Convivenza e permesso di soggiorno

Scrive il Sito Aduc-Immigrazione che “anche in assenza di matrimonio, lo straniero convivente con un cittadino italiano ha diritto al permesso di soggiorno”.
Il principio deriverebbe da una sentenza del Consiglio di Stato uscita ad ottobre. Anche se la normativa italiana non è stata adattata neanche alle recenti riforme in materia di coppie di fatto, la disposizione può applicarsi in base ad una “interpretazione analogica” basata sull’articolo 3 della Costituzione, che garantisce il principio di uguaglianza.

Annunci

Pian del Lago, tre padiglioni chiusi

Scrive il sito Giornale di Sicilia che al “centro permanente per i rimpatri” di Pian Del Lago (in realtà Centro di Permanenza per i Rimpatri) sarebbero tre i padiglioni momentaneamente chiusi a seguito della rivolta che c’è stata pochi giorni fa. Secondo indiscrezioni raccolte dal sito sarebbero cinque i lavoratori che rischiano di perdere il posto a causa della ridotta capienza della struttura.
I danni non sono stati quantificati, né sono state diffuse ipotesi sui possibili tempi di riapertura. Né il sito specifica quanti sono in tutto i padiglioni, e quante persone si trovano ancora nel centro, dopo i quaranta rimpatri e forse qualche trasferimento non confermato in altre strutture.
La rivolta c’è stata sabato notte. Finora sono arrivate poche reazioni politiche: un paio da parte della Lega (“Se i migranti non si trovano bene, se ne tornino a casa”), e una da sinistra (“Quando un essere umano non ha commesso nulla di male e gli vengono negati tutti i diritti ci stupiamo davvero se pensa di non avere nulla da perdere?”).
Di recente c’è stato un altro incendio nel Cpr di Torino, che è stato riportato dai giornalisti sul momento ma non ha lasciato nessuna memoria: nessuno ne ha più parlato da quel giorno in poi.
L’impressione è che la situazione sotto Minniti è tale e quale a quella sotto i precedenti governi, nonostante il cambio di nome da Cie a Cpr. Il Ministro conta di aprirne uno in ogni regione, e ha cominciato a farlo. Ma non è intervenuto sui meccanismi che portano alle rivolte e alle devastazioni. Per una struttura nuova che ha aperto finora, ce ne sono due che sono state danneggiate solo nelle ultime settimane.
La stampa non diffonde dati sulle spese aggiuntive che vengono sostenute dopo le rivolte. Né tiene aggiornato il conto sulla disponibilità di posti. I dati precisi vengono diffusi raramente.
A gennaio dell’anno scorso, secondo la commissione Diritti Umani del Senato, il 20% dei posti a livello nazionale era indisponibile: le presenze erano 288 in tutto, a fronte di una capienza effettiva di 359 posti.
D’altronde, la capienza effettiva comunque era solo il 25% dei posti previsti in origine nei centri di espulsione, che all’epoca era 1.393.
Insomma, più dei tre quarti dei posti allestiti dal Governo erano finiti fuori uso a causa anche delle rivolte. Che, a quanto pare, stanno continuando a fare danno.

