Chiude Amisnet

L’agenzia radiofonica Amisnet ha deciso di cessare le sue attività, dopo 18 anni dalla fondazione, nel lontano 1998.
L’esperienza confluirà nell’associazione Echis, che continuerà a “creare spazi di informazione, comunicazione e confronto, ma con tempi e modalità diverse, mettendo da parte la produzione quotidiana” di servizi.
Tra le trasmissioni che hanno fatto la storia dell’agenzia, c’è Passpartù, settimanale dedicato alle migrazioni, che non va più in onda da oltre un anno.

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La Croce Rossa non gestirà i Cie

La Croce Rossa Italiana ha deciso nel corso dell’assemblea nazionale che si è tenuta a Roma che non parteciperà alle gare per la gestione dei nuovi centri di espulsione che il ministro Minniti intende aprire sul territorio nazionale.
La proposta è stata avanzata dal presidente Francesco Rocca ed è stata approvata all’unanimità.
Scrive TgCom24 che “l’organizzazione aveva già espresso pareri critici nei confronti dei Cie, visti come luoghi dove il rispetto e la dignità umana possono non essere tutelati”.
In passato la Croce Rossa ha gestito i Cie di Roma, Milano e Torino. Al momento non si occupa più di nessun centro di espulsione, ma continua ad essere impegnata nei centri di accoglienza.
Finendo al centro di polemiche provenienti da destra. Come è successo all’inizio del mese quando una donna italiana senza fissa dimora ha dato fuoco per sbaglio ad alcuni mezzi nei pressi di una tendopoli che accoglie oltre 500 migranti (“una struttura insicura e pericolosa”, l’ha definita un politico di Fratelli d’Italia). O pochi giorni fa, quando la stessa tendopoli è stata esclusa dal bando della Prefettura per l’accoglienza dei migranti, insieme ad altre strutture: “giudicate non idonee”, scrive Il Giornale nel titolo, mentre la Croce Rossa cercava di spiegare che “siamo stati esclusi perché la nostra era una proposta progettuale e loro invece volevano strutture già pronte, ma questo non c’entra nulla con la tendopoli”.

In 74 per scortare 29 migranti

Due delegati del Garante nazionale dei diritti dei detenuti hanno seguito passo per passo un volo di rimpatrio di migranti irregolari verso la Tunisia, a maggio del 2016. Oggi il sito di Repubblica riassume il resoconto della loro missione, per dare un’idea di come avvengono i rimpatri.
Gli stranieri da accompagnare erano 29. Servono almeno due agenti di scorta ciascuno: ne sono stati contati 69, a cui si aggiungono un medico, un infermiere e un funzionario della polizia di Stato (più i due delegati del Garante).
Il costo stimato dell’operazione è di 115 mila euro.
I poliziotti della scorta viaggiano in borghese, riconoscibili da un distintivo sul quale si può leggere il loro numero identificativo, ma non il nome.
Gli stranieri viaggiano con fascette di velcro ai polsi per motivi di sicurezza. Questo avviene solo nei voli brevi, in quelli lunghi, ad esempio verso la Nigeria, le fascette vengono tolte, vista anche la necessità di usare i bagni durante il volo.
Il volo è della Bulgarian Air Charter. La partenza è alle 8:40 da Roma, per gli agenti e il resto del personale. Il primo scalo è a Lampedusa, per prelevare gli stranieri da espellere: 30, perché questo è il numero massimo garantito dall’accordo bilaterale con la Tunisia. Poi si torna verso nord, a Palermo, dove si svolgono le audizioni con i funzionari del consolato della Tunisia. Qui emerge che uno dei 30 è minorenne, e non può essere rimpatriato. Poi si parte per Hammamet. Si arriva alle 15:10. Alle 15:45 si decolla nuovamente, per riportare gli agenti a Fiumicino intorno alle 17.
A bordo del volo non c’erano mediatori culturali, ma solo poliziotti in grado di parlare inglese e francese.

Norme per determinare l’età dei minori non accompagnati

Scrive il Giornale della Protezione Civile che il 6 gennaio scorso è entrato in vigore il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri numero 234/2016, approvato a novembre scorso, che definisce i meccanismi per la determinazione dell’età dei minori non accompagnati vittime di tratta.
L’accertamento dell’età del minore straniero dovrà essere effettuato da un’equipe multidisciplinare, attraverso un colloquio sociale, una visita pediatrica, una valutazione psicologica o neuropsichiatrica, alla presenza di un mediatore culturale, tenendo conto delle specificità relative all’origine etnica e culturale dell’interessato.
La procedura verrà attivata solo ove sussistano fondati dubbi sull’età, e quando questa non sia accertabile attraverso documenti identificativi.
Sarà un giudice a decidere l’avvio della procedura e a individuare una struttura sanitaria pubblica nella quale effettuare gli accertamenti.
Bisognerà specificare un margine di errore insito nella variabilità biologica e nelle metodiche utilizzate. In pratica bisogna indicare due valori, minimo e massimo, dell’età attribuibile. In caso questi due valori possano mantenere il dubbio, la minore età deve essere presunta.
Finora si è utilizzato il sistema della valutazione della maturazione ossea del polso e della mano, un sistema considerato superato e che ha un margine di errore di circa due anni. In alcuni casi accertamenti di questo tipo sono stati effettuati su stranieri in possesso di un documento identificativo in cui risultavano minorenni. Il personale che effettua l’esame esegue solo occasionalmente la prestazione, per cui c’è la possibilità di errore di refertazione. Comunque il referto non viene consegnato all’interessato, e quindi non può essere contestato.
Secondo il Giornale della Protezione Civile, che cita come fonte l’Unhcr, anche il nuovo sistema, che pure rappresenta un notevole passo avanti, presenta varie lacune. Per esempio si riferisce solo ai minori vittime di tratta. Che sono una minoranza.
Un protocollo per l’identificazione multidisciplinare di minori non accompagnati, presentato dalla Conferenza delle Regioni a marzo 2016, deve ancora essere approvato dalla Conferenza Unificata. Un altro disegno di legge, S 2583, è stato approvato dalla Camera ma è ancora all’esame del Senato.
Un gruppo di associazioni, tra cui Amnesty International, Save The Children, Magistratura Democratica, oltre alla stessa Unhcr, hanno chiesto he le norme previste per i minori vittime di tratta vengano applicate anche per i minori stranieri non vittime di tratta.

