Ferrara, una nigeriana accompagnata al Cie

Una nigeriana è stata accompagnata al Cie di Roma dopo essere stata sorpresa in un appartamento insieme ad altre tre connazionali.
E’ stata la Finanza a scoprirla, nel corso di una serie di controlli volti a contrastare gli affitti in nero.
In questo caso l’appartamento era affittato ad una nigeriana con le carte in regola. Il problema è che con lei vivevano tre sue connazionali irregolari, presumibilmente prostitute. Due sono state soltanto “denunciate in quanto clandestine”, scrive Il Resto del Carlino, solo la terza è stata accompagnata al Cie di Roma (l’unico centro per i rimpatri femminile attualmente in funzione in tutta Italia).
Il Resto del Carlino scrive anche che c’è una “nuova frontiera che preoccupa le Fiamme Gialle e sulla quale non bisogna abbassare la guardia”: il fatto che gli stranieri “acquistano appartamenti con moneta sonante e poi li affittano, spesso e volentieri in nero”. Però se si va a guardare i dati che sono stati diffusi, viene fuori che su sei appartamenti controllati, cinque erano di proprietà di ferraresi, soltanto uno di un pachistano.
Nel corso dei controlli è stato anche trovato un etto e mezzo di marijuana, nascosto nell’intercapedine di un vano scala. Ma non è stato possibile risalire con certezza al proprietario.
Si parla di prostitute e droga anche a Montecchio Maggiore, vicino Vicenza. Là sono stati i carabinieri ad effettuare un blitz in un condominio già segnalato per liti violente tra extracomunitari. Un ventiduenne nigeriano è stato arrestato per spaccio di droga (non si dice di che tipo), e sette ragazze sono state “segnalate come irregolari”, per giunta “sospettate di prostituirsi in casa”. Lo riporta il Gazzettino, con foto della conferenza stampa dei carabinieri.
Intanto in Nigeria si segnala un attacco da parte di Boko Haram ai soldati nel nordest del paese. Pochi giorni fa un attentato ha causato oltre 50 vittime in una moschea.

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Rimpatriata ad agosto, torna in Italia e viene arrestata

Una trentenne tunisina arrestata ad agosto scorso è tornata in Italia, non si come, e si è presentata col suo legale di fiducia all’ufficio immigrazione della Questura di Ravenna per chiedere la protezione internazionale. Qui le sono state prese le impronte, ed è emerso che la donna aveva numerosi alias e precedenti di polizia per reati contro la persona e violazione della normativa sugli stupefacenti. Inoltre, essendo stata già rimpatriata, non poteva rientrare in Italia prima di cinque anni. Così è stata arrestata. Cosa rischia adesso? Non si sa. Ravenna Notizie accanto all’articolo ci ha messo la foto della mano di un arbitro che regge un fischietto e un cartellino rosso.
Resterebbe da capire come mai la donna si è presentata in Questura. Possibile che nessuno le aveva spiegato la faccenda dei cinque anni?
Pochi giorni fa, sempre da Ravenna, un tunisino è stato accompagnato al Cie di Brindisi. L’uomo era stato fermato dalla municipale in strada, ed era stato portato all’ospedale per accertamenti su eventuali malattie infettive. Qui ha tentato disperatamente la fuga, ma è stato bloccato. Era irregolare sul territorio italiano, ma Il Resto del Carlino non riporta riferimenti ad eventuali precedenti penali.

