Genova, una denuncia per ingresso e soggiorno illegale

I carabinieri sono intervenuti vicino Genova per sedare una rissa tra tre cittadini stranieri. Ne hanno identificato uno, ventitreenne nigeriano e lo hanno denunciato in stato di libertà per il reato di ingresso e soggiorno illegale nel territorio italiano.
Il fatto è raccontato da Liguria Notizie, con foto di repertorio di un’auto dei carabinieri.
Per ora l’uomo resta in Italia, ma la denuncia potrebbe creargli dei problemi in seguito, visto che, data la limitatezza dei posti nei Cpr, le forze dell’ordine tendono a dare la precedenza agli stranieri che hanno totalizzato il maggior numero di precedenti.
Secondo i dati diffusi dal Garante dei detenuti, nel 2021 sono 215 i nigeriani transitati nei centri rimpatri (tra cui due donne).
Di questi ne sono stati rimpatriati solo 52, ossia un quarto. 3 sono diventati richiedenti protezione internazionale, 47 sono stati dimessi per vari motivi, in 49 casi il trattenimento non è stato convalidato dall’autorità giudiziaria e in 64 casi (quasi il 30%) i nigeriani sono stati dimessi perché non identificati allo scadere dei termini. Cioè sono stati trattenuti inutilmente per tre mesi, e poi lasciati uscire con un ordine di allontanarsi comunque dall’Italia. Molto probabilmente sono rimasti sul territorio nazionale, senza che esista nessun modo per regolarizzarsi. C’è il rischio che in caso di ulteriore controllo siano portati di nuovo nei Cpr. Non circolano statistiche in merito ai trattenimenti multipli nei Cpr. Né vengono raccontate storie di stranieri che si trovano in queste situazioni.
La settimana scorsa Fanpage ha scritto che la Nigeria è un paese di massacri, disuguaglianze e guerre religiose, e che il livello di violenza sta aumentando. Ne è un esempio la recente strage di Owo, avvenuta all’inizio del mese, quando un gruppo di terroristi ha ucciso 40 persone in una chiesa.
In questi giorni si stanno svolgendo le elezioni nello stato nigeriano di Ekiti. L’Ansa ha riportato la notizia presentando i vari candidati, ma non ha approfondito la questione. Spesso in occasione delle elezioni in Nigeria si verificano disordini e illeciti. Non è neanche chiaro quanto tempo passerà prima di conoscere il risultato.
Intanto a Colleferro un cittadino egiziano è stato arrestato per aver condiviso video estremisti sui social. Non si dice che pena rischia.
Gli accordi con l’Egitto sono abbastanza efficienti: più della metà dei trattenimenti di egiziani nei Cpr si conclude con un rimpatrio.

Lega, no accoglienza, sì Cpr

Un parlamentare leghista ha concesso un’intervista a Riviera 24 per ribadire un secco no ad un centro di accoglienza a Ventimiglia, vista anche l’esperienza del campo Roja che è stata fallimentare, a suo dire. La posizione della Lega resta coerente, ed è stata ripetuta anche in un incontro con le autorità locali. Il partito invece è favorevole all’apertura di un Centro di Permanenza per i Rimpatri nel quale rinchiudere gli stranieri che delinquono e che non hanno diritto di stare in Italia.
L’onorevole entra in polemica diretta con il Pd, che è un partito immigrazionista, che incita le Ong a portare i migranti in Italia salvo poi prendersela con la Lega quando qualcosa non va. Difende Salvini, che da ministro era riuscito a bloccare il flusso migratorio. E se la prende con la Lamorgese accusandola di essere il “peggior ministro della storia”.
Del segretario del Pd Letta, il parlamentare ricorda la felpa con scritto Open Arms, dedicata ad una Ong che si occupa di soccorso in mare, indossata in occasione di un incontro col fondatore Oscar Camps, ad aprile 2021.
OpenArms ora sta raccogliendo fondi per organizzare voli umanitari verso l’Ucraina.
Pochi giorni fa l’associazione ha twittato che era in partenza il nono volo di questo genere, con più di 200 rifugiati diretti a Madrid e Barcellona.
All’inizio del mese ha dato man forte ad un’altra Ong, Sea Watch, in attesa di un porto sicuro per alcune centinaia di persone soccorse in mare.
Sea Watch lamenta l’impossibilità di sorvolare la zona Sar libica, ma è operativa in zona Sar maltese, per documentare violazioni dei diritti umani.
Letta in questi giorni sta commentando i risultati delle elezioni e chiede più donne al vertice.
Salvini twitta un filmato riguardante piccoli crimini commessi da stranieri.
Meloni deve fronteggiare i tentativi di demonizzazione da parte di un’ospite di una trasmissione tv, secondo cui chi difende Dio, patria e famiglia è il male assoluto, l’odio, l’assassinio in persona.

