Mestre, due accompagnamenti al Cie

Due tunisini sono stati accompagnati al Cpr di Torino dopo essere stati fermati dalla polizia a Mestre.
“Con ogni probabilità non erano intenti ad una passeggiata di salute”, scrive Venezia Today. In realtà erano le quattro del pomeriggio, e i due non sono stati incriminati per nessun nuovo reato.
Con loro c’era anche un diciannovenne, che non è stato portato al Cpr, ma ha ricevuto un ordine di allontanamento.
Tutti e tre avevano precedenti penali: uno per ricettazione e invasione di terreno, l’altro per spaccio e violazione di domicilio, l’ultimo per ricettazione, tentato furto, spaccio, falsa attestazione dell’identità personale.
Il sito riporta i precedenti di ciascuno con le iniziali di nome e cognome, ma poi li mischia al momento di dire chi è finito al Cpr.
Sembrerebbe che il diciannovenne, che è rimasto a piede libero, è quello accusato di tentato furto – spaccio – falsa attestazione eccetera. Ma furto di che? Spaccio di droga di che tipo? In che quantità? Qua come al solito si resta vaghi.
Sabato scorso ben sette tunisini sono stati arrestati per spaccio di droga. Due sono stati bloccati dai carabinieri in borghese a cui hanno proposto di acquistare la cocaina (o che si sono proposti per acquistare cocaina). Gli altri cinque invece sono stati presi dalla polizia in un appartamento a Chiesanuova: avevano un’etto e mezzo di cocaina, insieme a un’ingente quantità di refurtiva “con cui veniva barattata la droga”. Cosa ha fatto scattare il blitz? I siti web non lo scrivono.

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Verona, estremista religioso avviato al rimpatrio

Un tunisino con precedenti penali è stato accompagnato ad un imprecisato Cie dopo essere stato fermato dalla polizia nella zona della stazione di Verona.
L’uomo è “apparso nell’ambito del monitoraggio dei detenuti a rischio di radicalizzazione religiosa”, scrive Tg Verona, senza spiegare cosa abbia fatto di preciso per finire nella lista.
Al momento del controllo era insieme ad un connazionale, anche lui pregiudicato. Uno dei due era stato condannato per imprecisati danni contro il patrimonio e per stupefacenti (di tipo imprecisato), mentre l’altro aveva a suo carico accuse di maltrattamenti in famiglia (non si sa risalenti a quando) e traffico di stupefacenti (non si sa di che tipo).
Uno dei due apparentemente è stato lasciato a piede libero, nonostante i precedenti, probabilmente a causa dell’indisponibilità dei posti nei centri di rimpatrio. Ma non viene specificato quale dei due.
Pochi giorni fa un altro tunisino a Verona ha fatto notizia. L’uomo doveva trovarsi agli arresti domiciliari ma è stato trovato nei pressi di un supermercato, con nove grammi di eroina addosso. Che soluzione è stata trovata al suo problema? Prima di tutto è stato rimesso di nuovo ai domiciliari. Poi è stato fissato il processo a ottobre dell’anno prossimo. Per quali reati l’uomo si trovava ai domiciliari? Non si sa. E’ dipendente dall’eroina? Non si sa. I siti web si limitano a riportare distrattamente queste notizie senza nessun approfondimento.

Ferrara, una nigeriana accompagnata al Cie

Una nigeriana è stata accompagnata al Cie di Roma dopo essere stata sorpresa in un appartamento insieme ad altre tre connazionali.
E’ stata la Finanza a scoprirla, nel corso di una serie di controlli volti a contrastare gli affitti in nero.
In questo caso l’appartamento era affittato ad una nigeriana con le carte in regola. Il problema è che con lei vivevano tre sue connazionali irregolari, presumibilmente prostitute. Due sono state soltanto “denunciate in quanto clandestine”, scrive Il Resto del Carlino, solo la terza è stata accompagnata al Cie di Roma (l’unico centro per i rimpatri femminile attualmente in funzione in tutta Italia).
Il Resto del Carlino scrive anche che c’è una “nuova frontiera che preoccupa le Fiamme Gialle e sulla quale non bisogna abbassare la guardia”: il fatto che gli stranieri “acquistano appartamenti con moneta sonante e poi li affittano, spesso e volentieri in nero”. Però se si va a guardare i dati che sono stati diffusi, viene fuori che su sei appartamenti controllati, cinque erano di proprietà di ferraresi, soltanto uno di un pachistano.
Nel corso dei controlli è stato anche trovato un etto e mezzo di marijuana, nascosto nell’intercapedine di un vano scala. Ma non è stato possibile risalire con certezza al proprietario.
Si parla di prostitute e droga anche a Montecchio Maggiore, vicino Vicenza. Là sono stati i carabinieri ad effettuare un blitz in un condominio già segnalato per liti violente tra extracomunitari. Un ventiduenne nigeriano è stato arrestato per spaccio di droga (non si dice di che tipo), e sette ragazze sono state “segnalate come irregolari”, per giunta “sospettate di prostituirsi in casa”. Lo riporta il Gazzettino, con foto della conferenza stampa dei carabinieri.
Intanto in Nigeria si segnala un attacco da parte di Boko Haram ai soldati nel nordest del paese. Pochi giorni fa un attentato ha causato oltre 50 vittime in una moschea.

