Umbria, nigeriano accompagnato a Palazzo San Gervasio

Un trentasettenne nigeriano con precedenti per stupefacenti, rapina e lesioni è stato fermato dalla polizia nel corso di un controlo in un locale a Perugia.
L’uomo è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Palazzo San Gervasio, Potenza.
Nel corso dei primi undici mesi del 2021 su 166 nigeriani che sono transitati nei Cpr italiani ne sono stati rimpatriati soltanto 21, appena il 12%.
Dati relativi all’anno in corso non sono disponibili.
Uno dei motivi per cui i Cpr vengono criticati è che nella metà dei casi il trattenimento non si conclude con il rimpatrio e quindi non ha nessuna utilità, a parte quella di tenere alcuni stranieri lontani dalle strade per tre mesi in più, oltre le eventuali pene da scontare in carcere.
Oggi in Sardegna è prevista una manifestazione per chiedere la chiusura del Cpr di Macomer. I manifestanti vogliono esprimere “il proprio sdegno nei confronti dell’ipocrisia europea che accoglie i rifugiati scappati dalla guerra ucraina ma dimentica tutti gli altri che provengono dai territori extra-europei, quelli che sono ancora dispersi nei boschi al confine tra la Polonia e la Bielorussia, quelli delle tendopoli intorno a Calais, quelli lasciati morire nel Mediterraeneo, e coloro che scappano da altri paesi dove permangono situazioni di guerra”.
Sono state raccolte schede telefoniche da consegnare ai reclusi, visto che evidentemente nel centro non vengono applicate le stesse regole in vigore altrove, dove almeno in certe fasce orarie i reclusi possono usare il proprio cellulare in una stanza appositamente allestita.
Ogni centro rimpatri è affidato a un gestore diverso, ha gli spazi strutturati in maniera diversa, ed applica un regolamento diverso a seconda delle esigenze.
Secondo l’Alto Commissariato per i Rifugiati al mondo ci sono 82 milioni di persone che sono state costrette a lasciare la propria casa.
Nella sede romana della comunità di Sant’Egidio i magistrati progressisti di Area democratica per la giustizia stanno approfondendo in questi giorni gli strumenti legislativi a disposizione dell’Unione Europea e dell’Italia per l’accoglienza di chi scappa dalle guerre.
Saranno ascoltate le testimonianze di chi è fuggito dalla Libia e di chi ha affrontato la rotta balcanica.
Radio Radicale seguirà almeno uno dei dibattiti.
In Nigeria ufficialmente i terroristi di Boko Haram hanno deposto le armi entro l’inizio di quest’anno, e sono stati reintegrati nella società. Ma secondo i sacerdoti presenti sul posto, attività terroristiche proseguono nelle aree rurali. Sono segnalati omicidi e requisizioni di animali.

