Brindisi, dal Cpr al carcere. Basilicata, arrestato un macedone

Due tunisini trattenuti presso il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Brindisi Restinco sono stati portati in carcere. Uno deve scontare una pena di 8 anni di reclusione per “reati in tema di stupefacenti” risalenti al 2002, secondo quanto scrive Brindisi Oggi (16 anni fa?!?).
L’altro è accusato di avere spacciato droga a Piacenza l’anno scorso.
In un altro Cpr, quello di Palazzo San Gervasio, Potenza, Basilicata, un macedone è stato arrestato “per terrorismo internazionale”, dicono i mass media. “Si addestrava da terrorista”, titola il sito del Giornale. In realtà le prove contro di lui sono video di propaganda trovati sul suo profilo Facebook, e la presenza di droni e abiti militari in casa.
Sembra che lo straniero si trovasse al Cpr dalla fine di aprile (oltre due mesi).
Il sito Basilicata 24 pubblica un comunicato attribuito alla Lega in cui si dice: “Stiamo mettendo a posto una serie di questioni per dare la giusta funzionalità al Cpr lucano”, ma non si spiega né quale sarebbe il problema, né quali sarebbero le soluzioni proposte. Tanto per scrivere qualcosa.

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Liguria, vari accompagnamenti al Cpr

Il sito Gazzetta della Spezia riporta un comunicato della polizia col bilancio delle attività nell’ultima decade di giugno.
Il 21 del mese è stato rimpatriato di nuovo un cittadino tunisino, che già una volta era stato riportato in patria e ha violato il divieto di reingresso in Italia. Dopo una permanenza al Cpr di Torino è stato imbarcato su una nave a Genova.
Il 27 un marocchino è stato portato al centro rimpatri di Bari. Negli stessi giorni un altro marocchino è stato accompagnato al Cpr di Brindisi dopo essere scarcerato, ma non si dice per quale reato era finito dentro.
Due settimane fa i mass media avevano raccontato che un ventiquattrenne marocchino era stato il 56esimo straniero ad essere rimpatriato per motivi di sicurezza dall’inizio dell’anno. Lo straniero era considerato “tendente a derive radicali”. Scrive il Corriere del Mezzogiorno che “aveva iniziato un’intensa attività di propaganda e proselitismo” durante la sua permanenza nel centro rimpatri di Brindisi, ma non si dice cosa faceva prima e dove è stato catturato.
Accanto all’articolo il sito ci ha messo una foto standard di uomini armati e col passamontagna, scattata chissà dove, chissà quando, chissà da chi.
Sui motivi che possono avere portato alla radicalizzazione non si prova neanche a fare un’ipotesi.

Guineano accompagnato a Brindisi

Un cittadino della Guinea è stato accompagnato al Cpr di Brindisi dopo essere stato fermato dalla polizia a Gallarate, in Lombardia.
L’uomo era già stato denunciato per resistenza e violenza a un pubblico ufficiale e reati in materia di immigrazione.
I siti di informazione riportano distrattamente la notizia, senza ricordare quando si sarebbero svolti i fatti e cosa sarebbe successo, di preciso.
L’accompagnamento è avvenuto mercoledì, non si sa con quali mezzi. Due giorni prima un tunisino appena scarcerato (reati in materia di stupefacenti) è stato rimpatriato con volo diretto dal Malpensa. L’uomo era finito in carcere dopo essere evaso dagli arresti domiciliari, aveva a suo carico anche precedenti per furto, oltraggio-resistenza-violenza a pubblico ufficiale, porto di armi od oggetti atti a offendere (quali?), inottemperanza all’ordine del questore di allontanarsi dall’Italia.
Secondo Varese News ogni settimana la locale Questura esegue in media due accompagnamenti alla frontiera di Malpensa (53 dall’inizio dell’anno). Nel 2018 gli accompagnamenti ai Cpr sono stati 18, mentre gli ordini di lasciare il territorio dello Stato sono 234.
In percentuale, significa che quando viene fermato un irregolare, nel 76% dei casi non è possibile né rimpatriarlo (17%) né accompagnarlo al Cpr (5%).
I siti di informazione dicono nulla del paese di provenienza del “guineano” accompagnato al centro rimpatri. In Africa, oltre alla Guinea propriamente detta ci sono la Guinea Bissau (confinante, sempre in Africa occidentale) e la Guinea Equatoriale (molto più a sud)
Un altro guineano è stato arrestato dai carabinieri a Borgo Mezzanone, Foggia. Il giovane, 20 anni, era stato richiedente asilo nel Cara. Aveva poi ricevuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari, ed era stato dimesso. Si era forse stabilito in una delle numerose baracche abusive costruite subito fuori del centro, sulla ex pista dell’aeroporto.
I carabinieri lo hanno trovato che si era introdotto nel centro di accoglienza e stava spaccando tutti gli arredi della mensa. Solo a fatica sono riusciti ad immobilizzarlo.
Il giovane è stato portato in carcere. Teleradioerre racconta che tre giorni fa era in attesa di processo.
Ci diranno che pena dovrà scontare? Quando sarà rimpatriato?
Tenuto conto che al momento del rimpatrio i siti d’informazione si limitano ad elencare i generici precedenti penali di stranieri senza nome, senza specificare cosa è successo di preciso e quando, è molto difficile che l’opinione pubblica possa avere un quadro accurato della situazione, di volta in volta.
Lo straniero in questione aveva ottenuto il permesso di soggiorno “per protezione umanitaria”, quello su cui “il centrodestra ha sempre marciato compatto” per chiederne l’abolizione, come ha scritto Il Sole 24 Ore in un articolo ad aprile scorso.
Lo stesso articolo diceva che il numero di permessi rilasciati con questa motivazione era in continua crescita.
Questo tipo di permesso viene rilasciato a chi non ha diritto allo status di rifugiato ma ha diritto comunque ad una forma di tutela, per seri motivi di carattere umanitario, salute o età, o per vittime di situazioni di grave instabilità politica, violenza, insufficiente rispetto dei diritti umani, carestie, disastri ambientali naturali.
Dura due anni, è rinnovabile, può essere convertito in permesso di soggiorno per lavoro.

