Bologna, la sicurezza non è il Cpr. Frontex, bene l’Italia. Africa, milioni di profughi

L’assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Bologna Lepore ha detto nel corso di un’iniziativa che “noi non possiamo mettere in campo l’elemento del Cie o del Cpr. Non possiamo pensare che dire Cie o dire Cpr sia sicurezza”.
La frase arriva come risposta alla presa di posizione del sindaco Merola, il quale, dopo che per anni ha osteggiato il centro di espulsione, ora ha proposto di ospitare la struttura che Modena non vuole.
Lepore ha comunque ammesso che il tema della sicurezza “mi viene posto dalla maggior parte dei bolognesi”. “Una sinistra che si voglia dire moderna non può far finta che i cittadini si sentano sicuri nelle città … Il sistema della gestione dell’ordine pubblico nelle città oggi è assolutamente fuori controllo in termini di risorse, di regole uguali per tutti e di rapporto con le altre istituzioni”.
Da Modena non giungono notizie relative al Cpr.
A livello nazionale sono circolate tre giorni fa le dichiarazioni del direttore di Frontex Fabrice Leggeri, che ha commentato positivamente l’aumento delle attività di rimpatrio dell’Italia, “sia in termini di decisioni che di operazioni”. Il Paese si sta muovendo “nella giusta direzione per rafforzare questa politica”.
Tra i successi, i rimpatri verso il Sudan, organizzati per la prima volta proprio grazie alla “cooperazione” messa in atto dall’Italia con quel paese.
Sulla situazione attuale in Sudan non arrivano notizie, in questi giorni.
Altrenotizie ricorda che il Sudan è uno dei paesi in cui in passato sono state trovate mine antiuomo prodotte da aziende italiane (di cui fa i nomi).
A maggio scorso un articolo di Onuitalia raccontava che l’Italia ha dato un imprecisato contributo finanziario per sostenere le attività di sminamento nello stato di Red Sea in Sudan.
Secondo un articolo di Repubblica del 2015, l’Italia ha firmato trattati per la messa al bando delle mine e delle bombe a grappolo già dalla fine degli anni 90.
Nell’articolo non si parlava del Sudan, ma del Sud Sudan, che è uno stato a parte, in cui i “cluster” erano stati usati “recentemente”.
In questi giorni il Papa ha lanciato la Giornata di Digiuno e Preghiera per la Pace in Congo e Sud Sudan.
La notizia e gli aggiornamenti sulla situazione dei profughi, rimangono tra gli addetti ai lavori.
Si parla di 4 milioni di profughi originari del Sud Sudan, di cui la metà e fuggita all’estero, e di 13 milioni di persone che necessitano aiuti umanitari in Congo.

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Bologna, dibattito sul Cpr

In piena campagna elettorale, a Bologna si discute della proposta del sindaco di riconvertire l’hub in Centro di Permanenza per i Rimpatri, dopo che negli anni scorsi lo stesso sindaco si era battuto per trasformarlo da centro di espulsione a hub.
In un dibattito elettorale su Radio Città del Capo, l’esponente del Pd Luca Rizzo Nervo si è detto contrario alla proposta del primo cittadino: “Io ho un vizio: sono coerente”. “Ritengo la scelta del superamento del Cie una scelta giusta, e credo che se non meglio specificata la scelta di un centro per il rimpatrio rischia di ripetere qualcosa che abbiamo visto e io non vorrei rivedere in questa città”, ha detto il politico, ex assessore al welfare.
Su Facebook ha pubblicato un comunicato più dettagliato. Pur ammettendo la necessità di rimpatriare gli irregolari, ha scritto “Credo che prima di valutare ogni possibilità si debba specificare meglio la finalizzazione del Cpr”. Il centro dovrebbe servire solo per espellere chi costituisce una minaccia per il Paese, “e non già genericamente per l’espulsione di migranti in condizione di irregolarità, che richiederebbe l’ampliamento dei numeri e in conseguenza di ciò rischierebbe di riprodurre tutti i limiti drammatici che avevano portato alla scelta giusta di chiudere il Cie di via Mattei”.
Il sito di Radio Città del Capo riporta la posizione di altri esponenti locali del Pd, favorevoli al Cpr, e qualche frasetta di due esponenti di altri schieramenti che hanno partecipato al dibattito. La candidata 5 stelle ha detto una frase generica: “Questi problemi si risolvono con politiche dell’immigrazione che riescano a gestire il problema e su questo i governi precedenti hanno fallito”. La candidata forzista invece ha detto che i centri per i rimpatri “diventano ingestibili e fonte di criminalità”. La soluzione? “Queste persone devono essere rispedite a casa quando arrivano”. Non fa una piega. E quelli che sono già arrivati?

