Sindacati di Polizia e Cpr di Torino

Il sindacato di polizia Libertà e Sicurezza ha chiesto la chiusura del Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino. Il sito Il Torinese ha intervistato il segretario provinciale per capire i motivi che ci sono dietro questa richiesta.
Alla base di tutto c’è l’ultimo dato riguardante la percentuale sui rimpatri, da cui risulta che solo il 18% degli stranieri transitati nel Cpr torinese è stato poi rimpatriato.
In alcuni degli altri centri presenti sul territorio la percentuale è al disopra del 70%.
Ci si chiede a cosa serve trattenere delle persone al fine di riportarle al loro Paese se poi il rimpatrio si rivela impossibile. La privazione sarebbe “ingiustificata e fine a sé stessa”, come già stanno facendo notare attivisti, giuristi e autorità di garanzia.
C’è poi la questione dei tentativi di suicidio, che ha destato preoccupazione dopo che ha si è raggiunto il picco dei 6 al giorno. “Questi tentativi costringono a distogliere una importante aliquota di personale deputato al controllo del territorio per garantire la sorveglianza dei soggetti che hanno tentato il suicidio all’interno delle strutture sanitarie”, dice l’intervistato. Se dopo il tentativo di suicidio viene stabilita l’incompatibilità con la struttura detentiva, lo straniero viene rilasciato sul territorio con ordine di allontanarsi per conto proprio. “Chi è trattenuto presso il Cpr, se vuole ottenere la libertà, si trova costretto ad emulare il gesto degli altri”, dice il sindacalista. “Una beffa per il sistema. Chiudendolo risparmieremmo soldi dei contribuenti e daremmo più sicurezza al territorio”.
Più o meno le stesse cose le dice un altro sindacato di polizia, il Siulp, in un comunicato riportato dal sito La Gazzetta Torinese. “All’assenza di accordi bilaterali con i paesi di provenienza di molti extracomunitari si aggiunge una situazione paradossale legata alle simulazioni del tentato suicidio. Che comportano la quasi immediata liberazione di extracomunitari dal Cpr. Un pretesto grazie al quale riescono ad evitare il procedimento di espulsione dall’Italia”.
Con questo sistema gli stranieri tornano a circolare sul territorio, e per giunta tengono occupate le pattuglie delle volanti dei commissariati e dell’Upsgsp per il piantonamento continuativo in ospedale durante gli accertamenti dopo il tentato suicidio.
Il sindacato non chiede direttamente la chiusura del Cpr, ma dice di voler sensibilizzare mass media, politica e opinione pubblica attraverso una puntuale ricostruzione dei fatti “agevolando un’attenta riflessione sull’attuale reale funzionalità del Cpr”.
Normalmente i comunicati dei sindacati di polizia vengono ripresi acriticamente dalla stampa locale, senza suscitare risposte né da parte del mondo politico né da parte degli altri sindacati.
L’opinione pubblica non sa di preciso quanti sindacati di polizia ci siano, né quali siano i più rappresentativi, ossia quelli col maggior numero di iscritti.
Libertà e Sicurezza sta portando avanti una campagna contro l’obbligo vaccinale, visto che ci sarebbero 10 mila poliziotti che rischiano la sospensione e questo costituisce un ulteriore pericolo per la sicurezza. “Sì alla campagna vaccinale, no all’obbligo vaccinale” è lo slogan.
Ieri il sindacato ha pubblicato su Facebook una foto di Enrico Montesano col logo del Les e un messaggio di solidarietà ai poliziotti italiani. “Condivido la giusta iniziativa finalizzata al sostegno economico dei poliziotti sospesi”, ha detto il comico.
Posizioni molto diverse da quelle degli altri sindacati. A fine ottobre Italia Celere aveva definito “vergognoso e ingiustificabile” il fatto che il disegno di un poliziotto che sollevava il manganello era stata inserita nella locandina di una manifestazione coordinata da Montesano sotto la scritta “basta violenza”. “Questa locandina è un vero insulto ai poliziotti alla divisa ed è una chiara istigazione d’odio verso le forze dell’ordine”, aveva scritto Italia Celere su Facebook, ricordando che sono stati i “teppisti” a fare violenze e aggressioni, portando al ferimento di una cinquantina di poliziotti in quei giorni.
Il mese scorso Italia Celere aveva emesso un comunicato per lamentare il modo in cui era stato gestito uno sbarco da una nave-ong a Trapani, con i migranti che erano stati portati al centro rimpatri e fatti dormire per terra in sala mensa. Tra loro c’erano anche minori. Ci si chiedeva: perché non riconvertire il centro in hotspot, come è già successo in passato?
La notizia era stata riportata distrattamente in cronaca locale e non aveva suscitato reazioni, a parte un’interpellanza parlamentare del senatore Gasparri, rimasta apparentemente senza risposta.
Ieri mattina Italia Celere ha dedicato un post a quanto avvenuto alla stazione Termini di Roma, dove un nigeriano armato di coltello è stato fermato dalla polizia tra non poche difficoltà, “davanti a una folla assatanata di riprese live sparate su tutti i social”. “Sembra un film poliziesco e invece è la realtà; solo che nel film vincono sempre i buoni, qui i buoni passano da stupidi per colpa di una società a cui forse piace vivere insicura, incapace di scegliere tra il bene e il male”. I poliziotti avrebbero corso il rischio di essere indagati se avessero usato lo sfollagente, né erano in possesso del taser. “E allora è meglio immolarsi e andare incontro alla morte… pur senza un contratto per cui questo Governo ci deride e ci umilia”, scrive il sindacato. “Eroi, questi ragazzi sono eroi veri perché, pur sapendo cosa sia giusto fare, preferiscono andare incontro alla morte, in quei pochi secondi pensano a mille cose, a chi hanno a casa, a non passare da cattivi, a non farsi cacciare dalla polizia, etc.”
Non poteva mancare l’intervento social del segretario della Lega Salvini: “Un bel permesso di soggiorno con reddito di cittadinanza anche per questo ‘signore’???”, ha twittato, condividendo il filmato del nigeriano inseguito dagli agenti, tratte da Sky Tg 24 e riprese da un passante col cellulare.
Intanto Repubblica ha postato un filmato di alcuni secondi girato sul gommone dallo straniero che è morto a Roma qualche giorno fa. Il ventiseienne tunisino era finito al Cpr di Ponte Galeria, da cui era stato trasferito poi nel reparto psichiatrico di un ospedale. Tre giorni dopo è morto per arresto cardiaco. Sul suo caso è stata aperta un’inchiesta.

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