Lecce, accompagnamento al Cie

Un trentaquattrenne senegalese è stato accompagnato al Cie di Brindisi dopo essere stato fermato nel corso di un controllo nei pressi della stazione di Lecce. Nell’ambito della stessa operazione, chiamata “Legalità diffusa, a oltranza” e voluta dal nuovo questore, sono stati identificati altri 31 “extracomunitari”, come scrive Leccenews24, di cui uno denunciato per falsità materiale: aveva una patente palesemente falsa.
Sono stati controllati gli esercizi commerciali che vendono prodotti etnici: 3 mila euro di sanzioni amministrative.
Si cercavano anche ammassi di rifiuti e giacigli di fortuna, ma non sono stati trovati.
I primi controlli di questo genere risalgono alla fine di maggio. “Già a distanza di poche settimane di presenza della Polizia di Stato nel quartiere ‘ferrovia’ è risultato meno agevole, per gli agenti di polizia, intercettare nelle pubbliche vie situazioni di disordine sociale e presenza di persone moleste”. Cioè di poveri. Problema risolto.
In teoria se il senegalese è stato portato al Cie è perché potrebbe avere precedenti penali di qualche tipo. I siti di informazione però non dicono niente in proposito.

Lecce, due accompagnamenti al Cie

Due uomini, un senegalese e un indiano, sono stati accompagnati al Cie di Brindisi dopo essere stati individuati dalla polizia nell’ambito di un’operazione chiamata “legalità diffusa”.
Entrambi hanno numerosi precedenti penali: il primo per resistenza, furto, rapina e addirittura evasione (ma i mass media non forniscono ulteriori dettali in proposito); il secondo per lesioni, furto, ingiuria, minaccia, violazione di domicilio e danneggiamento.
La notizia è riportata dal Corriere del Mezzogiorno.
Nell’ambito della stessa operazione è stato chiuso un locale per la somministrazione di alimenti e bevande, è stato allontanato con foglio di via un sessantunenne considerato pericoloso, è stato denunciato un ghanese che aveva una cinquantina di grammi di droghe leggere. Quattro donne straniere dedite alla prostituzione sono state fotosegnalate, un capannone è stato sgomberato dai fissa dimora che vi si erano rifugiati. 39 stranieri sono stati identificati, e le loro posizioni sono state valutate dalla divisione Immigrazione.

Sicurezza, espulso egiziano

Un quarantatreenne egiziano è stato espulso dall’Italia per motivi di sicurezza. Era stato in contatto con l’attentatore della strage del mercatino di Natale di Berlino. Si tratta del trentanovesimo espulso dall’inizio dell’anno per motivi di sicurezza, il centosettantunesimo dall’inizio del 2015.
L’uomo era già stato rimpatriato nel 2013, dopo una permanenza del Cie di Trapani, e aveva a suo carico vari reati, tra cui una tentata rapina. Era riuscito a tornare in Italia in maniera fraudolenta, grazie ad un visto ottenuto dall’Ambasciata d’Italia in Egitto, con nuove generalità.
E’ stato trovato in possesso di un machete lungo 50 centimetri, di files con inni jihadisti e di una foto dell’assassino dell’ambasciatore russo in Turchia con una scritta in arabo che inneggia a Dio e Maometto e promette: “non lasceremo nessuno in pace se prima la popolazione di Damasco non sarà lasciata in pace”.
Live Sicilia scrive che la foto era un poster, ma scrive anche che è stata trovata sul cellulare.
Latina 24 Ore scrive addirittura che uno dei telefoni del terrorista di Berlino era intestato a lui, mentre Live Sicilia parla solo di imprecisati “contatti”.
Sui principali mass media la notizia non compare.
L’egiziano sarebbe stato portato prima al Cie di Brindisi, poi all’aeroporto di Fiumicino.
Secondo Latina 24 Ore il corpo dell’attentatore di Berlino si troverebbe ancora all’obitorio di Milano, visto che nessuno lo ha richiesto dopo che l’uomo è rimasto ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia italiana.
E in effetti l’Ansa riporta che un’esponente locale di Fratelli d’Italia ha chiesto ieri che la salma venga rispedita nel suo paese d’origine e la “Tunisia si accolli tutte le spese”.
Sono già sei gli stranieri espulsi dall’Italia per essere in qualche modo entrati in contatto con il tunisino prima della strage.
In passato il Ministro dell’Interno ha detto che bisogna bisogna “colpire la radicalizzazione prima che possa trasformarsi in compiuta progettualità terroristica”, espellendo gli stranieri considerati pericolosi.
La foto che è stata ritrovata sul cellulare dell’egiziano di recente è stata premiata con il World Press Photo, uno dei principali riconoscimenti del fotogiornalismo mondiale. L’autore era pochi giorni fa a Bari all’inaugurazione di una mostra con le immagini che hanno partecipato al concorso.