Nuovo gestore al Cpr di Macomer

La cooperativa sociale Ekene Onlus di Battaglia Terme è il nuovo gestore del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Macomer, in Sardegna. Lo scrive LasciateCIEntrare, che ricostruisce tutte le fasi dell’appalto e raccoglie tutte le informazioni che si sono accumulate in questi anni a proposito dei centri per migranti che la stessa società gestisce o ha gestito in Veneto.
La società che aveva presentato l’offerta più conveniente è stata esclusa dalla gara per eccesso di ribasso. Aveva sottostimato il costo del lavoro del personale aggiuntivo previsto nell’offerta tecnica, scrive il sito.
L’attuale gestore del Cpr sardo, che pure aveva partecipato alla gara d’appalto, è stato escluso, ma ha invece ottenuto la gestionre del Cpr di Ponte Galeria, Roma.
Il nuovo appalto durerà 12 mesi. L’importo è stimato sulla base di una capienza teorica di 50 posti. Il costo del servizio di gestione e funzionamento del centro sarebbe di 778 mila euro, a cui si aggiungono 22 mila euro per i kit di primo accesso e 46 mila euro per il pocket money e le tessere telefoniche.
L’appalto non include i costi di mantenimento della struttura, che spettano alle Opere Pubbliche, e quelli di vigilanza, affidata al personale delle forze dell’ordine.
La notizia è stata ripresa anche dal sito Pressenza, che la collega brevemente al cambio di gestione che sta avvenendo a Torino.
I media non forniscono nessuna tabella contenente le date di scadenza dei contratti negli altri sette Cpr italiani.
Le notizie restano tra gli addetti ai lavori. Il resto dell’opinione pubblica non ha più sentito parlare di Ponte Galeria almeno dal mese scorso, quando uno dei migranti reclusi nel centro è morto dopo tre giorni di contenzione nel reparto psichiatrico di un ospedale della capitale. C’era stata una conferenza stampa della società civile tunisina in cui si chiedeva di fare chiarezza, in occasione della visita nel Paese nordafricano del ministro degli Esteri Di Maio. Di Maio non si è mai espresso sull’episodio.
Col suo omologo ha parlato del traffico illegale di rifiuti, a proposito di quasi 8 mila tonnellate di spazzatura italiana rimasta bloccata a Souse e probabilmente da riportare indietro, e di immigrazione in generale. “Se l’Italia si farà carico degli elevati costi del rimpatrio dei rifiuti, lo farà in cambio di nuove concessioni sul dossier migratorio?”, si chiedeva Il Foglio.
Il Cpr sardo invece viene nominato spesso per via della sua bassissima percentuale di rimpatri rispetto al totale dei trattenuti. Nessuno finora ha spiegato il motivo di questa inefficenza. La stampa è stata da sempre lasciata fuori dalla struttura: le uniche foto a disposizione sono quelle della recinzione vista dall’esterno.
Una decina di giorni fa Pressenza segnalava che c’erano problemi col riscaldamento. Nessun ha detto se e quando è stata trovata una soluzione.
Per quanto riguarda Torino, quattro giorni fa Pressenza ha scritto che le buste erano state aperte in Prefettura, ma l’appalto non era stato ancora assegnato. Esclusa la Ekene, restavano quattro partecipanti, tra cui Ors (che ha gestito finora il Cpr di Macomer).

Cpr Macomer senza riscaldamento

Scrive LasciateCIEntrare che nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Macomer non funziona il riscaldamento. I migranti vanno a letto indossando i giubbotti e tutti gli abiti che possiedono.
Il comunicato parla sia di riparazioni effettuate o da effettuare sia del fatto che sarebbe terminato il gasolio per le caldaie.
Oltre al riscaldamento manca anche l’acqua calda.
La notizia è stata ripresa da Pressenza, che sollecita il comune a nominare un’autorità di garanzia per il monitoraggio del corretto funzionamento della struttura.
Almeno tre garanti locali si sarebbero espressi in passato a proposito del Cpr, ma non si è mai capito chi di loro fosse quello competente.
Il Garante nazionale deve occuparsi di un campo d’azione molto vasto, per cui visita ciascun centro sì e no una volta l’anno.
Tra le criticità segnalate a livello nazionale, il Garante aveva segnalato l’assenza di un registro degli eventi critici consultabile a distanza dall’autorità di garanzia. Spesso manca anche un registro consultabile visitando i centri di persona.
Il comunicato di LasciateCIEntrare, firmato anche dall’Assemblea No Cpr Macomer e da Potere al Popolo, parla di tentativi di suicidio avvenuti nel Cpr sardo, di atti di autolesionismo e di proteste. “Solo casualmente nei quasi due anni di attività del Cpr di Macomer non si è verificato alcun decesso, nonostante ci si sia andati molto vicini”, scrivono gli attivisti.
Pressenza batte di nuovo sul tasto della sicurezza, viste alcune dichiarazioni rilasciate in passato dalle autorità locali, relative al fatto che un centro rimpatri potesse essere un pericolo per il resto della cittadinanza. “Ma come sappiamo chi delinque va in carcere non nel Cpr”, scrive il sito. Arbitrariamente, perché in realtà sappiamo che spesso dopo il carcere si viene portati al Cpr. Secondo un dato ufficioso diffuso da un sindacato di polizia, il 90% dei migranti reclusi nel Cpr di Torino avrebbe precedenti penali. Si tratta solo di una voce, perché in realtà dati precisi non vengono mai diffusi, né richiesti.
Il Cpr in Sardegna è stato inaugurato, su iniziativa del Pd, per fungere da deterrente agli sbarchi sull’isola da parte di stranieri provenienti dal Mediterraneo occidentale. Non si hanno statistiche precise sulle nazionalità presenti nel centro. In qualche caso si è parlato anche di accompagnamenti al Cpr sardo di migranti fermati nelle altre regioni.
Quello che si sa è che il numero di persone rimpatriate a partire da Macomer è più basso rispetto a quello degli altri centri: solo 35 nei primi 10 mesi e mezzo dell’anno scorso, molto al disotto di Brindisi, che si è fermato a 73 (Palazzo San Gervasio è arrivato a quota 518).
In termini percentuali, Macomer non è l’ultimo della classifica solo grazie al Cpr di Torino, da cui è stato rimpatriato solo il 18,1% dei migranti transitati, a fronte del 18,9% del Cpr sardo. Ma a Torino sono transitate più persone, 631, e i rimpatri in dieci mesi e mezzo sono stati 114, più del triplo.
La stampa locale sarda si limita a riportare il comunicato degli attivisti. Per il resto, c’è stata una indifferenza quasi totale per il funzionamento della struttura in questi mesi. Tant’è vero che LasciateCIEntrare parla di un “muro di silenzio che avvolge il Cpr di Macomer”. “La vita quotidiana all’interno del Cpr continua a svolgersi nell’indifferenza di chi vive al suo esterno e non si accorge della sua disumanità”, scrivono gli attivisti.