Bologna, interrotto il consiglio comunale

I centri sociali Tpo e Làbas hanno interrotto il consiglio comunale a Bologna per protestare contro la presa di posizione del sindaco Merola (Pd), che si è improvvisamente detto favorevole, alcuni giorni fa, all’apertura di un Centro di Permanenza per i Rimpatri in città. “Le politiche securitarie, le dichiarazioni e le proposte degli schieramenti politici favoriscono la crescita di pericolosi fascismi nelle nostre città. L’attentato fascista di Macerata da parte di un militante di estrema destra (candidato anche con la Lega Nord) è la prova tangibile che non è più tempo di ambiguità o di fomentatori di odio razziale di professione”, hanno scritto in un comunicato.
Il video delle contestazioni è stato pubblicato da Bologna Today. Riprendendo l’opinione di Saviano, i manifestanti hanno accusato i leghisti di essere i mandanti politici della tentata strage di Macerata. “Assassini!”, hanno gridato i manifestanti. Un utente del sito commenta “Questi sono squadristi”.
Il sindaco Merola non era presente in Consiglio.
Scrive Repubblica che i manifestanti hanno sventolato vecchi articoli di stampa nei quali il primo cittadino prometteva: a Bologna mai più Cie, c’è incompatibilità ambientale.
La leghista Lucia Bergonzoni si è avvicinata a fronteggiare i manifestanti, ottenendo solo un battibecco. Il sito del Resto del Carlino ha pubblicato pochi secondi di video, solo qualche sprazzo della confusione che c’è stata, nessuna intervista, nessun concetto definito.
Scrive il Corriere che la leghista ha annunciato denunce e ha detto “Dal 4 marzo cambia tutto”, che può essere interpretata come promessa di aumento della repressione in caso di vittoria della Lega alle elezioni.
Il comunicato pubblicato sulla pagina Facebook della Borgonzoni è un po’ più esplicito: “Se la Lega sarà al Governo questa gentaglia capirà che al mondo esistono delle leggi che anche loro devono rispettare”.
276 commenti, alcuni dei quali anche di minaccia verso gli attivisti. “I loro padroni sono i mandanti dell’omicidio di quella povera ragazza tagliata a pezzi”, osserva uno. “Quando i ragazzi di Forza Nuova sono entrati in quella riunione tra l’altro con molta calma.. i tg e i moralisti hanno parlato subito di fascisti. Questi qui invece che cosa sono?”. E poi “lazzaroni”, “topi di fogna”, “zecche rosse puzzolenti”. “Fannulloni”, “delinquenti”, “amici della Boldrini”. “Hanno le mani sporche di sangue”, “quanta droga prendono costoro?” “Essere lì in quel momento!!! Il moretto con un mezzo schiaffo gli facevo passare la voglia di urlare”.
Tra l’altro, la foto del profilo della Borgonzoni mostra lei con l’aureola, le alucce e l’espressione angelica.
Cercando il nome della Borgonzoni, i motori di ricerca restituiscono in evidenza un articolo di Libero di tre anni fa, intitolato “la foto imbarazzante della candidata sindaco”. Un suo “compagno di gioventù” aveva “pensato bene di pubblicare su Instagram uno scatto accompagnato dall’hashag che è tutto un programma: #sindachessadellafattanza, con chiaro riferimento a certi bagordi da marijuana” (l’allusione è di Libero).
Il sito riportava anche la risposta della Borgonzoni (attinta da Repubblica): “I centri sociali oggi sono diversi. Non rinnego quel periodo, ma un tempo le persone che giravano dentro i centri sociali erano diverse. Nessuno mi ha mai proposto di andare a spaccare le vetrine, in quegli anni non mettevano Bologna sottosopra … Se diventassi sindaco, i centri sociali li chiuderei.”.

