Non sono razzista ma…

Ieri a Trapani era in programma l’iniziativa “non sono razzista ma…”, organizzata per sensibilizzare le persone sul fenomeno migratorio e per informarle sui dettagli della normativa su Ius Soli e Ius Culture.
L’organizzatore è Natale Salvo, blogger e responsabile dell’associazione A Misura d’Uomo.
Era annunciata la partecipazione di un’esponente dell’opposizione togolese, e del senatore Fabrizio Bocchino, di Sinistra Italiana (ex Movimento 5 Stelle, ora sostenitore di Fava e di Grasso).
Il quale ha vari account sui social network su cui però non ha mai parlato di questa iniziativa.
Tp24 una decina di giorni fa illustrava il tentativo che stava facendo Natale Salvo, quello di costruire un quarto polo politico, e in particolare un partito unitario di sinistra, con un programma dettagliato: eliminare la riforma Fornero, ripristinare l’articolo 18, introdurre le 35 ore settimanali a parità di retribuzione eccetera.
I mass media non hanno riportato notizie a proposito dell’iniziativa in questione.
La frase “non sono razzista ma…” è ricorrente, ed è talvolta usata dai razzisti per esprimere le loro idee, talvolta usata per accusare di razzismo chi sta solo esprimendo opinioni critiche sul modo in cui è gestita l’immigrazione in Italia e non solo.
Una decina di giorni fa Il Giornale titolava: “Cannavaro: ‘Non sono razzista, ma ci sono troppi stranieri in Serie A'”.
Il virgolettato attribuito all’ex giocatore in realtà è un adattamento fatto dai giornalisti: Cannavaro, commentando la debacle della nazionale, diceva “C’è troppa esterofilia [nel campionato italiano] … Ci mancano i Totti, i Del Piero, i Baggio … Si è smesso di curare i vivai … Ben vengano gli stranieri che fanno la differenza, ma a pari qualità preferiamo l’italiano. Non è razzismo.”
A fine novembre, un prete era stato preso a bersaglio per le sue parole di critica verso il comportamento di alcuni mendicanti: “Non so voi ma io ho provato grande disagio in questi giorni della novena delle grazie ad entrare in chiesa dovendo passare attraverso un cordone di questuanti. [Gli zingari che hanno devastato il campo di accoglienza di Pratosardo] erano lì, davanti alla chiesa delle Grazie, a pietire e strattonare anziani e malati arrivati per la giornata mondiale dei poveri”.
“Non sono razzista, ma provo rabbia per l’anziana che va alle poste e si trova davanti all’uscio un giovanottone che chiede soldi, pretende, insiste”.
Il sacerdote è attualmente parroco a Nuoro, è stato per anni direttore di una radio.
Titola Today: “Frasi shock del prete”. E riporta le reazioni del mondo politico. “La più disgraziata propaganda xenofoba e il più volgare qualunquismo…” eccetera, da parte di un deputato di un deputato di Articolo 1. “Fa piacere che un importante sacerdote evidenzi le pericolose ricadute in ambito sociale…” eccetera, da parte del portavoce di Fratelli d’Italia.
“Non sono razzista, ma” è anche il titolo di un libro scritto da Luigi Manconi e Federica Resta. Sottotitolo: “La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura”.
Manconi ha presentato il suo libro pochi giorni fa al Salone dell’Editoria Sociale a Roma. Un resoconto della sua presentazione è stato pubblicato da Unimondo.
Sul fronte della cronaca invece alcune notizie arrivano dalla Marche. Scrive l’Indiscreto che un quarantaduenne nigeriano è stato fermato dai carabinieri e portato all’ospedale di Civitanova per avere minacciato le persone che incontrava con due coltelli. L’uomo era regolare sul territorio nazionale.
Un tunisino con 15 alias, considerato pericoloso per reati non meglio precisati è stato accompagnato al Cpr di Torino. Due pachistani fermati dai carabinieri sono stati “espulsi” (probabilmente hanno solo ricevuto un ordine di allontanarsi dal territorio nazionale).

