Ventimiglia, 5 accompagnamenti al Cpr in due settimane

Nelle ultime due settimane cinque stranieri irregolari sono stati fermati dalla polizia a Ventimiglia e accompagnati al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino.
Lo scrive Ventimiglia News, senza specificicare la nazionalità degli stranieri in questione e i loro eventuali precedenti penali.
Negli ultimi giorni si è discusso della proposta di istituire un Cpr proprio a Ventimiglia, per avere a disposizione un numero maggiore di posti per i clandestini da espellere senza doversi appoggiare per forza al Cpr torinese o ad altri centri di espulsione italiani.
A livello locale si è aperto un certo dibattito, anche perché non è ben chiaro all’opinione pubblica quali categorie di persone dovrebbero essere portate al Cpr (anche i richiedenti asilo?), in che percentuale queste categorie pesano sul numero degli stranieri che arrivano in città sperando di superare il confine, e se aumentare il numero di posti aumenta anche il numero di rimpatri.
Sempre nelle ultime due settimane altri 22 stranieri fermati a Ventimiglia hanno ricevuto un provvedimento di espulsione e un ordine del Questore di lasciare il territorio nazionale, ma non sono stati portati al Cpr. I centri per i rimpatri, a differenza delle carceri, non accettano nuovi ingressi se tutti i posti disponibili sono occupati. Ne consegue che quando le forze dell’ordine fermano un certo numero di irregolari sul territorio, spesso mandano al centro rimpatri solo quelli con i precedenti penali più gravi, rilasciando tutti gli altri. Comunque quelli che vengono rilasciati non sono regolarizzati, quindi ad un successivo controllo potrebbero finire lo stesso al Cpr, sempre che ci siano posti disponibili e che non ci siano altri stranieri più pericolosi a cui dare la precedenza.

Scuola di Pace: no al Cpr di Ventimiglia

Il sito Sanremo News riporta il comunicato di una non meglio precisata associazione chiamata Scuola di Pace che si oppone alla proposta avanzata alcuni giorni fa da parte di un parlamentare di aprire a Ventimiglia un Centro di Permanenza per i Rimpatri al fine di risolvere il problema dei migranti in città.
I Cpr possono ospitare soltanto chi non ha titolo a rimanere sul territorio italiano, si dice nel comunicato, così non sarebbe adatto ad ospitare la gran parte degli stranieri in transito.
Inoltre “diventerebbe un punto di aggregazione dove convogliare tutti i migranti della regione, facendo quindi crescere i numeri: un vero e proprio paradosso”, dicono gli attivisti.
“La normativa in vigore stabilisce che i Cpr possono essere collocati ad almeno 30 km dal confine: pertanto è vietato farne uno a Ventimiglia”, si legge ancora nel comunicato, anche se questa notizia apparentemente non trova riscontro altrove (l’unico limite di 30 km di cui si è sentito parlare di recente era quello degli spostamenti al di fuori dei confini del proprio comune consentiti ai tempi del lockdown).
Il parlamentare leghista che ha fatto la proposta è consapevole che il Cpr non potrà ospitare tutti, ma ha stimato che gli irregolari sarebbero il 30-40 per cento degli stranieri che circolano in città.
Comunque resterebbe irrisolto il problema dell’assistenza a tutti gli altri, specie in vista dell’arrivo di un nuovo autunno.
Per quello bisognerebbe ripristinare il centro di transito.
Scuola di Pace fa anche notare che c’è il problema dei passeur, che potrebbe avvantaggiare la criminalità organizzata e favorire lo sfruttamento sessuale delle donne in viaggio (nessun episodio di cronaca preciso viene citato).
L’Ansa alcuni giorni fa ha riportato le opinioni dell’onorevole che ha proposto il Cpr. Msn ha ripreso il lancio, mettendoci a fianco non una foto del politico in questione, ma degli stranieri in fila davanti a un commissariato, che si suppone siano quelli regolari, e che comunque non sono stati intervistati (negli articoli in cui si parla di immigrazione quasi sempre manca l’opinione degli immigrati, che vengono usati solo come comparse nelle immagini che devono corredare l’articolo).
Il Cpr più vicino alla Liguria è quello di Torino, dove all’inizio dell’estate uno straniero che era stato rinchiuso dopo avere subito un pestaggio da parte di tre italiani a Ventimiglia si è suicidato per la disperazione.

