Gradisca, universitari tra i migranti

Tre attivisti del collettivo Spam dell’Università di Padova sono stati a Gradisca, tra i migranti che si accampano tra i boschi intorno alla città.
Hanno portato riso, farina, biancheria, vestiti, scarpe. Hanno passato un po’ di tempo con loro, facendosi raccontare cosa non va.
Il resoconto è stato pubblicato su Melting Pot.
Tra l’altro si racconta che gli stranieri ricevono pasta scondita a pranzo e cena, e non ne possono più. Molta ne viene buttata, ma il menu non cambia. Inoltre, essendo quasi tutti musulmani di Afghanistan e Pakistan, quando è ramadan possono bere e mangiare solo dopo le 21. Ma dalle 20 alle 9 non possono uscire dal centro, ed è severamente vietato portare cibo dall’esterno.

Rimpatri? Ok, ma basta con l’accoglienza

Dopo che è stata diffusa la lista ufficiosa delle città che potranno ospitare i nuovi Centri di Permanenza per i Rimpatri previsti dal decreto Minniti, sono iniziate ad arrivare le reazioni da parte degli amministratori locali coinvolti. Reazioni che non sono per niente entusiaste.
Scrive Modena Today che il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli (Partito Democratico), accetterebbe la realizzazione del nuovo centro solo a certe condizioni, una delle quali è il “blocco degli arrivi” dei profughi in città: “Qualora dovessimo decidere per il centro, non possiamo farci carico in una dinamica regionale di avere anche altre pressioni”. Insomma, vanno bene le espulsioni, ma solo se si rinuncia all’ulteriore accoglienza.
A Gorizia il sindaco forzista Ettore Romoli lancia l’allarme: “Siamo alla follia”, dice. Le indiscrezioni prevedono l’apertura del Cpr nella vicina Gradisca d’Isonzo, dove ora ci sono circa 500 richiedenti asilo. Il primo cittadino prevede che per fare spazio agli stranieri da espellere, ci sarà la fuoriuscita dal Cara di almeno 400 persone, delle quali si dovrebbero far carico i comuni dell’isontino. “L’esperienza ci induce a ritenere che non ci sarà disponibilità da parte di quei comuni che fino a oggi non si sono resi disponibili ad accogliere immigrati”, dice Romoli. In questi anni “non si è mai avuto il coraggio di imporre ai comuni amici del centrosinistra quella solidarietà tanto sbandierata a parole”, dice il sindaco, che prevede che gran parte degli stranieri arriverà a Gorizia.
Per quanto ne sappiamo, il Cara e l’ex Cie di Gorizia sono strutture diverse. Da quando il centro di espulsione è stato chiuso, gli edifici sono utilizzati per accogliere i richiedenti asilo. La riconversione in Cpr non intaccherebbe il funzionamento dell’adiacente Cara. Il numero dei migranti da trasferire sarebbe molto minore di quello prospettato dal sindaco di Gorizia.
Un articolo del Piccolo fornisce qualche cifra. Si parla di un “alleggerimento” del Cara di soli 50 posti, da effettuare a breve, e di una ulteriore diminuzione, da ottenersi però solo dopo che saranno stati trovati i posti nel sistema di accoglienza diffusa. Non il “tutti fuori e andate a Gorizia” che è stato prospettato.
Per quanto riguarda i posti da allestire nel Cpr, l’amministrazione regionale parla di 80 posti. Al Ministero hanno stabilito che ogni centro dovrà avere una capienza di 80-100 posti. E questo provoca qualche scintilla con i sindacati di polizia a Modena. Il Silp Cgil, prima di tutto, che sostiene che la capienza del locale Cpr deve rimanere quella del vecchio Cie: 60 posti. A condizione di rafforzare l’organico della polizia di 70 unità, anche in previsione di contestazioni frequenti da parte dei gruppi antagonisti.
Ieri tra le notizie nazionali spiccava quella dell’esplosione di un ordigno a Roma. Nessun ferito, ma danni alle vetture delle Poste Italiane. I telegiornali hanno parlato vagamente di “pista anarchica”, i giornali entrano più nel dettaglio. Potrebbe essere un gesto collegato con la gestione dei fenomeni migratori, visto che la compagnia aerea di proprietà delle Poste, la Mistral Air, viene talvolta utilizzata per i voli di rimpatrio. Spesso gli uffici postali presenti sul territorio vengono presi di mira in relazione a questa attività.
Intanto, sul fronte antirazzista, prosegue la preparazione della manifestazione di sabato prossimo a Milano. Lo slogan è #20maggiosenzamuri. Ci sono già state le consuete diatribe interne tra i partecipanti, dovute al fatto che tra i promotori dell’iniziativa c’è l’assessore Pierfrancesco Majorino, che si trova nello stesso Pd che appoggia Minniti e che gli antirazzisti contestano.
Ne consegue che alcuni gruppi non hanno firmato l’appello, ma hanno deciso di partecipare lo stesso all’iniziativa: “Vogliamo occupare quello spazio per evitare che quel palcoscenico sia relegato a chi si riempie la bocca di accoglienza e poi, nei fatti, promuove leggi razziste e rastrellamenti etnici”, scrivono varie sigle, tra cui Melting Pot e LasciateCIEntrare.

