Perugia, un accompagnamento al Cie

Una donna di 32 anni originaria dell’Ecuador è stata fermata dalla polizia nel corso di una serie di controlli finalizzati al contrasto dell’immigrazione clandestina, della prostituzione e dello spaccio a Perugia.
La donna aveva precedenti per reati contro il patrimonio, rissa, resistenza e possesso di arnesi atti allo scasso.
Era stata arrestata nel 2010 per furto aggravato e condannata a 5 mesi di reclusione.
Da allora sono passati sette anni. Ora, scrive Tuttoggi, è stata accompagnata “in un Cie del centro Italia” in attesa dell’imminente rimpatrio.
A quanto ne sappiamo l’unico Cie femminile attivo in Italia è quello di Roma – Ponte Galeria. Che è anche l’unico Cie del centro Italia. I siti di informazione locali si limitano a fare copia e incolla dei comunicati, senza capire veramente di cosa stanno parlando.

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Salerno, ventenne albanese accompagnata al Cie

Una ragazza di 20 anni, albanese, sorpresa a prostituirsi nella zona industriale di Salerno, è stata accompagnata al Cie di Ponte Galeria, Roma. Lo riportano in breve alcuni siti web locali, che scrivono anche che altre donne sono state identificate e “allontanate”.
Sempre in provincia di Salerno, si segnala una protesta pacifica da parte di alcuni migranti a Sicignano degli Alburni, che hanno bloccato il traffico sulla Strada Statale 19, per protestare contro l’ubicazione periferica del loro centro di accoglienza.
E un ventiquattrenne somalo è stato arrestato a Firenze, a seguito di un mandato di cattura emesso dal Gip di Salerno. Il giovane è accusato di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina di cittadini somali, realizzata anche mediante l’impiego di trattamenti inumani e pericolosi per l’incolumità dei migranti.

Caserta, blitz anti-prostituzione

8 donne straniere sono state fermate da polizia e carabinieri nell’ambito di un’operazione di contrasto a prostituzione e immigrazione clandestina in provincia di Caserta. Sette di loro sono state portate al Cie di Ponte Galeria, l’unico Cie femminile presente in Italia. Erano provenienti dal nord Africa e dall’Europa dell’est. L’ottava, albanese, è stata invece arrestata: era già stata rimpatriata una volta, non si sa quando. Per quanto tempo resterà in carcere, adesso? Non si sa. I siti web si sono limitati a fare copia e incolla del comunicato stampa, senza porsi domande.
Pochi giorni fa Ernesto Galli Della Loggia ha scritto sul Corriere della Sera che la situazione in Italia “sta scappando di mano”, visti i casi di  insicurezza e degrado in cui ci si imbatte. La Gazzetta di Parma forniva la possibile soluzione: “Tutte le sere retate, controlli a tappeto, lampeggianti e divise sulle strade: non necessariamente per arrestare, ma anche solo per disturbare, intralciare, sabotare il malaffare, finché quelli non capiranno che è meglio cambiare aria”.

Rissa tra lucciole

Alcune ragazze straniere si sono azzuffate nei pressi del mercato coperto di Montecatini, probabilmente per ragioni legate ad aree di competenza nell’esercizio della prostituzione.
La polizia è intervenuta, e ne ha fermate tre, tutte nigeriane. Una è minorenne, ed è stata portata in un centro accoglienza minori. L’altra è finita al centro di espulsione di Ponte Galeria, Roma (l’unico Cie femminile attivo in Italia). L’altra “dovrà regolarizzare il permesso di soggiorno”.
Già che c’erano, le forze dell’ordine hanno multato altre cinque prostitute (non si sa per quale cifra), e alcuni automobilisti per violazioni del codice della strada.
Anche se capita che le nigeriane siano costrette con la forza o con l’inganno a prostituirsi, l’atteggiamento da parte dello Stato non è quello di considerarle vittime, informandole e incoraggiandole a denunciare i loro sfruttatori.
Alcuni giorni fa un’esponente di un’associazione che si occupa di ascoltare queste donne nel centro di Ponte Galeria lamentava i numerosi passi indietro che sono stati fatti in questi anni su questo fronte.
Nonostante tutto, le forze dell’ordine non restano immobili: è di ieri la notizia di cinque arresti, tre donne e due uomini, a seguito di indagini dei carabinieri del Ros e del nucleo investigativo del comando provinciale di Lecce.
Il gruppo criminale minacciava di morte alcune ragazze, anche utilizzando la superstizione e i riti voodoo. Alle immigrate, alcune minorenni, venivano fornite delle finte storie da raccontare alle autorità italiane: “Dì che hanno ucciso tutta la tua famiglia”.
Scrive il Giornale che sono gli stessi aguzzini che vengono a prelevarle nei centri di accoglienza italiani.
Nomi e foto degli arrestati non sono state diffuse.
Nei giorni scorsi è stato presentato il libro scritto da una donna nigeriana che ha avuto il coraggio di denunciare. Sebbene la presentazione è avvenuta presso le strutture della Camera, con la partecipazione dell’ex ministro Livia Turco, i mass media se ne sono tenuti alla larga.

