Cpr-mania: riapriamo via Corelli? Pordenone?

L’assessore regionale alla sicurezza in Lombardia avrebbe ipotizzato la riapertura del centro rimpatri di via Corelli a Milano.
Lo scrive il Giornale, che riporta la risposta dell’assessore comunale al sociale Pierfrancesco Majorino, secondo cui “De Corato non sa di che parla. Per attuare quel tipo di soluzione ci vorrebbero o ci vorranno mesi. La regione deve spiegare come aiuta la città nelle prossime settimane”.
De Corato avrebbe in mente una rapida riconversione del centro di accoglienza, mantenendo la presenza della Croce Rossa. Majorino invece cerca di attirare l’attenzione sui transitanti, forse 200, che arrivano dalla Sicilia e iniziano a concentrarsi in stazione o a Porta Venezia.
Secondo il piano di Minniti ogni regione dovrebbe ospitare un Cpr. Per la Lombardia dovrebbe essere già stata individuata una struttura a Brescia. Ma il Giornale neanche la nomina, e comunque non circolano informazioni precise sui tempi necessari alla ristrutturazione dei locali e all’assegnazione dell’appalto.
Intanto sembra che il Gazzettino abbia dato spazio ad una diatriba sull’apertura di un centro rimpatri a Pordenone. Il sindaco avrebbe dato la disponibilità, qualcuno gli avrebbe risposto che si tratta di un’iniziativa sbagliata e fuori luogo, sarebbe “un’autentica bomba sociale”. L’articolo si può leggere solo a pagamento, gli altri siti di informazione non hanno ripreso la notizia, e sui social il sindaco non ha scritto nulla di esplicito in proposito.
Ieri, ispirandosi alla Meloni, il primo cittadino ci ha tenuto a precisare che non avrebbe indossato magliette rosse, che avrebbero solo compiaciuto “il pietismo peloso dei Lerner e Saviano”. L’iniziativa era stata lanciata dall’associazione Libera di don Ciotti, e non è terminata. Domani alcuni manifestanti saranno di fronte a Montecitorio.
Pordenone si trova in Friuli Venezia Giulia, l’ipotesi circolata ai tempi di Minniti prevedeva la riapertura del Cpr di Gradisca d’Isonzo, Gorizia.
L’ex ministro aveva detto in un’occasione di avere già individuato dieci località in cui aprire dei Cpr, ma non aveva diffuso nessuna lista. In questi giorni si è parlato di sei Cpr la cui apertura sarebbe imminente, ma di nuovo non circolano liste precise. Già è tanto che circola la lista dei Cpr funzionanti, molti mass media hanno diffuso elenchi sbagliati o non aggiornati.
Negli ultimi giorni Salvini si è occupato dei rapporti con la Libia per bloccare i flussi (entro l’estate visiterà tutti gli stati del nord Africa), della riduzione dei permessi umanitari, e della questione dei ricollocamenti negli altri stati dell’Unione Europea (si parla di 10 mila persone da mandare in Francia).

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Modena, manifestazione contro il Cpr

