Marche, telefonate intimidatorie. Terrorismo, espulso marocchino

Dopo i fatti di Macerata, alcune strutture ricettive delle Marche in cui sono alloggiati richiedenti asilo hanno ricevuto varie telefonate intimidatorie a sfondo razziale. La Digos ha già individuato i responsabili, residenti in altre regioni.
Lo scrive il sito Il Cittadino di Recanati, che riporta anche il bilancio di altre attività svolte dalle forze dell’ordine nelle stesse ore, tra cui l’accompagnamento al Cpr di Torino di un trentatreenne tunisino pluripregiudicato per reati in materia di stupefacenti.
Sul fronte terrorismo si segnala il rimpatrio di un venticinquenne marocchino, imbarcato a Malpensa su un volo per Casablanca. Il giovane, che aveva precedenti per molestie a sfondo sessuale oltre che per oltraggio a pubblico ufficiale, parlando con altri stranieri si era vantato di essere affiliato all’Isis e aveva minacciato attentati a Brindisi con la dinamite (che non aveva, sembra).
La notizia è riportata sul sito Quotidiano di Puglia, il quale dice che le frasi incriminate sarebbero state pronunciate “in un Cie lombardo”. Visto che il Cie milanese è chiuso da anni, la versione è tutta da verificare. Potrebbe trattarsi del carcere di Milano, ma perché sarebbe stato portato lì se era stato arrestato a Brindisi?
La notizia è stata riportata anche dal sito del Giornale, che però non fa riferimento né al Cie (Cpr) ne al carcere. Dice però che le molestie sarebbero state messe in atto nei confronti del personale femminile che lavorava nel centro in cui era ospite. Senza specificare di quale centro si trattava.
Come al solito l’articolo risulta molto commentato dagli utenti del sito. Qualcuno definisce lo straniero “risorsa della Boldrini”, un altro dice: “non devono essere rimpatriati, bensì immediatamente sotterrati. Insomma, roba da servizi segreti”.

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Esibisce permesso contraffatto, senegalese accompagnato a Torino

Un trentottenne senegalese che durante un controllo a Piombino ha esibito un permesso di soggiorno falso è stato accompagnato al Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino.
L’uomo aveva qualche precedente per reati contro il patrimonio. Aveva esibito il documento falso anche in Comune, al momento di richiedere la residenza.
La notizia è riportata sul sito del Tirreno.

Umbria, il Cie svuoterebbe le carceri

Umbria Journal ha pubblicato integralmente un lungo comunicato di un’esponente politica del Movimento per Perugia. “In questo clima di campagna elettorale la tutela delle Forze dell’Ordine sembra essere un argomento marginale, quasi dimenticato”, scrive l’autrice, candidata alla Camera.
“Il Ministro Minniti, a nostro parere il miglior Ministro di questo disastroso governo, nel 2016 aveva proposto di aprire un Centro d’Identificazione ed Espulsione in ogni regione d’Italia, una struttura d’accoglienza che serve per trattenere i clandestini che non hanno i requisiti per ottenere lo status di rifugiati e devono quindi essere espulsi. Più volte in questi anni ci siamo espressi fortemente a favore di un Cie in Umbria da circa 150 posti per una serie di vantaggi: 1) svuoterebbe le carceri, attualmente stracolme di detenuti extracomunitari; 2) snellirebbe le procedure penali e toglierebbe dalle strade i delinquenti; 3) porterebbe cospicui risparmi economici allo Stato”.
Infatti, a detta della candidata, mantenere un detenuto costa 130 euro al giorno, mentre mantenere uno straniero in un centro di espulsione costa “tra i 40 e i 70 euro”. “Senza contare tutte le risorse e Forze dell’Ordine impiegate per scortare un clandestino che delinque da Perugia agli altri Cie d’Italia”.
Lo stesso sito pubblica una notizia recente da Perugia. Un pensionato ha chiamato i carabinieri dopo avere scoperto che una sua abitazione era stata abusivamente occupata da alcuni immigrati. I militari hanno trovato tre tunisini. Uno l’hanno denunciato per possesso di quasi duemila euro in banconote false. Rilasciato con “divieto di dimora nel comune di Perugia”. Gli altri due sono stati accompagnati “presso un Cie del sud Italia”.
E’ quasi un anno che i Cie si chiamano Cpr. In Umbria non se ne sono ancora accorti.
A proposito di forze dell’ordine dimenticate: un sindacato di polizia ha emesso due giorni fa un comunicato dopo l’incendio che è stato appiccato nell’hotspot di Trapani, chiedendo maggiore attenzione da parte delle istituzioni.
Non c’è stata nessuna reazione.
Intanto Marsala News aggiunge qualcosa a quello che già si sapeva: un tunisino è riuscito a evadere.
L’uomo, di cui non si conosce nome, età, precedenti, fotografia, è stato accompagnato all’ospedale “per un malore”. Da lì è riuscito a dileguarsi.
“Non è escluso che l’Interpol possa chiedere la collaborazione alle autorità tunisine per meglio definire la posizione dell’evaso e la sua eventuale pericolosità”.