Ricercatrice libica a Ponte Galeria

Una ricercatrice libica quarantenne è stata trasferita al Cie di Ponte Galeria.
La donna è stata condannata di recente dal tribunale di Palermo per istigazione al terrorismo. Inizialmente aveva ottenuto il permesso di soggiorno per motivi umanitari, ma in seguito alle polemiche le è stato concesso il “non respingimento”. Questo significa che comunque non potrà essere rimpatriata in Libia, ma dovrà lasciare l’Italia. Per dove? Il sito non lo spiega.
Il suo avvocato teme ora gesti inconsulti. La donna potrebbe tentare il suicidio.
La notizia è stata riportata ieri in breve sul sito Affari Italiani.
L’altro ieri Blog Sicilia pubblicava la foto della donna che scende da una macchina della polizia, corredandola con un articolo un po’ sgrammaticato. L’avvocato si diceva pronto a denunciare la vicenda alla procura di Roma se dovesse emergere qualche abuso. A criticare la concessione del permesso di soggiorno era stato lo stesso Ministro dell’Interno Minniti.
La Sicilia pubblica qualche dettaglio in più a proposito della condanna inflitta alla donna: un anno e otto mesi per istigazione a commettere reati in materia di terrorismo. “La donna era accusata di legami con esponenti di organizzazioni terroriste islamiche e foreign fighters e di una fitta attività di propaganda in favore di Al Qaeda svolta attraverso social come Facebook”.
Il Gip nelle motivazioni della sentenza scrive che “dalle attività di analisi della predetta pagina Facebook si è accertato come la Shabbi fosse orientata ad enfatizzare e diffondere eventi e notizie riguardanti le attività dei combattenti libici (in quell’occasione venivano pubblicate foto di persone in abiti militari nel corso di un addestramento con il volto coperto”.
Scrive Blog Sicilia che la commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale ha addebitato ad un errore materiale la concessione del permesso di soggiorno alla donna.
Secondo il sito la donna dovrebbe essere trasferita non in Libia ma nell’ultimo Paese in cui è transitata prima di raggiungere l’Italia. Ma non si specifica quale sarebbe il Paese in questione.
La notizia compare solo su pochi siti web locali. Che non spiegano di cosa si occupava nella vita la “ricercatrice”, a parte scrivere su Facebook.

