Santa Maria Capua Vetere: la decisione non è definitiva

L’onorevole Camilla Sgambato del Pd ha presentato una interpellanza al Governo per chiedere conferma della probabile apertura di un Centro Permanente per i Rimpatri nella caserma Andolfato di Santa Maria Capua Vetere.
Le ha risposto il sottosegretario Manzione, secondo il quale la scelta non è definitiva, il Ministero sta ancora valutando le varie proposte, la decisione verrà presa in accordo con la Regione.
L’onorevole Sgambato si è detta soddisfatta della risposta, che ha “fatto chiarezza”. La parlamentare è ottimista, perché ha chiesto al presidente della regione De Luca di esprimere parere contrario all’apertura del centro nella caserma, che è “inserita nel centro abitato”, quindi inadatta.
“Continueremo a seguire l’evolversi della situazione e a vigilare…” eccetera eccetera, ha dichiarato poi l’onorevole in un comunicato.
Il fatto è che il Ministro dell’Interno Minniti è intenzionato ad aprire un Cie in ogni regione. Anche in Campania. Se si scarta l’Andolfato, dove si realizzerà il Cie? Finora né la Regione, né l’onorevole Sgambato, né nessun altro ha fatto il nome di una località alternativa a Santa Maria Capua Vetere per l’apertura del centro.
All’inizio del mese il socialista Luigi Bosco ha presentato un’interrogazione scritta in consiglio regionale sulla questione dell’Andolfato.
I siti locali hanno pubblicato un comunicato ancora più stringato, in proposito.
De Luca non si è ancora espresso pubblicamente.
Repubblica scrive che oggi, in occasione della giornata mondiale del rifugiato, è stata organizzata una imprecisata manifestazione antirazzista a Caserta.
I giornali nazionali non stanno dando alcuno spazio alla ricorrenza, ma sui siti web locali si annunciano numerose iniziative.
Lunedì a Roma è previsto un incontro con Emma Bonino, organizzato da un comitato promotore della legge popolare per il superamento della Bossi Fini.
Secondo Wikipedia in realtà la giornata del rifugiato è martedì, il 20 giugno.
E’ stata celebrata per la prima volta nel 2001, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’approvazione della convenzione relativa allo status dei rifugiati da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel lontano 1951.
Il testo della convenzione è stato pubblicato in italiano da un sito… svizzero.

I garanti discutono di Cpr

Scrive l’Ansa che al seminario organizzato dal garante dei detenuti pugliese presso il palazzo del consiglio regionale della Puglia hanno partecipato i garanti dei detenuti di numerose regioni italiane.
I quali hanno parlato soprattutto di carcere, di riforma del sistema, di ordinamento penitenziario minorile. Ma hanno discusso anche “della condizione dei cosiddetti ‘trattenuti’, i cittadini stranieri portati nei centri di permanenza per i rimpatri (ex Cie)”.
Cosa hanno detto? Non si sa. Il comunicato dell’Ansa, pubblicato sul sito della regione Valle D’Aosta, non ne parla. Gli altri siti web ignorano completamente la notizia.
Intanto Lettera 21 pubblica un il bando di un concorso letterario per detenuti, aperto anche agli stranieri ristretti nei Cie.
Il primo premio è di 1000 euro.

