Lucca, accompagnamento al Cpr

Un cittadino marocchino appena scarcerato a Lucca è stato portato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Brindisi. L’uomo ha precedenti per spaccio di sostanze stupefacenti non meglio precisate, lesioni personali (non si sa a chi), furto aggravato (non si sa di cosa), false dichiarazioni sull’identità personale e reati in materia di immigrazione. Sebbene gli attivisti che chiedono la chiusura dei Cpr insistano sul fatto che chi finisce dentro non ha commesso reati, le cronache riportano continuamente notizie di persone che hanno commesso reati e finiscono al Cpr, talvolta dopo avere scontato la pena in carcere.
La percentuale di rimpatri varia a seconda della nazionalità. I tunisini vengono rimpatriati nella maggior parte dei casi, visti gli accordi col loro paese d’origine che autorizzano almeno due voli charter a settimana. Col Marocco gli accordi non sono altrettanto efficienti: dai dati che circolano sembrerebbe che la stragrande maggioranza dei marocchini che finiscono al Cpr non vengono rimpatriati, ma rilasciati sul territorio per un motivo o per l’altro, talvolta senza essere regolarizzati. Comunque nessuno si è mai soffermato su questi dati o ha preso provvedimenti in proposito. Anche perché le autorità non emettono comunicati al momento del rimpatrio o del rilascio, per cui l’opinione pubblica non può rendersi conto di quale è l’esito di ciascun accompagnamento al Cpr.
La ministra dell’Interno Lamorgese ha sempre evitato di dire qualcosa sull’argomento, anche perché spesso nessuno le ha chiesto niente. Comunque, la ministra non ha risposto neanche ai frequenti attacchi provenienti da destra, sia dentro che fuori la maggioranza, che chiedevano le sue dimissioni per una gestione dei flussi migratori considerata troppo generosa.
Ora anche questo possibile interlocutore viene a mancare: il Governo è caduto ieri, ora tocca al Quirinale tentare di risolvere la crisi.
A differenza dei Cpr del nord Italia, che compaiono spesso nelle cronache anche per via dell’interesse degli attivisti, i Cpr del sud Italia tendono ad essere pressoché dimenticati. Ultimamente si è parlato un po’ dei Cpr siciliani, soprattutto per via delle proteste in corso a Caltanissetta, ma dalla Puglia non sono arrivate notizie recenti.
Comunque la stampa viene tenuta fuori dai Cpr. Il Garante nazionale delle persone private della libertà è autorizzato a visitarli, ma è in grado di ispezionarne solo una parte, solo una volta all’anno, per aggiungere alcune righe in un rapporto per il Parlamento che viene citato solo il giorno in cui viene diffuso e poi nessuno se ne ricorda. Il ruolo dei garanti locali invece è quasi totalmente irrilevante.
A Brindisi tre anni fa si sarebbe suicidato un giovane nigeriano che sette mesi prima era stato accusato di aggressione sessuale in Trentino Alto Adige, e bersagliato in un post di Salvini. Della notizia si era accorta a malapena la Testata Giornalistica Regionale di Bolzano.