La Spezia, scarcerato e accompagnato al Cpr

Un quarantenne marocchino che ha appena finito di scontare una pena per spaccio, furto, minaccia e violenza a pubblico ufficiale è stato accompagnato al Cpr di Torino subito dopo essere stato scarcerato a La Spezia. La notizia è riportata dal sito ufficiale della polizia, con foto di poliziotta di spalle. Non si dice a quando risalgono i reati, o da quanto tempo l’uomo sta in Italia: si sa soltanto che a marzo 2019 l’uomo aveva ricevuto un avviso orale da parte del questore di La Spezia, ma non si sa in quale contesto.
La stessa notizia è stata riportata anche da TeleCityNews24, sostituendo la foto della poliziotta con la foto dell’ingresso della questura.
Pochi giorni fa un altro marocchino fermato in provincia di La Spezia era stato portato al Cpr di Torino. Si trattava di un trentunenne fermato a Sarzana, dove nella stessa notte aveva prima avuto un diverbio col proprietario di un locale che non voleva somministrargli alcolici perché già in stato di ebbrezza, poi aveva avuto una lite per futili motivi in piazza. Nel primo caso era intervenuta la Finanza, nel secondo la volante della polizia, che gli aveva sequestrato un coltello e lo aveva denunciato per porto di oggetti atti a offendere.

Liguria, Lega polemica col Pd

Dopo la proposta di un senatore leghista di istituire un Centro di Permanenza per i Rimpatri a Ventimiglia, e la risposta dell’ex sindaco della città secondo cui comunque non si risolverebbe il problema, è arrivata la controreplica da parte dei leghisti.
A parte le ripicche locali e l’appello a fare proposte costruttive, i rappresentanti della Lega insistono sul fatto che anche i richiedenti asilo potrebbero essere rinchiusi nei centri per i rimpatri: “Forse il centrosinistra non conosce o fa finta di non conoscere il decreto legge del 21 ottobre scorso, che riporta misure urgenti in materia di immigrazione e di protezione internazionale il quale prevede l’estensione dei casi di trattenimento oltre che per i cosiddetti irregolari anche per i richiedenti protezione internazionale limitatamente alla verifica della disponibilità di posti nei centri i per una più compiuta identificazione e analisi della domanda”, sono le parole riportate da Sanremo News.
Il testo del decreto è disponibile sul sito della Gazzetta Ufficiale. L’articolo 3 contiene disposizioni in materia di trattenimento e modifiche al decreto legislativo 18 agosto 2015 n. 142. Il testo è abbastanza confuso per i non addetti ai lavori, appunto perché si limita ad aggiungere alcune parole ad un decreto precedente. Per giunta sul sito della Gazzetta è pure impaginato male, tanto che non si capisce di preciso dove finisce un comma e dove ne comincia un altro (i numeri dei commi sono uguali nell’impaginazione a quelli dei punti delle sezioni dei commi stessi). Apparentemente nel comma 2 dell’articolo 3 si parla sia dei richiedenti asilo ospitati nei centri, sia di tempi di permanenza e disponibilità di posti nei Cpr, solo che apparentemente si tratta di due punti diversi, a) e b), non necessariamente collegati tra loro.
Bisognerebbe sentire ora qualche contro-controreplica da parte del Pd, se il tema non viene lasciato cadere.
I leghisti aggiungono anche un riferimento ad un episodio risalente ad aprile scorso, quando il segretario del Pd Enrico Letta si era fatto fotografare mentre indossava una felpa della Ong Open Arms, facendo infuriare Salvini che in quei giorni stava sotto processo proprio per avere contrastato una delle operazioni di soccorso e sbarco portata avanti da quella organizzazione. “Se il neo eletto segretario del Pd Enrico Letta affronta il problema dell’immigrazione indossando la felpa di una Ong per incoraggiarla nel suo operato, questo la dice lunga sulla reale intenzione dei democratici di fermare gli sbarchi e di conseguenza di allentare i flussi migratori verso Ventimiglia”, dicono ora i leghisti.
L’ultimo tweet diffuso da Open Arms risale a 15 ore fa. Contiene la registrazione di una comunicazione radio tra l’imbarcazione Sea Watch 3 e la guardia costiera libica. Secondo i libici, gli attivisti dovevano abbandonare immediatamente la zona Sar di competenza del paese nordafricano. Secondo l’associazione, quelle sono acque internazionali nelle quali le autorità libiche non hanno giurisdizione, ma solo la responsabilità di salvare vite, senza però impedire agli altri di operare.
Il tweet in evidenza, dall’inizio del mese, invitava tutti a protestare contro i nuovi accordi con la Libia che il Parlamento italiano avrebbe rifinanziato qualche giorno dopo (anche con i voti del Pd, a parte qualche dissidente).
Il banner sottostante è stato classificato da Twitter come “Materiale potenzialmente sensibile”.

