Rissa tra lucciole

Alcune ragazze straniere si sono azzuffate nei pressi del mercato coperto di Montecatini, probabilmente per ragioni legate ad aree di competenza nell’esercizio della prostituzione.
La polizia è intervenuta, e ne ha fermate tre, tutte nigeriane. Una è minorenne, ed è stata portata in un centro accoglienza minori. L’altra è finita al centro di espulsione di Ponte Galeria, Roma (l’unico Cie femminile attivo in Italia). L’altra “dovrà regolarizzare il permesso di soggiorno”.
Già che c’erano, le forze dell’ordine hanno multato altre cinque prostitute (non si sa per quale cifra), e alcuni automobilisti per violazioni del codice della strada.
Anche se capita che le nigeriane siano costrette con la forza o con l’inganno a prostituirsi, l’atteggiamento da parte dello Stato non è quello di considerarle vittime, informandole e incoraggiandole a denunciare i loro sfruttatori.
Alcuni giorni fa un’esponente di un’associazione che si occupa di ascoltare queste donne nel centro di Ponte Galeria lamentava i numerosi passi indietro che sono stati fatti in questi anni su questo fronte.
Nonostante tutto, le forze dell’ordine non restano immobili: è di ieri la notizia di cinque arresti, tre donne e due uomini, a seguito di indagini dei carabinieri del Ros e del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce.
Il gruppo criminale minacciava di morte alcune ragazze, anche utilizzando la superstizione e i riti voodoo. Alle immigrate, alcune minorenni, venivano fornite delle finte storie da raccontare alle autorità italiane: “Dì che hanno ucciso tutta la tua famiglia”.
Scrive il Giornale che sono gli stessi aguzzini che vengono a prelevarle nei centri di accoglienza italiani.
Nomi e foto degli arrestati non sono state diffuse.
Nei giorni scorsi è stato presentato il libro scritto da una donna nigeriana che ha avuto il coraggio di denunciare. Sebbene la presentazione è avvenuta presso le strutture della Camera, con la partecipazione dell’ex ministro Livia Turco, i mass media se ne sono tenuti alla larga.

Bari, il Cie riapre a luglio

Scrive il sito Borderline24 che il centro di espulsione di Bari riaprirà entro luglio.
“Il ministero dell’Interno sta accelerando per riaprire il vecchio Cie barese”, scrive il sito. “I lavori di ristrutturazione e ammodernamento sono quasi conclusi, da luglio tornerà a ospitare i migranti che dovranno essere rimpatriati”.
Possibile? Per far funzionare il Cie c’è bisogno di un ente gestore. E per avere un ente gestore c’è bisogno di un bando. Finora i siti di informazione non hanno riferito neanche che sia stato diffuso il bando di gara. Luglio comincia tra 10 giorni. Può essere che nel giro di un mese inizia e finisce la procedura dell’appalto? O si è già svolta nel completo disinteresse dei mass media?
Da quando il Ministro Minniti ha parlato di istituire i nuovi Cie, sui mass media non c’è stato praticamente dibattito sulle dinamiche relative alla loro gestione.
Nel cassetto c’era l’ipotesi di aggiudicare l’intera gestione del sistema ad un unico consorzio di imprese, ma è più probabile che gli appalti vengano assegnati separatamente, sulla base di regole nazionali uguali per tutti.
Ma quali regole? Inizialmente i Cie venivano contestati perché venivano stabilite cifre diverse da centro a centro. Alcuni gestori ricevevano 60 euro per ogni recluso, altri 30. Poi la cifra è stata quasi uniformata: tutte le gare erano al ribasso a partire da 30 euro. Ma così c’era il rischio che l’azienda vincente, per aggiudicarsi l’appalto, avrebbe tagliato la qualità dei servizi.
C’era poi l’incognita devastazioni: se il centro era in gran parte inagibile, il rimborso statale per i pochi stranieri rimasti non era sufficiente neanche per pagare i costi fissi di gestione (il personale, le bollette…). Così era stata inserita una clausola secondo la quale il gestore avrebbe ricevuto una cifra non inferiore a quella che gli sarebbe spettata se il centro fosse stato pieno per metà. Anche se il numero dei reclusi era in realtà inferiore.
I sostenitori dei nuovi Cpr sostengono che si tratta di strutture completamente diverse rispetto ai Cie. Eppure, al di là delle dichiarazioni, novità concrete non si sono viste.
Sul sito della prefettura di Bari non c’è nessun bando di gara in proposito. Probabile che la procedura di assegnazione non è stata ancora messa a punto.
Ma allora perché si scrive che partirà tutto entro luglio? Forse a luglio uscirà il bando. O no?
Per ora le ultime notizie certe dalla Puglia riguardano il Movimento 5 Stelle, che ha protestato per la presenza di due Cie. Secondo il piano di Minniti l’unico Cpr pugliese sarà quello di Bari. Però il Ministro ha dimenticato di annunciare la chiusura di quello di Brindisi, che al momento è uno dei quattro in funzione. Quindi c’è il rischio che per un periodo, breve o lungo, le due strutture opereranno in contemporanea. Rendendo la Puglia l’unica regione con due centri per i rimpatri, in barba a qualsiasi dichiarazione che è stata rilasciata “un Cpr per ogni regione”.
Non ci vorrebbe niente a smentire questa voce. Ma dal Ministero nessuno l’ha fatto.

