Al Giornale sfugge la riapertura del Cie di Bari

Titola il Giornale: “Immigrazione nel caos. Gli irregolari in libertà, i centri di rimpatrio vuoti”. E sotto: “Solo 4 Cpr attivi e ospitano 376 stranieri. I clandestini in circolazione? Sono 39 mila”.
Si legge nell’articolo (firmato, datato ieri): “Attivi, secondo i dati al 7 novembre, solamente [i centri] di Brindisi, Caltanissetta, Roma e Torino”. “Uno, quello di Potenza, sorgerà ‘nei prossimi giorni, comunque entro fine anno – assicura al giornale il capo di Gabinetto del Ministro, Marco Morcone – e anche quello di Bari è pronto”.
In effetti quello di Bari è così pronto che è già stato riaperto da due settimane. Ed è così funzionante che leggiamo spesso di stranieri che vi vengono portati (tra cui quattro da Pisa la settimana scorsa).
La notizia però è sfuggita ai segugi del Giornale, e speriamo non anche al capo di Gabinetto del Ministro.
Si legge ancora nell’articolo che “entro settembre dovevano essere pronte le strutture a Montichiari, Gradisca, Santa Maria Capua Vetere, Iglesias, Modena e Mormanno, Cosenza”.
Anche qui è sfuggito qualche dettaglio: il progetto Iglesias (Cagliari), a quanto scrivono i giornali locali, è stato abbandonato, sostituito da quello di Macomer, provincia di Nuoro, dove c’è un carcere dismesso che può essere riadattato a centro rimpatri. L’amministrazione comunale ha accettato entusiasta, pensando agli investimenti e ai posti di lavoro, mentre l’opposizione ha chiesto un referendum popolare per bloccare il progetto.
Due giorni fa, all’insaputa della stampa nazionale, c’è stato un Consiglio Comunale per decidere sulla votazione a cui dovrebbero partecipare i cittadini. Al sindaco il governo ha già fatto sapere che la decisione non è di competenza locale. L’opposizione ha abbandonato l’aula, facendo mancare il numero legale, perché il Consiglio è stato convocato senza sentire prima la conferenza dei capigruppo, in violazione del regolamento.
Ironia della sorte, quelli che vogliono il centro di espulsione, che sono di sinistra, accusano di razzismo quelli che non lo vogliono.
La sigla Cpr coniata da Minniti sta per “Centro di Permanenza per i Rimpatri”. Lo stesso Minniti aveva annunciato in conferenza stampa i “Centri di Permanenza per il Rimpatrio“, mentre l’ufficio stampa annunciava i “Centri Permanenti per i Rimpatri”. Pochi giorni fa La Stampa titolava qualcosa a proposito dei “Centri di Permanenze“, mentre la Nuova Sardegna parla di “Centri di Permanenza e Rimpatrio”.
L’articolo del Giornale ha ricevuto una decina di commenti dal tono prevedibile (“Colpa della sinistra irresponsabile e razzista nei confronti delle famiglie italiane indigenti”), ma nessun utente barese o sardo ha avvisato il quotidiano delle ultime novità.
Per quanto riguarda il Cpr di Potenza, è vero che la sua apertura è imminente. Sul sito della Prefettura è possibile leggere il bando, in cui si parla di 150 stranieri da ospitare, mentre il Ministro aveva annunciato mini-Cie da 80-100 posti. Aveva anche detto un Cpr per Regione ma temporaneamente (fino a quando?) in Puglia ne sono attivi due: Bari e Brindisi.
Poco male. A parte un comunicato di protesta da parte di un esponente del Movimento 5 Stelle parecchio tempo fa, anche questo aspetto è passato sotto silenzio negli ambienti politici e giornalistici.
Accanto all’articolo, il Giornale pubblica la foto di una lunga fila di stranieri dietro le transenne. Non certo per entrare nel centro rimpatri. Dove e quando è stata scattata la foto? Non si sa. Cosa dicono gli stranieri in proposito? Ovviamente non sono stati intervistati.

