Milano, blitz alla stazione

Circa trecento agenti sono stati utilizzati per un rastrellamento alla stazione Centrale di Milano, mirato a bloccare potenziali clandestini. 52 stranieri sono stati portati in questura, “nessuna denuncia”, scrive il Corriere, mentre secondo Today 26 persone sarebbero ancora trattenute in attesa di una decisione. Rimpatri o accompagnamenti al Cie non sono esclusi.
Quando si è sparsa la voce che il blitz era in corso, il leader della Lega Matteo Salvini si è precipitato sul posto per elogiare in diretta Facebook il comportamento delle forze dell’ordine. E’ stato contestato da cinque persone, tra cui un educatore che lavora con i richiedenti asilo. il video del battibecco è finito su internet.
Spaccato il Pd: alcuni hanno espresso soddisfazione per l’operazione, altri hanno manifestato qualche perplessità (Majorino), altri ancora hanno affermato che l’immagine di Milano non deve essere questa, ma quella del 20 maggio.
Per quella data è stata fissata una marcia per i migranti (20maggiosenzamuri.it) alla quale hanno già aderito 270 sigle di associazioni e organizzazioni da tutta Italia.
Forza Italia ha chiesto di annullare l’evento, ma il sindaco Sala ha detto che la marcia “è confermatissima”, a maggior ragione dopo il blitz avvenuto in stazione. Sala ci sarà, e spera in una marcia “viva e partecipata”.
“Ho proposto di cancellare la ridicola carnevalata della manifestazione pro migranti organizzata dalla sinistra a Milano il 20 maggio”, scrive la forzista Silvia Sardone su Facebook. Pensiamo “prima agli italiani”, aggiunge, tutto in stampatello e con tre punti esclamativi finali.
La Sardone, è responsabile del Dipartimento Sicurezza di Forza Italia in Lombardia.
Il 27 aprile scriveva su Twitter che la stazione centrale di Milano era una “latrina a cielo aperto”, e pubblicava un video con tanto di montaggio e colonna sonora da film horror quando compare qualche migrante addormentato. “Centinaia di immigrati vengono volontariamente lasciati in questa zona per incapacità di gestire l’accoglienza, se non come business”, afferma.
Una settimana prima c’era stata un’aggressione da parte di alcuni stranieri ai militari e ai carabinieri. Bilancio: un militare leggermente contuso, forse per un colpo di bottiglia alla mano.
A ottobre, sempre di fronte alla stazione, c’era stata una maxi rissa tra migranti.
Il 26 aprile la Sardone si era occupuata di una rissa avvenuta all’hub di via Sammartini il giorno prima, chiedendo al Ministero dell’Interno di aprire un’indagine per verificare la capacità di Comune e Prefettura di gestire l’immigrazione a Milano.
Ma le tematiche relative ai migranti sono passate in secondo piano negli ultimi giorni per responsabile sicurezza di Fi, visto che lei stessa ha denunciato di essere stata aggredita. Non da uno straniero, ma da un candidato del Pd di Sesto San Giovanni.
Mentre era in piazza insieme ai cittadini che protestavano contro le “pessime politiche sociali dell’amministrazione di sinistra”, è sopraggiunto il consigliere Pd che ha iniziato a filmare i manifestanti “contro la loro volontà”.
La Sardone è stata medicata all’interno dell’ambulanza. Le è stata applicata una fascia a tracolla, prognosi di 7 giorni. L’aggressore l’avrebbe strattonata, poi afferrato il braccio e storto con forza.
Diversa la versione del consigliere Pd che dice di essere stato “aggredito da un signore che ha cercato di sottrarmi il telefono” e ha accusato la Sardone di avere “simulato di essere stata aggredita dal sottoscritto”.
Lei ha chiesto di escludere il consigliere dalle liste elettorali, il sindaco Pd si è limitata ad auspicare “un clima più sereno”.

