Gradisca, la Regione attenta ai lavoratori

L’assessore regionale al Lavoro del Friuli Venezia Giulia ha annunciato di avere convocato un incontro con le organizzazioni sindacali fissato al prossimo 11 ottobre, per discutere dei possibili contraccolpi occupazionali relativi all’atteso cambio di destinazione del Cara di Gradisca.
Attualmente la struttura ospita quasi 600 migranti. Con l’attuazione del piano Minniti ne dovrà ospitare massimo 100, negli spazi dell’ex Cie, mentre tutta la parte che è sempre stata adibita ai richiedenti asilo verrà dismessa.
Al momento non si conosce nessuna tabella di marcia che indica i tempi necessari a svolgere tutta la procedura, né si conosce quanti posti di lavoro saranno disponibili e come verranno assegnati.
Diario Del Web riporta una parte del comunicato diffuso dall’assessore, in cui si ricordano le “notevoli complessità occupazionali emerse nella gestione degli appalti relativi alla gestione del Cie/Cara” nel corso degli ultimi anni, con vari trattamenti di cassa integrazione tra il 2014 e il 2015.
L’attuale gestore del centro è la cooperativa Minerva.

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Pd: svuotare il Cara di Gradisca

Due consiglieri regionali del Pd, Franco Codega e Silvana Cremaschi, hanno visitato il Cara di Gradisca d’Isonzo, Gorizia, a distanza di due anni dall’ultima volta. Hanno rilevato l’eccessivo sovraffollamento del Cara: in stanze che dovrebbero ospitare quattro persone, ne sono stipate 11. Per svuotare il centro sarebbe necessario che tutti i comuni aderissero allo Sprar. Invece ne mancano all’appello 118, a fronte di 98 che sono entrati a far parte del progetto. I due consiglieri notano anche che i locali dell’ex Cie, attualmente adibiti ad ospitare i richiedenti asilo, sono ancora circondati da gabbie metalliche, che hanno sicuramente un impatto negativo.
Andrebbero smantellate? Il fatto è che le indiscrezioni che sono state diffuse nei mesi scorsi a proposito del piano Minniti (un Cpr in ogni regione) dicono che il centro per i rimpatri friulano verrà allestito proprio a Gradisca. Insomma, il Cie potrebbe tornare ad assumere la sua vecchia funzione, quindi le sbarre sarebbero necessarie. Ma la questione non viene affrontata nel dibattito pubblico, almeno in questi giorni.
Intanto nella vicina Gorizia desta qualche preoccupazione l’aumento dei migranti accampati alla meno peggio nel parco della Valletta del Corno. Si stanno studiando dei piani per ospitarli alla Caritas o in galleria Bombi, mentre il sindaco minaccia di far scattare l’ordinanza anti-bivacco, e multare chi fa i propri bisogni nei parchi e nei luoghi pubblici.

Gradisca, universitari tra i migranti

Tre attivisti del collettivo Spam dell’Università di Padova sono stati a Gradisca, tra i migranti che si accampano tra i boschi intorno alla città.
Hanno portato riso, farina, biancheria, vestiti, scarpe. Hanno passato un po’ di tempo con loro, facendosi raccontare cosa non va.
Il resoconto è stato pubblicato su Melting Pot.
Tra l’altro si racconta che gli stranieri ricevono pasta scondita a pranzo e cena, e non ne possono più. Molta ne viene buttata, ma il menu non cambia. Inoltre, essendo quasi tutti musulmani di Afghanistan e Pakistan, quando è ramadan possono bere e mangiare solo dopo le 21. Ma dalle 20 alle 9 non possono uscire dal centro, ed è severamente vietato portare cibo dall’esterno.