Brindisi, non si può prorogare un termine già scaduto

Un cittadino albanese è stato rimesso in libertà dal Centro di Permanenza per i Rimpatri di Brindisi dopo che il tribunale di Lecce ha stabilito che non poteva essere trattenuto oltre.
Infatti era già trascorso il termine di 30 giorni dalla convalida dell’originario trattenimento, e l’uomo aveva in precedenza presentato domanda di protezione.
Il giudice ha accolto le deduzioni difensive, secondo le quali ci si troverebbe di fronte a una illegittima privazione della libertà personale, riparabile in sede civile e penale per ingiusta detenzione.
Lo straniero è in Italia dal 2009 insieme con moglie e tre figli minori, di cui uno nato in Italia. Era stato fermato dopo che si era recato in questura a Rieti per chiedere protezione internazionale a metà ottobre.
Aveva anche la dichiarazione di ospitalità del fratello, regolarmente soggiornante e padre di un cittadino italiano, ma in Questura avevano scoperto che c’era già a suo carico un decreto di espulsione con divieto di reingresso. Per questo lo avevano trasferito nel Cpr pugliese.
La notizia è riportata da Melting Pot che si concentra soprattutto sull’aspetto legale della faccenda, in maniera tale che altri avvocati possano appellarsi agli stessi articoli e sentenze trovandosi di fronte casi simili.
Le notizie riguardanti il Cpr di Brindisi praticamente non arrivano sui mass media mainstream. C’è stata una vertenza tra i dipendenti del centro e la Prefettura, di cui praticamente nessuno si è accorto (è circolato un comunicato di Cgil-Fp in base al quale i dipendenti del centro di accoglienza / centro rimpatri hanno evitato la cassa integrazione). Il mese scorso un cittadino ghanese violento è stato portato nel centro dopo essere stato arrestato ad Ancona, ma le autorità non emettono comunicati al momento del rimpatrio o del rilascio. L’uomo potrebbe rimanere nel centro un massimo di tre mesi prima di tornare eventualmente sul territorio, in caso di mancata identificazione. Nel corso dei primi 11 mesi del 2021 un solo ghanese è stato rimpatriato a partire dai Cpr.
I siti di informazione italiani nominano il Ghana solo per l’esonero dell’allenatore della nazionale dopo gli scarsi risultati alla Coppa d’Africa. Sui siti in lingua inglese si discute di un possibile ricorso del Paese a Fondo Monetario Internazionale per un salvataggio dell’economia.
Il Paese è stato declassato ad un rating B- (da B) con outlook negativo dall’agenzia Fitch.
Il problema è il debito pubblico troppo alto.
Invece per quanto riguarda l’Albania, la notizia più recente riguarda la perdita di posizioni nella classifica dell’Indice di Percezione della Corruzione stilata dall’organizzazione Transparency International.
Il Paese era al 104° posto, adesso è al 110°.
Al vertice della classifica ci sono Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia, mentre all’ultimo due stati africani, Somalia e Sud Sudan, a cui si aggiunge la Siria.
L’Italia è al 56° posto, a pari merito con Santa Lucia e Polonia, ma è in salita (chi scende è il Botswana).
Dalla Somalia in queste ore arriva la notizia di un attentato contro un autobus, nel quale sarebbero morte almeno 13 persone.
In Sud Sudan c’è un governo di unità nazionale dal febbraio 2020, ma si parla di duemila vittime a causa in gran parte di violenze su base tribale e comunitaria, oltre che di violenze legate al quadro politico nazionale.
I cattolici locali chiedono da tempo una visita del Papa, ma ancora non ci sono le condizioni di sicurezza.
In Siria il bilancio dell’attacco ad una prigione da parte dei jihadisti è salito a 332 morti dal 20 gennaio. Lo ha scritto l’Ansa, sulla base di un comunicato dell’Osservatorio siriano sui diritti umani.

