Ventimiglia, cade l’aggravante dell’odio razziale

Si sono concluse le indagini relative ai tre italiani accusati di avere aggredito a Ventimiglia il migrante che poi si è suicidato nel Centro di Permanenza per i Rimpatri di Torino. Cade l’aggravante dell’odio razziale, resta solo l’imputazione per lesione non grave.
La versione dei tre (originari di Sicilia e Calabria) è che lo straniero avrebbe tentato di rubare il cellulare a uno di loro. E lo avrebbe fatto in maniera violenta, sferrando un pugno che ha causato la caduta di due denti.
Il video dei tre che si accaniscono sull’immigrato usando dei tubi di plastica era diventato virale sul web, facendo pensare ad una aggressione razzista. La magistratura è in possesso anche delle immagini della videosorveglianza, ma quelle non sono state consegnate ai mass media e non è chiaro se si vedono le varie fasi dell’episodio o se sono state utili solo per identificare i protagonisti.
Dopo essere stato medicato, lo straniero era stato portato al Cpr dove comunque non era stato ascoltato in merito all’aggressione subita. Quindi mancherà per sempre la sua testimonianza su quanto avvenuto.
Nei giorni scorsi un politico di centrodestra ha proposto l’istituzione di un Cpr a Ventimiglia, per risolvere il problema dell’eccessivo numero di migranti in città (dove confluiscono in molti sperando di superare il confine con la Francia, che però resta blindato). Attivisti hanno reagito chiedendo semmai un centro di accoglienza, visto che al momento gli stranieri sono costretti a mangiare e dormire in strada, senza accesso a docce, servizi igienici, cure mediche e supporto legale.

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