Sono stati in 150, in gran parte stranieri, a manifestare a Modena contro l’apertura del Cpr.
La Gazzetta di Modena liquida la notizia in quattro righe, ma pubblica un bel servizio fotografico di 20 immagini.
Molti manifestanti arrivavano da Bologna, dice il sito, c’erano anche esponenti dei centri sociali. “Massiccia la presenza delle forze dell’ordine. Non ci sono stati momenti di tensione”.
Anche il sito del Resto del Carlino riporta la notizia in breve, con cinque foto scattate a distanza. In più, c’è un filmato di pochi secondi in cui si sente scandire uno slogan col quale gli stranieri chiedono il permesso di soggiorno per tutti, e una sola frase di un uomo al microfono che denuncia: “Abbiamo visto che negli ultimi mesi ci sono stati dei crimini qua in Italia: è stato ammazzato un fratello senegalese, un fratello maliano…” Nient’altro.
L’omicidio del senegalese è probabilmente quello avvenuto a Corsico a metà del mese scorso, quando Assane Diallo, 54 anni, occupato nel settore della sicurezza, è stato assassinato con sei colpi al corpo e cinque alla testa.
La moglie ha denunciato che il giorno stesso c’era stato un alterco per motivi razziali con un uomo che l’aveva seguito fino a casa. “Volevamo andare via da questo paese razzista”, avrebbe detto lei, secondo quanto ha scritto Repubblica.
L’assassino si è poi andato a costituire, sostenendo che il motivo scatenante dell’omicidio è stata la richiesta continua di denaro da parte della vittima (si parla di cinque euro).
E’ un italiano, 47 anni, di origine calabrese.
“Si era già trovato nei guai nel 1998”, scrive il Giorno, “quando ha ammazzato a Milano Domenico Baratta con un colpo di fucile a canne mozze”. Era uscito dal carcere nel 2013.
Il delitto del ventinovenne maliano invece ha fatto molta più notizia, sui mass media nazionali. Bracciante agricolo, militante Usb, è stato preso a fucilate mentre portava via pezzi di alluminio da una fabbrica abbandonata a San Calogero, Vibo Valentia, Calabria.
Anche in quel caso ad essere fermato con l’accusa di omicidio è stato un italiano.

Modena, riunione col Prefetto. Oggi magliette rosse. Mercoledì incontro con Germania e Austria. Potenziamento dei Cpr esistenti

Il Prefetto di Modena ha riunito il tavolo istituzionale con rappresentanti dei comuni, Unioni e gestori dei centri di accoglienza per immigrati.
A margine ha anche rilasciato qualche vaga dichiarazione a proposito della prossima riapertura del Centro di Permanenza per i Rimpatri.
“Stiamo lavorando molto intensamente per le procedure amministrative”, ha detto, secondo quanto riporta il Resto del Carlino. “Si tratta di ristrutturare un immobile disabitato dal 2013. Dobbiamo fare lavori, bandire le gare per assicurare la gestione. E ci stiamo lavorando con tutti i soggetti interessati nella massima trasparenza”.
Manca qualsiasi riferimento ai tempi. Quando cominceranno i lavori? Quando verrà indetta la gara per la gestione? Entro quanto si conta di rimettere in funzione la struttura?
Negli ultimi giorni il sindaco ha risposto ad un’interrogazione sulla questione del Cpr, ribadendo i suoi punti fermi: le istituzioni locali devono essere coinvolte, non dovranno esserci violazioni dei diritti umani, c’è bisogno di notevoli rinforzi nel contingente cittadino delle forze dell’ordine.
In città è prevista per oggi una manifestazione contro Cpr e razzismo di governo indetta da Asahi Modena.
Scrive Stranieri In Italia che a Modena molti richiedenti asilo hanno ricevuto un diniego o sono in attesa della commissione da più di un anno, se non due. Cresce il numero di richiedenti asilo che abbandonano l’accoglienza perché vedono negata la possibilità di muoversi autonomamente e la libertà di costruire una vita migliore.
Sempre per oggi Libera ha annunciato la mobilitazione delle magliette rosse, in solidarietà con i migranti morti in mare, specialmente bambini.
Iniziative sono previste in varie parti d’Italia. Hanno aderito tra gli altri Fiorello, Vasco Rossi e Saviano, scrive Repubblica. Ci sono esponenti politici come Piero Grasso, gente di spettacolo come Fiorella Mannoia, i sindacati confederali, associazioni come Amnesty e Msf.
Intanto il Governo prosegue sulla sua strada. Il Ministro Salvini ha inviato ai Prefetti una circolare in cui chiede una stretta verifica dei requisiti per accedere alla protezione umanitaria.
Non si tratterebbe di una innovazione rispetto a procedure che non possono essere modificate perché fissate per legge, dicono dal Viminale, ma di un provvedimento che mira ad una “interpretazione uniforme sul territorio nazionale, a fronte di un quadro legislativo non chiaro”, nelle parole di un articolo che compare sul sito di Rainews.
Salvini incontrerà i suoi omologhi austriaco e tedesco mercoledì prossimo a Innsbruck. Prevedibile che si parlerà di immigrazione, e di “misure per chiudere la rotta del Mediterraneo”, dopo gli ultimi sviluppi della situazione in Germania, che hanno allarmato anche l’Austria, che a sua volta ha minacciato di chiudere il Brennero.
L’accordo sull’immigrazione sul quale il governo tedesco ha traballato è stato trovato, e annunciato nella maniera più rassicurante possibile. Si è detto che le procedure di asilo saranno “più veloci”, e si è detto che non ci saranno “campi di massa, fili spinati e cose simili” (che in Germania portano brutti ricordi), ma “centri-trasferimento” che si troveranno nelle stazioni di polizia già esistenti, scrive il Corriere riportando le parole del ministro Seehofer.
A incrinare i rapporti con l’Austria era stato il progetto di istituire “respingimenti alla frontiera”. Il provvedimento non è stato inserito nell’accordo finale.
Per quanto riguarda l’Italia, il Ministro dell’Interno ha anche annunciato lo spostamento di 42 milioni di euro dall’accoglienza ai rimpatri.
Repubblica ha titolato in pompa magna “La Ue blocca il progetto del Viminale di rimpatrio dei migranti utilizzando 42 milioni di fondi comunitari”, ma poi leggendo nell’articolo viene fuori che un portavoce anonimo della Commissione ha dichiarato: “Non abbiamo informazioni se si tratti di fondi Ue o no”. Nel caso i 42 milioni facciano parte del bilancio nazionale “non ci riguarda”.
Nel frattempo, il Gazzettino pubblica la lista aggiornata dei Cpr aperti in Italia, ed è la prima volta che la leggiamo dopo che per mesi e mesi abbiamo letto liste non aggiornate o errate. I Cpr attivi in Italia sarebbero 5, per un totale di circa 600 posti. Si parla di Torino, Roma, Potenza (Palazzo San Gervasio), Bari e Brindisi. Il Cpr di Caltanissetta è ancora inagibile dopo l’incendio che lo ha devastato. E’ previsto un piano di potenziamento del Cpr di Torino per passare da 118 posti a… 180!
Ricordiamo che Minniti aveva annunciato che i centri rimpatri sarebbero stati strutture da 80-100 posti, tanto che la stampa li aveva ribattezzati mini-Cie. Difficile che in questo potenziamento ci sia già lo zampino di Salvini.
Idem per quanto riguarda Roma-Ponte Galeria, attualmente attivo solo nel settore femminile. I 125 posti dedicati alle donne verranno incrementati con altri 125 per gli uomini, scrive il Gazzettino. 250 posti totali. Mini-cie?

