Ambulante “ucciso a bastonate e strangolato”

Un trentanovenne nigeriano è morto dopo una colluttazione con un italiano di origini salernitane a Civitanova Marche.
Lo straniero aveva problemi a camminare a seguito di un incidente stradale. E’ stato inseguito, facilmente raggiunto e picchiato con la sua stessa stampella.
Secondo l’aggressore alla base dell’episodio ci sarebbe un apprezzamento fatto alla sua fidanzata. Gli inquirenti valutano l’ipotesi di qualche richiesta di denaro fatta in maniera insistente. Un avvocato che conosceva la vittima esclude che quest’ultimo possa avere provocato col suo comportamento una reazione così violenta.
Esisterebbero immagini delle telecamere a circuito chiuso che ancora non sono state mostrate al pubblico. Circolano invece fotografie della colluttazione a terra, con l’italiano a cavalcioni dello straniero, e che gli preme la testa a terra.
La notizia è in apertura sul sito del Resto del Carlino.
Sono arrivate dichiarazioni da parte degli amministratori locali ma apparentemente ancora niente dai politici nazionali.
Salvini ieri pomeriggio ha twittato una foto di repertorio della Sos Mediterranee di Medici Senza Frontiere carica di migranti nei pressi di un molo, col titolo di un sito web che parla dello sbarco di 207 immigrati a Messina.
“Sbarchi continui, in Italia non esistono più controlli, regole e confini. Il 25 settembre si cambia musica”, aggiunge il segretario leghista.
L’ultimo tweet di Laura Boldrini in materia di immigrazione risale invece a tre giorni fa. La foto mostra due migranti che aiutano un terzo a camminare. “Bene che il Pd non abbia votato il sostegno alla guardia costiera libica. Da anni mi batto per questo. Non si può appoggiare operazioni di chi riporta i migranti dove subiscono violenze e ricatte da chi li ha intercettati. Un sistema delinquenziale sulle spalle dei più fragili”, dice la Boldrini.
Uno dei commenti aggiunge: “Mentre dopo averli sbarcati allegramente a Lampedusa se ne perde l’interesse. Delinquono, vivono nella sporcizia, vengono sfruttati in nero. Ma cosa importa? Basta farli sbarcare…”