Annunci

La Camera approva il decreto Minniti

La Camera dei Deputati ha votato sì alla conversione in legge del decreto Minniti. 240 voti a favore, 176 contrari, 12 astenuti. L’altro ieri la fiducia allo stesso decreto era stata approvata con 330 voti a favore, 161 contrari e una astensione. Ora il decreto è stato definitivamente convertito in legge. Per qualche ora i mezzi di informazione si sono soffermati sulla notizia, che però non compare su molte delle prime pagine di questa mattina (come già non compariva ieri).
Il sito di Rainews riporta l’esito del voto, e riassume per l’ennesima volta i contenuti del decreto, ma non dà nessuno spazio alle dichiarazioni di voto, né spiega come si sono posizionati i diversi schieramenti politici.
“Il decreto prevede l’apertura di nuovi centri chiamati Cpr (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), che non avranno nulla a che vedere con i vecchi Cie”, scrive il sito, senza specificare in cosa consisterebbero le differenze, a parte il fatto che saranno monitorati “quotidianamente” da varie realtà e istituzioni umanitarie non meglio precisate.
“I nuovi centri, che ospiteranno al massimo 150 persone, passeranno dagli attuali 4 a 20”, scrive ancora il sito. Stavolta il numero dei Cie aperti, 4, è corretto, ma gli altri numeri sono un po’ strani. Prima di tutto finora si era detto che i centri sarebbero stati di 80-100 posti, mentre ora spunta la cifra 150. In secondo luogo, non si dovrebbe arrivare a quota 20 ma a 18: un Cie in ogni regione, escluse Molise e Valle D’Aosta. Così s’era detto. Queste discrepanze derivano anche dal fatto che nel decreto non sono contenuti numeri precisi: ci si limita a stabilire “l’ampliamento della rete dei centri … in modo da assicurare la distribuzione delle nuove strutture sull’intero territorio nazionale. La dislocazione dei centri di nuova istituzione avviene, sentito il presidente della regione interessata, privilegiando i siti e le aree esterne ai centri urbani che risultino più facilmente raggiungibili e nei quali siano presenti strutture di proprietà pubblica che possano essere, anche mediante interventi di adeguamento o ristrutturazione, resi idonei allo scopo, tenendo conto della necessità di realizzare strutture di capienza limitata idonee a garantire condizioni di trattenimento che assicurino l’assoluto rispetto della dignità della persona.”
La collocazione dei vari schieramenti è pubblicata in un articolo del Sole 24 Ore: Pd, Civici e Innovatori e Ap-Ncd hanno votato sì; Sinistra Italiana, Psi, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, M5s e Mdp hanno votato no.
Il sito si sofferma sulla situazione di Mdp, spaccato al suo interno tra ex Pd ed ex Sel: gli ex di Sinistra Ecologia e Libertà hanno scelto di non partecipare al voto finale, mentre gli ex del Partito Democratico hanno scelto di votare no al decreto.
Colpisce il fatto che il Sole 24 schiera i socialisti col fronte del No. L’ultimo articolo che abbiamo letto in proposito, l’altro ieri, relativo alla questione di fiducia su questo decreto, era intitolato: “Decreto Minniti, dai socialisti un sì molto sofferto”. Era stato pubblicato sul quotidiano socialista Avanti.
Che oggi racconta: “I socialisti non hanno partecipato alla votazione” (la seconda, quella definitiva). Dice Pia Locatelli, presidente del gruppo: “Il Gruppo socialista ha votato la fiducia solo per lealtà nei confronti del Governo e della maggioranza, ma per la nostra storia e i nostri principi non possiamo votare a favore di un provvedimento che giudichiamo in parte ingiusto e in parte inefficace. Per questo motivo non parteciperemo a questa votazione e usciremo dall’aula”.
Per Giuseppe Brescia, del Movimento 5 Stelle si tratta di “un decreto che non ha alcuna speranza di risolvere o migliorare la gestione del fenomeno migratorio. Un decreto sbagliato sia nel metodo che nel merito”. Il Movimento contesta l’istituzione di una giustizia di serie B per i migranti, e anche il modo in cui questo provvedimento è stato imposto alla Camera: “il governo ha espresso parere contrario, in blocco, su tutti gli emendamenti depositati … per non intralciare la corsa del provvedimento”.
La deputata Fabiana Dadone, del Movimento 5 Stelle, ha contestato il ricorso alla decretazione d’urgenza: “Si continua a considerare l’immigrazione come se fosse un’emergenza: ci siamo svegliati stamattina e ci siamo trovati una marea di migranti sulle coste. Ma non è così. In realtà questo fenomeno è un fenomeno strutturale: parte dagli anni 90 con l’immigrazione dall’est Europa, poi si è arrivati al nord Africa nel 2011. In realtà nel 2017 non è che si può ancora parlare di emergenza, pertanto anche lo strumento del decreto è uno strumento in questo caso abusato”.
Le fa eco Marialucia Lorefice, anche lei M5s: “Un decreto emergenziale oggi non serve, serve una riforma integrale della normativa immigrazione e del regolamento Dublino”.