Mini-Cie a Gradisca?

Scrive il Gazzettino che secondo l’assessore regionale friulano Gianni Torrenti Gradisca resta la sede più probabile per l’apertura del nuovo mini-Cie. “Tuttavia per la popolazione locale non sarà affatto un cattivo affare”, dice Torrenti.
La settimana scorsa il sindaco di Gradisca aveva dichiarato che “l’ipotesi di una riapertura del Cie è impraticabile”, ottenendo un apparente incoraggiamento da parte della presidente della regione Debora Serracchiani: “Ho più volte espresso la posizione negativa della Regione sulla riapertura del Cie, che è chiarissima ed è stata ribadita anche dal Consiglio regionale”, aveva detto la Serracchiani, secondo quanto ha riportato il sito Il Friuli.

Treviso, il sindaco favorevole ai Cie

Il sindaco di Treviso, esponente del Pd, si è espresso favorevolmente nei confronti dei decreti approvati da Minniti questa settimana in materia di sicurezza e migranti. “Le nuove norme rafforzano il potere dei sindaci, e grazie al nuovo decreto potremo contare su strumenti più efficaci e veloci”, ha detto il primo cittadino, secondo quanto riporta la Tribuna di Treviso. “Fondamentale anche l’arrivo dei Cie, perché ospiteranno quanti dovranno essere rimandati nei loro paesi d’origine perché non hanno diritto all’asilo”. A quanto pare l’amministrazione comunale di Treviso sta mettendo a punto delle operazioni con vigili in borghese per contrastare l’accattonaggio nel centro storico e vicino ai supermercati.
Nei giorni scorsi, racconta il sito, un ventottenne nigeriano richiedente asilo è stato multato per accattonaggio e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. Addosso aveva anche delle ricevute della Snai: si era giocato 14 euro alle scommesse.
Il sindaco di Gradisca invece si è espresso contro la riapertura del Cie sul suo territorio: soprattutto perché a Gradisca c’è già un grosso Cara, Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo, che si trova in una zona residenziale e che per giunta è dimensionato per un numero di ospiti molto inferiore a quello attuale, “cosicché lo stesso personale non è in grado di far fronte in modo adeguato alle esigenze di una civile accoglienza”, come riferisce Il Friuli.
“L’ipotesi di una riapertura del Cie è impraticabile”, ha detto il sindaco alla presidente della Regione Debora Serracchiani, la quale avrebbe risposto, secondo quanto riporta lo stesso sito: “Ho più volte espresso la posizione negativa della regione sulla riapertura del Cie, che è chiarissima e è stata ribadita anche dal Consiglio Regionale”.
Ora che il Ministero dell’Interno è intenzionato ad aprire un Cie in ogni regione, si andrà allo scontro? E’ pure vero che i nuovi Cie si chiamano Cpr, per cui quello che si è detto a proposito dei Cie non vale necessariamente anche per i Cpr…
Intanto ieri pomeriggio s Saronno, in Lombardia, il centro sociale Telos ha organizzato un presidio contro la riapertura dei Cie. Provocando le solite polemiche standard dopo l’apparizione di qualche scritta sui muri.
Scritte che fanno riferimento al fuoco e alle rivolte. Quasi tutti i Cie presenti sul territorio italiano sono stati chiusi dopo essere stati devastati nel corso di rivolte. Che provvedimenti intende prendere il nuovo governo per evitare che anche i nuovi Cie facciano la stessa fine?

Gradisca, 20 rinvii a giudizio

20 persone sono state rinviate a giudizio con l’accusa di associazione a delinquere e altri svariati reati fiscali. Tra loro il presidente della Camera di Commercio di Gorizia, i vertici di Connecting People, i direttori di Cie e Cara di Gradisca, i soci della ditta che forniva acqua minerale al Cie, il presidente della Croce Verde.
Scrive Il Piccolo: “secondo l’accusa, tra gestore del Cie e fornitori si era creata un’organizzazione malavitosa che non solo avrebbe frodato nella fornitura di materiali (acqua, materiali non conformi e altro), ma addirittura si sarebbe indebitamente impossessata di denaro inviato dai parenti agli ospiti della struttura gradiscana, circa 100 mila euro in tutto”.
Il 22 settembre gli imputati dovranno comparire in aula. Scrive ancora il Piccolo: “E’ probabile che questo nuovo processo sia riunito al processo ‘madre’ del Cie, dove alcuni indagati prosciolti ieri sono invece imputati di associazione a delinquere”.
L’udienza di giovedì è stata caratterizzata di un equivoco: gli avvocati sono andati via convinti che i loro clienti erano stati prosciolti. Il malinteso è nato dal fatto che alcuni indagati sono stati prosciolti dal capo H (emissione di fatture false), mentre in aula si è capito  (o detto?) capo A.
“Il giudice dopo la lettura del dispositivo non mette a disposizione delle parti il testo in modo da leggerlo attentamente”, ha protestato uno degli avvocati. “Non pretendo di ricevere una copia, costa troppo mi rendo conto, ma almeno poter leggere il dispositivo questo sì”.