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Muore Alesssandro Leogrande

E’ morto per un malore a 40 anni lo scrittore e giornalista Alessandro Leogrande. Era stato vicedirettore della rivista Lo straniero, collaboratore di Radio 3, aveva scritto libri sullo sfruttamento dei lavoratori stranieri a sud, sulle migrazioni attraverso il Mediterraneo, sulle frontiere.
La Gazzetta del Sud pubblica il ricordo di una giornalista che lo ha conosciuto e apprezzato.
Su Youtube ci sono parecchi filmati che lo riguardano, interviste e presentazioni. Come questo, riguardante la frontiera, che è stato postato da Feltrinelli editore. Il viaggio, spiegava Leogrande, non è solo l’attraversamento del Mediterraneo. C’è gente che ci ha messo cinque o sei anni per arrivare in Europa.
Leogrande non si soffermava sui numeri, ma sulle storie delle persone, mettendo talvolta in risalto l’aspetto epico del loro viaggio, della loro avventura.
Per scrivere La Frontiera, lo spunto iniziale è stato la strage avvenuta nei pressi di Lampedusa ad ottobre del 2013. I morti furono più di 300, la notizia fece enorme scalpore. Lui  cominciò ad intervistare i soccorritori, poi, visto che gran parte delle persone che erano a bordo erano eritree, iniziò ad interessarsi della situazione di quel paese. Dove c’è una terribile dittatura di cui in Italia non si sa nulla, non se ne parla, nonostante l’Eritrea sia una ex colonia italiana.

Rimpatriata ad agosto, torna in Italia e viene arrestata

Una trentenne tunisina arrestata ad agosto scorso è tornata in Italia, non si come, e si è presentata col suo legale di fiducia all’ufficio immigrazione della Questura di Ravenna per chiedere la protezione internazionale. Qui le sono state prese le impronte, ed è emerso che la donna aveva numerosi alias e precedenti di polizia per reati contro la persona e violazione della normativa sugli stupefacenti. Inoltre, essendo stata già rimpatriata, non poteva rientrare in Italia prima di cinque anni. Così è stata arrestata. Cosa rischia adesso? Non si sa. Ravenna Notizie accanto all’articolo ci ha messo la foto della mano di un arbitro che regge un fischietto e un cartellino rosso.
Resterebbe da capire come mai la donna si è presentata in Questura. Possibile che nessuno le aveva spiegato la faccenda dei cinque anni?
Pochi giorni fa, sempre da Ravenna, un tunisino è stato accompagnato al Cie di Brindisi. L’uomo era stato fermato dalla municipale in strada, ed era stato portato all’ospedale per accertamenti su eventuali malattie infettive. Qui ha tentato disperatamente la fuga, ma è stato bloccato. Era irregolare sul territorio italiano, ma Il Resto del Carlino non riporta riferimenti ad eventuali precedenti penali.

Aumentano le richieste di protezione internazionale

Scrive il sito Notizie.it che nei primi sei mesi del 2017 le richieste di protezione internazionale sono aumentate del 44% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo il numero di 77.449. Tra il 2016 e il 2015 l’aumento era stato del 47%.
Nell’articolo si parla anche di un calo del 31%, probabilmente del numero degli sbarchi. Al 31 ottobre, i migranti sbarcati erano oltre 110 mila. Il 17% sono nigeriani, seguono i cittadini di Guinea, Bangladesh e Costa d’Avorio (attorno al 9% ciascuno).
Il sito non cita la fonte, ma gli stessi dati sono riportati anche da Redattore Sociale. Che nota anche un’altra cosa: il fallimento del progetto di relocation, ovvero di trasferimento dei migranti dai due stati di frontiera (Italia e Grecia) agli altri stati dell’Unione Europea. Erano stati previsti 160 mila trasferimenti, ne sono stati messi in atto solo 29 mila, di cui solo 9 mila dall’Italia. Poco più del 30%.
Il sito cita anche la fonte: il Rapporto sulla protezione in Italia nel 2017, che è stato presentato ieri nella sede dell’Anci a Roma.
Il rapporto illustra anche i dati dello Sprar (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). I beneficiari del sistema sono aumentati di 9 mila unità nell’ultimo anno, passando da 26 mila a 35 mila. Il numero dei richiedenti asilo accolti dallo Sprar è quintuplicato in cinque anni.
Il Prefetto Mario Morcone ha ammesso in conferenza stampa che bisogna cambiare la Bossi-Fini, “non perché si tratti di una legge da giudicare buona o cattiva, ma perché risale a quindici anni fa e dopo quindici anni è una legge ormai fuori asse temporale”.
Il comunicato sul sito del Ministero non spiega comunque in che cosa dovrebbe essere cambiata la legge.
Dall’estero intanto arriva la richiesta da parte dell’agenzia nigeriana contro il traffico di esseri umani di identificare e processare i responsabili della morte di 26 donne nigeriane naufragate al largo della Libia e recuperate da una nave spagnola arrivata a Salerno domenica scorsa.
L’agenzia è interessata a conoscere i nomi di eventuali cittadini nigeriani coinvolti nel traffico di esseri umani.
La città di Salerno è rimasta particolarmente colpita dalla tragedia. Il Comune ha deciso il lutto cittadino. Sta inoltre valutando l’ipotesi di un convegno per informare la popolazione della complessità del problema migratorio ed evitare che qualcuno proponga “risposte semplici”. Bisogna “spostare il tiro dal chiacchiericcio banale a considerazioni più severe e più attente”, ha detto il sindaco.