Reggio Emilia, tre accompagnamenti al Cpr di Torino

Tre stranieri sono stati accompagnati da Reggio Emilia “ad un centro di Torino”. Lo ha detto il Questore in una lunga intervista al Resto del Carlino nella quale ha spiegato la sua strategia di contrasto alla criminalità. Sul fronte dei rimpatri, la ricetta è sempre la solita, l’unica possibile: prima di fare un blitz, si concorda la disponibilità di posti coi Cpr, per evitare di lavorare inutilmente, catturando gente che poi deve essere rilasciata per mancanza di posti.
La Questura intende privilegiare il rimpatrio di chi non è in regola e delinque.
Altre notizie su chi sono i tre accompagnati a Torino sul web non se ne trovano. Come pure non c’è niente sull’albanese accusato di resistenza a pubblico ufficiale e rimpatriato con volo diretto, di cui si parla nell’intervista.

E’ cambiato soltanto il nome

Un’esponente dell’Asgi in un’intervista a Radio Città del Capo ha detto che tra Cie e Cpr è cambiato soltanto il nome. Le categorie che ci finiscono dentro sono le stesse. Possono essere rinchiusi nel Cpr anche coloro che hanno perso il permesso di soggiorno dopo anni di lavoro regolare, i richiedenti asilo a cui è stato negato l’asilo politico, e anche i ragazzi nati e cresciuti in Italia da genitori stranieri, visto che la legge sullo ius soli non è stata approvata.
Anche coloro che hanno commesso crimini vengono portati al Cpr, ma secondo l’Asgi questi ultimi dovrebbero essere identificati in carcere, mentre stanno scontando la pena. E’ un problema che riguarda il ministero della Giustizia e quello dell’Interno.
La polemica è con il sindaco di Bologna Virginio Merola, che nei giorni scorsi ha esplicitamente richiesto al Ministero dell’Interno l’apertura di un centro per i rimpatri “dei delinquenti”. “Categoria opinabile dal punto di vista sociologico”, dice ancora l’Asgi.
La radio ha intervistato anche la consigliera comunale Amelia Frascaroli, che conta di far cambiare idea al sindaco.
Intanto in Sardegna il sito Sardinia Post annuncia in pompa magna “Al via i lavori per il Cpr a Macomer”. Nell’articolo si dice che “la struttura in queste settimane è al centro di un intervento di risanamento e entro pochi mesi sarà pienamente operativa”.
Il Centro di Permanenza per i Rimpatri nel testo viene chiamato Centro “Permanente” per i Rimpatri. Errore non grave, visto che è stato fatto anche da qualche Prefettura nei documenti ufficiali.

Gabrielli: i Cpr servono

Il capo della polizia Franco Gabrielli in un convegno a Bologna ha detto che i Centri di Permanenza per il rimpatrio servono: “L’Italia non può accogliere tutti. Chi è illegalmente sul nostro territorio va rimpatriato”.
E questo è stato interpretato come un incoraggiamento al sindaco di Bologna Virginio Merola, che dopo essersi battuto per anni contro il Cie, e dopo avere rivendicato il merito della sua chiusura, ora ha chiesto il Cpr, visto che Modena “tentenna”.
Secondo il Resto del Carlino il Cpr non sarebbe un’alternativa all’hub che al momento si trova nell’edificio. “Si può convivere”, avrebbe detto il sindaco. Difficile dire come potrebbero convivere una struttura detentiva e una non detentiva, ma per ora non ci si pensa.
Il capo della polizia ha anche fatto un sondaggio mentale: “Non possiamo accogliere tutti. E se non possiamo accogliere tutti dobbiamo immaginare che qualcuno debba tornare al proprio Paese. E per questo servono delle strutture. Sono convinto che se facessimo un sondaggio, il 95% degli italiani sarebbero d’accordo con questa impostazione. Persone di sinistra, di destra, di centro. Poi si va sui territori e si dice che bisogna creare i Cpr e allora lì casca l’asino, in una sorta di schizofrenia”. Già. La gente si rifiuta di uniformarsi ai sondaggi inventati. Strano.
Radio Città del Capo scrive che i Cpr in Italia sono 5: Bari, Brindisi, Caltanissetta, Roma e Torino. Il grosso incendio che ci sarebbe stato a Caltanissetta il mese scorso, provocandone lo sgombero, non risulta. Gli ultimi dati, 1 dicembre, parlano di 417 persone recluse, a fronte di una capienza di circa 500 posti.
Il Cie di Caltanissetta torna anche nei discorsi di Gabrielli riportati dal Resto del Carlino: “per portare uno straniero a Caltanissetta piuttosto che a Brindisi, perché altrove non ci sono i Cpr, vuol dire perdere tre operatori per cinque giorni. Il tema è anche quello di non sottrarre risorse ai territori”. Ma allora il Cpr di Caltanissetta è tornato in funzione?

