Blitz al campo nomadi di Beinasco

Carabinieri e Polizia Municipale hanno perquisito un campo nomadi a Borgaretto, Beinasco (Torino).
L’obiettivo, secondo alcuni, era ritrovare la ventunenne nomade che è evasa dal carcere abbandonando la figlia.
La giovane, che si trovava in carcere con l’accusa di omicidio stradale per aver fatto inversione a u con un camper, non è stata trovata. Comunque l’operazione ha dato i suoi frutti: è stato trovato un fucile con matricola abrasa (il proprietario è stato arrestato), 12 allacciamenti abusivi alla corrente elettrica, e tre fabbricati abusivi che sono stati demoliti.
Due cittadini di origine bosniaca sono stati portati al Cie. La Stampa non fa nessun riferimento ai loro precedenti penali.
Intanto in città si fronteggiano Casapound e anarchici proprio sulla questione dei rom.
Un centinaio di manifestanti di destra hanno manifestato per chiedere lo sgombero in tempi brevi degli accampamenti di via Germagnano e strada dell’Aeroporto.
Tra i manifestanti c’era anche la vedova del motociclista rimasto ucciso nello schianto.
Oltre a Casapound, anche Forza Nuova ha aderito al corteo.
Imprecisati anarchici hanno contestato l’iniziativa.
Qualche residente ha avuto l’idea di gettare acqua su alcuni manifestanti dalle finestre, creando ulteriori tensioni.
Un esponente del sindacato della polizia penitenziaria ha definito l’evasione “sciocca e senza senso”, visto che la ventunenne già godeva dei benefici in un istituto nato “per favorire la genitorialità”, e dopo l’evasione potrebbero esserci per lei “gravi ripercussioni”.
I mass media non segnalano dichiarazioni in queste ore da parte dell’amministrazione comunale. La sindaca Appendino ha visitato il campo nomadi di strada Aeroporto a marzo scorso, insieme con l’allora capogruppo Unia, che nei giorni scorsi è stato nominato assessore. Aveva anche incontrato il Nucleo Nomadi della Polizia Municipale.
Era già stato segnalato il problema dei roghi tossici. “Non possiamo chiudere gli occhi come hanno fatto i nostri predecessori”, aveva detto Unia, che stava lavorando a un tavolo di lavoro per risolvere il problema “in tutte le sue componenti”.
Un’altra sindaca del Movimento 5 Stelle alle prese con i rom è Virginia Raggi, a Roma.
Alcuni giorni fa la popolazione rom del Camping River ha manifestato in Campidoglio contro la chiusura del proprio campo e il trasferimento alla Barbuta, annunciando denunce per razzismo e violazione di leggi nazionali e internazionali.
Tra l’altro sembra che anche il campo della Barbuta sia destinato ad essere chiuso.
Il piano per l’inclusione dei rom, “con tanto di benefit e sussidio per la casa popolare”, come scrive Libero, è precedente alle elezioni amministrative. Nelle quali c’è stato un “flop”, secondo i giornalisti, che avrebbe influito nella scelta del blog di Grillo di battere su questo tasto: “chiusura dei campi rom, censimento di tutte le aree abusive e le tendopoli. Chi si dichiara senza reddito e gira con auto di lusso è fuori. Chi chiede soldi in metropolitana, magari con minorenni al seguito è fuori”.
Discorso che si è andato a sovrapporre alla richiesta di stop agli arrivi dei profughi, presentata dalla Raggi all’indomani delle amministrative.
In queste ore la Raggi ha altre preoccupazioni. E’ stata chiusa l’inchiesta nei suoi confronti. Non sono state prese decisioni, ma i giornalisti hanno iniziato la gogna sulla base del fatto che la sindaca “rischia” il processo per le nomine di Marra e Romeo.

