Brescia, quattro clandestini in un camion, due accompagnati a Potenza

Quattro stranieri sono stati trovati in un camion in provincia di Brescia. Ad allertare le forze dell’ordine lo stesso autotrasportatore che ha sentito bussare dall’interno del proprio veicolo dopo essersi fermato per una sosta. Nel camion gli agenti hanno trovato due tunisini, un sudanese e un cittadino del Ciad. I primi due sono stati portati al Cpr di Potenza – Palazzo San Gervasio. Gli altri dovranno allontanarsi dall’Italia con mezzi propri.
L’autotrasportatore veniva dalla Francia, e si era fermato il giorno prima a Ventimiglia. Possibile che gli stranieri si siano nascosti nel suo camion pensando che fosse diretto in direzione opposta.
Intanto il dibattito sull’apertura del Cpr in Liguria è ancora in alto mare.
Si è parlato di allestirlo ad Albenga, ma qualcuno teme che la scelta possa ricadere su Ventimiglia.
Il sito Liguria Notizie parla di “nuovo modello teorizzato nel contratto di governo Lega-M5s” (virgolettato forse proveniente da un comunicato scritto da amministratori locali), senza tenere conto che il piano di aprire un Cpr per ogni regione è stato messo a punto dall’ex ministro dell’Interno Minniti, Partito Democratico.
La Lega al massimo potrebbe intervenire sul tempo di permanenza massimo, portandolo di nuovo a 18 mesi, ma al momento non c’è nulla di scritto. La norma rischierebbe di essere controproducente, nel senso che trattenere una persona che comunque non è stata identificata dalle autorità di nessun paese tiene solo il posto occupato, impedendo il rimpatrio di chi invece potrebbe essere identificato facilmente, e contrastando con l’idea di operazioni di rimpatrio più rapide.
Possibile che al Ministero abbiano già le idee chiare su dove realizzare il Cpr, ma l’opinione pubblica non lo sa. Minniti parlava di aver individuato strutture in dieci regioni diverse, ora si parla di sei, ma l’elenco di quali sono non viene mai diffuso.
A Ventimiglia ci sarebbero al momento oltre 500 stranieri ospitati al Parco Roja dalla Croce Rossa, e altri 200 sparsi per la città abbandonati a sé stessi. Il loro obiettivo sarebbe quello di andare in Francia, ma le autorità francesi impediscono loro il transito in ogni modo.
Il tempo di attesa per la richiesta d’asilo che hanno presentato in Italia può arrivare anche a due anni.
Tornando alla situazione a Brescia, all’inizio del mese ha fatto scalpore una rissa tra stranieri avvenuta fuori da un bar. Cinque pakistani sono stati identificati, tre di loro erano clandestini, era previsto l’accompagnamento ad un Cpr nella giornata di ieri (quello di Torino, secondo quanto scrive BsNews).

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Nigeriano al “Centro Permanenza Rifugiati”. Libia, braccio di ferro Italia-Francia