Prostituzione a Venezia, cinque arresti

Quattro donne nigeriane e un uomo italiano sono stati arrestati dalla polizia in seguito alla denuncia di una ragazza nigeriana. Le accuse nei loro confronti sono di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
L’operazione è scattata dopo la denuncia di una giovane nigeriana, avvicinata a Marghera dagli operatori dei servizi sociali del Comune di Venezia. La ragazza ha raccontato tutto il percorso che l’ha portata a prostituirsi: avvicinata nel suo villaggio da una conoscente che le prometteva un posto di lavoro nel negozio di una parente, una volta arrivata in Libia è stata abbandonata nelle mani degli sfruttatori.
Arrivata in Italia, è stata sottoposta a rito wudu per costringerla a prostituirsi.
Era costretta a pagare 700 euro agli sfruttatori per vitto e alloggio, e a rimborsare 25 mila euro di costo del viaggio.
La notizia è riportata da Trc, che attinge dall’Ansa. Foto standard di una prostituta di spalle, nessun nome o informazione sull’italiano coinvolto.
C’è anche una nota sul “Cie di Bologna”, in cui la giovane è stata portata dopo il suo arrivo a Lampedusa e da cui la sarebbe stata “fatta fuggire” prima di essere sottoposta a rito wudu.
L’articolo non contiene informazioni sul periodo in cui tutto ciò sarebbe avvenuto. Comunque il Cie bolognese è chiuso ormai da parecchio tempo. Al suo posto c’è un centro di smistamento dei profughi, da cui ci si può allontanare, ma non “fuggire”, non essendo una struttura detentiva.
L’articolo si conclude con un appello della polizia alle vittime di tratta, che vengono invitate ad avvicinarsi alle volontarie del Servizio Sociale del Comune e denunciare gli sfruttatori, “con la certezza che avranno un reinserimento sociale”.
Trc è una televisione di Modena. Si è occupata della notizia non soltanto perché la ragazza è passata dalle strutture di accoglienza dell’Emilia Romagna, ma anche perché il rito wudu si sarebbe svolto a Ferrara. Nei “mesi di segregazione” le nigeriane sarebbero state spostate più volte in varie località, l’ultima delle quali è stata Mira (vicino Venezia).
Anche il sito del Gazzettino ha riportato lo stesso comunicato, con una differenza: c’è la foto di una ragazza bianca di spalle a bordo strada. Forse non una vera prostituta, ma una modella, tenuto conto che l’inquadratura è molto curata.
Il Gazzettino dà anche la possibilità agli utenti di commentare l’articolo.
Uno fa notare che il wudu è l’abluzione dei musulmani prima di entrare in moschea: la ragazza è stata più probabilmente sottoposta a rito voodoo, o vudù.
C’è chi non crede che la ragazza non sapesse a cosa andava incontro venendo in Italia.
E c’è chi chiede di “mandare in galera” anche i clienti delle prostitute. Incontrando l’ostilità di un altro utente che non lo considera un reato. “Vedo che i clienti sono parecchi…”, ironizza il primo.

Nigeriano rimpatriato l’anno scorso, torna in Italia

Raccontano i siti web locali che un nigeriano di 25 anni, rimpatriato nel dicembre 2016, è stato già ritrovato dalla polizia a Mestre.
E’ stato quindi arrestato con l’accusa di reingresso sul territorio dello Stato senza l’autorizzazione del Ministro dell’Interno.
E qui si fermano. A che pena sarà condannato ora? Non si sa. Dove dovrebbe scontarla? Non si sa. Come ha fatto a tornare a Mestre? Non ci sono controlli alla frontiera? Chissà.
Nella “fitta rete di controlli che da più di un mese la Questura di Venezia sta operando sul territorio” sono finiti anche due nordafricani: un ventenne tunisino e un ventottenne marocchino. Sono stati entrambi accompagnati al Cpr di Brindisi e “finalmente allontanati dal territorio veneziano”, come scrive La Nuova.
A loro carico ci sarebbero diversi provvedimenti di espulsione con relativa denuncia all’autorità giudiziaria, ma non si parla di reati commessi. In barba a quello che diceva Minniti, che i nuovi Cpr sarebbero solo per gli stranieri che delinquono.
Pure Venezia Today ha riportato la notizia, trasformando il marocchino in un nigeriano. Tanto, che differenza fa?