Epopea Seferovic

Nuovi guai giudiziari per i fratelli Seferovic, che alcuni anni fa sono stati fatti uscire dal Cie grazie ad una campagna che aveva visto protagonista Cecile Kyenge, all’epoca non ancora famosa a livello nazionale.
Stavolta si tratta di colpi ai bancomat e furti d’auto. Sono state emesse 6 ordinanze di custodia cautelare e 5 di arresti domiciliari nei confronti dei membri della banda che ha messo a segno vari colpi tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016.
Secondo Modena Today i due fratelli sarebbero tra i promotori dell’associazione a delinquere. Senad si trovava già in carcere da novembre, dopo un inseguimento con speronamento in autostrada. Per quell’episodio deve scontare oltre quattro anni.
Il fratello Andrea era già stato ai domiciliari nella sua roulotte con l’accusa di furto, poi è rimasto nello stesso accampamento come abusivo.
“Non esistono pene riabilitative o manovre delle amministrazioni che possano arginare il fenomeno – vecchio come il mondo – di chi semplicemente vive commettendo crimini e non smetterà mai di farlo”, scrive la redazione di Modena Today. “In questo il nostro sistema istituzionale è del tutto impreparato, con buona pace delle vittime dei reati”.
Accanto all’articolo, la foto di quando Cecile Kyenge gioiva per il rilascio dei due fratelli.
“Ogni volta che [Senad] si mette nei guai, la Kyenge diventa bersaglio dei suoi nemici politici”, scrive la Gazzetta di Modena.
A dire la verità in queste ore nessun politico si è ancora scagliato contro la Kyenge.
La quale, dopo essere stata Ministro per l’Integrazione, è diventata europarlamentare. Il suo account su Twitter ha 101 mila followers, ed è aggiornato numerose volte al giorno (24 tweet solo nella giornata di ieri).
Nonostante questo difficilmente viene intervistata dai giornalisti. Di solito la nominano solo in relazione a qualche battibecco con i leghisti.
E’ di ieri un tweet ostile della Kyenge nei confronti di Virginia Raggi. La sindaca di Roma ha twittato “Roma è sottoposta a una forte pressione migratoria”, l’ex Ministro le ha risposto: “La tua dichiarazione xenofoba offende Italia, Europa e il Mondo”. Con le bandierine di Italia ed Europa e il disegnino del mappamondo.
Il tweet ha ottenuto 29 risposte, tutte di insulto o disaccordo, o al limite ironia.
La battaglia della Kyenge in favore dei fratelli Seferovic riguardava l’inutilità di tenerli chiusi nel Cie vista l’impossibilità di espellerli. A quanto pare i due, di famiglia iugoslava, sono nati in Italia. Lo stato di origine dei loro genitori si è dissolto. Difficilmente potrebbero essere riconosciuti dalle autorità bosniache e rimpatriati. Pertanto la loro detenzione nel Cie non aveva senso. Ovviamente, la Kyenge non ha mai detto che siano ingiuste le detenzioni a seguito dei reati commessi.

M5s Puglia: perché due Cie?

Scrivono i 5 stelle pugliesi che “si sono tenute questa mattina in VI Commissione le audizioni sul tema immigrazione. All’audizione hanno partecipato i consiglieri regionali M5s Gianluca Bozzetti, Grazia di Bari e Marco Galante, che si esprimono in merito”.
I siti di clickbaiting hanno riportato il comunicato alla lettera, senza ulteriori approfondimenti.
Secondo il sito del Consiglio Regionale della Puglia, Galante non farebbe parte della sesta Commissione, che si occupa tra le altre cose di immigrazione ed emigrazione.
Il comunicato non spiega chi è stato ascoltato in Commissione.
Riporta subito le conclusioni: “Nel corso delle audizioni ci è stato confermato che la Puglia sarà l’unica regione d’Italia nella quale ci saranno due centri per i rimpatri, a differenza di quanto previsto dalla legge 46/2017 e di quanto dichiarato dal ministro Minniti che aveva assicurato la presenza di un solo Cpr per regione. Oltre al centro già operativo di Brindisi, infatti, verrà riattivato l’ex Cie di Bari Palese. Auspichiamo che in merito la Regione e il presidente Emiliano si esprimano quanto prima”.
Finora i giornalisti non hanno chiesto nulla a Minniti di questa discrepanza. Eppure la notizia circola già da un po’ di tempo.
Comunque il piano Minniti non è ancora stato realizzato: i centri attivi in Italia restano ancora i soliti quattro: Brindisi, Caltanissetta, Roma e Torino. Alcuni di quelli nuovi dovrebbero cominciare ad aprire entro l’estate, si è detto, ma ancora non si sa nulla di bandi per la gestione, né di lavori di adeguamento già in corso.
Secondo il comunicato i prefetti non si sono presentati all’audizione. Il Movimento ne ha chiesto la riconvocazione.
Emiliano, che è stato candidato alla segreteria del Pd, non si è espresso con chiarezza sull’argomento.
La sua campagna è stata sostenuta da Khalid Chaouki.
A marzo Chaouki è stato ad un talk show su La7 a dire che la proposta di Minniti “non è sufficiente”.
I giornalisti hanno fatto un po’ di confusione, impedendogli di argomentare la sua visione, e poi hanno cambiato argomento.
Il video ha avuto 187 visualizzazioni da marzo a oggi. E ha ricevuto due commenti ostili nei confronti di Chaouki.
Pubblico qua sotto la trascrizione, tanto per rendere l’idea dell’incomunicabilità che c’è sull’argomento.


