European Migration Forum

La Commissione Europea e il Comitato Europeo Economico e Sociale stanno organizzato il quarto Forum Europeo delle migrazioni, che si svolgerà il 6 e 7 marzo 2018. Le iscrizioni sono aperte fino a lunedì prossimo. Nel forum si discuterà di integrazione di migranti nel mercato del lavoro.
La notizia compare sulla pagina web del dipartimento Migrazione e Affari Interni della Commissione Europea, in lingua inglese. Non è stato ripreso dai mass media italiani.
A proposito di istituzioni europee, il 27 novembre sorso a Roma c’è stato un dibattito sul tema della dignità umana e diritti dei rifugiati, nell’ambito del progetto europeo Eurosol (Cittadini europei per la solidarietà), cofinanziato dal programma l’Europa per i cittadini, dell’Unione Europea.
La notizia è stata riportata solo dal blog Fidest, con foto di Alberto Garcia, direttore della cattedra Unesco, che probabilmente la gran parte dell’opinione pubblica non sa chi sia e cosa faccia di preciso.
L’articolo è stato scritto prima che si svolgesse l’evento, e si limita ad elencare i numerosi ospiti internazionali che hanno partecipato.

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Al Giornale sfugge la riapertura del Cie di Bari

Titola il Giornale: “Immigrazione nel caos. Gli irregolari in libertà, i centri di rimpatrio vuoti”. E sotto: “Solo 4 Cpr attivi e ospitano 376 stranieri. I clandestini in circolazione? Sono 39 mila”.
Si legge nell’articolo (firmato, datato ieri): “Attivi, secondo i dati al 7 novembre, solamente [i centri] di Brindisi, Caltanissetta, Roma e Torino”. “Uno, quello di Potenza, sorgerà ‘nei prossimi giorni, comunque entro fine anno – assicura al giornale il capo di Gabinetto del Ministro, Marco Morcone – e anche quello di Bari è pronto”.
In effetti quello di Bari è così pronto che è già stato riaperto da due settimane. Ed è così funzionante che leggiamo spesso di stranieri che vi vengono portati (tra cui quattro da Pisa la settimana scorsa).
La notizia però è sfuggita ai segugi del Giornale, e speriamo non anche al capo di Gabinetto del Ministro.
Si legge ancora nell’articolo che “entro settembre dovevano essere pronte le strutture a Montichiari, Gradisca, Santa Maria Capua Vetere, Iglesias, Modena e Mormanno, Cosenza”.
Anche qui è sfuggito qualche dettaglio: il progetto Iglesias (Cagliari), a quanto scrivono i giornali locali, è stato abbandonato, sostituito da quello di Macomer, provincia di Nuoro, dove c’è un carcere dismesso che può essere riadattato a centro rimpatri. L’amministrazione comunale ha accettato entusiasta, pensando agli investimenti e ai posti di lavoro, mentre l’opposizione ha chiesto un referendum popolare per bloccare il progetto.
Due giorni fa, all’insaputa della stampa nazionale, c’è stato un Consiglio Comunale per decidere sulla votazione a cui dovrebbero partecipare i cittadini. Al sindaco il governo ha già fatto sapere che la decisione non è di competenza locale. L’opposizione ha abbandonato l’aula, facendo mancare il numero legale, perché il Consiglio è stato convocato senza sentire prima la conferenza dei capigruppo, in violazione del regolamento.
Ironia della sorte, quelli che vogliono il centro di espulsione, che sono di sinistra, accusano di razzismo quelli che non lo vogliono.
La sigla Cpr coniata da Minniti sta per “Centro di Permanenza per i Rimpatri”. Lo stesso Minniti aveva annunciato in conferenza stampa i “Centri di Permanenza per il Rimpatrio“, mentre l’ufficio stampa annunciava i “Centri Permanenti per i Rimpatri”. Pochi giorni fa La Stampa titolava qualcosa a proposito dei “Centri di Permanenze“, mentre la Nuova Sardegna parla di “Centri di Permanenza e Rimpatrio”.
L’articolo del Giornale ha ricevuto una decina di commenti dal tono prevedibile (“Colpa della sinistra irresponsabile e razzista nei confronti delle famiglie italiane indigenti”), ma nessun utente barese o sardo ha avvisato il quotidiano delle ultime novità.
Per quanto riguarda il Cpr di Potenza, è vero che la sua apertura è imminente. Sul sito della Prefettura è possibile leggere il bando, in cui si parla di 150 stranieri da ospitare, mentre il Ministro aveva annunciato mini-Cie da 80-100 posti. Aveva anche detto un Cpr per Regione ma temporaneamente (fino a quando?) in Puglia ne sono attivi due: Bari e Brindisi.
Poco male. A parte un comunicato di protesta da parte di un esponente del Movimento 5 Stelle parecchio tempo fa, anche questo aspetto è passato sotto silenzio negli ambienti politici e giornalistici.
Accanto all’articolo, il Giornale pubblica la foto di una lunga fila di stranieri dietro le transenne. Non certo per entrare nel centro rimpatri. Dove e quando è stata scattata la foto? Non si sa. Cosa dicono gli stranieri in proposito? Ovviamente non sono stati intervistati.

