecamere che riprendevano la sua uscita dal Cie ancora vestito da sposo.
Il matrimonio fu un evento per la città di Modena. Tutti i dettagli finirono sulle cronache dei quotidiani.

Rimpatriato egiziano

Un trentunenne egiziano è stato rimpatriato, secondo quanto scrive Milano Today, dopo un periodo di permanenza nel Cie di Torino.
L’uomo era stato fermato mentre si aggirava in aeroporto, con una spranga, dopo che gli era stato impedito di salire su un volo per l’Egitto, a causa della sua alterazione psicofisica.
Racconta il sito che era la sua famiglia ad avere organizzato il volo, preoccupata per la sua radicalizzazione.
I fatti dovrebbero risalire ai primi di giugno: secondo il sito il 12 giugno l’egiziano è stato dimesso dall’ospedale in cui era stato portato e accompagnato al Cie. La sua permanenza nel centro di espulsione sarebbe durata un paio di settimane.
Il Secolo Xix specifica che l’uomo era stato fermato nell’area cargo dell’aeroporto, in stato confusionale, mentre minacciava di compiere azioni terroristiche con una spranga in mano. Era stato quindi condotto al reparto di psichiatria dell’ospedale di Busto Arsizio, prima di finire al centro di espulsione.

Rimpatriati due stranieri radicalizzati

Un tunisino e un marocchino sono stati rimpatriati dopo essere stati segnalati dai servizi segreti come possibili soggetti radicalizzati.
Il primo aveva manifestato insofferenza verso l’Italia e l’occidente. Era in contatto con un estremista islamico espulso nel 2015 per motivi di sicurezza, e con un tunisino morto nel 2011 in un imprecisato conflitto a fuoco con le forze di sicurezza tunisine. (Come si fa ad essere in contatto con un tunisino morto da 6 anni?)
Il marocchino invece è un cinquantenne, con gravi (e imprecisati) precedenti penali. Il suo nome è emerso nel corso delle indagini riguardanti un libico: era il suo referente a Torino. Quindi è accusato di essere parte di una rete dedita a favorire l’ingresso in Italia di soggetti vicini all’Is provenienti dalla Libia. E’ stato prima accompagnato al Cie, poi rimpatriato.
Entrambi sono stati individuati in Piemonte. E mentre il marocchino era irreperibile dal 2011, il tunisino viveva a Novara con regolare permesso di soggiorno.

Blitz al campo nomadi di Beinasco

Carabinieri e Polizia Municipale hanno perquisito un campo nomadi a Borgaretto, Beinasco (Torino).
L’obiettivo, secondo alcuni, era ritrovare la ventunenne nomade che è evasa dal carcere abbandonando la figlia.
La giovane, che si trovava in carcere con l’accusa di omicidio stradale per aver fatto inversione a u con un camper, non è stata trovata. Comunque l’operazione ha dato i suoi frutti: è stato trovato un fucile con matricola abrasa (il proprietario è stato arrestato), 12 allacciamenti abusivi alla corrente elettrica, e tre fabbricati abusivi che sono stati demoliti.
Due cittadini di origine bosniaca sono stati portati al Cie. La Stampa non fa nessun riferimento ai loro precedenti penali.
Intanto in città si fronteggiano Casapound e anarchici proprio sulla questione dei rom.
Un centinaio di manifestanti di destra hanno manifestato per chiedere lo sgombero in tempi brevi degli accampamenti di via Germagnano e strada dell’Aeroporto.
Tra i manifestanti c’era anche la vedova del motociclista rimasto ucciso nello schianto.
Oltre a Casapound, anche Forza Nuova ha aderito al corteo.
Imprecisati anarchici hanno contestato l’iniziativa.
Qualche residente ha avuto l’idea di gettare acqua su alcuni manifestanti dalle finestre, creando ulteriori tensioni.
Un esponente del sindacato della polizia penitenziaria ha definito l’evasione “sciocca e senza senso”, visto che la ventunenne già godeva dei benefici in un istituto nato “per favorire la genitorialità”, e dopo l’evasione potrebbero esserci per lei “gravi ripercussioni”.
I mass media non segnalano dichiarazioni in queste ore da parte dell’amministrazione comunale. La sindaca Appendino ha visitato il campo nomadi di strada Aeroporto a marzo scorso, insieme con l’allora capogruppo Unia, che nei giorni scorsi è stato nominato assessore. Aveva anche incontrato il Nucleo Nomadi della Polizia Municipale.
Era già stato segnalato il problema dei roghi tossici. “Non possiamo chiudere gli occhi come hanno fatto i nostri predecessori”, aveva detto Unia, che stava lavorando a un tavolo di lavoro per risolvere il problema “in tutte le sue componenti”.
Un’altra sindaca del Movimento 5 Stelle alle prese con i rom è Virginia Raggi, a Roma.
Alcuni giorni fa la popolazione rom del Camping River ha manifestato in Campidoglio contro la chiusura del proprio campo e il trasferimento alla Barbuta, annunciando denunce per razzismo e violazione di leggi nazionali e internazionali.
Tra l’altro sembra che anche il campo della Barbuta sia destinato ad essere chiuso.
Il piano per l’inclusione dei rom, “con tanto di benefit e sussidio per la casa popolare”, come scrive Libero, è precedente alle elezioni amministrative. Nelle quali c’è stato un “flop”, secondo i giornalisti, che avrebbe influito nella scelta del blog di Grillo di battere su questo tasto: “chiusura dei campi rom, censimento di tutte le aree abusive e le tendopoli. Chi si dichiara senza reddito e gira con auto di lusso è fuori. Chi chiede soldi in metropolitana, magari con minorenni al seguito è fuori”.
Discorso che si è andato a sovrapporre alla richiesta di stop agli arrivi dei profughi, presentata dalla Raggi all’indomani delle amministrative.
In queste ore la Raggi ha altre preoccupazioni. E’ stata chiusa l’inchiesta nei suoi confronti. Non sono state prese decisioni, ma i giornalisti hanno iniziato la gogna sulla base del fatto che la sindaca “rischia” il processo per le nomine di Marra e Romeo.