Fermo, misura cautelare nei confronti di uno straniero

La Questura di Fermo ha emesso una misura cautelare nei confronti di un quarantenne nordafricano ritenuto responsabile di numerosi reati contro il patrimonio e contro la persona.
L’uomo ora ha il divieto di dimorare nella provincia di Fermo, l’obbligo di firma giornaliero, e non può uscire di casa nelle ore notturne.
Inoltre per due anni non potrà entrare o stazionare di fronte ad esercizi pubblici di somministrazione di elementi e bevande.
Il comunicato della Questura è stato pubblicato così com’è dal sito Corriere News.
Il mese scorso dalle parti di Porto Sant’Elpidio la polizia a seguito di accurate indagini ha sgominato una piccola banda di rapinatori seriali stranieri. Uno di loro è stato rimpatriato, altri due erano finiti in qualche Cpr e da allora non se ne è saputo più niente.
I siti locali spesso non specificano le nazionalità dei trattenuti, limitandosi a parlare di “nordafricani”.
In realtà possono esserci grosse differenze nel trattamento, a seconda del Paese di origine. I tunisini di solito vengono rimpatriati nel giro di pochi giorni (ma mancano statistiche precise sul tempo di permanenza medio), mentre i marocchini nel 99% dei casi vengono rilasciati nel giro di tre mesi, senza che venga emesso nessun comunicato in proposito.
Nessuno sta affrontando il problema. Sporadicamente la ministra Lamorgese rilascia dichiarazioni riguardanti i migranti. A fine marzo la ministra ha notato un rallentamento degli arrivi attraverso il Mediterraneo, 6.701 persone, di cui circa la metà soccorsi in operazioni Sar e metà sbarcati autonomamente.
Quasi il 50% delle operazioni Sar hanno visto coinvolte imbarcazioni Ong.
Nel corso del 2021 sono sbarcati complessivamente 67.477 migranti, in gran parte partiti da Libia e Tunisia.
Gli arrivi dalla Libia dall’inizio dell’anno sono leggermente aumentati. Il trend complessivo invece è in diminuzione da novembre.
Dall’Algeria sono arrivate solo 55 persone dall’inizio dell’anno, a fronte dei 253 arrivati nello stesso periodo dell’anno precedente.
Il presidente francese Macron ha detto che bisogna riformare il regolamento di Dublino e il sistema Schenghen, ma a parte questo non si sta muovendo niente, su questo fronte.
Intanto i profughi ucraini arrivati in Italia al 31 marzo erano 75.115. La metà sono donne, gli uomini sono il 10%, gli altri sono tutti minori.
E l’Occidente continua a tagliare i ponti verso una soluzione pacifica del conflitto. Ieri la Russia è stata cacciata dal Consiglio dei diritti umani dell’Onu, nonostante la contrarietà della Cina. Era successo pochi anni fa alla Libia di Gheddafi.
Mai nessuno aveva fatto la stessa proposta quando civili sono rimasti uccisi in operazioni militari americane o israeliane.
Su questa decisione la Russia è rimasta tutt’altro che isolata. Oltre alla Cina, e a paesi con cui l’Occidente è sempre stato sull’orlo della guerra, si segnala il voto contrario di vari paesi ex-sovietici e africani, nonché l’astensione di “pesi massimi” come India e Brasile, oltre a Pakistan, Sudafrica, Egitto, Senegal, Messico, Iraq e Giordania.
Il Congresso americano ha votato a favore dell’invio di armamenti a Kiev. Secondo i russi l’iniziativa non aiuta affatto il progesso dei colloqui in cui si sta cercando un accordo con gli ucraini. E rischia di aumentare notevolmente lo spargimento di sangue.
Gli organizzatori della Maratona di Boston hanno comunicato di avere escluso 63 atleti residenti in Russia e Bielorussia, indipendentemente dal fatto se appoggino Putin o siano dissidenti. Russi e bielorussi che risiedono all’estero potranno partecipare all’evento, ma senza bandiera dei loro Paesi.
La Bielorussia non sta partecipando all’invasione dell’Ucraina, ma ha consentito all’esercito russo di attaccare il Paese attraverso il suo territorio. Un po’ come l’Italia, da cui partirono le missioni di bombardamento nelle recenti guerre americane.

Ancona, due accompagnamenti al Cpr

Due stranieri, entrambi con precedenti per stupefacenti non meglio precisati, sono stati accompagnati in due Centri di Permanenza per i Rimpatri, non si sa quali, dopo essere stati scarcerati ad Ancona. Uno è di nazionalità marocchina, l’altro è albanese. Un altro albanese è stato accompagnato alla frontiera, non si sa quale. 2 stranieri non meglio precisati hanno ricevuto l’ordine di lasciare il territorio entro sette giorni, mentre un richiedente protezione internazionale è stato trasferito in Danimarca, anche se non è stato spiegato di preciso in base a quale criterio. Le notizie sono riportate dal sito Centro Pagina, in coda ad un articolo riguardante una rissa avvenuta in piazza e che ha visto protagonisti quattro ragazzi, presumibilmente italiani, che sono stati identificati.
Il mese scorso a Porto San Giorgio, provincia di Fermo, sempre nelle Marche, un cittadino del Mali è stato accompagnato in un imprecisato Cpr dopo avere creato problemi ai residenti, con questua molesta, incendio di cassonetti, e bisogni in prossimità dei locali commerciali. Fino a quando era richiedente asilo non aveva mai creato problemi, ma dopo il diniego definitivo della sua domanda era sprofondato nella disperazione. I residenti avevano segnalato atteggiamenti minacciosi, aggressivi e provocatori se qualcuno osava redarguirlo. Un resoconto dettagliato della sua “parabola discendente” è stato pubblicato sul sito Cronache Fermane.
Le autorità non emettono comunicati al momento dell’effettivo rimpatrio o del rilascio, quindi non si può sapere se lo straniero sia stato già portato nel suo Paese o no, né di quanto tempo ci vuole in questi casi. Verso alcuni Stati le procedure sono più sbrigative (ad esempio la Tunisia), verso altri richiedono più tempo. Se entro tre mesi non è stato possibile eseguire il rimpatrio, lo straniero viene rilasciato (talvolta anche prima, se appare evidente che il rimpatrio non può avvenire, o se c’è qualche incompatibilità dello straniero con la condizione di reclusione).
In Mali sono attivi dei gruppi jihadisti. E’ di ieri la notizia del rilascio di una suora colombiana rapita nel Paese quattro anni fa. Insieme a lei erano stati rapiti anche degli italiani, che sono già stati liberati l’anno scorso. La religiosa arriverà in Italia a breve, per essere ricevuta in Vaticano.

