Lampedusa, hotspot di nuovo al collasso

Nell’hotspot di Lampedusa sono presenti 693 ospiti, dopo gli sbarchi delle ultime ore (384 persone).
La notizia compare sui siti web locali, su cui vengono semplicemente riassunti i comunicati riguardanti gli ultimi arrivi. Nessuno intervista i migranti che giungono in Italia, nessuno mette i dati in una tabella per rendersi conto di come stanno procedendo i flussi giorno per giorno nell’ultimo periodo.
Si parla genericamente dell’arrivo di tunisini (12, poi 29, poi altri 22) e di subsahariani (21, tra cui 5 donne e 3 minori).
Scrivo Libero arrotonda, dicendo che tutti e 384 gli “extracomunitari” arrivati nelle ultime ore sono subsahariani. Nella foto si vede una barca pressoché vuota.
Il Messaggero nota che ci sono stati sbarchi anche in Salento: 167 persone arrivate a Santa Maria di Leuca, di nazionalità pakistana, siriana, afgana e somala. Nessuna stima su quale sia il porto di partenza, ma tre turchi sono stati fermati con l’accusa di essere scafisti.
59 migranti sono sbarcati a Crotone. Provenivano da Iran, Iraq e Afghanistan. Sono stati ospitati nell’hub di Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto in attesa di essere smistati in altri centri.
A Trapani sono stati sbarcati 847 migranti, tutti negativi al coronavirus, soccorsi in mare dalle navi Ong Sea Eye 4 e Rise Above.
Quest’ultima imbarcazione è poco conosciuta. E’ stata allestira dalla Ong Mission-Lifeline e in questo caso si sarebbe occupata solo di fornire assistenza con viveri e altri beni di prima necessità, a quanto scrive Repubblica nelle pagine di Palermo.
Mission Lifeline è una ong tedesca di Dresda.
E’ attiva dal 2015. Nel 2018 l’allora ministro dell’Interno Salvini aveva diffuso un tweet per ironizzare sull’aspetto di uno degli attivisti.
Nello stesso anno la nave dell’associazione era finita sotto sequestro a Malta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ed era stata visitata dall’allora europarlamentare del Pd Cecyle Kyenge.
Avvenire cinque giorni fa aveva dedicato un articolo ai salvataggi appena effettuati da Sea Eye e Mission Lifeline in acque Sar di competenza maltese.
Le Ong hanno criticato le autorità di Malta per non essere intervenute tempestivamente.
Hanno inoltre chiesto di ripristinare una missione europea di salvataggio in mare, con l’impegno di navi di Guardia Costiera e Marina Militare.

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