Fiamme a Trapani

Nel tentativo di fuggire, alcuni migranti hanno provocato un incendio nell’hotspot di Trapani Milo.
Il centro, costruito per essere un Cie moderno, a prova di fuga, è stato riconvertito ad hotspot a fine 2015, ma non ha cambiato la sua funzione: quella di trattenere i migranti che non hanno diritto di rimanere in Italia.
L’unica differenza è che anziché portarci gli stranieri catturati sul territorio italiano, ci vengono portati migranti appena sbarcati.
Sembra che al momento ci fossero una sessantina di tunisini.
Non si segnalano evasi, solo danneggiamenti a infissi e suppellettili, e tre agenti feriti.
Uno dei sindacati di polizia ha chiesto “maggiore attenzione alle istituzioni”. La situazione è “insostenibile”, “siamo stanchi di assistere e subire queste forme di guerriglia”, eccetera.
Sarà che i fatti risalgono a sabato sera, e c’è di mezzo il weekend, ma finora non c’è stata nessuna attenzione alla notizia.
Sui siti nazionali, solo Repubblica ha postato 11 secondi di video, in cui si vedono le fiamme oltre la recinzione gialla.

Donna cinese accompagnata a Ponte Galeria

Una donna cinese sorpresa nel corso di un controllo di polizia a Prato è stata accompagnata al Cpr di Ponte Galeria, essendo irregolare sul territorio italiano. Altri quattro operai hanno ricevuto un ordine di espulsione, ma dovrebbero essere ancora a piede libero. Due aziende sono state chiuse, 126 macchinari tessili sequestrati. I titolari delle ditte sono stati denunciati per reati in materia di sicurezza, igiene e salubrità degli ambienti lavorativi, oltre che per le irregolarità contrattuali.
Scrive l’Ansa che la donna resterà al Cpr fino all’effettivo rimpatrio, ma non spiega che tipo di accordi ci sono con la Cina. Comunque, sia che il riconoscimento vada a buon fine sia nel caso contrario, normalmente non viene pubblicato alcun comunicato al termine della procedura. Quindi l’opinione pubblica comunque non verrà a sapere se la donna (di cui non si conosce nome ed età) verrà rimpatriata o rilasciata.
A quanto ne sappiamo, il Cpr di Ponte Galeria è l’unico in Italia ad avere una sezione femminile. E’ prevista la ristrutturazione della sezione maschile, devastata dalle rivolte, ma le informazioni sull’argomento sono ben poche.

Bologna, dibattito sul Cpr

In piena campagna elettorale, a Bologna si discute della proposta del sindaco di riconvertire l’hub in Centro di Permanenza per i Rimpatri, dopo che negli anni scorsi lo stesso sindaco si era battuto per trasformarlo da centro di espulsione a hub.
In un dibattito elettorale su Radio Città del Capo, l’esponente del Pd Luca Rizzo Nervo si è detto contrario alla proposta del primo cittadino: “Io ho un vizio: sono coerente”. “Ritengo la scelta del superamento del Cie una scelta giusta, e credo che se non meglio specificata la scelta di un centro per il rimpatrio rischia di ripetere qualcosa che abbiamo visto e io non vorrei rivedere in questa città”, ha detto il politico, ex assessore al welfare.
Su Facebook ha pubblicato un comunicato più dettagliato. Pur ammettendo la necessità di rimpatriare gli irregolari, ha scritto “Credo che prima di valutare ogni possibilità si debba specificare meglio la finalizzazione del Cpr”. Il centro dovrebbe servire solo per espellere chi costituisce una minaccia per il Paese, “e non già genericamente per l’espulsione di migranti in condizione di irregolarità, che richiederebbe l’ampliamento dei numeri e in conseguenza di ciò rischierebbe di riprodurre tutti i limiti drammatici che avevano portato alla scelta giusta di chiudere il Cie di via Mattei”.
Il sito di Radio Città del Capo riporta la posizione di altri esponenti locali del Pd, favorevoli al Cpr, e qualche frasetta di due esponenti di altri schieramenti che hanno partecipato al dibattito. La candidata 5 stelle ha detto una frase generica: “Questi problemi si risolvono con politiche dell’immigrazione che riescano a gestire il problema e su questo i governi precedenti hanno fallito”. La candidata forzista invece ha detto che i centri per i rimpatri “diventano ingestibili e fonte di criminalità”. La soluzione? “Queste persone devono essere rispedite a casa quando arrivano”. Non fa una piega. E quelli che sono già arrivati?