Prostituzione a Venezia, cinque arresti

Quattro donne nigeriane e un uomo italiano sono stati arrestati dalla polizia in seguito alla denuncia di una ragazza nigeriana. Le accuse nei loro confronti sono di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’operazione è scattata dopo la denuncia di una giovane nigeriana, avvicinata a Marghera dagli operatori dei servizi sociali del Comune di Venezia. La ragazza ha raccontato tutto il percorso che l’ha portata a prostituirsi: avvicinata nel suo villaggio da una conoscente che le prometteva un posto di lavoro nel negozio di una parente, una volta arrivata in Libia è stata abbandonata nelle mani degli sfruttatori.
Arrivata in Italia, è stata sottoposta a rito wudu per costringerla a prostituirsi.
Era costretta a pagare 700 euro agli sfruttatori per vitto e alloggio, e a rimborsare 25 mila euro di costo del viaggio.
La notizia è riportata da Trc, che attinge dall’Ansa. Foto standard di una prostituta di spalle, nessun nome o informazione sull’italiano coinvolto.
C’è anche una nota sul “Cie di Bologna”, in cui la giovane è stata portata dopo il suo arrivo a Lampedusa e da cui la sarebbe stata “fatta fuggire” prima di essere sottoposta a rito wudu.
L’articolo non contiene informazioni sul periodo in cui tutto ciò sarebbe avvenuto. Comunque il Cie bolognese è chiuso ormai da parecchio tempo. Al suo posto c’è un centro di smistamento dei profughi, da cui ci si può allontanare, ma non “fuggire”, non essendo una struttura detentiva.
L’articolo si conclude con un appello della polizia alle vittime di tratta, che vengono invitate ad avvicinarsi alle volontarie del Servizio Sociale del Comune e denunciare gli sfruttatori, “con la certezza che avranno un reinserimento sociale”.
Trc è una televisione di Modena. Si è occupata della notizia non soltanto perché la ragazza è passata dalle strutture di accoglienza dell’Emilia Romagna, ma anche perché il rito wudu si sarebbe svolto a Ferrara. Nei “mesi di segregazione” le nigeriane sarebbero state spostate più volte in varie località, l’ultima delle quali è stata Mira (vicino Venezia).
Anche il sito del Gazzettino ha riportato lo stesso comunicato, con una differenza: c’è la foto di una ragazza bianca di spalle a bordo strada. Forse non una vera prostituta, ma una modella, tenuto conto che l’inquadratura è molto curata.
Il Gazzettino dà anche la possibilità agli utenti di commentare l’articolo.
Uno fa notare che il wudu è l’abluzione dei musulmani prima di entrare in moschea: la ragazza è stata più probabilmente sottoposta a rito voodoo, o vudù.
C’è chi non crede che la ragazza non sapesse a cosa andava incontro venendo in Italia.
E c’è chi chiede di “mandare in galera” anche i clienti delle prostitute. Incontrando l’ostilità di un altro utente che non lo considera un reato. “Vedo che i clienti sono parecchi…”, ironizza il primo.

Bologna, domenica in parrocchia

L’arcivescovo di Bologna ha invitato i parroci ad allestire per una domenica una mensa per i migranti dell’hub di via Mattei, visitato il mese scorso da papa Francesco.
Ogni parrocchia dovrà ospitare una decina di migranti. Alle 9 e mezza di domenica 19 novembre (Giornata dei Poveri) ognuno conoscerà i suoi, poi si celebrerà la messa nelle varie chiese, poi si condividerà la mensa, poi i migranti torneranno all’hub. La notizia è stata diffusa dal settimanale diocesano di Avvenire Bologna Sette, ed è stata riportata da vari siti web (tra cui Corriere, Repubblica, Il Resto del Carlino).
A giugno, istituendo la Giornata Mondiale dei Poveri, Papa Francesco aveva detto: “Desidero che le comunità cristiane … si impegnino a creare momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto. Potranno poi invitare i poveri e i volontari a partecipare insieme all’Eucaristia di questa domenica … In questa domenica, se nel nostro quartiere vivono dei poveri che cercano protezione e aiuto, avviciniamoci a loro: sarà un momento propizio per incontrare il Dio che cerchiamo”.
Alla fine del mese scorso una ventina di migranti sono stati trasferiti da Bologna a Ferrara. La Nuova Ferrara ha pubblicato un video in cui si vedono gli stranieri che scaricano i bagagli dal pullman. L’operatore non chiede loro nulla, neanche li saluta. La didascalia dice che sono tutti africani: vengono da Mali, Senegal, Nigeria e Guinea. Un link dice “leggi l’articolo”, ma invia a un quiz intitolato “Conosci l’italiano”, che chiede: da quale lingua deriva la parola “besciamella”?