Affermazioni strampalate

La Cgil regionale dell’Emilia Romagna ha definito “strampalate e gravi” le affermazioni del sindaco di Bologna Virginio Merola, che ha richiesto esplicitamente al Ministro dell’Interno l’apertura di un Cpr “per delinquenti” nella sua città. Dopo che per anni si è opposto ai Cie, ottenendo la chiusura del centro di espulsione bolognese.
La notizia è riportata da Radio Città Del Capo, insieme alle reazioni della parlamentare Sandra Zampa, di una senatrice Pd e a un link alla reazione dell’associazione Antigone, che ha parlato di ‘dichiarazioni da leghista’, che hanno il sapore dello ‘spot di destra’: ‘sembra di sentire Attilio Fontana’, ha detto il presidente dell’associazione, riferendosi al candidato leghista in Lombardia, diventato celebre per delle controverse dichiarazioni sulla ‘razza bianca’.
Comunque, la Cgil dice: “Chi delinque ed ha già scontato una pena in carcere, se straniero e ha perso il diritto a rimanere sul territorio italiano, deve essere direttamente rimpatriato, senza necessità di ulteriori, inutili ed inaccettabili trattenimenti amministrativi – in realtà detenzioni – all’interno di strutture dedicate”.
E qui si entra nel vago. Si sta parlando di identificazione in carcere? E se uno straniero con precedenti è stato scarcerato e si trova a piede libero, e sul momento non c’è un volo disponibile per il suo paese lo si può trattenere o no? E se uno dopo il carcere ha cercato di reintegrarsi nella società civile, è da considerarsi ancora pericoloso?
Comunque la Cgil specifica che sta parlando di rimpatri per “chi delinque”.
Come reazione alle dichiarazioni di Merola, nei giorni scorsi qualcuno ha accennato ad un recente rimpatrio di una trentina di nigeriani richiedenti asilo che non avevano commesso reati. Notizia che non trova conferme nelle cronache. Talvolta vengono diffusi comunicati in caso di accompagnamento al Cpr, ma in caso di rimpatrio non viene emesso nessun comunicato. Né i mass media diffondono statistiche in proposito.
Del resto l’opinione pubblica resta all’oscuro di ben altre cose. LasciateCIEntrare ed Emma Bonino hanno accennato alla riapertura che ci sarebbe appena stata del Cpr di Palazzo San Gervasio, in Basilicata.
Il comunicato firmato dalla Bonino e da Magi era stato pubblicato dal sito del Manifesto, ed è ora inaccessibile agli utenti non registrati. Non è stato ripreso altrove.
I siti di informazione non hanno riportato la notizia dell’inaugurazione del centro, né finora hanno mai riferito dell’accompagnamento al Cpr di qualche straniero. La struttura è ancora vuota? Ci lavora qualcuno?
Sulla stampa di destra qualcuno ha provato a dare un quadro complessivo della situazione. Fornendo i dati di tre mesi fa. Prima dell’incendio del Cpr di Caltanissetta. Notizia che non ha provocato nessuna impressione a livello nazionale, e viene tranquillamente ignorata.