Tensioni a Livorno

Nella notte tra il 24 e il 25 aprile un venticinquenne tunisino è morto a Livorno. Secondo la ricostruzione che è stata fornita, il giovane stava cercando di sottrarsi ad un controllo di polizia. La notizia però ha suscitato lo sdegno della comunità tunisina che non crede alla versione ufficiale. Secondo gli amici, lo straniero non sapeva nuotare quindi non si sarebbe buttato da solo. Il 26 aprile c’è stato un corteo in città per chiedere giustizia e verità. Qualcuno si è lasciato prendere un po’ troppo la mano, ma la comunità tunisina si è dissociata dagli atteggiamenti più estremisti. Il giorno dopo alcuni dei manifestanti sono tornati sul posto con dei solventi per cancellare le scritte ingiuriose nei confronti delle forze dell’ordine che erano state fatte sui muri. Uno dei partecipanti è stato fermato dalla polizia e trasferito al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Palazzo San Gervasio, Potenza, dopo aver simulato il gesto del coltello alla gola davanti ai poliziotti.
C’è stata anche una polemica nei confronti di un esponente locale della Lega che ha indetto una contromanifestazione ed è stato accusato di avere insultato gli stranieri che hanno manifestato.
Molti dei mass media non sono entrati nel merito. Livorno Press ha scritto che il consigliere leghista è rimasto indignato nel vedere un manifesto che includeva la sigla Acab, e ha riportato parte di un suo messaggio: “Oggi il sindacato degli spacciatori ha protestato per la morte dell’immigrato che scappava dalla polizia. Roba da matti!”. L’esponente locale invece voleva manifestare per il pieno sostegno agli agenti.
In una video-intervista di quattro minuti rilasciata sempre a Livorno Press nel corso del suo presidio il leghista ha potuto spiegare le sue ragioni. A suo dire c’è bisogno di più polizia e più pattuglie per far rispettare la legge. L’accusa che sarebbero stati i poliziotti ad affogare il giovane è da considerarsi ridicola. Non bisogna fare niente di male, non bisogna scappare dalla polizia. Non si può venire in Italia senza documenti e pretendere una casa popolare.
Nell’intervista viene citata una esponente di Rifondazione Comunista che si sarebbe schierata contro gli agenti, il Pd che in passato ha fatto pressioni per istituire il garante dei detenuti anziché il garante dei poliziotti, e “una certa sinistra” che da decenni fa battaglie per disarmare la polizia e renderla innocua.
Livorno Press ha pubblicato alla fine del mese scorso anche uno stralcio di un comunicato molto generico di Rifondazione Comunista, in cui si chiedevano più che altro interventi radicali sul tessuto socio-economico della città.
Nel comunicato originale ci si scagliava anche contro “gli sciacalli della destra cittadina, sempre pronti a soffiare sul fuoco della xenofobia”.
La video-intervista all’esponente di Rifondazione che si occupa di immigrazione dura due minuti ed è stata pubblicata sempre da Livorno Press. L’esponente non sostiene una ricostruzione particolare, ma si limita a dire che esistono varie ricostruzioni contrastanti di quanto è avvenuto. Afferma inoltre di non sapere che cosa facesse lo straniero a Livorno: “Perché devi rincorrere un ragazzo che non ha fatto niente di male? Ma anche se avesse fatto qualcosa di male?”.
Qualcuno ha inserito l’episodio della morte del giovane in un contesto in cui sono state segnalate altre notizie che dimostrerebbero l’esistenza di un razzismo sistemico nei confronti degli stranieri, sulla scia delle tesi che circolano tra i manifestanti americani. Un controllo brutale della polizia a Padova, spari contro i braccianti a Foggia, un naufragio al largo della Libia.
La Toscana non si è ancora dotata di un centro per i rimpatri. L’esponente del Pd Minniti, quando era ministro dell’Interno, ne avrebbe voluto uno per ogni regione. Anche la vicina Umbria è ancora senza Cpr, ma in questi giorni si discute della proposta fatta approvare dalla maggioranza in commissione Cultura nel consiglio comunale di Perugia, di aprire un Cpr in città. La decisione non spetta al Comune, ma al Ministero, e al momento non si sa di preciso se l’attuale governo voglia proseguire sulla linea Maroni-Minniti oppure no. A quanto si era detto, doveva essere imminente l’apertura di un Cpr in Emilia Romagna, ma la pandemia e problemi burocratici hanno fermato le procedure, e non se n’è più parlato. Come pure non si è parlato della Calabria, dove sembrava fosse stata individuata una struttura idonea.

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