Terni, accompagnamento al Cie

Un cittadino dominicano è stato accompagnato al Cie di Bari dopo essere stato scarcerato. Aveva appena finito di scontare una imprecisata pena per traffico di stupefacenti, non si sa di che tipo. La notizia è stata riportata da UmbriaJournal, all’interno di un articolo col bilancio di tutte le attività della polizia negli ultimi giorni. Non si sa se gli accordi di rimpatrio con la Repubblica Dominicana siano efficienti, o se lo straniero verrà rilasciato nel giro di due o tre mesi.
Anche Umbria24 ha provato a riportare la notizia. Con la differenza che il cittadino dominicano è diventato un “cittadino domenica, scarcerato proprio venerdì”.
Un altro dominicano è stato condannato tre giorni fa a 18 anni di galera per avere assassinato a colpi di pistola un suo connazionale a Milano l’anno scorso. Inizialmente la richiesta era di 30 anni di galera, ma è stata abbassata a causa della collaborazione dell’imputato.
A La Spezia il Pubblico Ministero ha chiesto il rinvio a giudizio di un diciannovenne dominicano, che insieme ad un albanese era stato fermato a marzo dopo una serie di rapine col coltello. Due stranieri imprecisati sono tutt’ora ricercati. La polizia sa chi sono (ma i mass media non lo scrivono).
Per finire, una donna dominicana è stata denunciata ad Avezzano, in Abruzzo, per favoreggiamento alla prostituzione. L'”avvenente 46enne” aveva affittato un appartamento, mettendolo poi a disposizione di prostitute e transessuali, italiani e stranieri, “ricevendo un compenso di 40 euro da ciascuno di essi”. (Al giorno? A settimana? Al mese? Non viene specificato).
La donna riceveva i clienti di un italiano che “gestiva un’analoga attività” all’Aquila, e che essendo raggiunto da misure cautelari per i medesimi fatti, dirottava ad Avezzano la gente che prima si rivolgeva a lui.
Nei confronti della donna è stato “emesso un provvedimento divieto di dimora ad Avezzano”. E basta, per ora.