Senatore propone un Cpr a Ventimiglia

Un senatore leghista ha inviato una nota ufficiale alla ministra dell’Interno per chiedere l’apertura di un Centro di Permanenza per i Rimpatri a Ventimiglia, in Liguria. La città si trova nelle vicinanze del confine con la Francia, quindi è meta di centinaia di migranti irregolari che provano ad uscire dall’Italia e vengono respinti dalle autorità francesi.
“L’idea è di trattenere non solo gli irregolari, ma anche chi si trova in una situazione pendente, come gli stranieri che hanno presentato una domanda di asilo o protezione internazionale ma non hanno ancora ricevuto una risposta”, ha detto il senatore.
In teoria i Cpr sono stati istituiti al solo scopo di rimpatriare gli stranieri pericolosi, ossia quelli che hanno commesso reati sul territorio italiano e talvolta hanno già scontato la pena in carcere. Queste erano, a parole, le intenzioni del ministro che li ha istituiti con questa funzione, il democratico Minniti. Nella realtà è possibile portare al Cpr tutti gli inottemperanti all’ordine del questore di abbandonare il territorio italiano, anche se non hanno commesso reati, e inoltre vengono portati nei centri rimpatri anche gli stranieri appena sbarcati ma considerati migranti economici e provenienti da paesi coi quali c’è un accordo di rimpatrio veloce, come per esempio la Tunisia.
Ventimiglia News diffonde qualche dichiarazione attribuita al sindaco della città. Il quale ci tiene a precisare che il Cpr non dovrebbe essere “un centro che si trasformi in un albergo a convenienza, dove lo straniero entra ed esce quando vuole”, ma un centro in cui lo straniero “può restare per un massimo di 18 mesi all’interno della struttura prima di essere espulso e rimpatriato”.
Come al solito le autorità locali tendono a cadere dalle nuvole. Si è vista la stessa cosa anche in altre regioni. Il Cpr non è un centro di accoglienza, ma una struttura detentiva dalla quale non si può uscire, se non creando violenti scontri con le forze dell’ordine in gruppo, o approfittando di un trasferimento individuale in ospedale per tentare la fuga da lì. La detenzione massima prevista non è più di 18 mesi prima di essere rimpatriati, ma di tre o per alcune nazionalità quattro mesi prima di essere rilasciati. Cioè: se entro quel periodo non è possibile identificare lo straniero, questo viene lasciato libero ma sempre in situazione di irregolarità. Coi Cpr si riesce a rimpatriare il cinquanta per cento degli stranieri reclusi, in un tempo medio che va dalle due settimane ai due mesi (le statistiche variano da una struttura all’altra). L’altra metà dei reclusi viene rilasciata per motivi vari.
L’ex sindaco di Ventimiglia è scettico: il 70 o 80% di quelli che arrivano in città ha già un regolare permesso o è in attesa di riceverlo. “Non si possono mettere in Cpr [queste persone] perché si commetterebbe una violazione. In questo modo ci troveremmo sempre gente per strada”.
