Donne e migrazioni

Domani pomeriggio si svolgerà a Reggio Emilia un incontro sul tema “Donne e migrazioni”, organizzato da Ocis, Osservatorio Internazionale per la Coesione e l’Inclusione Sociale.
Dal sud Italia arrivano notizie di sbarchi nel porto di Roccella Jonica. Migranti di varie nazionalità, tra cui molti afgani.
In Nigeria c’è stato un attentato in una chiesa cattolica che ha provocato almeno 50 morti.
Gli autori dovrebbero essere miliziani di etnia fulani.

Modena, muore nigeriano

Un ventitreenne nigeriano è morto cadendo da un balcone mentre tentava di fuggire ad un controllo di polizia a Modena. Sembra che il giovane avesse ingerito alcuni involucri di cocaina quando gli agenti si sono presentati a casa sua. La notizia è stata riportata da Repubblica in cronaca locale, con foto di repertorio.
I giornali italiani non riportano notizie recenti dalla Nigeria. Un canale di notizie indiano in lingua inglese ha raccontato che nell’ultimo attacco da parte di miliziani armati sono state uccise 48 persone nel nordovest del Paese. Il servizio mostra anche immagini degli attacchi degli ultimi due mesi, tra cui quelle di un assalto al treno. L’anno scorso sono morte oltre 2 mila persone nel corso di episodi di questo genere. I combattimenti hanno provocato migliaia di rifugiati.
La Nigeria è ricca di risorse del sottosuolo: finora è stato sfruttato il petrolio, ma ora si sta puntando anche sul gas.
Il Foglio ha scritto che desta qualche preoccupazione il fatto che la Russia potrebbe arrivare a controllare il gasdotto Nigeria-Marocco. I lavori per questa struttura potrebbero cominciare già l’anno prossimo. Se venissero portati a termine, la Russia riuscirebbe in qualche modo ad aggirare le sanzioni che sono state imposte finora.
La Croce Rossa nazionale in occasione della festa dell’associazione si è appellata a terroristi e banditi in Nigeria perché lascino stare le armi e abbraccino il dialogo. Dialogo su cosa? Non è stato specificato. Un’esponente dell’associazione ha anche commentato che il presidente nigeriano “è troppo lento nella gestione delle sfide sul fronte della sicurezza che il Paese deve affrontare”.

Bologna, manifestazione dei migranti

Un centinaio di migranti ha manifestato in piazza Bologna per chiedere di cancellare espulsioni e multe che hanno colpito i richiedenti asilo, la chiusura del centro Mattei e l’attivazione di bus per l’interporto.
I manifestanti sarebbero voluti arrivare di fronte al Comune, ma l’iniziativa non è stata autorizzata perché mancava una comunicazione formale. “Sono troppo neri, gridano troppo e sono troppo visibili per spostarsi nel centro della città”, traduce il sito Zic.
La questione delle multe è stata raccontata in un articolo precedente: gli stranieri che avevano un reddito superiore a 5 mila euro non avevano diritto all’accoglienza. Per questo lo Stato ha avanzato richieste di rimborso per 15 mila euro, una cifra evidentemente sproporzionata. Una sentenza del Tar avrebbe stabilito che la richiesta è illegittima e deve essere cancellata.
Anche perché i migranti non nascondevano il fatto di avere un lavoro. Anzi, sarebbero state le stesse cooperative che fornivano loro accoglienza a dare loro i contatti delle agenzie interinali.
Il sito accenna anche al diverso trattamento che è stato riservato ai migranti ucraini, e parla di “razzismo istituzionale”. Non solo a chi arriva dall’Ucraina è riservato un trattamento diverso rispetto a chi arriva dall’Africa, ma i lavoratori africani fuggiti dall’Ucraina in guerra sono stati trattati diversamente rispetto ai cittadini ucraini.
“I responsabili dell’accoglienza a Bologna stanno di fatto stabilendo una gerarchia tra le profughe ucraine e i rifugiati e le rifugiate presenti da anni a Bologna”, scrive Zic.
Il mese scorso il Resto Del Carlino ha fornito aggiornamenti sulle indagini che riguardano la morte di un lavoratore straniero dell’Interporto di Bologna, avvenuta a ottobre scorso a causa della manovra di un camion. Il ventiduenne veniva dalla Guinea Bissau, era al suo terzo giorno di lavoro, al turno di notte senza supervisore. Si indaga inoltre sulla presenza del piazzalista: non è intervenuto per una disattenzione, o ci sono problemi strutturali nella gestione della sicurezza sul lavoro?

