Modena, il Pd vuole garanzie

Al Consiglio comunale di Modena si è discusso ancora di Cie. O meglio, del Cpr voluto dal ministro Minniti, che dovrebbe essere allestito all’interno dell’ex centro di espulsione di via Lamarmora. Un consigliere del Pd, maggioranza, ha chiesto al sindaco garanzie su due fronti: il primo è quello delle forze dell’ordine, il secondo è quello dei diritti umani.
Per quanto riguarda la polizia, il consigliere ha chiesto che il personale non venga sottratto ai servizi di ordine pubblico e alla Questura. Sul fronte dei diritti umani invece è importante che sia riconosciuto alle istituzioni del territorio l’accesso al Cie.
Il centro di espulsione è stato chiuso nel 2013, dopo 90 fermi e 70 mila euro di danni a causa delle rivolte. I nuovi Cpr dovrebbero evitare di fare la stessa fine, ma finora nessuno ha chiarito quali misure concrete verranno messe in atto per evitare nuove devastazioni. Tranne il fatto che il tempo di permanenza è molto diminuito: prima era di un anno e mezzo, era facile che gli stranieri, senza nulla da fare, organizzassero tentativi di evasione. Adesso il limite è di circa due mesi. Che significa che se entro quel termine non è possibile organizzare il rimpatrio, sono le stesse autorità a rilasciare lo straniero, ordinandogli di lasciare il Paese per conto suo.
Sul fronte della sicurezza, a livello locale qualcuno ricorda ancora il colpo alla Tnt del luglio 2013. (I siti web oggi non ne parlano, per cui chi non lo ricorda può interpretare le parole del consigliere comunale come frasi generiche).
Un “commando di banditi” aveva assaltato la sede della Tnt spedizioni, sfondando uno degli accessi principali, sradicando la cassaforte e caricandola su un furgone. Bottino di almeno 20 mila euro.
Le volanti arrivarono sul posto con notevole ritardo. Al momento dell’allarme tutti gli agenti erano impegnati a sedare una sommossa nel Cie. Con tutto che poco prima c’era stato un colpo simile a Reggio Emilia.
Non risulta che i ladri siano mai stati presi.

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Tunisini riespulsi

Due tunisini che sono stati trovati all’interno di una baraccopoli a Bologna sono stati accompagnati al Cie di Torino. I due risultano rientrati illegalmente in Italia dopo una precedente espulsione, racconta Repubblica.
Nella stessa area sono stati identificati 13 romeni e un altro tunisino. Non si sa che provvedimenti sono stati presi nei loro confronti. L’area verde era stata recintata dopo un precedente sgombero di un altro accampamento abusivo che era sorto sul posto.
Accanto all’articolo, il sito pubblica una foto con didascalia: “Immagine generica di una baraccopoli”.
Intanto la Corte di Appello di Bologna ha disposto la custodia cautelare in carcere per un altro tunisino, il fratello del killer di Marsiglia. L’uomo è stato fermato a Ferrara, ed è accusato di aver indottrinato il fratello e di essere lui stesso un foreign fighter. E’ prevista la sua estradizione in Francia, provvedimento al quale lui stesso non si è opposto. Non risulta che sia stato in contatto con altri estremisti in Italia, “ma le indagini proseguono in regime di riservatezza”.

Ferrara, martellamento

La polizia di Ferrara ha diffuso il bilancio di un mese di “martellamento”, ovvero di operazioni di controllo in zona Gad.
Sul fronte dell’immigrazione clandestina, si segnalano 2 accompagnamenti alla frontiera, uno al Cie, e 19 ordini di lasciare il territorio per indisponibilità di posti presso i centri di espulsione.
In pratica l’86% degli stranieri da espellere non sono stati espulsi perché non c’era posto al Cie.
In questi giorni si è cominciato a parlare di tempi di attuazione del piano Minniti per l’apertura dei nuovi centri. Il Cpr lombardo dovrebbe aprire nella seconda metà del 2018.
C’è da notare come il cambio di nome deciso da Minniti ancora non è andato giù a polizia e mezzi di informazione, che continuano a parlare di Cie anziché di centri per il rimpatrio.
Non sappiamo in base a quale criterio è stato deciso quale di quei venti stranieri doveva essere accompagnato al Cie. Probabile che avesse precedenti penali, ma non ci viene raccontato di che tipo. Né ci viene detto quanti degli altri 19 avevano precedenti penali. Da un lato c’è chi si lamenta del fatto che gli stranieri pericolosi vengono lasciati in libertà, dall’altro chi si lamenterebbe se gli incensurati venissero rinchiusi nel Cie. Del resto, c’è anche gente a cui non va giù che si venga rinchiusi per un reato secondario commesso magari dieci anni prima. Se uno ha scontato la pena e si è poi reintegrato nella società, perché non c’è modo di uscire dalla lista degli stranieri pericolosi?
Nel corso del “martellamento” la polizia ha sequestrato 273 grammi di marijuana e 5 di cocaina. Cioè: per il 98% si trattava di droghe leggere.
Si segnalano 5 arresti, 11 denunce in stato di libertà.
Tutti e 5 gli arrestati sono stranieri, così come sono stranieri 10 denunciati su 11.
Questi ultimi potranno finire al Cie nel corso delle prossime retate.