Si discute di immigrazione

Mercoledì 28 giugno si svolgerà a Torino un convegno organizzato dal Garante Regionale dei Detenuti. Il tema del convegno sono le novità introdotte dal decreto Minniti sui centri di identificazione ed espulsione. La notizia è riportata dal sito Torino Oggi.
Parteciperà, tra gli altri, un esponente dell’Asgi, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione.
L’Asgi in questi giorni sta sostenendo la campagna per la raccolta di firme a favore di una legge di iniziativa popolare per l’introduzione di canali diversificati di ingresso per lavoro, forme di regolarizzazione su base individuale per stranieri già radicati sul territorio, misure per l’inclusione lavorativa di richiedenti asilo e rifugiati, partecipazione al voto amministrativo e abolizione del reato di clandestinità.
Finora le firme raccolte sono 11 mila.
In questi giorni la questione dell’immigrazione è sulle prime pagine dei giornali per via del tentativo da parte del centrosinistra di approvare una legge sullo ius soli.
Forza Italia e Lega non escludono un referendum sulla questione, Fratelli d’Italia “raccoglie già le firme”.
Il Movimento 5 Stelle è molto restio ad appoggiare la legge sullo ius soli, dopo che Beppe Grillo l’ha definita un “pastrocchio invotabile”.
Un deputato campano del Movimento ha chiesto di interpellare la base sull’argomento tramite la piattaforma Russeau.
Il Gazzettino segnala una presa di posizione di Aldo Giannuli, che consiglia al Movimento di “non inseguire correnti destrorse” perché su quel fronte la Lega è più credibile. Si rischia di perdere voti a sinistra per non conquistarli a destra.
“Minniti sta facendo bene con la sua politica del daspo per migranti e rom” avrebbe detto Giannuli, secondo il Gazzettino. Allora perché non “farsene seguaci”?
In realtà Giannuli ha detto: “Sarebbe auspicabile che fosse superato il nomadismo, e irrinunciabile che i bambini vadano a scuola e non usati per l’elemosina (e su questo non trovo eccessiva la misura della decadenza della patria potestà), ma sono questioni su cui si debba andare avanti con i guanti di velluto cercando di conquistare il consenso. Oppure diciamo che Minniti sta facendo bene con la sua politica del Daspo per migranti e rom (che peraltro sono spesso cittadini italiani). Ve la sentite di farvi seguaci di Minniti?”
Insomma, sembra che Giannuli contrapponga Minniti ai guanti di velluto, e non sia affatto favorevole, diversamente a come appare dall’articolo pubblicato dai giornali del gruppo Caltagirone.
Il vicepresidente della Camera Di Maio, esponente di spicco del Movimento, ha detto che si rischia di “scatenare un pull factor”, cioè fare una legge per la cittadinanza che attragga ancora più migranti verso l’Italia con l’Europa che se ne frega altamente.
Per lui la legge è solo propaganda elettorale. “Per questo noi ci asterremo, le priorità del paese sono ben altre”.
Sulla questione dei rom, Giannuli solleva la solita questione: “va bene, togliamo di mezzo gli accampamenti, ma dopo dove li mettiamo?”
Oggi è la giornata internazionale del rifugiato. Iniziative sono previste in tutta Italia, annunciate solo dai siti web locali, mentre quelli nazionali stanno snobbando l’evento.
Il sito Onu Italia riporta la notizia della partenza da Brindisi di un volo contenente beni di soccorso e generi di prima necessità destinati all’Uganda. L’annuncio sarebbe stato dato dallo stesso Ministro degli Esteri. Il costo è di circa 300 mila euro, incluso il trasporto.
Il 22 e 23 giugno si svolgerà il vertice di Kampala per i rifugiati sud-sudanesi, per fronteggiare la gravissima crisi umanitaria in corso in Sud Sudan.
In quell’occasione l’Italia dovrebbe annunciare un finanziamento di 5 milioni di euro di aiuti di emergenza.