Macomer, LasciateCIEntrare risponde alle istituzioni

Il 30 ottobre c’è stata una manifestazione in Sardegna contro il Centro di Permanenza per i Rimpatri di Macomer. Il sindaco e il prefetto avrebbero rilasciato qualche dichiarazione per rassicurare l’opinione pubblica sul rispetto dei diritti umani nel Cpr. Ora LasciateCIEntrare ha diffuso un comunicato per ribattere a quanto sostenuto dalle istituzioni.
Secondo gli attivisti i Cpr violano la dignità umana per il solo fatto di esistere, indipendentemente da come vengono gestiti.
Gli accessi al centro vengono consentiti soltanto a coloro che sono favorevoli alla sua esistenza, mentre la consigliera regionale Laura Caddeo, che ha appoggiato la protesta, non è potuta entrare.
I manifestanti hanno raccolto schede telefoniche da consegnare ai reclusi, viste le difficoltà a comunicare con l’esterno: nell’epoca degli smartphone, coi quali si può parlare e spedire messaggi gratuitamente con qualunque parte del mondo, gli stranieri nei centri per i rimpatri possono restare in contatto coi loro familiari o avvocati soltanto per mezzo di telefonate a pagamento. I gestori del centro hanno preso le schede telefoniche consegnate dagli attivisti, ma a quanto sembra non le hanno ancora distribuite.
Pressenza ha pubblicato il comunicato, con foto dell’ingresso del Cpr quando ancora era presente il cartello con scritto Casa Circondariale. Anche se il centro è in funzione da una ventina di mesi, ancora non esistono foto e filmati girati al suo interno per vedere come è organizzato ora.
L’Unione Sarda ha pubblicato una foto dell’attuale cancello d’ingresso, con recinzione rinforzata e militari di guardia.
Sui siti di informazione non c’è traccia delle dichiarazioni di sindaco e prefetto, che forse sono state riportate soltanto sulla stampa locale. Né si trovano interviste alla consigliera Caddeo che ha mediato con i manifestanti. Il suo nome compare soltanto nel comunicato, in cui non si dice di quale schieramento fa parte (una lista civica coalizzata col Pd).