Parma, arrestato spacciatore

Un ventinovenne spacciatore senza fissa dimora è stato arrestato dai carabinieri a Parma.
Lo scrive il sito Parma Today, senza specificare la nazionalità nel titolo, per evitare di alimentare pregiudizi nei confronti degli stranieri.
Però nel primo paragrafo il sito specifica che l’uomo è di nazionalità nigeriana.
E’ stato trovato in possesso di “alcuni grammi di sostanza stupefacente”, dice l’articolo, senza dire neanche se si trattava di droghe leggere o pesanti.
L’uomo è stato portato nel carcere di Parma.
I mass media italiani non stanno seguendo le notizie dalla Nigeria. Oggi sul sito in lingua inglese This Day Live c’è un articolo molto pessimista sull’argomento. “La politica nigeriana è caratterizzata da mancanza di patriottismo, intrighi, incompetenza e malvagità”, dice il sito.
Si parla di informazioni fornite dall’interno dello Stato ai terroristi di boko haram, che avrebbero portato alla morte di alcuni militari.
Tra l’altro si parla anche del problema della minoranza fulani: persone che fanno parte di questa etnia hanno ottenuto la cittadinanza nigeriana ma si starebbero appropriando con la forza dei terreni di cui hanno bisogno, anche con l’appoggio di alcuni politici locali.
Sul fronte della sicurezza, si dice che i rapimenti sono all’ordine del giorno, nonostante il fatto che il Governo abbia ingaggiato i mercenari e si sia procurato armi sofisticate.
Nel caso di una donna incinta rapita, questa ha potuto partorire grazie al taglio cesareo praticato da un medico. Evidentemente il medico è in contatto con i rapitori, e anche la comunità locale. Però il Governo non è in grado di intervenire in maniera incisiva.
L’articolo dice che alcuni militari appoggiano i terroristi, e che lo Stato da una parte dice di non avere soldi per la popolazione, dall’altro ha fatto una donazione, quest’anno, all’Afghanistan.
Il Paese è diviso tra cristiani a sud e musulmani a nord.
Qualcuno parla dell’esigenza di smembrare la Nigeria.
“Le minacce all’unità nazionale stanno aumentando e la Nigeria è già vista a livello internazionale come uno Stato fallito”, dice l’articolo.
Solo pochi giorni fa il sito italiano Difesa e Sicurezza ha pubblicato un articolo dal titolo: “Nigeria, in corso guerre interne tra Iswap e Boko Haram”.
L’Iswap sarebbe lo Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale, nato da una costola dell’Isis.
Di recente cinque leader di questa organizzazione sono stati uccisi in un raid dell’aeronautica. Forse a fornire le informazioni sul bersaglio sono stati i miliziani di Boko Haram, per danneggiare il gruppo rivale.
Il sito racconta anche di contrasti all’interno di Boko Haram, con vari comandanti che stanno cercando di abbandonare l’organizzazione, che a sua volta cerca di ucciderli. “La situazione in Nigeria, di conseguenza, rimane altamente volatile e fluida”, è la conclusione dell’articolo.
L’anno scorso 168 nigeriani sono transitati nei Cpr italiani entro metà novembre. Ne sono stati rimpatriati 22. Questo significa che nell’87% dei casi il trattenimento si è concluso con un nulla di fatto.

