Nessun reintegro per il poliziotto assolto

Il Consiglio di Stato ha mantenuto la destituzione dal ruolo in Polizia per il poliziotto che è stato assolto dall’accusa di violenza sessuale nei confronti di alcuni transessuali del Cie di Milano.
La notizia è riportata dal sito La Provincia di Sondrio. Manca qualsiasi riferimento alle motivazioni della sentenza o alle parole dell’accusa, se non indirettamente, attraverso le dichiarazioni del suo difensore, secondo cui l’ispettore “è stato destituito per alcuni fatti che la giustizia penale ha ritenuto inesistenti”; dal punto di vista disciplinare, “sono stati riletti i fatti penali dandogli una interpretazione priva di riscontri negli atti del processo”.
L’avvocato nota che i tre agenti condannati per il caso Aldrovandi a Ferrara invece non sono stati destituiti.

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Senza fototessera, aggredisce gli agenti

Ha raccontato il Messaggero due giorni fa che uno straniero ha aggredito due poliziotti della questura di Milano, causando loro varie lesioni: per uno sono stati necessari 3 punti di sutura al gomito, mentre l’altro se l’è cavata con una contusione e cinque giorni di prognosi.
A quanto racconta il sito, lo straniero è un ventiduenne gambiano, richiedente protezione internazionale e destinatario della revoca delle misure di accoglienza emessa dalla prefettura di Alessandria. Doveva rinnovare il permesso di soggiorno, ma non aveva le fototessere necessarie. E’ stato invitato dagli operatori a recarsi al macchinario self service al piano terra per farsi le foto. Ma a quel punto “è andato in escandescenze, proferendo frasi ingiuriose contro la polizia”. Per cui sono intervenuti gli agenti “nel tentativo di tranquillizzarlo”, e hanno provato ad accompagnarlo all’esterno del “settore rifugiati”. Ma qui c’è stata la colluttazione.
Il sito non spiega come poteva rinnovare le pratiche del permesso di soggiorno se era destinatario della revoca delle misure di accoglienza emessa dalla prefettura di Alessandria.
Comunque, stamattina è fissata l’udienza con rito per direttissima. Nonostante questo, l’ufficio immigrazione si è già attivato per richiedere un posto presso un Cpr “all’atto della scarcerazione”.
Che pena rischia? Quanto rimarrà in carcere prima del rimpatrio? I siti di informazione non ci provano neanche a fare una stima.

Milano, nuovi controlli in stazione

E’ scattato un nuovo blitz alla stazione centrale di Milano. Circa cento stranieri sono stati controllati dalle forze dell’ordine, 38 sono stati portati in Questura per accertamenti. Al momento non è stato diffuso il bilancio delle eventuali espulsioni. L’assessore alla sicurezza ha detto che queste azioni costanti e continue sono fondamentali.
La Nuova di Venezia titola “i cittadini applaudono”, e aggiunge che anche i commercianti sono soddisfatti dei controlli. Il video, realizzato da Repubblica Tv, mostra immagini della retata, e interviste ad una passante e a un commerciante (originario dell’Uruguay, da 35 anni in Italia). La donna dice che ha paura a uscire la sera ed è contenta se li portano tutti in carcere. Il negoziante, immigrato anche lui, dice che appena arrivato si è messo a lavorare, che non è stando tutto il giorno sotto gli alberi che gli stranieri possono trovare un futuro migliore, e che stando lì gli danneggiano l’attività.