Si discute di immigrazione

Mercoledì 28 giugno si svolgerà a Torino un convegno organizzato dal Garante Regionale dei Detenuti. Il tema del convegno sono le novità introdotte dal decreto Minniti sui centri di identificazione ed espulsione. La notizia è riportata dal sito Torino Oggi.
Parteciperà, tra gli altri, un esponente dell’Asgi, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione.
L’Asgi in questi giorni sta sostenendo la campagna per la raccolta di firme a favore di una legge di iniziativa popolare per l’introduzione di canali diversificati di ingresso per lavoro, forme di regolarizzazione su base individuale per stranieri già radicati sul territorio, misure per l’inclusione lavorativa di richiedenti asilo e rifugiati, partecipazione al voto amministrativo e abolizione del reato di clandestinità.
Finora le firme raccolte sono 11 mila.
In questi giorni la questione dell’immigrazione è sulle prime pagine dei giornali per via del tentativo da parte del centrosinistra di approvare una legge sullo ius soli.
Forza Italia e Lega non escludono un referendum sulla questione, Fratelli d’Italia “raccoglie già le firme”.
Il Movimento 5 Stelle è molto restio ad appoggiare la legge sullo ius soli, dopo che Beppe Grillo l’ha definita un “pastrocchio invotabile”.
Un deputato campano del Movimento ha chiesto di interpellare la base sull’argomento tramite la piattaforma Russeau.
Il Gazzettino segnala una presa di posizione di Aldo Giannuli, che consiglia al Movimento di “non inseguire correnti destrorse” perché su quel fronte la Lega è più credibile. Si rischia di perdere voti a sinistra per non conquistarli a destra.
“Minniti sta facendo bene con la sua politica del daspo per migranti e rom” avrebbe detto Giannuli, secondo il Gazzettino. Allora perché non “farsene seguaci”?
In realtà Giannuli ha detto: “Sarebbe auspicabile che fosse superato il nomadismo, e irrinunciabile che i bambini vadano a scuola e non usati per l’elemosina (e su questo non trovo eccessiva la misura della decadenza della patria potestà), ma sono questioni su cui si debba andare avanti con i guanti di velluto cercando di conquistare il consenso. Oppure diciamo che Minniti sta facendo bene con la sua politica del Daspo per migranti e rom (che peraltro sono spesso cittadini italiani). Ve la sentite di farvi seguaci di Minniti?”
Insomma, sembra che Giannuli contrapponga Minniti ai guanti di velluto, e non sia affatto favorevole, diversamente a come appare dall’articolo pubblicato dai giornali del gruppo Caltagirone.
Il vicepresidente della Camera Di Maio, esponente di spicco del Movimento, ha detto che si rischia di “scatenare un pull factor”, cioè fare una legge per la cittadinanza che attragga ancora più migranti verso l’Italia con l’Europa che se ne frega altamente.
Per lui la legge è solo propaganda elettorale. “Per questo noi ci asterremo, le priorità del paese sono ben altre”.
Sulla questione dei rom, Giannuli solleva la solita questione: “va bene, togliamo di mezzo gli accampamenti, ma dopo dove li mettiamo?”
Oggi è la giornata internazionale del rifugiato. Iniziative sono previste in tutta Italia, annunciate solo dai siti web locali, mentre quelli nazionali stanno snobbando l’evento.
Il sito Onu Italia riporta la notizia della partenza da Brindisi di un volo contenente beni di soccorso e generi di prima necessità destinati all’Uganda. L’annuncio sarebbe stato dato dallo stesso Ministro degli Esteri. Il costo è di circa 300 mila euro, incluso il trasporto.
Il 22 e 23 giugno si svolgerà il vertice di Kampala per i rifugiati sud-sudanesi, per fronteggiare la gravissima crisi umanitaria in corso in Sud Sudan.
In quell’occasione l’Italia dovrebbe annunciare un finanziamento di 5 milioni di euro di aiuti di emergenza.