1400 profughi a Piacenza

In provincia di Piacenza sono arrivati finora 1402 profughi ucraini, di cui 29 ospitati nella rete Cas. In tutta l’Emilia Romagna sono 20.843, di cui 1513 ospitati nei Cas.
Il sito Il Piacenza ha riportato i dati regionali suddivisi per province.
C’è inoltre un link al sito della Protezione Civile con le informazioni anche in ucraino, e i dati per partecipare alla raccolta fondi promossa dalla Regione per fornire assistenza e aiuti umanitari ai profughi.
Intanto in Friuli le categorie economico-produttive e la Prefettura stanno lavorando a un protocollo per l’inserimento lavorativo dei profughi ucraini arrivati sul posto. Dodici aziende hanno già aderito. All’iniziativa si stanno interessando Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Coldiretti e i principali sindacati.
A Forlì un parco giochi ha fornito biglietti gratuiti per un pomeriggio alle famiglie ucraine. Da Meldola sono partiti 30 quintali di aiuti. Varie scuole hanno organizzato raccolte di generi di prima necessità e materiale sanitario.
In Toscana si stanno mettendo a punto i protocolli per fornire assistenza pediatrica ai figli dei profughi ucraini, mentre i trasporti pubblici saranno gratuiti.
E se da un lato ci si dà da fare per mostrare solidarietà nei confronti degli ucraini, aumentano i segnali di intolleranza nei confronti dei russi.
Due abitazioni di un presentatore televisivo russo in Lombardia sono state danneggiate: in una si è tentato di appiccare un incendio, un’altra è stata imbrattata con vernice rossa e scritte ingiuriose.
Intanto il problema dei profughi ucraini si presenta anche oltre oceano. In 1700 sono arrivati in Messico con un visto turistico, ed ora sono accampati a Tijuana, sul confine, sperando di essere accolti dagli Stati Uniti.
La notizia è stata riportata in breve sui siti web italiani. Un centro di accoglienza sarebbe stato allestito in una palestra, ma nella foto che viene mostrata ci sono gazebo e tende da campeggio tutte diverse accalcate una sull’altra.

Bologna, accompagnamenti al Cpr

11 stranieri sarebbero stati accompagnati in diversi Cpr dopo essere stati fermati nella zona della Stazione a Bologna nel corso di un’operazione di controllo del territorio organizzato su richiesta degli esercenti.
Dall’inizio dell’anno gli accompagnamenti ai Cpr sono stati 40, più 10 accompagnamenti alla frontiera.
La notizia è riportata da Etv, ma apparentemente non compare né sul sito della questura né su altri siti di informazione.
Gli stranieri colpiti dal provvedimento sono di nazionalità marocchina, gambiana, tunisina e nigeriana.
Intanto la Nuova Ferrara scrive che si sono perse le tracce di un testimone chiave in un processo contro la mafia nigeriana.
L’uomo, uno dei capi degli Eye (o Eiye), era stato quasi ucciso a colpi di machete, bastoni, catene nell’estate 2018.
L’articolo sul sito è riservato agli abbonati, altrove è difficile trovare informazioni su questa storia.
A gennaio 2021 c’erano stati 31 arresti. Affari Italiani aveva titolato parlando anche di machete, ma poi nell’articolo non c’era traccia di questo dettaglio.
Il processo che riguarda l’organizzazione criminale degli Arobaga-Vikings, a quanto ha scritto Il Resto del Carlino a settembre scorso, è uno dei primi in cui è stato contestato il reato di associazione mafiosa a un gruppo di origine africana.