Festa della donna

In occasione della Festa della Donna, da più parti si è cercato di puntare i riflettori sulla situazione delle donne migranti e sulle loro lotte.
Emma Bonino ha organizzato una conferenza stampa con tre donne africane che ce l’hanno fatta: una, fuggita da persecuzioni in Etiopia, è oggi allevatrice in Trentino; un’altra, arrivata in Italia per fare la cuoca, è stata costretta a prostituirsi ed ora è mediatrice culturale che aiuta le altre donne a uscire dalla trappola della prostituzione forzata; la terza, fuggita dalla Costa d’Avorio per 600 chilometri a piedi e oggi gestisce un progetto di cucina etnica a Roma, che fa sperimentare sapori provenienti dai quattro angoli della terra.
Il Manifesto ha intervistato una docente universitaria e un’esponente della cooperativa Be Free, che gestisce centri anti-violenza e case rifugio, e che si occupa anche di colloqui con donne migranti nei centri di espulsione.
Si legge nell’intervista: ” L’attuale quadro normativo si muove sul binario privilegiato della repressione penale, a cui fa da contraltare l’accesso ai diritti solo per chi accetta di denunciare la propria condizione di vittima. Un percorso spesso inadeguato per chi è appena giunto in Italia, è magari passato dal Cie o nei percorsi emergenziali dell’accoglienza, e non ha avuto modo di elaborare la propria condizione. Il sistema dei confini e le attuali politiche sulle migrazioni sono, da questo punto di vista, complici dello sfruttamento sia sessuale che lavorativo”.

Chiude Amisnet

L’agenzia radiofonica Amisnet ha deciso di cessare le sue attività, dopo 18 anni dalla fondazione, nel lontano 1998.
L’esperienza confluirà nell’associazione Echis, che continuerà a “creare spazi di informazione, comunicazione e confronto, ma con tempi e modalità diverse, mettendo da parte la produzione quotidiana” di servizi.
Tra le trasmissioni che hanno fatto la storia dell’agenzia, c’è Passpartù, settimanale dedicato alle migrazioni, che non va più in onda da oltre un anno.

La Croce Rossa non gestirà i Cie

La Croce Rossa Italiana ha deciso nel corso dell’assemblea nazionale che si è tenuta a Roma che non parteciperà alle gare per la gestione dei nuovi centri di espulsione che il ministro Minniti intende aprire sul territorio nazionale.
La proposta è stata avanzata dal presidente Francesco Rocca ed è stata approvata all’unanimità.
Scrive TgCom24 che “l’organizzazione aveva già espresso pareri critici nei confronti dei Cie, visti come luoghi dove il rispetto e la dignità umana possono non essere tutelati”.
In passato la Croce Rossa ha gestito i Cie di Roma, Milano e Torino. Al momento non si occupa più di nessun centro di espulsione, ma continua ad essere impegnata nei centri di accoglienza.
Finendo al centro di polemiche provenienti da destra. Come è successo all’inizio del mese quando una donna italiana senza fissa dimora ha dato fuoco per sbaglio ad alcuni mezzi nei pressi di una tendopoli che accoglie oltre 500 migranti (“una struttura insicura e pericolosa”, l’ha definita un politico di Fratelli d’Italia). O pochi giorni fa, quando la stessa tendopoli è stata esclusa dal bando della Prefettura per l’accoglienza dei migranti, insieme ad altre strutture: “giudicate non idonee”, scrive Il Giornale nel titolo, mentre la Croce Rossa cercava di spiegare che “siamo stati esclusi perché la nostra era una proposta progettuale e loro invece volevano strutture già pronte, ma questo non c’entra nulla con la tendopoli”.