C’era una vertenza dei lavoratori al Cpr-Cara di Brindisi

Il sito Brundisium ha pubblicato un comunicato nel quale si dice che la vertenza dei lavoratori del Cara-Cpr di Brindisi Restinco è stata risolta nel corso di una riunione che si è svolta il 26 gennaio.
Finora ben pochi sapevano che ci fosse una vertenza. Il comunicato, scritto in sindacalese, parla di “grave situazione di disagio dei lavoratori i quali sono ciclicamente costretti a sottostare con salari che non arrivano a cinquecento euro al mese e per ultimo rischiavano perfino di essere collocati in cassa integrazione”.
Si ricorda inoltre “il Decreto Sicurezza di salviniana memoria” che ha “destrutturato [i contratti di lavoro] per ragioni meramente elettoralistiche”.
“Si pagano recenti scelte politiche aventi una forte impronta ideologica orientata al consenso che ha snaturato gli aspetti virtuosi del sistema costruito negli anni, ma anche l’attuale debolezza del nuovo fronte politico che ha modificato con l’ultimo provvedimento solo parzialmente il precedente decreto sicurezza”. Le risorse continuano ad essere ridimensionate, la qualità del lavoro è scarsa, la sua quantità è diminuita, l’orario di lavoro è tale da garantire “stipendi da fame non degni di un Paese che vuole dirsi civile”.
La soluzione della vertenza riguarda soltanto la questione della possibile cassa integrazione. Resta da risolvere il problema che i dipendenti della struttura “in questi anni sono diventati poveri pur lavorando”.
Ad un contratto di lavoro dignitoso non si è ancora arrivati.
Della vertenza si è occupata la Cgil Funzione Pubblica.
Il centro rimpatri di Brindisi è praticamente dimenticato dalle cronache nazionali. L’ultima notizia che lo riguarda proviene dalla stampa locale delle Marche, un mese fa. Alla fine di dicembre un cittadino ghanese è stato arrestato dalla polizia ad Ancona mentre minacciava un conoscente con un paletto di metallo sradicato dalla strada, dopo avergli anche sfondato il portone.
Dopo il patteggiamento di una condanna di quattro mesi, l’uomo è stato portato al Cpr brindisino, da cui non si sa se è stato rimpatriato o no (se il rimpatrio non avviene entro tre mesi sarebbe previsto il rilascio senza regolarizzazione).
Lo straniero era già stato denunciato per avere tirato una bottiglia di vetro contro la finestra di alcuni conoscenti che gli avevano rifiutato l’ospitalità.
Nel corso dei primi 11 mesi del 2021 soltanto 1 ghanese transitato nei Cpr è stato rimpatriato.
I siti italiani di recente hanno parlato del Ghana solo per la coppa d’Africa di calcio, e per un’esplosione accidentale avvenuta in una miniera.
Nella capitale del Paese è stato organizzato un vertice straordinario della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale per decidere provvedimenti contro il Mali, dopo che i leader golpisti di questo Stato hanno annullato le elezioni previste per febbraio.
Sulla stampa africana in lingua inglese si è parlato del problema della corruzione in Ghana (secondo alcuni lettori esagerato ad arte), e del fatto che lo speaker del parlamento per curarsi è andato a Dubai (“Immaginate per analogia se il presidente americano Joe Biden dovesse andare in Canada per ottenere cure mediche”, ha scritto qualcuno sul web).
E mentre il grosso dell’opinione pubblica segue la situazione delicata in Ucraina, in Africa si continua a discutere il problema del Mali.
Cina e Russia hanno impedito al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di esprimere supporto per la decisione della Comunità Economica dell’Africa Occidentale di imporre nuove sanzioni al Mali.
Le elezioni sarebbero state rimandate di cinque anni.
Cinesi e russi auspicano che in questo periodo il nuovo governo riuscirà a riprendere il controllo delle altre regioni del Paese.
Le autorità si starebbero avvalendo allo scopo anche di mercenari russi, con grande disappunto della Francia (e degli Stati Uniti).
Secondo i governanti locali però gli stranieri presenti sarebbero soltanto addestratori per insegnare l’uso di equipaggiamento acquistato dalla Russia.