Modena, il Pd vuole garanzie

Al Consiglio comunale di Modena si è discusso ancora di Cie. O meglio, del Cpr voluto dal ministro Minniti, che dovrebbe essere allestito all’interno dell’ex centro di espulsione di via Lamarmora. Un consigliere del Pd, maggioranza, ha chiesto al sindaco garanzie su due fronti: il primo è quello delle forze dell’ordine, il secondo è quello dei diritti umani.
Per quanto riguarda la polizia, il consigliere ha chiesto che il personale non venga sottratto ai servizi di ordine pubblico e alla Questura. Sul fronte dei diritti umani invece è importante che sia riconosciuto alle istituzioni del territorio l’accesso al Cie.
Il centro di espulsione è stato chiuso nel 2013, dopo 90 fermi e 70 mila euro di danni a causa delle rivolte. I nuovi Cpr dovrebbero evitare di fare la stessa fine, ma finora nessuno ha chiarito quali misure concrete verranno messe in atto per evitare nuove devastazioni. Tranne il fatto che il tempo di permanenza è molto diminuito: prima era di un anno e mezzo, era facile che gli stranieri, senza nulla da fare, organizzassero tentativi di evasione. Adesso il limite è di circa due mesi. Che significa che se entro quel termine non è possibile organizzare il rimpatrio, sono le stesse autorità a rilasciare lo straniero, ordinandogli di lasciare il Paese per conto suo.
Sul fronte della sicurezza, a livello locale qualcuno ricorda ancora il colpo alla Tnt del luglio 2013. (I siti web oggi non ne parlano, per cui chi non lo ricorda può interpretare le parole del consigliere comunale come frasi generiche).
Un “commando di banditi” aveva assaltato la sede della Tnt spedizioni, sfondando uno degli accessi principali, sradicando la cassaforte e caricandola su un furgone. Bottino di almeno 20 mila euro.
Le volanti arrivarono sul posto con notevole ritardo. Al momento dell’allarme tutti gli agenti erano impegnati a sedare una sommossa nel Cie. Con tutto che poco prima c’era stato un colpo simile a Reggio Emilia.
Non risulta che i ladri siano mai stati presi.

Tunisini riespulsi

Due tunisini che sono stati trovati all’interno di una baraccopoli a Bologna sono stati accompagnati al Cie di Torino. I due risultano rientrati illegalmente in Italia dopo una precedente espulsione, racconta Repubblica.
Nella stessa area sono stati identificati 13 romeni e un altro tunisino. Non si sa che provvedimenti sono stati presi nei loro confronti. L’area verde era stata recintata dopo un precedente sgombero di un altro accampamento abusivo che era sorto sul posto.
Accanto all’articolo, il sito pubblica una foto con didascalia: “Immagine generica di una baraccopoli”.
Intanto la Corte di Appello di Bologna ha disposto la custodia cautelare in carcere per un altro tunisino, il fratello del killer di Marsiglia. L’uomo è stato fermato a Ferrara, ed è accusato di aver indottrinato il fratello e di essere lui stesso un foreign fighter. E’ prevista la sua estradizione in Francia, provvedimento al quale lui stesso non si è opposto. Non risulta che sia stato in contatto con altri estremisti in Italia, “ma le indagini proseguono in regime di riservatezza”.

Ferrara, martellamento

La polizia di Ferrara ha diffuso il bilancio di un mese di “martellamento”, ovvero di operazioni di controllo in zona Gad.
Sul fronte dell’immigrazione clandestina, si segnalano 2 accompagnamenti alla frontiera, uno al Cie, e 19 ordini di lasciare il territorio per indisponibilità di posti presso i centri di espulsione.
In pratica l’86% degli stranieri da espellere non sono stati espulsi perché non c’era posto al Cie.
In questi giorni si è cominciato a parlare di tempi di attuazione del piano Minniti per l’apertura dei nuovi centri. Il Cpr lombardo dovrebbe aprire nella seconda metà del 2018.
C’è da notare come il cambio di nome deciso da Minniti ancora non è andato giù a polizia e mezzi di informazione, che continuano a parlare di Cie anziché di centri per il rimpatrio.
Non sappiamo in base a quale criterio è stato deciso quale di quei venti stranieri doveva essere accompagnato al Cie. Probabile che avesse precedenti penali, ma non ci viene raccontato di che tipo. Né ci viene detto quanti degli altri 19 avevano precedenti penali. Da un lato c’è chi si lamenta del fatto che gli stranieri pericolosi vengono lasciati in libertà, dall’altro chi si lamenterebbe se gli incensurati venissero rinchiusi nel Cie. Del resto, c’è anche gente a cui non va giù che si venga rinchiusi per un reato secondario commesso magari dieci anni prima. Se uno ha scontato la pena e si è poi reintegrato nella società, perché non c’è modo di uscire dalla lista degli stranieri pericolosi?
Nel corso del “martellamento” la polizia ha sequestrato 273 grammi di marijuana e 5 di cocaina. Cioè: per il 98% si trattava di droghe leggere.
Si segnalano 5 arresti, 11 denunce in stato di libertà.
Tutti e 5 gli arrestati sono stranieri, così come sono stranieri 10 denunciati su 11.
Questi ultimi potranno finire al Cie nel corso delle prossime retate.