Lecce, legalità diffusa a oltranza

Prosegue a Lecce l’operazione denominata “Legalità diffusa a oltranza”: una serie di controlli per le strade, orientati soprattutto verso gli immigrati. Stavolta sarebbe finito nella rete un ventinovenne marocchino, accompagnato al Cie di Brindisi, secondo quanto riporta il sito L’Opinionista. La notizia non è confermata da altri siti web, che non parlano dell’operazione da quattro o cinque giorni.
In un articolo del 13 giugno, Lecce News parlava di “risultato sorprendente”: nessuna forma di illegalità per strada.
Incredibile.
Pochi giorni prima, il 7 giugno, un comunicato della Questura parlava di un risultato molto meno sorprendente: grazie ad un “consistente spiegamento di agenti della Questura di Lecce” era stato possibile identificare ben cinque stranieri inottemperanti all’ordine di lasciare il territorio nazionale.
Uno dei pregiudicati è stato accompagnato al Cie di Torino, insieme a uno dei non pregiudicati. Per tutti gli altri “c’è attività amministrativa in corso” finalizzata ad una futura espulsione.
L’Opinionista scrive che un locale è stato chiuso dal personale dell’Asl per gravi carenze igieniche (ma non spiega quale).
Il Paese Nuovo, il 13 giugno scriveva di un negozio di generi alimentari finito nei guai: aveva osato vendere alcolici in bottiglie di vetro… all’ora sbagliata. E’ stato quindi “sanzionato”. Ma non ci dicono quanto dovrà pagare. (Comunque mancava anche la documentazione necessaria. All’esercente è stata data la possibilità di esibirla in un secondo momento).
I siti cosiddetti di informazione si limitano ad attingere alla meno peggio dai comunicati stampa, in maniera abbastanza goffa e superficiale. Un articolo impiegava 11 righe per riportare la notizia dei cinque stranieri identificati: ogni volta ripeteva la dicitura “inottemperante all’ordine del questore…” eccetera, in virgolettato corsivo, tralasciando qualsiasi riferimento ai precedenti penali (che c’erano, nel comunicato originale).
La pagina è sponsorizzata da un’azienda che produce… vino.

Come riassumere una notizia:
Sono state identificate ben cinque persone: un cittadino tunisino di 28 anni ed un altro marocchino di 40 anni; il primo “inottemperante all’ordine del Questore di Lecce dell’11.05.2017 di lasciare il territorio dello Stato”, mentre invece l’altro “inottemperante all’ordine del Questore di Lecce dell’01.07.2014 di lasciare il territorio dello Stato”. Entrambi saranno espulsi con accompagnamento al C.I.E. di Torino. Dopodiché, l’identificazione di un cittadino marocchino 41enne “inottemperante all’ordine del Questore di Lecce del 28.03.2017 di lasciare il territorio nazionale”; di un cittadino senegalese 48enne “inottemperante all’ordine del Questore di Roma di lasciare il territorio dello Stato”. Ed infine di un altro cittadino marocchino 25enne “inottemperante all’ordine del Questore di Lecce del 28.10.2016 di lasciare il territorio dello Stato”.

I garanti discutono di Cpr

Scrive l’Ansa che al seminario organizzato dal garante dei detenuti pugliese presso il palazzo del consiglio regionale della Puglia hanno partecipato i garanti dei detenuti di numerose regioni italiane.
I quali hanno parlato soprattutto di carcere, di riforma del sistema, di ordinamento penitenziario minorile. Ma hanno discusso anche “della condizione dei cosiddetti ‘trattenuti’, i cittadini stranieri portati nei centri di permanenza per i rimpatri (ex Cie)”.
Cosa hanno detto? Non si sa. Il comunicato dell’Ansa, pubblicato sul sito della regione Valle D’Aosta, non ne parla. Gli altri siti web ignorano completamente la notizia.
Intanto Lettera 21 pubblica un il bando di un concorso letterario per detenuti, aperto anche agli stranieri ristretti nei Cie.
Il primo premio è di 1000 euro.

M5s Puglia: perché due Cie?