Gli irregolari possono sempre essere portati a Torino, dice l’ex sindaco.
In realtà uno dei problemi riguarda la disponibilità di posti. Se nelle carceri vengono portati tutti coloro che vengono condannati, a costo di creare una situazione di sovraffollamento in cui il numero dei detenuti è di gran lunga maggiore rispetto alla capienza, nei Cpr non vengono ammessi in nessun caso stranieri in eccesso. Se sono disponibili tre posti e una questura ha fermato dieci irregolari, sceglie di mandare al centro rimpatri soltanto quelli che hanno i precedenti penali più gravi, lasciando a piede libero tutti gli altri, con un ordine di abbandonare il territorio italiano con mezzi propri. Più posti ci sono e più irregolari vengono tolti dalle strade. Per questo Minniti aveva rilanciato il piano di aprire un centro rimpatri in ogni regione.
Tutto questo comunque non basta: sarebbero necessari anche accordi bilaterali verso i paesi d’origine. Se la Tunisia accetta solo 80 rimpatri settimanali, aumentare il numero dei reclusi non aumenterebbe affatto il numero degli stranieri riportati al loro paese. Li terrebbe lontani dalla strada, ma farebbe lievitare i costi per tenerli rinchiusi e saturerebbe di nuovo tutti i posti disponibili.
Spesso nei Cpr avvengono rivolte e devastazioni. Nessuno ha quantificato quanto ha speso lo Stato per riparare i danni negli ultimi anni. Inoltre il modo in cui sono organizzati è diventato spesso bersaglio degli attivisti per i diritti umani. E’ successo di recente a Torino, dove è stato portato uno straniero vittima di un pestaggio in strada da parte di tre italiani proprio a Ventimiglia. Il giovane è stato rinchiuso in isolamento per una sospetta malattia della pelle che in realtà non aveva, e lì si è suicidato per la disperazione. In alcuni centri manca anche una convenzione col servizio sanitario nazionale per l’assistenza medica dei reclusi, e alcune associazioni che mettono a disposizione medici volontari per gli indigenti si sono rifiutate di collaborare coi gestori, per non essere complici della violazione dei diritti.
Il piano di apertura di un Cpr in ogni regione procede a rilento: Veneto, Trentino, Umbria, Toscana, Emilia Romagna, Calabria e Campania ancora ne sono sprovviste. Idem per la Liguria, che spesso si appoggia al Cpr più vicino, che è quello piemontese. Una decina di giorni fa un marocchino ventisettenne che infastidiva gli avventori di un bar a Sarzana, provincia di La Spezia, è stato fermato dalla polizia e portato al centro rimpatri torinese. I mass media di solito non riportano la notizia dell’avvenuto rimpatrio (o del rilascio), quindi l’opinione pubblica non può rendersi conto di quanto tempo ci vuole e di quale è l’esito della procedura.