Modena, in Consiglio Comunale si parla di Cpr, ma nessuna novità. Germania, deportazioni di massa verso l’Afghanistan.

Un consigliere comunale del Pd ha presentato un’interrogazione al sindaco di Modena in merito alla prossima riapertura del Centro di Permanenza per i Rimpatri. Il primo cittadino ha ripetuto il solito elenco delle richieste avanzate al ministero: bisogna confrontarsi con le istituzioni locali, il Cpr non deve diventare un carcere, servono rinforzi di polizia, eccetera eccetera.
Lo scrive il sito La Pressa, che pubblica anche delle foto scattate alla struttura dell’ex Cie, che si trova tuttora in stato di abbandono, tra ruggine ed erba alta.
La decisione di riaprire l’ex centro di espulsione è stata presa dall’ex ministro Minniti. Maroni è favorevole, ma non ha ancora avuto modo di prendere decisioni in proposito (a parte annunciare l’arrivo di una ventina di militari, a fronte di 120 agenti di rinforzo chiesti dai sindacati di polizia).
Non si sa nulla a proposito di tempi. Servono lavori di adeguamento? Quando ci sarà la gara d’appalto? Quanto tempo ci vorrà prima che il centro entri in funzione?
A livello internazionale intanto i segnali non sono buoni. Euronews annuncia la ripresa di “deportazioni a larga scala di migranti in Afghanistan” a partire dalla Germania, dove non c’è uno dei governi “populisti” che vengono tanto demonizzati in questo periodo.
I primi 69 afgani sono stati rimpatriati con un volo charter partito dall’aeroporto di Monaco.
Accanto all’articolo, la foto di alcuni manifestanti che hanno mostrato all’aeroporto striscioni di protesta.
L’emittente ha anche intervistato un richiedente asilo che si è visto respingere la sua richiesta. Ha paura di tornare nel suo paese, perché lì i taliban gli hanno fatto forti pressioni per unirsi a loro.
Il portavoce di un’organizzazione no profit accusa il governo della Baviera di “copiare e incollare le regole di Viktor Orban in Ungheria”.