A novembre/dicembre il Garante ha visitato il Cpr di Milano

Il 22 dicembre scorso il Garante nazionale delle persone private della libertà ha diffuso un comunicato nel quale faceva il bilancio delle visite effettuate tra novembre e dicembre alle strutture detentive della Lombardia: sette istituti penitenziari per adulti, uno per minori, quattro servizi psichiatrici di diagnosi e cura, una Rsa, alcune camere di sicurezza, la Rems e il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Milano.
A proposito del Cpr il garante ha scritto che dopo la visita c’è stato un dialogo con il Prefetto di Milano, “in una fase, quale quella attuale, di ridefinizione del Regolamento per la permanenza in tali strutture. I temi affrontati hanno quindi riguardato criticità di ordine genereale, già evidenziate in precedenti visite e Rapporti tematici su tali strutture prodotti e resi pubblici dal Garante nazionale”.
Il comunicato non entra nel dettaglio delle criticità, non dice da quanto tempo sono state segnalate, cosa si dovrebbe fare e chi dovrebbe farlo, né specifica se il Prefetto ha promesso qualcosa o si è limitato ad ascoltare.
Il giorno dopo Pressenza aveva pubblicato una lettera aperta al sindaco Sala per chiedergli di prendere posizione sulla questione del Cpr. Il Garante nazionale non veniva neanche nominato, si faceva soltanto riferimento al Garante comunale in merito alla questione delle visite di idoneità, che al momento sembra siano effettuate dal medico dell’ente gestore, mentre dovrebbero spettare a un medico della Asl. “Se il Cpr non funziona secondo leggi e regolamenti andrebbe chiuso”, diceva l’articolo. Non risulta nessuna risposta da parte del primo cittadino.
Il Prefetto di Milano non viene neanche nominato. A metà dicembre, sempre Pressenza ha scritto che il nuovo prefetto di Torino ha inviato una lettera al presidente della Regione Piemonte proprio per coinvolgere l’Asl torinese nelle visite di idoneità. Non si sa se qualcuno gli abbia risposto.
Così come non si sa niente dagli altri centri presenti in Italia.
Specie dal sud Italia le notizie arrivano col contagocce. Alla fine del mese scorso i mass media locali hanno nominato il Cpr di Brindisi solo per via dell’accompagnamento nella struttura di un cittadino ghanese fermato dalla polizia per aver minacciato un conoscente e poi aggredito gli agenti. L’uomo ha patteggiato quattro mesi di reclusione e subito dopo è stato portato al centro rimpatri, “da cui partirà per essere trasferito nel suo paese d’origine”, scriveva Corriere Adriatico.
Il sito scrive nel titolo “Condannato ed espulso il clandestino”, ma non si sa quando e se avverrà il rimpatro, o se sia già avvenuto. In effetti le autorità non emettono comunicati al momento dell’uscita dal Cpr, né se lo straniero viene accompagnato al suo Paese d’origine, né se viene rilasciato al termine del limite massimo di tre mesi, talvolta anche prima, per mancata identificazione o impossibilità di rimpatrio.
I siti italiani nominano il Ghana in questi giorni solo a proposito della Coppa d’Africa di calcio. Tra i siti esteri, i motori di ricerca selezionano le notizie sul coronavirus. L’80% dei casi nel Paese sono di variante omicron, che non causa malattia grave. Si segnala un alto numero di contagi, ma un basso numero di ricoveri.
Il tasso di mortalità registrato in Ghana è dello 0,8%: 1.332 morti su 152 mila casi.
Un altro articolo parlava di un discorso presidenziale all’inaugurazione del quartier generale della polizia ad Accra, costruito grazie a una donazione privata. Si è parlato anche dell’uso di body-cams per gli agenti e dell’attivazione di un numero whatsapp per permettere al pubblico di inviare i video.
In Ghana c’è una delle sedi del Centro Africano di Trasformazione Economica, che ha l’altra sede a Washington. Un articolo con il suo punto di vista in materia di progresso e innovazione industriale in Africa è stato pubblicato ieri su Faro di Roma.
L’articolo si concludeva con una frecciata contro “la miopia di vecchi presidenti a vita africani o [di] giovani leader quarantenni che sognano un capitalismo dai soldi facili e potere, non esitando a scatenare guerre civili ed etniche che distruggono il proprio Paese, come l’esempio del premier etiope Abiy Ahmed Ali è la pietra miliare”.
Lo stesso sito si sofferma oggi sulla telefonata che c’è stata tra il presidente americano e quello etiope, col retroscena che i toni sarebbero stati molto più aspri rispetto a quanto scritto nei comunicati ufficiali.
Il sito In Terris ha dedicato oggi un articolo alla guerra in Tigray, un conflitto che “il mondo fatica a vedere”.
La guerra è di “immani proporzioni”, ci sono cinque milioni di persone che hanno avuto bisogno di aiuti umanitari e due milioni di sfollati.
Si parla di droni armati forniti da Turchia, Emirati Arabi e Iran che hanno permesso di respingere i ribelli lontano dalla capitale.
Nonostante tutto, c’è il rischio di escalation, perché l’Eritrea vuole impedire ai tigrini di conquistarsi uno sbocco sul mare a sue spese, e perché le stesse etnie coinvolte si trovano anche negli Stati circostanti, tra cui Gibuti.
Sia la Cina che gli Stati Uniti hanno un proprio inviato permanente in Etiopia.
In Gibuti c’è l’unica base militare estera cinese.
In Etiopia c’è la sede dell’Unione Africana.
Uno dei droni governativi ha fatto notizia in queste ore: avrebbe ucciso alcuni civili, in gran parte donne, che lavoravano ad un mulino nel Tigray. La notizia è stata fornita dalle amministrazioni locali a Apf, ed è sul sito di Tgcom24, con foto di un soldato in riva a un fiume.