Gallarate e Augusta, accompagnamenti al Cpr

La polizia di Gallarate ha portato al Cpr di Torino un marocchino che aveva appena finito di scontare ai domiciliari una pena imprecisata per “reati in materia di stupefacenti”, non si sa di che tipo e in che quantità.
Un altro detenuto che scontava una pena per rapina nel carcere di Busto Arsizio è stato accompagnato all’aeroporto di Malpensa e da lì rimpatriato in Egitto. (Ma non si dice chi aveva rapinato e quando).
Nella stessa settimana sono stati emessi dalla Questura di Varese 15 ordini di lasciare il territorio dello Stato.
La notizia è riportata da Varese News.
Ad Augusta, in Sicilia, un ventiseienne albanese è stato fermato in un controllo e accompagnato al Cpr di Brindisi in quanto irregolare e con precedenti penali. A suo carico c’è un’accusa di “falsità materiale commessa dal privato”, scrive Augusta News, senza spiegare di che cosa si tratta.

Pordenone, qualche inesattezza

Titola il Secolo d’Italia: “Pordenone, immigrato colleziona 27 denunce ma chiede asilo politico”. Uno che legge il titolo cosa pensa? Che la richiesta d’asilo è stata presentata dopo le denunce. Ma nell’articolo c’è un’altra versione: l’uomo ha vissuto a Pordenone dal 2016 in qualità di richiedente asilo, e in questo periodo è stato segnalato 23 volte per ubriachezza molesta, collezionando altre 4 denunce per violenza a pubblico ufficiale. “Richiedente asilo denunciato” è diverso da “denunciato, ma chiede asilo”. Il Secolo d’Italia è di destra quindi ha scelto la forma che veniva più incontro alle sue esigenze.
Meglio il Gazzettino? Non tanto. Il titolo sul quotidiano veneto è: “Segnalato 24 volte in due anni per ubriachezza molesta: giovane rimpatriato in Gambia”.
Il “giovane” ha 27 anni, e non è stato affatto rimpatriato: è stato portato al Cpr di Brindisi in attesa di rimpatrio.
Foto di repertorio: il braccio di un bianco accanto a una bottiglia di vino.
Il Secolo scrive che dall’inizio del mese di maggio gli accompagnamenti al Cpr organizzati dalla locale questura sono stati 8: 4 a Bari, 3 a Brindisi e 1 a Torino.
A proposito di gambiani: il sito Sardinia Post ha intervistato un ventenne proveniente dal Gambia che sta cercando lavoro dalle parti di Uta, in Sardegna.
Per quale motivo si è allontanato dal suo Paese? Prima di tutto perché, a sedici anni, si è opposto al matrimonio combinato di sua sorella tredicenne con un venticinquenne. La sua ribellione “è stata considerata un’offesa”, e uno zio gli ha dato i soldi per fuggire all’estero.
E poi, all’epoca “in Gambia c’era un presidente dittatore, in molti temevano di essere perseguitati”, dice.
Il presidente in questione era Yahya Jammeh, salito al potere parecchi anni prima con un colpo di stato.
Secondo Wikipedia, Jammeh è rimasto al potere dal 1994 vincendo tre elezioni: nel 2001, 2006 e 2011. Ha poi perso le elezioni del 2016. L’enciclopedia parla di “oppressione dei giornalisti contrari al governo e dei partiti d’opposizione”, oltre che degli omosessuali.
Il suo successore è un certo Adama Barrow, che si è formato a Londra, e ha avuto qualche difficoltà a insediarsi visto che ad un certo punto Jammeh si era rifiutato di accettare il risultato delle votazioni.
Secondo una stima del 2017, il tasso di disoccupazione in Gambia è del 29,8%, il quarto risultato più alto al mondo (l’Italia nello stesso periodo era stimata all’11,6%, quarantesimo posto).

