Dati sugli sbarchi

Il Ministero dell’Interno ha pubblicato sul web una serie di tabelle riguardanti il numero di migranti sbarcati in Italia dall’inizio dell’anno, aggiornata alla data di ieri.
La nazionalità più rappresentata è quella nigeriana, con 17 mila unità. Al secondo posto la Guinea, paese di cui non sappiamo niente, 9 mila. Seguono Bangladesh e Costa d’Avorio a quota 8 mila. Mali e Senegal stanno a 6 e 5 mila. 5 mila anche per Gambia, Eritrea, Sudan e Marocco.
Il file diffuso dal Ministero contiene anche i dati sui ricollocamenti a livello europeo. Quasi 8600 stranieri sono stati già mandati all’estero, 3 mila e 400 solo in Germania. Il paese che ne ha ricevuti di meno è l’Austria, soltanto 15 (di cui un solo minore). Sono oltre 1200 le richieste approvate in attesa di trasferimento, e 1100 le richieste inviate in attesa di approvazione. A queste si aggiungono altre 1200 richieste già istruite in attesa di individuazione dello stato membro, e altri 3500 potenziali beneficiari della procedura.
Il numero totale degli sbarchi è diminuito del 23% rispetto all’anno scorso: 106 mila a fronte di 139 mila dello stesso periodo del 2016.
In alcuni mesi la diminuzione degli sbarchi è particolarmente vistosa: ad agosto ci sono stati solo 4 mila migranti sbarcati, a fronte dei 21 mila dello stesso mese dell’anno precedente.
I porti maggiormente interessati dagli sbarchi sono Augusta e Catania, 15 mila. Segue Pozzallo, 10 mila.
In questi giorni si parla di un presunto aumento di imbarcazioni provenienti dalla Tunisia. Repubblica ipotizza “una forma di pressione che Tunisi sta mettendo in atto per poi battere cassa”.
Secondo il sito, l’accordo bilaterale con la Tunisia prevede non più di 30 rimpatri a settimana. Negli ultimi giorni di tunisini ne sarebbero sbarcati più di 500. Tra questi, anche criminali comuni rilasciati a causa di un indulto. E c’è la preoccupazione che possano infiltrarsi anche dei foreign fighters o dei terroristi.
Sul sito Newsly uno studente di lettere di Tor Vergata ha provato ad affrontare la questione in un articolo. Secondo lui “l’accordo vigente con la Tunisia per il rimpatrio non può essere applicato dato il sovraffollamento dei Cpr, centri per il rimpatrio”. Del resto scrive anche che “le imbarcazioni delle Ong sono da mesi attraccate al porto”.  Il Web Advisor di McAfee blocca alcuni contenuti del sito, provenienti da siti potenzialmente pericolosi.
Non è vero che tutte le Ong sono ferme da mesi. E’ della settimana scorsa la notizia che la marina libica ha esploso colpi di avvertimento contro una nave della Ong tedesca Mission Lifeline, che si era spinta dove non avrebbe potuto nel tentativo di traghettare un barcone con a bordo 52 immigrati fino alle coste italiane (secondo la ricostruzione fornita dal Giornale).
Non si trattava di invasione delle acque territoriali (22 km dalla costa): la zona in cui solo le navi autorizzate possono entrare arriverebbe ad oltre 100 km dalla costa.
Intanto arrivano notizie disastrose dalla nave anti-Ong, quella affittata per due mesi dall’organizzazione di estrema destra Generazione Identitaria. Gli 8 marinai dello Sri Lanka dell’equipaggio sono stati soccorsi dalla Croce Rossa catalana, senza cibo, senz’acqua, senza vestiti adeguati e senza stipendio. Dell’armatore non c’è traccia.
Generazione Identitaria aveva abbandonato la nave il 27 agosto.
C’erano già state polemiche a proposito dei marinai, alcuni dei quali avevano pagato per stare a bordo. Uno stage, ha detto l’organizzazione, mentre i cingalesi erano convinti che sarebbero stati sbarcati in zona Schengen.
Generazione Identitaria ha aperto una sezione in Italia. Racconta Avvenire che il presidente si chiama Lorenzo Fiato, e ha tenuto diversi incontri per presentare la campagna Defend Europe, di cui uno a Roma all’Hotel delle Nazioni, vicino Montecitorio.
Scrive Casteddu Online che il veliero Astral ha operato fino a due settimane fa per soccorrere i migranti in mare. La settimana scorsa era a Cagliari, per tornarsene a Barcellona.
Ha scritto la Ong Open Arms: “E’ stato documentato come, lungo le coste libiche abbiano cominciato ad operare milizie armate formatesi allo scopo specifico di contrastare l’emigrazione”, che portano i migranti “all’interno di un’estesa rete di campi e centri di prigionia, dove i migranti vengono derubati, picchiati, stuprati, torturati, sequestrati a scopo di estorsione, ridotti in schiavitù, uccisi. E’ evidente come queste azioni armate ai danni di migranti e Ong siano avvenute in seguito a complessi e in parte oscuri accordi politici e scambi di varia natura con le altre potenze interessate alla spartizione della Libia e con i diversi governi e le milizie armate che operano in quel territorio”.
A quanto si dice non c’è una sola guardia costiera libica: ce ne sono varie, e non si capisce a chi rispondano effettivamente.
Sarebbero anche emersi legami tra queste milizie e i trafficanti.