Brindisi, arrestato congolese “pronto al martirio”

Un congolese di 27 anni è stato arrestato a Brindisi con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale. Secondo gli inquirenti era pronto al martirio, a giudicare da alcuni comportamenti messi in atto prima che venisse fermato.
La notizia è stata diffusa dai mass media in questi giorni, ma contiene qualche lacuna. Scrive l’Agi che l’uomo finito in manette è stato arrestato all’inizio di gennaio. E che già il 19 gennaio altri 11 membri di una cellula di cui l’uomo faceva parte erano stati deferiti alla Dda di Lecce per lo stesso reato. Perché la notizia viene diffusa solo oggi?
Secondo la ricostruzione che viene fornita l’uomo aveva intenzione di allontanarsi dall’Italia, probabilmente per andare verso la Turchia. E’ rimasto bloccato ad Ancona a causa di uno sciopero dei traghetti, all’inizio di dicembre, insieme ad uno straniero che stava accompagnando. Costretti ad alloggiare in un albergo, hanno dovuto fornire i documenti. Quello del suo compagno era già finito in una lista della polizia del suo stato di residenza, la Germania, la quale ne prevedeva il sequestro a causa della pericolosità. Per cui scattava l’intervento della polizia, che estradava il cittadino marocchino in Germania, e portava il congolese al Cie di Brindisi, avendolo trovato in possesso di un permesso di soggiorno scaduto. Tutto questo avveniva all’inizio di dicembre scorso.
Ma c’è qualche malinteso nel modo in cui questi giorni i mass media riportano la notizia. Scrive l’Agi che il congolese residente in Germania “si trovava nel Centro Permanenza per Rifugiati di Restinco”. A giudicare dalle iniziali forse l’agenzia si riferiva al Cie, che sulla base del decreto Minniti ora si chiamerebbe Cpr, ovvero Centro di Permanenza per i Rimpatri. L’Agi però scrive Rifugiati, dando l’impressione che si tratti di un profugo, un richiedente asilo. Lo stesso fa il Fatto Quotidiano, che scrive che l’uomo era “in passato ospite del Centro per rifugiati per Brindisi”.
Lo stesso articolo riferisce che nei giorni successivi all’attentato del mercatino di Natale di Berlino, il congolese “viene interrogato nel Centro di identificazione ed espulsione di Restinco”. Quindi si trovava già in stato di detenzione. Perché i Cie sono centri di detenzione finalizzati ad espellere gli stranieri, non hanno nulla a che vedere con i centri di accoglienza.
Quando i mass media confondono gli uni con gli altri, non fanno altro che creare sovrapposizioni tra rifugiati e terroristi, tra chi fugge dalle guerre e chi le guerre le sostiene.
Che succederà ora? I mass media non lo spiegano. Tanto che un utente commenta: “Scommetto che il congolese non verrà espulso! Sapete perché? C’è la pena di morte nel suo paese! E allora non si può espellere! Dobbiamo aspettare che finisca due anni di galera e farà qualche vittima innocente!”
Ma quale è il massimo della pena che rischia? Non sembra che i giornalisti si siano posti la domanda.

