Tornato il tunisino che correva nudo

I carabinieri hanno arrestato nuovamente un tunisino che era già stato rimpatriato l’estate scorsa.
Il ventitreenne era stato riportato al suo paese dopo che per ben due volte era stato fermato nudo in piazza.
Di uno degli episodi esiste anche il filmato, in cui si vede lo straniero che corre nudo gridando mentre viene inseguito da alcuni agenti.
A suo carico ci sono numerosi precedenti penali, tra cui detenzione di sostanza stupefacente a fini di spaccio, reati contro la persona commessi anche durante la detenzione.
Dopo il primo episodio in cui era stato fermato senza vestiti era stato denunciato in stato di libertà per resistenza a pubblico ufficiale e atti osceni in luogo pubblico. Era stato ricoverato in psichiatria. Il secondo episodio era avvenuto dopo due settimane.
Scrive Imola Oggi, che attinge al Gazzettino e all’Adnkronos, che lo straniero sarebbe tornato in Italia per vedere la sua fidanzata.
Secondo il sito lo straniero è stato trattenuto nelle camere di sicurezza dei carabinieri “in attesa del processo per direttissima”, ma non si dice quale sarebbe il reato per cui verrà processato.
Nei giorni scorsi in Sicilia c’è stata una mobilitazione per chiedere la liberazione di un altro straniero con problemi psichici, uno studente che aveva creato un po’ di subbuglio all’università gridando frasi interpretate come minacce terroristiche.
In quel caso però il ragazzo non aveva precedenti penali e gli è stato riconosciuto il diritto ad essere curato anziché espulso.
Difficile che si ripeta una mobilitazione per il diritto alla salute anche in questo caso.
La pagina Facebook che era stata creata per lo studente in Sicilia è ferma a quattro giorni fa, alla notizia della sua liberazione.

Cpr in Trentino e Veneto

Proseguono le reazioni alla diffusione della lista ufficiosa di 11 regioni nelle quali nei prossimi mesi verrano aperti i Centri Per i Rimpatri previsti dal decreto Minniti.
Nella lista non compaiono il Trentino e il Veneto. I giornalisti ne hanno chiesto il motivo alle autorità locali. Nel primo caso il presidente della regione Kompatscher ha detto che si sta ancora discutendo per individuare la sede in cui realizzare la struttura, sebbene l’unico nome che è trapelato, che è stato anche uno dei primi a livello nazionale, è quello di Roverè della Luna, località che si trova più o meno a metà strada tra le due province di Trento e Bolzano. La decisione potrebbe essere scontata, ma a quanto pare le due province hanno chiesto chiarimenti al Ministero sulle caratteristiche richieste. “Chiarito il quadro, invieremo le nostre proposte”, ha detto Kompatscher.
Diversa la situazione in Veneto, dove, a sorpresa (ma fino a un certo punto), le autorità leghiste sono contrarie al centro di espulsione.
E’ proprio l’assessore ai flussi migratori Manuela Lanzarin a dichiarare, secondo quanto riporta il Mattino di Padova: “Non forniremo alcuna indicazione, siamo fermamente contrari alla politica del Governo che non affronta il problema alla radice ma si limita a scaricane gli effetti sui territori”.
“Non si va da nessuna parte fino a che la Libia e gli altri paesi nordafricani non accetteranno, o verrà loro imposto, che la comunità internazionale istituisca centri di accoglienza o riconoscimento sui loro territori, per respingere i non aventi diritto e accudire e inviare gli altri in Europa”, dice l’assessore.
Il risultato sarà che gli stranieri da espellere dal Veneto dovranno essere inviati in altre regioni, come succede anche adesso.
Già Maroni, qualche anno fa, aveva inserito il Veneto nella lista delle regioni in cui era una priorità aprire un centro di espulsione. L’iniziativa si era impantanata a causa dell’opposizione delle autorità locali, anche quelle di destra. Le quali non erano contrarie al Cie per principio, soltanto che nessuna lo voleva sul proprio territorio.
Intanto ricompare nelle cronache la nave norvegese Siem Pilot, che avevamo lasciato a Cagliari a metà del mese scorso. Dopo essere ripartita dalla Sardegna, dove aveva sbarcato più di 800 migranti, l’imbarcazione è tornata nelle acque a sud di Malta, ha toccato le coste siciliane, ed è arrivata ora a Salerno con un carico di oltre 900 migranti (tra cui il cadavere di un bambino).
Gli stranieri sono stati smistati tra le varie regioni. 50 sono toccati al Trentino Alto Adige, 25 per ogni provincia.
La nave è già ripartita diretta a sud.