Il Corriere della Sera racconta che un nigeriano fermato dalla polizia a Bergamo è stato accompagnato al Centro permanenza rifugiati di Torino. Il provvedimento è stato convalidato, il rimpatrio dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.
Ovviamente si sta parlando del Centro di Permanenza per i Rimpatri, il cui scopo nelle intenzioni dell’ex ministro Minniti è quello di rimpatriare gli stranieri che hanno commesso reati o che sono considerati pericolosi, mentre per rifugiati si intendono persone che hanno diritto all’asilo per sfuggire da guerre e minacce di vario genere. Ma la propaganda di destra tende a sovrappore stranieri pericolosi e persone che hanno diritto all’asilo, e la superficialità dei giornalisti fa il resto. In questi anni è capitato spesso che i centri di espulsione venissero chiamati centri di accoglienza, e che i Cara venissero confusi con i Cie.
L’uomo in questione, 29 anni, conosciuto col nome di Jonathan, è accusato di avere messo in atto comportamenti violenti e molesti nei confronti dei vicini di casa e negozianti a Bergamo. Dopo essere stato ammonito dal Questore, si era reso responsabile di un caso di “lesioni personali aggravate in concorso”, oltre che di resistenza a pubblico ufficiale. In concorso con chi? In che occasione? Quando è successo?
L’uomo aveva il permesso di soggiorno, non si sa con quale motivazione, e alla scadenza non gli è stato rinnovato.
Intanto a livello nazionale si discute dei risultati del vertice europeo in cui l’Italia ha portato scompiglio, minacciando di non andare, minacciando di porre il veto, e infine vantando risultati che da più parti sono stati messi in dubbio.
Travaglio ha detto che non è stato un grande successo, ma neanche un grande fallimento, perché qualche risultato comunque è stato portato a casa. Scalfari invece vede il demonio, dicendo che l’Italia o l’Europa di marca Salvini “è quanto di peggio un paese come il nostro possa esprimere”.
Dopo l’accordo, il governo potrà offrire il rimpatrio volontario assistito ai migranti economici. Un nigeriano che ha speso 5 mila dollari per arrivare in Libia ne avrà 7-8 mila per tornare in Nigeria su aerei pagati dall’Ue. Per avere un aiuto, bisogna prima rischiare la vita con la traversata del deserto. Per quanto riguarda la traversata del Mediterraneo, questa verrà scoraggiata in tutti i modi. E’ previsto l’acquisto di nuove motovedette per la guardia costiera libica, l’invio di un piccolo contingente per addestrare il personale locale, il contrasto alle Ong, e il dialogo diretto col governo libico senza interferenze di Macron, il quale invece appoggerebbe il generale Haftar “che regna su Bengasi”.
Scrive La Stampa che il governo di Tripoli riconosciuto a livello internazionale si sta indebolendo rispetto a quello di Haftar. Il quale ha appena preso possesso di alcuni impianti petroliferi, consegnandoli ad un’autorità petrolifera libica rivale a quella ufficiale.
In Libia sono previste elezioni a dicembre, con una legge elettorale che dovrebbe essere pronta soltanto a settembre.
Mentre la Francia appoggia questo piano, l’Italia è più cauta, e teme che si inneschino ulteriori violenze.
La faida tra Sarraj e Haftar è iniziata proprio quando i risultati di un’elezione, quella del 2014, sono stati contestati.
“L’accelerazione militare di Haftar rafforza i sospetti che abbia interpretato gli accordi di Parigi come una sorta di via libera alla resa dei conti con Sarraj”, scrive l’editorialista della Stampa.
Haftar non vuole i campi per migranti nel sud del Paese che farebbero comodo all’Italia. E Macron non vuole aprire il suo confine ai migranti diretti in Francia. Il giornale parla di un vero e proprio “braccio di ferro tra Parigi e Roma” nel Maghreb, prosecuzione di quello iniziato ai tempi del governo Gentiloni, ma più ampio.
Gli americani finora sono restati abbastanza defilati. Si suppone però che il premier Conte cerchi di coinvolgerli, tirandoli dalla parte dell’Italia, nell’incontro con Trump previsto alla fine di questo mese negli Usa.

Liguria, vari accompagnamenti al Cpr

Il sito Gazzetta della Spezia riporta un comunicato della polizia col bilancio delle attività nell’ultima decade di giugno.
Il 21 del mese è stato rimpatriato di nuovo un cittadino tunisino, che già una volta era stato riportato in patria e ha violato il divieto di reingresso in Italia. Dopo una permanenza al Cpr di Torino è stato imbarcato su una nave a Genova.
Il 27 un marocchino è stato portato al centro rimpatri di Bari. Negli stessi giorni un altro marocchino è stato accompagnato al Cpr di Brindisi dopo essere scarcerato, ma non si dice per quale reato era finito dentro.
Due settimane fa i mass media avevano raccontato che un ventiquattrenne marocchino era stato il 56esimo straniero ad essere rimpatriato per motivi di sicurezza dall’inizio dell’anno. Lo straniero era considerato “tendente a derive radicali”. Scrive il Corriere del Mezzogiorno che “aveva iniziato un’intensa attività di propaganda e proselitismo” durante la sua permanenza nel centro rimpatri di Brindisi, ma non si dice cosa faceva prima e dove è stato catturato.
Accanto all’articolo il sito ci ha messo una foto standard di uomini armati e col passamontagna, scattata chissà dove, chissà quando, chissà da chi.
Sui motivi che possono avere portato alla radicalizzazione non si prova neanche a fare un’ipotesi.