Torino, i 5 Stelle contro il Cie

Due consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle del Piemonte hanno emesso un comunicato in cui criticano il potenziamento del Cie di Torino.
“I Cie sono dei veri e propri centri di detenzione e la Corte Europea dei Diritti Umani è stata la prima a bocciarli”, scrivono i due, che commentano una notizia recente: “Per volere della legge Minniti il Cie di Torino non solo non verrà chiuso ma si prospetta, come appreso da organi di stampa, un potenziamento ed una specializzazione nella permanenza dei soggetti più pericolosi come terroristi e jihadisti”.
Il comunicato non spiega in cosa consiste il potenziamento, né spiega perché sarebbe un problema rinchiudere nel Cie i potenziali terroristi. Finora i centri di espulsione venivano criticati perché vi venivano rinchiuse persone incensurate, che non hanno commesso né avevano intenzione di commettere reati. E a dire la verità il decreto Minniti non esclude che nei nuovi Cie vengano rinchiusi stranieri colpevoli solo di non avere i documenti in regola.
Comunque, i pentastellati propongono l’alternativa: i soldi stanziati per i Cie sarebbero dovuti essere utilizzati “per accelerare la macchina burocratica, per attivare gli uffici e il personale addetto all’accoglienza e all’eventuale rimpatrio”. E si scagliano contro la giunta Chiamparino che “si è sempre dichiarata per la chiusura del Cie ma non è riuscita a far valere la propria posizione con un ministro del proprio partito”.
C’è da dire che Minniti ha stabilito che i nuovi Cie dovranno essere realizzati lontano dai centri abitati. Il centro di espulsione torinese si trova in un quartiere residenziale. Non è escluso che ci possa essere uno spostamento, anche se apparentemente non è una priorità del Governo. Nei prossimi mesi dovranno essere realizzati centri di espulsione nelle 14 regioni in cui mancano.
Qualche dettaglio in più sul “potenziamento” del Cie torinese è stato diffuso da Torino Today: al termine dei lavori di manutenzione, i posti disponibili saranno 125 anziché 118. Sette in più. Una stanza sola, probabilmente. Non molto, tenuto conto che il centro aveva in origine una capienza teorica di 180 posti. A dicembre la Commissione Diritti Umani del Senato diceva che i posti disponibili erano solo la metà, 90. Insomma non si sta potenziando il Cie, si stanno solo ripristinando le stanze che erano finite fuori uso, forse danneggiate nel corso di qualche rivolta.
Torino Today dice che “dovrebbero essere realizzate 20 strutture in tutta Italia che aumenteranno la capienza di 1600 posti”.
In realtà le strutture dovrebbero essere 18 in tutto, ovvero una per ogni regione escluse Molise e Val d’Aosta. E quattro esistono già. Sarebbero strutture da 80-100 posti ciascuna, per cui il numero 1600 si riferisce alla capienza totale che verrà raggiunta.