Minniti a Treviso

Il Ministro dell’Interno Marco Minniti ha partecipato quattro giorni fa ad un incontro a Treviso, in cui si è discusso di sicurezza.
A organizzare l’evento erano stati i sindaci del Pd. L’auditorium era mezzo vuoto, visto che i sindaci della Lega Nord non si sono presentati.
“Così ci hanno pensato i loro colleghi dem a farsene inconsapevoli portavoce, esternando preoccupazioni molto simili a quelle che solitamente si sentono proferire dagli esponenti della Lega”, scrive Italia Oggi. Che riporta una dichiarazione attribuita al sindaco di Vicenza, secondo cui i migranti sorpresi a delinquere “devono essere impacchettati e portati via”.
Il titolo del sito web è: “I sindaci veneti del Pd fanno un po’ i leghisti. Sono d’accordo con la linea dura di Minniti: vogliono meno migranti in città”.
E qualcosa hanno ottenuto: un centro di accoglienza di Treviso che al momento ospita 850 richedenti asilo verrà gradualmente sgomberato, in maniera da arrivare, nel giro di tre o quattro mesi, a soli 240 posti.
Il Gazzettino titola: “Lo schiaffo dei sindaci a Minniti. All’incontro solo 56 su 575 invitati”.
I democratici hanno polemizzato con il governatore della regione Zaia, assente all’incontro: lo hanno accusato di coniare solo slogan da urlare nei talk show. Zaia ha risposto con un comunicato: “Vertici di parole servono a ben poco”.
Minniti ha detto: “Non vi racconto quello che faremo, vi dico quello che abbiamo fatto”. E infatti non è venuto fuori niente di nuovo a proposito della possibile località in cui sarà aperto il nuovo Cie (Cpr) in Veneto.

Treviso, il sindaco favorevole ai Cie

Il sindaco di Treviso, esponente del Pd, si è espresso favorevolmente nei confronti dei decreti approvati da Minniti questa settimana in materia di sicurezza e migranti. “Le nuove norme rafforzano il potere dei sindaci, e grazie al nuovo decreto potremo contare su strumenti più efficaci e veloci”, ha detto il primo cittadino, secondo quanto riporta la Tribuna di Treviso. “Fondamentale anche l’arrivo dei Cie, perché ospiteranno quanti dovranno essere rimandati nei loro paesi d’origine perché non hanno diritto all’asilo”. A quanto pare l’amministrazione comunale di Treviso sta mettendo a punto delle operazioni con vigili in borghese per contrastare l’accattonaggio nel centro storico e vicino ai supermercati.
Nei giorni scorsi, racconta il sito, un ventottenne nigeriano richiedente asilo è stato multato per accattonaggio e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Addosso aveva anche delle ricevute della Snai: si era giocato 14 euro alle scommesse.
Il sindaco di Gradisca invece si è espresso contro la riapertura del Cie sul suo territorio: soprattutto perché a Gradisca c’è già un grosso Cara, Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo, che si trova in una zona residenziale e che per giunta è dimensionato per un numero di ospiti molto inferiore a quello attuale, “cosicché lo stesso personale non è in grado di far fronte in modo adeguato alle esigenze di una civile accoglienza”, come riferisce Il Friuli.
“L’ipotesi di una riapertura del Cie è impraticabile”, ha detto il sindaco alla presidente della Regione Debora Serracchiani, la quale avrebbe risposto, secondo quanto riporta lo stesso sito: “Ho più volte espresso la posizione negativa della regione sulla riapertura del Cie, che è chiarissima e è stata ribadita anche dal Consiglio Regionale”.
Ora che il Ministero dell’Interno è intenzionato ad aprire un Cie in ogni regione, si andrà allo scontro? E’ pure vero che i nuovi Cie si chiamano Cpr, per cui quello che si è detto a proposito dei Cie non vale necessariamente anche per i Cpr…
Intanto ieri pomeriggio s Saronno, in Lombardia, il centro sociale Telos ha organizzato un presidio contro la riapertura dei Cie. Provocando le solite polemiche standard dopo l’apparizione di qualche scritta sui muri.
Scritte che fanno riferimento al fuoco e alle rivolte. Quasi tutti i Cie presenti sul territorio italiano sono stati chiusi dopo essere stati devastati nel corso di rivolte. Che provvedimenti intende prendere il nuovo governo per evitare che anche i nuovi Cie facciano la stessa fine?