(trascrizione del video di La7 Attualità, pubblicato su Youtube il 24 marzo 2017)
Didascalia: c – Chaouki, d – la conduttrice, u – uomo presente in studio. (non ci sono i nomi, nella didascalia e nella sovraimpressione)

c – La proposta di Minniti è una proposta che tiene conto di questo ma non è sufficiente non può essere sufficiente.

d – Perché?

c – Perché anche se apriamo un Cie per ogni regione i numeri di quelle persone irregolari sono molto più alti. Allora è una piccola risposta, è questo un po’ il rilievo che noi facciamo dall’interno del Pd, la nostra mozione in particolare, ma non voglio aprire qui il discorso di quello che proponiamo con la mozione Emiliano perché non è il luogo giusto, è quello di stare attenti a non dare risposte semplicistiche che accontentano quella percezione di paura senza invece una…

d – Questa però è un’opinione non è una proposta. Minniti dice apriamo un Cie in ogni regione. Voi dite no, non è sufficiente. Facciamo cosa?

c – Noi dobbiamo mettere sul campo due cose, secondo me. La prima è metterci il triplo dell’impegno per obbligare l’Europa a fare gli accordi bilaterali…

d – E questo non risolve il problema di dove metterli.

c – La seconda è quella di lavorare affinché ci sia l’emersione e la regolarizzazione…

d – No, ma non risolve il problema di dove metterli.

c – …manovolanza nel lavoro…

d – Una volta che sono emersi dove si mettono?

c – No! Lo facciamo come abbiamo fatto in passato. Se noi chiediamo oggi quanti italiani hanno in casa persone irregolari, facessero denuncia per regolarizzare queste persone irregolari, pagando simbolicamente una parte di contributi faremmo emergere ne sono convinto, come abbiamo fatto in passato…

u – Non confondiamo il lavoro nel sommerso o nero che dir si voglia con l’ipotesi di clandestinità. Non è che io posso dire “C’ho un clandestino in casa” e siccome l’ho detto me lo regolarizzate. No! Immagino di no. O sì? Domando.

c – E’ stato fatto in passato. In alcuni casi è stata fatta una regolarizzazione ad personam, in alcune leggi ci sono queste possibilità.

u – Quindi voi proponete: io dico “C’ho un clandestino in casa”, lo regolarizzate.

c – Se io dico “Io garantisco per questa persona” … Io penso che sia molto più pragmatico e molto più realistico, e questo contribuisca a risolvere in parte il problema, non è tutto. Ma dall’altra parte non è che possiamo dire “Chiudiamo in galera migliaia di persone” …

u – No, lasci perdere, questo non possiamo dirlo. Io non l’ho capita quindi, sono mediamente stupido. Se io dico “c’ho uno o dieci clandestini in casa”, li regolarizzate?