Il papa col braccialetto

Papa Francesco ha visitato l’Hub di smistamento migranti di via Mattei a Bologna. All’ingresso gli è stato dato un braccialetto giallo col numero di matricola e il nome, e una tesserina come quella che hanno i migranti. Il sito svizzero Ticino Online ha scelto di partire da questo dettaglio per l’articolo sulla notizia, con tanto di foto della mano del papa, col braccialetto, che stringe la mano di un migrante.
Il sindaco della città, Virginio Merola, in un’intervista a Radio Vaticana si è mostrato orgoglioso dell’Hub, che al suo arrivo era un centro di espulsione. Bologna ha messo da parte l’esclusione e la negazione della dignità delle persone, e ha puntato sul’accoglienza, ha spiegato Merola. 51 comuni hanno aderito al sistema Sprar, ospitano i migranti e hanno progetti di integrazione.

Dichiarazioni sullo stupro di Rimini, avvocatessa alla gogna

Un’avvocatessa del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello di Salerno è finita nei guai per avere pronunciato una frase controversa nel corso di un convegno.
La donna ha detto che non si può pretendere che un africano sappia che in Italia non si può violentare una donna sulla spiaggia.
Libero Quotidiano le ha dedicato un articolo con tanto di nome e foto, facendo pesante ironia sulla questione. Anche perché poi ci sarebbe un’altra frase raccolta da un giornalista di Affari Italiani, in cui forse si dice che gli africani sono bestie.
L’avvocatessa ha spiegato che per capire come la pensa bisogna sentire per intero il suo intervento, non soltanto una frase estrapolata. Ha detto pure che mentre parlava stava pensando a “quelle bestie che hanno fatto le violenze a Rimini”. Inoltre non voleva giustificare gli stupri, anzi, insiste sul fatto che gli stranieri che arrivano in Italia “vanno educati”.
Questo comunque non le ha evitato la gogna mediatica, anzi.
L’Ansa ha raccolto le dichiarazioni in proposito di Gasparri e Calderoli (noti sostenitori dei diritti degli africani…).
Il primo ha chiesto l’estromissione dell’avvocatessa dal comitato di cui fa parte, e addirittura la radiazione dall’ordine degli avvocati. Il secondo ipotizza che “tra poco a sinistra arriveranno a sdoganare il reato di stupro se commesso da immigrati”.
L’agenzia non ha raccolto dichiarazioni a sinistra. Calderoli si dice “allibito dal solito silenzio della Boschi, che al Governo avrebbe la delega delle Pari Opportunità, ma forse lo ignora”. Gasparri vuole andare personalmente a Salerno “per vigilare su questo episodio incredibile”.
L’unico maggiorenne del gruppo degli stupratori di Rimini è un congolese arrivato in Italia nel 2015, richiedente asilo con permesso di soggiorno fino al 2018.
Due dei minorenni, secondo quanto scrive Repubblica, erano “già noti nella zona come baby spacciatori e per una serie di piccoli furti”.
Il padre dei due ha dichiarato “Può capitare che uno rubi un telefonino, ma non che uno violenta una donna.” Per questo è stato lui a consigliare loro di costituirsi, cosa che i due hanno fatto, dopo che sono state diffuse le immagini che li ritraevano di spalle (e che, sembra, le forze dell’ordine avevano già iniziato ad intercettare uno dei loro cellulari).
Anche l’uomo è finito al centro di furibonde polemiche per delle dichiarazioni estrapolate. Stava spiegando ai giornalisti che “i miei figli non avranno più certe compagnie, avranno capito quello che è successo e si comporteranno bene”, “si potranno fare una famiglia e vivere tranquilli”, ma la frase finita al centro della bufera è: “I miei figli faranno due o tre anni di carcere, poi usciranno puliti”.
Il padre dei ragazzi, secondo Il Resto del Carlino, sarebbe agli arresti domiciliari (ma non si sa per quale motivo).
Il sindaco di Rimini ha commentato negativamente le quelle dichiarazioni, nelle quali “risalta una evidente incapacità” di capire le conseguenze degli atti compiuti e l’importanza delle leggi.
Il Comune ha annunciato che si costituirà parte civile al processo, per chiedere la pena massima e senza alcuna attenuante. (Ma la durata massima della pena al momento non è stata ancora quantificata).