Nigeriana al Cie di Caltanissetta? Commissione Cie-Cara a Cona

Un comunicato diffuso dalla Questura di Padova e ripreso dal sito Padova News afferma che una nigeriana con precedenti per stupefacenti sarebbe stata accompagnata al Cie di Caltanissetta in vista del rimpatrio.
A quanto ne sapevamo, l’unica sezione femminile rimasta aperta nei Cie italiani era quella di Roma. O il comunicato non è accurato, oppure la sezione femminile di Caltanissetta è stata riaperta senza che nessuno se ne sia accorto.
Intanto la commissione d’inchiesta Cie-Cara ha visitato in questi giorni il centro di accoglienza di Cona, quello dove è morta una ragazza straniera poco tempo fa, e dove c’è stata una rivolta dei migranti che lamentavano ritardi nei soccorsi.
Secondo quanto scrive il Mattino di Padova, la Commissione ha rilevato carenze strutturali e burocratico amministrative. La struttura sarebbe precaria e inaccettabile.
La Commissione chiede di diminuire il numero di stranieri ospitati.
Della delegazione facevano parte quattro politici del Pd e uno della Lega. Nel corso della visita hanno incontrato le autorità locali, il questore, il prefetto, il procuratore aggiunto, il sindaco di Cona.
“Il centro di Cona non ha le condizioni minime per assicurare un’ospitalità decente”, ha detto il presidente della commissione Federico Gelli.
Secondo il deputato leghista Rondini “la struttura totalmente inadeguata, anche sotto il profilo igienico sanitario, per supportare presenze tanto numerose e per tempi tanto prolungati”.
Il campo è stato allestito su terreno fangoso. L’ospitalità è garantita da una tensostruttura con “riscaldamento semi-inesistente”, i bagni si trovano in container separati.
Facile immaginare che quando piove e bisogna andare al bagno, il fango si sparge anche all’interno degli ambienti.
La delegazione ha parlato con i soccorritori che sono intervenuti dopo il malore della ragazza nigeriana. I quali hanno escluso che ci sia stato da parte loro un ritardo nei soccorsi.
La Commissione auspica un aumento del numero di persone che si occupano della valutazione delle richieste d’asilo. Tempi di attesa di uno o due anni sono inconcepibili.