Sempre Torino Today fornisce alcuni dati sui rimpatri dal locale centro di espulsione: “Nel 2016 nella struttura di corso Brunelleschi sono stati 529 i trattenuti e successivamente espulsi dal territorio e 259 i dismessi per mancata identificazione dei paesi d’origine”.
Non si sa da dove provengono questi dati, né se siano stati riportati in maniera accurata. Di solito si dice che la percentuale di rimpatri da un Cie è vicina al 50% (dati2015). Potrebbe essere che su 529 trattenuti, 259 siano stati rilasciati? O il Cie di Torino è davvero più efficiente rispetto agli altri? O il rendimento dei Cie è migliorato rispetto al passato? Non si sa. E comunque i numeri precisi non interessano a nessuno, per lo meno sul web.
Come pure non si sa quanto è accurato il riferimento alla bocciatura dei Cie da parte della Corte Europea dei Diritti Umani, fatta dai cinquestelle piemontesi. E’ vero che la Corte ha bocciato i Cie?
Il post di Grillo che definisce il decreto Minniti “un fallimento annunciato dice: “Aprire un Cie per regione, come propone il Ministro Minniti, rallenterebbe solo le espulsioni degli immigrati irregolari e non farebbe altro che alimentare sprechi, illegalità e mafie con pesanti multe (pagate dai cittadini italiani) per la violazione di sentenze della Corte di Giustizia Europa [sic] e della Corte Costituzionale in materia di diritti umani”. E l’articolo fornisce un link al rapporto della Commissione Diritti Umani del Senato dell’anno scorso, in cui non viene nominata mai né la Corte di Giustizia europea, né la parola “multa”.
In effetti c’è stata una condanna della Corte Europea dei diritti umani, ma relativa ai respingimenti in mare, ed è quella che è stata ricordata in articoli recenti che riportavano le reazioni al post di Grillo.
In base a quella condanna, l’Italia avrebbe dovuto risarcire 15 mila euro a testa alle 22 vittime. I fatti risalgono al 2009, la condanna è arrivata nel 2012.
Ma Grillo si riferiva a quello o a qualcos’altro?
Chissà. E a proposito di Cie: Repubblica all’inizio di gennaio ha riportato alcune dichiarazioni del capo della polizia Gabrielli. Secondo cui “i Cie rispondono esclusivamente alle esigenze delle forze di polizia di non essere distratte dal territorio. Oggi ne abbiamo due operativi, Torino e Caltanissetta: se una persona viene fermata a Massa Carrara deve essere portata a Torino, e se il centro fosse pieno a Caltanissetta, il che significa perdere 3-4 persone per 5-6 giorni, con incidenza sulle volanti del territorio”.
Due Cie operativi? In realtà è operativo anche quello di Brindisi, visitato pochi giorni fa dal vicepresidente della commissione Cie-Cara della Camera, e che a dicembre aveva 47 posti occupati su 48. Forse per quello non è stato nominato da Gabrielli nel suo esempio: evidentemente in quei giorni non era disponibile perché aveva tutti i posti occupati. Il quarto Cie, quello di Roma, invece è evidentemente ancora del tutto inagibile nel settore maschile, distrutto dalle rivolte. Può ospitare solo donne. 125, sulla carta, meno della metà nella realtà.