Milano, blitz alla stazione Centrale

Gli episodi di cronaca dei giorni scorsi avevano dipinto la stazione Centrale di Milano come un luogo abbandonato a sé stesso, dove regna il degrado. Varie testate, tra cui La7, avevano dedicato dei servizi al problema, notando che dal famoso blitz di qualche mese fa finito al centro delle polemiche tra chi era a favore e chi era contro, iniziative organizzate dalle forze dell’ordine non si erano più ripetute. E così è scattato il blitz, mercoledì pomeriggio, che ha portato all’identificazione di quasi cento persone, con oltre cento agenti coinvolti. Due stranieri sono stati arrestati. Siccome avevano della droga addosso, hanno cercato di eludere i controlli, spintonando gli agenti. Il bilancio dell’operazione è che nove stranieri saranno espulsi immediatamente (marocchini, romeni e tunisini), 19 hanno ricevuto l’ordine di espulsione entro 7 giorni, sei sono stati portati nei Cie (Cpr) e sette sono stati trattenuti in attesa di ulteriori verifiche. Su 97 persone fermate, 56 erano regolari (il 57%).
A differenza della volta scorsa, quando l’operazione era stata contestata dal centrosinistra e dal sindaco che era stato informato solo a cose fatte, stavolta c’è stato pieno accordo tra l’amministrazione comunale, la prefettura e la questura.
E a proposito di operazioni di polizia: a Ferrara si segnala il più consistente sequestro di eroina degli ultimi 10 anni in zona Gad. Quasi un chilo di eroina, trovata a casa di un trentenne del Mali. Con lui c’era una donna nigeriana, accompagnata al Cie di Roma. Scrive Estense che, a 30 euro al grammo, la droga avrebbe potuto fruttare dai 250 ai 300 mila euro. (E’ matematica: 970 per 30 = …?)

Rimpatri? Ok, ma basta con l’accoglienza

Dopo che è stata diffusa la lista ufficiosa delle città che potranno ospitare i nuovi Centri di Permanenza per i Rimpatri previsti dal decreto Minniti, sono iniziate ad arrivare le reazioni da parte degli amministratori locali coinvolti. Reazioni che non sono per niente entusiaste.
Scrive Modena Today che il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli (Partito Democratico), accetterebbe la realizzazione del nuovo centro solo a certe condizioni, una delle quali è il “blocco degli arrivi” dei profughi in città: “Qualora dovessimo decidere per il centro, non possiamo farci carico in una dinamica regionale di avere anche altre pressioni”. Insomma, vanno bene le espulsioni, ma solo se si rinuncia all’ulteriore accoglienza.
A Gorizia il sindaco forzista Ettore Romoli lancia l’allarme: “Siamo alla follia”, dice. Le indiscrezioni prevedono l’apertura del Cpr nella vicina Gradisca d’Isonzo, dove ora ci sono circa 500 richiedenti asilo. Il primo cittadino prevede che per fare spazio agli stranieri da espellere, ci sarà la fuoriuscita dal Cara di almeno 400 persone, delle quali si dovrebbero far carico i comuni dell’isontino. “L’esperienza ci induce a ritenere che non ci sarà disponibilità da parte di quei comuni che fino a oggi non si sono resi disponibili ad accogliere immigrati”, dice Romoli. In questi anni “non si è mai avuto il coraggio di imporre ai comuni amici del centrosinistra quella solidarietà tanto sbandierata a parole”, dice il sindaco, che prevede che gran parte degli stranieri arriverà a Gorizia.
Per quanto ne sappiamo, il Cara e l’ex Cie di Gorizia sono strutture diverse. Da quando il centro di espulsione è stato chiuso, gli edifici sono utilizzati per accogliere i richiedenti asilo. La riconversione in Cpr non intaccherebbe il funzionamento dell’adiacente Cara. Il numero dei migranti da trasferire sarebbe molto minore di quello prospettato dal sindaco di Gorizia.
Un articolo del Piccolo fornisce qualche cifra. Si parla di un “alleggerimento” del Cara di soli 50 posti, da effettuare a breve, e di una ulteriore diminuzione, da ottenersi però solo dopo che saranno stati trovati i posti nel sistema di accoglienza diffusa. Non il “tutti fuori e andate a Gorizia” che è stato prospettato.
Per quanto riguarda i posti da allestire nel Cpr, l’amministrazione regionale parla di 80 posti. Al Ministero hanno stabilito che ogni centro dovrà avere una capienza di 80-100 posti. E questo provoca qualche scintilla con i sindacati di polizia a Modena. Il Silp Cgil, prima di tutto, che sostiene che la capienza del locale Cpr deve rimanere quella del vecchio Cie: 60 posti. A condizione di rafforzare l’organico della polizia di 70 unità, anche in previsione di contestazioni frequenti da parte dei gruppi antagonisti.
Ieri tra le notizie nazionali spiccava quella dell’esplosione di un ordigno a Roma. Nessun ferito, ma danni alle vetture delle Poste Italiane. I telegiornali hanno parlato vagamente di “pista anarchica”, i giornali entrano più nel dettaglio. Potrebbe essere un gesto collegato con la gestione dei fenomeni migratori, visto che la compagnia aerea di proprietà delle Poste, la Mistral Air, viene talvolta utilizzata per i voli di rimpatrio. Spesso gli uffici postali presenti sul territorio vengono presi di mira in relazione a questa attività.
Intanto, sul fronte antirazzista, prosegue la preparazione della manifestazione di sabato prossimo a Milano. Lo slogan è #20maggiosenzamuri. Ci sono già state le consuete diatribe interne tra i partecipanti, dovute al fatto che tra i promotori dell’iniziativa c’è l’assessore Pierfrancesco Majorino, che si trova nello stesso Pd che appoggia Minniti e che gli antirazzisti contestano.
Ne consegue che alcuni gruppi non hanno firmato l’appello, ma hanno deciso di partecipare lo stesso all’iniziativa: “Vogliamo occupare quello spazio per evitare che quel palcoscenico sia relegato a chi si riempie la bocca di accoglienza e poi, nei fatti, promuove leggi razziste e rastrellamenti etnici”, scrivono varie sigle, tra cui Melting Pot e LasciateCIEntrare.