c – No, io devo dire…

u – No? Eh, beh, mi sembrava una cosa un po…

c – … “io ho una persona che lavora per me, o che io sono pronto ad essere suo sponsor, a garantire per essa con un contratto di lavoro regolare, a quel punto, mi aiuti a sanare la mia posizione?

u – ma questo può dirlo anche il (…) del sottoscritto…

c – a questo punto abbiamo due problemi. Il primo fare una lotta al lavoro nero, allo sfruttamento, in secondo luogo noi regolarizziamo una persona. Al di là delle demagogie e delle ideologie, è una cosa che è stata fatta anche da parte di altri governi, ci aiuta in poco tempo a far emergere tante persone dalla clandestinità…

u – Ma c’è una differenza tra il giorno e la notte tra l’ipotesi del lavoro nero. Cioè, “io presto lavoro senza contratto e senza versamento di contributi e di tasse, chi mi tiene in queste condizioni dice emergiamo, paghiamo una multa, oppure non paghiamo niente, fanno una sanatoria”, e questo è stato fatto qualcosa come diecimila volte…

c – Te lo dice uno che queste cose le ha girate, non ho studiato, ho girato. Molti dei minori non accompagnati…

u – Ma non c’entra niente il clandestino!

c – … sono fuggiti, noi li abbiamo riscontrati purtroppo nei campi agricoli…

u – Sì. Ma non è che…

c – Non è la totalità, ma c’è parecchia di questa gente…

u – Si, ma non è che perché emergono ….

c – …sfruttata nel lavoro…

u – Si, ma non confonda il lavoro nero. Non è che se uno emerge dal lavoro nero prende la cittadinanza.

c – No! Lo regolarizziamo, entra in un filone di legalità, poi dovrà stare al pari di tutti gli altri…

u – Ma con questo sistema tutti diranno che escono dal lavoro nero.

c – No! Se creiamo un patto di responsabilità… Tu non è che dici “Voglio regolarizzare una persona perché mi piace”, “Io ti faccio un contratto di lavoro perché tu già operi da me…”

u – Credo che dobbiamo metterla un po’ meglio a punto questa …

d – DICIAMO che in un periodo di crisi dove il contratto di lavoro si fa fatica diciamo eh la vedo difficile borgonz…

Fine del video. Altro tè più in là più in là, altro tè più in là (come direbbe il Cappellaio Matto di Alice nel Paese delle Meraviglie).

Il pessimismo di Be Free

Oria Gargano, presidente di Be Bree – cooperativa sociale contro tratta, violenze e discriminazioni – ha partecipato alla presentazione del libro “Il coraggio della libertà”, di Blessing Okoedion, edizioni Paoline.
E ha voluto condividere una serie di “considerazioni non troppo ottimiste” sulla situazione attuale. Anni fa, ricorda la presidente, erano gli stessi poliziotti che indirizzavano le vittime di tratta verso le associazioni che potevano aiutarle. Oggi questo non succede più. Oggi la straniera costretta a prostituirsi viene portata dalle forze dell’ordine direttamente al Cie. Dove non viene ascoltata da persone competenti. Talvolta viene rimpatriata (“deportata”), talvolta viene rilasciata, ossia consegnata ai suoi sfruttatori.
E mentre le autorità seguono la sua vicenda molto distrattamente (“di quella ragazza non gliene frega niente a nessuno”), i trafficanti hanno imparato a sfruttare il meccanismo dei Cie.
Le ragazze, anziché chiedere la protezione per le vittime di tratta, chiedono asilo politico presentando storie fotocopia di persecuzioni da parte di Boko Haram. Spesso vengono accompagnate dalle stesse maman che le spingono a prostituirsi. A volta le commissioni che esaminano le loro richieste si rendono conto di ciò che sta succedendo. Il più delle volte, nessuno capisce qual’è la situazione. Nessuno si chiede chi è quella donna che accompagna le ragazze. Come è possibile?, si chiede la presidente di Be Free.
Che contesta i due decreti Minniti-Orlando che sono appena usciti in materia di immigrazione e decoro urbano. Il primo abolisce il diritto di appello per i migranti (“è contro la Costituzione”) e aumenta il numero dei Cie (“non sono strumenti atti a riconoscere i diritti delle persone”). Il secondo dà ai sindaci poteri d’ordinanza.
Ma a Roma si sono già viste “nefandezze”, dice la Gargano, ai tempi di Alemanno, quando il sindaco emanava delle ordinanze e le “prostituite” (ragazze costrette a prostituirsi) venivano trattate da “prostitute”. “E’ una i solo in mezzo, ma è una i importante”.
All’evento hanno partecipato anche l’ex ministro Livia Turco, oggi presidente fondazione Nilde Iotti, e il sottosegratario Sesa Amici, che ha annunciato un fondo di 22 milioni di euro per le regioni da destinare a progetti di recupero.
C’era l’autrice del libro, una ragazza africana fatta arrivare in Italia con l’inganno per sentirsi dire che non sarebbe stata libera finché non avesse ripagato 65 mila euro.
C’era un magistrato ed esponenti di associazioni che lavorano a contatto con le vittime di tratta.
L’intera registrazione dell’evento è disponibile sul sito di Radio Radicale (circa due ore).
Ai giornalisti è arrivato poco e niente.
Ci sono solo poche righe sul sito di informazione religiosa Sir.