Se uno rischia la pena di morte al suo paese non deve passare dal Cie

Il sito Salvis Juribus ha dedicato un articolo ad una sentenza della Corte di Cassazione che riguarda uno straniero che rischia di essere espulso verso un paese in cui rischia la pena di morte.
Purtroppo si tratta di un sito di informazione giuridica, quindi non solo nell’articolo non ci sono dettagli fondamentali per la cronaca, ma è scritto anche in maniera tale da essere pressoché incomprensibile ai comuni mortali.
Da quello che si capisce, c’è uno straniero di nazionalità imprecisata, che si trova al momento in un imprecisato carcere dove sta scontando sei anni e otto mesi di reclusione per violazione della disciplina di stupefacenti (di tipo imprecisato).
La pena termina a gennaio prossimo. Dopodiché, l’uomo dovrebbe essere portato al Cie in attesa di rimpatrio. Ma nella sua patria, che non sappiamo qual’è, l’uomo rischia la pena di morte. E siccome l’Italia non deve espellere gli stranieri verso paesi nei quali possano subire trattamenti inumani, sarebbe inespellibile. Pertanto il suo trattenimento nel Cie, a suo giudizio, sarebbe inutile.
Tuttavia la sua domanda per ottenere il riconoscimento alla protezione sussidiaria non era stata presa in considerazione, “in ragione del non prossimo fine pena”.
Ora sembra che la Corte abbia accolto il suo ricorso. Cioè: anche se l’uomo è considerato pericoloso socialmente, avrebbe comunque diritto alla protezione da parte dell’Italia.
Su Melting Pot ci sono numerosi articoli che riguardano l’aspetto giuridico della protezione umanitaria. L’ultimo riguarda la protezione concessa ad un cittadino nigeriano fuggito dal paese di origine nel timore di essere sacrificato da parte del padre, membro di una società segreta, “affinché costui potesse acquisire maggiore potere all’interno della setta”.
Il Tribunale di Bologna ha considerato la sua storia attendibile “in quanto conforme a quanto risulta dalle Coi consultate circa le società segrete nello stato nigeriano dell’Edo”. Cioè che nell’Edo esistono tutt’ora i sacrifici umani rituali.
Le Coi sono le informazioni sul paese di origine (Country of Origin Information), e provengono dalla Commissione Nazionale per il Diritto D’Asilo, del Ministero dell’Interno.