Firenze, il bullo di via Baracca

Un trentottenne rumeno soprannominato “il bullo di via Baracca” o “il bullo di Novoli” è stato sorpreso a danneggiare auto ed è stato trasferito al Cie di Torino.
Secondo La Nazione, l’uomo per mesi ha terrorizzato i residenti e i commercianti fiorentini con prepotenze e intemperanze.
Arrestato una prima volta sabato, aveva ferito un carabiniere durante l’arresto, ma era stato subito rilasciato, perché per l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale non è prevista la custodia cautelare in carcere.
Il sito riporta perfino una dichiarazione del sindaco in proposito: “Alla fine ha prevalso la determinazione di tutti noi a ristabilire la legalità per proteggere i nostri cittadini”, ha scritto Nardella su Facebook, ringraziando le forze dell’ordine “per il loro instancabile lavoro”.

Mattiello visita il Cie di Torino. Africa: epidemie e pulizia etnica

Il deputato del Pd Davide Mattiello ha visitato il Cie di Torino. Insieme con lui c’era un giornalista della Stampa, che ha scritto un resoconto della visita.
Il centro ospita 116 persone su 140 posti disponibili. Tutti uomini. Una trentina sarebbero richiedenti asilo, 16 arrivano direttamente dal carcere. Due aree sono inagibili a causa delle rivolte, l’ultima delle quali risale a un anno fa.
Nell’articolo si legge che la capienza del centro, con il decreto Minniti, dovrebbe arrivare a 150 posti. Minniti invece ha detto che tutti i centri non supereranno gli 80-100 posti. Si legge anche che “negli altri 5 Cie attivi nel territorio nazionale” solo la metà dei trattenuti viene effettivamente rimpatriata. Ma secondo la Commissione Diritti Umani del Senato i Cie attivi in Italia sono 4 in tutto. Per la Stampa i più grandi sarebbero quelli di Roma e Crotone. Per la Commissione il Cie di Roma è attivo solo in una parte del settore femminile: 58 ospiti su 128 posti effettivi teorici, a fronte di una capienza iniziale prevista di 250 posti. Il Cie di Crotone, che ha una capienza teorica di ben… 30 posti, secondo il rapporto della Commissione reso pubblico a gennaio scorso, è chiuso da… marzo 2016!
“L’appalto è stato vinto dalla Gepsca”, scrive la Stampa. In realtà si tratta di Gepsa, società francese che si occupa di servizi nelle carceri.
Una sola dichiarazione dell’onorevole Mattiello viene riportata: “C’è il rischio che si stringano accordi di rimpatrio con Paesi terzi non sicuri”. E il giornalista aggiunge: “il pensiero va all’agosto scorso: in 48 rimpatriati, con volo charter partito da Torino, in Sudan. Lì dove, per l’Onu, è in corso la peggiore crisi umanitaria in 70 anni”.
Non è detto che il Sudan sia da considerarsi paese terzo. Terzo rispetto a che? La definizione farebbe pensare più ai siriani che vengono bloccati in Turchia, o ai nigeriani bloccati in Libia.
Comunque, proprio ieri il sito di Repubblica ha scritto che il Comitato Diritti Umani dell’Onu ha appena diffuso un report con osservazioni sull’Italia, in cui invita ad “astenersi dall’effettuare rimpatri collettivi in violazione del diritto internazionale, il che implica anche la necessità di rivedere gli accordi bilaterali in materia di immigrazione, partendo proprio dall’intesa con il Sudan, visto che il comitato dedica specifica attenzione al caso del rimpatrio forzato di 48 sudanesi da Ventimiglia”, come riassume l’articolo del sito di informazione. La notizia nella presa di posizione del comitato è praticamente invisibile sugli altri siti web.
Sempre ieri, il sito dell’Agenzia Fides titolava “Sudan – non si ferma l’epidemia di colera”, parlando di 50 persone contagiate nella parte orientale del paese. Il Ministero della Sanità sudanese “continuerà ad ignorare la malattia”, scrive il sito: “Il Ministero ha continuato a definire i casi riscontrati di ‘diarrea acquosa acuta’ piuttosto che colera”.
Ovviamente non bisogna confondere la situazione del Sudan con quella dello stato confinante del Sud Sudan, che è notevolmente peggiore. Scriveva Onu Italia giovedì scorso che migliaia di sudsudanesi stanno fuggendo nella vicina Uganda per sfuggire alla guerra e alla carestia.
Secondo secondo le Nazioni Unite nel paese sarebbe in corso “un processo di pulizia etnica aggravata dalla carestia”.