Divieto di accattonaggio, e daspo per gli spacciatori

Il nuovo Ministro dell’Interno Marco Minniti sta lavorando ad un pacchetto di misure che darà più poteri ai sindaci in materia di sicurezza urbana. Ad esempio, i sindaci potranno emanare delle ordinanze per vietare l’accattonaggio in determinati luoghi della città. Si studia anche un provvedimento simile al daspo, divieto di accedere alle manifestazioni sportive, utilizzato al momento per vietare agli hooligans di andare allo stadio. In futuro potrà essere emanato anche contro gli spacciatori, per impedire loro di entrare in discoteca. La notizia è riportata dal sito del Sole 24 Ore.
Scrive il sito che in queste ore il Ministro sta discutendo in videoconferenza con tutte le regioni il piano Anci per lo smistamento dei migranti che continuano a giungere in Italia. Dall’inizio dell’anno ne sono arrivati già 800.
Giovedì prossimo è previsto un incontro tra il Ministro e i presidenti di regioni italiane e province autonome, per discutere ancora di immigrazione: c’è da mettere a punto, tra l’altro, l’apertura di nuovi Cie (Minniti ne vuole circa uno per ogni regione).
In Emilia Romagna, dopo l’opposizione di Bologna alla riapertura del centro di espulsione, si fa strada l’idea di aprirlo a Modena. Nulla di ufficiale, finora, solo indiscrezioni.
Il Movimento 5 Stelle modenese ha già fatto sapere di non essere d’accordo.
Secondo un sondaggio realizzato per conto di Repubblica, il Ministro dell’Interno Domenico Minniti è quello di cui gli italiani si fidano di più. (Domenico è il nome di battesimo, ma i più lo chiamano Marco).

Nuovi Cie, l’Asgi preoccupata

L’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione ha pubblicato un comunicato nel quale esprime “sconcerto e forte preoccupazione” per la circolare diffusa dal Ministero dell’Interno alla vigilia di Capodanno relativa al rimpatrio degli stranieri e all’apertura dei nuovi Cie, nonché sulla volontà del governo di stipulare nuovi accordi bilaterali di riammissione e di riformare in senso restrittivo le norme sul diritto di asilo.
L’Asgi contesta il “perdurare di un indirizzo politico-amministrativo miope”, ed esprime contrarietà contro ogni provvedimento “che determini l’incremento di provvedimenti amministrativi di espulsione caratterizzati da automatismo e dall’assenza di un’adeguata valutazione delle situazioni individuali”.
L’associazione propone di ridurre le tipologie espulsive, limitandole alle violazioni più gravi. Chi ha commesso reati deve essere identificato mentre sconta la pena in carcere. Bisogna stabilire che solo l’autorità giudiziaria può decidere trattenimenti, respingimenti, accompagnamenti alla frontiera.
Bisogna evitare l’allontanamento di uno straniero quando, al ritorno in patria, questo possa finire vittima di ritorsioni e persecuzioni.
Non bisogna dare maggiori poteri in materia di ordine pubblico a sindaci e polizia municipale. Si rischierebbe di far aumentare le condotte repressive e di affidare funzioni molto delicate ad agenti che “mancano di specifica preparazione in materia di immigrazione e asilo”.
“E’ necessario evidenziare la strumentalità delle risposte che il Governo sta approntando”, scrive l’Asgi, “finalizzate esclusivamente a rassicurare superficialmente l’opinione pubblica anziché individuare soluzioni alla questione migratoria improntate ad un effettivo inserimento dei nuovi cittadini”.

“Il Cie di Catania”

Sul sito del Gazzettino c’è un articolo che riferisce gli ultimi sviluppi delle indagini sul passato di Anis Amri, l’attentatore della strage del mercatino di Natale di Berlino.
Nella versione gratuita si possono leggere soltanto le prime righe: “Non molto tempo dopo aver lasciato il Cie di Catania con un decreto di espulsione non eseguito in tasca, nella primavera di un anno fa, il giovane ha raggiunto in provincia di Latina un amico conosciuto in carcere…”
Peccato che il Cie di Catania non esiste: non c’è nella lista di centri di espulsione diffusa ieri dai giornali del gruppo Caltagirone, e non c’è neanche nelle altre liste diverse che circolano su internet.
Se leggiamo su altri siti di informazione veniamo a sapere che il terrorista è stato in un centro di accoglienza per minori in provincia di Catania, nel 2011, e poi nel carcere di Catania Bicocca. Nel quale ha scontato la prima parte della pena, prima di essere trasferito, una volta maggiorenne, all’Ucciardone di Palermo. Una volta scarcerato, è finito sì al Cie, ma a quello di Caltanissetta, da cui poi è stato rilasciato perché la Tunisia non lo ha riconosciuto come proprio cittadino nei tempi previsti.
Dopo alcune tappe in Italia su cui gli inquirenti stanno cercando di fare luce in queste ore,  si è spostato in Germania, dove ha compiuto l’attentato pochi giorni fa.