Annunci

Mestre, due accompagnamenti al Cie

Due tunisini sono stati accompagnati al Cpr di Torino dopo essere stati fermati dalla polizia a Mestre.
“Con ogni probabilità non erano intenti ad una passeggiata di salute”, scrive Venezia Today. In realtà erano le quattro del pomeriggio, e i due non sono stati incriminati per nessun nuovo reato.
Con loro c’era anche un diciannovenne, che non è stato portato al Cpr, ma ha ricevuto un ordine di allontanamento.
Tutti e tre avevano precedenti penali: uno per ricettazione e invasione di terreno, l’altro per spaccio e violazione di domicilio, l’ultimo per ricettazione, tentato furto, spaccio, falsa attestazione dell’identità personale.
Il sito riporta i precedenti di ciascuno con le iniziali di nome e cognome, ma poi li mischia al momento di dire chi è finito al Cpr.
Sembrerebbe che il diciannovenne, che è rimasto a piede libero, è quello accusato di tentato furto – spaccio – falsa attestazione eccetera. Ma furto di che? Spaccio di droga di che tipo? In che quantità? Qua come al solito si resta vaghi.
Sabato scorso ben sette tunisini sono stati arrestati per spaccio di droga. Due sono stati bloccati dai carabinieri in borghese a cui hanno proposto di acquistare la cocaina (o che si sono proposti per acquistare cocaina). Gli altri cinque invece sono stati presi dalla polizia in un appartamento a Chiesanuova: avevano un’etto e mezzo di cocaina, insieme a un’ingente quantità di refurtiva “con cui veniva barattata la droga”. Cosa ha fatto scattare il blitz? I siti web non lo scrivono.

Torino, passa una pattuglia della municipale

Scrive Cronaca Qui che una vettura della polizia municipale ha percorso il tratto pedonale di via Montebello a Torino, nei pressi dell Mole Antonelliana. I venditori abusivi sono scappati: “è stato un vero e proprio fuggi fuggi”, scrive il sito, che posta anche un filmato in cui non c’è niente di drammatico: con calma alcuni stranieri sollevano i loro poveri banchetti e si allontanano piano piano, guardandosi attorno.
Sul sito non è possibile commentare l’articolo, ma su Youtube sì: 0 commenti su 95 visualizzazioni.
Sul motore di ricerca Bing News è impossibile cercare notizie che riguardano gli ambulanti di Torino. Il sito sostituisce in automatico la parola ambulanti con la parola mercati, e restituisce solo risultati che riguardano i mercati finanziari.
La notizia della rivolta di pochi giorni fa al Cpr torinese è stata dimenticata senza lasciare tracce. I danni non sono stati quantificati.
Le ultime notizie rilevanti che riguardano i migranti di Torino sono quelle dell’inizio dello sgombero del Moi, il villaggio olimpico nel quale vivevano 750 stranieri, occupanti abusivi.
La notizia è stata riportata dal sito di SkyTg24, che però non specifica quanti sono gli stranieri trasferiti finora negli spazi messi a disposizione dalla diocesi.

Riapre il Cie di Bari. Due marocchini fermati a Viareggio. Cpr Torino in fiamme. Gricignano: coma farmacologico per il gambiano ferito, imprenditore in carcere