Legami sospetti: espulsi

Un tunisino residente a Latina è stato prima accompagnato al Cpr di Torino e poi rimpatriato perché “contiguo ad ambienti dell’estremismo islamico”.
Lo scrive il sito H24 Notizie, secondo cui l’uomo in passato era stato in contatto con gli autori degli attentati di Berlino del dicembre 2016 e Marsiglia, ottobre 2017.
L’uomo aveva piccoli precedenti di polizia, durante gli accertamenti avrebbe anche tentato la fuga.
Latina Today aggiunge che lo straniero aveva aperto tre profili Facebook. E qui ci si ferma, accuse precise non vengono spiegate.
Un altro tunisino espulso “è stato trovato in possesso di materiale che inneggia alla supremazia della religione islamica”. Si trovava nel carcere di Sanremo a scontare una pena per “reati comuni”, ma era stato inserito nel livello più alto nell’ambito dei monitoraggi carcerari.
Secondo Sanremo News, l’uomo è stato trovato in possesso del disegno di una scimitarra grondante sangue accanto a una bandiera dell’Isis.
A determinare la sua espulsione in teoria poteva bastare la lista dei suoi precedenti: resistenza, lesioni aggravate, sottrazione consensuale di minorenni, oltre a spaccio, uso di numerosi alias, inottemperanza all’ordine del questore di allontanarsi dall’Italia.
Scrive Latina Today che sono 59 le persone espulse dal territorio italiano dall’inizio dell’anno, 296 dal 2015 (si suppone che il dato si riferisca solo agli stranieri sospettati di terrorismo, ma il sito non lo dice).
In questo caso come in tanti altri, gli stranieri giudicati pericolosi vengono allontanati prima che abbiano commesso reati connessi col terrorismo. Solo sulla base delle presunte intenzioni, di qualche frase scritta sui social network o detta in una telefonata privata. Del resto gli attentati degli ultimi anni realizzati con automobili o coltelli hanno fatto sì che per prevenire un attentato non si può attendere che qualcuno si metta a cercare armi o esplosivi per arrestarlo. Si è perso il conto di quanti stranieri sono stati rimpatriati sulla base della motivazione “erano stati in contatto con Anis Amri”.
Intanto in queste ore sono finiti nei guai tre carabinieri, i quali invece avevano arrestato uno straniero accusandolo di custodire armi clandestinamente, forse a fini terroristici.
I tre sono stati accusati di avere fabbricato le prove solo al fine di ottenere un encomio.
I tre militari sono stati arrestati, espulsi dall’Arma, e accusati di falso ideologico, calunnia, detenzione e porto illegale di armi clandestine.
I fatti sono avvenuti a Giugliano, l’indagine è stata portata avanti dalla Guardia di Finanza di Aversa (Caserta), in Campania.
Anche in questo caso, i mass media riportano la notizia distrattamente, senza riferimento temporale (quando sarebbero avvenuti i fatti), senza specificare la nazionalità dello straniero coinvolto, e senza aggiornamenti (che ne è stato dell’uomo in questione?).
Qualcuno ha scritto che le “armi clandestine” di cui si parla sarebbe solo una pistola. Al momento non è chiaro dove gli accusati se la sarebbero procurata.

Gallarate e Augusta, accompagnamenti al Cpr

La polizia di Gallarate ha portato al Cpr di Torino un marocchino che aveva appena finito di scontare ai domiciliari una pena imprecisata per “reati in materia di stupefacenti”, non si sa di che tipo e in che quantità.
Un altro detenuto che scontava una pena per rapina nel carcere di Busto Arsizio è stato accompagnato all’aeroporto di Malpensa e da lì rimpatriato in Egitto. (Ma non si dice chi aveva rapinato e quando).
Nella stessa settimana sono stati emessi dalla Questura di Varese 15 ordini di lasciare il territorio dello Stato.
La notizia è riportata da Varese News.
Ad Augusta, in Sicilia, un ventiseienne albanese è stato fermato in un controllo e accompagnato al Cpr di Brindisi in quanto irregolare e con precedenti penali. A suo carico c’è un’accusa di “falsità materiale commessa dal privato”, scrive Augusta News, senza spiegare di che cosa si tratta.

Rimpatriato marocchino anti-cristiano. En marche: linea italiana su Aquarius “vomitevole”