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Sciopero dei giudici di pace

I giudici di pace stanno scioperando. Lo scrive il Sole 24 Ore, secondo cui lo sciopero finirà dopodomani, e finora sono saltate 400 mila udienze. Si tratterebbe già della terza settimana consecutiva di sciopero, ma è prevista a settembre la ripresa della protesta: un altro mese di sciopero, e così tutti i mesi a venire a intervalli di 20 giorni. I giudici di pace se la prendono con un decreto al quale ha lavorato il ministro Orlando, approvato ma non ancora promulgato, che ha messo in ginocchio il loro settore. “I nostri scioperi parziali non fanno altro che anticipare ciò che succederà tra 4 anni per espressa previsione di legge”
Un articolo del Giorno spiega cosa fanno i giudici di pace: gestiscono tutti i sinistri stradali con un valore fino a 100 mila euro, e cause ordinarie fino a 50 mila euro (in tutto, l’80% del contenzioso civile). Inoltre si occupano di immigrazione e rimpatri. Anche a Milano, dove non c’è un Cie ma ci sono i Cara, Centri di Accoglienza per richiedenti asilo. L’articolo del Giorno si intitola “Giudici di pace, Milano vicina al collasso”, e dice che “il governo continua ad ignorare le richieste formulate con argomentata insistenza dalla categoria, arrivata a brandire l’arma dello sciopero”, ma non dice che lo sciopero è in corso, né con quali modalità.

Invitalia

Il sito Giro di vite ha pubblicato un lungo articolo in cui si parla delle spese relative all’immigrazione, basato su una relazione presentata quattro mesi fa dal Ministero dell’Interno al Senato, relativa all’anno 2015.
La seconda metà dell’articolo è dedicata alla Invitalia, Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia, che si occupa di interventi di adeguamento degli immobili da destinare all’accoglienza.
Scrive il sito che la società sarebbe presieduta dal presidente di Save the Children Italia Onlus.
Non svolge lavori, ma è la “stazione appaltante” o “centrale di committenza” del Ministero, al costo di oltre 480 mila euro l’anno (per il 2015).
L’articolo parla di alcune difficoltà che ci sarebbero state in occasione di alcuni bandi di gara contestati.
La società si occupa degli ambiti più disparati, e normalmente non viene mai messa in relazione alle questioni relative all’immigrazione sui siti di informazione autorevoli.
Sul sito del Fatto Quotidiano Invitalia non viene più nominata da novembre scorso, per una vicenda relativa ad un’azienda di Anagni che era finita sotto inchiesta e a cui bisognava ritirare i finanziamenti.
Anni prima, nel 2013, sempre il Fatto Quotidiano aveva dedicato un articolo all’agenzia “Invitalia si conferma in profondo rosso”.
In entrambi i casi agli articoli era stato necessario accodare un comunicato con le precisazioni della società.