Rimpatri? Ok, ma basta con l’accoglienza

Dopo che è stata diffusa la lista ufficiosa delle città che potranno ospitare i nuovi Centri di Permanenza per i Rimpatri previsti dal decreto Minniti, sono iniziate ad arrivare le reazioni da parte degli amministratori locali coinvolti. Reazioni che non sono per niente entusiaste.
Scrive Modena Today che il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli (Partito Democratico), accetterebbe la realizzazione del nuovo centro solo a certe condizioni, una delle quali è il “blocco degli arrivi” dei profughi in città: “Qualora dovessimo decidere per il centro, non possiamo farci carico in una dinamica regionale di avere anche altre pressioni”. Insomma, vanno bene le espulsioni, ma solo se si rinuncia all’ulteriore accoglienza.
A Gorizia il sindaco forzista Ettore Romoli lancia l’allarme: “Siamo alla follia”, dice. Le indiscrezioni prevedono l’apertura del Cpr nella vicina Gradisca d’Isonzo, dove ora ci sono circa 500 richiedenti asilo. Il primo cittadino prevede che per fare spazio agli stranieri da espellere, ci sarà la fuoriuscita dal Cara di almeno 400 persone, delle quali si dovrebbero far carico i comuni dell’isontino. “L’esperienza ci induce a ritenere che non ci sarà disponibilità da parte di quei comuni che fino a oggi non si sono resi disponibili ad accogliere immigrati”, dice Romoli. In questi anni “non si è mai avuto il coraggio di imporre ai comuni amici del centrosinistra quella solidarietà tanto sbandierata a parole”, dice il sindaco, che prevede che gran parte degli stranieri arriverà a Gorizia.
Per quanto ne sappiamo, il Cara e l’ex Cie di Gorizia sono strutture diverse. Da quando il centro di espulsione è stato chiuso, gli edifici sono utilizzati per accogliere i richiedenti asilo. La riconversione in Cpr non intaccherebbe il funzionamento dell’adiacente Cara. Il numero dei migranti da trasferire sarebbe molto minore di quello prospettato dal sindaco di Gorizia.
Un articolo del Piccolo fornisce qualche cifra. Si parla di un “alleggerimento” del Cara di soli 50 posti, da effettuare a breve, e di una ulteriore diminuzione, da ottenersi però solo dopo che saranno stati trovati i posti nel sistema di accoglienza diffusa. Non il “tutti fuori e andate a Gorizia” che è stato prospettato.
Per quanto riguarda i posti da allestire nel Cpr, l’amministrazione regionale parla di 80 posti. Al Ministero hanno stabilito che ogni centro dovrà avere una capienza di 80-100 posti. E questo provoca qualche scintilla con i sindacati di polizia a Modena. Il Silp Cgil, prima di tutto, che sostiene che la capienza del locale Cpr deve rimanere quella del vecchio Cie: 60 posti. A condizione di rafforzare l’organico della polizia di 70 unità, anche in previsione di contestazioni frequenti da parte dei gruppi antagonisti.
Ieri tra le notizie nazionali spiccava quella dell’esplosione di un ordigno a Roma. Nessun ferito, ma danni alle vetture delle Poste Italiane. I telegiornali hanno parlato vagamente di “pista anarchica”, i giornali entrano più nel dettaglio. Potrebbe essere un gesto collegato con la gestione dei fenomeni migratori, visto che la compagnia aerea di proprietà delle Poste, la Mistral Air, viene talvolta utilizzata per i voli di rimpatrio. Spesso gli uffici postali presenti sul territorio vengono presi di mira in relazione a questa attività.
Intanto, sul fronte antirazzista, prosegue la preparazione della manifestazione di sabato prossimo a Milano. Lo slogan è #20maggiosenzamuri. Ci sono già state le consuete diatribe interne tra i partecipanti, dovute al fatto che tra i promotori dell’iniziativa c’è l’assessore Pierfrancesco Majorino, che si trova nello stesso Pd che appoggia Minniti e che gli antirazzisti contestano.
Ne consegue che alcuni gruppi non hanno firmato l’appello, ma hanno deciso di partecipare lo stesso all’iniziativa: “Vogliamo occupare quello spazio per evitare che quel palcoscenico sia relegato a chi si riempie la bocca di accoglienza e poi, nei fatti, promuove leggi razziste e rastrellamenti etnici”, scrivono varie sigle, tra cui Melting Pot e LasciateCIEntrare.

Mini-Cie a Gradisca?

Scrive il Gazzettino che secondo l’assessore regionale friulano Gianni Torrenti Gradisca resta la sede più probabile per l’apertura del nuovo mini-Cie. “Tuttavia per la popolazione locale non sarà affatto un cattivo affare”, dice Torrenti.
La settimana scorsa il sindaco di Gradisca aveva dichiarato che “l’ipotesi di una riapertura del Cie è impraticabile”, ottenendo un apparente incoraggiamento da parte della presidente della regione Debora Serracchiani: “Ho più volte espresso la posizione negativa della Regione sulla riapertura del Cie, che è chiarissima ed è stata ribadita anche dal Consiglio regionale”, aveva detto la Serracchiani, secondo quanto ha riportato il sito Il Friuli.

