Mestre, operazione anti-spaccio

Cinque spacciatori tunisini sono stati accompagnati in un imprecisato centro per i rimpatri dopo un’operazione straordinaria organizzata dalla polizia a Mestre.
Ai controlli hanno partecipato uomini in uniforme e in borghese della Questura di Venezia, del Commissariato di Mestre, del reparto Prevenzione Crimine di Padova, della Polizia Scientifica, della unità cinofile antidroga e perfino dell’Esercito Italiano, mediante i soldati impegnati nell’operazione strade sicure.
In tutto sono stati sequestrati “600 grammi di cannabinoidi (marijuana e hashish)”, secondo quanto scrive La Nuova, oppure “607 grammi di stupefacente, prevalentemente marijuane e hashish, ma anche eroina e cocaina”, come scrive Venezia Today.
Quest’ultimo sito mostra anche un video con le operazioni delle unità cinofile, montato col sottofondo di musica techno, tanto per renderlo più attraente.
Massima soddisfazione da parte delle istituzioni locali: “in un’ora sono stati fatti passi avanti per cui ci vorrebbero mesi”, ha detto un rappresentante del Comune, “Questo è il risultato quando i componenti di un’orchestra suonano la stessa melodia”.
“Grazie a un colloquio con il capo della polizia, Gabrielli, sono stati messi a punto maxi controlli continui con un centinaio di agenti impegnati. E posti riservati per le espulsioni”, si legge nel titolo di Mestre Today.
E un’operazione simile è prevista per “i prossimi mesi”.
Per gli addetti ai lavori, nulla di nuovo. A prima vista sembra una delle operazioni “alto impatto” che vanno avanti da anni. Periodicamente si riservano i posti dei Cie ad una determinata Questura. Il Ministero comunica la disponibilità di 5 posti nei centri di espulsione riservati alla Questura di Mestre. Questa organizza una retata per individuare gli stranieri irregolari pregiudicati e li manda al Cie. Quando poi si libereranno altri cinque posti, il Ministero li riserverà ad un’altra questura, che organizzerà la sua retata. Quella di Mestre sarà quindi costretta a lasciare a piede libero i pregiudicati da espellere, in attesa di una nuova assegnazione di posti da parte del Ministero. Che ci sarà quando finisce il giro, o quando l’allarme sociale tornerà alto.
Per questo il Ministro Minniti ha deciso di aumentare il numero di centri di espulsione in Italia: per poter mandare al Cie gli stranieri che delinquono mano mano che vengono individuati, senza dover aspettare la disponibilità di posti per andare a ricercarli tutti insieme.
Minniti ha lanciato l’idea a ridosso di Capodanno 2017. Si era detto che le prime strutture sarebbero state aperte entro l’estate. L’estate è finita, e nessuno fornisce più date precise.
Per fortuna i mass media locali si entusiasmano lo stesso anche alla notizia di un blitz periodico. Il Veneto è una delle regioni italiane che non hanno ancora comunicato in quale località vorrebbero che fosse allestito il Cpr/Cie deciso dal Ministro. Qualunque sarà la scelta, si temono le proteste delle popolazioni (e dei politici) locali.

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Conoscere quanti stranieri vengono rimpatriati

Il vicesindaco di Verona, commentando recenti fatti di cronaca, ha detto che “è necessario conoscere, provincia per provincia, quanti immigrati irregolari lasciano effettivamente i confini italiani e quanti invece rimangono sul territorio”.
“A livello nazionale mancano posti nelle strutture ex Cie, ora Cpr, e questo blocca l’iter delle espulsioni”, ricorda ancora il vicesindaco.
Statistiche sul numero degli espulsi vengono diffuse soltanto in maniera sporadica, e ottengono scarsa visibilità e scarso approfondimento.
All’inizio di quest’anno il ministro dell’Interno Minniti ha annunciato l’apertura di un Cpr in ogni regione, ma al momento su quel fronte non giungono notizie. Le prime strutture, s’era detto, dovevano aprire entro l’estate, ma ormai l’estate è finita e nessuno sa a che punto si è con le procedure di adeguamento e affidamento. In molte regioni non è stata ancora decisa (o per lo meno comunicata) la località in cui il Cpr dovrà essere allestito.
Scrive Tg Verona che il vicesindaco ha commentato anche l’episodio di violenza avvenuto alla stazione di Verona: una “rissa che ha coinvolto giovani immigrati”.
Il Corriere del Veneto, dopo avere inizialmente intitolato l’articolo “rissa tra studenti alla fermata del bus”, ha corretto il titolo in “rapina in stazione”.
Il rapinatore è un ventitreenne dello Srilanka, armato di pistola a gas.
Esiste un video, ripreso da autobus in sosta, in cui si vede il giovane che prende a calci un altro ragazzo, e quando questo prova a reagire lo minaccia con la pistola.
L’Arena pubblica un montaggio di altri video effettuati nel corso dell’arresto.
Secondo quanto ricostruisce il Corriere, il giovane ha prima rischiato di farsi sparare, fingendo di mettersi le mani in tasca quando gli agenti gli puntavano le pistole sapendo che probabilmente era armato, e poi ha avuto una colluttazione con loro. Il risultato è una prognosi di 21 giorni per un agente, e una denuncia per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale per lo straniero.
La dinamica dell’arresto non si vede nei filmati disponibili. In uno si vede il ragazzo che alza le mani mentre due agenti gli puntano contro l’arma. Nell’altro si vede il momento in cui viene fatto salire sulla volante, ma non la fase della colluttazione.