Reggio Emilia, i senzatetto non sono scomparsi

All’inizio del mese scorso a Reggio Emilia sono state sgomberate le ex Reggiane, uno stabilimento che era diventato rifugio per i senzatetto, alcuni dei quali dediti ad attività illegali.
Questo non ha risolto i problemi della città: a quanto pare i residenti si sono accorti che persiste il girovagare di individui dediti alla microcriminalità: cinque o sei uomini bivaccano soprattutto nelle ore serali nel parco del Tasso, dormono sulle panchine e forse spacciano. I cittadini hanno presentato un esposto alla polizia. La quale ha effettuato controlli in zona, identificando 44 persone e 22 veicoli, forse in gran parte estranei ai fatti.
La notizia è riportata dal sito Gazzetta Di Reggio, senza specificare se agli occupanti delle Reggiane era stato proposto un alloggio alternativo, né come si intende risolvere il problema ora.
Reggionline, nel dare la notizia dello sgombero, aveva riportato la dichiarazione di un trendaduenne ghanese, che aveva detto: “Ringrazio la polizia per questa operazione”. Secondo il sito, lo straniero sarebbe stato “sollevato dal non dover più vivere in un ambiente teatro di traffici di droga con conseguenti retroscena fatti di paura, tensioni e scontri fra bande”. Lo straniero fa il saldatore, con contratto a tempo determinato, e il suo permesso di soggiorno è sempre in bilico. Un suo connazionale ha il documento scaduto da 4 anni. E infatti è molto pessimista: “Adesso è difficile. Ho i miei documenti bloccati in Questura. Come faccio a trovare lavoro?”. In questi casi la regolarizzazione è impossibile. Il sito non specificava se era stata trovata una sistemazione per queste persone. Senza possibilità di trovare un lavoro regolare, chi non torna al suo Paese può solo dedicarsi ad attività illegali, se vuole tentare di sopravvivere, in assenza di soluzioni diverse.
Un altro ghanese, di 35 anni, pregiudicato e senza fissa dimora, è stato “scovato” dalla polizia mentre “si aggirava” nel quartiere “creando allarmismo tra i residenti”. Era uno degli “ultimi irriducibili” ed è stato condotto al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Brindisi.
Il sindaco della città Vecchi ha diffuso un videocomunicato in occasione dello sgombero, dicendo che l’operazione era basata anche su “un principio umanitario, di voler dare un’opportunità per una condizione abitativa migliore a persone che vivevano in condizioni di grande fragilità sociale”, oltre che sul principio di legalità, “cioè quello della fermezza e della repressione di alcuni reati che erano diventati insostenibili”. Oltre 110 persone sono state prese in carico dal Comune nel corso dell’anno. Da ora in poi con loro si continuerà il lavoro sociale, mentre sul territorio è importante il presidio e il controllo per evitare il ritorno degli spacciatori. “Fermezza e repressione nel nome della legalità e della sicurezza di tutti i cittadini”, ha concluso il sindaco.
Il discorso non è bastato per incontrare il favore dei leghisti, i quali sono soddisfatti per l’operazione di sgombero, ma hanno riconosciuto tutto il merito a Prefettura e forze dell’ordine, scagliandosi contro la giunta che “ci ha sempre respinto la richiesta di sgombero dicendo di non volere fare show a Reggio Emilia. Oggi ci siamo arrivati grazie alle forze dell’ordine. Ci hanno sempre accusati di essere razzisti e xenofobi. Forse tenevamo più noi alle persone che vivevano alle ex reggiane della giunta che le ha tenute per anni in quelle condizioni pietose”.
Alla fine del mese scorso al Cpr di Brindisi ci era finito un trendaduenne originario della Guinea Bissau, fermato a Lucca in una operazione congiunta contro lo spaccio di droga. Oltre ai reati relativi agli stupefacenti, l’uomo aveva a suo carico una denuncia risalente al 2018 per avere aggredito un’operatrice della Caritas “sostenendo che la donna avrebbe dovuto sposarlo perché lui l’aveva scelta”. Era stato condannato anche per atti persecutori, per i quali il tribunale ha disposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa.
I mass media italiani di recente non si sono occupati della situazione in Ghana. In queste ore sui siti stranieri circolano statistiche economiche che parlano di una crescita superiore alle aspettative. Il Pil è tornato a salire, dopo il crollo dell’anno scorso dovuto alla pandemia.
Invece sui siti italiani ieri si è parlato della Nigeria, ma in cronaca nera: c’è stato un attacco armato nel nord del Paese che ha fatto almeno 20 morti, nei pressi del confine col Niger. Forse i colpevoli sono ladri di bestiame. I resoconti parlano anche di rapimenti di centinaia di persone, spesso studenti, avvenuti negli ultimi mesi.