Imperia, 4 accompagnamenti al Cpr in una settimana

Quattro stranieri sono stati accompagnati nell’ultima settimana al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino dal personale della Questura di Imperia. Si tratta di due marocchini e due tunisini.
Di uno di loro i mass media avevano già diffuso qualche informazione: aveva precedenti per stupefacenti, possesso di armi clandestine e ricettazione. Il comunicato di fine settimana si limita a ripetere l’elenco, senza entrare nel merito del tipo di droga, del tipo di armi e di quale siano gli oggetti rubati trovati in suo possesso.
Degli altri il comunicato non dice niente, neanche se hanno dei precedenti penali.
Lo stesso comunicato parla anche di 15 provvedimenti di espulsione con ordine di allontanamento emessi questa settimana. Ossia 15 stranieri hanno ricevuto l’ordine di allontanarsi dall’Italia e sono stati lasciati a piede libero.
Intanto da Torino non ci sono novità a proposito dell’uomo con grossi problemi psichici che è stato rilasciato dal Cpr e abbandonato a sé stesso. La Garante dei detenuti lo ha riconosciuto qualche giorno fa mentre si apprestava a dormire in strada e lo ha fatto rifocillare. L’uomo non è stato ricoverato e si è allontanato, anche perché al momento del rilascio ha ricevuto un ordine di allontanamento. In teoria potrebbe essere riportato al Cpr nel corso di un controllo successivo. Apparentemente non è pericoloso, ma quando gli si parla non si è mai sicuri che abbia capito e risponde in maniera incomprensibile.
Le autorità emettono comunicati al momento dell’accompagnamento al Cpr, ma non al momento del rimpatrio o del rilascio. Per questo l’opinione pubblica non ha la possibilità di rendersi conto di qual’è l’esito dell’operazione e di quali sono i tempi necessari per completare la procedura.

Imperia, accompagnamento al Cpr

Un cittadino marocchino appena scarcerato dal carcere di Sanremo è stato accompagnato dalla polizia al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino.
L’uomo ha scontato una pena di durata imprecisata per i reati di detenzione di stupefacenti (non si sa di che tipo), possesso di armi clandestine (non si sa quali) e ricettazione (non si sa di cosa).
Sui siti locali è circolato solo qualche brandello di informazione attinto dal comunicato della Questura, con foto della solita volante all’ingresso dell’edificio, o di agenti che effettuano un controllo stradale.
Pochi giorni fa è arrivata la notizia che anche cinque poliziotti in servizio presso il Cpr torinese sono finiti sotto indagine a seguito dell’alto numero di tentativi di suicidio registrati nell’ultimo periodo all’interno della struttura. Dopo il suicidio di uno straniero posto in isolamento nel Cpr di Torino erano finiti sotto inchiesta anche il direttore e il medico del centro. La notizia è stata seguita anche in Liguria, visto che lo straniero che si è tolto la vita era stato fermato a Ventimiglia. Il suo caso aveva attirato l’attenzione a livello nazionale perché l’accompagnamento al Cpr era stato disposto dopo che l’uomo era stato picchiato da tre italiani. Il video dell’aggressione era diventato virale sul web. I tre sono stati identificati e si sono difesi dicendo di avere reagito a un tentativo di furto. Non si sa a che punto è il processo nei loro confronti.

