Quanti centri di espulsione ci sono in Italia?

All’inizio del 2018 i centri di espulsione in funzione in Italia dovrebbero essere cinque:

  • Bari (riaperto a novembre 2017)
  • Brindisi (riaperto nell’autunno 2015)
  • Roma – Ponte Galeria
  • Potenza – Palazzo San Gervasio (in funzione forse dall’inizio dell’anno)
  • Torino

Il Cie di Caltanissetta sarebbe stato sgomberato a seguito dei danni subiti nel corso di una rivolta sul finire del 2017.

Altri centri sono in fase di allestimento: a Macomer, in Sardegna, e a Modena, in Emilia Romagna.

La situazione è sempre abbasanza confusa visto che la stampa non segue costantemente l’evolversi della situazione. Spesso negli articoli viene inserita una lista dei Cpr aperti che è vecchia di mesi, e non tiene conto delle situazioni che si sono venute a creare nel frattempo. Da un giornale all’altro varia sia il numero dei centri aperti, sia i nomi delle località.

Una commissione d’inchiesta sui centri per l’immigrazione è stata in funzione per alcuni anni, ma non ha pubblicato l’elenco dei Cpr aperti. In effetti si è pure rifiutata di pubblicare un rapporto finale al termine della legislatura, nella primavera del 2018.

Più efficiente la Commissione Diritti Umani del Senato, che ha pubblicato un paio di rapporti dettagliati, con l’elenco dei Cie esistenti, in funzione e chiusi, con dati sulla capienza massima, la capienza effettiva, e l’ente gestore. L’ultimo risale  ai primi mesi del 2017, con dati relativi alla fine del 2016. I centri funzionanti, all’epoca, erano solo quattro: Brindisi, Caltanissetta, Roma e Torino.

Al Cie di Roma la sezione maschile risultava chiusa, quella femminile era l’unica aperta in Italia.

La capienza totale dei centri in funzione, sulla carta, secondo la commissione era di 359 posti. Alla data del rilevamento solo 288 posti erano occupati. La capienza totale prevista, includendo anche gli altri 6 Cie che al momento risultano chiusi, sarebbe dovuta essere di 1393 posti.

A gennaio 2016 erano ancora aperti i Cie di Bari e Crotone (quest’ultimo tornato in funzione l’estate precedente, dopo un lungo stop). Tra febbraio e marzo entrambi sarebbero stati distrutti dalle rivolte, e sono stati chiusi (all’insaputa dei principali mass media).

Il Cie più moderno tra quelli realizzati in Italia, quello di Trapani, è stato riconvertito in hotspot alla fine del 2015. Viene ora utilizzato per l’identificazione e lo smistamento per migranti appena sbarcati (con il coinvolgimento delle agenzie europee).

Un tempo c’era una tabella dettagliata sul sito del Ministero dell’Interno con l’elenco dei Cie e la loro capienza (teorica). La lista non veniva mai aggiornata mano mano che i Cie venivano chiusi (si è scesi in pochi anni da 13 a 5), ma comunque era facilmente accessibile al pubblico. Con il restyling del sito, accedere ai dati è diventato molto più complicato.

La capienza varia da centro a centro. Il Cie di Brindisi ha meno di 50 posti, quelli di Torino e Caltanissetta oltre 90. Quello di Roma 125, sulla carta, di cui solo 58 occupati (solo donne).

I dati reali ovviamente cambiano di settimana in settimana. Ogni volta che scoppia una rivolta con incendio di materassi e danni agli infissi, alle suppellettili e agli impianti, intere sezioni dei centri diventano momentaneamente inagibili, in attesa dei lavori di ripristino. Ma i siti di informazione non hanno una scheda aggiornata che faccia periodicamente il punto della situazione.

All’inizio del 2017 il nuovo Ministro dell’Interno Minniti ha annunciato il progetto di aprire un Centro di Identificazione ed Espulsione in ogni regione (escluse Molise e Valle d’Aosta). Si tratterebbe di centri di 80-100 posti, che porterebbero la capienza nazionale attorno ai 1600 posti totali.

Per superare le resistenze interne al suo stesso partito, è stato deciso un cambio di nome, da Cie a Cpr, Centri di Permanenza per i Rimpatri.

Si tratta del secondo cambio di nome in pochi anni: fino al 2011 i Cie si chiamavano Cpt, Centri di Permanenza temporanea.

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