Torino, medici scrivono all’Ordine

Un’ottantina di medici e alcuni infermieri hanno sottoscritto una lettera all’Ordine dei medici di Torino per affermare che la richiesta che hanno ricevuto, di intervenire all’interno del Centro di Permanenza per i Rimpatri su base volontaria, è inaccettabile.
I firmatari ritengono che il Cpr dovrebbe essere abolito, e che comunque volendo mantenerlo in funzione gli aspetti sanitari dovrebbero essere gestiti dal personale dipendente dal Sistema Sanitario Nazionale. Il personale dovrebbe essere selezionato con concorso pubblico, e non filtrato dalla prefettura o dall’ente gestore che è un’azienda privata. Le richieste di accesso a strutture sanitarie pubbliche esterne dovrebbero essere valutate dal personale medico e infermieristico, non dal personale di polizia o di sorveglianza. Si chiede inoltre la più totale trasparenza riguardo alla struttura e al suo funzionamento. “E’ necessario che vi siano commissioni sanitarie a controllo delle strutture, dei protocolli sanitari e di gestione e che tali informazioni siano pubbliche e accessibili”, si legge nel comunicato, che è stato pubblicato da Pressenza.
Nel testo ci sono numerosi riferimenti ai rapporti che nel corso degli anni hanno messo in evidenza le carenze dei Cpr, tra cui un testo di 12 anni fa in cui si parlava di mancanza di cartella clinica e dell’anamnesi all’ingresso, ambienti sporchi, pochi farmaci e molti psicofarmaci, difficoltà di chiamare il personale in caso di malessere.
In un paio di casi i reclusi sono morti, forse perché non sono stati soccorsi in tempo, mentre di recente ha fatto notizia il suicidio di un migrante che era stato rinchiuso nel Cpr e messo in isolamento dopo essere stato aggredito in strada da alcuni italiani.
Nei giorni scorsi a Milano è stata l’associazione Naga a prendere posizione, rifiutandosi di mettere a disposizione medici volontari che prestassero servizio nel Cpr.
Nella retorica degli attivisti si viene rinchiusi nel Cpr “esclusivamente perché irregolari”. Nella realtà nei Cpr finiscono sia stranieri appena sbarcati sulle coste italiane e considerati migranti economici, sia stranieri considerati pericolosi perché hanno commesso reati recentemente o in passato, sia persone che hanno scontato una lunga pena in carcere per avere commesso reati gravi. Mancano però le statistiche che permetterebbero di capire in che percentuale è presente ciascuna categoria.
L’ultimo accompagnamento al Cpr di Torino di cui si è parlato nelle cronache riguarda un ventisettenne marocchino, fermato a Sarzana, in Liguria, mentre era in stato di ebbrezza e disturbava gli avventori di un bar. L’uomo era già stato denunciato il mese scorso per avere danneggiato il dehor di un altro bar. Sui media locali è riportata la sintesi del comunicato della Questura, con consuete foto di repertorio di agenti di spalle o sportelli delle auto della polizia.

Giornata mondiale del migrante

A Ventimiglia si è tenuta una manifestazione organizzata da Amnesty International nell’ambito delle iniziative previste per la Giornata mondiale del migrante. Alcuni manifestanti hanno mostrato dei cartelli con alcuni slogan nei pressi di uno dei valichi di frontiera con la Francia. La città di recente è rimasta colpita dalla storia di un cittadino della Guinea che dopo essere stato aggredito da tre italiani nel corso di un pestaggio che è stato ripreso dai residenti in un video poi diffuso su internet, è stato portato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino dove si è infine suicidato.
Dagli articoli che sono stati diffusi sul web non si capisce bene chi abbia indetto questa giornata, se siano state organizzate iniziative anche all’estero, e neanche quale è la data precisa. Secondo Cuneo Cronaca la 107ma giornata mondiale del migrante e del rifugiato era domenica 20 giugno. L’articolo si apre con uno slogan di papa Francesco. Secondo il sito del Vaticano, la Chiesa però celebrerà questa giornata il 26 settembre 2021.
Nonostante questo, un messaggio di Papa Francesco dedicato all’evento è già stato diffuso. Parla genericamente del fatto che la Chiesa deve essere sempre più inclusiva, contrastando i nazionalismi aggressivi e l’individualismo radicale.