Due marocchini, di 20 e 27 anni, sono stati accompagnati al Cie di Bari dopo essere stati individuati dalla polizia a Viareggio. La notizia è riportata dal sito Lucca In Diretta, che non specifica se i due avevano o no precedenti penali.
A quanto ne sapevamo, il Cie di Bari era stato chiuso dopo la rivolta del febbraio 2016.
A metà ottobre il Corriere del Mezzogiorno aveva riportato la notizia che un raggruppamento temporaneo di imprese si era aggiudicato provvisoriamente la gara per la gestione, ma l’offerta era stata sottoposta a verifiche, perché il ribasso del 32,42 per cento superava la soglia di anomalia (che non si sa a quanto era stata fissata).
I principali mass media però non hanno dato la notizia che il centro era tornato a funzionare. Notizia che invece compare sul blog antagonista Hurriya (su Noblogs). E che risale a due giorni fa.
Scrive il sito che la capienza del centro è di 126 posti, e che la procedura d’urgenza da 750 mila euro è stata affidata in 10 giorni alla ditta Ladisa, che gestirà il Cpr fino a dicembre (solo due mesi?)
Secondo il Corriere del Mezzogiorno il raggruppamento temporaneo che avrebbe gestito il Cpr era formato, da Ladisa e da Oer Medica Sud.
Il blog antagonista racconta che area blu e area verde del Cpr torinese sono state date alla fiamme alcune notti fa. E’ intervenuta la celere con i lacrimogeni, ci sono stati dei feriti, dall’esterno della struttura qualcuno ha sparato fuochi d’artificio.
12 stranieri sarebbero finiti in isolamento.
La notizia compare anche su La Stampa che titola: “Rivolta al centro di permanenze” (inventando così una nuova definizione).
Secondo il sito, le stanze danneggiate sarebbero nove.
Intanto a Gricignano in provincia di Caserta la cronaca locale ha dato ampio spazio alla notizia del profugo a cui il gestore del centro di accoglienza ha sparato in bocca.
La prefettura avrebbe dato il via alla risoluzione del contratto: 150 immigrati sono stati trasferiti in altre strutture, anche per “consentire la verifica sul funzionamento degli impianti”.
C’è stata qualche polemica sul vicesindaco, che ha scritto su Facebook di essere dalla parte dell’uomo che ha sparato.
Come molti, sui social. C’è anche chi ha detto: “Ci vuole la mitraglietta”.
Il diciannovenne ferito era stato accusato di avere dato fuoco alla sua stanza. Circostanza negata dal suo avvocato difensore.
L’altro ieri si trovava in coma farmacologico. Si nutre solo grazie ai macchinari. I medici dovevano verificare se era possibile operare. Il proiettile, entrato dalla bocca, si è fermato a pochi millimetri dal midollo spinale. Rischia la paralisi.
Gli avvocati del collegio difensivo dello straniero raccontano che nel centro mancava un servizio di mediazione culturale. Dicono che sono in possesso di filmati in cui il diciannovenne piangeva, lamentava forti dolori, conseguenza forse di violenze subite nel corso del viaggio verso l’Italia. Chiedeva di essere accompagnato da qualche parte, chiedeva perfino di essere rimpatriato. Ma non ha ottenuto assistenza.
Uno dei migranti che hanno assistito alla scena ha detto che, affacciandosi dopo l’incendio, ha visto il gestore con l’arma in pugno che intimava agli stranieri di rientrare. Visto che il Gambiano non lo faceva, lo avrebbe prima percosso e poi avrebbe sparato quando era già a terra.
Leggo riporta anche la versione difensiva dell’arrestato, che dice di avere agito per legittima difesa dopo essere stato aggredito con una pietra da alcuni migranti. L’uomo dice anche di essersi pentito del suo gesto. Ora non si trova più agli arresti domiciliari, ma è stato trasferito in carcere.
L’imprenditore quarantatreenne ha diffuso le foto delle ferite riportate al volto. Comunque i carabinieri non lo hanno trovato sul luogo della sparatoria. Prima di costituirsi, l’uomo è andato “a casa per medicarsi, contattando anche la guardia medica”.

Due nigeriani accompagnati al Cie

Due cittadini nigeriani sono stati accompagnati al Cpr/Cie di Torino dopo essere stati trovati dai carabinieri in un appartamento a Montale, vicino Pistoia.
Non si sa se avessero precedenti penali, ma entrambi erano inosservanti all’ordine di lasciare il territorio nazionale (rispettivamente da due e cinque mesi).
Con loro erano presenti altri quattro connazionali, di cui i mass media non chiariscono la posizione.
L’appartamento in cui si trovavano era stato affittato illegalmente dal proprietario settantunenne, un imprenditore edile denunciato anche per favoreggiamento alla permanenza sul territorio nazionale di clandestini, oltre che per affitto irregolare.
Il Tirreno ha riportato la notizia, ottenendo finora un solo commento: un utente propone di “confiscare immediatamente la casa a chi affitta così”.
Non si sa quanto tempo gli stranieri dovranno restare al Cie prima di essere rimpatriati. Normalmente viene emesso un comunicato solo al momento del loro ingresso nel centro, e non al momento del rimpatrio. O del rilascio. Perché se non è possibile identificarli nel giro di due o tre mesi massimo, o se emergono motivi per cui il rimpatrio è impossibile, gli stranieri devono essere rilasciati, anche se talvolta continuano ad essere considerati irregolari.
A proposito di Nigeria, ieri ricorreva il ventiduesimo anniversario della morte di Ken Saro-Wiwa, scrittore nigeriano impiccato nel 1995. Era stato l’organizzatore, due anni prima, di una manifestazione contro le devastazioni ambientali e la cacciata di contadini e pescatori dalle zone dove erano concentrate le estrazioni di petrolio della compagnia anglo-olandese Shell.
Ieri è stato ricordato da un articolo di Repubblica.