Ancona, vari provvedimenti nei confronti dei migranti

La questura di Ancona ha diffuso un bollettino in cui elenca i provvedimenti che sono stati presi in settimana nei confronti di alcuni migranti. Alcuni siti web locali hanno riportato le informazioni senza approfondirle.
Scrive Ancona Today che due “stranieri irregolari, già noti alle forze dell’ordine, sono stati accompagnati ai Cpr”. Non è stata resa nota la loro nazionalità, né il tipo di reati che avevano commesso, né quali sono i centri per i rimpatri in cui sono stati portati (nelle Marche non c’è ancora nessun Cpr, quindi in qualche modo sono stati portati in altre regioni).
Altri tre stranieri hanno ricevuto un ordine di lasciare il territorio italiano. Anche in questo caso non si conoscono nazionalità ed eventuali precedenti penali. La procedura prevede che nei centri per i rimpatri non possano essere portate più persone di quella che è la loro capienza. Quando le forze dell’ordine fermano un numero di irregolari superiore a quello dei posti disponibili, scelgono di portare al Cpr solo le persone più problematiche, ossia quelli con i precedenti penali più gravi. Gli altri ricevono un ordine di allontanarsi per conto proprio, che non viene rispettato quasi mai. Ad un successivo controllo potranno essere trasferiti ai Cpr, sempre che ci sia posto.
In questi giorni è finito nelle cronache il Cpr di Torino, dove una rivolta ha reso inagibili 35 posti, a fronte di una capienza teorica di 147 posti (il 23%).
Nel comunicato si parla anche del trasferimento in Svezia di due richiedenti asilo iracheni, ma non se ne spiega il motivo.
Inoltre si riporta che è stato eseguito il rimpatrio di un albanese che ha scontato una pena imprecisata in carcere, ma non viene spiegato quale reato aveva commesso.

Fermo, magrebino accusato di aggressione accompagnato ad un Cpr

Un trentenne magrebino (di nazionalità imprecisata) è stato fermato dalla polizia a Porto Sant’Elpidio, nelle Marche, e accompagnato in un imprecisato Centro di Permanenza per i Rimpatri del nord Italia. L’uomo è accusato di avere aggredito una turista torinese il 24 agosto scorso a Lido Tre Archi. In quell’occasione era stato inseguito dalla polizia, ma era riuscito a farla franca grazie alla collaborazione di alcuni stranieri che avevano ostacolato le forze dell’ordine. A suo carico risultano vari precedenti per furti in auto, in abitazione e con destrezza, talvolta degenerati in rapine. Lo straniero è stato trovato in possesso di un cacciavite e di un coltello a scatto, utili a forzare le serrature ed eventualmente a minacciare eventuali vittime.
Pochi giorni fa un cittadino dell’est Europa (anche questo di nazionalità imprecisata) è stato accompagnato ad un Cpr (non si sa quale) dopo essere stato rilasciato dal carcere di Fermo, dove aveva scontato una pena per furti e ricettazione. Il secondo reato scatta quando la persona viene trovata in possesso di oggetti rubati ma non ci sono prove certe che dimostrino che sia l’autore del furto. A suo carico aveva già due provvedimenti di allontanamento dal territorio nazionale ai quali non aveva ottemperato.