Sequestro di persona, due nigeriani arrestati

Due nigeriani di 19 e 22 anni sono stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona. I due avevano rinchiuso una loro connazionale diciassettenne in una stanza al buio per due settimane a Casapesenna, in attesa che la famiglia pagasse un riscatto di 2.500 euro.
La parente che è stata contattata dai rapitori, che vive in Spagna, si è rivolta alla polizia.
La ragazza è stata liberata grazie all’intervento di altri nigeriani, che hanno minacciato i sequestratori. Le indagini della polizia sono proseguite anche dopo il rilascio e hanno permesso anche alle forze dell’ordine di individuare il covo e arrestare i malviventi. E ancora proseguono, per tentare di individuare l’eventuale rete criminale in cui i due erano inseriti, e magari individuare altre vittime.
La diciassettenne, che prima del rapimento era ospitata all’hub di Bologna, è stata portata in un centro per minori di Vicenza.

Richiedente asilo accusato di furto

Un richiedente asilo diciottenne originario della Nuova Guinea è stato arrestato a Bologna con l’accusa di furto. Il ragazzo è entrato in un appartamento in cui dormivano due ventiduenni senegalesi, afferrando i due smartphone dal comodino. I derubati lo hanno inseguito per i campi e hanno allertato il 113. Il giovane era ospite dell’hub di via Mattei (l’ex Cie bolognese, nel quale in questi giorni si stanno svolgendo i lavori di ampliamento, con l’allestimento di una tendopoli con altri 300 posti).
Intanto il vicedirettore del Resto del Carlino, rispondendo a un lettore, si è schierato apertamente per la chiusura dei porti alle navi straniere e Ong che trasportano clandestini. Chiede inoltre una distinzione severa tra migranti economici e profughi in fuga da guerre, e auspica un’alleanza dei paesi Onu per l’Africa, così come si è fatto per l’Afghanistan. (Invadere l’Africa?) Il lettore scriveva: “Quanti europei sono fuggiti dai loro paesi dopo le due guerre mondiali? Se non c’è l’amore verso il proprio Paese può forse nascere per uno Stato diverso come tradizione, cultura, religione?”. Gli si poteva rispondere che quando in Italia c’era la dittatura un sacco di fuoriusciti Italiani si rifugiarono in Francia, ad esempio, per non parlare degli ebrei allontanatisi dalla Germania per scampare all’Olocausto. Evidentemente al giornale non ci hanno pensato.
Il consigliere leghista Umberto Bosco ha diffuso un comunicato nel quale si oppone alla proposta di aprire un secondo hub metropolitano e alla più equa ripartizione degli arrivi auspicata dalla Giunta: bisogna invece trovare il coraggio di fissare un limite inderogabile agli arrivi, dice. Si devono scongiurare le partenze e rimpatriare chi non ha i requisiti.
Nei comunicati pubblicati sul suo sito web, Bosco fa spesso riferimento all’Islam.
All’inizio di giugno ha espresso preoccupazione per la presenza a Bologna di “luoghi di culto mascherati da associazioni”. “Se le istituzioni locali, come fa il Comune di Bologna, perseverano nel tollerare e sponsorizzare l’aggregazione dei fedeli islamici, le probabilità che da questi assembramenti nascano terroristi non possono che aumentare”. Accanto all’articolo, una vignetta raffigura l’islam moderato come un’enorme bomba alla quale i radicali accendono la miccia.
A settembre commentava l’apertura al dialogo interreligioso da parte del presidente delle comunità arabe in Italia che aveva promosso l’apertura delle moschee ai cristiani. “Perché solo ai cristiani? Perché non invitare altre categorie? Per esempio le associazioni di metallari (Bataclan)”. Secondo lui era in corso un tentativo da parte delle organizzazioni islamiche di stipulare un sodalizio con le gerarchie cattoliche “nella speranza che queste giochino un ruolo di mediazione e favoriscano il riconoscimento istituzionale della religione islamica”. “Non è un caso che a Bologna la comunità islamica non chieda la moschea, ma il sindaco di centrosinistra e il Vescovo premano per dargliela lo stesso”.
Intanto in cronaca nazionale è in primo piano la vicenda dei sindaci dei Nebrodi che hanno deciso di tenere un presidio permanente di fronte all’hotel Canguro di Sinagra (Me), nel quale sono ospitati 50 migranti. “Vanno spostati al più presto”, dicono.
Sul fronte politico, si allontana l’approvazione dello ius soli. Il premier Gentiloni ha ammesso che non ci sono le condizioni per approvare il provvedimento entro la fine dell’estate.