Al Giornale sfugge la riapertura del Cie di Bari

Titola il Giornale: “Immigrazione nel caos. Gli irregolari in libertà, i centri di rimpatrio vuoti”. E sotto: “Solo 4 Cpr attivi e ospitano 376 stranieri. I clandestini in circolazione? Sono 39 mila”.
Si legge nell’articolo (firmato, datato ieri): “Attivi, secondo i dati al 7 novembre, solamente [i centri] di Brindisi, Caltanissetta, Roma e Torino”. “Uno, quello di Potenza, sorgerà ‘nei prossimi giorni, comunque entro fine anno – assicura al giornale il capo di Gabinetto del Ministro, Marco Morcone – e anche quello di Bari è pronto”.
In effetti quello di Bari è così pronto che è già stato riaperto da due settimane. Ed è così funzionante che leggiamo spesso di stranieri che vi vengono portati (tra cui quattro da Pisa la settimana scorsa).
La notizia però è sfuggita ai segugi del Giornale, e speriamo non anche al capo di Gabinetto del Ministro.
Si legge ancora nell’articolo che “entro settembre dovevano essere pronte le strutture a Montichiari, Gradisca, Santa Maria Capua Vetere, Iglesias, Modena e Mormanno, Cosenza”.
Anche qui è sfuggito qualche dettaglio: il progetto Iglesias (Cagliari), a quanto scrivono i giornali locali, è stato abbandonato, sostituito da quello di Macomer, provincia di Nuoro, dove c’è un carcere dismesso che può essere riadattato a centro rimpatri. L’amministrazione comunale ha accettato entusiasta, pensando agli investimenti e ai posti di lavoro, mentre l’opposizione ha chiesto un referendum popolare per bloccare il progetto.
Due giorni fa, all’insaputa della stampa nazionale, c’è stato un Consiglio Comunale per decidere sulla votazione a cui dovrebbero partecipare i cittadini. Al sindaco il governo ha già fatto sapere che la decisione non è di competenza locale. L’opposizione ha abbandonato l’aula, facendo mancare il numero legale, perché il Consiglio è stato convocato senza sentire prima la conferenza dei capigruppo, in violazione del regolamento.
Ironia della sorte, quelli che vogliono il centro di espulsione, che sono di sinistra, accusano di razzismo quelli che non lo vogliono.
La sigla Cpr coniata da Minniti sta per “Centro di Permanenza per i Rimpatri”. Lo stesso Minniti aveva annunciato in conferenza stampa i “Centri di Permanenza per il Rimpatrio“, mentre l’ufficio stampa annunciava i “Centri Permanenti per i Rimpatri”. Pochi giorni fa La Stampa titolava qualcosa a proposito dei “Centri di Permanenze“, mentre la Nuova Sardegna parla di “Centri di Permanenza e Rimpatrio”.
L’articolo del Giornale ha ricevuto una decina di commenti dal tono prevedibile (“Colpa della sinistra irresponsabile e razzista nei confronti delle famiglie italiane indigenti”), ma nessun utente barese o sardo ha avvisato il quotidiano delle ultime novità.
Per quanto riguarda il Cpr di Potenza, è vero che la sua apertura è imminente. Sul sito della Prefettura è possibile leggere il bando, in cui si parla di 150 stranieri da ospitare, mentre il Ministro aveva annunciato mini-Cie da 80-100 posti. Aveva anche detto un Cpr per Regione ma temporaneamente (fino a quando?) in Puglia ne sono attivi due: Bari e Brindisi.
Poco male. A parte un comunicato di protesta da parte di un esponente del Movimento 5 Stelle parecchio tempo fa, anche questo aspetto è passato sotto silenzio negli ambienti politici e giornalistici.
Accanto all’articolo, il Giornale pubblica la foto di una lunga fila di stranieri dietro le transenne. Non certo per entrare nel centro rimpatri. Dove e quando è stata scattata la foto? Non si sa. Cosa dicono gli stranieri in proposito? Ovviamente non sono stati intervistati.

Muore Alesssandro Leogrande

E’ morto per un malore a 40 anni lo scrittore e giornalista Alessandro Leogrande. Era stato vicedirettore della rivista Lo straniero, collaboratore di Radio 3, aveva scritto libri sullo sfruttamento dei lavoratori stranieri a sud, sulle migrazioni attraverso il Mediterraneo, sulle frontiere.
La Gazzetta del Sud pubblica il ricordo di una giornalista che lo ha conosciuto e apprezzato.
Su Youtube ci sono parecchi filmati che lo riguardano, interviste e presentazioni. Come questo, riguardante la frontiera, che è stato postato da Feltrinelli editore. Il viaggio, spiegava Leogrande, non è solo l’attraversamento del Mediterraneo. C’è gente che ci ha messo cinque o sei anni per arrivare in Europa.
Leogrande non si soffermava sui numeri, ma sulle storie delle persone, mettendo talvolta in risalto l’aspetto epico del loro viaggio, della loro avventura.
Per scrivere La Frontiera, lo spunto iniziale è stato la strage avvenuta nei pressi di Lampedusa ad ottobre del 2013. I morti furono più di 300, la notizia fece enorme scalpore. Lui  cominciò ad intervistare i soccorritori, poi, visto che gran parte delle persone che erano a bordo erano eritree, iniziò ad interessarsi della situazione di quel paese. Dove c’è una terribile dittatura di cui in Italia non si sa nulla, non se ne parla, nonostante l’Eritrea sia una ex colonia italiana.

Rimpatriata ad agosto, torna in Italia e viene arrestata

Una trentenne tunisina arrestata ad agosto scorso è tornata in Italia, non si sa come, e si è presentata col suo legale di fiducia all’ufficio immigrazione della Questura di Ravenna per chiedere la protezione internazionale. Qui le sono state prese le impronte, ed è emerso che la donna aveva numerosi alias e precedenti di polizia per reati contro la persona e violazione della normativa sugli stupefacenti. Inoltre, essendo stata già rimpatriata, non poteva rientrare in Italia prima di cinque anni. Così è stata arrestata. Cosa rischia adesso? Non si sa. Ravenna Notizie accanto all’articolo ci ha messo la foto della mano di un arbitro che regge un fischietto e un cartellino rosso.
Resterebbe da capire come mai la donna si è presentata in Questura. Possibile che nessuno le aveva spiegato la faccenda dei cinque anni?
Pochi giorni fa, sempre da Ravenna, un tunisino è stato accompagnato al Cie di Brindisi. L’uomo era stato fermato dalla municipale in strada, ed era stato portato all’ospedale per accertamenti su eventuali malattie infettive. Qui ha tentato disperatamente la fuga, ma è stato bloccato. Era irregolare sul territorio italiano, ma Il Resto del Carlino non riporta riferimenti ad eventuali precedenti penali.

