Trapani, arrestato stupratore

Un marocchino di 34 anni che si trovava recluso nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Trapani Milo è stato arrestato dalla polizia e trasferito in carcere.
L’uomo ha tentato di stuprare una dipendente del centro addetta alle pulizie. La donna è riuscita a divincolarsi grazie all’aiuto di due colleghi.
Lo straniero aveva a suo carico una condanna per violenza sessuale avvenuta a Bergamo nel 2013, in circostanze che i siti web non spiegano.
La notizia è stata riportata da varie testate online, tra cui Canicatti Web.
Alcuni siti hanno titolato che si tratta di “violenza sessuale”, mentre altri si sono limitati a parlare di “palpeggiamento”.
Tutti hanno illustrato la notizia con foto di repertorio di auto della polizia o reti del Cie.
Non si sa per quanto tempo lo straniero dovrà rimanere in carcere prima di un nuovo tentativo di rimpatrio.

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Verona, algerino accompagnato al Cie

Un algerino di 39 anni è stato fermato a Verona e trasferito nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Trapani, dove è al momento in attesa di rimpatrio.
L’uomo è stato individuato dalla polizia nell’ambito di un controllo finalizzato al contrasto dello spaccio di droga.
Alla vista degli agenti lo straniero ha tentato la fuga, poi ha opposto resistenza colpendo ripetutamente gli agenti, uno dei quali ha riportato la frattura del polso.
Processato per direttissima, lo straniero è stato condannato ad un anno di reclusione, con pena sospesa per permettere l’allontanamento dal territorio nazionale.
La notizia è stata riportata dal sito di Tg Verona, senza nomi, senza foto dello straniero in questione, e senza riferimento a quali sono i precedenti penali a cui si accenna nell’articolo (l’uomo risulta pluripregiudicato).
Pochi giorni fa c’è stato un altro accompagnamento al Cie di Trapani, a partire da Verona. In quel caso si trattava di un ventottenne di nazionalità imprecisata, sorpreso a rubare nel parcheggio di un’azienda di noleggio di autogru e piattaforme, nelle ora notturne.
L’uomo è stato condannato a sei mesi per direttissima, anche lui con pena sospesa e accompagnamento al Cie.
Anche in quel caso l’uomo aveva vari precedenti penali, sempre per furto a Venezia, Piombino Dese e Rovigo, come riporta il sito Verona Sera.

Catturato a Pisa un evaso dal Cie di Trapani

Un tunisino allontanatosi dal Centro di Identificazione ed Espulsione di Trapani è stato trovato dai carabinieri a Pisa, all’interno di una ex sede della Croce Rossa, ora abbandonata.
L’uomo è stato trovato in possesso di numerose dosi di cocaina e hashish, più “undici grammi di sostanza da taglio” non meglio precisata.
La notizia è stata riportata da Go News.
Lo straniero è stato “associato alla locale casa circondariale, in attesa di convalida” dell’arresto.
Il tunisino risultava “pluripregiudicato e con precedenti specifici”. Era stato anche “sottoposto ad obbligo di fimra dal tribunale di Firenze, ma non vi si presentava o si presentava in forte ritardo”.
Per questo era stato accompagnato al centro di espulsione trapanese ad ottobre scorso. Da lì era riuscito a scappare rendendosi irreperibile, non si sa come e non si sa dopo quanto tempo.
Insieme con lui, nel locale abbandonato sono stati trovati altri tre tunisini, tutti pregiudicati per stupefacenti. I quali sono stati “identificati sul posto”.
L’articolo di Go News riporta tutti gli interventi svolti dai carabinieri in zona nel corso dell’ultimo week end.
Un afghano è stato “deferito” per “atti contrari alla pubblica decenza” (urinava in strada); una nomade è stata “deferita in libertà” essendo trovata in possesso di arnesi per scassinare le auto; due nigeriane sono state “deferite in stato di libertà” per essersi accapigliate con due prostitute rumene; un uomo, sorpreso in flagranza a favorire la prostituzione dei transessuali è stato denunciato, e poi rimesso in libertà dal pubblico ministero; un transessuale brasiliano è stato denunciato in stato di libertà per guida senza patente.
Anche alcuni italiani sono incappati nei controlli: tre sono stati deferiti in stato di libertà per guida senza patente, uno per ricettazione, essendo stato trovato in possesso di un marsupio rubato; altri tre sono stati “segnalati alla prefettura”, in quanto trovati in possesso di “modiche quantità di sostanze stupefacenti”.

Afghano bloccato a Faenza

Un afghano di 22 anni è stato fermato dalla polizia a Faenza, provincia di Ravenna, dopo essere salito su un autobus senza biglietto.
Il giovane era sbarcato in Italia di recente. L’11 febbraio scorso era stato portato al Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria, Roma. Qui aveva lamentato un disturbo, per cui era stato accompagnato all’ospedale San Camillo, nella capitale. Da qui lo straniero era riuscito a far perdere le proprie tracce.
Ora è stato accompagnato al Cie di Trapani.
La notizia è stata riportata da vari siti web, tra cui Il Nuovo Corriere.
Apparentemente nessun sito web aveva riportato la notizia del suo allontanamento.