Corteo a Macomer

Sabato scorso a Macomer in Sardegna si è svolta una manifestazione alla quale hanno aderito una ventina di associazioni. Pressenza dopo avere visto il servizio realizzato dal tg di Videolina ne ha tratto un articolo con alcune riflessioni. Il titolo è: “Centro per rimpatri Macomer: il più inefficiente d’Italia”. Alla base di questa interpretazione ci sono i dati diffusi poco tempo fa dal Garante nazionale dei detenuti. In tutto il 2020 le persone transitate nel Cpr sardo sono state 175, ma solo 37 di loro sono state rimpatriate: il 21%. Il tempo di permanenza medio nel centro è stato di ben 73 giorni, il risultato più alto tra i vari Cpr.
Anche le ultime statistiche disponibili, quelle relative ai primi mesi del 2021 sono andate male: i giorni di permanenza media sono stati 59; il dato è più basso ma comunque è il peggiore in Italia. Le persone transitate sono state 75, a fronte di 18 persone effettivamente rimpatriate (24%).
Come mai questo centro è più inefficiente degli altri? Non si sa. La stampa non può entrare nel Cpr, ma racconta anche che “è difficile avvicinarsi e ottenere delle semplici informazioni”. La struttura è stata allestita con funzione di deterrenza nei confronti dei migranti provenienti dal Mediterraneo occidentale. I quali, sapendo che sbarcando sulle coste sarde sarebbero stati rinchiusi a Macomer, in un ex carcere, avrebbero dovuto decidere di non partire. Comunque non si conoscono le nazionalità degli stranieri transitati nel centro; in alcuni casi vi sarebbero state trasferite anche stranieri fermati nelle altre regioni italiane.
Il Cpr si trova in un paesino al centro della Sardegna, lontano da coste, porti e aeroporti. Scrive Pressenza che da nessuno degli aeroporti più vicini sarebbero previste destinazioni nel nord Africa. Quindi per rimpatriare gli stranieri sarebbe necessario portarli prima a Fiumicino. Il condizionale è d’obbligo, perché in effetti non circolano racconti su come avvengono i rimpatri da Macomer.
Il Garante nazionale dei detenuti ha monitorato 56 voli di rimpatrio, e ne ha tratto un rapporto di 17 pagine che si può sacaricare dal sito ufficiale. Il rapporto comunque non contiene resoconti dei singoli voli di rimpatrio, ma informazioni e raccomandazioni generali. . E’ composto di fogli scannerizzati, quindi non si possono cercare parole chiave al suo interno. E non viene citato quasi mai quando si parla di rimpatri.
Casomai la situazione sarda dovrebbe essere monitorata da qualche garante locale, ma non si è ancora capito quale dei vari garanti locali sarebbe competente su questo centro. Sembrerebbe che l’unico garante ad averlo visitato sia quello di un’altra provincia, ma nessuno ne ha letto o ascoltato un resoconto.
Il Garante nazionale è stato a Macomer a marzo. I media locali hanno riportato la notizia che ci sarebbe stata la visita, ma non hanno dato visibilità alle sue dichiarazioni successive.
Di recente ha concesso un’intervista a Repubblica in occasione del processo Regeni, e pensando anche al caso di Patrick Zaki ha chiesto una riflessione sull’opportunità di sospendere i rimpatri verso l’Egitto, oltre che verso l’Afghanistan.