Ancona, tunisino con 50 grammi di hashish

Ad Ancona la polizia ha fermato un tunisino che alla vista delle volanti aveva cercato di dileguarsi. Addosso aveva 50 grammi di hashish. Dopo essere stato denunciato, l’uomo è stato trasferito al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Milano.
Dal Cpr milanese non arrivano aggiornamenti per quanto riguarda la questione dell’assistenza sanitaria, dopo che una decina di giorni fa ha fatto notizia il rifiuto da parte dell’associazione Naga di fornire i propri medici per effettuare visite specialistiche all’interno della struttura. A quanto si dice, da regolamento dovrebbe esserci un protocollo d’intesa tra la prefettura e le strutture sanitarie pubbliche, che però non è stato ancora messo a punto.
Per Naga i Cpr sono “un buco nero dei diritti”: “non devono esistere”. Su alcuni siti web secondari è circolata la notizia che invece Amnesty International non avrebbe nulla da ridire sul fatto che una sua collaboratrice ricoprirebbe un ruolo all’interno del centro rimpatri milanese, ma la notizia non è stata ripresa dai media mainstream.
Amnesty ha invece appena diffuso un rapporto nel quale si denunciano con forza le violazioni che avvengono nei centri per i rimpatri libici. In questi giorni il Parlamento ha appena votato a favore del rifinanziamento della guardia costiera libica, che ha l’incarico di catturare i migranti in mare e riportarli indietro, nonostante il voto contrario di una manciata di parlamentari spesso in contrasto col loro gruppo di appartenenza (è il caso di Laura Boldrini che ha votato contro le indicazioni del Pd di cui fa parte).

Ancona, tre stranieri con precedenti accompagnati ai Cpr

Tre stranieri con precedenti penali sono stati accompagnati ai Centri di Permanenza per i Rimpatri di Brindisi e Bari dopo essere stati fermati dalla polizia ad Ancona. Lo scrive il Resto del Carlino, senza specificare età, nazionalità e tipo di precedenti. L’articolo contiene una sintesi di tutti i provvedimenti presi in settimana sul fronte immigrazione. Tra le altre cose si parla del trasferimento in Germania di due richiedenti asilo, un pachistano e un somalo, e dell’accompagnamento alla frontiera di un albanese con numerosi precedenti. Non si dice quali precedenti, e non si dice neanche quale frontiera (un porto pugliese?).
Allo stesso comunicato hanno attinti altri siti locali, senza aggiungere niente.
Intanto a livello nazionale si torna a parlare di naufragi nel Mediterraneo. Un barcone con 127 migranti è affondato di fronte alle coste tunisine. 84 sono stati salvati, ma 43 sono dispersi. 14 cadaveri sono stati rinvenuti su una spiaggia libica. A Lampedusa l’hotspot da 250 posti ospita 370 persone (di solito la permanenza è di poche ore, prima del trasferimento sulle coste siciliane). Ed è polemica sul ruolo della Guardia Costiera Libica, dopo il filmato diffuso nei giorni scorsi in cui si vede una delle motovedette libiche alle prese con un barcone di migranti (si parla di spari e tentativi di speronamento). L’Italia dovrebbe contribuire con 500 mila euro l’anno al finanziamento delle loro attività, le Ong chiedono di sospendere la collaborazione.