Brindisi, l’ufficio immigrazione è decimato

Il segretario nazionale del Sindacato Autonomo Polizia ha parlato della situazione a Brindisi. Disastrosa, a giudicare da tutti i problemi che elenca. A quanto pare il personale della Polizia di Frontiera svolge ancora i servizi con l’uniforme invernale, nonostante le alte temperature, mentre quelli della Polizia Postale sono costretti a lavorare in ambienti “fatiscenti, luridi e malsani”. C’è carenza di personale negli uffici investigativi. “L’ufficio immigrazione è decimato, nonostante che a Brindisi vi sia uno dei pochi Ccpr presenti sull’intero territorio nazionale”. Il personale degli uffici burocratici, oltre all’ordinaria attività, deve sopperire alle contingenze di ordine pubblico. Il comunicato è stato pubblicato da Brindisi Sera.
Il Ministro Minniti aveva elaborato un piano per aprire un centro rimpatri in ogni regione. Ma finora ne ha aperti soltanto due, mentre per alcune altri le procedure sono appena agli inizi. Così, pur avendo inaugurato il Cpr di Bari l’autunno scorso, non ha ancora stabilito la chiusura di quello di Brindisi. Col risultato che la Puglia è l’unica regione italiana ad avere due Cpr.
Intanto da Modena si segnala che i migranti stanno organizzando una manifestazione in difesa dei loro diritti, insieme agli italiani. Tra le altre cose, chiederanno di non aprire il centro rimpatri. “Se non ci vogliono in Italia, ci aprano la porta per andare via dal paese”, ha detto uno degli stranieri. Il carcere è per i criminali, le persone comuni non dovrebbero essere rinchiuse.
Il Cpr dovrebbe servire appunto per trattenere lo straniero per il tempo necessario ad organizzare il rimpatrio. Ma nell’accordo tra Lega e Movimento 5 Stelle si ricomincia a parlare di tempi di 18 mesi, cioè un anno e mezzo di detenzione, che è già stato contestato una volta, tanto che si è già passati da 18 a 3 mesi di trattenimento.
E poi, quando gli stranieri parlano di lasciare il paese, non necessariamente si riferiscono alla patria d’origine. “La strada per andare in Francia è pericolosa, ma siamo costretti ad andare”, ha detto un altro straniero, secondo quanto riporta La Gazzetta di Modena.

Terni, vari accompagnamenti al Cpr

Il sito Umbriajournal, mettendo insieme vari comunicati di polizia, racconta di tre accompagnamenti al Cpr avvenuti negli ultimi giorni a Terni (accompagnamenti “ai Cie”, scrive, usando la vecchia definizione).
Un’egiziano ventenne “responsabile delle risse in pieno centro storico” e un dominicano di 29 anni, forse incensurato, ma inottemperante all’ordine di lasciare il territorio, sono stati portati ai Cpr di Bari e Potenza. Un rumeno di 30 anni è stato portato al Cpr di Brindisi dopo la scarcerazione. Perché stava in carcere? Il sito non lo spiega.
Più preciso Terni In Rete, secondo cui il trentenne risulta pluripregiudicato anche per violenza sessuale, senza specificare quando e dove.
Le risse a cui ha partecipato il ventenne invece risalgono al 23 e 24 aprile scorsi. Il giovane ha anche una denuncia a suo carico per rapina e lesioni ai danni di un cittadino della Guinea.