Macomer, sabato manifestazione no-Cpr

Sabato prossimo si terrà a Macomer in Sardegna una manifestazione per chiedere la chiusura del locale Centro di Permanenza per i Rimpatri. Lo scrive Il Manifesto, secondo cui ad organizzarla è il Comitato No Cpr Sardegna, costituito da quindici tra gruppi politici e associazioni di base.
Quando il ministro Minniti ha istituito i Cpr con l’attuale definizione, aveva detto che sarebbero stati qualcosa di diverso rispetto ai loro predecessori, i Cie, perché qui non ci sarebbero state violazioni dei diritti umani. I Cpr infatti sarebbero stati tenuti sotto controllo dal Garante dei detenuti. L’articolo non cita nessuna visita del Garante nazionale dei detenuti, che ha ben altre preoccupazioni dovendo occuparsi di tutte le carceri nazionali, i luoghi di detenzione, le navi quarantena e i voli di rimpatrio. Il suo ufficio riesce a visitare ciascun Cpr soltanto una volta l’anno. Per quanto riguarda i garanti locali, gli attivisti dicono che il garante di Oristano è riuscito ad entrare nella struttura solo aggregandosi a due consiglieri regionali che hanno effettuato un sopralluogo (e di cui non si riportano i nomi). Anche i garanti di Tempio e Nuoro, sembra di capire, sarebbero interessati alla struttura, ma non ci hanno mai messo piede. Macomer è in provincia di Nuoro e dista una cinquantina di chilometri sia da Nuoro che da Oristano, una settantina di chilometri da Sassari.
L’articolo si sofferma anche sul complesso schema proprietario dell’ente gestore, una società con sede in Svizzera, criticata da Amnesty sei anni fa per via della gestione di un centro di accoglienza in Austria, troppo sovraffollato.
Comune Info ricorda che dopo una manifestazione che si era svolta all’inizio dell’estate il Prefetto aveva detto che non condivideva l’utilizzo della parola “lager” per definire il centro. Il sito ha riportato l’intero comunicato degli organizzatori, con l’elenco dei firmatari. Tra questi si leggono i nomi di LasciateCientrare, Legambiente, Potere al Popolo, Usb, Cobas scuola e Sardegna Palestina.
Nel rapporto di quest’anno del Garante dei detenuti si legge che la sola visita al Cpr di Macomer c’era stata a marzo 2020, visto che il centro era stato aperto un paio di mesi prima. I media non ricordano una visita successiva. Il prossimo rapporto è atteso a ridosso della primavera.
Al presunto conflitto di competenze tra i vari garanti locali si accenna anche nel recente rapporto diffuso dalla Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (a pagina 83), che dedica una scheda dettagliata a ciascun Cpr. Quando si parla di Tempio si ci si riferisce a Tempio Pausania, un comune in provincia di Sassari a più di 100 chilometri da Macomer.
Il rapporto parla di carenza di personale, e del fatto che ad un’avvocatessa sarebbe stata negata la presenza di un interprete nel corso dei colloqui con i suoi assistiti.
Il centro è stato allestito in un carcere con celle da due posti. I giornalisti non hanno potuto visitarlo neanche prima che iniziasse ad ospitare gli stranieri da espellere.