Ancona, tre stranieri con precedenti accompagnati ai Cpr

Tre stranieri con precedenti penali sono stati accompagnati ai Centri di Permanenza per i Rimpatri di Brindisi e Bari dopo essere stati fermati dalla polizia ad Ancona. Lo scrive il Resto del Carlino, senza specificare età, nazionalità e tipo di precedenti. L’articolo contiene una sintesi di tutti i provvedimenti presi in settimana sul fronte immigrazione. Tra le altre cose si parla del trasferimento in Germania di due richiedenti asilo, un pachistano e un somalo, e dell’accompagnamento alla frontiera di un albanese con numerosi precedenti. Non si dice quali precedenti, e non si dice neanche quale frontiera (un porto pugliese?).
Allo stesso comunicato hanno attinti altri siti locali, senza aggiungere niente.
Intanto a livello nazionale si torna a parlare di naufragi nel Mediterraneo. Un barcone con 127 migranti è affondato di fronte alle coste tunisine. 84 sono stati salvati, ma 43 sono dispersi. 14 cadaveri sono stati rinvenuti su una spiaggia libica. A Lampedusa l’hotspot da 250 posti ospita 370 persone (di solito la permanenza è di poche ore, prima del trasferimento sulle coste siciliane). Ed è polemica sul ruolo della Guardia Costiera Libica, dopo il filmato diffuso nei giorni scorsi in cui si vede una delle motovedette libiche alle prese con un barcone di migranti (si parla di spari e tentativi di speronamento). L’Italia dovrebbe contribuire con 500 mila euro l’anno al finanziamento delle loro attività, le Ong chiedono di sospendere la collaborazione.