Treviso, il sindaco favorevole ai Cie

Il sindaco di Treviso, esponente del Pd, si è espresso favorevolmente nei confronti dei decreti approvati da Minniti questa settimana in materia di sicurezza e migranti. “Le nuove norme rafforzano il potere dei sindaci, e grazie al nuovo decreto potremo contare su strumenti più efficaci e veloci”, ha detto il primo cittadino, secondo quanto riporta la Tribuna di Treviso. “Fondamentale anche l’arrivo dei Cie, perché ospiteranno quanti dovranno essere rimandati nei loro paesi d’origine perché non hanno diritto all’asilo”. A quanto pare l’amministrazione comunale di Treviso sta mettendo a punto delle operazioni con vigili in borghese per contrastare l’accattonaggio nel centro storico e vicino ai supermercati.
Nei giorni scorsi, racconta il sito, un ventottenne nigeriano richiedente asilo è stato multato per accattonaggio e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Addosso aveva anche delle ricevute della Snai: si era giocato 14 euro alle scommesse.
Il sindaco di Gradisca invece si è espresso contro la riapertura del Cie sul suo territorio: soprattutto perché a Gradisca c’è già un grosso Cara, Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo, che si trova in una zona residenziale e che per giunta è dimensionato per un numero di ospiti molto inferiore a quello attuale, “cosicché lo stesso personale non è in grado di far fronte in modo adeguato alle esigenze di una civile accoglienza”, come riferisce Il Friuli.
“L’ipotesi di una riapertura del Cie è impraticabile”, ha detto il sindaco alla presidente della Regione Debora Serracchiani, la quale avrebbe risposto, secondo quanto riporta lo stesso sito: “Ho più volte espresso la posizione negativa della regione sulla riapertura del Cie, che è chiarissima e è stata ribadita anche dal Consiglio Regionale”.
Ora che il Ministero dell’Interno è intenzionato ad aprire un Cie in ogni regione, si andrà allo scontro? E’ pure vero che i nuovi Cie si chiamano Cpr, per cui quello che si è detto a proposito dei Cie non vale necessariamente anche per i Cpr…
Intanto ieri pomeriggio s Saronno, in Lombardia, il centro sociale Telos ha organizzato un presidio contro la riapertura dei Cie. Provocando le solite polemiche standard dopo l’apparizione di qualche scritta sui muri.
Scritte che fanno riferimento al fuoco e alle rivolte. Quasi tutti i Cie presenti sul territorio italiano sono stati chiusi dopo essere stati devastati nel corso di rivolte. Che provvedimenti intende prendere il nuovo governo per evitare che anche i nuovi Cie facciano la stessa fine?

Gradisca, 20 rinvii a giudizio

20 persone sono state rinviate a giudizio con l’accusa di associazione a delinquere e altri svariati reati fiscali. Tra loro il presidente della Camera di Commercio di Gorizia, i vertici di Connecting People, i direttori di Cie e Cara di Gradisca, i soci della ditta che forniva acqua minerale al Cie, il presidente della Croce Verde.
Scrive Il Piccolo: “secondo l’accusa, tra gestore del Cie e fornitori si era creata un’organizzazione malavitosa che non solo avrebbe frodato nella fornitura di materiali (acqua, materiali non conformi e altro), ma addirittura si sarebbe indebitamente impossessata di denaro inviato dai parenti agli ospiti della struttura gradiscana, circa 100 mila euro in tutto”.
Il 22 settembre gli imputati dovranno comparire in aula. Scrive ancora il Piccolo: “E’ probabile che questo nuovo processo sia riunito al processo ‘madre’ del Cie, dove alcuni indagati prosciolti ieri sono invece imputati di associazione a delinquere”.
L’udienza di giovedì è stata caratterizzata di un equivoco: gli avvocati sono andati via convinti che i loro clienti erano stati prosciolti. Il malinteso è nato dal fatto che alcuni indagati sono stati prosciolti dal capo H (emissione di fatture false), mentre in aula si è capito  (o detto?) capo A.
“Il giudice dopo la lettura del dispositivo non mette a disposizione delle parti il testo in modo da leggerlo attentamente”, ha protestato uno degli avvocati. “Non pretendo di ricevere una copia, costa troppo mi rendo conto, ma almeno poter leggere il dispositivo questo sì”.