Torino, rivolta al Cpr

Ieri pomeriggio c’è stato un tentativo di rivolta al Cpr di Torino. Alcuni dei reclusi hanno provocato un incendio che ha reso inagibili 35 posti. Si sta cercando una sistemazione per tutti coloro che erano ospitati in quel settore. Alcuni stranieri sono stati portati in infermeria per sospetta intossicazione.
La notizia è stata riportata in poche righe dal sito del Corriere, con consueta foto di repertorio del centro visto dall’alto.
Nelle ultime ore era stata diffusa la notizia della chiusura del cosiddetto Ospedaletto, ossia il settore nel quale venivano messi in isolamento per motivi sanitari o di sicurezza alcuni dei reclusi.
A chiedere la chiusura del settore era stato il Garante nazionale delle persone private di libertà.
Nell’ospedaletto erano morti due stranieri, negli ultimi anni: uno per malore, l’altro per suicidio.
Tra pochi giorni dovrebbe svolgersi una iniziativa organizzata dalla campagna LasciateCIEntrare, nel corso della quale alcuni giornalisti potranno visitare i Cpr, grazie alla collaborazione di alcuni parlamentari disposti a farli accreditare come loro collaboratori al momento dell’ingresso.
Finora sono stati diffusi i nomi di quattro onorevoli che hanno aderito all’iniziativa, ma non la lista dei centri che verranno visitati (in tutta Italia ce ne sono una decina).
Msn ha riportato un lancio dell’Ansa secondo il quale l’incendio è avvenuto nella cosiddetta Area Rossa del Cpr torinese, che ha subito gravi danni. La colonna di fumo nero sarebbe stata avvistata da vari punti della città. La foto accanto all’articolo mostra materiale accatastato in un cortile, ma apparentemente si tratta di un’immagine relativa ad un episodio precedente.
Negli ultimi giorni LasciateCIEntrare ha diffuso due comunicati sul suo sito, uno per opporsi all’apertura di un Cpr in Trentino Alto Adige, dove non è ancora stata individuata la località in cui allestire la struttura, l’altro per la raccolta di schede telefoniche per i reclusi del Cpr di Macomer, dove il regolamento prevede ancora il sequestro dei telefoni personali al momento dell’ingresso. Gli stranieri possono comunicare coi loro avvocati e coi loro familiari solo utilizzando telefoni pubblici con schede telefoniche a pagamento.
Il divieto di usare il proprio telefono all’interno dei Cpr non è stato stabilito per legge, ma deriva dal regolamento delle singole strutture.
L’uso di cabine telefoniche pubbliche costituisce una grossa limitazione per i reclusi, visti i costi delle comunicazioni internazionali, l’assenza di internet, messenger, e-mail, sms e perfino l’assenza di una rubrica digitale dei contatti. La sentenza di un tribunale aveva stabilito che sarebbe stato meglio consentire ai reclusi di utilizzare il proprio telefono cellulare, magari in un contesto sorvegliato per evitare abusi (una stanza ben precisa, in un orario consentito, ad esempio). Ma queste richieste hanno avuto ben poca visibilità sui mass media.
La stampa viene tenuta fuori dai Cpr, e si limita a riportare brevi comunicati ufficiali in caso di rivolte, accompagnamenti nei centri e iniziative di protesta.
Gli attivisti insistono a dire che si finisce nei centri rimpatri senza avere commesso reati, la cronaca riporta di accompagnamenti di persone che hanno commesso reati, e non esistono statistiche su quanti degli stranieri reclusi sono pregiudicati e quanti no.
Gli schieramenti politici in linea di massima sarebbero favorevoli a portare avanti il piano Minniti (Partito Democratico), già ipotizzato dal suo predecessore Maroni (Lega) nel decennio precedente, di aprire un Cpr in ogni regione. All’appello ne mancano ancora parecchie: Trentino Alto Adige, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo, Campania, Calabria, Marche, Veneto.

Rissa a Monastir, cinque accompagnamenti al Cpr

Alla fine di febbraio c’è stata una rissa tra stranieri nel centro di accoglienza di Monastir, vicino Cagliari, in Sardegna. A quanto ha scritto l’Ansa si sono confrontati gli stranieri già presenti nella struttura e quelli appena arrivati. Uno straniero è stato colpito alla testa da un oggetto contundente ed è stato ricoverato in gravi condizioni. 15 migranti sono stati denunciati.
Ora sono arrivati i nuovi sviluppi: 5 algerini sono stati trasferiti al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Macomer, sempre in Sardegna, da cui si conta di rimpatriarli in breve tempo.
La notizia è stata riportata da vari siti web locali, con foto di repertorio, talvolta con qualche confusione tra centro di accoglienza e centro rimpatri.
Intanto altri due algerini sono stati arrestati nel sud della Sardegna: entrambi erano già stati rimpatriati una volta, e sono tornati in Italia prima dello scadere del divieto di reingresso (tre e cinque anni).
Non è ancora stato deciso che provvedimenti prendere nei loro confronti.

Lucca, accusato di furto, accompagnato a Macomer

Un cittadino cingalese quarantaduenne è stato fermato dalla polizia dopo un furto al supermercato a Lucca. Già a novembre l’uomo era stato arrestato per aver rubato una bici ad un rivenditore. Ora è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Macomer, in Sardegna, da cui dovrebbe essere rimpatriato.
I cingalesi sono i cittadini dello Sri Lanka. Non si sa quanto sia efficiente l’accordo bilaterale tra Italia e Sri Lanka. Se entro 90 giorni non dovesse essere possibile organizzare il rimpatrio, lo straniero potrebbe essere liberato e tornare sul territorio. Come è successo il mese scorso ad un trentaseienne della Sierra Leone fermato a Mestre, che dopo avere trascorso tre mesi a Macomer è tornato nella stessa città in cui aveva commesso dei reati. L’uomo era finito nelle cronache in passato per avere sputato su donne e bambini e per avere danneggiato delle auto in sosta. Appena tornato in città è stato arrestato per una condanna passata in giudicato. Ora dovrebbe rimanere in un carcere italiano per quasi due anni, ha scritto Il Gazzettino.