Un marocchino di 29 anni è stato rimpatriato con un volo charter a partire da Torino. Secondo quanto scrive Croncaca Qui l’uomo avrebbe bruciato crocifissi e immagini sacre della religione cattolica nel centro rimpatri in cui si trovava recluso “da tempo”. Si tratta del cinquantaquattresimo rimpatrio effettuato di persone vicine all’estremismo islamico dall’inizio dell’anno (il 291mo dal 2015). Il venticinquesimo da Torino.
Possibile che sia stato affittato un volo charter solo per lui? C’erano altri stranieri che sono stati rimpatriati nella stessa occasione? Non si sa. Maggiori dettagli nel giornale in edicola.
Secondo La Sicilia, che riprende presumibilmente un lancio d’agenzia, i rimpatri a partire dal Cpr di Torino sono aumentati del 40% rispetto all’anno scorso. Il dato è stato diffuso dal Questore in conferenza stampa. E’ lievemente diminuito invece il numero di migranti portati in questura per controlli.
Nei primi mesi di quest’anno sono stati 703 i migranti trattenuti al Cpr (tra cui anche 19 comunitari), rispetto ai 400 di un anno fa. I trattenimenti sarebbero quandi aumentati dell’80 per cento.
Secondo Casteddu Online Salvini, parlando dei centri per il rimpatrio, avrebbe detto “Si deve subito partire con l’identificazione dei luoghi, altrimenti il foglio di via fa la fine della raccolta differenziata”. Nei giorni scorsi l’ex ministro Minniti ha detto che una lista di dieci località in cui aprire i Cpr c’è già. Solo che lui non l’ha diffusa, e i giornali non l’hanno pubblicata. E il fatto che l’attuale ministro parli ancora di “identificazione dei luoghi” in cui aprire i centri rimpatri non depone troppo a favore di Minniti.
Intanto il Corriere prospetta l’apocalisse. All’indomani del dirottamento in Spagna della nave Aquarius, il titolo della seconda notizia in homepage è “Libia, 50 mila migranti in attesa di salpare. Riparte la trattativa di diplomatici e 007”.
Sembra che le milizie abbiano interrotto o vogliano interrompere i controlli sulla costa, lasciando le organizzazioni criminali libere di ricominciare a far partire i migranti.
Nei titoli dei quotidiani è finita anche la dichiarazione del portavoce del partito di Macron, En Marche, che ha definito “vomitevole” la linea del governo italiano in materia di migranti.
Gli ha risposto la capogruppo leghista al Parlamento Europeo: “Giusto per rinfrescare la memoria al ciarlatano francese: loro fanno quotidianamente respingimenti alla frontiera, nei mesi scorsi hanno persino invaso il territorio italiano per perquisire degli immigrati in aperta violazione delle leggi e della sovranità italiana. A marzo hanno respinto alla frontiera una giovane immigrata incinta e malata di tumore che è morta pochi giorni dopo il parto in Italia”.
Anche Di Maio ha fatto ironia, chiedendo ai francesi di aprire i loro porti.
Conte dovrebbe essere a Parigi venerdì prossimo, ma il clima di “irritazione” potrebbe causare l’annullamento dell’incontro.

Ravenna, due accompagnamenti al Cpr. Convegno criminalizzazione solidarietà. Raccolta firme contro impiccagione Sudan

Due tunisini con precedenti per droga sono stati portati in due diversi Cpr dopo essere stati fermati a Ravenna. Uno è stato portato a Torino, l’altro a Bari. Lo scrive il sito Più Notizie, senza specificare tipo di droga e quantità.
Il Ministro dell’Interno Salvini ha detto che sta cominciando a studiare la questione degli accordi con la Libia e i paesi d’origine per ridurre i flussi migratori verso l’italia e aumentare i rimpatri.
Intanto è stato annunciato per il 25 giugno un convegno dal titolo “Diritto di migrare e criminalizzazione della solidarietà nel tempo dei populismi”. L’evento si svolgerà a Padova, nell’ambito dello Sherwood Festival. Parteciperà anche il regista Andrea Segre, promotore del forum nazionale “Per cambiare l’ordine delle cose”.
Si parlerà delle Ong nel Mediterraneo, ma anche dei passeur sui valichi alpini.
Dal confine francese non arrivano novità. Quattro giorni fa il Corriere ha raccontato di due migranti che a Ventimiglia erano saliti di nascosto su un camion pensando che andasse in Francia. Si sono ritrovati a Padova, e hanno dovuto chiedere aiuto ai carabinieri. Il sito non dice che ne è stato di loro, dopo gli accertamenti medici in ospedale. Uno veniva dal Niger, l’altro dal Sudan.
A proposito di Sudan: l’associazione Italians for Darfur e alcuni imprecisati parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno appena consegnato all’ambasciata del Sudan un milione e 195 mila firme per chiedere la liberazione di Noura Hussein, diciannovenne condannata all’impiccagione per avere assassinato il marito.
La giovane era stata costretta a sposarsi a 15 anni con un suo cugino di secondo grado.
Secondo la legge sudanese “la moglie non può rifiutarsi di avere rapporti sessuali se il marito ha pagato la giusta dote”.