Torino, mercoledì funerale migrante suicida

Mercoledì prossimo alla moschea Taiba di Torino si terrà una cerimonia funebre per il migrante che si è tolto la vita nel locale Centro di Permanenza per i Rimpatri, dove era stato rinchiuso dopo avere subito un pestaggio a Ventimiglia. Oltre all’imam, saranno presenti anche l’arcivescovo, la pastora della chiesa Valdese, una rappresentante della comunità ebraica e il presidente del comitato Interfedi. In seguito la salma sarà rimpatriata in Guinea, grazie ad una raccolta fondi organizzata dalla Rete Comuni Solidali. Repubblica riporta il nome dei due indagati con l’accusa di omicidio colposo: la direttrice e il medico del Cpr.
Intanto al centro rimpatri di Torino è stato portato un cittadino indiano fermato in Liguria, “ben noto agli operanti ed alle Forze di Polizia in genere, giacché, soprattutto nell’ultimo periodo, numerosi erano stati gli atteggiamenti violenti posti in essere dal soggetto, che più volte avevano determinato l’intervento delle pattuglie delle varie Forze dell’Ordine in Servizio di controllo del territorio, che lo bloccavano con non poche difficoltà”. Il sito Città della Spezia racconta l’ultimo episodio: lo straniero “aveva riportato diverse ferite da arma da taglio” nel corso di una “lite con un altro cittadino straniero”; “dopo essere stato ferito aveva tentato di colpire l’altro contendente con un coccio di bottiglia”. Insomma, è stato accoltellato. Se l’altra persona fosse stata italiana la notizia sarebbe stata raccontata con ben altre parole. Siccome si trattava di una lite tra stranieri, reagire con un coccio di bottiglia a qualcuno che ti sta accoltellando è considerato un comportamento socialmente pericoloso. Tra l’altro il sito non scrive assolutamente nulla a proposito dell’altra persona coinvolta. E’ stato identificato? E’ stato arrestato? E’ a piede libero?
Secondo La Nazione (a cui attinge Msn) l’altro straniero è un cittadino dominicano pregiudicato, munito ora di decreto di espulsione e denunciato per lesioni personali aggravate e porto ingiustificato di oggetti atti a offendere. Il bar nel cui dehor è avvenuto l’episodio è stato sanzionato con un provvedimento di chiusura di 15 giorni perché il titolare non ha chiamato i numeri di soccorso e di emergenza in seguito alla rissa.
Anche il migrante suicida nel Cpr il mese scorso era stato rinchiuso dopo avere subito medicazioni a seguito di un episodio avvenuto in strada, a Ventimiglia. In quel caso si era trattato di un pestaggio da parte di tre italiani, che poi si sono difesi dicendo di avere reagito ad un tentativo di furto. La notizia dell’aggressione si era diffusa sui mezzi di informazione perché la scena era stata ripresa col cellulare da qualcuno che si trovava nelle vicinanze.

Altra aggressione a Ventimiglia

Un ventinovenne marocchino pregiudicato ha subito una frattura cranica nel corso di un’aggressione avvenuta a Ventimiglia. Le forze dell’ordine, dopo una lunga e meticolosa attività di ricerca di testimonianze, hanno denunciato a piede libero due persone. Al momento si parla di una lite al ristorante con lo straniero, probabilmente ubriaco. La notizia ha attirato l’attenzione dei giornalisti anche perché a Ventimiglia il mese scorso è avvenuto il pestaggio di un altro straniero, originario della Guinea, accusato dagli aggressori di tentativo di furto, che si è suicidato nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino dove era stato trasferito dopo essere stato medicato in ospedale. In teoria anche stavolta potrebbe scattare la stessa procedura di accompagnamento al Cpr, ma mentre il mese scorso la prognosi era di soli dieci giorni, in questo caso la prognosi è riservata. Il marocchino si trova nell’ospedale di Santa Corona di Pietra Ligure, il reato ipotizzato per gli aggressori è quello di lesioni gravissime.
Pochi giorni fa a Torino alcuni giuristi hanno manifestato contro i Cpr, considerati luoghi di violazione del diritto. Lo straniero che si è suicidato non era stato ascoltato dagli inquirenti in merito all’aggressione subita, né era stato informato del fatto che i suoi aggressori erano stati denunciati, fino a quando non l’ha saputo dall’avvocato. I gestori del centro dicono di non essere stati informati dalle autorità del fatto che lo straniero era stato vittima di aggressione (a quanto hanno riferito esponenti politici che hanno visitato la struttura). Inoltre, per motivi non meglio precisati, lo straniero era stato rinchiuso nel cosiddetto ospedaletto, un’area di isolamento circondata da cortili che vengono descritti come pollai delimitati da reti da tutti i lati, dove non ci sarebbero né campanelli per chiamare soccorsi né telecamere per controllare cosa sta succedendo.