Coisp, più posti nei Cie.

Un rappresentante del sindacato di polizia Coisp ha concesso un’intervista a Venezia Tv, nella quale, tra le altre cose, ha parlato di immigrazione.
In Italia, ha detto, continua ad esserci quel circolo vizioso per cui quando non c’è disponibilità di posti nei centri di espulsione lo straniero che è stato fermato in condizione di irregolarità, anche quando ha precedenti penali, deve essere rilasciato e non può essere rimpatriato. Fino a quando non ci sarà una maggiore disponibilità di posti nei Cie continuerà ad esserci questo problema. Aumentando l’insicurezza dei cittadini, che continuano a vedere in circolazione persone che non avrebbero diritto di restare.
Il sindacalista ha parlato anche della distinzione tra chi fugge dalle guerre e i cosiddetti migranti economici. Se le persone che corrispondono al profilo di coloro che, non trovando lavoro, si mettono a delinquere, dovrebbero essere respinti subito, al momento del loro arrivo. Senza voler colpevolizzare intere etnie, ha comunque accennato alla situazione di coloro che arrivano dalla Tunisia.
Il video dell’intervista, 11 minuti, è stato pubblicato per intero sul sito dell’emittente, insieme ad un rudimentale tentativo di riassumerne per iscritto i contenuti.
Il sito continua a parlare di Cie, mentre il Governo ormai li chiama Cpr, Centri di Permanenza per i Rimpatri.
E’ di due giorni fa la notizia che un ventisettenne pachistano è stato accompagnato al Cpr di Torino, al fine di essere espulso per motivi di sicurezza. L’uomo, richiedente asilo, aveva inneggiato all’Isis e alla Jihad su Facebook.
Anche se aveva condiviso immagini che implicano una sua adesione ideologica al terrorismo, non sono emersi finora né piani di attentati, né legami con organizzazioni terroristiche ben precise.
Sul fronte dell’apertura dei nuovi Cpr non giungono novità. Il ministro Minniti ne vuole inaugurare uno in ogni regione. All’inizio di questo mese è stato in Friuli, dove intende rimettere in funzione l’ex Cie di Gradisca. “Il ministro ha rilanciato l’utilità del Cpr”, ha scritto il Messaggero Veneto (attingendo all’agenzia di informazioni regionale), senza fare però nessuna stima sui tempi necessari.

Sequestro di persona, due nigeriani arrestati

Due nigeriani di 19 e 22 anni sono stati arrestati con l’accusa di sequestro di persona. I due avevano rinchiuso una loro connazionale diciassettenne in una stanza al buio per due settimane a Casapesenna, in attesa che la famiglia pagasse un riscatto di 2.500 euro.
La parente che è stata contattata dai rapitori, che vive in Spagna, si è rivolta alla polizia.
La ragazza è stata liberata grazie all’intervento di altri nigeriani, che hanno minacciato i sequestratori. Le indagini della polizia sono proseguite anche dopo il rilascio e hanno permesso anche alle forze dell’ordine di individuare il covo e arrestare i malviventi. E ancora proseguono, per tentare di individuare l’eventuale rete criminale in cui i due erano inseriti, e magari individuare altre vittime.
La diciassettenne, che prima del rapimento era ospitata all’hub di Bologna, è stata portata in un centro per minori di Vicenza.

Mestre, dopo la rissa, controlli serrati

Racconta la Nuova di Venezia che la polizia di Mestre ha effettuato una serie di controlli tra gli immigrati, approfittando dello scalpore generato da una rissa avvenuta alcuni giorni fa nei pressi di un bar. Secondo la ricostruzione che è stata diffusa, un tunisino ubriaco era venuto alle mani col titolare cinese del locale, rifiutandosi di allontanarsi dalle slot machine all’ora di chiusura. Il bar è stato chiuso per 7 giorni per motivi di ordine e sicurezza. Scrive il sito che era già stato chiuso in passato, non si sa per quale motivo. Nel corso dei controlli che si sono svolti nel resto della città, tre stranieri, forse quattro, sono stati portati al Cpr di Torino. Altri hanno ricevuto l’ordine di allontanarsi dall’Italia entro sette giorni.