Mestre, operazione anti-spaccio

Cinque spacciatori tunisini sono stati accompagnati in un imprecisato centro per i rimpatri dopo un’operazione straordinaria organizzata dalla polizia a Mestre.
Ai controlli hanno partecipato uomini in uniforme e in borghese della Questura di Venezia, del Commissariato di Mestre, del reparto Prevenzione Crimine di Padova, della Polizia Scientifica, della unità cinofile antidroga e perfino dell’Esercito Italiano, mediante i soldati impegnati nell’operazione strade sicure.
In tutto sono stati sequestrati “600 grammi di cannabinoidi (marijuana e hashish)”, secondo quanto scrive La Nuova, oppure “607 grammi di stupefacente, prevalentemente marijuane e hashish, ma anche eroina e cocaina”, come scrive Venezia Today.
Quest’ultimo sito mostra anche un video con le operazioni delle unità cinofile, montato col sottofondo di musica techno, tanto per renderlo più attraente.
Massima soddisfazione da parte delle istituzioni locali: “in un’ora sono stati fatti passi avanti per cui ci vorrebbero mesi”, ha detto un rappresentante del Comune, “Questo è il risultato quando i componenti di un’orchestra suonano la stessa melodia”.
“Grazie a un colloquio con il capo della polizia, Gabrielli, sono stati messi a punto maxi controlli continui con un centinaio di agenti impegnati. E posti riservati per le espulsioni”, si legge nel titolo di Mestre Today.
E un’operazione simile è prevista per “i prossimi mesi”.
Per gli addetti ai lavori, nulla di nuovo. A prima vista sembra una delle operazioni “alto impatto” che vanno avanti da anni. Periodicamente si riservano i posti dei Cie ad una determinata Questura. Il Ministero comunica la disponibilità di 5 posti nei centri di espulsione riservati alla Questura di Mestre. Questa organizza una retata per individuare gli stranieri irregolari pregiudicati e li manda al Cie. Quando poi si libereranno altri cinque posti, il Ministero li riserverà ad un’altra questura, che organizzerà la sua retata. Quella di Mestre sarà quindi costretta a lasciare a piede libero i pregiudicati da espellere, in attesa di una nuova assegnazione di posti da parte del Ministero. Che ci sarà quando finisce il giro, o quando l’allarme sociale tornerà alto.
Per questo il Ministro Minniti ha deciso di aumentare il numero di centri di espulsione in Italia: per poter mandare al Cie gli stranieri che delinquono mano mano che vengono individuati, senza dover aspettare la disponibilità di posti per andare a ricercarli tutti insieme.
Minniti ha lanciato l’idea a ridosso di Capodanno 2017. Si era detto che le prime strutture sarebbero state aperte entro l’estate. L’estate è finita, e nessuno fornisce più date precise.
Per fortuna i mass media locali si entusiasmano lo stesso anche alla notizia di un blitz periodico. Il Veneto è una delle regioni italiane che non hanno ancora comunicato in quale località vorrebbero che fosse allestito il Cpr/Cie deciso dal Ministro. Qualunque sarà la scelta, si temono le proteste delle popolazioni (e dei politici) locali.

Conoscere quanti stranieri vengono rimpatriati

Il vicesindaco di Verona, commentando recenti fatti di cronaca, ha detto che “è necessario conoscere, provincia per provincia, quanti immigrati irregolari lasciano effettivamente i confini italiani e quanti invece rimangono sul territorio”.
“A livello nazionale mancano posti nelle strutture ex Cie, ora Cpr, e questo blocca l’iter delle espulsioni”, ricorda ancora il vicesindaco.
Statistiche sul numero degli espulsi vengono diffuse soltanto in maniera sporadica, e ottengono scarsa visibilità e scarso approfondimento.
All’inizio di quest’anno il ministro dell’Interno Minniti ha annunciato l’apertura di un Cpr in ogni regione, ma al momento su quel fronte non giungono notizie. Le prime strutture, s’era detto, dovevano aprire entro l’estate, ma ormai l’estate è finita e nessuno sa a che punto si è con le procedure di adeguamento e affidamento. In molte regioni non è stata ancora decisa (o per lo meno comunicata) la località in cui il Cpr dovrà essere allestito.
Scrive Tg Verona che il vicesindaco ha commentato anche l’episodio di violenza avvenuto alla stazione di Verona: una “rissa che ha coinvolto giovani immigrati”.
Il Corriere del Veneto, dopo avere inizialmente intitolato l’articolo “rissa tra studenti alla fermata del bus”, ha corretto il titolo in “rapina in stazione”.
Il rapinatore è un ventitreenne dello Srilanka, armato di pistola a gas.
Esiste un video, ripreso da autobus in sosta, in cui si vede il giovane che prende a calci un altro ragazzo, e quando questo prova a reagire lo minaccia con la pistola.
L’Arena pubblica un montaggio di altri video effettuati nel corso dell’arresto.
Secondo quanto ricostruisce il Corriere, il giovane ha prima rischiato di farsi sparare, fingendo di mettersi le mani in tasca quando gli agenti gli puntavano le pistole sapendo che probabilmente era armato, e poi ha avuto una colluttazione con loro. Il risultato è una prognosi di 21 giorni per un agente, e una denuncia per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale per lo straniero.
La dinamica dell’arresto non si vede nei filmati disponibili. In uno si vede il ragazzo che alza le mani mentre due agenti gli puntano contro l’arma. Nell’altro si vede il momento in cui viene fatto salire sulla volante, ma non la fase della colluttazione.