Imperia, veglia dopo il suicidio

Alcune persone si sono radunate nel parco urbano di Imperia per ricordare il migrante che alcuni giorni fa si è suicidato nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino, dove era stato rinchiuso dopo avere subito il pestaggio da parte di tre italiani a Ventimiglia.
Il giovane aveva vissuto a Imperia, e a quanto pare ha lasciato un buon ricordo in quelli che lo hanno conosciuto.
Riviera 24 ha realizzato un lungo servizio con interviste ai manifestanti e ha pubblicato molte fotografie realizzate nel corso dell’evento.
Nei giorni scorsi a Imperia c’era già stato un flash mob in piazza, al quale avevano partecipato anche gli attivisti del centro sociale La Talpa E L’Orologio, il cui logo compare sulla maglietta che il migrante indossa in una vecchia foto che è stata distribuita ai media.
Anche a Ventimiglia c’è stata una manifestazione, nei pressi del supermercato dove è avvenuta l’aggressione all’inizio di questo mese.
A Torino è prevista una manifestazione per venerdì prossimo in Piazza Castello.
La Garante comunale dei detenuti di Torino ha appena presentato la sua relazione sul lavoro svolto nel 2020 davanti a varie commissioni consiliari riunite in videoconferenza. Oltre a parlare delle carceri sovraffollate, la garante ha fornito alcuni dati riguardanti il Cpr, riassunti così da Quotidiano Piemontese: “791 i detenuti complessivi presenti nel centro, 252 i rilasciati e 461 i rimpatriati”.
Che nel centro ci siano quasi ottocento migranti è da escludere (è all’incirca la capienza nazionale di tutti i Cpr). Il dato dovrebbe riferirsi al totale degli stranieri transitati nella struttura, di cui 461 rimpatriati e 252 rilasciati. C’è una discrepanza di un centinaio di persone, che dovrebbero essere coloro che alla data del rilevamento (che non si sa qual’è, forse alla fine dell’anno) si trovavano ancora nel centro (né rimpatriati, né rilasciati).
Quando il Garante nazionale dei detenuti ha visitato il centro ad aprile 2019, la capienza dichiarata era di 147 posti, con 142 reclusi effettivamente presenti, suddivisi in cinque padiglioni più l’ospedaletto (il reparto di isolamento, quello in cui è avvenuto il suicidio).
A novembre 2019 il Quotidiano Piemontese aveva raccontato di una rivolta con vari incendi che avevano distrutto otto unità abitative in due diverse aree, riducendo la capienza da 161 a 98 posti.
Stiamo parlando comunque di un dato relativo a un anno e mezzo fa.
La Garante comunale ha detto che molti degli stranieri transitati sono giovani tunisini, condotti a Torino subito dopo la permanenza sulle navi-quarantena a seguito dello sbarco e spesso rimpatriati dopo pochi giorni.
Non ci sono statistiche sul tempo di permanenza medio all’interno del Cpr. Se il rimpatrio non avviene entro tre o quattro mesi, è previsto il rilascio dello straniero, ma senza regolarizzazione. Le procedure possono essere più o meno sbrigative a seconda degli accordi bilaterali con i diversi Paesi d’origine.