Nigeriano al “Centro Permanenza Rifugiati”. Libia, braccio di ferro Italia-Francia

Il Corriere della Sera racconta che un nigeriano fermato dalla polizia a Bergamo è stato accompagnato al Centro permanenza rifugiati di Torino. Il provvedimento è stato convalidato, il rimpatrio dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.
Ovviamente si sta parlando del Centro di Permanenza per i Rimpatri, il cui scopo nelle intenzioni dell’ex ministro Minniti è quello di rimpatriare gli stranieri che hanno commesso reati o che sono considerati pericolosi, mentre per rifugiati si intendono persone che hanno diritto all’asilo per sfuggire da guerre e minacce di vario genere. Ma la propaganda di destra tende a sovrappore stranieri pericolosi e persone che hanno diritto all’asilo, e la superficialità dei giornalisti fa il resto. In questi anni è capitato spesso che i centri di espulsione venissero chiamati centri di accoglienza, e che i Cara venissero confusi con i Cie.
L’uomo in questione, 29 anni, conosciuto col nome di Jonathan, è accusato di avere messo in atto comportamenti violenti e molesti nei confronti dei vicini di casa e negozianti a Bergamo. Dopo essere stato ammonito dal Questore, si era reso responsabile di un caso di “lesioni personali aggravate in concorso”, oltre che di resistenza a pubblico ufficiale. In concorso con chi? In che occasione? Quando è successo?
L’uomo aveva il permesso di soggiorno, non si sa con quale motivazione, e alla scadenza non gli è stato rinnovato.
Intanto a livello nazionale si discute dei risultati del vertice europeo in cui l’Italia ha portato scompiglio, minacciando di non andare, minacciando di porre il veto, e infine vantando risultati che da più parti sono stati messi in dubbio.
Travaglio ha detto che non è stato un grande successo, ma neanche un grande fallimento, perché qualche risultato comunque è stato portato a casa. Scalfari invece vede il demonio, dicendo che l’Italia o l’Europa di marca Salvini “è quanto di peggio un paese come il nostro possa esprimere”.
Dopo l’accordo, il governo potrà offrire il rimpatrio volontario assistito ai migranti economici. Un nigeriano che ha speso 5 mila dollari per arrivare in Libia ne avrà 7-8 mila per tornare in Nigeria su aerei pagati dall’Ue. Per avere un aiuto, bisogna prima rischiare la vita con la traversata del deserto. Per quanto riguarda la traversata del Mediterraneo, questa verrà scoraggiata in tutti i modi. E’ previsto l’acquisto di nuove motovedette per la guardia costiera libica, l’invio di un piccolo contingente per addestrare il personale locale, il contrasto alle Ong, e il dialogo diretto col governo libico senza interferenze di Macron, il quale invece appoggerebbe il generale Haftar “che regna su Bengasi”.
Scrive La Stampa che il governo di Tripoli riconosciuto a livello internazionale si sta indebolendo rispetto a quello di Haftar. Il quale ha appena preso possesso di alcuni impianti petroliferi, consegnandoli ad un’autorità petrolifera libica rivale a quella ufficiale.
In Libia sono previste elezioni a dicembre, con una legge elettorale che dovrebbe essere pronta soltanto a settembre.
Mentre la Francia appoggia questo piano, l’Italia è più cauta, e teme che si inneschino ulteriori violenze.
La faida tra Sarraj e Haftar è iniziata proprio quando i risultati di un’elezione, quella del 2014, sono stati contestati.
“L’accelerazione militare di Haftar rafforza i sospetti che abbia interpretato gli accordi di Parigi come una sorta di via libera alla resa dei conti con Sarraj”, scrive l’editorialista della Stampa.
Haftar non vuole i campi per migranti nel sud del Paese che farebbero comodo all’Italia. E Macron non vuole aprire il suo confine ai migranti diretti in Francia. Il giornale parla di un vero e proprio “braccio di ferro tra Parigi e Roma” nel Maghreb, prosecuzione di quello iniziato ai tempi del governo Gentiloni, ma più ampio.
Gli americani finora sono restati abbastanza defilati. Si suppone però che il premier Conte cerchi di coinvolgerli, tirandoli dalla parte dell’Italia, nell’incontro con Trump previsto alla fine di questo mese negli Usa.