Violentatore va a chiedere informazioni in questura: accompagnato al Cpr

Un cinquantatreenne pakistano si è recato nella questura di Rimini per chiedere informazioni sul permesso di soggiorno di un parente. Gli agenti lo hanno identificato e hanno scoperto che il suo permesso di soggiorno era stato revocato dopo una condanna in primo grado a tre anni e quattro mesi di reclusione inflittagli ad aprile scorso dal tribunale riminese per violenza sessuale. News Rimini racconta l’episodio che ha portato alla sua condanna: dopo aver convinto una studentessa che era entrata nel suo negozio di kebab a seguirlo a casa per bere un tè, le aveva impedito di uscire e l’aveva violentata. I fatti risalgono all’ottobre del 2018. La sentenza di condanna è stata emessa ad aprile scorso. Il sito non dice nulla a proposito del concetto di “scontare la pena”. La procura aveva contestato anche il reato di sequestro di persona, per il quale l’uomo è stato assolto. La foto accanto all’articolo è quella della facciata del palazzo della questura.
Intanto il Riformista pubblica un articolo dell’attore teatrale Giulio Cavalli sulla situazione dei Cpr italiani dal punto di vista dei diritti. Si parte da un accenno al suicidio avvenuto il mese scorso al centro rimpatri di Torino, e si riportano estratti di un comunicato diffuso dagli attivisti antirazzisti locali. Tra le altre cose l’autore dell’articolo scrive: “Ci sarebbe una direttrice [al Cpr di Torino], ma le poche volte che si fa federe (vedere, ndr) è inavvicinabile e accompagnata dalla scorta, come se camminasse tra delinquenti, che invece hanno l’unica colpa di non avere i documenti a posto”.
In realtà basta sfogliare le cronache per sapere che nei Cpr, oltre ai migranti appena arrivati e ai lavoratori in nero o disoccupati con permesso di soggiorno scaduto, vengono portati anche stupratori, assassini, integralisti eccetera. Gli antirazzisti però spesso scelgono di negare l’evidenza e così facendo rischiano di perdere credibilità.
I Cpr sono centri nei quali si accumulano forti tensioni, che possono sfociare in risse, aggressioni e atti di autolesionismo. Capita che i migranti si infliggano dei tagli sulle braccia, per farsi ricoverare in ospedale e tentare la fuga, o per attirare l’attenzione, o per disperazione. Cellulari con telecamera non sono ammessi nei centri, non è riportato un registro degli atti di autolesionismo né tanto meno delle intemperanze che possono avvenire. Talvolta qualcuno riesce a far trapelare delle immagini raccapriccianti, ad esempio di recente un filmato mostrava una lunga scia di sangue sul pavimento, ma i media mainstream ovviamente non possono soffermarsi sull’argomento.
Quando è stato inaugurato il centro rimpatri di Macomer, in Sardegna, l’anno scorso, gli operatori sono rimasti shockati dalle condizioni nelle quali dovevano lavorare. In un caso uno di loro si era dovuto barricare in una stanza alle due del mattino per sfuggire alla furia di un migrante in preda ad un attacco d’ira.
Nel 2019 il Garante dei detenuti aveva accennato in un comunicato a un’aggressione a un operatore avvenuta nel corso di una rivolta nel Cpr di Ponte Galeria, nata per evitare il rimpatrio di un gruppo di nigeriani.
Del resto disordini possono crearsi anche nei centri di accoglienza destinati ad ospitare gli aventi diritto: nel 2018 in provincia di Bolzano alcuni migranti in un centro di accoglienza avevano avuto l’idea di bloccare con una catena il cancello d’ingresso, sequestrando di fatto tutti quelli che erano dentro. Non c’erano state violenze, e gli stessi operatori avevano minimizzato l’accaduto. Quando era giunta la polizia la faccenda si era già risolta.
A ottobre scorso alcuni migranti di un centro di accoglienza romano che non potevano uscire per via del covid hanno impedito di uscire agli operatori della struttura. Solo dopo lunghe trattative l’allarme è rientrato.
Ma in un centro di accoglienza i migranti non sono prigionieri, e hanno speranza di ottenere un permesso di soggiorno, quindi le tensioni sono molto minori.
Panorama nel 2019 ha raccolto in un unico articolo numerose segnalazioni di tutto quello che può andare storto nei Cpr, con un rapido accenno all’aggressione a cinque uomini in divisa. Titolo: “Centri di rimpatrio, ricettacolo di violenza e di ogni reato”. Sommario: nei Cpr “si spaccia alla luce del sole e prospera la criminalità”.
A gennaio scorso Il Giornale accennava all’aggressione a due militari della Guardia di Finanza nel Cpr di Milano, un centro progettato male secondo i sindacati di polizia, perché è troppo facile organizzare rivolte.
A agosto scorso il Sap è intervenuto per difendere gli agenti del Cpr di Gradisca d’Isonzo, in Friuli, accusati di essere troppo duri nei confronti dei reclusi e di violare i diritti umani. Il centro rimpatri è stato realizzato con molte barriere di plexiglas, che possono essere mandate in frantumi e usate come arma per aprirsi un varco e tentare la fuga. Perché non sostituirle con sbarre di ferro, come nelle carceri? La richiesta dei sindacalisti era stata lasciata cadere nel vuoto, dal punto di vista mediatico. Nessuno ha raccontato se la faccenda poi si sia risolta. Anzi: nessuno ha mai pubblicato foto di queste barriere di plexiglas accanto agli articoli in cui se ne parlava.

Terni, due accompagnamenti ai Cpr

Due stranieri appena scarcerati a Terni sono stati accompagnati dalla polizia in due diversi Centri di Permanenza per i Rimpatri.
Uno di loro è tunisino, ritenuto particolarmente pericoloso tanto da rendere necessaria una scorta rafforzata di cinque agenti, è stato accompagnato al Cpr di Brindisi. I siti di informazione non forniscono dettagli più precisi, a parte il fatto che dovrà scontare 16 anni di reclusione al paese di origine per traffico di sostanze stupefacenti, non viene specificato di che tipo e in che quantità.
Un altro straniero che ha appena terminato di scontare una pena di oltre cinque anni per produzione e traffico di sostanze stupefacenti, anche qui non viene specificato di che tipo, è stato accompagnato invece al Cpr di Torino. L’uomo, in Italia dal 1994, si era sempre dichiarato iracheno, ma ora le autorità hanno stabilito che si tratta di un tunisino. Probabilmente il rimpatrio a questo punto sarà molto sbrigativo.
Si parla anche di altre due “espulsioni”, senza dettagli, e di 8 provvedimenti di rifiuto di rilascio o rinnovo di permessi di soggiorno a cittadini stranieri, a causa di pericolosità sociale o per condanne ostative al soggiorno, ma anche solo per mancanza di lavoro.
La notizia è stata pubblicata anche sul sito La Milano, con tag Abruzzo (Terni sta in Umbria).
Al momento l’Umbria non si è ancora dotata di un Centro di Permanenza per i Rimpatri (alcuni, a destra e sinistra, ne vorrebbero uno per ogni regione ma al momento i Cpr aperti sono solo 9, di cui due in Puglia). Pochi giorni fa il Consiglio comunale di Perugia ha approvato la proposta di chiedere al Governo un centro per i rimpatri in città. Hanno votato a favore le liste civiche, il centrodestra e Italia Viva. Il centrosinistra ha votato contro. I 5stelle si sono astenuti.