Ferrara, lacrime e commozione

La Nuova Ferrara ha pubblicato un video con l’arrivo di due pullman partiti da Kiev con un centinaio di profughi. “Lacrime e commozione”, scrive il sito, aggiungendo il punto di vista dei profughi: “Grazie Ferrara, siete un popolo di pace”.
L’articolo è disponibile solo a pagamento, ma il filmato con i pianti e gli abbracci è visibile in home page, a tutta pagina, come notizia di apertura.
I mass media non hanno mai dedicato un trattamento del genere ai migranti in fuga dalle guerre africane.
Il Resto del Carlino racconta racconta che da Ferrara è partito un tir di generi alimentari diretto al confine, e che le autorità cittadine nel viaggio di ritorno hanno portato in Italia alcuni degli sfollati.
Da Milano, la fondazione Progetto Arca ha raggiunto il confine tra Romania e Ucraina con cinque furgoni carichi di materiale umanitario. I profughi sono ospitati sul posto in una struttura sportiva riconvertita. Si tratta di persone vulnerabili, mentre gli uomini sono rimasti in patria a combattere.
Ci sono anche studenti indiani che frequentavano il politecnico di Kiev. Tornano a Nuova Delhi con un ponte aereo organizzato dalla loro ambasciata.
Tutti quelli che arrivano sono spaesati: non sanno dove saranno tra un mese o tra un anno, e come faranno a sopravvivere.
Puo’ anche essere che gli italiani siano un popolo di pace, ma il Governo, con l’appoggio Parlamento, sta fomentando la guerra, col rischio di estenderla: è stato deciso l’invio di armi letali all’esercito ucraino. Mitragliatrici pesanti, mortai, sistemi anticarro e antiaereo. La lista è segreta, nella flebile speranza che i russi non la prendano come un’offesa personale e non decidano ritorsioni contro l’Italia. Un colonnello ha ringraziato il ministero della Difesa per avere chiarito che “non manderemo a morire” i nostri militari. “Spero davvero che ciò aiuti le famiglie dei militari ed eviti inutili allarmismi”. A morire saranno i combattenti ucraini e quelli russi.
Cuperlo ha detto che il Parlamento deve vigilare sulle armi inviate in Ucraina. In effetti non si sa di preciso in quali mani potrebbero finire e come potrebbero essere usate. Né è chiaro come potrebbe vigilare il Parlamento e cosa dovrebbe fare in caso di problemi. Nell’estremo tentativo di difendersi dall’aggressione, l’Ucraina sta distribuendo armi alla popolazione e alle milizie di estrema destra. Negli anni 80 tra i beneficiari degli aiuti ai combattenti anti-sovietici in Afghanistan ci sarebbe stato anche Bin Laden, che poi si rivoltò contro l’Occidente. Esempi simili ci sono stati più di recente in Africa. Senza contare casi più noti, come la Libia e l’Afghanistan. In Libia durante la guerra civile sono scomparsi alcuni arsenali di armamenti pesanti. Possibile che le armi siano state vendute, non si sa a chi. In Afghanistan gli americani si sono ritirati dopo avere equipaggiato l’esercito locale, che però si è sfaldato in poco tempo lasciando tutte le attrezzature nelle mani dei talebani.

Richiedenti asilo espulsi dai centri di accoglienza

Scrive il sito Zero In Condotta che decine e decine di richiedenti asilo sarebbero stati espulsi dai centri di accoglienza su iniziativa della Prefettura, perché in un anno hanno guadagnato più dell’assegno sociale di 5.900 euro. Inoltre sarebbero partite richieste di rimborso anche di 20 mila euro. Il Coordinamento Migranti ha diffuso un comunicato in cui chiede di ritirare le richieste di rimborso e di evitare di mettere i migranti in mezzo a una strada.
Repubblica ha riportato la notizia del lancio della piattaforma Centriditalia.it, lanciata dalle associazioni ActionAid e Openpolis, nella quale vengono raccolti dati sui centri di accoglienza per migranti. In teoria il Ministero dell’Interno dovrebbe presentare al Parlamento una relazione annuale, ma non si è ancora vista quella del 2020.
Secondo i dati ci sarebbe stato tra il 2018 e il 2020 un calo del 40% dei posti complessivamente disponibili, in risposta alla diminuzione delle presenze. Ma hanno influito anche i diversi approcci: non solo il passaggio di Salvini al ministero dell’Interno ha portato ad un taglio nel sistema dell’accoglienza, ma si è messo da parte anche il piano di Minniti di puntare sull’accoglienza diffusa nei piccoli paesi, aumentando la centralità delle città più grandi: il 18% delle persone è suddiviso tra le 16 città più popolose, con aumento di 4 punti percentuali rispetto a due anni prima (e diminuzione del valore assoluto).
Comunque, secondo le associazioni l’Italia continua ad adottare politiche emergenziali anche se non c’è nessuna emergenza migranti. Nel 2020, rifugiati e richiedenti asilo in accoglienza rappresentavano solo lo 0,13% della popolazione italiana.
L’articolo riporta soprattutto percentuali, mentre sul sito ci sono anche i valori assoluti: si passa da 169 mila posti nel 2018 ai 101 mila nel 2020. Visto che siamo nel 2022, vuol dire che mancano i dati relativi all’ultimo anno. Le presenze sarebbero state 76 mila nel 2020, a fronte delle 131 mila di due anni prima.