Imperia, accompagnamento al Cpr

Un tunisino che aveva invaso un edificio pubblico abbandonato a Imperia è stato fermato dai carabinieri su segnalazione di un privato cittadino. In seguito, la Questura ne ha disposto l’accompagnamento al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino. La notizia è pubblicata da Imperia Post, con foto di una volante qualsiasi all’ingresso della questura.
Intanto Pressenza ha pubblicato la seconda parte del resoconto della conferenza organizzata dal Tempio Valdese di Torino sui Centri di Permanenza per i Rimpatri.
A quanto pare il nuovo capitolato d’appalto prevede un aumento del numero delle ore del personale all’interno della struttura, e questo è un dato positivo: la presenza del medico viene portata da 5 a 12 ore giornaliere, e aumenta anche la presenza di alcuni altri operatori del centro. Psicologo, assistente sociale e mediatore linguistico sono presenti per 24 ore a settimana, l’informativa legale per 16 ore settimanali.
L’appalto per il nuovo gestore dovrebbe essere aggiudicato a breve, ma l’articolo non specifica quando.
Una rappresentante dell’Asgi ha spiegato che alcune procedure in vigore nel Cpr derivano non da un regolamento, come nel carcere, ma dalla prassi. Questo lascia disorientati i reclusi, anche quelli che provengono dal carcere, che non sono pienamente a conoscenza dei loro diritti.
Alcune informazioni vengono tenute nascoste anche agli avvocati, che quindi non possono difendere adeguatamente i loro assistiti.
Ad esempio i documenti relativi a visite specialistiche avvenute durante il trattenimento, o ricoveri al pronto soccorso, non vengono rilasciati al recluso; l’avvocato può visionarli su richiesta, ma senza poterne fare delle copie.
In alcuni casi i reclusi hanno denunciato pestaggi da parte delle forze dell’ordine. Le segnalazioni hanno attirato l’attenzione del senatore De Falco, che la scorsa primavera ha visitato il Cpr di Milano, ma sui mass media la dinamica dei fatti non è stata approfondita.
Il problema del telefonino non è stato ancora risolto: i reclusi non possono utilizzare lo smartphone di loro proprietà. Quindi i contatti con i familiari sono sporadici e frettolosi, e soprattutto non si può restare in contatto con gli avvocati, con conseguenze sul diritto alla difesa. Spesso i legali vengono informati sui dettagli del caso di cui si stanno occupando soltanto un attimo prima dell’udienza. La quale comunque dura pochi minuti e non permette di approfondire più di tanto.
I contatti con l’esterno sono garantiti solo tramite telefoni fissi, nonostante una sentenza recente abbia stabilito che il cellulare personale sia fondamentale per il recluso, visto che contiene ad esempio la rubrica con i numeri da chiamare e semmai qualche messenger o programma per leggere le e-mail, che permetterebbero contatti più approfonditi rispetto ai pochi minuti di telefonata consentiti al momento.
I telefoni sono stati vietati nel centro per motivi di sicurezza: le autorità sono preoccupate per il fatto che tramite internet si possa organizzare una strategia coordinata finalizzata alle rivolte nei Cpr, senza contare il fatto che i reclusi potrebbero concordare con complici all’esterno il lancio di stupefacenti, accendini, coltelli o altro materiale illegale oltre le mura.
Nel Cpr torinese c’è una sola stanza per i colloqui, con 144 reclusi. Questo significa lunghe attese per l’avvocato che intende parlare col suo assistito, visto che può farlo solo di persona. Una sola stanza, che prima bastava, ora non basta più.
Gli avvocati continuano a segnalare il problema giuridico derivante dal fatto che il giudice di pace, che decide sulla libertà dei migranti che vengono portati al centro, non è un giudice togato e quindi non dovrebbe avere nessun potere in materia.
Alla conferenza ha partecipato anche Amnesty International, associazione pungolata qualche tempo fa proprio da Pressenza per il fatto di non organizzare campagne su questo tema.
Il rappresentante dell’associazione ha detto che “il Cpr è l’inferno del diritto alla migrazione”, e che “il ruolo di Amnesty deve essere un ruolo di denuncia e di affiancamento alle persone che operano [nell’ambito della detenzione amministrativa] tutti i giorni”.
Sono stati citati i decreti Salvini e Minniti-Orlando. Orlando è attualmente ministro del Lavoro e delle politiche sociali, ma il decreto emanato quando era ministro della Giustizia toglie ai migranti la possibilità di appellarsi nelle cause di protezione internazionale.
In alcuni casi persone con fragilità psichiche sono state rilasciate dal Cpr a causa dell’impossibilità di effettuare il rimpatrio, e poi abbandonate a sé stesse. Nel caso di un cittadino nigeriano molto problematico, quest’ultimo si è rassegnato a vivere in strada, senza neanche presentarsi alla Commissione Territoriale per presenziare alla discussione sulla sua richiesta di protezione. Diventando così irregolare, o clandestino, come dicono a destra (per Pressenza anche il termine “irregolare” è considerato lesivo della dignità).
Del suo caso si sta occupando a fatica l’associazione Mosaico Refugees.
Nel Cpr torinese alcuni mesi fa si è suicidato uno straniero che era stato fermato in Liguria dopo avere subito un’aggressione da parte di tre italiani. L’episodio ha molto colpito l’opinione pubblica. A Torino i rappresentanti di varie religioni si erano riuniti per celebrare una preghiera funebre davanti al feretro.