Igor/Norbert, causa al ministero

L’avvocato della vedova del barista di Budrio ucciso da Igor/Norbert ha avviato l’iter che porterà alla denuncia per risarcimento danni nei confronti del Ministero dell’Interno. Lo straniero infatti al momento dell’omicidio era già considerato pericoloso, e nonostante questo non era stato espulso.
La richiesta sarà di 500 mila euro di risarcimento, più denuncia penale per omissione di atti d’ufficio nei confronti di chi non fece quello che avrebbe dovuto fare. In realtà lo straniero finì nel Cie di Bari, ma venne rilasciato visto che nei tempi previsti non arrivò la conferma che era un cittadino russo. E infatti Igor non è russo.
Anche i familiari della guardia ecologica volontaria uccisa da Igor ad aprile si sono rivolti alla magistratura: hanno presentato un esposto per segnalare alla Procura di Ferrara che dopo l’omicidio del tabaccaio non vennero tolte le guardie volontarie dalla zona delle ricerche, e non fu lanciato un allarme specifico.
La notizia è riportata dal Resto del Carlino. La vicenda di Igor il serbo ha suscitato scalpore a livello nazionale. C’era il video della reazione del tabaccaio alla rapina, diffuso dal Tg1. E nonostante l’enorme spiegamento di uomini nella zona dell’omicidio non è stato possibile agguantare il ricercato.
Le indagini proseguono, in questi giorni si sospetta che il killer sia aiutato da un complice. Forse, qualcuno che gli ha dato informazioni sul bar di Budrio prima della rapina.

Brindisi, scritte offensive contro le forze dell’ordine

Alcune scritte offensive contro la squadra mobile della polizia e contro l’arma dei carabinieri sono comparse sui muri di Brindisi. La notizia non è stata riportata dai mass media online, ma il sindacato di polizia Sap ne ha approfittato per diffondere un lungo comunicato nel quale spiega in quali condizioni lavorano le forze dell’ordine. I poliziotti sono costretti a lavorare ben oltre l’orario previsto, ad interrompere le ferie per tornare in servizio, mentre gli straordinari non vengono pagati circa un anno. Quando ci sono migranti provenienti da acque internazionali si lavora “senza soluzione di continuità”. “Nessuno può immaginare la mole di pratiche sugli stranieri che giornalmente si tratta”, scrive il sindacato. Quasi ogni giorno ci sono accompagnamenti alla frontiera di Roma, Palermo o a qualche Cie.
L’intero comunicato è stato pubblicato dal sito Brindisi Sera.