Torino, autolesionismo? Decreto Minniti al Senato. Gli accordi col nord Africa

Scrive il sito Osservatore d’Italia che a Torino un tunisino si sarebbe inflitto gravi ferite per evitare di essere espulso. La notizia proverrebbe dall’ufficio stampa del Coordinamento affari sociali di Noi con Salvini nel Lazio. Come ci è arrivata la notizia nel Lazio, tenuto conto che i siti web piemontesi non ne parlano? Non si sa. Per giunta, sulla pagina Facebook dell’esponente politico citato nell’articolo, non c’è un comunicato originale, ma solo un link all’articolo stesso.
Accanto all’articolo viene postata la foto di una persona che viene medicata, con uno squarcio sul braccio e il sangue che scorre. Un’immagine forte, non sappiamo se si riferisce al caso in questione o sia di repertorio.
L’esponente di Noi con Salvini è preoccupato per i “continui fatti di intolleranza” che “mettono a repentaglio l’incolumtà di tutti e in particolare degli operatori che operano [nel centro]. La prevista moltiplicazione dei Cie in Italia potenzialmente innescherà delle vere e proprie bombe ad orologeria che potranno esplodere in qualsiasi momento”.
L’articolo si conclude con un appello ad un “immediato intervento da parte del Ministero competente”, senza precisare che tipo di intervento si richiede.
Ieri il Fogliettone scriveva de il decreto Minniti doveva finire di essere esaminato dalle commissioni del Senato e doveva approdare in aula. Ulteriori aggiornamenti non sono stati forniti dai mass media online.
Il sito del Senato riporta che l’esame del provvedimento comincerà oggi pomeriggio alle 16,30.
Non si sa come si è concluso l’esame delle commissioni. Il Fogliettone non escludeva la necessità di porre in aula la questione di fiducia, visto che il decreto deve essere approvato anche dalla Camera entro la metà del mese prossimo.
Il sito Mainfatti riporta dichiarazioni della responsabile dell’ufficio politiche dell’immigrazione della Fiom, secondo cui il decreto Minniti rappresenta “un passo indietro sul piano dei diritti e della civiltà giuridica del nostro Paese”.
Minniti, intervistato dalla Stampa, esprime soddisfazione per l’accordo raggiunto lunedì con la Germania, che si è impegnata ad accogliere 500 migranti al mese. Si prevedono passi avanti anche nelle trattative con Austria e Svizzera.
A Roma lunedì erano presenti rappresentanti degli Stati europei e del nord Africa. Scrive Lapresse: “200 milioni di euro per la gestione dei flussi migratori. A dirlo il commissario europeo agli affari interni, Dimitris Avramopoulos”. Servirebbero o sono stati stanziati? Il sito non lo specifica.
Più preciso il sito di Ansamed, che dice che sono stati assegnati 200 milioni di euro di sostegno finanziario alla stabilizzazione del Mediterraneo centrale, di cui 90 alla Libia, a cui si aggiungono altri 12,2 milioni di euro per la Guardia Costiera libica.
Il sito però non riporta quello che sta scritto sul Corriere della Sera, e cioè che le autorità libiche chiedevano ben 800 milioni di euro, il quadruplo di quello che è stato concesso al nord Africa, quasi nove volte in più di quello che hanno ricevuto. La cifra stanziata da Bruxelles “non può bastare”, e quindi “si dovrà attingere al fondo per l’Africa”.
In gran parte, non si sta parlando di sviluppo dei paesi africani, ma di fornitura di navi, motovedette, elicotteri, forse anche apparecchiature radar. Insomma, attrezzature che servono per andare a bloccare o recuperare le persone che vogliono arrivare in Europa. Per portarle dove? Per offrire loro quali prospettive?

Catania, arrestato marocchino. Alessandria, accompagnamento al Cie

Un trentatreenne marocchino è stato arrestato a Catania dopo avere ferito due agenti di polizia.
Secondo la ricostruzione che è stata fornita dai siti di informazione, l’uomo avrebbe fatto irruzione nell’ufficio di polizia amministrativa e sociale della questura, minacciando di morte gli agenti in servizio. Inseguito in strada dagli agenti, ne ha colpito uno con un pugno al volto, e ha fratturato il metacarpo di un altro con un calcio sulla mano.
L’uomo era già stato accompagnato in un imprecisato Cie quattro anni fa, nel 2013. Non era stato però allontanato dal territorio nazionale: era stato dimesso con l’ordine di allontanarsi con mezzi propri, per motivi che non vengono specificati.
Intanto ad Alessandria un nigeriano gravato da diversi provvedimenti di espulsione è stato fermato dalla polizia nei pressi dell’ospedale, e poi condotto al Cie di Torino “per il successivo allontanamento dal territorio nazionale”.
Le autorità diffondono un comunicato ogni volta che uno straniero viene accompagnato al Cie, ma non quando questo viene effettivamente rimpatriato (o rilasciato).