Associazioni contro il Cpr di Palazzo San Gervasio

Alcune associazioni hanno scritto un comunicato di protesta contro la riapertura del Cie di Palazzo San Gervasio, provincia di Potenza.
La notizia compare su Repubblica, nelle pagine di Napoli, sotto il titolo “Riapre l’ex Centro di Identificazione ed Espulsione”.
In realtà il centro non è stato riaperto, ma si è soltanto svolta una riunione in Prefettura “per l’affidamento dei servi del nuovo centro”, dice il sommario dell’articolo, intendendo dire “i servizi”.
Minniti aveva parlato, all’inizio di quest’anno, di Cpr da 80-100 posti. Nel bando per l’affidamento della gestione del centro di Palazzo San Gervasio si parla di 150 posti.
Non è chiaro in che data il centro entrerà in funzione. Finora solo un Cpr è stato aperto da Minniti: quello di Bari. Che si aggiunge ai quattro che sono rimasti in funzione per tutto l’anno. Uno dei quali si trova a Brindisi, in Puglia. Quindi salta temporaneamente un altro paletto che era stato posto dal Ministro, un Cie per ogni regione: la Puglia al momento ha due Cpr attivi.
Scrive Repubblica che il Cie di Palazzo san Gervasio “fu progressivamente dismesso quando gli stessi governi decisero di diminuire il numero dei Cie pere il numero limitato di stranieri effettivamente rimpatriati a fronte degli elevati costi di gestione e soprattutto di condizioni di vita assolutamente degradanti.
Più che gli elevati costi di gestione si ricordano le inchieste di Raffaella Cosentino risalenti al giugno 2011, e pubblicate proprio dal sito di Repubblica/Espresso.
Il 10 il sito titolava “Da rivoluzionari a prigionieri nell’inferno dei centri di accoglienza” (riferito ai tunisini). Il 30 “Tunisini rimpatriati o trasferiti, ora la Guantanamo italiana diventa un lager”: gli stranieri erano stati rimpatriati o spostati in altre strutture senza nessuna informazione ai loro avvocati. Si preannunciavano rafforzamenti alle recinzioni.
La stessa giornalista segnava lavori in corso anche nel 2014, sempre su Repubblica.
Nel 2015 un esponente del Pd aveva annunciato che l’ex Cie sarebbe stato riconvertito in centro di accoglienza “plurimo”. Lo aveva riportato l’Ansa, senza spiegare che cosa si intendeva.
E Raffaella Cosentino che fine ha fatto? E’ da un po’ che non se ne sente più parlare. In realtà ha un account su Twitter, in cui dice di lavorare per la Rai in Sicilia. In gran parte dà visibilità ai tweet di altre persone, ogni tanto scrive qualcosa di suo.
A metà del mese scorso notava che il ministro Minniti non aveva risposto alle domande dei giornalisti sulla Libia dopo le accuse dell’Onu “sull’accordo disumano fatto dal nostro governo e il video della Cnn sui migranti venduti all’asta”.
L’avatar della Cosentino è un volantino di Amnesty che chiede verità per Giulio Regeni. La foto sulla testata della pagina invece raffigura un uomo che si aggira tra le sbarre di un Cie.
La pagina è in italiano, mentre la biografia, chissà perché è scritta in inglese (tra le vecchie collaborazioni della Cosentino c’è anche la Bbc).
La pagina ha quasi 1400 followers.
Su TerreLibere c’è ancora un vecchio comunicato che la giornalista aveva scritto nel 2012 con il quale annunciava le sue dimissioni dalla Commissione nazionale lavoro autonomo del Fnsi (il sindacato dei giornalisti), in polemica contro lo sfruttamento dei giornalisti freelance e precari che pure rischiano la vita.

Torino, passa una pattuglia della municipale

Scrive Cronaca Qui che una vettura della polizia municipale ha percorso il tratto pedonale di via Montebello a Torino, nei pressi dell Mole Antonelliana. I venditori abusivi sono scappati: “è stato un vero e proprio fuggi fuggi”, scrive il sito, che posta anche un filmato in cui non c’è niente di drammatico: con calma alcuni stranieri sollevano i loro poveri banchetti e si allontanano piano piano, guardandosi attorno.
Sul sito non è possibile commentare l’articolo, ma su Youtube sì: 0 commenti su 95 visualizzazioni.
Sul motore di ricerca Bing News è impossibile cercare notizie che riguardano gli ambulanti di Torino. Il sito sostituisce in automatico la parola ambulanti con la parola mercati, e restituisce solo risultati che riguardano i mercati finanziari.
La notizia della rivolta di pochi giorni fa al Cpr torinese è stata dimenticata senza lasciare tracce. I danni non sono stati quantificati.
Le ultime notizie rilevanti che riguardano i migranti di Torino sono quelle dell’inizio dello sgombero del Moi, il villaggio olimpico nel quale vivevano 750 stranieri, occupanti abusivi.
La notizia è stata riportata dal sito di SkyTg24, che però non specifica quanti sono gli stranieri trasferiti finora negli spazi messi a disposizione dalla diocesi.