Quattro mesi al Cie

Un trentaquattrenne marocchino è stato rimpatriato dopo quattro mesi di permanenza al Cie di Torino. Lo scrive il sito Torino Today.
L’uomo era stato fermato a Milano il 19 giugno, a seguito di attività investigativa svolta dalla sezione antiterrorismo della Digos di Catania.
Il suo reato? Messaggi su Facebook, nei quali avrebbe aderito alle persecuzioni contro comunità cristiane in Medio Oriente da parte di formazioni jihadiste.
L’uomo è stato accusato anche di altri reati, tra cui resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti all’arredo urbano, e incendio all’interno del Cie.
A quanto pare è entrato in Italia a gennaio 2016, passando da Lampedusa.
C’è stato un incendio nel Cie di Torino negli ultimi mesi? Se c’è stato, la notizia non è praticamente giunta ai mass media. L’ultimo articolo di Torino Today che parla di incendi al Cie torinese risale al novembre del 2015. Di recente non si è più sentito parlare di episodi del genere. Perché non ci sono più, o perché si è deciso di non informare l’opinione pubblica?
Altra questione dubbia è quella del tempo di permanenza nei Cie. Si era detto che era stato abbassato a due mesi, massimo tre. Qui si parla di quattro mesi. E’ regolare?
Il sito Penale Contemporaneo raccontava che ad ottobre 2013 la Camera aveva approvato in via definitiva che introduceva un “termine improrogabile di 3 mesi, o addirittura di soli 30 giorni quando l’espellendo abbia già trascorso almeno 3 mesi in carcere”. “In ogni caso il periodo massimo di trattenimento dello straniero all’interno del centro di identificazione ed espulsione non può essere superiore a novanta giorni”, si era detto.
Nell’articolo di oggi si parla di 4 mesi di permanenza al Cie. O in questo periodo lo straniero è stato portato prima in carcere e poi al Cie (e la stampa non se n’è accorta), oppure ci è sfuggito qualcosa.
Ad aprile scorso la Stampa aveva pubblicato la notizia di una possibile protesta che stava avvenendo nel centro di espulsione torinese.
Secondo il quotidiano ogni mese ci sono due o tre atti di autolesionismo.
Il 22 per cento dei reclusi assumeva psicofarmaci.

Tunisini riespulsi

Due tunisini che sono stati trovati all’interno di una baraccopoli a Bologna sono stati accompagnati al Cie di Torino. I due risultano rientrati illegalmente in Italia dopo una precedente espulsione, racconta Repubblica.
Nella stessa area sono stati identificati 13 romeni e un altro tunisino. Non si sa che provvedimenti sono stati presi nei loro confronti. L’area verde era stata recintata dopo un precedente sgombero di un altro accampamento abusivo che era sorto sul posto.
Accanto all’articolo, il sito pubblica una foto con didascalia: “Immagine generica di una baraccopoli”.
Intanto la Corte di Appello di Bologna ha disposto la custodia cautelare in carcere per un altro tunisino, il fratello del killer di Marsiglia. L’uomo è stato fermato a Ferrara, ed è accusato di aver indottrinato il fratello e di essere lui stesso un foreign fighter. E’ prevista la sua estradizione in Francia, provvedimento al quale lui stesso non si è opposto. Non risulta che sia stato in contatto con altri estremisti in Italia, “ma le indagini proseguono in regime di riservatezza”.