Bolzano, ruba tabacco, portato al Cpr

Un ventiquattrenne originario del Mali è stato fermato dalla polizia a Bolzano, dopo che aveva rubato nove confezioni di tabacco in una tabaccheria. Lo straniero è stato portato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Gradisca d’Isonzo. Della notizia si è occupato il sito Salto, secondo cui non ci sono accordi che prevedono il rimpatrio verso il Mali, quindi è probabile che lo straniero rimanga rinchiuso per tre mesi per poi essere rilasciato di nuovo sul territorio italiano, ma senza essere regolarizzato, tornando di fatto in clandestinità. Secondo il sito, “lo Stato africano versa infatti da anni in una situazione di caos e violenza generalizzata tale da rendere i rimpatri pressoché impossibili e da spingere i tribunali di tutta la penisola a concedere sempre più frequentemente una qualche forma di protezione ai richiedenti asilo provenienti da quella zona”. L’articolo ricorda che negli ultimi anni alcuni stranieri hanno perso la vita nei Cpr italiani, alcuni di loro proprio in quello di Gradisca.
In questi giorni nel Cpr friulano è stato condotto anche un cittadino tunisino fermato nel corso dei controlli dei carabinieri nei pressi di Cervia, in Emilia Romagna. In questo caso si immagina che il rimpatrio potrà avvenire nel giro di poche settimane, vista la presenza di accordi col Paese d’origine che prevedono alcune decine di rimpatri settimanali.
Il Manifesto ha scritto che secondo gli Stati Uniti in Mali sarebbero presenti i paramilitari russi della compagnia Wagner. Gli americani sono preoccupati e stanno valutando cosa fare.
Alcune associazioni di migranti africani stanno chiedendo di sospendere le sanzioni ingiustamente inflitte alla repubblica del Mali, e hanno annunciato un sit in di protesta a Milano.
Nel Paese sarebbe presente un contingente francese di più di 5000 uomini, “così da controllare meglio le risorse minerarie”, scrive Pressenza. Secondo il sito, la nazione europea “si è alleata con i terroristi che avevano occupato il nord del Paese, e ha iniziato a formarli e finanziarli così da destabilizzare il Paese”. Almeno, questa è la versione raccontata dal Primo ministro maliano e da alcuni “capi tribù ribelli”.
L’alleanza tra Mali e Russia sarebbe finalizzata a riunificare il Paese e organizzare le elezioni nelle dovute forme, regolari ed inclusive, che si sarebbero dovute tenere alla fine di febbraio. Ma il governo sarebbe contrario a tenere delle elezioni in un Paese diviso, per cui la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale e l’Unione Economica e Monetaria dell’Africa dell’Ovest hanno imposto un embargo totale.

Modena, due accompagnamenti ai Cpr e un rimpatrio

Due stranieri sono stati accompagnati in due diversi Cpr dalla polizia di Modena, secondo quanto riportano vari siti locali riprendendo un comunicato della Questura.
Uno dei due ha 28 anni, è stato fermato nel corso di controlli nei pressi della stazione, e visto che ha precedenti penali per stupefacenti è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Palazzo San Gervasio, in Basilicata.
L’altro è stato prelevato direttamente in carcere, dove era stato portato pochi giorni prima a seguito dell’arresto per stupefacenti, ed è stato accompagnato al Cpr di Gradisca d’Isonzo, in Friuli.
Un terzo straniero sarebbe già stato rimpatriato nel paese d’origine, dopo essere stato arrestato il 3 gennaio, sempre per spaccio di stupefacenti e trasferito a Gradisca.
Il comunicato riportato dai vari siti web evita di specificare la nazionalità delle tre persone fermate, e non dice neanche qual’è il tipo di droga di cui sono stati trovati in possesso.
Da Palazzo San Gervasio non giungono notizie da molto tempo. I mass media locali hanno scritto a febbraio dell’anno scorso che erano stati effettuati dei lavori di adeguamento, nel corso dei quali tra l’altro erano state montate rubinetterie e infissi esterni con elementi antivandalo. Non è stato specificato il costo dei lavori, ma si era detto che ne sarebbero seguiti altri, tra cui quelli per la realizzazione dell’edificio mensa e luoghi di culto. A distanza di undici mesi, non si sa se i lavori siano stati portati a termine.
Da Vicenza invece giunge la notizia dell’accompagnamento al Cpr di Gradisca di un nigeriano trentaseienne con precedenti per furto, spaccio, porto abusivo di armi, ricettazione e invasione di edifici pubblici.
I mass media riportano la notizia con foto di qualche pattuglia della polizia, senza specificare quali edifici erano stati invasi e perché.