Macomer, diventa papà nel Cpr ma rischia il rimpatrio

Repubblica ha raccontato nelle pagine locali torinesi la storia intricata di uno straniero che è diventato padre mentre si trovava nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Macomer, in Sardegna.
Secondo quanto scrive il sito, allo scadere dei termini del suo trattenimento l’uomo, marocchino di 32 anni, si è diretto ad Acqui Terme dove abitano la sua compagna e la figlia.
Ha compilato tutti i moduli per il riconoscimento e si è presentato in questura per chiedere che la bambina potesse avere il suo cognome.
Al momento dell’uscita dal Cpr aveva ricevuto l’ordine di abbandonare l’Italia entro sette giorni.
Così la polizia “è venuta a bussare alla sua porta” e l’ha riportato al Cpr, stavolta a quello di corso Brunelleschi a Torino.
“I termini della permanenza scadono a febbraio”, dice il sito (ma probabilmente possono essere rinnovati per altri due mesi prima di un eventuale rilascio, se non avviene il rimpatrio).
La faccenda è intricata perché secondo quanto scrive il quotidiano per avere il permesso di soggiorno servirebbe la residenza, e per avere la residenza serve il permesso di soggiorno.
L’uomo ha presentato ricorso contro il silenzio della questura sulla domanda di permesso di soggiorno, ma il tribunale si pronuncerà il 31 marzo.
Si poteva ricorrere in cassazione, ma l’iter dura un anno e mezzo: l’esito arriva quando ormai è troppo tardi.
In caso di rimpatrio immediato con divieto di reingresso in Italia per cinque anni, l’uomo “potrebbe rivedere sua figlia ormai alle elementari”, scrive il sito.
Dal Cpr di Macomer negli ultimi tempi è uscito un altro straniero, un trentaseienne della Sierra Leone.
La storia è meno commovente, in questo caso: l’uomo ha numerosi precedenti a suo carico, è famoso per avere sputato su donne incontrate per strada e per avere sfasciato i vetri di una cinquantina di auto a Mestre. E proprio a Mestre è tornato, suscitando qualche preoccupazione nelle forze dell’ordine non solo per il rischio che combinasse altri danni, ma anche perché qualcuno poteva pensare di farsi giustizia da solo e aggredirlo.
Lo straniero è stato arrestato dalla polizia e per quasi un anno e 11 mesi dovrebbe rimanere in carcere.
Dopodiché potrebbe tornare sul territorio: gli accordi di rimpatrio verso la Sierra Leone non sembra siano molto efficienti, al momento. L’alternativa è quella di rinchiuderlo al Cpr per altri tre mesi, col rischio di tenere occupato inutilmente un posto e concludere con un nuovo nulla-di-fatto.
Da Torino invece arriva un articolo di Pressenza che solleva dei dubbi sulla qualità dell’assistenza sanitaria all’interno del centro rimpatri, e accenna ad atti di autolesionismo gravissimi e invalidanti che sarebbero stati gestiti con notevole ritardo.
Ovviamente mancano i dettagli: quello che avviene all’interno del Cpr è molto opaco, dice l’articolo, le persone che vengono rilasciate non ricevono neanche la documentazione medica che li riguarda, e questo sarebbe contrario ai regolamenti vigenti.
Nel titolo si parla di un “processo involutivo in atto al Cpr di Torino”, che starebbe riportando la situazione a prima dei miglioramenti che erano stati constatati nel 2020.
Nel Cpr lavorano 3 medici assunti dall’ente gestore, che non coprono tutte le 24 ore giornaliere. Il Servizio Sanitario Nazionale è escluso e Pressenza ne sollecita il coinvolgimento “come già avviene in altre strutture”.