Brindisi, stato di agitazione al Cpr

La Cisl Fp ha proclamato lo stato di agitazione dei dipendenti del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Brindisi Restinco. Non solo: è stato indetto uno sciopero di tutto il personale per il giorno 22 marzo. A quanto pare era stato garantito ai lavoratori che entro l’8 marzo sarebbe stato pagato lo stipendio di gennaio, ma apparentemente ciò non è successo. Dice il comunicato che “i mancati pagamenti delle fatture da parte degli uffici amministrativi della Prefettura di Brindisi non possono e non devono trovare giustificazione alcuna per non ottemperare ai vincoli contrattuali previsti e sottoscritti con la committenza anche in materia di salario”. Il sindacato mette sotto accusa le “inconsistenze economiche dell’impresa”, e confida in un “puntuale riscontro in tempi brevi” da parte della Prefettura.
Insomma, tutta la colpa ricade sul gestore, il quale dopo avere pattuito un certo rimborso da parte dello Stato per far funzionare il centro, non ricevendo i soldi da parte dello Stato non è in grado di farli comparire per magia in un altro modo.
Normalmente i sindacati non si soffermano sulle dinamiche che sono dietro questo disguido, che si è già ripetuto più volte anche negli altri Cpr nel corso degli anni. I presunti siti di informazione si limitano a fare copia e incolla dei comunicati ufficiali, senza aggiungerci un minimo di riflessione. Talvolta è capitato che circolassero delle vaghe indiscrezioni sul fatto che il gestore si vedesse rifiutare prestiti da tutte le banche, nell’attesa di un pagamento da parte dello Stato che dovrebbe essere sicuro. Ma non è mai circolata sul web nessuna intervista ufficiale con qualcuno dei gestori rimasti invischiati in questo sistema. Il comunicato sindacale si limita a citare una sola volta il nome della cooperativa che gestisce il Cpr. I siti cosiddetti di informazione si limitano ad aggiungerci il logo del sindacato, magari in bassa risoluzione.

Pochi giorni fa ricorreva il trentennale dell’arrivo a Brindisi di migliaia di migranti provenienti dall’Albania. Le immagini delle navi sovraccariche che entravano in porto sono rimaste nell’immaginario collettivo. Sono state organizzate commemorazioni a livello locale. Il Post ha pubblicato un articolo che ricostruisce i fatti e il clima di quegli anni. Gli sbarchi si susseguirono nei mesi successivi. Un altro episodio notevole avvenne nel mese di agosto, quando la nave Vlora venne fatta attraccare a Bari. Molti dei migranti sbarcati in quella occasione vennero rimpatriati con l’inganno (era stato detto loro che sarebbero stati portati in altre città italiane).
Il sito Corriere Romagna ha pubblicato un’intervista ad uno degli albanesi arrivati in quei giorni, che è riuscito ad integrarsi e ancora vive in Italia.

Reggio Emilia, controllo nei dormitori abusivi

A Reggio Emilia la polizia ha effettuato dei controlli all’interno di un’area nella quale ci sono sei edifici riconvertiti in dormitori abusivi.
E’ stato fermato un marocchino con precedenti penali per imprecisati reati contro la persona. L’uomo è stato portato al Cpr di Torino.
Altri due stranieri sono stati espulsi con ordine del questore: uno di nazionalità imprecisata trovato all’interno degli stessi edifici, e uno di nazionalità nigeriana fermato in piazza. Non si parla di voli di rimpatrio né di accompagnamenti al Cpr nei resoconti, quindi potrebbe trattarsi di semplici ordini di allontanamento dall’Italia.
Al Cpr di Torino è stato portato anche un ventisettenne della Costa d’Avorio che ha appena finito di scontare una condanna a Cremona. L’uomo ha a suo carico reati vari, tra cui rapina e lesioni personali, ed era finito in carcere dopo una rivolta avvenuta nell’estate 2016 nel centro rimpatri di Brindisi.