Scrivono i 5 stelle pugliesi che “si sono tenute questa mattina in VI Commissione le audizioni sul tema immigrazione. All’audizione hanno partecipato i consiglieri regionali M5s Gianluca Bozzetti, Grazia di Bari e Marco Galante, che si esprimono in merito”.
I siti di clickbaiting hanno riportato il comunicato alla lettera, senza ulteriori approfondimenti.
Secondo il sito del Consiglio Regionale della Puglia, Galante non farebbe parte della sesta Commissione, che si occupa tra le altre cose di immigrazione ed emigrazione.
Il comunicato non spiega chi è stato ascoltato in Commissione.
Riporta subito le conclusioni: “Nel corso delle audizioni ci è stato confermato che la Puglia sarà l’unica regione d’Italia nella quale ci saranno due centri per i rimpatri, a differenza di quanto previsto dalla legge 46/2017 e di quanto dichiarato dal ministro Minniti che aveva assicurato la presenza di un solo Cpr per regione. Oltre al centro già operativo di Brindisi, infatti, verrà riattivato l’ex Cie di Bari Palese. Auspichiamo che in merito la Regione e il presidente Emiliano si esprimano quanto prima”.
Finora i giornalisti non hanno chiesto nulla a Minniti di questa discrepanza. Eppure la notizia circola già da un po’ di tempo.
Comunque il piano Minniti non è ancora stato realizzato: i centri attivi in Italia restano ancora i soliti quattro: Brindisi, Caltanissetta, Roma e Torino. Alcuni di quelli nuovi dovrebbero cominciare ad aprire entro l’estate, si è detto, ma ancora non si sa nulla di bandi per la gestione, né di lavori di adeguamento già in corso.
Secondo il comunicato i prefetti non si sono presentati all’audizione. Il Movimento ne ha chiesto la riconvocazione.
Emiliano, che è stato candidato alla segreteria del Pd, non si è espresso con chiarezza sull’argomento.
La sua campagna è stata sostenuta da Khalid Chaouki.
A marzo Chaouki è stato ad un talk show su La7 a dire che la proposta di Minniti “non è sufficiente”.
I giornalisti hanno fatto un po’ di confusione, impedendogli di argomentare la sua visione, e poi hanno cambiato argomento.
Il video ha avuto 187 visualizzazioni da marzo a oggi. E ha ricevuto due commenti ostili nei confronti di Chaouki.
Pubblico qua sotto la trascrizione, tanto per rendere l’idea dell’incomunicabilità che c’è sull’argomento.


(trascrizione del video di La7 Attualità, pubblicato su Youtube il 24 marzo 2017)
Didascalia: c – Chaouki, d – la conduttrice, u – uomo presente in studio. (non ci sono i nomi, nella didascalia e nella sovraimpressione)

c – La proposta di Minniti è una proposta che tiene conto di questo ma non è sufficiente non può essere sufficiente.

d – Perché?

c – Perché anche se apriamo un Cie per ogni regione i numeri di quelle persone irregolari sono molto più alti. Allora è una piccola risposta, è questo un po’ il rilievo che noi facciamo dall’interno del Pd, la nostra mozione in particolare, ma non voglio aprire qui il discorso di quello che proponiamo con la mozione Emiliano perché non è il luogo giusto, è quello di stare attenti a non dare risposte semplicistiche che accontentano quella percezione di paura senza invece una…

d – Questa però è un’opinione non è una proposta. Minniti dice apriamo un Cie in ogni regione. Voi dite no, non è sufficiente. Facciamo cosa?

c – Noi dobbiamo mettere sul campo due cose, secondo me. La prima è metterci il triplo dell’impegno per obbligare l’Europa a fare gli accordi bilaterali…

d – E questo non risolve il problema di dove metterli.

c – La seconda è quella di lavorare affinché ci sia l’emersione e la regolarizzazione…

d – No, ma non risolve il problema di dove metterli.

c – …manovolanza nel lavoro…

d – Una volta che sono emersi dove si mettono?

c – No! Lo facciamo come abbiamo fatto in passato. Se noi chiediamo oggi quanti italiani hanno in casa persone irregolari, facessero denuncia per regolarizzare queste persone irregolari, pagando simbolicamente una parte di contributi faremmo emergere ne sono convinto, come abbiamo fatto in passato…

u – Non confondiamo il lavoro nel sommerso o nero che dir si voglia con l’ipotesi di clandestinità. Non è che io posso dire “C’ho un clandestino in casa” e siccome l’ho detto me lo regolarizzate. No! Immagino di no. O sì? Domando.

c – E’ stato fatto in passato. In alcuni casi è stata fatta una regolarizzazione ad personam, in alcune leggi ci sono queste possibilità.

u – Quindi voi proponete: io dico “C’ho un clandestino in casa”, lo regolarizzate.