Il pessimismo di Be Free

Oria Gargano, presidente di Be Bree – cooperativa sociale contro tratta, violenze e discriminazioni – ha partecipato alla presentazione del libro “Il coraggio della libertà”, di Blessing Okoedion, edizioni Paoline.
E ha voluto condividere una serie di “considerazioni non troppo ottimiste” sulla situazione attuale. Anni fa, ricorda la presidente, erano gli stessi poliziotti che indirizzavano le vittime di tratta verso le associazioni che potevano aiutarle. Oggi questo non succede più. Oggi la straniera costretta a prostituirsi viene portata dalle forze dell’ordine direttamente al Cie. Dove non viene ascoltata da persone competenti. Talvolta viene rimpatriata (“deportata”), talvolta viene rilasciata, ossia consegnata ai suoi sfruttatori.
E mentre le autorità seguono la sua vicenda molto distrattamente (“di quella ragazza non gliene frega niente a nessuno”), i trafficanti hanno imparato a sfruttare il meccanismo dei Cie.
Le ragazze, anziché chiedere la protezione per le vittime di tratta, chiedono asilo politico presentando storie fotocopia di persecuzioni da parte di Boko Haram. Spesso vengono accompagnate dalle stesse maman che le spingono a prostituirsi. A volta le commissioni che esaminano le loro richieste si rendono conto di ciò che sta succedendo. Il più delle volte, nessuno capisce qual’è la situazione. Nessuno si chiede chi è quella donna che accompagna le ragazze. Come è possibile?, si chiede la presidente di Be Free.
Che contesta i due decreti Minniti-Orlando che sono appena usciti in materia di immigrazione e decoro urbano. Il primo abolisce il diritto di appello per i migranti (“è contro la Costituzione”) e aumenta il numero dei Cie (“non sono strumenti atti a riconoscere i diritti delle persone”). Il secondo dà ai sindaci poteri d’ordinanza.
Ma a Roma si sono già viste “nefandezze”, dice la Gargano, ai tempi di Alemanno, quando il sindaco emanava delle ordinanze e le “prostituite” (ragazze costrette a prostituirsi) venivano trattate da “prostitute”. “E’ una i solo in mezzo, ma è una i importante”.
All’evento hanno partecipato anche l’ex ministro Livia Turco, oggi presidente fondazione Nilde Iotti, e il sottosegratario Sesa Amici, che ha annunciato un fondo di 22 milioni di euro per le regioni da destinare a progetti di recupero.
C’era l’autrice del libro, una ragazza africana fatta arrivare in Italia con l’inganno per sentirsi dire che non sarebbe stata libera finché non avesse ripagato 65 mila euro.
C’era un magistrato ed esponenti di associazioni che lavorano a contatto con le vittime di tratta.
L’intera registrazione dell’evento è disponibile sul sito di Radio Radicale (circa due ore).
Ai giornalisti è arrivato poco e niente.
Ci sono solo poche righe sul sito di informazione religiosa Sir.

Ciè business

E’ appena uscito un docufilm di Marco Bova, “Ciapani – Trapani senza marketing”. Dalle note biografiche del videomaker veniamo a sapere che l’autore, giornalista di Agi e Ruptly, si è occupato anche di centri di espulsione. Nel 2013 ha realizzato “Ciè Business” un breve documentario di 12 minuti sulla gestione dei centri per migranti, che a quanto si dice sarebbe stato premiato da Repubblica.
Il filmato è stato messo su Youtube nel luglio del 2015 da Malitalia (che l’ha prodotto), e ha totalizzato da allora 189 visualizzazioni.
E’ interessante vederlo ancora oggi che la situazione è cambiata rispetto ad allora, perché i problema che solleva sono ancora attuali.
Il ministro Minniti ha stabilito che dovrà essere aperto un Cie in ogni regione (seppure chiamandolo Cpr, centro per i rimpatri anziché per le espulsioni). Secondo le indiscrezioni i primi dovrebbero cominciare ad essere attivati a partire dall’estate prossima. Eppure sui mass media non si è ancora discusso di come verrà assegnato l’appalto, e su quali basi.
In Ciè Business si discuteva dell’ipotesi di assegnare tutti i Cie ad un unico gestore. All’epoca si era suggerita la Croce Rossa. Ma uno degli intervistati evocava un altro modello, diffuso all’estero, nel quale ci sono poche società private che fanno il bello e il cattivo tempo nei centri di detenzione. Sono loro a fissare il prezzo, loro a scrivere i regolamenti interni.
In Italia ogni appalto veniva assegnato indipendentemente rispetto agli altri. A cifre completamente diverse, che andavano dai trenta agli oltre settanta euro giornalieri per ogni straniero recluso, tenuto conto che le dimensioni dei vari centri non erano omogenee. Con la spending review, si è fissata una base d’asta di 30 euro, con gara al ribasso, anche se il numero di servizi da garantire non è diminuito.
All’epoca poi i riflettori erano puntati sulla mala gestione di alcuni centri, che era finita nel mirino della magistratura. L’Oasi di Trapani, che gestiva anche il Cie di Modena, aveva ricevuto numerose contestazioni da parte della Prefettura, che aveva rescisso il contratto. La Connecting People, che si occupava del Cie di Gradisca, è finita sotto processo per presunte fatture gonfiate. Viene nominata anche la Confraternita della Misericordia, che pure ha avuto una gestione non proprio esemplare. C’era una situazione per cui l’ente gestore si ritrovava senza soldi per pagare gli stipendi, o per garantire i servizi fondamentali ai reclusi.
Si è detto in questi giorni che i Cpr non avranno nulla a che vedere con i Cie. Tuttavia non si è ancora entrati nel merito, nel dibattito pubblico. In cosa consistono queste differenze? A chi verrà affidata la gestione? Quali precauzioni si prenderanno affinché non si ripetano i disguidi che ci sono stati in passato?