Vicenza, il bilancio degli allontanamenti

Scrive il Giornale di Vicenza che nel corso del 2016 22 stranieri sono stati accompagnati alle frontiere.
Pochi, secondo il sito, che però specifica che nel biennio 2015-2016 gli accompagnamenti sono stati 39: significa che ci sarebbe stato un aumento di quasi il trenta per cento rispetto all’anno precedente.
Gli accompagnamenti ai Cie sarebbero stati 17, nell’ultimo biennio, di cui cinque nel 2016 “tutti nel mese di dicembre”.
Non sappiamo fino a che punto sono accurati i dati. I siti di informazione hanno raccontato di un accompagnamento al Cie avvenuto a novembre a partire da Vicenza.
Sulla pagina web della Questura non è stato pubblicato un comunicato con il bilancio delle attività svolte durante l’anno, di cui di solito si fornisce un resoconto ai giornalisti.
Con l’anno nuovo, non è stato diffuso un bollettino nazionale con il totale delle espulsioni avvenute. Con tutto che in questi giorni il dibattito sull’immigrazione è al centro dell’attenzione dei mass media, la conoscenza del fenomeno continua a restare molto vaga.
Il sito Noi Tv racconta per esempio che a Lucca gli “espulsi dal territorio nazionale sono stati 204”, riferendosi forse a chi ha ricevuto un decreto di espulsione e poi è stato rilasciato. Ma quanti di questi sono stati effettivamente rimpatriati o accompagnati al Cie? E quale era il dato dell’anno precedente? Evidentemente la questione non interessa abbastanza.

Rivolta al centro di accoglienza di Cona

Una venticinquenne originaria della Costa d’Avorio è morta ieri al centro di accoglienza per migranti di Cona, vicino Venezia.
Si dice che stesse male da giorni, tossiva, aveva la febbre. Si è poi sentita male in bagno, l’ha tirata fuori il fidanzato sfondando la porta.
Secondo gli operatori del 118 i soccorsi sono stati tempestivi, ma i migranti non dicono la stessa cosa. E comunque: “Questo non è un posto dove ospitare delle donne”, sostiene il fidanzato.
Per accertare i fatti la procura di Venezia ha aperto un fascicolo, nelle prossime ore è prevista l’autopsia.
Al centro ci sono stati attimi di tensione. Gli operatori si sono dovuti barricare nei loro uffici, mentre da fuori qualcuno prendeva a pugni le porte, agitando delle spranghe.
Per ore le forze dell’ordine hanno condotto una mediazione. A tarda notte gli operatori sono stati tirati fuori. Alcuni sono così spaventati che hanno annunciato che non torneranno al lavoro, almeno per oggi.
Intanto anche in Veneto si torna a parlare di centri di espulsione, dopo le indiscrezioni di Capodanno secondo cui si starebbe per aprire un Cie in ogni regione.
L’Arena riporta le dichiarazioni del Prefetto di Verona, favorevole all’iniziativa: “L’importante è che vengano aperti i Cie … perché dobbiamo sapere dove portare le persone fermate … Da sempre sostengo che chi delinque deve lasciare il nostro paese. Qui stiamo parlando di clandestini, non di richiedenti asilo.”
Di aprire un Cie in Veneto si era parlato già alcuni anni fa, quando il ministro dell’Interno era Maroni. Il progetto venne abbandonato visto che c’erano forti proteste in ogni città nella quale le voci dicevano sarebbe stato aperto il centro di espulsione.
In questi giorni non è stata ancora avanzata nessuna candidatura.
Secondo l’Arena “A oggi in Italia i Cie sono a Torino, Roma, Bari, Caltanissetta e Trapani, dei quali soltanto quattro quelli funzionanti”.
Ma il Tg1 tre giorni fa ha detto che i quattro Cie aperti sarebbero quello di Roma, Caltanissetta, Torino e Brindisi.
C’è qualche discrepanza. A quanto ne sappiamo il Cie di Trapani è stato riconvertito in hotspot da almeno 12 mesi. A settembre 2015 i Cie di Brindisi e Crotone sarebbero tornati in funzione dopo una lunga pausa. La lista fornita dall’Arena era forse attuale nel 2014. In realtà nessuno ha le idee chiare su quali e quanti siano i Cie aperti in questo momento in Italia (tra gli addetti ai lavori si dice che sono sei…).
“Il tempo di permanenza in un Cie è al massimo di 18 mesi. Mica poco”, scrive l’Arena. Evidentemente nessuno li ha avvisati che da ottobre 2014 il periodo massimo di trattenimento degli stranieri all’interno dei Cie è stato ridotto a novanta giorni da un emendamento proposto dai senatori Manconi e Lo Giudice. Più di due anni fa.
Nel 2015 la permananza media nei Cie era di 25 giorni.