c – Se io dico “Io garantisco per questa persona” … Io penso che sia molto più pragmatico e molto più realistico, e questo contribuisca a risolvere in parte il problema, non è tutto. Ma dall’altra parte non è che possiamo dire “Chiudiamo in galera migliaia di persone” …

u – No, lasci perdere, questo non possiamo dirlo. Io non l’ho capita quindi, sono mediamente stupido. Se io dico “c’ho uno o dieci clandestini in casa”, li regolarizzate?

c – No, io devo dire…

u – No? Eh, beh, mi sembrava una cosa un po…

c – … “io ho una persona che lavora per me, o che io sono pronto ad essere suo sponsor, a garantire per essa con un contratto di lavoro regolare, a quel punto, mi aiuti a sanare la mia posizione?

u – ma questo può dirlo anche il (…) del sottoscritto…

c – a questo punto abbiamo due problemi. Il primo fare una lotta al lavoro nero, allo sfruttamento, in secondo luogo noi regolarizziamo una persona. Al di là delle demagogie e delle ideologie, è una cosa che è stata fatta anche da parte di altri governi, ci aiuta in poco tempo a far emergere tante persone dalla clandestinità…

u – Ma c’è una differenza tra il giorno e la notte tra l’ipotesi del lavoro nero. Cioè, “io presto lavoro senza contratto e senza versamento di contributi e di tasse, chi mi tiene in queste condizioni dice emergiamo, paghiamo una multa, oppure non paghiamo niente, fanno una sanatoria”, e questo è stato fatto qualcosa come diecimila volte…

c – Te lo dice uno che queste cose le ha girate, non ho studiato, ho girato. Molti dei minori non accompagnati…

u – Ma non c’entra niente il clandestino!

c – … sono fuggiti, noi li abbiamo riscontrati purtroppo nei campi agricoli…

u – Sì. Ma non è che…

c – Non è la totalità, ma c’è parecchia di questa gente…

u – Si, ma non è che perché emergono ….

c – …sfruttata nel lavoro…

u – Si, ma non confonda il lavoro nero. Non è che se uno emerge dal lavoro nero prende la cittadinanza.

c – No! Lo regolarizziamo, entra in un filone di legalità, poi dovrà stare al pari di tutti gli altri…

u – Ma con questo sistema tutti diranno che escono dal lavoro nero.

c – No! Se creiamo un patto di responsabilità… Tu non è che dici “Voglio regolarizzare una persona perché mi piace”, “Io ti faccio un contratto di lavoro perché tu già operi da me…”

u – Credo che dobbiamo metterla un po’ meglio a punto questa …

d – DICIAMO che in un periodo di crisi dove il contratto di lavoro si fa fatica diciamo eh la vedo difficile borgonz…

Fine del video. Altro tè più in là più in là, altro tè più in là (come direbbe il Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie).

Brindisi, scritte offensive contro le forze dell’ordine

Alcune scritte offensive contro la squadra mobile della polizia e contro l’arma dei carabinieri sono comparse sui muri di Brindisi. La notizia non è stata riportata dai mass media online, ma il sindacato di polizia Sap ne ha approfittato per diffondere un lungo comunicato nel quale spiega in quali condizioni lavorano le forze dell’ordine. I poliziotti sono costretti a lavorare ben oltre l’orario previsto, ad interrompere le ferie per tornare in servizio, mentre gli straordinari non vengono pagati circa un anno. Quando ci sono migranti provenienti da acque internazionali si lavora “senza soluzione di continuità”. “Nessuno può immaginare la mole di pratiche sugli stranieri che giornalmente si tratta”, scrive il sindacato. Quasi ogni giorno ci sono accompagnamenti alla frontiera di Roma, Palermo o a qualche Cie.
L’intero comunicato è stato pubblicato dal sito Brindisi Sera.

Lecce, accompagnamento al Cie

Un trentaquattrenne senegalese è stato accompagnato al Cie di Brindisi dopo essere stato fermato nel corso di un controllo nei pressi della stazione di Lecce. Nell’ambito della stessa operazione, chiamata “Legalità diffusa, a oltranza” e voluta dal nuovo questore, sono stati identificati altri 31 “extracomunitari”, come scrive Leccenews24, di cui uno denunciato per falsità materiale: aveva una patente palesemente falsa.
Sono stati controllati gli esercizi commerciali che vendono prodotti etnici: 3 mila euro di sanzioni amministrative.
Si cercavano anche ammassi di rifiuti e giacigli di fortuna, ma non sono stati trovati.
I primi controlli di questo genere risalgono alla fine di maggio. “Già a distanza di poche settimane di presenza della Polizia di Stato nel quartiere ‘ferrovia’ è risultato meno agevole, per gli agenti di polizia, intercettare nelle pubbliche vie situazioni di disordine sociale e presenza di persone moleste”. Cioè di poveri. Problema risolto.
In teoria se il senegalese è stato portato al Cie è perché potrebbe avere precedenti penali di qualche tipo. I siti di informazione però non dicono niente in proposito.