Milano, blitz alla stazione

Circa trecento agenti sono stati utilizzati per un rastrellamento alla stazione Centrale di Milano, mirato a bloccare potenziali clandestini. 52 stranieri sono stati portati in questura, “nessuna denuncia”, scrive il Corriere, mentre secondo Today 26 persone sarebbero ancora trattenute in attesa di una decisione. Rimpatri o accompagnamenti al Cie non sono esclusi.
Quando si è sparsa la voce che il blitz era in corso, il leader della Lega Matteo Salvini si è precipitato sul posto per elogiare in diretta Facebook il comportamento delle forze dell’ordine. E’ stato contestato da cinque persone, tra cui un educatore che lavora con i richiedenti asilo. il video del battibecco è finito su internet.
Spaccato il Pd: alcuni hanno espresso soddisfazione per l’operazione, altri hanno manifestato qualche perplessità (Majorino), altri ancora hanno affermato che l’immagine di Milano non deve essere questa, ma quella del 20 maggio.
Per quella data è stata fissata una marcia per i migranti (20maggiosenzamuri.it) alla quale hanno già aderito 270 sigle di associazioni e organizzazioni da tutta Italia.
Forza Italia ha chiesto di annullare l’evento, ma il sindaco Sala ha detto che la marcia “è confermatissima”, a maggior ragione dopo il blitz avvenuto in stazione. Sala ci sarà, e spera in una marcia “viva e partecipata”.
“Ho proposto di cancellare la ridicola carnevalata della manifestazione pro migranti organizzata dalla sinistra a Milano il 20 maggio”, scrive la forzista Silvia Sardone su Facebook. Pensiamo “prima agli italiani”, aggiunge, tutto in stampatello e con tre punti esclamativi finali.
La Sardone, è responsabile del Dipartimento Sicurezza di Forza Italia in Lombardia.
Il 27 aprile scriveva su Twitter che la stazione centrale di Milano era una “latrina a cielo aperto”, e pubblicava un video con tanto di montaggio e colonna sonora da film horror quando compare qualche migrante addormentato. “Centinaia di immigrati vengono volontariamente lasciati in questa zona per incapacità di gestire l’accoglienza, se non come business”, afferma.
Una settimana prima c’era stata un’aggressione da parte di alcuni stranieri ai militari e ai carabinieri. Bilancio: un militare leggermente contuso, forse per un colpo di bottiglia alla mano.
A ottobre, sempre di fronte alla stazione, c’era stata una maxi rissa tra migranti.
Il 26 aprile la Sardone si era occupuata di una rissa avvenuta all’hub di via Sammartini il giorno prima, chiedendo al Ministero dell’Interno di aprire un’indagine per verificare la capacità di Comune e Prefettura di gestire l’immigrazione a Milano.
Ma le tematiche relative ai migranti sono passate in secondo piano negli ultimi giorni per responsabile sicurezza di Fi, visto che lei stessa ha denunciato di essere stata aggredita. Non da uno straniero, ma da un candidato del Pd di Sesto San Giovanni.
Mentre era in piazza insieme ai cittadini che protestavano contro le “pessime politiche sociali dell’amministrazione di sinistra”, è sopraggiunto il consigliere Pd che ha iniziato a filmare i manifestanti “contro la loro volontà”.
La Sardone è stata medicata all’interno dell’ambulanza. Le è stata applicata una fascia a tracolla, prognosi di 7 giorni. L’aggressore l’avrebbe strattonata, poi afferrato il braccio e storto con forza.
Diversa la versione del consigliere Pd che dice di essere stato “aggredito da un signore che ha cercato di sottrarmi il telefono” e ha accusato la Sardone di avere “simulato di essere stata aggredita dal sottoscritto”.
Lei ha chiesto di escludere il consigliere dalle liste elettorali, il sindaco Pd si è limitata ad auspicare “un clima più sereno”.