1500 posti “entro un mese”

Scrive il Corriere della Sera che nella lettera che il capo del Dipartimento Immigrazione e il capo della polizia invieranno questa mattina alla Commissione Europea “c’è l’impegno a ripristinare entro un mese i 1500 posti nei Cie per chi deve essere espulso, ‘anche se nessuna norma europea prevede questo tipo di obbligo'”.
Dove e come, ancora non viene chiarito. Chi li gestirà, ancora non è stato stabilito. Siamo alla vigilia delle elezioni locali in molte città, alcune delle quali potrebbero essere interessate dalla riapertura dei Cie, le informazioni vengono diffuse con molta prudenza.
Inoltre sarebbero soltanto tre gli hotspot mobili da aprire a breve, secondo l’articolo del Corriere: in Puglia, Reggio Calabria e Sardegna.
Gli hotspot fissi al momento sarebbero “cinque”, secondo il Corriere (che ne elenca quattro): Lampedusa (500 posti), Trapani-Milo (400), Pozzallo (300), Taranto (400). Totale 1600 posti. A cui si aggiungeranno a breve altre due strutture: una da 800 e l’altra da 300 posti (dove?).
La proposta di hotspot galleggianti intanto è diventata “eventuale”, e per giunta secondaria: servirebbe soltanto da “ammortizzatore in caso di emergenza per flussi elevati per effettuare lo screening sanitario o prendere le generalità”.
Nel frattempo a Gradisca d’Isonzo è in fase di assegnazione il nuovo appalto per la gestione del centro di accoglienza: nel bando si parla di 202 posti, quindi non si fa nessun riferimento a tutti quei migranti che ora sono ospitati temporaneamente nei locali dell’ex centro di espulsione. C’è la possibilità che la struttura venga svuotata dopo l’assegnazione del nuovo appalto. E…? Utilizzata di nuovo come Cie? La popolazione e le amministrazioni locali sono contrarie. Ma la capienza attuale a livello nazionale dei centri di espulsione è di meno di 500 posti, a quanto si dice. Per arrivare a 1500 bisogna pure aprire delle strutture da qualche parte.
In un documento pubblicato l’anno scorso dal Ministero si accennava alle strutture di Gradisca e di Milano. Anche quest’ultima è al momento utilizzata per lo smistamento dei profughi. E per giunta Milano è una città in cui si vota.
In entrambi i casi, nei mesi scorsi si è detto che “per ora” una riconversione in Cie è impossibile, visto che le strutture sono utilizzate per altri scopi. Per ora…

5 cooperative in lizza per gestire il Cara di Gradisca

Sono cinque le cooperative che hanno presentato la loro offerta per la gestione del Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo di Gradisca d’Isonzo. Non se ne conoscono ancora i nomi, girano soltanto le indiscrezioni su quali aziende hanno fatto sopralluoghi all’interno della struttura.
Scrive il Messaggero Veneto che il nuovo appalto durerà soltanto per un anno, il costo giornaliero per ospite è di 35 euro, la ricettività prevista è di 202 ospiti. Finora la capienza del centro era di 138 posti, a cui però si aggiungevano altri 200 posti circa ricavati nell’ex centro di espulsione di Gradisca. Al momento risultano circa 350 richiedenti asilo all’interno delle due strutture. Assegnare l’appalto soltanto per 202 posti significherebbe liberare l’ex Cie, che potrebbe essere di nuovo riconvertito nella sua vecchia funzione. Del resto nei giorni scorsi fonti governative hanno detto che l’Italia ha preso impegni con l’Europa per arrivare ad una disponibilità di 1500 posti nei Cie, a fronte di una disponibilità attuale effettiva di poco più di quattrocento posti. Dove trovare i posti mancanti? Comunque finora non sono state indette gare in proposito, né prese decisioni definitive.
La gara per l’appalto è seguita con una certa attenzione a livello locale, dopo la disastrosa esperienza della gestione Connecting People, con notevoli ritardi nel pagamento degli stipendi, e due inchieste aperte per truffa ai danni dello stato e false fatturazioni.
L’attuale gestore è la coop Minerva di Savogna, che molto probabilmente ha presentato una proposta economica per prolungare la sua gestione.
Le buste con le offerte saranno aperte dalla commissione giudicatrice mercoledì mattina.