Siena, due stranieri accompagnati a Bari

Un senegalese e un tunisino sono stati accompagnati al Cpr di Bari dalla polizia di Siena. Lo scrive il sito Go News. Entrambi avevano precedenti penali per droga (non si sa di che tipo). Il primo è stato rintracciato mentre era a piede libero, il secondo è stato prelevato all’uscita dal carcere.
Entrambi avevano precedenti per danneggiamento: il primo aveva danneggiato la struttura nella quale era stato ospite, il secondo aveva causato un incendio in carcere, facendo violenza e minacciando un pubblico ufficiale.
Le notizie sulle espulsioni vengono trattate superficialmente dai siti web locali, e non finiscono in cronaca nazionale. Di solito c’è un breve comunicato quando uno straniero viene accompagnato al Cpr, ma non viene detto quando avviene effettivamente il rimpatrio. O il rilascio, perché nella metà dei casi circa la procedura non va a buon fine. Con la Tunisia l’Italia ha un accordo molto efficiente, ma col Senegal? Non viene specificato.
La cronaca nazionale invece è attirata da ben altre notizie. In questi giorni si parla di un altro senegalese che è stato eletto Mister Friuli ad un concorso di bellezza, provocando qualche messaggio ironico su internet.
La settimana scorsa a Viterbo ad un senegalese è stato notificato l’avviso di conclusione indagini. “Ricettazione”, titola il sito New Tuscia, ma poi a leggere l’articolo viene fuori che il problema è la contraffazione: l’uomo al momento di un controllo aveva in macchina 107 capi di abbigliamento con i marchi contraffatti di alcune griffe italiane e straniere. Per lui non si parla di espulsione, al momento, né di carcere. Ma dovrebbe essere solo questione di tempo.
Per il resto, i mass media non si occupano della situazione politica o economica del Senegal. Il Paese è una meta turistica rinomata. Un articolo del Messaggero parla delle attrazioni di Goree, l’isola da cui partirono più di 20 milioni di schiavi nel periodo della dominazione europea.
A Goree nel 2011 si è svolto il World Migrant Forum, nel corso del quale è stata messa a punto la carta mondiale per i diritti dei migranti.
Zanotelli ne scrisse per il Manifesto.
Il testo della carta è stato pubblicato in Italiano sul sito Per I Diritti Umani.
“Poiché appartiene alla Terra”, dice il documento, “qualsiasi persona ha il diritto di scegliere il luogo della sua residenza, di restare laddove vive o di andare ad installarsi liberamente e senza costrizioni in qualsiasi altra parte di questa Terra”.

Verona, estremista religioso avviato al rimpatrio

Un tunisino con precedenti penali è stato accompagnato ad un imprecisato Cie dopo essere stato fermato dalla polizia nella zona della stazione di Verona.
L’uomo è “apparso nell’ambito del monitoraggio dei detenuti a rischio di radicalizzazione religiosa”, scrive Tg Verona, senza spiegare cosa abbia fatto di preciso per finire nella lista.
Al momento del controllo era insieme ad un connazionale, anche lui pregiudicato. Uno dei due era stato condannato per imprecisati danni contro il patrimonio e per stupefacenti (di tipo imprecisato), mentre l’altro aveva a suo carico accuse di maltrattamenti in famiglia (non si sa risalenti a quando) e traffico di stupefacenti (non si sa di che tipo).
Uno dei due apparentemente è stato lasciato a piede libero, nonostante i precedenti, probabilmente a causa dell’indisponibilità dei posti nei centri di rimpatrio. Ma non viene specificato quale dei due.
Pochi giorni fa un altro tunisino a Verona ha fatto notizia. L’uomo doveva trovarsi agli arresti domiciliari ma è stato trovato nei pressi di un supermercato, con nove grammi di eroina addosso. Che soluzione è stata trovata al suo problema? Prima di tutto è stato rimesso di nuovo ai domiciliari. Poi è stato fissato il processo a ottobre dell’anno prossimo. Per quali reati l’uomo si trovava ai domiciliari? Non si sa. E’ dipendente dall’eroina? Non si sa. I siti web si limitano a riportare distrattamente queste notizie senza nessun approfondimento.