La Camera approva il decreto Minniti

La Camera dei Deputati ha votato sì alla conversione in legge del decreto Minniti. 240 voti a favore, 176 contrari, 12 astenuti. L’altro ieri la fiducia allo stesso decreto era stata approvata con 330 voti a favore, 161 contrari e una astensione. Ora il decreto è stato definitivamente convertito in legge. Per qualche ora i mezzi di informazione si sono soffermati sulla notizia, che però non compare su molte delle prime pagine di questa mattina (come già non compariva ieri).
Il sito di Rainews riporta l’esito del voto, e riassume per l’ennesima volta i contenuti del decreto, ma non dà nessuno spazio alle dichiarazioni di voto, né spiega come si sono posizionati i diversi schieramenti politici.
“Il decreto prevede l’apertura di nuovi centri chiamati Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), che non avranno nulla a che vedere con i vecchi Cie”, scrive il sito, senza specificare in cosa consisterebbero le differenze, a parte il fatto che saranno monitorati “quotidianamente” da varie realtà e istituzioni umanitarie non meglio precisate.
“I nuovi centri, che ospiteranno al massimo 150 persone, passeranno dagli attuali 4 a 20”, scrive ancora il sito. Stavolta il numero dei Cie aperti, 4, è corretto, ma gli altri numeri sono un po’ strani. Prima di tutto finora si era detto che i centri sarebbero stati di 80-100 posti, mentre ora spunta la cifra 150. In secondo luogo, non si dovrebbe arrivare a quota 20 ma a 18: un Cie in ogni regione, escluse Molise e Valle D’Aosta. Così s’era detto. Queste discrepanze derivano anche dal fatto che nel decreto non sono contenuti numeri precisi: ci si limita a stabilire “l’ampliamento della rete dei centri … in modo da assicurare la distribuzione delle nuove strutture sull’intero territorio nazionale. La dislocazione dei centri di nuova istituzione avviene, sentito il presidente della regione interessata, privilegiando i siti e le aree esterne ai centri urbani che risultino più facilmente raggiungibili e nei quali siano presenti strutture di proprietà pubblica che possano essere, anche mediante interventi di adeguamento o ristrutturazione, resi idonei allo scopo, tenendo conto della necessità di realizzare strutture di capienza limitata idonee a garantire condizioni di trattenimento che assicurino l’assoluto rispetto della dignità della persona.”
La collocazione dei vari schieramenti è pubblicata in un articolo del Sole 24 Ore: Pd, Civici e Innovatori e Ap-Ncd hanno votato sì; Sinistra Italiana, Psi, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, M5s e Mdp hanno votato no.
Il sito si sofferma sulla situazione di Mdp, spaccato al suo interno tra ex Pd ed ex Sel: gli ex di Sinistra Ecologia e Libertà hanno scelto di non partecipare al voto finale, mentre gli ex del Partito Democratico hanno scelto di votare no al decreto.
Colpisce il fatto che il Sole 24 schiera i socialisti col fronte del No. L’ultimo articolo che abbiamo letto in proposito, l’altro ieri, relativo alla questione di fiducia su questo decreto, era intitolato: “Decreto Minniti, dai socialisti un sì molto sofferto”. Era stato pubblicato sul quotidiano socialista Avanti.
Che oggi racconta: “I socialisti non hanno partecipato alla votazione” (la seconda, quella definitiva). Dice Pia Locatelli, presidente del gruppo: “Il Gruppo socialista ha votato la fiducia solo per lealtà nei confronti del Governo e della maggioranza, ma per la nostra storia e i nostri principi non possiamo votare a favore di un provvedimento che giudichiamo in parte ingiusto e in parte inefficace. Per questo motivo non parteciperemo a questa votazione e usciremo dall’aula”.
Per Giuseppe Brescia, del Movimento 5 Stelle si tratta di “un decreto che non ha alcuna speranza di risolvere o migliorare la gestione del fenomeno migratorio. Un decreto sbagliato sia nel metodo che nel merito”. Il Movimento contesta l’istituzione di una giustizia di serie B per i migranti, e anche il modo in cui questo provvedimento è stato imposto alla Camera: “il governo ha espresso parere contrario, in blocco, su tutti gli emendamenti depositati … per non intralciare la corsa del provvedimento”.
La deputata Fabiana Dadone, del Movimento 5 Stelle, ha contestato il ricorso alla decretazione d’urgenza: “Si continua a considerare l’immigrazione come se fosse un’emergenza: ci siamo svegliati stamattina e ci siamo trovati una marea di migranti sulle coste. Ma non è così. In realtà questo fenomeno è un fenomeno strutturale: parte dagli anni 90 con l’immigrazione dall’est Europa, poi si è arrivati al nord Africa nel 2011. In realtà nel 2017 non è che si può ancora parlare di emergenza, pertanto anche lo strumento del decreto è uno strumento in questo caso abusato”.
Le fa eco Marialucia Lorefice, anche lei M5s: “Un decreto emergenziale oggi non serve, serve una riforma integrale della normativa immigrazione e del regolamento Dublino”.