Elogi alla Croce Rossa

Il Prefetto di Trapani ha scritto una lettera al Presidente del Comitato Regionale della Croce Rossa per esprimere apprezzamento per l’attività svolta nella gestione del Centro di Identificazione ed Espulsione di Trapani Milo.
La notizia è stata riportata da Marsala Viva.
Si tratta di una delle poche notizie riguardanti il Cie di Trapani in cui viene fatto il nome della Croce Rossa.
L’associazione ha legato il suo nome a quello dei centri di espulsione gestendo i Cie di Roma, Torino e Milano.
Nel rapporto della Commissione diritti umani del Senato risultava che, alla data del 4 marzo 2014, Croce Rossa gestiva ancora i Cie di Torino e Milano. Nel corso dell’anno questi due centri di espulsione sono stati assegnati a nuovi gestori (quello di Milano è stato riconvertito a centro di smistamento), si poteva pensare che la Croce Rossa fosse rimasta tagliata fuori. A quanto pare no.
Il Centro trapanese a marzo risultava gestito dalla cooperativa L’Oasi. La stessa che aveva in mano il Cie di Bologna (e in precedenza anche quello di Modena). I due centri in Emilia Romagna sono stati chiusi o riconvertiti, mentre quello di Trapani ha cambiato gestione in primavera.
In un articolo scritto all’inizio di aprile, Blog Sicilia raccontava che tutti i dipendenti dell’Oasi erano passati alla Croce Rossa.
Il sito del Ministero dell’Interno non offre una tabella unica con i gestori dei vari centri di espulsione presenti sul territorio italiano. Fino a qualche tempo fa offriva la capienza di ogni centro, ma poi anche quel dato è sparito, visto che non coincideva mai col dato reale.
Sul sito non c’è neanche una tabella riassuntiva dei costi previsti dai singoli appalti. Che non si trova neanche nel rapporto della commissione.
Di recente si è parlato di istituire una nuova commissione parlamentare sulla gestione dell’immigrazione in Italia, ma non si sa nulla di più preciso.
Il mese scorso la Croce Rossa è stata contestata da alcuni manifestanti a Roma per il suo coinvolgimento nella gestione dei centri di espulsione. Nessuno però aveva fatto riferimento al Cie di Milo.
A quanto pare nel centro di espulsione trapanese la Croce Rossa ha attivato un laboratorio artistico nell’ambito del progetto “un taglio alla noia”, per riconoscere la dignità umana negli ospiti e ridurre la loro condizione di disagio garantendo un servizio di alta qualità.
Una mostra delle opere realizzate è stata aperta fino al 15 gennaio, nei saloni di rappresentanza del Palazzo del Governo di Trapani.
Un video è stato pubblicato da Social Tv su Youtube (11 visualizzazioni in un mese e mezzo).
A novembre i siti web locali hanno raccontato che il nuovo appalto per la gestione del Cie di Milo è stato assegnato alla cooperativa Badia Grande.
Secondo quanto scrive il sito Tp24 il nuovo gestore avrebbe iniziato ad operare tre settimane fa.

Un rumeno al Cie di Milo

Un cittadino rumeno di 50 anni è stato individuato in prossimità dello scalo marittimo di Reggio Calabria e trasferito nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Trapani Milo.
L’uomo era pregiudicato per rapina e furto aggravato (non si sa di cosa), ed era ricercato a livello internazionale. A suo carico c’era già un decreto di espulsione per motivi di sicurezza, in quanto ritenuto soggetto pericoloso.
La notizia è stata riportata dal sito Reggio Tv, in un articolo contenente un bilancio delle attività della polizia ferroviaria di Villa San Giovanni.
Nei giorni scorsi uno straniero che sarebbe dovuto essere rinchiuso nel Cie di Trapani è fuggito dai poliziotti che lo stavano accompagnando, facendo momentaneamente perdere le sue tracce.
L’uomo, un tunisino di trent’anni, era stato fermato in Toscana senza permesso di soggiorno. Gli agenti stavano per imbarcarlo su un volo diretto a Trapani, ma appena sceso dall’auto nei pressi dell’aeroporto di Pisa l’uomo è riuscito a divincolarsi e a far perdere le proprie tracce.
La notizia è stata riportata da vari siti web, tra cui quello della Nazione.
Il quale scrive che a Trapani ci sono due Cie, quello di Milo e quello di Serraino Vulpitta, non sapendo che quest’ultimo sarebbe chiuso da parecchi mesi, forse anni (le notizie dalla Sicilia di solito arrivano col contagocce nel resto d’Italia).

Trapani, sacerdote a processo

Un sacerdote è finito sotto processo a Trapani con l’accusa di violenza sessuale e concussione.
Lo scrive il sito dell’Ora.
Il religioso è sospettato di avere chiesto e ottenuto prestazioni sessuali in cambio di un’accelerazione nelle pratiche per ottenere il permesso di soggiorno.
Le prove raccolte mediante intercettazioni ambientali sarebbero così evidenti che, racconta il sito, è stata saltata l’udienza preliminare.
L’uomo è già stato arrestato a giugno, secondo quanto si legge nell’articolo.
La prima udienza è stata fissata per il prossimo 9 marzo.
Le prime denunce risalgono al 2009.
La notizia del suo arresto aveva fatto scalpore anche all’estero, ed era stata riportata perfino dal Washington Post.
Secondo il sito americano sarebbero almeno 10 gli episodi che sono stati contestati al sacerdote.
Huffington Post invece parlava di otto episodi specifici.
Il sito dell’Ora fa riferimento ai migranti del centro di espulsione, mentre gli altri parlano di richiedenti asilo in generale. Il sacerdote era direttore della Caritas, e faceva parte della commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato.
Scriveva Live Sicilia che mentre era in carcere l’uomo ha ammesso i suoi reati. Ad agosto scorso è stato trasferito agli arresti domiciliari, con tanto di braccialetto elettronico.
Il sito affermava anche anche che le ammissioni non sarebbero collegate ad un vero e proprio pentimento: il sacerdote “si sarebbe difeso sostenendo in sostanza di avere comunque fatto del bene”,