Liguria, vari accompagnamenti al Cpr

Il sito Gazzetta della Spezia riporta un comunicato della polizia col bilancio delle attività nell’ultima decade di giugno.
Il 21 del mese è stato rimpatriato di nuovo un cittadino tunisino, che già una volta era stato riportato in patria e ha violato il divieto di reingresso in Italia. Dopo una permanenza al Cpr di Torino è stato imbarcato su una nave a Genova.
Il 27 un marocchino è stato portato al centro rimpatri di Bari. Negli stessi giorni un altro marocchino è stato accompagnato al Cpr di Brindisi dopo essere scarcerato, ma non si dice per quale reato era finito dentro.
Due settimane fa i mass media avevano raccontato che un ventiquattrenne marocchino era stato il 56esimo straniero ad essere rimpatriato per motivi di sicurezza dall’inizio dell’anno. Lo straniero era considerato “tendente a derive radicali”. Scrive il Corriere del Mezzogiorno che “aveva iniziato un’intensa attività di propaganda e proselitismo” durante la sua permanenza nel centro rimpatri di Brindisi, ma non si dice cosa faceva prima e dove è stato catturato.
Accanto all’articolo il sito ci ha messo una foto standard di uomini armati e col passamontagna, scattata chissà dove, chissà quando, chissà da chi.
Sui motivi che possono avere portato alla radicalizzazione non si prova neanche a fare un’ipotesi.

Fico all’hotspot di Pozzallo. Malta, rilasciato su cauzione capitano Lifeline

Il presidente della Camera Roberto Fico ha visitato l’hotspot di Pozzallo, Ragusa, in Sicilia, e ha rilasciato dichiarazioni che hanno fatto notizia. Ha detto che i porti non li chiuderebbe, ha elogiato il lavoro delle Ong, ha detto che bisogna essere solidali con chi emigra. I vicepresidenti del Consiglio hanno sminuito, specie Salvini che ha detto che quello di Fico è solo un punto di vista personale. Il segretario del Pd Martina invece ha detto di aver apprezzato le giuste parole di Fico, e lo ha esortato a muoversi “sia verso la maggioranza di governo sia nel suo movimento, perché si rifletta con serietà sulla situazione e si fermino scelte sbagliate come quelle fatte finora nell’esecutivo”.
La settimana scorsa proprio a Pozzallo ha attraccato il cargo Alexander Maersk, con un carico di 110 migranti, di cui i mass media hanno parlato appena, essendo troppo presi dalle indiscrezioni sui centri migranti da allestire in Africa. Il Ministro dell’Interno ci sta lavorando, ma non si è ancora capito dove sorgeranno. A quanto pare la Libia non li vuole, quindi si cercherà di promuoverli negli stati confinanti.
C’era poi il caso della nave Lifeline che era tutto da definire. La nave è stata accusata di battere una bandiera falsa (quella olandese). Se la nave fosse arrivata in Italia sarebbe stata sequestrata.
L’aggiornamento giunto nelle ultime ore dice che il comandante dell’imbarcazione, arrestato poi dalle autorità maltesi, è stato rilasciato su cauzione di 11mila euro.
E’ sotto accusa per la questione della registrazione irregolare della nave, ma non per traffico di esseri umani.