Fermo, accompagnamento ad un Cpr

Un trentenne esteuropeo, di nazionalità imprecisata, è stato accompagnato in un imprecisato Centro di Permanenza per i Rimpatri subito dopo la scarcerazione a Fermo. L’uomo ha scontato una pena di tre anni per essere stato trovato in possesso di 17 chili di marijuana e numerose dosi di cocaina, da spacciare presumibilmente nei pressi delle scuole. “Per lui si sono aperte le porte del carcere per ritornare all’agognata libertà, anche quella di riprendere il fruttuoso mercato lasciato in sospeso”, scrive Riviera Oggi, “ma ad attenderlo c’era il personale dell’ufficio immigrazione; infatti a seguito del suo arresto, il permesso di soggiorno del quale era titolare non è stato rinnovato dalla questura di Macerata nella cui provincia risiedeva, rendendolo di fatto irregolare sul territorio nazionale e quindi espellibile”. Foto di repertorio con persone con cappuccio e didascalia “spaccio di droga”.
La notizia è stata diffusa il primo giugno. Nelle Marche non è presente un Cpr, quindi evidentemente le forze dell’ordine hanno dovuto organizzare una trasferta, ma non si sa fino dove. Superata l’emergenza pandemia, sembra che il Governo voglia riprendere il piano Minniti di aprire dei centri rimpatri anche nelle regioni che non l’hanno mai avuto. Negli ultimi giorni sono circolate indiscrezioni sul fatto che le autorità in Toscana siano state sollecitate a suggerire una località idonea. Questo ha provocato diversi malumori. Invece nella vicina Umbria il Consiglio comunale di Perugia ha esplicitamente dato mandato all’amministrazione di trattare col Governo per l’apertura del Cpr.
In questi giorni si è parlato molto di centri per i rimpatri, specie per via della notizia del suicidio di uno straniero recluso a Torino. Il giovane era stato portato al centro rimpatri dopo essere stato vittima di un pestaggio da parte di tre italiani a Ventimiglia. Gli aggressori si sono difesi dicendo di avere reagito a un tentativo di furto. Sembra che le autorità non abbiano avvisato i gestori del centro al momento dell’ingresso del fatto che lo straniero aveva subito un pestaggio e quindi poteva essere vulnerabile psicologicamente. Inoltre sembra che nessuno abbia raccolto la sua testimonianza a seguito dell’aggressione subita. Nel centro era poi successo qualcosa per cui il giovane era stato rinchiuso in isolamento, in un settore senza citofoni per chiedere aiuto e telecamere per controllare la situazione, e circondato da reti che lo fanno somigliare a un pollaio. Anche il Cpr milanese ha fatto notizia di recente, per via di una rivolta scoppiata per protestare contro la reazione della polizia ad una protesta motivata dalla mancanza di biscotti a colazione. Due parlamentari (5 Stelle ed ex 5 Stelle) hanno visitato il centro, notando numerose criticità. Il Cpr di Torino invece è stato visitato da politici di Pd e Leu, che pure hanno elencato le numerose modifiche che sarebbero necessarie alle procedure con cui vengono gestiti i flussi migratori e i rimpatri.

Fermo, rimpatrio avvenuto

Scrive il sito Corriere News riportando un lungo comunicato che riassume tutte le attività recenti della Questura che lo straniero accompagnato mercoledì della settimana scorsa in un Centro di Permanenza per i Rimpatri non meglio precisato sarebbe stato rimpatriato due giorni fa. Dell’uomo si è detto solo che è nordafricano e pregiudicato, ma non si sa da quale paese proviene e che tipo di reati ha commesso.
Le notizie dalla zona arrivano in maniera superficiale e confusa. Pochi giorni fa i siti locali hanno raccontato della convalida del trattenimento presso un Cpr, non si sa quale, di trentenne “esteruopeo”, non si sa di quale nazionalità.

Fermo, nordafricano accompagnato al Cpr

Un nordafricano di nazionalità imprecisata è stato individuato dalla polizia a Fermo, nelle Marche, ed accompagnato in un imprecisato Centro di Permanenza per i Rimpatri. Lo scrivono vari siti web locali, attingendo ad uno stesso comunicato in cui si dice che l’uomo aveva già commesso “alcuni reati nella nostra fascia costiera”, ma non si dice quali. Lo straniero abitava nella casa di una cittadina italiana.
Nello stesso articolo si dice anche che un altro straniero proveniente dall’Europa dell’est (anche in questo caso non si precisa la nazionalità) ha ricevuto la convalida del trattenimento emesso dal questore di Fermo presso il Cpr che lo ospita (e anche in questo caso non si dice di quale Cpr si tratta). L’uomo ha precedenti penali per furti in abitazione. Aveva chiesto il permesso di soggiorno per motivi familiari, in quanto padre di un minore evidentemente residente in Italia. Sembrerebbe però che lo straniero si era interessato del figlio dopo la nascita, per cui la sua richiesta è stata respinta.