Maroni: né via Corelli, né Malpensa

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, nel corso di un convegno ha riferito che cosa ha detto al Ministro Minniti nell’incontro che hanno avuto l’altro ieri.
Maroni si è detto favorevole alla realizzazione del Cie in Lombardia, anzi, secondo lui 100 posti sono troppo pochi, tenuto conto che sul territorio ci sarebbero almeno 20 mila clandestini. Ma ha escluso sia una riapertura dell’ex Cie di via Corelli, sia una nuova collocazione nei pressi di Malpensa. Secondo quanto riporta AskaNews, bisognerà individuare una ex caserma, o analoga struttura pubblica, nei pressi di un aeroporto militare. Quindi, nessuna decisione definitiva, ma disponibilità, da parte di Maroni, a concordare un luogo dove realizzare la nuova struttura.

Cie: Maroni favorevole, Majorino no (ma anche sì)

Scrive il Mattino di Padova che ieri era previsto un incontro tra il presidente della regione Lombardia Roberto Maroni e il Ministro dell’Interno Minniti.
I due avrebbero parlato del prossimo referendum per l’autonomia, ma anche dei nuovi Cie.
Il quotidiano riporta qualche vaga anticipazione. Maroni ha detto: “Sono d’accordo che si faccia [il centro di permanenza per i Rimpatri]. Ho qualche proposta da far[e al Ministro] e vedremo se sarà condivisa”. Quale proposta? Ancora non si sa.
Il Cie milanese è chiuso da parecchio tempo, i locali sono utilizzati per l’accoglienza dei migranti. Potrebbe essere di nuovo riconvertito?
L’assessore alle politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino, parlando con alcuni contestatori al Forum delle Politiche Sociali, ha detto: “Sono contrario ai Cie, ma se ci sono centri per velocizzare il rimpatrio, su quelli non ho nessun problema”.
Ovviamente non ha convinto i manifestanti, secondo i quali “rimpatrio” e “deportazione” sono sinonimi.
Majorino ha spiegato come la pensa: “Secondo voi se un migrante ha compiuto reati deve rimanere in Italia? Uno di sinistra si batte per la legalità o l’illegalità?”
Comunque, ha ammesso che deve ancora esaminare il decreto Minniti, e nel frattempo ha invitato i presenti ad un incontro sul tema: “Costruire ponti, abbattere muri. Come vincere la sfida dell’integrazione”, che si svolgerà oggi pomeriggio nell’ambito della stessa manifestazione.