Ventimiglia, chi deve decidere sul Cpr?

Continua la diatriba sulla possibile apertura di un Centro di Permanenza per i Rimpatri a Ventimiglia. La proposta è stata fatta dalla Lega parecchi giorni fa, ora arriva la risposta del sindaco, il quale non è troppo entusiasta. Dice di non opporsi e di sostenere l’iniziativa del Cpr, ma allo stesso tempo rinfaccia alla Lega il fatto di non volersi assumere la responsabilità della scelta e di volere scaricare la decisione su di lui, mentre la questione sarebbe di competenza governativa.
La proposta che lui aveva concordato con Prefettura e Ministero dell’Interno era quella di aprire una struttura che si occupasse dei migranti in transito, a condizione che fosse fuori dalla città. L’assessore regionale competente però, esponente della Lega, non ha firmato il protocollo d’intesa. Ora si vuole puntare sul Cpr, che è “un carcere per criminali clandestini”. “Se devo decidere io sono pronto a farlo, ma non scelgo il Cpr anche perché è provato da una relazione ministeriale che i Cpr esistenti in Italia non sono pieni, vi sono ben oltre 250 posti disponibili”.
Secondo il sindaco, questo avviene perché nei Cpr non vengono portati tutti gli irregolari, ma soltanto “i criminali condannati come tali o che hanno già ricevuto il foglio di espulsione”.
Non si sa fino a che punto la cifra fornita sia aggiornata. Secondo una scheda disponibile sul sito della Camera e datata marzo 2021, a dicembre 2019 le presenze nel Cpr ammontavano a 553 persone su 704 posti disponibili, mentre a novembre 2020 le persone trattenute erano solo 450 (era l’anno della pandemia, i centri erano stati gradualmente svuotati sia per evitare di concentrare troppe persone nello stesso posto, sia perché durante il lockdown tutti i voli di rimpatrio erano stati sospesi).
Il sito fornisce il link ad una relazione del Garante dei detenuti, che però punta un altro documento del Garante, che non c’entra nulla coi Cpr. Comunque, secondo le cifre fornite i posti disponibili sarebbero stati effettivamente 254, ma c’è da tenere che il dato si riferisce alla situazione che c’era nove mesi fa.
Il Cpr più vicino alla Liguria al momento è quello di Torino, nel quale nelle ultime ore è stato portato un trentacinquenne nigeriano fermato a Reggio Emilia, nell’ambito di un controllo che ha permesso di rinvenire in zona anche un certo quantitativo di sostanze stupefacenti. 20 persone controllate, in tutto. Comunque non vengono diffusi dati sulle persone presenti nel centro e sui posti eventualmente disponibili.
Secondo l’ultima relazione del Garante dei detenuti, ad aprile 2019 il Cpr torinese aveva una capienza di 147 posti (di cui 142 occupati).