In 74 per scortare 29 migranti

Due delegati del Garante nazionale dei diritti dei detenuti hanno seguito passo per passo un volo di rimpatrio di migranti irregolari verso la Tunisia, a maggio del 2016. Oggi il sito di Repubblica riassume il resoconto della loro missione, per dare un’idea di come avvengono i rimpatri.
Gli stranieri da accompagnare erano 29. Servono almeno due agenti di scorta ciascuno: ne sono stati contati 69, a cui si aggiungono un medico, un infermiere e un funzionario della polizia di Stato (più i due delegati del Garante).
Il costo stimato dell’operazione è di 115 mila euro.
I poliziotti della scorta viaggiano in borghese, riconoscibili da un distintivo sul quale si può leggere il loro numero identificativo, ma non il nome.
Gli stranieri viaggiano con fascette di velcro ai polsi per motivi di sicurezza. Questo avviene solo nei voli brevi, in quelli lunghi, ad esempio verso la Nigeria, le fascette vengono tolte, vista anche la necessità di usare i bagni durante il volo.
Il volo è della Bulgarian Air Charter. La partenza è alle 8:40 da Roma, per gli agenti e il resto del personale. Il primo scalo è a Lampedusa, per prelevare gli stranieri da espellere: 30, perché questo è il numero massimo garantito dall’accordo bilaterale con la Tunisia. Poi si torna verso nord, a Palermo, dove si svolgono le audizioni con i funzionari del consolato della Tunisia. Qui emerge che uno dei 30 è minorenne, e non può essere rimpatriato. Poi si parte per Hammamet. Si arriva alle 15:10. Alle 15:45 si decolla nuovamente, per riportare gli agenti a Fiumicino intorno alle 17.
A bordo del volo non c’erano mediatori culturali, ma solo poliziotti in grado di parlare inglese e francese.

Norme per determinare l’età dei minori non accompagnati

Scrive il Giornale della Protezione Civile che il 6 gennaio scorso è entrato in vigore il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri numero 234/2016, approvato a novembre scorso, che definisce i meccanismi per la determinazione dell’età dei minori non accompagnati vittime di tratta.
L’accertamento dell’età del minore straniero dovrà essere effettuato da un’equipe multidisciplinare, attraverso un colloquio sociale, una visita pediatrica, una valutazione psicologica o neuropsichiatrica, alla presenza di un mediatore culturale, tenendo conto delle specificità relative all’origine etnica e culturale dell’interessato.
La procedura verrà attivata solo ove sussistano fondati dubbi sull’età, e quando questa non sia accertabile attraverso documenti identificativi.
Sarà un giudice a decidere l’avvio della procedura e a individuare una struttura sanitaria pubblica nella quale effettuare gli accertamenti.
Bisognerà specificare un margine di errore insito nella variabilità biologica e nelle metodiche utilizzate. In pratica bisogna indicare due valori, minimo e massimo, dell’età attribuibile. In caso questi due valori possano mantenere il dubbio, la minore età deve essere presunta.
Finora si è utilizzato il sistema della valutazione della maturazione ossea del polso e della mano, un sistema considerato superato e che ha un margine di errore di circa due anni. In alcuni casi accertamenti di questo tipo sono stati effettuati su stranieri in possesso di un documento identificativo in cui risultavano minorenni. Il personale che effettua l’esame esegue solo occasionalmente la prestazione, per cui c’è la possibilità di errore di refertazione. Comunque il referto non viene consegnato all’interessato, e quindi non può essere contestato.
Secondo il Giornale della Protezione Civile, che cita come fonte l’Unhcr, anche il nuovo sistema, che pure rappresenta un notevole passo avanti, presenta varie lacune. Per esempio si riferisce solo ai minori vittime di tratta. Che sono una minoranza.
Un protocollo per l’identificazione multidisciplinare di minori non accompagnati, presentato dalla Conferenza delle Regioni a marzo 2016, deve ancora essere approvato dalla Conferenza Unificata. Un altro disegno di legge, S 2583, è stato approvato dalla Camera ma è ancora all’esame del Senato.
Un gruppo di associazioni, tra cui Amnesty International, Save The Children, Magistratura Democratica, oltre alla stessa Unhcr, hanno chiesto he le norme previste per i minori vittime di tratta vengano applicate anche per i minori stranieri non vittime di tratta.