Rimpatri? Ok, ma basta con l’accoglienza

Dopo che è stata diffusa la lista ufficiosa delle città che potranno ospitare i nuovi Centri di Permanenza per i Rimpatri previsti dal decreto Minniti, sono iniziate ad arrivare le reazioni da parte degli amministratori locali coinvolti. Reazioni che non sono per niente entusiaste.
Scrive Modena Today che il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli (Partito Democratico), accetterebbe la realizzazione del nuovo centro solo a certe condizioni, una delle quali è il “blocco degli arrivi” dei profughi in città: “Qualora dovessimo decidere per il centro, non possiamo farci carico in una dinamica regionale di avere anche altre pressioni”. Insomma, vanno bene le espulsioni, ma solo se si rinuncia all’ulteriore accoglienza.
A Gorizia il sindaco forzista Ettore Romoli lancia l’allarme: “Siamo alla follia”, dice. Le indiscrezioni prevedono l’apertura del Cpr nella vicina Gradisca d’Isonzo, dove ora ci sono circa 500 richiedenti asilo. Il primo cittadino prevede che per fare spazio agli stranieri da espellere, ci sarà la fuoriuscita dal Cara di almeno 400 persone, delle quali si dovrebbero far carico i comuni dell’isontino. “L’esperienza ci induce a ritenere che non ci sarà disponibilità da parte di quei comuni che fino a oggi non si sono resi disponibili ad accogliere immigrati”, dice Romoli. In questi anni “non si è mai avuto il coraggio di imporre ai comuni amici del centrosinistra quella solidarietà tanto sbandierata a parole”, dice il sindaco, che prevede che gran parte degli stranieri arriverà a Gorizia.
Per quanto ne sappiamo, il Cara e l’ex Cie di Gorizia sono strutture diverse. Da quando il centro di espulsione è stato chiuso, gli edifici sono utilizzati per accogliere i richiedenti asilo. La riconversione in Cpr non intaccherebbe il funzionamento dell’adiacente Cara. Il numero dei migranti da trasferire sarebbe molto minore di quello prospettato dal sindaco di Gorizia.
Un articolo del Piccolo fornisce qualche cifra. Si parla di un “alleggerimento” del Cara di soli 50 posti, da effettuare a breve, e di una ulteriore diminuzione, da ottenersi però solo dopo che saranno stati trovati i posti nel sistema di accoglienza diffusa. Non il “tutti fuori e andate a Gorizia” che è stato prospettato.
Per quanto riguarda i posti da allestire nel Cpr, l’amministrazione regionale parla di 80 posti. Al Ministero hanno stabilito che ogni centro dovrà avere una capienza di 80-100 posti. E questo provoca qualche scintilla con i sindacati di polizia a Modena. Il Silp Cgil, prima di tutto, che sostiene che la capienza del locale Cpr deve rimanere quella del vecchio Cie: 60 posti. A condizione di rafforzare l’organico della polizia di 70 unità, anche in previsione di contestazioni frequenti da parte dei gruppi antagonisti.
Ieri tra le notizie nazionali spiccava quella dell’esplosione di un ordigno a Roma. Nessun ferito, ma danni alle vetture delle Poste Italiane. I telegiornali hanno parlato vagamente di “pista anarchica”, i giornali entrano più nel dettaglio. Potrebbe essere un gesto collegato con la gestione dei fenomeni migratori, visto che la compagnia aerea di proprietà delle Poste, la Mistral Air, viene talvolta utilizzata per i voli di rimpatrio. Spesso gli uffici postali presenti sul territorio vengono presi di mira in relazione a questa attività.
Intanto, sul fronte antirazzista, prosegue la preparazione della manifestazione di sabato prossimo a Milano. Lo slogan è #20maggiosenzamuri. Ci sono già state le consuete diatribe interne tra i partecipanti, dovute al fatto che tra i promotori dell’iniziativa c’è l’assessore Pierfrancesco Majorino, che si trova nello stesso Pd che appoggia Minniti e che gli antirazzisti contestano.
Ne consegue che alcuni gruppi non hanno firmato l’appello, ma hanno deciso di partecipare lo stesso all’iniziativa: “Vogliamo occupare quello spazio per evitare che quel palcoscenico sia relegato a chi si riempie la bocca di accoglienza e poi, nei fatti, promuove leggi razziste e rastrellamenti etnici”, scrivono varie sigle, tra cui Melting Pot e LasciateCIEntrare.

Perugia, rimpatriati ritornano

Due stranieri che erano stati rimpatriati sono stati trovati di nuovo a Perugia dalle forze dell’ordine.
Una donna bielorussa trentasettenne espulsa nel 2014 con divieto di reingresso per cinque anni è stata individuata in un albergo, probabilmente con uno dei suoi molti nomi falsi. E’ stata giudicata per direttissima e accompagnata “in un Cie fuori regione”, come scrive Umbria 24. Si tratta probabilmente di quello di Roma, l’unico con una sezione femminile ancora in funzione, a quanto si sa.
L’altro straniero individuato è un albanese nato nel ’75, pregiudicato per imprecisati “reati in materia di stupefacenti”, che era stato rimpatriato all’inizio di quest’anno come “misura alternativa alla reclusione”.
Anche lui è finito davanti al giudice che ha stabilito che debba “scontare la pena residua ai domiciliari”. I mass media non scrivono quale è la pena residua.
A proposito di domiciliari: nell’ambito degli stessi controlli un dominicano che doveva trovarsi ai domiciliari è stato trovato al bar. Fine della notizia. Cosa gli succederà? Non si sa.
Da segnalare anche un diciassettenne tunisino che si era allontanato dalla comunità a cui era affidato. E’ stato riaffidato alla stessa comunità. Un ventunenne marocchino che è stato “espulso” dopo essere entrato clandestinamente in Italia (probabilmente con ordine di allontanarsi dal territorio nazionale con mezzi propri). E un trentaquattrenne pluripregiudicato per reati imprecisati, che si era “accampato in uno stabile” ed è stato quindi “denunciato per invasione di immobile”. A piede libero, probabilmente.