Ventimiglia, cade l’aggravante dell’odio razziale

Si sono concluse le indagini relative ai tre italiani accusati di avere aggredito a Ventimiglia il migrante che poi si è suicidato nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino. Cade l’aggravante dell’odio razziale, resta solo l’imputazione per lesione non grave.
La versione dei tre (originari di Sicilia e Calabria) è che lo straniero avrebbe tentato di rubare il cellulare a uno di loro. E lo avrebbe fatto in maniera violenta, sferrando un pugno che ha causato la caduta di due denti.
Il video dei tre che si accaniscono sull’immigrato usando dei tubi di plastica era diventato virale sul web, facendo pensare ad una aggressione razzista. La magistratura è in possesso anche delle immagini della videosorveglianza, ma quelle non sono state consegnate ai mass media e non è chiaro se si vedono le varie fasi dell’episodio o se sono state utili solo per identificare i protagonisti.
Dopo essere stato medicato, lo straniero era stato portato al Cpr dove comunque non era stato ascoltato in merito all’aggressione subita. Quindi mancherà per sempre la sua testimonianza su quanto avvenuto.
Nei giorni scorsi un politico di centrodestra ha proposto l’istituzione di un Cpr a Ventimiglia, per risolvere il problema dell’eccessivo numero di migranti in città (dove confluiscono in molti sperando di superare il confine con la Francia, che però resta blindato). Attivisti hanno reagito chiedendo semmai un centro di accoglienza, visto che al momento gli stranieri sono costretti a mangiare e dormire in strada, senza accesso a docce, servizi igienici, cure mediche e supporto legale.

La Spezia, 21 accompagnamenti al Cpr in 7 mesi

Nei primi sette mesi dell’anno sono stati trasferiti da La Spezia ai Centri di Permanenza per i Rimpatri 21 stranieri, su 29 irregolari rintracciati (di cui uno accompagnato direttamente alla frontiera).
Lo ha detto il Questore nel corso di una conferenza stampa in cui si è parlato soprattutto del modo in cui la pandemia ha influito sul consumo di droghe e sono state diffuse statistiche sulle varie attività della Questura: identificazioni, chiamate al numero di emergenza, indagati, arrestati, eccetera.
Nei resoconti diffusi sul web non si parla delle nazionalità degli stranieri accompagnati ai Cpr, dei loro precedenti penali, e di quali sono i centri in cui sono stati portati. In Liguria ancora non c’è un centro rimpatri, per cui le autorità locali si rivolgono spesso a quello che è presente a Torino. Nei giorni scorsi si è riaperto il dibattito per aprire un nuovo Cpr, a Ventimiglia, visto che è la città in cui confluiscono molti stranieri irregolari che sperano di superare il confine con la Francia.
La settimana scorsa a Genova i carabinieri hanno fermato separatamente due nigeriani che stavano smistando piccoli quantitativi di hashish. La notizia è stata riportata dai siti d’informazione locali, senza alcun cenno ad ulteriori sviluppi. Si dice che uno dei due è stato arrestato e l’altro denunciato a piede libero, forse per via del diverso quantitativo di stupefacente che avevano addosso (che comunque non viene precisato). Non si dice che pena rischiano, né quante possibilità ci sono che vengano rimpatriati a breve.