Dati sugli sbarchi

Il Ministero dell’Interno ha pubblicato sul web una serie di tabelle riguardanti il numero di migranti sbarcati in Italia dall’inizio dell’anno, aggiornata alla data di ieri.
La nazionalità più rappresentata è quella nigeriana, con 17 mila unità. Al secondo posto la Guinea, paese di cui non sappiamo niente, 9 mila. Seguono Bangladesh e Costa d’Avorio a quota 8 mila. Mali e Senegal stanno a 6 e 5 mila. 5 mila anche per Gambia, Eritrea, Sudan e Marocco.
Il file diffuso dal Ministero contiene anche i dati sui ricollocamenti a livello europeo. Quasi 8600 stranieri sono stati già mandati all’estero, 3 mila e 400 solo in Germania. Il paese che ne ha ricevuti di meno è l’Austria, soltanto 15 (di cui un solo minore). Sono oltre 1200 le richieste approvate in attesa di trasferimento, e 1100 le richieste inviate in attesa di approvazione. A queste si aggiungono altre 1200 richieste già istruite in attesa di individuazione dello stato membro, e altri 3500 potenziali beneficiari della procedura.
Il numero totale degli sbarchi è diminuito del 23% rispetto all’anno scorso: 106 mila a fronte di 139 mila dello stesso periodo del 2016.
In alcuni mesi la diminuzione degli sbarchi è particolarmente vistosa: ad agosto ci sono stati solo 4 mila migranti sbarcati, a fronte dei 21 mila dello stesso mese dell’anno precedente.
I porti maggiormente interessati dagli sbarchi sono Augusta e Catania, 15 mila. Segue Pozzallo, 10 mila.
In questi giorni si parla di un presunto aumento di imbarcazioni provenienti dalla Tunisia. Repubblica ipotizza “una forma di pressione che Tunisi sta mettendo in atto per poi battere cassa”.
Secondo il sito, l’accordo bilaterale con la Tunisia prevede non più di 30 rimpatri a settimana. Negli ultimi giorni di tunisini ne sarebbero sbarcati più di 500. Tra questi, anche criminali comuni rilasciati a causa di un indulto. E c’è la preoccupazione che possano infiltrarsi anche dei foreign fighters o dei terroristi.
Sul sito Newsly uno studente di lettere di Tor Vergata ha provato ad affrontare la questione in un articolo. Secondo lui “l’accordo vigente con la Tunisia per il rimpatrio non può essere applicato dato il sovraffollamento dei Cpr, centri per il rimpatrio”. Del resto scrive anche che “le imbarcazioni delle Ong sono da mesi attraccate al porto”.  Il Web Advisor di McAfee blocca alcuni contenuti del sito, provenienti da siti potenzialmente pericolosi.
Non è vero che tutte le Ong sono ferme da mesi. E’ della settimana scorsa la notizia che la marina libica ha esploso colpi di avvertimento contro una nave della Ong tedesca Mission Lifeline, che si era spinta dove non avrebbe potuto nel tentativo di traghettare un barcone con a bordo 52 immigrati fino alle coste italiane (secondo la ricostruzione fornita dal Giornale).
Non si trattava di invasione delle acque territoriali (22 km dalla costa): la zona in cui solo le navi autorizzate possono entrare arriverebbe ad oltre 100 km dalla costa.
Intanto arrivano notizie disastrose dalla nave anti-Ong, quella affittata per due mesi dall’organizzazione di estrema destra Generazione Identitaria. Gli 8 marinai dello Sri Lanka dell’equipaggio sono stati soccorsi dalla Croce Rossa catalana, senza cibo, senz’acqua, senza vestiti adeguati e senza stipendio. Dell’armatore non c’è traccia.
Generazione Identitaria aveva abbandonato la nave il 27 agosto.
C’erano già state polemiche a proposito dei marinai, alcuni dei quali avevano pagato per stare a bordo. Uno stage, ha detto l’organizzazione, mentre i cingalesi erano convinti che sarebbero stati sbarcati in zona Schengen.
Generazione Identitaria ha aperto una sezione in Italia. Racconta Avvenire che il presidente si chiama Lorenzo Fiato, e ha tenuto diversi incontri per presentare la campagna Defend Europe, di cui uno a Roma all’Hotel delle Nazioni, vicino Montecitorio.
Scrive Casteddu Online che il veliero Astral ha operato fino a due settimane fa per soccorrere i migranti in mare. La settimana scorsa era a Cagliari, per tornarsene a Barcellona.
Ha scritto la Ong Open Arms: “E’ stato documentato come, lungo le coste libiche abbiano cominciato ad operare milizie armate formatesi allo scopo specifico di contrastare l’emigrazione”, che portano i migranti “all’interno di un’estesa rete di campi e centri di prigionia, dove i migranti vengono derubati, picchiati, stuprati, torturati, sequestrati a scopo di estorsione, ridotti in schiavitù, uccisi. E’ evidente come queste azioni armate ai danni di migranti e Ong siano avvenute in seguito a complessi e in parte oscuri accordi politici e scambi di varia natura con le altre potenze interessate alla spartizione della Libia e con i diversi governi e le milizie armate che operano in quel territorio”.
A quanto si dice non c’è una sola guardia costiera libica: ce ne sono varie, e non si capisce a chi rispondano effettivamente.
Sarebbero anche emersi legami tra queste milizie e i trafficanti.

Sciopero dei giudici di pace

I giudici di pace stanno scioperando. Lo scrive il Sole 24 Ore, secondo cui lo sciopero finirà dopodomani, e finora sono saltate 400 mila udienze. Si tratterebbe già della terza settimana consecutiva di sciopero, ma è prevista a settembre la ripresa della protesta: un altro mese di sciopero, e così tutti i mesi a venire a intervalli di 20 giorni. I giudici di pace se la prendono con un decreto al quale ha lavorato il ministro Orlando, approvato ma non ancora promulgato, che ha messo in ginocchio il loro settore. “I nostri scioperi parziali non fanno altro che anticipare ciò che succederà tra 4 anni per espressa previsione di legge”
Un articolo del Giorno spiega cosa fanno i giudici di pace: gestiscono tutti i sinistri stradali con un valore fino a 100 mila euro, e cause ordinarie fino a 50 mila euro (in tutto, l’80% del contenzioso civile). Inoltre si occupano di immigrazione e rimpatri. Anche a Milano, dove non c’è un Cie ma ci sono i Cara, Centri di Accoglienza per richiedenti asilo. L’articolo del Giorno si intitola “Giudici di pace, Milano vicina al collasso”, e dice che “il governo continua ad ignorare le richieste formulate con argomentata insistenza dalla categoria, arrivata a brandire l’arma dello sciopero”, ma non dice che lo sciopero è in corso, né con quali modalità.