Brescia visita i centri per immigrati in Puglia

Il deputato pugliese del Movimento 5 Stelle Giuseppe Brescia visiterà tra il 10 e l’11 aprile tre centri per immigrati in Puglia.
Il 10 mattina sarà nell'”ex Cara” di Bari, nel pomeriggio sarà al Cie di Brindisi, il giorno dopo visiterà l’hotspot di Taranto.
L’8 aprile invece sarà a Bari, insieme ad altri due parlamentari del Movimento 5 Stelle, ad un incontro pubblico sul tema immigrazione.
A sollecitare la sua visita nei centri pugliesi, due fatti di cronaca che hanno attirato l’attenzione sul problema. Il primo è quello di Adriana, la transessuale brasiliana che è stata chiusa nel Cie di Brindisi per due mesi, nel settore maschile, dove ha ricevuto minacce. Il secondo è una rissa avvenuta a Bari, dove due migranti sono finiti all’ospedale con ferite da arma da taglio.
La notizia della rissa al centro di accoglienza barese risale al 23 marzo scorso. E’ stata riportata anche da Tgcom24, secondo cui ci sarebbero altri due feriti meno gravi: uno solo con escoriazioni, l’altro con una ferita lacero-contusa alla testa.
Mentre Tgcom24 dice che la rissa è avvenuta nel Cara, Brescia parla di ex-Cara. Perché ex?
Secondo Quotidiano Italiano tutti i feriti sarebbero stati di nazionalità nigeriana.
“E’ evidente che i due casi siano di natura completamente diversa, ma afferiscono alla stessa problematica”, ha detto Brescia, riferendosi alla rissa e al caso della transessuale, “e cioè che il sistema di accoglienza dei migranti in Italia non funziona come dovrebbe e per motivi diversi. Su entrambi gli episodi ho già depositato due interrogazioni parlamentari indirizzate al Ministro dell’Interno”.
Brescia è vicepresidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui Cie e sui Cara.
Il presidente della Commissione è Federico Gelli, del Pd. Il suo ultimo comunicato in tema di migrazioni risale al 29 marzo, quando ha espresso soddisfazione per l’approvazione definitiva della legge sui minori stranieri non accompagnati.
Lo stesso giorno il Senato ha approvato il decreto Minniti che istituisce i nuovi centri di espulsione, e toglie l’appello e il contraddittorio ai richiedenti asilo. Gelli non ha ancora commentato la notizia. Entro il 18 aprile la Camera dovrà esaminare e approvare lo stesso provvedimento.

Brindisi, la trans non è libera

Adriana, la trans che era entrata in sciopero della fame nel Cie di Brindisi dopo aver ricevuto minacce di morte trovandosi nel settore maschile, è stata trasferita nel Cie di Caltanissetta.
Lo scrive La Gazzetta del Mezzogiorno. Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia che sarebbe stata liberata in attesa dell’esame della sua richiesta di protezione, ma ora è emerso un nuovo dettaglio: i precedenti penali.
A quanto pare la legge prevede che chi ha precedenti deve attendere l’esame della sua richiesta all’interno di un Cie. La Gazzetta non specifica in cosa consistano questi precedenti penali, limitandosi ad osservare che “Adriana precisa di aver pagato per gli errori commessi in passato e di avere scontato per intero la sua pena”.
“Ho pianto per un’ora”, ha detto Adriana, “I miei cari mi aspettavano a casa, qui in Italia.”
Della nuova sistemazione si sa solo che si tratta di un container nel quale non si trovano altri reclusi.
Secondo le indiscrezioni filtrate nei giorni scorsi, l’esito della sua richiesta dovrebbe essere deciso nella prima metà di aprile.
Sulla home page del Fatto Quotidiano c’è ancora l’articolo intitolato “Trans chiusa per due mesi nel reparto maschile del Cie di Brindisi vince la sua battaglia e torna libera”.
L’articolo aveva ricevuto oltre cento commenti da parte degli utenti.

Brindisi, trans liberata

Ha ottenuto un permesso di soggiorno di sei mesi Adriana, la trans brasiliana che si trovava nel reparto maschile del Cie di Brindisi, dove era stata minacciata dagli altri reclusi.
Lo scrive l’agenzia Dire, secondo cui la commissione che dovrà decidere se concederle l’asilo umanitario si riunirà il 10 aprile.
Anche il sito del Fatto Quotidiano ha riportato la notizia ieri, scrivendo che la liberazione non era ancora avvenuta perché servivano alcune ore prima che il provvedimento, emanato a Napoli, giungesse alla Prefettura di Brindisi.