Aumentano le richieste di protezione internazionale

Scrive il sito Notizie.it che nei primi sei mesi del 2017 le richieste di protezione internazionale sono aumentate del 44% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo il numero di 77.449. Tra il 2016 e il 2015 l’aumento era stato del 47%.
Nell’articolo si parla anche di un calo del 31%, probabilmente del numero degli sbarchi. Al 31 ottobre, i migranti sbarcati erano oltre 110 mila. Il 17% sono nigeriani, seguono i cittadini di Guinea, Bangladesh e Costa d’Avorio (attorno al 9% ciascuno).
Il sito non cita la fonte, ma gli stessi dati sono riportati anche da Redattore Sociale. Che nota anche un’altra cosa: il fallimento del progetto di relocation, ovvero di trasferimento dei migranti dai due stati di frontiera (Italia e Grecia) agli altri stati dell’Unione Europea. Erano stati previsti 160 mila trasferimenti, ne sono stati messi in atto solo 29 mila, di cui solo 9 mila dall’Italia. Poco più del 30%.
Il sito cita anche la fonte: il Rapporto sulla protezione in Italia nel 2017, che è stato presentato ieri nella sede dell’Anci a Roma.
Il rapporto illustra anche i dati dello Sprar (Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati). I beneficiari del sistema sono aumentati di 9 mila unità nell’ultimo anno, passando da 26 mila a 35 mila. Il numero dei richiedenti asilo accolti dallo Sprar è quintuplicato in cinque anni.
Il Prefetto Mario Morcone ha ammesso in conferenza stampa che bisogna cambiare la Bossi-Fini, “non perché si tratti di una legge da giudicare buona o cattiva, ma perché risale a quindici anni fa e dopo quindici anni è una legge ormai fuori asse temporale”.
Il comunicato sul sito del Ministero non spiega comunque in che cosa dovrebbe essere cambiata la legge.
Dall’estero intanto arriva la richiesta da parte dell’agenzia nigeriana contro il traffico di esseri umani di identificare e processare i responsabili della morte di 26 donne nigeriane naufragate al largo della Libia e recuperate da una nave spagnola arrivata a Salerno domenica scorsa.
L’agenzia è interessata a conoscere i nomi di eventuali cittadini nigeriani coinvolti nel traffico di esseri umani.
La città di Salerno è rimasta particolarmente colpita dalla tragedia. Il Comune ha deciso il lutto cittadino. Sta inoltre valutando l’ipotesi di un convegno per informare la popolazione della complessità del problema migratorio ed evitare che qualcuno proponga “risposte semplici”. Bisogna “spostare il tiro dal chiacchiericcio banale a considerazioni più severe e più attente”, ha detto il sindaco.

Se uno rischia la pena di morte al suo paese non deve passare dal Cie

Il sito Salvis Juribus ha dedicato un articolo ad una sentenza della Corte di Cassazione che riguarda uno straniero che rischia di essere espulso verso un paese in cui rischia la pena di morte.
Purtroppo si tratta di un sito di informazione giuridica, quindi non solo nell’articolo non ci sono dettagli fondamentali per la cronaca, ma è scritto anche in maniera tale da essere pressoché incomprensibile ai comuni mortali.
Da quello che si capisce, c’è uno straniero di nazionalità imprecisata, che si trova al momento in un imprecisato carcere dove sta scontando sei anni e otto mesi di reclusione per violazione della disciplina di stupefacenti (di tipo imprecisato).
La pena termina a gennaio prossimo. Dopodiché, l’uomo dovrebbe essere portato al Cie in attesa di rimpatrio. Ma nella sua patria, che non sappiamo qual’è, l’uomo rischia la pena di morte. E siccome l’Italia non deve espellere gli stranieri verso paesi nei quali possano subire trattamenti inumani, sarebbe inespellibile. Pertanto il suo trattenimento nel Cie, a suo giudizio, sarebbe inutile.
Tuttavia la sua domanda per ottenere il riconoscimento alla protezione sussidiaria non era stata presa in considerazione, “in ragione del non prossimo fine pena”.
Ora sembra che la Corte abbia accolto il suo ricorso. Cioè: anche se l’uomo è considerato pericoloso socialmente, avrebbe comunque diritto alla protezione da parte dell’Italia.
Su Melting Pot ci sono numerosi articoli che riguardano l’aspetto giuridico della protezione umanitaria. L’ultimo riguarda la protezione concessa ad un cittadino nigeriano fuggito dal paese di origine nel timore di essere sacrificato da parte del padre, membro di una società segreta, “affinché costui potesse acquisire maggiore potere all’interno della setta”.
Il Tribunale di Bologna ha considerato la sua storia attendibile “in quanto conforme a quanto risulta dalle Coi consultate circa le società segrete nello stato nigeriano dell’Edo”. Cioè che nell’Edo esistono tutt’ora i sacrifici umani rituali.
Le Coi sono le informazioni sul paese di origine (Country of Origin Information), e provengono dalla Commissione Nazionale per il Diritto D’Asilo, del Ministero dell’Interno.