Ventimiglia, migranti cercano di infrangere una vetrina

Due migranti a Ventimiglia hanno cercato di mandare in frantumi la vetrina di un distributore di cannabis light. Non ci sono riusciti e per giunta sono stati immortalati dalle immagini di sorveglianza, per cui ore le forze dell’ordine hanno il loro identikit.
Il filmato è stato pubblicato sul sito del Giornale, con un pallino a sfocare le facce (che si vedono comunque, in alcuni fotogrammi). Il titolo drammatizza un po’ la situazione: “Migranti a caccia di cannabis: la furia con le cesoie”.
Ventimiglia è una città di confine, nella quale si accalcano i migranti diretti in Francia, ai quali le forze dell’ordine italiane e francesi impediscono il passaggio.
Nei giorni scorsi un parlamentare leghista ha proposto l’istituzione di un Cpr in città per rinchiudere gli irregolari e i richiedenti asilo che delinquono.
Una parte della società civile ha manifestato netta contrarietà alla proposta, etichettandola come “fascista”.
Il sindaco aveva commentato: “I cittadini di Ventimiglia non sopportano più gli ubriachi, le risse e il bivaccare in un luogo pubblico. Ormai si ha paura ad uscire di casa la sera”.
Il tempo di permanenza massimo nei Cpr è di tre mesi, o quattro per chi proviene da un Paese col quale l’Italia ha degli accordi per i rimpatri. Di solito il tempo che passa prima del rimpatrio effettivo varia tra le due settimane e i due mesi. Se entro il termine massimo il rimpatrio non è avvenuto, lo straniero viene rilasciato, pur restando irregolare sul territorio nazionale, per cui non è escluso che in futuro possa essere fermato di nuovo e riportato al Cpr.
A livello locale qualcuno è ancora convinto che il tempo massimo sia 18 mesi. Il termine era stato stabilito dalle autorità europee, ma ormai da parecchi anni le leggi italiane hanno fissato un termine molto inferiore. Quando Salvini era ministro il tempo massimo di permanenza era fissato a sei mesi.
Tra gli antirazzisti si è diffusa la leggenda che i Cpr debbano trovarsi a più di 30 chilometri dal confine, ma non si è capito da dove è uscita questa notizia. Il sindaco ha detto che il centro dovrebbe trovarsi “più vicino possibile alla frontiera, per accogliere prima i respingimenti della Francia”. Il ministro che ha istituito i Cpr, il democratico Marco Minniti, aveva scritto nel suo decreto che i Cpr non dovevano trovarsi necessariamente nelle vicinanze di porti e aeroporti per agevolare i rimpatri, ma nelle vicinanze delle vie di comunicazione che li collegano. Una definizione molto flessibile, che ha permesso ad esempio di realizzare il Cpr sardo a Macomer, provincia di Nuoro, molto lontano dalle coste di sbarco e dai capoluoghi.
L’ex sindaco di Ventimiglia ha detto che aprire un Cpr in città significherebbe far convergere verso la struttura tutti gli irregolari trovati anche in altre regioni del nord-ovest, come adesso avviene per il centro rimpatri di Torino.
Secondo la Caritas invece che di un centro rimpatri ci sarebbe bisogno di un centro di accoglienza per i migranti in transito.
Nel dibattito viene ancora citato il regolamento di Dublino, che le autorità europee avevano annunciato di voler cambiare, ma di cui non si è saputo più nulla.

Prosegue il battibecco sul Cpr a Ventimiglia

Pochi giorni fa un deputato leghista ha proposto di istituire un Centro di Permanenza per i Rimpatri a Ventimiglia, per risolvere il problema dei troppi stranieri che vanno in giro per la città di confine. Il sindaco si è detto favorevole. I no-borders hanno replicato con un comunicato firmato Progetto20k in cui dicono che il Cpr non risolve il problema della migrazione. Ora arriva la replica dell’onorevole: “Mi accusano di non pensare ai diritti dei migranti ma solo all’interesse dei cittadini ventimigliesi di vivere e lavorare in sicurezza nella loro città. Se questa è un’accusa, per me è una medaglia”.
Assente nelle cronache, come al solito, qualsiasi riferimento alla posizione del Pd, che da un lato pretende di essere schierato dalla parte dei migranti, dall’altro è lo schieramento che ha istituito i Cpr con l’attuale definizione.
Nelle parole del deputato leghista il collettivo Progetto 20k è un gruppo che raccoglie “i no-borders che saltuariamente organizzano manifestazioni pro-migranti a Ventimiglia”. Il testo completo del comunicato si può leggere su Facebook. Per gli attivisti, “invisibilizzare [le persone] attraverso la reclusione a tempo indeterminato non rappresenta una strategia di gestione di questo fatto umano, ma una misura neo-fascista di cui sono documentate le violenze sistematiche”. “La migrazione è un fenomeno strutturale”, dicono. “Chiudere le frontiere non basta ad arrestare il movimento umano, sospinto da istinti naturali come quello alla sopravvivenza e alla felicità”.
Le conseguenze della proposta di aprire un Cpr si fanno sentire anche nel resto della regione. A Sanremo è stato organizzato un flash mob con una mostra itinerante di foto scattate da un fotografo francese in tema di frontiere. Secondo i manifestanti, il Cpr sarebbe “illegale” in quanto dovrebbe distare “almeno 30 km dalla frontiera secondo le leggi attuali”. Non è la prima volta che si sente questa frase, ma non è chiaro quale sarebbe la legge che stabilisce questo divieto, né quando e da chi sarebbe stata approvata. Potrebbe essere una leggenda metropolitana.