Tornato il tunisino che correva nudo

I carabinieri hanno arrestato nuovamente un tunisino che era già stato rimpatriato l’estate scorsa.
Il ventitreenne era stato riportato al suo paese dopo che per ben due volte era stato fermato nudo in piazza.
Di uno degli episodi esiste anche il filmato, in cui si vede lo straniero che corre nudo gridando mentre viene inseguito da alcuni agenti.
A suo carico ci sono numerosi precedenti penali, tra cui detenzione di sostanza stupefacente a fini di spaccio, reati contro la persona commessi anche durante la detenzione.
Dopo il primo episodio in cui era stato fermato senza vestiti era stato denunciato in stato di libertà per resistenza a pubblico ufficiale e atti osceni in luogo pubblico. Era stato ricoverato in psichiatria. Il secondo episodio era avvenuto dopo due settimane.
Scrive Imola Oggi, che attinge al Gazzettino e all’Adnkronos, che lo straniero sarebbe tornato in Italia per vedere la sua fidanzata.
Secondo il sito lo straniero è stato trattenuto nelle camere di sicurezza dei carabinieri “in attesa del processo per direttissima”, ma non si dice quale sarebbe il reato per cui verrà processato.
Nei giorni scorsi in Sicilia c’è stata una mobilitazione per chiedere la liberazione di un altro straniero con problemi psichici, uno studente che aveva creato un po’ di subbuglio all’università gridando frasi interpretate come minacce terroristiche.
In quel caso però il ragazzo non aveva precedenti penali e gli è stato riconosciuto il diritto ad essere curato anziché espulso.
Difficile che si ripeta una mobilitazione per il diritto alla salute anche in questo caso.
La pagina Facebook che era stata creata per lo studente in Sicilia è ferma a quattro giorni fa, alla notizia della sua liberazione.

Cpr in Trentino e Veneto

Proseguono le reazioni alla diffusione della lista ufficiosa di 11 regioni nelle quali nei prossimi mesi verrano aperti i Centri Per i Rimpatri previsti dal decreto Minniti.
Nella lista non compaiono il Trentino e il Veneto. I giornalisti ne hanno chiesto il motivo alle autorità locali. Nel primo caso il presidente della regione Kompatscher ha detto che si sta ancora discutendo per individuare la sede in cui realizzare la struttura, sebbene l’unico nome che è trapelato, che è stato anche uno dei primi a livello nazionale, è quello di Roverè della Luna, località che si trova più o meno a metà strada tra le due province di Trento e Bolzano. La decisione potrebbe essere scontata, ma a quanto pare le due province hanno chiesto chiarimenti al Ministero sulle caratteristiche richieste. “Chiarito il quadro, invieremo le nostre proposte”, ha detto Kompatscher.
Diversa la situazione in Veneto, dove, a sorpresa (ma fino a un certo punto), le autorità leghiste sono contrarie al centro di espulsione.
E’ proprio l’assessore ai flussi migratori Manuela Lanzarin a dichiarare, secondo quanto riporta il Mattino di Padova: “Non forniremo alcuna indicazione, siamo fermamente contrari alla politica del Governo che non affronta il problema alla radice ma si limita a scaricane gli effetti sui territori”.
“Non si va da nessuna parte fino a che la Libia e gli altri paesi nordafricani non accetteranno, o verrà loro imposto, che la comunità internazionale istituisca centri di accoglienza o riconoscimento sui loro territori, per respingere i non aventi diritto e accudire e inviare gli altri in Europa”, dice l’assessore.
Il risultato sarà che gli stranieri da espellere dal Veneto dovranno essere inviati in altre regioni, come succede anche adesso.
Già Maroni, qualche anno fa, aveva inserito il Veneto nella lista delle regioni in cui era una priorità aprire un centro di espulsione. L’iniziativa si era impantanata a causa dell’opposizione delle autorità locali, anche quelle di destra. Le quali non erano contrarie al Cie per principio, soltanto che nessuna lo voleva sul proprio territorio.
Intanto ricompare nelle cronache la nave norvegese Siem Pilot, che avevamo lasciato a Cagliari a metà del mese scorso. Dopo essere ripartita dalla Sardegna, dove aveva sbarcato più di 800 migranti, l’imbarcazione è tornata nelle acque a sud di Malta, ha toccato le coste siciliane, ed è arrivata ora a Salerno con un carico di oltre 900 migranti (tra cui il cadavere di un bambino).
Gli stranieri sono stati smistati tra le varie regioni. 50 sono toccati al Trentino Alto Adige, 25 per ogni provincia.
La nave è già ripartita diretta a sud.